Circa due anni fa mi sono invaghita di una ragazza. Non solo del suo aspetto, ma di ciò che era. Den
Circa due anni fa mi sono invaghita di una ragazza. Non solo del suo aspetto, ma di ciò che era. Dentro. Era intelligente, testarda, diffidente, attenta e dolce a modo suo. Ma soprattutto aveva qualcosa che per me la rendeva unica. Amavo sentirla parlare del suo lavoro con i bambini, dell’entusiasmo che metteva in quello che faceva. Quando raccontava, si accendeva. E io mi sentivo attratta non solo da lei, ma da quella luce. Ci siamo viste poche volte. Poche, davvero. Ma di quelle volte sento ancora i brividi. Le sensazioni che ho provato sono rimaste fissate nella mia testa e nel mio corpo, come se il tempo non avesse potere su di loro. Non si sono sbiadite. Non si sono consumate. Sono ancora lì, vive, precise, capaci di tornare addosso all’improvviso.
Abbiamo vissuto momenti che custodisco ancora. Eravamo complici. Ridevamo. Passavamo ore al telefono a parlare di tutto. Poi ci siamo fermate. Non perché fosse finito qualcosa, ma perché la situazione non era facile da gestire per nessuna delle due. C’erano motivi, contesti, limiti. E c’era anche il fatto che io ero già impegnata in un’altra relazione. Tutto questo rendeva quello che stava nascendo bello, ma anche complicato. Forse troppo. Pensavo che il tempo avrebbe attenuato tutto. Invece mi ha sorpresa. Sono stata male. Profondamente. Più di quanto avrei mai creduto. Oggi è passato molto tempo. Eppure non riesco a dimenticarla. E se sono sincera, forse non voglio nemmeno. Mi capita spesso di pensarci. Mi manca. E questo mi rende vulnerabile, perché mi sento sospesa dentro me stessa, in uno spazio emotivo difficile da spiegare, dove convivono nostalgia, affetto e domande senza risposta. Ed è proprio lì che nascono i pensieri che tornano più spesso. Mi chiedo se per lei sono stata importante. Se, ogni tanto, le capita di pensarmi. Ma mi chiedo anche un’altra cosa, più difficile da ammettere: se per caso crede che io abbia giocato con lei, che l’abbia presa in giro, che in fondo non me ne importasse nulla. Se oggi ha di me un’idea sbagliata, una cattiva opinione. Perché la verità è che io, con lei, ci ho messo testa e cuore. E il pensiero che possa ricordarmi come qualcuno che non è stato sincero… mi fa stare male. Non per riaprire qualcosa. Ma per sapere che quello che c’è stato non è stato solo mio. Che non è stato un equivoco. Che, anche per lei, almeno un po’, siamo state qualcosa di vero. E forse raro.