Buongiorno ho una figlia di 30 anni alterna giorni di tranquillità a giorni di tristezza è cupa , do
Buongiorno ho una figlia di 30 anni alterna giorni di tranquillità a giorni di tristezza è cupa , dorme poco ,piange non si sente realizzata ,non ha amici o amiche che la cercano non ha un lavoro .A giorni non gli si può neanche parlare ,va da qualche psicologo/a ma non ha mai tratto miglioramenti non so come padre come aiutarla ,mi dice aiutatemi ma come ?
65 risposte
Buongiorno, la situazione che descrive è sicuramente complessa e comprensibilmente difficile da affrontare come genitore. Vedere una figlia soffrire senza riuscire a darle sollievo può essere fonte di grande preoccupazione. La sua richiesta di aiuto ("aiutatemi") mostra quanto si senta in difficoltà e bisognosa di sostegno, nonostante i tentativi già fatti. Il quadro che descrive – alternanza di momenti di tranquillità e tristezza, difficoltà nel dormire, pianti frequenti, senso di non realizzazione e isolamento sociale – potrebbe indicare la presenza di una sofferenza psicologica significativa, come una depressione. Tuttavia, una valutazione approfondita da parte di uno psicologo o di uno psichiatra è essenziale per comprendere meglio la natura di questo disagio e identificare il percorso più adatto. Spero possa trovare la soluzione migliore per la sua serenità. Cordialmente, Dott. Giacomo Cresta
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Buongiorno paziente anonimo, Purtroppo il lavoro principale lo svolge sua figlia insieme alla terapeuta. Come professionista potrei consigliarle di stare vicino a sua figlia e proporle delle attività da svolgere assieme in modo da poterla far reagire alla situazione. Solitamente ai miei pazienti consiglio di fare delle passeggiate, senza telefono ed all'aria aperta (il sole e l'aria aumentano il buon umore in quanto l'ossigenazione del sangue è migliore e al sole produciamo delle sostanze che vanno ad agire direttamente sul nostro umore). Poi consiglierei di scrivere tutti i giorni, sembra incredibile ma scrivendo si mette nero su bianco ciò che ci fa star male e lo "tiriamo fuori da noi", affidiamo la nostra sofferenza alla carta in qualche modo. ciò che viene scritto siamo certi che non verrà dimenticato perché è li impresso e liberiamo la nostra mente dall'onere costante di ricordare. Questi sono due piccoli trucchetti che lei potrebbe proporre come papà alla figlia, li può "spacciare" come attività da condividere e da fare assieme. Non sono la soluzione ma sicuramente un pochino possono aiutare. Sperando di esserle stata d'aiuto rimango a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento o informazione. Augurandole buona giornata porgo cordiali saluti dott.ssa Chiara Patrizi consulenza in presenza ed online
Buon pomeriggio. Per capire meglio sarebbe utile capire la rete relazionale intorno a sua figlia. Ossia con chi vive, quale la sua condizione, e altro. Ma come dice se lei si fa aiutare sia pure occasionalmente da una psicologa/o questo può voler significare che sembra assumersi consapevole e responsabile di affrontare le difficoltà. Non penso quindi che Lei possa fare altro se non ascoltarla ogni volta laddove e quando sua figlia le chiederà di intervenire. Cordiali saluti. Dr.ssa Fabiana Mazzoni
Andare dallo psicologo non significa lavorare per risolvere il problema. Chieda a sua figlia se effettivamente sta traendo benefici, se ritiene che il percorso stia andando avanti. A volte bisogna scegliere un altro approccio, un altro professionista, non vuol dire che il professionista non sia capace, ma l'importante è costruire un buona relazione terapeutica e questo non dipende dalla professionalità ma dal rapporto che si crea tra le due persone. Purtroppo lei può solo cercare il percorso migliore da offrire a sua figlia, ma è la ragazza che poi deve cercare di affrontare questo suo momento
Salve, dovreste provare a farle intraprendere un percorso di psicoterapia duraturo, se non ha ancora trovato il professionista giusto vi consiglio di continuare a cercare perchè sarebbe davvero importante per lei e potrebbe trarne vantaggi veri e propri. Vi consiglio, inoltre, una terapia psicoterapica cognitivo-comportamentale e soprattutto in presenza e non online. Spero di essere stata d'aiuto!
la stada possibbile e trovare una persona che crei con lei una relazione di accoglienza e di cura in cui la ragazza possa sentire di essere libera di esprimere il suo dolore, da li si può trovare una via di uscita
Salve, la ringrazio per aver condiviso la sua realtà. È evidente che per lei vedere sua figlia attraversare un periodo così complicato possa sollevarle questioni su come aiutarla e/o trovare un modo per sostenerla. Le emozioni e i comportamenti che descrive, come l’alternanza tra tranquillità e tristezza, la difficoltà a dormire, il senso di solitudine e la mancanza di realizzazione, possono indicare un disagio profondo che meriterebbe un’attenzione in un spazio dedicato. È importante che sua figlia non si senta sola in questo percorso e il fatto che lei stessa rivolga un segnale di aiuto sottolinea il desiderio di stare meglio. Un approccio mirato, che coinvolga professionisti specializzati, potrebbe fare la differenza. Se crede che gli interventi precedenti non abbiano portato miglioramenti, potrebbe essere utile rivedere il percorso seguito finora, esplorare nuove metodologie o esperti che possano attingere da strumenti più adatti alla sua situazione. Se lo desidera possiamo approfondire insieme delle possibilità e delle risorse capaci a costruire per voi un percorso di supporto che miri a nuove prospettive. In bocca al lupo. Un caro saluto
Salve, io le posso solamente dire che potrebbe trovare una terapia valida tutta per lei, per andare a capire meglio cosa stia accadendo e perché. Un caro saluto Lavinia
Buongiorno, può chiedere un incontro familiare allo psicologo/a di sua figlia per chiedere proprio a lui/lei di rispondere a questa domanda ovviamente in sua presenza in modo che possiate aprire il dialogo sulla sua difficoltà.
Buongiorno, perchè non valutate, parallelamente al percorso individuale che sua figlia già segue, di affrontare anche un percorso di terapia familiari, per capire come le vostre dinamiche possono aiutarla a stare meglio e trovare un modo per dialogare così che lei possa spiegarvi di quale aiuto ha bisogno? Cordiali saluti, Dott.ssa Chiara Chessa
Gentile utente, è evidente la frustrazione provocata dal dolore di sua figlia al quale nessuno sembra riuscire a trovare soluzione. In alcuni casi uno psichiatra e dei farmaci possono essere la soluzione migliore, ma con così poche informazioni è impossibile definire la natura della problematica di sua figlia. Inoltre non è chiaro cosa si intenda per "qualche psicologo/a".. Tuttavia, un lavoro orientato dalla psicoanalisi permetterebbe, però, a sua figlia di mettersi a lavoro per venire a capo del suo disagio in questo momento. Da una richiesta di aiuto rivolta all'altro (fallimentare, evidentemente) potrebbe formulare una domanda che la implichi soggettivamente nel proprio sintomo, per dargli un senso e per trovare la forza di andare avanti. Un caro saluto.
