Non so come iniziare, non so se tutto questo mi farà bene o se mi porterà solo a crollare in un abis

25 risposte
Non so come iniziare, non so se tutto questo mi farà bene o se mi porterà solo a crollare in un abisso il cui fondo non mi farà più risalire, sono tante cose in questo periodo, sono stanca, stanca di non sapere se avrò un futuro e come sarà il mio futuro, stanca di non accettarmi, stanca di non sapere affrontare nulla di tutto questo.
Sono al limite, non c’è un giorno in cui io non pensi che sparire sia l’unica soluzione.
Non so lottare, non so credere nelle cose fino in fondo, non so fare nulla, non so cosa provo la maggior parte delle volte.. sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca realmente.
Voglio un amore, di quelli che ti strvolge, o forse no, forse voglio solo amore perché non ne ho mai avuto, o l’ho avuto?
Quello con mio padre era un rapporto vero? Si comportava veramente da padre con me? Me ne pentirò di non parlagli quando morirà? Che fine farò io quando l’unico modo per parlargli sarà sotto 3 metri di terra?
Perché non riesco a essere quella di prima? Perché non riesco a rialzarmi? Perché non riesco più a studiare e a concentrarmi? Non ho mai fatto il massimo e me lo riconosco ma perché ora non riesco a fare neanche quel minimo? Cosa sta succedendo? Perché non ho più il controllo del mio dolore? Perché gli sto permettendo di bloccarmi in questo loop continuo?
Perché continuo a dormire quando in realtà è l’ultima cosa che vorrei fare?
Perché continua a farmi domande a cui non avrò risposte?
Perché continua a venirmi in mente il suicidio? Perché non riesco a vedere un futuro per me?
Perché non ho un hobby?
Pecche non so cosa mi piace?
mi piace tutto o non mi piace nulla?
Perche penso a aron ma solo se nello stesso pensiero c’è Emanuele?
La storia di Simone che significa?
Perché ogni menzogna che mi racconto poi finisco per reagire come se fosse vera.
Perché quando provo a esternare cosa penso non faccio altro che farmi domande senza darmi risposte a esse?
Perché lo sto facendo adesso?
Che colpa ne ho io?
Che senso ha la mia vita adesso?
Sono stanca di dormire e svegliarmi l’indomani e sentirmi come adesso. Ma dormire è l’unico modo per non sentire il caos che provo adesso
Lo provo sempre in realtà
Che lezione devo imparare ancora?
Perché l’amore non arriva?
Cosa devo capire prima che arrivi?
È questo no?
Il motivo.
Devo imparare ad amare prima di amare realmente se no finisco per ferire le persone
E chi pensa a me?
Tutte le volte che mi hanno ferito, che mi hanno usato.
Non ho più voglia
Tutto questo male
Mi porta solo più confusione
E scriverlo è stato peggio
Mi sta ricordando tutte le cose brutte che provo e continuerò a provare perché non cambierò
Sono questa da anni
Sento che non cambierò. Grazie per qualunque punto di vista riusciate a fornirmi.
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Gentile utente, la leggo con profonda attenzione. Le sue parole raccontano una sofferenza intensa e un pensiero ricorrente di scomparire: non posso trattarla come una domanda qualunque, perché la priorità adesso è ricevere ascolto e protezione. Non resti sola con questo dolore. Si rivolga al più presto a uno psicoterapeuta o al Centro di Salute Mentale (CSM) della sua ASL; esistono anche linee di ascolto nazionali attive giorno e notte per le crisi emotive, e in caso di emergenza può rivolgersi al pronto soccorso. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che descrive — l'alternanza tra "sento troppo" e "niente mi tocca", il loop dei perché, l'esaurimento, i pensieri che si autoalimentano — è un quadro che la psicoterapia può scomporre in passi piccoli e sostenibili: protocolli CBT per la depressione, DBT per la regolazione emotiva, ACT per ritrovare contatto con i propri valori. Per ora, provi a rimandare ogni decisione importante di 24 ore e a cercare una persona di fiducia vicino a lei. Non è rotta, è esausta: chiedere aiuto è già un atto di cura.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Daniela Sapio
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Cara utente,
quella che ha condiviso è una sofferenza che non può trovare né un sollievo, né una risposta né un contenimento qui attraverso una breve risposta da una sconosciuta. E' una sofferenza che va guardata in faccia e, con coraggio e con l'aiuto di una persona esperta e fidata, affrontata. Contatti uno psicologo, chieda un aiuto, si salvi! Stare bene o stare male è una nostra responsabilità: il primo passo deve farlo lei e sono sicura che può farlo, perchè già questa domanda è una prima richiesta di aiuto.
E soprattutto ricordi: che le cose sono andate così finora, non vuol dire che andranno così sempre. Il potere di cambiare è dentro di lei.

Dr.ssa Daniela Sapio, psicologa e psicoterapeuta
Dott.ssa Sara Cantore
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
San Vito dei Normanni
Mi dispiace che tu stia vivendo tutto questo.
Da come scrivi si sente quanto sei stanca e quanto il dolore sia continuo, quasi senza pause. Quando arrivano pensieri come “sparire è l’unica soluzione”, non è perché davvero non esista altro: è perché il livello di sofferenza è diventato troppo alto e la mente cerca un modo per farlo finire. È importante prenderli sul serio, ma anche ricordare che sono pensieri, non un destino.
Quello che descrivi sono vissuti tipici di chi vive momenti di forte stress emotivo ma questo non significa che sei fatta così e che questa condizione sarà così per sempre. Significa che in questo momento sei sovraccarica.
Non devi risolvere tutta la tua vita adesso ma l’obiettivo immediato è abbassare un po’ il tuo caos.
Hai scritto che ci pensi ogni giorno. Questo è un segnale importante.
Non devi affrontarlo da sola e ti chiedo davvero di contattare qualcuno subito.
Ci sono molti professionisti validi che possono aiutarti.
QUESTO E' FONDAMENTALE.
Cerca di fare piccoli passi, poniti dei piccoli obiettivi come alzarti e fare una cosa minima, uscire anche senza voglia, cucinare qualcosa che ti piace.

