Buongiorno, Ho scoperto da qualche giorno che il mio compagno ha problemi con il gioco. Mi ha detto
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Buongiorno,
Ho scoperto da qualche giorno che il mio compagno ha problemi con il gioco. Mi ha detto di non aver mai scommesso grandi somme, anche dato dal fatto che non guadagna moltissimi soldi, ma che si è reso conto di aver bisogno di aiuto perchè la frequenza delle giocate sta aumentando.
Stiamo insieme da 7 anni e conviviamo da due e io vorrei stargli vicino ma non so se riuscirò ancora a fidarmi di lui.
So che sarà un percorso lungo e difficile e che devo già apprezzare il fatto che abbia chiesto aiuto ma stare dall'altra parte non è comunque facile.
Inoltre, non so come comportarmi con lui nel quotidiano, una volta passate delusione rabbia.
Ho scoperto da qualche giorno che il mio compagno ha problemi con il gioco. Mi ha detto di non aver mai scommesso grandi somme, anche dato dal fatto che non guadagna moltissimi soldi, ma che si è reso conto di aver bisogno di aiuto perchè la frequenza delle giocate sta aumentando.
Stiamo insieme da 7 anni e conviviamo da due e io vorrei stargli vicino ma non so se riuscirò ancora a fidarmi di lui.
So che sarà un percorso lungo e difficile e che devo già apprezzare il fatto che abbia chiesto aiuto ma stare dall'altra parte non è comunque facile.
Inoltre, non so come comportarmi con lui nel quotidiano, una volta passate delusione rabbia.
Buongiorno, ha messo in luce un problema molto serio: la difficoltà del partner o della famiglia in generale che deve gestire un membro con una dipendenza (la ludopatia è una dipendenza a tutti gli effetti). Delusione, rabbia, mancanza di fiducia sono solo alcune delle emozioni che è normale provare in questa situazione. Presso il Servizio per le Dipendenze della sua zona potrebbe trovare supporto per lui e, in alcuni casi, anche per lei. Ad ogni modo, si prenda cura del proprio benessere più che mai, perché altrimenti non sarà in grado di prendersi cura di nessuno. Un supporto psicologico per lei in questo periodo o anche una terapia di coppia potrebbe aiutarvi a prendere le decisioni giuste ed imparare a gestire impulsi ed emozioni. In bocca al lupo!
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Salve,
lo accompagni alla cura presso consulenti esperti e si faccia anche lei aiutare, deve capire la pericolosità del fenomeno per poter sostenere il suo compagno. Buon percorso.
lo accompagni alla cura presso consulenti esperti e si faccia anche lei aiutare, deve capire la pericolosità del fenomeno per poter sostenere il suo compagno. Buon percorso.
Capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa per Lei. È importante riconoscere il valore del passo che il Suo compagno ha fatto chiedendo aiuto, ma allo stesso tempo è comprensibile la Sua difficoltà nel gestire le emozioni di delusione e sfiducia.
Nel quotidiano, può essere utile mantenere un dialogo aperto e chiaro, stabilendo insieme limiti e modalità concrete per affrontare il percorso di cura, senza però caricarsi interamente della responsabilità del suo cambiamento. È fondamentale che anche Lei si prenda spazio per sé e per elaborare ciò che sta vivendo.
Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la situazione e individuare strategie di sostegno adeguate durante un colloquio conoscitivo.
Nel quotidiano, può essere utile mantenere un dialogo aperto e chiaro, stabilendo insieme limiti e modalità concrete per affrontare il percorso di cura, senza però caricarsi interamente della responsabilità del suo cambiamento. È fondamentale che anche Lei si prenda spazio per sé e per elaborare ciò che sta vivendo.
Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la situazione e individuare strategie di sostegno adeguate durante un colloquio conoscitivo.
Gentile Signora, comprendo le difficoltà e i timori che sta vivendo, molto comuni tra l’altro nei partner di persone che hanno problemi con il gioco. Le emozioni che sta provando sono tutte valide, anche se probabilmente ambivalenti: da un lato prova delusione, sfiducia e rabbia, dall’altro la voglia e il desiderio di aiutare il suo compagno. La richiesta di aiuto da parte di lui è infatti un segnale prezioso, ma non cancella automaticamente l’impatto che questa scoperta ha avuto su di lei. Fidarsi di nuovo non è un atto di volontà che può essere recuperato immediatamente ma gradualmente, in un processo che può richiedere tempo.
