Buonasera, sono una ragazza e vi scrivo per chiedervi un aiuto. Da quasi 2 anni sto con un ragazzo,

5 risposte
Buonasera, sono una ragazza e vi scrivo per chiedervi un aiuto. Da quasi 2 anni sto con un ragazzo, dolce e innamoratissimo di me. Solo che agli inizi mi ha tenuto nascosto che aveva avuto delle relazioni sessuali con due persone della comitiva che frequenta lui, da queste due bugie io non mi sono più fidata, cerco di farmela passare ma non riesco, a volte litigo di brutto con lui anche senza apparente motivo e sono sempre arrabbiata, nervosa e sempre con il dubbio che lui possa nascondermi dell altro. Mi vergogno di questo ma continuo a farlo, mentre lui dorme controllo il suo telefono e non c'è nulla, stasera ho trovato un widget sul suo telefono che mostrava come nascondere persone dai suoi ricordi su Google foto. E tempo fa ho notato che nelle sue ricerche Facebook c'erano tante ragazze mentre lui ha continuato a dirmi che le stava eliminando. I suoi comportamenti mi mettono una forte crisi o forse sono io ad essere esagerata? Tempo fa mi diagnosticarono sindrome DOC da relazione. Per il resto con me lui è una persona molto comprensiva, solo che quando faccio presente che non sto bene minimizza dicendo che mi faccio le paranoie e che va tutto bene, quando ho quegli scatti dove litighiamo gliene dico di tutti i colori e sarei pronta anche a lasciarlo cosi da poter capire se starei meglio o no. Ho notato anche di essere cambiata da qualche anno, non faccio più il lavoro che ho sempre fatto e ho cambiato la mia vita radicalmente, ultimamente dormo e fumo di più come se non vedessi l ora che passasse la giornata. Mi da fastidio se lui è felice e coltiva i suoi hobby, lo so è una cosa bruttissima ma non so che mi prende, non riesco ad essere positiva in questa relazione.
Gentilissima, dalle sue parole emerge molta sofferenza e una grande fatica nel vivere questa relazione con serenità. Più che domandarsi se il suo compagno stia realmente nascondendo qualcosa, sembra importante fermarsi su ciò che sta accadendo dentro di lei: la sfiducia costante, il bisogno di controllare, la rabbia che esplode anche senza motivi apparenti, il senso di vuoto e di perdita di interesse per la sua vita.
Indipendentemente dall’origine delle prime bugie, oggi il problema principale non sembra essere tanto il comportamento del partner, quanto lo stato di allerta in cui lei vive la relazione. Questo clima di sospetto continuo la sta consumando e sta trasformando il legame in una fonte di angoscia più che di sicurezza.
Il fatto che le sia stata indicata una forma di DOC da relazione è un elemento importante: significa che questi pensieri e questi comportamenti non sono semplicemente “paranoie”, ma segnali di un disagio reale che merita attenzione e cura.
In questo momento potrebbe essere molto utile prendersi uno spazio personale per guardare più da vicino questa ostilità, questa sfiducia e questo malessere diffuso, non per giudicarsi ma per comprenderne il senso. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che appartiene realmente alla relazione da ciò che invece nasce da un conflitto interno, permettendole gradualmente di liberarsi da questo stato di tensione continua e di ritrovare una posizione più serena, con o senza questo partner.

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Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Buonasera,
quello che descrivi è molto faticoso, soprattutto pervhé ti rendi conto dei tuoi comportamenti e allo stesso tempo senti di non riuscire a fermarti. Questa consapevolezza è già un segnale importante.
Partiamo da un punto chiave, la fiducia siè incrinata all’inizio della relazione, quando hai scoperto che ti aveva nascosto delle cose. Anche se si tratta di relazioni precedenti, il fatto che siano state taciute ha creato una ferita. Non è “pazzia” reagire così dopo una bugia, è una reazione emotiva a qualcosa che ha minato la sicurezza.
Il problema però oggi non è più solo quello che è successo allora, ma il meccanismo che si è attivato dentro di te. Controllare il telefono, cercare segnali, interpretare ogni dettaglio come possibile prova, litigare anche senza motivo apparente: questo ti sta tenendo in uno stato di allerta costante. E più controlli, più la mente trova nuovi appigli per dubitare. È un circolo che si autoalimenta.Il fatto che ti sia stata diagnosticata una forma di DOC relazionale è coerente con ciò che racconti. In queste dinamiche il dubbio non si risolve con le prove, perché anche quando non trovi nulla, la mente trova un nuovo “forse”. Non è cattiveria, è ansia che cerca rassicurazione ma non si sazia mai.C’è però un altro aspetto importante. Dici che dormi di più, fumi di più, hai cambiato vita, senti fastidio quando lui è felice. Questo non parla solo di gelosia. Parla di un malessere più ampio, di una stanchezza emotiva, forse di una frustrazione personale che non riguarda solo la relazione. Quando dentro ci sentiamo vuoti o insoddisfatti, è più facile che il partner diventi il bersaglio su cui proiettare tutto.
La domanda quindi non è solo “sono esagerata?”, ma “come sto io, al di là di lui?”. Perché anche se lui fosse perfetto, il tuo sistema interno oggi è in sofferenza. E questo merita attenzione.
Un percorso psicologico può aiutarti a lavorare sul controllo, sull’ansia relazionale e su questo senso di insoddisfazione che si sta allargando nella tua vita. Non per salvare la relazione a tutti i costi, ma per aiutarti a capire cosa ti sta succedendo davvero e a uscire da questo stato di tensione continua.
Un primo colloquio può essere utile per fare chiarezza e iniziare a interrompere questo meccanismo che ti sta facendo stare male.