Questa non è la fotografia della tua vita, ma sappi che per cambiare questa situazione devi prenderla in mano, devi affrontarla.. non sarà facile ma è necessario per te.
Non vedere il futuro con gli occhi di come ti senti oggi.
Ricomincia a prenderti cura di te, non affrontare tutto da sola.
Ti auguro davvero di poter stare meglio.


Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, trovi uno spazio di ascolto in cui può porre tutte queste domande. Talvolta non è necessario trovare una risposta, ma poter esprimere ciò che si sente altrimenti l'unica via di fuga è dormire per non sentire quel dolore. Trovi uno psicologo/a e ne parli per trovare conforto, accoglienza e provare ad uscire da questo vortice di domande.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Comprendo profondamente il senso di smarrimento e la stanchezza infinita che traspare dalle Sue parole. Sentirsi sospesi in un abisso dove il dolore sembra aver preso il sopravvento, togliendo respiro al futuro e senso al presente, è un’esperienza che merita di essere accolta con estrema delicatezza e rispetto. Questo "caos" che descrive, fatto di domande che si rincorrono senza trovare risposta, non è un segno di incapacità, ma il grido di un’interiorità che ha esaurito le forze nel tentativo di tenere insieme frammenti di vita che sembrano non incastrarsi più.

In una prospettiva psicodinamica, questo stato di blocco e il desiderio di "sparire" possono essere letti come una forma estrema di difesa: quando il mondo interno diventa troppo rumoroso e i legami del passato, come quello con Suo padre, lasciano nodi irrisolti, il sonno e il ritiro diventano l'unico rifugio possibile. L'identità non è un dato immutabile, ma un processo relazionale; se nelle Sue relazioni passate si è sentita usata o non vista, è naturale che oggi faccia fatica a riconoscere cosa Le piace o chi desidera essere. Queste domande ossessive sul futuro e sull'amore sono il segno di una ricerca di senso che, al momento, non trova uno specchio in cui riflettersi.

La psicoterapia può aiutarLa a trasformare questo monologo di domande in un dialogo fecondo, non fornendo risposte preconfezionate, ma aiutandola a ricostruire quella trama affettiva che sembra essersi spezzata. È un percorso che permette di guardare alle ferite del passato e ai sogni del presente senza lasciarsene schiacciare, per ritrovare, un passo alla volta, la possibilità di vedersi di nuovo nel futuro.

Le auguro di trovare la forza di tendere la mano per farsi accompagnare fuori da questo loop e ritrovare la Sua luce.

Cordialmente,

Dott.ssa Giovanna Costanzo
Dott.ssa Simona Pellegrino
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Leggendo le tue parole si sente forte il peso di una stanchezza che non è solo fisica, ma che appartiene all'anima di chi sta cercando da troppo tempo di tenere tutto sotto controllo. Quello che stai vivendo non è un crollo verso il fondo, ma l'inizio di un faticoso e profondo processo di attraversamento di te stessa. In un'ottica funzionale, il caos e il blocco che senti oggi sono il segnale che il tuo sistema non riesce più a sostenere la grande resistenza che hai opposto finora: a volte, l'unico modo per non spezzarsi è smettere di combattere contro il proprio dolore e concedersi, finalmente, di non avere il controllo su ogni risposta.

Spesso pensiamo che restare in piedi a ogni costo sia l’unica prova di forza, ma la vera trasformazione inizia proprio quando accettiamo di essere stanche, smarrite e fragili. Questo loop di domande senza risposta e questa voglia di sparire nascono dalla fatica di voler forzare un futuro che ancora non vedi, dimenticando che il benessere non è una meta da raggiungere con la logica, ma un fluire dei vissuti che va riascoltato con dolcezza. Il sonno e il disinteresse che provi oggi non sono una tua colpa, ma il modo in cui il tuo organismo ti sta chiedendo di fermare la guerra interna: è come se la tua vita ti stesse invitando a sostare in questo vuoto, non per restarci per sempre, ma per imparare a sentirti anche quando non 'produci' o non 'studi'. Non devi aspettare di essere 'guarita' o perfetta per meritare amore o per veder arrivare la felicità; l'amore che cerchi inizia nel momento in cui smetti di chiederti cosa hai sbagliato e cominci a chiederti di cosa hai bisogno ora, in questo esatto istante. Scrivere questo sfogo è stato doloroso perché ha scoperchiato il rumore di fondo, ma è proprio in questo atto di onestà che risiede la chiave per risalire: hai dato un nome alla tua sofferenza, e questo è il primo passo per non esserne più sommersa. Il segreto per uscire dall'abisso non è lottare più forte, ma imparare ad abbandonarsi al flusso dei propri vissuti, cercando una guida che possa aiutarti a tradurre questo caos in una nuova consapevolezza. Non sei destinata a restare in questo loop: sei in una fase di transizione profonda in cui il vecchio modo di essere non funziona più e quello nuovo deve ancora nascere. Concediti di non sapere, concediti di essere stanca e, soprattutto, concediti la possibilità di essere accompagnata in questo viaggio verso la tua parte più autentica. Il tuo valore è intatto, anche ora che ti senti spenta, e la luce tornerà non appena smetterai di pretendere di illuminare tutto da sola. Un caro saluto
Salve. Ho letto con attenzione ciò che ha coraggiosamente condiviso.
Ci sono molte cose di cui bisognerebbe parlare e credo fermamente che ne dovrebbe parlare.
Lei parla di pensiero suicidario, capisce che io da professionista ho il dovere di consigliarle caldamente di attivare un percorso di sostegno psicologico con un professionista. E sa perché glielo dico? Perché intuisco che la voglia di cambiamento in lei c'è ancora, non si è arresa e ha voluto in qualche modo chiedere aiuto.
Quanto esposto è troppo da sopportare da sola.
La via d'uscita c'è, anche quando non la vediamo o ci sembra lontanissima, MA siamo noi a dover decidere di incontrarla, perché per quanto sia difficile e ci voglia un gran lavoro, quando ne usciremo potremo vivere di nuovo.
Rimango a disposizione, un saluto.
Dott.ssa Ilaria Forcina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara utente, da quanto scrive si avverte tutta la sofferenza e la stanchezza di questo momento così delicato e intimo. Le molte domande che pone hanno un peso notevole, e ognuna meriterebbe una riflessione e uno spazio protetto in cui poterne parlare apertamente, nel pieno rispetto dei suoi sentimenti.
La invito a chiedere il sostegno di un professionista, che possa accompagnarla in questa fase della sua vita in cui emerge il bisogno profondo di affidarsi e di essere meno sola in questo “caos”. E’ molto doloroso attraversare l’incertezza e il senso di smarrimento, ma tenga a mente che è proprio dal caos che ha origine la creatività e la vita.
Mi contatti se le va di parlarne.
Un caro saluto
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da quello che scrivi arriva tutta la fatica che stai portando: una stanchezza profonda, il senso di essere bloccata, confusa, piena di domande senza risposta e con la paura di non riuscire più a risalire. È un vissuto molto intenso, e il fatto che tu sia riuscita a metterlo in parole – anche se ti sembra che “faccia peggio” – è già un segnale importante: una parte di te sta cercando aiuto, sta cercando un modo per capire e stare meglio.

