buongiorno. da mesi ho problemi ad addormentarmi. il problema ha iniziato a presentarsi prima di del
buongiorno. da mesi ho problemi ad addormentarmi. il problema ha iniziato a presentarsi prima di delle gare (svolgo atletica di resistenza a livello di dilettantistico ma questo hanno avuto molte gare.) inizialmente, pensavo che fosse semplicemente per l'ansia. succedeva che non riuscivo a dormire anche se ero stanca e alla fine mi addormentavo molto tardi anche tre quattro del mattino riuscendo a dormire anche meno di un'ora. all'inizio era una volta ogni tanto poi aveva iniziato a diventare una due volte a settimana come un appuntamento fisso. io avevo sonno e tutto però a un certo punto era come se iniziasse a battermi forte il cuore iniziassi a preoccuparmi tantissimo, molte volte anche a piangere senza motivo. anche comunque le sere in cui riuscivo a scacciare il pensiero di preoccupazione nei confronti del sonno comunque iniziava a venirmi l'ansia. bevevo ogni sera la camomilla, ma non funzionava sempre. avevo poi iniziato a prendere il magnesio su consiglio della mia allenatrice e il problema era migliorato. con l'estate e quindi lo stop delle gare il problema sembrava essere rientrato, ma adesso è tornato in forma diversa. per tre giorni ho fatto molta fatica ad addormentarmi dormendo poche ore a notte, ieri, sarebbe il quarto giorno, ho ancora fatto fatica a dormire, però alla fine ci sono riuscita e ho dormito un po' di ore, quasi sette penso. oggi ovviamente mi sento ancora stanca e ho il mal di testa. la mia paura però è principalmente di rientrare nel circolo vizioso di associare il sonno a uno stress a qualcosa di brutto invece che a qualcosa che serve per vivere. come posso fare per far passare questa ansia nel confronti del sonno?
58 risposte
Buon pomeriggio, da quello che racconti, sembra che il problema non sia soltanto la difficoltà ad addormentarti, ma anche la paura che quella difficoltà possa ripresentarsi. Ed è comprensibile: quando per alcune notti il sonno diventa faticoso, può accadere di iniziare ad andare a letto con una certa apprensione, quasi aspettandosi che “succeda di nuovo”. In questo modo, però, il momento del sonno può progressivamente associarsi alla preoccupazione anziché al naturale lasciarsi andare. Il fatto che tu riesca comunque, in alcune occasioni, a dormire diverse ore è però un elemento importante: significa che la tua capacità di dormire non è venuta meno. Probabilmente, in questo momento, è soprattutto il rapporto con il sonno ad essere diventato fonte di tensione. Per questo, più che cercare di “obbligarti” a dormire o controllare continuamente quanto riuscirai a dormire, può essere utile lavorare proprio sulla paura del non dormire, imparando gradualmente a non vivere una notte difficile come qualcosa di pericoloso o come l'inizio inevitabile di un nuovo periodo di insonnia. Anche l’ansia e le sensazioni fisiche che descrivi, come il battito accelerato o il pianto, meritano di essere comprese nel loro significato e non semplicemente combattute. Se questa difficoltà dovesse continuare o diventare frequente, parlarne con uno psicologo-psicoterapeuta potrebbe aiutarti a interrompere questo circolo e a recuperare un rapporto più sereno e naturale con il sonno. Un caro saluto, Dott. Fabio Mallardo Psicologo-Psicoterapeuta
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Buon pomeriggio, da quello che racconta sembra che il problema non sia più solo il sonno, ma l'ansia di non riuscire a dormire. Il fatto che descriva il cuore che accelera, la preoccupazione crescente e persino il pianto suggerisce che il suo organismo entri in uno stato di allerta proprio quando, invece, dovrebbe rilassarsi. Più si sforza di addormentarsi, più aumenta l'attivazione e il sonno si allontana. La buona notizia è che questo meccanismo si può interrompere. Più che cercare di costringersi a dormire, è utile lavorare sul rapporto con il sonno: accettare che qualche notte difficile possa capitare senza interpretarla come l'inizio di un nuovo periodo di insonnia. Una singola notte andata male non significa che il problema stia necessariamente tornando. Se questa difficoltà dovesse persistere o ripresentarsi con frequenza, potrebbe essere utile rivolgersi a uno psicologo che si occupi di ansia e insonnia. Un caro saluto
Grazie per aver descritto con tanta precisione l'evoluzione di questo problema, perché il modo in cui è iniziato e come si è trasformato nel tempo è clinicamente molto significativo e corrisponde a un quadro ben conosciuto nella letteratura scientifica sul sonno, chiamato insonnia psicofisiologica o condizionata. Quello che sembra essere successo, sulla base di quanto descrive, è che inizialmente il problema aveva una causa chiara e circoscritta, l'ansia da prestazione legata alle gare di atletica, un fenomeno del tutto comprensibile in chi pratica sport a livello competitivo; con il ripetersi dell'episodio, però, il suo sistema nervoso ha iniziato a costruire un'associazione appresa tra il momento di coricarsi e uno stato di allerta fisiologica, quello che lei descrive come il cuore che inizia a battere forte, la preoccupazione intensa, il pianto senza motivo apparente. Questo tipo di condizionamento, una volta consolidato, tende a rendersi progressivamente indipendente dalla causa originaria, ed è esattamente quello che sembra essere accaduto ora: nonostante lo stop estivo delle gare abbia tolto lo stimolo ansiogeno iniziale, il problema si è ripresentato comunque, "in forma diversa" come dice lei stessa, segno che il meccanismo di fondo non riguarda più (solo) le gare, ma il rapporto stesso con il momento di addormentarsi. La frase più clinicamente rilevante di tutto il suo racconto, dal mio punto di vista, è l'ultima: la paura di iniziare ad associare il sonno a qualcosa di stressante invece che a un bisogno naturale per vivere. Questo è esattamente il meccanismo che la ricerca scientifica sul sonno chiama, con un termine tecnico, "sforzo del sonno" o monitoraggio ansioso del sonno: quando si comincia a temere di non riuscire a dormire, l'ansia generata da quella stessa paura produce un'attivazione fisiologica che rende il sonno ancora più difficile da raggiungere, creando un circolo che si autoalimenta indipendentemente dalla causa che lo ha scatenato all'inizio. È un meccanismo molto ben documentato, ed è positivo che lei lo abbia già individuato con tanta chiarezza, perché questa consapevolezza precoce è generalmente un fattore favorevole per il trattamento. è quindi piuttosto chiaro che il problema del sonno è da inscriverrsi all'interno di un contesto più ampio della sua vita, dei suoi rapporti interpersonali e di quello che esperisce ogni giorno, proverò comunque a darle qualche idea operativa, fermo restando che anche la semplice rimozione del sintomo, probabilmente non le farebbe bene sul lungo periodo senza capirne la causa. Riguardo a cosa fare concretamente, voglio darle un'informazione precisa basata sulle evidenze scientifiche più solide disponibili in questo campo: il trattamento con la maggiore efficacia documentata per questo tipo di insonnia si chiama Terapia Cognitivo-Comportamentale per l'Insonnia, abbreviata CBT-I, ed è oggi raccomandata come trattamento di prima scelta dalle principali linee guida internazionali, con una superiorità dimostrata rispetto ai soli farmaci proprio nella durata dei benefici nel tempo. Una delle meta-analisi più autorevoli su questo tema, che ha analizzato 20 studi controllati randomizzati per un totale di oltre 1160 partecipanti, ha mostrato miglioramenti significativi e clinicamente rilevanti su tutti i parametri principali del sonno, dal tempo necessario per addormentarsi alla qualità complessiva del riposo, e altri studi di follow-up a lungo termine hanno mostrato che questi benefici restano stabili anche a distanza di dieci anni dalla fine del trattamento, con circa due terzi delle persone trattate che non presentava più un'insonnia clinicamente significativa. Uno studio italiano recente, condotto in collaborazione tra un centro clinico specializzato e l'Università di Milano-Bicocca, ha inoltre confermato che questo tipo di trattamento funziona efficacemente anche nella pratica clinica reale in Italia, sia con incontri in presenza sia online, e che mantiene la sua efficacia anche quando è presente ansia concomitante, come sembra essere il suo caso. Il protocollo di CBT-I generalmente prevede un numero relativamente contenuto di incontri, tipicamente tra le sei e le otto sedute, focalizzati su tecniche specifiche come il controllo dello stimolo (per ricostruire l'associazione positiva tra letto e sonno), la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali legati al sonno, e talvolta tecniche di restrizione temporanea del sonno per ricalibrare l'orologio biologico, tutte tecniche mirate esattamente a interrompere il circolo vizioso che lei teme di innescare. Riguardo al magnesio, che le aveva dato un miglioramento su consiglio della sua allenatrice, è plausibile che abbia avuto un effetto positivo reale, dato il suo ruolo documentato nella regolazione neuromuscolare e nel rilassamento, ma è altrettanto probabile che buona parte del miglioramento estivo sia dovuto principalmente alla rimozione dello stimolo ansiogeno delle gare piuttosto che al magnesio da solo, dato che le evidenze scientifiche specifiche sul magnesio come trattamento dell'insonnia restano più limitate rispetto a quelle solidissime disponibili per la CBT-I. Le consiglio quindi, sempre se intende nello specifico trattare il sintomo, che come le ho già specificato vedo come un problema in un contesto più alto, di cercare un professionista, psicologo o centro specializzato in medicina del sonno, che sia formato specificamente in questo protocollo, proprio per intervenire ora che il problema è ancora relativamente recente e circoscritto, prima che l'associazione tra sonno e ansia si consolidi ulteriormente e diventi più difficile da modificare nel tempo. Ricordi infine che il sonno, al di la del disturbo puntuale e della difficoltà specifica riflette sempre una condizione di difficoltà esistenziale più ampia. la mente è il corpo, una volta stabilizzato il sintomo nel particolare e quando il sonno rientrerà all'interno del tollerabile, le suggerirei di valutare una psicoterapia per capire cosa non sta andando e cosa poter fare per sistemare la cosa. spero di essere stato d'aiuto, Dott. Marco Scaramuzzino
Buona sera, le suggerisco degli incontri con uno psicologo, sarebbero molto d'aiuto rispetto alla gestione della situazione sonno, e, anche a capirne il motivo, se vorrà. Dottoressa Teresita Forlano
Buongiorno. Da quello che racconta, sembra che all'inizio il problema fosse legato alle gare, ma che con il tempo il centro della preoccupazione si sia spostato. Oggi non sembra essere più la competizione a spaventarla quanto la possibilità di non riuscire a dormire. Questo può creare un circolo vizioso: arriva la sera, desidera riposare perché sa che ne ha bisogno, ma proprio l'importanza che attribuisce al sonno rende più difficile lasciarsi andare. Così il corpo entra in uno stato di allerta, il cuore accelera, compaiono preoccupazione e talvolta il pianto, e il sonno si allontana ancora di più. Mi ha colpito il fatto che lei scriva: "La mia paura è associare il sonno a qualcosa di brutto." Mi sembra un'osservazione molto importante, perché mostra che si è accorta di un meccanismo che spesso mantiene l'insonnia: non è solo la difficoltà ad addormentarsi, ma l'ansia di poter rivivere quella difficoltà. Forse, in questo momento, il suo obiettivo non dovrebbe essere quello di "riuscire assolutamente a dormire". Per quanto possa sembrare paradossale, più ci imponiamo di addormentarci, più rischiamo di restare in allerta. Può essere utile provare a spostare l'attenzione dal controllo del sonno all'ascolto del proprio corpo, accettando che qualche notte difficile possa capitare senza che questo significhi essere tornati al punto di partenza. Il fatto che, dopo alcuni giorni complicati, sia comunque riuscita a dormire quasi sette ore è un elemento che racconta come il sonno non sia "scomparso". La stanchezza e il mal di testa che avverte oggi sono comprensibili dopo alcune notti disturbate, ma non sono necessariamente il segnale che il problema stia diventando permanente. Se questa difficoltà dovesse continuare o diventare sempre più frequente, potrebbe essere utile affrontarla con uno psicologo. Esistono interventi specifici per l'insonnia e per l'ansia legata al sonno che aiutano proprio a interrompere questo circolo vizioso. Nel frattempo, provi a ricordarsi che il suo corpo sa già dormire. In questo momento sembra aver bisogno soprattutto di ritrovare la fiducia nel fatto che il sonno possa tornare a essere un'esperienza naturale, anziché una prova da superare ogni sera.
