Buon pomeriggio, Negli ultimi giorni sto vivendo un aumento significativo dell’ansia, soprattutto i
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Buon pomeriggio,
Negli ultimi giorni sto vivendo un aumento significativo dell’ansia, soprattutto in ambito relazionale e sessuale.
Mi sto frequentando con un ragazzo che mi piace molto e questo mi ha portato a sentirmi più coinvolto emotivamente rispetto al passato. Parallelamente, ho iniziato ad avere difficoltà durante i rapporti: in due occasioni recenti non sono riuscito a mantenere l’erezione. Una di queste volte ero sotto effetto di cannabis, l’altra invece ero lucido ma molto in ansia.
In generale, ho notato che negli ultimi tempi mi sento più sotto pressione, con pensieri frequenti legati alla performance sessuale (paura di non essere all’altezza, di deludere, ecc.). Questo sta riducendo il piacere e aumentando l’ansia nei momenti di intimità.
A volte arrivo anche a mettere in dubbio il mio reale interesse verso questa persona (pensieri del tipo “e se in realtà non mi piacesse?”), ma riconosco che questi pensieri sembrano più legati all’ansia e al fatto che inizialmente avevo idealizzato questa persona. Conoscendola nella realtà, ovviamente è emersa una differenza rispetto all’immagine che avevo costruito, e questo mi genera confusione.
Oltre a questo, sto vivendo un periodo di stress generale: preoccupazioni per il lavoro, per la casa e per il futuro. Ho anche ansia legata alla mia condizione di HIV (sono in terapia e undetectable) della quale lui non è ancora a conoscenza. (Sia chiaro che non ho mai messo a rischio nessuno, sono molto prudente sulla questione)
Al momento mi sento spesso in uno stato di agitazione, con pensieri ripetitivi e difficoltà a rilassarmi. In alcuni momenti l’ansia è intensa.
Vorrei capire:
- se può trattarsi principalmente di ansia da prestazione
- se è utile un supporto psicologico (es. psicoterapia o sessuologo)
- se ha senso valutare un supporto farmacologico temporaneo per l’ansia
Grazie.
Negli ultimi giorni sto vivendo un aumento significativo dell’ansia, soprattutto in ambito relazionale e sessuale.
Mi sto frequentando con un ragazzo che mi piace molto e questo mi ha portato a sentirmi più coinvolto emotivamente rispetto al passato. Parallelamente, ho iniziato ad avere difficoltà durante i rapporti: in due occasioni recenti non sono riuscito a mantenere l’erezione. Una di queste volte ero sotto effetto di cannabis, l’altra invece ero lucido ma molto in ansia.
In generale, ho notato che negli ultimi tempi mi sento più sotto pressione, con pensieri frequenti legati alla performance sessuale (paura di non essere all’altezza, di deludere, ecc.). Questo sta riducendo il piacere e aumentando l’ansia nei momenti di intimità.
A volte arrivo anche a mettere in dubbio il mio reale interesse verso questa persona (pensieri del tipo “e se in realtà non mi piacesse?”), ma riconosco che questi pensieri sembrano più legati all’ansia e al fatto che inizialmente avevo idealizzato questa persona. Conoscendola nella realtà, ovviamente è emersa una differenza rispetto all’immagine che avevo costruito, e questo mi genera confusione.
Oltre a questo, sto vivendo un periodo di stress generale: preoccupazioni per il lavoro, per la casa e per il futuro. Ho anche ansia legata alla mia condizione di HIV (sono in terapia e undetectable) della quale lui non è ancora a conoscenza. (Sia chiaro che non ho mai messo a rischio nessuno, sono molto prudente sulla questione)
Al momento mi sento spesso in uno stato di agitazione, con pensieri ripetitivi e difficoltà a rilassarmi. In alcuni momenti l’ansia è intensa.
Vorrei capire:
- se può trattarsi principalmente di ansia da prestazione
- se è utile un supporto psicologico (es. psicoterapia o sessuologo)
- se ha senso valutare un supporto farmacologico temporaneo per l’ansia
Grazie.
Gentile paziente,
forse potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico in modo da capire un po' meglio quest'ansia, da dove nasce, a cosa potrebbe servirle (i nostri sintomi sono spesso il miglior modo che abbiamo per reagire a ciò che in qualche modo ci fa male) e, qualora necessario, affiancarci una terapia psichiatrica e un supporto farmacologico.
Cordialmente,
Dott. Andrea Perottoni
forse potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico in modo da capire un po' meglio quest'ansia, da dove nasce, a cosa potrebbe servirle (i nostri sintomi sono spesso il miglior modo che abbiamo per reagire a ciò che in qualche modo ci fa male) e, qualora necessario, affiancarci una terapia psichiatrica e un supporto farmacologico.
Cordialmente,
Dott. Andrea Perottoni
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Gentile utente,
nelle sue parole si percepisce quanto questo incontro affettivo sia importante per lei: quando qualcuno ci coinvolge davvero, anche le nostre fragilità diventano più visibili, come se il desiderio di piacere e non deludere portasse con sé un’ombra di paura.
Le difficoltà che descrive sembrano avere molte caratteristiche dell’ansia da prestazione, soprattutto perché compaiono in un momento di maggiore coinvolgimento emotivo, sotto pressione psicologica e in presenza di pensieri anticipatori legati alla performance. Anche l’uso di cannabis e le preoccupazioni legate alla sua condizione di salute e alla possibilità di comunicarla possono aumentare il livello di tensione e rendere più difficile lasciarsi andare all’intimità.
Il fatto che emergano pensieri come “e se in realtà non mi piacesse?” è spesso tipico degli stati ansiosi: la mente, quando è agitata, cerca certezze assolute e finisce per mettere in dubbio anche ciò che sente.
In situazioni come questa, un percorso di psicoterapia, eventualmente con un professionista esperto anche in sessuologia, può essere molto utile. Non solo per lavorare sull’ansia da prestazione, ma anche per dare spazio ai timori legati alla comunicazione della sua condizione e al peso delle responsabilità che sente sulle spalle. A volte, avere un luogo in cui poter nominare ciò che spaventa permette al corpo di ritrovare gradualmente fiducia.
Rispetto al supporto farmacologico, può avere senso valutarlo con un medico o uno psichiatra se l’ansia diventa persistente o molto intensa, ma spesso, nelle fasi iniziali e quando i sintomi sono legati a situazioni specifiche, un lavoro psicologico mirato rappresenta il primo passo più indicato.
Quello che sta vivendo non parla di un fallimento, ma di un momento delicato in cui il desiderio di vicinanza incontra la paura di non essere abbastanza. Con il giusto sostegno, queste esperienze possono trasformarsi in occasioni di maggiore consapevolezza e fiducia in sé.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
nelle sue parole si percepisce quanto questo incontro affettivo sia importante per lei: quando qualcuno ci coinvolge davvero, anche le nostre fragilità diventano più visibili, come se il desiderio di piacere e non deludere portasse con sé un’ombra di paura.
Le difficoltà che descrive sembrano avere molte caratteristiche dell’ansia da prestazione, soprattutto perché compaiono in un momento di maggiore coinvolgimento emotivo, sotto pressione psicologica e in presenza di pensieri anticipatori legati alla performance. Anche l’uso di cannabis e le preoccupazioni legate alla sua condizione di salute e alla possibilità di comunicarla possono aumentare il livello di tensione e rendere più difficile lasciarsi andare all’intimità.
Il fatto che emergano pensieri come “e se in realtà non mi piacesse?” è spesso tipico degli stati ansiosi: la mente, quando è agitata, cerca certezze assolute e finisce per mettere in dubbio anche ciò che sente.
In situazioni come questa, un percorso di psicoterapia, eventualmente con un professionista esperto anche in sessuologia, può essere molto utile. Non solo per lavorare sull’ansia da prestazione, ma anche per dare spazio ai timori legati alla comunicazione della sua condizione e al peso delle responsabilità che sente sulle spalle. A volte, avere un luogo in cui poter nominare ciò che spaventa permette al corpo di ritrovare gradualmente fiducia.
Rispetto al supporto farmacologico, può avere senso valutarlo con un medico o uno psichiatra se l’ansia diventa persistente o molto intensa, ma spesso, nelle fasi iniziali e quando i sintomi sono legati a situazioni specifiche, un lavoro psicologico mirato rappresenta il primo passo più indicato.
Quello che sta vivendo non parla di un fallimento, ma di un momento delicato in cui il desiderio di vicinanza incontra la paura di non essere abbastanza. Con il giusto sostegno, queste esperienze possono trasformarsi in occasioni di maggiore consapevolezza e fiducia in sé.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Da quello che descrivi, è molto probabile che ci sia una componente significativa di ansia da prestazione, soprattutto considerando l’aumento dei pensieri legati alla performance, la pressione che senti e il fatto che le difficoltà si presentino proprio nei momenti di maggiore coinvolgimento emotivo.
Quello che stai vivendo ha senso: quando c’è più interesse, più investimento emotivo e anche più “posta in gioco”, è facile che l’ansia aumenti e interferisca con la spontaneità, anche a livello sessuale.
In questo senso, una consulenza sessuologica potrebbe essere davvero utile. Non solo per lavorare direttamente sulla difficoltà erettiva, ma soprattutto per comprendere e ridurre i meccanismi di ansia, i pensieri legati alla performance e le aspettative che stai mettendo su di te. Spesso già questo tipo di lavoro porta a risultati concreti.
Anche il fatto che ci siano altri fattori di stress (lavoro, futuro, la gestione della tua condizione e il tema del dirlo) contribuisce a mantenere alto il livello di attivazione generale, quindi ha senso considerare un supporto psicologico più ampio, non solo focalizzato sulla sessualità.