Quando il dolore diventa così pervasivo, è frequente sentirsi senza direzione, perdere concentrazione, motivazione, e anche il senso di sé. Non è che “non sai lottare” o che “non sai fare nulla”: è che in questo momento stai lottando con qualcosa di molto grande, che ti sta togliendo energie e chiarezza. Anche i pensieri di voler sparire, per quanto spaventosi, spesso non parlano davvero di voler morire, ma del bisogno di smettere di soffrire così.

Dentro le tue parole ci sono tanti temi importanti: il rapporto con tuo padre, il bisogno di amore, il sentirti ferita, la difficoltà a riconoscerti e a immaginare un futuro. Sono nodi profondi che meritano uno spazio protetto, in cui poterli affrontare con gradualità, senza esserne travolta. Non devi risolvere tutto insieme, né trovare subito tutte le risposte.

In questo momento, la cosa più importante è che tu non resti sola con tutto questo. Parlare con un professionista può aiutarti a dare un senso a ciò che stai vivendo e, passo dopo passo, a ritrovare un po’ di stabilità e respiro. E se i pensieri di suicidio diventano più intensi o ti spaventano, è fondamentale chiedere aiuto immediato anche a servizi di emergenza o a qualcuno di fiducia vicino a te.

Non sei “destinata a rimanere così”: il fatto che tu senta, che ti interroghi e che cerchi un confronto dice che dentro di te c’è ancora movimento, e da lì si può ripartire.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Dott.ssa Fiorenza Di Leo
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Quello che stai vivendo è molto intenso. E il fatto che tu lo stia mettendo in parole dice che una parte di te non vuole sparire, ma essere capita.

Ti lascio alcune domande, con calma:
c’è una parte molto stanca e scoraggiata: di cosa avrebbe bisogno, adesso, per sentirsi anche solo un po’ meno sola?
c’è anche una parte più lucida: cosa ti direbbe di fare oggi, nelle prossime ore, per restare?

Se questi pensieri sul “sparire” tornano spesso, non è qualcosa da reggere da sola.
Può avere senso chiederti a chi puoi rivolgerti subito: una persona fidata o un professionista, anche solo per iniziare a non stare da sola in questo.
Anche una chiamata breve è un passo.

Dott.ssa Alessia Tringali
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Catania
Buonasera,
quello che ha scritto è molto intenso e fa arrivare chiaramente quanta fatica sta facendo. C’è un senso di stanchezza profonda, di confusione, di vuoto alternato a emozioni molto forti, e soprattutto la sensazione di essere bloccata in un ciclo da cui non riesce a uscire. E in mezzo a tutto questo, compaiono anche pensieri di “sparire”: questo è un segnale importante da prendere sul serio, non da affrontare da sola.
Le dico una cosa con chiarezza: non è vero che “non cambierà” perché è così da anni. Quando una persona è dentro uno stato come quello che descrive, il tempo sembra fermo e tutto appare immutabile, ma questo è parte del problema, non una realtà definitiva.
Quello che emerge dal suo racconto non è mancanza di volontà o incapacità, ma un sovraccarico emotivo molto grande:


pensieri continui e senza risposta che si rincorrono


difficoltà a sentire in modo stabile cosa prova


fatica a concentrarsi e a studiare


bisogno di “spegnere tutto” attraverso il sonno


domande su sé stessa, sull’amore, sul passato, sul futuro


Quando tutto questo si accumula, è normale sentirsi senza controllo. Non è che “sta permettendo” al dolore di bloccarla: è il dolore che, a un certo punto, prende troppo spazio.
Un punto importante: non deve trovare tutte le risposte adesso. Il modo in cui si pone le domande (tutte insieme, molto profonde, molto assolute) rischia di intrappolarla ancora di più. Prima delle risposte, serve creare un minimo di stabilità emotiva.
Rispetto ai pensieri di suicidio:
il fatto che le vengano in mente non significa che lei voglia davvero morire, ma che vuole smettere di stare così. Sono due cose diverse, anche se in questo momento possono sembrare la stessa.
In una situazione come questa, è davvero importante non restare sola. Le suggerisco concretamente di fare almeno uno di questi passi:


parlare con uno specialista (psicologo o psichiatra) il prima possibile


contattare un servizio di supporto nella sua zona (anche telefonico, nell’immediato)


