Esperienze
Il semplice gesto di interpellare uno psicologo — me o una/un collega — è già un atto di cambiamento. È un primo passo, silenzioso ma decisivo, verso un maggiore benessere. I prossimi passi, se lo vorrai, potremo percorrerli insieme.
Sono uno psicologo clinico con orientamento psicoanalitico. La mia pratica si fonda sulla convinzione che noi siamo il nostro inconscio: non un magazzino nascosto di ricordi, ma un sistema vivo, che si forma e si trasforma fin dall’inizio della nostra esistenza, nel dialogo costante tra corpo, mente e ambiente.
Per me lavorare su una condizione di disagio non significa “correggere” o “normalizzare”, ma permettere che emergano le risorse personali e le capacità di trasformazione che già possiedi; quindi io non ti dirò dove andare, ma ti aiuterò a scegliere la direzione più adatta a te.
Attraverso il colloquio e la relazione troverai uno spazio in cui esplorare nuove possibilità di benessere
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica-dinamica
- Psicoterapia
Principali patologie trattate
- Disturbo di personalità ,
- Paura ,
- Ansia ,
- Difficoltà relazionali ,
- Autostima ,
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
70 € -
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Colloquio individuale
70 € -
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Colloquio psicologico individuale
70 € -
Recensioni
1 recensione
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C
C.D.
Il dott. D’Anzieri è un professionista estremamente competente, empatico e disponibile. Riesce a metterti a tuo agio e a identificare prontamente le aree su cui lavorare insieme. Consigliato.
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Dott. Giovanni D'Anzieri
La ringrazio di cuore per la fiducia e le parole gentili. Sapere che si è sentita a proprio agio è importante: continuiamo a lavorare insieme.
Risposte ai pazienti
ha risposto a 24 domande da parte di pazienti di MioDottore
Mi serve aiuto su come affrontare questo problema !!!
Innanzitutto mi presento, sono Victoria e ho 18 anni.
Recentemente sono andata ad una festa organizzata da una ragazza con cui condividevo le vacanze estive al mare quando eravamo piccole, lei ha una casa grande e invita sempre un sacco di gente. Con me vengono sempre le mie due migliori amiche e altri due amici sempre della mia stessa cerchia, ci conosciamo da una vita ormai e mi piace stare con loro.
Quella sera c’era il punch e lo adoro, ma ne ho bevuto un po’ troppo infatti dopo qualche ora ho iniziato a sbarellare. Quando ero ancora sobria mi ero messa d’accordo con la ragazza della festa che sarei rimasta a dormire lì, infatti avevo avvertito tutti i miei amici e alla fine se ne sono andati senza di me.
Purtroppo è successo un disastro, perché la mattina dopo mi sono ritrovata nel letto di una delle camere senza vestiti, e inizialmente non ricordavo nulla. Muovendomi avvertivo del dolore e accanto a me non c’era nessuno, anche se avevo sentito qualcuno andare via poco prima.
Ho cercato di rivestirmi in fretta e furia e nel farlo mi sono accorta che sul materasso c’era una macchia. Credevo mi fosse venuto il ciclo e invece feci mente locale e mi ricordai che l’avevo avuto solo pochi giorni prima. Poi ho guardato meglio intorno e per terra ho trovato un paio di chiavi che ho visto mille volte, infatti appartenevano ad uno dei miei due amici (lo chiameremo M). Anche lui era ubriaco quella sera e quando mi sono resa conto di aver passato la notte con lui mi sono sentita male.
Ci tengo a precisare che non è accaduto nulla di grave… Col passare delle ore ho iniziato a ricordare qualcosa di quello che era successo durante la notte ed io ero consenziente. Solo che era la prima volta per me ed è accaduto in maniera inaspettata, quando non ero del tutto in me, e soprattutto non è successo con la persona giusta.
So di esser stata un’incosciente… M lo conosco da tanto tempo, lui ha 21 anni, è un ragazzo bravissimo e sicuramente è scappato dopo avermi vista perché anche lui si è reso conto all’improvviso di quello che era successo. Non farebbe del male ad una mosca, infatti nei giorni in cui ci siamo visti non abbiamo fatto altro che evitarci e guardarci da lontano per l’imbarazzo… Si vede che è in difficoltà, anche io lo sono ma mi vergogno a parlargli.
Mi dispiace anche perché come ho detto è stata la mia prima volta e l’ho sprecata così. Nei giorni successivi ho fissato un appuntamento col medico perché avevo dei dolori alla pancia e lui mi ha rassicurata, infatti sono andati via pochi giorni dopo.
Non ne ho parlato con nessuno… solo con un mio caro amico, che ha reso le chiavi a M al posto mio.
come dovrei fare? mi sento in colpa verso me stessa, verso M e verso tutti… Mi sento una stupida per esser stata così irresponsabile.