Quello che descrive fa pensare sicuramente ad un meccanismo ansiogeno (la tachicardia è chiaramente un sintomo somatico dell'ansia). Focalizzarsi sul dover dormire e prendere sonno però non aiuta, anzi sarà la fonte stessa della sua ansia e di conseguenza del fatto che non riuscirà probabilmente a dormire, andando a creare il circolo vizioso di cui le stessa ha paura. Se posso darle un consiglio provi a non pensare al "sonno" quando è il momento di andare a dormire e se arriva l'ansia comunque provi a fare esercizi di respirazione lenta.
Buongiorno, la ringrazio per aver descritto con tanta precisione quello che sta vivendo. Dal suo racconto emerge un aspetto molto importante: non sembra essere il sonno in sé il problema principale, quanto la paura che si è costruita intorno al momento di andare a dormire. È una distinzione fondamentale, perché spesso è proprio questa paura a mantenere il circolo vizioso. All'inizio tutto sembra essere nato in un contesto ben preciso, quello delle gare. È comprensibile che, prima di un evento importante, il corpo sia più attivato e che possa essere più difficile rilassarsi. Con il tempo, però, può accadere che la mente inizi ad associare il momento di coricarsi al timore di non riuscire a dormire. Così, anche quando la causa iniziale si attenua, come è successo durante la pausa estiva, il cervello può continuare ad attivarsi automaticamente ogni volta che arriva la sera. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, questo è un meccanismo piuttosto frequente. Più ci si sforza di dormire e più si controlla se il sonno stia arrivando, maggiore diventa lo stato di allerta. A quel punto il cuore accelera, aumentano le preoccupazioni e, inevitabilmente, addormentarsi diventa ancora più difficile. Non perché il corpo abbia perso la capacità di dormire, ma perché si trova in una condizione poco compatibile con il rilassamento. Mi ha colpito una frase del suo messaggio: scrive di avere paura di associare il sonno a qualcosa di stressante invece che a qualcosa che serve per vivere. Credo che questa consapevolezza sia molto importante. Significa che ha già individuato il rischio principale e questo rappresenta un buon punto di partenza. Allo stesso tempo, però, è utile fare attenzione a non trasformare questa paura in un ulteriore motivo di preoccupazione. Se ogni sera si presenta con il pensiero "spero di non ricadere nel circolo vizioso", il cervello riceve comunque il messaggio che la notte sia un momento da affrontare con allerta. Un altro elemento rassicurante del suo racconto è che, nonostante le difficoltà degli ultimi giorni, ieri è riuscita comunque a dormire circa sette ore. Questo suggerisce che la capacità di dormire non è scomparsa. Piuttosto, sembra alternare momenti in cui l'ansia prende il sopravvento ad altri in cui il sonno riesce nuovamente a trovare il suo spazio. È una differenza importante, perché significa che il problema non è irreversibile, anche se in questo momento le provoca molta fatica. Può essere utile cercare, per quanto possibile, di cambiare l'obiettivo della serata. Invece di andare a letto con lo scopo di addormentarsi a tutti i costi, potrebbe provare a viverlo come un momento dedicato al riposo, indipendentemente dal fatto che il sonno arrivi subito oppure no. Sembra una piccola differenza, ma spesso ridurre la pressione che ci si mette addosso permette al corpo di rilassarsi con maggiore facilità. È comprensibile anche che, dopo alcune notti difficili, durante il giorno inizi a monitorare stanchezza, mal di testa e altri segnali del corpo. Tuttavia, più ci si convince che una notte negativa determinerà inevitabilmente una giornata ingestibile, maggiore sarà la tensione con cui si affronterà la notte successiva. Questo può contribuire ad alimentare il problema, anche quando nasce dal legittimo desiderio di stare meglio. Considerando che questa difficoltà si ripresenta da mesi e che sta iniziando a preoccuparla molto, credo che potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo, preferibilmente a orientamento cognitivo comportamentale. Un percorso di questo tipo può aiutare a comprendere come si sia creata questa associazione tra il momento del sonno e lo stato di allerta, individuando i pensieri e i comportamenti che oggi contribuiscono a mantenerla. L'obiettivo non è semplicemente dormire di più, ma recuperare un rapporto più sereno con la notte, evitando che diventi un banco di prova da superare ogni volta. Il fatto che abbia colto così chiaramente il funzionamento del problema è già un elemento positivo. Spesso la paura dell'insonnia diventa più pesante dell'insonnia stessa. Comprendere questi meccanismi e imparare gradualmente a interromperli può permettere di uscire da quel circolo vizioso che oggi la spaventa, restituendo al sonno il ruolo naturale che dovrebbe avere nella sua vita. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, quanto descrive è un circolo vizioso frequente in ottica cognitivo-comportamentale: l'ansia anticipatoria per il sonno crea iperarousal, che impedisce l'addormentamento e conferma il timore. Strategie efficaci sono: alzarsi se non si dorme entro 20 minuti (controllo dello stimolo), tecniche di rilassamento diaframmatico, defusione dai pensieri catastrofici sul sonno. Le consiglio un percorso con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, che rappresenta l'intervento di prima scelta per l'insonnia. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, è una situazione piuttosto comune e non c'è nulla da temere: ansia e stress maturati nel tempo possono sfogarsi anche in insonnia che a prima vista ci sembra non avere cause; e lo stress legato al non dormire può portare a circoli viziosi come da lei descritti. Si potrebbe iniziare con un lavoro sui pensieri che si hanno prima di dormire per intervenire su quei momenti critici, oltre che lavorare su tecniche di rilassamento cognitivo, insieme ad un esperto del settore, per rompere il circolo
Gentile Utente ... il nostro cervello è sempre "attivo" e il flusso dei pensieri che arriva è continuo e costante. L'ansia è correlata ai nostri pensieri, Lei immagina situazioni catastrofiche? Quando siamo ancorati al nostro passato sentiamo rabbia ma quando ci proiettiamo nel futuro con pensieri negativi (non solo), questo crea ansie. Quello che pensa si verifica? Sembra che Lei dia molta importanza ai suoi pensieri e questo Le toglie il sonno. Quando smettiamo di ascoltare il nostro corpo, le nostre emozioni, il nostro Ego prende il dominio su di Noi e questo crea situazioni come quella che sta vivendo. La invito a meditare e lavorare sul suo respiro per calmare la mente e rallentare il flusso dei suoi pensieri. Grazie.