Il gioco patologico non riguarda solo la gestione del denaro ma anche e soprattutto il rapporto del soggetto con il proprio grado di impulsività, la capacità di autoregolazione emotiva e il bisogno di anestetizzare dei vissuti o riempire dei vuoti interni. Sapere questo non significa giustificare, ma aiutarsi a capire, perché spesso chi gioca non mente per cattiveria, ma per vergogna o paura.
Quanto detto però non rende meno reale la frattura che lei può avvertire nel legame. Stare dall’altra parte come dice lei è faticosissimo perché ci si trova in un ruolo ambiguo: non si è terapeuti né controllori, e non si rimane indifferenti nei confronti dell’altro. Come partner “ferito” in questo momento complicato lei ha tutto il diritto di tenere presente quali siano i propri bisogni, di avvertire limiti e paure, e di volere recuperare il proprio senso di sicurezza nelle sue modalità all’interno della relazione.
Nel quotidiano dopo che rabbia e delusione si saranno un po’ attenuati, può essere utile stabilire con calma cosa per lei è tollerabile e cosa no, comunicandolo al suo compagno.
È fondamentale che lui abbia chiesto aiuto e che dia seguito a questa richiesta rivolgendosi a un professionista della salute mentale specializzato. Lei può stargli vicina se vuole, senza necessariamente farsi carico in prima persona del peso e delle responsabilità che attengono a lui. La fiducia non va forzata ma ricostruita naturalmente, non con promesse ma per comprovate dimostrazioni nel tempo.
Spero di esserLe stato di aiuto e faccio ad entrambi i miei migliori auguri.
Un cordiale saluto.
Il gioco patologico non riguarda solo la gestione del denaro ma anche e soprattutto il rapporto del soggetto con il proprio grado di impulsività, la capacità di autoregolazione emotiva e il bisogno di anestetizzare dei vissuti o riempire dei vuoti interni. Sapere questo non significa giustificare, ma aiutarsi a capire, perché spesso chi gioca non mente per cattiveria, ma per vergogna o paura.
Quanto detto però non rende meno reale la frattura che lei può avvertire nel legame. Stare dall’altra parte come dice lei è faticosissimo perché ci si trova in un ruolo ambiguo: non si è terapeuti né controllori, e non si rimane indifferenti nei confronti dell’altro. Come partner “ferito” in questo momento complicato lei ha tutto il diritto di tenere presente quali siano i propri bisogni, di avvertire limiti e paure, e di volere recuperare il proprio senso di sicurezza nelle sue modalità all’interno della relazione.
Nel quotidiano dopo che rabbia e delusione si saranno un po’ attenuati, può essere utile stabilire con calma cosa per lei è tollerabile e cosa no, comunicandolo al suo compagno.
È fondamentale che lui abbia chiesto aiuto e che dia seguito a questa richiesta rivolgendosi a un professionista della salute mentale specializzato. Lei può stargli vicina se vuole, senza necessariamente farsi carico in prima persona del peso e delle responsabilità che attengono a lui. La fiducia non va forzata ma ricostruita naturalmente, non con promesse ma per comprovate dimostrazioni nel tempo.
Spero di esserLe stato di aiuto e faccio ad entrambi i miei migliori auguri.
Un cordiale saluto.
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, in merito a quanto ha scritto, la sua reazione è del tutto comprensibile: scoprire un problema di gioco in una relazione lunga mette in crisi fiducia, sicurezza e progetto di coppia. Il fatto che il suo compagno abbia riconosciuto il problema e chiesto aiuto è un segnale positivo, ma non cancella automaticamente la ferita. La fiducia non si decide: si ricostruisce nel tempo, attraverso coerenza e fatti concreti. È legittimo che ora lei non riesca a fidarsi come prima. Nel quotidiano potrebbe stagli vicino; comunicare sempre in modo chiaro quello che sente/prova; dare spazio ai propri bisogni se lo ritiene necessario. Ricordi che anche lei è coinvolta e ha diritto a tutelare il proprio equilibrio. Prendersi cura di sé non significa abbandonare l’altro, ma rendere la relazione più sana e sostenibile.
