Domande del paziente (119)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buonasera,
    Da quello che racconta si percepisce quanto questa situazione la lasci spesso confuso, da una parte lei sente di non aver fatto nulla di particolarmente grave, dall’altra si trova davanti a... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    Nel suo racconto si intrecciano diversi piani, la relazione di coppia, il trasferimento, il senso di appartenenza, il bisogno di radici e quello di riconoscimento affettivo. Non sta semplicemente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    Leggendo il suo messaggio emerge una profonda fatica legata non solo all’essere senza una relazione da tempo, ma soprattutto al modo in cui percepisce se stesso, il proprio valore e la propria... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    Da quello che scrive emerge un forte senso di pressione e responsabilità, sia rispetto agli studi sia nei confronti dei suoi genitori e della situazione familiare. È comprensibile sentirsi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Dal suo racconto emerge qualcosa che va oltre la ludopatia o il possibile tradimento, si è costruita negli anni una dinamica molto precisa. La dipendenza dal gioco non ha coinvolto solo lui, ma ha progressivamente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    Da quello che scrive emerge una forte tensione interna tra il desiderio di stare nella relazione e i sentimenti di sfiducia e ansia che continuano a manifestarsi. La sua sofferenza non è un... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buonasera,
    Dalle sue parole si sente chiaramente quanto sia spaventata e quanto l’idea di perdere il suo compagno la faccia soffrire profondamente.
    Più che il contenuto dei pensieri – “e se fossi omosessuale?”,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buonasera,
    Il fatto che a 18 anni lei si stia ponendo queste domande con tanta lucidità è già un segnale importante di consapevolezza. Molte persone vivono dinamiche simili senza mai fermarsi a riflettere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buonasera,
    Dal modo in cui scrive emerge una grande capacità di riflessione su di sé e anche un impegno concreto nel cercare di cambiare le cose, e questo è già un elemento molto importante.
    Mi colpisce... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    Capisco il tipo di disagio che sta provando, e il fatto che lo descriva come “disgusto” e “dispiacere” fa pensare a qualcosa che la tocca non solo sul piano razionale, ma anche molto profondamente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    Capisco quanto la situazione che descrive sia dolorosa e destabilizzante. Non solo per il tradimento in sé, ma anche per quello che è venuto dopo, come l’assenza di chiarimenti, il clima di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    Capisco il senso di smarrimento che sta descrivendo, e il fatto che dica “non so più a chi rivolgermi” mi fa pensare che si senta un po’ sola dentro a questo passaggio così confuso e carico... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buonasera,
    Ciò che descrive sembra inserirsi in un intreccio di fattori biologici, psicologici e relazionali che, nel tempo, possono essersi influenzati reciprocamente. L’uso passato di antidepressivi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buonasera,
    Quello che sta vivendo, per quanto molto doloroso, ha anche un significato importante nel suo percorso, ovvero è la prima volta che entra davvero in contatto con un legame affettivo profondo,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    I pensieri che descrive, per quanto molto spaventanti, hanno una caratteristica importante, ovvero che lei li riconosce come dubbi, se ne preoccupa e cerca di verificarli o neutralizzarli.... Altro


