Sto con il mio ragazzo da quando avevamo 18 anni. Negli anni la nostra relazione è stata profondamen
4
risposte
Sto con il mio ragazzo da quando avevamo 18 anni. Negli anni la nostra relazione è stata profondamente segnata dalla sua ludopatia. All’inizio ho sottovalutato il problema, convinta di poterlo aiutare e di riuscire a contenere la situazione. Con il tempo però il gioco è diventato sempre più invasivo e distruttivo.
Le sue perdite economiche hanno iniziato a pesare concretamente sulla nostra vita e progressivamente anche sulla mia integrità personale. Ho iniziato coprendo le sue perdite con i soldi dei miei genitori, poi ho oltrepassato limiti che non avrei mai pensato di superare. Sono arrivata a rubare, prima oggetti d’oro, poi soldi dalle carte a cui avevo accesso, fino al conto dei miei genitori. Questo è l’aspetto che oggi mi spaventa di più, perché non mi riconosco nella persona che sono diventata pur di sostenere la relazione.
Nonostante tutto ho portato avanti il mio percorso universitario, mi sono laureata con il massimo dei voti e ho iniziato a lavorare da remoto con un ottimo stipendio. Tuttavia il meccanismo è rimasto lo stesso, lui esaurisce il suo stipendio in pochi giorni e io divento il sostegno economico. Ad aprile dell’anno scorso ha vinto circa 100.000 euro, persi interamente nel giro di una settimana.
A luglio ho scoperto una conversazione tra lui e una ragazza con cui lavorava. Nello stesso posto lavoravano anche la madre del mio ragazzo e il fidanzato di lei. Dai messaggi avevo capito che si erano messi d’accordo per vedersi. Sono intervenuta e ho impedito l’incontro. Siamo andati insieme da lei a chiarire e mi hanno rassicurata dicendo che si trattava di qualcosa di amichevole. Mi hanno convinta a non dire nulla al fidanzato di lei per evitare problemi sul lavoro. Dentro di me non ho mai creduto completamente a quella versione, ma ho scelto di andare avanti.
Il 28 gennaio di quest’anno lui ha avuto una conversazione con la stessa ragazza. Io l’ho scoperta solo a febbraio. Nello stesso periodo ho trovato nella cronologia del suo telefono ricerche di hotel a ore.
Il 31 gennaio, prima che io scoprissi quella conversazione, i miei genitori sono venuti a conoscenza della situazione economica. È stato un momento molto forte, lui è venuto a casa mia, si è assunto le sue responsabilità . Da quel momento ha smesso di chiedermi soldi e ha interrotto il gioco compulsivo. Per la prima volta dopo anni ho avuto la sensazione di una certa stabilità.
Quando tre giorni fa ho scoperto la conversazione del 28 gennaio, ho deciso di informare il fidanzato di lei inviandogli gli screenshot. Dopo che lui ha lasciato la ragazza, lei mi ha scritto confermandomi che quella sera avevano avuto un rapporto sessuale.
Il mio ragazzo continua a negare che sia successo qualcosa e sostiene che la sua ammissione sia una forma di vendetta nei miei confronti per aver coinvolto il fidanzato e aver creato problemi. Insiste su questa versione, mentre allo stesso tempo dice che è colpa sua, che vuole cambiare e che non può stare senza di me.
Mi sento profondamente divisa: da un lato vedo un cambiamento concreto sul piano economico e comportamentale dopo l’intervento dei miei genitori; dall’altro faccio fatica a conciliare le sue negazioni con ciò che ho visto e con l’ammissione di lei. Vivo in uno stato di allerta costante e non riesco a capire se il cambiamento sia frutto di una reale presa di coscienza o della paura di aver perso il controllo della situazione.
So che la relazione è tossica e che mi ha portata a superare limiti che non avrei mai immaginato, eppure faccio fatica a chiuderla definitivamente.
