Buongiorno, sono madre di 2 ragazzi adolescenti di 19 e 16 anni. Mi sono separata dal padre quando l
Buongiorno, sono madre di 2 ragazzi adolescenti di 19 e 16 anni. Mi sono separata dal padre quando loro avevano 4 e 2 anni. purtroppo è stata una separazione molto travagliata. Lui era violento fisicamente e psicologicamente sia nei miei confronti che in quelli del primogenito. Li ho praticamente cresciuti da sola, passando anni a difenderli dagli atteggiamenti distruttivi del padre. Classico profilo del narcisista manipolatore. Il 2° figlio ha compreso fin da piccolo che per non essere vittima del padre, bisognava solo assecondarlo. E così ha sempre fatto, fino a quando a 14 anni si è ribellato e non ha parlato col padre per 1 anno ( anno nel quale nemmeno il padre l'ha mai cercato). Purtroppo in quel periodo ha iniziato a frequentare ragazzi che l'hanno portato ad avere comportamenti sbagliati, ha iniziato a bere e a fumare. Io ho passato 2 anni di inferno, con lui sempre rabbioso, anche nei miei confronti, cercando di tirarlo fuori da certi giri, ma purtroppo senza risultati. L'unico risultato che ho ottenuto è che 6 mesi fa si è "riappacificato" col padre pur di allontanarsi da me, ed è andato a vivere con lui ,che non sa niente delle sue abitudini quando è con gli amici, quindi ovviamente lo controlla meno. Da allora non mi parla, non mi cerca. Io ho tentato in tutti i modi un riavvicinamento. ma niente. sto malissimo e piango praticamente ogni giorno e lui lo sa. ma niente. Ad oggi sinceramente sono anche stanca di "andargli dietro con lo zuccherino". ha 16 anni ed è consapevole di quello che sta facendo. Sono stanca di cercarlo continuamente senza risultati. Cosa devo fare? Come mi devo comportare? Il padre ovviamente se ne frega. Grazie
6 risposte
Buongiorno, immagino quanto sia doloroso per lei vivere questa situazione, soprattutto dopo anni trascorsi a proteggere i suoi figli e a cercare di garantire loro un ambiente più sereno. Oggi, oltre alla sofferenza per il distacco di suo figlio, deve fare i conti con la sensazione di vederlo allontanarsi proprio verso una figura dalla quale ha cercato a lungo di proteggerlo. Credo che, in questo momento, sia importante provare a spostare l'attenzione dal tentativo di convincere suo figlio a riavvicinarsi alla possibilità di prendersi cura anche di sé stessa. Ha fatto molto per lui, ma non può controllare le sue scelte né costringerlo a riconoscere oggi ciò che lei ha cercato di fare per proteggerlo. Questo non significa arrendersi o smettere di essere sua madre. Può lasciargli uno spazio, senza rincorrerlo continuamente, facendogli però sapere che la porta resta aperta e che potrà trovare in lei un punto di riferimento, senza giudizi o recriminazioni. A 16 anni, il suo allontanamento non significa necessariamente che il vostro legame sia perduto o che lo sarà per sempre. Nel frattempo, però, non trascuri il suo dolore. Dopo anni di conflitti e preoccupazioni, anche lei ha bisogno di ritrovare un equilibrio che non dipenda esclusivamente dalle decisioni di suo figlio. Prendersi cura di sé non significa abbandonarlo, ma riconoscere che anche lei merita serenità e sostegno. Non possiamo sapere se e quando suo figlio rivedrà la situazione in modo diverso, ma può mantenere aperta la possibilità di un riavvicinamento senza sacrificare continuamente il proprio benessere nell'attesa. Se sente di non riuscire più a sostenere questa sofferenza da sola, valutare un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a trovare il modo di affrontare questa fase con maggiore serenità.
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carissima, mi dispiace moltissimo per il momento estremamente faticoso che sta vivendo. L'allontanamento di suo figlio sembra far riemergere un dolore antico legato, probabilmente, alla storia complessa che racconta. Penso che un supporto psicologico per poter affrontare questo momento difficile possa essere utile per elaborare questa ferita (la scelta di suo figlio, la sua preoccupazione di madre e il vissuto abbandonico che sta sperimentando) e trovare nuovi adattamenti. Resto a sua disposizione, anche online. un caro saluto dott.ssa Carola Augello
Buongiorno, la ringrazio per raccontato una storia così personale e dolorosa. Dalle sue parole emerge quanta fatica abbia affrontato negli anni e come abbia cercato di proteggere i suoi figli e di esserci per loro, anche in situazioni molto difficili. Posso immaginare quanto sia doloroso, dopo tutto quello che avete attraversato, sentire oggi suo figlio così distante e avere la sensazione che ogni tentativo di riavvicinamento resti senza risposta. Credo che, in questo momento, sia importante trovare un modo per affrontare questa distanza senza che lei debba continuare a vivere nell'angoscia di dover fare qualcosa, ogni giorno, per recuperare il rapporto. Questo non significa smettere di essere una madre presente, né rinunciare a suo figlio, ma provare a capire come mantenere aperta la possibilità di un dialogo rispettando anche i suoi tempi, senza che ogni tentativo diventi per lei fonte di ulteriore sofferenza. La vostra storia familiare è complessa e merita di essere compresa con attenzione, senza cercare soluzioni immediate o attribuire responsabilità prima di aver approfondito ciò che sta accadendo. Se lo desidera, possiamo fissare un colloquio per parlarne con maggiore calma. Potremo approfondire sia la situazione con suo figlio, per capire come comportarsi concretamente nei suoi confronti, sia il dolore che questa distanza le sta provocando e come aiutarla ad affrontarlo. Un caro saluto.