Buongiorno, Comprendo quanto sia difficile per un genitore vedere la propria figlia vivere una situazione di sofferenza emotiva e non sapere come poterla aiutare al meglio. I segnali che descrivono, come l'alternanza di giorni di tranquillità e tristezza, difficoltà nel sonno, senso di insoddisfazione personale, isolamento sociale e la mancanza di miglioramenti, nonostante i percorsi psicologici intrapresi, indicano che potrebbe essere utile esplorare più a fondo le cause di questo malessere. Il primo passo potrebbe essere quello da accertarsi che il professionista che la segue abbia un approccio specifico per affrontare problematiche come quelle da lei descritte. Tecniche come la Mindfulness o l'EMDR, per esempio, potrebbero rivelarsi particolarmente efficaci se la causa del disagio è legata a traumi o difficoltà emotive profonde. Inoltre, un percorso che integri interventi specifici sul piano cognitivo e comportamentale potrebbe aiutarla a sviluppare strategie per migliorare il suo benessere e affrontare le difficoltà che sta vivendo. Come genitore, può supportarla mostrandosi disponibile all'ascolto e incoraggiandola senza giudizio, ma è fondamentale che il percorso di cambiamento e di crescita venga guidato da uno specialista qualificato. L'aiuto di uno psicologo o psicoterapeuta specializzato e con cui sua figlia si sente a proprio agio potrebbe fare la differenza. Rivolgersi ad uno specialista è il modo migliore per comprendere in profondità il problema e individuare un percorso personalizzato che possa davvero aiutarla. Dottoressa Silvia Parisi - Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
Salve, capisco la difficoltà nel sentirsi spaesati ad offrire supporto ad una figlia in difficoltà. Avete provato a fare controlli approfonditi con un neuropsichiatra? Per cercare di capire se c'è una base organica che può essere trattata con un farmaco per supportare la terapia? Resto a disposizione
Buonasera, comprendo il senso di impotenza e di preoccupazione che può provare come genitore nel vedere sua figlia attraversare un momento così difficile. Lei sta facendo qualcosa di molto importante semplicemente cercando di capire come esserle di aiuto. È evidente che le vuole un bene immenso e che desidera trovare un modo per alleviare il suo dolore, anche se al momento si sente bloccato e forse disorientato. Sua figlia sembra vivere una condizione complessa, dove l'alternanza tra momenti di tranquillità e altri di profonda tristezza potrebbe essere collegata a stati emotivi intensi che lei stessa fatica a comprendere e gestire. Questo può portarla a sentirsi intrappolata in una situazione che le sembra senza via d'uscita, generando quella richiesta di aiuto che rivolge a lei, ma che al tempo stesso appare difficile da decifrare. In situazioni come questa, è importante cercare di mantenere una comunicazione aperta, anche se non sempre è semplice. Forse sua figlia non si sente realizzata, come lei stesso ha notato, e questo può farle provare un senso di inadeguatezza o di fallimento che rende difficile vedere una via per uscirne. Può essere utile, quando si rivolge a lei, trasmetterle un messaggio chiaro: che lei non è sola, che non è un peso e che insieme potrete esplorare strade per aiutarla a stare meglio. A volte, semplici frasi come “Sono qui per te” o “Troveremo un modo insieme” possono avere un impatto più grande di quanto sembri. Il fatto che stia vedendo uno psicologo è già un passo importante, ma capisco che la mancanza di miglioramenti visibili possa farle sentire una certa frustrazione. Potrebbe essere utile incoraggiarla a condividere con il terapeuta, se non lo ha già fatto, ciò che sente rispetto alla terapia stessa: la sensazione di non progredire, le sue aspettative e magari anche le sue difficoltà a fidarsi o ad aprirsi del tutto. Questo può aiutare il professionista a calibrare meglio l'intervento. Un aspetto centrale del suo supporto come padre può essere quello di aiutarla a spezzare il ciclo di inattività e isolamento che potrebbe alimentare il suo senso di tristezza. Piccoli passi, come incoraggiarla a fare una passeggiata insieme o proporle attività che in passato le piacevano, possono contribuire a darle uno stimolo. Non si tratta di forzarla, ma di offrirle occasioni per ritrovare una connessione con il mondo, senza farla sentire giudicata o sotto pressione. È importante anche non trascurare il suo stesso benessere. Essere il pilastro emotivo per qualcuno che sta attraversando una crisi può essere estremamente difficile e logorante. Le suggerirei di considerare la possibilità di parlare con un professionista anche per sé stesso, non perché stia sbagliando qualcosa, ma perché potrebbe aiutarla a comprendere meglio come affrontare questa situazione e a preservare la sua energia emotiva. Sua figlia le ha chiesto aiuto, e questo è un segnale di fiducia nei suoi confronti. Lei ha già fatto un passo importantissimo cercando di capire cosa può fare per lei, e questo è il fondamento di qualsiasi ulteriore miglioramento. Con tempo, pazienza e il giusto supporto, è possibile trovare una strada per uscire insieme da questo momento difficile. Cari saluti, Dott. Andrea Boggero
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive. Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL
Buongiorno, come figura genitoriale sicuro può sostenerle e supportarla, incoraggiandola a inviare qualche curriculum per trovare lavoro, magari farlo insieme, cercare di coinvolgerla nelle uscite quotidiane, come andare a fare la spesa, comprare il giornale, prendersi un caffè al bar... Sono tutte piccole azioni che in momenti di tristezza e ritiro sociale sono dei grandi passi, e come padre può iniziare da qui.
Gentile papà, potrebbe essere utile cercare nella zona di residenza un terapeuta ad indirizzo bioenergetico, in quanto potrebbe aiutare sua figlia a sbloccare nuove energie attraverso un lavoro sia psichico che corporeo, ed accompagnarla nella ricerca di equilibrio e motivazione.
Buongiorno, le consiglierei in questa fase di essere molto delicato con sua figlia che evidentemente sta attraversando un periodo molto difficile, ed è difficile anche per lei starle accanto. Non la forzi più di tanto, la sproni ancora a consultare uno specialista perché è questo l'unico modo per uscire da questa situazione, cosa che è possibile fare! Non molli. Dott. Paolo Di San Diego
Gentile utente, il consiglio che posso darle al momento è di richiedere un consulto neuropsichiatrico e di trovare uno psicologo che possa stabilmente prendere in carico sua figlia mantenendo un dialogo aperto con il neuropsichiatra. Sarebbe necessario un approfondimento diagnostico che comporti anche la possibilità di assumere farmaci per poter stabilizzare l'umore e successivamente intervenire con la psicoterapia. Con la speranza di esserle stata utile, la saluto cordialmente. Dott.ssa Martina Pinto
Buongiorno, la relazione terapeutica è il primo passo per la riuscita di un trattamento. è importante che sua figlia riesca a trovare uno psicologo con il quale si sente sicura di raccontarsi e quindi di fidarsi. Bisognerebbe anche comprendere da quanto tempo sua figlia manifesta questa sintomatologia e qual è stato l'evento scatenante, per lavorarci insieme al professionista.
