Buon giorno , ho fatto il test della curva glicemica e insulinica. La glicemia basale è a 90. Mentre

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Buon giorno , ho fatto il test della curva glicemica e insulinica. La glicemia basale è a 90. Mentre la glicemia sta nei limiti della norma. L'insulina basale è a 16. E nelle mezzora successiva sale fino a 120µU/mL. Mentre a 180 minuti è ancora a 78µU/mL.
È considerabile come insulino resistenza? Se così fosse , cosa consigliate? Considerando che ho seguito una dieta per mesi che non ha portato risultati è possibile che sia per questo motivo?
Buongiorno, dai valori basali indicati il suo HOMA IR indica una situazione di insulino resistenza abbastanza marcata, che viene confermata dall'insulinemia dopo 180 minuti. prima di poter dire se può essere o meno causa di un insuccesso di una dieta bisognerebbe conoscere la prescrizione alimentare, il suo contesto di abitudini e il suo punto di partenza. se vuole mi contatti pure e possiamo valutare tutto insieme!

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Buongiorno!
Se cerca "calcolo indice homa" e apre il sito SID (società italiana di diabetologia) le compare direttamente una pagina che le permette il calcolo: con glicemia 90 e insulina 16 il suo indice homa risulta essere 3,56 che indica una condizione di insulino-resistenza (è presente quando questo indice è superiore a 2,5).
Le consiglio un'alimentazione attenta e tanta attività fisica per poter far regredire questa condizione: è assolutamente possibile, ci vuole impegno e costanza.
Se ha bisogno sono a disposizione anche per valutazioni online.

AZ
Buongiorno, per valutare se vi sia insulinoresistenza si utilizza il calcolo di un indice (HOMA-INDEX) che prende in considerazione glicemia e insulina al tempo 0'. Nel suo caso ha un HOMA INDEX di 3.56, essendo superiore a 2.5 si configura uno stato di insulinoresistenza che sicuramente non facilità la perdita di peso. Genericamente le posso consigliare di ridurre gli zuccheri semplici (marmellata, miele, zucchero, dolci...) e di prediligere cibi integrali. Sarebbe però opportuno inquadrarla clinicamente mediante una prima visita dietologica.
Dott. Luca Agostini
Nutrizionista
Piove di Sacco
Il valore di insulina basale e l’andamento durante la curva suggeriscono una condizione di insulino-resistenza. Questo spiega la difficoltà a perdere peso nonostante la dieta. In questi casi è utile seguire un piano nutrizionale a basso indice glicemico, abbinare attività fisica costante e valutare, insieme al medico, eventuali terapie specifiche.
Distinti saluti
Dr Luca Agostini
Le consiglio vivamente di rivolgersi a un esperto/a di nutrizione
Dott.ssa BENEDETTA PUCCI
Dietista, Nutrizionista, Dietologo
Ghezzano
Buongiorno, dovrebbe consultare uno specialista endocrinologo e un*dietista.
Cordialmente
salve, nel suo caso si tratta di insulino resistenza già osservando la glicemia e l'insulina basale in quanto l'HOMA-index è >2. E' necessario seguire un piano a basso impatto insulinico con l'ausilio di un'integrazione funzionale
Dott.ssa Francesca Ventresca
Nutrizionista, Biologo nutrizionista
Salerno
Gentile paziente,
i valori che riporta indicano che la glicemia rimane nei limiti, ma l’insulina risulta elevata sia a digiuno (16 µU/mL) sia durante la curva (con picchi fino a 120 µU/mL e valori ancora alti dopo 3 ore). Questo quadro è compatibile con una condizione di insulino-resistenza, cioè una ridotta sensibilità delle cellule all’azione dell’insulina.
In pratica, l’organismo produce molta insulina per mantenere la glicemia nei limiti: questo può spiegare la difficoltà a perdere peso nonostante la dieta.
Cosa fare in questi casi:
seguire un piano alimentare personalizzato, mirato a controllare i picchi glicemici e ridurre la risposta insulinica (gestione dei carboidrati, scelta di alimenti a basso indice glicemico, abbinamenti corretti);
mantenere o iniziare una regolare attività fisica, che migliora la sensibilità all’insulina;
se necessario, valutare con il medico curante eventuali approfondimenti o terapie di supporto;
considerare anche l’uso di integratori specifici (ad esempio inositolo, cromo, acido alfa-lipoico), che possono essere utili in alcuni casi, sempre sotto indicazione professionale.
Un percorso nutrizionale costruito su misura, tenendo conto di questi dati, è fondamentale per ottenere risultati efficaci e duraturi.
In conclusione: sì, i valori fanno pensare a una insulino-resistenza, ed è molto probabile che questa sia tra le cause della scarsa risposta alla dieta seguita finora. Con una gestione mirata sarà comunque possibile migliorare sensibilmente la situazione.
Saluti
Dott.ssa Francesca Ventresca
Buonasera,
l'insuno-resistenza viene determinata dall'HOMA index, calcolo matematico, dove viene valutata la sensibilità del corpo all'insulina.
Se il valore risulta maggiore a 2,5 si ha presenza di insulino-resistenza, nel suo caso il valore è maggiore; consiglio quindi di parlarne con il suo medico di medicina generale per la terapia farmacologica da adottare (se la ritiene opportuna) e di consultare un collega della sua zona, in quanto alimentazione ed attività fisica risultano fondamentali.
Nel caso dell'insulino-resistenza è bene seguire un piano nutrizionale in base alle sue esigenze e problematiche, inoltre, come già detto, associare l'attività fisica è fondamentale. Non possiamo dire che la dieta seguita non abbia fatto effetto a causa dell'insulino-resistenza, non conoscendo il piano nutrizionale da lei seguito, ma nemmeno lo possiamo escludere.
Resto a disposizione per qualsiasi dubbio, domanda o incertezze.
Buona serata
Buongiorno, dai valori che riporti, la glicemia è nei limiti, ma l’insulina basale risulta elevata, il che significa che l’organismo produce più insulina del necessario per mantenere la glicemia normale. Anche calcolando l’HOMA (indice che combina glicemia e insulina basale), valori superiori a 2,5-3 (3,5 nel tuo caso) indicano una ridotta sensibilità insulinica.
Le cause possono essere molteplici e questo quadro può rendere più difficile la perdita di peso. Tuttavia, se individuate le cause, è possibile migliorare la sensibilità insulinica e ottenere risultati concreti.
Buonasera ,questa situazione è tipica di una iperinsulinemia reattiva: il corpo produce molta insulina per mantenere la glicemia normale. È una condizione compatibile con insulino-resistenza in fase iniziale (cioè il glucosio rimane normale grazie a un grande “sforzo” del pancreas). Possibili conseguenze, difficoltà a dimagrire nonostante la dieta perché l’insulina alta “blocca” il rilascio dei grassi.
Maggiore rischio a lungo termine di sviluppare sindrome metabolica, prediabete, accumulo di grasso viscerale. L’approccio giusto è una combinazione di dieta a basso impatto glicemico, esercizio fisico costante "contro resistenza" e monitoraggio clinico.