Le sue perdite economiche hanno iniziato a pesare concretamente sulla nostra vita e progressivamente anche sulla mia integrità personale. Ho iniziato coprendo le sue perdite con i soldi dei miei genitori, poi ho oltrepassato limiti che non avrei mai pensato di superare. Sono arrivata a rubare, prima oggetti d’oro, poi soldi dalle carte a cui avevo accesso, fino al conto dei miei genitori. Questo è l’aspetto che oggi mi spaventa di più, perché non mi riconosco nella persona che sono diventata pur di sostenere la relazione.
Nonostante tutto ho portato avanti il mio percorso universitario, mi sono laureata con il massimo dei voti e ho iniziato a lavorare da remoto con un ottimo stipendio. Tuttavia il meccanismo è rimasto lo stesso, lui esaurisce il suo stipendio in pochi giorni e io divento il sostegno economico. Ad aprile dell’anno scorso ha vinto circa 100.000 euro, persi interamente nel giro di una settimana.
A luglio ho scoperto una conversazione tra lui e una ragazza con cui lavorava. Nello stesso posto lavoravano anche la madre del mio ragazzo e il fidanzato di lei. Dai messaggi avevo capito che si erano messi d’accordo per vedersi. Sono intervenuta e ho impedito l’incontro. Siamo andati insieme da lei a chiarire e mi hanno rassicurata dicendo che si trattava di qualcosa di amichevole. Mi hanno convinta a non dire nulla al fidanzato di lei per evitare problemi sul lavoro. Dentro di me non ho mai creduto completamente a quella versione, ma ho scelto di andare avanti.
Il 28 gennaio di quest’anno lui ha avuto una conversazione con la stessa ragazza. Io l’ho scoperta solo a febbraio. Nello stesso periodo ho trovato nella cronologia del suo telefono ricerche di hotel a ore.
Il 31 gennaio, prima che io scoprissi quella conversazione, i miei genitori sono venuti a conoscenza della situazione economica. È stato un momento molto forte, lui è venuto a casa mia, si è assunto le sue responsabilità . Da quel momento ha smesso di chiedermi soldi e ha interrotto il gioco compulsivo. Per la prima volta dopo anni ho avuto la sensazione di una certa stabilità.
Quando tre giorni fa ho scoperto la conversazione del 28 gennaio, ho deciso di informare il fidanzato di lei inviandogli gli screenshot. Dopo che lui ha lasciato la ragazza, lei mi ha scritto confermandomi che quella sera avevano avuto un rapporto sessuale.
Il mio ragazzo continua a negare che sia successo qualcosa e sostiene che la sua ammissione sia una forma di vendetta nei miei confronti per aver coinvolto il fidanzato e aver creato problemi. Insiste su questa versione, mentre allo stesso tempo dice che è colpa sua, che vuole cambiare e che non può stare senza di me.
Mi sento profondamente divisa: da un lato vedo un cambiamento concreto sul piano economico e comportamentale dopo l’intervento dei miei genitori; dall’altro faccio fatica a conciliare le sue negazioni con ciò che ho visto e con l’ammissione di lei. Vivo in uno stato di allerta costante e non riesco a capire se il cambiamento sia frutto di una reale presa di coscienza o della paura di aver perso il controllo della situazione.
So che la relazione è tossica e che mi ha portata a superare limiti che non avrei mai immaginato, eppure faccio fatica a chiuderla definitivamente.
Gentilissima, lei ha condiviso con tanta lucidità e coraggio una storia così complessa e dolorosa. Da ciò che racconta emerge quanto per anni lei abbia sostenuto un carico emotivo, economico e morale enorme, spesso mettendo da parte se stessa pur di tenere in piedi la relazione. È comprensibile che oggi si senta confusa e divisa: quando coesistono segnali di cambiamento e ferite profonde come il tradimento e la perdita di fiducia, orientarsi diventa molto difficile.
