buonasera, mesi fa ho confessato alla mia compagna di avere una dipendenza da gioco d'azzardo ed ho

25 risposte
buonasera, mesi fa ho confessato alla mia compagna di avere una dipendenza da gioco d'azzardo ed ho deciso di farmi aiutare in un centro che trattano questa patologia. è stato dolorosissimo confessarlo e vedere la delusione e la rabbia di una persona che amo. purtroppo lei non riesce a farsene una ragione, ha perso completamente fiducia e stima in me. io mi sento malissimo al pensiero del dolore che ho causato. mi sento di aver perso la dignità di essere umano. lei in questi mesi mi ha vomitato addosso di tutto e non mi sento di darle torto. ora ha deciso di andarsene e di voler portare con se nostro figlio. secondo lei per quello che ho fatto sono un pericolo per lui. io amo mio figlio, per lui ci sono sempre stato, sono un padre affettuoso, attento e presente. e nonostante la mia ludopatia a lui non è mai mancato nulla ed è cresciuto, almeno fino ad ora, sereno. Non riesco ad accettare questa cosa, lei dice che se provassi a chiedere un affidamento congiunto, un giudice mi toglierebbe anche la patria potestà per quello che ho fatto. mi sento veramente perso senza mio figlio, anche solo al pensiero di quanto potrebbe soffrire di fronte alla separazione. sono a terra
Dott.ssa Ilaria Cabula
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Torino
Comprendo quanto dolore emerga dalle Sue parole. Affrontare la realtà di una dipendenza, ammetterla e chiedere aiuto richiede una forza che spesso arriva dopo un lungo periodo di silenzio e di vergogna. È comprensibile che oggi si senta sopraffatto da emozioni contrastanti - senso di colpa, perdita, paura - e che la reazione della sua compagna renda tutto ancora più difficile da sostenere.
Quando la fiducia si incrina, soprattutto all’interno di una relazione e in presenza di un figlio, il peso emotivo può diventare enorme. Ci si trova a fare i conti non solo con le conseguenze concrete delle proprie azioni, ma anche con la fatica di riconoscersi ancora come persona degna di amore e rispetto.
In momenti così delicati, riuscire a restare in contatto con la parte di sé che sta cercando di rimettere insieme i pezzi è già qualcosa di prezioso. È da lì che può cominciare, lentamente, un modo diverso di stare in relazione con sé stessi e con gli altri.

Un caro saluto,
Dott.ssa Ilaria Cabula
Psicologa Psicoterapeuta

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Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,
le sue parole raccontano con grande onestà il dolore, la vergogna e il senso di colpa che spesso accompagnano chi affronta una dipendenza comportamentale, ma anche la volontà di prendersi la responsabilità e di curarsi — ed è proprio questo che fa la differenza.

Ha fatto un passo molto importante: riconoscere il problema e affidarsi a un centro specializzato. Questo non cancella il passato, ma segna l’inizio concreto di un cambiamento. La reazione della sua compagna — rabbia, delusione, diffidenza — è comprensibile nel breve periodo, ma non è automaticamente indice di pericolo o di inidoneità genitoriale.
Sul piano personale, è importante che Lei:

Continui il percorso nel centro, documentando regolarmente la frequenza e i progressi: sarà utile sia per sé, sia come testimonianza della serietà con cui affronta la situazione.

Cerchi sostegno psicologico per elaborare la perdita di fiducia nella coppia e per reggere emotivamente il distacco.

Mantenga un atteggiamento aperto ma fermo: mostri alla sua compagna, nei fatti, che è impegnato in un cambiamento reale, senza entrare in scontri o difese.

Lei non ha perso la dignità: la sta riconquistando proprio attraverso la verità, la cura e la responsabilità.
Il legame con suo figlio non dipende dagli errori del passato, ma da ciò che farà ora per restare una presenza stabile e amorevole nella sua vita.

