Buongiorno, avrei bisogno di capire come poter aiutare mio marito e mia suocera nel loro rapporto. M

26 risposte
Buongiorno, avrei bisogno di capire come poter aiutare mio marito e mia suocera nel loro rapporto. Mia suocera è l'esempio perfetto della sindrome della sorella maggiore, ovvero ha una sorella di 14 anni piu giovane di cui si è sempre presa cura fin dall'infanzia, l'ha aiutata in tutto, sia nel ruolo di madre (ha 3 figli di cui 2 gemelli e mia suocera aveva a suo tempo preso aspettativa al lavoro per aiutarla a crescerli nonostante fosse adulta, sposata e avesse ancora i nonni a disposizione) sia nel lavoro (è una pittrice/artista... la aiuta negli allestimenti e in tutti gli eventi che deve fare). Questa donna purtroppo è cresciuta appunto come "piccola di casa" aiutata in tutto e per tutto in ogni cosa, il problema è che tutt ora all alba dei 50 anni ritiene ancora "dovuto" che lei la assecondi in ogni cosa e mia suocera corre non appena lei chiama anche perchè nel corso degli anni ha spesso avuto momenti di "depressione" che usava assolutamente come ricatto quando le attenzioni non erano su di lei... il problema è che questo rapporto malsano sta logorando il rapporto con il figlio "vero" che è mio marito che non tollera più questa situazione e si sente "non visto"... lei ha sempre mille problemi, si è separata, ha problemi economici, una figlia soffre anche lei di depressione e mia suocera si carica di tutti questi problemi e giustamente è esausta e agitata... lui ha chiesto alla zia di alleggerire la situazione per sua madre e la risposta è stata che "è l'unica famiglia che ha"... lei non riesce a distinguere figlio e sorella e li equipara... è questo fa impazzire mio marito... a me spiace perchè è una brava nonna e una buona persona ma è completamente annullata per gli altri e rischia di perdere il figlio completamente e non so come posso aiutarli a parlarsi e aiutare lei a "lasciare andare" la sorella che sinceramente credo si sia un po' "accomodata" in questa situazione.
Dott.ssa Nunzia Madonna
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Caserta
Buongiorno,
quella che descrive è una situazione complessa, ma anche piuttosto chiara dal punto di vista relazionale: nel tempo si è creato un equilibrio familiare in cui sua suocera ha costruito il proprio ruolo sull’accudimento della sorella, mentre quest’ultima si è abituata a essere sostenuta e a considerarlo quasi “naturale”. Non si tratta quindi solo di qualcuno che approfitta, ma di un legame di dipendenza reciproca che si è consolidato negli anni.

Il punto più delicato oggi non è tanto il rapporto tra le due sorelle, quanto l’effetto che questo ha su suo marito, che comprensibilmente si sente messo in secondo piano e non riconosciuto nel suo ruolo di figlio. Il fatto che sua madre faccia fatica a distinguere tra i bisogni del figlio e quelli della sorella è ciò che lo ferisce maggiormente.

In questi casi, però, cercare di “far cambiare” direttamente sua suocera o convincere la zia a fare un passo indietro raramente funziona, perché rischia di irrigidire ancora di più le posizioni. È più utile lavorare su come suo marito può esprimere il proprio vissuto: non tanto attraverso accuse o richieste (“sei sempre da lei”, “dovresti cambiare”), ma comunicando in modo più personale e diretto il suo bisogno di relazione (“mi manchi”, “ho bisogno di sentirmi importante per te”). Questo tipo di comunicazione, meno attaccante, ha più possibilità di essere ascoltata.

Allo stesso tempo, è importante che lui inizi a costruire dei confini chiari, senza entrare in una logica di scontro: non si tratta di togliere qualcosa alla sorella, ma di creare uno spazio anche per il rapporto madre-figlio.

Per quanto la riguarda, può essere di grande aiuto sostenere suo marito senza entrare nel conflitto o nel ruolo di mediatrice, evitando di alimentare una lettura troppo semplificata (in cui la zia è “il problema”), perché questo spesso porta a irrigidire ulteriormente la situazione.

Infine, è utile tenere presente che cambiamenti profondi in dinamiche così radicate richiedono tempo, e talvolta sono solo parziali. Diventa quindi importante anche per voi trovare un vostro equilibrio come coppia, senza aspettare necessariamente che sia sua suocera a cambiare completamente.

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Quello che descrive è faticoso, soprattutto quando si ha la sensazione che una persona a cui si vuole bene si stia “consumando” per gli altri.

Ma c’è un punto delicato.

Sua suocera non sta semplicemente subendo qualcosa:
sta portando avanti un modo di stare nelle relazioni che le appartiene da sempre.

E spesso, anche quando dall’esterno sembra eccessivo, per chi lo vive è coerente, quasi necessario.

Il rischio, in queste situazioni, è spostarsi su un piano in cui si cerca di far cambiare lei o di “ridimensionare” la sorella.
È comprensibile, ma raramente funziona.

Perché più qualcuno prova a correggere questa dinamica, più lei può sentirsi non compresa o messa in discussione.

