Scusate il post lungo. Ho 27 anni e non ho mai avuto una relazione. L'unica volta in cui ho baciato

25 risposte
Scusate il post lungo. Ho 27 anni e non ho mai avuto una relazione.
L'unica volta in cui ho baciato una ragazza è stata quando avevo 14 anni, provando una forte eccitazione tanto che mi vergognavo pure ad uscire dalla stanza perché avevo il pene in erezione.
A lungo andare ho scoperto - qui sorge il dubbio - di rimanere attratto da tutti i bei ragazzi: ogni qualvolta ne resto attratto sento un magone sul petto, una sorta di calore, ansia, batticuore e mi dico "ma che succede? perché con le ragazze non mi succede? Sono gay!".
Mi è capitato all'università di infatuarmi di due ragazze però non sentivo l'esigenza di fidanzarmi né avere un rapporto sessuale (in generale non la sento mai con nessuna persona) però mi è capitato anche di provare forti erezioni accanto ad una qualche amica dopo aver stretto forte confidenza oppure cercarne il contatto fisico, la vicinanza.
Ora sono nella situazione in cui penso che queste reazioni siano false e che sia un gay represso. Una volta ad un matrimonio di un mio amico - complice un bicchiere di troppo - corsi verso una 35enne che si stava strusciando con un un tipo e iniziai a ballare anch'io con lei con conseguente mia reazione/erezione. Dovetti però andare via perché scoprii che c'era il suo fidanzato.
Però ripeto, pur vedendo bellissime ragazze, non sento quell'attenzione estetica/fisica che sento quando vedo un bel ragazzo.
Una cosa che invece mi ricordo dall'adolescenza, quando avevo 12 anni, è che rimasi quasi incantato dalle gambe in collant della mia professoressa di italiano 40enne dell'epoca. Collego quella scoperta poi allo sviluppo del mio feticismo verso i collant.
Infatti amo molto massaggiare e se una ragazza mi chiede un massaggio ai piedi glielo faccio ma dovrei controllarmi perché il rischio di eccitarmi sarebbe molto alto.
Lato masturbazione ho provato qualsiasi cosa senza problemi. Se immagino un rapporto sessuale con un uomo però non provo alcun tipo di reazione, mentre con una donna qualcosina cambia.
Mi è capitata una cosa strana recentemente ad una festa: a primo impatto non ho provato attrazione verso ragazze, ma ho trovato belli e attraenti alcuni ragazzi. Durante la festa una mia amica mi ha presentato una sua amica più grande di me e non so come, data la mia timidezza, le ho proposto di andare a ballare verso il centro della pista. Durante, è come se ho avvertito una sorta di erezione lì sotto e non me l'aspettavo.
L'altra notte, pensando ad una scena dove io che massaggio i piedi in collant di una ragazza, mi sono eccitato tantissimo e questa cosa mi è capitata anche dal vivo tanto che poi mi masturbai in bagno.
L'unica cosa è che se immagino una scena di sesso tra me e un ragazzo che mi ha colpito non riesco mai ad eccitarmi, ma nemmeno un accenno di erezione manco a guardare un porno gay con due bei ragazzi.

Onestamente non so più cosa pensare, non è questione di etichette, solo per capire. Mi piacerebbe ricevere da voi un parere.
Grazie
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente, la ringrazio per aver espresso questa parte del suo vissuto. Leggendo il suo racconto non dovrà essere stato facile.
Sarebbe riduttivo darle una risposta qui poichè le sue emozioni meritano uno spazio per essere espresse; un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Natalia Servidio
Psicologo clinico, Psicologo
Caserta
Buonasera,
quello che descrive è un vissuto complesso ma anche più comune di quanto si possa pensare, soprattutto quando si cerca di comprendere meglio il proprio orientamento e il proprio modo di vivere l’attrazione.
Parto da un punto importante: l’orientamento sessuale non si definisce da un singolo elemento (ad esempio l’attrazione estetica, l’eccitazione fisica o le fantasie), ma da un insieme di aspetti che comprendono anche il coinvolgimento emotivo, il desiderio relazionale e la dimensione affettiva.
Nel suo racconto emergono alcune cose interessanti:
-nota una forte attrazione estetica verso i ragazzi;
-allo stesso tempo, le reazioni corporee (erezione, eccitazione) sembrano attivarsi soprattutto in contesti con donne o in fantasie che coinvolgono il mondo femminile;
-riferisce poca o assente spinta verso una relazione o un rapporto sessuale in senso più “completo”.
Questo può generare confusione, perché spesso si tende a pensare in modo rigido (“o sono etero o sono gay”), mentre la realtà è molto più sfumata.
Alcune possibili chiavi di lettura:
-Attrazione estetica vs attrazione sessuale/emotiva: è possibile riconoscere la bellezza o provare una certa attrazione verso persone dello stesso sesso senza che questo si traduca in desiderio sessuale o relazionale.
-Ruolo dell’ansia e dell’ipercontrollo: il fatto che lei osservi molto attentamente le sue reazioni (“perché succede?”, “cosa significa?”) può amplificare il dubbio e rendere tutto più intenso e confuso.
-Feticismo e modalità di eccitazione: il focus su elementi specifici (come i collant o il contatto fisico) può diventare il principale canale di attivazione dell’eccitazione, indipendentemente dall’orientamento.
-Possibile spettro di orientamento: alcune persone non si riconoscono in categorie nette e possono avere un funzionamento più fluido o meno centrato sul desiderio sessuale in generale.
Un altro aspetto importante è quello che lei stesso sottolinea: non sente una forte spinta verso la relazione o il rapporto sessuale con nessuno. Questo merita attenzione tanto quanto il tema dell’orientamento, perché potrebbe indicare una dimensione di bassa spinta sessuale o una difficoltà nel coinvolgimento più intimo.
Più che cercare una “etichetta” immediata, potrebbe esserle utile:
-osservare nel tempo cosa sente, senza forzarsi a trarre conclusioni;
-distinguere tra pensieri (“forse sono…”) e sensazioni reali;
-ridurre il controllo continuo sulle sue reazioni, che tende ad aumentare il dubbio.
Se questa confusione le genera disagio o preoccupazione, un percorso con un professionista può aiutarla a esplorare questi aspetti in modo più approfondito e sereno. Se lo desidera, può rivolgersi a me tramite i canali dedicati.

