Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio

26 risposte
Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
Questa situazione mi sta' distruggendo
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buonasera, grazie per la condivisione di questo vissuto tanto delicato e che merita attenzione... Da quello che descrive non si tratta semplicemente di “bere ogni tanto” ma di un comportamento continuativo e persistente di perdita di controllo e, di conseguenza, d'impatto significativo sulla vita di coppia e familiare. Questo è un elemento importante.
Il fatto che il suo compagno beva durante la settimana, utilizzi l’alcol al posto dei pasti, minimizzi quanto accade e reagisca con rabbia o svalutazione quando lei prova ad affrontare il tema, sono tutti segnali compatibili con una difficoltà seria nella gestione dell’alcol. A questo si aggiunge un elemento che non va sottovalutato: la presenza dei suoi figli, che stanno già iniziando ad esprimere delle difficoltà nel rapporto con il padre.
D'altra parte, lui sembra essere in una posizione difensiva e negante e questo rischia di alimentare solo conflitto tra voi e farla sentire ancora più impotente.
Quello su cui invece ha margine di azione è la protezione di sé stessa e dei suoi figli, e la definizione di confini chiari. Ad esempio, può iniziare a chiedersi quali comportamenti non è più disposta a tollerare (insulti, rientri in stato di ubriachezza, esposizione dei bambini a queste scene) e quali conseguenze concrete è pronta a mettere in atto se questi si ripetono. Non come minaccia, ma come posizione coerente.
Un altro aspetto centrale è non rimanere sola in questa situazione: confrontarsi con un professionista può aiutarla a mettere ordine, a non farsi confondere dalle sue minimizzazioni e a costruire una linea di azione più solida. In alcuni casi può essere utile anche rivolgersi a servizi territoriali che si occupano di dipendenze per ricevere indicazioni su come muoversi come familiare.
I comportamenti che descrive sono oggettivamente problematici e se sente che la situazione la sta “distruggendo”, questo è già un indicatore importante da prendere sul serio e da cui partire per costruire un cambiamento, anche graduale, ma concreto.

Le auguro possa ritrovare la serenità,
un caro saluto.
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa

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Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Cara moglie di una persona che sembrerebbe avere una dipendenza da alcol che nega. Uso il condizionale perché il confine tra libera scelta e dipendenza può essere labile e il giudizio, in tal senso, può diventare uno strumento comunicativo controproducente. Sebbene, come dicevo, ci siano molti fatti che sembrano fondare la Sua opinione, non partirei da una ricerca di chi ha ragione, per dialogare con Suo marito. Le propongo, un dialogo che parta proprio da ciò che è inequivocabile, ossia le Sue emozioni e i Suoi bisogni.
1) Come si sente quando lo vede bere tutti i giorni, quando sente che ha bevuto dall'odore che emana?
2) Quale bisogno insoddisfatto le provoca quelle emozioni?
Questa seconda affermazione può risultare più difficile da elaborare, perché non sempre è evidente il bisogno sottostante. Molte volte ci risulta più facile sentire l'emozione e trovare il colpevole che trovare il nostro bisogno insoddisfatto.
- Potrebbe trattarsi di un bisogno di PROTEZIONE, il non sentirsi protetta da una persona quando è ebbra, euforica o stordita dall'alcol.
- Potrebbe trattarsi di un bisogno di NOVITA', la mancanza di una relazione che porti anche qualcosa di nuovo oltre che un contesto in cui sia presente l'alcol.
- Potrebbe trattarsi di un bisogno di CONNESSIONE / APPARTENZA perché magari quando c'è l'alcol di mezzo non percepisce il suo affetto, la sua vicinanza, il suo supporto che sente rivolto all'alcol più che a Lei, Le mancano momenti di humor, svago, gioia e risate più presenti o, semplicemente, in assenza di alcol.
- Potrebbe trattarsi di un bisogno di SIGNIFICATO / AUTOREALIZZAZIONE, perché sente che con lui in quello stato Le manca la sua espressione autentica di sé, non falsata dall'alcol, o la presenza di uno scopo diverso dal bere, dal festeggiare, dal divertirsi, dall'estraniarsi...
Potrei andare avanti ma mi fermo qui perché il mio bisogno, in questo momento, è di farle capire cosa intendo e non di preparale il discorso da fare. Il senso è che in questo modo, partendo da Lei, non giudicando lui, il suo discorso diventa automaticamente inattaccabili. Sono cose che mancano a Lei e che non è detto che manchino anche al suo compagno. Dirle, permette a lui di sintonizzarsi con le Sue emozioni e i Suoi bisogni e comprendere meglio il Suo punto di vista, senza sentirsi attaccato. Dall'altro permette anche a Lei di avere delle basi solide da cui partire per condividere la Sua attuale posizione, anche affettiva, fargli delle richieste (come quella di dimostrare che è Lei a sbagliarsi e che lui non è dipendente, restando 2 settimane o 1 mese, ad esempio, senza bere) o delle offerte (nel caso in cui volesse aiutarlo). Da questa posizione, anche il fatto che Lei sapesse già che il suo compagno beveva, non mette in discussione ciò di cui ha bisogno ora. Può sempre dire che prima lo faceva meno e quelle cose non le mancavano, oppure che ora, alla luce anche del modello educativo che vuole trasmettere ai figli, questi comportamenti le risultano particolarmente sgradevoli e pericolosi. Se, detto questo, il Suo compagno continuerà i suoi comportamenti, non riconoscerà di avere un problema, allora è il caso che il problema inizi a manifestarlo lei, dicendogli chiaramente che non lo ama come prima, che questa situazione la sta' distruggendo e che ci tiene al suo benessere e a quelle dei suoi figli per cui prenderà le Sue decisioni. Spero di esserLe stato utile e non esiti a contattarmi, anche per un primo colloquio, in cui approfondire il caso e trovare un maggiore sostengo, in questo periodo di passaggio.
Dott.ssa Claudia Pica
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno, grazie per ciò che ha condiviso. Sento tristezza e preoccupazione nelle sue parole, ma anche il bisogno di essere aiutata per affrontare questa situazione e ridistribuire il carico di responsabilità che al momento avverte totalmente su di sè. Potrebbe valutare di iniziare un percorso per prendersi cura di sè e per ampliare la rete di supporto intorno a lei e alla sua famiglia.
Sono disponibile per un eventuale colloquio.
Dott.ssa Claudia Pica
Buonasera,
si sente quanto tu sia stanca, spaventata e anche sola nel gestire tutto questo… e quanto tu stia cercando di tenere insieme la relazione, proteggere i tuoi figli e capire cosa fare.