Buongiorno, comprendo il suo profondo disagio nel vedere sua figlia affrontare questi momenti difficili. I comportamenti che descrive sono segnali che potrebbero indicare una sofferenza emotiva importante. La situazione che lei vive è complessa e dolorosa, soprattutto perché, nonostante abbia cercato il supporto di professionisti, sembra che i miglioramenti tardino ad arrivare. È importante che sua figlia continui a ricevere un supporto psicoterapeutico, ma potrebbe essere utile esplorare insieme al professionista altre opzioni terapeutiche che potrebbero meglio rispondere alle sue esigenze. A volte, la combinazione di diversi interventi, come il supporto psicoterapeutico, l’attività fisica, e la partecipazione a gruppi di supporto, può risultare più efficace. Inoltre, potrebbe essere utile considerare una valutazione psicologica più approfondita per escludere eventuali disturbi che necessitano di trattamenti specifici. Come padre, può continuare a offrire a sua figlia un ascolto empatico e non giudicante, ma è anche importante che lei prenda in considerazione il suo benessere emotivo. Rivolgersi a un professionista, come un esperto in psicoterapia familiare, potrebbe aiutarla a gestire meglio la situazione e a comprendere come sostenere sua figlia senza sentirsi sopraffatto. Un caro saluto.
Gentilissimo, comprendo la preoccupazione che nutre nei confronti di sua figlia. In questo momento sembra che stia vivendo una vita insoddisfacente e priva di stimoli, amicizie. Spesso ci vuole del tempo affinché la situazione si sblocchi ed anche la terapia con lo psicologo possa mostrare dei risultati. Potrebbe essere presa in considerazione la possibilità di iniziare un trattamento farmacologico e di conseguenza una visita di tipo psichiatrico. In generale credo che la cosa che lei possa fare per sua figlia è prendere atto della gravità della sua situazione, non farla sentire giudicata ma compresa nella sue difficoltà, mostrando un atteggiamento empatico e supportivo. Le faccia sentire che lei è presente e disponibile, che ha speranza che la situazione possa migliorare e la vita di sua figlia arricchirsi. Spero in qualche modo di esserle stato d'aiuto, un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Caro utente, quello che racconta è una situazione difficile e pesante di cui occuparsi da solo. Per poter aiutare sua figlia, è si necessaria una rete di professionisti come medico di base e psicologo, ma anche il supporto della famiglia è importante. Quest'ultimo è ciò che lei sta dando a sua figlia, ma è utile che anche lei possa avere un supporto in modo da avere energie e risorse a sufficienza per poter dare il proprio aiuto a sua figlia. Ha mai pensato di chiedere aiuto per sé stesso per la situazione difficile che sta vivendo, con l'obiettivo di successivamente supporto e sollievo anche a sua figlia? Rimango a disposizione per qualsiasi cosa Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella
Gentile utente, posso solo immaginare che stare vicino ad una figlia che soffre non deve essere facile. Da genito non c'è molto che si possa fare se non essere vicini al proprio figlio che soffre, dandogli tutto il supporto possibile. Chieda a sua figlia di cosa lei avrebbe bisogno per aiutarla. Potreste riflettere insieme su come stare insieme in questo grande momento di fatica. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Aneglo
Buonasera, i sintomi che descrive in sua figlia fanno pensare a una forma di depressione. Non specifica da quanto tempo nè se siano accaduti eventi particolari nella vita di sua figlia, come lutti o difficoltà che possano avere incrinato l'equilibrio di sua figlia. Non è chiaro se segua un percorso psicologico con regolarità nè se sia stata valutata da un psichiatra per un eventuale supporto farmacologico. Solitamente quando si diagnostica una depressione è importante associare una psicoterapia alla terapia con psicofarmaci. Le suuggerisco quindi di accertarsi di questi fattori e di parlare con sua figlia. Saluti.
Buonasera e grazie per aver condiviso con noi la sua esperienza, capisco la preoccupazione per sua figlia, da quel poco che leggo posso capire quanto sia difficile per lei vedere la sua sofferenza e insoddisfazione. Quello che mi sento di consigliarle in considerazione del fatto che le difficoltà della ragazza durano già da tempo, è di rivolgersi anche ad uno specialista psichiatra per un eventuale trattamento farmacologico ad integrazione del supporto psicologico.
Buongiorno, comprendo profondamente la sua preoccupazione come padre. È molto difficile vedere una persona cara attraversare momenti così complessi e sentire di non sapere come aiutarla. La sua domanda 'Come posso aiutarla?' è già un segno della sua grande attenzione nei confronti di sua figlia. Cercherò di darle alcune indicazioni pratiche e utili. La cosa più importante che può fare per sua figlia è offrirle la sua presenza e il suo ascolto, senza giudizio o pressioni. Anche quando sembra difficile parlarle, può fare una grande differenza il semplice gesto di farle sentire che non è sola, dicendole: 'Sono qui per te.' oppure 'Non so esattamente cosa stai vivendo, ma voglio aiutarti e capirti.' Se sua figlia ha già consultato psicologi ma non ha tratto benefici, potrebbe essere utile valutare alcune opzioni: cambiare professionista (a volte il successo di un percorso terapeutico dipende dalla qualità della relazione terapeutica. Incoraggiarla a cercare un terapeuta con cui si senta a suo agio può essere fondamentale). Inoltre considerare un supporto psichiatrico: alcuni dei sintomi che descrive (tristezza persistente, pianto, insonnia, difficoltà a interagire) potrebbero indicare una condizione come la depressione, che in alcuni casi richiede un approccio integrato con un supporto farmacologico. Nei giorni in cui si sente più tranquilla, potrebbe essere utile chiederle direttamente: 'Cosa pensi ti possa aiutare a stare meglio?' Questo tipo di domanda la incoraggia a riflettere su se stessa senza sentirsi criticata o forzata. Aiutarla a reintegrare alcune piccole routine nella sua vita può fare una grande differenza. Questo potrebbe includere attività come fare una passeggiata insieme, condividere un'attività semplice che possa farle piacere (ad esempio cucinare o guardare un film), suggerirle, senza forzare, di provare hobby o attività che in passato le davano soddisfazione. È importante ricordare che sua figlia sta attraversando un momento difficile e che il cambiamento richiede tempo. Eviti di cercare soluzioni rapide o di colpevolizzarla per ciò che sente. Infine sarebbe importante chiedere supporto anche per sé stesso Infine, non dimentichi che anche lei, come padre, ha bisogno di supporto. Vedere una persona cara soffrire è molto doloroso. Non esiti a cercare uno spazio per confrontarsi con un professionista, per comprendere meglio come supportarla e per gestire le sue emozioni.