Gentile utente la ringrazio per la condivisione del suo malessere. Innanzitutto spesso ci soffermiamo sulla quantità ma sulla qualità del sonno è evidente che se nonostante le ore dormite è ancora stanca non è stato un sonno riposante. Le consiglierei di rivolgersi al suo medico di base in prima battuta per escludere una causa biologica ed eventualmente rivolgersi ad uno psicoterapeuta per cercare di capire cosa la sta preoccupando. Un caro saluto e le auguro di ritrovare la serenità
Buongiorno, dal suo racconto mi colpisce prima di tutto un aspetto: forse il problema non è il sonno in sé, ma ciò che attraverso il sonno si sta manifestando. L'insonnia, soprattutto quando si accompagna a tachicardia, intensa preoccupazione e pianto, può rappresentare il segnale di una "inquietudine" più profonda, inizialmente emersa in relazione alle gare e successivamente generalizzatasi. È certamente importante prendersi cura del sonno, perché dormire bene è fondamentale. Tuttavia, limitarsi a intervenire sul sintomo rischia di non affrontarne le cause. Ritengo quindi utile una valutazione psicoterapeutica che consenta di comprendere l'origine di questa sofferenza e di individuare il trattamento più adeguato. L'obiettivo non è soltanto tornare a dormire, ma comprendere che cosa questa difficoltà stia cercando di comunicare. Tanti Auguri, Dr.ssa Roberta Ristagno
Gent.ma utente, il sonno è senza dubbio una delle bilance del nostro benessere psico-fisico. Non è solo una fase della giornata per riposare e recuperare energie, ma è un vero e proprio laboratorio di neuroplasticità: rinforza la memoria, consolida l'apprendimento, consente di elaborare problemi e trovare soluzioni (il proverbio "la notte porta consiglio" ha una sua verità neurofisiologica). Pertanto, è importante per lei recuperare un buon rapporto con il sonno perché la privazione determina tutta una catena di conseguenze negative sul piano organico, cognitivo e anche emotivo. Per gli atleti (anche gli amatori come lei) è ancor più cruciale avere un buon numero di ore di sonno, sia per il recupero post-allenamento, sia per preparare al meglio le competizioni o gli allenamenti del giorno dopo. In particolare, per i runner che spesso devono correre al mattino, la funzione del sonno è determinante (dico questo anche come psicologo dello sport). Per migliorare le condizioni del sonno è essenziale lavorare sulla fase di veglia precedente, in particolare sulle ultime ore prima dell'addormentamento. Ci sono molti fattori esterni che possono ostacolare un buon avvicinamento al sonno: i fattori ambientali come il caldo o il rumore, l'esposizione alla luce, in particolare la luce blu dei dispositivi digitali, l'accesso a contenuti molto vivaci o emozionanti (trasmissioni tv, social media), pasti non bilanciati, accumulo di stanchezza lungo tutto l'arco della giornata. Nel suo caso, però, sembrano essere più rilevanti i fattori interni che ostacolano l'avvicinamento al sonno e il suo mantenimento: molti pensieri intrusivi, sensazione di sovraccarico e stress mentale, preoccupazioni eccessive che si tramutano in sintomi ansiogeni. Proprio l'ansia causata dal non prendere sonno diventa una causa principale che la sta allontanando dal riposare bene: l'ansia infatti causa attivazione del sistema nervoso simpatico e inibisce quello parasimpatico che è responsabile del rilassamento e della preparazione al dormire. Insomma, sta vivendo un circolo vizioso che ha ben descritto: fatica a prendere sonno, arriva l'ansia di dormire poco, aumenta la difficoltà a calmarsi e riposare. Si può lavorare su tutto ciò in modi paralleli. Sul piano comportamentale è importante rivedere tutta la routine che l'avvicina al momento di dormire; non si tratta tanto di prendere camomilla, tisane o magnesio, ma di adottare abitudini e metodi che possono indurre un progressivo stato di rilassamento e attivazione del parasimpatico. Probabilmente, però, l'intervento più importante è sul piano psicologico e in questo le consiglio di valutare il supporto di un professionista. Avrà modo così di capire cosa fa la sua mente quando si avvicina il momento di dormire, come gestisce lo stress, come elabora i pensieri fastidiosi, le preoccupazioni e le emozioni difficili che ne conseguono. Più in generale, tutta la sua attività psicologica durante lo stato di veglia è in discussione perché potrebbe creare i presupposti di ansia e stress che poi si manifestano e si concentrano la sera quando sia avvicina la fase del sonno. La domanda non è tanto come far passare l'ansia per il sonno, ma come migliorare il benessere psicologico al fine di avere le migliori condizioni per predisporsi al sonno. Sarei lieto di aiutarla ad acquisire maggiore consapevolezza della sua attività mentale e di trovare insieme strategie comportamentali e psicologiche che le consentano di concedersi finalmente un buon numero di ore di indispensabile riposo. Attendo un suo riscontro, trova i miei contatti qui in piattaforma. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Cara utente, io le consiglio di intaprendere un percorso psicologico con un terapeuta. Nel suo caso potrebbe essere utile qualcuno specializzato nei disturbi del sonno/ansia, poichè da ciò che scrive mi sembra che la sua problematica rientri in tale categoria. Se può aiutare, anche uno psicologo dello sport potrebbe aiutarla ed indirizzarla. Per risolvere il problema è necessario capire l'origine, perchè il non dormire è solo un sintomo iceberg di un qualcosa di più profondo e con origine psicologica probabilmente. Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella
Buongiorno, da come lo descrive sembra si sia instaurato un circolo dell'ansia che, se prima si attivava solo in relazione alle gare, adesso si è isolato e sta diventando un'ansia che si autoalimenta. Ha paura di non dormire, questo pensiero si attiva nel momento in cui cerca di addormentarsi, fa ancora più fatica a dormire e l'ansia aumenta, ripetendo questa dinamica più e più volte fino a non riuscire più a entrare nel sonno. Il sonno è molto importante e una mancanza di questo può portare a sviluppare stati fisici si stress, aumentando anche l'ansia durante la giornata. Per lei che è una sportiva, poi, l'assenza di sonno può essere davvero deleteria anche per la performance. Per gestire questa situazione può aiutarla un percorso di supporto psicologico, parlando con uno specialista potrebbe a inquadrare meglio l'ansia e interrompere il circolo che si sta creando con nuove strategie anche per la performance sportiva. Grazie per la sua domanda, resto a disposizione
Gentile Utente, mi è capitato più volte nella mia esperienza clinica di riscontrare questo tipo di problematiche, soprattutto in professionisti dello sport con elevati livelli di apprensività. Secondo la mia esperienza, questa combinazione di cui parla (ansia+disturbi del sonno) è molto più frequente in chi associa al sonno e alla necessità assoluta di dormire un certo numero di ore, oltre che delle qualità benefiche, anche una condizione strettamente necessaria al proprio benessere o alla performance in generale. Questa convinzione profonda, associata a pensieri del tipo "se non dormirò abbastanza il mio corpo ne risentirà/non starò bene/non avrò buone performance/non sarò pronto per le gare/non renderò abbastanza nella mia disciplina/vanificherò i sacrifici fatti fin'ora/farò cattiva figura" e altri simili a questi, attivano nel soggetto l'ansia di addormentarsi, di non riuscire a prendere sonno o di non riuscire a dormire quel numero di ore minimo considerato necessario. Questi pensieri rimangono sullo sfondo durante il tentativo di addormentamento (e a volte anche durante il sonno, a livello più o meno consapevole), attivando e mantenendo uno stato psichico di allerta, iper-arousal e di rimuginio, i quali a loro volta impediscono e sono di ostacolo al sonno, creando un circolo vizioso. Per lavorare su tutte queste cose, sarebbe indicato un trattamento psicoterapeutico preferibilmente di tipo cognitivo-comportamentale. Spero di esserle stato di qualche utilità, un cordiale saluto.
Buongiorno, Il problema che stai vivendo è del tutto normale ed è legato a un meccanismo molto comune: la paura di non dormire. All'inizio la causa erano la tensione e la fatica per le gare, ma con il tempo il tuo cervello ha iniziato ad associare il momento di coricarsi al timore di passare una brutta notte. Così, appena ci si mette a letto, scatta una risposta d'allarme automatica che fa accelerare il cuore e mantiene vigili. Il fatto che ieri tu sia riuscita a dormire quasi sette ore dimostra però che la tua capacità di riposare non si è affatto persa, ma c'è solo un blocco ansioso da disinnescare. Per uscire da questo circolo vizioso la prima cosa da fare è spezzare il legame tra il letto e l'ansia. Se ti accorgi di rimanere sveglia a lungo con la tensione che sale, è fondamentale alzarsi e spostarsi in un'altra stanza al buio o con poca luce per fare qualcosa di tranquillo, tornando a letto soltanto quando ti assale di nuovo la sonnolenza. Durante la notte è importante evitare a tutti i costi di guardare l'orologio o di calcolare le ore di sonno rimaste, perché questo non fa altro che alimentarla. Quando ti stendi, ti aiuta molto cambiare approccio mentale e togliere l'obiettivo obbligatorio di doversi addormentare per forza, ricordandoti che anche il semplice stare sdraiati a riposare permette comunque al corpo di recuperare energia. Puoi anche gestire l'attivazione del cuore con dei respiri molto lenti e profondi e cercando di svegliarti sempre alla stessa ora al mattino senza fare lunghi riposi diurni. Si tratta di una fase passeggera e rieducare il sistema nervoso richiede solo un po' di pazienza.7 Cordialmente Dott.ssa Chantal Danna
Gentile Utente, il sonno è fondamentale per l’equilibrio fisico e mentale e per il recupero dopo l’attività sportiva, in particolare nel caso di discipline di resistenza. Dalla sua descrizione sembra che si sia instaurato un circolo di ansia legato al momento del sonno: la paura di non riuscire a dormire aumenta l’attivazione fisica e mentale (palpitazioni, preoccupazione, pianto), che a sua volta ostacola il sonno. Le consiglio di valutare un colloquio psicologico per esplorare più approfonditamente le cause di questa tensione notturna e individuare strategie personalizzate per gestirla. Attraverso il colloquio sarà possibile comprendere meglio i fattori scatenanti, comprendere e modificare eventuali pensieri disfunzionali sul sonno e apprendere tecniche pratiche (ad esempio strategie di rilassamento, regolazione dell’ansia, igiene del sonno) per migliorare la qualità del riposo. Saluti Dr. Maurizio Di Benedetto
Buongiorno, da ciò che descrive, inizialmente le difficoltà ad addormentarsi sembravano presentarsi soprattutto in prossimità delle gare, mentre con il tempo sembrano essersi estese anche ad altri momenti, fino al punto in cui riferisce di preoccuparsi soprattutto della possibilità che questa difficoltà si ripresenti. Quando l'attenzione si concentra sempre di più sul fatto di riuscire o meno a dormire, può instaurarsi un circolo in cui lo stato di allerta rende più difficile l'addormentamento. Questo porta spesso ad aumentare il monitoraggio del sonno e della stanchezza durante il giorno, alimentando ulteriormente la preoccupazione. Il fatto che in alcuni periodi la situazione sembrasse migliorata e poi sia ricomparsa non significa necessariamente che questa difficoltà sia destinata a permanere. Tisane e integratori possono rappresentare un supporto, ma se le difficoltà persistono è importante comprenderne i fattori che le mantengono nel tempo. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta mantenendo questa difficoltà e a recuperare un rapporto più sereno con il sonno. Un caro saluto.