dire a una persona di fiducia come sta davvero, senza minimizzare


Anche se può sembrare difficile, chiedere aiuto in questo momento non è un fallimento, è un modo per iniziare a uscire da questo stato.
Un piccolo punto da cui partire, nell’immediato: provi a ridurre il “rumore” mentale. Non tutte le domande meritano risposta adesso. Può aiutare riportarsi a cose molto semplici e concrete (mangiare qualcosa, uscire a fare due passi, contattare qualcuno), anche se sembrano insignificanti. Non risolvono tutto, ma creano un primo appiglio.
Lei non è “solo questo dolore”, anche se ora sembra occupare tutto lo spazio. E soprattutto: non deve affrontarlo da sola.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Quello che descrivi è un vissuto di sofferenza molto intenso, caratterizzato da stanchezza emotiva, confusione, perdita di senso, difficoltà di concentrazione, senso di vuoto e pensieri ricorrenti legati alla morte e al “scomparire”. È importante dirti subito che non sei “sbagliata” o “incapace”: questi vissuti, quando diventano così pervasivi, sono spesso il segnale di un carico emotivo che ha superato la soglia di tollerabilità della mente in quel momento.
Quando la sofferenza diventa continua e si accompagna a pensieri come il desiderio di sparire o il suicidio, non si tratta solo di “riflessioni”, ma di un segnale di allarme psicologico che merita attenzione e cura immediata. In questi stati è molto comune sentirsi confusi, contraddittori, scollegati da ciò che si prova (a volte “troppo”, a volte “niente”), e perdere anche il senso di sé, dei propri interessi e del futuro. Anche la difficoltà a studiare, a concentrarsi e a trovare motivazione rientra spesso in questo quadro di esaurimento emotivo e mentale.
Le domande che ti fai — sull’amore, sul rapporto con tuo padre, sul tuo valore, sulle scelte, sul futuro — non sono “senza risposta”, ma nascono da una mente che sta cercando disperatamente un ordine dentro un momento di caos interno. Quando si è in questo stato, però, cercare risposte da soli spesso aumenta solo la confusione e il dolore, perché manca uno spazio stabile e guidante in cui poterle elaborare con sicurezza.
È importante sottolineare che questi vissuti possono essere affrontati e modificati con un adeguato supporto psicologico. Non sei definita da questo momento, anche se ora può sembrarti impossibile immaginare un cambiamento. La sensazione di “non cambierò mai” è tipica degli stati depressivi o di forte disregolazione emotiva, ma non rappresenta una previsione reale del futuro.
Vista l’intensità dei pensieri riportati, è fortemente consigliabile non rimanere sola in questo stato e approfondire quanto prima con uno specialista (psicologo/psicoterapeuta e, se necessario, anche uno psichiatra). Un percorso può aiutarti a dare senso a ciò che stai vivendo, ridurre il dolore e soprattutto ricostruire gradualmente uno spazio interno più stabile e sicuro.
Se in alcuni momenti i pensieri dovessero diventare più pressanti o difficili da gestire, è importante chiedere aiuto immediato (ad esempio contattando il 112 o un servizio di emergenza, oppure rivolgendosi a una persona di fiducia).
Un sostegno professionale può fare la differenza proprio quando tutto appare confuso e senza uscita.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Ciao, mi arriva molto il tuo dolore; mi dispiace che stai così male....Mi sembra di capire che sei in un periodo di confusione, di ricerca di un amore che non hai mai ricevuto; oscilli tra il fidarti e non fidarti, tra la ricerca spaspodica di amore e la paura dell'amore stesso......tutto questo ti manda in confusione e alla fine perdi te stessa, non sai più chi sei...deve essere molto doloroso. Io una soluzione non te la so dare in questo momento, credo che hai bisogno di ritrovare te stessa indipendentemente dagli altri; di sentirti degna di essere amata e giusta e di valore così come sei; se vuoi posso offrirti uno spazio dove sentirti capita e dove poter mettere in ordine quel caos che ora è dentro di te. Io sono Francesca Ridolfi, sono di La Spezia ma faccio anche sedute online, se vuoi scrivimi
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, le parole che ha scritto arrivano con una forza molto intensa, e danno proprio l’idea di quanto sia pesante stare dentro a questo stato che descrive. Si sente la stanchezza, la confusione, il senso di essere bloccata in qualcosa che si ripete ogni giorno senza lasciare spazio a un respiro diverso. E si sente anche quanto le domande, invece di aiutare a capire, finiscano per moltiplicarsi e diventare quasi un rumore continuo che non si ferma mai. Quando la mente entra in questo tipo di funzionamento, è come se cercasse disperatamente delle risposte, ma più cerca, più si allontana da una sensazione di chiarezza. In una prospettiva cognitivo comportamentale, questo processo è molto importante da osservare: il continuo interrogarsi, il ripercorrere pensieri su pensieri, non è un segno di superficialità o mancanza di capacità, ma spesso è proprio il meccanismo che mantiene il dolore così attivo e presente. È come se la mente fosse intrappolata in un loop in cui ogni domanda ne genera altre dieci, senza arrivare mai a un punto di arrivo. Il fatto che descriva momenti in cui sente tutto e allo stesso tempo niente è qualcosa che molte persone sperimentano quando sono molto sovraccariche emotivamente. Da un lato c’è una sensibilità forte, dall’altro una sorta di protezione che spegne, che anestetizza, per non far sentire tutto insieme. Questo può farla sentire ancora più persa, come se non riconoscesse più se stessa. Anche i pensieri legati allo sparire o al non vedere un futuro meritano uno spazio di ascolto serio. Non sono pensieri che arrivano per caso, ma segnali di quanto il dolore sia diventato difficile da sostenere così com’è ora. Allo stesso tempo, il