Buonasera il mio ex compagno se nè andato di casa dicendo che lo stare male lo portava a fare uso...
31
risposte
Buonasera il mio ex compagno se nè andato di casa dicendo che lo stare male lo portava a fare uso...precisiamo che 5 anni fa avevo trovato qualche traccia sporadica ma mi ha confessato che dalla morte di sua mamma (giugno 2025) è passato da 1,5 gr alla settimana a 8/10gr alla settimana...di preciso l'aumento non so quando è avvenuto ma credo settembre...è 4 settimane fuori casa e dice che non ha più toccato nulla (so che ha anche debiti)...mi chiedevo...possibile che con quella quantità assunta uno smetta così? Non so se crederci...so anche che diventano molto bugiardi...grazie della risposta
La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Si sente quanto questa vicenda la metta in difficoltà, tra il desiderio di capire, il dubbio su cosa credere e il peso emotivo legato a ciò che ha vissuto nella relazione.
Quando si ha a che fare con una dipendenza, purtroppo, la situazione diventa molto delicata: smettere o sospendere l’uso di sostanze non dipende solo dalla volontà dichiarata, ma da un reale percorso di consapevolezza, motivazione e spesso anche di supporto concreto. Se una persona non è pronta a mettersi in discussione fino in fondo e a lavorare attivamente sul proprio comportamento, è difficile che un cambiamento così significativo avvenga e si mantenga nel tempo. In questo senso, può anche accadere che vengano dette delle cose non del tutto corrispondenti alla realtà, talvolta per evitare conflitti, preoccupazioni o per non deludere l’altro.
Allo stesso tempo, il fatto che lui sia uscito di casa e si trovi in una situazione instabile non sembra, di per sé, un segnale di reale benessere o di stabilità. Anzi, condizioni di questo tipo possono aumentare la vulnerabilità e il rischio di ricadute, proprio perché manca un contesto strutturato e contenitivo.
In tutto questo, credo sia molto importante riportare l’attenzione su di lei. Tutelarsi, fermarsi a capire cosa le fa bene e cosa invece la espone a sofferenza, diventa centrale. In relazioni in cui è presente una dipendenza, il rischio è spesso quello di rimanere agganciati nel tentativo di aiutare o comprendere l’altro, perdendo però di vista i propri bisogni e limiti. Prendersi cura anche della propria salute mentale ed emotiva è fondamentale.
Resto a disposizione se sente il bisogno di approfondire o di essere accompagnata in questa riflessione.
Quando si ha a che fare con una dipendenza, purtroppo, la situazione diventa molto delicata: smettere o sospendere l’uso di sostanze non dipende solo dalla volontà dichiarata, ma da un reale percorso di consapevolezza, motivazione e spesso anche di supporto concreto. Se una persona non è pronta a mettersi in discussione fino in fondo e a lavorare attivamente sul proprio comportamento, è difficile che un cambiamento così significativo avvenga e si mantenga nel tempo. In questo senso, può anche accadere che vengano dette delle cose non del tutto corrispondenti alla realtà, talvolta per evitare conflitti, preoccupazioni o per non deludere l’altro.
Allo stesso tempo, il fatto che lui sia uscito di casa e si trovi in una situazione instabile non sembra, di per sé, un segnale di reale benessere o di stabilità. Anzi, condizioni di questo tipo possono aumentare la vulnerabilità e il rischio di ricadute, proprio perché manca un contesto strutturato e contenitivo.
In tutto questo, credo sia molto importante riportare l’attenzione su di lei. Tutelarsi, fermarsi a capire cosa le fa bene e cosa invece la espone a sofferenza, diventa centrale. In relazioni in cui è presente una dipendenza, il rischio è spesso quello di rimanere agganciati nel tentativo di aiutare o comprendere l’altro, perdendo però di vista i propri bisogni e limiti. Prendersi cura anche della propria salute mentale ed emotiva è fondamentale.
Resto a disposizione se sente il bisogno di approfondire o di essere accompagnata in questa riflessione.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Ciao intanto mi rassicura il fatto che tu lo definisca ex compagno, purtroppo come scrivi anche tu, non è facile superare una dipendenza senza il giusto supporto psicologico. Da come descrivi la tossicodipendenza del tuo ex compagno sembra essere presente da almeno 5 anni e che a causa della dipartita della madre la situazione si sia notevolmente aggravata. Reputo che sia difficile in sole 4 settimane poter disintossicarsi da quella dosaggio e soprattutto superare la dipendenza psicologica.
Ci sono comunità e strutture idonee che aiutano a disintossicarsi e il percorso richiede tempo e impegno, e sacrificio. Il lutto per la morte della mamma è anche questo un momento difficile che richiede tempo e supporto di familiari o di psicologi non di certo di sostanze stupefacenti.
La persona che ha una dipendenza da sostanze pensa sempre di poterla gestire da solo, e così prende in giro per primo se stesso e poi chi gli sta accanto. I debiti e le bugie sono l'altra faccia della droga perchè la dipendenza sia fisica che psicologica porta ad avere crisi di astinenza così forti da dover assumere la sostanza ad ogni costo procurandosela con ogni mezzo.