Ho bisogno di alcuni consigli su come affrontare questo problema. Spero possiate comprendermi e vi auguro una giornata
Gent.ma Victoria,
si trova in una situazione che ha generato in lei un forte scossone emotivo, e non potrebbe essere altrimenti. L’esperienza che ha vissuto non riguarda soltanto ciò che è accaduto quella notte, ma tutto ciò che esso ha smosso dentro di lei: la vulnerabilità, la perdita di controllo dovuta all’alcol, l’imprevedibilità della situazione e il fatto che si trattasse della sua prima volta. È normale che oggi provi vergogna, confusione e un senso di smarrimento: non sono segnali di debolezza, ma di quanto l’evento abbia toccato qualcosa di profondo nella sua identità affettiva.
Lei sta cercando di mettere ordine fra emozioni che si contraddicono: da un lato sa di essere stata consenziente, dall’altro sente che non era davvero nelle condizioni di scegliere con lucidità. Questo doppio registro – il sì dato nel momento e il “non era la persona giusta, non era il contesto giusto” che emerge dopo – crea in lei un conflitto interno che si traduce in senso di colpa e giudizio verso sé stessa. È un movimento comune nelle prime esperienze vissute in condizioni di alterazione: l’emotività arriva prima del significato, e la mente impiega tempo a trovare una narrazione che non ferisca.
La vergogna che prova quando pensa a M è un’altra parte importante della vicenda. Lei e M avete condiviso un legame amicale che fino a quella notte era chiaro e definito; ora entrambi vi trovate in una terra di mezzo in cui la vicinanza è diventata imbarazzante e carica di impliciti. Anche lui, con molta probabilità, si sente disorientato: non perché abbia fatto qualcosa contro la sua volontà, ma perché l’evento ha sconvolto la rappresentazione che aveva di sé nel rapporto con lei. È come se entrambi faceste fatica a guardarvi negli occhi non per ciò che è accaduto in sé, ma per ciò che l’evento ha infranto: l’immagine reciproca di amicizia senza implicazioni sessuali.
Lei tende a prendersi tutto il peso sulla coscienza: si sente colpevole verso sé stessa, verso M e forse anche verso il gruppo di amici. Questo non significa che sia giusto che porti questo peso, ma indica il tentativo di ritrovare una coerenza interna dopo un’esperienza emotivamente complessa. Non c'è colpa da espiare: c’è una ragazza molto giovane che ha avuto una prima esperienza diversa da quella che avrebbe voluto, in un contesto in cui l’alcol ha abbassato le difese lasciando spazio a reazioni e impulsi del tutto naturali. Non si tratta di leggerezza morale, ma di un momento limite fra desiderio, fragilità e inesperienza.
Il silenzio che è calato tra lei e M non nasce da un errore, ma dalla difficoltà per entrambi di trovare parole per un fatto che ha modificato il campo emotivo senza essere un atto intenzionale di trasgressione. M non si è allontanato per vergogna di lei, ma perché anch’egli sta cercando di comprendere qualcosa che è accaduto all’improvviso. È importante che lei comprenda che non ha “sprecato” nulla: ciò che percepisce come perdita è il dolore naturale che deriva dall’aver vissuto un momento intimo senza sentirsi pienamente sé stessa.
Quando sentirà di avere un minimo di stabilità emotiva, potrebbe essere utile parlarne con M. Una comunicazione aperta e semplice può aiutare entrambi a dissolvere imbarazzo e sensi di colpa che nessuno dei due merita di portare.
Salve sono Matteo ho 32 anni, da un anno a questa parte sto vivendo una situazione difficile con un mia amica ... ci conosciamo da una decina d anni io mi sono innamorato di lei quando m ho capito ne abbiamo parlato lei mi ha detto che non ci sará mai nulla tra noi, io l ho accettato e le ho detto che dovevamo chiudere in quel momento tutto, ma a lei non andava bene mi ha tenuto fuori 4 ore a parlarne ma non ne andavamo fuori allora io mi allontavo lo stesso e lei trovava sempre scuse per riavvicinarsi ... Io prima di tutto ciò io avevo notato dei segnali poi da quando le ho dichiarato i miei sentimenti è cambiata completamente e ogni scusa era buona per dirmi che non era vero quello che provavo.
Ho provato più volte a parlarle lei dice che non mi ha mai fatto intendere nulla ogni volta che provavo a chiudere o si sentiva male o piangeva o mi ricattabile emotivamente è arrivata a farsi fare pure massaggi ai piedi e alle gambe pur di non affrontare la cosa.
Ora ho fatto due mesi e passa di no contact per cercare di stare meglio io perché nell ultimo periodo non aveva neanche più rispetto nei miei confronti. È arrivata a chiamarmi per 24 volte di seguito a lasciarmi 10 messaggi in segreteria con la scusa che dovevo portare una serie tv...
Questa settimana ha chiamato e mi sono sentito di rispondere perché mi sento meglio con me stesso e potevo affrontarla ....
I problemi erano la serie tv prima poi dice che era una scusa per sapere come stavo... dopo 2 minuti di telefonata mi butta giù grindandomi dove sono finiti i tuoi sentimenti ? I tuoi ti amo ? I tuoi ti voglio bene ?