Da quello che descrivi, il problema non è “esagerare ogni tanto”: c’è un uso di alcol che sta diventando costante, con conseguenze sul comportamento, sulle discussioni e sul clima in casa. E il fatto che lui minimizzi e ribalti su di te rende tutto ancora più faticoso.

È comprensibile che tu sia arrivata a pensare alla separazione: più che una “scusa”, sembra un modo per proteggerti e proteggere i tuoi figli, che già stanno percependo e soffrendo la situazione.

Purtroppo, se lui non riconosce il problema, non puoi cambiarlo da sola. Quello che però puoi fare è non restare tu senza supporto: avere uno spazio tuo (anche terapeutico) può aiutarti a fare chiarezza e prendere decisioni più solide, senza sentirti sbagliata.

Quello che stai vivendo è pesante, e ha senso che ti stia “distruggendo”. Non devi affrontarlo da sola.

Un caro saluto,

Dott.ssa Filomena Petrone
Cara, da quel che racconta emerge che lei si trova avvolta in una trama dove il suo sguardo sulla realtà viene sistematicamente sconfessato, lasciandola sola a farsi carico di una verità che non trova posto nel legame. Questa discrasia sembrerebbe alimentare un’ansia profonda, rischiando di farla scivolare in uno stato di depressione dinanzi a un altro che nega ogni limite. Sarebbe prezioso che lei potesse interrogare questo stallo con un professionista, esplorando se il rifiuto del suo compagno di riconoscere il proprio eccesso la costringa in una posizione di sacrificio insostenibile.Cari saluti.
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, il problema di alcolismo del suo compagno è serio e molto pesante anche per chi vive con lui. Non si tratta di amarlo di meno, questo lo sa ma di tutela sua e dei suoi figli. Chieda innanzitutto aiuto per lei, per capire come sta, come muoversi e come tutelarsi.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, da quello che descrive sta vivendo una situazione molto faticosa e dolorosa e la sua preoccupazione è comprensibile, sia come compagna sia come madre.
Il comportamento del suo compagno sembra assumere le caratteristiche di un uso problematico di alcol, che tende a essere negato o minimizzato da chi lo vive. Questo la mette in una posizione difficile, perché ogni tentativo di confronto viene ribaltato su di lei.

E' importante considerare che lei non può cambiare il comportamento del suo compagno se lui non riconosce un problema. Può però proteggere se stessa e i suoi figli, che già stanno mostrando disagio.

Potrebbe aiutarla spostare il focus da “convincerlo” a chiarire per sé quali sono i suoi limiti: cosa è disposta a tollerare e cosa no, soprattutto in presenza dei bambini. Dare dei confini chiari (ad esempio rispetto ai comportamenti aggressivi o all’alcol in casa) è un primo passo importante.

Allo stesso tempo, non resti sola: un supporto per lei, anche individuale, può aiutarla a orientarsi nelle scelte e a sostenere i figli in questo momento.