Per quanto riguarda un eventuale supporto farmacologico, può essere una possibilità in alcuni casi, ma di solito viene valutata come integrazione e non come primo intervento, dopo un confronto con uno specialista.
Quello che stai vivendo ha senso: quando c’è più interesse, più investimento emotivo e anche più “posta in gioco”, è facile che l’ansia aumenti e interferisca con la spontaneità, anche a livello sessuale.
In questo senso, una consulenza sessuologica potrebbe essere davvero utile. Non solo per lavorare direttamente sulla difficoltà erettiva, ma soprattutto per comprendere e ridurre i meccanismi di ansia, i pensieri legati alla performance e le aspettative che stai mettendo su di te. Spesso già questo tipo di lavoro porta a risultati concreti.
Anche il fatto che ci siano altri fattori di stress (lavoro, futuro, la gestione della tua condizione e il tema del dirlo) contribuisce a mantenere alto il livello di attivazione generale, quindi ha senso considerare un supporto psicologico più ampio, non solo focalizzato sulla sessualità.
Per quanto riguarda un eventuale supporto farmacologico, può essere una possibilità in alcuni casi, ma di solito viene valutata come integrazione e non come primo intervento, dopo un confronto con uno specialista.
Quello che descrivi ha una sua coerenza.
Non sembra che “non funzioni qualcosa”.
Sembra piuttosto che, in un momento in cui questa relazione conta di più, tutto sia diventato più carico.
E lì succede qualcosa di tipico.
L’intimità smette di essere un’esperienza e diventa una prova.
“Funziono?”
“Mi piace davvero?”
“Sto andando bene?”
E il corpo, quando si sente osservato, tende a bloccarsi.
Il fatto che una volta fossi sotto cannabis e un’altra molto in ansia va nella stessa direzione:
non è il corpo il problema, è il livello di attivazione.
Anche i dubbi sul fatto che ti piaccia davvero possono far parte dello stesso meccanismo.
Quando l’ansia sale, la mente prova a spiegare… e spesso lo fa mettendo in discussione il desiderio.
C’è poi un elemento importante che nomini:
stai portando dentro qualcosa di significativo (la tua condizione) che ancora non è condiviso.
Anche se gestito bene, è comunque una tensione interna.
E il corpo la sente.
Sulle tue domande:
* sì, è molto plausibile che si tratti di ansia da prestazione (in senso ampio)
* un supporto psicologico o sessuologico può essere davvero utile per lavorare su questo circuito
* un supporto farmacologico può avere senso, ma come aiuto temporaneo, non come soluzione principale
Il punto però non è “tornare a funzionare”.
È uscire dalla logica del dover funzionare.
Quando questo si allenta, spesso il resto segue.
Se vuoi, possiamo entrare più nel concreto su come iniziare a muoverti diversamente già dai prossimi incontri.
Un caro saluto.
Non sembra che “non funzioni qualcosa”.
Sembra piuttosto che, in un momento in cui questa relazione conta di più, tutto sia diventato più carico.
E lì succede qualcosa di tipico.
L’intimità smette di essere un’esperienza e diventa una prova.
“Funziono?”
“Mi piace davvero?”
“Sto andando bene?”
E il corpo, quando si sente osservato, tende a bloccarsi.
Il fatto che una volta fossi sotto cannabis e un’altra molto in ansia va nella stessa direzione:
non è il corpo il problema, è il livello di attivazione.
Anche i dubbi sul fatto che ti piaccia davvero possono far parte dello stesso meccanismo.
Quando l’ansia sale, la mente prova a spiegare… e spesso lo fa mettendo in discussione il desiderio.
C’è poi un elemento importante che nomini:
stai portando dentro qualcosa di significativo (la tua condizione) che ancora non è condiviso.
Anche se gestito bene, è comunque una tensione interna.
E il corpo la sente.
Sulle tue domande:
* sì, è molto plausibile che si tratti di ansia da prestazione (in senso ampio)
* un supporto psicologico o sessuologico può essere davvero utile per lavorare su questo circuito
* un supporto farmacologico può avere senso, ma come aiuto temporaneo, non come soluzione principale
Il punto però non è “tornare a funzionare”.
È uscire dalla logica del dover funzionare.
Quando questo si allenta, spesso il resto segue.
Se vuoi, possiamo entrare più nel concreto su come iniziare a muoverti diversamente già dai prossimi incontri.
Un caro saluto.
Gentile,
la ringrazio per aver descritto in modo chiaro la sua situazione.
Da quanto riferisce, i sintomi sembrano inserirsi in un quadro di ansia significativa, con particolare attivazione in ambito relazionale e sessuale. È frequente che, in queste situazioni, la componente ansiosa e i pensieri legati alla prestazione influenzino sia la risposta sessuale sia il livello generale di tensione, soprattutto in periodi di maggiore coinvolgimento emotivo e stress.
Anche la presenza di preoccupazioni ricorrenti e difficoltà a rilassarsi può contribuire a mantenere uno stato di attivazione elevato.
Un approfondimento psicologico può essere utile per comprendere meglio questi meccanismi e lavorare sulla gestione dell’ansia e dei pensieri di prestazione.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
la ringrazio per aver descritto in modo chiaro la sua situazione.
Da quanto riferisce, i sintomi sembrano inserirsi in un quadro di ansia significativa, con particolare attivazione in ambito relazionale e sessuale. È frequente che, in queste situazioni, la componente ansiosa e i pensieri legati alla prestazione influenzino sia la risposta sessuale sia il livello generale di tensione, soprattutto in periodi di maggiore coinvolgimento emotivo e stress.
Anche la presenza di preoccupazioni ricorrenti e difficoltà a rilassarsi può contribuire a mantenere uno stato di attivazione elevato.
Un approfondimento psicologico può essere utile per comprendere meglio questi meccanismi e lavorare sulla gestione dell’ansia e dei pensieri di prestazione.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Se la situazione generale di vita presenta aspetti che richiedono attenzione, come quelli legati alla salute, al lavoro o alla nostra sicurezza generale, questo ci porta ad avere pensieri, perché il cervello cerca soluzioni formulando varie ipotesi. Le ipotesi che creiamo non devono per forza essere vere. A volte aiuta molto di più mantenere la calma.
Ci sono farmaci che possono aiutare per l’ansia, come Cipralex, quindi può essere utile una visita dallo psichiatra; tuttavia, il farmaco da solo è spesso meno efficace senza il supporto della terapia psicologica.
È importante imparare a bloccare i pensieri automatici prima che gli stimoli dolorosi arrivino all’ipotalamo. Si può iniziare con piccoli esercizi, come essere grati per una cosa al giorno.
In una relazione, alcuni aspetti vanno comunicati, come condizioni di salute che possono influire sulla vita dell’altro; questo può anche creare un’intimità più forte e sana, in cui esplorare la sessualità.
L’erezione, in presenza di pensieri intrusivi, tende a diminuire perché l’ipotalamo non si focalizza sugli stimoli fisici, ma su aspetti legati alla sicurezza personale.
Ci sono farmaci che possono aiutare per l’ansia, come Cipralex, quindi può essere utile una visita dallo psichiatra; tuttavia, il farmaco da solo è spesso meno efficace senza il supporto della terapia psicologica.
È importante imparare a bloccare i pensieri automatici prima che gli stimoli dolorosi arrivino all’ipotalamo. Si può iniziare con piccoli esercizi, come essere grati per una cosa al giorno.
In una relazione, alcuni aspetti vanno comunicati, come condizioni di salute che possono influire sulla vita dell’altro; questo può anche creare un’intimità più forte e sana, in cui esplorare la sessualità.
L’erezione, in presenza di pensieri intrusivi, tende a diminuire perché l’ipotalamo non si focalizza sugli stimoli fisici, ma su aspetti legati alla sicurezza personale.
Gentile utente, la ringrazio per aver raccontato questa parte della sua vita. Ho letto con molte attenzione ciò che ha descritto: è un argomento molto delicato e, le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico per capire quali possono essere le strategie utili da attuare.
I migliori auguri!
arei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
I migliori auguri!
arei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Buon pomeriggio, grazie per aver descritto la situazione con tanta chiarezza.
Da ciò che racconti, il quadro è molto coerente con un’ansia da prestazione inserita in un periodo di stress più ampio. Quando aumentano coinvolgimento emotivo, aspettative e preoccupazioni (lavoro, futuro, aspetti personali come la tua condizione), è frequente che il corpo “vada in allerta”: i pensieri sulla performance attivano l’ansia, che a sua volta interferisce con l’erezione, creando poi un circolo che si autoalimenta.
Anche i dubbi sul reale interesse (“e se non mi piacesse?”) possono rientrare in questo meccanismo ansioso: non necessariamente indicano mancanza di attrazione, ma un tentativo della mente di trovare una spiegazione al disagio.
Un supporto psicologico, soprattutto con competenze anche sessuologiche, può essere molto utile per lavorare sia sui pensieri di prestazione sia sulla gestione dell’ansia e delle aspettative nella relazione. Rispetto al supporto farmacologico, può avere senso valutarlo con un medico o psichiatra se l’ansia è molto intensa o persistente, ma di solito viene considerato come eventuale integrazione, non come unica soluzione.
Il fatto che tu abbia una buona consapevolezza di ciò che ti sta accadendo è già un punto di partenza importante per intervenire in modo efficace.
Un caro saluto.
