Buongiorno, mio marito dopo anni di ludopatia (dipendenza della quale non ero assolutamente coscient

65 risposte
Buongiorno, mio marito dopo anni di ludopatia (dipendenza della quale non ero assolutamente cosciente) ha deciso di affidarsi ad un gruppo per uscirne. Devo dire che, salvo probabili ricadute che so essere frequenti, non vedo più segnali che mi facciano pensare che abbia ricominciato. Ha, come immagine rete, chiesto soldi ai suoi genitori, ai miei, ed ha subito umiliazioni personali in ogni ambito... Io collegavo tutto al fatto che il suo lavoro non processe bene (agente immobiliare).. In realtà poi, dopo essersi speso tutti i soldi che avevo sul mio conto, ha deciso di andarsi a curare. Il problema è che, quando finalmente potevamo respirare economicamente (visto che intanto aveva iniziato anche a lavorare bene), ha pensato bene una sera (aveva bevuto un po') di dirmi che non mi ama più e che voleva trovarsi un'altra sistemazione in zona per provvedere a nostro figlio (ha sei anni) Noi siamo insieme da ben 17 anni e ovviamente il rapporto, visti i continui problemi, ammetto fosse passato in secondo piano... Nonostante tutto dopo un mese è ancora a casa e i rapporti sono civili. La cosa che mi fa pensare è che evita sia la sua famiglia che i miei genitori. Proprio le persone che lo hanno aiutato in quegli anni atroci. Ho parlato con la persona che lo segue nel gruppo ogni mercoledì, e mi conferma che spesso che inizia un percorso del genere poi ha questa reazione proprio verso chi lo ha sostenuto ma anche umiliato in quegli anni.... E mi consiglia solo di farlo sentire in famiglia. Per ora vivo di ansia ma riesco a tenere la tranquillità in casa, con molto sacrificio... E mi da anche la netta impressione che in tutto questo sia confuso e parecchio.. Cerco di dargli meno incombenze possibili e in casa quando rientra mi faccio vedere sorridente e tranquilla, anche è soprattutto per mio figlio, e devo dire che la cosa sta portando almeno pace... Ma come immaginerete mi chiedo continuamente di che morte dovrò morire, se questa sua reazione è davvero data dal fatto che il suo riscatto coincida con me che gli ricordo quei momenti... E vivo con l'ansia nella speranza che tutto rientri.. A voi è capitato di sentire di qualcuno che abbia avuto questa reazione? È giusto che mi comporti così con lui dandogli spazio? Tenete conto che oltre al lavoro non esce la sera, a parte quando va nel gruppo, e non vedo segnali che possano farmi pensare ad un'altra. Me lo direbbe o comunque lo capirei se mentisse, quando gli è stata fatta la domanda diretta.. Vi prego aiutatemi...
Dott.ssa Barbara Pagliari
Psicologo, Psicoterapeuta
Villasanta
Gentile utente, non è infrequente che in coloro che hanno sofferto di una dipendenza per anni vi sia una rimessa in discussione globale delle proprie scelte una volta che si intraprende un percorso di cura.
A volte questo passaggio coincide con un drastico cambiamento di vita, qualora le scelte che contraddistinguono quest'ultima fossero gravemente determinate dagli stessi meccanismi patologici che innescavano e mantenevano la ludopatia. Non mi arrogo la presunzione di affermare se questo è il suo caso, ma è assai probabile che stia rimettendo comunque in discussione se stesso e ci vuole un pò di tempo per arrivare a un dunque, soprattutto se questa auto-riflessione mancava da anni: a volte ci si sente inondati da tutto ciò che si era accantonato.
L'unico consiglio che mi sento di dare, è quello di mantenere aperta la comunicazione, che sia il più possibile chiara e assertiva e, soprattutto, di iniziare lei stessa una riflessione sul significato che questa relazione ha per lei.

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Dott.ssa Sabrina Isola
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Genova
Gentile signora, la situazione che state vivendo è decisamente delicata perché quando un membro della famiglia ha problemi di ludopatia tutto il nucleo famigliare ne risente, non basta che lui si curi. Credo che anche lei abbia bisogno di supporto, da come scrive sembra avere una buona capacità di analisi e riflessione ma ci sono anche ansia, paure. Mi sento di consigliarle di cercare uno psicologo che utilizzi l'approccio sistemico relazionale e poi assieme allo psicologo valutare l'idea di fare qualche seduta con suo marito. l'importante è che lei si chiarisca con se stessa e che lei e suo marito comunichiate nel modo più aperto possibile. Un caro saluto
Dott.ssa Silvia Pinna
Psicologo, Psicoterapeuta, Tecnico sanitario
Roma
Buonasera. Dalle sue parole ciò che mi tocca più profondamente è stata la forza con cui è stato possibile proteggere il bambino, ma anche la volontà di stare al fianco del coniuge. Tutto il sistema familiare allargato (genitori e suoceri) si è mosso. per attutire e tamponare. Oggi però suo marito porta sul tavolo un altro elemento ma, da quanto si legge, l'ha fatto una volta che aveva bevuto un po'.... Ciò che va affrontato è probabilmente il significato che ognuno di voi da' alla relazione di coppia. Una relazione lunga, intensa, vera che probabilmente necessita di uno spazio e di un tempo dedicati per poter prendere la direzione più giusta.
Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Salve, sì la ludopatia è una brutta dipendenza che sconvolge l'intera famiglia sia a livello psicologico che economico. Suo marito dopo il suo lavoro psicologico su di sè forse ha preso coscienza di tante situazioni che lo hanno portato a mettere in atto tanti errori.
L' allontanamento dalle persone che lo hanno aiutato, è da capire, molto probabilmente gli ricordano la sua dipendenza e tutto ciò che ha arrecato di negatio a sè stesso e alla famiglia. Inoltre ha sentito il bisogno almeno a parole di allontanarsi da lei, anche se è rimasto in casa. Forse sarebbe bene, se suo marito è d'accordo, eseguire una terapia di coppia per poter elaborare insieme, casa è successo nella coppia e perchè c'è stato questo allontanamento nonostante le cose vanno meglio e lui ha trovato un buon lavoro, cordiali saluti, dott. Eugenia Cardilli.
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Dott. Emanuele Grilli
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Salve. Suo marito sta faticosamente uscendo da una dipendenza. Accade molto spesso che in queste fasi si metta in atto una forma di "Contro Dipendenza" ovvero una forma di ribellione verso quei legami (anche quelli sani) che hanno contraddistinto la fase precedente. detto questo immagino che tutto ciò debba essere capito ed elaborato nei giusti contesti. mi dmando se suo marito in questa fase sia disponibile ad una terapia di coppia. Cordiali Saluti. Dottor Grilli
Dott.ssa Rosalba Cardillo
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Roma
Salve signora, da quello che scrive suo marito sta mettendo in discussione tutta la sua esistenza, normale reazione in una persona che sta cercando di superare problemi di omeopatia. La ludopatia è un problema che coinvolge tutta la famiglia e tutti gli aspetti della vita del soggetto che ne è coinvolto. Quello che le posso suggerire è di cercare anche lei un sostegno psicologico affinché possa trovare uno spazio dove elaborare i suoi vissuti. Spesso per i familiari viene proposto anche un gruppo di sostegno parallelo. Spero di essere stata utile se ha altre domandecla invito a ricontattalo.
Dr. Francesca Cadeo
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno Signora, leggendo le sue parole colgo ed immagino la sua immensa fatica nel aver vissuto, questi ultimi anni, cercando di supportare, comprendere suo marito e la ragioni del suo malessere, sfociato nella ludopatia. Continua a farlo oggi, mentre il suo compagno, da 17 anni, ha deciso di provare ad affrontare il problema di dipendenza e guardarsi dentro, rimettendo in discussione un po’ tutto, anche la vostra relazione (sebbene vi abbia appena accennato esplicitamente, adiuvato dai “fumi dell’alcool” e perseveri invece un ritiro, un evitamento come legittimamente lo percepisce lei, dai suoi legami storici). Questo momento estremamente delicato potrebbe offrirvi l’occasione di incontrarvi nuovamente, a partire dalla condivisione di ciò che avete vissuto separatamente in questi ultime fasi della vostra storia, per decidere se progettare o meno il vostro futuro insieme, a carte scoperte.
Dr. Alessandra Lancellotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Genova
Propongo una terapia di coppia
Fa bene al cuore
E svela i segreti
Che si nascondono
Nella mebte
Dott.ssa Elisabetta Giuli
Psicoterapeuta, Psicologo
Campi Bisenzio
Buonasera,