Dentro a questo si inserisce anche la posizione di suo marito.
Quando il vissuto è quello di non essere visto, è facile che entri una forma di confronto, anche implicito, con la zia.

E lì il rischio è che la relazione madre–figlio si trasformi in una specie di contesa, invece che in uno spazio autonomo.

Forse il passaggio non è aiutare sua suocera a “lasciare andare”, ma chiedersi:
che tipo di relazione vuole costruire suo marito con sua madre, così com’è?

Senza dover passare dalla zia.

E per lei, invece, il punto è ancora più semplice e più difficile insieme:
non mettersi in mezzo.

Perché nel momento in cui prova a sistemare, rischia di diventare parte del problema.

A volte l’aiuto più efficace è togliere pressione, non aggiungerne.
Lasciare che le relazioni trovino un loro equilibrio, anche imperfetto.

Se vuole, possiamo approfondire meglio la posizione di suo marito e capire come aiutarlo a muoversi in modo diverso dentro questa situazione.

Un caro saluto.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buonasera. La sua analisi è precisa, dettagliata, attenta.
Ha una premessa che mi lascia perplesso e che esprimo con una domanda: come si fa a cambiare un'altra persona?
Aggiungerei: perché ci ritroviamo a pensare che la nostra visione sia talmente corretta da ritenere che l'altro a priori dovrebbe cambiare e adattarvisi?
Naturalmente sono domande retoriche.
Per quanto faticoso, doloroso, possa essere, noi abbiamo anche il dovere di prenderci cura di noi stessi, sapendo che ci sono aspetti che non possiamo cambiare, perché per quanto ci tocchino, non dipendono da noi. O meglio: dipende da noi quanto vogliamo che ci tocchino.
Dunque forse chi in tutta questa storia suo malgrado potrebbe imparare a "lasciare andare" è proprio suo marito, che cerca una madre come non può averla. Dolore...
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, noto che è preoccupata per suo marito ed il suo benessere, sarebbe utile poter approfondire come si sente lei ad osservare questo turbine di emozioni ma soprattutto di gestione delle relazioni in cui i ruoli si confondono. Come lei dice il rapporto è tra suo marito e sua madre e su questo possiamo fare poco o nulla per modificare schemi che probabilmente si sono creati e mantenuti a partire dall'infanzia, ma possiamo lavorare su quelle che sono le sue emozioni e le sue preoccupazioni nel far parte di una sofferenza di suo marito, comprendendo anche quanto lui ne sia consapevole e/o disposto a chiedere un aiuto esperto, chiedersi anche quanto questo vissuto vada a prendere spazio e tempo nella vostra vita familiare. Per questo le consiglierei di trovare un suo spazio personale per poter parlare del suo vissuto, con l'ascolto e il supporto di uno psicologo.
Dott.ssa Paola Mazzoni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Gentilissima utente
grazie per aver condiviso una situazione cosi delicata. Quello che state vivendo è molro faticoso emotivamente ma purtroppo è una dinamica familiare ben nota in psicologia. Capisco perfettamente la sua preoccupazione e il dolore si suo marito che è legittimo nel non essere "visto" da sua madre.
Sua suocera è vittima di quello che chiamiamo in psicologia " genitorializzazione": avendo 14 anni più della sorella, ha ricoperto o è stata investita del ruolo di madre fin da giovanissima. Questo ha creato un legame do co-dipendenza in cui sua suocera ha bisogno di fare la "salvatrice" per sentirsi utile e la sorella fa la "vittima" pretendendo aiuto perché non in grado e non volenterosa di cavarsela da sola.
Le energie emotive di sua suocera sono state canalizzate nel mantenere questa dinamica disfunzionale con la sorella lasciando suo marito in una zona d'ombra. Non è che non ami il figlio ma è incastrata in questo ruolo madre-sorella da cui non sa uscire non essendosi svincolata dalla famiglia di origine.
Il suo contributo è prezioso ma delicato ed è opportuno che validi emotivamente le emozioni di suo marito offrendo uno spezio in cui non venga da una parte minimizzata la sua sofferenza nel sentirsi equiparato affettivamente alla zia né esasperato il conflitto con la madre.
E' importante altresì che suo marito si differenzi ed inizi a distinguere il suo valore personale dalla capacità della madre di vederlo.
Considerata la complessità della situazione che ha assunto una natura cronica sarebbe di gran beneficio per suo marito intraprendere un percorso psicologico affinché possa elaborare il lutto di una madre ideale a favore di un'accettazione dei limiti strutturali della madre reale. In più un percorso può aiutarlo a recidere il legame di dipendenza emotiva e a definire dei confini sani in modo da proteggere il suo benessere psichico dall'interferenze della famiglia di origine.
Un caro saluto

Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
La situazione vista dall'esterno è quella che sbilancia le relazioni familiari; purtroppo c'è un grave problema forse sua suocera non vede cosa voi vivete ( maggiormente il figlio suo marito). Si potrebbe parlare a cuore aperto con la suocera voi due insieme e cercare di farle capire che questi atteggiamento non sono sani per lei e che sostituirsi alle persone le rende " incapaci" . Ecco che in questo grande problema ci sarebbe la necessità che la suocera si avvicinasse ad un percorso di psicoterapia ma si potrebbe anche pensare di affrontare con voi ( figlio e nuora) e madre un percorso di terapia familiare che aiuterebbe a ristabilire i confini di contatto tra i membri. Questa seconda sarebbe una soluzione molto più soft rispètto a spingere la suocera ad affrontare una psicoterapia individuale del quale non ne sentirebbe l'esigenza. In alcuni contesti un alleato quale per esempio il medico di medicina generale o un altra persona di fiducia potrebbe facilitare questo percorso.
Buongiorno, grazie per aver descritto con tanta chiarezza una dinamica familiare così complessa.