Buongiorno a lei, allora dai dati che ha fornito possiamo stabilire che l'indice Homa è di 3,56 quindi effettivamente potrebbe indicare una lieve resistenza insulinica (valori ottimali sono sotto il 2). Inoltre si vede dai dati che la sua risposta insulinica è un pochino alta (il pancreas produce molta insulina e per molto tempo) quindi questo non fa che confermare il sospetto di una lieve insulino resistenza. Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista che procederà con una terapia adatta (dieta + esercizio fisico + integrazione mirata). Rimango a sua disposizione per ulteriori dubbi o domande.
Cordiali saluti,
Dott. Domiziano Wytzander
Dott. Gianni Panizza
Nutrizionista, Osteopata
Albenga
“Buongiorno, comprendo bene la sua preoccupazione. Dai valori che riporta, l’insulina basale e l’andamento durante la curva fanno pensare a una condizione di iperinsulinemia, che può essere suggestiva di insulino-resistenza, anche se l’interpretazione precisa richiede sempre la valutazione del medico curante insieme ad altri parametri (HOMA-IR, indice di Matsuda, quadro clinico e familiare).

Se, nonostante la dieta seguita, non ha ottenuto i risultati sperati, è possibile che proprio l’insulino-resistenza renda più difficile migliorare i valori metabolici. In questi casi può essere utile associare un approccio nutrizionale più mirato — ad esempio basato su indici glicemici/insulinici, timing dei pasti e attività fisica specifica — eventualmente integrato con un profilo nutrigenomico per capire meglio la risposta individuale.

