Salve! Sono una ragazza di 31 anni. Ho frequentato per un breve periodo un ragazzo che ho scoperto (

46 risposte
Salve! Sono una ragazza di 31 anni. Ho frequentato per un breve periodo un ragazzo che ho scoperto (alla fine del rapporto) essere affetto da narcisismo patologico. Prima di arrivare a saperlo, ho fatto delle ricerche e chiesto un parere terapeutico sui "sintomi" che caratterizzano la patologia, rendendomi conto che la maggior parte di questi caratterizzano anche me. Principalmente, riconosco di essere invidiosa (non riesco ad essere felice per le gioie altrui in generale), sono molto egocentrica, devo sempre stare al centro dell'attenzione, se c'è la possibilità di specchiarsi anche in una goccia d'acqua lo faccio, quando inizio una relazione, se va tutto bene, comincio a desiderare di incontrare gente nuova e a cercare nuove attenzioni. Non parto dal presupposto di voler tradire, ma lo faccio sempre. Ogni volta che vedo che una determinata persona ha atteggiamenti diversi con me, anche di distacco, vado in escandescenza. Non sopporto l'idea che le persone possano cambiare opinione su di me o che restino delusi da me. Ho un bisogno di tenere tutto sotto controllo, se qualcosa mi sfugge mi assale uno stato d'ansia che non mi lascia più. Tutte queste cose potrebbero far pensare che io abbia un disturbo? Pensavo di essere "solo" anaffettiva, ma credo ci sia dell'altro. Grazie
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, Mi spiace molto per la situazione e delle disagio espresso e comprendo quanto questa situazione possa essere impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare Quei pensieri rigidi e disfunzionali che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto. Ritengo altresì utile un approccio EMDR al fine di favorire la rielaborazione del materiale traumatico Connesso con la genesi della Sofferenza in atto. Resto a disposizione, anche on-line. Cordialmente, dott FDL

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Gentilissima buongiorno, le caratteristiche che ci elenca, da sole, possono significare tutto o niente. Per questo motivo non sono in grado di rispondere alla sua domanda, ma una la voglio porre io a lei: perchè questa curiosità? Questi aspetti che le appartengono le creano problemi, sofferenza, disagio, o il suo interesse nasce solo dal bisogno di un'etichetta dentro la quale riconoscersi? Perchè le etichette da sole non risolvono mai la complessità e la ricchezza della natura umana. Nel caso in cui, invece, ciò che ci racconta le creasse un disagio tale da voler intervenire, allora sarebbe necessario sapere qualcosa in più di lei. Resto a disposizione se lo desidera e le auguro buone feste. Dott.ssa Manuela Leonessa
Dott.ssa Marina Costantini
Psicologo, Psicologo clinico
Colleferro
Gentile ragazza, in tutto quello che descrive, si dovrebbe capirne la misura, l'intenzione, quanto ogni atteggiamento sia annullante per lei, per gli altri ecc. Ha fatto un ottimo quadro, ma non basta per determinarne le cause e gli effetti e la cosa più importante: quanto dia o tolga qualcosa a lei nei vari ambiti della sua vita.
Un grande augurio. Rimango a disposizione, Dott.ssa Costantini.
Dott.ssa Roberta Macchiarola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno, mi dispiace molto per le difficoltà che esprime; penso sia importante analizzare meglio le dinamiche di funzionamento che la guidano e la misura di tale disagio.
Sarebbe utile avere un confronto con un professionista che possa comprendere meglio tali aspetti e restituirli in un contesto terapeutico di fiducia al fine di favorire una migliore conoscenza di sé e conseguire il benessere psicologico che merita.
Le faccio i migliori auguri. Dott.ssa Macchiarola
Dott.ssa Stefania Zonta
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bassano del Grappa
Buongiorno, le domande che si pone, i pensieri che fa denotano una sua buona capacità riflessiva di riconoscimento di un disagio e del desiderio di approfondirlo al fine di risolverlo e vivere delle relazioni più sane e serene. Questo si può fare attraverso un percorso di psicoterapia e nel suo caso anche il trattamento EMDR potrebbe essere molto utile.
Ha sicuramente delle buone risorse, per cui le auguro di conseguire quanto prima la serenità che merita. Cordiali saluti. Dott.ssa Stefania Zonta
Dott.ssa Sara Bachiorri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve i quesiti che si pone, i pensieri di cura che fa denotano una sua ottima attitudine riflessiva che permettono di identificare il disagio per vivere delle relazioni più sane e serene. Una volta appurato che si tratti di un disturbo narcisistico di personalità, e dopo aver individuato alcuni schemi che possono portarla a vivere i rapporti interpersonali in modo poco empatico, la terapia avrà come elemento centrale le relazioni, per individuare i modi per instaurare rapporti autentici e profondi con le persone significative.
Resto a sua disposizione dott.ssa Bachiorri Sara.
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Dott.ssa Federica Novella Riccardi
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Aversa
Il narcisismo è una patologia difficile da diagnosticare.
Non lo si fa su internet.

Una cosa è vera pero: il narcisista fa leva sui nostri aspetti nascisistici. La parte nascisistica di te è entrata in contatto con la sua e probabilmente la lotta qui è stata ardua, a quanto scrivi.

Una domanda poniti: qual'è il tuo vero punto di dolore? Cosa è che non ti piace di come stai in quello che hai descritto?