Da ciò che racconti, sembra esserci un equilibrio relazionale costruito negli anni in cui tua suocera ha assunto un ruolo di “cura” molto forte verso la sorella, che nel tempo è diventato quasi un modello stabile e difficile da modificare. Non si tratta tanto di cattiva volontà, quanto di un funzionamento radicato, in cui lei si sente utile e necessaria, anche a costo di trascurare altri legami.

È comprensibile che tuo marito si senta messo in secondo piano: il suo bisogno di essere visto come figlio è legittimo. Allo stesso tempo, però, è difficile che tua suocera riesca a cambiare spontaneamente questo assetto senza una presa di consapevolezza personale.

Più che cercare di “farle lasciare andare” la sorella, può essere più utile aiutare tuo marito a esprimere i propri bisogni in modo chiaro e diretto (non contro la zia, ma a favore del loro rapporto), evitando di entrare in una dinamica di competizione.

Se la situazione resta bloccata, un supporto psicologico (anche solo per lui, o eventualmente familiare) potrebbe aiutare a rimettere dei confini più sani.

Un caro saluto.
Dottoressa Isabeau Bentivoglio
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
lei descrive molto bene una storia familiare complessa: sua suocera, la sorella di sua suocera, suo marito, i rapporti di dipendenza, le richieste continue, la stanchezza, la rabbia.
È come se vedessimo molto bene gli attori in scena, ma conoscessimo ancora poco la sceneggiatura e soprattutto chi la sta scrivendo.
La domanda allora non è solo come aiutare sua suocera, suo marito o la zia. La domanda è: lei dove si colloca dentro questa storia?
Perché spesso, quando chiediamo aiuto per gli altri, è perché non riusciamo più a sostenere noi una situazione. Questo non è un errore, ma va riconosciuto.
Sua suocera sembra una persona abituata a farsi carico di tutti. Sua zia, da come la descrive, sembra essersi molto accomodata in questo ruolo. Suo marito, invece, si sente non visto come figlio.
Ma lei non può salvare sua suocera, non può cambiare sua zia e non può sostituirsi a suo marito nel rapporto con sua madre.
Può però fare una cosa importante: chiarire la sua posizione.
Per ritrovare un po’ di serenità non deve risolvere i problemi degli altri, ma iniziare a chiarire il suo spazio.
Questo significa fare alcune cose semplici ma decisive: riconoscere cosa, di questa situazione, non riesce più a tollerare; smettere di cercare di rimettere ordine nella vita degli altri; sostenere suo marito senza sostituirsi a lui nel rapporto con sua madre; ritagliarsi uno spazio in cui lei non sia coinvolta continuamente nei problemi della famiglia allargata.

La serenità non arriva quando tutto si sistema, ma quando lei smette di stare in mezzo a tutto.
Non deve mettere a posto questa famiglia.
Deve ritrovare un posto per sé dentro questa famiglia.
Un caro saluto.

Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo e Psicoterapeuta
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive è una dinamica familiare molto complessa, in cui si intrecciano legami affettivi profondi, ruoli consolidati nel tempo e un forte carico emotivo distribuito in modo sbilanciato tra i diversi membri della famiglia. È comprensibile che lei si senta coinvolta e allo stesso tempo preoccupata, perché si trova a osservare da vicino una situazione che genera sofferenza in più direzioni. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, quando si analizzano situazioni di questo tipo, è utile spostare l’attenzione non tanto sulle intenzioni delle singole persone, quanto sui pattern relazionali che si sono costruiti nel tempo. In altre parole, ciò che oggi appare come una difficoltà attuale spesso è il risultato di ruoli che si sono stabilizzati negli anni e che continuano a ripetersi perché sono diventati familiari per tutti i membri coinvolti. Nel caso che descrive, sembra esserci una dinamica in cui una persona assume un ruolo fortemente accudente e di responsabilità verso l’altro, al punto da sacrificare parti significative della propria autonomia e dei propri confini personali. Quando questo tipo di assetto si protrae nel tempo, può diventare difficile per tutti i soggetti coinvolti ridefinire i limiti, perché si è costruito un equilibrio, seppur faticoso, che viene percepito come “normale” o inevitabile. All’interno di questo sistema, è comprensibile che suo marito possa sentirsi non visto o in secondo piano, perché il legame tra la madre e la sorella sembra assorbire molte energie emotive e pratiche. Allo stesso tempo, la suocera appare collocata in una posizione di grande responsabilità emotiva, quasi come se fosse diventata il punto di riferimento centrale per più persone, con un conseguente sovraccarico. Un aspetto importante da considerare, dal punto di vista psicologico, è che quando una persona ha costruito per anni la propria identità anche attraverso il prendersi cura degli altri, il “lasciare andare” non è semplicemente una scelta razionale, ma un processo emotivo complesso che può generare senso di colpa, ansia o perdita di significato personale. Questo rende difficile un cambiamento improvviso o imposto dall’esterno. Per questo motivo, spesso il cambiamento più sostenibile non passa attraverso interventi diretti o tentativi di convincimento, ma attraverso piccoli spostamenti progressivi nella comunicazione e nei confini relazionali. Ad esempio, aiutare ciascun membro della famiglia a riconoscere i propri bisogni senza negarli o reprimerli può essere un primo passo importante, anche se non immediatamente risolutivo. Nel caso di suo marito, il bisogno di sentirsi riconosciuto come figlio e non solo come una figura periferica è un bisogno legittimo, e trovare modalità per esprimerlo in modo chiaro ma non conflittuale può essere un elemento chiave. Allo stesso tempo, per la suocera, può essere utile iniziare a distinguere gradualmente ciò che è supporto affettivo da ciò che diventa una forma di obbligo continuo, anche se questo richiede tempo e consapevolezza. In situazioni come questa, un percorso psicologico può essere particolarmente utile non tanto per “cambiare” qualcuno, ma per aiutare il sistema familiare a leggere le proprie dinamiche in modo più consapevole e meno automatico. Un approccio cognitivo comportamentale, in particolare, può aiutare a individuare i meccanismi che mantengono certi schemi relazionali e a costruire modalità comunicative più funzionali, rispettando i legami ma anche i confini individuali. Il suo ruolo, da ciò che emerge, sembra molto delicato e al tempo stesso prezioso, perché si colloca come osservatrice partecipe ma non direttamente coinvolta nella storia originaria. Questo può permettere, se gestito con attenzione, di facilitare una maggiore consapevolezza tra i membri della famiglia, senza però assumere su di sé il peso di una responsabilità che appartiene a loro. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
La situazione che descrive richiama dinamiche di confini familiari poco definiti, in cui i ruoli all'interno del sistema relazionale risultano sfumati. In ottica cognitivo-comportamentale, si tratta di un pattern che si struttura nel tempo attraverso rinforzi ripetuti: la suocera riceve gratificazione dal ruolo di caregiver, mentre la sorella ha imparato ad aspettarsi quel tipo di supporto senza sviluppare piena autonomia.

La difficoltà per suo marito è che si trova a fare i conti con una madre emotivamente disponibile verso l'esterno, ma meno presente nel nucleo familiare ristretto. Questo può generare pensieri automatici del tipo "non sono abbastanza importante" o "le mie esigenze non contano", con conseguente frustrazione e risentimento.

Un intervento utile potrebbe essere un percorso di coppia, per aiutare suo marito a comunicare i propri bisogni in modo assertivo senza colpevolizzare la suocera, e per trovare insieme una gestione più equilibrata dei confini familiari. Le consiglio di evitare di posizionarsi come mediatore diretta: il cambiamento deve partire dai diretti interessati, possibilmente con il supporto di un professionista.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott.ssa Ilaria Forcina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara utente, grazie per questa condivisione. E’ molto ammirevole la sua capacità di analizzare una situazione familiare che si presenta tanto complessa quanto delicata. Si evince la preoccupazione per sua suocera, ma soprattutto per suo marito, che, purtroppo “non si sente visto” da sua madre, come lei scrive. Tuttavia, nonostante le sue buone intenzioni, non può farsi carico lei di modificare una situazione che coinvolge diverse figure, legate tra loro da rapporti che si sono strutturati in un certo modo nel tempo, soprattutto perché, da quanto sembra, queste persone sembrano inconsapevoli di una sofferenza che lei invece vede benissimo. Potrebbe sostenere suo marito ad accogliere le scelte di sua madre, pur non condividendole, e a trovare un modo suo, che sia il più utile per lui, di gestire la relazione con lei. Possiamo intervenire su noi stessi, ma non possiamo cambiare gli altri e tantomeno accompagnare un cambiamento, se non c’è volontà di cambiare. Se suo marito ne sentisse il bisogno, il modo in cui lei potrebbe aiutarlo è consigliargli di chiedere un consulto psicologico per aprire uno spazio personale di riflessione, che sia di sostegno, per lui, per elaborare il vissuto legato a questa situazione.
Un caro saluto
Buongiorno,
ho letto con attenzione la sua situazione e credo sia importante capire come si sente lei in questa situazione.
Credo che un percorso di terapia di tipo psicologico la potrebbe aiutare a comprendere e gestire le sue emozioni in merito a suo marito e sua suocera per poter relazionarsi al meglio con loro e di conseguenza essere d'aiuto.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
la situazione che descrive è complessa ma purtroppo non rara: si tratta di una dinamica familiare in cui i ruoli si sono “cristallizzati” nel tempo, creando uno squilibrio che oggi presenta il conto sul piano emotivo e relazionale.
Quella che lei definisce “sindrome della sorella maggiore” può essere letta, in termini psicologici, come una forma di iper-responsabilizzazione precoce: sua suocera ha interiorizzato un ruolo di accudimento molto forte, quasi genitoriale, nei confronti della sorella. Questo schema, se non viene rielaborato, tende a ripetersi automaticamente anche in età adulta, portando la persona a sentirsi responsabile del benessere altrui, spesso a scapito di sé stessa e di altri legami importanti.
Dall’altra parte, la sorella sembra essersi adattata a questo equilibrio, sviluppando una modalità più dipendente. Quando in una relazione uno dà molto e l’altro riceve molto, nel tempo si crea una sorta di “patto implicito” difficile da rompere, anche se disfunzionale. I momenti di sofferenza (come quelli depressivi che cita) possono, anche inconsapevolmente, rinforzare questo legame basato sul bisogno e sul senso di dovere.
Il punto critico che lei evidenzia è fondamentale: suo marito si sente non visto e messo sullo stesso piano della zia, e questo mina il legame madre-figlio. È una reazione comprensibile, perché i figli hanno bisogno di sentirsi prioritari, o comunque riconosciuti in modo diverso rispetto ad altri familiari.
Come potete muovervi?


