Buonasera dottori, parto dal presupposto che il mio non è un problema di salute in quanto tale, anch

25 risposte
Buonasera dottori, parto dal presupposto che il mio non è un problema di salute in quanto tale, anche se mi sta mettendo in grosse difficoltà.
Sono sposato da 4 anni ora ne ho 42 ma da quando avevo 10 anni amo immensamente vestire da donna.
Nel corso degli anni ho spesso provato a smettere ma non sono mai riuscita a farne a meno.
Non sono particolarmente attratta dagli uomini preferisco le donne ma ultimamente qualcosa è cambiato e avrei voglia di provare con qualche uomo però davvero la situazione è insostenibile.
Da una parte la famiglia che amo dall' altra una forza fortissima che mi porta in segreto a mettere trucchi collant smalti gonne tacchi.
Non mi vedo solo vestita ammetto che negli ultimi tempi mi vedo proprio donna.
Ho più volte cominciato percorsi di psicoanalisi che però non mi hanno fatto uscire da questa situazione.
Vorrei un vostro parere un consiglio qualcosa, so che online è molto difficile ma davvero non so più che pesci prendere.
Sono costretta a nascondere tutto sotterfugi di ogni natura pur di portare avanti questo desiderio che è davvero fortissimo.
Infine nell' ultimo periodo ho cambiato i miei gusti sia a livello personale che generale e delle donne da un po' non guardo più le classiche zone che piacciono agli uomini ma le invidio vedendole così ben vestite, invidio le loro borse,i loro capelli le loro unghie e mi sento sempre più vicina a loro .
Datemi una mano se potete almeno qualche consiglio.

Grazie anticipatamente
Dott.ssa Giulia Santacà
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Gentile,

Parto da un punto fondamentale: ciò che descrive non è qualcosa di “sbagliato” o patologico in sé. Il desiderio di esprimersi attraverso abiti, trucco o un’identità più femminile può rientrare in un’area molto ampia che riguarda l’identità di genere, l’espressione di sé e la costruzione della propria immagine interna. Non è raro che questi vissuti emergano già in età precoce e rimangano stabili nel tempo, come nel suo caso.

Quello che invece appare particolarmente faticoso è il conflitto interno che sta vivendo: da una parte la sua vita attuale (la relazione, la famiglia, il ruolo costruito), dall’altra una parte di sé molto forte, che chiede spazio e che fino ad ora è stata vissuta principalmente in segreto.

Il fatto che lei dica “non riesco a farne a meno” e che negli ultimi tempi si percepisca “proprio donna” indica che questa dimensione non è solo un comportamento, ma qualcosa di più profondo, legato alla sua identità o al modo in cui sente se stesso.

Inoltre, i cambiamenti che descrive (il modo di guardare le donne, l’identificazione, il desiderio di sperimentare anche con uomini) suggeriscono che il suo vissuto è in evoluzione e merita uno spazio di esplorazione più mirato.

Un punto importante: i percorsi di psicoanalisi che ha intrapreso potrebbero non averle dato ciò di cui aveva bisogno non perché “non funziona”, ma perché non sempre tutti gli approcci sono adatti a tutte le fasi o a tutti i bisogni. In questo momento, potrebbe esserle più utile un percorso centrato sull’identità di genere, con un professionista che abbia esperienza specifica in questo ambito.

L’obiettivo non dovrebbe essere “eliminare” questa parte di sé, ma comprenderla, integrarla e trovare un modo sostenibile per viverla, riducendo il conflitto e la sofferenza.

Alcuni spunti che potrebbero aiutarla:
• Spostare la domanda da “come smettere” a “come capire cosa rappresenta per me questa parte”
• Darsi uno spazio di esplorazione non giudicante, almeno a livello personale o terapeutico
• Valutare un supporto specialistico (psicologi/psicoterapeuti con esperienza in identità di genere)
• Non prendere decisioni drastiche sotto pressione, ma concedersi tempo per capire cosa sente davvero

Rispetto alla sua famiglia, è comprensibile che il timore di perdere ciò che ha costruito renda tutto ancora più difficile. Proprio per questo, affrontare questo tema da solo, nel segreto, rischia di aumentare il peso emotivo.

Non esiste una risposta semplice o immediata, ma esiste la possibilità di costruire nel tempo una maggiore chiarezza interna, senza doversi forzare in una direzione che non sente sua.

Non è solo in questo tipo di esperienza, anche se può sembrare così.

Resto a disposizione, se desidera approfondire.

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
la situazione che descrive è più comune di quanto si pensi, anche se spesso viene vissuta in solitudine e con molta sofferenza, proprio come sta accadendo a lei.

