Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a
29
risposte
Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
Grazie per un'eventuale risposta.
Grazie per un'eventuale risposta.
Buongiorno. Quello che descrive è comprensibile: un infortunio cambia improvvisamente le proprie autonomie . Questo crea un impatto non solo fisico, ma anche identitario ed emotivo. Se era abituata a prendersi cura degli altri, il senso di inutilità o di viversi come un peso, ne è una conseguenza logica. E' però importante tenere a mente che il valore di una persona non dipende solo da ciò che riesce o non riesce a fare. Avere bisogno di aiuto non la rende una persona meno importante o incapace di essere presente in altri modi. Dato il suo vissuto, potrebbe esserle utile trovare uno spazio per elaborare ciò che sente con uno psicologo. Essendo ora possibili anche le terapie online, questo spazio potrebbe essere per lei di facile accesso anche senza spostamenti. E' importante iniziare ad essere gentili prima di tutto verso se stessi, prendersi cura di sè è un passo in questa direzione.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Buongiorno, le sue parole trasmettono senso di colpa e inadeguatezza, è normale provarle, soprattutto dopo un infortunio cosìserio che le sta limitando la libertà di movimento.
Sicuramente nella sua famiglia ha un ruolo molto importante che in questo periodo sta venendo meno e questo le crea senso di inutilità e forse solitudine.
Ha mai pensato di chiedere una consulenza per affrontare questi stati d'animo e affrontare più serenamente questo momento?
Un caro saluto
Sicuramente nella sua famiglia ha un ruolo molto importante che in questo periodo sta venendo meno e questo le crea senso di inutilità e forse solitudine.
Ha mai pensato di chiedere una consulenza per affrontare questi stati d'animo e affrontare più serenamente questo momento?
Un caro saluto
Buongiorno, leggo di un evento traumatico e invalidante e che verosimilmente si ha quando la vita cambia improvvisamente e ci si trova a perdere autonomia, ruoli e abitudini quotidiane. E' naturale che emergano emozioni intense come tristezza, senso di colpa, frustrazione e quella sensazione difficile da spiegare di sentirsi “diversi” o lontani da sé stessi. Il fatto che lei si senta un peso per la sua famiglia non significa che lo sia davvero, ma racconta quanto tiene alle persone che ama e a ciò che prima riusciva a fare per loro. Spesso, in queste situazioni, la mente tende a diventare molto severa, portando a pensieri come “non servo più”, “sto creando solo problemi” o “non valgo abbastanza”. Sono pensieri che fanno male, ma che nascono da un momento di grande vulnerabilità, non da una realtà oggettiva. Essere costretti a chiedere aiuto, a dipendere dagli altri o a rinunciare a gesti semplici come guidare o occuparsi della propria famiglia può far sentire privati di una parte della propria identità. È come se venisse meno un equilibrio costruito nel tempo, anche se questo non cancella il suo valore come persona, né il ruolo affettivo e umano che continua ad avere all’interno della sua famiglia. In questi momenti può essere molto importante trovare uno spazio in cui poter dare voce a ciò che sente, senza sentirsi giudicata. Un percorso psicologico può aiutarla a elaborare quanto accaduto, a ridimensionare il senso di colpa e a ricostruire, passo dopo passo, un nuovo modo di sentirsi presente e significativa, anche in una condizione diversa da quella di prima.
Nel frattempo, può provare con gentilezza a osservare i suoi pensieri, senza considerarli automaticamente veri e a riconoscere che anche il semplice esserci, condividere, ascoltare, voler bene, sono forme importanti di presenza. Chiedere aiuto non è un fallimento, ma una parte inevitabile della vita di tutti, in momenti diversi. Cordialmente, AM
Nel frattempo, può provare con gentilezza a osservare i suoi pensieri, senza considerarli automaticamente veri e a riconoscere che anche il semplice esserci, condividere, ascoltare, voler bene, sono forme importanti di presenza. Chiedere aiuto non è un fallimento, ma una parte inevitabile della vita di tutti, in momenti diversi. Cordialmente, AM
Buongiorno, è normale avere sentimenti come quelli che prova lei. Bisogna però lavorarci un pò su perchè è come se fosse un'altra e il confronto con ciò che poteva fare prima può solo logorarla. Non è colpa sua se non può più avere le autonomie del passato.
Buongiorno signora, sono la dottoressa Federica Tropea, in merito a quanto scritto: ciò che prova è assolutamente comprensibile. Dopo un infortunio che cambia autonomia e ruolo, sono frequenti sentimenti di colpa, inutilità e anche depersonalizzazione.
Non indicano debolezza, ma una reazione umana a un cambiamento profondo. Il suo valore non dipende solo da ciò che riesce a fare: anche il bisogno di aiuto fa parte della vita.
Se queste sensazioni persistono o pesano molto, un supporto psicologico può aiutarla a rielaborarle. Resto a sua disposizione, buona giornata!
Non indicano debolezza, ma una reazione umana a un cambiamento profondo. Il suo valore non dipende solo da ciò che riesce a fare: anche il bisogno di aiuto fa parte della vita.
Se queste sensazioni persistono o pesano molto, un supporto psicologico può aiutarla a rielaborarle. Resto a sua disposizione, buona giornata!
Buongiorno signora con sensi di colpa per la sua impossibilità di poter aiutare gli altri come vorrebbe. Si, è tutto normale e spero che questa risposta La faccia sentire meglio. Se ciò non dovesse accadere la invito a riflettere sul Suo ruolo che Stephen Karpman definirebbe da salvatrice. Immagino che la Sua famiglia abbia bisogno di cure e non voglio sminuire l'importanza del suo contributo. La mia risposta vuole solo invitarla a riconsiderare l'importanza che sembra attribuire al concetto di normalità, come se ciò che è normale andasse lasciato com'è. E' normale aiutare gli altri come non è normale farlo, tutto dipende da chi aiuta e da come lo fa. Anche l'aiuto può diventare anormale quando serve a togliere l'attenzione ad altre parti di sé, come per esempio ai suoi bisogni di cura. Lei è rimasta invalida e ora necessita di un'accompagnamento permanente. Non dara pari diritto ai suoi bisogni rispetto a quelli altrui può essere una scelta personale, normale o anormale, a seconda di come tutto ciò la fa sentire. C'è chi rinuncia a sé e si dona completamente agli altri, come fece Madre Teresa di Calcutta, cosa anormale dal punto di vista statistico, ma chi può giudicarla? C'è chi si dona completamente a sé e rinuncia al rapporto con gli altri e anche qui, chi può giudicare? E' importante che ognuno giudichi se stesso, trovi la propria serenità nel darsi e nel ricevere, senza ritrovarsi a dover dare cure perché riceverle significherebbe sentirsi a disagio. In questi casi l'aiutare l'altro, sempre e comunque, si avvicinerebbe più ad un bisogno personale di non sentirsi male più che a una sana relazione di aiuto. Poi si potrebbe valutare il sistema famiglia in generale e capire quanto il suo aiuto tolga la possibilità di farsi responsabili di ciò di cui si è sempre fatta responsabile Lei. Quali sono le Sue responsabilità in questo momento e quali quelle degli altri? Che tipo di aiuto può fornire Lei ora e che tipo di aiuto possono fornire ora gli altri? E se anche gli altri posso chi potrebbe occuparsi delle loro responsabilità? Sarei lieto di approfondire la diagnosi con il suo presunto ruolo di Salvatrice in un primo colloquio orientativo. Cordiali saluti.