Poi il naturalmente l ho richiamata all istante e le ho chiesto da me cosa voleva e inizia il solito discorso che sono l unico amico che ha ecc ecc ... siamo stati 2 ore al telefono dove lei mi diceva che non ci sarà mai nulla e io le dicevo che sono innamorato e non posso più esserle amico nel mentre lei si sentiva male , abbandonata che così perdevo un amica però da come la vedo io lei ci ha giocato tanto da quando mi sono dichiarato.... alla fine devo avere toccato qualche nervo scoperto è scoppiata a piangere non riusciva più a parlare dopo un ora la richiamo e stava ancora piangendo e allora anche se lei non voleva sono corso da lei... mi accoglie tutta contenta e felice sono stato da lei 3 ore e non si è parlato di nulla dei discorsi fatti al telefono ma solo di cosa avevamo fatto o ci era successo in quei due mesi.... non so più come uscirne perché secondo me lei pensa che sia tornato tutto come prima .... è arrivata a dirmi che insieme non facevamo nulla di originale e adesso che non la vedo più vado a feste locali ecc .... ma se tu non vuoi nulla da me perché dovrei portati a fare serata con me ? Se tu non vuoi nulla da me perché non mi lasci andare via ?
Gent.mo Matteo,
si trova in una dinamica relazionale che non nasce oggi, ma che si è costruita lentamente negli anni. Da una parte ci sono i suoi sentimenti, profondi e autentici, che la spingono verso un legame affettivo chiaro; dall’altra c’è una persona che, pur non ricambiando questo tipo di amore, fatica a rinunciare alla presenza emotiva che lei rappresenta.
Quello che accade tra voi non è semplicemente un “non corrisposto”: è un campo relazionale dove vi muovete dentro bisogni diversi e, spesso, incompatibili. Lei cerca un amore che possa esprimersi apertamente; la sua amica cerca una figura che la rassicuri, che colmi la paura della solitudine e forse anche il vuoto lasciato da altre relazioni. Lei desidera un incontro reciproco, mentre l’amica si nutre della sua disponibilità senza poterla incontrare davvero sullo stesso piano.
Quando Matteo prende distanza, l’amica va in crisi. Non perché abbia cambiato posizione affettiva, ma perché la sua assenza riattiva vissuti di abbandono profondi, che sembrano andare molto oltre il rapporto attuale. In questo senso Matteo diventa – senza volerlo – non solo un amico, ma una sorta di regolatore emotivo: la sua presenza stabilizza, la sua distanza destabilizza. Non è un ruolo scelto liberamente, ma un movimento interno che si attiva nell’amica ogni volta che teme di perdere un appoggio fondamentale. In buona sostanza, la sua amica è intrappolata in una dipendenza affettiva non amorosa.
Per Matteo, invece, ogni riavvicinamento riaccende aspettative, speranze e anche confusione. È come se venisse chiamato in un ruolo che conosce bene – quello di chi sostiene, di chi comprende, di chi rimane – ma che allo stesso tempo lo allontana dalla possibilità di essere visto nella sua verità emotiva. Non è un caso che, nei periodi di distanza, Matteo si senta meglio: quei momenti gli restituiscono una forma di identità che il rapporto, così com'è, tende a consumare.
Sul piano psicodinamico, ciò che si crea tra voi è un legame asimmetrico: l’amica chiede vicinanza affettiva senza potersi esporre davvero, mentre Matteo si offre con sincerità ma riceve soltanto un surrogato di intimità. Ogni tentativo di chiarire le cose riattiva la stessa scena: l’amica si spaventa, piange, teme di perderlo; Matteo si sente responsabile del suo malessere e torna sui suoi passi. Questa circolarità intrappola entrambi, ma è Matteo a portare il peso maggiore, perché il movimento emotivo lo riporta sempre nello stesso punto: un legame che non può compiersi e dal quale non riesce a liberarsi senza sensi di colpa.
È importante che Matteo riconosca che il fatto che l’amica non lo lasci andare non deriva da amore romantico, ma da un bisogno profondo di non sentirsi sola, vuota o abbandonata. Ed è altrettanto importante capire che rispondere a questo bisogno non lo avvicina a ciò che desidera davvero; anzi, lo allontana.
La difficoltà non sta nel non capire la situazione, ma nel non riuscire ancora a collocarsi in un posto diverso dentro di sé: un posto in cui i sentimenti che prova non diventano automaticamente un mandato ad accudire né un obbligo a farsi carico delle fragilità dell’altra persona.
In questo senso, riconoscere il proprio limite non è una forma di abbandono, ma un atto di cura verso se stesso e, indirettamente, anche verso l’altra: interrompe una dinamica che, così strutturata, non permette a nessuno dei due di maturare emotivamente.
Matteo non sta sbagliando nulla. Sta vivendo una relazione che, nelle sue fondamenta, non ha mai trovato un equilibrio reale. Il passo che gli serve non è capire di più l’altra persona, ma dare finalmente spazio al proprio bisogno di essere amato in modo pieno, reciproco e non dipendente.
È da lì che può davvero cominciare a uscire.
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