Non ti fissare sulla diagnosi del disturbo, chè è solo un'etichetta, serve a poco.
Soffermati su cosa serve a te per stare bene.
E parti da li.
Dott.ssa Maria Lucia Evangelisti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
L'Aquila
Cara ragazza, importante per me in questo momento è dirle che per capire se sia affetta o meno da un disturbo psicologico, dovrebbe intraprendere un percorso psicologico e affidarsi ad un professionista del settore, perché altrimenti rischia di etichettarsi erroneamente.
Ma patologia o no, quanto per lei è invalidante, difficile, non sopportabile, problematica questa situazione? Sapere di essere narcisisti o altro, non significa nulla se poi non ci concediamo l’opportunità di lavorare sulle dinamiche interne e il sapere di essere affetti da una patologia non risolve il problema.
Sicuramente se è arrivata in questa sede è perché dentro di lei si è aperta una una domanda, la cui risposta è una maggiore comprensione di se stessa. Solo un percorso psicologico potrà chiarirle le idee su chi è e cosa prova realmente. C’è sempre dell’altro dentro di noi e meritiamo di scoprirlo.
Resto a disposizione, online o in presenza, se vuole provare a capire ciò che sta vivendo.
Un saluto, dott.ssa Maria Lucia Evangelisti.
Dr. Stefano Golasmici
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gent.ma, se pensa che vi siano aspetti personali che non le piacciono o che le impediscono di vivere serenamente, e se desidera provare a interrogarsi per iniziare a trovare un modo per essere più felice nei suoi rapporti, potrebbe provare a chiedere una consultazione. Non è certo possibile da qui darle indicazioni, ma se ciò che scrive corrisponde almeno un po’ alla sua esperienza, sicuramente potrebbe trovare giovamento da un consistente lavoro psicoterapeutico. SG
Dott.ssa Greta Tovaglieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buonasera. Trovo molto interessanti le sue parole... è come se in fondo si stesse chiedendo se lei può essere qualcos'altro rispetto ad un'etichetta diagnostica. Una cosa è certa, come dice lei "c'è dell'altro"! Perchè non scoprirlo?

Cordialmente.

Greta Tovaglieri
Salve, lei ha descritto dei suoi comportamenti o dei vissuti che sente che in qualche modo le fanno vivere delle situazioni con difficoltà. Penso che l'incontro con un professionista sia importante per definire da dove nascono tali difficoltà e come trovare la sua strada per superarle. Se sente che "c'è dell'altro" lo si può vedere proprio in un percorso con uno psicologo. Spero che troverà le risposte che cerca, un saluto!
Dott. Mattia Moraschini
Psicologo, Psicologo clinico
Fano
Buongiorno, dal breve racconto che ci porta salta subito all'occhio la sua riflessività circa il tipo di persona che è e come si comporta; purtroppo il problema è che il racconto è troppo "breve" per poterla aiutare o rispondere a domande specifiche. Sicuramente posso consigliarle di indagare questo "altro" che a detta sua potrebbe esserci con un professionista nel nostro campo; è sicuramente importante sottolineare che lei si sta facendo molte domande e ciò è fondamentale per iniziare un percorso dove possa esaminarle e provare a rispondere ad alcune di esse. resto a disposizione per eventuali chiarimenti;
Un saluto, dottor Moraschini.
Dott. Guido Conti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Gent.ma, per poter fare una corretta diagnosi è necessario procedere attraverso colloqui clinici e strumenti di valutazione. Non necessariamente la sofferenza psicologica o la rappresentazione di tratti di personalità (significativi o non) si traduce automaticamente in un franco disturbo. Se avesse necessità di chiarire questi aspetti mi rendo disponibile per eventuale consulenza in presenza oppure online. Un cordiale saluto
Dott.ssa Federica Moro
Psicoterapeuta, Psicologo
Ravenna
Gentile utente,
da quello che scrive sembra essere consapevole di alcune delle sue caratteristiche personologiche e della rigidità che non le permette di essere flessibile e adattiva nella vita di tutti i giorni. Tuttavia per effettuare una diagnosi di disturbo di personalità o comprendere i tratti caratteristici personologici di una persona è necessario svolgere una valutazione diagnostica.
Resto a disposizione per un'eventuale valutazione o consulenza, anche online.
Dott.ssa Federica Moro
Dr. Lorenzo Giacomi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Salve, il suo problema potrebbe essere facilmente trattato in un percorso psicologico per affrontare e superare le sue difficoltà. Se è questa è la sua intenzione, sono disponibile a fornirle il mio supporto professionale. Le porgo i miei saluti. Dr. Giacomi
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Dott.ssa Elisa Manfredi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentilissima, grazie per la sua condivisione.
Indipendentemente dalle classificazioni e dalle diagnosi, quello che descrive sono situazioni che le creano disagio o tensione e che certamente non le consentono di vivere la sua vita serenamente. A tutto c'è rimedio, se si pensa di meritarlo. Non trascuri la sua sofferenza Una/o professionista potrebbe certamente aiutarla in questa direzione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Barbara Lucchi
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Gentilissima buongiorno! Capisco e comprendo il suo disagio, a volte una relazione con un partner dai tratti così potenti può slatentizzare alcuni nostri aspetti o semplicemente risuonare in noi in maniera omologa. Ma una psicopatologia deve essere letta in un contesto e attraverso la narrazione di una storia di vita, siamo esseri complessi e viviamo in una complessità di variabili, prenderne in considerazione solo alcune e tralasciarne altre si rischia di cadere in etichettamenamenti che non portano a nulla. Piuttosto si domandi cosa in questo momento crea in lei maggiore difficoltà e cosa le servirebbe per star bene. Avendo incominciato a porsi domande, la sua mente cercherà incessantemente di trovare risposte, ma sicuramente la ricerca personale su internet non è il metodo più sicuro e competente per dare ristoro alla sua mente e forse scoprire il vero significato di ciò che porta. Perciò le consiglio di intraprendere un percorso con un professionista: mi rendo disponibile qualora decidesse di farlo.
Dr. Marco Morabito
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, mi sembra di rilevare dalle sue parole una richiesta di aiuto e una problematizzazione del disagio che sta vivendo. In questo senso ritengo sia importante poter riflettere sulla possibilità di iniziare un percorso di psicoterapia psicoanalitica con l'obiettivo di diventare più consapevole delle dinamiche inconsce che tende a ripetere e a farle agire comportamenti disfunzionali.
Cordialmente, Dottor Morabito Marco
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
Gentile utente, la sua preoccupazione è sicuramente utile affrontarla in un contesto clinico con il suo psicologo di fiducia.

