Mia figlia che deve compiere 13 anni è da un anno e mezzo che non riesce più ad addormentarsi da sol
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risposte
Mia figlia che deve compiere 13 anni è da un anno e mezzo che non riesce più ad addormentarsi da sola,ha provato con tecniche di respirazione, e percorso psicologico breve che non ha risolto la situazione. Cosa possiamo fare?
Grazie
Grazie
Capisco quanto possa essere frustrante e preoccupante questa situazione per voi come genitori. Il sonno è fondamentale per il benessere di un adolescente, e quando qualcosa lo disturba, è importante cercare di capire l’origine del problema e trovare strategie efficaci.
Se il percorso psicologico breve non ha dato risultati, potrebbe essere utile approfondire la causa dell’insonnia: Ansia o paure (legate alla scuola, al futuro, alla socialità, ecc.)
Eventi stressanti (cambiamenti familiari, scolastici, amicizie difficili)
Abitudini scorrette prima di dormire (esposizione a schermi, troppi stimoli prima di andare a letto)
Se non lo avete già fatto, potrebbe essere utile coinvolgere uno psicologo specializzato in disturbi del sonno o in età evolutiva per un approccio più mirato.
Nel frattempo potete usare questo approccio: Se ora ha bisogno della vostra presenza per addormentarsi, potete provare un distacco graduale: Restare nella stanza ma un po’ più lontani dal letto.
Dopo qualche giorno, stare fuori dalla stanza ma parlare con lei se ne sente il bisogno.
Successivamente, lasciarle un oggetto rassicurante (ad esempio una coperta o un peluche).
Dott.ssa Antonella Bellanzon
Se il percorso psicologico breve non ha dato risultati, potrebbe essere utile approfondire la causa dell’insonnia: Ansia o paure (legate alla scuola, al futuro, alla socialità, ecc.)
Eventi stressanti (cambiamenti familiari, scolastici, amicizie difficili)
Abitudini scorrette prima di dormire (esposizione a schermi, troppi stimoli prima di andare a letto)
Se non lo avete già fatto, potrebbe essere utile coinvolgere uno psicologo specializzato in disturbi del sonno o in età evolutiva per un approccio più mirato.
Nel frattempo potete usare questo approccio: Se ora ha bisogno della vostra presenza per addormentarsi, potete provare un distacco graduale: Restare nella stanza ma un po’ più lontani dal letto.
Dopo qualche giorno, stare fuori dalla stanza ma parlare con lei se ne sente il bisogno.
Successivamente, lasciarle un oggetto rassicurante (ad esempio una coperta o un peluche).
Dott.ssa Antonella Bellanzon
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Gentile utente, grazie per aver condiviso ciò che le risulta difficile da gestire.
Per quanto riguarda i disturbi del sonno è importante andare ad indagare varie aree: ad esempio, un anno e mezzo fa è successo qualcosa in particolare, un evento, un lutto, un trauma che possa averle causato questa ansia nel passare la notte da sola?
In alternativa, potrebbe aver ascoltato un racconto di una terza persona che le ha provocato l’angoscia di poterlo vivere anche lei.
Bisogna poi considerare la situazione dal punto di vista della ragazza, cosa le provoca e come ciò la fa sentire.
Per qualsiasi cosa, sono a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, Psicologa – Psicodiagnosta
Per quanto riguarda i disturbi del sonno è importante andare ad indagare varie aree: ad esempio, un anno e mezzo fa è successo qualcosa in particolare, un evento, un lutto, un trauma che possa averle causato questa ansia nel passare la notte da sola?
In alternativa, potrebbe aver ascoltato un racconto di una terza persona che le ha provocato l’angoscia di poterlo vivere anche lei.
Bisogna poi considerare la situazione dal punto di vista della ragazza, cosa le provoca e come ciò la fa sentire.
Per qualsiasi cosa, sono a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, Psicologa – Psicodiagnosta
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Gentile utente,
la prima adolescenza è caratterizzata da importanti trasformazioni fisiche e cognitive.
Riscontrare difficoltà nel sonno può, in alcuni vissuti, essere comune in questo periodo dello sviluppo. Le fonti e i fattori di stress (relazioni familiari, rapporti coni coetanei, fattori socio economici e culturali) potrebbero essere diversi e per questo andrebbero meglio approfondite, ascoltate e verbalizzate. Forse, varrebbe conoscerle meglio attraverso un percorso che si dia il tempo necessario per comprendere ciò che sta accadendo.
Rimango a disposizione nell'eventualità ricercaste un ulteriore confronto.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Maddalena Maggi
la prima adolescenza è caratterizzata da importanti trasformazioni fisiche e cognitive.
Riscontrare difficoltà nel sonno può, in alcuni vissuti, essere comune in questo periodo dello sviluppo. Le fonti e i fattori di stress (relazioni familiari, rapporti coni coetanei, fattori socio economici e culturali) potrebbero essere diversi e per questo andrebbero meglio approfondite, ascoltate e verbalizzate. Forse, varrebbe conoscerle meglio attraverso un percorso che si dia il tempo necessario per comprendere ciò che sta accadendo.
Rimango a disposizione nell'eventualità ricercaste un ulteriore confronto.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Maddalena Maggi
Buongiorno, cosa ha detto il terapeuta che la segue? Avete fatto anche delle visite mediche? Ci sono stati cambiamenti/avvenimenti importanti nell'ultimo paio d'anni?
Caro/a buonasera. Tento di promuovere alcuni elementi utili a pensare quanto sta avvenendo nelle difficoltà che sua figli si trova a fronteggiare.
Non posso fare a meno di soffermarmi in prima battuta sull'età della ragazza, ormai già in ingresso della fase dell'adolescenza. Fase definita, non a caso, "seconda nascita", che introduce cambiamenti molteplici e che richiede ai ragazzi un mutamento di visuale e prospettiva. Parliamo di cambiamenti corporei, sociali, psicologici. Che richiedono alla ragazza un inaspettato nuovo stare nei rapporti. Una vera e propria rivoluzione. Per cui, però, non bisogna allarmarsi, ma fornire lei presenza, e l’idea di una affidabile costanza.
Il compito cui si trovano di fronte gli adolescenti è quello di riuscire a pensare queste trasformazioni, contenendo il carico emotivo. Sfida non semplice.
Rimescolazioni dei rapporti e delle posizioni - diverse - che nelle relazioni si trovano ora ad occupare, in quanto non più bambini.
Le difficoltà nel riposare in alcuni casi giungono come espressione della difficoltà a sostenere ed elaborare elementi emotivi, determinando così lo scoglio della possibilità di rilassarsi e riposarsi. In quest'ottica l'idea che avete avuto di cimentarvi in un percorso psicoterapico penso sia stata utile. Certo il lavoro psicologico può richiede una continuità e anche un prolungarsi nel tempo. Le suggerirei pertanto di riconsiderare la possibilità di un percorso di ascolto, utile al sostegno e alla pensabilità dei cambiamenti che la crescita adolescenziale presuppone.