Le consiglio quindi di discutere questi dati con il suo medico o con un nutrizionista esperto in metabolismo, così da costruire un percorso personalizzato e sicuro. Ha fatto bene a chiedere chiarimenti: questo è il primo passo per affrontare il problema con consapevolezza.”
Dott.ssa Simona Giri
Dietista, Nutrizionista
Pavia
Buongiorno,
il rapporto tra glicemia e insulina a digiuno (HOMA-IR) risulta di circa 3,6, un valore che segnala già la presenza di insulino-resistenza. Quindi sì, possiamo considerarla insulino-resistenza: non è ancora diabete, ma è un campanello d’allarme importante.
Il consiglio è di parlarne con il medico curante o con un endocrinologo per conferma e approfondimenti. Nel frattempo può aiutare:

- attività fisica regolare (camminata veloce ma senza alzare troppo il battito cardiaco per evitare, in caso di dieta ipocalorica, la deplezione del muscolo, ma soprattutto, e sottolineo SOPRATTUTTO esercizi di forza, ossia allenamento con i pesi per aumentare la massa muscolare, visto che il muscolo scheletrico è ricco di recettori insulinici e migliora la sensibilità all'insulina).

- una dieta mirata a migliorare la sensibilità insulinica (meno zuccheri semplici, più verdure, proteine e grassi buoni, gestione corretta dei carboidrati),

-attenzione a sonno e stress.

Con le giuste strategie si può migliorare la risposta insulinica e anche ottenere risultati migliori sulla perdita di peso.
Dott.ssa Anna Lama
Nutrizionista, Biologo nutrizionista
Palermo
Buongiorno, da quanto descrive, la glicemia è nei limiti ma i valori dell’insulina risultano piuttosto alti, soprattutto per il tempo che impiega a tornare alla norma. Questo può, in effetti, indicare una ridotta sensibilità all’insulina, condizione responsabile della difficoltà nel perdere peso, anche seguendo una dieta corretta.
In questi casi è importante analizzare l’intera curva glicemico-insulinica, insieme ad altri parametri (massa magra, stile di vita, attività fisica, qualità del sonno, ecc.), per impostare un piano nutrizionale davvero su misura, calibrato sui suoi valori e ritmi, in modo che possa migliorare la risposta insulinica e sbloccare la perdita di peso in modo graduale e duraturo.


Buon pomeriggio,
l'andamento dei valori dell'insulina da lei riportati possono effettivamente essere indicativi di una condizione di Insulino-resistenza. La difficoltà nel perdere peso nonostante la dieta può essere correlata a questo quadro, ma è importante valutare anche altri aspetti : stile di vita, composizione corporea, eventuali fattori ormonali.
le consiglio di effettuare delle indagini approfondite a questo riguardo con ulteriori esami.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Annapaola Volpicella Biologa Nutrizionista
Buonasera, a mio avviso, calcolando l'homa index (che può calcolare in modo autonomo e gratuito anche lei), ovvero l'indice di insulino-resistenza, sui valori basali risulta già superiore alla norma, quindi è ipotizzabile un'insulino-resistenza che però deve diagnosticare il suo medico di base o un endocrinologo/diabetologo. Se l'ipotesi fosse confermata, si spiega assolutamente il motivo per il quale il dimagrimento sia più ostico.
Buongiorno, dai risultati si evidenzia una possibile insulino-resistenza, dato l’aumento marcato dell’insulina nonostante la glicemia normale. È fondamentale comprendere il tipo di alimentazione che sta seguendo e valutare eventuali fattori di stile di vita per definire strategie mirate.
Dott. Luca Musella
Nutrizionista, Analista clinico
Roma
Buongiorno, tenendo conto dei valori da lei indicati e calcolando il HOMA-IR (stima della resistenza insulinica):
HOMA-IR = (glicemia a digiuno in mg/dL × insulina a digiuno in µU/mL) / 405
= 90 × 16 / 405 ≈ 3,56.
In molti contesti clinici valori >2–2,5 suggeriscono insulino-resistenza (cut-off dipendenti da età/sesso/centro). Inoltre, il picco molto alto e la persistenza di iperinsulinemia a 180’ sono compatibili con iperinsulinemia reattiva. Quindi sì: il quadro potrebbe essere compatibile con insulino-resistenza, nonostante la glicemia resti normale.