Gentile paziente, da quello che descrive, sembra che inizialmente la difficoltà ad addormentarsi fosse legata all'ansia da prestazione prima delle gare. Con il tempo, però, il problema sembra essersi trasformato: non è più solo la gara a preoccuparla, ma il timore di non riuscire a dormire. Questo è un meccanismo piuttosto frequente e viene spesso definito come un "circolo vizioso dell'insonnia". Quando si vivono alcune notti particolarmente difficili, è normale iniziare ad andare a letto con il pensiero: "e se stanotte non riuscissi ad addormentarmi?". Questo pensiero aumenta lo stato di allerta del nostro organismo: il cuore accelera, cresce l'ansia e il cervello rimane vigile proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di rilassarsi. Più ci si sforza di dormire, più il sonno sembra allontanarsi. Un elemento rassicurante nel suo racconto è che, nonostante le difficoltà, ci sono ancora notti in cui riesce a dormire. Questo suggerisce che il sonno non sia "scomparso", ma che l'ansia stia interferendo con il naturale processo di addormentamento. Può essere utile provare a cambiare il rapporto con il sonno. Invece di considerarlo un obiettivo da raggiungere a tutti i costi, può provare a vedere il momento di andare a letto come uno spazio dedicato al riposo, indipendentemente dal fatto che il sonno arrivi subito. Paradossalmente, meno ci si impone di dormire, più il sonno tende a presentarsi spontaneamente. Può inoltre essere utile mantenere orari il più possibile regolari, evitare di controllare continuamente l'orologio durante la notte e, se dopo un po' non riesce ad addormentarsi, alzarsi dal letto per svolgere un'attività tranquilla e poco stimolante, tornando a letto solo quando sente di nuovo sonno. Questo aiuta a evitare che il letto venga associato alla frustrazione o all'ansia. Dal momento che pratica atletica di resistenza è comprensibile che il sonno assuma un'importanza particolare per la prestazione sportiva. Tuttavia, è bene ricordare che una singola notte dormita male, o anche alcune notti difficili, non compromettono necessariamente il rendimento nè la salute. A volte è proprio la paura delle conseguenze della mancanza di sonno ad alimentare ulteriormente l'ansia. Se queste difficoltà dovessero persistere o diventare sempre più frequenti, potrebbe essere utile rivolgersi a uno psicologo. Esistono interventi psicologici specifici per l'insonnia e per l'ansia legata al sonno, che aiutano a interrompere questo circolo vizioso e a recuperare un rapporto più sereno con il momento di andare a dormire. Il fatto che lei abbia già individuato il meccanismo che la preoccupa è un punto di forza: riconoscere il rischio di associare il sonno all'ansia è il primo passo per poter lavorare su questa associazione e impedirle di consolidarsi. Resto a disposizione. Dott.ssa Giorgia Russo.
Salve, da quanto riporta, le difficoltà relative al sonno è molto probabile che siano connesse all'accumulo e gestione dell'ansia, pertanto, mi sentirei di suggerirle di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta Funzionale (o comunque ad approccio Psico-corporeo Integrato) che possa aiutarla a comprendere le ansie del momento e come gestirle in modo più funzionale così che non intacchino la sua qualità del sonno e più in generale la sua qualità della vita. Saluti. Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno e grazie per aver condiviso la Sua difficoltà! E' sempre difficile trovare una risposta univoca ad una domanda così diretta. Di slancio mi verrebbe da suggerire che paradossalmente, nonostante lei sia un'atleta e faccia ampio uso del suo corpo, un'attività che preveda un contatto (cura) ed un rilassamento corporeo potrebbe aiutarla (yoga, stretching o alcune forme di meditazione). Il mio suggerimento più grande però, non conoscendola, è di affidarsi ad un/a professionista della salute mentale affinchè la tematica possa venire affrontata nei giusti tempi e spazi. I miei migliori auguri, Dott. Fabio Lodico
Da quello che descrivi, è possibile che si sia creato un circolo vizioso in cui la paura di non dormire alimenta l'ansia e rende più difficile addormentarsi. Cercare di non "forzare" il sonno, mantenere orari regolari e non interpretare una notte storta come un fallimento può aiutare a interrompere questo meccanismo. Poiché il problema dura da mesi e sta tornando, è importante parlarne con il tuo medico o con uno psicologo (ad esempio esperto in ansia o terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia), che può aiutarti a gestirlo in modo mirato. Una caro saluto
Buonasera, è molto comune che ansia, prestazioni e sonno si influenzino a vicenda: più temi di non dormire, più il corpo si attiva e meno dormi, quindi prova a mantenere orari regolari di addormentamento e risveglio, anche nei weekend, a evitare schermi, caffeina e allenamenti intensi nelle ore serali e a usare una routine di rilassamento, come respirazione lenta, stretching leggero o lettura noiosa; se dopo circa venti minuti non ti addormenti, alzati e fai qualcosa di tranquillo, tornando a letto solo quando il sonno torna. È utile anche scrivere le preoccupazioni prima di andare a letto, per ridurre la ruminazione, e se queste difficoltà persistono per più di 3–4 settimane, o iniziano a compromettere umore, concentrazione o prestazioni, ti consiglio di rivolgerti a uno psicologo per un supporto specifico sull’ansia e sul sonno.
iao! Capisco benissimo la situazione che stai descrivendo: da atleta di resistenza conosci bene il valore del recupero e del riposo, ed è proprio per questo che quando il sonno non arriva si innesca un meccanismo frustrante. La paura di "non dormire" diventa essa stessa la causa dell'insonnia, creando un vero e proprio circolo vizioso. Dal punto di vista del mental coaching e della gestione dello stress sportivo e personale, vediamo cosa sta succedendo nel tuo corpo e nella tua mente e quali strumenti concreti puoi mettere nella tua "cassetta degli attrezzi". 1. Eustress vs Distress: Perché il corpo "si sveglia" quando vorresti dormire? Eustress (Stress Positivo): È l'attivazione che ti serve prima di una gara. Aumenta la frequenza cardiaca, il cortisolo e l'adrenalina per preparare i muscoli e la mente alla prestazione. Distress (Stress Negativo): Se l'attivazione non si scarica o se la mente inizia a percepire una minaccia (come la paura di non dormire o di non essere in forma per la gara), lo stress diventa tossico. Durante il periodo di gare corte/frequenti, il tuo sistema nervoso ha alzato la sua soglia di attivazione (arousal). Il cervello ha iniziato ad associare il letto non più al riposo, ma a un momento di "allarme" o di controllo ("riuscirò a dormire stasera?"). Questo spiega perché avverti il cuore che batte forte e l'ansia che sale anche quando sei fisicamente stanchissima. 2. Rompere il Circolo Vizioso: Regole di Igiene del Sonno e Mental Coaching Per de-condizionare il cervello e togliere al letto l'associazione con l'ansia, applica queste strategie: La regola dei 20 minuti: Se ti corichi e dopo circa 20 minuti sei ancora sveglia e senti salire la tensione o i pensieri, alzati dal letto. Rimani al buio o con una luce molto soffusa, spostati in un'altra stanza o su una sedia e fai un'attività tranquilla (leggere un libro cartaceo, ascoltare musica rilassante). Torna a letto solo quando senti di nuovo la sonnolenza. Il letto deve tornare a essere unicamente il posto dove si dorme. Accetta la notte "no": La prestazione sportiva (e la salute) non crollano per una notte di scarso riposo. Il corpo umano è incredibilmente resiliente. Smettere di monitorare l'orologio e accettare che "anche se stasera dormo meno, domani me la caverò comunque" toglie enorme pressione. Niente schermi e stimoli 1 ora prima di coricarti: La luce blu di smartphone e tablet blocca la produzione di melatonina e mantiene il cervello in stato di vigilanza. 3. Esercizi Pratici di Mindfulness e Ancoraggio per la Notte Quando ti stendi e senti che il battito aumenta o i pensieri iniziano a rincorrersi, utilizza la mindfulness per riportare il sistema nervoso parasimpatico (il "freno" del corpo) in funzione. A. La respirazione 4-7-8 (Disattivazione del tono simpatico) Inspira dal naso lentamente contando fino a 4. Trattieni il respiro senza sforzo contando fino a 7. Espira lentamente e completamente dalla bocca (facendo un lieve suono "whoosh") contando fino a 8. Ripeti per 4 o 5 cicli. L'espirazione prolungata stimola il nervo vago e abbassa direttamente la frequenza cardiaca. B. Body Scan (Scansione Corporea) Anziché pensare al sonno, sposta l'attenzione sul corpo in modo neutro: Inizia dalle dita dei piedi: nota se sono calde, fredde, tese o rilassate. Sali lentamente verso le caviglie, i polpacci (molto sollecitati dalla corsa!), le cosce, il bacino, l'addome, fino alla testa. Se la mente scivola sui pensieri dell'ansia, non giudicarti: nota semplicemente il pensiero e riporta con dolcezza l'attenzione sulla parte del corpo che stavi esplorando. C. Ancoraggio sensoriale nel letto Senti il peso del corpo che affonda nel materasso. Percepisci la consistenza delle lenzuola sulla pelle e la temperatura della stanza. Focalizzati su queste sensazioni fisiche reali nel presente, per evitare che la mente viaggi verso il futuro ("chissà che ora è", "domani sarò stanca"). Stasera, approcciati al letto senza aspettative: l'obiettivo non è "dover dormire per forza", ma semplicemente concedere al tuo corpo un momento di meritato riposo e relax.
