Buonasera sono una ragazza di 30 anni che da un paio di mesi soffre di un disturbo particolare. Ho

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Buonasera sono una ragazza di 30 anni che da un paio di mesi soffre di un disturbo particolare.
Ho sempre mangiato di tutto seguendo una dieta e facendo attività fisica. Da un paio di mesi non mangio più nulla solo gelati budini mousse di frutta pasta stracotta riso stracotto formaggi molli pane ogni tanto, zucchine purè insomma cibo molle e facilmente masticabile. Mi sono accorta che da un paio di mesi faccio fatica a ingoiare il cibo, quando arriva il momento di deglutire c'è un blocco e non vuole scendere, io poi ovviamente mi sforzo di mangiare e di ingoiare ma ho sempre la paura che mi vada di traverso e di rimanere soffocata con il cibo. Impiego un sacco di tempo a mangiare e spesso avanzo. Mi sento tutta tesa quando mangio e mi viene l'ansia al solo pensiero di sedersi a tavola.Ho seguito un percorso psicologico e andava decisamente meglio infatti poco a poco avevo reintrodotto determinati cibi e mangiavo un pochino di più ma ora che il mio percorso è terminato sono al punto di prima. Ho fatto anche una visita dall'otorino a maggio, mi ha detto che non ho nulla alla gola. Devo dire che questo problema mi è sorto poco dopo la perdita di mia nonna e poco dopo il cambiamento del posto di lavoro che sono avvenuti a distanza di 15 giorni uno dall'altro. Premetto che al lavoro precedente ero molto legata e non volevo accettare subito quello nuovo ma avrei voluto aspettare settembre (visto che comunque a luglio mi sarebbe scaduto il contratto nel vecchio posto) ma ho dovuto sceglierlo perché a settembre non me lo avrebbero più offerto quindi l'ho scelto ma più per accontentare la mia famiglia che me stessa Potrebbe essere questa l'origine del mio disturbo? Il lavoro nuovo comunque mi piace moltissimo e mi trovo molto bene anche con le colleghe vado al lavoro felice e non mi pesa per niente.
Spero di poter risolvere quanto prima per poter tornare a vivere i pasti serenamente e fare in modo che il cibo diventi di nuovo un mio amico e non mio nemico. Grazie a chi mi saprà dare un consiglio.
Salve gentile utente.
Senza dubbio sta vivendo una situazione non facile che le sta condizionando il vissuto quotidiano.
Il comportamento alimentare è un aspetto vitale che ogni giorno ci troviamo ad affrontare. L'ideale sarebbe riuscire a vivere l'abitudine al mangiare come un piacere, come un atto di piena consapevolezza, per il gusto, i profumi e il benessere implicito del nutrirsi. Purtroppo a volte, come nel suo caso, mangiare diventa un momento di forte difficoltà, ansia e disagio, con conseguenze sull'umore, sulla salute fisica e psicologica.

Il mio consiglio iniziale è senz'altro quello di riprendere il percorso psicologico che aveva iniziato e che le aveva portato benefici. Il sostegno dello psicologo è ancora fondamentale per modificare le sue abitudini alimentari e gestire tutto lo stress e l'ansia che ne derivano.
Probabilmente gli eventi traumatici che ha sottolineato (il lutto per la perdita di sua nonna e la perdita del precedente lavoro) non sono stai elaborati completamente e nel modo opportuno. Si potrebbe ripartire dalla presa di coscienza di questi traumi per iniziare un nuovo processo di crescita psicologica che ha anche nel comportamento alimentare un aspetto fondamentale.

Il mio secondo consiglio è di avvinarsi alle pratiche di mindfulness, una disciplina che migliora la capacità di prestare attenzione al presente in modo pieno e consapevole, dando valore a ogni comportamento e esaltando potenzialità fondamentali come la gestione emotiva, l'armonia e l'accettazione.

In tal senso, se lo desidera, potrei darle ulteriori informazioni con una consulenza online. In tale circostanza le presenterei anche il mio approccio di psicologia positiva, utile ad affrontare la sua problematica con il comportamento alimentare.

Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese

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Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Gentilissima buongiorno,
per comprendere meglio il suo disturbo sarebbe necessario sapere un po' più di lei: se la sua difficoltà di mangiare è legata solo al timore di rimanere soffocata, per esempio; se tra i cibi "vietati" sono contemplati anche cibi morbidi ed eventualmente quali; e molte altre ancora. Ci racconta che il suo problema non è stato risolto, mi chiedo allora come mai abbia interrotto il suo percorso psicologico. Un miglioramento non è guarigione, lo sta scoprendo anche lei. Credo anche che sappia come la soluzione al suo problema sia la ripresa della terapia, con il primo terapeuta se la relazione è stata buona o con uno nuovo, la decisione spetta a lei. Resto a disposizione se desidera approfondire e la saluto cordialmente, dott.ssa Manuela Leonessa
Dott.ssa Maria Zaupa
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Vicenza
Gentilissima, mi ha colpito molto la sua capacità di riflessione su quanto le è accaduto, il suo associare le difficoltà con il cibo a quanto le è successo e anche a vederle ridimensionate durante il percorso di terapia. Mi sento di dirle di prendersi ancora del tempo per riflettere su di sé, elaborare (masticare) e...digerire. Un caro saluto e a disposizione anche on line, Maria dr. Zaupa
Dott.ssa Martina Orzi
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno, per poter comprendere meglio le difficoltà che riporta sarebbe importante conoscerla in colloquio.
E' importante approfondire la sua storia di vita e come queste difficoltà sono emerse alla luce anche di eventi emotivamente significativi che ha vissuto. Quindi esplorarne le cause e i fattori che contribuiscono a mantenere queste difficoltà nella sua vita quotidiana.
Non solo, sarebbe importante capire cosa succede prima e dopo i comportamenti alimentari che riferisce e comprendere i pensieri e le emozioni che li accompagnano.
Il proprio malessere ha sempre un significato e sta comunicando qualcosa di importante che deve essere compreso e accolto. Ciò rimanda anche all'accettare che quel dolore la attraversi e che possa affrontarlo insieme al sostegno di un terapeuta. La restrizione alimentare ha un significato unico nella storia della persona, anche se si fatica a capirlo da soli.
Quando ci sono dolori profondi, in terapia è importante darsi del tempo per comprendere, accettare, per dar senso a ciò che si prova.
Il cambiamento terapeutico richiede esercizio, e va ben oltre il miglioramento dei sintomi. L'interruzione "precoce" della terapia spesso è controproducente.
Il cambiamento nasce dall'azione ripetuta intenzionale nella propria quotidianità, bisogna esercitarsi nel praticare l'interruzione dei comportamenti disfunzionali e nel provare ad andare nella direzione del nuova. Concedendosi anche del tempo per esplorare in terapia quei miglioramenti che danno una grande speranza. Un buon esito è favorire anche da quella speranza che può portare ad acquisire quella consapevolezza e sicurezza di sè e nelle proprie competenze per far fronte a ciò che ha determinato il malessere.
Rimango a sua disposizione, anche online.
Un caro saluto, Dott.ssa Martina Orzi
Dott.ssa Martina Panerai
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Roma
Gentilissima, oltre a ben descrivere cosa accade durante i pasti è riuscita anche ad inquadrare con molta precisione l’esordio dei suoi sintomi, associandoli a due eventi concomitanti che l’hanno evidentemente segnata e che meritano un’attenzione particolare. L’aver riscontrato evidenti miglioramenti attraverso un percorso psicoterapico, nonostante adesso si senta al punto di partenza, è un aspetto che non deve demoralizzarla bensì motivarla a proseguire il lavoro svolto con fiducia e ottimismo. Attraverso un’ulteriore esplorazione, da svolgersi nella giusta sede e con i giusti tempi, il quadro che ha condiviso verrebbe arricchito di ulteriori preziosi dettagli e ciò la aiuterebbe a meglio comprendere quanto le sta accadendo, alla luce anche delle esperienze e degli eventi passati, nonché a intraprendere un percorso di cambiamento e di risoluzione del suo disagio attuale. Restando a disposizione, la saluto cordialmente
Dott.ssa Anna Russo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Cara utente, dal suo racconto è evidente il blocco che prova e la situazione di disagio che vive ma ancora di più è evidente la sua auto-osservazione e consapevolezza rispetto al sintomo, prova del giusto supporto che ha ricevuto nel suo percorso personale ma soprattutto nella sua forza di seguirlo e andare avanti per la risoluzione del problema. Le faccio una domanda: Lei sente di fidarsi di se stessa e di questa cosapevolezza che ha raggiunto grazie al percorso che ha seguito?
Magari anche ricontattando il suo terapeuta potrebbe aiutarla a riprendere fiducia in se stessa in questo periodo, eventualmente sono a disposizione per qualsiasi altra richiesta.
Cordialmente, Dott.ssa Anna Russo.
Cara utente, mi dispiace molto per la sua problematica e le sono molto vicino. Ha fatto molto bene ad effettuare una visita medica, in modo da escludere una chiara origine fisica alle sue difficoltà. Dalle informazioni che ha condiviso, anche se è stata dettagliata e precisa, è impossibile per me comprendere se l'origine del suo disturbo abbia a che fare con la vita lavorativa. Tipicamente, le ragioni che possono portare ad un disturbo come il suo sono molteplici e hanno a che fare sia con il presente che con il passato e ci si può lavorare solamente all'interno di un percorso psicologico. Se il sintomo si è ripresentato dopo una pausa è possibile che ci sia ancora un pezzo di lavoro da fare. Se si fida del suo precedente psicologo, torni da lui! Un caro saluto!
Dr. Aronne Rizzi
Psicologo
Marano di Valpolicella
Buongiorno, le info che ha condiviso sono molto utili a prima vista complete per poter identificare l'origine del disturbo, ma una analisi più approfondita potrebbe dare indicazioni indispensabili, per questo sarebbe interessante sentire lo psicoterapeuta con il quale ha fatto il percorso ed ha ottenuto miglioramenti, forse riprendere il percorso con questo psicoterapeuta potrebbe essere la strada giusta da percorrere. sono consapevole che se ha interrotto il lavoro avrà avuto validi motivi, ma atrettanto potrebbe seere valido riprendere visto che dava buoni risultati.
Dott.ssa Giulia Faccioli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buonasera e grazie per la sua domanda. Dopo aver effettuato un controllo che escluda qualsivoglia problema fisico può essere opportuno effettuare una consulenza psicologica con un esperto di disturbi alimentari che può certamente aiutarla nel comprendere meglio il perché dell'insorgere del suo disturbo. Come lei ha giustamente già evidenziato, molto spesso si traduce sul canale alimentare un disagio emotivo. Cordiali saluti,
Dott.ssa Silvia Marcelletti
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno cara utente.
Molto spesso il rapporto con il cibo è talmente sottile e delicato che è una delle prime cose che viene “intaccata “ quando si attraversano periodi molto difficili.
Da quello che ha scritto lei è sempre stata una persona molto attenta al mangiar sano e fare attività fisica, forse anche questo “inconsciamente” ha fatto inizializzare dei pensieri anche riguardo a dei determinati cibi rispetto ad altri. La difficoltà di ingestione del cibo che ha iniziato a riscontrarsi dopo la morte di sua nonna può essere ricollegata alla sua difficoltà nel “digerire” il fatto che sua nonna è venuta a mancare e di conseguenza il suo corpo le sta dando un segnale riguardo a questo, le nonne poi sono sempre associate a dei soggetti legati alla cucina e al mangiare come atto di amore e del prendersi cura, forse il suo corpo e la sua mente ancora non sono del tutto pronti ad accettare il lutto che le è capitato e fanno perciò fatica ad ingerire del cibo specifico. Magari era quello che principalmente le preparava sua nonna ?
Sicuramente il fatto che lei abbia intrapreso un percorso psicologico che l’ha aiutata è positivo, ma se ora si trova di nuovo al punto di partenza, forse lo ha terminato ancor prima che potesse farle del tutto bene.

Se sente ancora una volta il bisogno di confrontarsi con una professionista sono a disposizione, inoltre sono specializzata per i disturbi alimentari.
Dott.ssa Silvia Marcelletti
Psicologa Clinica.
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Signora,

Sono davvero dispiaciuta di apprendere delle difficoltà che sta sperimentando. Le difficoltà nella deglutizione, soprattutto quando non presentano cause fisiche come ha confermato il suo otorino, possono talvolta essere collegate a vissuti emotivi e stressanti. Gli eventi che ha descritto, come la perdita di sua nonna e il cambiamento del posto di lavoro, rappresentano sicuramente momenti di grande cambiamento nella sua vita e potrebbero aver avuto un impatto sul suo benessere emotivo.

La correlazione tra stress emotivo e problemi fisici, come quelli che lei ha descritto, è ben nota nella letteratura clinica. Spesso il corpo "parla" attraverso sintomi fisici ciò che la mente trova difficile da elaborare o esprimere. Da quello che ha condiviso, sembra che lei abbia già avuto un certo beneficio da un percorso psicologico, il che è incoraggiante. La ricomparsa dei sintomi potrebbe indicare che ci sono ancora aspetti non completamente risolti o elaborati.

Considerando l'importanza che il cibo ha nella nostra vita quotidiana e la sofferenza che sta sperimentando, le suggerisco di considerare un nuovo percorso psicoterapeutico. Questo potrebbe aiutarla a comprendere meglio le origini delle sue difficoltà, a lavorare su eventuali aspetti emotivi non risolti e a trovare strategie per gestire l'ansia e la tensione associate ai pasti.

Inoltre, potrebbe essere utile consultare uno specialista in disturbi alimentari o un logopedista esperto in disfagia per avere un quadro completo delle possibili cause e trattamenti.

Desidero ribadire l'importanza di ascoltare se stessa e il suo corpo. Le difficoltà che sta sperimentando sono reali, anche se la loro origine potrebbe essere legata a vissuti emotivi. Prendersi cura di sé, sia fisicamente che emotivamente, è fondamentale.

Le auguro di trovare il sostegno e le risorse necessarie per affrontare questo momento e ritrovare serenità e piacere nei pasti.