Dottoressa Isabeau Bentivoglio
Da ciò che racconti, il quadro è molto coerente con un’ansia da prestazione inserita in un periodo di stress più ampio. Quando aumentano coinvolgimento emotivo, aspettative e preoccupazioni (lavoro, futuro, aspetti personali come la tua condizione), è frequente che il corpo “vada in allerta”: i pensieri sulla performance attivano l’ansia, che a sua volta interferisce con l’erezione, creando poi un circolo che si autoalimenta.
Anche i dubbi sul reale interesse (“e se non mi piacesse?”) possono rientrare in questo meccanismo ansioso: non necessariamente indicano mancanza di attrazione, ma un tentativo della mente di trovare una spiegazione al disagio.
Un supporto psicologico, soprattutto con competenze anche sessuologiche, può essere molto utile per lavorare sia sui pensieri di prestazione sia sulla gestione dell’ansia e delle aspettative nella relazione. Rispetto al supporto farmacologico, può avere senso valutarlo con un medico o psichiatra se l’ansia è molto intensa o persistente, ma di solito viene considerato come eventuale integrazione, non come unica soluzione.
Il fatto che tu abbia una buona consapevolezza di ciò che ti sta accadendo è già un punto di partenza importante per intervenire in modo efficace.
Un caro saluto.
Dottoressa Isabeau Bentivoglio
Buon pomeriggio, quello che descrive è un insieme di esperienze molto coerente tra loro e, soprattutto, abbastanza frequente quando una persona attraversa un periodo di maggiore coinvolgimento emotivo insieme a un aumento generale dello stress. Il punto centrale che emerge è che non si tratta solo della sessualità in sé, ma di un sistema più ampio in cui ansia, aspettative, timore del giudizio e pressione interna tendono a influenzarsi reciprocamente. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, è utile osservare come in questi momenti si attivi spesso un circolo che parte da un pensiero automatico, come la paura di non essere all’altezza o di deludere l’altro, che a sua volta genera ansia. L’ansia, a livello corporeo, interferisce con le risposte fisiologiche e con la possibilità di vivere l’esperienza in modo spontaneo, e questo può portare a episodi come quelli che descrive. Successivamente, il tentativo di controllare o verificare il proprio funzionamento aumenta ulteriormente la pressione, alimentando il ciclo. Il fatto che questo sia accaduto in contesti diversi, uno dei quali sotto effetto di cannabis e un altro in una situazione di forte attivazione emotiva, suggerisce che il fattore centrale non sia una “mancanza” personale, ma piuttosto il livello di attivazione ansiosa e di autoosservazione durante il momento intimo. Quando la mente si sposta troppo sulla performance, l’esperienza perde naturalezza e diventa una sorta di prova da superare, e questo inevitabilmente modifica la risposta del corpo. Anche i dubbi sul reale interesse verso questa persona possono essere letti in questa stessa chiave. Quando l’ansia aumenta, la mente tende a cercare spiegazioni alternative e assolute per ridurre l’incertezza interna. È abbastanza tipico che emergano pensieri del tipo “forse non mi piace davvero”, soprattutto quando la realtà non coincide perfettamente con l’immagine idealizzata iniziale. Questo non significa che il sentimento non sia autentico, ma che sta attraversando una fase di ricalibrazione, che può essere vissuta con confusione proprio perché si somma allo stato ansioso. Un altro elemento importante è il carico generale di stress che sta vivendo. Quando la mente è già occupata da preoccupazioni lavorative, abitative e future, lo spazio mentale disponibile per la spontaneità e il piacere si riduce, e la soglia di attivazione ansiosa si abbassa. Anche la condizione legata all’HIV, pur essendo gestita e sotto controllo, rappresenta comunque un elemento identitario e emotivo che può aggiungere una componente di vulnerabilità, soprattutto nel contesto dell’intimità e della comunicazione con un partner. Rispetto alle sue domande, sì, ciò che descrive è compatibile con un quadro in cui l’ansia da prestazione ha un ruolo significativo, ma sarebbe riduttivo considerarla l’unica spiegazione. Più correttamente si tratta di un intreccio tra ansia anticipatoria, pressione interna, stress generale e rielaborazione del legame affettivo. Un supporto psicologico può essere molto utile in questa fase, non tanto perché ci sia qualcosa che non va, ma perché le dinamiche che sta vivendo tendono ad autoalimentarsi e diventano più difficili da interrompere da soli. In un percorso di tipo cognitivo comportamentale si lavora proprio su come si attivano questi pensieri automatici, su come influenzano le emozioni e le risposte corporee, e su come si possa gradualmente recuperare una dimensione più spontanea e meno centrata sul controllo. Anche un confronto con uno specialista della sessualità può essere appropriato, proprio per affrontare in modo mirato la componente di performance e di ansia associata all’intimità, senza che questo venga vissuto come un problema isolato ma inserito nel contesto più ampio della sua vita emotiva. Per quanto riguarda l’aspetto farmacologico, non è possibile esprimere indicazioni in questa sede, ma può essere utile considerarlo eventualmente come parte di una valutazione clinica complessiva, sempre integrata con un lavoro psicologico, soprattutto quando l’ansia diventa persistente e interferisce in modo significativo con la qualità della vita. Nel complesso, ciò che emerge non è una perdita di capacità o di desiderio, ma un sistema emotivo che in questo momento è sotto pressione e che sta chiedendo più spazio, comprensione e regolazione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buon pomeriggio, grazie per la condivisione.
I sintomi che descrive sono compatibili con un’ansia da prestazione, amplificata dal coinvolgimento emotivo e da un periodo di stress generale. Le difficoltà sessuali in questi casi sono spesso legate all’ipercontrollo e ai pensieri anticipatori, più che a cause organiche.
Un supporto psicologico è indicato: lavorare sui pensieri legati alla performance e sull’ansia può ridurre significativamente il problema. Approcci come l’EMDR possono essere utili per intervenire sia sui vissuti attuali sia su eventuali esperienze pregresse che alimentano l’ansia.
Resto a disposizione.
I sintomi che descrive sono compatibili con un’ansia da prestazione, amplificata dal coinvolgimento emotivo e da un periodo di stress generale. Le difficoltà sessuali in questi casi sono spesso legate all’ipercontrollo e ai pensieri anticipatori, più che a cause organiche.
Un supporto psicologico è indicato: lavorare sui pensieri legati alla performance e sull’ansia può ridurre significativamente il problema. Approcci come l’EMDR possono essere utili per intervenire sia sui vissuti attuali sia su eventuali esperienze pregresse che alimentano l’ansia.
Resto a disposizione.
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione. La considerazione fatta sul vivere un periodo generale di stress e preoccupazione è molto rilevante per cercare di inquadrare anche gli altri sintomi disfunzionali che ha descritto, come l'ansia, la performance sessuale e i pensieri intrusivi.
Lo stress della vita quotidiana mette alla prova l'organismo e quando ci sono più impegni, più problemi da risolvere o preoccupazione per il futuro, si accumulano tossine che il corpo fatica a smaltire, inviando segnali di malessere. Per esempio, può calare il desiderio sessuale o ci si può sentire privi di risorse per dedicare tempo agli altri, oppure si vive uno stato costante di agitazione, nervosismo e rimuginazione sulla propria condizione psicofisica.
Il fattore stress dunque è da tenere sotto controllo e, senza dubbio, un supporto psicologico da questo punto di vista le sarebbe di grande aiuto.
Avrebbe anche modo di approfondire il suo stato d'animo e i suoi pensieri in merito alla sua vita sentimentale. Lei parla di un coinvolgimento emotivo diverso da frequentazione precedenti ed è possibile che un meccanismo di difesa si sia attivato proprio perché sta dando un valore diverso a questo rapporto. La mente è pronta a sabotarci anche di fronte a cose belle, come l'innamoramento, mettendoci in guardia sulla possibilità di soffrire o di rimanere delusi. Questa potrebbe essere una delle cause psicologiche delle difficoltà che sta riscontrando nell'intimità. Difficoltà che stanno creando pensieri intrusivi e confusi, generando ansia sulla prestazione sessuale e sulla realtà dei suoi sentimenti.
Il supporto di uno psicologo/a l'aiuterebbe a gestire meglio sia le emozioni che il flusso di pensieri che stanno emergendo.
Resto a disposizione per maggiori informazioni e per una consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
grazie per la sua condivisione. La considerazione fatta sul vivere un periodo generale di stress e preoccupazione è molto rilevante per cercare di inquadrare anche gli altri sintomi disfunzionali che ha descritto, come l'ansia, la performance sessuale e i pensieri intrusivi.
Lo stress della vita quotidiana mette alla prova l'organismo e quando ci sono più impegni, più problemi da risolvere o preoccupazione per il futuro, si accumulano tossine che il corpo fatica a smaltire, inviando segnali di malessere. Per esempio, può calare il desiderio sessuale o ci si può sentire privi di risorse per dedicare tempo agli altri, oppure si vive uno stato costante di agitazione, nervosismo e rimuginazione sulla propria condizione psicofisica.
Il fattore stress dunque è da tenere sotto controllo e, senza dubbio, un supporto psicologico da questo punto di vista le sarebbe di grande aiuto.
Avrebbe anche modo di approfondire il suo stato d'animo e i suoi pensieri in merito alla sua vita sentimentale. Lei parla di un coinvolgimento emotivo diverso da frequentazione precedenti ed è possibile che un meccanismo di difesa si sia attivato proprio perché sta dando un valore diverso a questo rapporto. La mente è pronta a sabotarci anche di fronte a cose belle, come l'innamoramento, mettendoci in guardia sulla possibilità di soffrire o di rimanere delusi. Questa potrebbe essere una delle cause psicologiche delle difficoltà che sta riscontrando nell'intimità. Difficoltà che stanno creando pensieri intrusivi e confusi, generando ansia sulla prestazione sessuale e sulla realtà dei suoi sentimenti.
