Buon giorno a tutti, mio figlio di 22 anni è alquanto introverso. Per fortuna, ha iniziato a giocare

31 risposte
Buon giorno a tutti, mio figlio di 22 anni è alquanto introverso. Per fortuna, ha iniziato a giocare a calcio, sin dai 6 anni, socializzando e rapportandosi con i propri compagni e coetanei, vivendo, fino ad ora, in questo contesto sportivo e amichevole, cui partecipa abbastanza attivamente.
Purtroppo, con noi genitori si relaziona poco o nulla, soprattutto con me che sono il padre, non racconta nulla.
Con il fratello più piccolo di 17 anni si rapporta solo bisticciando, mentre con il fratello di 25 anni non intrattiene nessuna conversazione, poiché, a mio parere, lo identifica come quello più ben visto dai genitori, stante che me lo ha anche fatto capire.
Volevo chiedere quali passi posso fare per avvicinarmi a lui e iniziare ad avere un normale rapporto genitore/figlio.
Grazie a chiunque vorrà darmi delle indicazioni a riguardo.
Salve,

Comprendo la sensazione di dolore e sofferenza che provoca vedere suo figlio relazionarsi così poco con voi familiari e in questa modalità. Il fatto che suo figlio abbia coltivato la passione per il calcio e che questo gli abbia consentito di crearsi anche una valida rete sociale è sicuramente un fattore ottimo e da incoraggiare. La sua volontà di mettersi in discussione e di avvicinarsi a lui facendo i passi giusti è ammirevole e sicuramente lei potrebbe trarre giovamento dal supporto di un professionista. Dalla sua domanda, purtroppo, non si possono trarre elementi sufficienti per darle dei feedback specifici riguardo alla sua situazione, ma nel caso volesse approfondire e cercare di capire meglio insieme la situazione, rimango a disposizione. Un caro saluto.

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Buongiorno e grazie per aver posto il suo quesito. La relazione genitore-figlio è sempre molto importante e delicata da trattare all'interno di una famiglia. I ragazzi, specialmente così giovani, si trovano ad affrontare delle sfide di crescita estremamente impegnative ed è molto importante riconoscere la fase di sviluppo all'interno della quale si trovano.
Molto spesso i consigli che si reperiscono online o che si "leggono" in giro possono essere utili a patto che non vengano interpretati come delle "soluzioni" alle problematiche quotidiane, ma come spunti di riflessione per poter ragionare e ampliare la questione che ci si trova ad affrontare. Per questo motivo mi sento di dirle che ciò che deve essere preso in considerazione è la specificità della vostra relazione. Un padre può trovare una risorsa importante nell'osservare le dinamiche relazionali esistenti tra lui e il figlio, consapevoli che spesso il ruolo richiesto (esplicitamente o implicitamente) si sviluppa intorno ad un nucleo che implica la presenza e il supporto nei confronti del ragazzo.
Presenza e supporto, molto spesso, prendono anche la forma dell'esempio: cosa vive e cosa vede quotidianamente suo figlio in lei? Quali "trucchi del mestiere" pensa che siano passati tra di voi? Che testimonianza sente di aver lasciato (e lascia quotidianamente) a suo figlio e ai suoi figli?
Sono questi dei piccolissimi spunti su cui ci si può iniziare ad interrogare per riflettere su noi stessi come uomini e come padri. Il lavoro richiesto è impegnativo, ma indispensabile per essere in grado di crescere insieme ai figli.
Rimango a sua disposizione per necessità. La saluto e le auguro una buona giornata, LB
Caro padre, difficile stilare un elenco di comportamenti da mettere in atto per raggiungere il suo obiettivo.
La descrizione che presenta di suo figlio va dalla etichetta di «alquanto introverso» alla socializzazione con i compagni dell'attività sportiva, per tornare alle difficoltà intrafamiliari.
E il resto della complessità della vita?
Le propongo di parlarne insieme in un colloquio online.