Cordiali saluti,
Ilaria.
Dott.ssa Claudia Palmini
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno, dal suo messaggio si sente vivido il disagio che sta provando. Leggendo non ho potuto fare a meno di mettere in parallelo le difficoltà e le paure che vive nel deglutire con la fatica di "mandar giù" gli eventi che le sono accaduti. Sembra molto consapevole dei suoi stati mentali ed è stata coraggiosa ad intraprendere un percorso di psicoterapia. Tuttavia, potrebbe essere stato prematuro sospendere tale percorso. Il mio consiglio è di ricontattare il professionista al quale si era rivolta (visto che mi sembra di aver capito che si era trovata bene) e magari affiancare a questo trattamento un percorso con un logopedista specializzato in questa tipologia di disturbi. Inoltre, non so se conosce l'approccio mindful eating. Si tratta di una tecnica che permette di acquisire la capacità di portare attenzione e consapevolezza all'esperienza alimentare e al cibo. Potrebbe essere interessante, per lei, sperimentare anche approcci come questo per trovare una nuova chiave di lettura della sua esperienza con l'alimentazione.
Per qualsiasi curiosità non esiti a contattarmi.
Un caro saluto, Dr.ssa Claudia Palmini
Dott.ssa Giulia Frediani
Psicologo clinico, Psicologo
Santa Croce sull'Arno
Gentile utente, mi spiace per la situazione che sta sperimentando. Il nostro cervello risponde ad eventi difficili e complessi della nostra vita in modi infinitamente diversi. Quello che mi sento di dirle, senza dilungarmi, è di rivolgersi ad uno psicologo in specializzazione Cognitivo Comportamentale o ad un terapeuta Cognitivo Comportamentale. Il primo intervento da fare è sulla sua difficoltà nell'ingerire cibi solidi per aiutarla a riprendere la sua routine e non affrontare il momento del pasto come un "problema". Sicuramente è una situazione che richiede approfondimenti.
Resto a disposizione e le faccio i miei più cari auguri.
Dott.ssa Giulia Frediani
Dott.ssa Simona Bruno
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
La ringrazio per la sua condivisione e per la sua lucida apertura nel raccontare della sua difficoltà. Mi sembra che abbia molta consapevolezza rispetto alle congiunture che l'hanno portata ad una distanza dal cibo ed emerge anche il tuo continuare ad interrogarsi a riguardo. Credo, tuttavia, che sia ancora molto importante un supporto psicologico per affinare gli strumenti che ha individuato fino ad ora e per affrontare questa perdita così dolorosa che riconosce aver contribuito a questa nuova fase del sintomo. È molto importante che lei ritrovi il piacere di alimentarsi e che ritorni la serenità nella sua vita. Se si è trovata bene nel precedente percorso, magari potrebbe riprendere da lì o se sente la necessità di ricominciare diversamente, io sono disponibile.
Un caro saluto,
Dott.ssa Simona Bruno
Dott.ssa Clarissa Amateis
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,

Mi dispiace. Immagino che il problema possa essere davvero impattante e difficile da gestire nella quotidianità. Forse può sembrare scontato ma le consiglio di ri intraprendere un percorso terapeutico. Un disturbo di deglutizione legato all’ansia ( che potrebbe essere ciò che descrive) è affrontabile grazie a un percorso terapeutico strutturato.

Non esiti a contattarmi per maggiori dettagli e informazioni.

Dott.ssa Francesca Racca
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, come dice lei, il cibo può esserci amico, ma anche nemico. Lo stomaco è stato definito un "secondo cervello" e da questa definizione si può comprendere come attraverso il cibo e l'atto del mangiare possano passare molti vissuti ed emozioni che vanno al di là dell'atto pratico stesso. Un percorso psicologico può aiutare a dare voce a ciò che può muoversi al di sotto di strati più in superficie di noi stessi, che possono trovare come via di uscita il cibo per esempio. Un saluto, Francesca
Dott.ssa Anna Sensale
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Padova
Gentile utente, grazie intanto per aver condiviso la situazione sta vivendo. Come lei stessa ipotizza, la sua sofferenza potrebbe essere legata al momento di vita che ha vissuto e ai cambiamenti che forse non sono stati ancora metabolizzati. Le consiglio di riprendere il percorso psicologico da cui, mi sembra di capire, aveva tratto beneficio tanto da arrivare ad una remissione del sintomo. Un caro saluto. Anna sensale
Dott. Marco Giovannardi
Psicologo, Psicologo clinico
Rimini
Gentile Signora,
Grazie per aver condiviso i dettagli del suo vissuto e per la fiducia dimostrata nel nostro lavoro. Comprendo quanto sia difficile per Lei affrontare questa situazione, specialmente quando si tratta di un'azione quotidiana e fondamentale come mangiare.

Da quanto mi ha scritto, sembra che diversi eventi stressanti siano coincisi con l'inizio del suo disturbo. La perdita di un caro come la nonna e il cambiamento del lavoro sono entrambi eventi significativi che possono scatenare reazioni emotive intense. Anche se attualmente si trova bene nel nuovo ambiente di lavoro, il modo in cui è avvenuto il cambiamento e le motivazioni dietro la sua scelta potrebbero avere avuto un impatto emotivo.

È interessante notare come Lei abbia collegato il suo problema all'ansia e alla tensione, e come abbia avuto un miglioramento seguendo un percorso psicologico. Questo suggerisce che il suo disturbo possa avere una base psicologica, sebbene sia importante non trascurare anche altre possibili cause. Le consiglio di continuare a consultarsi con specialisti medici per assicurarsi che non ci siano altre condizioni sottostanti.

Vorrei proporle di prendere in considerazione l'ipnosi come ulteriore strumento terapeutico. L'ipnosi è una tecnica che, quando utilizzata da professionisti qualificati, può aiutare a raggiungere uno stato di rilassamento profondo e a lavorare su emozioni, paure o traumi sottostanti che potrebbero contribuire ai sintomi. L'ipnosi può offrire un ambiente sicuro per esplorare e processare sentimenti e paure, aiutando nel rilassamento e nella gestione dell'ansia.

Inoltre, per venire incontro alle esigenze di molte persone, alcune sessioni di ipnosi possono essere svolte anche via Skype, il che potrebbe essere comodo per Lei se preferisce rimanere nella sicurezza e nella comodità della sua abitazione.

Concludendo, mi auguro che possa trovare la chiave per superare questo momento difficile e tornare a godersi i pasti con serenità. Sarebbe un piacere poterla accompagnare in questo percorso, qualora decidesse di esplorare ulteriormente le potenzialità dell'ipnosi.

Le auguro tutto il meglio, e sono a sua disposizione per ulteriori consigli o chiarimenti.