Di seguito cerco di risponderle facendo una premessa sui disturbi di personalità: chiunque legga questa lista avrà modo di rispecchiare dei tratti della propria personalità simili a qualcuno dei disturbi sotto elencati, questo non vuol dire matematicamente che tu abbia un disturbo, la valutazione spetta agli specialisti della salute mentale iscritti all’albo, quindi non farti un’autodiagnosi catastrofica, piuttosto, se hai dubbi, chiedi una consulenza a uno psicologo della tua città.

Disturbo di personalità in genere

Un pattern abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia molto rispetto alle aspettative della cultura, in due (o più) delle seguenti aree:
1. Cognitività.
2. Affettività.
3. Funzionamento interpersonale.
4. Controllo degli impulsi.
Il pattern è inflessibile e pervasivo in un’ampia varietà di situazioni.
Esso è stabile e di lunga durata e l’esordio risale almeno all’adolescenza.



Disturbi di personalità del gruppo A

Disturbo paranoide di personalità

Ha diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti degli altri, che iniziano nella prima età adulta e sono in vari contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti sintomi:
1. Sospetta, senza fondamento, di essere sfruttato, danneggiato o ingannato dagli altri.
2. Dubita, senza giustificazione, della lealtà o affidabilità di amici o colleghi.
3. È riluttante a confidarsi con gli altri.
4. Legge significati nascosti umilianti o minacciosi in eventi benevoli.
5. Porta costantemente rancore.
6. Percepisce attacchi al proprio ruolo o reputazione ed è pronto a reagire con rabbia o a contrattaccare.
7. Sospetta sempre e senza giustificazione della fedeltà del partner.
Se i criteri sono prima dell’esordio della schizofrenia, aggiungere “premorboso”.

Disturbo schizoide di personalità

Ha distacco dalle relazioni sociali e gamma ristretta di espressioni emotive in situazioni interpersonali, che inizia nella prima età adulta ed in svariati contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1. Non desidera né prova piacere nelle relazioni affettive.
2. Sceglie attività individuali.
3. Dimostra poco o nessun interesse di avere esperienze sessuali con un’altra persona.
4. Prova piacere in poche o nessuna attività.
5. Non ha amici stretti o confidenti, eccetto i parenti di primo grado.
6. Sembra indifferente alle lodi o alle critiche.
7. Mostra freddezza emotiva.
Se i criteri sono prima dell’esordio della schizofrenia, aggiungere “premorboso”.

Disturbo schizotipico di personalità.

Deficit sociali e interpersonali con disagio acuto e ridotta capacità riguardanti le relazioni affettive, distorsioni cognitive e percettive ed eccentricità di comportamento, con inizio entro la prima età adulta e in svariati contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1. Idee di riferimento.
2. Convinzioni strane o pensiero magico.
3. Esperienze percettive insolite.
4. Pensiero ed eloquio strani.
5. Sospettosità o ideazione paranoide.
6. Affettività inappropriata o limitata.
7. Comportamento o aspetto strani, eccentrici.
8. Nessun amico stretto o confidente, eccetto i parenti di primo grado.
9. Eccessiva ansia sociale.
Se i criteri sono prima dell’esordio della schizofrenia, aggiungere “premorboso”.

Disturbi di personalità del gruppo B

Disturbo antisociale di personalità

Inosservanza e di violazione dei diritti degli altri, che si manifesta fin dai 15 anni, come indicato da tre (o più) dei seguenti elementi:
1. Incapacità di conformarsi alle norme sociali.
2. Disonestà.
3. Impulsività o incapacità di pianificare.
4. Irritabilità e aggressività.
5. Noncuranza sconsiderata della sicurezza propria o degli altri.
6. Irresponsabilità abituale.
7. Mancanza di rimorso.
L’individuo ha almeno 18 anni.
Presenza di un disturbo della condotta con esordio prima dei 15 anni.

Disturbo borderline di personalità

Instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività, entro la prima età adulta in svariati contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1. Sforzi disperati per evitare un reale o immaginario abbandono.
2. Un pattern di relazioni interpersonali instabili e intense, con alternanza tra iperidealizzazione e svalutazione.
3. Alterazione dell’identità.
4. Impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto.
5. Ricorrenti comportamenti, gesti o minacce suicidari, o comportamento automutilante.
6. Instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore.
7. Sentimenti cronici di vuoto.
8. Rabbia inappropriata, intensa, o difficoltà a controllarla.
9. Ideazione paranoide transitoria, o gravi sintomi dissociativi.

Disturbo istrionico di personalità

Ha emotività eccessiva e ricerca attenzione, entro la prima età adulta in svariati contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1. È a disagio in situazioni nelle quali non è al centro dell’attenzione.
2. L’interazione è caratterizzata da inappropriato comportamento sessualmente seduttivo.
3. Manifesta un’espressione delle emozioni rapidamente mutevole e superficiale.
4. Utilizza costantemente l’aspetto fisico per attirare l’attenzione.
5. Lo stile dell’eloquio è eccessivamente impressionistico e privo di dettagli.
6. Ha teatralità ed espressione esagerata delle emozioni.
7. È suggestionabile.
8. Considera le relazioni più intime di quanto non siano.