Buongiorno, la situazione che sta affrontando con sua figlia richiede attenzione e un supporto adeguato. Capisco quanto possa essere difficile vederla soffrire e sentire il bisogno di aiutarla concretamente. Quello che descrive – tristezza alternata a giornate tranquille, insonnia, isolamento e un senso di insoddisfazione – indica che sua figlia potrebbe trarre grande beneficio da un percorso psicologico mirato. Come psicologa, posso aiutarla ad affrontare questi momenti difficili attraverso un lavoro di ascolto, comprensione e strategie personalizzate. Propongo una visita psicologica per sua figlia, durante la quale potremo: • Esplorare a fondo il suo stato emotivo e capire insieme quali sono le cause sottostanti del malessere. • Identificare strategie pratiche e personalizzate per gestire le emozioni e migliorare il suo benessere quotidiano. • Lavorare su obiettivi a breve e lungo termine per aiutarla a ritrovare una maggiore serenità e soddisfazione personale. Inoltre, potrebbe: Supportarla con piccoli passi pratici • Costruire una routine: Quando ci si sente persi, una struttura quotidiana può aiutare a trovare stabilità. Anche piccole attività come una passeggiata, cucinare insieme o fare un hobby possono migliorare il suo stato d’animo. • Favorire il contatto sociale: Potrebbe essere utile incoraggiarla a partecipare a gruppi di interesse o attività dove possa incontrare nuove persone, anche gradualmente. • Sostenere l'autonomia lavorativa: Se la mancanza di lavoro è una fonte di sofferenza, potrebbe essere utile consultare un centro per l’impiego o una consulenza di orientamento professionale per aiutarla a identificare opportunità adatte alle sue capacità e passioni. ________________________________________ Essere presente come genitore • Ascolto senza giudizio: A volte, la cosa più importante è farle sentire che può esprimere ciò che prova senza timore di essere giudicata. • Eviti di forzarla: Se ha giornate difficili in cui non vuole parlare, rispetti i suoi tempi ma faccia capire che è lì per lei. • Mostri fiducia in lei: Anche se si sente bloccata, è importante che percepisca che lei crede nella possibilità di un miglioramento. Se è d’accordo, possiamo fissare un primo appuntamento in cui confrontarci e iniziare a costruire un percorso su misura per lei. Non esiti a contattarmi: sono qui per supportarla e per aiutare sua figlia a ritrovare un equilibrio.
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione e la sua frustrazione nel vedere sua figlia soffrire. È naturale voler aiutare i propri figli, soprattutto quando si trovano in un momento di difficoltà. Spesso i parenti spronano a reagire, a sforzarsi. Questo ovviamente in buona fede, senza rendersi conto che ciò tende a far sentire chi ne soffre ancora più in colpa. L’atteggiamento utile da tenere è quello di aiutare gradatamente il soggetto a riprendere le proprie attività, fondamentale farle sentire il suo affetto e la sua vicinanza, ma è altrettanto importante rispettare i suoi tempi e i suoi spazi. Quando parla con sua figlia, cerchi di ascoltarla attentamente senza giudicare. Mostrare empatia e comprensione, evitando di dare consigli non richiesti. A volte, le persone hanno semplicemente bisogno di essere ascoltate. Non è tuttavia possibile in questa sede fornire ulteriori indicazioni specifiche, non conoscendo al situazione nè soprattutto Voi. Chiaramente non bisogna sottovalutare il supporto psicologico, anche se le esperienze non hanno portato dei risultati fino ad ora. Esistono molte risorse e professionisti che possono aiutare Lei e supportare sua figlia. Spero di essere stato in qualche modo utile, Resto a disposizione
Dalla descrizione fatta, si evince che sua figlia abbia un disturbo dell'umore, è un disturbo che per avere dei miglioramenti tangibili, impiega del tempo. Molto importante in questi casi è anche stabilizzare il sonno, quindi se non è già stato fatto, si può confrontare con lo psicologo che la segue per valutare una terapia integrata con supporto farmacologico valutato insieme ad uno psichiatra di riferimento.
Buongiorno, il fatto che tu stia cercando di capire come aiutarla è già un passo molto importante e credo che lei si accorga di avere qualcuno dalla sua parte. La situazione che descrivi sembra essere complessa, e ci potrebbero essere diversi fattori che influenzano il suo stato d’animo, come una possibile depressione, ansia, o difficoltà relazionali. E' importante che tua figlia continui a parlare con uno psicologo, anche se non ha visto miglioramenti immediati perché il processo di miglioramento psicologico può essere lento. Oltre alla terapia, è importante che tua figlia senta il tuo sostegno. Per persone che si trovano in difficoltà si isolano ulteriormente, anche se può sembrare che non vogliano interagire o non siano ricettive, sentire che hanno qualcuno lì per loro, senza giudicare o forzare, è cruciale. La tua presenza è un aiuto importante, anche se in questo momento non sembra che la stia apprezzando. Riguardo alla sua realizzazione, potrebbe essere utile cercare insieme a lei quali sono le sue passioni o i suoi interessi: piccoli passi, come aiutarla a capire cosa le piace fare o come esplorare nuove attività, potrebbero esserle di aiuto nel riscoprire se stessa. Infine, potresti considerare la possibilità di suggerire di parlare anche con un altro professionista, magari con un approccio diverso, o se possibile, cercare anche un supporto che coinvolga più aspetti, come un supporto sociale o di gruppo, per aiutarla a sentirsi meno sola. Buona giornata
Salve, capisco la sua parte genitoriale, vede, come prima cosa è sicuro che sua figlia vada da uno psicologo? appurato questo sua figlia deve volere questo cambiamento in lei, è la parte più difficile da trattare, poi io affiancherei uno psichiatra per far fare una valutazione anche da parte sua. grazie Francesca
Gentile sig.re buongiorno. Condivido con lei il profondo dispiacere nel vedere la propria figlia infelice, non realizzata, che piange. A 30 anni si è nel fiore degli anni ed è un gran peccato che invece sia cosi'. Il periodo dal 2020 in poi che tutti quanti noi abbiamo dovuto affrontare non è stato per nulla facile e aihme' si è rivelato fatale soprattutto per i piu' giovani, per gli anziani e per i piu' fragili. Per sua figlia che ha questi forti sbalzi di umore consiglierei di farle conoscere qualcosa di nuovo, di diverso, che magari può attirarla, motivarla. Da un p0' di anni si è lentamente (e ancor poco diffusa) una disciplina molto antica proveniente dalla Cina del primo secolo a.C. che risponde al nome di Qi Gong, e che consiste in alcuni movimenti soft che si invita il paziente a seguire, dolcemente, e che aiutano a mettere in armonia e in equilibrio tutte le parti del corpo, eliminado gradualmente quella distanza, quel distacco che inevitabilmente si viene a creare tra testa e corpo, quando si è, come nel caso di sua figlia, sorpresi da momenti cupi, di apatia, mancanza di gioia. In questi casi infatti si perde la percezione del proprio se' e del proprio corpo, della propria sicurezza, delle proprie sensazioni. Qi Gong vuol dire far circolare il "Qi" , l'energia liberamente, spontaneamente, cosi' come dovrebbe essere, all'interno del corpo, con il risultato di un benessere generale totale sia fisico che mentale e una sempre piu' consapevolezza del proprio corpo e padronanza delle proprie emozioni, sensazioni...non vi sono effetti collaterali e chiunque, a qualsiasi età può avvicinarsi a questa antica disciplina, che nasce nell'antica Cina e si sviluppa nei secoli al fine di prevenire malanni e patologie. Da noi invece che non conosciamo il concetto di "prevenire", ma solo quello di curare, si utilizza infatti per affrontare disagi, difficoltà, patologie, problematiche come insonnia, ansia, apatia, ect.. Può cercare su internet chi la svolge vicino a casa sua e può darle disponibilità nel seguirla, ma tenga presente che si può svolgere sia in presenza che in modalità "on line". Io in qualità di psicologa ad esempio la pratico da diversi anni sia on line che in presenza e la utilizzo a chi si rivolge a me con questa richiesta. Comunque provi ad informarsi, risulta di molto aiuto per "radicarsi" centrarsi (come suggeriva anche il grande A.Lowen della Bioenergetica) ritrovare un senso nella propria vita, e ritornare ad una piena consapevolezza del proprio se' e del proprio equilibrio psico-fisico. Grazie al Qi Gong il corpo gradualmente inzia a reagire in un modo nuovo e diverso e di conseguenza anche la mente, i pensieri iniziano a scorrere in modo piu' limpido, fluido e armonioso. Le auguro il meglio a lei e a sua figlia.