Resto a disposizione, buona giornata.
Resto a disposizione, buona giornata.
Buongiorno,
quello che racconti è molto comprensibile. Quando emerge un problema di gioco d’azzardo non riguarda solo chi gioca, ma anche chi gli sta accanto. È normale sentirsi scossi, arrabbiati, delusi, e allo stesso tempo desiderosi di aiutare. Queste emozioni possono convivere, senza che una escluda l’altra.
Ci sono alcuni punti importanti che possono aiutarti a orientarti:
1. Il fatto che lui abbia chiesto aiuto è un segnale molto significativo
Riconoscere il problema e verbalizzarlo è un primo passo fondamentale. Non significa che il percorso sarà semplice o lineare, ma indica una presa di consapevolezza che non va data per scontata.
2. La fiducia non si “decide”, si ricostruisce nel tempo
È normale che ora tu faccia fatica a fidarti. La fiducia non torna per volontà o per promesse, ma attraverso comportamenti coerenti, continui e verificabili nel tempo. Non sentirti in colpa se oggi non riesci a “stare tranquilla”.
3. Stargli vicino non significa controllarlo o sacrificarti
Puoi sostenerlo senza assumerti il ruolo di “controllore”, “salvatrice” o “garante”. È importante che la responsabilità del percorso resti sua, con l’aiuto di professionisti o gruppi dedicati. Tu puoi essere una presenza, non il contenitore di tutto.
4. Nel quotidiano: chiarezza, non rigidità
Può essere utile:
parlare apertamente di limiti concreti (ad esempio sulla gestione del denaro, almeno all’inizio);
evitare interrogatori continui, che spesso alimentano tensione e difese;
dirti e dirgli che anche tu hai bisogno di tempo e spazio per elaborare ciò che stai vivendo.
5. Anche tu hai diritto a un sostegno
Stare “dall’altra parte” è faticoso. Molti partner di persone con ludopatia sperimentano ansia, ipervigilanza, senso di solitudine. Valuta seriamente uno spazio tuo di confronto (psicologico o gruppi per familiari): non è un fallimento, è una forma di tutela.
6. È un percorso lungo, ma non deve essere affrontato da soli
La ludopatia è una dipendenza comportamentale riconosciuta. Con un percorso adeguato (servizi pubblici, professionisti, gruppi di auto-aiuto) è possibile lavorare sulla riduzione e sull’interruzione del comportamento di gioco.
Stai già facendo molto cercando di capire come muoverti. Puoi stargli vicino senza annullarti, puoi avere fiducia nel percorso senza forzarti a fidarti subito, e puoi prenderti cura di te senza sentirti egoista.
Se senti che la confusione o la fatica diventano troppo grandi, chiedere un aiuto anche per te è un passo di grande lucidità.
quello che racconti è molto comprensibile. Quando emerge un problema di gioco d’azzardo non riguarda solo chi gioca, ma anche chi gli sta accanto. È normale sentirsi scossi, arrabbiati, delusi, e allo stesso tempo desiderosi di aiutare. Queste emozioni possono convivere, senza che una escluda l’altra.
Ci sono alcuni punti importanti che possono aiutarti a orientarti:
1. Il fatto che lui abbia chiesto aiuto è un segnale molto significativo
Riconoscere il problema e verbalizzarlo è un primo passo fondamentale. Non significa che il percorso sarà semplice o lineare, ma indica una presa di consapevolezza che non va data per scontata.
2. La fiducia non si “decide”, si ricostruisce nel tempo
È normale che ora tu faccia fatica a fidarti. La fiducia non torna per volontà o per promesse, ma attraverso comportamenti coerenti, continui e verificabili nel tempo. Non sentirti in colpa se oggi non riesci a “stare tranquilla”.
3. Stargli vicino non significa controllarlo o sacrificarti
Puoi sostenerlo senza assumerti il ruolo di “controllore”, “salvatrice” o “garante”. È importante che la responsabilità del percorso resti sua, con l’aiuto di professionisti o gruppi dedicati. Tu puoi essere una presenza, non il contenitore di tutto.