Con stima, Marco Giovannardi (Psicologo, coach e ipnologo)
Dott.ssa Sharon Bocca
Psicologo clinico, Psicologo
Chivasso
Buongiorno, la sua esperienza sembra qualcosa che sicuramente può creare preoccupazione. Le propongo per esempio di pensare se per caso ricorda precisamente la prima volta in cui ha sentito questa fatica nell’ingoiare il cibo, dov’era, con chi era, cosa stava mangiando, che cosa ha sentito e che cosa ha fatto dopo. È possibile che i casi successivi in cui ha vissuto nuovamente la paura siano legati ad una prima volta in cui si è sentita in pericolo mangiando. Inoltre, come ha scritto, determinati eventi possono avere un’influenza. Riconoscere quali possono essere i legami tra questi eventi e la sua difficoltà può essere un modo per cominciare a conoscerla e gestirla. Il supporto di un professionista potrebbe accompagnarla in questo processo. Un saluto, dott.ssa Sharon Bocca
Dott.ssa Francesca Ruiz
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente, da quello che ha raccontato, il suo blocco nel mangiare cibi masticabili e è sicuramente dovuto ad una problematica psicologica, come ha detto la morte di sua nonna ed il lavoro nuovo sono stati due eventi molto importanti. Quello che posso suggerire o di ricontattare il collega con cui ha già fatto un percorso o contattare uno nuovo. Se lo desidera mi può contattare. Grazie per aver accennato alla sua difficoltà.
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Dott.ssa Alessia D'Ortenzio
Psicologo, Psicologo clinico
Monterotondo
Gentile utente, escluse cause di natura non psicologica (data la risposta del suo otorino e, eventualmente, di altri professionisti nel campo) e considerati i miglioramenti raggiunti nel suo precedente percorso psicologico, è possibile che tale difficoltà che lei definisce "disturbo" possa essere ulteriormente esplorato riprendendo il suo percorso psicologico o intraprendendone uno nuovo. Mi sento, inoltre, di rimandarle che dalla sua narrazione emergono profonde capacità di analisi e consapevolezza (rispetto alle possibili cause, alle caratteristiche dei cibi che ingerisce, alle sensazioni che sperimenta a tavola, agli eventi importanti negli ultimi mesi): questa sua capacità potrà essere per lei una preziosa risorsa in un percorso psicologico! Resto a disposizione per ulteriori confronti. Le auguro il meglio, un caro saluto, Dott.ssa Alessia D'Ortenzio
Dr. Marco Morabito
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Gentile, sicuramente non deve essere semplice per lei affrontare tale disagio al termine di ogni giornata, mi sembra una questione di non poco conto motivo per cui è importate rivolgersi sicuramente ad un professionista per provare ad approfondire cosa lei veicola nel cibo e dare un nome e un significato a tutto questo. un caro saluto
Dottor Morabito Marco
Dott.ssa Denise De Bona
Psicologo, Neuropsicologo
Torino
gentile utente, quello che sta facendo fin'ora è molto corretto: escludere tramite la visita con uno specialista un problema di natura fisica è importante. A questo punto, visti anche i precedenti riscontri positivi della terapia psicologica, probabilmente il suo disturbo può essere di natura psicosomatica. quello che le consiglierei è di ricominciare il percorso con uno psicologo, per poter scavare più a fondo. sicuramente tutti i cambiamenti avvenuti hanno avuto un grosso impatto su di lei, e magari non è riuscita ad elaborarli al meglio. inoltre alla luce del problema che ha quello che succede non è altro che aumentare l'ansia ad ogni pasto, aggravando la situazione in un circolo vizioso (come infatti dice, è tesa ad ogni pasto, e concentrarsi su questa tensione la porta a peggiorare ancor di più quel momento, e viverselo con maggiore angoscia). le consiglio di interrompere questo ciclo rivolgendosi ad uno psicologo. se può esserle d'aiuto esistono anche protocolli di meditazione mindfulness adatti a problemi come questo. le auguro di tornare alla serenità, disponibile per qualsiasi chiarimento, Dott.ssa De Bona Denise
Dott.ssa Sonia Setti
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso qui le sue difficoltà. Sono una psicologa specializzata in Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione, in quanto tale le consiglierei di intraprendere un percorso specificamente orientato alle questioni alimentari che descrive. Spesso il cibo diventa veicolo, simbolo e messaggio di qualcosa di profondo che scalpita, un tumulto interiore che potrebbe essere complicato da masticare, digerire ed in ultimo, gustare.
Le auguro di poter trovare uno spazio nel quale approfondire tali questioni.
Resto a disposizione, anche online.
Dott.ssa Sonia Setti
Dott. Alessandro Orlando
Psicologo, Psicologo clinico
Melegnano
Buonasera, ho letto la sua storia e mi ha colpito la sua consapevolezza e apertura mentale nell'associare il problema alle sue difficoltà quotidiane.
Alle volte capita che attraverso il trattamento ipnotico non si lavori sul sintomo ma sul rinforzare l'io. Per metterla metaforicamente un boccone alla volta, se ben masticato e senza l'ansia del doverlo mandar giù, velocemente, scenderà molto più naturalmente. Il mio invito riflessivo è di riconsiderare la terapia con il suo terapeuta e di sminuzzare una pietanza alla volta, quindi affrontare un problema alla volta e darsi il tempo di metabolizzare il cambiamento. E se non si è trovata bene con lo specialista, al mondo ci sono tanti professionisti, con cui sicuramente potrà vedere il problema come opportunità di cambiamento. Le auguro una buona e serena vita. Dott. Alessandro Orlando
Dott.ssa Noemi Vassetti
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Parma
Gentile utente, mi dispiace molto per le fatiche che sta attraversando in questo momento. Il consiglio che mi sento di darle è di ricontattare il/la sua psicoterapeuta al fine di riprendere il percorso già fatto, che da quello che si legge le aveva dato buoni risultati. La psicoterapia spesso ha bisogno di più cicli per aiutarci ad affrontare diversi momenti di difficoltà, imparando ogni volta qualcosa in più sul nostro funzionamento emotivo, cognitivo e comportamentale. Dalle sue parole si può già vedere che ha delle buone capacità riflessive e metacognitive e queste la aiutano a trarre il meglio dalla psicoterapia. Le auguro di trovare presto le risposte alle sue domande e di ricominciare a mangiare con minore ansia e stress.
La saluto cordialmente. Dott.ssa Noemi Vassetti
Dott. Luigi Sicignano
Psicologo, Psicologo clinico
Pistoia
Cara utente, mi dispiace per la situazione di vita in cui si trova e capisco il desiderio di dare un nome e una motivazione a ciò che le sta accadendo. Come ha visto seguire un percorso con un professionista la stava aiutando, e può darsi che sia stato interrotto prima di arrivare al traguardo. Le consiglierei di riflettere sulla possibilità di riprendere un percorso per poter indagare ciò che ancora è presente sotto la superficie.
Le lascio un caldo abbraccio e le auguro tutto il bene
Dott. Luigi Sicignano
Dott.ssa Susanna Scainelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Albino
Buonasera, comprendo quanto possa essere difficile questo momento per lei fatto di scelte e grandi cambiamenti. Dato che ha già giustamente indagato ed escluso l'origine organica del sintomo, le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico, a maggior ragione se ne aveva intrapreso uno in passato e le ha dato dei benefici forse è la strada giusta! Sicuramente le farà bene per comprendere le cause più profonde di tale sintomatologia e riuscire tramite la relazione terapeutica a promuovere un cambiamento utile ad evitare, o almeno diminuire il più possibile, il ripresentarsi della sintomatologia invalidante come da lei descritta. Se ne avesse la necessità sono a sua disposizione per un percorso di terapia di tipo relazionale integrata con tecniche (evidence-based) personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi. Dott.ssa Susanna Scainelli
Dott.ssa Sonia Semeraro
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo. Sicuramente la sta ponendo di fronte a un'importante difficoltà quotidiana. Più colleghi le hanno espresso differenti consigli, per cui spetta a lei decidere come si sente di proseguire. Ciò che mi sento di dirle è che il percorso psicologico è fondamentale in questo momento ai fini del raggiungimento degli obiettivi che vorrebbe perseguire. Bisognerebbe capire cosa ha funzionato del precedente percorso e cosa no per poter ricostruire un nuovo percorso condiviso.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Semeraro Sonia
Dott. Diego Emmanuel Cordoba
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Gentilissima utente,
Mi dispiace molto sentire che stai attraversando questo momento di difficoltà con il cibo. È molto probabile che il tuo disturbo alimentare sia legato alla perdita di tua nonna e al cambiamento del posto di lavoro avvenuti quasi contemporaneamente. Questi eventi possono aver generato stress e ansia in te, che si manifestano ora con la difficoltà di deglutire il cibo e la sensazione di blocco durante i pasti.
Ti consiglio di continuare ad affrontare il problema con l'aiuto di un professionista, come uno psicologo o un nutrizionista specializzato in disturbi alimentari. Lavorare sulle tue emozioni legate alla perdita e al cambiamento potrebbe aiutarti a superare il blocco durante i pasti e a riconciliarti con il cibo.
Inoltre, potresti provare a praticare tecniche di rilassamento e mindfulness durante i pasti per ridurre l'ansia e favorire una migliore digestione. Cerca di mangiare in un ambiente tranquillo, senza distrazioni, e di dedicare del tempo a goderti il cibo e il momento del pasto.
Ricorda che è importante prenderti cura di te stessa e dare valore alle tue emozioni. Non avere fretta nel superare questo momento, ma concediti il tempo necessario per affrontare e superare questa difficoltà.
Ti auguro di cuore di ritrovare presto serenità nei pasti e di ristabilire un rapporto sano con il cibo. Rimango a tua disponibilità per un eventuale colloquio conoscitivo.
Dott. Cordoba
Dott.ssa Carla Dilaghi
Psicologo
Padova
Gentile utente, è una situazione che da sola cioè senza l'affiancamento ad un percorso sarà difficile da gestire. Se il percorso precedente le stava giovando come mai è terminato? Credo ci sia bisogno di un tempo più lungo anche per dare a lei il tempo di elaborare ciò che emerge e poterci lavorare.
Dott.ssa Carla Dilaghi
Dott.ssa Giulia Di Bartolo
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Taormina
Gentile utente, intanto grazie per aver condiviso questo suo momento di difficoltà. Sicuramente sta vivendo un periodo ricco di cambiamenti e doloroso. Sicuramente potrebbe essere utile affrontare con uno specialista la questione che riguarda l'alimentazione, esplorare le emozioni legate al lutto e alla scelta lavorativa.
Resto a disposizione.
Un caro saluto, Dott.ssa Giulia Di Bartolo
Dott.ssa Demetra Piccardo
Psicologo, Neuropsicologo
Celle Ligure
Gentile Utente, comprendo il disagio e la preoccupazione circa questo sintomo che sembra non avere una causa imputabile al suo apparato di deglutizione. Oltre a consigliarle di continuare con il suo percorso di psicoterapia come hanno già fatto alcuni miei colleghi, le indicherei di intraprendere un percorso di Mindful Eating raccomandandomi di rivolgersi sempre a professionisti psicologi o medici, diffidando di coloro che non sono adeguatamente formati.
Restando a disposizione per qualsiasi domanda o chiarimento la saluto cordialmente.
Dott.ssa Demetra Piccardo
Dott.ssa Nicole Crivaro
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Gentilissima, comprendo la sua problematica ed è comprensibile la sofferenza che ogni giorno al momento del pasto la accompagna..
Sarebbe utile per lei riprendere il filo di quanto fatto col percorso psicologico terminato e se ritiene di essersi trovata bene, di ritornare dallo stesso psicologo per andare avanti nel trattamento.
Da quello che ci racconta emergono aspetti cognitivi legati all'ansia, rimuginio e preoccupazioni ricorrenti che ricadono sul corpo andando ad attivare sensazioni di tensione muscolare anche a livello di diaframma che rendono difficile e faticoso approcciarsi al cibo con serenitá.
E da come ce lo racconta emerge un'ottimo grado di consapevolezza di sè e dei suoi contesti di vita. Continui a tenere la sua mente aperta e pronta, le auguro di dare voce al suo sentire e di seguire i suoi personali e autentici progetti di vita.