    Salve a tutti, sono una studentessa universitaria che ora più che mai sta avendo a che fare con pensieri che definirei "ossessivi" per quanto riguarda le relazioni sociali (amicizie, conoscenze, ecc.): dopo ogni interazione non sentita al 100% riuscita, riavvolgo continuamente nella mia testa ogni piccolo dettaglio della situazione per capire cosa avrei potuto sbagliare, cercando continue rassicurazioni, e spendendoci la notte in pianti. Oltre a questo, sospetto da sempre di essere neurodivergente/essere nello spettro autistico.
    Mi sto chiedendo quindi se non sia necessario partire da una valutazione psicodiagnostica per l'autismo/AuDHD. Ho il forte sospetto che i miei pensieri ossessivi siano il risultato di un sovraccarico cognitivo dovuto al masking e alla mancanza di strumenti adatti al mio funzionamento reale. Temo che un percorso generico, non formato sulla neurodivergenza, possa rivelarsi inefficace o invalidante, come già accaduto in passato. Dunque, quale percorso pensate sia meglio affrontare per prima (a fronte dei soldi)? Un percorso "generico" per risolvere inanzitutto i miei pensieri ossessivi, o un percorso psicodiagnostico (forse un po' più lungo?) per partire dalla radice?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    Quello che descrive restituisce bene la fatica che sta vivendo, soprattutto dopo le interazioni sociali, quando la mente continua a “lavorare” nel tentativo di capire, correggere, trovare una certezza che però non arriva e la lascia esausta.
    Da una prospettiva sistemico-relazionale, è utile vedere come questo circolo si costruisce, ovvero l’incontro con l’altro attiva un alto livello di attenzione e responsabilità su di sé, poi, a posteriori, il bisogno di dare senso e ridurre l’incertezza la porta a rivedere tutto nei dettagli e a cercare rassicurazioni. Questo processo, pur partendo da un intento di protezione, finisce per amplificare l’ansia e il dubbio.
    Rispetto al suo dubbio sulla neurodivergenza, è una domanda legittima e importante, soprattutto se sente che alcune sue modalità – come il masking o il sovraccarico – fanno parte della sua esperienza da tempo. Tuttavia, più che pensare in termini di “prima questo o prima quello”, potrebbe esserle utile un percorso con un professionista sensibile a questi temi, che possa accogliere sia la sua sofferenza attuale sia il suo interrogativo identitario. In questo modo non rischia di sentirsi nuovamente non compresa o “fuori fuoco”.
    Una valutazione psicodiagnostica può certamente darle chiarezza, ma non è necessariamente in contrapposizione a un percorso terapeutico, spesso le due cose possono integrarsi nel tempo. Nel frattempo, c’è già qualcosa di importante su cui lavorare, cioè il modo in cui si relaziona ai suoi pensieri e a se stessa dopo le interazioni.
    L’aspetto centrale è che lei non si senta invalidata o fraintesa, trovare uno spazio in cui il suo funzionamento venga riconosciuto e rispettato è già, di per sé, un primo passo terapeutico significativo.
    Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.


    Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buonasera,
    Quello che descrive è un vissuto molto comprensibile quando una relazione importante si interrompe ma, allo stesso tempo, resta ancora emotivamente molto presente. Non si tratta solo di “lasciarsi”, ma di ridefinire un legame che, per come lo racconta, è stato intenso, ambivalente e in qualche modo ancora attivo.
    Dal suo racconto emerge una dinamica relazionale in cui, anche dopo la separazione, il suo ex continua ad avere un forte impatto su di lei. Le sue parole – il fatto che “lo perderebbe definitivamente” se lei si avvicinasse a qualcun altro, il tema del rispetto – sembrano funzionare come una sorta di vincolo che lei continua a portarsi dentro, anche quando lui non è fisicamente presente. È come se quella relazione non si fosse davvero chiusa, ma fosse rimasta aperta a livello emotivo e simbolico.
    Quando si trova con questo amico, infatti, non è solo con lui, è come se fosse in una relazione “a tre”, dove il suo ex è comunque presente nei pensieri, nelle emozioni e nelle scelte. Il senso di colpa che prova non nasce tanto da ciò che sta facendo, ma dal legame che sente ancora attivo con il suo ex e dal peso che dà alle sue parole.
    Le farei una domanda: se il suo ex non le avesse detto nulla, se non ci fosse stata quella reazione da parte sua, cosa sentirebbe oggi nei confronti di questo amico? Questo può aiutarla a distinguere ciò che è suo da ciò che appartiene ancora alla relazione precedente.
    Il timore di “perderlo definitivamente” è un altro punto molto importante. In un certo senso, sembra che una parte di lei mantenga vivo questo legame anche attraverso il non lasciarsi andare ad altro, come se così facendo potesse non chiudere davvero quella storia. Questo può dare l’impressione di una dipendenza, ma più che altro parla di un attaccamento non ancora elaborato.
    Distaccarsi non significa cancellare ciò che c’è stato, ma riconoscere che quella relazione, per come era, non funzionava – lo dice anche lei quando parla delle difficoltà e dei momenti in cui non stavate bene insieme – e che oggi continuare a farla vivere indirettamente la sta bloccando nel presente.
    Un altro aspetto riguarda il modo in cui lei si lascia influenzare da ciò che gli altri dicono. Sembra esserci una grande sensibilità al giudizio e al rischio di deludere o perdere l’altro, che la porta a mettere in secondo piano quello che sente lei. Questo la espone al rischio di vivere le relazioni più in funzione dell’altro che di sé stessa.
    Il fatto che lei dica “vorrei anche solo baciarlo ma non riesco” è molto significativo, c’è una parte di lei che desidera andare avanti, ma un’altra parte che la trattiene. Non è qualcosa da forzare, ma da comprendere. Forse, più che chiedersi “cosa devo fare”, potrebbe essere utile chiedersi “a che punto sono davvero nel lasciare andare quella relazione?”.
    Darsi il tempo di elaborare la chiusura è fondamentale. Continuare a vedere il suo ex, anche saltuariamente, può rendere questo processo molto più difficile, perché mantiene vivo il legame e le ambivalenze.
    Non c’è nulla di “sbagliato” in quello che prova. È un passaggio delicato, in cui sta cercando di separarsi emotivamente da una relazione significativa mentre una parte di lei è ancora lì. Il lavoro non è tanto sforzarsi di vivere qualcosa di nuovo, ma creare dentro di sé lo spazio perché questo possa accadere senza colpa e senza paura di perdere qualcosa che, in parte, è già finito.
    Forse il primo passo è proprio quello di iniziare a spostare l’attenzione da “cosa penserebbe lui” a “cosa sento io e cosa mi fa stare bene davvero”. Anche se all’inizio può sembrare difficile, è da lì che può cominciare un vero distacco.
    Spero esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.