Non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che sta vivendo: è un processo di conoscenza di sé che, a volte, richiede tempo e spazio per essere compreso.
Buonasera , la ringrazio per aver condiviso con così tanta onestà e precisione i dettagli della sua esperienza. Quello che emerge dal suo racconto è un profondo conflitto tra il "sentire" del corpo e il "dovere" della mente.
Nonostante lei scriva che non è una questione di etichette, gran parte del suo malessere sembra derivare proprio dal tentativo di incasellarsi in una categoria definita (Gay o Etero). Sembra quasi che l'etichetta "gay" sia stata utilizzata dalla sua mente come una spiegazione rassicurante, seppur dolorosa, per giustificare l'assenza di relazioni a 27 anni, scagionandola dal dover esplorare altre possibili ragioni o timori legati all'intimità.
La discrepanza tra l’attrazione estetica e quella sessuale è il primo elemento che emerge: lei nota una forte attenzione visiva verso gli uomini, ma riferisce che l'eccitazione e l'immaginario erotico sembrano attivarsi quasi esclusivamente verso il femminile, spesso mediati da un feticismo specifico. Questo ci indica che l'attrazione umana è un prisma complesso, non sempre lineare e raramente riducibile a una formula matematica.

Inoltre, è fondamentale ascoltare ciò che il suo corpo le comunica, perché il corpo "non mente". Le reazioni fisiche spontanee, come le erezioni improvvise con alcune amiche o durante un ballo, ci dicono che il suo desiderio è presente e vitale, ma appare "spaventato" o bloccato da un'eccessiva analisi cerebrale. Abbiamo prova del fatto che, quando lei cerca di "decidere" a tavolino chi deve piacerle, la confusione aumenta; quando invece si concede il lusso dell'interazione spontanea, come accaduto alla festa, il suo corpo risponde senza chiedere il permesso alla mente.

Infine, esiste una dimensione dell'identità che va oltre il genere. Il rischio di voler capire "cosa si è" prima ancora di iniziare a "vivere" è quello di rimanere spettatori della propria esistenza. La sensazione è che lei stia cercando una risposta definitiva e un’etichetta rassicurante solo per sentirsi finalmente autorizzato a muovere i primi passi nel mondo delle relazioni.

La confusione che prova è comprensibile, ma è difficile risolverla solo attraverso il pensiero logico. Tematiche così delicate, che toccano lo sviluppo dell'identità e la sfera del desiderio, necessitano di essere "snocciolate" in uno spazio protetto.
Le suggerisco di intraprendere un percorso di consulenza psicologica o psicoterapeutica. L'obiettivo non sarà quello di "decidere" un orientamento, ma di aiutarla a:

- Abbassare il volume del giudizio mentale che bolla le sue reazioni come "false".

- Costruire una propria identità autentica che integri le sue preferenze, i suoi feticismi e le sue inclinazioni senza il bisogno di forzarle in una scatola predefinita.

- Affrontare il timore di mettersi in gioco con l'altro, permettendosi di scoprire cosa le piace davvero attraverso l'esperienza e non solo attraverso il ragionamento.
Accettare di non avere ancora tutte le risposte è il primo passo per iniziare a trovarle. Resto a sua disposizione per qualsiasi approfondimento.

Un cordiale saluto, Dottoressa Francesca Romana Cinti.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Grazie per aver condiviso in modo così approfondito la tua esperienza.

Quello che racconti sembra farti vivere molta confusione e anche una certa quota di ansia nel cercare di “dare un nome” alle tue reazioni. Provo a restituirti alcuni punti che possono aiutarti a fare un po’ di chiarezza, senza etichette rigide.

Prima di tutto, l’eccitazione fisica (erezione) non coincide automaticamente con l’orientamento sessuale. Il corpo può rispondere a stimoli molto diversi: contatto fisico, novità, carica emotiva, ansia, contesto sociale, consumo di alcol, o anche semplicemente associazioni apprese nel tempo. Per questo motivo può capitare di avere reazioni genitali senza che ci sia necessariamente un desiderio sessuale coerente o stabile verso una categoria specifica di persone.

Un altro elemento importante riguarda ciò che descrivi: da un lato noti attrazione estetica verso alcuni uomini, dall’altro riferisci eccitazione e coinvolgimento fantasioso più frequente con donne e in situazioni specifiche (vicinanza, contatto, contesti di fiducia, fantasie particolari come i collant o il massaggio). Questo ci dice che la tua risposta sessuale sembra legata molto a componenti situazionali, emotive e anche a specifiche preferenze/fantasie, più che a un’unica direzione semplice e lineare.