Se lo desideri, puoi prenotare una visita per approfondire la tua situazione.
Sono la Dott.ssa Alina Mustatea, psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitoriale.
Un caro saluto
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buonasera, grazie per aver scritto con sincerità.
Da quello che racconta non emerge una “cattiveria” da parte sua né semplicemente una gelosia caratteriale. Si vede piuttosto un meccanismo di sofferenza che si è incastrato nella relazione e che ormai si alimenta da solo.
Le due bugie iniziali del suo ragazzo sono state probabilmente il punto di partenza. Anche se riguardavano il passato, per lei hanno rotto la sensazione di sicurezza. Da lì si è attivato un bisogno di controllo per calmare l’ansia: controllare il telefono, interpretare ricerche, cercare segnali nascosti. Il problema è che il controllo non rassicura davvero. Funziona solo per poco tempo e poi il dubbio torna più forte, e la mente ricomincia a cercare altre prove. Questo è proprio il meccanismo tipico del disturbo ossessivo legato alla relazione: non è la realtà dei fatti che mantiene l’ansia, ma il dubbio continuo e la necessità di certezza assoluta.
Il fatto che non trovi nulla sul telefono e continui comunque a stare male è un elemento importante. Non significa che lei “si inventa tutto”, significa che il suo cervello cerca sicurezza emotiva attraverso verifiche concrete, ma la sicurezza emotiva non si ottiene con le verifiche. Più controlla, più la sua mente impara che per stare tranquilla deve controllare ancora.
Anche le reazioni che descrive, scatti di rabbia, insulti, voglia di lasciarlo per vedere se starebbe meglio, non nascono da mancanza di amore. Nascono dall’esaurimento mentale prodotto dall’ossessione. A un certo punto la tensione interna diventa così forte che deve uscire, e la persona più vicina diventa il bersaglio. Dopo, però, il dubbio torna.
C’è poi un altro aspetto molto importante: non sta soffrendo solo nella coppia. Lei riferisce cambiamenti di vita, perdita di motivazione, dormire molto, fumare di più, aspettare che la giornata passi, irritazione se lui sta bene. Questi non sono segnali di semplice gelosia. Sono segnali di un tono dell’umore basso, vicino a uno stato depressivo o ansioso cronico. Quando si sta così, la mente si aggrappa alla relazione come se fosse il luogo dove trovare certezza e stabilità, e diventa ipervigilante.
Il suo ragazzo probabilmente sbaglia quando minimizza dicendo che sono “paranoie”, ma non perché lei abbia ragione sui sospetti. Sbaglia perché lei sta realmente male. Il punto però è questo: anche se lui cambiasse comportamento, la sua mente continuerebbe a cercare altro. Non è lui che mantiene il problema, è il circolo dubbio-ansia-controllo.
Lasciarlo per capire se starebbe meglio difficilmente risolverebbe. All’inizio avrebbe sollievo, perché sparirebbe lo stimolo che attiva le ossessioni. Poi la stessa modalità di pensiero tenderebbe a ripresentarsi in un’altra relazione o in altre aree della vita.
La diagnosi di DOC relazionale che ha ricevuto è coerente con quello che descrive, ma in questo momento sembra associarsi anche a una sofferenza dell’umore.
Un punto pratico importante: il controllo del telefono non è la soluzione ma il principale mantenitore del problema. Ogni controllo rinforza il dubbio. In terapia si lavora proprio sul tollerare l’incertezza senza verifiche, gradualmente.
Non si colpevolizzi per quello che prova, ma non interpreti nemmeno tutto come prova che la relazione è sbagliata. In questo momento lei non riesce a sentire serenità perché la sua mente è costantemente in allarme. Prima di prendere decisioni definitive sulla coppia, sarebbe utile prendersi cura della sua salute psicologica. Solo quando l’ansia ossessiva si riduce si riesce davvero a capire se si vuole stare con quella persona oppure no.
Le consiglio quindi di riprendere un percorso psicologico, specificando la precedente diagnosi e i sintomi attuali. È un problema frequente e trattabile, e quello che descrive non è una condanna né per lei né per la relazione.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Dott. Massimiliano Pompa
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile,
è evidente che stia attraversando un momento di difficoltà personale. Questa fatica, che sta tentando di gestire attraverso i comportamenti che ha descritto, la pone però anche di fronte a un interrogativo su ciò che le sta accadendo: ne cerca un senso e formula una domanda importante su di sé.
Le consiglio di portare questa domanda in uno spazio di parola, incontrando uno psicologo di persona, così da poter affrontare la questione a partire proprio da ciò che oggi la fa soffrire e comprenderne più a fondo le radici.