fatto che lei sia qui a scrivere, a cercare un confronto, indica che dentro di lei c’è ancora una parte che non si è arresa, che sta cercando una via per stare meglio, anche se adesso sembra lontanissima. Un punto importante riguarda il modo in cui sta guardando se stessa. Nelle sue parole c’è molta durezza, molti giudizi, come se si attribuisse la colpa di non riuscire, di non cambiare, di non essere abbastanza. Questo tipo di dialogo interno, nel tempo, può diventare molto pesante e contribuire a mantenere quella sensazione di blocco. Non è che non sta facendo abbastanza, è che probabilmente sta cercando di affrontare qualcosa di molto complesso con strumenti che, da sola, in questo momento, non bastano. Il fatto che dormire diventi una via di fuga dal caos è comprensibile. È una strategia che la sua mente ha trovato per abbassare temporaneamente l’intensità di quello che prova. Il problema è che, una volta sveglia, tutto torna, e questo rinforza l’idea di essere intrappolata. In un percorso cognitivo comportamentale, si lavora proprio su questi meccanismi, non cercando subito grandi risposte esistenziali, ma iniziando a mettere ordine, a ridurre il rumore mentale, a comprendere come funzionano questi pensieri e come influenzano ciò che sente e ciò che fa. Poco alla volta si costruiscono degli appigli concreti, che permettono di uscire da quel senso di immobilità e di recuperare una direzione, anche piccola all’inizio. Affrontare tutto questo da sola è davvero molto difficile, e non è un segno di debolezza riconoscerlo. Potrebbe essere importante, in questo momento, avere accanto qualcuno che la aiuti a contenere questo carico e a dargli una forma più gestibile. Non per stravolgere tutto da un giorno all’altro, ma per iniziare a fare un passo diverso rispetto a questo loop che la tiene ferma. Quello che sta vivendo può cambiare, anche se adesso sembra impossibile. Non perché lei debba diventare qualcun altro, ma perché può imparare a stare in modo diverso con ciò che prova. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Valentina Di Nunzio
Psicologo, Psicologo clinico
Monselice
Ciao, grazie per aver condiviso tutto questo.
Si sente quanto sei stanca e quanta fatica stai portando dentro in questo momento.
Leggendo le tante domande che ti fai, viene spontaneo cercare risposte, ma stare meglio non dipende dal trovare subito una risposta a tutto questo. Anzi, a volte è proprio il continuo cercare risposte dentro pensieri che girano in loop a mantenere la sensazione di blocco e confusione.
Quello che descrivi (la mente piena e allo stesso tempo il vuoto, la difficoltà a concentrarti, il sentirti “ferma”) non è il segno che “non cambierai”, ma di una sofferenza che in questo momento è diventata molto intensa e difficile da gestire da sola.
Capisco anche la paura di iniziare un percorso e “crollare”. In realtà, uno spazio psicologico serve proprio a fare il contrario: aiutarti a mettere ordine, a dare un senso a ciò che provi e a trovare modi concreti per stare un po’ meglio, senza dover risolvere tutto insieme.
In questo momento la priorità non è avere tutte le risposte, ma non restare sola con tutto questo. E nei momenti in cui il peso diventa troppo forte, può essere utile fare qualcosa di molto semplice e concreto: non isolarti, prova a metterti in contatto con qualcuno (anche solo con un messaggio), oppure spostarti in un luogo dove non sei da sola. Anche piccoli appigli così possono aiutare a superare quei momenti più intensi.
Con il supporto giusto, questa sensazione di blocco può piano piano modificarsi.
E il fatto che tu sia riuscita a scriverlo qui, anche se è stato faticoso, è già un primo passo importante.
Gent.ma utente,
il suo racconto è un grido di disperazione e di dolore. Quante domande senza risposta, quanti pensieri intrusivi, quanti giudizi negativi su sé stessa.
Una mente sabotatrice la sta logorando dall'interno con una ruminazione persistente e quanto mai invalidante. Ruminare vuol dire ripensare continuamente alle stesse cose, ripetere mille volte gli stessi ragionamenti, rimanere chiusi in un loop di domande senza risposta, di cose non dette o non fatte, del "se fosse andata diversamente". È una deriva mentale fastidiosa, deleteria e può diventare causa di altre problematiche psicologiche. La ruminazione influisce sullo stato dell'umore, sulla motivazione ad agire, sulla percezione di autostima, sulla tolleranza allo stress e sulla manifestazione dell'ansia.
Ma perché si rumina? Quando ruminiamo tendiamo a fissarci su problemi del passato, spesso questioni irrisolte, o fallimenti, oppure situazioni che ci hanno fatto soffrire. E allora siamo lì a chiederci perché è accaduto, perché non è andata diversamente, perché non abbiamo fatto o detto certe cose piuttosto che altre.
Ruminare consuma una grande quantità di tempo, di energie e di attenzione. Eppure, perseveriamo nel farlo, come mai?
In realtà, anche la ruminazione ha dei vantaggi: si sfugge temporaneamente a situazioni difficili, sembra che si arrivi a una qualche soluzione, seppur parziale, ci appare come un’attività per impiegare il tempo, allontana il momento di agire o di prendere decisioni. In qualche modo, la ruminazione anestetizza la sofferenza, sposta l’attenzione dalla verità che non si riesce ad affrontare all’attività mentale. Ovviamente ciò non risolve il problema reale che sarà sempre innesco per ulteriore ruminazione.
La verità è che il passato non torna, che non possiamo controllare i comportamenti e i pensieri delle altre persone, che non cambieremo mai lo stato dei fatti semplicemente pensandoci su per ore e ore, nell'arco delle nostre giornate. Le vittime dell’auto-sabotaggio della ruminazione hanno bisogno di tornare a pensare a sé stessi, nel modo più semplice ed efficace: guardandosi dentro e imparando come sta funzionando la propria mente e come potrebbe funzionare per farli stare meglio...adesso!