Da quello che racconta emergono diversi aspetti importanti che è utile distinguere:

Il piacere di vestirsi con abiti femminili (crossdressing), che di per sé non è una patologia e può rappresentare una modalità espressiva della propria identità o della propria emotività.
L’identità di genere, cioè il modo in cui una persona sente se stessa (uomo, donna, entrambi o altro), che nel suo caso sembra essersi evoluta nel tempo, passando da un comportamento a una percezione più profonda (“mi vedo proprio donna”).
L’orientamento sessuale, che può essere fluido e non necessariamente legato in modo rigido all’identità di genere.

Il punto centrale non è “eliminare” ciò che prova (come ha già sperimentato, spesso senza successo), ma comprendere cosa rappresenta per lei questa parte e come integrarla nella sua vita senza che diventi fonte di conflitto così intenso.

La sofferenza che descrive infatti non deriva tanto dal desiderio in sé, quanto da:

il conflitto interno (una parte di lei vs. l’altra),
il senso di segretezza e doppia vita,
la paura delle conseguenze nella sua relazione e nella famiglia.

È importante dirle con chiarezza che:

non c’è nulla di “sbagliato” o “malato” in ciò che prova,
ma è fondamentale capire quanto questo vissuto sia legato a una possibile identità di genere più profonda e non solo a un comportamento.

Il fatto che negli ultimi tempi lei:

si percepisca sempre più come donna,
provi identificazione e invidia verso altre donne,
senta cambiare anche alcuni aspetti del desiderio,

può indicare un’evoluzione significativa del suo vissuto interiore che merita di essere esplorata con attenzione.

Un percorso psicologico può aiutarla non a “cambiare” ciò che è, ma a:

fare chiarezza su chi è e cosa sente davvero,
ridurre il senso di confusione e urgenza,
capire come gestire la sua vita affettiva e familiare in modo più autentico e meno sofferto,
valutare, con i tempi giusti, eventuali scelte future.

Se i percorsi precedenti non hanno funzionato, potrebbe essere utile orientarsi verso un professionista con esperienza specifica in identità di genere e sessualità, con un approccio accogliente e non giudicante.

In questo momento non è necessario prendere decisioni drastiche, ma fermarsi a comprendere profondamente se stesso.

Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista esperto in queste tematiche, che possa accompagnarla in modo adeguato in questo percorso delicato.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quello che descrive sembra andare oltre il semplice fetish per l'uso di articoli femminili. Ci sono aspetti di identificazione con il femminile, e si rivolge a sè usando il femminile. Sembra quindi che ad essere in discussione sia proprio la sua identità di genere, e che il genere in cui inizia ad identificarsi non coincida con il suo genere biologico e socialmente riconosciuto (agli occhi esterni lei è un uomo ed un marito, ed usa sotterfugi per dare sfogo all'altra parte di sé).
Se lo scopo delle psicanalisi precedenti era quello di reprimere questi aspetti, le credo che non siano andate a buon fine: così come capisco che ci sia una parte di lei che vuole liberarsene, è altrettanto chiaro che una parte di sé desidera esprimersi.
Io le suggerisco di provare ancora una volta un percorso di psicoterapia, ma questa volta con uno scopo diverso: quello di avere uno spazio, di un'ora a settimana, in cui potersi conoscere più a fondo ed apertamente, senza giudizio e senza urgenza di respingere o modificare nulla. Il "cosa fare" con questo suo lato verrà dopo, e la decisione sarà più semplice una volta che si sarà capita ed accolta in maniera più integrata, senza identità spaccata in due.
Un caro saluto ed in bocca al lupo
Giovanni Loffredo
Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Buongiorno,
leggo che è sposato da 4 anni e poi parla di lei al femminile. C'è una base di confusione dove è necessario che lei sia aiutato a comprendere quello che il cuore le sta urlando. Faccia un colloquio con una psicologa. vedrà che insieme riuscirete a eliminare quella confusione che c'è in modo tale da prendere delle decisioni che la faranno vivere più serenamente. Anche se come leggo ha provato in passato, trovi il suo terapeuta!
Buon Cammino
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Quello che descrivi è una situazione complessa, ma la prima cosa importante da sottolineare è che non sei “sbagliata” o “anormale”: ciò che provi rientra nelle varianti dell’espressione di genere e dell’identità, e il desiderio di vestirsi da donna o esplorare aspetti femminili non è in sé patologico. Ciò che ti sta causando sofferenza è il conflitto tra il tuo io interiore e la vita che conduci, e la difficoltà di trovare uno spazio sicuro per esprimerti.