Dott.ssa Sara Petroni
Dott. Damiano Maccarri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentilissimo,
Ci possono essere diversi motivi per cui si apre una crisi di coppia, ma venire a sapere di un limite, di un punto debole - a cui si sta cercando di porre rimedio - NON è motivo per abbandonare il compagno, se questo è l'uomo che si ama. È possibile che debba riflettere, lei che scrive, sui suoi bisogni relazionali? Sente di meritare di essere trattato così? Se una persona ci ama, ci aiuta, sopratutto se c'è già una famiglia. Penso che dovrebbe riconsiderare come lei debba meritare di essere trattato da una donna che si dice innamorata di lei. Non è affatto facile, ma continui il suo percorso di recupero dalla ludopatia, e lotti sia per suo figlio - per non perderlo - sia per trovare una donna che, nel momento del bisogno del suo compagno, stia vicina a lui, lo aiuti concretamente, lo supporti, CREDA in lui. Quante persone le hanno mai detto di fidarsi di lei, perché credono nelle sue capacità e che ne uscirà? Forse poche. Inizi lei a credere in sé stesso e non si faccia intimorire dal bluff della sua ex compagna, che teme così tanto l'affidamento congiunto da sparare così alto: nessuno toglie la responsabilità genitoriale, ovvero l'ex patria potestà, perché ha un problema che cerca di risolvere. Il giudice considera molto la volontà del genitore di esser genitore e le azioni concrete per migliorarsi. Difenda i suoi beni, i suoi affetti e si trovi un buon avvocato che le dia l'affidamento congiunto. Nessuno dovrebbe crescere senza un padre.
Stia bene e tenga presente: io credo in lei, anche solo da come ha scritto la richiesta di aiuto.
Distinti,
Dott. Maccarri
Dott. Leonardo Iacovone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, innanzitutto le esprimo la mia vicinanza in una situazione particolarmente dolorosa e delicata. Non deve essere facile sentirsi allontanati dal proprio figlio contro la propria volontà, nonostante le circostanze. Mi sento anche di dirle che il fatto di aver deciso di provare a migliorarsi, entrando in un centro apposito, è già un passo in avanti che non tutti riescono a fare; deve andarne fiero. Da quì in avanti il suo percorso sarà comunque tortuoso e non esente da difficoltà. Per questo mi sento di dirle di non porsi degli obiettivi troppo ambiziosi fin dall'inizio, e cercare di fare quel che riesce nei limiti delle sue possibilità, procedendo a piccoli passi. Qualora necessitasse di trovare un canale di sfogo, e di maggiore comprensione, per affrontare questo momento, si senta libero di contattarmi. Un caro saluto
Dott. Ivan De lucia
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Ovada
Buonasera,
comprendo quanto dolore e senso di colpa stia vivendo in questo momento. Confessare una dipendenza e chiedere aiuto richiede grande coraggio: è un passo fondamentale verso il cambiamento e testimonia la volontà di assumersi responsabilità, non di sfuggirle. La reazione della sua compagna, per quanto dolorosa, nasce probabilmente da ferite emotive ancora aperte e dal bisogno di sicurezza.

In situazioni come questa, è importante continuare il percorso di cura per sé e per suo figlio, mantenendo salda la consapevolezza del suo valore come padre e come persona. La ludopatia è una malattia trattabile, e il recupero è possibile. Un supporto psicologico può aiutarla a gestire il senso di colpa, la paura di perdere i legami e a ritrovare stabilità.

Resto disponibile, anche online, per aiutarla a rafforzare la sua consapevolezza e costruire un percorso di ricostruzione personale e familiare.
Un caro saluto,
Dott. Ivan De Lucia
Capisco quanto dolore e senso di perdita stia provando. Riconoscere il problema e chiedere aiuto è un passo importante e coraggioso. Ora è fondamentale continuare il percorso di cura e cercare sostegno anche per affrontare le difficoltà emotive e familiari. Con il tempo e la costanza potrà ritrovare equilibrio e restare una presenza significativa per suo figlio.
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, le consiglio di far fare un incontro con lo psicologo suo così vedrà la veridicità dei fatti che a lei le sembrano più pericolosi di quanto non siano , e comunque non si può perdere la patria podestà per questo grazie
Dott.ssa Giulia Casole
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Comprendo la sua angoscia. È fondamentale che lei prosegua con la terapia per la ludopatia: è il suo atto di responsabilità e la prova del suo impegno. La paura di perdere suo figlio è immensa, ma la sua dipendenza, una volta affrontata, non annulla il suo valore come padre affettuoso e presente.
​Deve agire subito: si rivolga a un legale specializzato in diritto di famiglia per chiarire la situazione dell'affidamento. Il fatto che lei sia in cura è un elemento cruciale a suo favore. La priorità del giudice è il benessere del bambino, e il suo recupero attivo dimostra la sua capacità di essere un genitore stabile.
​Non si lasci travolgere dal senso di colpa e dalle minacce. Si concentri sulla sua guarigione e sulla tutela del suo rapporto con suo figlio attraverso i canali legali.
Dott.ssa Cristiana Danese
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno, mi dispiace molto per quanto accaduto. Le dipendenze spesso coinvolgono emotivamente tutte le relazioni significative: sicuramente questa cosa ha generato turbamenti nella sua compagna, sconvolgendo gli equilibri familiari. Potrebbe essere utile coinvolgere anche lei in questo centro, per cercare di lavorare sull'emotività connessa alla dipendenza. Spesso ci sono figure professionali che si occupano di lavorare anche sulla famiglia, per cercare di avere un supporto più ampio possibile: per il soggetto dipendente, avere una rete familiare di supporto è fondamentale per sentirsi sostenuti nel difficile percorso di risoluzione di questa condizione. Le auguro il meglio, Dott.ssa Cristiana Danese psicologa
Dott.ssa Angela Schepis
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno, ho letto attentamente la sua narrazione. Comprendo la situazione e il suo stato d'animo. Questa fase della sua vita é delicata. La fiducia, la responsabilità e la sofferenza emotiva vengono profondamente inficiati. Il suo coraggio e la sua consapevolezza, nell'affrontare la madre di suo figlio, è ammirevole in quanto non si è trincerato dietro a mille bugie. E' determinante che Lei trasformi il suo senso di colpa e di vuoto in "motivazione" affinché possa iniziare un percorso terapeutico volto al cambiamento. In questo momento, le parole sono privi di significato e non hanno nessuna risonanza nella persona che ama, quindi, bisogna agire e riacquistare la fiducia in se stesso e nelle persone vicine. Il gioco d'azzardo è una patologia riconosciuta, pertanto, esige un trattamento specializzato. Le suggerisco di rivolgersi al Servizio per le Dipendenze della sua ASL oppure ad associazioni che si occupano di questa problematica. Mantenga un rapporto sereno centrato sull'amore con suo figlio anche se a distanza, rispettando le decisioni della madre. Il sentirsi "perso" in questa fase è normale, l'importante è: non isolarsi, ma chiedere aiuto, supporto e sostegno.
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Roma
Ciao, sono la dott.ssa Maria Cristina Giuliani, psicologa clinica e sessuologa.