La sua fatica merita ascolto e tutela, se sente che questa situazione stia diventando troppo per lei, contatti uno/a psicologo/a per essere supportata.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott. Leonardo Iacovone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, e grazie per aver scritto.
Quello che descrive è una situazione seria, e lei non sta esagerando, quello che vede è reale.
Il quadro che descrive, bere ogni giorno inclusi i giorni lavorativi, sostituire i pasti con alcolici, non reggersi in piedi la sera, arrabbiarsi e insultare quando rientra, negare il problema e colpevolizzare lei quando viene affrontato, è un quadro di dipendenza da alcol conclamata. Non è una questione di carattere o di abitudine, è una malattia che segue schemi molto precisi, e uno di questi schemi è esattamente quello che lei vive: il diniego totale da parte di chi ne soffre, accompagnato dalla tendenza a far sentire chi sta vicino come il vero problema.
C'è anche un elemento che non va sottovalutato: lei scrive che il suo sguardo la spaventa. Questo è un segnale a cui dare ascolto, non da minimizzare.
I suoi figli stanno crescendo in un ambiente in cui vedono un adulto ubriaco e litigi frequenti. Questo lascia tracce, e anche loro meritano protezione e attenzione.
Riguardo a cosa fare: lui difficilmente chiederà aiuto da solo finché non toccherà il fondo, perché la dipendenza si difende esattamente così, negando e spostando la colpa. Lei non può guarirlo, non può convincerlo, non può amarlo abbastanza da farlo smettere. Può però decidere cosa è disposta ad accettare per sé e per i suoi figli.
Il consiglio più urgente è di cercare supporto per sé stessa, attraverso un percorso psicologico individuale, che la aiuti a fare chiarezza su cosa vuole e come tutelarsi. Esistono anche gruppi di supporto specifici per i familiari di persone con dipendenza da alcol, che possono offrire comprensione concreta da parte di chi vive situazioni simili.
Se desidera un confronto, non esiti a contattarmi, sono qui.
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
Buonasera,
Quello che descrive è una situazione molto faticosa e comprensibilmente destabilizzante, e le sue reazioni non solo sono legittime, ma raccontano quanto lei stia cercando di tenere insieme molte cose contemporaneamente, come il rapporto di coppia, il benessere dei suoi figli e anche un senso di responsabilità verso il suo compagno.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, è importante partire da un punto: il comportamento del suo compagno non riguarda solo lui, ma sta influenzando l’intero sistema familiare. L’uso di alcol che lei descrive non è occasionale, ma sembra strutturarsi come una modalità stabile, che incide sull’umore, sulla gestione della rabbia, sulla qualità della relazione e sul clima in casa. I momenti in cui lui minimizza o nega il problema, soprattutto quando è sobrio, sono parte di una dinamica che spesso mantiene il problema stesso, perché impedisce un reale confronto.
Lei si trova in una posizione molto complessa, da un lato prova amore e forse speranza che le cose possano cambiare, dall’altro sta vivendo paura, frustrazione e un senso crescente di solitudine. In mezzo ci sono i suoi figli, che non solo osservano, ma iniziano anche a dare un significato a ciò che vedono, provando vergogna e facendo domande. Questo è un segnale importante, perché indica che la situazione sta già avendo un impatto su di loro.
Quando lui le dice che è lei a esagerare o che vuole portargli via i figli, sta spostando il focus da sé alla relazione, mettendola in una posizione difensiva. Questo rischia di farle dubitare delle sue percezioni, ma quello che lei descrive è molto chiaro, cioè ci sono comportamenti che la spaventano, che la fanno stare male e che creano tensione familiare. Questo è un dato di realtà, non un’esagerazione.
Le chiederei di provare a spostare per un momento lo sguardo: se una persona esterna osservasse la vostra famiglia, cosa vedrebbe? Vedrebbe una situazione gestibile o una situazione che richiede un cambiamento? E ancora, cosa direbbero i suoi figli tra qualche anno di questo periodo?
Un altro punto centrale riguarda i limiti. Lei non può controllare o cambiare il comportamento del suo compagno se lui non riconosce il problema, ma può iniziare a definire con più chiarezza cosa è tollerabile per lei e cosa no, soprattutto in relazione alla sicurezza emotiva sua e dei suoi figli. A volte il cambiamento nel sistema non avviene cercando di convincere l’altro, ma modificando la propria posizione dentro la relazione.
La sua idea di separarsi non va letta come un fallimento, ma come un tentativo di protezione. Non significa necessariamente che debba prendere subito una decisione definitiva, ma è importante che lei si autorizzi a considerare anche questa possibilità senza sentirsi in colpa.
Quello che sta vivendo meriterebbe di essere condiviso e sostenuto anche al di fuori della coppia, ovvero uno spazio per lei, magari con un professionista, potrebbe aiutarla a fare chiarezza e a non affrontare tutto questo da sola.