Un primo passo fondamentale è trovare modalità sicure e rispettose di esplorare questa parte di te, senza sentirti obbligata a nasconderla completamente. Ci sono percorsi di supporto specialistici per persone che vivono situazioni di cross-dressing o fluidità di genere, che non si limitano a psicoterapia tradizionale ma includono gruppi di sostegno, counselor esperti di identità di genere, e talvolta percorsi di coaching psicologico mirati all’integrazione di questa dimensione nella vita quotidiana. Il fatto che la psicoanalisi classica non abbia funzionato non significa che non esistano altre strade: spesso servono approcci più pratici e orientati all’esperienza concreta del sé.

Può essere utile anche affrontare il tema della comunicazione con la tua famiglia o con persone di fiducia, quando e se ti sentirai pronta, per ridurre il senso di sotterfugio e colpa. Non significa necessariamente “uscire allo scoperto” subito, ma costruire gradualmente una rete di supporto, anche online o tramite associazioni specializzate, dove poter parlare liberamente senza giudizio.

Infine, esplorare la tua femminilità può essere fatto in piccoli passi che ti fanno sentire autentica senza compromettere la tua vita o il rispetto delle persone care: dedicarti a trucco, abbigliamento, accessori o gesti che ti fanno sentire donna, in spazi privati e sicuri, può già dare sollievo e aiutarti a integrare questa parte di te senza ansia.

Se vuoi, posso suggerirti alcune strategie concrete per cominciare a vivere questa dimensione in modo sicuro e soddisfacente, pur continuando a mantenere equilibrio nella vita familiare. Vuoi che ne vediamo assieme?
Salve, ho letto ciò che ha condiviso e per comprenderla al meglio mi sono fermata un attimo e ho letto mettendomi nei panni della persona che stava scrivendo. Facendo ciò ho, in parte, potuto comprendere come lei si potesse sentire diviso tra queste due forze che la tirano impetuosamente verso due strade parlallele.
La sua situazione è inquadrabile in ciò che viene definito "Travestitismo" o crossdressing, ovvero una pratica attraverso la quale una persona si veste e si comporta in modo simile al genere opposto a quello con cui è nato. Lungi da me fare una diagnosi, poiché per farla serve un percorso specifico con uno specialista.
Il consiglio che lei chiede, io come professionista, non mi sento di poterglielo dare in questa sede, perché bisogna avere un quadro chiaro e approfondito sia di lei che della situazione, per potersi esprimere e se lo facessi adesso sarei molto poco professionale.
Quello che le consiglio però, è di parlare con un professionista prendendosi il tempo necessario e sufficiente per comprendere bene la sua situazione. La pratica che lei mette in atto non rappresenta di per sé un disturbo, ma lo può diventare se compromette il funzionamento sociale, relazionale, lavorativo della persona. Mi sembra di capire che per lei è diventato insostenibile dividersi tra questo impulso, questi desideri, questi cambiamenti che nota nella sua persona e l'immagine di lei che la sua famiglia e la società hanno. Agisca adesso che sente la situazione come al di fuori del suo controllo.
Rimango a sua disposizione per ulteriori domande.
Un saluto.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
da ciò che racconti si percepisce quanto questa esperienza sia presente nella tua vita da molto tempo e quanto oggi ti stia mettendo in una posizione di forte conflitto interiore. Da una parte l’affetto e il legame con la tua famiglia, dall’altra un bisogno profondo legato al modo in cui senti ed esprimi te stessa. Vivere tutto questo nel segreto, con il timore di essere scoperta o di non essere compresa, può diventare davvero molto faticoso e solitario.

Quello che descrivi tocca aspetti importanti dell’identità, dell’espressione di genere e dell’orientamento affettivo-sessuale. Sono dimensioni complesse della persona che meritano di essere ascoltate con rispetto e senza giudizio, in uno spazio sicuro in cui poter esplorare con calma ciò che provi, ciò che desideri e ciò che ti fa soffrire. Non si tratta necessariamente di “smettere” o “forzarsi” a essere qualcosa di diverso, ma piuttosto di comprendere meglio cosa sta accadendo dentro di te e trovare un modo più autentico e sostenibile di stare con queste parti della tua esperienza.

Il fatto che tu abbia già cercato aiuto in passato mostra una grande consapevolezza e il desiderio di prenderti cura di te. A volte però il percorso giusto è quello in cui ci si sente davvero accolti e compresi, e questo può fare la differenza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a dare un significato più chiaro a ciò che stai vivendo, ridurre il senso di solitudine e trovare un equilibrio che tenga conto sia dei tuoi bisogni profondi sia della tua vita affettiva e relazionale.