Il supporto di uno psicologo/a l'aiuterebbe a gestire meglio sia le emozioni che il flusso di pensieri che stanno emergendo.
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Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno, mi dispiace stia attraversando un periodo così intenso, che mi sembra di capire non essere, purtroppo, l'unico della sua vita.
Per aiutarLa a rispondere alla sua domanda, vorrei condividere che l'ansia è un sintomo, un campanello che ci sta dicendo che abbiamo una paura che non sappiamo riconoscere in questo momento, ma cche è necessario individuare e risolvere. Proviamo a pensare alla spia dell'olio della macchina. Si accende, riconoosciamo essere l'olio, lo cambiamo o risolviamo la perdiata e tutto va a posto. Se si accende la stessa spia, ma la ignoriamo, non possiamo capire il problema ed poi ci troveremo in guai ben peggiorni.
Le situazioni della vita di ognuno di noi, tra cui l'innamoramento, sono momenti che possono riattivare "temi" personali molto importanti come l'attaccamento e il legame che magari per tanti anni sono riamsti latenti perchè non toccavano quel tema. Ci possono essere diverse forme (di attaccamento), ma queste declinano, in modo spesso inconsapevole, la possibilità e il modo in cui si può costruire o no, legami importanti come quelli di coppia. Questi possono diventare delle vere e proprie lenti che ci possono modificare le percezioni delle dinamiche relazionali e delle emozioni e dei sentimenti ( che possono essere evitati, negati fino ad essere inibiti e modificare la capacità di dare significati corretti e giudizi ). Anche l'immagine personale che abbiamo di noi può essere messa parecchio sotto stress.
Rispetto anche all'HIV penso sia importante che possa condividere anche questo con uno/a specialista psicoterapeuta per capire se, insieme alle altre cose sopra, influenza (oppure no) e semmai in che modo, i suoi investimenti affettivi ed immagine personale.
Sperando di esserle stato utile invio cordialità : )
Per aiutarLa a rispondere alla sua domanda, vorrei condividere che l'ansia è un sintomo, un campanello che ci sta dicendo che abbiamo una paura che non sappiamo riconoscere in questo momento, ma cche è necessario individuare e risolvere. Proviamo a pensare alla spia dell'olio della macchina. Si accende, riconoosciamo essere l'olio, lo cambiamo o risolviamo la perdiata e tutto va a posto. Se si accende la stessa spia, ma la ignoriamo, non possiamo capire il problema ed poi ci troveremo in guai ben peggiorni.
Le situazioni della vita di ognuno di noi, tra cui l'innamoramento, sono momenti che possono riattivare "temi" personali molto importanti come l'attaccamento e il legame che magari per tanti anni sono riamsti latenti perchè non toccavano quel tema. Ci possono essere diverse forme (di attaccamento), ma queste declinano, in modo spesso inconsapevole, la possibilità e il modo in cui si può costruire o no, legami importanti come quelli di coppia. Questi possono diventare delle vere e proprie lenti che ci possono modificare le percezioni delle dinamiche relazionali e delle emozioni e dei sentimenti ( che possono essere evitati, negati fino ad essere inibiti e modificare la capacità di dare significati corretti e giudizi ). Anche l'immagine personale che abbiamo di noi può essere messa parecchio sotto stress.
Rispetto anche all'HIV penso sia importante che possa condividere anche questo con uno/a specialista psicoterapeuta per capire se, insieme alle altre cose sopra, influenza (oppure no) e semmai in che modo, i suoi investimenti affettivi ed immagine personale.
Sperando di esserle stato utile invio cordialità : )
Buon pomeriggio,
da quello che descrive emerge un quadro piuttosto chiaro in cui diversi fattori stanno convergendo e alimentando un aumento dell’ansia.
Le difficoltà erettili che ha sperimentato possono essere comprese, con buona probabilità, all’interno di un’ansia da prestazione. Questo tipo di ansia si attiva spesso proprio quando il coinvolgimento emotivo aumenta: più la relazione conta, più cresce il timore di “non essere all’altezza”, e questo porta a un circolo vizioso in cui il controllo prende il posto della spontaneità. L’attenzione si sposta dalla sensazione al monitoraggio (“sto funzionando?”), rendendo più difficile il mantenimento dell’erezione. L’episodio sotto effetto di cannabis può aver contribuito, ma il fatto che sia successo anche in condizioni di lucidità e forte ansia conferma questa dinamica.
I pensieri che riporta (“e se non mi piacesse davvero?”) sembrano anch’essi coerenti con uno stato ansioso: quando l’attivazione è alta, la mente cerca spiegazioni e mette in dubbio anche aspetti che, in condizioni di maggiore calma, apparirebbero più chiari. Inoltre, il passaggio da un’immagine idealizzata della persona alla realtà è un processo normale, ma può generare disorientamento, soprattutto se si accompagna a insicurezza e paura di perdere il controllo.
A questo si aggiungono altri elementi importanti: lo stress generale (lavoro, casa, futuro) e la gestione della sua condizione di salute, inclusa la preoccupazione legata al momento e al modo di comunicarla. Tutti questi aspetti contribuiscono a mantenere uno stato di attivazione costante, che inevitabilmente si riflette anche nella sfera sessuale.
Rispondendo alle sue domande:
Sì, è molto probabile che si tratti principalmente di ansia da prestazione, inserita però in un quadro più ampio di stress e coinvolgimento emotivo.
Un supporto psicologico è assolutamente indicato: un percorso psicoterapeutico (eventualmente con competenze anche sessuologiche) può aiutarla a lavorare sia sui pensieri disfunzionali legati alla performance, sia sulla gestione dell’ansia e delle emozioni nella relazione.
Il supporto farmacologico può avere senso in alcune situazioni, ma va valutato con un medico o uno psichiatra, considerando intensità, durata dei sintomi e impatto sulla vita quotidiana. In molti casi, un intervento psicologico mirato è già molto efficace.
In sintesi, ciò che sta vivendo è comprensibile e piuttosto comune in momenti di maggiore coinvolgimento e stress; affrontarlo precocemente può evitare che il circolo ansioso si consolidi.
Le consiglio di approfondire la situazione con uno specialista, così da avere uno spazio dedicato in cui comprendere meglio queste dinamiche e intervenire in modo mirato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da quello che descrive emerge un quadro piuttosto chiaro in cui diversi fattori stanno convergendo e alimentando un aumento dell’ansia.
Le difficoltà erettili che ha sperimentato possono essere comprese, con buona probabilità, all’interno di un’ansia da prestazione. Questo tipo di ansia si attiva spesso proprio quando il coinvolgimento emotivo aumenta: più la relazione conta, più cresce il timore di “non essere all’altezza”, e questo porta a un circolo vizioso in cui il controllo prende il posto della spontaneità. L’attenzione si sposta dalla sensazione al monitoraggio (“sto funzionando?”), rendendo più difficile il mantenimento dell’erezione. L’episodio sotto effetto di cannabis può aver contribuito, ma il fatto che sia successo anche in condizioni di lucidità e forte ansia conferma questa dinamica.
I pensieri che riporta (“e se non mi piacesse davvero?”) sembrano anch’essi coerenti con uno stato ansioso: quando l’attivazione è alta, la mente cerca spiegazioni e mette in dubbio anche aspetti che, in condizioni di maggiore calma, apparirebbero più chiari. Inoltre, il passaggio da un’immagine idealizzata della persona alla realtà è un processo normale, ma può generare disorientamento, soprattutto se si accompagna a insicurezza e paura di perdere il controllo.
A questo si aggiungono altri elementi importanti: lo stress generale (lavoro, casa, futuro) e la gestione della sua condizione di salute, inclusa la preoccupazione legata al momento e al modo di comunicarla. Tutti questi aspetti contribuiscono a mantenere uno stato di attivazione costante, che inevitabilmente si riflette anche nella sfera sessuale.
Rispondendo alle sue domande:
Sì, è molto probabile che si tratti principalmente di ansia da prestazione, inserita però in un quadro più ampio di stress e coinvolgimento emotivo.
Un supporto psicologico è assolutamente indicato: un percorso psicoterapeutico (eventualmente con competenze anche sessuologiche) può aiutarla a lavorare sia sui pensieri disfunzionali legati alla performance, sia sulla gestione dell’ansia e delle emozioni nella relazione.
Il supporto farmacologico può avere senso in alcune situazioni, ma va valutato con un medico o uno psichiatra, considerando intensità, durata dei sintomi e impatto sulla vita quotidiana. In molti casi, un intervento psicologico mirato è già molto efficace.
In sintesi, ciò che sta vivendo è comprensibile e piuttosto comune in momenti di maggiore coinvolgimento e stress; affrontarlo precocemente può evitare che il circolo ansioso si consolidi.
Le consiglio di approfondire la situazione con uno specialista, così da avere uno spazio dedicato in cui comprendere meglio queste dinamiche e intervenire in modo mirato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buon pomeriggio, grazie per aver condiviso una situazione così personale in modo così lucido.
Da quello che descrive, il quadro sembra coerente con un aumento dell’ansia che si sta esprimendo in più aree: relazionale, emotiva e anche sessuale. Le difficoltà erettili che ha avuto, soprattutto in un momento di maggiore coinvolgimento e sotto pressione, sono molto spesso legate proprio all’ansia da prestazione.