È importante che suo marito esprima il proprio vissuto emotivo, evitando accuse (“sei sempre per tua sorella”) e utilizzando invece frasi centrate su di sé (“mi sento messo da parte”, “ho bisogno di più spazio nella nostra relazione”).


Sua suocera, probabilmente, non è pienamente consapevole dell’impatto delle sue scelte, perché agisce secondo uno schema automatico di “dovere”.


Cercare di “convincerla” a lasciare andare la sorella rischia di generare resistenza: più utile è aiutarla a riflettere su sé stessa, sul suo livello di stanchezza e sui suoi bisogni personali, che sembrano molto trascurati.


Può essere utile introdurre gradualmente il tema dei confini: aiutare non significa annullarsi.


Lei, nel suo ruolo, può facilitare il dialogo mantenendo una posizione equilibrata, senza schierarsi apertamente, ma valorizzando i bisogni di entrambe le parti.


Va anche considerato che rompere un equilibrio familiare così radicato può generare sensi di colpa molto forti in sua suocera, ed è per questo che spesso queste situazioni non cambiano facilmente.
Per questo motivo, quando le dinamiche sono così profonde e coinvolgono più membri della famiglia, può essere davvero utile un percorso di supporto psicologico, individuale o familiare, che aiuti a ridefinire i ruoli e a costruire modalità relazionali più sane.
Resto dell’idea che un approfondimento con uno specialista possa offrire uno spazio protetto in cui tutti possano essere ascoltati e accompagnati nel cambiamento.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, grazie per aver descritto la situazione con così tanta attenzione.
Quello che emerge è una dinamica familiare che si è costruita nel tempo e che oggi sta mostrando i suoi effetti: sua suocera ha assunto per anni un ruolo di accudimento molto forte verso la sorella, quasi sostitutivo, e questo tipo di posizione – quando si struttura così a lungo – diventa difficile da modificare.
Non si tratta solo di “aiutare troppo”, ma di un equilibrio relazionale in cui una persona si sente responsabile dell’altra, mentre l’altra si abitua a ricevere. Questo può portare, senza volerlo, a trascurare altri legami importanti, come quello con il figlio.
Il disagio di suo marito è comprensibile: sentirsi messo sullo stesso piano della sorella, o addirittura in secondo piano, può generare rabbia e distanza.
Allo stesso tempo, è importante considerare che per sua suocera “lasciare andare” la sorella non è semplice: spesso dietro questi comportamenti c’è un senso di dovere molto radicato, ma anche la paura che l’altro possa stare male senza di lei.
Forzare un cambiamento diretto (“devi staccarti”) rischia di creare chiusura.
Può essere più utile spostare il dialogo su un altro piano: aiutare sua suocera a vedere l’effetto che questa dinamica ha sul rapporto con il figlio.
Ad esempio, suo marito potrebbe provare a esprimersi non in termini di accusa, ma di vissuto personale: non “sbagli a fare così”, ma “io mi sento messo da parte e questo mi fa soffrire”.
Spesso è proprio questo tipo di comunicazione che apre uno spazio di riflessione, più di qualsiasi richiesta diretta di cambiamento.
Lei, nel suo ruolo, può essere una figura di equilibrio: evitando di schierarsi apertamente, ma aiutando a mantenere il dialogo e a riportare l’attenzione su ciò che sta accadendo tra madre e figlio.
Sono dinamiche che difficilmente si modificano da sole, ma piccoli spostamenti nel modo di comunicare possono già fare una differenza.
Se desiderate approfondire meglio come gestire questo equilibrio e facilitare un confronto più efficace tra loro, può essere utile un colloquio.
Ricevo anche online, quindi possiamo organizzarci con facilità anche a distanza.
Buongiorno, capisco sia difficile per Lei vivere in questa situazione e il dispiacere che prova per sua suocera e per suo marito; molto umano e comprensibile il suo desiderio di voler aiutare queste due persone a Lei vicine. Allo stesso tempo, mi chiedo che effetto abbiano queste dinamiche su di Lei e sul suo rapporto di coppia.
Mi sembra di capire che è come se Lei si senta responsabile e si stia assumendo il ruolo di prendersi cura di marito e suocera e aiuatarli a risolvere delle loro difficoltà, sebbene siano entrambe due persone adulte; inoltre, sento il rischio che anche Lei venga coinvolta senza poter avere una distanza -funzionale per Lei- da situazioni altrui.
Mi domando da dove nasca questo desiderio per Lei di auitare partner e relativa mamma e l'assumersi proprio Lei questo ruolo.
L'invito che mi sento di darLe è consigliare loro di iniziare un percorso psicologico, che possa autarli in questa situazione complessa, esplorando bisogni e motivi più profondi di queste dinamiche e facilitando un cambiamento verso il benessere.
Buona giornata!
Dott.ssa Ambra Bottari
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco la fatica: qui non è tanto un problema “di carattere”, ma di confini. Tua suocera ha costruito la sua identità sull’essere indispensabile alla sorella, e questo le rende molto difficile ridimensionare il ruolo—even se sta pagando un prezzo alto.