Non sei sola in questo tipo di vissuti, anche se spesso possono far sentire così. Con il giusto spazio di ascolto è possibile affrontarli con maggiore serenità e chiarezza.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Dott.ssa Greta Tadiotto
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Ti ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato. Si sente quanto tutto questo possa essere faticoso da portare avanti.
Il fatto che questa spinta sia presente da così tanti anni e che torni anche dopo aver provato a reprimerla, può aiutarci a considerarla come una parte significativa della tua esperienza. Questo non significa necessariamente dover fare scelte drastiche o immediate, ma può essere utile iniziare a guardarla con meno giudizio e più curiosità. Il punto centrale forse, non è scegliere cosa o chi essere, ma capire meglio cosa rappresenta per te questa parte: quando emerge di più? cosa ti fa sentire? In cosa ti ha aiutato e in cosa, invece, ti ha messo in difficoltà?
Il senso di essere diviso e costretto a nasconderti, nel tempo, può diventare molto pesante. Iniziare a riconoscere e dare un significato a ciò che vivi, senza sentirti obbligato a definirlo subito o a prendere una decisione definitiva, può essere un primo passo per ridurre questa pressione interna
Dott. Salvatore De Luca
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Buonasera, grazie per aver condiviso qualcosa di così profondo e delicato. Quello che descrive non è affatto banale né “strano”, ma riguarda una parte importante della sua identità che nel tempo ha cercato spazio, senza riuscire a trovare un modo sereno per esprimersi.

Il fatto che lei viva tutto questo come una tensione tra ciò che sente dentro e la vita che ha costruito fuori è comprensibile, ed è proprio questa divisione che spesso genera fatica, senso di segreto e confusione. Più che “eliminare” questa parte, può essere utile iniziare a **conoscerla e dialogarci**, capendo cosa rappresenta per lei, cosa esprime e di cosa ha bisogno.

In questo senso, potrebbe essere interessante valutare un percorso di **psicodramma classico moreniano**. Si tratta di una psicoterapia di gruppo in cui, attraverso il **gioco di ruolo**, è possibile mettere in scena le diverse parti di sé. In un contesto protetto, lei potrebbe ad esempio dare spazio a questa parte che desidera vestirsi e sentirsi donna, esplorarla, farla “parlare” e metterla in dialogo con le altre parti della sua vita, come quella legata alla famiglia o alla sua identità attuale.

Questo tipo di lavoro non impone scelte, ma permette di **integrare**, comprendere e ridurre il conflitto interno, spesso con un senso di maggiore libertà e chiarezza.

Se sente che questa direzione può risuonare con lei, potrebbe cercare un **teatro di psicodramma moreniano** o un gruppo attivo nella sua zona. Potrebbe essere un primo passo concreto per non restare da solo con tutto questo, ma iniziare a dargli uno spazio più autentico e meno nascosto.

dott. Salvatore De Luca
Ciao, grazie per aver avuto il coraggio di scrivere e condividere tutto questo. Quello che descrivi è molto intenso, e posso capire quanto possa essere pesante dover nascondere una parte così profonda di te stesso. Da quello che racconti, il desiderio di esprimere il tuo lato femminile non è qualcosa di “sbagliato”, è semplicemente una parte di chi sei, e merita di essere accolta con rispetto e attenzione.
È naturale sentirsi divisi tra la vita familiare, che ami, e un bisogno così profondo di esprimere te stesso. Questo tipo di conflitto può essere davvero doloroso.
Potrebbe aiutarti parlarne con qualcuno: uno psicologo o psicoterapeuta che possa offrirti uno spazio sicuro per capire meglio i tuoi desideri e trovare modi per integrarli nella tua vita senza sensi di colpa.
Non devi affrontare tutto in modo estremo: puoi imparare a conciliare diversi aspetti di te stesso, passo dopo passo, senza che questo metta a rischio ciò che ami della tua vita attuale.
Non sei solo: ci sono modi per affrontare ciò che provi senza sentirti sopraffatto.
Un caro saluto.
Dott. Umberto Perrone
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
grazie per essersi fermata a scrivere, non è scontato.
Quello che descrive è una convivenza lunga e faticosa con qualcosa che non se n'è mai andato, nonostante i tentativi. E il peso che porta, tra ciò che sente dentro e la vita che ha costruito fuori, è reale e non banale.
I percorsi di psicoanalisi che ha provato non l'hanno aiutata, e capisco la frustrazione. Non tutti gli approcci funzionano allo stesso modo per tutti, e soprattutto non tutti i professionisti sono ugualmente attrezzati per accompagnare questo tipo di percorso. Esistono psicologi con una formazione specifica su questi temi, che non lavorano per "risolvere" o convincerla di nulla, ma per darle uno spazio in cui fare chiarezza senza doversi difendere o giustificare.
Quello che le suggerirei è di provare a cercare un supporto di questo tipo, magari attraverso associazioni che si occupano specificamente di identità di genere in Italia, che possono anche orientarla verso i professionisti più adatti.
Non so come andrà a finire la sua storia, e non sta a me dirlo. Ma merita di viverla con meno segreti e meno solitudine.