Gentilissima Signora, grazie per quanto ha scelto di condividere.
Credo che quello che sta vivendo sia profondamente umano. Un infortunio che limita l’autonomia può scuotere l’identità; non si tratta di un segno di debolezza, bensì della la reazione di una persona che ha sempre avuto un ruolo attivo e ora si trova improvvisamente dipendente dagli altri e deve in qualche modo rinegoziare il proprio ruolo.
La sensazione di depersonalizzazione e inutilità è frequente in situazioni traumatiche come la sua: il corpo cambia, i ritmi cambiano, e la mente fatica a riconoscersi. Ma questo non significa che il suo valore sia diminuito. Significa che sta attraversando un passaggio difficile, che richiede tempo, sostegno e molta gentilezza verso se stessa.
Le emozioni che prova sono “normali” nel senso che molte persone, in condizioni simili, le sperimentano. E possono essere elaborate, comprese e trasformate, passo dopo passo. Per questo motivo, il mio consiglio è di farsi supportare da un professionista che possa accompagnarla nella rielaborazione e nella definizione di una nuova dimensione che possa rendere la sua vita ricca, piena e significativa. Un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli
Credo che quello che sta vivendo sia profondamente umano. Un infortunio che limita l’autonomia può scuotere l’identità; non si tratta di un segno di debolezza, bensì della la reazione di una persona che ha sempre avuto un ruolo attivo e ora si trova improvvisamente dipendente dagli altri e deve in qualche modo rinegoziare il proprio ruolo.
La sensazione di depersonalizzazione e inutilità è frequente in situazioni traumatiche come la sua: il corpo cambia, i ritmi cambiano, e la mente fatica a riconoscersi. Ma questo non significa che il suo valore sia diminuito. Significa che sta attraversando un passaggio difficile, che richiede tempo, sostegno e molta gentilezza verso se stessa.
Le emozioni che prova sono “normali” nel senso che molte persone, in condizioni simili, le sperimentano. E possono essere elaborate, comprese e trasformate, passo dopo passo. Per questo motivo, il mio consiglio è di farsi supportare da un professionista che possa accompagnarla nella rielaborazione e nella definizione di una nuova dimensione che possa rendere la sua vita ricca, piena e significativa. Un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli
Buonasera,
Quello che sta vivendo è comprensibile e, per quanto doloroso, non è affatto insolito in una situazione come la sua. Un infortunio che cambia in modo così significativo le possibilità di movimento e di autonomia non incide solo sul corpo, ma anche sul modo in cui una persona percepisce sé stessa dentro le relazioni, soprattutto familiari.
Il sentimento di colpa e la sensazione di essere “un peso” spesso emergono quando si passa, anche temporaneamente, da un ruolo di cura a uno di maggiore bisogno. Nelle famiglie, però, i ruoli non sono fissi, ma si trasformano nel tempo e si ridefiniscono proprio nei momenti di difficoltà. Quello che oggi lei vive come una perdita di valore personale può essere letto anche come un cambiamento nella posizione che occupa all’interno del sistema familiare, non come una diminuzione del suo valore.
Quando parla di depersonalizzazione e inutilità, sembra che stia guardando sé stessa solo attraverso ciò che riesce o non riesce più a fare. Ma lei non coincide con le sue funzioni pratiche. Le relazioni familiari non si basano solo sul “fare”, ma anche sul “essere”, come la presenza, l’affetto, la storia condivisa e i legami. È possibile che i suoi familiari la vedano in modo diverso da come lei si percepisce ora.
Le chiederei, per iniziare a spostare leggermente lo sguardo: se potesse immaginare cosa direbbero i suoi familiari rispetto al fatto di accompagnarla e starle vicino, penserebbero davvero di avere “un peso”, o forse sentirebbero di prendersi cura di una persona importante per loro? A volte siamo molto più severi con noi stessi di quanto lo siano gli altri.
Quello che sta attraversando è un momento di ridefinizione profonda, e il disagio che sente è un segnale di quanto questo cambiamento stia toccando aspetti importanti della sua identità. Non è qualcosa da ignorare, ma da accogliere e comprendere, magari anche con un supporto psicologico che la aiuti a dare un senso nuovo a questa fase.
Non è sola in questo tipo di vissuto, e soprattutto non è “inutile”, sta attraversando un passaggio difficile, in cui il valore personale ha bisogno di essere riscoperto in forme diverse.
Spero esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Quello che sta vivendo è comprensibile e, per quanto doloroso, non è affatto insolito in una situazione come la sua. Un infortunio che cambia in modo così significativo le possibilità di movimento e di autonomia non incide solo sul corpo, ma anche sul modo in cui una persona percepisce sé stessa dentro le relazioni, soprattutto familiari.
Il sentimento di colpa e la sensazione di essere “un peso” spesso emergono quando si passa, anche temporaneamente, da un ruolo di cura a uno di maggiore bisogno. Nelle famiglie, però, i ruoli non sono fissi, ma si trasformano nel tempo e si ridefiniscono proprio nei momenti di difficoltà. Quello che oggi lei vive come una perdita di valore personale può essere letto anche come un cambiamento nella posizione che occupa all’interno del sistema familiare, non come una diminuzione del suo valore.
Quando parla di depersonalizzazione e inutilità, sembra che stia guardando sé stessa solo attraverso ciò che riesce o non riesce più a fare. Ma lei non coincide con le sue funzioni pratiche. Le relazioni familiari non si basano solo sul “fare”, ma anche sul “essere”, come la presenza, l’affetto, la storia condivisa e i legami. È possibile che i suoi familiari la vedano in modo diverso da come lei si percepisce ora.
Le chiederei, per iniziare a spostare leggermente lo sguardo: se potesse immaginare cosa direbbero i suoi familiari rispetto al fatto di accompagnarla e starle vicino, penserebbero davvero di avere “un peso”, o forse sentirebbero di prendersi cura di una persona importante per loro? A volte siamo molto più severi con noi stessi di quanto lo siano gli altri.
Quello che sta attraversando è un momento di ridefinizione profonda, e il disagio che sente è un segnale di quanto questo cambiamento stia toccando aspetti importanti della sua identità. Non è qualcosa da ignorare, ma da accogliere e comprendere, magari anche con un supporto psicologico che la aiuti a dare un senso nuovo a questa fase.
Non è sola in questo tipo di vissuto, e soprattutto non è “inutile”, sta attraversando un passaggio difficile, in cui il valore personale ha bisogno di essere riscoperto in forme diverse.
Spero esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Buongiorno, mi dispiace molto per quello che sta vivendo.
Sì, può succedere di sentirsi così quando la propria vita cambia in modo così brusco. Ma il senso di colpa non è una verità su di lei, è qualcosa che le si attiva dentro una situazione difficile.
E non dice nulla del suo valore né la rende un peso.
Sono vissuti che meritano spazio, ascolto ed elaborazione in un percorso terapeutico.
Dott.ssa Elena Petitti
Sì, può succedere di sentirsi così quando la propria vita cambia in modo così brusco. Ma il senso di colpa non è una verità su di lei, è qualcosa che le si attiva dentro una situazione difficile.
E non dice nulla del suo valore né la rende un peso.
Sono vissuti che meritano spazio, ascolto ed elaborazione in un percorso terapeutico.
Dott.ssa Elena Petitti
Gentile Signora,
quello che sta vivendo è una reazione comprensibile rispetto a un cambiamento così importante e improvviso nella sua vita. Un infortunio che limita l’autonomia incide non solo sul corpo, ma anche sull’identità, sul ruolo familiare e sul senso di utilità.