Buongiorno. Quello che descrivi è un meccanismo molto frequente e, soprattutto, ha una spiegazione psicologica ben conosciuta. Non significa che tu abbia "perso la capacità di dormire": sembra piuttosto che si sia creato un circolo vizioso in cui la paura di non dormire diventa essa stessa ciò che rende difficile addormentarsi. Da come lo racconti, il percorso potrebbe essere stato questo: * all'inizio le gare aumentavano l'attivazione e l'ansia, rendendo più difficile addormentarti; * alcune notti sono andate male e hai iniziato a temere che potesse ricapitare; * il cervello ha iniziato ad associare il momento di andare a letto a una situazione da "monitorare"; * appena ti metti a letto, invece di lasciarti andare, inizi inconsciamente a controllare se arriverà il sonno. Questo controllo aumenta l'attivazione fisiologica: il cuore accelera, arrivano preoccupazioni, a volte pianto e tensione; * più desideri dormire, meno il sonno arriva. È quello che in psicologia del sonno viene chiamato ansia da prestazione sul sonno o nsonnia psicofisiologica. La frase che mi ha colpito di più è questa: "La mia paura è principalmente di rientrare nel circolo vizioso di associare il sonno a uno stress." Questa è una paura comprensibile, ma paradossalmente rischia di alimentare proprio quel circolo. Se ogni sera entri a letto pensando *"Spero che stanotte non succeda di nuovo"*, il tuo cervello interpreta il letto come un luogo in cui bisogna stare allerta. Alcune strategie che possono aiutare 1. Smetti di "cercare" il sonno. Può sembrare assurdo, ma il sonno non è qualcosa che si ottiene con lo sforzo. Più ti dici "devo addormentarmi", più il cervello rimane vigile. Può essere più utile dirti: "Il mio compito non è dormire. Il mio compito è riposare. Se il sonno arriverà, bene." È un piccolo cambiamento mentale che riduce la pressione. 2. Non valutare continuamente come sta andando la notte. Evita di controllare l'orologio o fare calcoli tipo: * "Sono già le due..." * "Dormirò solo quattro ore..." * "Domani sarò distrutta." Questi pensieri aumentano l'attivazione. 3. Ricorda che una notte storta non rovina tutto. Da atleta probabilmente sei molto attenta alle prestazioni. È naturale pensare che poche ore di sonno compromettano tutto. In realtà il nostro organismo è più resistente di quanto immaginiamo. Una notte difficile è spiacevole, ma raramente ha conseguenze così catastrofiche come l'ansia ci fa credere. 4. Se dopo circa 20-30 minuti sei molto agitata, alzati. Non restare ore a combattere col cuscino. Vai in un'altra stanza con una luce soffusa, fai qualcosa di tranquillo (leggere poche pagine, ascoltare qualcosa di rilassante) e torna a letto quando senti di nuovo sonnolenza. Questo aiuta a evitare che il letto venga associato alla frustrazione. 5. Accogli i sintomi invece di lottare contro di essi. Se senti il cuore accelerare, prova a dirti: "Ecco l'ansia. È fastidiosa, ma non è pericolosa. Il mio corpo è attivato e poi si calmerà." Combattere l'ansia spesso la mantiene; riconoscerla senza darle troppo peso tende a ridurne l'intensità. Una cosa che mi rassicura nel tuo racconto Scrivi che ieri, dopo alcuni giorni difficili, alla fine hai dormito quasi sette ore Questo significa che il tuo sistema del sonno funziona ancora. Se ci fosse una perdita della capacità di dormire, non sarebbe successo. È un indizio importante: il problema sembra essere l'ansia che interferisce con il sonno, non il sonno in sé. Vale la pena chiedere un aiuto? Se questa situazione va avanti da mesi, oppure si ripresenta ciclicamente e inizia a influenzare allenamenti, umore o qualità di vita, potrebbe essere molto utile parlarne con uno psicologo che si occupi di insonnia o con un medico esperto di disturbi del sonno. L'intervento con le migliori evidenze è la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia (CBT-I), che insegna proprio a interrompere il circolo tra ansia e sonno. Se invece comparissero sintomi come russamento importante, pause respiratorie, forte sonnolenza diurna non spiegabile o altri disturbi, è opportuno anche un confronto con il medico per escludere cause mediche. Vorrei lasciarti con un pensiero che può sembrare semplice, ma che spesso aiuta molto: Non cercare di avere una notte perfetta. Cerca semplicemente di concederti una notte tranquilla. Il sonno non ama essere inseguito; tende ad arrivare quando il cervello smette di considerarlo una prova da superare.
Gentile utente, da quello che racconta sembra che all'inizio la difficoltà ad addormentarsi fosse legata all'ansia prima delle gare, ma che con il tempo si sia creato un meccanismo diverso: la paura di non riuscire a dormire potrebbe aver fatto sì che il suo organismo entri automaticamente in uno stato di allerta proprio nel momento in cui dovrebbe rilassarsi. In questo senso, è possibile che oggi non siano tanto le gare a mantenere il problema, quanto il timore che la situazione si ripresenti, alimentando quel circolo vizioso che descrive. Sarebbe interessante approfondire come questo periodo si inserisca nel suo momento di vita e se, oltre all'ambito sportivo, vi siano altri fattori di pressione o cambiamento che potrebbero contribuire a mantenere questa condizione. Un percorso psicologico potrebbe offrire uno spazio per esplorare questi aspetti e comprendere meglio ciò che sta vivendo. Rimango a disposizione nel caso in cui avesse piacere ad approfondire. Un saluto - dottoressa Grasso Paola
Buongiorno, si credo sia corretto come ha detto lei il termine "circolo vizioso". Può darsi che inizialmente lei si sia preoccupata per qualcosa in merito alle gare o alla vita in generale e che successivamente la preoccupazione si sia spostata proprio verso la paura di non addormentarsi. Io personalmente pratico alcune tecniche di rilassamento (tra cui anche l'ipnosi) che in questi casi aiutano molto, non esiti a contattarmi qualora fosse interessata.
Buongiorno gentile Utente, dal racconto il suo problema sembra essere iniziato in un periodo in cui era sottoposta a una forte pressione legata alle gare, ciò rende sensato che l'insonnia fosse inizialmente alimentata dall'ansia da prestazione. Tuttavia, col passare del tempo, sembra essersi creato un meccanismo diverso: oggi non è più soltanto la gara a preoccuparla, ma il sonno stesso. Quello che descrive è un circolo vizioso piuttosto comune. Dopo alcune notti difficili, si sviluppa la paura di non riuscire ad addormentarsi e, proprio questa preoccupazione, aumenta lo stato di attivazione dell'organismo. Il cuore accelera, la mente inizia a controllare continuamente se il sonno sta arrivando e, paradossalmente, più ci si sforza di dormire, più diventa difficile riuscirci. Mi sembra molto significativo il fatto che lei stessa abbia riconosciuto questa dinamica. Essere consapevole che il rischio sia quello di associare il letto e il momento di andare a dormire a un'esperienza di stress è già un primo passo importante. Più che cercare di "costringersi" ad addormentarsi, può essere utile modificare il rapporto con quei pensieri. Una notte di sonno disturbato è certamente spiacevole, ma non significa che quella successiva andrà necessariamente allo stesso modo. Cercare continuamente rassicurazioni o controllare quanto tempo manca per addormentarsi rischia invece di mantenere il problema. Può essere utile mantenere orari il più possibile regolari, evitare di rimanere a letto a lottare con il sonno per molto tempo e dedicare l'ultima parte della serata ad attività rilassanti, senza vivere il momento dell'addormentamento come una prova da superare. Spesso è proprio quando diminuisce la pressione di "dover dormire" che il sonno torna più spontaneamente. Se questa difficoltà dovesse persistere per diverse settimane o iniziasse a compromettere il suo benessere quotidiano o le prestazioni sportive, le consiglierei di rivolgersi a uno psicologo. La terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia, eventualmente integrata con un lavoro sulla gestione dell'ansia, rappresenta uno degli interventi che ha mostrato le migliori evidenze scientifiche in queste situazioni. Vorrei infine rassicurarla su un aspetto. Il fatto che il problema si sia attenuato durante la pausa dalle gare e che ci siano comunque notti in cui riesce a dormire suggerisce che il suo organismo non abbia "perso la capacità" di dormire. Piuttosto, sembra essersi instaurata una paura del non dormire che può essere affrontata e modificata con gli strumenti adeguati. Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione, Dott. Luca Vocino
Gentile utente, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di supporto psicologico imparando tecniche utili per favorire il sonno. Mi occupo di questi temi. Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi
Buongiorno e grazie per aver condiviso la sua esperienza. Comprendo bene la sua frustrazione: l'impossibilità di riposare genera una stanchezza fisica ed emotiva che incide fortemente sulle nostre giornate. Lei ha già individuato il cuore del problema con grande consapevolezza parlando di "circolo vizioso". Inizialmente, l'ansia per le gare ha attivato una fisiologica reazione di allerta nel suo corpo. Col tempo, però, la preoccupazione si è spostata sul sonno stesso: la paura di non dormire genera ansia che, a sua volta, tiene la mente e il corpo "accesi", impedendo l'addormentamento. Il letto rischia così di diventare una fonte di stress anziché di riposo. Rimedi come la camomilla o gli integratori possono offrire un sollievo momentaneo, ma spesso non bastano per spezzare questa associazione mentale. Per far sì che il sonno torni a essere un momento naturale, è fondamentale lavorare sui pensieri e sull'attivazione emotiva serale. Uscire da soli da questo meccanismo può essere molto faticoso. Un percorso di supporto psicologico le permetterebbe di apprendere strategie mirate e concrete per gestire quest'ansia in modo efficace. Un caro saluto, Dott. Christopher Gallo
Buon pomeriggio, da quanto descrive, sembra che inizialmente le difficoltà ad addormentarsi fossero legate all'ansia per le gare, mentre ora la preoccupazione appare spostata sul sonno stesso, alimentando un circolo vizioso: più teme di non dormire, più aumenta l'attivazione e più diventa difficile addormentarsi. Questa dinamica è piuttosto frequente. Un primo elemento che forse potrebbe esserle utile è di provare ad accogliere anche la mancanza di sonno quando arriva con la consapevolezza che qualche notte di sonno disturbato non compromette il benessere dell'organismo, spesso forzare il sonno diventa controproducente. Per cui un suggerimento potrebbe essere di curare l'alimentazione, con una cena lontana dall'orario dedicato al riposo notturno, un'attività rilassante per esempio la lettura e provare a riposare solo quando si sentirà realmente pronta. Se la difficoltà dovesse persistere o ne sentisse il bisogno, un percorso psicologico potrebbe supportarla nel comprendere e gestire l'ansia legata al sonno. Un caro saluto, PR.