Dott. Umberto Perrone
Dott.ssa Marianna Mansueto
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
credo che un percorso psicoterapeutico sia molto importante in questo momento, ma non con l'obiettivo di "cambiarla" bensì di lavorare sull'accettazione di quelle parti sue che non riesce ad accettare.
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
quello che descrive non è raro e soprattutto non è qualcosa di cui vergognarsi, anche se comprensibilmente per lei è fonte di grande conflitto interiore e fatica nel gestire la vita familiare e personale.
Il desiderio di indossare abiti femminili fin dall’infanzia e il sentirsi, negli ultimi tempi, sempre più vicino all’identità femminile — fino a immaginarsi proprio come donna — può essere collegato a vissuti legati all’identità di genere o all’espressione di genere, che sono aspetti profondi della persona e non semplici abitudini che si possono eliminare con la sola volontà. Il fatto che abbia provato più volte a smettere senza riuscirci suggerisce proprio che non si tratta di un comportamento superficiale, ma di qualcosa di radicato nella sua esperienza personale.
Anche il cambiamento che riferisce merita uno spazio di ascolto e comprensione, senza giudizio.
Il fatto che i percorsi di psicoanalisi non abbiano portato i risultati sperati non significa che non esistano altre strade. In situazioni come la sua può essere molto utile un percorso psicologico con professionisti che abbiano esperienza specifica nei temi dell’identità di genere, perché l’obiettivo non è “far smettere” un comportamento, ma comprendere cosa rappresenta per lei, quali bisogni esprime e come integrarlo in modo più autentico e sostenibile nella sua vita.
Un altro aspetto importante è la fatica del vivere tutto in segreto, con sotterfugi e paura di essere scoperto: questo peso emotivo, nel tempo, può diventare molto logorante e aumentare il senso di solitudine e confusione.
Potrebbe essere utile lavorare su:
- comprendere meglio cosa prova quando si sente o si immagina donna
- distinguere tra orientamento sessuale e identità di genere (sono aspetti diversi)
- trovare modalità più consapevoli e meno conflittuali per stare con queste parti di sé
- valutare, con il supporto di un professionista, come gestire il rapporto con la famiglia e la sua vita affettiva
Il fatto che lei stia chiedendo aiuto è un passo molto importante: indica che sente il bisogno di fare chiarezza e trovare una strada più vivibile, senza dover continuamente nascondere parti di sé.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Elin Miroddi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e profondo. Quello che descrive - la forza di un desiderio vissuto in segreto, la fatica di tenerlo separato da tutto il resto - è un peso reale, e si sente.
Non è una questione di patologia. È una questione di solitudine.
Quello che può fare la differenza è trovare uno spazio terapeutico in cui portare tutto questo, non per trovare una risposta già scritta, ma per costruirne una sua. Un professionista con cui sentirsi al sicuro, libera di esplorare senza giudizio.
L'esperienza con la psicanalisi non ha funzionato, questo non significa che la terapia non faccia per lei. Significa che vale la pena cercare un approccio e una persona con cui sentire fin dal primo incontro che si può stare.
Un saluto affettuoso.
Dott.ssa Adriana Gaspari
Psicologo clinico, Psicologo
Chieti
Gentile utente immagino la sua scomoda situazione, di vita quotidiana. Da consulente in sessualita' tipica ed atipica , le dico che la sua situazione merita attenzione e da quello che scrive , non puo' piu' rimandare. Le consiglio caldamente un appuntamento da uno psicoterapeuta sessuologo , esperto di situazioni come la sua . Probabilmente le si prospetta un' affermazione di genere e per questa transizione lei ha bisogno di un equipe di specialisti , in primis un sessuologo.
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Gentile,
ringrazio per aver condiviso una parte così personale e delicata della sua esperienza. Da ciò che racconta emerge quanto questo vissuto sia presente da molti anni e quanto oggi stia diventando sempre più intenso e difficile da gestire, soprattutto nel conciliare il suo mondo interno con la vita familiare che ha costruito.
Vorrei dirLe innanzitutto che non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che prova: il desiderio di esprimersi attraverso il corpo, l’identità e il modo di vestirsi fa parte della sfera profonda della persona. Tuttavia, è comprensibile che il conflitto tra ciò che sente e ciò che riesce a vivere apertamente le provochi sofferenza, senso di divisione e fatica.