Un caro saluto,
Dott. Andrea Passarelli
Non posso fare a meno di soffermarmi in prima battuta sull'età della ragazza, ormai già in ingresso della fase dell'adolescenza. Fase definita, non a caso, "seconda nascita", che introduce cambiamenti molteplici e che richiede ai ragazzi un mutamento di visuale e prospettiva. Parliamo di cambiamenti corporei, sociali, psicologici. Che richiedono alla ragazza un inaspettato nuovo stare nei rapporti. Una vera e propria rivoluzione. Per cui, però, non bisogna allarmarsi, ma fornire lei presenza, e l’idea di una affidabile costanza.
Il compito cui si trovano di fronte gli adolescenti è quello di riuscire a pensare queste trasformazioni, contenendo il carico emotivo. Sfida non semplice.
Rimescolazioni dei rapporti e delle posizioni - diverse - che nelle relazioni si trovano ora ad occupare, in quanto non più bambini.
Le difficoltà nel riposare in alcuni casi giungono come espressione della difficoltà a sostenere ed elaborare elementi emotivi, determinando così lo scoglio della possibilità di rilassarsi e riposarsi. In quest'ottica l'idea che avete avuto di cimentarvi in un percorso psicoterapico penso sia stata utile. Certo il lavoro psicologico può richiede una continuità e anche un prolungarsi nel tempo. Le suggerirei pertanto di riconsiderare la possibilità di un percorso di ascolto, utile al sostegno e alla pensabilità dei cambiamenti che la crescita adolescenziale presuppone.
Un caro saluto,
Dott. Andrea Passarelli
Buongiorno, dovreste rivolgervi innanzi tutto al medico curante per escludere le cause organiche, dopodiché riprendere un percorso psicologico, magari meno breve ma più efficace. Cordiali saluti.
Salve. Le motivazioni per le quali sua figlia può avere difficoltà di addormentamento sono tantissime. Potrebbero essersi verificati dei cambiamenti importanti nella sua e vostra vita, come il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore; oppure anche il solo notare i cambiamenti del suo corpo, essendo lei una giovane adolescente, o modifiche nel gruppo di amici e amiche che frequenta. Anche un eccessivo utilizzo di pc/tablet/cellulare potrebbe generare difficoltà, o attività fisica eccessiva terminata poco prima di mettersi a letto. Ma questi sono solo esempi generici, sarebbe bene approfondire in modo strutturato, forse la terapia seguita è stata troppo breve. Voi genitori come rispondete a questa difficoltà? Ne parlate in famiglia, la ragazza alla fine come si addormenta? ci sono tanti elenti che adrebbero tenuti in considerazione!
anche perchè le difficoltà del sonno (in generale) hanno effetti negativi su tutto il ciclo circadiano, quindi su tutta quella che è la giornata che si dovrà andare ad affrontare una volta svegli. quindi, quante ore dorme alla fine? è riposata? com'è il suo umore? e il suo rendimento scolastico?
Potete volentieri contattarmi per approfondimenti.
anche perchè le difficoltà del sonno (in generale) hanno effetti negativi su tutto il ciclo circadiano, quindi su tutta quella che è la giornata che si dovrà andare ad affrontare una volta svegli. quindi, quante ore dorme alla fine? è riposata? com'è il suo umore? e il suo rendimento scolastico?
Potete volentieri contattarmi per approfondimenti.
Gentile utente,
capisco quanto questa situazione possa essere difficile sia per sua figlia che per voi come famiglia. La terapia familiare potrebbe aiutarvi a comprendere meglio le dinamiche che influenzano le sue difficoltà nel sonno. Spesso, questi problemi possono essere legati a fattori emotivi, relazionali o a cambiamenti nell’ambiente familiare, e un percorso che coinvolga tutti può fare la differenza.
Un caro saluto
capisco quanto questa situazione possa essere difficile sia per sua figlia che per voi come famiglia. La terapia familiare potrebbe aiutarvi a comprendere meglio le dinamiche che influenzano le sue difficoltà nel sonno. Spesso, questi problemi possono essere legati a fattori emotivi, relazionali o a cambiamenti nell’ambiente familiare, e un percorso che coinvolga tutti può fare la differenza.
Un caro saluto
Bisognerebbe esplorare quale sia il suo sentire emotivo quando sta per addormentarsi e capire come mai le emozioni che vive le impediscono di addormentarsi.
Penso che in questo modo si potrebbe aiutarla a capire come gestire quel momento delicato.
Penso che in questo modo si potrebbe aiutarla a capire come gestire quel momento delicato.
Buonasera. Credo sia importante capire cosa le ipedisce di addormentarsi e lavorarci sopra. Solo capendo le cause di questa difficoltà si può cercare di risolverlo.
Buonasera, capisco quanto questa situazione possa essere difficile per sua figlia e per voi come genitori. Il sonno è un aspetto fondamentale del benessere e quando insorgono difficoltà nell’addormentarsi, il disagio può diventare significativo, influenzando sia la qualità della vita che l’equilibrio emotivo. Da quanto mi racconta, sua figlia sta affrontando questo problema da più di un anno e mezzo, e nonostante i tentativi fatti, il problema persiste. Questo può indicare che il disagio che sta vivendo ha radici più profonde, che potrebbero essere esplorate con maggiore attenzione. Innanzitutto, potrebbe essere utile comprendere se l’origine della difficoltà sia legata a una specifica paura, ansia o a un’abitudine che si è consolidata nel tempo. Spesso, in età preadolescenziale, i problemi del sonno possono essere collegati a insicurezze, cambiamenti nello stile di vita o preoccupazioni emotive che non sempre vengono esplicitamente comunicate. Provi a parlarne con lei in modo aperto, cercando di capire se c’è qualcosa che la preoccupa o se il momento di andare a dormire è associato a qualche pensiero negativo o sensazione di disagio. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, esistono diversi approcci che possono aiutare. Una strategia utile è il cosiddetto “training all’autonomia del sonno”, che consiste nel rieducare gradualmente la mente e il corpo a percepire il letto come un luogo sicuro e rilassante. Potrebbe essere utile creare una routine serale molto strutturata, che aiuti sua figlia ad associare il momento di andare a letto a sensazioni di calma e sicurezza. Evitare l’utilizzo di dispositivi elettronici prima di dormire, leggere un libro rilassante o ascoltare musica tranquilla possono essere strumenti utili. Un’altra tecnica efficace è l’esposizione graduale: se sua figlia prova ansia nel dormire da sola, può iniziare restando nel letto con una piccola luce accesa, poi riducendo progressivamente la presenza di stimoli rassicuranti, fino ad abituarsi all’addormentamento in autonomia. Se manifesta pensieri ansiosi, può essere utile aiutarla a riconoscerli e sostituirli con pensieri più funzionali, attraverso la scrittura o l’utilizzo di un diario serale per scaricare le preoccupazioni. Se nonostante queste strategie il problema dovesse persistere, potrebbe essere utile un intervento psicologico più strutturato, magari con un percorso di terapia cognitivo-comportamentale specifica per i disturbi del sonno e dell’ansia. Un professionista potrà lavorare con lei su eventuali paure sottostanti e aiutarla a sviluppare strumenti più efficaci per affrontare il problema. È comprensibile che questa situazione vi preoccupi, ma con il giusto supporto e un percorso mirato, sua figlia potrà gradualmente riacquisire fiducia nella sua capacità di addormentarsi da sola e vivere con più serenità questo momento della giornata. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
L'insonnia in un'adolescente di 13 anni è un problema che va affrontato con delicatezza e attenzione, poiché può avere ripercussioni significative sul suo benessere fisico e psicologico. Innanzitutto, è importante considerare che l'adolescenza è una fase di grandi cambiamenti ormonali e biologici, che possono influire sul ritmo sonno-veglia. Inoltre, l'uso eccessivo di dispositivi elettronici, lo stress scolastico e le preoccupazioni tipiche di questa età possono contribuire all'insonnia. Un percorso terapeutico più approfondito potrebbe aiutare a identificare e affrontare le cause profonde dell'insonnia, come ansia, stress o traumi.