4. Nel quotidiano: chiarezza, non rigidità
Può essere utile:
parlare apertamente di limiti concreti (ad esempio sulla gestione del denaro, almeno all’inizio);
evitare interrogatori continui, che spesso alimentano tensione e difese;
dirti e dirgli che anche tu hai bisogno di tempo e spazio per elaborare ciò che stai vivendo.
5. Anche tu hai diritto a un sostegno
Stare “dall’altra parte” è faticoso. Molti partner di persone con ludopatia sperimentano ansia, ipervigilanza, senso di solitudine. Valuta seriamente uno spazio tuo di confronto (psicologico o gruppi per familiari): non è un fallimento, è una forma di tutela.
6. È un percorso lungo, ma non deve essere affrontato da soli
La ludopatia è una dipendenza comportamentale riconosciuta. Con un percorso adeguato (servizi pubblici, professionisti, gruppi di auto-aiuto) è possibile lavorare sulla riduzione e sull’interruzione del comportamento di gioco.
Stai già facendo molto cercando di capire come muoverti. Puoi stargli vicino senza annullarti, puoi avere fiducia nel percorso senza forzarti a fidarti subito, e puoi prenderti cura di te senza sentirti egoista.
Se senti che la confusione o la fatica diventano troppo grandi, chiedere un aiuto anche per te è un passo di grande lucidità.
Buongiorno,
scoprire che il proprio partner ha problemi legati alla sfera del gioco d'azzardo è un evento che destabilizza ed è più che comprensibile che lei possa sentirsi delusa, arrabbiata e sfiduciata. Sono risposte fisiologiche del nostro corpo e non implicano una mancanza di amore. Ritengo che sia stato un passaggio molto importante il riconoscimento del problema da parte del suo compagno, è un primo passo di cura, ma certamente permangono le conseguenze emotive di questo momento. Come diceva bene lei, il percorso di cura di una dipendenza non è semplice, nè lineare ma si costruisce nel tempo. Lei potrà stargli accanto, senza assumersi il ruolo di salvatrice, riconoscendone gli sforzi ma senza negare il dolore che lei stessa prova, senza sforzarsi di fidarsi subito, riconoscendo anche i suoi vissuti emotivi che meritano spazio e ascolto. In questo senso, un percorso di sostegno potrebbe aiutarla a sentirsi ascoltata, riconosciuta e autorizzata ad esplorare anche le sue emozioni.
Dott.ssa Teresa Luzzi
scoprire che il proprio partner ha problemi legati alla sfera del gioco d'azzardo è un evento che destabilizza ed è più che comprensibile che lei possa sentirsi delusa, arrabbiata e sfiduciata. Sono risposte fisiologiche del nostro corpo e non implicano una mancanza di amore. Ritengo che sia stato un passaggio molto importante il riconoscimento del problema da parte del suo compagno, è un primo passo di cura, ma certamente permangono le conseguenze emotive di questo momento. Come diceva bene lei, il percorso di cura di una dipendenza non è semplice, nè lineare ma si costruisce nel tempo. Lei potrà stargli accanto, senza assumersi il ruolo di salvatrice, riconoscendone gli sforzi ma senza negare il dolore che lei stessa prova, senza sforzarsi di fidarsi subito, riconoscendo anche i suoi vissuti emotivi che meritano spazio e ascolto. In questo senso, un percorso di sostegno potrebbe aiutarla a sentirsi ascoltata, riconosciuta e autorizzata ad esplorare anche le sue emozioni.
Dott.ssa Teresa Luzzi
Buongiorno,
la situazione che descrive è molto comune quando ci si trova di fronte a un problema di gioco d’azzardo all’interno della coppia. È importante riconoscere e apprezzare il fatto che il suo compagno abbia chiesto aiuto: questo è già un primo passo fondamentale verso il cambiamento. Allo stesso tempo, è del tutto naturale che lei provi dubbi, rabbia o difficoltà a fidarsi di nuovo.
Il percorso di recupero dal gioco può essere lungo e richiede impegno costante, sia da parte della persona coinvolta sia da chi le sta vicino. Nel quotidiano può essere utile stabilire limiti chiari e condivisi, comunicare in modo aperto ma senza giudizio e tutelare anche il proprio benessere emotivo. È altrettanto importante non assumersi da sola la responsabilità del cambiamento del partner: il supporto di uno specialista, come uno psicologo o un centro per i disturbi da gioco, è fondamentale sia per lui sia per voi come coppia.