attraversare "il tunnel" di una dipendenza ed uscirne, significa rimettere in discussione gran parte della propria vita.
La dipendenza, infatti, si prende l'identità della persona come fosse un surrogato e consuma tutto quello che ad essa è collegato.
Quando ci si riappropria di questa identità è come se ci si sentisse derubati, dunque confusi e spesso l'unico appiglio sono proprio le persone che hanno concesso una spalla, un aiuto, un sostegno, sono loro ad essere messe in discussione.
Al di là del percorso di suo marito, tuttavia, che prosegue ed è seguito da operatori del settore, mi chiedo come possa sentirsi lei, dopo questa battaglia estenuante che ha richiesto di scendere a compromessi faticosi per lei come persona oltre che per la coppia.
Perchè non intraprendere un percorso di sostegno? Uno spazio che possa essere solo suo, nel quale potrà sfogarsi ed essere accolta e non più accogliere soltanto, come le è stato "richiesto" fino ad ora.
Spesso, quando accadono eventi così dirompenti e traumatici, la coppia regge proprio perchè entrambi i membri iniziano un percorso di psicoterapia, mettendosi in discussione e riconoscendo di non essere più le persone che erano prima.

Un caro augurio.
Dott.ssa Elisabetta Giuli
Dott.ssa Alessia Rita Candiloro
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Professional counselor
Napoli
Buongiorno, leggo le sue parole e vedo che è in una situazione complessa in cui si fa carico di tanto.Sicuramente adesso suo marito è in un momento di ristrutturazione interiore, che può essere passeggero o meno. quello che traspare è che però vive una vita di preoccupazione centrata su suo marito.
spesso il supporto a chi supporta, in questo caso a lei, è essenziale sopratutto per reggere gli sbalzi e i cambiamenti che la persona sofferente vive, per evitare di farsi travolgere emotivamente, vivendo più serenamente il cambiamento che si sta vivendo.
Dr. Vincenzo Amarante
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Pagani
Per comprendere meglio la situazione potrebbe confrontarsi con i referenti medici e\o psicologi del gruppo che hanno in cura suo marito.
Dott.ssa Patrizia Provasi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Legnano
Buongiorno Signora,
quando ho letto la Sua richiesta, la prima domanda che mi è venuta in mente è: "ma Lei ama ancora quest'uomo?".
Le chiedo questo in quanto, dopo aver attraversato la ludopatia e ora che ha intrapreso un percorso di cura in gruppo, non sarà sicuramente più lo stesso uomo di cui si è innamorata inizialmente...e nemmeno Lei è la stessa donna.
Le faccio i miei complimenti per la forza e la motivazione con cui ha affrontato e affronta la situazione, proteggendo in primis vostro figlio. Ma parla anche di paure e ansie: perchè non intraprendere anche lei un percorso di supporto che le permetta di vedere e rivedere la Sua e Vostra vita insieme e permetterLe poi di decidere sulla base di una scelta consapevole, che possa andare bene ad entrambi.
La saluto caramente e rimango a disposizione per qualsiasi cosa.
Dott.ssa Giuditta Sestu
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, dalle sue parole si comprende come questi siano stati anni difficili e dolorosi, in cui ha dovuto navigare in acque burrascose, sempre pronta a fronteggiare le possibili tempeste in arrivo. Ora che le acque sembrano essersi calmate, le consiglierei di concedersi uno spazio personale in cui poter "ritrovare sé stessa", risignificare il passato e comprendere lei per prima che strada percorrere nel futuro. Un saluto, Giuditta Sestu
Dott.ssa Iulia Murrocu
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera Signora, mi sembra che la sua famiglia sia stata sottoposta a delle prove che hanno affaticato probabilmente tutti i suoi componenti ma sicuramente in particolare Lei che ha svolto attività di contenimento e supporto.
E' difficile fare ipotesi sulle motivazioni che spingono ora suo marito ad allontanarsi, ma sicuramente potrebbe essere Il momento giusto, per Lei, di rivolgersi ad un terapeuta per un percorso di sostegno e rielaborazione di un vissuto così pesante.
Attraversare periodi di crisi del genere trasforma tutti e non è facile tornare alla vita precedente in maniera semplice e spontanea.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Francesca Carolina Ferbo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera.
Percepisco la tua sofferenza in questa situazione. Credo potrebbe essere utile parlare con uno specialista, uno psicologo che possa sostenerti e aiutarti a capire non solo come aiutare lui, ma soprattutto come fare per stare meglio tu.
Le relazioni di coppia sono sempre un ingranaggio complesso e se uno dei duo non sta bene la coppia ne risente. Far finta che tutto vada bene potrebbe non essere la soluzione migliore.
Le auguro il meglio.
Dott.ssa Gabriella Errico
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, le dipendenze in generale sono un problema anche per i propri famigliari, da quello che leggo capisco che suo marito viene meno alla funzione affettiva della famiglia e in generale “il giocatore” occupa la mente e gli impegni di tutti coloro con cui vive, lei dimostra una buona capacità di reazione a questa situazione, tenga presente che la buona riuscita della terapia di suo marito dipende anche dal sostegno della famiglia che non lo bbandona, in questo caso lei. Le suggerirei di rivolgersi ad uno psicoterapeuta sistemico-relazionale per intraprendere un percorso insieme a suo marito incentrato sulla coppia. Cordiali saluti
Dott. Errico G.
Dott. Stefano Zenaboni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lainate
Pazienza, pazienza, pazienza.. purtroppo è lo strumento piu usato per i casi di dipendenza (lodopatia compresa)... Una terapia di supporto aiuterebbe lei a sopravvivere a questa fase e a vivere nella fase sucessiva sia che suo marito si allontani sia che rimanga con lei.
Non demorda se i suoi sentimenti verso di lui sono ancora accesi.
Buona Vita Dott. Stefano Zenaboni
Dott.ssa Ambra Salustri
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, la storia personale che lei racconta appare carica di sofferenza sia per lei che per il suo coniuge. Entrambi, pur nelle difficoltà, da quello che scrive siete riusciti a sostenere e proteggere il vostro nucleo famigliare e le vostre capacità genitoriali. Superato l'elemento della dipendenza, sembra essere emersa l'importanza di comprendere le dinamiche relazionali tra lei e suo marito non solo come genitori, ma come coppia coniugale. Mi colpisce molto, nel suo intervento, il fatto che lei con grande devozione e affetto ponga in primo piano il benessere di suo marito e lasci solo trasparire le sue stesse sofferenze. In proposito, le suggerirei di consultare uno psicoterapeuta per valutare se possa essere utile per lei un sostegno in questa fase e, soprattutto, uno spazio che sia tutto suo. Cordialmente, Dott.ssa Salustri
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Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, ha mai pensato di intraprendere una terapia di coppia? Potrebbe aiutarvi a trovare un equilibrio migliore.
La ludopatia è una dipendenza complicata purtroppo, ma se ne può uscire.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Dott.ssa Alessia Manara
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Vimercate
Carissima, troppo spesso i riflettori vengono accesi solo sulle persone portatori di una patologia. Credo tuttavia che tutto il sistema familiare ne risenta quando un membro attraversa un periodo di fatica. Le sue parole mi hanno stretto una morsa allo stomaco, fare quello che fa e tenere tutto dentro deve avere un prezzo molto alto in termini di energie. Il segreto è non dimenticarsi dei familiari. Trovi uno spazio, meglio se in compagnia di un professionista che la aiuti a dare un significato a quanto sta attraversando, in cui depositare il suo dolore e le sue personali fatiche, in cui lasciare andare e lasciarsi andare, anche solo per poco.
Se desidera contattarmi, a disposizione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Manara Alessia
Dr. Manuel Marco Mancini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, il mio consiglio è di parlare con suo marito e di provare ad affidarsi ad un terapista di coppia. Affrontare un percorso insieme potrebbe portare dei risultati.
MMM
Dott. Alessandro D'Agostini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo che sta attraversando. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Dott.ssa Roberta Sala
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Erba
Gentile signora,
leggendo le sue parole ho colto anzitutto il clima di estrema incertezza in cui si è trovata a vivere negli ultimi anni insieme a tutta la sua famiglia. Posso immaginare la sua fatica nell'affrontare questa nuova crisi dei suoi legami significativi, che ancora una volta le appaiono a rischio di una definitiva rottura. Il mio consiglio è quello di trovare uno spazio per sè che possa aiutarla nel fare chiarezza rispetto alla posizione che occupa all'interno del suo sistema familiare e alle emozioni che prova. Ciò le consentirà di affrontare questo momento in maniera più consapevole, di fare le scelte che sentirà maggiormente sue, di offrire eventualmente anche a suo marito la possibilità di uno spazio di terapia e di confronto condivisi.
Resto a sua disposizione e le mando i miei migliori saluti.
Dott.ssa Roberta Sala