Gentile utente, grazie per aver condiviso con noi le sue preoccupazioni da genitore. Mi spiace molto per la situazione che descrive e posso immaginare la preoccupazione connessa alle difficoltà nel relazionarsi con suo figlio.
Le suggerirei di valutare una presa in carico familiare in psicoterapia, di modo che suo figlio abbia uno spazio solo suo per parlare di come si sente e di ciò che prova, eventualmente esprimendo in momenti condivisi i propri pensieri con voi anche grazie alla posizione facilitatrice del terapeuta. Oltre a ciò, avreste anche voi genitori uno spazio di confronto con un/una professionista che potrebbe accogliere anche i vostri pensieri e aiutarvi ad affrontarli.
Nella speranza che questo confronto possa esserle utile, resto a disposizione anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Sinistrero
Buonasera,
sicuramente per lei è una sofferenza, ma ci sono tanti modi per comunicare e non solo quello verbale. Inoltre, non conoscendo la storia del vostro legame affettivo non posso dirle di più per rispettare sia lei che suo figlio, ecco. Forse lei papà avrebbe bisogno di parlare di questo problema.
Buon proseguimento e non esiti a contattarmi se lo ritiene utile.
Grazia Chianetta
Buonasera, dal suo racconto emerge la sofferenza per non riuscire ad avere vicinanza emotiva con suo figlio, ma anche la volontà di voler migliorare la relazione. Questa sua preoccupazione è preziosa, è già un primo passo verso il miglioramento. Sicuramente delle consulenze psicologiche sulla genitorialità, trattando anche i rapporti tra fratelli gioverebbe a tutto il sistema familiare. Nel caso resto a sua disposizione per ulteriori informazioni.
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Salve, il punto di partenza potrebbe essere quello di aprirsi a suo figlio. Chiedersi da dove proviene questa “introversione” e cosa vorrebbe da lei.
Inoltre. Le suggerirei un percorso di psicoterapia per lavorare sulla sua emotività.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti
Cordiali saluti
Dott.ssa Daniela Chieppa
Buongiorno gentile utente, capisco la sua preoccupazione per la situazione. È normale che i figli adolescenti e giovani adulti si distanzino un po' dai genitori, ma è importante mantenere una comunicazione aperta e un buon rapporto con loro. Mi sento di lasciarle qualche consiglio per affrontare e gestire questa situazione: in primis, rispetti l'indipendenza di suo figlio: è importante ricordare che suo figlio è un adulto e ha diritto alla sua privacy e indipendenza. Cerchi, per quanto le è possibile, di non invadere la sua vita personale o cercare di controllarlo. Mostri interesse per le sue passioni, parli con lui del calcio e delle altre attività che gli piacciono. In questo modo può connettersi con lui e fargli capire che lo sostiene sempre e in ogni circostanza. Cerchi di trascorrere del tempo di qualità insieme a lui, cerchi di svolgere delle attività che piacciono ad entrambi (mi viene in mente guardare una partita di calcio insieme, andare a pescare o semplicemente fare una passeggiata). Cerchi di ascoltarlo senza giudicare, di capire il suo punto di vista e di mostrargli empatia. Eviti eccessive critiche e rimproveri che possono allontanarlo da lei. Comunichi con lui in modo aperto e onesto, cerchi di essere disposto ad ascoltare anche i suoi punti di vista. Ci vuole tempo e pazienza per costruire un buon rapporto con un figlio adolescente o giovane adulto; non si scoraggi se non vede risultati immediati. Se poi ha difficoltà a comunicare con lui o se la sua situazione le sembra preoccupante, potrebbe essere utile cercare un aiuto professionale da un terapista familiare che può aiutarla a capire la dinamica familiare e a sviluppare strategie per migliorare la sua relazione con suo figlio. Ogni figlio è diverso e non esiste un approccio unico che funzioni per tutti. La cosa più importante è essere pazienti, comprensivi e rispettosi. Con il tempo e lo sforzo può costruire un rapporto forte e duraturo con suo figlio. In bocca al lupo! Dott.ssa Baldelli Marta
Gentile,
quello che può rincuorarla rispetto all'essere introverso di suo figlio, è che intrattiene relazioni amicali esterne alla famiglia e non è completamente chiuso in se stesso.