Affrontare insieme la situazione con supporto professionale può aiutare a ritrovare fiducia gradualmente e a gestire le emozioni che emergono, senza sentirsi sopraffatti.
Per questi motivi, è consigliabile approfondire la questione con uno specialista che possa accompagnarvi passo passo in questo percorso.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrive è molto comune quando ci si trova di fronte a un problema di gioco d’azzardo all’interno della coppia. È importante riconoscere e apprezzare il fatto che il suo compagno abbia chiesto aiuto: questo è già un primo passo fondamentale verso il cambiamento. Allo stesso tempo, è del tutto naturale che lei provi dubbi, rabbia o difficoltà a fidarsi di nuovo.
Il percorso di recupero dal gioco può essere lungo e richiede impegno costante, sia da parte della persona coinvolta sia da chi le sta vicino. Nel quotidiano può essere utile stabilire limiti chiari e condivisi, comunicare in modo aperto ma senza giudizio e tutelare anche il proprio benessere emotivo. È altrettanto importante non assumersi da sola la responsabilità del cambiamento del partner: il supporto di uno specialista, come uno psicologo o un centro per i disturbi da gioco, è fondamentale sia per lui sia per voi come coppia.
Affrontare insieme la situazione con supporto professionale può aiutare a ritrovare fiducia gradualmente e a gestire le emozioni che emergono, senza sentirsi sopraffatti.
Per questi motivi, è consigliabile approfondire la questione con uno specialista che possa accompagnarvi passo passo in questo percorso.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Il gioco patologico è un problema complesso curabile attraverso un percorso psicologico e talora anche con l'aiuto dei farmaci. A mio parere anche i familiari avrebbero bisogno di un supporto psicologico per capire meglio il problema specifico del congiunto e per esplorare strategie utili a supportarlo.
La situazione che descrivi è delicata e comprensibilmente dolorosa. Scoprire un problema di gioco nel partner mette in crisi non solo la fiducia, ma anche la stabilità della coppia. È importante riconoscere che il fatto che il tuo compagno abbia chiesto aiuto è un segnale significativo: non cancella la ferita, ma indica una possibilità di cambiamento.
Allo stesso tempo, è legittimo che tu ti senta confusa, arrabbiata o diffidente. Stargli vicino non significa mettere da parte i tuoi bisogni o forzarti a fidarti subito. Un percorso di supporto, individuale o di coppia, può aiutare entrambi a capire come affrontare il problema del gioco e come ricostruire un clima di sicurezza nella relazione, passo dopo passo.
Allo stesso tempo, è legittimo che tu ti senta confusa, arrabbiata o diffidente. Stargli vicino non significa mettere da parte i tuoi bisogni o forzarti a fidarti subito. Un percorso di supporto, individuale o di coppia, può aiutare entrambi a capire come affrontare il problema del gioco e come ricostruire un clima di sicurezza nella relazione, passo dopo passo.
Credo che sia utile che anche tu abbia un sostegno per capire e gestire al meglio la relazione con lui, ma anche per dare spazio all'emotività e ai sentimenti ambivalenti che ti porti dentro.
Buongiorno,
la situazione che descrive è delicata e comprensibilmente carica di emozioni contrastanti. È comprensibile sentirsi combattuti tra il desiderio di sostenere l’altro e la fatica, la rabbia, la delusione e il timore di non riuscire più a fidarsi come prima. Il fatto che lui abbia riconosciuto il problema e chiesto aiuto rappresenta certamente un primo passo importante, ma questo non rende meno complesso ciò che lei sta vivendo “dall’altra parte”.
Anche chi è vicino a una persona con una dipendenza può sentire il bisogno di uno spazio in cui potersi fermare, dare voce alle proprie emozioni e orientarsi rispetto a come prendersi cura di sé mentre cerca di essere presente per il partner.
