Premessa: Sono da più di dieci anni in depressione. Ho avuto diversi psicologi in passato, che non m
Premessa: Sono da più di dieci anni in depressione. Ho avuto diversi psicologi in passato, che non mi hanno aiutato molto. Sono da anni sotto farmaci, ma continuo ad essere psicologicamente fragile, depresso, e ad avere pensieri suicidari. Ho alle spalle un contesto familiare violento (niente abusi sessuali), e dopo aver subito bullismo in età giovane, ho vissuto la mia adolescenza solo e senza amici. Inizialmente, ero contento. Lei è una psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico. Dopo anni di approccio cognitivo comportamentale, anni in cui mi sono aperto completamente davanti a diverse persone, raccontando ogni volta la mia storia, senza sentire di fare dei veri passi avanti, pensavo che l'analisi avrebbe finalmente sciolto i nodi traumatici del mio passato, portandomi finalmente a guarire dalla depressione. La terapeuta fin da subito ha dato credito alle mie parole. Seguendo le mie recenti vicissitudini, si è sempre collocata dalla mia parte, sostenendomi. Ho percepito affetto e vicinanza amicale da parte sua. Dopo alcuni mesi, tuttavia, mi accorsi che con la terapeuta non facevo altro che lamentare passati dolori e sfogarmi su quelli presenti. Ma gli sfoghi non mi portavano da nessuna parte. Tornavo a casa ed ero sempre lì, nell'appartamento che i miei avevano acconsentito a pagarmi (dopo che, a 27 anni, la convivenza era diventata impossibile), sempre da solo, senza amici, senza un lavoro. Sempre fermo in questa vita che non voglio vivere e in cui non trovo speranza. Più volte ho fatto presente alla psicoterapeuta il fatto che il sostegno morale, la possibilità di sfogarsi e di raccontarsi (cosa che avevo già fatto in passato) e anche di raggiungere nuovi livelli di consapevolezza, non bastavano alla terapia. Quando avrei cominciato a fare un vero lavoro su me stesso, a scardinare i meccanismi deleteri incancrenitisi negli anni nella mia mente? Come avrei disciolto la rabbia che mi consuma per il bullismo e l'emarginazione subiti in passato e che tutt'ora mi vedono come vittima? Quando avrei cominciato ad imparare a gestire le mie emozioni, ad essere più assertivo e sicuro di me in mezzo agli altri? Chiedevo inoltre alla mia psicologa di intervenire nei miei discorsi, di offrirmi dei suoi contributi, di propormi nuove linee di pensiero e spunti di riflessione, magari anche dandomi dei "compiti" da svolgere tra le nostre sedute. La mia psicoterapeuta si è mostrata piuttosto a disagio per queste mie richieste/critiche, talvolta anche indispettita. Sulle mie richieste ha preferito glissare, talvolta dichiarandosi disponibile, ma in pratica senza cambiare di una virgola il suo modus operandi. Così, alla fine di ogni seduta, mi ritrovo sempre a chiederle quando cominceremo il lavoro su di me di cui sopra, e ogni volta lei conclude "la prossima volta ne parliamo". Ogni volta che provo a interrompere il flusso dei miei racconti, ricordandole le mie richieste, ricevo silenzi imbarazzanti, oppure commenti che dire scontati è poco. Riguardo al bullismo, che purtroppo ho subito anche recentemente presso il CPS che frequentavo, la psicologa non sa dirmi come affrontare questi "bulli". Dice che non c'è un "sistema" per affrontare un bullo, e che se ci fosse me lo direbbe. A un certo punto, esasperato, le ho detto che stavo pensando di chiudere il nostro percorso se non ci fosse stato un cambio di rotta. Lei non concordava con la mia versione riguardo alle nostre interazioni durante le sedute, e con grande tranquillità si è detta disponibile a chiudere il percorso, se questa era la mia intenzione. Ho cercato di "rattoppare" e per un po' siamo andati avanti. Ma dopo un mese circa abbiamo avuto un acceso scambio e io sono stato un po' troppo veemente. Così è stata lei a decidere di interrompere le sedute. Mi ha detto espressamente che secondo lei non c'erano i presupposti per continuare la terapia e che i suoi "strumenti" di terapeuta erano inadeguati (nonostante la sua lunga formazione). Sono andato in crisi. Non potevo tollerare lo smacco di avere ancora una volta sprecato tempo, energie e denaro (dei miei genitori, che mi mantengono). Pregandola e scusandomi per i miei modi, sono riuscito a convincerla di nuovo a riprendere le sedute. Ma siamo tornati allo status quo.
Cosa ne pensate? Avete consigli (tutti ben accetti) da elargirmi?
Saluti e grazie.