Le auguro buon tutto
Dott.ssa Crivaro Nicole
Dott. Edoardo Carmagnini
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno,

Per comprendere a fondo le difficoltà che ha descritto, è essenziale incontrarla per un colloquio. Questo permetterà di approfondire la sua storia di vita e capire come queste difficoltà siano emerse, specialmente in relazione agli eventi emotivamente significativi che ha vissuto. Sarà utile indagare le cause e i fattori che perpetuano queste difficoltà nella sua quotidianità.

In particolare, è importante analizzare cosa accade prima e dopo i comportamenti alimentari che menziona, e identificare i pensieri e le emozioni che li accompagnano. Ogni malessere ha un significato specifico e comunica qualcosa di importante che necessita di essere compreso e accettato. Questo implica riconoscere e accettare il dolore che prova, affrontandolo con l'aiuto di un terapeuta.

La restrizione alimentare ha un significato unico per ogni persona, anche se spesso è difficile comprenderlo da soli. Di fronte a dolori profondi, è cruciale concedersi il tempo necessario in terapia per comprendere, accettare e dare un senso a ciò che si prova. Il cambiamento terapeutico richiede impegno costante e va oltre il semplice miglioramento dei sintomi. Interrompere la terapia prematuramente può essere controproducente, poiché il cambiamento nasce da azioni ripetute e intenzionali nella vita quotidiana. È necessario esercitarsi nel modificare i comportamenti disfunzionali e orientarsi verso nuove abitudini.

Concedersi il tempo di esplorare i miglioramenti in terapia può offrire una speranza significativa, aiutando a sviluppare consapevolezza e sicurezza di sé per affrontare le cause del malessere.

Rimango a sua disposizione, anche per consultazioni online.