    Buongiorno Gent.mi Dottori,
    vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
    una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
    .il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    La situazione che descrive è comprensibilmente molto attivante sul piano emotivo.
    Quando ci si ritrova a condividere spazi con un ex partner, soprattutto in un contesto lavorativo, non è raro che anche piccoli episodi assumano un significato molto forte. Più che “dispetti”, il comportamento del suo ex potrebbe essere letto come una modalità di gestione della distanza, ovvero evitare, non incrociare lo sguardo, mantenere un’apparente indifferenza possono essere modi, forse poco maturi ma non insoliti, per tenere sotto controllo il coinvolgimento emotivo.
    Allo stesso tempo, è importante osservare cosa accade dentro di lei. L’agitazione, il tremore, il senso di esplosione interna sembrano indicare che questo incontro riattiva qualcosa di ancora vivo, al di là della consapevolezza razionale che la relazione è conclusa. Non è tanto una questione di “comportarsi nel modo giusto”, quanto di riconoscere che in quei momenti lei entra in uno stato emotivo intenso che la mette in difficoltà.
    Potrebbe aiutarla spostare l’attenzione da lui a sé stessa, chiedendosi cosa la farebbe sentire più tutelata e stabile in quelle situazioni. Anche un semplice “permesso” detto per passare non implica un’apertura relazionale, ma può essere un modo per affermare la sua presenza e il suo diritto allo spazio, senza esporsi oltre ciò che sente possibile.
    Se queste reazioni sono così forti, potrebbe essere utile avere uno spazio di ascolto per elaborarle, così da non sentirsi ogni volta impreparata ma più centrata nelle sue risposte.
    Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.


    Domande su colloquio psicologico

    Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
    Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
    In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
    Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buongiorno,
    Da ciò che descrive, state attraversando un momento molto intenso, caratterizzato da un cambiamento importante come la gravidanza e la sua interruzione, vissuto in un contesto già fragile, lontano dal proprio paese e con un carico emotivo elevato. In questi casi, la rabbia può diventare un modo per esprimere paura, sfiducia e senso di perdita di controllo, più che un attacco personale diretto.
    Dal punto di vista relazionale, sembra che tra voi si sia creato un circolo in cui lei si chiude o reagisce con rabbia e lei, comprensibilmente, cerca di avvicinarsi o capire, ma questo viene percepito da lei come pressione o invasione. Questo può aumentare la distanza e il silenzio.
    Può essere utile, in questa fase, ridurre il tentativo di “risolvere” o spiegare e concentrarsi invece su una presenza più calma e non intrusiva, comunicando in modo semplice che lei c’è, senza forzare il dialogo. Frasi brevi, senza domande incalzanti, possono aiutarla a non sentirsi sotto pressione.
    Allo stesso tempo, è importante che lei non resti solo in questa situazione, valutare un supporto professionale sul territorio, anche come spazio per lei, potrebbe aiutarla a orientarsi meglio e a gestire le emozioni che sta vivendo.
    Se la situazione dovesse diventare troppo carica o conflittuale, potrebbe essere utile anche creare momentaneamente un po’ di distanza, per proteggere entrambi e abbassare la tensione.
    Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.