Non è lei a non amare più come prima, spesso, quando una relazione si trova dentro dinamiche così faticose, è il contesto che cambia il modo in cui ci si sente. La sua sofferenza è un segnale importante, non qualcosa da mettere da parte.
Spero esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Gentile Signora,
da ciò che descrive emerge una situazione molto faticosa, che non va minimizzata. Il comportamento del suo compagno sembra indicare un possibile problema con l’alcol, ma quando una persona non lo riconosce è difficile aiutarla direttamente.
È importante però non perdere di vista lei e i suoi figli. il disagio, le paure e le tensioni che vivete sono segnali da prendere sul serio. Non è lei a esagerare.
Non può controllare il comportamento del suo compagno, ma può proteggere sé stessa e i suoi figli, anche ponendo dei limiti chiari. Può essere utile rivolgersi a un professionista per avere supporto e orientamento nelle scelte, senza dover affrontare tutto da sola.
Un caro saluto
Salve, ho letto a fondo ciò che ha scritto perché è una situazione sicuramente da non sottovalutare., soprattutto in termini de esclatation sempre più aggressivi.
Sicuramente, nonostante le sue buoni intenzioni, non si può obbligare suo marito a rivolgersi ad un professionista, perché in primis dev'essere lui a riconoscere che sta abusando di sostanze alcoliche, le quali sono pericolose anche per la sua salute fisica oltre che psichica.
Comprendo come questa situazione abbia delle ripercusioni in lei e nei suoi figli ed in generale nel contesto famiglia.
Ciò che lei può fare è chiedere sicuramente un supporto psicologico e capire qual è la strada da perseguire per non mettere in pericolo nè lei stessa nè i suoi figli.
Un argomento così delicato va discusso in un contesto privato per questo non mi dilungo nella risposta, anche perché vanno compresi tanti altri elementi che, per ovvie ragioni, non possono emergere qui.
Rimango a sua disposizione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera gentile Sig.ra
immagino quanto possa essere dolorosa la Sua situazione accanto a un compagno dipendente dall'alcol ed incapace di riconoscere i propri problemi. Se Lei pensa di non amare più quest'uomo forse potrebbe ricorrere alla separazione e iniziare a ricostruire la Sua vita su basi più solide e stabili. L'alcolismo del Suo compagno andrebbe affrontato in un gruppo di mutuo aiuto, giacché per questo tipo di dipendenze i gruppi funzionano meglio dei singoli terapeuti, ma il problema è che quest'uomo non ammette di avere bisogno di aiuto e se la prende con Lei. Forse la psicoterapia potrebbe essere più utile per Lei, per rafforzare se stessa e le proprie convinzioni in un momento in cui si sente ingiustamente accusata di volere togliere i figli al Suo compagno. La psicoterapia potrebbe aiutare Lei a fare una scelta adulta ed a cambiare pagina definitivamente. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Maria Carla del Vaglio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Buonasera,
da ciò che descrive emerge una situazione che merita molta attenzione e che comprensibilmente la sta mettendo in forte difficoltà.
Il comportamento del suo compagno non sembra riconducibile a un semplice “bere per svago”, ma presenta diversi elementi compatibili con un possibile problema di abuso di alcol, se non di vera e propria dipendenza (uso quotidiano, perdita di controllo, minimizzazione del problema, irritabilità e aggressività, difficoltà a riconoscere le conseguenze). In questi casi è frequente che la persona neghi o ridimensioni, mentre chi sta accanto vive un crescente senso di confusione, frustrazione e paura, proprio come sta accadendo a lei.
C’è poi un aspetto molto importante che riguarda i suoi figli. I segnali che descrive, come l’imbarazzo, il disagio e lo sguardo preoccupato verso questa figura adulta, indicano che stanno già percependo un clima non sereno. Proteggere loro, oltre che se stessa, è una priorità.
Purtroppo non è possibile aiutare qualcuno che non riconosce il problema se non c’è una minima disponibilità al cambiamento. Tuttavia lei non è senza strumenti. Può iniziare a lavorare su ciò che è sotto il suo controllo: mettere dei limiti chiari rispetto ai comportamenti che non è più disposta a tollerare, evitare di entrare in discussioni quando lui è sotto effetto dell’alcol, e soprattutto cercare un supporto per sé.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza, a sostenere il peso emotivo di questa situazione e a valutare con maggiore lucidità le scelte possibili, compresa quella di una eventuale separazione, che non è una “sconfitta” ma, in alcuni casi, un atto di tutela.
In parallelo, se in futuro dovesse aprirsi uno spiraglio, il suo compagno potrebbe essere orientato verso servizi specifici per le dipendenze, come i SERD (Servizi per le Dipendenze), che lavorano proprio su queste problematiche. Ma questo passaggio richiede una sua adesione.
Non minimizzi quello che sta vivendo. La sofferenza che descrive è reale e significativa, e merita ascolto e supporto.