Prima ancora di decidere cosa fare rispetto al suo compagno, potrebbe essere importante concedersi uno spazio tutto suo, protetto, in cui poter rimettere al centro i suoi bisogni, i suoi limiti e il senso di ciò che ha vissuto. Un percorso di riflessione, anche breve, potrebbe aiutarla a fare chiarezza su cosa la tiene ancora legata a questa relazione e su quali condizioni sarebbero davvero necessarie perché lei possa stare bene, al di là delle promesse o dei cambiamenti dell’altro. In questo momento la priorità sembra essere lei, la sua integrità e la possibilità di ritrovare una posizione più libera e meno in allerta.
Prima ancora di decidere cosa fare rispetto al suo compagno, potrebbe essere importante concedersi uno spazio tutto suo, protetto, in cui poter rimettere al centro i suoi bisogni, i suoi limiti e il senso di ciò che ha vissuto. Un percorso di riflessione, anche breve, potrebbe aiutarla a fare chiarezza su cosa la tiene ancora legata a questa relazione e su quali condizioni sarebbero davvero necessarie perché lei possa stare bene, al di là delle promesse o dei cambiamenti dell’altro. In questo momento la priorità sembra essere lei, la sua integrità e la possibilità di ritrovare una posizione più libera e meno in allerta.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Buonasera, lei alla fine definisce la sua relazione come tossica, una parola ultimamente molto usata. Allora le vorrei chiedere che specifico significato ha, nella sua esperienza, questa parola. Lei riporta qui un'esperienza che sa di fatica, di azioni fatte di nascosto e di dubbi con cui si confronta e che le restituiscono uno stato di allerta. E' però, magari, proprio il momento di indagare meglio questi dubbi, anche se ci vuole tanto coraggio. un saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Gnetile ragazza,quello che racconti non è solo la storia di un fidanzato con un problema di gioco. È la storia di come, poco alla volta, tu abbia iniziato a sacrificare parti sempre più grandi di te per tenere in piedi la relazione. E questo è il punto più delicato.
La ludopatia non è un vizio, è una dipendenza. E le dipendenze non travolgono solo chi ne soffre, ma anche chi sta accanto. Tu non hai solo “coperto delle perdite”. Sei arrivata a rubare, a mettere a rischio il rapporto con i tuoi genitori, a superare limiti etici che oggi ti spaventano. Questo è un segnale enorme. Non parla di cattiveria tua, ma di quanto la dinamica sia diventata disfunzionale e avvolgente.
Il fatto che tu ti sia laureata con il massimo dei voti, abbia costruito una carriera e mantenga una lucidità così chiara nell’analisi dimostra che non sei fragile. Ma sul piano affettivo sei rimasta intrappolata in un meccanismo di salvataggio continuo. Lui cade, tu ripari. Lui perde, tu sostieni. Lui promette, tu speri.
La vincita di 100.000 euro persa in una settimana è un dato che, da solo, racconta la gravità della dipendenza. Il cambiamento avvenuto dopo l’intervento dei tuoi genitori potrebbe essere reale, ma va letto con cautela. A volte le dipendenze si interrompono quando arriva una pressione esterna forte. La domanda è se esiste una presa di coscienza interna e stabile o solo la paura di perdere tutto.
Sul tradimento la frattura è ancora più profonda. Hai visto segnali concreti, hai ricevuto un’ammissione esplicita, lui continua a negare. Questo ti mette in una condizione di dissonanza continua. Non è solo il tradimento in sé, è la negazione che ti destabilizza. Quando realtà percepita e versione dell’altro non coincidono, si entra in uno stato di allerta permanente. È quello che stai vivendo.
La difficoltà a chiudere non è debolezza. È legame, abitudine, investimento emotivo, anni di storia, il ruolo di “quella che salva”. Lasciare significherebbe accettare che tutto quello che hai fatto non è bastato. Ed è un dolore enorme.