Gentile.
La difficoltà ad addormentarsi da soli è un problema comune nei bambini e può essere causata da diverse paure. È importante capire se si tratta di paure transitorie o di manifestazioni patologiche.
Nella maggior parte dei casi il disturbo tende a risolversi da solo. Se ciò non dovesse accadere potrebbe essere necessario rivolgersi ad uno psicologo o ad un neuropsichiatra infantile.
Saluti.
La difficoltà ad addormentarsi da soli è un problema comune nei bambini e può essere causata da diverse paure. È importante capire se si tratta di paure transitorie o di manifestazioni patologiche.
Nella maggior parte dei casi il disturbo tende a risolversi da solo. Se ciò non dovesse accadere potrebbe essere necessario rivolgersi ad uno psicologo o ad un neuropsichiatra infantile.
Saluti.
Buongiorno, anche se sua figlia ha già intrapreso un percorso psicologico, potrebbe essere utile consultare uno specialista in disturbi del sonno, come un neuropsichiatra infantile o uno psicoterapeuta esperto in disturbi del sonno. Esistono tecniche più specifiche e mirate ad esempio, terapia cognitivo-comportamentale che possono aiutare a ristrutturare le abitudini legate al sonno. Le abitudini sono fondamentali per il sonno. Potreste cercare di stabilire una routine serale che aiuti tua figlia a rilassarsi. Questo potrebbe includere attività come leggere un libro, fare un bagno caldo, ascoltare musica rilassante o praticare tecniche di rilassamento. Importante è evitare stimoli forti (come schermi elettronici o attività molto energiche) nelle ore precedenti il sonno.
Un caro saluto
Dottoressa Sica Angela
Un caro saluto
Dottoressa Sica Angela
Buongiorno, vi è sicuramente una motivazione alla base. E' importante lavorare sia sul sintomo, in questo caso la difficoltà ad addormentarsi autonomamente, sia sulle cause. Provi a pensare se, nel periodo in cui ha iniziato a non addormentarsi da sola, è accaduto qualcosa di particolare (trasferimenti, difficoltà scolastiche, lutti ecc). Il mio consiglio è di consultare un professionista, così da ricevere supporto sia nella gestione del sonno, sia nell'approfondimento delle cause.
Un caro saluto.
Dott.ssa Siria Dal Santo
Un caro saluto.
Dott.ssa Siria Dal Santo
Buongiorno,
grazie per la sua condivisione.
Mi dispiace per la situazione; immagino comporti delle fatiche per tutti voi.
Le tecniche di respirazione possono essere efficaci, ma vanno comunque collocate all'interno di un percorso psicologico, proprio per quello che possono smuovere. Inoltre, può essere comunque necessario lavorare sulle cause che hanno determinato questo sintomo (il fatto che sua figlia non riesca ad addormentarsi da sola).
Non avendo molte informazione e non conoscendo il percorso fatto con il/la collega (che comunque immagino abbia fatto il possibile per aiutarvi), ciò che posso suggerirle è la possibilità di ricontattare un professionista psicologo/psicoterapeuta (o ricontattare quello conosciuto) che possa fare un inquadramento della situazione attuale e possa condividere con voi quanto compreso e come proseguire a livello terapeutico; ci sono situazioni che possono anche richiedere il coinvolgimento dei genitori. Quello che posso aggiungere è che non tutte le circostanze possono risolversi in pochi incontri; spesso può essere necessario un tempo più lungo.
Rimango a disposizione, anche online.
Saluti dott.ssa Baratto Shana
grazie per la sua condivisione.
Mi dispiace per la situazione; immagino comporti delle fatiche per tutti voi.
Le tecniche di respirazione possono essere efficaci, ma vanno comunque collocate all'interno di un percorso psicologico, proprio per quello che possono smuovere. Inoltre, può essere comunque necessario lavorare sulle cause che hanno determinato questo sintomo (il fatto che sua figlia non riesca ad addormentarsi da sola).
Non avendo molte informazione e non conoscendo il percorso fatto con il/la collega (che comunque immagino abbia fatto il possibile per aiutarvi), ciò che posso suggerirle è la possibilità di ricontattare un professionista psicologo/psicoterapeuta (o ricontattare quello conosciuto) che possa fare un inquadramento della situazione attuale e possa condividere con voi quanto compreso e come proseguire a livello terapeutico; ci sono situazioni che possono anche richiedere il coinvolgimento dei genitori. Quello che posso aggiungere è che non tutte le circostanze possono risolversi in pochi incontri; spesso può essere necessario un tempo più lungo.
Rimango a disposizione, anche online.
Saluti dott.ssa Baratto Shana
Buongiorno,
quando dice da sola intende senza compagnia o senza l'assunzione di farmaci? Avete escluso tutte le possibili cause mediche (condizioni particolari di salute, malattie,....)?
Avemndo queste risposte sarebbe più semplice darle un parere.
Cordialmente.
Dott.ssa Chantal Danna
quando dice da sola intende senza compagnia o senza l'assunzione di farmaci? Avete escluso tutte le possibili cause mediche (condizioni particolari di salute, malattie,....)?
Avemndo queste risposte sarebbe più semplice darle un parere.
Cordialmente.
Dott.ssa Chantal Danna
Buongiorno, capisco quanto possa essere preoccupante questa situazione. Il fatto che sua figlia non riesca più ad addormentarsi da sola potrebbe indicare un disagio emotivo o psicologico che non è stato ancora completamente affrontato. Anche se le tecniche di respirazione e il percorso psicologico breve non hanno avuto gli effetti sperati, potrebbe essere utile approfondire ulteriormente con un professionista che si occupi di disturbi del sonno nei bambini e adolescenti. A volte, un supporto più lungo o l'integrazione di altre tecniche, come la terapia cognitivo-comportamentale, potrebbe essere la chiave per affrontare la causa sottostante del suo disagio. Resto a disposizione, un caro saluto
Gentile utente, grazie per essersi aperto e per aver condiviso quello che sta vivendo. Capisco quanto possa essere preoccupante vedere sua figlia affrontare difficoltà nel dormire, soprattutto a questa età. Il sonno è essenziale per il suo benessere fisico e psicologico, e il fatto che non riesca ad addormentarsi da sola potrebbe essere legato a diversi fattori, inclusi cambiamenti fisici, emotivi o sociali che un'adolescente può attraversare. Le suggerisco un percorso psicologico più duraturo, così da esplorare più a fondo la situazione e affrontare i pensieri e le emozioni legati ad essa, con l’obiettivo di trovare maggiore serenità.