Per aiutare davvero:

Tuo marito deve parlare in prima persona, senza attaccare la zia: “mi sento messo da parte”, non “tu sbagli”.
L’obiettivo non è farle “scegliere”, ma aiutarla a vedere l’impatto delle sue scelte su di lui.
Servono piccoli limiti concreti, non cambiamenti drastici (es. tempi dedicati al figlio/non alla sorella).
Tu puoi avere un ruolo di ponte, ma senza metterti in mezzo: valida entrambi, senza schierarti.

Se lei è molto identificata in questo ruolo, un supporto esterno (anche solo qualche colloquio) può aiutarla a separare cura e sacrificio totale.

Il punto chiave: non si tratta di “lasciare la sorella”, ma di recuperare il posto di madre senza sentirsi in colpa.

Buongiorno, leggendo quello che racconta mi sembra che il nodo non sia solo la disponibilità di sua suocera verso la sorella. È qualcosa di più antico: un equilibrio familiare costruito nel tempo, che ora pesa.
Sua suocera probabilmente si è presa cura della sorella minore per così tanti anni che quel ruolo è diventato parte di lei. Non è solo un'abitudine, è quasi un'identità. Ed è per questo che dirle "metti un limite" spesso non serve: per lei limitarsi potrebbe voler dire essere egoista, smettere di essere una buona sorella. Non sceglie di comportarsi così. Sente che deve.
Suo marito, nel frattempo, soffre. E il suo dolore, credo, non riguarda solo il tempo che la madre dedica alla zia, riguarda la sensazione di non essere abbastanza importante. Non le sta chiedendo di scegliere tra lui e la sorella. Le sta chiedendo, senza riuscire a dirlo, di sentirsi visto. Forse aiutarlo a trovare quelle parole potrebbe essere il primo passo: "Mamma, non voglio toglierti niente. Ho solo bisogno di sapere che ci sono anch'io."
Una cosa che le consiglio: cerchi di non mettersi in mezzo tra suo marito e sua suocera. Non perché non le importi, ma perché in quel ruolo ci si logora, e spesso si finisce per diventare il problema, anche quando si è solo cercato di aiutare. Può fare molto di più aiutando suo marito a prepararsi a una conversazione onesta, centrata su come si sente lui, non su quello che ha fatto sua madre.
Il punto, alla fine, non è convincere sua suocera ad abbandonare la sorella. È aiutarla, piano piano, a capire che si può voler bene a qualcuno senza farsi carico di tutta la sua vita. Che si può essere una sorella presente senza smettere di essere madre. Che l'amore non è lo stesso della responsabilità totale.
Se la situazione è davvero pesante e il rapporto tra madre e figlio rischia di deteriorarsi, un percorso psicologico potrebbe aiutare sua suocera a guardare il suo ruolo con occhi diversi, senza sentirsi sotto accusa. Il cambiamento non arriverà se le si chiede di scegliere. Arriverà se le si mostra che esiste un modo meno doloroso di voler bene a tutti, compresa se stessa.
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
la situazione che descrive è complessa, ma se la osserviamo in una prospettiva sistemico-relazionale appare come il risultato di equilibri familiari costruiti nel tempo, più che come il problema di una singola persona.
Da quello che racconta, sua suocera ha assunto molto presto un ruolo quasi genitoriale nei confronti della sorella. Quando queste dinamiche si strutturano così precocemente, tendono a diventare parte dell’identità, è possibile che oggi lei non percepisca di scegliere di intervenire, ma di doverlo fare. Parallelamente, la sorella può essersi abituata a questa disponibilità fino a viverla come qualcosa di naturale, quasi dovuto.
In questo intreccio, suo marito sembra occupare una posizione di sofferenza importante, perché fa esperienza di non essere visto o riconosciuto. La sua reazione, anche quando si esprime con rabbia o esasperazione, può essere letta come il tentativo di dare voce a questo bisogno.
Più che cercare di far capire a sua suocera che dovrebbe cambiare, o di convincere la zia a modificare il proprio comportamento, può essere utile provare a riaprire uno spazio di dialogo tra madre e figlio, spostando l’attenzione da chi ha ragione a ciò che ciascuno prova. Quando suo marito riesce a esprimersi partendo da sé, parlando del proprio vissuto piuttosto che accusando, aumenta la possibilità di essere ascoltato. Allo stesso tempo, riconoscere la fatica e il carico che sua suocera porta può aiutarla a non sentirsi attaccata e quindi a mettersi in una posizione più disponibile.
Va anche considerato che, per sua suocera, ridimensionare il legame con la sorella potrebbe significare mettere in discussione un ruolo che la definisce da sempre. Per questo i cambiamenti difficilmente avvengono in modo brusco, ma piuttosto attraverso piccoli spostamenti, ad esempio creando momenti dedicati al rapporto con il figlio.
Il suo ruolo, in tutto questo, è delicato, più che entrare direttamente nella relazione tra loro, potrebbe essere prezioso nel sostenere suo marito a trovare modalità comunicative che favoriscano un incontro, evitando che la situazione si irrigidisca in posizioni contrapposte.
Se la tensione resta alta, un percorso di supporto potrebbe offrire uno spazio protetto in cui ridefinire questi equilibri e aiutare ciascuno a trovare una posizione più sostenibile all’interno della famiglia.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, è sicuramente una dinamica familiare non facile. Difficilmente potrà far qualcosa per cambiare la relazione fra sua suocera e la sorella a meno che non siano loro a volerlo fare. Forse può suggerire a suo marito di trovare un spazio d'ascolto per lui per alleggerire i vissuti di esclusione che ha.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Comprendo quanto sia doloroso e frustrante osservare dall'esterno questa dinamica, sentendosi quasi impotenti di fronte a un incastro familiare che sembra ripetersi da decenni. Lei descrive con grande precisione quello che potremmo definire un "mandato familiare" che Sua suocera ha accettato fin dall'infanzia: quello di essere la custode della fragilità altrui, a costo del proprio annullamento.