Disturbo narcisistico di personalità

Ha grandiosità nella fantasia o nel comportamento, necessità di ammirazione e ha mancanza di empatia, entro la prima età adulta in svariati contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1. Ha un senso grandioso di importanza.
2. È assorbito da fantasie di successo, potere, fascino, bellezza illimitati, o di amore ideale.
3. Crede di essere speciale e unico.
4. Richiede eccessiva ammirazione.
5. Ha un senso di diritto.
6. Sfrutta i rapporti interpersonali.
7. Manca di empatia.
8. È spesso invidioso o crede che gli altri lo invidino.
9. È arrogante e presuntuoso.



Disturbi di personalità del gruppo C

Disturbo evitante di personalità

Ha inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità al giudizio negativo, entro la prima età adulta in svariati contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1. Evita attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale per timore di essere criticato, disapprovato o rifiutato.
2. È riluttante a entrare in relazione con il prossimo.
3. Ha limitazioni nelle relazioni intime.
4. Si preoccupa di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali.
5. È inibito in situazioni interpersonali nuove.
6. Si vede come socialmente inetto.
7. È riluttante ad assumere rischi personali o a impegnarsi in nuove attività.

Disturbo dipendente di personalità

Ha eccessiva necessità di essere accudito, che porta ad essere sottomesso e dipendente, con timore della separazione, entro la prima età adulta in svariati contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1. Ha difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni.
2. Ha bisogno che altri si assumano la responsabilità della sua vita.
3. Fatica a esprimere disaccordo verso gli altri.
4. Ha difficoltà a iniziare progetti o a fare cose autonomamente.
5. Può giungere a qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento e supporto da altri.
6. Si sente a disagio o indifeso quando è solo.
7. Quando termina una relazione intima, cerca con urgenza un’altra relazione.
8. Si preoccupa in modo non realistico di essere lasciato.

Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

Preoccupazione per l’ordine, perfezionismo, controllo mentale e interpersonale, a spese di flessibilità ed efficienza, entro la prima età adulta in svariati contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1. Preoccupazione per i dettagli, le regole, l’ordine, al punto che va perduto lo scopo principale dell’attività.
2. Perfezionismo che interferisce con il completamento dei compiti.
3. Dedizione eccessiva al lavoro e alla produttività, fino all’esclusione delle attività di svago e delle amicizie.
4. Coscienziosità eccessiva, scrupoloso e intransigente in tema di valori.
5. Incapacità di gettare via oggetti consumati o di nessun valore.
6. Riluttanza a delegare compiti o a lavorare con altri, a meno che non si sottomettano esattamente al suo modo di fare.
7. Spesa improntata all’avarizia.
8. Rigidità e testardaggine.

Altri disturbi di personalità

Modificazione della personalità dovuta a un’altra condizione medica Un’alterazione persistente della personalità, conseguenza dell’alterazione dovuta ad un’altra condizione medica, il cui nome va indicato.

Disturbo di personalità con altra specificazione
Non vengono soddisfatti i criteri per nessuno specifico disturbo di personalità. Si comunica la ragione di ciò. Si registra “disturbo di personalità con altra specificazione” seguito dalla ragione specifica.

Disturbo di personalità senza specificazione
Non vengono soddisfatti i criteri per nessuno specifico disturbo di personalità. Non si comunica la ragione di ciò. Comprende le manifestazioni in cui ci sono informazioni insufficienti per porre una diagnosi più specifica.