Quando entrano pensieri come “sarò all’altezza?”, “e se deludo?”, il corpo tende a “bloccarsi”: l’attenzione si sposta dalla sensazione al controllo, e questo riduce naturalmente la risposta sessuale. Il fatto che in una delle occasioni fosse sotto effetto di cannabis può aver amplificato questa difficoltà, ma non è la causa principale.
Anche i pensieri sul tipo “e se non mi piacesse davvero?” sono frequenti quando l’ansia è alta: non vanno letti necessariamente come un segnale autentico, ma più come tentativi della mente di dare una spiegazione a uno stato interno di tensione e confusione.
A questo si aggiunge un elemento importante che lei stesso nomina: il periodo di stress generale e la gestione della sua condizione di salute, che porta con sé pensieri, responsabilità e anche il tema delicato della comunicazione all’altro. Tutto questo, insieme, crea un carico emotivo significativo.
Rispondendo alle sue domande:
Sì, è molto probabile che ci sia una componente importante di ansia da prestazione, inserita però in un quadro più ampio di stress e coinvolgimento emotivo.
Un supporto psicologico può essere molto utile, sia per lavorare sull’ansia sia per affrontare in modo più sereno la dimensione relazionale e sessuale. Anche un lavoro con un professionista che si occupa di sessualità può essere indicato.
Il supporto farmacologico può avere senso in alcuni casi, ma va valutato con un medico o uno psichiatra, soprattutto se l’ansia diventa intensa o persistente. Spesso, però, un intervento psicologico mirato è già un primo passo efficace.
In questo momento, più che “forzarsi a funzionare”, può essere utile togliere un po’ di pressione dalla performance e riportare l’attenzione sulla relazione, sul contatto e sul tempo.
Se sente il bisogno di fare ordine in questi aspetti e capire come gestire l’ansia in modo più stabile, un colloquio può aiutarla a lavorarci in modo mirato.
Ricevo anche online, quindi possiamo vederci senza difficoltà anche a distanza.
Da quello che descrive, il quadro sembra coerente con un aumento dell’ansia che si sta esprimendo in più aree: relazionale, emotiva e anche sessuale. Le difficoltà erettili che ha avuto, soprattutto in un momento di maggiore coinvolgimento e sotto pressione, sono molto spesso legate proprio all’ansia da prestazione.
Quando entrano pensieri come “sarò all’altezza?”, “e se deludo?”, il corpo tende a “bloccarsi”: l’attenzione si sposta dalla sensazione al controllo, e questo riduce naturalmente la risposta sessuale. Il fatto che in una delle occasioni fosse sotto effetto di cannabis può aver amplificato questa difficoltà, ma non è la causa principale.
Anche i pensieri sul tipo “e se non mi piacesse davvero?” sono frequenti quando l’ansia è alta: non vanno letti necessariamente come un segnale autentico, ma più come tentativi della mente di dare una spiegazione a uno stato interno di tensione e confusione.
A questo si aggiunge un elemento importante che lei stesso nomina: il periodo di stress generale e la gestione della sua condizione di salute, che porta con sé pensieri, responsabilità e anche il tema delicato della comunicazione all’altro. Tutto questo, insieme, crea un carico emotivo significativo.
Rispondendo alle sue domande:
Sì, è molto probabile che ci sia una componente importante di ansia da prestazione, inserita però in un quadro più ampio di stress e coinvolgimento emotivo.
Un supporto psicologico può essere molto utile, sia per lavorare sull’ansia sia per affrontare in modo più sereno la dimensione relazionale e sessuale. Anche un lavoro con un professionista che si occupa di sessualità può essere indicato.
Il supporto farmacologico può avere senso in alcuni casi, ma va valutato con un medico o uno psichiatra, soprattutto se l’ansia diventa intensa o persistente. Spesso, però, un intervento psicologico mirato è già un primo passo efficace.
In questo momento, più che “forzarsi a funzionare”, può essere utile togliere un po’ di pressione dalla performance e riportare l’attenzione sulla relazione, sul contatto e sul tempo.
Se sente il bisogno di fare ordine in questi aspetti e capire come gestire l’ansia in modo più stabile, un colloquio può aiutarla a lavorarci in modo mirato.
Ricevo anche online, quindi possiamo vederci senza difficoltà anche a distanza.
Salve,
Quello che descrivi è un insieme di elementi molto coerente con una condizione di ansia che si sta generalizzando e che, in questo momento, si sta esprimendo soprattutto nell’area relazionale e sessuale. Non si tratta di qualcosa di raro o “anormale”, ma di una risposta psicofisica abbastanza tipica quando si sommano coinvolgimento emotivo, aspettative di performance e stress di vita.
Rispetto alle tue domande, sì: ciò che riporti è compatibile con un’ansia da prestazione sessuale. Questa si alimenta spesso proprio attraverso un meccanismo circolare: più si teme “di non funzionare”, più il corpo entra in uno stato di attivazione ansiosa che rende effettivamente più difficile la risposta sessuale. L’uso di cannabis in una delle situazioni può aver ulteriormente interferito con la risposta fisiologica, mentre nell’altra la componente ansiosa sembra essere stata centrale.
Anche i pensieri che descrivi rispetto al dubbio sull’interesse verso il partner (“e se non mi piacesse davvero?”) sono frequentemente presenti nei quadri ansiosi: non sempre riflettono una reale mancanza di attrazione, ma piuttosto un bisogno della mente di trovare certezze immediate in un contesto emotivamente attivante e non completamente prevedibile.
A questo si aggiungono stress esterni importanti (lavoro, casa, futuro) e una condizione medica che, comprensibilmente, può portare un carico emotivo e di responsabilità aggiuntivo, anche quando tutto è clinicamente sotto controllo come nel tuo caso. Ci tengo a dirti che un supporto psicologico sarebbe assolutamente indicato. Un percorso con uno psicologo o un sessuologo clinico può aiutarti a:
- ridurre l’ansia da prestazione e interrompere il circolo “ansia → controllo → blocco”;
- lavorare sui pensieri automatici legati alla performance e al giudizio di sé;
- integrare meglio emozioni, desiderio e sicurezza relazionale;
- gestire la componente di stress generale che sta amplificando tutto il quadro;
- ritrovare una maggiore spontaneità nella dimensione sessuale, senza iper-controllo.
Per quanto riguarda l’eventuale supporto farmacologico, questa è una valutazione che può essere fatta solo con uno psichiatra o medico di riferimento. In alcuni casi può essere utile come sostegno temporaneo, ma non sostituisce il lavoro psicologico, che rimane centrale per agire sulle cause e sui meccanismi che mantengono l’ansia.
Un percorso psicologico, in questo momento, avrebbe proprio la funzione di “abbassare il livello di attivazione interna” e aiutarti a recuperare una esperienza più naturale e meno giudicante della sessualità e della relazione. Non si tratta di “aggiustare qualcosa che non funziona”, ma di alleggerire un sistema che si è caricato troppo di pressione, aspettative e controllo.
Ti direi di considerare questo momento non come un segnale di fallimento, ma come un punto in cui il tuo sistema emotivo sta chiedendo una regolazione più stabile.
Se affrontata con uno spazio adeguato di ascolto e lavoro clinico, questa situazione è generalmente molto migliorabile.
Sappi che quello che stai vivendo ha una spiegazione comprensibile e può essere affrontato efficacemente, soprattutto se non viene lasciato crescere da solo nel circuito dell’ansia e del controllo.
Un caro saluto.
Quello che descrivi è un insieme di elementi molto coerente con una condizione di ansia che si sta generalizzando e che, in questo momento, si sta esprimendo soprattutto nell’area relazionale e sessuale. Non si tratta di qualcosa di raro o “anormale”, ma di una risposta psicofisica abbastanza tipica quando si sommano coinvolgimento emotivo, aspettative di performance e stress di vita.
Rispetto alle tue domande, sì: ciò che riporti è compatibile con un’ansia da prestazione sessuale. Questa si alimenta spesso proprio attraverso un meccanismo circolare: più si teme “di non funzionare”, più il corpo entra in uno stato di attivazione ansiosa che rende effettivamente più difficile la risposta sessuale. L’uso di cannabis in una delle situazioni può aver ulteriormente interferito con la risposta fisiologica, mentre nell’altra la componente ansiosa sembra essere stata centrale.
Anche i pensieri che descrivi rispetto al dubbio sull’interesse verso il partner (“e se non mi piacesse davvero?”) sono frequentemente presenti nei quadri ansiosi: non sempre riflettono una reale mancanza di attrazione, ma piuttosto un bisogno della mente di trovare certezze immediate in un contesto emotivamente attivante e non completamente prevedibile.
A questo si aggiungono stress esterni importanti (lavoro, casa, futuro) e una condizione medica che, comprensibilmente, può portare un carico emotivo e di responsabilità aggiuntivo, anche quando tutto è clinicamente sotto controllo come nel tuo caso. Ci tengo a dirti che un supporto psicologico sarebbe assolutamente indicato. Un percorso con uno psicologo o un sessuologo clinico può aiutarti a:
- ridurre l’ansia da prestazione e interrompere il circolo “ansia → controllo → blocco”;
- lavorare sui pensieri automatici legati alla performance e al giudizio di sé;
- integrare meglio emozioni, desiderio e sicurezza relazionale;
- gestire la componente di stress generale che sta amplificando tutto il quadro;
- ritrovare una maggiore spontaneità nella dimensione sessuale, senza iper-controllo.
Per quanto riguarda l’eventuale supporto farmacologico, questa è una valutazione che può essere fatta solo con uno psichiatra o medico di riferimento. In alcuni casi può essere utile come sostegno temporaneo, ma non sostituisce il lavoro psicologico, che rimane centrale per agire sulle cause e sui meccanismi che mantengono l’ansia.