Il dolore che esprimi è profondo e autentico, e il fatto che tu abbia riconosciuto la dipendenza e ti sia rivolto a un centro specializzato è già un passo clinicamente molto rilevante: la presa di consapevolezza e la richiesta d’aiuto sono gli indicatori più solidi di un possibile percorso di recupero. La ludopatia è una malattia che altera la percezione del controllo, ma non cancella il valore della persona né la sua capacità di essere padre e partner se viene trattata in modo continuativo.
La reazione della tua compagna, fatta di rabbia, delusione e paura, è comprensibile: per chi sta accanto a chi soffre di una dipendenza, il crollo della fiducia può essere traumatico quanto la scoperta stessa. Tuttavia, da un punto di vista psicologico, è importante distinguere tra comportamento patologico (che oggi stai affrontando) e identità personale e genitoriale. La tua difficoltà non ti definisce interamente, e il lavoro che stai facendo per curarti è proprio ciò che tutela tuo figlio.
Rispetto al timore legale, è importante sapere che la ludopatia, se seguita in un percorso terapeutico e documentata da un trattamento attivo, non è di per sé motivo di perdita della potestà genitoriale. I tribunali valutano la capacità genitoriale concreta, la stabilità, la continuità affettiva e l’impegno nel trattamento. Continuare il percorso, mantenere la trasparenza con i servizi e, se necessario, coinvolgere un mediatore familiare o un servizio per la genitorialità può essere fondamentale per dimostrare che sei un padre presente e responsabile.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, quello che racconta trasmette un dolore profondo, ma anche una grande onestà. Ammettere una dipendenza, chiedere aiuto e affrontare le conseguenze di ciò che è accaduto non è da tutti. È comprensibile che ora si senta svuotato, pieno di sensi di colpa e di paura per ciò che potrà accadere con la sua compagna e con suo figlio. Quando si attraversano momenti come questo, è facile che la mente inizi a costruire pensieri estremi, come se tutto fosse compromesso e non ci fosse più via d’uscita. Ma anche se oggi la situazione è dolorosa e confusa, non significa che sarà sempre così. Le ferite legate alla fiducia richiedono tempo per rimarginarsi. La sua compagna, ora, probabilmente vive ancora dentro la rabbia e la paura, due emozioni che spesso si accendono quando ci si sente traditi o destabilizzati. Per lei, il gioco d’azzardo non rappresenta solo un comportamento, ma una minaccia al senso di sicurezza e stabilità che aveva nella coppia. È normale, quindi, che reagisca con chiusura e durezza, ma questo non cancella la possibilità che nel tempo, vedendo la sua coerenza e la sua determinazione nel percorso di cura, qualcosa possa cambiare. Lei sta già compiendo passi importanti: riconoscere la dipendenza, affidarsi a un centro specializzato, cercare di capire come rimediare al dolore provocato. Questo non la rende un pericolo, ma una persona che sta lottando per guarire e per ricostruire. È importante che continui a mostrare questa coerenza con i fatti, senza cadere nella tentazione di dimostrare o giustificarsi continuamente, ma tenendo ferma la direzione del suo cambiamento. Nel tempo, è questo che potrà far percepire alla sua compagna e anche a chi le sta intorno che lei sta davvero recuperando il controllo della sua vita. Riguardo a suo figlio, capisco bene la paura di perderlo, ed è una delle sofferenze più laceranti che un genitore possa vivere. Ma se davvero lei è stato, come scrive, un padre attento e presente, questa verità rimane, anche se ora tutto sembra compromesso. I bambini percepiscono più di quanto immaginiamo, e il legame affettivo con un genitore che li ama profondamente non si cancella facilmente. Continuare a lavorare su sé stesso, mantenere comportamenti stabili, affidabili e coerenti sarà la miglior prova, nel tempo, del padre che è e che vuole continuare a essere. Infine, non dimentichi che anche il senso di colpa, se ben compreso, può trasformarsi in una forza. Il dolore per ciò che è accaduto può diventare una spinta a costruire un futuro diverso, più solido e sincero. Non può cambiare il passato, ma può decidere come usarlo per diventare un uomo e un padre più consapevole. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Alessia Autore
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Capisco quanto sia difficile per te affrontare questa situazione, perché da quello che racconti emerge chiaramente il peso emotivo che stai portando e il senso di colpa che ti accompagna. Confessare una dipendenza non è mai semplice, richiede coraggio e responsabilità, e il fatto che tu abbia deciso di chiedere aiuto in un centro specializzato è un segnale molto importante di volontà di cambiamento. È comprensibile che la tua compagna abbia reagito con rabbia e delusione, perché la fiducia è un elemento centrale in una relazione e quando viene scossa può generare emozioni intense e difficili da gestire. Tuttavia, il dolore che provi e la paura di perdere tuo figlio meritano attenzione, perché non definiscono la tua identità come genitore. Il tuo ruolo di padre, da come lo descrivi, è stato sempre presente e affettuoso, e la ludopatia non cancella automaticamente la capacità di amare e prendersi cura di un figlio. È importante che tu continui il percorso di cura, non solo per dimostrare agli altri il tuo impegno, ma soprattutto per ritrovare equilibrio e dignità dentro di te. Per quanto riguarda le questioni legali e l’affidamento, non è detto che la tua dipendenza, se affrontata con serietà e supporto terapeutico, ti renda automaticamente un pericolo per tuo figlio. Spesso i giudici valutano la capacità genitoriale in modo complesso, considerando il benessere del minore e la volontà del genitore di curarsi. Ti suggerirei di confrontarti con un professionista legale e, se possibile, con un mediatore familiare, perché queste figure possono aiutarti a tutelare il rapporto con tuo figlio e a gestire la separazione nel modo meno traumatico possibile. Non sei solo in questo percorso, e il fatto che tu stia cercando aiuto è già un passo fondamentale verso la ricostruzione, sia personale che familiare.
Buongiorno,
le sue parole trasmettono il dolore, il senso di colpa e la perdita che sta vivendo. Già il fatto che lei sia riuscito a guardare dentro di sé, a riconoscere la sua dipendenza e ad affidarsi a un centro per chiedere aiuto è un segno molto importante: significa che dentro di lei si è messo in moto un processo di consapevolezza e di trasformazione.
Capisco quanto sia doloroso vedere la persona amata allontanarsi, e quanto possa essere devastante sentirsi privato del legame con suo figlio. In questo momento la sua compagna è ancora immersa nella ferita e nella paura, e probabilmente ha bisogno di tempo per rielaborare ciò che è accaduto. Lei, invece, è chiamato a restare in contatto con la parte più autentica e viva di sé: quella che ama, che desidera riparare, che si sta impegnando per guarire.
Per quanto riguarda suo figlio, non perda la fiducia nel legame che avete costruito. I bambini sentono la verità del cuore più delle parole. Mostrargli, nel tempo, che sta lavorando su di sé, che è presente e coerente, sarà la testimonianza più forte del suo amore.
Le suggerisco di continuare il suo percorso terapeutico, non solo per affrontare la dipendenza, ma anche per comprendere più a fondo il significato che questa ha avuto nella sua storia, per aprire la via ad un cambiamento pronfondo.
Un passo alla volta, con rispetto per il dolore ma anche con fiducia nella possibilità di rinascere.
Dott. Amedeo Fonte
Psicologo, Psicologo clinico
Pescara
il dolore che descrive nasce probabilmente dal confronto con la fragilità e con lo sguardo dell’altro che sembra negarle ogni possibilità di riscatto. Eppure, il fatto di aver chiesto aiuto e di essersi messo in gioco mostra una parte di lei che non ha rinunciato a cercare un senso, che vuole comprendere e forse riparare. Riguardo a suo figlio, il legame che li unisce non si misura solo con le decisioni di un tribunale ma con la presenza, il desiderio e la responsabilità che lei sente dentro di sé. Si chieda cosa significhi per lei essere padre oggi, in un momento così fragile, e come possa mantenere viva quella relazione anche nel dolore. Se sente che questo peso è troppo grande, potrebbe essere utile continuare a parlarne in uno spazio che la aiuti a dare parola e significato a ciò che ora sembra solo colpa e perdita.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, mi dispiace sinceramente per il momento difficile che sta attraversando.
Le sue parole trasmettono con chiarezza non solo il dolore, ma anche una grande consapevolezza, senso di responsabilità e amore profondo verso la sua compagna e, soprattutto, verso suo figlio. Sono segnali molto importanti, perché indicano che sta affrontando la situazione con coraggio e lucidità, anche se ora la sofferenza è molto forte.