Dott.ssa Elisa Manfredi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno e grazie per la sua condivisione. Esistono gruppi di supporto anche per parenti, familiari e amici di persone con ludopatia. Sarebbe utile potesse confrontarsi con chi sta passando o ha passato situazioni simili alla sua. Un caro saluto.
Dott.ssa Rossella Neri
Psicologo, Psicologo clinico
Appiano Gentile
Buonasera, mi spiace per la situazione che sta vivendo. Mi sento di proporre a lei uno spazio di supporto e di accompagnamento in un momento così difficile della sua storia famigliare. Credo sia importante dare attenzione e spazio alle sue paure e alle sue fatiche.
Rimando a disposizione, RN
Dott.ssa Sara Bachiorri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Grazie per la sua condivisione e il pensiero di cura che lei sta rivolgendo a suo figlio e se stessa. Proprio ora che i problemi principali sono rientrati, è fisiologico che lei senta tutta la stanchezza e l'esaurimento di energie che tutta questa vicenda e la lotta che ha comportato le hanno risucchiato completamente. Lei ha dimostrato veramente di amare suo marito e di tenere a all'integrità della famiglia ma ora è bloccata dalla paura e dal trauma.
Anche se la situazione oggi è in ripresa, lei si sente insicura circa la tua effettiva guarigione e la tua affidabilità.
Certo comprendo il suo dolore e il suo smarrimento, ma ora non è proprio il momento di lasciarsi andare.
Io le direi di accogliere questa sfida indiretta proponendo a suo marito colloqui di coppia dopo aver indagato con lei delle strategie che le facciano vivere più serenamente questo momento così complesso.
Restando a disposizione le porgo cordiali saluti. Dott.ssa Bachiorri Sara disponibile on-line e in presenza a Milano Terni e Perugia
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Dott.ssa Brunella Mobrici
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Legnano
Buongiorno, ho letto con attenzione la sua richiesta e mi sento innanzitutto di dirle che sta affrontando una situazione molto complessa. La ludopatia, come tutte le dipendenze, sono disturbi da cui è molto difficile uscire e si attraversano diversi passaggi, quello che sta attraversando suo marito probabilmente è uno di questi. Non è possibile prevedere il suo comportamento, pertanto concentrarsi sull'immaginare i possibili scenari rischia per lei di essere una fonte di stress. Mi sento piuttosto di suggerirle di occuparsi di lei, provando a pensare se non sia il caso di intraprendere un percorso di supporto psicologico al fine di avere uno spazio in cui possa portare le sue fatiche, riflettere sulla vostra storia di coppia e orientare il suo comportamento nel modo che più possa far stare bene lei e il vostro bambino.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Brunella Mobrici
Disponibile a Legnano in presenza o on-line
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, le sue parole trasmettono una forte carica emotiva legata al senso di insicurezza e tensione che immagino stia vivendo. Sicuramente la situazione è complessa e sarebbe da esplorare le attribuzioni di significato che vengono date alla relazione dalla coppia. Riguardo alla domanda posso dirle questo genere di reazioni è molto comune in chi ha sofferto e/o soffre di dipendenze. Il mio consiglio per superare questa situazione è di comunicare all'interno della coppia e se accolto condividere uno spazio moderato da un professionista, che faciliti questo avvicinamento e riallineamento. Per gestire il turbamento che sta vivendo in questo momento, potrebbe trarre molto beneficio anche da un percorso di sostegno individuale.
Con l'augurio di superare questo stato di malessere, la invito a non esitare a contattarmi per ulteriori consigli o per una consulenza. Resto a sua disposizione e le porgo cordiali saluti.
Dott. Luca Vocino
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Dott. Diego Emmanuel Cordoba
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Gentilissima utente, la ringrazio di condividere questo momento così difficile.
Mi dispiace molto sentire la tua situazione e capisco quanto tu stia soffrendo. È sicuramente difficile capire le reazioni di una persona che sta combattendo con una dipendenza e che sta cercando di risollevarsi. È abbastanza comune che durante questo processo la persona possa sentirsi confusa e isolata, e potrebbe manifestare reazioni inaspettate come quella che stai vivendo tu con tuo marito.
È importante che tu continui a essere presente per lui e a sostenerlo, ma allo stesso tempo è fondamentale che tu mantenga la tua salute mentale e il benessere tuo e di tuo figlio. Se la situazione diventa troppo difficile da gestire da sola, potresti valutare la possibilità di cercare supporto da parte di uno psicoterapeuta o di un consulente familiare.
Ricorda che il percorso di guarigione di tuo marito sarà lungo e complicato, e che potrebbero esserci alti e bassi lungo il cammino. Cerca di rimanere calma e di prenderti cura di te stessa e di tuo figlio. Spero che con il tempo le cose possano migliorare e che tu possa trovare la pace che meriti. Sono qui se hai bisogno di parlare o di cercare ulteriori consigli. Ti auguro tutto il meglio. Rimango a sua disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.
Dott. Cordoba
Dott.ssa Floriana Ricciardi
Psicologo, Psicologo clinico
Venegono Inferiore
Gentile utente, la sua storia è intrisa di dolore e della speranza che questo dolore passi prima o poi. Mi dispiace dirle che se non si era accorta prima del problema di suo marito, potrebbe non accorgersene adesso: chi soffre di dipendenza, è molto abile nel tenerla nascosta. Questo non vuol dire che suo marito sia una brutta persona, vuol dire che suo marito è affetto da una malattia che lo tormenta e che deve curarsi. Detto ciò, lei è una madre e anche se pensa di tenere ben nascosto tutto (come ha fatto suo marito), i bambini avvertono tutto e sentono tutto, soprattutto a sei anni. Pensi al bene di suo figlio e al suo e le cose andranno di conseguenza; non si può vivere nella speranza che le cose cambino magicamente prima o poi. E' importante che prenda in mano la situazione e che metta il benessere suo e di suo figlio al primo posto. Chieda aiuto, sarà dura all'inizio, ma i risultati si vedranno e ne sarà contenta realmente, non con l'ansia della speranza. In bocca al lupo.
dott.ssa Floriana Ricciardi
Dott.ssa Sara Passavanti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Limbiate
Buongiorno, la ludopatia è una patologia che coinvolge non solo chi ne soffre, ma tutto il nucleo familiare. Suo marito sta già intraprendendo un percorso di recupero e in questo bisogna sostenerlo e fargli sentire tutto l'appoggio di cui necessita.
Penso però che anche lei abbia bisogno di supporto, da quello che scrive mi sembra di percepire una richiesta di aiuto per fronteggiare le ansie e le preoccupazioni che ha condiviso.
Dott.ssa Sara Passavanti
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Buongiorno, la strada è quella giusta, lo sostenga, lo accolga, in questo momento suo marito ne ha bisogno, sta facendo un passo importante, in cui è naturale senta confusione e debba ripercorrere delle tappe, ripensare anche a tutto ciò che lo ha fatto soffrire e ricordare chi non sempre lo ha sostenuto e a tratti non ha creduto in lui. E' davvero un pò come rimettere in discussione tutto. Capisco però anche la grande fatica che deve affrontare anche lei e credo possa trarre giovamento da una relazione terapeutica di conforto e supporto in un momento così difficile che sta affrontando in solitaria, è molto importante. Se lo vuole, sono disponibile per aiutarla in questa fase difficile a trovare le forze ed il suo equilibrio. Sta facendo un grande lavoro per la sua famiglia, continui così e mi creda che questa fase difficile - se ben gestita - potrebbe portare anche ad un rafforzamento della vostra relazione con una crescita maturativa di entrambi.
Dott.ssa Anna Verrino
Psicologo, Professional counselor
Milano
Carissima, capita spesso che in fase di cambiamento radicale ci si ritrovi a mettere in discussione tutto il vissuto. Questa potrebbe essere una fase di transizione mi auguro per te di breve durata. La tua ansia e preoccupazione sono comprensibili. Il carico di responsabilità e sacrificio che stai portando nella coppia è davvero notevole e non dovrebbe protrarsi tanto da generare in te frustrazione e tristezza. Valuta la possibilità di parlargli serenamente anche dei tuoi disagi in questa situazione e chiedigli di aiutarti a superare questo difficile momento per entrambi. Questa ammissione di debolezza e richiesta di aiuto da parte tua potrebbero farlo sentire valorizzato nella coppia. Una terapia di coppia sarebbe molto utile in questo momento per comunicare e parlare in ambiente protetto della ludopatia, fiducia, tradimento e rabbia. Spero di esserti stata d'aiuto. Un caloroso saluto. Dott.ssa Anna Verrino
Buonasera,
Può succedere che nel momento in cui un componente della coppia o un membro della famiglia intraprende un percorso di cambiamento o accadono eventi che destabilizzano l’assetto familiare, vengano a meno quei legami che un tempo hanno avuto senso di esistere come risposta a bisogni specifici di entrambi.
Trovare un nuovo equilibrio implica svincolarsi dalla serie di attribuzioni di colpa e responsabilità che descrive ed individuare un terreno per costruire un nuovo modo di essere famiglia.