È anche comprensibile che, quando si è in una fase di dubbio, si tenda a monitorarsi molto (“cosa provo?”, “con chi succede?”). Questo controllo continuo può aumentare l’ansia e rendere ancora più difficile capire cosa si desidera davvero, perché la risposta emotiva viene “osservata” invece che vissuta.

Rispetto alla dimensione dell’orientamento, è importante sapere che non sempre l’attrazione estetica, l’eccitazione fisica e il desiderio di relazione vanno nella stessa direzione o con la stessa intensità. Alcune persone vivono una sessualità più fluida, altre più specifica, altre ancora sperimentano discrepanze tra fantasia e realtà.

Per quanto riguarda il tema del feticismo (come quello legato ai collant o ai piedi), va detto che può rientrare in una variante del funzionamento sessuale e non è di per sé patologico, soprattutto se vissuto in modo consapevole e non fonte di sofferenza.

In sintesi, da quello che racconti emerge più un quadro di ricerca di comprensione di sé, con componenti di ansia e iper-analisi delle reazioni corporee, piuttosto che una “risposta definitiva” già evidente.

Proprio per la complessità del tema e per il disagio che traspare, sarebbe davvero utile poter approfondire la situazione in un contesto specialistico, dove esplorare con più calma la tua storia, le tue emozioni e il tuo modo di vivere desiderio e relazioni, senza il peso di dover arrivare subito a una definizione.

È consigliabile approfondire con uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Da ciò che descrive, non è possibile trarre conclusioni certe sul Suo orientamento sessuale basandosi solo su singoli episodi di eccitazione, fantasie, preferenze estetiche o reazioni corporee. L’orientamento sessuale riguarda un pattern relativamente stabile di attrazione emotiva, romantica e/o sessuale, e non coincide sempre in modo lineare con l’attivazione fisica momentanea.
Inoltre, l’erezione può comparire in contesti diversi ed essere influenzata da vicinanza, contatto, fantasia, novità, ansia o specifici stimoli erotici, senza rappresentare da sola una “prova” definitiva dell’orientamento.
Più che cercare di forzare una definizione immediata, potrebbe essere utile comprendere con maggiore calma il significato che queste esperienze hanno per Lei, distinguendo attrazione estetica, coinvolgimento affettivo, desiderio sessuale e vissuti d’ansia. In questi casi un supporto psicologico può aiutarLa a esplorare il tema in modo serio, non giudicante e senza etichette imposte.
Le auguro una buona serata.
Dott.ssa Anthea Quagliana
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Formello
Caro, quello che descrivi può generare molta confusione, ma non indica necessariamente qualcosa di falso o represso, piuttosto, sembra il segno di una vita psichica ricca, che sta cercando una forma comprensibile.
Nella prospettiva della psicologia junghiana, l’attrazione non è solo lineare o immediatamente classificabile. L’immagine del bel ragazzo che ti colpisce potrebbe avere anche una dimensione simbolica: a volte rappresenta aspetti di sé non ancora pienamente riconosciuti (ciò che Jung chiamava Ombra o parti dell’identità in trasformazione), più che un orientamento definito in senso stretto.
Allo stesso tempo, il fatto che tu riesca a provare eccitazione in contesti legati al femminile (fantasie, contatto, situazioni specifiche) è un dato altrettanto reale. Non sei obbligato a forzare una coerenza immediata tra tutte queste esperienze.
Più che chiederti “cosa sono?”, può essere utile iniziare da “cosa sento, momento per momento?”. L’orientamento non si chiarisce solo attraverso il pensiero, ma attraverso un processo di esperienza e integrazione.
Potremmo dire che sei in una fase di esplorazione del tuo mondo interno: un po’ come nel lavoro di immaginazione attiva, dove le immagini (attrazioni, fantasie, reazioni corporee) non vanno negate, ma ascoltate per ciò che raccontano.
Non c’è urgenza di definirti. C’è piuttosto la possibilità di conoscerti, con meno giudizio e più curiosità. Se lo vorrai, anche un percorso terapeutico può aiutarti a dare un senso più personale e meno confuso a tutto questo.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la situazione che descrive è più comune di quanto possa sembrare e, soprattutto, è comprensibile che generi confusione, dubbio e anche una certa inquietudine. Quando si iniziano a osservare reazioni diverse del proprio corpo e dei propri pensieri, è naturale cercare una spiegazione chiara e definitiva, ma spesso il funzionamento della mente e della sessualità è più complesso e sfumato di quanto ci si aspetti. Un primo aspetto importante riguarda proprio il modo in cui interpreta ciò che sente. Nota alcune reazioni verso i ragazzi e subito il pensiero va in una direzione molto netta, come se dovesse esserci una risposta precisa e definitiva. Questo tipo di interpretazione tende a generare ansia, e l’ansia a sua volta amplifica le sensazioni fisiche come il batticuore, il calore o il nodo al petto. In questo modo si crea un circolo in cui più si osserva e si analizza ciò che accade, più diventa intenso e difficile da decifrare. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, ciò che spesso accade è che si sviluppa un’attenzione molto focalizzata su segnali interni, come le reazioni corporee o i pensieri, e questi segnali vengono letti come prove di qualcosa che “deve” essere vero. Tuttavia, le reazioni del corpo non sono sempre un indicatore diretto e lineare dell’orientamento o dei desideri profondi. Possono essere influenzate da molti fattori, come la novità, la curiosità, l’ansia stessa o alcune associazioni che si sono costruite nel tempo. Nel suo racconto emerge anche un elemento importante, cioè il fatto che alcune fantasie o situazioni specifiche attivano maggiormente l’eccitazione. Questo suggerisce che la sessualità non è qualcosa di uniforme, ma può avere delle preferenze, delle associazioni particolari e delle modalità personali di esprimersi. Cercare di incasellare tutto in una definizione rigida rischia di aumentare il senso di confusione invece di ridurlo. Un altro punto centrale riguarda il fatto che sembra esserci una continua verifica interna, come se fosse necessario capire con certezza cosa prova in ogni momento. Questo controllo, anche se nasce dal bisogno di chiarire, spesso mantiene il dubbio attivo. Più si cerca una risposta immediata e definitiva, più la mente tende a produrre nuove domande e nuove incertezze. In questi casi può essere utile spostare leggermente il focus, passando dal “cosa significa questo” al “come funziona questo in me”. Comprendere i propri schemi, cioè il modo in cui pensieri, emozioni e reazioni corporee si influenzano tra loro, permette di ridurre la confusione e di costruire una visione più integrata e meno ansiogena di sé. Un percorso di supporto può essere molto utile proprio in questo senso, non per etichettare o definire, ma per aiutare a fare ordine, ridurre l’iperanalisi e comprendere meglio il proprio funzionamento senza giudizio. Spesso, quando si lavora su questi aspetti, le risposte arrivano in modo più naturale e meno forzato, e soprattutto diminuisce il bisogno urgente di doverle avere subito. Quello che sta vivendo non indica qualcosa di “sbagliato”, ma piuttosto un momento di esplorazione accompagnato da un elevato livello di attenzione e controllo interno. Ridurre questa pressione può essere già un primo passo importante verso una maggiore serenità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve buongiorno,
Grazie della sua condivisione, capisco che non sia facile da spiegare e raccontare, è stato molto coraggioso nel farlo.
può accadere di non riuscire ad identificare la nostra identità, sessuale o meno, e ciò comporta delle reazioni incomprensibili, in contesti diversificati, anche verso i medesimi stimoli.
il mio consiglio è di ascoltare il tuo corpo, i segnali che ti manda, nel momento in cui te li manda. Esso non sbaglia, ma segue ciò che vuole davvero, in assenza di ragione o pregiudizio. Aldilà di qualsiasi direzione, capirai quella giusta PER TE. poi, il processo di accettazione di quest'ultima, è tutto un altro paio di maniche.
la ringrazio,
a disposizione, quando vuole
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
La sua situazione riflette una complessità emotiva e identitaria che merita attenzione e rispetto. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che descrive può essere interpretato attraverso il concetto di HOCD (OCD a tematica omosessuale): pensieri intrusivi sull'orientamento sessuale che generano ansia, ruminazione e ricerca compulsiva di certezze. L'ansia stessa può distorcere la lettura dei propri stati interni.