I sentimenti di colpa, inutilità e smarrimento che descrive sono frequenti in queste situazioni, ma non definiscono il suo valore come persona. Non è un peso: sta attraversando una fase di adattamento a una nuova condizione, che richiede tempo e sostegno.
Può essere importante concedersi la possibilità di chiedere aiuto, non solo pratico ma anche psicologico, per elaborare quanto accaduto e ricostruire gradualmente un senso di sé che non sia legato solo a ciò che riesce a fare, ma anche a ciò che è.
Non deve affrontare tutto questo da sola. Un caro saluto
quello che sta vivendo è una reazione comprensibile rispetto a un cambiamento così importante e improvviso nella sua vita. Un infortunio che limita l’autonomia incide non solo sul corpo, ma anche sull’identità, sul ruolo familiare e sul senso di utilità.
I sentimenti di colpa, inutilità e smarrimento che descrive sono frequenti in queste situazioni, ma non definiscono il suo valore come persona. Non è un peso: sta attraversando una fase di adattamento a una nuova condizione, che richiede tempo e sostegno.
Può essere importante concedersi la possibilità di chiedere aiuto, non solo pratico ma anche psicologico, per elaborare quanto accaduto e ricostruire gradualmente un senso di sé che non sia legato solo a ciò che riesce a fare, ma anche a ciò che è.
Non deve affrontare tutto questo da sola. Un caro saluto
Salve, mi dispiace molto per quanto le è accaduto.
Io credo che sia normale come si sente, nonostante che lei ha subito un forte trauma, non solo legato all'infortunio sul lavoro, ma anche legato alle conseguenze che questo ha avuto nella sua vita.
Nei momenti di difficoltà è normale appoggiarsi su persone care, come in questo caso la sua famiglia. Se dovesse sentire che ciò che prova diventa troppo da sopportare, le consiglio di rivolgersi ad un professionista che possa aiutarla a superare sia il trauma che questo senso di colpa e depersonalizzazione che ha riportato.
Un caro saluto.
Io credo che sia normale come si sente, nonostante che lei ha subito un forte trauma, non solo legato all'infortunio sul lavoro, ma anche legato alle conseguenze che questo ha avuto nella sua vita.
Nei momenti di difficoltà è normale appoggiarsi su persone care, come in questo caso la sua famiglia. Se dovesse sentire che ciò che prova diventa troppo da sopportare, le consiglio di rivolgersi ad un professionista che possa aiutarla a superare sia il trauma che questo senso di colpa e depersonalizzazione che ha riportato.
Un caro saluto.
Gentile utente,
Ciò che descrive è una reazione molto comune e profondo di fronte a un cambiamento di vita così drastico e doloroso.
il senso di colpa e il sentirsi un peso nascono spesso da una discrepanza tra chi eravamo attivi e chi ci sentiamo d'essere ora.
Tuttavia, è importante ricordare che il suo valore come persona e come membro della famiglia non risiede nella sua "produttività" o capacità di guida ma nel legame affettivo che la unisce ai suoi cari.
Un supporto psicologico può essere necessario per aiutarla a elaborare questo lutto legato alla perdita dell'autonomia e per ricostruire un'immagine di sè che integri questa nuova realtà. Resto a sua disposizione.
Ciò che descrive è una reazione molto comune e profondo di fronte a un cambiamento di vita così drastico e doloroso.
il senso di colpa e il sentirsi un peso nascono spesso da una discrepanza tra chi eravamo attivi e chi ci sentiamo d'essere ora.
Tuttavia, è importante ricordare che il suo valore come persona e come membro della famiglia non risiede nella sua "produttività" o capacità di guida ma nel legame affettivo che la unisce ai suoi cari.
Un supporto psicologico può essere necessario per aiutarla a elaborare questo lutto legato alla perdita dell'autonomia e per ricostruire un'immagine di sè che integri questa nuova realtà. Resto a sua disposizione.
Buongiorno, Sì, quello che prova è assolutamente comprensibile rispetto a ciò che è accaduto. Non è solo un infortunio fisico: è un cambiamento profondo che ha toccato la sua autonomia, il suo ruolo in famiglia e l’immagine che aveva di lei stessa.
Il senso di colpa che senti è molto frequente in queste situazioni. Spesso nasce da un pensiero implicito: “dovrei essere io a prendermi cura degli altri”. Quando questo non è più possibile come prima, la mente fa un passaggio doloroso: “allora non valgo più”.
Ma questo è un meccanismo emotivo, non una realtà oggettiva.
Il fatto che lei oggi abbia bisogno degli altri non la rende un peso, la rende una persona in una condizione di bisogno.
Sta vivendo una forma di lutto, non per una persona, ma per la vita di prima, per la sua autonomia, per il suo ruolo. E il lutto porta con sé tristezza, rabbia, senso di ingiustizia, e sì, anche senso di colpa.
Sarebbe opportuno lavorare in terapia sulla graduale ricostruzione di un senso di identità in modo tale da riprendere gli equilibri, trovando modi nuovi, anche piccoli, per sentirsi parte attiva nella sua famiglia.
Il senso di colpa che senti è molto frequente in queste situazioni. Spesso nasce da un pensiero implicito: “dovrei essere io a prendermi cura degli altri”. Quando questo non è più possibile come prima, la mente fa un passaggio doloroso: “allora non valgo più”.
Ma questo è un meccanismo emotivo, non una realtà oggettiva.
Il fatto che lei oggi abbia bisogno degli altri non la rende un peso, la rende una persona in una condizione di bisogno.
Sta vivendo una forma di lutto, non per una persona, ma per la vita di prima, per la sua autonomia, per il suo ruolo. E il lutto porta con sé tristezza, rabbia, senso di ingiustizia, e sì, anche senso di colpa.
Sarebbe opportuno lavorare in terapia sulla graduale ricostruzione di un senso di identità in modo tale da riprendere gli equilibri, trovando modi nuovi, anche piccoli, per sentirsi parte attiva nella sua famiglia.
Buonasera gentile sig.ra
certamente comprendo quanto sia difficile chiedere aiuto agli altri dopoché che Lei ha aiutato tutta la famiglia per tutta la vita. E' normale che Lei si senta "depersonalizzata ed inutile" come scrive, ma la Sua vita mi sembra di capire è cambiata molto rispetto a prima sulle cose concrete intendo. Tuttavia può continuare ad essere un punto di riferimento per la Sua famiglia, prestando ascolto alle emozioni ed alle esperienze dei Suoi cari, consigliandoli se se la sente ed empatizzando con loro. Se poi vuole fare una psicoterapia personale, penso sia un'ottima idea per ritrovare un nuovo equilibrio di vita. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
certamente comprendo quanto sia difficile chiedere aiuto agli altri dopoché che Lei ha aiutato tutta la famiglia per tutta la vita. E' normale che Lei si senta "depersonalizzata ed inutile" come scrive, ma la Sua vita mi sembra di capire è cambiata molto rispetto a prima sulle cose concrete intendo. Tuttavia può continuare ad essere un punto di riferimento per la Sua famiglia, prestando ascolto alle emozioni ed alle esperienze dei Suoi cari, consigliandoli se se la sente ed empatizzando con loro. Se poi vuole fare una psicoterapia personale, penso sia un'ottima idea per ritrovare un nuovo equilibrio di vita. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Gent.ma utente,
tutta la sua sofferenza e lo stato d'animo sono palpabili leggendo le sue parole. Ma sentirsi in colpa per le conseguenze di un proprio incidente è un'elaborazione errata della realtà. Qui la vittima degli eventi è lei e non deve sentirsi certamente in debito verso le persone della sua famiglia che la stanno supportando e aiutando in questo difficile momento della sua vita.