Collaborando, è possibile.

Dott.ssa Giulia Scarabello
Erba (CO)



Dott.ssa Lavinia Giancaspero
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, mi dispiace molto della difficile situazione che sta vivendo. Confermo che può capitare in casi simili chi intraprende un percorso di recupero può sperimentare un mix di emozioni, come senso di colpa, vergogna e il bisogno di prendere le distanze da chi rappresenta il passato e i momenti difficili, anche se quelle persone hanno fornito supporto. Il fatto che lei stia cercando di mantenere un clima sereno per vostro figlio e di alleggerire suo marito dalle incombenze è certamente un segno di grande forza e generosità, ma comprendo anche il peso di tutto questo sulle sue spalle. È certamente comprensibile che in questo periodo così critico si stia preoccupando per suo marito e che stia cercando di creare per lui un ambiente ideale a casa, ma la invito a non trascurare anche i suoi bisogni personali. Non so se sia già seguita da uno psicologo/psicoterapeuta, ma potrebbe esserle di grande aiuto per far fronte alle sue difficoltà e comprendere appieno cosa significhi per lei vivere questa situazione e mantenere la relazione con suo marito. Non si dimentichi di prendersi cura anche di se stessa: è fondamentale per lei, per suo figlio e per affrontare con più serenità il futuro, qualunque direzione prenderà. Spero di esserle stata d'aiuto, rimango a disposizione in caso avesse bisogno, le auguro buona fortuna e una buona serata.
Dott.ssa Marta Romano
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
comprendo le sue preoccupazioni e il suo malessere. Mi sento di consigliarle di affidarsi ai consigli del terapeuta che dirige il gruppo, come Lei ha già fatto. Considerato però l'impatto che ha su di lei questa difficile situazione, potrebbe anche considerare l'opportunità di ritagliarsi uno spazio di ascolto per se stessa, così da poter condividere il suo vissuto con un professionista che possa darle il sostegno di cui ha bisogno.
Se vuole, sono a disposizione.
Le auguro il meglio.
Un saluto,
Dott.ssa Marta Romano
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
mi dispiace molto per la complessità della situazione che stai vivendo. È evidente che ha affrontato momenti molto difficili e che sta cercando di mantenere equilibrio e serenità per il bene di suo figlio e della famiglia. Quello che descrive, cioè la confusione e il comportamento del marito, è abbastanza comune in chi intraprende un percorso di recupero da una dipendenza.
La dipendenza, in questo caso la ludopatia, non è solo un problema economico o comportamentale: spesso coinvolge profondamente l'identità e le relazioni. Quando una persona inizia un percorso di cura, si trova a fare i conti con emozioni e responsabilità che possono essere difficili da affrontare. Il distacco verso chi lo ha aiutato in passato, e al contempo "umiliato" agli occhi della sua percezione, può essere una manifestazione di vergogna o un tentativo di ridefinire se stesso senza sentire costantemente ricordare i momenti difficili.
Il comportamento che sta adottando — mostrarsi sereno e mantenere un ambiente tranquillo — sembra molto rispettoso e orientato al bene della famiglia, specialmente del bambino. Questo approccio, unito alla sua comprensione e capacità di dargli spazio, è sicuramente un supporto importante in questa fase. Tuttavia, è altrettanto importante che anche lei si prenda cura di sé. Vivere con ansia e in attesa di un possibile cambiamento può diventare logorante.
Può essere utile considerare quanto segue:
Dialogo aperto e onesto : Se possibile, provi a stabilire momenti di comunicazione con lui, magari con il supporto del gruppo o di un professionista, per comprendere meglio i suoi pensieri e le sue emozioni.
Supporto psicologico per lei : Vivere con una persona che affronta la dipendenza comporta un peso emotivo significativo. Potrebbe trarre grande beneficio da un percorso di supporto personale per elaborare i suoi vissuti e definire strategie di gestione.
Chiarire i bisogni reciproci : Nonostante il suo comportamento accogliente, è importante non rinunciare ai suoi bisogni e desideri. Una relazione sana si costruisce anche sul rispetto e il riconoscimento delle esigenze di entrambi.
In ogni caso, data la complessità della situazione, sarebbe davvero utile e consigliato rivolgersi a uno specialista, come uno psicoterapeuta, che possa aiutarla ad orientarsi in questo momento difficile e a trovare soluzioni che siano sostenibili per lei e per la famiglia.

Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa





Dott.ssa Stefania La Rocca
Psicologo, Psicologo clinico
Paderno Dugnano
Buongiorno,
Innanzitutto la ringrazio per la condivisione.
La situazione che descrive è sicuramente complessa e complicata, sarebbe veramente riduttivo (per lei e la sua situazione) darle risposte a domande così importanti attraverso questo canale.
Convivere con una persona affetta da dipendenze è difficile e (spesso) molto doloroso tanto quanto per chi ne soffre. Per questo è consigliato, a chi vive a stretto contatto con una persona sofferente, di rivolgersi ad un altro professionista e creare uno spazio solo per se stessi.
E' difficile che possa trovare aiuto solo attraverso le risposte che potremmo darle qua, ma sicuramente la sua richiesta rappresenta un primo passo per potersi concedere uno spazio di pensiero. Come le hanno già detto sarà un percorso lungo per suo marito, valuti di poter essere affiancata anche lei, in modo da non sostenere queste fatiche da sola.
Cordiali saluti
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
concordo con i colleghi
Dott.ssa Alice Brichetto
Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gentile Utente,
posso solo immaginare quanto sia difficile la situazione che sta vivendo. Dalle sue parole emergono chiaramente tutti gli sforzi, l’impegno e la cura che dedica a suo marito e alla sua famiglia. Tuttavia, è importante ricordare che anche lei ha bisogno di supporto e di attenzioni. In una situazione così complessa, non è solo suo marito a soffrire: anche lei sta affrontando un peso emotivo significativo.

È fondamentale che non si dimentichi di prendersi cura di sé e del suo benessere. Sta facendo già moltissimo per creare un clima sereno e stabile, ma è altrettanto importante che trovi uno spazio per se stessa, dove possa sentirsi sostenuta e ascoltata.

Purtroppo, possiamo davvero aiutare solo chi sceglie di accettare l’aiuto e di appoggiarsi alle risorse che ha intorno. Suo marito ha fatto un passo importante affidandosi a un gruppo di supporto, ma anche per lei potrebbe essere utile intraprendere un percorso individuale. Questo le consentirebbe di affrontare meglio la situazione e di trovare il modo di viverla con maggiore serenità, riducendo lo stress e le preoccupazioni.

Le auguro di cuore tanta forza e spero che possa trovare un equilibrio che la faccia stare meglio.

Un caro saluto,

Dott.ssa Alice Brichetto
Dott.ssa Paola Cremaschi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Gallarate
Buongiorno, leggo le sue parole e capisco quanta sofferenza ci può essere nello stare accanto ad una persona in difficoltà e sofferente, e poi la frustrazione di vedere l’altro così diverso in un momento in cui invece bisognerebbe ripartire in una condizione di maggiore serenità. Entrambi avrete affrontato una situazione complessa e faticosa, che lascia cicatrici e dolore e che può poi, paradossalmente, avere conseguenze negative quando tutto si normalizza. Se la coppia fatica in questa fase, sarebbe importante concentrarsi sul cercare di ricostruire l’unione e trovare un nuovo modo di stare insieme, dato che la sofferenza inevitabilmente cambia le persone. Mi sembra di intuire, inoltre, che la comunicazione fra voi sia un problema e lei non comprenda cosa stia succedendo a suo marito, forse anche perché fatica a confrontarsi direttamente con lui chiedendo delle spiegazioni o di conoscere le sue idee ed i pensieri più profondi. Le consiglierei di rivolgervi ad un terapeuta di coppia che possa aiutarvi a comprendere come possiate affrontare quello che vi sta succedendo e trovare una nuova modalità per ristrutturare il rapporto e stare insieme in maniera più rispondente ai vostri bisogni.
Dott.ssa Paola Grasso
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
La frustrazione e l’ansia che descrive sono comprensibili nella situazione che racconta. Riguardo quanto le è stato riferito dall’operatore del gruppo di sostegno ove è seguito suo marito, mi sento di confermare gli aspetti che sono emersi: il Gioco d’Azzardo Patologico può incidere in maniera significativa sulle dinamiche familiari e sui rapporti con gli altri significativi. Spesso può verificarsi proprio il tipo di reazione che sta osservando, una sorta di rifiuto (da comprendere poi in maniera più approfondita in base al funzionamento della persona specifica) nei confronti di persone e cose che rimandano alle umiliazioni subite a causa di questa dipendenza comportamentale. Tuttavia, ciò che mi pare altrettanto utile sottolineare, è il fatto che le ricadute di cui stiamo parlando coinvolgono in prima persona i familiari stessi, che spesso si trovano a dover gestire queste dinamiche e le emozioni ad esse correlate senza preparazione. Ritengo pertanto che valutare di richiedere un sostegno per sè ad un professionista psicologo o psicoterapeuta sia un aspetto rilevante. Durante un percorso di sostegno psicologico potranno essere accolti ed esplorati tutti gli aspetti di cui parlava, nell’ottica della costruzione di un maggior benessere psicologico personale e di un maggior benessere familiare nel dare sostegno alla persona che manifesta la dipendenza di cui abbiamo parlato. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento e la saluto - dottoressa Paola Grasso
Buongiorno, dalle sue parole ho percepito l'ansia e la preoccupazione per suo marito, per suo figlio e per la sua situazione in generale, ma anche la speranza e - anche, credo - il desiderio di essere aiutata in questa situazione. Rispetto alle domande poste, penso che ogni persona reagisca diversamente di fronte anche a situazioni simili - ognuno ha la sua storia unica e irripetibile -, ma non si è soli: alcune esperienze, come la sofferenza e alcune risposte ad essa ci uniscono e sono comuni a molti, se non a tutti. Credo che più che pensare se sia giusto comportarsi così, sia più utile riflettere se la situazione le vada bene e vada nella direzione anche del suo benessere. Sento il suo desiderio di aiutare suo marito e suo figlio e il senso di responsabilità verso di loro, ma credo che sia importante che anche lei si prenda cura di se stessa, nella direzione dei suoi biosgni e dei desideri più autentici, come quello di star bene. Spero di esserle stata utile, per quanto può esserlo una breve risposta scritta.
Buona giornata!
Dr. Graziano Senzolo
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Milano
Buongiorno. La ludopatia è solo un sintomo di una problematica personale più ampia - di cui lei sta rilevando alcuni effetti - che andrebbe trattata. Non possono essere solo i suoi pur lodevoli sforzi a contenere la situazione. Il marito dovrebbe iniziare una psicoterapia.
Dott.ssa Beatrice Dono
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentilissima, il tema da lei riportato è estremamente delicato e chiaramente è un brevissimo riassunto del vostro vissuto personale/famigliare. Credo che al momento suo marito stia affrontando/ri elaborando quanto accaduto. Ognuno di noi ha dei meccanismi di difesa per fronteggiare il dolore (uso questo termine nel senso più ampio e vasto del suo significato letterale),pertanto la lontananza descritta, potrebbe essere una difesa. Tuttavia,da quanto ci riporta e come ci scrive, io mi domando:"E lei? Come si sente?". Le lascio questo spunto di riflessione. Rimango a sua disposizione, mi contatti pure in privato tramite il mio profilo. Un caro saluto. Beatrice Dono
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
quella che sta vivendo è una situazione profondamente faticosa, eppure sta dimostrando un’enorme forza e lucidità. È comune che chi intraprende un percorso di cura per una dipendenza attraversi fasi di distacco emotivo, anche verso chi lo ha aiutato: può essere un modo per prendere le distanze dalla propria sofferenza o dalla vergogna provata.
Il suo atteggiamento accogliente e stabile sta offrendo a suo marito – e soprattutto a vostro figlio – un clima di sicurezza, ed è un gesto di grande generosità. Ma è altrettanto importante che anche lei abbia uno spazio per sé, dove poter essere accolta, ascoltata e sostenuta, magari da un professionista.
Non è sola. Prendersi cura di sé ora è un atto di coraggio e di protezione per tutta la famiglia.
Resto a disposizione. Saluti, Dott.ssa Elena Dati
Dott. Luca Fiorona
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buon pomeriggio, mi spiace per la situazione complessa che sta attraversando. Non dev'essere facile vivere con l'ansia che il suo compagno possa lasciarla e contemporaneamente mostrarsi accogliente e disponibile con lui e anche con vostro figlio. Probabilmente il percorso che sta svolgendo suo marito gli ha permesso di acquisire maggiore consapevolezza rispetto ai comportamenti che ha agito e ora potrebbe provare vergogna verso le rispettive famiglie. Rispetto alla domanda se sia giusto il suo comportamento di farlo sentire in famiglia e di lasciargli spazio, può sicuramente favorire vissuti di accoglienza, ma non vi è una risposta a priori. Ciò che ha importanza è ciò che per lei è giusto e ciò che lei sente e prova. All'interno di un percorso psicologico potrebbe esprimere ed esplorare questi vissuti e comprendere meglio quali direzioni future intraprendere.
Rimango a disposizione. Un caro saluto, Dott. Luca Fiorona
Dott. Stefano Poletti
Psicologo, Psicologo clinico
Dalmine
Buongiorno,
ci tengo molto a ringraziarla per quanto ha scritto, sono sicuro che quello che lei ci ha riportato potrà essere d'aiuto per molte persone che si trovano a vivere una situazione simile alla sua. Quello che mi preme dirle è che lei davvero sta già aiutando molto suo marito e anche vostro figlio; spesso quando una persona ha una dipendenza, che sia essa ludopatia, alcol, droga ecc, si trova a vivere sommerso delle proprie bugie e dai sensi di colpa che seguono i momenti gratificanti legati alla dipendenza.
Quando una persona, che vive questo momento di fragilità, decide di chiedere sostegno e intraprende un percorso di cura e crescita personale, si trova a dover lavorare su parti di sé che per un determinato periodo di tempo sono state fonti di disagio, entrando in diretto contatto con le proprie fragilità e paure.
Purtroppo, spesso questo senso di colpa e di giudizio continuo che chi attraversa un momento di vulnerabilità sta vivendo, viene riversato "come un fiume in piena" su chi ha più vicino, come sta in questo momento capitando a lei; un semplice "come stai?" o "cos'hai fatto ieri?", possono essere vissute come un tentativo di controllo o una mancanza di fiducia, spesso proiettando quelle che sono le loro paure di ricaduta sugli altri.
In questo momento le consiglio di intraprendere un percorso con un professionista, perché prima di essere moglie è una donna che sta vivendo una fase di re-identificazione della sua sfera affettiva e famigliare, inoltre per aiutare suo marito deve prima di tutto essere serena lei.