Resto a disposizione anche per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Brescia
Resto a disposizione anche per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Brescia
Mi viene da pensare che potrebbe essere utile, integrandolo alle tecniche che avete appreso, un percorso terapeutico che si focalizzi sulla possibilità di dare un senso a questa situazione, quindi per cercare di capire quello che sta (e che stava) succedendo nelle vostre vite.
È comprensibile la vostra preoccupazione. L’insonnia nei bambini e negli adolescenti può avere diverse cause, tra cui ansia, stress o difficoltà legate alla crescita.
Se il percorso psicologico precedente non ha dato risultati, potrebbe essere utile un intervento più approfondito, magari con un approccio cognitivo-comportamentale o neuropsicologico mirato ai disturbi del sonno. Un terapeuta specializzato può aiutarla a identificare eventuali pensieri disfunzionali legati all’addormentamento e lavorare su strategie più efficaci.
Nel frattempo, potreste provare a mantenere una routine serale rilassante, evitando schermi almeno un’ora prima di dormire e a creare un ambiente confortevole, magari con luci soffuse o suoni rilassanti.
Valutare eventuali fonti di ansia che potrebbero influenzare il sonno.
Se il problema persiste, un supporto psicologico più strutturato potrebbe essere la soluzione migliore.
Se il percorso psicologico precedente non ha dato risultati, potrebbe essere utile un intervento più approfondito, magari con un approccio cognitivo-comportamentale o neuropsicologico mirato ai disturbi del sonno. Un terapeuta specializzato può aiutarla a identificare eventuali pensieri disfunzionali legati all’addormentamento e lavorare su strategie più efficaci.
Nel frattempo, potreste provare a mantenere una routine serale rilassante, evitando schermi almeno un’ora prima di dormire e a creare un ambiente confortevole, magari con luci soffuse o suoni rilassanti.
Valutare eventuali fonti di ansia che potrebbero influenzare il sonno.
Se il problema persiste, un supporto psicologico più strutturato potrebbe essere la soluzione migliore.
Cara/o utente, mi dispiace per la difficoltà che state riscontrando. Una buona qualità del sonno è molto importante, soprattutto in questa fase dello sviluppo. Lei dice che sua figlia non riesce ad addormentarsi da sola, ma quindi in compagnia riesce? Dal momento in cui si addormenta, continua a dormire da sola o in compagnia? Ci sono interruzioni durante il sonno o è continuo fino al mattino? Mi verrebbero in mente diverse domande da porvi per comprendere meglio la situazione. Non conoscendola mi riesce difficile dirvi quale può essere la causa sottostante questo malessere. Andrebbe indagata tramite accertamenti medici specifici per escludere determinate carenze che possono influire e patologie organiche alla base, ma ritengo sia importante anche un percorso di sostegno psicologico. A volte non è sufficiente un breve percorso per comprendere determinati bisogni e difficoltà che possono sfociare anche in sintomi come l'insonnia o la difficoltà nell'addormentarsi da soli. Inoltre, spesso può essere opportuno un approccio più olistico, quindi che combini più interventi per affrontare al meglio il problema.
A mio avviso è importante che sua figlia trovi uno spazio sicuro in cui poter esplorare il proprio stato emotivo e la propria esperienza, ma anche acquisire consapevolezza di se stessa e del proprio corpo, autoefficacia e sicurezza.
Concentrarsi sull'eliminazione del sintomo, senza comprenderne la causa, rischia di essere controproducente in quanto alla base possono esserci dei conflitti e delle questioni che vanno ascoltate e comprese per poter trovare un equilibrio e un armonia (anche dal punto di vista fisico) che siano duraturi.
Mi auguro che sua figlia possa superare al meglio questo periodo di difficoltà e che lei, da genitore, possa quindi trovare sollievo.
Io sono qui, resto a disposizione per qualunque altra domanda e per offrire il mio supporto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Teresa Schillaci
A mio avviso è importante che sua figlia trovi uno spazio sicuro in cui poter esplorare il proprio stato emotivo e la propria esperienza, ma anche acquisire consapevolezza di se stessa e del proprio corpo, autoefficacia e sicurezza.
Concentrarsi sull'eliminazione del sintomo, senza comprenderne la causa, rischia di essere controproducente in quanto alla base possono esserci dei conflitti e delle questioni che vanno ascoltate e comprese per poter trovare un equilibrio e un armonia (anche dal punto di vista fisico) che siano duraturi.
Mi auguro che sua figlia possa superare al meglio questo periodo di difficoltà e che lei, da genitore, possa quindi trovare sollievo.
Io sono qui, resto a disposizione per qualunque altra domanda e per offrire il mio supporto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Teresa Schillaci
Buon pomeriggio,
la difficoltà di sua figlia nel riuscire ad addormentarsi da sola potrebbe essere un forte segnale di malessere psicologico che necessita un approfondimento attraverso un percorso psicologico. Probabilmente il breve percorso che sua figlia ha svolto non è stato sufficiente, io le suggerirei di proseguire con il supporto di uno psicoterapeuta. Singolare è l'inizio di questo sintomo, collegato ad un anno e mezzo fa: quali cambiamenti sono avvenuti in questo periodo? Quali sfide evolutive ha dovuto affrontare e sta affrontando sua figlia? Sarebbe importante comprendere il disagio psicologico che sua figlia sta fronteggiando per poterla supportare e sostenere nella sua delicata fase di crescita.
la difficoltà di sua figlia nel riuscire ad addormentarsi da sola potrebbe essere un forte segnale di malessere psicologico che necessita un approfondimento attraverso un percorso psicologico. Probabilmente il breve percorso che sua figlia ha svolto non è stato sufficiente, io le suggerirei di proseguire con il supporto di uno psicoterapeuta. Singolare è l'inizio di questo sintomo, collegato ad un anno e mezzo fa: quali cambiamenti sono avvenuti in questo periodo? Quali sfide evolutive ha dovuto affrontare e sta affrontando sua figlia? Sarebbe importante comprendere il disagio psicologico che sua figlia sta fronteggiando per poterla supportare e sostenere nella sua delicata fase di crescita.
Salve, quando ci sono disturbi del sonno, spesso si tratta di segnali che il nostro corpo ci manda per avvertirci che c'è qualcosa che non va. Vi consiglio una terapia, intanto per vostra figlia ed eventualmente anche familiare, visto che la ragazza ha 12 anni è fortemente richiesta la collaborazione dei genitori. Io seguo l'orientamento cognitivo costruttivista, se volete saperne di più contattatemi pure.
Buona serata, dott.ssa Roberta Fidone Psicologa
Buona serata, dott.ssa Roberta Fidone Psicologa
Salve, considerando l'età di sua figlia e la persistenza del disturbo, dopo un'accurata valutazione da parte di un medico specializzato nei disturbi del sonno, potrebbe essere utile rivolgersi a uno/a psicoterapeuta esperto nell'età evolutiva per intraprendere un percorso più strutturato e duraturo. Come madre, ha fatto bene a prestare attenzione al problema; ora è fondamentale affidarsi a specialisti che possano offrire un supporto adeguato. Un caro saluto
se anche le tecniche brevi non hanno portato ad alcun risultato potrebbe essere utile fare un monitoraggio del sonno e un percorso psicologico più profondo
Buongiorno e grazie per aver condiviso questa situazione così delicata. Capisco quanto possa essere difficile, sia per vostra figlia che per voi genitori, affrontare questo momento in cui il sonno, che dovrebbe essere un momento di quiete e recupero, si trasforma invece in una fonte di fatica e preoccupazione. Sono anche io mamma e anche mia figlia a 11 anni ha vissuto una situazione simile. A 12-13 anni, non si tratta semplicemente di “andare a dormire”: addormentarsi richiede la capacità di lasciarsi andare, di stare da soli con i propri pensieri, di regolare emozioni e sensazioni spesso nuove o più intense, come quelle che emergono in questa fase della crescita. Se vostra figlia fa fatica a farlo da sola, questo non è necessariamente un segnale di un problema grave, ma piuttosto un’indicazione del fatto che forse sta ancora imparando a costruire un senso di sicurezza interna e un’autonomia emotiva.