Un infortunio invalidante come il suo è un vero e proprio trauma, non solo a livello fisico, ma anche a livello mentale: trauma significa rottura, la vita non è più quella di prima, cambiano le capacità e le possibilità, persino il carattere subisce una profonda ristrutturazione.
Ci vuole tempo per trovare un nuovo equilibrio e imparare a gestire la nuova condizione: ecco perché le consiglio vivamente di affiancare le cure mediche che sta affrontando a un supporto psicologico costante.
In questo momento, l'aspetto psicologico più rilevante per lei è generare auto-compassione: nella disgrazia che le è accaduta deve trovare il lato positivo e più importante, quello di essere viva e consapevole di esserlo. Sembra una consolazione inutile e persino una beffa, ma è la base da cui ripartire per stabilire nuove priorità, nuovi criteri di soddisfazione, nuovi modi per realizzare obiettivi e per raggiungere un certo livello di benessere. L'essere umano è per sua natura fragile e soccombe spesso alla volatilità degli eventi, ma è anche capace di risollevarsi e ricominciare a camminare dopo ogni caduta, a rifiorire dalla cenere, a trasformare il problema in una nuova opportunità.
Valuti concretamente il supporto di uno psicologo/a per elaborare correttamente questa trauma che l'ha colpita e superarlo in modo efficace e duraturo. Non farlo può richiedere molto più tempo e lasciare ferite aperte nella mente, più che nel corpo.
Sono a sua disposizione per ulteriori informazioni su un percorso di crescita post-traumatica, anche online tramite videochiamata.
Le auguro il meglio! Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
tutta la sua sofferenza e lo stato d'animo sono palpabili leggendo le sue parole. Ma sentirsi in colpa per le conseguenze di un proprio incidente è un'elaborazione errata della realtà. Qui la vittima degli eventi è lei e non deve sentirsi certamente in debito verso le persone della sua famiglia che la stanno supportando e aiutando in questo difficile momento della sua vita.
Un infortunio invalidante come il suo è un vero e proprio trauma, non solo a livello fisico, ma anche a livello mentale: trauma significa rottura, la vita non è più quella di prima, cambiano le capacità e le possibilità, persino il carattere subisce una profonda ristrutturazione.
Ci vuole tempo per trovare un nuovo equilibrio e imparare a gestire la nuova condizione: ecco perché le consiglio vivamente di affiancare le cure mediche che sta affrontando a un supporto psicologico costante.
In questo momento, l'aspetto psicologico più rilevante per lei è generare auto-compassione: nella disgrazia che le è accaduta deve trovare il lato positivo e più importante, quello di essere viva e consapevole di esserlo. Sembra una consolazione inutile e persino una beffa, ma è la base da cui ripartire per stabilire nuove priorità, nuovi criteri di soddisfazione, nuovi modi per realizzare obiettivi e per raggiungere un certo livello di benessere. L'essere umano è per sua natura fragile e soccombe spesso alla volatilità degli eventi, ma è anche capace di risollevarsi e ricominciare a camminare dopo ogni caduta, a rifiorire dalla cenere, a trasformare il problema in una nuova opportunità.
Valuti concretamente il supporto di uno psicologo/a per elaborare correttamente questa trauma che l'ha colpita e superarlo in modo efficace e duraturo. Non farlo può richiedere molto più tempo e lasciare ferite aperte nella mente, più che nel corpo.
Sono a sua disposizione per ulteriori informazioni su un percorso di crescita post-traumatica, anche online tramite videochiamata.
Le auguro il meglio! Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno,
quello che descrive è una reazione comprensibile rispetto a un cambiamento così importante nella sua vita.
Quando, in seguito a un infortunio, vengono meno autonomia e capacità di prendersi cura degli altri come prima, non cambia solo la quotidianità pratica, ma anche il modo in cui una persona percepisce se stessa. È frequente che emergano vissuti di colpa, inutilità e la sensazione di essere un peso.
Questo non significa che lo sia realmente, ma che il suo sistema sta cercando di riorganizzarsi dopo una perdita significativa di ruolo e di equilibrio.
La sensazione di depersonalizzazione che descrive può comparire proprio in momenti di forte stress e cambiamento, come se fosse un modo per “prendere distanza” da qualcosa di molto difficile da integrare.
In questi casi è importante non ridurre il proprio valore a ciò che si riesce a fare per gli altri. Il fatto che oggi abbia bisogno di aiuto non cancella ciò che è stata, né ciò che continua a essere all’interno delle relazioni.
Un supporto psicologico può aiutarla ad attraversare questa fase, lavorando sul senso di colpa e sulla ricostruzione di un nuovo equilibrio, che tenga conto della situazione attuale senza ridurre la sua identità a questa.
Quello che sta provando è umano, ma non definisce il suo valore.
Un saluto
quello che descrive è una reazione comprensibile rispetto a un cambiamento così importante nella sua vita.
Quando, in seguito a un infortunio, vengono meno autonomia e capacità di prendersi cura degli altri come prima, non cambia solo la quotidianità pratica, ma anche il modo in cui una persona percepisce se stessa. È frequente che emergano vissuti di colpa, inutilità e la sensazione di essere un peso.
Questo non significa che lo sia realmente, ma che il suo sistema sta cercando di riorganizzarsi dopo una perdita significativa di ruolo e di equilibrio.
La sensazione di depersonalizzazione che descrive può comparire proprio in momenti di forte stress e cambiamento, come se fosse un modo per “prendere distanza” da qualcosa di molto difficile da integrare.
In questi casi è importante non ridurre il proprio valore a ciò che si riesce a fare per gli altri. Il fatto che oggi abbia bisogno di aiuto non cancella ciò che è stata, né ciò che continua a essere all’interno delle relazioni.
Un supporto psicologico può aiutarla ad attraversare questa fase, lavorando sul senso di colpa e sulla ricostruzione di un nuovo equilibrio, che tenga conto della situazione attuale senza ridurre la sua identità a questa.
Quello che sta provando è umano, ma non definisce il suo valore.
Un saluto
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e le emozioni che sta provando sono assolutamente comprensibili.
In seguito a un infortunio che comporta una perdita di autonomia, è frequente sperimentare vissuti come senso di colpa, tristezza, frustrazione e anche una sensazione di perdita del proprio ruolo all’interno della famiglia. Quando per lungo tempo ci si è presi cura degli altri, trovarsi improvvisamente nella condizione di dover ricevere aiuto può generare un forte disorientamento e mettere in discussione la percezione di sé.
Il sentimento di essere “un peso”, “inutile” o il senso di colpa raccontano quanto questo cambiamento abbia inciso profondamente sulla sua identità e sul suo modo abituale di stare nelle relazioni. È importante considerare che il valore di una persona non coincide necessariamente con ciò che riesce a fare in termini pratici o di accudimento. Il fatto di non poter svolgere temporaneamente o stabilmente alcune attività non la rende meno significativa all’interno della sua famiglia. Le relazioni affettive non si basano solo sul “fare” ma anche sull’“essere”, cioè sulla presenza, sul legame, sulla condivisione.