Cordialmente
Buongiorno,
la reazione di suo marito è purtroppo comune in chi affronta un percorso di recupero dalla dipendenza: spesso si allontana da chi lo ha aiutato perché associa quelle persone al periodo più buio, sentendo vergogna o bisogno di affermare una nuova identità.

Il suo atteggiamento comprensivo e stabile è importante, soprattutto per vostro figlio, ma è essenziale che anche lei abbia un supporto. Valuti un percorso psicologico o un gruppo per familiari (come Al-Anon), per non restare sola in questo peso.

Continui a osservare senza pressioni, ma non dimentichi di prendersi cura anche di sé.

Resto a disposizione se desidera approfondire.
Dott.ssa Borgese Cristina
Dott.ssa Giulia Seppi
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, inanzittutto grazie per essersi aperta ed aver condiviso con questa chiarezza la sua situazione. Sicuramente è un momento di profondo cambiamento per suo marito che può portare a mettere in discussione oltre se stesso tutto quello che ha creato finora.
Mi sembra che lei, riconoscendo la sua fatica e aiutandolo il più possibile possa agevolare questo periodo di transizione, mi chiedo però quanta fatica stia facendo...
Come ha chiesto consiglio ai membri del gruppo non pensa che le potrebbe essere utile rivolgersi a qualcuno per essere a sua volta sostenuta?
Un saluto Dott.ssa Giulia Seppi
Dott.ssa Giulia Dockerty
Psicologo, Psicologo clinico
Milano

Gentilissima,
prima di tutto voglio ringraziarti per la condivisione così aperta e profonda del tuo vissuto. Le tue parole trasmettono tutta la fatica, la forza e il coraggio con cui stai affrontando una situazione estremamente complessa e hai tante domande ancora senza risposte chiare.

Quello che stai attraversando non è solo una crisi coniugale: è una vera e propria riorganizzazione emotiva e relazionale, dopo anni in cui, inconsapevolmente, hai portato avanti una relazione segnata da una dipendenza – la ludopatia – che agisce in modo subdolo e profondo non solo su chi ne soffre, ma anche su chi sta loro accanto.

Il fatto che tuo marito abbia iniziato un percorso di cura è un passaggio molto importante, ma spesso sottovalutiamo quanto questa fase – quella della ripresa – possa essere delicata, sia per chi si sta curando, sia per chi gli sta accanto. Come ti ha giustamente riportato la persona del gruppo che lo segue, non è raro che chi affronta la propria dipendenza sviluppi sentimenti contrastanti verso le persone più vicine: da una parte gratitudine, dall’altra anche vergogna, dolore e talvolta il desiderio, più o meno consapevole, di “prendere le distanze” da chi, pur avendo aiutato, è anche stato testimone delle cadute più dure. È un meccanismo psicologico di protezione della propria identità.

Tu ti stai comportando con una forza e una lucidità che colpiscono: stai tenendo l’equilibrio della casa, proteggendo tuo figlio, accogliendo il tuo compagno con rispetto e spazio, senza però annullarti. È evidente che stai facendo del tuo meglio, e questo va riconosciuto con grande rispetto.

Capisco perfettamente la tua domanda: "Mi sto comportando nel modo giusto?" Quello che stai facendo adesso, offrire uno spazio emotivo tranquillo, non incalzarlo con richieste, è spesso una delle vie più efficaci per permettere alla persona in cura di rielaborare i propri vissuti e relazioni, senza sentirsi giudicata o spinta a “scegliere” in un momento di confusione.

Detto questo, è fondamentale che anche tu possa avere uno spazio in cui sostenerti, raccontarti, essere accolta e aiutata a gestire l’ansia e la stanchezza che inevitabilmente emergono. Valuta seriamente la possibilità di iniziare un tuo percorso di sostegno psicologico o di partecipare a gruppi per familiari di persone con dipendenze. Perché anche tu stai vivendo un trauma relazionale importante, e meriti ascolto.

Ti mando un abbraccio sincero,
e resto a disposizione se vorrai scrivere ancora.
Dott.ssa Virginia Banfi
Psicologo, Psicologo clinico
Gorla Maggiore
Buongiorno, la situazione che ha esposto è molto complessa: immagino che lei si senta responsabile della serenità familiare. Penso che stia portando dei grossi pesi e che, indipendentemente dalla ludopatia di suo marito, sarebbe consigliabile una terapia di coppia per poter usufruire di uno spazio sicuro in cui poter avviare un dialogo aperto su diversi temi.
Dott.ssa Viviana Costa
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, non è cosi semplice uscire da una dipendenza da ludopatia da soli. Il consiglio che posso darle è quello di indirizzare suo marito da uno psicoterapeuta. Non credo sia una situazione di cui può farsi carico.
Dott. Sandro Mangano
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Cara signora,

La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Leggendo le sue parole, si percepisce chiaramente il suo stato di profonda ansia e incertezza. Ha affrontato con forza e dignità un problema devastante, per poi trovarsi di fronte a un altro, altrettanto inaspettato. Il suo dolore e le sue domande sono assolutamente comprensibili.