Gentile utente, comprendo la preoccupazione per sua figlia e la sensazione di impotenza che prova nel sostenerla. Ciò che mi sento di consigliarle è chiedere alla terapeuta di sua figlia un colloquio familiare e, se necessario, un consulto con uno psichiatra. Un cordiale saluto, Dott.ssa Sofia Saviolo
Salve, bisogna inquadrare l'entità del malessere che sta provando sua figlia. Il percorso di psicoterapia è solitamente sempre con lo/la stessa professionista per cui è importante capire se sta effettuando realmente questo percorso e se è motivata a farlo. Valuterei inoltre la possibilità con il/la professionista che la segue di effettuare un consulto psichiatrico.
Salve, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione. La situazione che descrive è certamente complessa e comprendo il suo desiderio di supportare sua figlia in questo momento difficile. La tristezza alternata a periodi di tranquillità, la difficoltà a trovare realizzazione e la solitudine possono essere sintomi di una varietà di difficoltà emotive o psicologiche, come la depressione o l'ansia. È importante continuare a cercare un percorso terapeutico che possa aiutarla, e a volte questo richiede tempo per trovare il professionista con cui stabilire una buona connessione. Se sua figlia non sta trovando beneficio dai percorsi seguiti finora, potrebbe essere utile esplorare altre modalità terapeutiche, come ad esempio la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che si è dimostrata efficace nel trattamento di disturbi emotivi. In ogni caso, l'importante è che sua figlia continui a sentirsi supportata e che sappia che chiedere aiuto è un passo fondamentale verso il miglioramento. Come padre, può essere di grande aiuto ascoltandola senza giudicare, cercando di creare uno spazio in cui possa esprimere liberamente le sue emozioni. Tuttavia, è altrettanto importante che, se la situazione persiste o peggiora, un supporto specialistico continuo e mirato possa fare la differenza. Resto a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Buonasera. Grazie per avere condiviso con noi questa sua condizione. Da quanto segue il percorso di terapia? da tanto tempo o ancora da poco? magari, se è da tanto tempo, confrontatevi con qualche altro terapeuta. Cambiate terapeuta. Ma è sua figlia che deve essere disposta a farlo. E' maggiorenne, magari potete provare ad andare insieme da un nuovo terapeuta. Ci vorrebbero altre risposte..bisognerebbe scoprire i motivi per il quale sua figlia si sente così. cosa è successo nella storia personale della ragazza? non la lasci sola. Resto a disposizione. Dott.ssa Chillemi
Buongiorno, potrebbe eventualmente cambiare terapeuta e pensare di contattare uno psichiatra per essere aiutata più nell'immediato. Cordialmente, Dott.ssa Caruso
Buongiorno, mi dispiace molto sentire della sofferenza che sua figlia sta attraversando. Come padre, vedo che lei si sta facendo carico di una grande preoccupazione e questo è un primo passo molto importante per supportarla. È davvero difficile quando un figlio soffre, soprattutto quando non sembra esserci una via d’uscita immediata. Le emozioni contrastanti che descrive, alternando giornate di tristezza a momenti di tranquillità, possono essere segno di una condizione emotiva complessa che merita attenzione. Prima di tutto, vorrei rassicurarla sul fatto che lei sta facendo ciò che può: essere presente per sua figlia, offrirle sostegno, e cercare aiuto tramite psicologi. A volte, nonostante gli sforzi, può essere difficile trovare il terapeuta giusto o un approccio che porti risultati tangibili in breve tempo. Il processo di cura e di consapevolezza, specialmente quando si tratta di difficoltà emotive o psicologiche, può richiedere del tempo e spesso è fatto di piccoli passi. Ogni singolo passo, anche quando non sembra portare miglioramenti immediati, è importante. Il fatto che sua figlia si senta non realizzata e abbia difficoltà a trovare relazioni sociali può indicare una bassa autostima o la difficoltà di sentirsi in connessione con gli altri. Potrebbe essere utile esplorare con lei, senza forzarla, ciò che la fa sentire insoddisfatta di se stessa e della sua vita. Spesso, quando ci si sente incompresi o incapaci di soddisfare le proprie aspettative, la solitudine può diventare più difficile da affrontare. L’approccio giusto potrebbe essere quello di iniziare a creare uno spazio di comunicazione in cui lei possa esprimere, anche con parole non perfette, ciò che sente dentro di sé. Inoltre, può essere utile parlarne con la psicologa che sta seguendo sua figlia, chiedendo magari di valutare insieme se ci sono altre modalità di intervento, come un diverso approccio terapeutico, o anche se è il caso di considerare altre forme di supporto (come gruppi di sostegno, attività che possano incrementare la socializzazione, o addirittura una valutazione medica, se la tristezza è particolarmente intensa). Non è mai facile sentirsi impotenti davanti alla sofferenza di un figlio, ma il fatto che sua figlia si rivolga a lei e le chieda aiuto è un segno che, pur nella sofferenza, sente di poter contare su di voi. Continuare a esserle vicino, ascoltarla senza giudizio, cercando di mantenere un dialogo aperto, è già un grande aiuto. Ogni piccolo passo verso una maggiore apertura può fare la differenza nel lungo periodo. Se ha bisogno di ulteriori indicazioni su come procedere o se desidera esplorare altre opzioni di supporto per sua figlia, sono qui per aiutare. Le auguro di cuore di trovare la strada giusta per aiutarla.
Comprendo quanto sia difficile per un genitore vedere la propria figlia in difficoltà senza sapere come aiutarla. I sintomi che descrive – sbalzi d’umore, insonnia, tristezza profonda e senso di insoddisfazione – potrebbero essere segnali di un disagio psicologico che merita attenzione. È importante che sua figlia possa ricevere un supporto adeguato e continuativo. Se fino ad ora non ha tratto beneficio dal percorso psicologico intrapreso, potrebbe essere utile valutare un’altra impostazione terapeutica o un diverso specialista con un approccio più adatto alle sue esigenze. Potrebbe essere indicata anche una valutazione psichiatrica, per escludere eventuali condizioni sottostanti e considerare un intervento più mirato. Come genitore, il supporto più grande che può offrire è farle sentire che non è sola in questo percorso, incoraggiandola con empatia e senza pressioni. La inviti con delicatezza a cercare aiuto specialistico e, se necessario, si rivolga anche lei a un professionista per ricevere indicazioni su come sostenerla al meglio in questo momento complesso.