C’è la possibilità, nel tempo e con il giusto supporto, di ritrovare un equilibrio che non sia basato esclusivamente su ciò che si può o non si può fare. Potrebbe essere molto utile avere uno spazio di supporto psicologico in cui elaborare queste emozioni, dar loro un significato e ricostruire, gradualmente, un nuovo senso di sé che tenga conto della nuova situazione senza ridursi ad essa.
la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e le emozioni che sta provando sono assolutamente comprensibili.
In seguito a un infortunio che comporta una perdita di autonomia, è frequente sperimentare vissuti come senso di colpa, tristezza, frustrazione e anche una sensazione di perdita del proprio ruolo all’interno della famiglia. Quando per lungo tempo ci si è presi cura degli altri, trovarsi improvvisamente nella condizione di dover ricevere aiuto può generare un forte disorientamento e mettere in discussione la percezione di sé.
Il sentimento di essere “un peso”, “inutile” o il senso di colpa raccontano quanto questo cambiamento abbia inciso profondamente sulla sua identità e sul suo modo abituale di stare nelle relazioni. È importante considerare che il valore di una persona non coincide necessariamente con ciò che riesce a fare in termini pratici o di accudimento. Il fatto di non poter svolgere temporaneamente o stabilmente alcune attività non la rende meno significativa all’interno della sua famiglia. Le relazioni affettive non si basano solo sul “fare” ma anche sull’“essere”, cioè sulla presenza, sul legame, sulla condivisione.
C’è la possibilità, nel tempo e con il giusto supporto, di ritrovare un equilibrio che non sia basato esclusivamente su ciò che si può o non si può fare. Potrebbe essere molto utile avere uno spazio di supporto psicologico in cui elaborare queste emozioni, dar loro un significato e ricostruire, gradualmente, un nuovo senso di sé che tenga conto della nuova situazione senza ridursi ad essa.
Buonasera,
quello che sta vivendo sembra toccare aspetti molto profondi della sua esperienza, non solo legati all’infortunio in sé, ma al modo in cui questo ha modificato il suo posto nella vita quotidiana e nelle relazioni.
Nel suo racconto prende forma una sensazione di perdita: della possibilità di essere autonoma, di prendersi cura degli altri come faceva prima, di sentirsi attiva e utile. Quando cambiamenti così importanti arrivano in modo improvviso, può accadere che non venga meno solo una funzione pratica, ma anche il senso di identità costruito attorno a quel ruolo.
I vissuti che descrive — il senso di colpa, l’idea di essere un peso, la depersonalizzazione — possono trovare spazio proprio in questo passaggio, in cui ciò che prima definiva il suo valore sembra non essere più accessibile nello stesso modo.
Da una parte c’è il desiderio di continuare a esserci per la sua famiglia come ha sempre fatto, dall’altra la realtà attuale che la costringe a confrontarsi con limiti nuovi e non scelti. Questa tensione può generare una grande sofferenza e una sensazione di smarrimento.
In queste condizioni, è comprensibile che emergano pensieri così duri verso di sé: non indicano qualcosa che non va in lei, ma il tentativo di dare senso a un cambiamento che ha un impatto profondo.
Uno percorso psicoterapeutico può accompagnarla nel rielaborare questo passaggio, aiutandola a ridefinire il proprio valore e il proprio modo di stare nelle relazioni, senza ridurlo solo a ciò che riesce a fare concretamente. Nel tempo, può diventare possibile costruire un senso di sé che includa anche questa nuova fase, permettendole di riconoscersi in modi diversi, ma non per questo meno significativi.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
quello che sta vivendo sembra toccare aspetti molto profondi della sua esperienza, non solo legati all’infortunio in sé, ma al modo in cui questo ha modificato il suo posto nella vita quotidiana e nelle relazioni.
Nel suo racconto prende forma una sensazione di perdita: della possibilità di essere autonoma, di prendersi cura degli altri come faceva prima, di sentirsi attiva e utile. Quando cambiamenti così importanti arrivano in modo improvviso, può accadere che non venga meno solo una funzione pratica, ma anche il senso di identità costruito attorno a quel ruolo.
I vissuti che descrive — il senso di colpa, l’idea di essere un peso, la depersonalizzazione — possono trovare spazio proprio in questo passaggio, in cui ciò che prima definiva il suo valore sembra non essere più accessibile nello stesso modo.
Da una parte c’è il desiderio di continuare a esserci per la sua famiglia come ha sempre fatto, dall’altra la realtà attuale che la costringe a confrontarsi con limiti nuovi e non scelti. Questa tensione può generare una grande sofferenza e una sensazione di smarrimento.
In queste condizioni, è comprensibile che emergano pensieri così duri verso di sé: non indicano qualcosa che non va in lei, ma il tentativo di dare senso a un cambiamento che ha un impatto profondo.
Uno percorso psicoterapeutico può accompagnarla nel rielaborare questo passaggio, aiutandola a ridefinire il proprio valore e il proprio modo di stare nelle relazioni, senza ridurlo solo a ciò che riesce a fare concretamente. Nel tempo, può diventare possibile costruire un senso di sé che includa anche questa nuova fase, permettendole di riconoscersi in modi diversi, ma non per questo meno significativi.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buongiorno,
quanto descrive è comprensibile e ha senso che stia vivendo emozioni così intense in seguito a un infortunio che ha cambiato radicalmente la sua quotidianità. Sentimenti di colpa, frustrazione, senso di inutilità o depersonalizzazione sono reazioni comuni quando ci si trova improvvisamente dipendenti dagli altri o impossibilitati a svolgere i propri ruoli abituali. Queste emozioni non significano che ci sia qualcosa “di sbagliato” in lei, ma sono segnali che il suo vissuto sta affrontando un cambiamento significativo e richiede attenzione e supporto.
È importante poter elaborare questi sentimenti, riconoscere il proprio valore anche in nuove modalità di relazione e cura, e trovare strategie per preservare il benessere emotivo. Un percorso di sostegno psicologico può essere molto utile per affrontare il senso di colpa, la frustrazione e il vissuto di dipendenza, così da recuperare un senso di autonomia e identità anche in questa nuova situazione.
Ritengo quindi consigliabile approfondire questi temi con uno specialista che possa accompagnarla nella gestione delle emozioni e nel processo di adattamento.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
quanto descrive è comprensibile e ha senso che stia vivendo emozioni così intense in seguito a un infortunio che ha cambiato radicalmente la sua quotidianità. Sentimenti di colpa, frustrazione, senso di inutilità o depersonalizzazione sono reazioni comuni quando ci si trova improvvisamente dipendenti dagli altri o impossibilitati a svolgere i propri ruoli abituali. Queste emozioni non significano che ci sia qualcosa “di sbagliato” in lei, ma sono segnali che il suo vissuto sta affrontando un cambiamento significativo e richiede attenzione e supporto.
È importante poter elaborare questi sentimenti, riconoscere il proprio valore anche in nuove modalità di relazione e cura, e trovare strategie per preservare il benessere emotivo. Un percorso di sostegno psicologico può essere molto utile per affrontare il senso di colpa, la frustrazione e il vissuto di dipendenza, così da recuperare un senso di autonomia e identità anche in questa nuova situazione.
Ritengo quindi consigliabile approfondire questi temi con uno specialista che possa accompagnarla nella gestione delle emozioni e nel processo di adattamento.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
Cara,
le sue parole sembrano interrogare un confine: quello tra l’essere e il fare. Forse, in questo sentirsi un "peso", si nasconde il dolore di non potersi più riconoscere nell’immagine di chi si prende cura degli altri.
Forse questo vuoto, che lei chiama inutilità, è il segno di una domanda che attende di essere ascoltata. Potrebbe essere prezioso, per lei, trasformare questo silenzio in una parola rivolta a un professionista, per trovare un nuovo modo di abitare la sua storia.