È importante ricordare che la sessualità umana è multidimensionale: attrazione estetica, eccitazione fisica ed emotiva non sempre si muovono in parallelo. La ruminazione "Sono gay?" e le verifiche continue dei propri stati corporei possono amplificare l'incertezza anziché risolverla. In un percorso di psicoterapia CBT o ACT, si lavora sull'accettazione dell'ambiguità, sulla defusione dai pensieri intrusivi e sulla riduzione dei comportamenti di controllo. Il mio consiglio è di rivolgersi a un professionista della salute mentale per un percorso di approfondimento personalizzato.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, i suoi dubbi e le sue perplessità evidenziano un bisogno di comprendere meglio se stessi e la propria sessualità. Un percorso psicologico e psicoterapico può aiutarla a sciogliere le sue perplessità e trovare delle risposte alle sue domande.
Gentile utente, grazie per aver avuto il coraggio di aprirti su temi così intimi e aver condiviso con così tanta sincerità la tua storia.
La confusione descritta e soprattutto provata, è comprensibile. Hai descritto molto dettagliatamente un vissuto in cui si intrecciano tanti elementi differenti (attrazione estetica, risposte fisiche - erezione - e feticismo), che percepisci come improvvisi e talvolta non voluti, imbarazzanti. Nelle tue parole percepisco discrepanza tra ciò che pensi e fai o ti succede: è normale sentirsi così quando i segnali del corpo sembrano condurti in direzioni diverse dai pensieri o desideri consci.
Ti invito a riflettere... Molte volte l'eccitazione non è lineare: il corpo può reagire a stimoli estetici, di vicinanza a qualcuno o di tensione emotiva in modi che la mente fatica ad interpretare. Inoltre, l'orientamento sessuale si trova lungo un continuum: oggi si parla di sessualità fluida proprio perché non deve necessariamente incastrarsi subito in una categoria rigida, "Sono Questo/Codesto/Quello!". Anche rispetto all'elemento del feticismo, sarebbe interessante capire cosa richiami questa fantasia e come possa integrarsi col tuo desiderio di relazione.
Tutto questo suggerisce che stai vivendo una fase di ricerca interiore, dove ansia e paura (del proprio e altrui giudizio) giocano un ruolo importante: ma non c'è nulla di sbagliato in te, nelle tue reazioni e nei tuoi pensieri. Centri perfettamente il punto quando dici "non è questione di etichette, solo per capire": hai voglia di comprenderti e senti di voler esplorare in sicurezza il "caos" che vivi dentro di te. Non c'è necessariamente bisogno di dare una risposta definitiva o incasellare il proprio orientamento sessuale: ciò che conta è trovare uno spazio di ascolto dove poter riflettere per accogliere e validare ogni aspetto di te e qualsiasi pensiero che arrivi, qualunque esso sia. Ogni parte di te, anche le tue reazioni e le tue fantasie, merita di essere osservata, ascoltata con curiosità e accettata. Un percorso su misura per te potrebbe permetterti di vivere la tua sessualità con maggior serenità e meno controllo, ma soprattutto darti la possibilità di vivere la tua vita con benessere e libertà.
Per qualunque cosa sono qui.
Buona ricerca.
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, vedo più che altro della confusione in questo momento.
Forse il non aver avuto esperienze di relazioni sentimentali profonde può averla portata a questa incognita sulla sua sessualità e, come nell'instaurarsi di un circolo vizioso, sia una parte che l'altra si rinforzano, portando ad un forte contrasto tra l'attivazione fisica (erezione) e l'aspetto romantico/emotivo. Potrebbe anche considerare la possibilità di una bisessualità, con spiccata preferenza per l'uno o l'altro sesso.
Rimane da comprendere cosa questa incertezza stia cercando di raccontare su di lei. Le esperienze passate hanno un'importante valenza, ma il presente ci chiede di soffermarci sui bisogni che potrebbero essere rimasti inespressi.