Cordialmente

Dottor Mauro Vargiu
Dott.ssa Giulia Scalvini
Psicologo, Psicologo clinico
Desenzano del Garda
Buongiorno. Può succedere di riconoscere in se stessi caratteristiche di personalità che in alcuni casi possono essere indici di patologia, ma ciò non indica necessariamente l'esistenza della patologia stessa. All'interno della relazione con gli altri succede che alcuni lati di noi stessi, solitamente magari più celati, escano fuori allo scoperto e ci facciano porre delle domande su chi siamo. Tutto va visto in base al contesto e in base alla propria storia di vita e proprio per questo le consiglio di rivolgersi ad un professionista con l'obiettivo di comprendere meglio questi aspetti di sé che le creano dubbi e sofferenza. Qual è la sua storia?
Un caro saluto, dott.ssa Giulia Scalvini
Dott.ssa Eleonora Marzilli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, aldilà delle risposte che sta tentando di darsi, l'aspetto che mi sembra più rilevante è il fatto che stia iniziando a porsi queste domande così profonde su di sè, alla ricerca di una definizione più autentica di sè. Spesso le risposte che riusciamo a darci da soli sono condizionate da vissuti e percezioni che possono essere un pò distorti da una lente che le nostre esperienze ci hanno fatto inconsapevolmente indossare e che, forse, ora, con questo suo rilanciare un "ma chi sono veramente io?" sta tentando di mettere in discussione. Darei valore soprattutto a questo, dedicandogli il giusto spazio col supporto di qualcuno che possa aiutarla a fare ordine e guidarla in questa scoperta e ricerca di sè. Le risposte, le sue, le più autentiche, arriveranno. Cordialmente, Dott.ssa Eleonora Marzilli
Dott.ssa Giorgia Checchino
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Monza
Gentile utente, comprendo i suoi timori e le sue preoccupazioni. Il disturbo narcisistico di personalità è una patologia che non si può auto-diagnosticare, ma sono necessari colloqui clinici di valutazione, oltre che strumenti testistici standardizzati. Quello che le suggerirei è una valutazione psicologica, che le permetterebbe di fare chiarezza sui sintomi che riporta e le implicazioni che ne derivano, e poi potrà scegliere di intraprendere un percorso psicologico per lavorare su ciò che la disturba di più in questo momento.
Rimango a disposizione, cordialmente Dott.ssa Giorgia Checchino
Dott.ssa Lucrezia Giuliani
Sessuologo, Psicologo clinico, Psicologo
Grosseto
Gentile ragazza, grazie per aver condiviso il suo vissuto. Mi dispiace sentire che appunto sta vivendo questa situazione di disagio e comprendo quelli che sono i suoi timori. Tuttavia vorrei sottolineare come internet sia una fonte inesauribile di informazioni ma, se non contestualizzate e declinate nel luogo corretto (in questo caso da una psicologa), possano significare tutto e niente contemporaneamente. La inviterei ad intraprendere un percorso perchè, sebbene le situazioni che lei riporta siano molto chiare, se non sono declinate all'interno del contesto di vita e del vissuto della persona non possono acquisire significato. Resto a disposizione, cordialmente, dott.ssa Lucrezia Giuliani
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Dott. Diego Emmanuel Cordoba
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
È importante sottolineare che è sempre importante e utile consultare uno psicologo o uno psicoterapeuta per avere un quadro completo della situazione e ricevere un supporto adeguato. Tuttavia, ci sono alcuni elementi che emergono dalla tua descrizione che possono essere considerati in ambito psicologico sistemico relazionale.
Il primo punto da considerare è il fatto che tu riconosca di avere delle similitudini con il narcisismo patologico. Questo potrebbe indicare una possibile difficoltà nella gestione delle relazioni interpersonali e un bisogno eccessivo di attenzione e conferma da parte degli altri. Questo può influenzare negativamente la tua capacità di costruire relazioni sane e durature.
Inoltre, il fatto che tu provi ansia quando non hai il controllo della situazione potrebbe indicare una certa rigidità e una scarsa tolleranza per l'incertezza. Questo potrebbe essere un aspetto da approfondire in terapia per imparare a gestire meglio le emozioni e a controllare l'ansia.
Infine, il comportamento di desiderare l'attenzione di altre persone anche quando sei in una relazione potrebbe indicare una certa insoddisfazione o insicurezza personale che ti spinge a cercare conferme esterne. Questo è un aspetto che potrebbe beneficiare di una consulenza terapeutica per esplorare le tue motivazioni profonde.
In conclusione, la tua situazione potrebbe essere complessa e potrebbe richiedere un approccio terapeutico mirato per affrontare i tuoi bisogni emotivi e relazionali in modo più sano e equilibrato. È importante non etichettarsi automaticamente come affetti da disturbo, ma piuttosto cercare aiuto professionale per esplorare e affrontare i tuoi problemi in modo costruttivo. Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione anche online.
Dott. Cordoba
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Dott.ssa Alessia Cipriano
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Ciao! Ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza. Vorrei iniziare sottolineando che cercare una diagnosi online, senza il supporto di un professionista, non è mai la scelta ideale. Anche se alcune caratteristiche che descrivi potrebbero farti pensare a un disturbo, una diagnosi accurata può essere fatta solo da uno psicologo o psichiatra, attraverso un percorso approfondito e strutturato.

Capisco il desiderio di cercare una spiegazione o di riconoscerti in qualcosa di specifico, perché questo potrebbe darti un senso di controllo. Tuttavia, non è sempre utile incasellarsi in determinate etichette. Ciò che emerge chiaramente dalle tue parole è una forte sofferenza interiore, e il fatto che tu ti stia ponendo queste domande è un segnale importante. Questo dimostra che sei consapevole della tua situazione e desideri lavorare su te stessa.

L’aspetto positivo è che hai già compiuto un passo fondamentale: la presa di coscienza. Ora, piuttosto che focalizzarti esclusivamente sulla relazione con l’altra persona, ti incoraggio a riflettere sul rapporto con te stessa. Ogni comportamento che hai descritto potrebbe essere il risultato di cause più profonde, che meriterebbero di essere esplorate con l’aiuto di un terapeuta.

Il percorso di crescita personale che potresti intraprendere ti permetterà di comprendere meglio le tue dinamiche interne e di apportare quei cambiamenti che desideri. È assolutamente possibile migliorare, una volta che si acquisisce maggiore consapevolezza delle proprie motivazioni e dei propri bisogni.