Un cordiale saluto.
le sue parole sembrano interrogare un confine: quello tra l’essere e il fare. Forse, in questo sentirsi un "peso", si nasconde il dolore di non potersi più riconoscere nell’immagine di chi si prende cura degli altri.
Forse questo vuoto, che lei chiama inutilità, è il segno di una domanda che attende di essere ascoltata. Potrebbe essere prezioso, per lei, trasformare questo silenzio in una parola rivolta a un professionista, per trovare un nuovo modo di abitare la sua storia.
Un cordiale saluto.
Buongiorno,
quello che sta vivendo è una reazione molto comprensibile rispetto a un cambiamento così importante e improvviso nella sua vita. Un infortunio che modifica l’autonomia, le abitudini e il ruolo che si aveva in famiglia non è solo una difficoltà pratica, ma anche un vero e proprio impatto emotivo e identitario.
Il senso di colpa, la sensazione di essere “un peso”, il sentirsi inutile o come se avesse perso una parte di sé (quella che descrive come depersonalizzazione), sono vissuti che molte persone sperimentano quando si trovano, loro malgrado, a dover dipendere dagli altri. Non significano che lei lo sia davvero, ma raccontano quanto fosse importante per lei essere autonoma, attiva, presente nella cura degli altri. In un certo senso, è come se una parte della sua identità fosse stata messa in discussione.
C’è però un passaggio delicato: il rischio è quello di confondere il “non poter fare come prima” con il “non valere più come prima”. Il suo valore, all’interno della sua famiglia, non è dato solo da ciò che fa concretamente ogni giorno, ma anche da ciò che è, dalla sua presenza, dal legame che ha costruito nel tempo. Quando si è sempre stati nella posizione di dare, ricevere può far sentire a disagio, ma non significa diventare un peso.
Anche il fatto di aver bisogno di accompagnamento o aiuto nelle attività quotidiane può essere vissuto come una perdita di dignità o indipendenza, ma in realtà fa parte di una fase di adattamento a una nuova condizione. Questo adattamento richiede tempo, e spesso passa proprio attraverso momenti come quelli che sta vivendo ora, fatti di fatica, tristezza e senso di smarrimento.
La depersonalizzazione che descrive può essere legata proprio a questo: quando la realtà cambia bruscamente, la mente può “distaccarsi” un po’ per proteggersi dall’impatto emotivo. Non è qualcosa di pericoloso in sé, ma un segnale che il suo sistema sta cercando di reggere una situazione difficile.
In questo momento, più che chiedersi se è “normale” provare queste cose (lo è), può essere utile concedersi la possibilità di viverle senza giudicarsi. Allo stesso tempo, potrebbe essere molto importante avere uno spazio in cui parlare di ciò che sta attraversando, perché non è solo una questione pratica ma un vero e proprio percorso di rielaborazione.
Gradualmente, sarà possibile anche riscoprire un modo diverso di stare nella sua famiglia, che non passi solo dal fare, ma anche dall’essere presente in altri modi. Non è qualcosa che si costruisce subito, ma può emergere nel tempo.
Se sente che questi vissuti diventano troppo pesanti o persistenti, confrontarsi con un professionista potrebbe aiutarla a dare un senso a ciò che prova e a ritrovare un equilibrio più sostenibile dentro questa nuova fase della sua vita.
quello che sta vivendo è una reazione molto comprensibile rispetto a un cambiamento così importante e improvviso nella sua vita. Un infortunio che modifica l’autonomia, le abitudini e il ruolo che si aveva in famiglia non è solo una difficoltà pratica, ma anche un vero e proprio impatto emotivo e identitario.
Il senso di colpa, la sensazione di essere “un peso”, il sentirsi inutile o come se avesse perso una parte di sé (quella che descrive come depersonalizzazione), sono vissuti che molte persone sperimentano quando si trovano, loro malgrado, a dover dipendere dagli altri. Non significano che lei lo sia davvero, ma raccontano quanto fosse importante per lei essere autonoma, attiva, presente nella cura degli altri. In un certo senso, è come se una parte della sua identità fosse stata messa in discussione.
C’è però un passaggio delicato: il rischio è quello di confondere il “non poter fare come prima” con il “non valere più come prima”. Il suo valore, all’interno della sua famiglia, non è dato solo da ciò che fa concretamente ogni giorno, ma anche da ciò che è, dalla sua presenza, dal legame che ha costruito nel tempo. Quando si è sempre stati nella posizione di dare, ricevere può far sentire a disagio, ma non significa diventare un peso.
Anche il fatto di aver bisogno di accompagnamento o aiuto nelle attività quotidiane può essere vissuto come una perdita di dignità o indipendenza, ma in realtà fa parte di una fase di adattamento a una nuova condizione. Questo adattamento richiede tempo, e spesso passa proprio attraverso momenti come quelli che sta vivendo ora, fatti di fatica, tristezza e senso di smarrimento.
La depersonalizzazione che descrive può essere legata proprio a questo: quando la realtà cambia bruscamente, la mente può “distaccarsi” un po’ per proteggersi dall’impatto emotivo. Non è qualcosa di pericoloso in sé, ma un segnale che il suo sistema sta cercando di reggere una situazione difficile.
In questo momento, più che chiedersi se è “normale” provare queste cose (lo è), può essere utile concedersi la possibilità di viverle senza giudicarsi. Allo stesso tempo, potrebbe essere molto importante avere uno spazio in cui parlare di ciò che sta attraversando, perché non è solo una questione pratica ma un vero e proprio percorso di rielaborazione.
Gradualmente, sarà possibile anche riscoprire un modo diverso di stare nella sua famiglia, che non passi solo dal fare, ma anche dall’essere presente in altri modi. Non è qualcosa che si costruisce subito, ma può emergere nel tempo.
Se sente che questi vissuti diventano troppo pesanti o persistenti, confrontarsi con un professionista potrebbe aiutarla a dare un senso a ciò che prova e a ritrovare un equilibrio più sostenibile dentro questa nuova fase della sua vita.
Gentilissima,
quello che sta vivendo è profondamente comprensibile. Un infortunio sul lavoro che comporta cambiamenti così importanti nella propria autonomia e nella vita quotidiana rappresenta una vera e propria rottura dell’equilibrio personale e familiare.
I sentimenti che descrive — senso di colpa, inutilità, sensazione di essere un peso — sono molto frequenti in situazioni come la sua. Quando improvvisamente non si riescono più a svolgere attività che prima erano naturali, è come se venisse messa in discussione anche la propria identità e il proprio ruolo all’interno della famiglia.
Questo non significa che lei sia davvero un peso, ma che sta attraversando un momento di adattamento psicologico a una nuova condizione, che richiede tempo, supporto e comprensione.
Anche la sensazione di depersonalizzazione può emergere quando si vive un cambiamento così forte: è una reazione della mente allo stress e alla fatica emotiva, non qualcosa di “strano” o anomalo.
È importante ricordare che il suo valore come persona non è legato solo a ciò che riesce a fare concretamente ogni giorno. La sua presenza, il suo legame affettivo e il suo ruolo nella famiglia restano significativi, anche se in una forma diversa rispetto a prima.
In questi momenti può essere molto utile avere uno spazio di ascolto con un professionista, per poter elaborare questi vissuti e trovare gradualmente nuovi modi di stare nella relazione con sé stessa e con gli altri.