A volte, quando le tecniche di rilassamento o i percorsi psicologici brevi non funzionano, non è perché siano sbagliati, ma perché magari non sono stati integrati pienamente nella quotidianità o perché non hanno avuto il tempo o lo spazio necessario per andare a fondo nelle reali cause della difficoltà. È possibile che, sotto la difficoltà ad addormentarsi da sola, si nascondano emozioni non ancora espresse del tutto, paure legate alla separazione, al cambiamento o alla percezione di sé in trasformazione.
Una strada possibile può essere quella di introdurre una routine serale condivisa che restituisca senso di continuità e presenza, anche se poi gradualmente porterà a una maggiore autonomia. Può essere utile anche accompagnare il momento del sonno con parole rassicuranti, immagini mentali rilassanti, o piccole strategie che aiutino vostra figlia a sentirsi protetta nella sua stanza. Se la difficoltà persiste, potrebbe essere utile riprendere o avviare un percorso psicologico più continuativo e specifico, che aiuti vostra figlia a lavorare più in profondità sul proprio mondo interno, su come vive la solitudine, sull’ansia e sulla fiducia in se stessa. Un terapeuta dell’età evolutiva, con un approccio centrato sulle emozioni o sul corpo, potrebbe offrirle un accompagnamento più mirato e graduale.
Vi auguro di cuore che possiate trovare la chiave giusta per riportare calma e sicurezza in questo momento della giornata così importante. Resto a disposizione se vorrà approfondire o confrontarti ancora. Un caro saluto. Dr ssa Isabella Mazzocchi
A volte, quando le tecniche di rilassamento o i percorsi psicologici brevi non funzionano, non è perché siano sbagliati, ma perché magari non sono stati integrati pienamente nella quotidianità o perché non hanno avuto il tempo o lo spazio necessario per andare a fondo nelle reali cause della difficoltà. È possibile che, sotto la difficoltà ad addormentarsi da sola, si nascondano emozioni non ancora espresse del tutto, paure legate alla separazione, al cambiamento o alla percezione di sé in trasformazione.
Una strada possibile può essere quella di introdurre una routine serale condivisa che restituisca senso di continuità e presenza, anche se poi gradualmente porterà a una maggiore autonomia. Può essere utile anche accompagnare il momento del sonno con parole rassicuranti, immagini mentali rilassanti, o piccole strategie che aiutino vostra figlia a sentirsi protetta nella sua stanza. Se la difficoltà persiste, potrebbe essere utile riprendere o avviare un percorso psicologico più continuativo e specifico, che aiuti vostra figlia a lavorare più in profondità sul proprio mondo interno, su come vive la solitudine, sull’ansia e sulla fiducia in se stessa. Un terapeuta dell’età evolutiva, con un approccio centrato sulle emozioni o sul corpo, potrebbe offrirle un accompagnamento più mirato e graduale.
Vi auguro di cuore che possiate trovare la chiave giusta per riportare calma e sicurezza in questo momento della giornata così importante. Resto a disposizione se vorrà approfondire o confrontarti ancora. Un caro saluto. Dr ssa Isabella Mazzocchi
Buongiorno, dalla sua richiesta si comprende chiaramente sia le preoccupazioni sia le attenzioni da genitore per come ha/avete affrontato il problema legato all'addormentamento di sua/vostra figlia.
Le consiglio di rivolgervi ad uno psicologo e/o psicoterapeuta che si occupi di età evolutiva, probabilmente sarà necessario intraprendere un percorso psicologico più duraturo in modo da aiutarla a comprendere le motivazioni del disturbo legato al sonno lavorando insieme a voi genitori per superare questo suo momento di difficoltà.
Se ha bisogno di ulteriore supporto o desidera discutere più in dettaglio, non esiti a contattarmi anche on line.
La saluto cordialmente.
Le consiglio di rivolgervi ad uno psicologo e/o psicoterapeuta che si occupi di età evolutiva, probabilmente sarà necessario intraprendere un percorso psicologico più duraturo in modo da aiutarla a comprendere le motivazioni del disturbo legato al sonno lavorando insieme a voi genitori per superare questo suo momento di difficoltà.
Se ha bisogno di ulteriore supporto o desidera discutere più in dettaglio, non esiti a contattarmi anche on line.
La saluto cordialmente.
Buonasera, la difficoltà di tua figlia ad addormentarsi da sola, soprattutto se persiste da oltre un anno, merita attenzione e un approccio più approfondito.
Anche se ha già fatto un percorso psicologico e tentato tecniche di rilassamento, è importante indagare meglio le cause profonde del suo disagio, che possono essere legate a: Ansie evolutive (paura dell'abbandono, del buio, della morte, ecc.) tipiche della preadolescenza
Eventi stressanti o cambiamenti nella vita familiare o scolastica
Pattern relazionali con le figure genitoriali (es. bisogno di contenimento emotivo non espresso verbalmente)
Difficoltà nella separazione o nella regolazione dell’autonomia emotiva
Quello che potete fare e una valutazione psicodiagnostica approfondita da parte di uno psicologo dell’età evolutiva per comprendere meglio il funzionamento emotivo e relazionale di tua figlia.
Percorso psicoterapeutico continuativo, non solo di supporto ma orientato al significato del sintomo, preferibilmente con uno psicoterapeuta specializzato in infanzia e adolescenza.
Coinvolgimento della famiglia, se necessario, per esplorare dinamiche sistemiche o inconsapevoli che possono contribuire al blocco.
È fondamentale che tua figlia non si senta “sbagliata” o “un problema da risolvere”, ma che si possa sentire accolta nella sua fatica e accompagnata con fiducia e rispetto dei suoi tempi. Un cordiale saluto
dott.ssa Marzia Mazzavillani
Anche se ha già fatto un percorso psicologico e tentato tecniche di rilassamento, è importante indagare meglio le cause profonde del suo disagio, che possono essere legate a: Ansie evolutive (paura dell'abbandono, del buio, della morte, ecc.) tipiche della preadolescenza
Eventi stressanti o cambiamenti nella vita familiare o scolastica
Pattern relazionali con le figure genitoriali (es. bisogno di contenimento emotivo non espresso verbalmente)
Difficoltà nella separazione o nella regolazione dell’autonomia emotiva
Quello che potete fare e una valutazione psicodiagnostica approfondita da parte di uno psicologo dell’età evolutiva per comprendere meglio il funzionamento emotivo e relazionale di tua figlia.
Percorso psicoterapeutico continuativo, non solo di supporto ma orientato al significato del sintomo, preferibilmente con uno psicoterapeuta specializzato in infanzia e adolescenza.