Ti auguro buona fortuna nel tuo percorso di crescita e miglioramento! Dott.ssa Cipriano Alessia
Dott. Vittorio Mangiameli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno, come ben detto dai colleghi non è possibile effettuare una diagnosi o la definizione di presenza/assenza di un disturbo senza intraprendere un iter diagnostico più strutturato. Sicuramente avere consapevolezza di alcune caratteristiche personali, modi di pensare, sentire e comportarsi frequenti è un ottimo punto di partenza per arrivare ad analizzare nella relazione terapeutica significati e dinamiche più profonde, per intraprendere un percorso trasformativo. Attenzione però alla tentazione di nascondersi dietro un'etichetta diagnostica per trovare un'unica e immediata spiegazione a tutto e per giustificare l'idea di non poter far nulla per cambiare.
Buon proseguimento di giornata
dott. Vittorio Mangiameli
Dr. Francesco Della Gatta
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Parma
Gentilissim*, non sempre egocentrismo significa narcisismo. Per avere delle indicazioni terapeutiche o una eventuale certezza di diagnosi bisogna rivolgersi al professionista giusto per competenze tecniche e relazionali. Per qualsiasi dubbio non esiti a contattarmi. Cordiali saluti, Francesco
Dott. Giacomo Cresta
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve e grazie per aver condiviso la sua esperienza; è importante riflettere su questi comportamenti in modo critico. La domanda che potrebbe aiutare è se questi tratti siano una risposta a difficoltà emotive o se si inseriscano in un quadro più complesso che potrebbe richiedere una diagnosi specifica. Solo una valutazione approfondita con un professionista può chiarire la situazione. Se desidera discutere ulteriormente o esplorare come affrontare questi temi, sono a disposizione. Cordialmente,
Dott.ssa Francesca Spano
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Roma
Salve, grazie per aver condiviso così apertamente i suoi pensieri. Riconoscere certi tratti o comportamenti che la preoccupano è già un primo passo importante. Sebbene alcuni dei sintomi che descrive possano essere associati a tratti narcisistici, è fondamentale una valutazione più approfondita da parte di un professionista per comprendere meglio la situazione e determinare se si tratti di un disturbo di personalità o di altri fattori. Il disturbo narcisistico, ad esempio, si caratterizza da una combinazione di necessità di ammirazione, mancanza di empatia e difficoltà nelle relazioni interpersonali. Se sente che questi tratti influenzano negativamente la sua vita, potrebbe essere utile iniziare un percorso terapeutico per esplorare le sue emozioni, dinamiche relazionali e per lavorare su una maggiore consapevolezza di sé. Un professionista potrà aiutarla a comprendere meglio il suo vissuto e a sviluppare strategie di gestione.
Dott.ssa Martina Panaro
Psicologo
Casoria
Ciao, ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza. Prima di tutto, voglio dirti che è davvero importante che tu stia cercando di comprendere te stessa e le dinamiche che ti riguardano. Riconoscere certi comportamenti e pensieri è un primo passo fondamentale per il cambiamento.
Detto ciò, ciò che descrivi potrebbe suggerire la presenza di tratti narcisistici, ma non è possibile fare una diagnosi senza una valutazione diretta e approfondita da parte di un professionista. Il narcisismo patologico è un disturbo complesso che coinvolge un senso di grandiosità, un bisogno costante di ammirazione e una mancanza di empatia. Però i comportamenti che descrivi, come la difficoltà nel gestire il distacco emotivo o la ricerca incessante di attenzioni, potrebbero anche essere legati a una bassa autostima o a difficoltà nell'accettare le proprie vulnerabilità, che sono comuni a molte persone.
Il fatto che tu riconosca queste dinamiche e che tu voglia affrontarle è già un segno di consapevolezza. Ti consiglio di continuare a lavorare su te stessa, magari con un percorso terapeutico che ti aiuti a esplorare la tua autostima, le tue emozioni e le tue relazioni. Un buon terapeuta può aiutarti a comprendere meglio le radici di questi comportamenti e a trovare modi più sani per relazionarti con gli altri e con te stessa. Inoltre, la consapevolezza di queste dinamiche ti darà la possibilità di migliorare il tuo benessere emotivo e le tue relazioni interpersonali.
Sii gentile con te stessa durante questo percorso: lavorare su aspetti così profondi e complessi richiede tempo e pazienza. Se senti che il bisogno di tenere tutto sotto controllo ti crea molta ansia, affrontare gradualmente questi aspetti in terapia potrebbe darti strumenti efficaci per gestire le tue emozioni in modo più equilibrato.
Un passo alla volta, vedrai che riuscirai a comprendere e ad affrontare meglio questi aspetti, cercando di essere più in sintonia con te stessa e con gli altri.
Dott.ssa Valentina De Chiara
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Brescia
Gentile utente, dovremmo capire come questi aspetti che descrive influenzano la sua vita e le sue relazioni. Le caratteristiche che ha elencato potrebbero riflettere diverse dinamiche interne e relazionali complesse. L'invidia, l'egocentrismo, il bisogno di attenzione, le difficoltà relazionali e il bisogno di controllo sono tutti aspetti che possono essere esplorati più a fondo per capire le loro radici e le loro conseguenze. Le suggerisco di intraprendere un percorso psicologico, così da esplorare più a fondo la situazione e affrontare i pensieri e le emozioni legati ad essa, con l’obiettivo di trovare maggiore serenità.
Resto a disposizione anche per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Brescia
Dott.ssa Annalisa Marzi
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicoterapeuta
Roma
la psicopatologia è un irrigidimento. i tuoi sospetti sono validi e meritano di essere esplorati.
Dott.ssa Chiara Biasi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno, da quello che lei descrive ci son dei buoni presupposti per intraprendere un percorso psicoterapeutico più che per cercare conferma in una diagnosi per capire che origine hanno certi atteggiamenti, pensieri e sentimenti che probabilmente la fanno stare male.
Dott.ssa Claudia Quaglieri
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Lido Di Ostia
Gentilissima,