Gentilissimo, posso immaginare come si senta lei come padre in questa situazione di malessere della figlia. Il primo aiuto che può fornirle è comprendere il suo disagio, ascoltarla e trovare insieme una strategia che possa farla sentire meglio o capire cosa crea questa situazione di disagio. Qualora non l'avesse già fatto suggerirei di parlare con il medico o uno specialista per capire se possa esserci la presenza di un eventuale disturbo che va trattato anche con terapia farmacologica, oltre che supporto psicologico. Mi spiace che sua figlia non abbia tratto finora benefici dal percorso psicologico: anche qui bisognerebbe capire con il collega quali possono essere le cause, magari non si è creata l'alleanza terapeutica oppure bisogna cambiare modalità di approccio terapeutico. In quanto maggiorenne sua figlia, dovrebbe cercare di capirlo con lei. A disposizione. Saluti
Buongiorno, capisco quanto possa essere difficile per lei vedere sua figlia attraversare un momento così complicato. Potrebbe esplorare la possibilità di aprire un dialogo sincero con lei, esprimendo come si sente nel vederla così e chiedendole che tipo di aiuto desidera da parte sua come padre. Questo può aiutare sua figlia a sentirsi ascoltata e compresa, e a rafforzare il legame tra di voi. Inoltre, se sua figlia lo desidera e ne ha bisogno, compatibilmente con le valutazioni del professionista che la segue, potrebbe mostrare la sua disponibilità a partecipare a un incontro con lo psicologo. Se la situazione continua a generarle emozioni difficili da gestire come padre, potrebbe essere utile anche per lei trovare uno spazio dedicato dove poter parlare delle sue preoccupazioni e dei suoi sentimenti da padre. Questo potrebbe offrirle l'opportunità di affrontare al meglio le difficoltà che sta vivendo.
Buongiorno, capisco quanto sia difficile vedere sua figlia attraversare questi alti e bassi emotivi. È positivo che stia cercando supporto psicologico, ma i miglioramenti possono richiedere tempo. Come padre, il suo sostegno emotivo è fondamentale. L'ascolto senza giudizio e il mostrarsi disponibile e comprensivo senza forzare la conversazione, ma facendole sapere che è lì per lei, può aiutare sua figlia a sentirsi meno sola. Un caro saluto.
Capisco quanto sia difficile per un genitore vedere la propria figlia soffrire senza sapere come aiutarla concretamente. Da quello che descrivi, tua figlia sembra vivere un malessere profondo che potrebbe avere diverse cause: insoddisfazione personale, solitudine, difficoltà emotive o forse anche una condizione depressiva più strutturata. Il fatto che chieda aiuto è già un segnale importante, significa che non ha perso la speranza e desidera un cambiamento. Alcuni modi in cui puoi supportarla: -Ascoltarla senza giudicare: a volte chi soffre si sente solo nel proprio dolore. Chiedile cosa prova, cosa la fa stare peggio e cosa potrebbe aiutarla, senza cercare subito soluzioni. -Valutare un supporto professionale più mirato: se le terapie precedenti non hanno portato miglioramenti, forse serve un altro approccio (una diversa terapia psicologica o un consulto psichiatrico per capire se c’è una componente depressiva da trattare anche farmacologicamente). -Incoraggiarla a piccoli passi: trovare un obiettivo concreto (anche piccolo, come un’attività fuori casa) può aiutarla a ricostruire fiducia in sé stessa. Farle sentire che non è sola: magari coinvolgendola in qualcosa di nuovo, anche solo uscire insieme per un caffè o proporle attività leggere che possano stimolare un po’ di interesse. Come padre, la cosa più preziosa che puoi offrirle è la tua presenza, la tua comprensione e il messaggio che il suo valore non dipende dai traguardi che ha raggiunto, ma dal fatto che è una persona che merita di stare bene. Se continua a stare male, potrebbe essere utile valutare un percorso terapeutico più strutturato, magari anche con un sostegno farmacologico temporaneo, se indicato da un medico. Non siete soli in questo percorso.
Buongiorno, Ha mai pensato alla possibilità di parlare con sua figlia di un eventuale visita psichiatrica? Credo che, forse, potrebbe esserle utile. In questi periodi di grande difficoltà, è importante starle vicino e affidarsi a dei professionisti. Un caro saluto, Dott. Daniele Morandin
Caro paziente anonimo, innanzitutto vorrei esprimerle la mia vicinanza e dirle che mi spiace per le difficoltà e la sofferenza che lei e sua figlia state attraversando. Il tempo psichico ha un ritmo diverso per ognuno di noi. Questo significa che per trarre dei miglioramenti, probabilmente sua figlia ha bisogno di più tempo. Per dubbi o domande ulteriori mi contatti pure. Un caro saluto Dott.ssa Erica Russo
Salve, la richiesta esplicita di aiuto di sua figlia è un aspetto positivo molto importante. In questi casi, si può iniziare da piccole cose, per esempio trascorrere un momento della quotidianità assieme, consumare i pasti in compagnia, cercando di essere presente in quel momento con tutta l'attenzione di cui si dispone. Nei momenti particolarmente complessi, può stare accanto a sua figlia. Se è predisposta al contatto fisico è fondamentale che ci sia, per esprimere al meglio la vicinanza.
Gentilissimo, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione. E' normale sentirsi smarriti in queste situazioni, specialmente quando si tratta delle persone che per noi sono più importanti. Sua figlia al momento sembra vivere una situazione di profonda tristezza ed insoddisfazione ma il fatto che sia già attivo un percorso psicologico è un segnale molto positivo. C'è il desiderio di stare meglio. Comprendo la frustrazione nel non riuscire a vedere dei miglioramenti, ancora, ma il percorso di cura a volte richiede tempo per portare dei risultati. Prenda atto della gravità della situazione ma non perda la speranza, le stia accanto, non la giudichi e si faccia sentire presente e supportivo. Auguro ad entrambi il meglio, Dott. Daniele Migliore
Quello che descrive – alternanza di momenti di chiusura, pianto, insonnia, senso di vuoto e difficoltà relazionali – sono segnali di un malessere che merita attenzione e ascolto. È importante sapere che non sempre i percorsi terapeutici portano subito a un miglioramento visibile: a volte servono tempo, continuità e soprattutto l’incontro con il giusto approccio e la giusta alleanza terapeutica. La sofferenza individuale ha radici anche nei legami: può essere utile pensare a un percorso che coinvolga non solo sua figlia, ma anche la famiglia, per comprendere insieme cosa sta accadendo e come costruire uno spazio più supportivo. Come padre, il primo passo è continuare a esserci come già sta facendo: con presenza, ascolto, pazienza, senza forzare. Farle sentire che non è sola è già una forma importante di aiuto. Un lavoro psicoterapeutico sistemico (individuale o familiare) può offrire strumenti più profondi per affrontare questo momento e uscire da una situazione che, altrimenti, rischia di diventare cronica.
L’intervento terapeutico dovrebbe orientarsi verso la valorizzazione delle risorse personali della ragazza, promuovendo il riconoscimento e il potenziamento dei suoi punti di forza. È possibile che non si sia ancora strutturata un’alleanza terapeutica sufficientemente solida, elemento fondamentale per il processo di cambiamento. Risulta quindi prioritario esplorare le motivazioni che hanno determinato il suo ritiro sociale e accompagnarla in un percorso di consapevolezza e riattivazione delle sue competenze relazionali.