    Buonasera sono un ragazzo di 28 anni e mi sento inferiore e in ritardo rispetto agli altri, sento una forte rabbia e frustrazione perché non ho mai avuto una relazione con una ragazza e non ho amici, purtroppo sto h 24 nel negozio che voglio vendere al più presto, mi da fastidio sentire le solite frasi ognuno ha i suoi tempi perché i miei tempi non arrivano mai se non mi do da fare, la cosa strana e che la rabbia è tanta ma tanta che sono diventato autodistruttivo come se mi odiassi quindi non mi va più di fare nulla su questo, ad agosto compio 29 anni i ragazzi di 18/20 anni stanno più avanti di me io ho bruciato i migliori anni perché a 28 anni se caso remoto succede non posso fare il bambino di 15 anni, ma comunque detto questo con il negozio non ho libertà e poco utile economico, non mi va di rialzarmi perché mi sento molto stanco e nervoso faccio cattivi pensieri, preferisco piuttosto che vivere nel umiliazione! Solo io sono inferiore o gli sfigati come me. Grazie a chi mi darà un consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Roberto Lavorante

    Buonasera,
    Buonasera,
    nelle sue parole si sente una sofferenza molto intensa, fatta di rabbia, frustrazione e anche di una grande durezza verso sé stesso. Non sta semplicemente dicendo “sono indietro”, ma sta arrivando a definirsi “inferiore”, e questo è un passaggio molto pesante, perché trasforma una difficoltà in un giudizio globale su di sé.
    Da una prospettiva sistemico-relazionale, quello che lei vive non nasce nel vuoto, ma dentro un contesto, ovvero quel del lavoro che la tiene bloccato, la mancanza di relazioni significative, il confronto continuo con gli altri. Quando una persona resta per molto tempo in una situazione percepita come chiusa, senza possibilità di movimento, è frequente che l’energia si trasformi in rabbia. E quando questa rabbia non trova uno spazio di espressione verso l’esterno o verso un cambiamento concreto, può rivolgersi contro sé stessi, diventando autodistruttiva, proprio come lei descrive.
    Un punto, a mio avviso, importante è che la rabbia che sente non è il problema, è un segnale. Le sta dicendo che qualcosa nella sua vita così com’è non le sta più bene. Il rischio è che invece di usarla come spinta al cambiamento, la utilizzi per attaccarsi e svalutarsi, bloccandosi ancora di più.
    Quando dice che gli altri sono “più avanti”, sta usando un metro di confronto molto rigido, come se esistesse una linea unica della vita valida per tutti. Ma le traiettorie personali non sono mai così lineari. Piuttosto le farei una domanda: se una persona esterna guardasse la sua vita oggi, vedrebbe davvero una persona “inferiore”, o vedrebbe qualcuno che è rimasto incastrato in una situazione (il negozio, l’isolamento) che limita le possibilità di esperienza e relazione?
    Lei stesso individua un nodo importante che è il negozio. Lo descrive come qualcosa che la tiene fermo, senza libertà e con poco ritorno. Questo non è un dettaglio, è un elemento centrale del sistema in cui vive. È difficile costruire relazioni, conoscere persone o anche solo sentirsi vivi quando si è chiusi 24 ore in un contesto che non si sente più proprio. In questo senso, più che “non mi do da fare”, sembra che lei sia bloccato in una struttura che le toglie energia e possibilità.
    Un altro aspetto che colpisce è la durezza con cui si giudica, fino a usare parole molto pesanti verso sé stesso. Le chiederei: da dove ha imparato a parlarsi in questo modo? Chi, nella sua storia, ha usato questo tipo di linguaggio o questo tipo di aspettative? Perché spesso quella voce interna così critica non nasce da sola, ma è qualcosa che abbiamo interiorizzato.
    Rispetto alle relazioni, capisco il dolore del non averne avute, ma attenzione a non trasformarlo in una sentenza definitiva. Il fatto che finora non sia successo non significa che non possa succedere, ma è importante creare le condizioni perché accada. E questo riporta ancora una volta alla sua vita concreta, rispetto a spazi, tempo, contatti, possibilità di uscire da quell’isolamento.
    Quando dice “non mi va più di fare nulla” e “preferisco piuttosto che vivere nell’umiliazione”, lì emerge una stanchezza profonda, ma anche un pensiero molto estremo. Questo è un punto delicato, perché quando la mente si muove su questi estremi, si riducono le alternative. E invece è proprio sulle alternative, anche piccole, che si può ricominciare.
    Non è “solo lei” e non esistono categorie come “gli sfigati”. Esistono persone che in alcuni momenti della vita si trovano bloccate, isolate e senza direzione. La differenza non sta nel valore personale, ma nelle condizioni e nelle possibilità di movimento.
    Forse il primo passo non è risolvere tutto insieme, ma iniziare a riaprire uno spazio per lei, qualcuno con cui parlare dal vivo, un contesto diverso anche piccolo, una decisione concreta rispetto al negozio. Non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per uscire da questo circuito in cui la rabbia si trasforma in attacco verso sé stesso.
    Quello che sente è forte, ma non è una condanna. È un punto di partenza, anche se adesso le sembra solo un punto di rottura.
    Spero esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.


Domande più frequenti

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