Un percorso psicologico, in questo momento, avrebbe proprio la funzione di “abbassare il livello di attivazione interna” e aiutarti a recuperare una esperienza più naturale e meno giudicante della sessualità e della relazione. Non si tratta di “aggiustare qualcosa che non funziona”, ma di alleggerire un sistema che si è caricato troppo di pressione, aspettative e controllo.
Ti direi di considerare questo momento non come un segnale di fallimento, ma come un punto in cui il tuo sistema emotivo sta chiedendo una regolazione più stabile.
Se affrontata con uno spazio adeguato di ascolto e lavoro clinico, questa situazione è generalmente molto migliorabile.
Sappi che quello che stai vivendo ha una spiegazione comprensibile e può essere affrontato efficacemente, soprattutto se non viene lasciato crescere da solo nel circuito dell’ansia e del controllo.
Un caro saluto.
Buon pomeriggio,
I sintomi ansiosi che riporta sono comprensibili considerando l'investimento emotivo verso questo ragazzo che lei stesso sente di aver idealizzato, almeno in un primo momento. Inoltre il fatto stesso che abbia nascosto degli aspetti legati alla sua salute e alle sue cure ci svela un certo timore verso questa nuova relazione. Forse c'è la paura verso un possibile rifiuto, un abbandono o semplicemente una perdita di controllo delle sue emozioni. Può accadere frequentemente di perdere il controllo quando c'è uno slancio emotivo, un nuovo desiderio verso qualcuno che ancora non conosciamo bene. La paura del giudizio o di non essere compresi fino in fondo crea ansia e talvolta si manifesta con reazioni corporee. La sintomatologia legata alla sfera sessuale potrebbe essere una manifestazione di disagio e paura che il suo corpo prova a mostrare per dare un segnale di quanto le sta accadendo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto a conoscersi e a comprendere meglio le sue emozioni.
Saluti,
Dott.ssa Francesca Savoia
I sintomi ansiosi che riporta sono comprensibili considerando l'investimento emotivo verso questo ragazzo che lei stesso sente di aver idealizzato, almeno in un primo momento. Inoltre il fatto stesso che abbia nascosto degli aspetti legati alla sua salute e alle sue cure ci svela un certo timore verso questa nuova relazione. Forse c'è la paura verso un possibile rifiuto, un abbandono o semplicemente una perdita di controllo delle sue emozioni. Può accadere frequentemente di perdere il controllo quando c'è uno slancio emotivo, un nuovo desiderio verso qualcuno che ancora non conosciamo bene. La paura del giudizio o di non essere compresi fino in fondo crea ansia e talvolta si manifesta con reazioni corporee. La sintomatologia legata alla sfera sessuale potrebbe essere una manifestazione di disagio e paura che il suo corpo prova a mostrare per dare un segnale di quanto le sta accadendo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto a conoscersi e a comprendere meglio le sue emozioni.
Saluti,
Dott.ssa Francesca Savoia
Salve ho letto le sue parole, probabilmente come anche lei scrive e sta sperimentando con preoccupazione su di sé, il "sintomo" ossia la difficoltà nel rapporto sessuale, sembra dipendere da diversi fattori relazionali e di pensiero, così come dalla sua storia relazionale passata. Sarebbe utile poter prendere consapevolezza di alcuni meccanismi che si attivano sia in relazione alla performance che in altri campi, valutando se vi sono aspettative molto alte sia per sé che per l'altro e in generale per gli obiettivi che si è prefissato di raggiungere. Inoltre sarebbe utile esplorare se ci sono aree in cui sente ancora di potersi sentire al sicuro, oppure al momento sta sperimentando difficoltà in tutti i contesti di vita. Il percorso di psicoterapia è indicato per comprendere se si sta stabilizzando un disturbo d'ansia e trattarlo, eventualmente si valuta anche un aiuto farmacologico con un medico specializzato. Spero di esserle stata d'aiuto.
Salve, erano i vostri primi rapporti o già ne avevate avuto altri? Fa uso di cannabis regolarmente o è stata utilizzata in quella occasione per ridurre l'ansia da prestazione?
A volte il sesso può essere un modo per ridurre gli stati d'ansia a volte ne può diventare paradossalmente la causa. La sensazione di non essere all'altezza è stata provata solo in quella occasione sessuale o è una sensazione che sente essere presente in altri suoi ambiti? Può essere ipotizzabile per lei pensare che il fatto che non abbia ancora parlato con questo ragazzo della sua condizione di Hiv possa influire molto sul suo stato? Da un lato sembra infatti esserci stato un avvicinamento emotivo più intenso ma dall'altro forse è rimasto questo non detto importante per lei. Ha mai parlato con questo ragazzo del suo stato d'animo ? o anche solo di quest'ansia che ha sentito durante gli ultimi rapporti?
Mente e corpo si influenzano reciprocamente: il suo stato d'animo sicuramente può influenzare la sua "performance" sessuale ma tenga presente che anche il sintomo fisico può essere un modo che la sua psiche utilizza per far emergere delle sensazioni che albergano in lei magari da tempo e che forse non sono legate all'ambito sessuale.
Dal suo racconto emergono dubbi riguardo al futuro e fattori di stress anche riguardo al luogo in cui vivere e alla situazione lavorativa. Quindi forse potrebbe esserle utile anche iniziare a fare qualche incontro psicologico così da dare una forma ai pensieri che sente più ripetitivi e angoscianti. A prescindere dalla sua decisione riguardo alla figura professionale a cui rivolgersi tenga presente che forse potrà darle sollievo riuscire a parlare anche di tutte quelle dinamiche interne che prescindono dalla situazione temporanea legata alla sessualità.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
A volte il sesso può essere un modo per ridurre gli stati d'ansia a volte ne può diventare paradossalmente la causa. La sensazione di non essere all'altezza è stata provata solo in quella occasione sessuale o è una sensazione che sente essere presente in altri suoi ambiti? Può essere ipotizzabile per lei pensare che il fatto che non abbia ancora parlato con questo ragazzo della sua condizione di Hiv possa influire molto sul suo stato? Da un lato sembra infatti esserci stato un avvicinamento emotivo più intenso ma dall'altro forse è rimasto questo non detto importante per lei. Ha mai parlato con questo ragazzo del suo stato d'animo ? o anche solo di quest'ansia che ha sentito durante gli ultimi rapporti?
Mente e corpo si influenzano reciprocamente: il suo stato d'animo sicuramente può influenzare la sua "performance" sessuale ma tenga presente che anche il sintomo fisico può essere un modo che la sua psiche utilizza per far emergere delle sensazioni che albergano in lei magari da tempo e che forse non sono legate all'ambito sessuale.
Dal suo racconto emergono dubbi riguardo al futuro e fattori di stress anche riguardo al luogo in cui vivere e alla situazione lavorativa. Quindi forse potrebbe esserle utile anche iniziare a fare qualche incontro psicologico così da dare una forma ai pensieri che sente più ripetitivi e angoscianti. A prescindere dalla sua decisione riguardo alla figura professionale a cui rivolgersi tenga presente che forse potrà darle sollievo riuscire a parlare anche di tutte quelle dinamiche interne che prescindono dalla situazione temporanea legata alla sessualità.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
Quello che descrivi è molto compatibile con ansia da prestazione, amplificata dal coinvolgimento emotivo e dallo stress generale. Quando aumenta la pressione (piacere, aspettative, paura di deludere), il corpo può “bloccarsi”: è comune e reversibile.
Anche i pensieri tipo “e se non mi piacesse davvero?” sono tipici dell’ansia, non necessariamente segnali reali sul tuo interesse.
Cosa fare: togli un po’ il focus dalla performance, evita fattori che aumentano l’ansia (come la cannabis in questo momento) e datti tempo.
Un supporto psicologico o sessuologico sarebbe molto utile. I farmaci possono aiutare se l’ansia è intensa, ma vanno valutati con uno specialista e di solito sono un supporto temporaneo.
In sintesi: è una fase legata all’ansia, non un problema “strutturale”.
Anche i pensieri tipo “e se non mi piacesse davvero?” sono tipici dell’ansia, non necessariamente segnali reali sul tuo interesse.
Cosa fare: togli un po’ il focus dalla performance, evita fattori che aumentano l’ansia (come la cannabis in questo momento) e datti tempo.
Un supporto psicologico o sessuologico sarebbe molto utile. I farmaci possono aiutare se l’ansia è intensa, ma vanno valutati con uno specialista e di solito sono un supporto temporaneo.
In sintesi: è una fase legata all’ansia, non un problema “strutturale”.
Buonasera,
grazie per la condivisione, non sempre facile quando tratta la sfera sessuale ed affettiva.
Dal suo racconto emerge un quadro chiaro e coerente con un periodo di forte attivazione ansiosa, che appunto sembra coinvolgere la sfera affettiva e sessuale.
La difficoltà erettile che descrive, soprattutto in un contesto di forte coinvolgimento emotivo, aspettative elevate, paura di non farcela e aumento dell'autocontrollo durante i rapporti, sono frequentemente associate ad un'ansia da prestazione. Il fatto che in una situazione fosse presente la cannabis e nell'altra un'elevata dose di ansia rafforza questa ipotesi. In questi casi spesso si crea un circolo: maggiore attenzione alla performance-aumento dell'ansia-difficoltà erettiva-paura che possa ripetersi.
Due episodi non definiscono una disfunzione, inoltre il fatto che lei riesca a collegare quello che sta succedendo con dei pensieri e delle emozioni è un tratto molto significativo.