Cordiali saluti,

Dott Edoardo Carmagnini
Dott. Paolo Cavallin
Psicologo, Psicologo clinico
Cassola
Buongiorno,
la descrizione che ha fatto del suo scorcio di vita mi fa pensare che lei ha dovuto mandare giù dei "bocconi amari".
Il fatto che abbia notato e associato il suo disagio al lutto della nonna e al cambio del lavoro, vissuto in modo forzato (al di là che poi le sia piaciuto e le piaccia il nuovo ambiente di lavoro e le nuove colleghe) molto probabilmente può far pensare a un legame tra questi eventi e i sintomi che ha descritto. Spesso la nostra psiche profonda può percepire le situazioni che ci capitano in modo molto diverso rispetto alla percezione cosciente degli eventi in questione. Ecco che per esprimersi, la nostra psiche utilizza il linguaggio simbolico attraverso simboli, pensieri che di solito non facevamo attorno una certa tematica, ecc.
Il mio suggerimento è quello di cercare di comprendere meglio come il suo essere profondo ha vissuto e significato quel periodo di vita in cui il tutto è emerso. Altro suggerimento è riprendere un percorso psicologico, così che possa nuovamente avere giovamento. Spero di essere stato d'aiuto. Cordiali saluti.
Dott.ssa Alice Savoia
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, grazie per aver aver condiviso la sua esperienza e vissuto.
Comprendo come questa situazione non dev'essere facile e la condizioni in diverse aree della sua vita.
Ci sarebbero diverse questioni da approfondire, alcune delle quali anche riportate da lei.
Le consigliere di intraprendere un nuovo percorso di supporto psicologico. Rimango a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.
Cordialmente,
Dott.ssa Alice Savoia
Dott.ssa Daniela Ammendola
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua esperienza che sento essere molto difficile da gestire e sostenere. Mi hanno colpito le sue riflessioni in merito all'esordio del problema: provi a rifletterci e ad approfondire ancora meglio queste sue idee. Potrebbe trovare la risposta che cerca e migliorare la sua quotidianità. In questi casi, probabilmente, intraprendere un percorso psicologico può essere utile perché si possono scoprire nuovi modi di vedere le cose che ci accadono e così poter arrivare ad una soluzione valida. Si concentri su ciò che sente sia a livello fisico che mentale al momento dei pasti.
Resto a sua disposizione per eventuali chiarimenti o per fissare un appuntamento. Le auguro di stare bene!
Dott.ssa Desirèe Pesce
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Pavia
Gentile, mi rendo conto di come una problematica del genere possa influire notevolmente sulla vita quotidiana. Nonostante la sua grande capacità di autoriflessione, le informazioni che ci ha fornito potrebbero essere limitate nel dare un quadro preciso del perchè si sia innescata questa particolare modalità di alimentarsi. Sicuramente attraverso un colloquio si potrebbero approfondire le sue abitudini alimentari prima del suo attuale disturbo. Ha sempre seguito delle diete? E se si, erano sempre strettamente legate all'attività fisica? E' stata seguita da una nutrizionista o da fatto fai-da-te?
E' importante poter rispondere a tali domande, poichè molte volte il sintomo alimentare può mutare in base a diverse fasi della vita, fino a manifestarsi - come nel suo caso - attraverso la preferenza per cibi con specifiche consistenze che evitino la sensazione di soffocamento.
C'è da dire che anche gli eventi di vita traumatici che riporta possono essere delle cause scatenanti a livello emotivo e possono aver influito su un già delicato equilibrio alimentare. Il primo passo da seguire è quello di ricominciare la terapia, poichè sopratutto in questi casi è necessario che il percorso sia graduale e può richiedere molte più oscillazioni e non solo piccoli miglioramenti per potersi concludere.
Se avesse bisogno di ulteriori chiarimenti, sono a sua disposizione. Dott.ssa Desirèe Pesce.

Dott.ssa Giulia Ruffino
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Cossato

Ciao,

prima di tutto, ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza in modo così aperto e dettagliato. La difficoltà che stai vivendo con il cibo è certamente complessa e potrebbe avere radici più profonde, sia legate agli eventi recenti della tua vita, che ad un contesto emotivo più generale.

Dal punto di vista psicodinamico, il blocco che descrivi nel momento del pasto potrebbe essere visto come una manifestazione di ansia inconscia legata a temi di perdita e cambiamento. La perdita della tua nonna, seguita da un cambiamento significativo nel lavoro, sembra essere stata una sequenza di eventi che ha creato un'esperienza di disorientamento e difficoltà emotiva, che il corpo sta esprimendo attraverso il disturbo alimentare. Il fatto che tu abbia dovuto scegliere il nuovo lavoro più per accontentare la tua famiglia che per te stessa potrebbe aver alimentato un conflitto interno legato al tuo bisogno di autonomia e alle aspettative degli altri su di te. Questo tipo di stress, non pienamente elaborato, potrebbe essersi cristallizzato nel corpo attraverso la difficoltà di deglutire, un atto che simbolicamente rappresenta l'assimilazione, sia del cibo che della vita stessa.

Il tuo comportamento alimentare, infatti, sembra essere caratterizzato da una sorta di "resistenza" al nutrirsi in modo completo e naturale, come se ci fosse una difficoltà a "accogliere" o "inghiottire" ciò che la vita ti offre, sia a livello fisico che emotivo. Il fatto che ti senta tesa e ansiosa durante i pasti potrebbe indicare che c'è una parte di te che non è in grado di accettare pienamente le sfide che ti vengono proposte, come il cambiamento lavorativo o la gestione della perdita, e quindi si riflette nel blocco fisico.

Il percorso psicologico che hai intrapreso precedentemente ha avuto degli effetti positivi, ma evidentemente c’è ancora una parte di questa ansia che non è stata completamente elaborata. La ripresa del disturbo dopo la fine della terapia può suggerire che l’ansia e il conflitto emotivo non sono stati ancora pienamente integrati, e che una parte di te sta cercando di affrontarli attraverso una difficoltà fisica, che ti impedisce di "inghiottire" le tue esperienze, forse anche le tue emozioni non completamente espresse.

Ti suggerisco di esplorare nuovamente il tema della perdita di tua nonna e del cambiamento di lavoro con il supporto di un terapeuta. Potresti lavorare non solo sugli aspetti emotivi, ma anche sul come il corpo reagisce a questi cambiamenti, magari utilizzando tecniche come la respirazione consapevole, che potrebbe aiutarti a rilassare la tensione che provi durante il pasto. Inoltre, affrontare il conflitto tra il soddisfare le aspettative degli altri e il perseguire il tuo benessere potrebbe essere un tema importante da esplorare.

Infine, ti invito a essere gentile con te stessa e a non considerare il cibo come un nemico, ma come una risorsa di nutrimento, sia fisico che emotivo. L’approccio più gentile, che integra la consapevolezza del corpo, potrebbe essere utile per superare gradualmente il blocco e ritrovare un rapporto sereno con il cibo.

Spero che queste riflessioni possano esserti utili. Se ti senti pronta, ti incoraggio a continuare il lavoro psicoterapico per esplorare più a fondo questi temi e trovare la serenità che stai cercando.

Con affetto,
Dott.ssa Ruffino
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
concordo con i colleghi
Buongiorno, ha fatto bene a fare una visita dall'otorino per escludere eventuali cause organiche. Se si era trovata bene con lo/a psicologo/a che la seguiva, le consiglio di riprendere il percorso insieme per capire come mai ci sia stato questo peggioramento. Resto a disposizione per qualsiasi dubbio. Un caro saluto
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,

Capisco quanto questa situazione possa essere frustrante e fonte di preoccupazione. Le difficoltà erettili possono avere cause multifattoriali, spesso legate a componenti psicologiche

La tensione quotidiana, lo stress legato alla situazione familiare e il nervosismo che descrive possono giocare un ruolo significativo. Le emozioni negative ei conflitti irrisolti possono infatti influire sul benessere psicologico e avere ripercussioni anche a livello fisico.

Per quanto riguarda le onde elettromagnetiche e le risonanze magnetiche (RM), attualmente non ci sono prove scientifiche che colleghino direttamente queste esposizioni a problemi di erezione. Tuttavia, il fattore psicologico, come la mancanza di attrazione verso una persona o il carico emotivo derivante dalla situazione familiare, può incidere profondamente sulla sfera sessuale.

