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Esperienze

Psicologa clinica e dottoranda di ricerca

"Con un nuovo paio di occhiali, ti aiuto a trovare il pezzo di puzzle mancante"

 Plusdotazione - Alto potenziale cognitivo - Ansia- Disturbi psicosomatici - Difficoltà relazionali - Neurodivergenze

(online)

Per adulti:

  • sessioni di rilassamento guidato attivo o passivo (Rilassamento muscolare di Jacobson, Training Autogeno, Rilassamento di Vogt con visualizzazione);

  • accompagnamento psicologico e orientamento personale (Routine quotidiane sostenibili, consapevolezza di sé, benessere emotivo e relazionale)

  • gestione delle iperstimolazioni e alta sensibilità sensoriale;

  • supporto in situazioni di doppia eccezionalità (2E);

Per famiglie:

  • Parent training (comprensione delle caratteristiche e dei bisogni specifici dei figli ad alto potenziale, formazione e percorsi di crescita per genitori, gestione delle dinamiche familiari quotidiane, costruzione di routine quotidiane)

  • stesura di PDP e collaborazione con la scuola;

Per bambini e ragazzi:

  • percorsi di osservazione e comprensione del profilo cognitivo ed emotivo;

  • potenziamento delle risorse personali e sostegno alla regolazione emotiva;

  • attività per migliorare la consapevolezza di sé, l’autostima e le relazioni;

  • costruzione della relazione scuola-famiglia per creare un ambiente di crescita equilibrato.

  • Sostegno nel metodo di studio e accompagnamento alla didattica.

  • Costruzione della relazione e ambientamento al luogo propedeutici a percorsi di logopedia, di psicomotricità,...

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica

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3 recensioni

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  • G

    Professionista molto competente in materia. Molto cortese ed accogliente.

     • Studio di supporto psicologico (online) colloquio psicologico  • 

  • D

    Dottoressa molto preparata. Sta aiutando molto mio figlio a capirsi e noi genitori a capire di più lui. Molto disponibile ed attenta .Consigliata

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    Abbiamo fatto i primi incontri per nostra figlia. La dottoressa è molto gentile e precisa ed è riuscita ad entrare in sintonia con la ragazza che è contenta. A noi genitori ha spiegato i vari passi da fare in maniera chiara.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno vorrei esporvi questo problema. Sono il papà di un bimbo di quasi 5 anni a cui è stato diagnosticato un ritardo nel neurosviluppo. Io e la mamma del bambino siamo separati da quando il bambino aveva pochi mesi. Lei vive con un nuovo compagno, che il bimbo chiama papà. Io vivo per questioni lavorative fuori regione e vedo il bambino una volta o due volte al mese. Fino a questo momento io prendevo il bambino e lo tenevo a dormire con me, nessun problema. Cercava a volte la mamma ma poi si tranquillizzava e rimaneva volentieri con me. Nelle ultime volte invece Appena mi vede urla e si dimena disperato tanto che non ho potuto tenerlo con me. Abbiamo deciso di tenerlo solo di giorno e riportarlo alla mamma però è una cosa che mi fa stare parecchio male. Non ci sono stati eventi durante le notti a casa che possono averlo scombussolato, lui è sempre stato tranquillo. Chiedo a voi un consiglio su quale sia la strada migliore da percorrere specie perché purtroppo non c'è nella mamma un atteggiamento buono nei miei confronti ma spesso oppositivo. Grazie

Buongiorno, nella situazione da lei riportata emergono due tematiche differenti che convergono in una unica: la relazione con la madre del bambino e la relazione con suo figlio. Per quanto riguarda la prima situazione le consiglio, se possibile, un percorso con la madre di parent training, in modo che si possano stabile delle strategie comuni. Per la seconda situazione andrebbero indagate una serie di cose rispetto alla diagnosi del bambino, capire cosa è cambiato e come si può intervenire.
Le consiglio, visto quanto riporta rispetto a come si sente, di trovare una specialista le dia spazio per poterne parlare, oltre che affrontare le tematiche precedenti. Resto a disposizione e le auguro di trovare la soluzione che necessita.

Dott.ssa Sara Pelizzari

Domande su Disturbi del sonno

Mia figlia che deve compiere 13 anni è da un anno e mezzo che non riesce più ad addormentarsi da sola,ha provato con tecniche di respirazione, e percorso psicologico breve che non ha risolto la situazione. Cosa possiamo fare?
Grazie

Grazie per aver condiviso questa difficoltà, capisco quanto possa essere faticoso per voi vedere vostra figlia in questa situazione e sentirvi preoccupati per il suo benessere. Le difficoltà di addormentamento che persistono nel tempo, soprattutto in una fase delicata come l’ingresso nell’adolescenza, meritano attenzione ma non indicano necessariamente qualcosa di “sbagliato” o irreversibile.
Intorno ai 12-13 anni avvengono cambiamenti importanti sul piano emotivo, cognitivo e fisiologico, che possono incidere in modo significativo sul sonno. In alcuni casi, la difficoltà ad addormentarsi da sola non è legata tanto alla mancanza di strategie, quanto al bisogno di sicurezza, contenimento o prevedibilità, che in questa fase può esprimersi proprio nel momento della sera e del distacco.
Il fatto che abbia già provato tecniche di respirazione e un breve percorso psicologico indica che avete cercato di affrontare il problema con attenzione. Tuttavia, quando il sintomo è presente da tempo, può essere utile riconsiderarlo non solo come una difficoltà da “eliminare”, ma come un segnale che qualcosa, a livello emotivo o relazionale, ha bisogno di essere compreso più a fondo. A volte è necessario un percorso più continuativo, che coinvolga anche i genitori, per lavorare sulle dinamiche familiari, sulle routine serali e sul significato che il momento dell’addormentamento ha per la ragazza.
Può essere utile osservare come si svolge la sera, che clima emotivo si crea prima di andare a letto e quali sono le modalità con cui viene gestita la difficoltà, perché anche interventi messi in atto con le migliori intenzioni possono, involontariamente, mantenere il problema. Parallelamente, costruire una routine serale molto prevedibile e rassicurante, introdurre attività di scarico corporeo durante il giorno e lavorare gradualmente sull’autonomia notturna può aiutare, ma richiede tempo e coerenza.
Se lo ritenete possibile, vi suggerirei di valutare un percorso psicologico più strutturato, preferibilmente con un professionista che lavori con preadolescenti e che possa affiancare anche voi come genitori. L’obiettivo non è forzare vostra figlia a dormire da sola, ma aiutarla a sentirsi progressivamente più sicura e capace di farlo.
Resto a disposizione se desiderate approfondire meglio la situazione o capire quale tipo di percorso potrebbe essere più adatto per vostra figlia e per voi come famiglia.

Dott.ssa Sara Pelizzari
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