Quello che mi piacerebbe chiederle rispetto alla sua domanda, è se questa introversione sia sempre esistita in suo figlio, fin da quando era piccolo. Se il rapporto col fratello maggiore è sempre stato assente o se, riguardando al passato, può identificare un momento nella vostra vita familiare in cui qualcosa è cambiato. In questi casi è utile leggere le situazioni per differenze, ovvero capire se esiste un prima e un dopo. Questo ci aiuta a comprendere che forse potrebbe essere successo qualcosa che ha reso suo figlio un po' distante da voi. Riesce a tornare un po' indietro con la mente per analizzare delle differenze nei vostri rapporti? Credo che potrebbe esserle molto utile.
Per quanto riguarda consigli pratici su come entrare in rapporto con suo figlio non mi sento di dargliene, perché non conosco la vostra storia e potrei suggerire delle cose sbagliate. Quello che mi sento di dirle è che se sente che queste caratteristiche di suo figlio incidono in un qualche modo sul vostro sistema familiare, forse potrebbe valere la pena parlarne con uno psicoterapeuta sistemico familiare. Può scegliere se andare lei in terapia o se portare tutta la famiglia per analizzare meglio le vostre relazioni.
Cordialmente,

Dott.ssa Francesca Tugnoli
Buongiorno, difficile dare consigli con queste poche informazioni perchè ogni caso è a sè stante. Tuttavia posso suggerirle un approccio morbido che non forzi gli aspetti dove evidentemente un introverso si sente a disagio. Parlare e condividere per forza non è una buona cosa, spingerlo in situazioni troppo ostili per un introverso (troppe novità e/o persone tutte insieme). Si concentri sul condividere momenti ed attività insieme, con regolarità, si prenda dei momenti solo con lui e con tutti i figli insieme e poi tutta la famiglia. Tutto questo in modo alternato e costante nel tempo.
"A mio parere, lo identifica come quello più ben visto dai genitori, stante che me lo ha anche fatto capire".
Le consiglio di ricavarsi dei momenti di condivisione insieme, da soli, magari una giornata facendo un'attività bella per entrambi, e di parlare, e di cominciare a chiedere sulle cose che gli sono mancate durante la sua crescita da parte vostra, (e sua) e dargli la possibilità di parlare e ascoltarlo, senza giudizio e senza atteggiamenti di difesa o rimprovero.
Gentilissimo,
difficile poter comprendere ciò che sta vivendo, sicuramente non è un momento facile ma già il fatto di voler cambiare la situazione sicuramente è un passo positivo. La trasformazione di una relazione genitore/figlio è difficile da intraprendere con un semplice consiglio, sarebbe da comprendere come mai si è venuta a creare questa situazione/relazione? Ci sono dei fattori che hanno concorso? Che relazione ha suo figlio all'interno della famiglia? E molte altre domande che con un incontro possono essere affrontate. Altro elemento chiave in questi casi e in ambito familiare è la comunicazione che se chiara e trasparente può far emergere aspetti prima difficili da intravedere. Sicuramente anche qui l'aiuto di noi psicologi è fondamentale per comprendere cosa e come dirlo. Non vi è una risposta immediata e certa alla sua domanda per via del fatto che ogni persona e relazione è diversa ma se riassumessimo al massimo potremmo dire che una condivisione di momenti, fiducia e chiara e trasparente comunicazione sono fattori che aiutano a creare una relazione positiva, non solo in ambito familiare ma anche altri.
Spero di averle dato un po' più di chiarezza, per qualsiasi cosa non esitare a contattarmi. Dott.ssa Tommasini
Buon pomeriggio, quindi lei punta a fare goal nella vita di suo figlio. Direi che si può cominciare una partita di calcio a quattro. Lei e suo figlio contro i due suoi fratelli. Poi mischiate le squadre. Nessun giudizio sul campo come anche fuori dal campo. Siate quadra in campo, siate uniti fuori campo.