Resto a disposizione se desidera approfondire.
Dott. Antonio La Rocca
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Ribera
Buongiorno, chiaramente è una situazione molto delicata in quanto non coinvolge unicamente Lei ma anche i suoi figli. Non è inusuale che chi si trova in una situazione di abuso di sostanze tenda a minimizzare o negare apertamente il problema, a maggior ragione quando si tratta di sostanze legali e socialmente accettate come l'alcool.
Non c'è una sola strada percorribile in questi casi e bisogna valutare se magari ci sono, da parte del suo compagno, dei momenti in cui mostra delle "aperture" verso la messa in discussione delle sue abitudini rispetto all'alcool, magari in quei momenti è possibile parlarne senza farlo sentire accusato o attaccato sulla questione relativa ai figli.

Una possibile strada da percorrere è quella di rivolgersi ai SERvizi per le Dipendenze (SERD), anche solo per un consiglio più dettagliato e approfondito dato da professionisti che si occupano nello specifico di queste problematiche, in modo da scegliere i passaggi più adeguati per tutelare tutti quanti.
Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso questa situazione davvero difficile della sua sfera affettiva.
Ha esordito dicendo ha il sospetto che il suo partner abbia un problema con l'alcol. In realtà, da quello che ci dice, toglierei la parola sospetto: si tratta di un chiaro problema di alcolismo. Lo si evince anche dalla risposte che le da' il suo compagno da sobrio: tutti gli alcolisti sono convinti di saper reggere l'alcol, che non hanno bisogno di aiuto e che sono in grado di autocontrollarsi.
Lei non può certo convincerlo di quale sia la soluzione migliore per lui, ma può e deve difendere la sua sicurezza e quella dei suoi figli. L'alcolismo declina molto spesso in comportamenti violenti e iracondi, il limite è facilmente superabile proprio perché non c'è un livello di consapevolezza e la minima scintilla può scatenare reazioni impulsive.
Quindi, non si tratta di cosa vuole fare lui, ma di cosa volete fare lei e i suoi figli. Ci sono centri a cui vi consiglio di rivolgervi, per prevenire ed evitare una escalation di episodi spiacevoli e pericolosi. So bene che queste decisioni sembrano andare contro l'affetto che si prova per il proprio partner, ma in realtà è esattamente un atto d'amore prendere le distanze e impedire a lui di creare disagio e danno, agli altri e a sé stesso.
Non attenda che ci sia il primo vaso rotto, la prima minaccia o il primo occhio nero. Probabilmente un segnale forte e concreto di separazione, almeno temporanea, è un modo per far comprendere al suo partner di dover risolvere il suo evidente problema di alcolismo (chi beve da solo mezza bottiglia di gin ogni week end non ha bisogno di diagnosi).
Vi auguro di uscire al più presto da questa situazione. Rimango a disposizione.
Dott. Antonio Cortese
Gentile signora,
da ciò che descrive, il comportamento del suo compagno appare compatibile con un problema di abuso di alcol, che nel tempo sembra essersi strutturato in una vera e propria dipendenza. Non si tratta quindi di “semplici abitudini” o di momenti occasionali, ma di una condizione che può avere un impatto significativo sia sulla persona che su chi le sta accanto.
È importante sottolineare un punto fondamentale: lei non è responsabile del comportamento del suo compagno, né può farsi carico di “risolvere” il suo problema al posto suo. Spesso chi vive accanto a una persona con dipendenza finisce, anche inconsapevolmente, per sentirsi in colpa o per dubitare della propria percezione della realtà, soprattutto quando l’altro minimizza o nega il problema. Tuttavia, il disagio che lei prova è reale e merita ascolto.
Sta facendo qualcosa di molto importante: riconoscere che questa situazione non è sostenibile, soprattutto considerando anche il benessere dei suoi figli. La tutela sua e dei suoi figli deve rimanere una priorità.
Purtroppo, senza una presa di consapevolezza da parte del suo compagno, è difficile che il cambiamento avvenga. Lei può provare a esprimere i suoi bisogni e porre dei limiti chiari, ma non può modificare il comportamento dell’altro se lui non riconosce il problema.
In questo momento potrebbe esserle utile cercare un supporto per sé, per essere accompagnata nelle scelte e nella gestione emotiva di questa situazione, anche in vista di eventuali decisioni importanti come una separazione.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Daniela Murgianu
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Buonasera, solitamente chi soffre di dipendenze nega di soffrirne.
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
dalle sue parole emerge una situazione molto faticosa, che sembra aver preso forma nel tempo e che oggi coinvolge non solo lei, ma anche i suoi figli e l’equilibrio familiare.
Quello che descrive appare come un cambiamento progressivo: da un uso dell’alcol legato a momenti sociali, a una presenza sempre più costante e pervasiva nella quotidianità. In questo passaggio, sembra essersi modificato anche il clima relazionale: l’irritabilità, le discussioni, gli insulti, fino a momenti in cui dice di sentirsi spaventata.
In queste dinamiche può accadere che la persona che beve tenda a minimizzare o negare il problema, mentre chi sta accanto si trova a vivere una realtà sempre più pesante, difficile da nominare e da far riconoscere. Questo scarto tra ciò che lei vede e ciò che lui riconosce può generare una sensazione di solitudine e impotenza molto intensa.
Da una parte c’è il legame affettivo che la tiene ancora dentro questa relazione, dall’altra la preoccupazione — per sé e per i suoi figli — rispetto a un comportamento che sta diventando sempre più difficile da sostenere. Anche il fatto che i suoi figli inizino a reagire e a vergognarsi indica quanto la situazione stia trovando spazio anche nel loro vissuto.
Quando scrive che si sente distrutta, sembra emergere non solo la fatica pratica, ma anche un logoramento emotivo profondo, legato al trovarsi ripetutamente in una situazione che non cambia, nonostante i tentativi di parlarne.
In questi casi, più che cercare di convincere l’altro a riconoscere il problema — cosa che, come vede, spesso incontra resistenza — può diventare importante spostare l’attenzione su di lei: su quali sono i suoi limiti, cosa è tollerabile e cosa non lo è più, e quale tipo di protezione desidera costruire per sé e per i suoi figli.
Uno spazio psicologico può aiutarla proprio in questo: a sostenere un processo in cui possa ritrovare chiarezza e forza rispetto ai suoi bisogni e ai confini di cui necessita. Col tempo, anche dentro situazioni molto complesse, può diventare possibile uscire da una posizione di sola resistenza e iniziare a costruire scelte che tengano conto delle sue esigenze.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,