sono positivamente colpita dalla precisione e lucidità della sua analisi e dell'autoconsapevolezza. Pur non volendo io essere troppo rigida, devo comunque sottolineare come non sia nè etico nè effettivamente possibile esprimere giudizi diagnostici se non avendo la persona di fronte e dopo un processo complesso che consiste di osservazioni, colloqui, questionari e test psicometrici. Tuttavia gli elementi che lei porta in esame appaiono collimare con le caratteristiche della persona che, a livello teorico, potrebbe avere caratteristiche di personalità di tipo narcisista. Tutto questo comunque non è sufficiente per considerare la possibilità di un disturbo. Tra la salutogenesi e la patogenesi intercorre un continuum di sfumature lungo il quale è possibile ritrovarsi grazie ad una buona consapevolezza e alla motivazione di tendere verso un comportamente coerente e funzionale per affrontare le difficoltà della vita. Certamente Lei dimostra di essere un ottima candidata per un percorso di approfondimento della conoscenza di sè e se lo ritiene e fosse opportuno, per modificare comportamenti che fanno soffrire lei stessa o persone intorno a Lei.
Un caro saluto. Dott.ssa Claudia Quaglieri
Dott.ssa Benedetta Cereda
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, mi dispiace che lei stia sperimentando ciò ma sono colpita dalla sua volontà di comprensione e di auto osservazione.
Per comprendere il significato degli atteggiamenti descritti e per rispondere alla sua domande è necessario comprendere le motivazioni alla base di ciò che descrive.
Sono disponibile qualora volesse a fare qualche colloquio per indagare insieme a lei in profondità la natura di ciò che descrive e per rispondere insieme alla sua domanda.
Cordiali saluti
Dott.ssa Benedetta Cereda
Dott.ssa Martina Morello
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Sessuologo
Milano
Buon pomeriggio, il suo messaggio denota un buon livello di riflessione rispetto a ciò che caratterizza il suo funzionamento, ma soprattutto sembra ci sia una parte di lei intenzionata a capirci qualcosa in più della sua situazione. Qualora decidesse di approfondire, resto a disposizione.
Intanto la saluto e le auguro un buon proseguimento di giornata.
Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, da quanto descrive sembra che lei stia attraversando una fase di forte disagio rispetto a come vive le relazioni e sé stessa. I tratti che riconosce possono essere indicativi di difficoltà nell’autoregolazione emotiva e nella gestione dell’ansia legata al controllo e all’immagine di sé. Questo non significa necessariamente un disturbo narcisistico di personalità, ma potrebbe indicare la presenza di schemi emotivi e comportamentali su cui lavorare. Le suggerirei di rivolgersi a uno psicoterapeuta che possa aiutarla a esplorare queste dinamiche con attenzione e senza giudizio, per migliorare la relazione con sé stessa e con gli altri.
Dr. Massimiliano Siddi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Buongiorno,
le difficoltà nelle relazioni, che siano familiari, di coppia o amicali, spesso riflettono dinamiche interne che vale la pena esplorare. Imparare a riconoscere i propri bisogni e a comunicarli in modo sano è un passo fondamentale per migliorare il proprio benessere emotivo.
Sono il dottor Massimiliano Siddi e ricevo in zona Mostacciano a Roma. Se sente il bisogno di approfondire questi aspetti, possiamo farlo insieme attraverso un percorso mirato.
Resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo.
Salve.
Ciò che descrive potrebbe effettivamente far pensare che Lei possa rientrare nella categoria di personalità di tipo narcisistico. Bisogna comunque sottolineare che per poter parlare di disturbo di personalità narcisistico vero e proprio bisogna affidarsi ad uno specialista della salute mentale, poiché non tutti coloro che possiedono tratti di personalità narcisistici rientrano automaticamente nel disturbo di personalità.
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, i tratti che riporta possono appartenere a un funzionamento narcisistico, ma non significano necessariamente che vi sia un disturbo di personalità. Spesso queste dinamiche nascono da una fragilità del senso di sé e dal bisogno profondo di essere visti e riconosciuti. Un percorso con uno psicologo psicoterapeuta, ad esempio nell’ambito della psicoterapia umanistica o dell’EMDR, può aiutarla a comprendere le radici di questi comportamenti e a sviluppare modalità più autentiche di contatto affettivo. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Lucrezia Navarra
Psicologo, Psicologo clinico
Bassano del Grappa
Gentile,
grazie per aver condiviso un vissuto così intimo. È comprensibile cercare un nome per ciò che si prova, ma per parlare di disturbo serve una valutazione diretta da parte di uno specialista, con colloquio clinico ed eventualmente test: la psicologia non è “bianco o nero” e molte caratteristiche possono avere significati diversi a seconda della storia personale e dell’impatto sulla vita. Se desidera comprendere meglio questi vissuti (e, se opportuno, arrivare a una diagnosi), le suggerisco di rivolgersi a uno psicologo che la aiuti a fare chiarezza e a trovare modi più funzionali di stare nelle relazioni se questo è il cambiamento che desidera per sé. Le sconsiglio l’autodiagnosi: prendersi cura di sé con un confronto professionale è il passo più sicuro e utile.
Salve, ti ringrazio per il modo diretto e onesto con cui ti racconti. Non è affatto scontato riuscire a guardarsi con questa lucidità, soprattutto quando ciò che emerge non è facile da accettare. Già questo dice molto della tua capacità riflessiva e del fatto che non stai parlando “da una diagnosi”, ma da un’esperienza vissuta.
Vorrei partire da un punto importante: riconoscere in sé tratti che oggi vengono facilmente etichettati come “narcisistici” non significa automaticamente avere un disturbo di personalità. Nel linguaggio clinico (e ancora di più in quello junghiano) è fondamentale distinguere tra tratti, dinamiche e strutture. Molte delle caratteristiche che descrivi (il bisogno di attenzione, la paura di perdere valore agli occhi dell’altro, l’invidia, il controllo, l’angoscia quando l’altro si allontana) parlano meno di grandiosità e più di una fragilità del senso di sé.
Da una prospettiva junghiana potremmo dire che l’Io ha bisogno costante di specchiarsi nello sguardo dell’altro per sentirsi esistere. L’immagine, l’attenzione, il desiderio altrui diventano una sorta di nutrimento psichico. Quando questo specchio vacilla (quando l’altro si distacca, cambia, o non conferma più l’immagine che hai di te) emerge un’angoscia intensa, a volte rabbiosa, perché viene minacciato l’equilibrio interno. Non è tanto l’altro a mancare, quanto il sostegno narcisistico che regge il senso di identità.