Coinvolgimento della famiglia, se necessario, per esplorare dinamiche sistemiche o inconsapevoli che possono contribuire al blocco.
È fondamentale che tua figlia non si senta “sbagliata” o “un problema da risolvere”, ma che si possa sentire accolta nella sua fatica e accompagnata con fiducia e rispetto dei suoi tempi. Un cordiale saluto
dott.ssa Marzia Mazzavillani
Salve, per il problema da lei esposto mi sento di consigliare per la ragazzina un percorso di psicoterapia. Saluti
Buongiorno,
è probabile che il percorso psicologico breve non fosse sufficiente e che la ragazzina abbia bisogno di un approfondimento maggiore rispetto a possibili dinamiche di ansia e questioni che riguardano la crescita da bambina a ragazzina.
Consiglierei una consultazione psicologica con una/o psicoterapeuta esperto dell'età evolutiva che preveda il coinvolgimento della famiglia per permettere di avere un quadro ricco di racconti e dettagli del contesto in cui è nata e in cui vive la ragazzina per approfondire le origine del suo stato di agitazione e stabilirne le cause. In seguito è possibile iniziare un percorso di supporto psicologico in cui riflettere sulle proprie emozioni e sulle fatiche che sua figlia sta vivendo in un momento di cambiamento così importante come l'adolescenza.
è probabile che il percorso psicologico breve non fosse sufficiente e che la ragazzina abbia bisogno di un approfondimento maggiore rispetto a possibili dinamiche di ansia e questioni che riguardano la crescita da bambina a ragazzina.
Consiglierei una consultazione psicologica con una/o psicoterapeuta esperto dell'età evolutiva che preveda il coinvolgimento della famiglia per permettere di avere un quadro ricco di racconti e dettagli del contesto in cui è nata e in cui vive la ragazzina per approfondire le origine del suo stato di agitazione e stabilirne le cause. In seguito è possibile iniziare un percorso di supporto psicologico in cui riflettere sulle proprie emozioni e sulle fatiche che sua figlia sta vivendo in un momento di cambiamento così importante come l'adolescenza.
Buongiorno. I disturbi del sonno negli adolescenti sono molto comuni e possono avere origini diverse, quindi è importante affrontarli con un approccio multidisciplinare.
A 13 anni sua figlia sta attraversando importanti cambiamenti ormonali che influenzano naturalmente i ritmi circadiani. Gli adolescenti tendono fisiologicamente ad addormentarsi più tardi e svegliarsi più tardi. Inoltre, questo è un periodo di grandi trasformazioni fisiche ed emotive che possono generare ansia e preoccupazioni.
Ci sono molte Possibili cause dell’insonnia:
- Ansia anticipatoria legata proprio al momento dell’addormentamento
- Preoccupazioni scolastiche, sociali o legate ai cambiamenti corporei
- Uso eccessivo di dispositivi elettronici nelle ore serali
- Cambiamenti nei ritmi sonno-veglia tipici dell’adolescenza
- Stress familiare o ambientale
Orari regolari di addormentamento e risveglio, camera fresca e buia, evitare schermi almeno un’ora prima di dormire, routine serale rilassante e costante, possono aiutare.
Se il problema è l’ansia da prestazione legata al dormire, può essere utile “togliere pressione” al momento dell’addormentamento. Permetterle di leggere a letto fino a quando non si sente assonnata, senza l’obbligo di dormire subito.
Considerando che il percorso psicologico breve non ha risolto, potrebbe essere utile:
- Una valutazione più approfondita con uno psicologo specializzato in adolescenti e disturbi del sonno
- Consulto pediatrico per escludere cause organiche
- Eventuale valutazione presso un centro specializzato in medicina del sonno
Cercate di non trasmettere ansia riguardo al suo sonno, di mantenere un atteggiamento comprensivo ma non eccessivamente preoccupato.
A volte serve più tempo e l’approccio giusto. Non si scoraggi se la prima terapia non ha funzionato - ogni ragazzo risponde diversamente agli interventi.
Resto a vostra disposizione
Cervio Katya
A 13 anni sua figlia sta attraversando importanti cambiamenti ormonali che influenzano naturalmente i ritmi circadiani. Gli adolescenti tendono fisiologicamente ad addormentarsi più tardi e svegliarsi più tardi. Inoltre, questo è un periodo di grandi trasformazioni fisiche ed emotive che possono generare ansia e preoccupazioni.
Ci sono molte Possibili cause dell’insonnia:
- Ansia anticipatoria legata proprio al momento dell’addormentamento
- Preoccupazioni scolastiche, sociali o legate ai cambiamenti corporei
- Uso eccessivo di dispositivi elettronici nelle ore serali
- Cambiamenti nei ritmi sonno-veglia tipici dell’adolescenza
- Stress familiare o ambientale
Orari regolari di addormentamento e risveglio, camera fresca e buia, evitare schermi almeno un’ora prima di dormire, routine serale rilassante e costante, possono aiutare.
Se il problema è l’ansia da prestazione legata al dormire, può essere utile “togliere pressione” al momento dell’addormentamento. Permetterle di leggere a letto fino a quando non si sente assonnata, senza l’obbligo di dormire subito.
Considerando che il percorso psicologico breve non ha risolto, potrebbe essere utile:
- Una valutazione più approfondita con uno psicologo specializzato in adolescenti e disturbi del sonno
- Consulto pediatrico per escludere cause organiche
- Eventuale valutazione presso un centro specializzato in medicina del sonno
Cercate di non trasmettere ansia riguardo al suo sonno, di mantenere un atteggiamento comprensivo ma non eccessivamente preoccupato.
A volte serve più tempo e l’approccio giusto. Non si scoraggi se la prima terapia non ha funzionato - ogni ragazzo risponde diversamente agli interventi.
Resto a vostra disposizione
Cervio Katya
Gentile genitore,
grazie per aver condiviso la vostra situazione.
La difficoltà di addormentarsi da soli in età preadolescenziale, soprattutto quando si protrae nel tempo, può rappresentare un segnale importante del vissuto emotivo del minore. Il fatto che vostra figlia stia vivendo questa difficoltà da oltre un anno e che le tecniche apprese e il precedente percorso psicologico non abbiano portato benefici duraturi merita attenzione e un approfondimento specifico.
In questi casi, è fondamentale comprendere non solo il sintomo del sonno in sé, ma anche ciò che può sostenerlo o mantenerlo nel tempo: eventuali ansie, pensieri ricorrenti, dinamiche relazionali, vissuti di separazione o cambiamento che spesso si esprimono proprio nel momento del distacco e del riposo.
Ciò che consiglio è di valutare un percorso psicologico più strutturato e continuativo, centrato non soltanto sulla gestione del sonno, ma sull’ascolto più ampio del funzionamento emotivo, cognitivo e relazionale di vostra figlia in questa fase di crescita. L’obiettivo sarebbe costruire insieme uno spazio in cui lei possa essere accompagnata nell’esplorare le sue emozioni e potenziare le risorse per affrontare il momento dell’addormentamento in modo più autonomo e sereno.
Un’eventuale collaborazione con i genitori può inoltre essere molto utile, per comprendere il contesto familiare e individuare strategie coerenti di supporto a casa.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni o per valutare insieme la possibilità di un primo incontro conoscitivo.