La domanda forse più importante non è se lui stia davvero cambiando, ma chi stai diventando tu dentro questa relazione. Ti riconosci? Ti senti al sicuro? Ti senti rispettata? O vivi in tensione costante?
Un percorsvo psicologico in questo momento potrebbe essere fondamentale, non per dirti cosa fare, ma per aiutarti a ricostruire confini, senso di valore personale e lucidità decisionale. Hai dimostrato di essere una donna forte, competente e capace. Ora hai bisogno di uno spazio in cui rimettere al centro te, non il suo cambiamento.
Un primo colloquio può aiutarti a fare chiarezzza e a uscire da questo stato di allerta che ti sta consumando.
Se lo desideri, puoi prenotare una visita per approfondire la tua situazione.
Sono la Dott.ssa Alina Mustatea, psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitoriale.
Un caro saluto
La ludopatia non è un vizio, è una dipendenza. E le dipendenze non travolgono solo chi ne soffre, ma anche chi sta accanto. Tu non hai solo “coperto delle perdite”. Sei arrivata a rubare, a mettere a rischio il rapporto con i tuoi genitori, a superare limiti etici che oggi ti spaventano. Questo è un segnale enorme. Non parla di cattiveria tua, ma di quanto la dinamica sia diventata disfunzionale e avvolgente.
Il fatto che tu ti sia laureata con il massimo dei voti, abbia costruito una carriera e mantenga una lucidità così chiara nell’analisi dimostra che non sei fragile. Ma sul piano affettivo sei rimasta intrappolata in un meccanismo di salvataggio continuo. Lui cade, tu ripari. Lui perde, tu sostieni. Lui promette, tu speri.
La vincita di 100.000 euro persa in una settimana è un dato che, da solo, racconta la gravità della dipendenza. Il cambiamento avvenuto dopo l’intervento dei tuoi genitori potrebbe essere reale, ma va letto con cautela. A volte le dipendenze si interrompono quando arriva una pressione esterna forte. La domanda è se esiste una presa di coscienza interna e stabile o solo la paura di perdere tutto.
Sul tradimento la frattura è ancora più profonda. Hai visto segnali concreti, hai ricevuto un’ammissione esplicita, lui continua a negare. Questo ti mette in una condizione di dissonanza continua. Non è solo il tradimento in sé, è la negazione che ti destabilizza. Quando realtà percepita e versione dell’altro non coincidono, si entra in uno stato di allerta permanente. È quello che stai vivendo.
La difficoltà a chiudere non è debolezza. È legame, abitudine, investimento emotivo, anni di storia, il ruolo di “quella che salva”. Lasciare significherebbe accettare che tutto quello che hai fatto non è bastato. Ed è un dolore enorme.
La domanda forse più importante non è se lui stia davvero cambiando, ma chi stai diventando tu dentro questa relazione. Ti riconosci? Ti senti al sicuro? Ti senti rispettata? O vivi in tensione costante?
Un percorsvo psicologico in questo momento potrebbe essere fondamentale, non per dirti cosa fare, ma per aiutarti a ricostruire confini, senso di valore personale e lucidità decisionale. Hai dimostrato di essere una donna forte, competente e capace. Ora hai bisogno di uno spazio in cui rimettere al centro te, non il suo cambiamento.
Un primo colloquio può aiutarti a fare chiarezzza e a uscire da questo stato di allerta che ti sta consumando.
Se lo desideri, puoi prenotare una visita per approfondire la tua situazione.
Sono la Dott.ssa Alina Mustatea, psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitoriale.
Un caro saluto
Buonasera.
Quello che descrive è una situazione molto pesante da portare avanti per così tanti anni e si sente chiaramente quanta energia, anche personale ed emotiva, lei abbia investito in questa relazione.