Le auguro una buona giornata,
Alice Missiroli.
Dott.ssa Ornella Prete
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve,
subito le dico che sia importante vivere una relazione e non stare al di fuori e notare tutto ciò che avviene, penso che ci sia più la paura di inziare una conoscenza che non vivere emozioni ed eccitazioni anche se un po' confuse. Sperimentare concretamente le consentirebbe di comprendere molto di più che abbandonarsi a sogni ad occhi aperti.
Alcune perversioni diciamo così possono essere vissute all'interno di una relazione se condivise. Direi che sia arrivato il momento di entrare nel mondo relazionale emotivo, affettivo e sessuale.
Dott.ssa Elvira Cerullo
Psicologo, Psicoterapeuta
Pescara
Salve! Quello che lei porta non è tanto un problema di “essere qualcosa” (etero, gay, ecc.), ma un rapporto complesso con il proprio desiderio.
E' importante distinguere tra ciò che si sente, ciò che si immagina e ciò che fa segno nel corpo. Il desiderio, infatti, non è mai trasparente a se stesso: non si presenta in modo lineare o coerente, ma spesso attraverso scarti, contraddizioni, spostamenti.
Lei descrive una forte risonanza emotiva davanti ad alcuni uomini: un colpo al petto, un turbamento, quasi un eccesso. Questo potrebbe essere letto non tanto come un orientamento sessuale definito, ma come un incontro con qualcosa dell’immagine che la tocca profondamente. In termini lacaniani, potremmo dire che lì si attiva qualcosa dell’ordine dell’Ideale dell’Io: qualcosa che attrae, cattura, ma non necessariamente si traduce in desiderio sessuale.
Dall’altro lato, il suo corpo risponde in modo più netto in presenza di donne, ma in condizioni particolari: contatto, vicinanza, situazioni specifiche (come il massaggio, i collant). Qui siamo più sul versante della pulsione, che non coincide con l’oggetto “persona” ma si aggancia a dettagli, frammenti, elementi parziali. La sessualità, in questa prospettiva, non è mai totalmente “naturale” o spontanea, ma sempre organizzata attorno a questi punti di fissazione.
Il fatto che lei non riesca a eccitarsi immaginando un rapporto con un uomo è un elemento clinico importante: indica che ciò che la colpisce negli uomini non trova una traduzione sul piano del godimento sessuale. Questo scarto è strutturale, non qualcosa da “risolvere”.
Quando lei si chiede se sia “un gay represso”, sta cercando una risposta nel registro dell’identità. Ma per la psicoanalisi lacaniana, l’identità sessuale non è una verità da scoprire una volta per tutte: è piuttosto un modo, sempre parziale, con cui ciascuno tenta di dare un ordine al proprio desiderio.
La questione allora potrebbe spostarsi leggermente: non “cosa sono?”, ma “come funziona il mio desiderio?” e “in quali condizioni prende forma?”.
Quello che emerge dal suo racconto è che il suo desiderio non si orienta in modo semplice verso un oggetto globale (una persona in quanto tale), ma passa attraverso scene, dettagli, configurazioni precise. Questo non è un’anomalia: è, in fondo, il modo singolare in cui il suo inconscio ha costruito il rapporto con il corpo e con l’altro.
Più che cercare di rientrare in una categoria, potrebbe essere utile interrogare senza fretta queste manifestazioni: dove si attiva il desiderio, dove si spegne, cosa lo mette in moto, cosa lo blocca. È in questo lavoro di ascolto che, eventualmente, qualcosa della sua posizione soggettiva potrà chiarirsi.
Buonasera,
L’aspetto positivo in tutto questo è che lei ha erezioni, gli stimoli riescono ad eccitarla e riesce a provare piacere, quindi sano.

Per avere una maggiore chiarezza, è importante fare esperienza diretta nella realtà. Non è necessariamente detto che sia gay: potrebbe trattarsi di ammirazione per la bellezza di un uomo, oppure di una curiosità legata alla sfera del kinky sex, cioè a un desiderio di esplorazione della propria sessualità, che è del tutto naturale e affascinante.

Sarebbe utile iniziare, con gradualità, a fare esperienze reali ed esplorare la propria sessualità, perché la nostra immaginazione tende a creare immagini idealizzate, mentre la realtà può essere diversa.