Un cordiale saluto,
Aurora
grazie per aver condiviso la vostra situazione.
La difficoltà di addormentarsi da soli in età preadolescenziale, soprattutto quando si protrae nel tempo, può rappresentare un segnale importante del vissuto emotivo del minore. Il fatto che vostra figlia stia vivendo questa difficoltà da oltre un anno e che le tecniche apprese e il precedente percorso psicologico non abbiano portato benefici duraturi merita attenzione e un approfondimento specifico.
In questi casi, è fondamentale comprendere non solo il sintomo del sonno in sé, ma anche ciò che può sostenerlo o mantenerlo nel tempo: eventuali ansie, pensieri ricorrenti, dinamiche relazionali, vissuti di separazione o cambiamento che spesso si esprimono proprio nel momento del distacco e del riposo.
Ciò che consiglio è di valutare un percorso psicologico più strutturato e continuativo, centrato non soltanto sulla gestione del sonno, ma sull’ascolto più ampio del funzionamento emotivo, cognitivo e relazionale di vostra figlia in questa fase di crescita. L’obiettivo sarebbe costruire insieme uno spazio in cui lei possa essere accompagnata nell’esplorare le sue emozioni e potenziare le risorse per affrontare il momento dell’addormentamento in modo più autonomo e sereno.
Un’eventuale collaborazione con i genitori può inoltre essere molto utile, per comprendere il contesto familiare e individuare strategie coerenti di supporto a casa.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni o per valutare insieme la possibilità di un primo incontro conoscitivo.
Un cordiale saluto,
Aurora
Cara utente, può essere utile, anzitutto, un confronto con il pediatra di riferimento, per escludere eventuali cause organiche o fisiologiche che possano contribuire a questa fatica nel momento dell’addormentamento. Invece, dal punto di vista psicologico, il fatto che sua figlia non riesca ad addormentarsi da sola da circa un anno e mezzo, quindi in un’età di passaggio così delicata come la pre-adolescenza, potrebbe essere un segnale che merita attenzione più profonda. Il sonno difficoltoso può riflettere qualcosa che ha bisogno di essere ascoltato con maggiore spazio e tempo: vissuti emotivi, paure, cambiamenti interni o familiari che magari non hanno ancora trovato parole per essere espressi. Un accompagnamento psicologico che non si limiti al sintomo ma accolga il mondo interno della ragazza, magari coinvolgendo anche la relazione con i genitori, laddove possibile, è certamente utile. Il sintomo, infatti, parla spesso non solo di un disagio individuale, ma spesso anche del legame, del contesto, delle dinamiche relazionali. Auguro a lei e alla sua famiglia ogni bene! Dott.ssa Giulia Redondi
Buonasera, deve essere difficile sia per lei sia per sua figlia vivere questa situazione da più di un anno. Se sua figlia se la sente, provare ad intraprendere un nuovo percorso potrebbe esserle di aiuto, prendendosi più spazio per comprendere la situazione. Per qualsiasi domanda, sono disponibile, mi trovo a Roma. Le auguro una buona serata, Dott.ssa Alice Carbone
La sua preoccupazione per sua figlia è comprensibile e legittima. In casi come questi, vista anche la persistenza del disturbo, è opportuno rivolgersi ad un professionista specializzato in infanzia ed adolescenza - come un neuropsichiatra infantile o uno psicologo dell'età evolutiva - per una consultazione ed eventuale inquadramento diagnostico. Sarà lo stesso professionista ad indicare il trattamento terapeutico più adatto per sua figlia.
Salve, l’insonnia in età preadolescenziale è spesso legata a cambiamenti emotivi, fisici e relazionali che rendono difficile rilassarsi e lasciarsi andare al sonno. Quando il problema persiste, è utile approfondire in modo più ampio il vissuto emotivo della ragazza, poiché dietro la difficoltà ad addormentarsi da sola possono esserci ansie di separazione, pensieri ricorrenti o insicurezze che meritano ascolto e spazio di elaborazione. Un percorso continuativo con uno psicologo psicoterapeuta può aiutarla a individuare le cause profonde del disagio e accompagnarla verso un’autonomia più serena. Approcci come la psicoterapia umanistica o l’EMDR possono essere efficaci per lavorare su eventuali esperienze che hanno generato tensione o paura, mentre pratiche di Mindfulness possono supportarla nel ritrovare calma e fiducia nel momento dell’addormentamento. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Una situazione singolare quella che sta vivendo sua figlia, potrebbe essere interessante tentare con una nuova psicoterapia che abbia però un approccio differente. In psicologia ci sono diversi approcci ed alcuni funzionano meglio di altri per alcuni disturbi, potrebbe essere che sua figlia abbia bisogno di un percorso un po' diverso. MI contatti pure per avere maggiori informazioni.
Grazie per aver condiviso questa difficoltà, capisco quanto possa essere faticoso per voi vedere vostra figlia in questa situazione e sentirvi preoccupati per il suo benessere. Le difficoltà di addormentamento che persistono nel tempo, soprattutto in una fase delicata come l’ingresso nell’adolescenza, meritano attenzione ma non indicano necessariamente qualcosa di “sbagliato” o irreversibile.
Intorno ai 12-13 anni avvengono cambiamenti importanti sul piano emotivo, cognitivo e fisiologico, che possono incidere in modo significativo sul sonno. In alcuni casi, la difficoltà ad addormentarsi da sola non è legata tanto alla mancanza di strategie, quanto al bisogno di sicurezza, contenimento o prevedibilità, che in questa fase può esprimersi proprio nel momento della sera e del distacco.
Il fatto che abbia già provato tecniche di respirazione e un breve percorso psicologico indica che avete cercato di affrontare il problema con attenzione. Tuttavia, quando il sintomo è presente da tempo, può essere utile riconsiderarlo non solo come una difficoltà da “eliminare”, ma come un segnale che qualcosa, a livello emotivo o relazionale, ha bisogno di essere compreso più a fondo. A volte è necessario un percorso più continuativo, che coinvolga anche i genitori, per lavorare sulle dinamiche familiari, sulle routine serali e sul significato che il momento dell’addormentamento ha per la ragazza.
Può essere utile osservare come si svolge la sera, che clima emotivo si crea prima di andare a letto e quali sono le modalità con cui viene gestita la difficoltà, perché anche interventi messi in atto con le migliori intenzioni possono, involontariamente, mantenere il problema. Parallelamente, costruire una routine serale molto prevedibile e rassicurante, introdurre attività di scarico corporeo durante il giorno e lavorare gradualmente sull’autonomia notturna può aiutare, ma richiede tempo e coerenza.
Se lo ritenete possibile, vi suggerirei di valutare un percorso psicologico più strutturato, preferibilmente con un professionista che lavori con preadolescenti e che possa affiancare anche voi come genitori. L’obiettivo non è forzare vostra figlia a dormire da sola, ma aiutarla a sentirsi progressivamente più sicura e capace di farlo.
Resto a disposizione se desiderate approfondire meglio la situazione o capire quale tipo di percorso potrebbe essere più adatto per vostra figlia e per voi come famiglia.