dal suo racconto emerge una situazione complessa e molto stressante, sia per lei sia per i suoi figli. La descrizione di un consumo di alcol crescente, accompagnato da comportamenti aggressivi e da conflitti in famiglia, può indicare la presenza di un problema legato all’alcol, che spesso richiede un intervento specialistico. Non è raro che chi ha difficoltà con l’alcol minimizzi o neghi il problema, mentre l’impatto sulle persone vicine diventa evidente e doloroso.

In casi come questo, è importante tutelare la propria sicurezza e quella dei figli, valutare i limiti personali e le scelte di convivenza, e considerare percorsi di supporto specifici. Parlare con un professionista esperto può aiutare a chiarire la situazione, individuare strategie concrete e sostenere decisioni informate, comprese eventuali separazioni o interventi terapeutici.

Vista la complessità della situazione, le consiglio di approfondire con uno specialista, che possa valutare il quadro nel dettaglio e suggerire il percorso più adeguato per lei e la sua famiglia.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Sara Segoloni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buonasera, grazie per aver condiviso una situazione così complessa.

Da ciò che descrive, il problema non è solo il bere, ma ciò che accade dopo: perdita di controllo, aggressività, svalutazione e un impatto diretto anche sui suoi figli.

È importante dirlo chiaramente: quando una persona nega il problema e rifiuta ogni confronto, non è possibile aiutarla se non c’è una sua minima consapevolezza.

Allo stesso tempo, emerge un punto centrale: lei sta cercando di gestire qualcosa che sta oltre i suoi confini. Non può controllare il suo comportamento, ma può iniziare a proteggere sé stessa e i suoi figli.

I ragazzi stanno già percependo il disagio, e questo è un segnale importante da non sottovalutare.

Più che convincerlo a cambiare, può essere utile chiedersi: fino a dove sono disposta a tollerare questa situazione?

Se sente che questo la sta distruggendo, è fondamentale non restare sola: un supporto psicologico può aiutarla a chiarire i suoi limiti, le sue risorse e le possibili scelte, anche rispetto alla separazione.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
quello che descrive non è solo una difficoltà di coppia, ma una situazione che la sta mettendo in una posizione molto faticosa e, per certi aspetti, anche rischiosa sul piano emotivo per lei e per i suoi figli.

Il comportamento del suo compagno, per come lo racconta, non sembra più legato a “qualche serata”, ma a un uso dell’alcol che è diventato quotidiano, giustificato e difeso. Il fatto che minimizzi, che ne vada quasi fiero, che neghi il problema anche quando lei prova a parlarne e che reagisca con rabbia o aggressività, sono segnali importanti. Non è lei che sta esagerando: è una situazione che ha un impatto reale sulla vita familiare.

C’è un aspetto che pesa molto nelle sue parole: lei si trova sola a vedere il problema e a cercare di affrontarlo, mentre lui lo nega e ribalta su di lei la responsabilità, arrivando a dirle che è lei a non amarlo abbastanza. Questo tipo di dinamica può portare, nel tempo, a dubitare di sé stessi e a sentirsi confusi, ma da ciò che racconta la realtà è piuttosto chiara.

In più, i suoi figli stanno iniziando a rendersi conto di ciò che accade. Il loro disagio, la vergogna che provano, sono segnali che la situazione sta già avendo un effetto su di loro. Questo è un elemento molto importante da tenere presente, perché spesso i bambini e i ragazzi percepiscono molto più di quanto si pensi, anche quando non viene detto apertamente.