Anche il desiderio di nuove attenzioni all’interno di relazioni che “vanno bene” può essere letto non come mancanza di sentimenti, ma come difficoltà a tollerare la stabilità, che spesso espone a un contatto più profondo con sé e con le proprie parti vulnerabili. In questo senso, più che di anaffettività, potremmo parlare di una difesa dall’intimità: l’altro è necessario per sentirsi vivi, ma è anche pericoloso perché può deludere, smettere di scegliere, o vedere parti di noi che fatichiamo ad accettare.
L’invidia, in chiave junghiana, è spesso il segnale di qualcosa che non sentiamo ancora nostro: una qualità, una pienezza, una sicurezza che vediamo riflessa negli altri e che desideriamo integrare. Non è un difetto morale, ma un indicatore prezioso di ciò che chiede riconoscimento e lavoro interiore.
Alla tua domanda: “Potrei avere un disturbo?” si può rispondere con cautela e rispetto. Quello che descrivi non basta, da solo, a parlare di un disturbo di personalità strutturato. Piuttosto, sembra emergere una configurazione narcisistica fragile, fatta di forte bisogno di controllo, dipendenza dallo sguardo altrui e paura della perdita di valore. Tutti elementi che possono essere compresi, esplorati e trasformati in un percorso terapeutico.
Il punto centrale non è l’etichetta, ma la sofferenza che traspare tra le righe: l’ansia, la tensione costante, la fatica di mantenere relazioni senza sentirsi minacciata, il bisogno di essere sempre “confermata”. Questi sono segnali che meritano ascolto, non giudizio.
Un lavoro terapeutico potrebbe aiutarti a costruire un senso di identità più stabile, meno dipendente dallo sguardo dell’altro, e a entrare in relazione non come campo di prova del tuo valore, ma come spazio di incontro reale. Non perché ci sia “qualcosa che non va” in te, ma perché c’è qualcosa che chiede profondità, integrazione e cura.
Il fatto che tu ti stia ponendo queste domande è già un primo, importante passo.
Salve, la situazione che descrive è articolata, ma non per forza patologica. Molto spesso la consapevolezza di se e della propria preferenza relazionale permettono di migliorare molto la qualità della vita così come il benessere delle relazioni.
Gentilissima, difficile rispondere alla sua domanda sulla base di questi soli elementi. Sarebbe utile e importante provare ad andare più a fondo, capire come mai si è posta queste domande e da dove derivano, valutare la possibilità di altri quadri di funzionamento, quali sono gli aspetti che le creano disagio e malessere. Un percorso terapeutico potrebbe supportarla in questo, anche per evitare di darsi erroneamente etichette non adeguate. Uno spiraglio di riflessione si è sicuramente aperto in lei, avendo posto qui la sua domanda, ne approfitti per ampliarlo e fare maggiore luce su di lei e sul comprendere meglio cosa sta vivendo. Un caro saluto
Gentile Utente, ti ringrazio per la sincerità e con cui hai presentato la tua situazione. Non è comune avere la capacità di osservare i propri 'lati d'ombra' con tale onestà, e questo è già un segnale molto positivo del tuo desiderio di stare meglio.
Capita spesso che, dopo aver incontrato una persona con tratti narcisistici, ci si inizi a porre mille domande su sé stessi, quasi per riflesso. Dalle tue parole emerge una grande fatica: la fatica di dover essere sempre 'al centro', il timore costante che gli altri cambino idea su di te e quell'ansia che ti assale quando senti di perdere il controllo. Più che una ricerca di superiorità, quello che descrivi sembra il bisogno profondo di sentirti al sicuro e confermata dagli altri.
È possibile che quelli che chiami 'sintomi' siano in realtà delle strategie che hai imparato a usare per proteggerti da una paura molto antica: quella di non essere vista o di restare sola. Il fatto che tu senta il bisogno di tradire o di cercare nuove attenzioni suggerisce che, una volta finita la fase dell'entusiasmo, tu faccia fatica a sentirti 'abbastanza' senza una conferma esterna costante.
Non avere paura di avere un 'disturbo': le etichette servono solo a dare un nome alla sofferenza per poterla curare. Quello che conta è che hai deciso di smettere di specchiarti 'in una goccia d'acqua' per iniziare a guardare dentro di te, magari con l’aiuto di un professionista: insieme potreste lavorare per capire cosa si nasconde dietro questo bisogno di controllo e come puoi imparare a sentirti preziosa per te stessa, indipendentemente dallo sguardo degli altri.
Un caro saluto.
Dr. Claudio Puliatti
Buonasera,
è molto importante che lei sia riuscita a osservare con sincerità alcuni aspetti del suo modo di relazionarsi. Questa capacità di auto-riflessione è già un elemento importante da tenere in considerazione.
Alcuni comportamenti che descrive – bisogno di attenzione, difficoltà a tollerare il distacco, forte reattività quando si sente messa in discussione, ricerca continua di conferme – possono far pensare a dinamiche legate all’autostima e alla regolazione emotiva. Tuttavia, non è possibile stabilire attraverso un elenco di caratteristiche se sia presente un disturbo di personalità.
Le etichette diagnostiche richiedono una valutazione approfondita e tengono conto della stabilità nel tempo, dell’intensità e soprattutto del livello di sofferenza e compromissione nella vita quotidiana.
Spesso ciò che appare come “egocentrismo” o “anaffettività” può essere, in realtà, una modalità difensiva: un modo per proteggersi dalla paura del rifiuto, dall’invidia, dal timore di non essere abbastanza o di perdere il controllo. Il fatto che lei viva ansia intensa quando qualcosa le sfugge e che la deluda l’idea di non essere vista come desidera, indica una sensibilità emotiva significativa, non assenza di affettività.
Più che chiedersi subito se abbia un disturbo, potrebbe essere utile esplorare da dove nascono questi bisogni di conferma, questa difficoltà a tollerare la frustrazione e la paura di perdere l’attenzione dell’altro.
Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere più a fondo il funzionamento delle sue dinamiche relazionali e a costruire modalità più stabili e soddisfacenti di stare nelle relazioni, senza ricorrere a etichette che rischiano di semplificare eccessivamente una realtà più complessa.

Resto disponibile.
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