Le reazioni dopo un percorso di dipendenza
Quello che le è stato detto dalla persona che segue suo marito è, purtroppo, un fenomeno molto comune. La sua intuizione è giusta: la reazione di suo marito non è una semplice mancanza d'amore, ma un meccanismo psicologico complesso, legato al percorso che sta affrontando.

Rifiuto del passato e delle figure che lo rappresentano: Le persone che superano una dipendenza, specialmente una così umiliante come la ludopatia, sentono spesso il bisogno di fare "tabula rasa" del passato. Questo include il rifiuto delle persone che li hanno visti nel momento peggiore della loro vita. Lei, la sua famiglia e la famiglia di lui siete le persone che hanno assistito alla sua caduta, che lo hanno sostenuto ma che, inevitabilmente, gli hanno anche imposto dei limiti e lo hanno visto in uno stato di debolezza assoluta. Lei, suo malgrado, rappresenta per lui quel periodo buio che sta cercando disperatamente di lasciarsi alle spalle. Non è un rifiuto di lei come persona, ma un tentativo di allontanarsi dal ricordo di sé stesso come un "ludopata".

La necessità di un "nuovo inizio": La sua affermazione "il suo riscatto coincida con me che gli ricordo quei momenti" è incredibilmente lucida. In questa fase di rinascita, lui sente il bisogno di dimostrare a sé stesso di essere una persona nuova, forte, che non ha più bisogno di essere "salvata". Questa esigenza si manifesta a volte con il desiderio di cambiare vita completamente, a partire dal partner, per provare a sé stesso e al mondo di avercela fatta da solo.

Confusione e instabilità emotiva: Il fatto che sia confuso e non abbia ancora lasciato casa è un segnale molto importante. Se avesse davvero deciso di andarsene, lo avrebbe già fatto. Questo suo atteggiamento altalenante (la sua dichiarazione, il non andare via, l'evitare i familiari) è tipico di chi si trova in una profonda crisi identitaria, diviso tra il desiderio di un nuovo inizio e la consapevolezza del valore della sua famiglia.

Cosa fare e come comportarsi
Il suo comportamento, anche se dettato dall'ansia, è esattamente quello di cui ha bisogno adesso. Le do alcuni consigli per la sua serenità e quella di suo figlio:

Continui a dare spazio e a non forzare: L'atteggiamento sereno e non giudicante che sta adottando è la migliore strategia. Non lo soffochi con richieste di spiegazioni o scenate. Più lui si sentirà tranquillo a casa, meno sentirà la necessità di fuggire.

Si focalizzi su sé stessa: Lei ha affrontato una situazione logorante e ha bisogno di ritrovare la sua serenità, a prescindere da lui. Si concentri sul suo benessere, sull'affetto di suo figlio e sui suoi interessi. Mantenere la calma in casa è fondamentale per tutti e tre, ma non deve essere a costo della sua salute mentale.

Comunicazione non invasiva: Se dovesse capitare l'occasione di parlare, lo faccia in modo calmo e senza accusare. Potrebbe dire qualcosa come: "Mi rendo conto che tu stia vivendo un momento difficile e che io ti ricordi forse un periodo che vorresti dimenticare. Sappi che io sono qui, non per giudicarti, ma per sostenerti nel tuo percorso, se lo vorrai."

Cercare aiuto per sé stessa: Ha gestito tutto da sola per anni e ora ha bisogno di un supporto. Parli con un professionista, uno psicologo, che la aiuti a gestire l'ansia e a ritrovare le sue certezze, a prescindere da cosa deciderà suo marito. La sua sofferenza è reale e merita di essere affrontata.

Conclusione
Il fatto che lui sia ancora a casa è un grande punto a suo favore. La sua reazione è una crisi di identità, un rifiuto di un passato umiliante, e non necessariamente la fine del vostro matrimonio. Lei sta gestendo la situazione con una lucidità e una forza straordinarie. Continui a dare a lui lo spazio di cui ha bisogno per ritrovare sé stesso, ma non si dimentichi di dare anche a sé stessa l'aiuto che merita.