Le consiglio vivamente di valutare un supporto psicologico per far fronte a questa deriva mentale demotivante verso la vita stessa. Le consiglio un approccio che le consenta di osservare e regolare il flusso di pensieri, che l'aiuti a generare accettazione e auto-compassione, e che le dia gli strumenti per cominciare a costruire fiducia, autostima e azioni di valore per un maggiore benessere personale quotidiano.
Sarei lieto di ascoltarla e darle maggiori informazioni su percorso psicologico adatto alle sue esigenze, anche tramite consulenza online.
Restando a disposizione, le auguro il meglio. Dott. Antonio Cortese
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Argenta
Buongiorno! Le sue parole trasmettono tristezza, rabbia, solitudine. Posso solo provare ad immaginare come si sente. Considerato i limiti dello strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. All'inizio, mi sono sentito molto confuso di fronte all’affollarsi delle domande. Poi, mi è venuta in mente una frase del filosofo francese Maurice Blanchot: "La réponse est le malheur de la question" (La risposta è il male della questione). Questo mi ha permesso di “uscire” dalla concretezza, dalla pressione a rispondere, dalla frustrazione di non conoscere nulla di lei e della sua storia, affinché potessi “sognarla”. Ho sognato una bambina tutta sola, in uno spazio aperto senza pareti, senza paesaggio, senza alcun punto di riferimento. È spaventata e, mentre si guarda intorno, mille pensieri le affollano la mente, ma non c’è nessuno che la faccia sentire amata e protetta, non c’è la mente di un adulto per accogliere quella nube di pensieri, affinché siano meno spaventosi, più comprensibili e accettabili. La bambina ha fatto del suo meglio per sopravvivere, ma (ora come allora) quei pensieri circolano nell’aria, sono alla ricerca di un pensatore per essere pensati. “Chi sono stata, chi sono, chi sarò” sembra essere la voce narrante, sembra il manifesto di un dolore che merita di essere accolto, analizzato, curato. Mi è sembrato di sentirla disperata, come se sentisse di non avere una via d’uscita. Ha fatto benissimo a scrivere, ma non resti sola, perché ha bisogno di aiuto. Deve rivolgersi a qualcuno!!! Mi lasci avere fiducia in lei e sperare al suo posto che ci sia la possibilità di affidarsi ad una seconda mente con cui ri-pensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti. In bocca al lupo per tutto
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
dal suo messaggio arriva una sofferenza molto intensa, e la sensazione di essere davvero al limite, come se tutto fosse diventato troppo da sostenere.
Le tante domande, la confusione, la stanchezza profonda e il pensiero ricorrente di sparire sembrano riempire tutto lo spazio, senza lasciarle momenti di tregua.
Quando il dolore diventa così continuo e il pensiero del suicidio inizia a tornare con questa frequenza, è importante chiedere aiuto ad un professionista e non restare sola dentro questa sofferenza. È fondamentale avere accanto qualcuno che la possa accogliere e con cui condividere ciò che sta vivendo. Qualora dovesse sentirsi in pericolo, si rivolga direttamente al pronto soccorso.
Un caro saluto, Dott.ssa Silana Grilli
Dott.ssa Rita Terranova
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Quello che esprimi è molto intenso e, soprattutto, molto doloroso. Non è solo “confusione”: è una condizione in cui pensieri, emozioni e domande si accavallano senza trovare un punto di appoggio, fino a farti sentire stanca, svuotata e senza direzione.
Il nucleo più importante, però, va detto chiaramente: quando scrivi che “non c’è un giorno in cui non pensi che sparire sia l’unica soluzione”, sei in una situazione di grande sofferenza che merita attenzione immediata. Non è un pensiero da sottovalutare o da affrontare da sola.
Dal punto di vista psicologico, quello che emerge è un quadro compatibile con una depressione significativa, accompagnata da elementi di disregolazione emotiva: da una parte senti troppo (dolore, confusione, bisogno d’amore), dall’altra riferisci una sorta di anestesia (“sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca realmente”). Questa oscillazione è molto tipica quando il sistema emotivo è sovraccarico.
Le tante domande che ti fai — sul futuro, sull’amore, su tuo padre, su chi sei — non sono il problema in sé, ma il segnale di una mente che cerca disperatamente un senso e non riesce a trovarlo. Quando non arrivano risposte, il pensiero si trasforma in un “loop” che aumenta la sensazione di perdita di controllo.
Anche i comportamenti che descrivi, come dormire molto, non riuscire a concentrarti, non trovare motivazione, sono coerenti con uno stato depressivo: non è mancanza di volontà, ma una riduzione reale dell’energia psichica. Allo stesso modo, il sentirti “sempre così” e il pensare che non cambierai mai è un effetto tipico della depressione: tende a farti percepire il presente come definitivo, senza via d’uscita.
Il tema dell’amore e del rapporto con tuo padre è molto significativo. Sembra esserci un bisogno profondo di riconoscimento, di sentirti vista e amata in modo autentico, ma anche una ferita o un dubbio rispetto a ciò che hai ricevuto. Questo può rendere difficile sia accettarti, sia immaginare relazioni che non facciano male.
È importante dirti una cosa con chiarezza: non stai “facendo questo a te stessa” per scelta. Non è una colpa. È una condizione in cui ti trovi, e proprio per questo non può essere risolta solo con lo sforzo personale o con il “capire tutto da sola”.
Un percorso psicoterapeutico, in questi casi, è fondamentale. Non solo per comprendere l’origine di questo dolore, ma soprattutto per stabilizzare quello che stai vivendo adesso, ridurre l’intensità dei pensieri suicidari e aiutarti a ritrovare un minimo di orientamento. A volte, quando la sofferenza è così alta, può essere utile anche una valutazione psichiatrica per avere un supporto ulteriore.