È comprensibile che la sua compagna sia stata travolta dalla rabbia e dalla delusione: scoprire una dipendenza può far vacillare la fiducia e generare la paura che tutto ciò che si è costruito insieme possa crollare.
Tuttavia, questo non cancella il fatto che lei abbia avuto il coraggio di riconoscere il problema, parlarne apertamente e chiedere aiuto, gesti tutt’altro che scontati.

La invito a ricordare che lei non è la sua dipendenza: è una persona che sta affrontando una malattia, che ha deciso di curarsi e di cambiare.
Questo le restituisce piena dignità come uomo e come padre. Le azioni che sta compiendo ora — cercare un aiuto professionale, mostrarsi trasparente, voler proteggere suo figlio — dimostrano che sta già percorrendo la strada del riscatto.

Dalle sue parole emerge chiaramente quanto ami suo figlio e quanto tenga al suo benessere.
È importante sapere che una dipendenza, se trattata e gestita con responsabilità, non è di per sé motivo di esclusione o di perdita dei diritti genitoriali.

In sede legale, i giudici valutano la capacità del genitore di prendersi cura del figlio e di collaborare con l’altro genitore, non solo il passato. Il fatto che lei abbia intrapreso un percorso terapeutico e che sia motivato a proseguirlo è un elemento molto positivo.

Le consiglio, concretamente, di:
- Continuare regolarmente il percorso nel centro specializzato, chiedendo se possibile un attestato che certifichi la sua partecipazione e il suo impegno.
- Rivolgersi ad un avvocato esperto in diritto di famiglia, che potrà illustrarle con chiarezza i suoi diritti. In Italia, infatti, l’affidamento condiviso è generalmente la regola, salvo che vi siano gravi motivi che lo sconsiglino — e una dipendenza in trattamento non è, di per sé, un motivo sufficiente per escludere un genitore.
- Mantenere un atteggiamento collaborativo con la sua compagna, cercando il dialogo e dimostrando in modo concreto la sua priorità: la serenità del bambino.

Il senso di colpa che prova è comprensibile, ma non deve trasformarsi in disperazione o in auto-condanna.
Il fatto che lei si senta così male per il dolore arrecato è, in realtà, la prova che ha recuperato la piena consapevolezza morale. Non perda questa forza: è proprio da qui che può ricostruire!

Se può, valuti anche un supporto psicologico individuale: non solo per la dipendenza, ma per affrontare la perdita temporanea di fiducia e la difficoltà emotiva legata alla separazione. Non è un segno di debolezza, ma di cura verso se stesso e verso suo figlio.

Molti genitori che si sono trovati in situazioni simili alla sua — segnate da errori, fragilità e cadute — sono riusciti, con il tempo, a riconquistare la fiducia e a costruire un legame ancora più autentico con i propri figli.
I bambini, crescendo, sanno riconoscere chi ha avuto il coraggio di cambiare e di lottare per loro.
Suo figlio, un giorno, potrà vedere in lei non solo un padre che ha sbagliato, ma un padre che ha avuto la forza e la dignità di rialzarsi.