La ludopatia è una vera dipendenza e purtroppo chi sta accanto alla persona che ne soffre finisce spesso per assumersi responsabilità che non gli competono. Lei ha cercato di aiutare, di proteggere la coppia e anche lui dalle conseguenze delle sue azioni, ma questo l’ha portata a superare limiti che oggi la fanno stare male e che non la rappresentano. È importante dirle che non è “diventata una cattiva persona”: ha reagito sotto una pressione affettiva molto forte.
Il fatto che lui abbia smesso di giocare dopo l’intervento dei suoi genitori è un segnale positivo, ma da solo non basta a garantire un cambiamento stabile. Nelle dipendenze il vero cambiamento si vede nel tempo e soprattutto nella disponibilità a intraprendere un percorso di cura specifico e continuativo.
Per quanto riguarda il possibile tradimento, capisco il suo stato di allerta. Al di là di stabilire con certezza cosa sia successo quella sera, il punto è che oggi lei non si sente più al sicuro nella relazione e vive con dubbi costanti. Stare così a lungo in tensione logora molto e non le permette di vivere serenamente il rapporto.
La difficoltà a chiudere non è debolezza. Dopo tanti anni, dopo tutto quello che ha condiviso e affrontato, è normale sentirsi divisa. Non deve forzarsi a prendere subito una decisione definitiva. Prima ancora di scegliere cosa fare della coppia, è importante occuparsi di lei.
Le suggerirei un percorso psicologico personale, non necessariamente di coppia all’inizio. Può aiutarla a rimettere ordine, alleggerire il senso di colpa, ricostruire confini più chiari e capire cosa desidera davvero, senza agire solo per paura o per responsabilità verso di lui.
Si conceda di considerare anche i suoi bisogni: una relazione dovrebbe dare sostegno e tranquillità, non farla vivere in continua preoccupazione. Non è egoismo proteggersi, è cura di sé.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello.
Quello che descrive è una situazione molto pesante da portare avanti per così tanti anni e si sente chiaramente quanta energia, anche personale ed emotiva, lei abbia investito in questa relazione.
La ludopatia è una vera dipendenza e purtroppo chi sta accanto alla persona che ne soffre finisce spesso per assumersi responsabilità che non gli competono. Lei ha cercato di aiutare, di proteggere la coppia e anche lui dalle conseguenze delle sue azioni, ma questo l’ha portata a superare limiti che oggi la fanno stare male e che non la rappresentano. È importante dirle che non è “diventata una cattiva persona”: ha reagito sotto una pressione affettiva molto forte.
Il fatto che lui abbia smesso di giocare dopo l’intervento dei suoi genitori è un segnale positivo, ma da solo non basta a garantire un cambiamento stabile. Nelle dipendenze il vero cambiamento si vede nel tempo e soprattutto nella disponibilità a intraprendere un percorso di cura specifico e continuativo.
Per quanto riguarda il possibile tradimento, capisco il suo stato di allerta. Al di là di stabilire con certezza cosa sia successo quella sera, il punto è che oggi lei non si sente più al sicuro nella relazione e vive con dubbi costanti. Stare così a lungo in tensione logora molto e non le permette di vivere serenamente il rapporto.
La difficoltà a chiudere non è debolezza. Dopo tanti anni, dopo tutto quello che ha condiviso e affrontato, è normale sentirsi divisa. Non deve forzarsi a prendere subito una decisione definitiva. Prima ancora di scegliere cosa fare della coppia, è importante occuparsi di lei.
Le suggerirei un percorso psicologico personale, non necessariamente di coppia all’inizio. Può aiutarla a rimettere ordine, alleggerire il senso di colpa, ricostruire confini più chiari e capire cosa desidera davvero, senza agire solo per paura o per responsabilità verso di lui.
Si conceda di considerare anche i suoi bisogni: una relazione dovrebbe dare sostegno e tranquillità, non farla vivere in continua preoccupazione. Non è egoismo proteggersi, è cura di sé.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello.
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.