Questo può spiegare perché la dieta “non ha funzionato”?
Con IR l’organismo:
tende a stoccare più facilmente, presenta fame/“cravings” e cali di energia dopo i pasti ricchi di carboidrati,richiede deficit calorici più accurati e migliore gestione di proteine/fibre/tempi dei pasti.
Anche con “buona dieta”, se il timing, la quota proteica o l’attività muscolare non sono ottimizzati, i risultati possono essere scarsi.
Le consiglio comunque di rivolgersi ad un endocrinologo/a per una valutazione specialistica più precisa e puntuale.
Cordialità,
Dott. Luca Musella
Dott. Andrea Citarella
Dietista, Nutrizionista
Palermo
Buongiorno a lei, dai valori che riporta si può ipotizzare una risposta insulinica marcata rispetto alla glicemia, elemento che potrebbe suggerire una ridotta sensibilità all’insulina. Tuttavia, per comprenderne il reale significato è importante valutare nel dettaglio l’intero andamento della curva e il contesto clinico complessivo.
In alcuni casi una situazione come quella che riporta rendere più complessa la gestione del peso e/o influire sull’efficacia di determinati regimi alimentari.
Per definire con precisione la situazione e impostare un approccio nutrizionale adeguato, può essere utile un colloquio di approfondimento, così da analizzare insieme i risultati e pianificare un percorso personalizzato.
Buongiorno, i valori riportati indicano che la glicemia è nei limiti, ma l’insulina risulta elevata. Questo suggerisce una ridotta sensibilità delle cellule all’azione dell’insulina. Il calcolo dell’HOMA-INDEX, che considera glicemia e insulina a digiuno, nel suo caso è pari a 3.56 (un valore superiore a 2.5 indica la presenza di insulino-resistenza). In pratica, l’organismo produce più insulina del necessario per mantenere la glicemia normale, e questo può rendere più difficile la perdita di peso nonostante la dieta.
Le consiglio di seguire un piano alimentare personalizzato, volto a migliorare la sensibilità insulinica e a stabilizzare la glicemia, insieme a una regolare attività fisica.
Un approccio nutrizionale personalizzato la aiuterà a ottenere benefici duraturi per la salute.
Buongiorno, si, la situazione che descrive è compatibile con insulino-resistenza. La glicemia è normale ma solo perchè il pancreas sta lavorando in eccesso (producendo più insulina del normale). Questa sovrastimolazione del pancreas, a lungo andare, potrebbe degenerare in diabete. Le consiglio di sentire il suo medico curante e di seguire una dieta specifica per la sua situazione perchè, come ha visto, una dieta che non tenga conto di questa condizione non porta risultati.
Dott.ssa Sara Bini
Nutrizionista, Biologo nutrizionista
Firenze
Salve, molto piacere.
Le rispondo come biologa nutrizionista, quindi mi concentro soprattutto su alimentazione e stile di vita; per una diagnosi vera e propria di insulino-resistenza e per eventuali terapie farmacologiche il riferimento resta sempre il suo medico / endocrinologo.

I suoi valori cosa fanno pensare?
Da quello che scrive:
-Glicemia basale: 90 mg/dL → nella norma
-Glicemia durante la curva: nei limiti
-Insulina basale: 16 µU/mL → già piuttosto alta come valore di partenza
-A 30 minuti: 120 µU/mL → risposta insulinica molto marcata
-A 180 minuti: 78 µU/mL → ancora decisamente sopra il valore basale

In generale, in una situazione di buona sensibilità all’insulina ci aspettiamo che:
-l’insulina a digiuno sia più bassa
-dopo il picco iniziale torni vicino ai valori basali entro le 2–3 ore

Nel suo caso, il fatto che:
-l’insulina parta già alta,
-faccia un picco molto elevato,
-e rimanga ancora alta dopo 180 minuti
è un quadro compatibile con iperinsulinemia e possibile insulino-resistenza compensata: il pancreas produce tanta insulina per tenere la glicemia nei limiti, e per ora ci riesce.

Non posso dirle “sì, è sicuramente insulino-resistenza” perché:
-servirebbe vedere tutti i valori della curva (glicemia e insulina a ogni punto)
-il suo quadro clinico completo (peso, circonferenza vita, familiarità, eventuali altre analisi).
Ma è assolutamente sensato che il suo medico valuti questo quadro come sospetto per insulino-resistenza.

Questo può spiegare la difficoltà a dimagrire?
Può contribuire, sì.
Quando c’è resistenza insulinica, il corpo tende a:
-“preferire” l’accumulo di grasso, soprattutto a livello addominale
-avere più facilmente fame, cali di energia, voglia di dolce, soprattutto se la dieta è ricca di zuccheri semplici o di farine raffinate
-rispondere meno bene alle classiche diete “uguali per tutti”

Detto questo:
l’insulino-resistenza rende il dimagrimento più lento e faticoso, ma non lo rende impossibile: serve solo un approccio più mirato su carboidrati, orari dei pasti e movimento.
Se lei ha seguito “una dieta per mesi” senza risultati, potrebbe essere che:
- il deficit calorico non fosse reale (magari troppo piccolo o compensato da spuntini, weekend, ecc.),
- la distribuzione di carboidrati durante la giornata non fosse adeguata alla sua risposta insulinica, mancasse il giusto tipo di attività fisica di forza (che è fondamentale per migliorare la sensibilità insulinica).