Raccomando una terapia ad orientamento sistemico-familiare per chiarire la metrica ed il livello comunicativo che deve avere la partita, con tutti i suoi figli e anche sua moglie.
Resto a disposizione per le sue necessità.

Dott. Festa Simone
Gentile Signore

Comprendo profondamente il dolore e la sofferenza derivanti dal vedere suo figlio relazionarsi così poco con voi familiari e in modo così distaccato. Il fatto che suo figlio abbia coltivato una passione per il calcio, creando anche una solida rete sociale, è indubbiamente un elemento positivo da incoraggiare. La sua volontà di mettersi in discussione e di avvicinarsi a lui con i giusti passi è ammirevole, e ritengo che lei possa trarre grande beneficio dal supporto di un professionista.

Dalla sua domanda, purtroppo, non emergono elementi sufficienti per fornirle dei feedback specifici riguardo alla sua situazione. Tuttavia, qualora desiderasse approfondire e comprendere meglio insieme la situazione, rimango a sua completa disposizione.

Cordiali saluti.
Salve, mi piace molto la sua messa in discussione, non è scontata. Interrogarsi su cosa può fare, da genitore, per facilitare la creazione di un legame con suo figlio dice molto di lei e le faccio i complimenti per questo. Purtroppo, nonostante le informazioni date, non riesco a comprendere pienamente tutto quello che ha formato e forma la sua famiglia. Se da padre sente il bisogno di relazionarsi a suo figlio potrebbe esprimere questo bisogno a lui o, se non lo fa, iniziare a raccontare a suo figlio qualcosa di lei (attuale o anche di quando aveva la sua età). Se sente, invece, che da solo potrebbe essere troppo difficile potrebbe affidarsi ad uno psicoterapeuta sistemico-relazionale e iniziare una terapia familiare: suo figlio vedrebbe la voglia e le energie che investe per essergli "padre" e lei e la sua intera famiglia ne gioverebbe.
Cordiali saluti dott.ssa Raffaella Mancano
Salve, grazie per la condivisione della sua esperienza. Non le darò consigli, in quanto fare il genitore è il lavoro più difficile al mondo e lei sta facendo del suo meglio; cercherei di fare chiarezza prima con i vissuti che prova nel vedere suo figlio così introverso verso l'ambiente familiare, per poi cercare di capire se è possibile avere una comunicazione con lui, mettendo al primo posto quelle che sono le volontà e i bisogni di suo figlio. Spero di essere stato di aiuto. Un cordiale saluto.
buongiorno, suo figlio ha 22 anni per cui potrebbe dirgli di intraprendere un percorso e supportarlo, penso che abbia un mondo dentro che necessità di libertà, ascolto. contenimento... nel caso servisse, sono qui. Forza
Buongiorno,
Avvicinarsi ad un figlio molto chiuso non è facile e richiede del tempo... Sicuramente mostrarsi interessato a lui e a ciò che fa potrebbe essere un primo passo.
Dott. Marco Cenci
Salve, costruire una relazione solida richiede impegno e investimento di tempo ed energia. Nella relazione con i propri figli non basta la qualità ma anche la quantità poiché gli adolescenti sono esattamente come una pianta hanno bisogno di acqua e luce e per crescere bene hanno bisogno di una relazione forte con i pilastri della loro vita ossia i genitori. Il primo step è osservare nelle sue giornate quanto tempo trascorre con suo figlio, cerchi di entrare in connessione con lui dandogli fiducia, suo figlio deve sapere e sentire che crede in lui.
Saluti Dott.ssa Arcangela Guadagno.