Un supporto psicologico può essere utile proprio per accompagnarla in questo momento, aiutandola a comprendere come stare nella relazione, quali confini siano per lei necessari e come affrontare il quotidiano una volta che le emozioni più intense, come la rabbia e la delusione, iniziano a sedimentarsi.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
la situazione che descrive è delicata e comprensibilmente carica di emozioni contrastanti. È comprensibile sentirsi combattuti tra il desiderio di sostenere l’altro e la fatica, la rabbia, la delusione e il timore di non riuscire più a fidarsi come prima. Il fatto che lui abbia riconosciuto il problema e chiesto aiuto rappresenta certamente un primo passo importante, ma questo non rende meno complesso ciò che lei sta vivendo “dall’altra parte”.
Anche chi è vicino a una persona con una dipendenza può sentire il bisogno di uno spazio in cui potersi fermare, dare voce alle proprie emozioni e orientarsi rispetto a come prendersi cura di sé mentre cerca di essere presente per il partner.
Un supporto psicologico può essere utile proprio per accompagnarla in questo momento, aiutandola a comprendere come stare nella relazione, quali confini siano per lei necessari e come affrontare il quotidiano una volta che le emozioni più intense, come la rabbia e la delusione, iniziano a sedimentarsi.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Gentile utente,
scoprire un problema di gioco dentro una relazione stabile scuote molto: fiducia, sicurezza, progetti. Il fatto che il suo compagno abbia riconosciuto la difficoltà e le abbia parlato di un bisogno di aiuto è un segnale prezioso, perché la consapevolezza è spesso il primo vero passo verso il cambiamento. Anche il suo vissuto merita spazio: stare accanto a una persona con una dipendenza può attivare rabbia, delusione, paura e insieme il desiderio di proteggere il legame.
Nel quotidiano può aiutarla tenere due linee chiare: vicinanza emotiva e confini pratici. La vicinanza emotiva significa poter dire “ti sono accanto se ti curi, se affronti il problema in modo serio”, senza trasformarsi in controllore o in salvatore. I confini pratici servono a proteggere lei e la relazione: trasparenza sui conti, regole condivise sulla gestione del denaro, niente “coperture” o prestiti per recuperare perdite, scelta di un percorso specifico per il gioco (servizi per le dipendenze, terapeuta con esperienza in ludopatia, gruppi dedicati). In questo modo il problema viene trattato con strumenti adeguati e non resta affidato alla forza di volontà o alla buona intenzione.
Sulla fiducia: può tornare, con il tempo, quando vede coerenza tra parole e fatti. Le promesse contano, la continuità conta di più. Lei può darsi il permesso di essere prudente: fidarsi non è un interruttore, è un processo.
Quando rabbia e delusione si attenuano, spesso resta una domanda: “come faccio a stare in questa situazione senza consumarmi?”. In questi casi è utile che anche lei abbia un suo spazio di sostegno, individuale o in gruppo per familiari/partner di persone con dipendenza. Aiuta a non portare tutto da sola e a restare lucida.
Se vuole, può iniziare con una frase semplice che mette insieme cura e confini:
“Ti voglio bene e mi interessa il nostro rapporto. Per me diventa possibile andare avanti se affronti questa cosa in modo concreto, con un percorso e con trasparenza. Io ci sono, dentro queste condizioni.”
Un caro saluto,
Gabriele
scoprire un problema di gioco dentro una relazione stabile scuote molto: fiducia, sicurezza, progetti. Il fatto che il suo compagno abbia riconosciuto la difficoltà e le abbia parlato di un bisogno di aiuto è un segnale prezioso, perché la consapevolezza è spesso il primo vero passo verso il cambiamento. Anche il suo vissuto merita spazio: stare accanto a una persona con una dipendenza può attivare rabbia, delusione, paura e insieme il desiderio di proteggere il legame.
Nel quotidiano può aiutarla tenere due linee chiare: vicinanza emotiva e confini pratici. La vicinanza emotiva significa poter dire “ti sono accanto se ti curi, se affronti il problema in modo serio”, senza trasformarsi in controllore o in salvatore. I confini pratici servono a proteggere lei e la relazione: trasparenza sui conti, regole condivise sulla gestione del denaro, niente “coperture” o prestiti per recuperare perdite, scelta di un percorso specifico per il gioco (servizi per le dipendenze, terapeuta con esperienza in ludopatia, gruppi dedicati). In questo modo il problema viene trattato con strumenti adeguati e non resta affidato alla forza di volontà o alla buona intenzione.