Cosa si può fare, in pratica?
Senza sostituirmi al medico, come nutrizionista in un quadro come il suo lavorerei su:
- Gestione dei carboidrati (non eliminazione totale):
preferire cereali integrali (riso integrale, farro, orzo, avena, pane integrale vero)
limitare zuccheri semplici, succhi, dolci, prodotti da forno industriali
evitare grandi quantità di carboidrati in un unico pasto, soprattutto alla sera
- Composizione del pasto:
ogni pasto principale con proteine adeguate (legumi, pesce, uova, carne magra, latticini se tollerati), sempre verdure in abbondanza (fibre → aiutano glicemia e insulina)
introdurre grassi “buoni” (olio extravergine, frutta secca, semi) per modulare l’assorbimento dei carboidrati
- Ritmo dei pasti:
evitare lunghi digiuni seguiti da pasti molto abbondanti
costruire pasti più regolari, completi, per ridurre i picchi di fame e di glicemia
- Movimento:
oltre all’eventuale attività aerobica, inserire (se non lo fa già) esercizi di forza/muscolari:
aumentare la massa muscolare è uno dei modi più potenti per migliorare la sensibilità all’insulina

A chi rivolgersi adesso?
Io le consiglierei:
-di portare i risultati della curva al suo medico / endocrinologo per una valutazione diagnostica (eventuali altri esami, uso o meno di farmaci/integrazioni);
- di impostare con una nutrizionista un piano alimentare specifico per insulino-resistenza, cucito su di lei (gusti, orari, lavoro, attività fisica), così che la dieta non sia solo “mangiare meno”, ma mangiare meglio in funzione della risposta insulinica.

In sintesi:
Sì, i valori che riporta sono compatibili con una possibile insulino-resistenza compensata e potrebbero essere uno dei motivi della sua difficoltà a dimagrire. Non è colpa sua, e non significa che “non funziona niente”: significa che serve un approccio più mirato.
Dott.ssa Anna Maria Alfano
Nutrizionista, Anatomopatologo
Aprilia
Il suo Homa index è 3,6 indica una seria insulino resistenza. Una dieta non adeguata può non portare a risultati soddisfacenti esattamente
Dott.ssa Lorella Palmeto
Nutrizionista, Posturologo, Biologo nutrizionista
Torino
Buongiorno, premesso che bisognerebbe valutare tutta la sua situazione, i valori che riporta qui di glicemia basale, in rapporto con insulina basale, possono far presupporre ad un' insulino resistenza, fattore che può ostacolare la perdita di peso.
Dott. Ivan Lurgo
Nutrizionista, Dietologo, Dietista
Milano
Buongiorno,
una glicemia a digiuno normale con valori post-prandiali elevati è tipica di una fase iniziale di insulino-resistenza.

In questi casi:

la dieta “fatta da soli” spesso non è sufficiente,

il problema non è quanto si mangia, ma come il corpo gestisce gli zuccheri.

Intervenire ora è fondamentale per evitare peggioramenti futuri.

Le consiglio di prenotare una visita con il sottoscritto: analizzeremo la sua risposta glicemica e costruiremo una terapia dietetica mirata, che le permetta di normalizzare i valori. Con il metodo giusto, la situazione si corregge.
Dr. Bellissimo Andrea Rocco
Nutrizionista, Biologo nutrizionista
Torino
Buongiorno,

Interpretazione dei suoi valori. (in base alla mia esperienza di Biologo).

Glicemia: Basale: 90 mg/dL, normale
Curva glicemica: nei limiti, buona capacità di tenere la glicemia sotto controllo
Insulina: Insulina basale: 16 µU/mL, già al limite alto (ideale < 8–10)
Picco a 30 min: 120 µU/mL: molto alto A 180 min: 78 µU/mL. Dovrebbe essere quasi tornata verso i valori basali qui invece resta marcatamente elevata.

Questo quadro è fortemente compatibile con l'insulino-resistenza, anche se la glicemia “sembra normale”.