Oggi la sessualità non è più un tabù come in passato, ma rappresenta un’importante area di esplorazione personale, nella quale le etichette non sono sempre necessarie. Potrebbe essere bisessuale, gay, pansessuale, oppure semplicemente una persona curiosa di esplorare alcuni aspetti della propria sessualità.

Un percorso con uno psicologo potrebbe essere molto utile per comprendere meglio se stesso e imparare a esplorare in modo sano e consapevole.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
quello che descrivi può creare molta confusione e anche un certo livello di ansia, quindi intanto ti restituisco che è comprensibile sentirti così e cercare di capire cosa sta succedendo dentro di te.

Da ciò che racconti emergono diversi piani che è importante non sovrapporre: l’attrazione estetica, l’attivazione corporea (come l’erezione), il desiderio sessuale e il coinvolgimento affettivo. Non sempre questi aspetti vanno nella stessa direzione, soprattutto quando si è in una fase di esplorazione o quando entrano in gioco ansia, autocontrollo e aspettative su di sé.

Il fatto che tu possa notare bellezza o attrazione verso ragazzi non definisce automaticamente il tuo orientamento, così come le reazioni fisiche con le ragazze non lo fanno da sole. Anche il dubbio “e se fossi…” può diventare molto potente e alimentare sensazioni corporee (come il batticuore o il “magone”) che somigliano all’attrazione ma che in parte possono essere legate all’ansia e all’auto-osservazione.

Mi sembra anche che tu abbia una certa sensibilità al contatto, alla vicinanza e a specifici stimoli (come il feticismo che descrivi), che fanno parte della tua esperienza e non sono di per sé problematici, ma che possono aggiungere un ulteriore livello di complessità nel leggere ciò che provi.

Più che cercare subito un’etichetta, potrebbe esserti utile concederti uno spazio di ascolto più tranquillo e meno giudicante, in cui esplorare con gradualità cosa senti davvero, senza forzarti a “decidere” in fretta. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti proprio a distinguere meglio queste dimensioni e a ridurre l’ansia che sembra accompagnare questi pensieri.

Non c’è nulla di “sbagliato” nel fatto che tu stia cercando di capirti: è un processo che per alcune persone richiede tempo e può passare anche attraverso dubbi come questi.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Francesca Savoia
Psicologo, Psicologo clinico
Asti
Gentile utente,
Dai racconti che porta si coglie molta curiosità e molto slancio verso la sfera sessuale insieme ad una certa dose di preoccupazione e di ansia che le impedisce di sperimentare fino in fondo queste relazioni. Comprendo i suoi dubbi e le sue preoccupazioni che si fondano proprio sul non aver individuato una sola direzione, ma penso che le sue paure partano proprio dal peso che lei attribuisce a livello sociale. In questo momento potrebbe essere utile cercare di lasciare libere le sue pulsioni e autorizzarsi a sperimentarle nel momento in cui lo vorrà, Senza giudicarsi e Senza darsi per forza un etichetta.
Un saluto
Dott.ssa Chiara Aprile
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Caro utente,
quello che racconta è complesso ma anche profondamente umano: sta cercando di comprendere il suo modo di sentire, senza fermarsi a definizioni superficiali.
Più che chiedersi “cosa sono?”, può essere utile spostare l’attenzione su “come si muovono dentro di me queste esperienze?”. Dal suo racconto emerge un mondo interno ricco e stratificato, in cui componenti corporee (eccitazione, tensione), emotive (magone, ansia, coinvolgimento) e immaginative (fantasie, simboli come i collant) non sempre coincidono tra loro.

Il fatto che lei percepisca una forte attrazione estetica ed emotiva verso alcuni ragazzi non definisce automaticamente un’identità precisa. Allo stesso tempo, le risposte corporee che emergono con alcune donne, soprattutto in contesti di vicinanza, fiducia o attraverso specifiche fantasie, indicano che il suo sistema risponde, ma in modo selettivo e situazionale.
Si potrebbe leggere ciò che vive come la presenza di diverse energie interne:
– una legata all’attrazione estetica e alla risonanza emotiva (che sente verso alcuni uomini),
– una più corporea, sensoriale e immaginativa (che emerge con alcune donne),
– e una parte riflessiva che cerca una definizione chiara e rischia di irrigidirsi nella domanda “chi sono davvero?”.
Queste dimensioni non sempre si allineano in modo lineare, soprattutto in persone sensibili e introspettive.

Un elemento importante è ciò che il corpo mostra nella concretezza: il fatto che non emerga eccitazione immaginando rapporti con uomini, mentre qualcosa si attiva con le donne, è un dato della sua esperienza. Allo stesso tempo, l’attrazione verso gli uomini può coinvolgere altri livelli, come l’ammirazione, la risonanza o una forma di apertura emotiva, che non necessariamente si traducono in desiderio sessuale pieno.
In questa prospettiva, ciò che sta vivendo non è tanto una contraddizione da risolvere subito, quanto un processo di esplorazione e integrazione.
Più che cercare una risposta definitiva, potrebbe esserle utile osservare con curiosità e senza giudizio:
– cosa attiva il suo corpo,
– cosa la coinvolge emotivamente,
– cosa appartiene all’immaginazione o a simboli personali,
– e cosa nasce invece dal bisogno di avere una definizione chiara e rassicurante.

Le sue reazioni non sono “false”: sono molteplici. E il fatto che lei stia cercando di comprenderle con sincerità è già parte del suo percorso.
Dott. Filippo Scarcia
Psicologo, Psicologo clinico
Acquaviva delle Fonti
Salve,

da ciò che racconta emerge soprattutto una grande confusione e un forte bisogno di capire meglio sé stesso, più che una risposta “semplice” sul proprio orientamento. L’attrazione umana può essere molto più complessa di quanto spesso immaginiamo: può includere componenti estetiche, emotive, affettive, fisiche, fantasie, curiosità e desideri che non sempre vanno tutte nella stessa direzione.