Caro utente, posso immaginare la fatica che descrive. Porsi tali domande è già un ottimo punto di partenza. Alle volte quando la comunicazione verbale è complessa e difficile da intraprendere, dobbiamo ricordarci che si comunica moltissimo anche in modo non verbale, gesti, momenti, attenzioni, sguardi amorevoli e di accoglimento. Posso diventare elementi potentissimi nella relazione. Parliamo anche senza parlare. Parta da questi piccoli ma importanti elementi, ascolti suo figlio. Provi a comprendere di cosa ha bisogno. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buongiorno,

potrebbe insieme con suo marito pensare alla possibilità di fare un percorso di accompagnamento alla genitorialità. Sarebbe utile per acquisire degli strumenti con cui riuscire a fronteggiare la situazione di impasse venutasi a creare tra voi e lui.
Nel caso resto disponibile ad accogliere la vostra richiesta di aiuto, ricevo anche on-line.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno e grazie per le sue informazioni. Bisogna tenere in considerazione che probabilmente nella vostra singola relazione padre-figlio influiscono dinamiche familiari che al momento attuale non mi sono note. il consiglio che posso darle è di tentare un livello di comunicazione congeniale a suo figlio, che magari non sia quello verbale se vede che egli è restio: ad esempio provi a proporre qualche attività da fare insieme per trascorrere del tempo di qualità che magari potrebbe portare ad un'apertura anche da parte sua. Mi verrebbe anche da chiedermi: come mai suo figlio pensa che il maggiore sia il "favorito"? C'è qualcosa che può farlo sentire inferiore all'interno delle vostre relazioni familiari che potrebbe far emergere in lui sentimenti negativi nei vostri confronti e del fratello? Non è da dimenticare anche il fatto che il ragazzo è ancora in una fase transitoria post-adolescenziale, quale l'ingresso all'adultità e ciò potrebbe influenzare anche le sue modalità relazionali. Probabilmente l'intervento più utile sarebbe una terapia familiare o di coppia padre-figlio, ciò non toglie che anche con incontri singoli con un professionista lei possa delineare un contesto più chiaro d'intervento e trovare risorse personali per confrontarsi con suo figlio. Le auguro il meglio e rimango a disposizione, dott.ssa Covri Annalisa.
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Buonasera, senza un dialogo è davvero difficile poter capire le cause di questa chiusura, probabilmente la questione riguarda un equilibrio all'interno dell'intera famiglia. Ciò che posso suggerirle è di scrivere o parlare e palesare al suo ragazzo le intenzioni come padre di avere un rapporto con lui, una relazione a cui tiene. Se anche questo tentativo non dovesse approdare ad alcun risultato credo che un consulto con uno psicoterapeuta, con cui valutare bene tutto, possa guidarla in modo specifico. Le auguro di riuscire nel suo intento.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Immagino la sua preoccupazione ma ha provsto a chiedere a suo figlio se accetterebbe un aiuto estrno a voi dove vige un segreto prefessionale . Fornirgli un recapito ef are in modo che sia lui a contattare il professionista . Auguri
Gentilissimo,
quello di cui qualunque essere umano al mondo ha bisogno è sentirsi accettato per quello che è. Noi abbiamo bisogno di guardare il mondo senza etichette, introverso ad esempio (ovviamente nel contesto serve per chiarire una situazione) o qualsiasi altra parola tende a ridimensionare la nostra bellissima natura poliedrica. Noi siamo il frutto di una genetica ma anche dell'ambiente e soprattutto delle future scelte che la consapevolezza può apportare. La modalità di risposta alle emozioni o di attivazione è spesso appresa in base anche a come siamo stati accolti e su questo ci sono degli strumenti che si usano in terapia, per poter lavorare anche su questi aspetti. Il mezzo per arrivare alle persone più immediato che abbiamo quindi è questo accoglierle, ovviamente i rapporti tra genitori e figli spesso quando non si è del tutto formati come persone (alcune aree del cervello come quella della corteccia prefrontale non si strutturano prima dei 25 anni di te)ed anche perché crescendo ognuno deve formarsi, creando i propri valori e priorità che possono essere diverse da quelle della famiglia, sono ancora più complessi. Risulta importante evitare il concetto di "preferito" e normalizzare che i rapporti con le persone in generale sono diversi in quanto ognuno è diverso.