Intorno ai 12-13 anni avvengono cambiamenti importanti sul piano emotivo, cognitivo e fisiologico, che possono incidere in modo significativo sul sonno. In alcuni casi, la difficoltà ad addormentarsi da sola non è legata tanto alla mancanza di strategie, quanto al bisogno di sicurezza, contenimento o prevedibilità, che in questa fase può esprimersi proprio nel momento della sera e del distacco.
Il fatto che abbia già provato tecniche di respirazione e un breve percorso psicologico indica che avete cercato di affrontare il problema con attenzione. Tuttavia, quando il sintomo è presente da tempo, può essere utile riconsiderarlo non solo come una difficoltà da “eliminare”, ma come un segnale che qualcosa, a livello emotivo o relazionale, ha bisogno di essere compreso più a fondo. A volte è necessario un percorso più continuativo, che coinvolga anche i genitori, per lavorare sulle dinamiche familiari, sulle routine serali e sul significato che il momento dell’addormentamento ha per la ragazza.
Può essere utile osservare come si svolge la sera, che clima emotivo si crea prima di andare a letto e quali sono le modalità con cui viene gestita la difficoltà, perché anche interventi messi in atto con le migliori intenzioni possono, involontariamente, mantenere il problema. Parallelamente, costruire una routine serale molto prevedibile e rassicurante, introdurre attività di scarico corporeo durante il giorno e lavorare gradualmente sull’autonomia notturna può aiutare, ma richiede tempo e coerenza.
Se lo ritenete possibile, vi suggerirei di valutare un percorso psicologico più strutturato, preferibilmente con un professionista che lavori con preadolescenti e che possa affiancare anche voi come genitori. L’obiettivo non è forzare vostra figlia a dormire da sola, ma aiutarla a sentirsi progressivamente più sicura e capace di farlo.
Resto a disposizione se desiderate approfondire meglio la situazione o capire quale tipo di percorso potrebbe essere più adatto per vostra figlia e per voi come famiglia.
Salve, la ringrazio per la condivisione. Comprendo quanto questa situazione possa essere faticosa. In una fase di crescita così delicata, le difficoltà legate al sonno possono talvolta rappresentare il segnale di vissuti emotivi, paure o cambiamenti che faticano a trovare spazio durante il giorno. In questo senso, può essere utile provare, con delicatezza, a chiederle come si sente e se c’è qualcosa che la preoccupa o che rende difficile addormentarsi da sola.
Qualora sua figlia ne sentisse il bisogno, può essere valutata anche la possibilità di intraprendere un nuovo percorso di sostegno psicologico, che possa aiutarla a comprendere e affrontare ciò che sta attraversando.
Spero che queste indicazioni possano esserle utili.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Emanuela Franchina
Qualora sua figlia ne sentisse il bisogno, può essere valutata anche la possibilità di intraprendere un nuovo percorso di sostegno psicologico, che possa aiutarla a comprendere e affrontare ciò che sta attraversando.
Spero che queste indicazioni possano esserle utili.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Emanuela Franchina
Gentile Signora, quello che descrive è una difficoltà abbastanza frequente nella preadolescenza, una fase delicata in cui aumentano sensibilità emotiva, bisogno di rassicurazione e talvolta paure legate alla separazione; il fatto che la situazione duri da un anno e mezzo fa pensare che si sia strutturata un’abitudine di addormentamento dipendente dalla presenza del genitore, più che una semplice difficoltà tecnica di rilassamento, motivo per cui le tecniche di respirazione da sole spesso non sono risolutive. Sarebbe utile capire se l’inizio coincide con un evento specifico (cambiamenti, malattia, difficoltà scolastiche), se sono presenti paure particolari o ansia durante il giorno e come si svolge attualmente la routine serale. In questi casi è importante evitare soluzioni che nell’immediato tranquillizzano ma mantengono il problema (ad esempio restare accanto fino all’addormentamento) e lavorare invece su un distacco graduale e coerente: prima restando in stanza senza interazione, poi progressivamente più distanti, fino ad arrivare all’uscita dalla camera, mantenendo una routine serale prevedibile, con orari regolari e sospensione degli schermi almeno un’ora prima di dormire. Spesso la difficoltà del sonno è la manifestazione di un’ansia più generale, per cui può essere utile un percorso psicologico più strutturato e mirato all’autonomia e alla gestione dell’ansia, se quello precedente è stato breve o focalizzato solo sulle tecniche; qualora emergessero anche rifiuto scolastico, tristezza persistente o paure intense, sarebbe indicata una valutazione specialistica più approfondita. Con gradualità e coerenza l’autonomia del sonno può essere recuperata anche a questa età. Dott.ssa Chiara Avelli
Salve. Comprendo bene la frustrazione e la preoccupazione che provate. A quasi 13 anni, l'insonnia non è solo un problema di stanchezza, ma diventa un momento di forte vulnerabilità: il passaggio all'adolescenza porta con sé tempeste emotive e cambiamenti neurologici che spesso "esplodono" proprio nel silenzio della camera da letto.Se le tecniche di respirazione e un percorso breve non hanno funzionato, è probabile che non si stia centrando il nucleo del problema. A questa età, il blocco dell'addormentamento è raramente un problema tecnico, ma è più spesso un bisogno di rassicurazione o una difesa dall'ansia.A 13 anni i ragazzi iniziano a staccarsi dai genitori durante il giorno. Questo "distacco" può creare un'ansia da separazione inconscia la sera. Non riuscire a dormire da sola potrebbe essere il suo modo (non intenzionale) di restare "piccola" e mantenere il contatto protettivo con voi, mentre il resto del mondo le chiede di crescere.Spesso i ragazzi dicono "non ho sonno", ma in realtà hanno paura del vuoto. Quando si spegne la luce, i pensieri, le preoccupazioni per la scuola, le dinamiche con le amiche o le domande esistenziali diventano giganti. Le tecniche di respirazione falliscono se la mente è troppo occupata a "monitorare" l'ambiente o i propri pensieri per paura di perdere il controllo.Invece di dirle semplicemente "vai a dormire", create un ponte. Potrebbe essere utile restare con lei 10 minuti per parlare (non di scuola, ma di cose buffe o pensieri liberi) e poi allontanarsi progressivamente.Se la respirazione la agita (a volte concentrarsi sul respiro aumenta l'ansia), provate con stimoli esterni "passivi". Un audiolibro che già conosce o dei rumori bianchi possono "occupare" la mente quel tanto che basta per evitare che inizi a rimuginare.A 13 anni lo smartphone è il nemico numero uno. Anche se lo spegne un'ora prima, i contenuti visti possono aver innescato una scarica di dopamina o ansia sociale difficile da smaltire.Chiedetele, in un momento di calma durante il giorno: "Cosa pensi che succederebbe se ti addormentassi subito?". A volte emergono paure irrazionali (morte, ladri, incubi) che vanno validate e non sminuite.Se il percorso precedente è stato breve e "tecnico" (focalizzato solo sul sintomo), potrebbe non aver toccato le corde giuste.Non è "capriccio", è un segnale di disagio che merita di essere ascoltato con pazienza.Vi andrebbe di fissare un colloquio, magari inizialmente solo con voi genitori o con lei, per inquadrare meglio la situazione e trovare una strategia che non sia solo "tecnica" ma emotiva? Io sono a vostra disposizione per aiutarla a ritrovare il piacere di un sonno sereno e indipendente.
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