In questa intricata trama relazionale, Sua suocera non vede solo una sorella, ma una parte di sé di cui deve occuparsi per sentirsi "giusta" e di valore. Questa forma di accudimento, che la scuola di Diego Napolitani ci insegna a leggere come un'identità formata sulle necessità dell'altro, ha creato un paradosso: la zia è rimasta in una condizione di eterna infanzia, "accomodata" in un ruolo di ricevente assoluta, mentre Sua suocera è rimasta intrappolata nel ruolo di colei che deve tutto. Il dolore di Suo marito è estremamente autentico: lui non vede solo una madre stanca, ma una madre che, nell'equipasare sorella e figlio, nega a lui quel posto esclusivo e primario che spetta a un figlio. Sentirsi "non visto" è la ferita di chi percepisce che lo spazio emotivo della madre è già interamente occupato da un "altro" che reclama attenzioni in modo infantile e ricattatorio.

Aiutare Sua suocera a "lasciare andare" non è un compito semplice, perché per lei quel sacrificio è la base della sua identità. Tuttavia, Lei come nuora e Suo marito come figlio potete agire non cercando di cambiare la zia — che difficilmente rinuncerà ai suoi privilegi — ma lavorando sui confini. Suo marito potrebbe aver bisogno di uno spazio protetto, magari attraverso una psicoterapia psicodinamica o gruppoanalitica, per elaborare questo senso di esclusione e imparare a comunicare alla madre non tanto la rabbia verso la zia, quanto il proprio bisogno di essere ritrovato come figlio.

Per Sua suocera, il rischio è che questo logorio diventi un distacco definitivo dal figlio "vero". Potrebbe essere utile suggerirle, con la dolcezza che Lei già dimostra, che proteggere se stessa e il rapporto con Suo marito non significa abbandonare la sorella, ma permettere a quest'ultima di fare finalmente i conti con la propria vita adulta. Solo rompendo questa "matrice" di dipendenza, Sua suocera potrà smettere di essere un’ombra e tornare a essere pienamente madre e nonna.

Come crede che reagirebbe Sua suocera se Suo marito, invece di criticare la zia, le esprimesse apertamente quanto sente la mancanza di un tempo e di uno spazio mentale dedicato esclusivamente a loro due?
Dottssa Giovanna Costanzo
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Buongiorno,
da ciò che descrive sembra esserci una dinamica relazionale consolidata nel tempo, in cui sua suocera ha assunto un ruolo di forte accudimento verso la sorella, che oggi fatica a ridimensionare. Questo può creare una sorta di dipendenza reciproca e portarla a trascurare, anche involontariamente, il rapporto con suo figlio.

La difficoltà principale, però, non è tanto “farle cambiare comportamento”, quanto aiutarla a riconoscere l’impatto che questa situazione ha su suo marito, che si sente poco visto e messo in secondo piano.

Può essere utile che suo marito provi a esprimere il proprio vissuto in modo diretto (parlando di come si sente, più che di ciò che la madre sbaglia), creando uno spazio di dialogo meno conflittuale.