Non entrando in merito alla dieta che un mio collega le ha prescritto (bisogna vedere se lei è riuscito a seguirla attentamente)
Le scrivo quanto segue:

Perché la dieta “non ha funzionato”?

Con insulino-resistenza:
le calorie contano meno della risposta insulinica: diete: troppo ricche di carboidrati (in modo particolare processati) o ipocaloriche “classiche” non funzionano o peggiorano la situazione.
Il corpo resta in modalità: “conservo, non brucio”

Cosa consiglio (in pratica)

Alimentazione (punto chiave)
Non una “dieta restrittiva”, ma dieta a basso Indice Glicemico e a basso carico insulinico:
Fondamentali: Proteine ad ogni pasto, Verdure abbondanti
Carboidrati: ridotti, sempre abbinati, mai da soli.
Eliminare: zuccheri, farine raffinate snack frequenti.

Movimento (TERAPEUTICO)
Camminata di 10 minuti dopo i pasti
10.000 passi al giorno
Allenamento di forza 2–3×/settimana per aumentare la massa muscolare ed aumentare il metabolismo basale

Lo SORT aumenta la sensibilità insulinica più dei farmaci
Dott. Filippo Zucchetti
Nutrizionista, Chinesiologo
Iseo
In questa condizione, è frequente che le diete ipocaloriche o standard non portino ai risultati attesi in termini di dimagrimento o miglioramento metabolico, proprio perché l’eccesso di insulina ostacola l’utilizzo dei grassi come fonte energetica e favorisce il loro accumulo. Gli interventi consigliati includono una revisione mirata dell’alimentazione, con particolare attenzione alla qualità e distribuzione dei carboidrati, preferendo alimenti a basso indice glicemico, un adeguato apporto proteico e una corretta quota di grassi. È fondamentale anche la regolarità dei pasti e la riduzione di zuccheri semplici e prodotti ultraprocessati. L’attività fisica svolge un ruolo centrale: sia l’esercizio aerobico regolare sia l’allenamento di forza migliorano la sensibilità insulinica. In alcuni casi può essere utile valutare, insieme al medico, l’eventuale integrazione o un supporto farmacologico, soprattutto se coesistono altri fattori di rischio metabolico. Un percorso nutrizionale personalizzato, basato su questa condizione specifica e monitorato nel tempo, è generalmente la strategia più efficace per ottenere risultati concreti e duraturi.
Ha effettutato il calcolo dell'Homa Index?
Salve, i valori da lei indicati parrebbero riconducibili ad un'iperinsulinemia. Occorre opportuna diagnosi da parte di un endocrinologo. In queste condizioni, è opportuno seguire diete a basso indice glicemico o low carb o chetogeniche a seconda del suo quadro clinico complessivo e valutare eventuali integrazioni o terapie farmacologiche
Dott.ssa Alessandra Grandi
Nutrizionista, Dietista, Biologo nutrizionista
Fidenza
La curva glicemica e insulinica deve essere valutata dal diabetologo. le recenti linee guida per il trattamento del Diabete tipo 2 suggeriscono una dieta a basso regime di carboidrati, cioè non più di 130 g al giorno. Dovresti consultare un nutrizionista che le adotti.
Dott.ssa Havana Lorito
Dietista, Nutrizionista
Pescara
Buongiorno,
in base ai suoi valori di glicemia e insulina basale, calcolando l’indice di insulino-resistenza HOMA-IR (glicemia × insulina / 405), il valore risulta intorno a 3,5. In genere valori superiori a 2–2,5 possono essere indicativi di una possibile insulino-resistenza, ma la valutazione deve essere sempre confermata dal medico, considerando il quadro clinico completo. Anche l’andamento della curva, con un picco insulinico elevato e una persistenza ancora alta a 180 minuti, suggerisce una risposta iperinsulinemica che merita approfondimento specialistico.

Dal punto di vista nutrizionale, l’obiettivo è lavorare sulla sensibilità insulinica modulando il carico glicemico complessivo: privilegiare carboidrati a basso indice glicemico, associarli sempre a una quota proteica e a grassi buoni, distribuire i carboidrati nell’arco della giornata evitando concentrazioni eccessive in un unico pasto, aumentare l’apporto di fibre e affiancare alla camminata un lavoro di forza, che migliora l’utilizzo del glucosio da parte del muscolo.

Se una dieta seguita in precedenza non ha dato risultati, è possibile che non fosse adeguatamente personalizzata rispetto al carico glicemico e alla distribuzione dei macronutrienti; in questi casi è utile rivedere l’impostazione con un approccio più mirato e strutturato.

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