Interessante è anche il fatto che lei nota un passaggio dall'idealizzazione alla conoscenza reale della persona. Questo può generare dubbi, confusione e pensieri intrusivi ma non necessariamente significa che ci sia un calo di interesse; spesso quando l'ansia aumenta, la mente cerca strategie adattive e spesso mette in discussione ciò che conta per noi.
A questo quadro sia aggiungono diversi carichi emotivi che sta affrontando: stress lavorativo, preoccupazione per il futuro, tensione interna costante, il peso psicologico legato alla gestione della sua condizione di HIV. Tutto ciò può incidere profondamente sul rilassamento, sul desiderio e la spontaneità sessuale.
Credo che un supporto psicologico le sarebbe molto utile, specialmente con un professionista che abbia competenze nella sfera sessuale e nella gestione dell'ansia. L'obiettivo non sarebbe risolvere solo il sintomo sessuale ma, soprattutto lavorare sul senso di pressione interna, sui pensieri anticipatori, sull'autocontrollo e sul vissuto emotivo delle relazioni.
Per il supporto farmacologico lo prenderei in considerazione con una visita psichiatrica solo se la situazione peggiora considerevolmente.
Nel frattempo può essere utile provare a spostare l'attenzione dalla prestazione all'esperienza emotiva e sensoriale del contatto corporeo, senza interpretare ogni episodio come una verifica del suo valore o del reale interesse verso questa persona.
Resto a disposizione se desidera approfondire meglio alcuni aspetti, sulla piattaforma oppure online o in presenza.
Dottoressa Serena Danti.
grazie per la condivisione, non sempre facile quando tratta la sfera sessuale ed affettiva.
Dal suo racconto emerge un quadro chiaro e coerente con un periodo di forte attivazione ansiosa, che appunto sembra coinvolgere la sfera affettiva e sessuale.
La difficoltà erettile che descrive, soprattutto in un contesto di forte coinvolgimento emotivo, aspettative elevate, paura di non farcela e aumento dell'autocontrollo durante i rapporti, sono frequentemente associate ad un'ansia da prestazione. Il fatto che in una situazione fosse presente la cannabis e nell'altra un'elevata dose di ansia rafforza questa ipotesi. In questi casi spesso si crea un circolo: maggiore attenzione alla performance-aumento dell'ansia-difficoltà erettiva-paura che possa ripetersi.
Due episodi non definiscono una disfunzione, inoltre il fatto che lei riesca a collegare quello che sta succedendo con dei pensieri e delle emozioni è un tratto molto significativo.
Interessante è anche il fatto che lei nota un passaggio dall'idealizzazione alla conoscenza reale della persona. Questo può generare dubbi, confusione e pensieri intrusivi ma non necessariamente significa che ci sia un calo di interesse; spesso quando l'ansia aumenta, la mente cerca strategie adattive e spesso mette in discussione ciò che conta per noi.
A questo quadro sia aggiungono diversi carichi emotivi che sta affrontando: stress lavorativo, preoccupazione per il futuro, tensione interna costante, il peso psicologico legato alla gestione della sua condizione di HIV. Tutto ciò può incidere profondamente sul rilassamento, sul desiderio e la spontaneità sessuale.
Credo che un supporto psicologico le sarebbe molto utile, specialmente con un professionista che abbia competenze nella sfera sessuale e nella gestione dell'ansia. L'obiettivo non sarebbe risolvere solo il sintomo sessuale ma, soprattutto lavorare sul senso di pressione interna, sui pensieri anticipatori, sull'autocontrollo e sul vissuto emotivo delle relazioni.
Per il supporto farmacologico lo prenderei in considerazione con una visita psichiatrica solo se la situazione peggiora considerevolmente.
Nel frattempo può essere utile provare a spostare l'attenzione dalla prestazione all'esperienza emotiva e sensoriale del contatto corporeo, senza interpretare ogni episodio come una verifica del suo valore o del reale interesse verso questa persona.
Resto a disposizione se desidera approfondire meglio alcuni aspetti, sulla piattaforma oppure online o in presenza.
Dottoressa Serena Danti.
Buonasera,
da quello che descrive emerge un momento in cui diversi piani della sua vita si stanno intrecciando e amplificando a vicenda. L’inizio di una relazione significativa, il maggiore coinvolgimento emotivo, alcune preoccupazioni personali e il tema delicato della comunicazione della sua condizione di HIV sembrano convergere in un aumento generale della tensione interna.
Le difficoltà che riporta nella sfera sessuale sono molto frequentemente associate a stati d’ansia, soprattutto quando entra in gioco il desiderio di piacere all’altro e di essere all’altezza. In questi casi si crea facilmente un circolo in cui l’attenzione si sposta dalla dimensione del piacere e della connessione a quella della prestazione, e il corpo finisce per “rispondere” a questa pressione. Il fatto che uno degli episodi sia avvenuto sotto effetto di cannabis e l’altro in una condizione di forte attivazione ansiosa va nella direzione di una componente più situazionale che strutturale.
Mi colpisce anche come lei descriva i pensieri legati al dubbio sul reale interesse verso questa persona, spesso, quando l’ansia aumenta, la mente prova a trovare spiegazioni e certezze, generando dubbi che però non necessariamente riflettono un cambiamento autentico del sentimento, quanto piuttosto il tentativo di gestire l’incertezza. Il passaggio dall’idealizzazione iniziale a una conoscenza più reale è un momento molto delicato nelle relazioni, e può portare con sé una fisiologica oscillazione tra entusiasmo e disorientamento.
Allo stesso tempo, la questione della sua condizione di HIV e il fatto che questa informazione non sia ancora stata condivisa rappresentano un elemento emotivamente rilevante. Anche quando si è consapevoli di essere in sicurezza dal punto di vista medico, il peso simbolico e relazionale di questa comunicazione può incidere profondamente sul livello di ansia e sul modo di vivere l’intimità.
Nel complesso, quello che descrive è coerente con un quadro in cui l’ansia, in particolare legata alla prestazione e al coinvolgimento relazionale, sta occupando molto spazio. In questi casi un percorso psicologico può essere molto utile, sia per comprendere meglio il significato di ciò che sta vivendo all’interno della sua storia relazionale, sia per lavorare concretamente su questi meccanismi che tendono ad autoalimentarsi. Anche un confronto con un professionista che si occupa di sessualità può integrarsi bene in questo lavoro.
Per quanto riguarda il supporto farmacologico, può avere senso valutarlo in alcuni casi, soprattutto se l’intensità dell’ansia diventa difficile da gestire nel quotidiano, ma è importante che sia inserito all’interno di una valutazione più ampia e accompagnato, quando possibile, da un percorso psicologico che lavori sulle cause e non solo sui sintomi.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
da quello che descrive emerge un momento in cui diversi piani della sua vita si stanno intrecciando e amplificando a vicenda. L’inizio di una relazione significativa, il maggiore coinvolgimento emotivo, alcune preoccupazioni personali e il tema delicato della comunicazione della sua condizione di HIV sembrano convergere in un aumento generale della tensione interna.
Le difficoltà che riporta nella sfera sessuale sono molto frequentemente associate a stati d’ansia, soprattutto quando entra in gioco il desiderio di piacere all’altro e di essere all’altezza. In questi casi si crea facilmente un circolo in cui l’attenzione si sposta dalla dimensione del piacere e della connessione a quella della prestazione, e il corpo finisce per “rispondere” a questa pressione. Il fatto che uno degli episodi sia avvenuto sotto effetto di cannabis e l’altro in una condizione di forte attivazione ansiosa va nella direzione di una componente più situazionale che strutturale.
Mi colpisce anche come lei descriva i pensieri legati al dubbio sul reale interesse verso questa persona, spesso, quando l’ansia aumenta, la mente prova a trovare spiegazioni e certezze, generando dubbi che però non necessariamente riflettono un cambiamento autentico del sentimento, quanto piuttosto il tentativo di gestire l’incertezza. Il passaggio dall’idealizzazione iniziale a una conoscenza più reale è un momento molto delicato nelle relazioni, e può portare con sé una fisiologica oscillazione tra entusiasmo e disorientamento.
Allo stesso tempo, la questione della sua condizione di HIV e il fatto che questa informazione non sia ancora stata condivisa rappresentano un elemento emotivamente rilevante. Anche quando si è consapevoli di essere in sicurezza dal punto di vista medico, il peso simbolico e relazionale di questa comunicazione può incidere profondamente sul livello di ansia e sul modo di vivere l’intimità.
Nel complesso, quello che descrive è coerente con un quadro in cui l’ansia, in particolare legata alla prestazione e al coinvolgimento relazionale, sta occupando molto spazio. In questi casi un percorso psicologico può essere molto utile, sia per comprendere meglio il significato di ciò che sta vivendo all’interno della sua storia relazionale, sia per lavorare concretamente su questi meccanismi che tendono ad autoalimentarsi. Anche un confronto con un professionista che si occupa di sessualità può integrarsi bene in questo lavoro.
Per quanto riguarda il supporto farmacologico, può avere senso valutarlo in alcuni casi, soprattutto se l’intensità dell’ansia diventa difficile da gestire nel quotidiano, ma è importante che sia inserito all’interno di una valutazione più ampia e accompagnato, quando possibile, da un percorso psicologico che lavori sulle cause e non solo sui sintomi.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Posso immaginare quanto possa essere difficile vivere un periodo in cui l’ansia aumenta proprio in ambiti per Lei importanti, come quello relazionale e sessuale. Il fatto che si stia frequentando con un ragazzo che Le piace molto e che si senta “più coinvolto emotivamente rispetto al passato” può aver attivato parti interne più sensibili. Quando il legame diventa significativo, è frequente che emergano timori legati alla vulnerabilità, alla possibilità di deludere o di non essere all’altezza.