Il fatto che lei noti attrazione estetica verso alcuni uomini ma maggiore risposta erotica/fantastica verso le donne non significa necessariamente che sia “represso” o che ci sia qualcosa che non va: molte persone vivono sfumature, ambivalenze o tempi lunghi nel comprendere la propria sessualità. Inoltre, quando si entra in un’osservazione molto continua di sé (“cosa provo?”, “cosa significa?”, “e se fossi…?”), il rischio è di aumentare ancora di più ansia e confusione.

Più che cercare una definizione immediata, forse sarebbe utile chiedersi: quanto di questa difficoltà nasce davvero dall’orientamento e quanto invece dal bisogno di controllare, capire e avere certezze assolute su ciò che prova?

Credo che una risposta completa non possa arrivare in poche righe, perché il tema merita uno spazio di approfondimento più ampio e delicato. Se vuole, possiamo esplorarlo insieme in un incontro online, così da comprendere meglio con calma la natura delle sue emozioni, delle sue attrazioni e dei dubbi che la stanno accompagnando.

Un caro saluto.
Filippo
Carissimo,
ti ringrazio per aver condiviso la tua fatica, non è un passo semplice.
La tua situazione riflette la complessità di un giovane uomo che sta cercando di far nascere il proprio Sé sociale e sessuale.È come se la tua mente e il tuo corpo parlassero lingue diverse: mentre l'occhio è catturato dalla bellezza maschile in quello che sembra il desiderio di possedere la bellezza o la sicurezza che vedi negli altri ragazzi, parallelamente il tuo corpo risponde fisicamente e in modo prepotente al femminile. Questa attrazione estetica per i ragazzi, carica di ansia e "magone", non sfocia mai in un desiderio erotico concreto, suggerendo che si tratti più di un confronto identitario che di una reale spinta omosessuale.
Al contrario, la tua risposta fisiologica verso le donne è reale e pulsante, anche se per emergere ha bisogno di "ponti" o mediatori, come il feticismo per i collant o il contatto fisico durante un massaggio o un ballo. Questi elementi non sono deviazioni, ma zone di sicurezza che ti permettono ridurre l'ansia da un incontro totale con l'altro.
In definitiva, il dubbio di essere un "gay represso" potrebbe funzionare quasi come una difesa psicologica per giustificare l'assenza di relazioni a 27 anni, proteggendoti dall'ansia di dover "riuscire" come maschio eterosessuale. Il tuo compito evolutivo non è scegliere una categoria, ma permettere alla tua identità di integrarsi, dando fiducia a quei segnali fisici spontanei che indicano che la tua vitalità è presente e pronta a manifestarsi, una volta superata la paura di non essere all'altezza.