Sarebbe utile e consigliato approfondire la situazione con l'aiuto di uno specialista, che possa valutare con attenzione tutti gli aspetti coinvolti e supportarla nel percorso di comprensione e risoluzione di questa difficoltà.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Valentina Tramacere
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Treviso
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Quello che stai vivendo è sicuramente complesso e può essere molto angosciante, soprattutto perché riguarda un’attività quotidiana essenziale come mangiare. Il sintomo che descrivi, la difficoltà a deglutire cibi solidi, è noto come disfagia psicogena o disfagia funzionale, e spesso è legato a situazioni di stress o ansia piuttosto che a problemi fisici, come sembra essere confermato dalla visita dall’otorino.
È molto significativo che il tuo problema sia iniziato in un periodo di cambiamenti importanti nella tua vita.
Il fatto che il disturbo sia migliorato durante il percorso psicologico indica che c’è una componente emotiva significativa dietro questi sintomi. Ora che il percorso è terminato, sembra che le difficoltà siano riemerse, il che può essere un segnale che ci sono ancora aspetti emotivi su cui lavorare.
Posterei riprendere il percorso terapeutico o di iniziare una nuova terapia. Un professionista può aiutarti a esplorare più a fondo le radici del tuo disagio, legate sia al lutto che ai cambiamenti lavorativi, e a sviluppare nuove strategie per affrontare l’ansia legata al cibo.
Inoltre, esistono anche delle tecniche di rilassamento da fare prima dei pasti per gestire l’ansia e la tensione come: la respirazione profonda, meditazione o mindfulness.
2. Tecniche di rilassamento: Prima dei pasti, prova a rilassarti con tecniche di respirazione profonda, meditazione o mindfulness. Questo può aiutare a ridurre la tensione e l’ansia legate al momento del pasto.
3. Graduale reintroduzione del cibo: Potresti provare a reintrodurre gradualmente cibi più solidi, iniziando con consistenze semi-solide e passando poi a quelle più solide, monitorando il tuo livello di ansia e prendendo tutto il tempo necessario.
Riprendere il controllo del rapporto con il cibo è possibile, e stai già facendo un passo importante chiedendo aiuto e riconoscendo il problema. Con il giusto supporto, puoi ritrovare la serenità nei momenti dei pasti.
Dott. Simone Rampin
Psicologo, Psicoterapeuta
Albignasego
Buongiorno, dal suo messaggio mi sempre di capire che nell'ultimo periodo ci sono stati molti cambiamenti come il cambio di lavoro e la morte della nonna. Posso immaginare che trovarsi a gestire improvvisamente e in modo molto ravvicinato uno dall'altro questi due grandi eventi non deve essere stato facile, ma non solo. In entrambe le situazioni lei si è dovuta confrontare con il distacco da una parte e l'allontanamento dall'altra, situazioni che hanno a che vedere con una sfera relazionale anche molto intima. In tutto questo le difficoltà e il dolore scaturito sembrano essere convogliati nella sua difficoltà ad assumere cibo. Alla luce di questo le consiglio di seguire un percorso psicologico che la possa aiutare a superare il lutto della nonna e del distacco affettivo anche con gli ex colleghi.
Dott.ssa Anna Bruti
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
San Benedetto del Tronto
Buonasera,
grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità la sua esperienza. Da quanto descrive, è molto probabile che il disturbo nella deglutizione — che in termini psicologici può essere definito fobia del soffocamento o disfagia psicogena — sia legato a un periodo di forte stress emotivo e cambiamento, come la perdita di sua nonna e la transizione lavorativa. Anche se oggi si trova bene nel nuovo contesto, il modo in cui è avvenuto quel passaggio e le emozioni non espresse potrebbero aver lasciato un segno sul piano corporeo.

Il corpo, talvolta, esprime ciò che è difficile elaborare a parole, soprattutto in persone sensibili e abituate a “tenere duro”. Il fatto che durante il percorso psicologico avesse notato miglioramenti è un segnale molto incoraggiante: significa che il sintomo risponde al lavoro interiore e può essere trasformato.

Le suggerirei di riprendere un percorso di psicoterapia per affrontare a fondo le radici emotive di questo disagio. Insieme possiamo lavorare per ridurre l’ansia legata al cibo, comprendere meglio il significato di questo sintomo e aiutarla a ritrovare un rapporto più sereno con i pasti e con sé stessa.
Se lo desidera, sono a disposizione per accompagnarla in questo cammino.
Dott.ssa Eleonora Rossini
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Forlì
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e profondo ciò che sta vivendo. Le difficoltà che descrive durante i pasti non sono rare e meritano grande attenzione, soprattutto quando – come nel suo caso – si manifestano in concomitanza con eventi emotivamente significativi, come un lutto e un importante cambiamento lavorativo.

Il fatto che il suo corpo reagisca proprio nel momento della deglutizione – con una sensazione di blocco, tensione e paura – suggerisce che il disagio abbia una componente ansiosa profonda, probabilmente legata al bisogno di “controllo” in un periodo in cui molte cose sono cambiate rapidamente e forse senza che si sentisse davvero pronta. Il lutto per sua nonna e la scelta del nuovo lavoro fatta più per senso di dovere che per desiderio, potrebbero aver attivato dentro di lei emozioni complesse, non completamente elaborate: tristezza, senso di colpa, fatica ad accettare il cambiamento, magari anche il bisogno di compiacere.

La gola è spesso una zona del corpo che “parla” quando tratteniamo qualcosa – emozioni, parole, lacrime, decisioni difficili – e il sintomo che descrive può essere letto come un’espressione psicosomatica: il corpo che si fa portavoce di qualcosa che è stato difficile sentire o dire a parole.

È molto positivo che il percorso psicologico abbia avuto effetti benefici, e forse questa ricaduta è il segnale che ci sia ancora bisogno di uno spazio in cui poter continuare ad ascoltarsi e prendersi cura di sé. Non si tratta di “ripartire da capo”, ma di accogliere questa fase con delicatezza, come parte di un processo.

Le auguro di ritrovare presto un rapporto sereno con il cibo e con sé stessa. Se lo desidera, resto a disposizione.