Distinti saluti,

Dott. Sandro Mangano
Psicologo
Dott. Luca Lepore
Psicologo, Psicologo clinico
Arese
Salve,
sono Psicologo Clinico e ho maturato una certa esperienza nel lavoro psicologico con giocatori d'azzardo e le persone attorno a loro. E' un problema molto complesso perchè come infatti racconta la sua esperienza, a differenza di altri problemi psicologici, la ludopatia ha un impatto enorme sulla vita del paziente e dei familiari. Reazioni di rabbia, allontanamento dei familiari, ansia, consumo di droghe, sono sintomi molto comuni nei giocatori. Ci sono diverse ferite aperte che ora stanno creando un certo dolore, consiglio di contattare uno psicologo che ti possa accompagnare ad affrontare le tue paure a ad aiutarti a trovare soluzioni per gestire questa complicata situazione.
Dott.ssa Cinzia Cosmi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno Signora, il racconto della sua storia fa trasparire senz'altro molta fatica e dispiacere. Si sono succeduti tradimenti di fiducia e incomprensioni che hanno probabilmente alimentato la vostra distanza. Potrebbe essere utile, per lei, ma anche per il benessere del suo bambino, che dalle sue parole si capisce che ha molto a cuore, chiedere un aiuto mirato, se non lo ha già fatto. Mi occupo di terapia relazionale da molto tempo, per cui se avesse bisogno, mi contatti pure. Saluti
Dott. Armin Villa
Psicologo
Turano Lodigiano
Salve, le sue argomentazioni sembrano essere tante ed inoltre, come lei stessa comunica, vive in uno stato ansioso non indifferente, in questi casi spesso si vive una forte confusione che non ci permette di vivere e vedere lucidamente la nostra vita ed i nostri pensieri; come se avessimo la testa nella "lavatrice". Le consiglio di affidarsi anche lei ad un professionista del settore per poter fare chiarezza dentro le dinamiche della sua vita, riordinando le emozioni e prendendosi cura di quella parte di sè che forse in questi anni ha trascurato per far fronte ai numerosi problemi. Questo percorso potrebbe darle nuova linfa per sostenere le difficoltà che affronta senza rischiare di crollare da sola.
Buongiorno gentile utente, grazie per la sua condivisione su questo tema delicato. Il fatto che suo marito esca di meno durante la settimana e che lo faccia in concomitanza degli incontri con il gruppo sulla ludopatia può farla stare più tranquilla, mi auguro che abbia effettivamente smesso di giocare e che la sua richiesta di allontanamento sia dovuta al senso di umiliazione, come suggeriva chi lo sta seguendo. Tuttavia io le suggerirei di ricercare un dialogo più diretto su questo nel caso suo marito dovesse perseverare sulla scelta di trovare un'altra sistemazione, in quel caso non dovranno esserci zone d'ombra.
Chiudo con un'ultima considerazione, se il problema di suo marito risale ad anni fa, e anche se si è risolto adesso continuano ad esserci tensioni tra voi è importante che lei si prenda cura di sé, come lei ha detto prova ansia in questo periodo, lo stato di allerta a lungo termine provoca sofferenza, consideri la possibilità di ricercare uno spazio per sé e, se sente il bisogno, di parlare con un professionista, oppure di dedicarsi dei momenti durante la settimana in cui ha modo di distogliere l'attenzione da quanto accade nelle mura domestiche facendo un'attività che le piace.
Cordialmente,
Dott.ssa Palumbo
Dott.ssa Mariele Carnevale
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Carissima, posso immaginare il vissuto di ansia misto a speranza che sta vivendo in questo momento della sua vita. Ho lavorato nel contesto delle dipendenze patologiche e comprendo bene il disagio che la ludopatia può causare a chi ne soffre, ma soprattutto ai suoi familiari. Il senso di precarietà che Lei sta vivendo, come se la calma apparente potesse improvvisamente esplodere e tramutarsi nel suo contrario, può rendere difficile affrontare la quotidianità e la crescita di un figlio con serenità. La strategia che ora ha trovato per affrontare questa situazione complessa e faticosa è sicuramente adatta, ma mi chiedo se c'è qualcos'altro che potrebbe essere tentato. Per esempio, per lei è possibile instaurare una comunicazione affettiva con suo marito, in cui dialogate di come questa situazione vi fa sentire singolarmente e nell'ambito della vita di coppia? Quali emozioni prova verso suo marito in questo momento? Quali emozioni immagina che suo marito possa provare verso di lei e verso i suoi familiari? La invito a riflettere su questi punti. Se ha bisogno di un accompagnamento, non esiti a chiedere aiuto per affrontare insieme questo delicato momento.
Un caro saluto,
dott.ssa Mariele Carnevale
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, le reazioni di suo marito sono piuttosto comuni nei percorsi di uscita dalla ludopatia: spesso chi si sta disintossicando prende le distanze da chi rappresenta, anche inconsapevolmente, il ricordo della propria fase più buia. Questo non significa che non ci sia più affetto, ma che sta attraversando una fase di ricostruzione di sé molto delicata. Sta facendo bene a mantenere un clima sereno in casa, soprattutto per vostro figlio, ma è importante che anche lei abbia uno spazio per sé. Un supporto da parte di uno psicologo psicoterapeuta, magari integrato con tecniche di Mindfulness, potrebbe aiutarla a gestire l’ansia e ritrovare un equilibrio più stabile. Il comportamento di suo marito, per ora, sembra più legato a confusione interiore che a un distacco affettivo netto. Continui a osservare senza forzare, ma non dimentichi di prendersi cura anche di sé. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Marta Vanola
Psicologo, Psicologo clinico
Abbiategrasso
Buongiorno, ciò che racconta è un fenomeno conosciuto nei percorsi di recupero. Spesso, quando una persona inizia a recuperare lucidità e autonomia, prova un misto di vergogna, rabbia e bisogno di distanziarsi da chi rappresenta, nella memoria, gli anni della caduta e delle umiliazioni. Non è necessariamente un segno di mancanza di affetto reale, ma può essere una fase di “separazione emotiva” utile a ricostruire la propria identità.
Questa dinamica può giustamente sembrare crudele a chi, come lei, ha sostenuto e protetto, ma è parte di un processo di riassestamento. Il comportamento che lei sta adottando, mantenere un clima sereno in casa, dare spazio, proteggere il figlio dal conflitto è già molto accorto e spesso consigliato dagli stessi gruppi di supporto per creare un ambiente stabile in cui il partner possa rielaborare. Attenzione però, il comportamento accogliente e non invadente che lei sta adottando è adeguato, ma non deve diventare un auto-sacrificio totale. Le consiglio di farsi aiutare in questo affidandosi ad un supporto esterno. Un supporto psicologico la aiuterà a non isolarsi e a ricordarsi che la confusione del marito, non è colpa sua e questo potrà aiutarla a reggere questa fase con più serenità e ad affrontare le cose sapendo anche mettere al centro sé stessa, suo figlio senza rischiare appunto di sacrificarsi totalmente a discapito del suo benessere.
Comprendo quanto la situazione che descrive possa essere fonte di grande fatica e incertezza. I percorsi di recupero da una dipendenza, come nel caso della ludopatia, possono portare a fasi di confusione e di riorganizzazione personale che spesso incidono anche sulle relazioni più significative. È naturale che, come partner, lei viva con ansia e preoccupazione questo momento di cambiamento.
Può essere utile, per sé, avere uno spazio di sostegno psicologico in cui elaborare le emozioni legate a quanto sta accadendo e ritrovare un proprio equilibrio, indipendentemente dalle scelte di suo marito. Un percorso di questo tipo potrebbe aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni e a gestire con maggiore serenità la situazione familiare.
Dott.ssa Marilyn Imperioso
Psicoterapeuta, Psicologo
Melegnano
Buongiorno,
dalle sue parole emerge chiaramente il dolore per questi anni difficili e la preoccupazione per il rapporto matrimoniale e familiare. Nei momenti di forte messa in discussione personale e identitaria, come può accadere durante un percorso di cura, è possibile che anche la relazione di coppia ne risenta.
Per questo motivo, nei servizi che si occupano di dipendenze patologiche sono spesso previsti percorsi di coppia o interventi di sostegno psicologico rivolti ai familiari. E' importante che anche lei possa avere uno spazio di ascolto e supporto, dove valutare – tra le altre cose – l’eventuale necessità o fattibilità di un percorso di coppia.
In caso di difficoltà economiche, è possibile rivolgersi ai SerD/SerT o agli SMI. In alternativa, può essere utile contattare associazioni dedicate ai familiari delle persone con dipendenza dal gioco, oppure rivolgersi ai Consultori Familiari, che in alcuni casi offrono anche sostegno psicologico, legale o percorsi di mediazione in situazioni di separazione.
Credo sia fondamentale che anche lei possa prendersi cura della propria sofferenza, legata sia agli anni trascorsi che alla situazione attuale, e occuparsi anche dei propri bisogni e non solo di quelli di suo marito.
Le auguro di ritrovare maggiore serenità. Cordiali saluti
Dott.ssa Martina Rignanese
Psicologo, Psicologo clinico
Garbagnate Milanese
Buongiorno,

quello che stai vivendo è comprensibilmente molto pesante, e stai già facendo un grande lavoro nel mantenere calma e stabilità per tuo figlio. La reazione di tuo marito può essere frequente nelle persone che iniziano un percorso di recupero dalla dipendenza: vergogna, senso di colpa e bisogno di “ricostruirsi” possono portarli ad allontanarsi proprio da chi li ha sostenuti. Potrebbe essere, tuttavia, qualcosa di transitorio.

Allo stesso tempo è fondamentale che anche tu abbia un supporto:

- una psicoterapia individuale (privatamente oppure tramite consultori),

- oppure gruppi per familiari di persone con dipendenze (ce ne sono diversi, eventualmente puoi chiedere al SerD più vicino a te di indicarti quelli presenti sul tuo territorio).

La dipendenza coinvolge tutta la famiglia, e non è giusto affrontare tutto questo da sola.

Suggerisco di continuare a mantenere un dialogo tranquillo, senza forzare, e di proteggere il tuo benessere: con il giusto supporto riuscirai a gestire meglio l’ansia e a capire come muoverti.

Un caro saluto

Dott.ssa Martina Rignanese
Dott. Francesco Pellino
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Milano
Non è colpa tua se stai vivendo questa situazione. È però una tua responsabilità vivere bene e non stare in questo stato di disequilibrio e sofferenza. Non colludere col comportamento narcisistico di chi ha avuto delle addiction forti. Ti consiglierei un percorso psicologico, potrebbe essere fondamentale per capire dentro te cosa c'è e come farlo uscire.

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