È comprensibile che lei pensi alla separazione: non come “punizione” per lui, ma come possibile forma di tutela per sé e per i suoi figli. Allo stesso tempo, è normale sentirsi bloccati, perché c’è amore, c’è una storia e c’è la speranza che lui possa cambiare.

Purtroppo, però, un cambiamento reale rispetto all’alcol può avvenire solo se la persona riconosce di avere un problema. Finché lui nega e rifiuta qualsiasi aiuto, lei non può “convincerlo” da sola, né con le parole né con la pazienza.

In questo momento, il punto più importante è spostare l’attenzione da “come far smettere lui” a “come proteggere me stessa e i miei figli dentro questa situazione”. Questo può significare iniziare a mettere dei confini più chiari, ad esempio non accettare il contatto quando è ubriaco, non entrare in discussioni in quei momenti, e soprattutto iniziare a valutare concretamente quali sono le sue possibilità e le sue risorse nel caso decidesse di allontanarsi.

Non deve affrontare tutto questo da sola. Un supporto per lei, anche individuale, può aiutarla a fare chiarezza, a sentirsi meno isolata e a prendere decisioni più solide, senza essere travolta dal senso di colpa o dalla paura.

Il fatto che lei dica “questa situazione mi sta distruggendo” è già un segnale molto chiaro: qualcosa, così com’è ora, non è più sostenibile. E ascoltare questo segnale è un primo passo importante, non contro di lui, ma a favore della sua salute e di quella dei suoi figli.

Se vuole, possiamo anche ragionare insieme su come affrontare una conversazione con lui in un momento di lucidità, oppure su come iniziare a costruire, passo dopo passo, un piano più concreto per tutelarsi.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, purtroppo non è possibile aiutare chi non vuole essere aiutato. Pensi a se stessa e ai suoi figli e non si faccia trascinare nel baratro in cui suo marito sta cadendo. Cordiali saluti.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, grazie per aver trovato il coraggio di raccontare una situazione così pesante e complessa. Dalle sue parole emerge chiaramente quanto stia cercando di tenere insieme molte cose allo stesso tempo, l’amore per il suo compagno, la preoccupazione per i suoi figli, la fatica quotidiana e anche il senso di smarrimento su cosa sia giusto fare. Quello che descrive non è semplicemente “bere un po’ troppo”. È un comportamento che sta diventando sempre più frequente, che invade la quotidianità e che ha delle conseguenze concrete, sia sul piano relazionale sia sul clima familiare. Il fatto che lui minimizzi, giustifichi o ribalti la responsabilità su di lei è qualcosa che spesso accade in queste situazioni. Non perché lei stia esagerando, ma perché riconoscere il problema richiederebbe a lui di mettersi in discussione, cosa che al momento sembra non essere disponibile a fare. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è importante osservare anche cosa accade a lei dentro questa dinamica. Da una parte c’è il tentativo di capire, di spiegare, di aiutarlo, di farlo ragionare quando è sobrio. Dall’altra c’è la frustrazione, la paura, il senso di impotenza quando la situazione si ripete e quando i suoi tentativi non portano cambiamenti. In mezzo a tutto questo ci sono i suoi figli, che stanno iniziando a vedere e a reagire, e questo aggiunge un ulteriore peso emotivo. Un punto molto importante è questo: lei non può controllare il comportamento del suo compagno, né convincerlo a cambiare se lui non riconosce il problema. Continuare a cercare di farlo ragionare, soprattutto se ogni volta si scontra con negazione o accuse, rischia di esporla continuamente a delusione e logoramento. Questo non significa arrendersi, ma iniziare a spostare il focus su ciò che è sotto il suo controllo, cioè il modo in cui lei sceglie di stare dentro questa situazione e i limiti che decide di darsi. Il fatto che lei stia pensando alla separazione non è un segno di fallimento, ma il tentativo di proteggere se stessa e i suoi figli da un contesto che sta diventando sempre più difficile. Allo stesso tempo è comprensibile che questa scelta sia carica di dubbi, paure e senso di responsabilità. Anche il comportamento dei suoi figli è un segnale importante. I bambini e i ragazzi percepiscono molto più di quanto si pensi, e il loro disagio merita attenzione. Non solo per ciò che vedono, ma anche per il clima emotivo in cui stanno crescendo. In una situazione come questa, può essere davvero utile avere uno spazio di supporto tutto per lei. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché sta portando un carico molto grande e ha bisogno di un luogo in cui poter fare chiarezza, capire quali sono i suoi bisogni, i suoi limiti e le possibili strade da percorrere. Un percorso di tipo cognitivo comportamentale può aiutarla a uscire da questa sensazione di blocco, a gestire meglio le emozioni che questa situazione le provoca e a prendere decisioni più consapevoli, senza essere travolta dal senso di colpa o dalla confusione. A volte, quando si è dentro dinamiche così complesse, si perde il contatto con ciò che è tollerabile e ciò che non lo è più. Ritrovare questo confine è un passaggio fondamentale, soprattutto quando ci sono dei figli coinvolti. Quello che sta vivendo è comprensibilmente logorante, ma non è qualcosa che deve affrontare da sola. Prendersi uno spazio per sé, per comprendere e orientarsi, può essere il primo passo per uscire da questa situazione con maggiore chiarezza e tutela. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Andrea Rolla
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Padova
Buongiorno, dalla descrizione che fa sembra che suo marito soffra di dipendenza dall'alcool. Purtroppo non è una situazione facile da cui uscire, specialmente se non riconosciuta; considerata la presenza di minori in età evolutiva e le crisi di rabbia l'idea di separarsi non mi sembra cattiva
Dott.ssa Serena Maugeri
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Cara utente,
mi dispiace molto leggere la Sua situazione. È evidente che sta vivendo un dolore profondo e una grande paura, ed è importante che Lei riconosca che non sta esagerando, e che la Sua preoccupazione è più che fondata.
Bere gin tonic a pranzo al posto del cibo e arrivare a bere mezza bottiglia di gin nel weekend, con comportamenti aggressivi, indica una forte dipendenza fisica e psicologica dall'alcol. Il Suo compagno sta negando il problema, ma gli indicatori di una dipendenza sono presenti.
Anche accusarla di non amarlo o di volerlo manipolare fanno parte della negazione. I suoi comportamenti (litigi, insulti, minimizzazioni) sono tipici di una dipendenza, e chi ha una dipendenza spesso cerca di difenderla.
È bene che Lei sappia, che tenga ben a mente, che l'alcolismo del Suo compagno NON È in alcun modo colpa Sua, e NON È compito Suo salvarlo, proteggerlo o controllarlo. La priorità, in questi casi, è il benessere dei minori coinvolti. Pensi a se stessa e ai suoi figli.
Cosa può fare adesso:
1. Si rivolga ad un Consultorio Familiare nella Sua zona. Sono servizi spesso gratuiti, e offrono supporto psicologico. Lei non è sola.
2. Metta dei confini chiari con il Suo compagno: "Non riesco più a reggere questa situazione. Se non vuoi far nulla in proposito, sarò costretta a prendere decisioni drastiche per me e per i miei figli". È importante che Lei non discuta con lui mentre è ubriaco.
3. Parli con i Suoi figli. Non cerchi di nascondere il problema. Dica loro che il Suo compagno ha un problema di salute, ma che farà quanto in Suo potere per proteggerli. Se ha bisogno di aiuto per comunicare con loro, si faccia affiancare dai professionisti del Consultorio. Lei non è sola.
4. Cerchi un gruppo Al-Anon (gruppi per familiari di alcolisti). Spesso ricercare persone con vissuti ed esperienze simili può aiutare ad alleviare la pressione psicologica. Ancora una volta, Lei non è sola.
È importante che si concentri su un unico, immenso fatto: la serenità Sua e dei Suoi figli è la priorità assoluta. La speranza che il Suo compagno capisca o che cambi da solo senza un percorso di disintossicazione è purtroppo irrealistica.
È infine importante ricordarLe che se si sente in pericolo e se lui diventa psicologicamente o fisicamente aggressivo è opportuno che Lei e i Suoi figli vi allontaniate dal Suo compagno e vi mettiate in contatto con un centro antiviolenza.
Coraggio. Le mando un forte abbraccio.