Salve, i sintomi che descrive, come tristezza, insonnia, pianto e senso di vuoto, indicano una sofferenza psicologica che merita attenzione continua. Il fatto che non abbia tratto beneficio dai precedenti percorsi non significa che non possa migliorare, ma forse che non ha ancora trovato l’approccio o il professionista giusto. Potrebbe essere utile valutare uno psicologo psicoterapeuta esperto in disturbi dell’umore e, se necessario, affiancare un consulto psichiatrico per un sostegno più completo. Lei può aiutarla restando presente, ascoltandola senza giudizio e incoraggiandola a non isolarsi. Se dovesse esprimere pensieri di farsi del male è importante rivolgersi subito al medico o al pronto soccorso. Anche lei può trarre giovamento da un supporto psicologico per affrontare meglio questa situazione. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Buongiorno, Sua figlia potrebbe attraversare un periodo caratterizzato da fluttuazioni dell'umore perché caratterizzato da stress, oppure qualora sia presente una tristezza persistente, la mancanza di realizzazione e un senso di vuoto potrebbe trattarsi di un disturbo depressivo insieme ad una mancanza di speranza. Sua figlia può iniziare a parlare con qualcuno di fiducia come un familiare, se questo stato si connota nel tempo nell'essere persistente o forma cronica di malessere che compromettono la qualità della vita Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista. Mi auguro di esserle stata d'aiuto. Buona giornata.
Buongiorno, da queste poche informazioni potrebbe trattarsi di una deflessione patologica del tono dell’umore riconducibile ad un quadro depressivo, tuttavia prenda questa ipotesi con estrema cautela in quanto senza un colloquio clinico e un inquadramento clinico psicologico approfondito non è possibile trarre conclusioni cliniche affidabili. Pertanto le consiglio di approfittare di quei momenti in cui sua figlia è più tranquilla, e vada a parlarle..le faccia sentire un genuino interesse e preoccupazione.. le proponga l’inizio di un percorso psicologico per comprendere meglio la situazione e intervenire, ma glielo presenti come una possibilità per tornare a vivere e arrivare a quel suo desiderio di realizzazione personale. Un abbraccio a sua figlia, un caro saluto
Mi dispiace che sua figlia stia soffrendo e che non riesca a trovare giovamento dalla terapia. E' fondamentale per la buona riuscita del percorso psicologico che ci sia una buona alleanza terapeutica tra le parti, in modo da sentirsi capiti, accolti e non giudicati. Spero che sua figlia possa stare meglio e che possa vivere una vita degna di essere vissuta.
Buongiorno, si sente dalle sue parole quanto tenga a sua figlia e quanto sia difficile per un genitore vedere il proprio figlio stare così male senza sapere come aiutarlo. Il fatto che lei stia cercando un modo per starle accanto è già molto importante. In queste situazioni, spesso l’aiuto più prezioso è continuare a esserci con ascolto, pazienza e senza giudizio, facendole sentire che non è sola. Allo stesso tempo, potrebbe essere utile incoraggiarla a proseguire o rivedere il percorso con un professionista, perché a volte è necessario trovare l’approccio o il terapeuta più adatto. Percorsi come la terapia cognitivo-comportamentale possono aiutare a lavorare su pensieri di svalutazione e senso di blocco personale. Se lo ritenesse possibile, potrebbe essere utile anche per lei confrontarsi con un professionista, per capire come sostenerla nel modo più efficace senza sentirsi solo in questa difficoltà. Un caro saluto.
Salve, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata. Si sente quanto tenga a sua figlia e quanto sia difficile per un genitore vederla stare male senza sapere come aiutarla concretamente. Da quello che descrive, sua figlia sembra attraversare un periodo di grande fatica emotiva, con momenti di tristezza, isolamento e difficoltà a trovare una direzione. In questi casi, il desiderio di “aiutarla” è molto forte, ma spesso ci si sente impotenti. Il suo ruolo, però, è comunque molto importante: esserci, ascoltarla senza giudicarla, cercare di accogliere ciò che prova anche quando è chiusa o irritabile, può fare una grande differenza. A volte più che trovare soluzioni immediate, è fondamentale che lei senta di non essere sola. Se i percorsi psicologici fatti finora non hanno portato benefici, potrebbe essere utile valutare insieme a lei la possibilità di intraprendere un nuovo percorso, magari con un approccio diverso o con uno specialista con cui possa sentirsi maggiormente in sintonia. Anche la continuità e la qualità della relazione terapeutica sono aspetti centrali. Infine, potrebbe essere utile anche per lei, come genitore, avere uno spazio di confronto con un professionista: non perché stia sbagliando qualcosa, ma per essere sostenuto in questo ruolo così complesso e trovare modalità efficaci per stare accanto a sua figlia.
Buongiorno, la ringrazio per la domanda. Comprendo che non sia una situazione semplice insieme alla sensazione di impossibilità e difficoltà nel vedere la figlia stare in quel modo. Non essendo minorenne le sue possibilità di azione sono anche limitate. Sarebbe opportuno valutare l'attivazione di un eventuale piano farmacologico da accompagnare alla terapia attualmente intrapresa. Grazie
Buonasera, da quello che descrive sua figlia sta attraversando un periodo di sofferenza psicologica importante. Come familiare può essere di grande aiuto soprattutto mantenere una presenza stabile, evitando sia di minimizzare il suo stato sia di entrare in continui tentativi di “risolvere” la situazione da soli. Nei momenti di chiusura è spesso più utile non insistere, mentre nei momenti di maggiore apertura può favorire il dialogo. È importante anche che non si senta da sola in questo ruolo: quando la situazione pesa molto, può essere utile avere a sua volta un supporto per orientarsi meglio su come comportarsi. Un caro saluto.
Buongiorno, prima di tutto vorrei dirle che dalle sue parole emerge quanto lei sia preoccupato per sua figlia e quanto desideri aiutarla. Il fatto che sua figlia riesca a dirle "aiutatemi" è un segnale importante: significa che, nonostante la sofferenza, una parte di lei continua a cercare un contatto e un sostegno. Quello che descrive racconta di una sofferenza significativa. Tuttavia, senza una valutazione diretta non è possibile capire da cosa derivi né dare un significato preciso a questi comportamenti. Come padre, probabilmente la cosa più importante che può fare è esserci, senza cercare a tutti i costi di risolvere il problema. Spesso chi soffre non ha bisogno di sentirsi dire cosa dovrebbe fare, ma di percepire che qualcuno resta accanto a lui anche quando non trova le parole. Spesso sentirsi compresi è il primo passo per iniziare un cambiamento. Mi colpisce anche il fatto che lei scriva che sua figlia è già stata seguita da alcuni psicologi senza ottenere benefici. Questo non significa necessariamente che un percorso psicologico non possa aiutarla. Talvolta è necessario trovare il professionista o l'approccio terapeutico più adatto, oppure rivalutare insieme la situazione per comprendere se siano necessari altri tipi di intervento, anche multidisciplinari. Infatti, considerata la situazione che descrive, potrebbe essere utile valutare anche un percorso di terapia familiare. Anche quando i figli sono adulti, la famiglia continua a rappresentare una risorsa importante: coinvolgere i genitori può aiutare a comprendere le dinamiche relazionali, migliorare la comunicazione e individuare modalità più efficaci per sostenere la persona che sta vivendo il disagio. La sofferenza di un membro della famiglia, infatti, coinvolge spesso l'intero sistema familiare. Si ricordi una cosa importante: lei può accompagnare sua figlia, ma non può portare da solo il peso del suo dolore. Anche per un genitore può essere utile avere uno spazio di confronto, per capire come sostenerla senza sentirsi impotente. Le auguro di trovare, insieme a sua figlia, il percorso più adatto per affrontare questo momento così delicato.