Se desidera approfondire maggiormente l'argomento o trovare uno spazio di ascolto e supporto, mi trova disponibile.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buonasera,
immagino quanto dolore e senso di smarrimento possa provare in questo momento. Ammettere di avere una dipendenza e chiedere aiuto richiede una grande forza. Comprendo anche quanto sia difficile vedere la persona che si ama allontanarsi, soprattutto quando si sente di aver ferito chi si aveva accanto senza volerlo.
È normale che la sua compagna abbia bisogno di tempo: la fiducia, quando si incrina, non si ricostruisce in fretta. Ma il percorso che lei ha intrapreso rappresenta un passo importante per sé e per suo figlio. L’amore che descrive, la cura e la presenza che ha sempre avuto nei suoi confronti possono essere risorse preziose.
Continui a prendersi cura di sé e del legame con suo figlio. Anche se adesso tutto può sembrare fragile, il suo impegno potrà, con il tempo, trasformarsi in un punto di forza.
Resto a disposizione,
un caro saluto
Dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Marta Vanola
Psicologo, Psicologo clinico
Abbiategrasso
Gentile Signore,
comprendo profondamente il dolore e il senso di smarrimento che sta vivendo. Affrontare una dipendenza e ammetterla ai propri cari richiede grande coraggio e responsabilità: è un primo passo fondamentale verso la ricostruzione. È naturale che la sua compagna provi rabbia e paura, ma questo non cancella il suo valore come persona e come padre.
Continui il percorso di cura e si faccia accompagnare anche da un supporto legale e familiare: dimostrare di essere in trattamento e di voler guarire è un segno importante di affidabilità e cambiamento. Il legame con suo figlio non si misura solo con gli errori commessi, ma con la presenza, l’amore e l’impegno quotidiano nel rimettere insieme la propria vita. Non si arrenda: la strada è difficile, ma sta già andando nella direzione giusta. Cordialmente Dott.ssa Marta Vanola
Caro papà,
quello che stai vivendo è uno di quei momenti in cui la vita sembra stringersi in una morsa: il senso di colpa, la paura di perdere chi ami, la vergogna, la voce interiore che ti deruba di ogni dignità. E, insieme a tutto questo, la sensazione che nulla di ciò che farai potrà davvero riparare.
Ma la realtà interna — quella che qui conta più di ogni “procedura” — è più complessa di come oggi la percepisci.
Quello che hai fatto, confessando, è un atto di una maturità enorme. Non perché cancelli gli errori, ma perché dice che una parte di te vuole finalmente smettere di vivere nascosta. Le dipendenze non sono un vizio né una colpa morale: sono un modo estremo che la mente trova per anestetizzare qualcosa che fa troppo male. E il fatto che tu abbia chiesto aiuto, che tu ti sia esposto, che tu ti stia curando, racconta una forza che tua figlia o tuo figlio hanno già — in silenzio — ereditato.
Capisco anche la tua compagna: quando cade la fiducia, tutto il resto si deforma. La paura prende il posto del pensiero, e il dolore si traveste da rabbia. In questo momento lei non ti parla da donna “razionale”, ma da persona ferita che sente di non avere più un appoggio solido. E quando si è feriti, si tende a vedere l’altro solo attraverso la lente del danno subito.
Ma una cosa va detta con molta chiarezza, anche se la dico in modo rispettoso e senza giudicare nessuno: una ludopatia non trattata può creare problemi economici, relazionali, affettivi… ma non trasforma automaticamente un padre affettuoso in un pericolo per il proprio bambino. Il pericolo sarebbe negare il problema, non curarlo. Il pericolo sarebbe mentire, non aprirsi. Il pericolo sarebbe vivere nell’ombra, non sedersi davanti a un professionista e iniziare un percorso.
Quindi la tua paura di “perdere i tuoi diritti”, per quanto comprensibile, nasce più dall’angoscia, dalla ferita e da ciò che ti è stato detto in un momento di rabbia, che da una lettura reale della tua capacità genitoriale. E soprattutto nasce dal terrore di non essere più riconosciuto come padre: una ferita psichica profondissima.
Quello che oggi ti serve non è difenderti né attaccarti, ma uno spazio in cui poter pensare, non solo reagire.