Buongiorno, da quello che descrive, sembra che inizialmente la difficoltà ad addormentarsi fosse legata all'ansia delle gare, ma che nel tempo si sia instaurato un meccanismo piuttosto frequente: la paura di non dormire finisce per aumentare l'attivazione e rendere ancora più difficile prendere sonno. È un circolo vizioso che molte persone sperimentano e che, fortunatamente, può essere affrontato. La cosa importante è non interpretare qualche notte difficile come la conferma che "non dormirò più". Più si cerca di controllare il sonno o ci si preoccupa che non arrivi, più il nostro organismo tende a mantenersi in uno stato di allerta, poco compatibile con l'addormentamento. Può essere utile iniziare a osservare questi episodi senza cercare di "forzare" il sonno e, se la situazione persiste o sta diventando fonte di molta preoccupazione, valutare un confronto con uno psicoterapeuta. Un percorso può aiutare a interrompere l'associazione tra letto, sonno e ansia, lavorando sia sui pensieri che alimentano il problema sia sulle strategie più efficaci per favorire un riposo più sereno. Da ciò che racconta, il fatto che durante l'estate il problema si fosse attenuato è un elemento incoraggiante: suggerisce che non si tratti di un'incapacità di dormire, ma di una difficoltà che si attiva in particolari condizioni di stress e che può essere compresa e trattata. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buongiorno, ha fatto senz’altro bene ad esternare le sue preoccupazioni. Se ha sentito il desiderio di scriverne al riguardo, ancora meglio sarebbe parlarne a voce. Possono andare bene anche gli amici, se al momento preferisce non sentire un professionista. Questo non tanto per le ore di sonno in se, sicuramente un atleta ha la possibilità, anche se con un pò di affaticamento, di recuperare più velocemente anche le ore di riposo perdute. Ma piuttosto perché quanto le è accaduto emerge con una certa preoccupazione. Parlarne può essere un primo strumento molto utile per scaricare questa tensione che sembra andare un pò a sommarsi. Le auguro un sereno fine settimana
Buongiorno, da quello che racconta sembra che il problema non sia tanto il sonno in sé, quanto l'ansia che, nel tempo, si è costruita intorno al momento di andare a dormire. L'ansia da prestazione negli sport di resistenza, può mantenere il corpo in uno stato di attivazione anche quando si è fisicamente molto stanchi. Con il passare del tempo, però, la preoccupazione iniziale legata alle competizioni può lasciare spazio alla paura di non riuscire a dormire. A quel punto è proprio questa paura ad alimentare l'insonnia. Lei stessa descrive molto bene questo meccanismo per il quale sente sonno, ma nel momento in cui prova ad addormentarsi il cuore accelera, aumenta la preoccupazione, compaiono tensione e talvolta anche il pianto. È il classico circolo vizioso dell'insonnia legata all'ansia, in cui il tentativo di controllare il sonno finisce, paradossalmente, per allontanarlo. Il fatto che durante l'estate il problema si sia attenuato è un elemento incoraggiante, perché suggerisce che la sua capacità di dormire non sia andata perduta. Piuttosto, il suo organismo sembra aver associato il momento di coricarsi a uno stato di allerta, facendo sì che ogni nuova difficoltà nell'addormentarsi venga interpretata come il segnale che "il problema sta tornando". Questa interpretazione aumenta ulteriormente l'ansia e mantiene il disturbo. Il timore che esprime, cioè quello di iniziare ad associare il sonno a qualcosa di stressante anziché a un bisogno naturale, è una consapevolezza importante. È proprio su questo aspetto che si lavora in psicoterapia, aiutando la persona a interrompere il circolo vizioso che lega pensieri, emozioni e attivazione fisiologica. Più si cerca di controllare il sonno, più il cervello rimane in uno stato di vigilanza incompatibile con l'addormentamento. L'obiettivo non è obbligarsi a dormire, ma ridurre gradualmente la paura legata al sonno, permettendo all'organismo di recuperare il suo naturale ritmo. Se questa difficoltà dovesse continuare a ripresentarsi, il consiglio è di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta esperto nel trattamento dell'insonnia e dei disturbi d'ansia, così da intervenire sul problema prima che si consolidi ulteriormente. Cordialmente, AM
Buonasera, la sua difficoltà è molto più comune di quanto si pensi, sopratutto per atleti agonisti che devono affrontare delle prestazioni sportive. Gli integratori possono funzionare in momenti temporanei, ma giustamente come ha detto anche lei non possono funzionare più di tanto. Spesso questa modalità ha una componente psicologica che può essere affrontata in terapia, online o in presenza. Se vuole può contattarmi per avere anche un semplice approfondimento o altro ancora.
Buongiorno, grazie per aver condiviso con così tanta chiarezza quello che sta vivendo. Da quello che racconta, sembra essersi instaurato un meccanismo piuttosto frequente nell'insonnia legata all'ansia: inizialmente la difficoltà ad addormentarsi può nascere in un periodo di maggiore stress (nel suo caso le gare), ma con il tempo può trasformarsi in una preoccupazione verso il sonno stesso. In pratica, più si teme di non dormire, più il nostro organismo rimane in uno stato di allerta, rendendo difficile proprio ciò che desideriamo fare: addormentarci. È importante sapere che questo circolo vizioso può essere interrotto. L'obiettivo non è "costringersi" a dormire, ma ridurre gradualmente l'ansia associata al momento di andare a letto e ricostruire un rapporto più sereno con il sonno. Il fatto che lei sia riuscita a dormire quasi sette ore la notte scorsa è un segnale incoraggiante: significa che la capacità di dormire non è andata persa, ma viene ostacolata dall'attivazione emotiva che si crea in alcuni momenti. Se queste difficoltà persistono o stanno iniziando a influenzare il suo benessere e la sua quotidianità, potrebbe essere utile approfondire la situazione attraverso un percorso psicologico. Insieme è possibile comprendere cosa mantiene questa ansia e acquisire strumenti concreti per gestirla, così da interrompere il circolo vizioso e vivere nuovamente il sonno come una risorsa, e non come una fonte di preoccupazione. Resto a disposizione qualora desiderasse confrontarsi più approfonditamente. Un caro saluto.
Buonasera, il suo problema ha a che vedere con il controllo, e cioè il controllo dell'ansia iniziale è poi diventato il controllo del sonno o dell'addormentamento. Ma il sonno è un'attività spontanea, che si inibisce se gli impediramo la spontaneità. ( Es.se ci nettiamo a pensare in modo fisso al nostro respiro, lo alteriamo senza volerlo, perché deve rimanere spontaneo così come altre funzioni fisiologiche) Deve uscire il piu possibile dall'idea e dalla paura di non dormire. Non pensare a chissà che cosa succeda, "oddio sarò stanco, o come farò" e pensieri simili. In questo modo andrà via il condizionamento che si è generato. Un aiuto può essere dato dalla melatonina, che è un integratore naturale che favorisce il sonno. Vada tranquilla. Saluti Vittorio C.
Salve, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Da quello che racconta sembra che, inizialmente, la difficoltà ad addormentarsi fosse legata all'ansia per le gare, ma che con il tempo si sia instaurato un meccanismo diverso: la paura di non dormire è diventata essa stessa fonte di ansia. È un circolo vizioso piuttosto frequente. Più cerca di controllare il sonno o di "costringersi" ad addormentarsi, più il suo organismo rimane in uno stato di allerta, rendendo difficile proprio ciò che desidera. Il fatto che alcune notti riesca comunque a dormire è un segnale importante: significa che la capacità di dormire non è scomparsa. Può essere utile cercare di non valutare ogni sera come un "test" da superare. Se una notte dorme poco, provi a ricordarsi che il corpo possiede una naturale capacità di recupero e che una singola notte difficile non compromette il sonno delle successive. Ridurre la pressione che si mette addosso può contribuire ad abbassare l'ansia. Se questa difficoltà dovesse persistere, le consiglierei di rivolgersi a uno psicologo. Un percorso mirato può essere molto efficace nell'interrompere questo circolo vizioso e aiutarla a ritrovare un rapporto più sereno con il sonno. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buongiorno, da quello che descrive sembra essersi instaurato un meccanismo piuttosto frequente: inizialmente la difficoltà ad addormentarsi era legata all'ansia pre-gara, ma successivamente è diventata la paura stessa di non dormire ad alimentare il problema. Più si cerca di controllare il sonno, infatti, più aumenta l'attivazione del sistema nervoso, rendendo l'addormentamento difficile. Questo circolo vizioso può essere affrontato efficacemente con un percorso psicologico, in particolare attraverso tecniche cognitivo-comportamentali per l'insonnia (CBT-I), strategie di gestione dell'ansia e tecniche di rilassamento. Nel frattempo, cerchi di mantenere orari regolari, evitare di "forzarsi" a dormire e non vivere una notte difficile come una prova del fatto che il problema stia tornando. Con un intervento mirato è generalmente possibile interrompere questo circolo e recuperare un rapporto sereno con il sonno. Un caro saluto. Dr.Marchetti
Gentile utente, buongiorno. Da ciò che descrive sembra che il sonno sia diventato, in alcuni momenti, un “bersaglio” dell’ansia: più si cerca di controllarlo, più può sfuggire. È una situazione comune, e possiamo lavorare proprio sul rompere questo circolo vizioso, senza forzarsi a dormire. Oltre a comprendere i pensieri che alimentano la preoccupazione, possiamo utilizzare strategie pratiche per ridurre l’attivazione fisiologica e associare la sera a una maggiore calma. Può essere utile anche imparare tecniche di mindfulness e di regolazione del respiro, per stare nel momento senza combattere il sonno. Può aiutare, intanto, evitare di monitorare continuamente se sta dormendo, mantenere orari abbastanza regolari e usare il letto solo per il riposo. Se l’ansia sale, non si colpevolizzi: osservi il sintomo, respiri lentamente e si conceda il tempo di spegnere l’allarme interno. Naturalmente, questa è solo la parte più visibile del problema: possiamo lavorare anche più a fondo per comprendere cosa stia generando questa crisi, così da ridurre il rischio che si ripresenti in altre forme in futuro. Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme, e in modo più dettagliato, di che tipo di percorso ha bisogno. Non c’è obbligo di un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo. Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.