Le difficoltà sessuali che descrive (il non riuscire a mantenere l’erezione in due occasioni, una sotto effetto di cannabis e una in uno stato di forte ansia) raramente sono solo questioni “tecniche” o legate alla performance. Spesso riflettono un conflitto più profondo tra parti diverse di sé: una parte che desidera lasciarsi andare e vivere il coinvolgimento, e un’altra che teme l’intimità, il giudizio, l’esposizione emotiva. In questo senso, l’ansia può diventare un modo, non volontario, per proteggersi da qualcosa che tocca zone interne molto sensibili.
Anche i pensieri improvvisi come “e se in realtà non mi piacesse?” possono essere letti come un movimento difensivo. Lei stesso nota come inizialmente avesse idealizzato questa persona e come, conoscendola nella realtà, sia emersa una differenza rispetto all’immagine costruita. Questo passaggio dall’idealizzazione alla realtà può generare confusione, soprattutto quando il coinvolgimento emotivo è forte e riattiva dinamiche interne più profonde.
Il periodo di stress generale che sta vivendo (le preoccupazioni per il lavoro, la casa, il futuro) insieme all’ansia legata alla Sua condizione di HIV e al fatto che questa persona non ne sia ancora a conoscenza, può amplificare ulteriormente la sensazione di pressione e l’agitazione che descrive.
Rispetto alle Sue domande:
• Sì, può trattarsi anche di ansia da prestazione, ma sembra inserirsi in un quadro più ampio, dove l’ansia riguarda non solo il corpo ma anche il coinvolgimento emotivo e la paura di esporsi.
• Un percorso psicologico potrebbe esserle molto utile, proprio per comprendere questi movimenti interni e ritrovare uno spazio più libero, sia emotivamente che sessualmente.
• Un eventuale supporto farmacologico può essere valutato con un medico o uno psichiatra, ma spesso lavorare sui significati emotivi alla base dell’ansia porta già un sollievo significativo.
Se sente che potrebbe esserle utile uno spazio protetto in cui esplorare con calma tutto ciò che sta vivendo, può contattarmi. Sarò lieta di accogliere la Sua richiesta e capire insieme come procedere.
Le difficoltà sessuali che descrive (il non riuscire a mantenere l’erezione in due occasioni, una sotto effetto di cannabis e una in uno stato di forte ansia) raramente sono solo questioni “tecniche” o legate alla performance. Spesso riflettono un conflitto più profondo tra parti diverse di sé: una parte che desidera lasciarsi andare e vivere il coinvolgimento, e un’altra che teme l’intimità, il giudizio, l’esposizione emotiva. In questo senso, l’ansia può diventare un modo, non volontario, per proteggersi da qualcosa che tocca zone interne molto sensibili.
Anche i pensieri improvvisi come “e se in realtà non mi piacesse?” possono essere letti come un movimento difensivo. Lei stesso nota come inizialmente avesse idealizzato questa persona e come, conoscendola nella realtà, sia emersa una differenza rispetto all’immagine costruita. Questo passaggio dall’idealizzazione alla realtà può generare confusione, soprattutto quando il coinvolgimento emotivo è forte e riattiva dinamiche interne più profonde.
Il periodo di stress generale che sta vivendo (le preoccupazioni per il lavoro, la casa, il futuro) insieme all’ansia legata alla Sua condizione di HIV e al fatto che questa persona non ne sia ancora a conoscenza, può amplificare ulteriormente la sensazione di pressione e l’agitazione che descrive.
Rispetto alle Sue domande:
• Sì, può trattarsi anche di ansia da prestazione, ma sembra inserirsi in un quadro più ampio, dove l’ansia riguarda non solo il corpo ma anche il coinvolgimento emotivo e la paura di esporsi.
• Un percorso psicologico potrebbe esserle molto utile, proprio per comprendere questi movimenti interni e ritrovare uno spazio più libero, sia emotivamente che sessualmente.
• Un eventuale supporto farmacologico può essere valutato con un medico o uno psichiatra, ma spesso lavorare sui significati emotivi alla base dell’ansia porta già un sollievo significativo.
Se sente che potrebbe esserle utile uno spazio protetto in cui esplorare con calma tutto ciò che sta vivendo, può contattarmi. Sarò lieta di accogliere la Sua richiesta e capire insieme come procedere.
Buonasera, sì l'ansia può influire moltissimo sulla performance sessuale. Per quanto paradossale, il forte interesse per qualcuno, insieme alla paura di deludere le aspettative, può portare a difficoltà durante i rapporti, anche a livello fisico. Anche lo stress generale non aiuta.
Un supporto psicologico può essere molto utile, anche un percorso di sostegno con uno psicologo per affrontare la situazione presente potrebbe fare al caso suo.
Spero di esserle stata d'aiuto, grazie per la sua condivisione.
Un supporto psicologico può essere molto utile, anche un percorso di sostegno con uno psicologo per affrontare la situazione presente potrebbe fare al caso suo.
Spero di esserle stata d'aiuto, grazie per la sua condivisione.
Gentile utente, un supporto psicologico è sicuramente un modo corretto di affrontare la situazione che sta attraversando. Un supporto psicofarmacologico può avere senso solo se sotteso a una strategia terapeutica più ampia, poiché le toglierebbe il sintomo al bisogno ma non agirebbe sulle cause profonde per le quali la sintomatologia è emersa.
Dott. Marco Di Trapani
Dott. Marco Di Trapani
Buon pomeriggio,
quello che descrive è coerente con un quadro di ansia da prestazione inserita però in un momento più ampio di stress e coinvolgimento emotivo.
Alcuni elementi che emergono:
maggiore investimento affettivo → aumenta la “posta in gioco”;
pensieri sulla performance (“sarò all’altezza?”) → attivano ansia e interferiscono con l’eccitazione;
i due episodi di difficoltà erettiva → rinforzano il circolo vizioso (ansia → difficoltà → altra ansia) pensieri tipo “e se non mi piacesse davvero?” → tipici dell’ansia, che porta a mettere in dubbio ciò che si prova;
il fatto che uno degli episodi sia avvenuto sotto effetto di cannabis è un fattore aggiuntivo, ma non centrale: anche senza sostanze, l’ansia può incidere molto sulla risposta sessuale.
Inoltre, il contesto che porta (stress generale, pensieri sul futuro, gestione della sua condizione di HIV e il tema della comunicazione) contribuisce a mantenere un livello di attivazione elevato.
Sì, un supporto psicologico può essere molto utile, soprattutto per lavorare sui pensieri anticipatori e sulla pressione da prestazione, recuperare una dimensione più spontanea della sessualità, affrontare con più serenità anche il tema della comunicazione con il partner.
Un lavoro con uno psicoterapeuta, online o in presenza, può essere indicato.
Per quanto riguarda un eventuale supporto farmacologico, può avere senso valutarlo solo insieme a un medico/psichiatra, se l’ansia dovesse essere molto intensa o persistente. In molti casi, però, un intervento psicologico mirato è già sufficiente.
In sintesi: non sembra esserci un problema “strutturale”, ma piuttosto un meccanismo ansioso che si è attivato in un momento delicato. Ed è qualcosa su cui si può lavorare in modo efficace.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
quello che descrive è coerente con un quadro di ansia da prestazione inserita però in un momento più ampio di stress e coinvolgimento emotivo.
Alcuni elementi che emergono:
maggiore investimento affettivo → aumenta la “posta in gioco”;
pensieri sulla performance (“sarò all’altezza?”) → attivano ansia e interferiscono con l’eccitazione;
i due episodi di difficoltà erettiva → rinforzano il circolo vizioso (ansia → difficoltà → altra ansia) pensieri tipo “e se non mi piacesse davvero?” → tipici dell’ansia, che porta a mettere in dubbio ciò che si prova;
il fatto che uno degli episodi sia avvenuto sotto effetto di cannabis è un fattore aggiuntivo, ma non centrale: anche senza sostanze, l’ansia può incidere molto sulla risposta sessuale.
Inoltre, il contesto che porta (stress generale, pensieri sul futuro, gestione della sua condizione di HIV e il tema della comunicazione) contribuisce a mantenere un livello di attivazione elevato.
Sì, un supporto psicologico può essere molto utile, soprattutto per lavorare sui pensieri anticipatori e sulla pressione da prestazione, recuperare una dimensione più spontanea della sessualità, affrontare con più serenità anche il tema della comunicazione con il partner.
Un lavoro con uno psicoterapeuta, online o in presenza, può essere indicato.
Per quanto riguarda un eventuale supporto farmacologico, può avere senso valutarlo solo insieme a un medico/psichiatra, se l’ansia dovesse essere molto intensa o persistente. In molti casi, però, un intervento psicologico mirato è già sufficiente.
In sintesi: non sembra esserci un problema “strutturale”, ma piuttosto un meccanismo ansioso che si è attivato in un momento delicato. Ed è qualcosa su cui si può lavorare in modo efficace.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Salve, a mio parere certo che ha senso valutare di intraprendere un percorso psicologico, anche per poter avere l'opportunità di capire la causa del problema che sta sperimentando e cercare di ripristinare un equilibrio tale da permetterle di viversi questi momenti con più tranquillità, abbassare i livelli di ansia sperimentata e lavorare sulle credenze che ha di sé (es. non mi sento all'altezza).
Se vuole può scrivermi in privato per ulteriori dubbi o domande.
Un saluto.
Se vuole può scrivermi in privato per ulteriori dubbi o domande.
Un saluto.
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