Uno spazio terapeutico tuo, perché questa sofferenza che ora si aggrappa solo al giudizio della tua compagna dice qualcosa di più antico: la paura di non valere, di non meritare amore se fallisci, di essere “tolto di mezzo” se non sei perfetto.
E questa paura ora si è incarnata nel terrore più grande: l’idea di perdere tuo figlio.
Non posso dirti come andrà — nessuno può. Ma posso dirti che sei molto lontano dall’immagine terribile che oggi hai di te stesso. Stai facendo un percorso, ti stai curando, sei consapevole del danno fatto e non lo stai minimizzando. Questo, nella vita di un bambino, vale infinitamente più del mito di un genitore che non sbaglia mai.
E niente, ma proprio niente, dice che un padre che affronta la sua vulnerabilità sia un padre meno degno.
Hai bisogno di sostegno, Michele — sostegno per reggere questa tempesta, per non lasciarti schiacciare dal senso di indegnità, per non credere alla voce che ti dice che hai perso tutto. La dignità non te la dà l’assenza di errori: te la dà il modo in cui decidi di attraversarli.
Grazie per il coraggio di aver condiviso una situazione così dolorosa e carica di significato emotivo. Risponderò secondo i principi della Psicologia del Secondo Cervello (SBP).Il fatto che tu abbia detto la verità, ti sia messo in cura, e stia guardando in faccia la tua dipendenza, è già un atto di enorme valore umano.Nella SBP diciamo che quando l'individuo “vede” il proprio programma interno e decide di interromperlo, compie un atto di coscienza e forza: il Secondo Cervello smette di guidare automaticamente il comportamento e torna il dialogo con la mente logica.La dipendenza non nasce da cattiveria o debolezza morale, ma da vissuti emotivi non digeriti che spingono verso comportamenti compulsivi come fonte di emozioni o come “regolatore interno”
La SBP considera tutte le dipendenze , compresa quella da gioco d’azzardo , come una forma di coercizione interna guidata dalla Memoria Emotiva, non come un comportamento volontario e cosciente.
Il gioco d’azzardo è spesso una dipendenza che cerca: adrenalina,sollievo momentaneo,anestesia emotiva,fuga da pressioni interne,compensazione di mancanze antiche.
Quando un partner scopre una dipendenza, la SBP parla di crollo del Polo Psichico:
se lei ti vedeva come Polo di Sicurezza, il tradimento non è economico, ma simbolico;


se ti vedeva come Polo di Affettività, il dolore riguarda la fiducia emotiva.


In entrambi i casi, il colpo che sente non è solo verso di te, ma verso la sua Matrix emotiva, che percepisce
Dai materiali SBP emerge chiaramente che essere un buon genitore non coincide con l’essere perfetto, ma con la capacità di essere:presente,affettuoso,stabile,responsivo emotivamente.
Il tuo racconto dice questo di te.
In SBP il ruolo di un padre è profondamente simbolico: è uno dei due Poli Psichici fondamentali per il bambino (Sicurezza o Affettività, secondo la sua Matrix).Tu questo ruolo lo stai ricoprendo, perché:riconosci il problema,ti stai curando,vuoi proteggere tuo figlio,senti la separazione come una ferita anche per lui.
Questo non è il comportamento di un padre pericoloso.
È il comportamento di un padre che tiene.
“Non riesco ad accettare questa cosa, lei dice che se provassi a chiedere un affidamento congiunto, un giudice mi toglierebbe anche la patria potestà per quello che ho fatto”. Non posso entrare nel merito legale.
Posso però dirti che quello che esprime è paura, non realtà. Nella SBP diremmo che la sua Memoria Emotiva sta attivando scenari estremi, perché il suo sistema interno è in sovraccarico. Quando un partner si sente tradito:non ragiona con la mente logica,vede solo minacce,vuole proteggere il figlio “contro il mondo”,attribuisce al pericolo un volto (tu).
È un meccanismo emotivo , non un giudizio sulla tua persona né sulla tua capacità genitoriale.
La dipendenza è un invito a sciogliere i vissuti bloccati.Questo significa che ciò che stai vivendo oggi:non è una condanna,non è l’etichetta della tua vita,è il momento in cui puoi finalmente liberarti da qualcosa che ti portavi dentro da anni.
Senza scadere nel legale, ti propongo un percorso psicologico SBP‑coerente:
1. Continua il percorso nel centro per la dipendenza
È fondamentale: mostra stabilità, presa in carico e continuità.
2. Inserisci un supporto psicologico personale SBP
Per lavorare:
sulla tua Memoria Emotiva,