Cordialmente
Dott.ssa Tornaghi
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
Quello che porta è comprensibilmente confusivo, ma non necessariamente indica qualcosa di “falso” o di nascosto che deve essere smascherato. Piuttosto, sembra raccontare un’esperienza complessa in cui diverse dimensioni – attrazione estetica, risposta corporea, fantasia, bisogno di contatto e coinvolgimento emotivo – non coincidono in modo lineare.
Potrebbe essere utile osservare come nel tempo lei abbia costruito un dialogo interno molto centrato sul dubbio e sulla definizione, ogni sensazione viene subito interpretata e incasellata, quasi come se dovesse portare a una conclusione definitiva. Questo però rischia di amplificare l’ansia e di farle perdere il contatto con l’esperienza così com’è, rendendola più rigida e meno leggibile.
Nel suo racconto emerge, ad esempio, che l’eccitazione sembra legarsi molto al contesto, alla vicinanza, a elementi specifici come il contatto fisico o il feticismo, più che a un orientamento univoco verso uomini o donne. Allo stesso tempo, l’attrazione estetica verso i ragazzi non si traduce in desiderio sessuale concreto, mentre con le donne qualcosa si attiva soprattutto in situazioni relazionali o sensoriali.
Più che cercare una risposta definitiva su “chi è”, potrebbe esserle utile iniziare a osservare “come funziona” nelle situazioni reali, sospendendo per un po’ il bisogno di etichettarsi. Le identità non sempre sono immediate o lineari, e forzarle può creare più confusione che chiarezza.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo, a non a darle una definizione, ma a mettere ordine tra le diverse parti della sua esperienza, riducendo il peso dell’ansia e permettendole di avvicinarsi alle relazioni in modo più spontaneo e meno guidato dal dubbio.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Dott.ssa Serena Maugeri
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Buon pomeriggio caro utente,
grazie per essersi aperto con noi di MioDottore.
L'orientamento sessuale, così come l'identità di genere, non è qualcosa di rigido o "scolpito sulla pietra". Si colloca piuttosto su un continuum: è uno spettro ricco di sfumature. È dunque assolutamente possibile provare diversi tipi di attrazione (romantica, sessuale, estetica), che possono variare in base alla situazione, alle persone coinvolte, alla nostra crescita.
Da ciò che descrive, Lei sperimenta attrazione estetica per i ragazzi ed attrazione/eccitazione sessuale per i corpi femminili e per i dettagli ad esso connessi (come l'indossare i collant). Allo stesso tempo, non sembra esserci una chiara spinta al coinvolgimento romantico stabile, né verso gli uomini né verso le donne.
Come vede, ciò che Lei sperimenta rientra nella variabilità della sessualità umana, e pertanto non ha nulla di patologico o "sbagliato". Non è necessario incasellarsi per forza in un'etichetta precisa ("Sono gay?"). Può essere più utile osservare con curiosità e senza giudizio ciò che prova.
Un aspetto che potrebbe valere la pena approfondire è: Lei come vive il fatto di non aver mai avuto relazioni? È un qualcosa che Le pesa, che La impensierisce, o non le causa alcun disturbo? Badi bene, anche qui non esiste una risposta giusta e una "patologica": se Le sta bene così è ok; punterà su altri tipi di coinvolgimento che non presuppongono l'unione stabile.
Se sente il bisogno di fare maggiore chiarezza, un colloquio con un professionista può sicuramente aiutarLa a leggere meglio le Sue esperienze e dar loro significato.
Un caro saluto,
dott.ssa Serena Maugeri
Buonasera,
da ciò che racconta emerge un forte desiderio di comprendere sé stesso e di dare un senso alle proprie esperienze emotive e corporee. È un passo importante, che mostra consapevolezza e volontà di conoscersi più a fondo.
Le dinamiche che descrive sembrano intrecciare aspetti legati all’identità, al desiderio e al modo in cui vive il contatto affettivo e fisico con l’altro. È comprensibile sentirsi confusi quando mente e corpo non sembrano allinearsi, ma l’orientamento sessuale non si definisce solo attraverso l’eccitazione o l’attrazione fisica. Spesso entrano in gioco anche fattori emotivi, relazionali e di storia personale che influenzano il modo in cui ci si percepisce e ci si relaziona agli altri.
La maturità sessuale e la consapevolezza corporea si sviluppano insieme alla maturità affettiva e relazionale: è un processo naturale che cresce con il tempo e con le esperienze. Per questo può essere utile non ridurre i rapporti con gli altri alla sola dimensione sessuale, ma concedersi la possibilità di vivere legami e scambi che aiutino a conoscersi in modo più completo e autentico.
Un percorso psicoterapico potrebbe offrirle uno spazio protetto per esplorare con calma questi aspetti, comprendere meglio le sue emozioni e costruire un rapporto più sereno con la propria identità e la propria sessualità, senza giudizio né fretta di definirsi.
Riconoscere ciò che si prova e chiedere aiuto è già il primo passo per tornare a stare bene. Coraggio.
Un saluto,
Dott.ssa Giovanna Cardia
Psicologa della Salute
Buongiorno, da ciò che racconta emerge soprattutto una forte confusione rispetto a ciò che prova, più che un elemento che permetta di trarre conclusioni semplici o definitive.

Orientamento, attrazione, fantasia, eccitazione e bisogno relazionale non sempre coincidono in modo lineare. Per questo, cercare di capire tutto solo sulla base di singole reazioni corporee, fantasie o episodi specifici rischia di aumentare ancora di più il dubbio e l’angoscia.

Dal suo racconto non sarebbe corretto attribuirle un’etichetta a distanza, né in un senso né nell’altro. Quello che si può dire è che sembra esserci una grande attenzione al controllo e all’interpretazione dei suoi segnali interni: più osserva ciò che prova e cerca una conferma definitiva, più il dubbio sembra diventare centrale.

In questi casi, più che chiedersi “cosa sono davvero?”, può essere utile comprendere con maggiore calma come funziona il suo mondo affettivo, corporeo e relazionale, senza forzare risposte immediate. A volte il problema non è tanto ciò che si prova, ma il modo in cui si entra in allarme rispetto a ciò che si prova.

Se questo tema le crea sofferenza, confusione o blocco nella vita affettiva e relazionale, potrebbe essere utile affrontarlo con uno psicologo in uno spazio protetto, dove esplorarlo senza giudizio e senza etichette affrettate.

Un caro saluto.
Dott.ssa Desirèe Pesce
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Milano
Gentile, grazie per aver condiviso il tuo vissuto.
La sessualità è un tema complesso e sfaccettato, e non sempre l’esperienza personale può essere racchiusa in etichette rigide. È importante considerare che l’orientamento sessuale non è necessariamente fisso nel tempo, ma può collocarsi lungo un continuum, all’interno del quale possono variare le esperienze emotive, estetiche e corporee.

In questo senso, è del tutto possibile provare attrazione fisica o estetica verso persone dello stesso sesso senza che questo significhi essere “gay represso”. Queste esperienze possono essere legate, ad esempio, a componenti emotive (come il bisogno di vicinanza, confidenza o intimità) oppure a stimoli specifici, come nel caso dei fetish.

Un altro aspetto fondamentale è la distinzione tra diverse forme di attrazione. L’attrazione fisica o estetica non sempre coincide con il desiderio sessuale, così come quest’ultimo non implica necessariamente un interesse romantico. Per questo motivo, può accadere di:
di apprezzare esteticamente dei ragazzi senza provare un reale desiderio sessuale nei loro confronti; oppure di sentirsi fisicamente attivati da una donna senza sviluppare un interesse romantico tale da desiderare una relazione.
Queste sfumature rientrano nella normale variabilità dell’esperienza sessuale umana e non indicano necessariamente una contraddizione o un conflitto interno.
Se dovessero esserci ulteriori dubbi o il bisogno di approfondire, non esitare a contattarmi.
Resto a tua disposizione, Dott.ssa Desirèe Pesce

Domande correlate

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.

Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.