Buongiorno, da ciò che racconta sembra che sua figlia stia attraversando un periodo di grande sofferenza emotiva, caratterizzato da tristezza, isolamento, difficoltà nel sonno e un senso di insoddisfazione rispetto alla propria vita. È comprensibile che lei, come padre, si senta disorientato e desideri trovare il modo giusto per aiutarla. Il fatto che sua figlia abbia già cercato un supporto psicologico è un elemento positivo, ma non sempre il primo percorso o il primo professionista incontrato risultano essere quelli più adatti. Potrebbe essere utile valutare, insieme a lei, la possibilità di cambiare psicologo/a o di intraprendere un percorso con un professionista con cui riesca a sentirsi maggiormente accolta e a lavorare in modo efficace sulle sue difficoltà. Allo stesso tempo, anche per lei potrebbe essere importante avere uno spazio di supporto psicologico. Affiancare una persona cara che soffre può essere molto impegnativo e un percorso personale potrebbe aiutarla a comprendere meglio come comunicare con sua figlia, come sostenerla senza sentirsi impotente e come prendersi cura anche del proprio equilibrio emotivo. Il suo ruolo non è quello di "risolvere" la sofferenza di sua figlia, ma può essere una presenza stabile, disponibile all'ascolto e priva di giudizio. Anche semplicemente comunicarle che crede nella possibilità che possa stare meglio e che è disposto ad accompagnarla nella ricerca dell'aiuto più adatto può rappresentare un sostegno importante.
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione. Quando un figlio soffre e ci chiede aiuto, è naturale che un genitore si senta disorientato e impotente, soprattutto quando ha la sensazione di aver già provato tutto. Il fatto che sua figlia le dica "Aiutatemi" è un segnale importante, che merita di essere accolto con attenzione. Anche se i percorsi psicologici intrapresi finora non hanno portato i risultati sperati, questo non significa che non possa essere aiutata. A volte è necessario rivalutare la situazione in modo approfondito, per comprendere meglio l'origine del suo malessere e individuare il percorso terapeutico più adatto. Come padre non si senta responsabile di dover trovare da solo la soluzione. La cosa più importante che può offrirle è una presenza costante, fatta di ascolto, vicinanza e comprensione. La incoraggi, con delicatezza e rispettando i suoi tempi, a chiedere nuovamente aiuto. Se dovesse notare un peggioramento significativo della sua sofferenza o la comparsa di pensieri di farsi del male, è importante richiedere tempestivamente una valutazione specialistica, così da garantire a sua figlia il supporto più adeguato. Le auguro sinceramente che sua figlia possa trovare il sostegno di cui ha bisogno. Resto a disposizione. Un cordiale saluto.
Buongiorno, ciò che descrive — periodi di forte tristezza, pianto, poco sonno, isolamento e mancanza di soddisfazione — merita certamente attenzione. Non sarebbe però corretto formulare una diagnosi sulla base di queste informazioni. Sua figlia sta già incontrando uno psicologo e questo è un elemento importante. Come madre, probabilmente la cosa più utile non è trovare le parole capaci di “farla stare meglio”, ma farle sentire una presenza disponibile senza interrogarla continuamente o cercare necessariamente una soluzione. Può dirle, ad esempio, che vede la sua sofferenza, che è preoccupata per lei e che è disponibile ad ascoltarla quando ne avrà bisogno. Anche per un genitore può essere difficile capire quanto intervenire e quanto lasciare spazio. Se desidera, questo può essere affrontato anche in un colloquio psicologico dedicato a lei, per comprendere come stare accanto a sua figlia senza sentirsi responsabile del suo benessere. Sono disponibile personalmente, anche attraverso colloqui online. Un caro saluto, Dott.ssa Alessia Bertolotti
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione: quando una persona che amiamo soffre, è normale sentirsi senza strumenti per aiutarla. Più che cercare di trovare subito delle soluzioni, può essere importante far sentire sua figlia ascoltata e non giudicata, anche nei momenti in cui tende a chiudersi. Può semplicemente dirle: “Io ci sono, non devi affrontare tutto da sola. Dimmi come posso esserti vicino”. Considerato che questa situazione sembra durare da tempo e sta incidendo sulla sua vita, sarebbe importante incoraggiarla con delicatezza a trovare un professionista con cui riesca a sentirsi realmente compresa e accompagnata. Un caro saluto.
Buongiorno, comprendo quanto possa essere difficile per un padre vedere una figlia stare male e, soprattutto, sentirle dire “aiutatemi” senza sapere concretamente che cosa fare. Da ciò che racconta, sua figlia sta attraversando un periodo di sofferenza che coinvolge diversi aspetti della sua vita: il sonno, l’umore, le relazioni, il lavoro e la percezione di sé e del proprio futuro. Non è possibile, attraverso poche informazioni, stabilire quale sia la natura di questo disagio, ma credo sia importante non sottovalutarlo. Il fatto che abbia già incontrato alcuni psicologi senza percepire miglioramenti non significa necessariamente che un percorso psicologico non possa aiutarla. Sarebbe utile comprendere quanto siano durati questi percorsi, che cosa sua figlia si aspettasse, che cosa non abbia funzionato e se sia riuscita a costruire con il professionista una relazione nella quale sentirsi sufficientemente compresa e coinvolta. A volte è necessario anche trovare il professionista o il tipo di intervento più adatto alla propria situazione. Come padre, probabilmente la cosa più importante che può fare non è cercare di “risolvere” al suo posto ciò che sta vivendo, ma farle sentire una presenza disponibile e non giudicante. Nei giorni in cui è più chiusa o irritabile può essere più utile dirle “vedo che oggi stai male, se vuoi ci sono” piuttosto che insistere perché parli o cercare immediatamente delle soluzioni. Quando invece le dice “aiutatemi”, può provare a trasformare questa richiesta in qualcosa di concreto, chiedendole: “Che cosa potremmo fare insieme per aiutarti in questo momento?”. Potreste, ad esempio, cercare insieme un professionista con cui effettuare una nuova valutazione e, se necessario, considerare anche un consulto psichiatrico, senza viverlo come qualcosa di negativo o come un fallimento dei precedenti percorsi. Infine, se sua figlia dovesse esprimere pensieri di morte, intenzioni di farsi del male o una disperazione tale da farle temere per la sua sicurezza, è importante non lasciarla sola e rivolgersi tempestivamente ai servizi sanitari o, in una situazione di pericolo immediato, al 112 o al Pronto Soccorso. Il suo compito non è avere tutte le risposte, ma può aiutarla a non rimanere sola nella ricerca dell’aiuto più adatto. Un caro saluto. Filomena Guida
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.