Più che cercare di “eliminare” questa parte di sé, potrebbe essere utile iniziare a comprenderla meglio: capire cosa rappresenta per Lei, quando è più forte, che significato ha nella sua storia e nella sua identità attuale. Il fatto che negli ultimi tempi si percepisca sempre più vicina al femminile è un elemento importante che merita uno spazio di ascolto attento e non giudicante.
Se lo desidera, possiamo parlarne insieme con calma, in uno spazio protetto, per aiutarLa a fare chiarezza e trovare un modo più sostenibile e autentico di stare dentro questa situazione, senza sentirsi costretto a nascondersi o a vivere nel conflitto continuo.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Manuela Barzellato
Gentile utente, comprendo quanto possa essere logorante vivere in una condizione di 'scissione', diviso tra l'amore per la sua famiglia e una spinta interiore verso l'espressione del suo sé femminile che appare, come lei dice, sempre più forte.
Da quanto scrive emerge che non si tratta più solo di un comportamento (il vestire da donna), ma di una riflessione sulla sua identità di genere e sul modo in cui si percepisce nel mondo. Il fatto che i percorsi passati non l’abbiano aiutata a 'uscire' da questa situazione suggerisce che, forse, l'obiettivo non dovrebbe essere 'smettere', quanto piuttosto comprendere e integrare queste parti di sé.
Ecco alcuni punti su cui riflettere:
• Il desiderio che prova non è un nemico da sconfiggere, ma una parte di lei che sta cercando uno spazio per esistere. La sofferenza che prova deriva spesso più dallo sforzo di nascondersi e dal timore del giudizio che dall'identità in sé.
• È naturale che, con l'emergere di una nuova consapevolezza di sé, cambi anche la prospettiva verso l'altro e verso l'attrazione. Questo fa parte di un processo di ridefinizione globale della persona.
• Il peso dei 'sotterfugi' è ciò che rende la situazione insostenibile. Le suggerirei di valutare un supporto psicologico specialistico, magari orientato alle tematiche dell'identità di genere (esperto in percorsi affermativi o LGBTQIA+), che possa aiutarla non a 'guarire' (perché non c'è una malattia), ma a trovare un equilibrio tra la sua realtà familiare e la sua autenticità. Esistono spazi sicuri dove può esplorare ciò che sente senza il rischio di distruggere ciò che ha costruito, ma imparando a gestirlo con maggiore serenità. Un saluto.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, grazie per aver condiviso con tanta sincerità un vissuto così complesso e profondo. Si percepisce chiaramente quanto questa situazione la stia mettendo in difficoltà, soprattutto per il conflitto che vive tra una parte di sé molto forte, presente da tanti anni, e la vita che ha կառուցito, fatta di affetti, legami e responsabilità importanti. Quello che descrive non è qualcosa di raro o incomprensibile. Ci sono aspetti dell’identità e del modo di percepirsi che possono emergere molto presto nella vita e rimanere nel tempo, anche quando si cerca di reprimerli o di metterli da parte. Il fatto che lei abbia provato più volte a smettere senza riuscirci non è un segno di debolezza, ma indica quanto questa parte sia radicata e significativa per lei. Il punto centrale non è tanto eliminare questo desiderio, quanto comprenderlo. Quando qualcosa ritorna con questa intensità, spesso non è perché “non si riesce a controllarlo”, ma perché rappresenta un bisogno, un modo di esprimere sé stessi, o una parte della propria identità che non ha trovato spazio per essere riconosciuta. Il tentativo di nasconderla, di viverla in segreto, può aumentare la tensione interna, perché crea una distanza sempre più grande tra ciò che si è dentro e ciò che si mostra fuori. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è importante osservare come questo conflitto si alimenta. Da una parte c’è il desiderio, che diventa sempre più intenso anche perché è vissuto come proibito o da tenere nascosto. Dall’altra ci sono pensieri legati al senso di colpa, alla paura di perdere ciò che ha costruito, al timore del giudizio. Questi due poli si rinforzano a vicenda, creando una sorta di pressione continua che rende la situazione sempre più difficile da gestire. Anche il cambiamento che descrive nel modo di percepirsi, nel sentirsi più vicino al mondo femminile, nel vedersi donna, è qualcosa che merita di essere esplorato con calma e senza giudizio. Non è necessario arrivare subito a una definizione o a una scelta. Spesso il bisogno iniziale è proprio quello di fare chiarezza, dare un senso a ciò che si prova e capire cosa rappresenta davvero per sé. Il fatto che i percorsi precedenti non abbiano portato il sollievo sperato può essere frustrante, ma non significa che non ci siano altre strade. A volte è una questione di approccio, di obiettivi condivisi, di modalità di lavoro. Un percorso più orientato a comprendere come funzionano i suoi pensieri, le emozioni e i comportamenti legati a