Cara atleta, la chiarezza e la precisione con cui descrivi ciò che ti sta accadendo dimostrano una bella capacità di ascolto del tuo corpo. Questa stessa sensibilità, che nel tuo sport ti permette di spingere e gestire la resistenza, in questo momento sta registrando un sovraccarico che non va affrontato con la sola forza di volontà. Rispondo subito alla tua preoccupazione principale: sì, sei entrata nel classico "circolo vizioso dell'ansia da prestazione del sonno", ma la buona notizia è che si tratta di un meccanismo neurovegetativo perfettamente reversibile. Il fatto che il problema sia iniziato prima delle gare d'atletica ci fornisce la chiave di lettura fondamentale: il tuo sistema nervoso ha trasferito la tensione, l'agonismo e il bisogno di "performance" dalla pista al momento di andare a letto. Come atleta di resistenza, sei allenata a tenere duro, a stringere i denti, a monitorare il corpo e a superare la fatica. Questa attitudine, straordinaria per lo sport, diventa un trappola nel letto. Più cerchi di "forzare" il sonno o di "scacciare il pensiero dell'ansia", più il tuo cervello rettiliano percepisce uno sforzo e attiva la modalità allarme: la frequenza cardiaca sale, l'adrenalina entra in circolo e ti ritrovi sveglia alle 4 del mattino nonostante una stanchezza abissale. Il letto, che dovrebbe essere il luogo del ristoro e della sicurezza, si è trasformato inconsciamente in un "campo di gara" o in un luogo di giudizio ("riuscirò a dormire stasera?"). Il magnesio ti ha aiutata perché agisce come un blando miorilassante muscolare, e la camomilla è un buon rituale, ma non possono sciogliere l'innesco psicologico e neurovegetativo che si è creato nel tuo cervello. Continuare a cercare il "rimedio magico" per dormire rischia di alimentare l'idea che tu sia "rotta" e che debba essere riparata dall'esterno. Ti invito a fissare un appuntamento per iniziare un percorso integrato di supporto psicologico e naturopatia. Ci occuperemo di: Rieducare il Sistema Nervoso con tecniche corporee ed insegneremo di nuovo al tuo corpo a disattivare l'iper-vigilanza notturna. Lavoreremo sulla tua relazione con il controllo e con la prestazione. Imparerai a stare a letto accettando anche i momenti di veglia senza che questi scatenino il panico o il pianto, trasformando il letto da un arena di combattimento a un santuario di pace. Aggiungeremo un protocollo naturopatico per dare il giusto supporto naturale a questo lavoro. Sei una persona forte, determinata e con un corpo che sa correre per chilometri; ha solo bisogno che qualcuno gli riinsegni l'arte dimenticata del riposo profondo. Un caro saluto. Vincenzo Lucifora
Buongiorno. Mi dispiace molto che si trovi ad affrontare una tale situazione, così faticosa ed invalidante. Per quanto riguarda la risoluzione del problema, credo che sarebbe utile approfondire meglio il contenuto dei suoi pensieri quando fa fatica ad addormentarsi, per capire anche da cosa possano avere origine. Oltre a ciò, potrebbe anche iniziare a seguire delle semplici regole di igiene del sonno, che certamente il suo medico di base le avrà illustrato. Qualora ritenesse utile uno spazio per andare a fondo della questione, dedicandole il tutto il tempo che merita, può contattarmi per un colloquio.
Buongiorno. Grazie per aver condiviso con tanta cura e dettaglio quello che stai vivendo, immagino quanto ci hai riflettuto e quanto ti costa. Quello che descrivi ha una logica dolorosa e comprensibile: il corpo e la mente hanno imparato ad associare il momento di andare a dormire a qualcosa da cui guardarsi, piuttosto che ad un rifugio: il cuore inizia a battere forte e inizi a piangere senza un motivo preciso e sembra quasi che ogni sera sia una specie di piccola prova da superare, e questo da solo basta a tenere il sistema nervoso attivo. Mi colpisce una cosa che hai scritto: la tua paura più grande non è tanto non dormire, quanto tornare a vivere il sonno come una minaccia invece che come cura. È una consapevolezza molto lucida, immagino significhi che una parte di te sa già qual è la posta in gioco, anche mentre l'altra parte fatica a lasciarsi andare. Hai anche notato che il problema è comparso legato alle gare, è migliorato con lo stop estivo, ed è tornato ora "in forma diversa". Cosa pensi sia cambiato in questi ultimi giorni, prima che ricominciasse? In ogni caso, sappi che se dovessi aver bisogno mi trovi qui, un saluto
Come tu spieghi, la tua ansia e conseguente insonnia è cominciata in tapporto alla tua attività sportiva, per rendersi poi indipendente, Tu immagini di non dormire, con questo pensiero ti metti in ansia,e in questo modo non riesci a dormire. Bisogna spezzare questo circolo vizioso, recuperando un rapporto naturale col sonno che, come sai, è una risposta naturale dell'organismo dopo un certo periodo di attività.Il "come fare" si può realizzare a due livelli.Il primo è a livello di riflessione e di una consapevolezza maggiore di te stessa.All'inizio l'ansia / insonnia si verificava prima dei tuoi impegni sportivi; c'era quindi una grande valutazione del tuo compito, e una sottovalutazione delle tue capacità.La strada passava - e forse passa ancora .attraverso un dialogo con te stessa,dedicato alla coscienza delle tue risorse,e al fatto che il compito è proporzionato alle tue capacità. Oggi hai da riflettere ( quasi meditare! ) sul fatto che il sonno è naturale, è buono, e il tuo organismo lo desidera: si tratta di non metterci involontariamente un ostacolo.Tu forse mi dirai: ma questa è teoria! Risponderei che un compito del lavoro psicologico con se stessi sta proprio nel riaprire la strada tra il mondo dei pensieri e quello delle emozioni.. Aggiungo che ci sono strumenti per incontrarsi faccia a faccia con le nostre emozioni, per guidarle in una direzione buona per noi: ad es. il traing autogeno e lo yoga.Cose che richiedono un certo tempo e impegno: ma ne vale davvero la pena!
Buongiorno, credo che la cosa migliore sia iniziare un percorso terapeutico, in modo da trovare strumenti più funzionali per gestire l'ansia e se lei vorrà magari anche andare alla ricerca delle cause di questo problema. Cerchi non sottovalutarlo perchè il sonno è indispensabile per la salute psico-fisica. Cordiali saluti, dott.ssa Marianna Mansueto
Gentile utente, da ciò che racconta sembra essersi instaurato un circolo vizioso in cui la preoccupazione di non riuscire a dormire alimenta l'ansia, rendendo a sua volta più difficile l'addormentamento. È un meccanismo piuttosto comune e su cui è possibile intervenire. Può prendere un considerazione di iniziare un percorso psicologico per comprenderne le cause.
Salve, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Sembra non sia il sonno in sé a spaventare, ma ciò che quel momento evoca dentro di lei. Più che chiedersi come "far passare" questa ansia, potrebbe essere utile domandarsi cosa stia cercando di esprimere attraverso questo linguaggio. I sintomi, infatti, non sono privi di significato, ma rappresentano il modo in cui una difficoltà o una sofferenza trova espressione quando non riesce ancora a essere pensata o nominata. Credo che concedersi uno spazio di ascolto con un professionista possa aiutarla non tanto a "forzare" il ritorno del sonno, quanto a comprendere il senso che questa esperienza sta assumendo nella sua vita. Quando ciò che genera angoscia può essere accolto e pensato, il sintomo perde, gradualmente, la necessità di farsi presenza.
Buongiorno, occorre che lei implementi le strategie e un percorso terapeutico può servire. Un saluto cordiale dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno. Le posso rispondere da psicologo dello sport. Forse all’inizio poteva anche essere un eccessivo stato di attivazione fisiologica pre-gara, una ansia di stato dovuta alla importanza dell’evento sportivo del giorno dopo. E’ assolutamente possibile che lo stress della competizione finisca per interferire con il sonno. Mi sembra però che, ora, si sia attivata una forte ansia legata al sonno stesso e al suo manifestarsi o meno. Così potrebbe essere che dopo notti complicate lei abbia cominciato ad associare il mettersi a letto con il fatto di non dormire, e la necessità conscia di dover dormire abbia alimentato ulteriore attivazione fisiologica, in un circolo vizioso. Tendenzialmente quando si cerca di controllare il sonno in realtà lo si allontana. Esistono alcune regole come il mantenere un orario di risveglio regolare anche se si è andati a dormire tardi; andare a letto quando si avverte sonnolenza; se non si addormenta si alzi e faccia altro (di poco attivante) e poi torni a letto; non controlli sempre l’orologio; se ha pensieri per il giorno dopo li scriva prima di coricarsi così assegna loro lo spazio della sera e non quello della notte; provi a fare respirazioni lente con la fase di espirazione molto lunga ecc…… Io comunque consiglio un approfondimento con il medico e con lo psicologo dello sport …. ad esempio circa orari e intensità degli allenamenti, alimentazione (caffeina, bevande energetiche e integratori), restrizioni alimentari, variazioni ormonali, ciclo mestruale, sintomi ansiosi diurni, russamento, gambe agitate, ecc…. L’intervento dovrebbe concretizzarsi nell’evitare uno sforzo volontario nel tentativo di addormentamento, nel limitare il controllo continuo delle reazioni corporee e nel ridurre o eliminare i pensieri circa la negatività della notte in relazione al sonno. Il rilassamento di jacobson (corpo-mente) o la mindfulness (mente-corpo) possono aiutare.