Non è sola in quello che prova, e ciò che sente ha un senso.
Resto a disposizione se vuole.
Un caro saluto
quello che sta vivendo è profondamente comprensibile. Un infortunio sul lavoro che comporta cambiamenti così importanti nella propria autonomia e nella vita quotidiana rappresenta una vera e propria rottura dell’equilibrio personale e familiare.
I sentimenti che descrive — senso di colpa, inutilità, sensazione di essere un peso — sono molto frequenti in situazioni come la sua. Quando improvvisamente non si riescono più a svolgere attività che prima erano naturali, è come se venisse messa in discussione anche la propria identità e il proprio ruolo all’interno della famiglia.
Questo non significa che lei sia davvero un peso, ma che sta attraversando un momento di adattamento psicologico a una nuova condizione, che richiede tempo, supporto e comprensione.
Anche la sensazione di depersonalizzazione può emergere quando si vive un cambiamento così forte: è una reazione della mente allo stress e alla fatica emotiva, non qualcosa di “strano” o anomalo.
È importante ricordare che il suo valore come persona non è legato solo a ciò che riesce a fare concretamente ogni giorno. La sua presenza, il suo legame affettivo e il suo ruolo nella famiglia restano significativi, anche se in una forma diversa rispetto a prima.
In questi momenti può essere molto utile avere uno spazio di ascolto con un professionista, per poter elaborare questi vissuti e trovare gradualmente nuovi modi di stare nella relazione con sé stessa e con gli altri.
Non è sola in quello che prova, e ciò che sente ha un senso.
Resto a disposizione se vuole.
Un caro saluto
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza. Quello che sta vivendo è profondamente comprensibile: un cambiamento improvviso come un infortunio e le conseguenze che ne derivano possono avere un impatto molto forte non solo sul piano pratico, ma anche su quello emotivo e identitario.
I sentimenti di colpa, inutilità e smarrimento che descrive sono reazioni frequenti quando ci si trova, improvvisamente, a non poter più svolgere i ruoli e le attività di prima. Non significa che lei sia davvero un peso, ma piuttosto che sta attraversando un momento di grande adattamento, in cui è naturale mettere in discussione il proprio valore e il proprio posto all’interno della famiglia.
È importante ricordare che il suo valore come persona non dipende da ciò che riesce a fare, ma da ciò che è. Anche se in questo momento ha bisogno di supporto, questo non la rende meno importante o meno significativa per i suoi cari.
Con il tempo e con il giusto sostegno, è possibile trovare nuovi equilibri e modi diversi di sentirsi utile e presente nella propria famiglia. Non è un percorso semplice, ma non deve affrontarlo da sola
Buongiorno, mi dispiace per la sua situazione. Le consiglio un sostegno psicologico che l'auti ad attraversare questo delicato momento della sua vita. Cordiali saluti.
Buongiorno, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Quello che sta vivendo è una condizione profondamente impattante, non solo dal punto di vista pratico ma anche emotivo e identitario. Un cambiamento improvviso come un infortunio che modifica la propria autonomia può toccare aspetti molto profondi del senso di sé, del proprio ruolo in famiglia e del proprio valore personale. Il senso di colpa che descrive è comprensibile. Quando per tanto tempo si è stati abituati a prendersi cura degli altri, a gestire responsabilità quotidiane, il non poterlo più fare come prima può essere vissuto come una mancanza, quasi come se si stesse venendo meno a un dovere. Tuttavia è importante distinguere tra ciò che si sente e ciò che è. Il fatto che lei oggi abbia bisogno di aiuto non significa che sia un peso o che il suo valore si sia ridotto. Significa che si trova in una fase della vita in cui le condizioni sono cambiate e richiedono un adattamento, che è qualcosa di molto umano. Anche la sensazione di depersonalizzazione, quel sentirsi distante da sé stessa o come se la realtà fosse un po’ ovattata, può comparire in momenti di forte stress o quando si affrontano cambiamenti importanti. È come se la mente cercasse temporaneamente di proteggersi da un sovraccarico emotivo. Questo può spaventare, ma non è segno che qualcosa si sia rotto in modo irreversibile. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è utile osservare come alcuni pensieri stiano contribuendo ad alimentare la sofferenza. L’idea di essere “un peso inutile” è molto dolorosa e tende a colorare ogni esperienza, portando a interpretare ogni richiesta di aiuto come una conferma di questo giudizio. Più questo pensiero viene creduto, più aumenta il senso di colpa e più si rafforza la distanza da sé stessi. In realtà, all’interno di una famiglia, i ruoli non sono statici. Ci sono momenti in cui si dà di più e momenti in cui si riceve di più. Questo non toglie dignità, né valore. Spesso chi le sta accanto non la vede come un peso, ma come una persona cara che sta attraversando una difficoltà e che merita supporto. Il modo in cui lei si vede, però, può essere molto più severo e questo crea una sofferenza aggiuntiva. Può essere utile iniziare, con molta gradualità, a spostare lo sguardo da ciò che non può più fare a ciò che, anche in modo diverso, può ancora essere presente nella vita familiare. A volte il contributo non è solo pratico, ma anche emotivo, relazionale, fatto di presenza, ascolto, condivisione. Non è meno importante, anche se può sembrare meno visibile. Un percorso di supporto potrebbe aiutarla a elaborare questo cambiamento, a comprendere come si è modificata l’immagine che ha di sé e a lavorare su quei pensieri che oggi la fanno sentire colpevole e inutile. Un approccio cognitivo comportamentale, in particolare, può accompagnarla nel ricostruire un senso di sé più equilibrato e meno legato esclusivamente alla prestazione o all’autonomia. Quello che prova ha un senso, alla luce di ciò che ha vissuto. E allo stesso tempo non è una condanna definitiva. È possibile, con il giusto tempo e il giusto supporto, ritrovare un equilibrio e una percezione di sé più gentile e realistica. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buon pomeriggio quando avvengono cambiamenti nella nostra vita di natura permanente o di lungo degenza si deve fare un percorso di accettazione e di elaborazione dei vissuti che potrebbero tramutarsi in stati psicologici più invalidanti.
Gentilissima/o,
la ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato e importante.
Quello che descrive è, purtroppo, molto frequente nelle persone che si trovano ad affrontare un cambiamento improvviso e significativo della propria autonomia, come può accadere in seguito a un infortunio. Sentimenti come il senso di colpa, la sensazione di essere un peso o la perdita di una parte della propria identità (“mi sento depersonalizzata”) non sono segni di debolezza, ma reazioni umane profonde a una condizione che modifica equilibri personali e familiari.
Quando cambia il nostro ruolo all’interno della famiglia e nella vita quotidiana, è naturale attraversare una fase di smarrimento: è come se venisse meno un’immagine di sé costruita nel tempo, e questo può far emergere dolore, frustrazione e anche un senso di inutilità.
Allo stesso tempo, è importante ricordare che il valore di una persona non si misura esclusivamente in ciò che “fa” per gli altri, ma in ciò che è. Il fatto che oggi lei abbia bisogno di aiuto non la rende un peso, ma una persona che sta vivendo una fase complessa della propria vita e che merita cura, rispetto e sostegno.
Il senso di colpa, in questi casi, spesso nasce da aspettative molto alte verso sé stessi o dall’abitudine a prendersi cura degli altri. Accogliere di aver bisogno, invece, è un passaggio difficile ma anche profondamente umano.
Potrebbe esserle di aiuto uno spazio di sostegno psicologico, in cui poter elaborare questi vissuti, ritrovare un senso di continuità nella propria identità e costruire, gradualmente, nuovi equilibri.