Saluti
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
Leggendo le tue parole si sente tutto il peso di una situazione che ti sta sfinendo. È come se fossi bloccata in un labirinto dove ogni angolo ti riporta allo stesso punto: il sospetto che non ti dà tregua.
Voglio dirti subito una cosa importante: non sei "esagerata". Sei una persona ferita che ha ricevuto un colpo alla fiducia proprio all'inizio della storia, e da allora è come se i tuoi sensori di pericolo fossero rimasti sempre accesi. Da psicologo, vedo che siete finiti in una dinamica molto faticosa: tu ti sei trasformata tuo malgrado in un "poliziotto" e lui, sentendosi sotto pressione, probabilmente reagisce minimizzando o nascondendo piccole cose per evitare il conflitto, alimentando però ancora di più i tuoi dubbi. È un circolo vizioso in cui non vince nessuno.
Il problema del controllo, come quello che fai sul telefono, è che è una medicina che non cura. Ti dà un sollievo che dura pochi secondi, ma poi il dubbio si sposta: "E se avesse cancellato?", "Cosa significa quel widget?". La diagnosi di DOC da relazione che hai menzionato è un tassello fondamentale: la tua mente tende a usare il dubbio come un chiodo fisso e, se non viene trattata questa modalità di pensiero, nessuna prova di fedeltà sarà mai abbastanza per farti stare tranquilla.
Mi ha colpito molto però anche l'ultima parte del tuo racconto. Dici che la tua vita è cambiata radicalmente, che non lavori più come prima e che passi le giornate aspettando che finiscano, fumando e dormendo. Sembra che tu stia attraversando un momento di profonda apatia personale. A volte, quando la nostra vita "fuori" dalla coppia si svuota o ci rende insoddisfatti, riversiamo tutta la nostra ansia e il bisogno di controllo sulla relazione. Se lui coltiva i suoi hobby ed è felice mentre tu ti senti ferma, quella felicità ti ferisce perché fa da specchio a quello che ti manca.
Le esplosioni di rabbia e la voglia di lasciarlo sono il tuo modo di cercare aria, un tentativo di interrompere questo dolore che non sai più come gestire. Ma aggredirlo e sentirsi chiamare "paranoica" vi allontana soltanto.
Il mio consiglio è di provare a spostare, anche solo di poco, l'attenzione da lui a te. Questa relazione è diventata il luogo dove si sfoga un malessere più profondo che riguarda la tua realizzazione personale e la gestione della tua ansia. Meriti di tornare a investire su te stessa, a ritrovare un progetto o un'attività che ti faccia sentire viva, indipendentemente da quello che lui cerca su Facebook.
Potrebbe esserti molto utile consultare un professionista per lavorare su alcuni punti chiave: prima di tutto sulla gestione dei pensieri ossessivi legati al DOC da relazione, per imparare a non farti travolgere dai dubbi; in secondo luogo, sulla ricostruzione della tua identità personale e della tua autostima, che sembrano essersi affievolite dopo il cambiamento lavorativo; infine, potreste esplorare come trasformare la vostra comunicazione di coppia, passando dalle accuse alla condivisione dei bisogni, così che lui smetta di minimizzare e tu possa sentirti davvero ascoltata.

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