Nel frattempo, c’è un aspetto molto concreto e urgente: non restare sola con questi pensieri. Se senti che il rischio aumenta, è importante parlare con qualcuno subito — una persona di fiducia, un familiare, oppure un servizio di emergenza o una linea di supporto. Anche se può sembrare difficile o inutile, condividere questo peso è un primo passo per ridurlo.
Non devi rispondere a tutte le domande che ti fai. In questo momento, l’obiettivo non è trovare il senso della tua vita o capire tutto del tuo passato. L’obiettivo è aiutarti a stare un po’ meno male, un passo alla volta.
Il fatto che tu abbia scritto tutto questo, anche se dici che è stato peggio, è comunque un segnale importante: una parte di te non vuole sparire, ma vuole essere ascoltata. Ed è da lì che si può iniziare a lavorare.
P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Buongiorno,
la ringrazio per aver trovato la forza di scrivere e condividere tutto questo. Dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa, fatta di stanchezza profonda, confusione e tanti interrogativi che sembrano non trovare risposta. È comprensibile che, vivendo tutto questo, possa sentirsi sopraffatta e senza punti di riferimento.
Vorrei dirle una cosa importante: il fatto che lei riesca a mettere in parole ciò che prova, anche in modo così faticoso, è già un segnale significativo. Non è “vuota” né “ferma”: sta cercando di capire e di dare senso a quello che le accade.
Allo stesso tempo, quando compaiono pensieri ricorrenti legati al “sparire” o al non vedere un futuro, è fondamentale non restare da soli con questo peso. Questi pensieri sono un segnale di sofferenza, non una soluzione, e meritano di essere accolti in uno spazio sicuro e guidato.
Per questo motivo, le suggerisco con molta attenzione di rivolgersi quanto prima a un professionista con cui poter parlare direttamente. Un percorso psicologico può aiutarla a mettere ordine in questo “caos”, comprendere cosa sta succedendo e costruire, passo dopo passo, strumenti per affrontarlo.
Se in questo momento dovesse sentirsi sopraffatta o in difficoltà a gestire questi pensieri, è importante contattare subito qualcuno: una persona di fiducia oppure servizi di supporto come il numero 112 (emergenze) o il 1522 (supporto attivo anche per situazioni di forte disagio emotivo).
Se lo desidera, resto disponibile per fissare un primo colloquio conoscitivo, in cui poter iniziare ad affrontare insieme questi temi con la dovuta attenzione e gradualità.
Un cordiale saluto
Filomena Guida
Dott.ssa Marianna Erriu
Psicologo, Psicologo clinico
Senorbì
Salve, grazie per aver condiviso con sincerità ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una profonda stanchezza emotiva e il peso di molte domande che sta cercando di affrontare da sola da tempo. Quando il dolore interiore diventa così intenso, è comprensibile sentirsi confusi, bloccati e senza prospettive.
In momenti come questi è importante non minimizzare la sofferenza e non restare soli con pensieri così pesanti. Un supporto psicologico può offrirle uno spazio sicuro in cui dare senso a ciò che prova, alleggerire il carico emotivo e ritrovare gradualmente punti di riferimento.
Le difficoltà che descrive non definiscono chi è, né significano che non possa stare meglio. Chiedere aiuto è già un primo passo importante. Le consiglio di rivolgersi quanto prima a un professionista per essere accompagnata in questo momento delicato. Un caro saluto.
Dott.ssa Elisa Bozzi
Psicologo, Psicologo clinico
Cenaia
Ti leggo con profonda attenzione e sento tutto il peso, la stanchezza e la nebbia che stai attraversando. Quello che descrivi è un grido di aiuto molto forte: ti senti bloccata in un labirinto di domande che sembrano non avere risposta, dove il sonno è diventato l'unico rifugio e il futuro appare come una minaccia invece che come una possibilità.
Prima di tutto, voglio dirti una cosa fondamentale: non sei tu il problema, ma il dolore che stai portando. Quando la sofferenza diventa così pervasiva, è normale sentirsi anestetizzati ("sento tanto ma niente mi tocca") e desiderare di "sparire". Questi non sono segni di debolezza, ma segnali che il tuo sistema emotivo è in sovraccarico totale.
Il "loop" in cui ti trovi, il continuo farsi domande senza risposta e l'incapacità di concentrarti o studiare sono sintomi chiari di un profondo stato depressivo e ansioso. Quando scrivi "non so lottare", è la tua mente esausta che parla. Nessuno può lottare efficacemente quando non ha più energie e quando il rapporto con le figure di riferimento (come tuo padre) o il passato non sono stati chiariti o elaborati.
La confusione che provi (riguardo all'amore, ai tuoi interessi e alla tua identità ) è una conseguenza di questo stato, non la causa. Quando siamo nel "fondo dell'abisso", è impossibile vedere i colori della nostra personalità.
Hai fatto un passo enorme scrivendo queste righe. Mettere fuori il dolore, anche se fa paura, è l'inizio della cura. Proprio per la natura dei tuoi pensieri (il rimuginio, il senso di colpa, la mancanza di futuro), ti consiglio vivamente di intraprendere una Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT).
Ecco perché potrebbe aiutarti concretamente:
- Gestione del "Loop": la CBT ti insegna tecniche pratiche per interrompere i pensieri intrusivi e le domande ossessive che ti tolgono il respiro.
- Ripresa del controllo: ti aiuta a scomporre i problemi giganti in piccoli passi gestibili, aiutandoti a ritrovare un minimo di operatività (come lo studio o i piccoli hobby) senza sentirti sopraffatta.
- Regolazione emotiva: ti fornisce strumenti per capire cosa provi e perché, trasformando il "caos" in qualcosa di comprensibile e, quindi, trasformabile.