Non è sola in quello che prova, e ciò che sente ha un senso.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Angius
la ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato e importante.
Quello che descrive è, purtroppo, molto frequente nelle persone che si trovano ad affrontare un cambiamento improvviso e significativo della propria autonomia, come può accadere in seguito a un infortunio. Sentimenti come il senso di colpa, la sensazione di essere un peso o la perdita di una parte della propria identità (“mi sento depersonalizzata”) non sono segni di debolezza, ma reazioni umane profonde a una condizione che modifica equilibri personali e familiari.
Quando cambia il nostro ruolo all’interno della famiglia e nella vita quotidiana, è naturale attraversare una fase di smarrimento: è come se venisse meno un’immagine di sé costruita nel tempo, e questo può far emergere dolore, frustrazione e anche un senso di inutilità.
Allo stesso tempo, è importante ricordare che il valore di una persona non si misura esclusivamente in ciò che “fa” per gli altri, ma in ciò che è. Il fatto che oggi lei abbia bisogno di aiuto non la rende un peso, ma una persona che sta vivendo una fase complessa della propria vita e che merita cura, rispetto e sostegno.
Il senso di colpa, in questi casi, spesso nasce da aspettative molto alte verso sé stessi o dall’abitudine a prendersi cura degli altri. Accogliere di aver bisogno, invece, è un passaggio difficile ma anche profondamente umano.
Potrebbe esserle di aiuto uno spazio di sostegno psicologico, in cui poter elaborare questi vissuti, ritrovare un senso di continuità nella propria identità e costruire, gradualmente, nuovi equilibri.
Non è sola in quello che prova, e ciò che sente ha un senso.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Angius
Buongiorno,
Quello che sta vivendo è una reazione comprensibile a un cambiamento così importante e improvviso. Sentimenti di colpa, di inutilità e di smarrimento sono frequenti quando si perde, anche parzialmente, la propria autonomia, soprattutto quando si era abituati, da sempre, ad averla. Questi vissuti, però, non definiscono il suo valore come persona: il fatto di non poter fare alcune cose non significa essere “un peso” o non poter mettere in campo altre risorse. Può essere utile, gradualmente, lavorare su nuove modalità di partecipazione e di presenza nella vita familiare.
Se questi sentimenti diventano troppo intensi, un supporto psicologico può aiutarla ad attraversare questo momento così delicato della sua vita e rielaborare il cambiamento in modo più sostenibile.
Quello che sta vivendo è una reazione comprensibile a un cambiamento così importante e improvviso. Sentimenti di colpa, di inutilità e di smarrimento sono frequenti quando si perde, anche parzialmente, la propria autonomia, soprattutto quando si era abituati, da sempre, ad averla. Questi vissuti, però, non definiscono il suo valore come persona: il fatto di non poter fare alcune cose non significa essere “un peso” o non poter mettere in campo altre risorse. Può essere utile, gradualmente, lavorare su nuove modalità di partecipazione e di presenza nella vita familiare.
Se questi sentimenti diventano troppo intensi, un supporto psicologico può aiutarla ad attraversare questo momento così delicato della sua vita e rielaborare il cambiamento in modo più sostenibile.
Buongiorno, la ringrazio.
Comprendo la difficoltà della situazione in cui si stia trovando che mi arriva attraverso le parole da lei utilizzate. Rimane difficile riuscire a dire se questo sia normale o meno in quanto ognuno di noi poi di fatto ha una propria idea di normalità: sicuramente ci troveremo d'accordo nel condividerne la complessità. Al di là di questo credo che per lei potrebbe essere utile provare a comprendere cosa significhi "sentimento di colpa" e "depersonalizzazione". Il suo sentire è già un elemento significativo da prendere in considerazione e sul quale quindi mi focalizzerei: un supporto psicologico / terapeutico potrebbe essere un punto di partenza per dare significato a tutto questo.
Grazie
Comprendo la difficoltà della situazione in cui si stia trovando che mi arriva attraverso le parole da lei utilizzate. Rimane difficile riuscire a dire se questo sia normale o meno in quanto ognuno di noi poi di fatto ha una propria idea di normalità: sicuramente ci troveremo d'accordo nel condividerne la complessità. Al di là di questo credo che per lei potrebbe essere utile provare a comprendere cosa significhi "sentimento di colpa" e "depersonalizzazione". Il suo sentire è già un elemento significativo da prendere in considerazione e sul quale quindi mi focalizzerei: un supporto psicologico / terapeutico potrebbe essere un punto di partenza per dare significato a tutto questo.
Grazie
Domande correlate
- Buonasera Avrei bisogno di un aiuto Sto avendo un rapporto amichevole con una ragazza, della quale sto iniziando ad avere un interesse e con xui c'è molto contatto fisico, ridiamo e scherziamo molto. Si lascia anche baciare sul collo ammettendo che i miei baci le piacciono anche se dopo poco…
- Buongiorno, mio marito, 66 anni, da agosto 2016 è seguito presso ambulatorio urologia per carcinoma vescicale Pta1, altamente recidivante. A seguito di innumerevoli turv, fino a luglio 2021 , quindi in tutto 8-9 per millimetriche recidive, 2-3 millimetri , con istologico sempre uguale, ha eseguito…
- Buonasera, mio marito di anni 45 ,diabetico tipo uno da più di vent'anni, da tre anni ha scoperto di avere 2/3 calcoli di massimo 5mm nella coliciste con bile denso. Il chirurgo vuole operarlo anche se è asintomatico. Di recente ha scoperto di avere una gastrite cronica. Mi chiedo perché operarlo…
- Salve dottori di tanto in tanto mi capita di farmi vari loop mentali anche se la cosa non mi impedisce di svolgere le mie attività quotidiane e comunque non mi toccano la mia serenità quindi dovrei farmi questi loop ? Anche se non mi piacciono più di tanto grazie per una vostra risposta
- Fatto tac responso calcolo renale sinistro di 14 mm diametro cosa fare
- Gentili Dott.sse e Dott.ri Mi chiamo Federica ed ho ventiquattro anni. Sebbene il mio quesito porterà apparirvi insolito, sarei entusiasta di ricevere un vostro parere autorevole : la vostra esperienza è fondamentale per me per inquadrare correttamente il boom dei programmi di cronaca nera…
- Io prendo eutirox alla mattina verso le 6. Al sabato sera mi piace bere a casa o a cena un po' di alcol. Non sono una persona dipendente da alcol. Quindi se si beve qualcosa alla sera non ci sono problemi? Grazie.
- Salve, ho questo problema da due anni circa... Ho riscontrato un forte blocco nella zona lombare nel novembre 2024 allenandomi in palestra sulla leg press a 45 gradi. Nella fase di discesa ho sentito un blocco muscolare nella zona lombare fortissimo. Da lì mi viene questo blocco nella zona lombare…
- Buongiorno, questa mattina ho fatto una frenulotomia in ospedale. Arrivato a casa ho guardato il risultato ed ho notato che il frenulo è stato correttamente tolto nella sua completezza tra la corona e il collo del glande, lasciando un segno a "Y" ma risulta invece semplicemente tagliato all'attaccatura…
- Buongiorno Dottore, scrivo perché ho notato delle perdite insolite durante l’ovulazione. Ho avuto muco cervicale filante tipo albume, ma associato a perdite di sangue: inizialmente leggere striature rosate/marroncine, poi oggi un episodio più abbondante con sangue rosso vivo mescolato al…
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.