Sulla fiducia: può tornare, con il tempo, quando vede coerenza tra parole e fatti. Le promesse contano, la continuità conta di più. Lei può darsi il permesso di essere prudente: fidarsi non è un interruttore, è un processo.
Quando rabbia e delusione si attenuano, spesso resta una domanda: “come faccio a stare in questa situazione senza consumarmi?”. In questi casi è utile che anche lei abbia un suo spazio di sostegno, individuale o in gruppo per familiari/partner di persone con dipendenza. Aiuta a non portare tutto da sola e a restare lucida.
Se vuole, può iniziare con una frase semplice che mette insieme cura e confini:
“Ti voglio bene e mi interessa il nostro rapporto. Per me diventa possibile andare avanti se affronti questa cosa in modo concreto, con un percorso e con trasparenza. Io ci sono, dentro queste condizioni.”
Un caro saluto,
Gabriele
Cara signora è normale sentirsi divisi tra il desiderio di essere di sostegno al suo compagno e la rabbia, e il timore di non potersi più fidare.
Il fatto che lui abbia riconosciuto il problema e chiesto aiuto è un passo importante ma richiederà sicuramente del tempo.
Cerchi di ascoltarsi e valutare cosa in questo momento è disposta ad offrire e dove invece necessita di un confine. Qualora non ci riuscisse da sola provi a contattare uno/a psicoterapeuta che la possa aiutare. Le auguro il meglio.
Il fatto che lui abbia riconosciuto il problema e chiesto aiuto è un passo importante ma richiederà sicuramente del tempo.
Cerchi di ascoltarsi e valutare cosa in questo momento è disposta ad offrire e dove invece necessita di un confine. Qualora non ci riuscisse da sola provi a contattare uno/a psicoterapeuta che la possa aiutare. Le auguro il meglio.
Buongiorno, va benissimo che lui abbia chiesto aiuto, e suggerisco anche a lei di cercarlo per gestire le tante e complesse emozioni che sono sorte per questa problematica. Buona vita!
Buongiorno,
il fatto che il suo compagno abbia riconosciuto il problema e chiesto aiuto è un passo molto importante. Allo stesso tempo è normale che per lei siano emerse rabbia, delusione e soprattutto una ferita nella fiducia: stare accanto a una persona che vive una dipendenza non è semplice.
In una relazione il gioco non riguarda solo chi gioca, ma cambia gli equilibri della coppia. È comprensibile quindi sentirsi divisa tra il desiderio di sostenerlo e la paura di soffrire ancora.
Stargli vicino non significa controllarlo o annullarsi, ma costruire piano piano confini chiari e una fiducia che si ricrea nel tempo, attraverso trasparenza e responsabilità. Parlare apertamente di come vi sentite entrambi e sostenere il suo percorso di aiuto, senza farvene carico al posto suo, può fare la differenza.
Se possibile, anche un supporto di coppia può essere molto utile per attraversare questo momento insieme.
È giusto riconoscere il suo impegno nel chiedere aiuto, ma è altrettanto importante prendersi cura delle sue emozioni.
il fatto che il suo compagno abbia riconosciuto il problema e chiesto aiuto è un passo molto importante. Allo stesso tempo è normale che per lei siano emerse rabbia, delusione e soprattutto una ferita nella fiducia: stare accanto a una persona che vive una dipendenza non è semplice.
In una relazione il gioco non riguarda solo chi gioca, ma cambia gli equilibri della coppia. È comprensibile quindi sentirsi divisa tra il desiderio di sostenerlo e la paura di soffrire ancora.
Stargli vicino non significa controllarlo o annullarsi, ma costruire piano piano confini chiari e una fiducia che si ricrea nel tempo, attraverso trasparenza e responsabilità. Parlare apertamente di come vi sentite entrambi e sostenere il suo percorso di aiuto, senza farvene carico al posto suo, può fare la differenza.
Se possibile, anche un supporto di coppia può essere molto utile per attraversare questo momento insieme.
È giusto riconoscere il suo impegno nel chiedere aiuto, ma è altrettanto importante prendersi cura delle sue emozioni.
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