Un caro saluto
Eleonora Rossini
Psicologa
Dott.ssa Anna Bernardo
Psicologo clinico, Psicologo
Napoli
Grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e sensibilità la tua esperienza. È evidente che stai attraversando un momento delicato e che stai cercando, con coraggio, di dare un senso a ciò che ti sta accadendo. Questo è già un passo molto importante. Da quanto racconti, il disturbo nella deglutizione (che ti porta a preferire cibi molli e facilmente ingeribili) sembra essere legato a una sensazione di blocco associata all’ansia e alla paura di soffocare, che ti rende il momento del pasto fonte di tensione e disagio. Hai già fatto bene a escludere eventuali cause organiche, consultando un otorino. Questo orienta ulteriormente verso una componente psicosomatica o funzionale, spesso legata a stati di ansia o stress emotivo.
È significativo che l’insorgenza di questi sintomi sia avvenuta in un periodo in cui hai vissuto due eventi importanti e potenzialmente stressanti: la perdita di tua nonna e un cambiamento lavorativo vissuto con ambivalenza emotiva. Anche se oggi ti trovi bene nel nuovo lavoro, il modo in cui hai dovuto fare quella scelta, rinunciando ai tuoi tempi e desideri, potrebbe aver lasciato una traccia emotiva non elaborata. A volte, il corpo trova modi indiretti per esprimere un disagio che non trova spazio o parole.
Hai già avuto benefici da un percorso psicologico precedente, e questo fa pensare che un ritorno a un percorso di supporto psicoterapeutico potrebbe essere molto utile, soprattutto per aiutarti a: elaborare le esperienze recenti di lutto e cambiamento, lavorare sulle sensazioni di controllo, paura e tensione legate al momento del pasto, ricostruire un rapporto sereno con il cibo e con i tuoi bisogni più autentici.Ti incoraggio a non affrontare tutto da sola. Rivolgersi a uno psicoterapeuta (anche quello con cui hai già lavorato, se è possibile) potrebbe rappresentare una preziosa opportunità per riprendere il percorso da dove l’avevi lasciato, magari con maggiore consapevolezza.
Ti auguro sinceramente di ritrovare presto la serenità nei momenti di condivisione e nutrimento, perché il cibo possa tornare ad essere un ''amico'' to e non un motivo di fatica.
Dott.ssa Melita Boselli
Psicologo, Psicologo clinico
Bevilacqua
Ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e sensibilità quello che lei sta vivendo. Quello che descrive – la difficoltà nella deglutizione, la tensione al momento dei pasti e la paura legata al soffocamento – è un’esperienza che può avere una forte componente emotiva, soprattutto quando avviene in concomitanza con eventi significativi come un lutto e un cambiamento importante nel lavoro. Il corpo a volte comunica ciò che facciamo fatica ad ascoltare dentro di noi. Anche se ora si trova di nuovo in difficoltà, il fatto che lei abbia già beneficiato di un percorso psicologico in passato è un segnale importante: significa che è capace di rimetterti in contatto con le tue risorse interiori, e che un nuovo sostegno potrebbe aiutare a ritrovare quel filo che si è un po’ interrotto. L’origine del suo "disturbo" potrebbe essere legata a questi vissuti emotivi, ma solo in un percorso psicologico personalizzato si può cercare davvero di capirlo e affrontarlo.
Dott.ssa Melita Boselli
Dott.ssa Francesca Spano
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
intanto grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e sincerità quello che sta vivendo: riconoscere ciò che sta accadendo dentro di sé è già un primo passo molto importante.

Da ciò che descrive, sembra che il suo corpo abbia iniziato a manifestare attraverso il cibo e la deglutizione un “blocco emotivo” che forse non ha trovato altre vie per esprimersi. La perdita della sua cara nonna e il cambiamento lavorativo – seppur andato a buon fine – sono stati due eventi significativi e molto ravvicinati. Anche quando razionalmente accettiamo una scelta, il nostro mondo emotivo può vivere quello stesso passaggio in modo conflittuale.

Quando il cibo comincia a diventare fonte di ansia e paura, è come se l’atto stesso del nutrirsi – simbolicamente legato alla fiducia, alla sicurezza, al prendersi cura – diventasse difficile da “ingoiare”. Il corpo si irrigidisce, anticipa il pericolo, e il momento del pasto si trasforma in uno sforzo.

Il fatto che durante il precedente percorso psicologico ci fossero stati dei miglioramenti è un segnale molto positivo: significa che ha già dentro di sé delle risorse che possono essere riattivate. Per questo motivo, le consiglio caldamente di riprendere un percorso psicologico, anche breve, per aiutarla a rielaborare questi eventi e rimettere in sicurezza il rapporto con il cibo e con sé stessa.

Nel frattempo, può provare un piccolo esercizio quotidiano di desensibilizzazione e calma:
Rituale di riconnessione al pasto (10 minuti)

– Prima di sedersi a tavola, si ritagli 5 minuti per respirare lentamente: inspiri per 4 secondi, trattenga per 2, espiri per 6 secondi.
– Poi scelga un piccolo cibo sicuro e familiare (anche una mousse o un budino), e provi a portare l’attenzione al gusto, alla consistenza, senza forzare.
– Non si concentri sull’atto di deglutire, ma solo sull’esserci, con gentilezza e assenza di giudizio.
– Si ripeta mentalmente: “Posso darmi tempo. Il mio corpo sa cosa fare. Mi sto ascoltando con rispetto.”

Questo piccolo gesto, se fatto quotidianamente, può diventare una nuova base di sicurezza su cui ricostruire il piacere del mangiare.

Resto a disposizione,
un caro saluto.
Buonasera,
dal suo racconto emerge una grande consapevolezza, e questo è già un ottimo punto di partenza. Quello che descrive — la difficoltà a deglutire, l’ansia anticipatoria, la selettività alimentare, la tensione al momento del pasto — rientra in un disturbo psicosomatico che in molti casi si sviluppa *dopo* eventi stressanti o perdite affettive significative, come nel suo caso.
Anche se ora dice di vivere bene il nuovo lavoro, il suo corpo potrebbe ancora star elaborando quel passaggio forzato e la perdita della nonna. Quando non possiamo dare “voce” a ciò che proviamo, il corpo a volte lo fa per noi. Ed è proprio quello il punto su cui può lavorare in terapia.
Un nuovo percorso psicologico le permetterebbe di:
* comprendere meglio il legame tra vissuti emotivi e sintomi fisici,
* sviluppare strategie per affrontare la paura della deglutizione,
* ricostruire un rapporto più sicuro e spontaneo con il cibo.
Il fatto che in terapia stesse meglio dimostra che può davvero uscirne: forse ora serve solo un approccio più mirato, integrato anche da tecniche corporee o immaginative.

Resto a disposizione se desidera approfondire.

Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina Emma Morelato
Ps. clinico giuridica
Ricevo a Rovigo e online
Dott.ssa Francesca Archetti
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno, alle volte il nostro corpo ha delle reazioni per noi inspiegabili. Se ha escluso una patologia a livello fisico recandosi dall'otorino, ha portato due situazioni che potrebbero essere collegate a tali reazioni somatiche: la perdita della nonna e la perdita del lavoro. Sono due lutti che, in qualche modo, vanno elaborati e, forse, la loro elaborazione potrebbe essere collegata al miglioramento della sua situazione. Credo che, per tale elaborazione, sia utile essere aiutata da un professionista. Cordialmente, Francesca
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, quello che descrive è un disturbo che può emergere in seguito a eventi emotivamente intensi, come un lutto o un cambiamento lavorativo non pienamente scelto. Anche se oggi si trova bene nel nuovo impiego, il suo corpo potrebbe ancora elaborare quel passaggio, e lo fa esprimendo tensione proprio nel momento del pasto, simbolicamente legato alla sicurezza e al controllo. La paura di soffocare, unita alla difficoltà a deglutire, rientra spesso nei sintomi di una fobia legata all’alimentazione, che ha radici psicologiche più che fisiche, come confermato anche dalla visita otorinolaringoiatrica. Approcci come l’EMDR per elaborare il lutto o la Mindfulness per ridurre l’ansia anticipatoria possono esserle molto utili. Le consiglio di riprendere un percorso con uno psicologo psicoterapeuta: affrontare questa difficoltà con l’aiuto adeguato può davvero riportarla a vivere il cibo come un alleato e non come una fonte di stress. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Letizia Nobilia
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Roma
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. I sintomi che descrive possono legati a una forte tensione emotiva o a momenti di cambiamento significativi, come quelli che ha attraversato. Anche se il corpo sembra 'bloccare' il cibo, spesso è la mente che esprime così il proprio disagio (ovviamente dopo aver escluso a livello medico cause organiche). È un disturbo che può migliorare sensibilmente con un percorso psicologico, lavorando sul legame tra emozioni, corpo e controllo. Non deve affrontare tutto da sola, e con il giusto aiuto potrà ritrovare serenità anche nel momento del pasto. Un caro saluto

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