Dott.ssa Stefania La Rocca
Psicologo, Psicologo clinico
Paderno Dugnano
Buongiorno,
Quello che descrive è una situazione molto difficile e dolorosa, e la sua preoccupazione è assolutamente comprensibile, soprattutto per Lei e per i suoi figli. La situazione che sembra emergere dalle sue parole dipinge un quadro di abuso o di dipendenza dall'alcol, che è impensabile che possa essere gestito dal singolo, ma che richiede un trattamento sanitario (come qualsiasi altra dipendenza). Purtroppo, in questi casi è frequente che la persona non riconosca la difficoltà e rifiuti l’aiuto - aiuto che oltretutto non può essere imposto a persona maggiorenne costringendola a recarsi al SerD territoriale.

È importante sottolineare che Lei non può “convincerlo” né cambiarlo se lui non è disponibile a mettersi in discussione, come avviene in qualsiasi altra dipendenza, in cui il processo di guarigione deve iniziare dalla consapevolezza della persona che ne è affetta.
Può però proteggere sè stessa e i suoi figli, ponendo dei limiti chiari rispetto a ciò che è tollerabile, soprattutto quando il comportamento diventa offensivo o spaventante, senza sottovalutare la situazione.
Potrebbe essere utile per lei confrontarsi singolarmente con un professionista o con i servizi territoriali (anche per i familiari di persone con problemi di alcol), così da avere uno spazio di supporto e orientamento. Se la situazione diventa insostenibile, valutare una presa di distanza non è una “colpa”, ma una forma di tutela.

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