Buongiorno. Leggendo le sue parole emerge tutta la sofferenza di una madre che per anni ha cercato di proteggere i propri figli, affrontando situazioni molto dolorose. Immagino ad oggi quanto possa essere difficile sentirsi esclusa dalla vita di suo figlio dopo tutto quello che ha fatto per lui. Vorrei dirle che l'allontanamento di suo figlio non significa necessariamente che abbia smesso di volerle bene o che lei abbia fallito come madre. A 16 anni, soprattutto dopo aver vissuto dinamiche familiari complesse, come ad esempio quelle avvenute all'interno del vostro nucleo familiare, un ragazzo può manifestare il proprio disagio attraverso la rabbia, il rifiuto e comportamenti oppositivi. Non possiamo sapere con certezza cosa stia vivendo interiormente, ma il suo allontanamento potrebbe essere anche un modo, non necessariamente consapevole, di affermare la propria autonomia. Credo che, dopo averlo cercato tante volte senza risultati, possa essere arrivato il momento di cambiare approccio: non significa abbandonarlo, ma smettere di rincorrerlo continuamente. Gli faccia sapere, con semplicità, che gli vuole bene, che rispetta i suoi spazi e che lei ci sarà quando vorrà avvicinarsi. Poi lasci che sia anche lui ,in libertà e con i suoi tempi, a fare un passo. È chiaro che questo non significa accettare passivamente eventuali comportamenti rischiosi: se è preoccupata per il consumo di alcol o per la sua sicurezza, è importante cercare il supporto di adulti affidabili e, se necessario, di professionisti. Soprattutto, cerchi di non affidare a suo figlio la responsabilità del suo benessere emotivo. Il suo dolore è comprensibile, ma lei merita di ritrovare serenità indipendentemente dalle sue scelte. Dopo anni trascorsi a proteggere gli altri, ha bisogno di prendersi cura anche di sé, eventualmente anche valutando un percorso psicologico. Può amare suo figlio senza rincorrerlo, rispettare la sua distanza senza approvare ogni sua scelta e proteggere se stessa senza rinunciare al vostro legame. La porta può rimanere aperta, senza che lei debba continuare a bussare ogni giorno e soprattutto senza che lei si senta meno madre. I fatti di una vita parlano senza bisogno di troppe parole.
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Determinate situazioni familiari, soprattutto se caratterizzate da elevata conflittualità e violenza, possono avere un impatto significativo sul benessere emotivo e relazionale di tutti i membri della famiglia, sia dei figli che dei genitori. La rabbia e l'allontanamento di suo figlio potrebbero rappresentare modalità di affrontare vissuti emotivi complessi. In una situazione come questa, un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a elaborare le esperienze vissute, gestire la sofferenza attuale e riconoscere ciò che è e non è sotto il suo controllo, favorendo una maggiore accettazione della situazione presente. Sarebbe inoltre importante lavorare sulla comprensione del vissuto emotivo di suo figlio e, gradualmente, su modalità comunicative più funzionali, mantenendo aperta la possibilità di un riavvicinamento, senza trascurare il proprio benessere psicologico. Un caro saluto.
Buongiorno signora, è veramente difficile darle dei consigli precisi e ccapisco la difficoltà e la sofferenza che sta provando. In prima battuta mi viene da dirle di non mollare di provare comunque a far sentire a suo figlio che lei è interessata alla sua vita. Se suo figlio le darà modo costruire anche brevi momenti di dialogo con lui spiegando e confidando le sue preoccupazioni e anche la sua vulnerabilità di fronte ai suoi comportamenti. E' un percorso probabilmente lento ma l'adolescenza può essere anche un passaggio doloroso ma non sempre con un esito sfortunato. Se ha bisogno di consulenza sono disponibile anche online. Buona Giornata Dario Martelli
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.