sul tuo bisogno emotivo nascosto che alimentava la compulsione,


sul senso di colpa devastante che ora ti schiaccia.


3. Togli la narrazione “ho perso la dignità”
Questo è veleno per la tua ripresa.
La SBP insegna che il giudizio interno riattiva la coazione emotiva, non la scioglie.
4. Tuo figlio: resta presente, costante, limpido
Ogni tuo gesto stabile crea sicurezza in lui e anche nella tua compagna, anche se lei non lo dice.
5. Mantieni toni calmi e chiari con la tua compagna
Non difenderti: mostra continuità, è ciò che il suo sistema emotivo sta cercando.
Dr Armando Ingegnieri, Psicologo e Fondatore della Second Brain Psychology
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera — grazie per aver condiviso qualcosa di così doloroso. Capisco quanto sia difficile e quanto ti senta a terra: ammettere una dipendenza è un atto di coraggio, ma le conseguenze sulle persone care possono essere molto forti.
Ecco alcuni punti concreti e pratici che possono aiutarti ad affrontare questa situazione:


Continua il percorso terapeutico e documentalo.
Proseguire con il centro che tratta la ludopatia è fondamentale. Chiedi certificati di partecipazione, attestati di frequenza o report sul percorso: questi documenti sono utili per dimostrare impegno concreto (e saranno importanti anche se la situazione dovesse arrivare in ambito legale).


Metti al sicuro la situazione economica e riduci i rischi di ricaduta.
Blocca accessi facili al gioco (autoesclusione dai siti, delega gestione conti a una persona di fiducia, limiti bancari), rendi trasparenti le finanze e, se necessario, coinvolgi un consulente per riorganizzare il bilancio familiare. Azioni pratiche parlano più di tante parole.


Relazione con la compagna: responsabilità, non giustificazioni.
Accogli la rabbia e il dolore che ti ha mostrato senza difenderti troppo: riconoscere il danno fatto e mostrare passi concreti per cambiarlo è più efficace di spiegazioni prolungate. Se lei è disposta, la mediazione familiare o la terapia di coppia possono aiutare a ricostruire fiducia gradualmente — ma non forzarla.


Il rapporto con il figlio: priorità al suo benessere.
Mostra con i fatti che sei un genitore presente e affidabile: routine, tempi di qualità, partecipazione a scuola/attività. Evita conflitti davanti al bambino e non usare il figlio come strumento di negoziazione. Se ti vengono tolte visite temporaneamente, proponi comunque soluzioni moderate (visite sorvegliate, incontri graduali) per mantenere il legame.


Aspetti legali: informati con un professionista.
La dipendenza di per sé non determina automaticamente la perdita della patria potestà: i giudici valutano il miglior interesse del minore, il rischio concreto per la sua sicurezza e la tua capacità di cura attuale. Per questo è utile parlare con un avvocato di famiglia che conosca la giurisprudenza locale e che possa consigliarti come presentare il percorso terapeutico e le prove della tua affidabilità.


Supporto sociale e gruppi di autoaiuto.
Valuta anche gruppi come Gamblers Anonymous o gruppi locali di sostegno per familiari: possono darti strumenti pratici e rete sociale che riducono il rischio di ricaduta.


Prenditi cura di te (per poter stare vicino a loro).
Alimentazione, sonno, attività fisica e routine quotidiana aiutano a stabilizzare l’umore. Se senti esitazioni gravi, pensieri suicidari o incapacità a gestire la situazione, contatta subito servizi di emergenza o un numero di supporto psicologico.