questa tematica potrebbe aiutarla a ridurre il senso di conflitto e a costruire una maggiore integrazione tra le diverse parti di sé. Non si tratta necessariamente di cambiare ciò che è, ma di trovare un modo per vivere questa parte senza che diventi fonte di sofferenza costante o di segretezza logorante. Questo può includere anche una riflessione su come gestire la relazione di coppia, su quanto e come condividere, ma sono passaggi delicati che richiedono uno spazio protetto e tempi adeguati. Quello che sta vivendo non è qualcosa da affrontare da solo. C’è una complessità che merita ascolto, rispetto e accompagnamento. Iniziare un percorso che la aiuti a mettere ordine, a comprendere i suoi schemi di funzionamento e a ridurre questa tensione interna potrebbe essere un primo passo importante per sentirsi meno diviso e più in contatto con sé stesso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Francesca Savoia
Psicologo, Psicologo clinico
Asti
Gentile utente, grazie per la sua condivisione aperta e sincera. Vorrei provare a darle una risposta cercando di riflettere insieme su ciò che ha scritto. Il suo grande desiderio di avvicinarsi al mondo femminile diventa sempre più grande e inizia a portarla a sentirsi sempre più rispecchiato da questa parte. In questo momento credo che sia importante cercare di sintonizzarsi su se stesso e cogliere mano a mano questo cambiamento cercando di non spaventarsi e cercando di dare voce a questa sua parte. Comprendo che non sia facile e ritengo che sarebbe utile parlarne più approfonditamente per sentirsi accolto e compreso fino in fondo.
Saluti
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Quello che descrivi non è raro né sbagliato, ma è comprensibilmente molto faticoso da vivere, soprattutto perché sei costretto a tenerlo nascosto e questo crea una forte tensione interna. Da una parte c’è la tua vita costruita: tua moglie, la famiglia, i tuoi affetti, dall’altra c’è una componente di te che non è mai scomparsa, anzi nel tempo sembra essersi intensificata e resa più chiara. Non si tratta solo del piacere di vestirsi, ma di qualcosa di più profondo legato all’identità, al modo in cui ti percepisci e ti immagini. È importante distinguere alcuni livelli, senza etichettarti in fretta: il piacere del travestimento (che può essere legato a espressione, libertà, o anche a componenti più intime); il tema dell’identità di genere (quando dici che inizi a vederti proprio come donna); l’orientamento (il fatto che stiano emergendo curiosità verso gli uomini)
Queste dimensioni possono intrecciarsi, ma non sono automaticamente la stessa cosa.
Il punto centrale però non è darti una definizione, ma aiutarti a uscire da questa scissione interna: una parte di te che vive alla luce del sole e un’altra che può esistere solo di nascosto. È questa divisione che, nel tempo, diventa insostenibile.
Il fatto che i percorsi fatti finora non abbiano portato sollievo non significa che non c’è soluzione, ma forse che non sei ancora arrivato a uno spazio terapeutico in cui puoi esplorarti davvero senza paura e senza dover subito cambiare o reprimere qualcosa.
Ti invito a porti alcune domande, con sincerità: Quando ti esprimi in questo modo, cosa provi davvero? Sollievo, libertà, completezza? È qualcosa che vuoi eliminare o qualcosa che chiede di essere compreso e integrato? Quanto pesa, per te, il fatto di vivere tutto in segreto? Un passaggio fondamentale, anche se delicato, sarà nel tempo capire quanto e come poter portare autenticità nella tua vita reale, senza distruggere ciò che ami ma nemmeno annullando te stesso. Non devi decidere tutto subito. Ma continuare a nasconderti completamente, a lungo andare, rischia di aumentare il disagio. Il consiglio più concreto è di riprendere un percorso psicologico, possibilmente con un professionista che abbia esperienza su identità di genere e vissuti legati all’espressione di sé, perché qui non si tratta solo di smettere un comportamento, ma di capire chi sei e come puoi vivere in modo più coerente e meno diviso.
Non sei solo in questo, e soprattutto non sei “sbagliato”: sei in una fase in cui una parte profonda di te sta chiedendo spazio e ascolto.
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, la situazione di cui parla deve essere molto pesante per lei. Che tipo di psicoanalisi ha provato? Non tutti gli approcci psicodinamici possono risultare adatti, avrei bisogno di ulteriori informazioni per poterla aiutare. Sappia però che le problematiche legate all'identità e all'orientamento sessuale di cui parla sono molto studiate sono trattabili. Capisco il suo disagio ma dal suo resoconto sento anche parecchia solitudine e impotenza, ha fatto bene a chiedere un parere. E' importante che lei trovi il professionista giusto, continui a cercarlo.