Allo stesso tempo, è importante considerare che si tratta di equilibri molto radicati: piccoli cambiamenti e maggiore consapevolezza sono spesso più realistici di un cambiamento drastico.
Se la situazione è molto faticosa, un supporto psicologico può aiutare a gestire meglio queste dinamiche familiari.

Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
quello che racconti è un intreccio familiare molto carico, in cui nel tempo si sono consolidati ruoli, aspettative e dinamiche affettive che oggi rischiano di diventare faticose per tutti, soprattutto per chi – come tuo marito – si sente meno riconosciuto e “messo in secondo piano”.

Da ciò che descrivi, sembra che tra tua suocera e la sorella si sia strutturata una relazione molto sbilanciata, in cui il prendersi cura reciproco è diventato nel tempo un legame quasi esclusivo e totalizzante, con difficoltà a mantenere confini chiari tra i diversi ruoli familiari. In questi casi, più che “scegliere da che parte stare”, diventa importante aiutare le persone coinvolte a riconoscere i propri bisogni e a ridefinire confini più sostenibili.

È comprensibile che tuo marito possa vivere dolore, frustrazione e senso di esclusione, soprattutto se sente che il suo ruolo di figlio viene oscurato da altre richieste affettive. Allo stesso tempo, tua suocera sembra trovarsi in una posizione di forte sovraccarico emotivo, faticando a sottrarsi a richieste che vive come imprescindibili.

In situazioni come questa, spesso non è possibile “cambiare” direttamente le dinamiche dell’altro, ma può essere utile lavorare su ciò che ciascuno può fare per proteggere il proprio spazio emotivo e comunicare in modo più chiaro i propri limiti, senza colpevolizzazioni ma con fermezza e rispetto.

Un confronto guidato, ad esempio in un percorso di supporto psicologico, può aiutare a dare parola a questi vissuti e a trovare modalità più sane di relazione, anche attraverso la definizione di confini più chiari tra i diversi legami familiari.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Salve
Quello che descrivi è una dinamica di forte “coinvolgimento emotivo” tra tua suocera e la sorella, dove i confini sono molto sfumati. In queste situazioni chi resta fuori (come tuo marito) spesso vive un senso di esclusione e rabbia.
Il punto chiave non è “far capire” alla sorella o a tua suocera che stanno sbagliando, ma aiutare tuo marito a proteggere il proprio spazio emotivo senza entrare nella competizione. Se lui prova a chiedere meno coinvolgimento tra loro, è importante che lo faccia parlando di sé (“mi sento messo da parte”) e non del comportamento della zia.
Tu puoi essere utile soprattutto nel sostenerlo a non farsi risucchiare dentro questa dinamica familiare, senza diventare mediatrice.
Un confronto con uno psicologo familiare potrebbe aiutarvi a costruire confini più chiari senza rotture dolorose.
Gentile Signora, capisco la sua preoccupazione e la sua volontà, molto umana, di voler essere d'aiuto. Mi duole farle presente che, purtroppo, sono le dirette interessate, cioè sua suocera e sua sorella minore, a dover, qualora ne avvertissero l'esigenza, fare un lavoro su se stesse e sul loro rapporto. Da quello che descrive sembra essersi verificata una violazione delle gerarchie, degli ordini familiari e dei confini tra i membri. Si può ipotizzare un ipercoinvolgimento relazionale tra le due, cioè un eccessivo investimento di tempo e risorse da parte di sua suocera, a discapito di altri ambiti e altre relazioni, in primis quella con se stessa probabilmente. Sua suocera potrebbe lavorare sulla capacità di mettere confini e sua sorella sulla capacità di sviluppare la propria indipendenza, ma dovrebbe essere una loro scelta. Le persone al di fuori di questa diade possono ben poco. Nel suo racconto manca un dato rilevante: l'età di suo marito. Questo elemento potrebbe suggerire la possibilità di lavorare sul suo bisogno di essere visto, ma anche questo sta a lui. Quanto a lei, può prendere in considerazione l'idea di spostare, in modo quasi esclusivo, il suo personale investimento sulla relazione con suo marito, portando le vostre conversazioni sui vostri progetti di coppia, sui vostri interessi, su ciò che vi appassiona e amate fare insieme. Nella speranza di averle dato uno spunto utile, la ringrazio per la sua preziosa condivisione e le auguro il meglio.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

le problematiche qui riportate, potrebbero meglio esser sviscerate all'interno di alcuni colloqui di coppia insieme con suo marito. Provi a parlagliene, chissà che non sia una occasione evolutiva per entrambi.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, innanzitutto sarebbe opportuno che questo aiuto lo cerchino individualmente le persone interessate. Sentirsi "non visto" è probabilmente un sentimento che Suo marito si porta dietro da molto (ora è adulto ma comunque manifesta il disagio). A sua volta Sua suocera si occupa della sorella in tutto e per tutto, dimenticando che ora sono entrambe adulte. Se necessitasse di un consulto o dovesse consigliare uno specialista, io ricevo anche online.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Colle

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