Resto a disposizione, cordialmente.
Buongiorno Carissimo, la ringrazio per aver condiviso la sua sofferenza.
A mio avviso è stato importante iniziare a sei anni uno sport di squadra che ha facilitato il contatto e la comunicazione con i propri compagni.
Purtroppo dal messaggio non si riescono ad evincere elementi sufficienti relativi al vostro rapporto, certo è che i rapporti genitori/figli posso risultare più difficili da gestire sia per la differenza generazionale e sia perché nel ricercare la propria strada il figlio/a a volte ha la necessità di contrastare il modello familiare nel quale è vissuto. Resto a disposizione per un colloquio conoscitivo.
Un caro saluto
Dottoressa Ilaria Redivo
Gentilissima utente, potrebbe essere utile considerare il sistema familiare nel suo insieme e non solo la relazione padre-figlio. Potrebbe essere utile, per esempio, coinvolgere anche gli altri membri della famiglia nel processo di avvicinamento, cercando di creare un clima più aperto e empatico all'interno della famiglia.
Inoltre, potrebbe essere utile cercare di capire quali sono le esigenze e i desideri del figlio, ascoltandolo senza giudizio e senza cercare di imporre la propria visione delle cose. Potrebbe essere utile cercare di creare momenti di condivisione e di attività insieme, magari partendo da interessi comuni come il calcio o altro.
Infine, potrebbe essere utile anche cercare il sostegno di un professionista della salute mentale, come uno psicologo o un terapeuta familiare, che possa aiutare a comprendere meglio le dinamiche familiari e a trovare strategie per migliorare la comunicazione e la relazione tra padre e figlio. Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione anche online.
Dott. Cordoba
Salve, comprendo la sua preoccupazione e la sofferenza davanti alla difficoltà relazionale con suo figlio, considerato anche che non è facile darsi una spiegazione quando sembrerebbe comportarsi diversamente all’interno del contesto familiare rispetto a come invece lo fa all’esterno. Sarebbe utile indagare il vostro rapporto per capire il motivo della sua chiusura relazionale con voi genitori e con i fratelli, costruendo da qui un percorso utile al miglioramento della comunicazione e della condivisione.
Le auguro buona serata.
Buonasera, la ringrazio per la sua condivisione.
Potrebbe risultare superficiale, a seguito delle poche informazioni a disposizioni, attribuire una causa o suggerire un comportamento.
L'introversione di cui lei parla potrebbe essere essere una modalità attraverso la quale suo figlio esterna una difficoltà come non.
Per questo le suggerisco di approfondire la questione qualora ritiene che suo figlio ne abbia bisogno.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Maraio Francesca
- [ ] Gentile Signore. L’ età di suo figlio rientra in una fase delicata del ciclo vitale e comprendo il suo senso di sofferenza e preoccupazione come padre. È importante, in questi casi, ragionare insieme sulle questioni quotidiane così da aiutarlo a verbalizzare i suoi stati emotivi. Molto spesso è utile “indossare” gli occhiali da figlio per porsi sullo stesso gradino e guardare le cose dalla stessa prospettiva. Un professionista potrebbe supportarlo in questo lavoro. Qualora volesse, resto a disposizione. Buona giornata
Buon pomeriggio Gentilissimo , mi dispiace per la situazione di disagio che sta attraversando. L'età di suo figlio è molto complicata perchè il post adolescenza porta sicuramente a tanti conflitti interni ed esterni e basta poco a rompere tali equilibri soprattutto con le persone che prima erano caregiver come lei . Le consiglio per alleviare la sua sofferenza di prender un appuntamento e valutare in maniera approfondita la situazione di suo figlio, intanto le auguro un in bocca al lupo per tutto. Dott.ssa Giorgia Giuliani

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