Buongiorno, mi sembra significativo che la difficoltà sia comparsa inizialmente in prossimità delle gare. È possibile che l’ansia legata alla prestazione e la necessità di essere riposata abbiano progressivamente trasformato anche il sonno in qualcosa da “controllare”: più diventa importante riuscire a dormire, maggiore può diventare la preoccupazione quando il sonno non arriva. Il rischio è proprio quello che lei ha già individuato: associare il momento di andare a letto alla paura di non dormire. Pensieri come “devo assolutamente dormire”, il controllo delle ore che rimangono o la preoccupazione per come si starà il giorno successivo aumentano l’attivazione e possono rendere, paradossalmente, ancora più difficile addormentarsi. Può essere utile iniziare a interrompere questo circolo cercando di ridurre il controllo dell’orario e delle ore dormite, lavorando sui pensieri anticipatori e utilizzando tecniche di respirazione e rilassamento per abbassare l’attivazione, senza però trasformarle in un ulteriore modo per “obbligarsi” a dormire. L’obiettivo è gradualmente tornare ad associare il riposo a una condizione di tranquillità anziché di allerta e prestazione. Considerando che il problema persiste da alcuni mesi ed è stato accompagnato anche da forte attivazione, tachicardia e pianto, le consiglierei inoltre di parlarne con il medico e di valutare un confronto con uno psicologo per comprendere meglio cosa alimenta questo meccanismo e lavorare sull’ansia associata al sonno. Un caro saluto e buona fortuna!
Salve, letto la sua domanda ci sono molti integratori i portanti per l'insonnia che non danno dipendenza , ma direi che sarebbe necessario parlarne tramite un colloquio per analizzare quali pensieri o problemi sottendono a questa insonnia
Buongiorno, la ringrazio per aver esternato la sua problematica! L'ansia da prestazione legata alle gare di atletica si è trasformata col tempo in una vera e propria ansia da prestazione del sonno, un fenomeno molto comune in cui il cervello inizia ad associare il momento di andare a letto non più al riposo, ma a una situazione di allarme in cui si sente in dovere di performare e addormentarsi a tutti i costi. Quando scatta questa preoccupazione, il sistema nervoso si attiva producendo adrenergia e accelerando il battito cardiaco, rendendo così fisiologicamente impossibile l'addormentamento. Per spezzare questo circolo vizioso è fondamentale reintrodurre la calma attraverso strategie di rilassamento corporeo e cognitivo, a partire dall'attivazione del sistema nervoso parasimpatico. Una delle tecniche più efficaci per chi ha una spiccata consapevolezza corporea come un atleta è il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, che consiste nel contrarre per pochi secondi un determinato gruppo muscolare per poi rilasciarlo di colpo, muovendosi gradualmente dai piedi fino al viso per sciogliere le tensioni accumulate. A questa si affianca la respirazione diaframmatica con un ritmo lento e cadenzato, prolungando in particolare la fase di espirazione per stimolare il nervo vago e rallentare in modo diretto la frequenza cardiaca. Un'altra risorsa preziosa è la pratica del body scan, ovvero uno spostamento intenzionale dell'attenzione sulle sensazioni fisiche e sul contatto con il materasso, utile a disancorare la mente dai pensieri ansiosi legati alle ore di sonno perse. È però cruciale approcciarsi a queste tecniche non con l'ansia di usarle per forzare il sonno, ma con il solo obiettivo di regalare al corpo uno stato di benessere e distensione, ricordando che se l'agitazione sale è sempre preferibile alzarsi dal letto dopo una ventina di minuti e dedicarsi a un'attività tranquilla in penombra fino a che non ricompare la sonnolenza. Le auguro di stare meglio!
Salve, il problema è affrontabile in terapia. Scacciare il pensiero peggiora il sintomo, il problema va risolto con precise tecniche.
Salve, da quello che racconta sembra che, nel tempo, la difficoltà ad addormentarsi si sia progressivamente "sganciata" dalla situazione iniziale che l'aveva fatta comparire. All'inizio l'insonnia sembrava legata all'ansia per le gare, mentre ora sembra che sia diventata l'idea stessa di non riuscire a dormire a generare preoccupazione. È un meccanismo piuttosto frequente: più ci si sforza di dormire e più si teme di non riuscirci, più il corpo tende ad attivarsi, rendendo il sonno difficile. Oltre a questo circolo vizioso è importante chiedersi quale significato abbia assunto questa esperienza nella sua vita. L'ansia raramente nasce "dal nulla": spesso rappresenta il modo in cui il nostro mondo interno esprime tensioni, conflitti o richieste che non hanno ancora trovato uno spazio per essere comprese. Le gare possono essere state l'evento che ha fatto emergere questa difficoltà, ma non è detto che ne siano l'unica causa. Mi colpisce, ad esempio, quando scrive che il cuore inizia a battere forte, che sente una preoccupazione intensa e che a volte arriva anche a piangere senza un motivo apparente. Più che cercare di eliminare immediatamente queste manifestazioni, potrebbe essere utile provare a domandarsi cosa stesse vivendo in quel periodo, quali aspettative sentiva su di sé, se ci fossero cambiamenti, pressioni o emozioni difficili da riconoscere. La paura di ricadere nel "circolo vizioso" è comprensibile, ma rischia, a sua volta, di alimentarlo. Cercare di controllare il sonno o monitorarlo continuamente spesso aumenta lo stato di allerta. Può essere più utile assumere un atteggiamento di maggiore curiosità verso ciò che accade, senza interpretare una notte difficile come il segnale che il problema stia necessariamente tornando. Se questa difficoltà dovesse persistere o interferire in modo significativo con il suo benessere quotidiano, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo o uno psicoterapeuta. Uno spazio di ascolto permette non solo di lavorare sui sintomi, ma anche di comprenderne il significato personale, favorendo un cambiamento più stabile e profondo. Le auguro Buona fortuna. Cari saluti
Buongiorno, mi colpisce un aspetto del suo racconto: inizialmente la difficoltà ad addormentarsi sembrava legata all'ansia delle gare e oggi la sua preoccupazione sembra essersi spostata sul sonno stesso. È un passaggio importante, perché spesso è proprio questo cambiamento a mantenere il problema nel tempo. Quando questo accade si crea un circolo vizioso: più si desidera addormentarsi, più il sistema nervoso rimane in stato di allerta. Il battito accelerato, i pensieri, il pianto e la sensazione di non riuscire a "lasciarsi andare" sono manifestazioni di questa "iperattivazione", non rappresentano un segnale che il suo organismo ha "disimparato" a dormire. Il fatto che in alcuni periodi il sonno sia migliorato, è un dato rassicurante: significa che la capacità di dormire c'è ancora. Piuttosto, è l'ansia che in alcuni momenti prende il sopravvento. Più che cercare di "costringersi" a dormire, può essere utile lavorare proprio sul ridurre la pressione che sembra emergere rispetto al sonno in sé. Paradossalmente, più si vive il letto come un luogo di verifica ("riuscirò a dormire?"), più il cervello rimane in allerta. Se questa difficoltà dovesse continuare nel tempo, un percorso psicologico può essere molto utile per interrompere il circolo dell'ansia da sonno e aiutare il sistema nervoso a riassociare il momento dell'addormentamento a un'esperienza di sicurezza e non di allarme. Resto disponibile. Dottoressa Lucia Morello
Gentile utente, da ciò che racconta sembra che, nel tempo, il problema non sia diventato solo il sonno, ma anche la preoccupazione di non riuscire a dormire. Questo può creare un circolo vizioso: più si teme l'insonnia, più il corpo si attiva e diventa difficile addormentarsi. Il fatto che il problema sia iniziato in concomitanza con le gare fa pensare che l'ansia possa aver avuto un ruolo, ma è comprensibile che ora la paura si sia "spostata" sul sonno stesso. È positivo, però, che lei abbia già individuato questo meccanismo: questa consapevolezza rappresenta un primo passo importante. Più che cercare di "forzare" il sonno, può essere utile lavorare sulla relazione che ha sviluppato con esso e con l'ansia che lo accompagna. Se questa difficoltà persiste o sta incidendo sul suo benessere e sulla qualità della vita, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo, che la aiuti a interrompere questo circolo vizioso e a ritrovare un rapporto più sereno con il sonno. Un codiale saluto.
Carissima, l'ansia da prestazione è un problema tipico di chi svolge attività agonistica. Si perchè tu dici di essere una dilettante ma in realtà svolgendo attività agonistica sei sempre in competizione con te stessa e con gli altri. Ti consiglierei di svolgere veramente attività solo dilettantistica e di lasciare perdere situazioni di stress che non tolleri. L'attività sportiva è bella anche così, anzi permette al tuo corpo e alla tua mente di vivere sani e alle tue frequentazioni di essere più piacevoli. SE poi non puoi smettere di fare attività agonistica di consiglio di effettuare degli esercizi di training autogeno che puoi trovare anche su yutube. Esercitandoti un poco puoi imparare a rilassarti proprio in vista delle gare che devi sostenere. A parte tutto il TA è un mezzo per mantenere sano il tuo corpo e la tua mente in maniera facile e divertente. Ti ringrazio della tua domanda Rimango a tua disposizione per uletriori chirimenti Dott Gabriele Lenti Psicoterapeuta Genova
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