Ti prego di non affrontare tutto questo da sola. Il pensiero di "sparire" indica che hai bisogno di un supporto professionale immediato e costante.
Non devi avere tutte le risposte oggi. Non devi sapere "cosa farai da grande" o "chi sei" adesso. L'unico obiettivo oggi è chiedere aiuto. Un terapeuta esperto può prenderti per mano e aiutarti a guardare dentro quel "caos" senza che tu ne venga sommersa, aiutandoti a ricostruire, un pezzetto alla volta, la fiducia che oggi senti di aver perso.

C'è un futuro per te, anche se oggi la nebbia è troppo fitta per vederlo. Ti abbraccio con la mente e ti incoraggio a fare questo primo, fondamentale passo verso un professionista.
Quello che descrive fa pensare a una sofferenza molto intensa e non va affrontato da sola. Quando i pensieri di sparire o di suicidio diventano così presenti, la priorità non è capire tutto subito, ma mettersi al sicuro e chiedere aiuto immediato. Le consiglio di contattare subito una persona di fiducia, il 112 o il Pronto Soccorso, e di non restare sola in questo momento. Un supporto urgente non significa essere deboli, ma proteggersi quando il dolore supera le proprie forze.
Mi scriva pure.
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
quello che arriva dalle sue parole è un senso di stanchezza profonda, quasi come se stesse portando da sola un peso troppo grande da troppo tempo. Non c’è confusione “sbagliata” in ciò che dice, c’è piuttosto un sovraccarico emotivo che non trova uno spazio in cui essere contenuto e ordinato. Quando dentro si accumulano domande senza risposta, il pensiero non aiuta più a capire, ma inizia a girare in tondo, e questo può far sentire ancora più persi.
Il fatto che lei pensi spesso di sparire non va minimizzato. Spesso può anche essere il segnale di un bisogno molto forte di interrompere il dolore, di trovare sollievo da qualcosa che sembra continuo e senza uscita. È come se una parte di lei dicesse “così non ce la faccio più”, più che “non voglio più vivere”. Questa distinzione è importante, perché dentro di lei non c’è solo la spinta a mollare, ma anche quella che l’ha portata a scrivere, a cercare uno sguardo, a non restare completamente sola.
Lei si descrive come qualcuno che “non sa fare nulla”, che “non sa lottare”, ma se guarda con più attenzione, sta già facendo qualcosa di molto difficile: sta cercando di mettere parole su un caos interno, sta provando a capirsi. Questo non è poco, è un movimento, anche se non lo sente come tale.
Molte delle domande che si pone – sull’amore, su suo padre, sulle relazioni passate, sul futuro – sembrano intrecciarsi tra loro senza un ordine, e questo crea la sensazione di non avere controllo. In una prospettiva sistemico-relazionale, però, queste domande non sono scollegate, esse parlano tutte di un bisogno di riconoscimento, di essere vista e amata in modo stabile, e forse anche di una fatica a sentire di avere un valore indipendentemente da questo. Quando questo bisogno resta incerto o ferito nel tempo, può diventare difficile capire cosa si prova, cosa si vuole, perfino cosa piace.
Il vuoto che descrive, quel “sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca”, è qualcosa che spesso emerge proprio quando le emozioni sono troppe e troppo intense, è come se il sistema si proteggesse spegnendo un po’ tutto. Non è che lei non provi, è che sta provando troppo, e senza un contenitore.
Rispetto al suo timore di “non cambiare”, le direi che quando si è dentro questo tipo di stato, il tempo sembra fermo e si ha la sensazione di essere sempre uguali. Ma ciò che lei vive ora non è la sua identità, è una fase, anche se lunga e faticosa. Il cambiamento, in questi casi, non avviene con uno sforzo improvviso o con una decisione forte, ma attraverso piccoli appoggi esterni che aiutano a non restare sola dentro questo circuito.
Proprio perché i pensieri sul suicidio sono presenti in modo ricorrente, è importante che lei non affronti tutto questo da sola. Parlare con un professionista dal vivo, qualcuno che possa starle accanto in modo continuativo, non è un segno di debolezza ma una forma di protezione. Se in alcuni momenti sente che il pensiero di farsi del male diventa più concreto, le chiedo di cercare subito un contatto diretto, una persona fidata o anche un servizio di emergenza della sua zona.
Lei si chiede “chi pensa a me?”. Questa è una domanda centrale. In questo momento, una parte del lavoro è proprio permettere che qualcuno possa farlo davvero, non solo nelle sue aspettative ma nella realtà. Non deve risolvere tutto ora, né trovare tutte le risposte. Forse il primo passo non è capire tutto, ma iniziare a non restare sola con tutto questo.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Dott.ssa Giulia Renzi
Psicologo, Psicologo clinico
Mentana
Ciao, quello che hai scritto è molto forte, molto pieno. Non è solo confusione: è come se tante parti di te stessero parlando tutte insieme, senza trovare uno spazio dove essere davvero ascoltate. E la prima cosa che voglio dirti è questa: la stanchezza che senti ha senso. Quando dentro c’è tutto questo movimento, è normale sentirsi esausti, svuotati, senza direzione.
Capisco anche la paura che hai: quella di iniziare a guardare davvero questo dolore e rischiare di “cadere in un abisso”, è una paura molto comprensibile. Ma spesso succede il contrario di quello che temi: non è il dolore guardato che ci fa affondare, è quello che resta senza forma, senza parole, senza uno spazio dove esistere.
Quando proviamo a coprirlo, a dormirci sopra, a evitarlo, lui non sparisce. Si allarga, diventa più confuso, più pesante. È lì che si rischia davvero di annegare.
Tu dici una cosa molto importante: “sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca realmente”. Questo è proprio il segno di qualcosa che ha bisogno di essere conosciuto meglio non cancellato, non risolto subito, ma avvicinato piano piano.
Quello che potrebbe iniziare ad aiutarti non è trovare subito tutte le risposte ma iniziare a fare un passo diverso: dare forma a quello che senti.
Non tutte le domande insieme ma una alla volta, non “perché sono così?”, ma ad esempio: “che tipo di dolore sto sentendo adesso?” È tristezza? Rabbia? Paura Solitudine? Dove lo senti nel corpo? Quando arriva più forte?
Questo è il modo per iniziare a costruire una relazione con quello che provi, invece di subirlo come un caos senza nome.
Rispetto ai pensieri sul voler sparire, è importante prenderli sul serio. Non significa che tu voglia davvero morire, ma che una parte di te sta cercando di scappare da qualcosa che sente troppo grande e questa parte non va lasciata sola.
Proprio per questo, quello che stai vivendo non è qualcosa che devi affrontare da sola. Anzi, qui diventa davvero importante farti accompagnare da qualcuno, uno psicologo o una psicologa con cui poter portare tutto questo così com’è, senza doverlo mettere in ordine prima. Non per “aggiustarti”, ma per aiutarti a dare senso, passo dopo passo, a quello che senti.
Perché oggi il dolore è come un groviglio e un groviglio, da soli, spesso si stringe di più. Con qualcuno accanto, invece, può iniziare lentamente a sciogliersi.
Non sei bloccata per sempre, anche se ora sembra così. Sei dentro qualcosa che non hai ancora potuto capire fino in fondo e il fatto che tu sia riuscita a scriverlo, a metterlo fuori, anche se fa male, è già un primo modo per non restarci sola dentro.

Domande correlate

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.

Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.