Rimango a disposizione

Dott. Federico Bartoli
Dott.ssa Stefania La Rocca
Psicologo, Psicologo clinico
Paderno Dugnano
Grazie per aver condiviso un vissuto così personale. Da quello che racconta emerge soprattutto quanto sia pesante per lei vivere questo conflitto nell'intimo e dover nascondere una parte importante di sé. Penso sia utile distinguere tre aspetti che spesso si intrecciano per non fare confusione: espressione di genere, riguarda il piacere di vestirsi e presentarsi in modo femminile, identità di genere, riguarda il genere a cui una persona percepisce di appartenere; e l'orientamento affettivo-sessuale, riguarda verso chi prova attrazione. Queste dimensioni non devono necessariamente coincidere e possono anche evolvere o modificarsi nel tempo.
Il punto centrale non sembra essere “eliminare” ciò che prova, ma comprendere in profondità questo vissuto e come integrarlo nella sua vita senza vivere costantemente nel senso di colpa.
Potrebbe esserle utile intraprendere un percorso con uno/a psicologo/a o sessuologo/a con esperienza specifica nelle tematiche di identità ed espressione di genere, in modo da avere uno spazio sicuro dove esplorare questi aspetti senza giudizio e con maggiore chiarezza.
Il fatto che lei stia chiedendo aiuto è già un passo molto importante.
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, vedo dalla sua domanda che si riferisce a sé usando il femminile, spero di fare la cosa giusta proseguendo con gli stessi toni nella risposta.
Mi chiedo quale sia la difficoltà di base: se a lei piaccia vestirsi da donna e avere un ruolo femminile, ma non riesce ad accettarlo; o piuttosto il timore del giudizio e rifiuto da parte della sua famiglia. L'unico consiglio che le darei in questo momento è di concentrarsi su come si sente rispetto a questa situazione, cercando una comprensione di sé piuttosto che"2aggiustarsi".
Se volesse approfondire questi aspetti con un professionista, la invito a contattarmi qui, tramite miodottore.

Buona giornata,
Alice Missiroli
Dott.ssa Anna Filippini
Psicologo clinico, Psicologo
Quartu Sant'Elena
Buongiorno gentile utente,

anzitutto la ringrazio per aver condiviso qui questi aspetti di sé, così profondi e identitari, e che da quanto scrive sembra stiano evolvendo in direzioni di sempre più difficile gestione nell'incessante tentativo di tenerli nascosti agli occhi di chi la circonda.
Quando si parla di identità, non esiste normatività né regole che possano dire come è giusto o sbagliato sentirsi o voler essere.
A tal proposito, su tutto il territorio nazionale sono preposti Servizi e professionisti specializzati in ambito di identità di genere e sessualità: il consiglio che posso offrirle è quello di effettuare una ricerca nel suo territorio rispetto a professionisti esperti affinché possano supportarla a trovare nuove strade nella gestione di tali aspetti.
Le auguro un buonissimo proseguimento nell'esplorazione di sé,
Dott.ssa Filippini
Dott. Manuel Di Lorenzo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, da ciò che scrive si coglie quanto questa esperienza la interroghi. Talvolta ciò che insiste non è qualcosa da far tacere, ma ciò che chiede di essere ascoltato nel modo singolare in cui si presenta; e resta aperta una questione che non trova risposte uguali per tutti, ma che può prendere forma nel tempo attraverso uno spazio dato alla parola e alla possibilità di dirne qualcosa.
Resto disponibile, qualora lo desideri, per un incontro in cui la sua domanda possa trovare uno spazio adeguato per essere approfondita, al di là delle risposte generali possibili in questa sede.
Cordialmente.
MDL

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