In sintesi: il percorso terapeutico e la trasparenza (documentata) sono le tue leve principali per ricostruire fiducia e tutelare il rapporto con tuo figlio. È comprensibile sentirsi disperati — ma il cambiamento reale e visibile spesso può capovolgere anche situazioni molto gravi.
È consigliabile approfondire tutto questo con uno specialista (psicoterapeuta, centro per ludopatia) e con un avvocato di famiglia per valutare le azioni pratiche da intraprendere.
Con stima,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Daniele Gallucci
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, sta certamente attraversando un momento di vita molto difficile e doloroso. Descrive due scelte coraggiose, quella di aprirsi a sua moglie e quella di intraprendere un percorso. Da quanto scrive non si capisce bene a cosa si riferisce quando parla del dolore che ha causato, forse questo rimprovero che si rivolge può essere un punto di partenza per capire qualcosa di più. Riguardo l'affidamento consulti un avvocato, il quale credo potrà tranquillizzarla rispetto le pessimistiche previsioni che descrive.
cordiali saluti
Dott. Daniele Gallucci
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Signore,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità e profondità una situazione estremamente dolorosa e complessa. Il percorso che ha intrapreso, riconoscendo la propria dipendenza dal gioco d’azzardo e decidendo di farsi aiutare, rappresenta un atto di grande responsabilità e coraggio. Confessare una fragilità così intima alla propria compagna, affrontando la sua reazione di rabbia e delusione, è stato certamente un passaggio difficile, ma anche un segnale importante di volontà di cambiamento.
È comprensibile che lei oggi si senta sopraffatto dal senso di colpa e dalla paura di perdere il legame con suo figlio. Tuttavia, è fondamentale distinguere tra la condotta passata, legata a una patologia riconosciuta e in trattamento, e la sua funzione genitoriale, che lei descrive come affettuosa, attenta e presente. Il fatto che suo figlio sia cresciuto sereno, nonostante la sua dipendenza, è un elemento che merita di essere valorizzato e che può essere preso in considerazione in un eventuale contesto valutativo.
La reazione della sua compagna, per quanto dolorosa, può essere letta anche come espressione di una ferita profonda e di una difficoltà a elaborare il tradimento della fiducia. In questi casi, è frequente che il dolore si trasformi in rabbia e che si adottino posizioni rigide, soprattutto quando è coinvolto un figlio. Tuttavia, affermare che lei rappresenti un pericolo per il bambino, in assenza di comportamenti lesivi o trascuranti, è una valutazione che non può essere formulata in modo definitivo senza una verifica professionale.
Le suggerisco di continuare il percorso terapeutico intrapreso, eventualmente integrandolo con un supporto psicologico focalizzato sulla genitorialità e sulla gestione della separazione. Questo potrà aiutarla non solo a rafforzare le sue risorse personali, ma anche a costruire una narrazione coerente e credibile del suo cambiamento, utile in un eventuale contesto legale o di mediazione familiare.
In merito all’affidamento, è importante sapere che i tribunali valutano la capacità genitoriale sulla base di elementi concreti e attuali. Il fatto di aver riconosciuto la dipendenza e di essersi attivato per curarla è un segnale positivo. La patria potestà non viene revocata automaticamente in presenza di una dipendenza, ma solo qualora vi siano comportamenti che mettano in pericolo il benessere del minore.
Infine, desidero sottolineare che il dolore che sta vivendo è legittimo e merita ascolto. Sentirsi “a terra” non significa essere senza valore: al contrario, è spesso il punto da cui si può iniziare a ricostruire. La sua volontà di proteggere il legame con suo figlio, di assumersi le proprie responsabilità e di cercare aiuto, sono segnali di una profonda dignità umana, che non va smarrita ma riconosciuta e sostenuta.
le auguro buona fortuna nel suo percorso,
saluti
Dott. Alessandro Fioretti
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, leggo nelle sue parole il peso di un dolore profondo, fatto di senso di colpa, paura e perdita. Riconoscere la dipendenza e chiedere aiuto è un gesto di grande coraggio. La ludopatia è una patologia riconosciuta, non un fallimento morale. Iniziare un percorso di cura è già un segno di responsabilità verso sé stesso e verso suo figlio.
Comprendo anche la sofferenza della sua compagna: la perdita di fiducia e la rabbia sono reazioni umane a un vissuto traumatico. Ma è importante distinguere la rabbia dal giudizio reale sulla sua capacità genitoriale. Nel nostro ordinamento, il fatto di avere una dipendenza non comporta automaticamente la perdita della responsabilità genitoriale. I giudici valutano la cura, la presenza affettiva e la capacità di garantire il benessere del figlio ed un genitore che si cura e si impegna viene visto in modo positivo.
La paura di perdere suo figlio è comprensibile. Tuttavia, ciò che conta davvero per un bambino è la continuità dell’amore e della presenza. La separazione non interrompe la genitorialità ma la ridefinisce.
Continui il suo percorso terapeutico, si faccia affiancare da un legale specializzato in diritto di famiglia e tenga traccia del suo impegno. Il senso di colpa che sente può trasformarsi in responsabilità e desiderio di riparazione. Non è solo. Il fatto stesso che stia cercando aiuto mostra che ha ancora molto da dire.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buonasera, grazie per aver scritto. Il suo gesto è davvero forte e coraggioso. So che all'inizio non è facile e sembra andare tutto male ma la sua compagna ora prova tante emozioni ed è sicuramente confusa. Dandole tempo e spazio e vedendo il suo impegno saprà capire e riavvicinarla a suo figlio. Sarà un periodo tosto ma che ne varrà il vostro benessere. Capisco entrambe le vostre posizioni e posso solo dirle che i professionisti sapranno sostenerla al meglio. Si dia tempo e fiducia, è stato molto consapevole nel vedere la sua fragilità.
Buon percorso e buona vita per tutto
Dott.ssa Casumaro Giada

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