Il tuo amore da solo non potrà aiutare il tuo ex compagno, ha bisogno delle cure e del sostegno psicologico adeguato. Purtroppo stare accanto a persone che soffrono di dipendenze non è facile e porta ad esaurire le proprie energie e a smarrarsi fra mille dubbi e sensi di colpa. Tu non stai voltando le spalle alla persona che ami ma hai bisogno di prove concrete che lui stia affrontando con i giusti supporti psicologici e medici questa dipendenza. Ritrovando il tuo equilibrio e la tua serenità con dei colloqui psicologici di sostegno potresti ritrovare la forza necessaria per sostenere e convincere il tuo ex a farsi aiutare per guarire dalla tossicodipendenza.
Ci sono comunità e strutture idonee che aiutano a disintossicarsi e il percorso richiede tempo e impegno, e sacrificio. Il lutto per la morte della mamma è anche questo un momento difficile che richiede tempo e supporto di familiari o di psicologi non di certo di sostanze stupefacenti.
La persona che ha una dipendenza da sostanze pensa sempre di poterla gestire da solo, e così prende in giro per primo se stesso e poi chi gli sta accanto. I debiti e le bugie sono l'altra faccia della droga perchè la dipendenza sia fisica che psicologica porta ad avere crisi di astinenza così forti da dover assumere la sostanza ad ogni costo procurandosela con ogni mezzo.
Il tuo amore da solo non potrà aiutare il tuo ex compagno, ha bisogno delle cure e del sostegno psicologico adeguato. Purtroppo stare accanto a persone che soffrono di dipendenze non è facile e porta ad esaurire le proprie energie e a smarrarsi fra mille dubbi e sensi di colpa. Tu non stai voltando le spalle alla persona che ami ma hai bisogno di prove concrete che lui stia affrontando con i giusti supporti psicologici e medici questa dipendenza. Ritrovando il tuo equilibrio e la tua serenità con dei colloqui psicologici di sostegno potresti ritrovare la forza necessaria per sostenere e convincere il tuo ex a farsi aiutare per guarire dalla tossicodipendenza.
Capisco quanto questa situazione ti stia facendo male e quanto sia difficile orientarsi tra ciò che lui dice e ciò che tu vedi nella realtà. È comprensibile che tu abbia dubbi: quando una persona vive un periodo di uso così intenso e prolungato, smettere da un giorno all’altro non è impossibile, ma è molto raro che avvenga senza un supporto strutturato.
Allo stesso tempo, non posso dirti con certezza se lui stia usando o meno: non ho elementi per confermarlo o smentirlo. Quello che posso fare è riconoscere che la tua confusione è legittima, perché in queste dinamiche spesso si alternano promesse, tentativi, ricadute e anche bugie dettate dalla vergogna o dalla paura.
In questo momento però la cosa più importante non è verificare cosa stia facendo lui, ma capire come stai tu, cosa ti sta chiedendo questa situazione e di cosa hai bisogno per sentirti più al sicuro e più lucida. Possiamo, se lo desidera, lavorare insieme su questo, così che tu possa muoverti con più stabilità, indipendentemente dalle sue scelte.
Allo stesso tempo, non posso dirti con certezza se lui stia usando o meno: non ho elementi per confermarlo o smentirlo. Quello che posso fare è riconoscere che la tua confusione è legittima, perché in queste dinamiche spesso si alternano promesse, tentativi, ricadute e anche bugie dettate dalla vergogna o dalla paura.
In questo momento però la cosa più importante non è verificare cosa stia facendo lui, ma capire come stai tu, cosa ti sta chiedendo questa situazione e di cosa hai bisogno per sentirti più al sicuro e più lucida. Possiamo, se lo desidera, lavorare insieme su questo, così che tu possa muoverti con più stabilità, indipendentemente dalle sue scelte.
Essendo il suo ex compagno lo consideri tale e viva la sua vita senza pensare di dover salvare lui ed il resto del mondo. Ripeto : Viva la sua vita al meglio e lasci che lui faccia della sua quello che vuole o tutt'al più gli dica di farsi aiutare da un professionista . Cordiali saluti.
Buongiorno. Se il sospetto nasce da sintomi come agitazione , delirio, difficoltà , capisco che la situazione sia delicata. Credo sia necessario rivolgersi ad uno psicologo , se intendete ritornare a vivere insieme , ed affrontare i problemi di coppia e di dipendenza
Buonasera, la situazione che descrive è molto complessa e carica emotivamente, e si percepisce chiaramente quanto sia difficile per lei orientarsi tra ciò che prova, ciò che le viene detto e il dubbio su cosa sia reale e cosa no. Quando si entra in contatto con comportamenti legati all’uso di sostanze, soprattutto all’interno di una relazione affettiva, è normale sentirsi confusi, preoccupati e anche combattuti tra il desiderio di fidarsi e la paura di essere delusi. La sua domanda è molto comprensibile. Più che cercare una risposta assoluta sul fatto che sia possibile o meno smettere improvvisamente, può essere utile spostare leggermente l’attenzione su ciò che questa incertezza sta generando dentro di lei. Il dubbio continuo, il bisogno di capire se credergli oppure no, il tentativo di trovare una certezza possono diventare essi stessi una fonte importante di stress e coinvolgimento emotivo. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, quando ci si trova in situazioni così ambigue, la mente tende a cercare conferme e a colmare i vuoti di informazione, spesso oscillando tra fiducia e sospetto. Questo movimento continuo può portare a rimanere molto agganciati all’altra persona, anche quando la relazione è interrotta o in difficoltà. In un certo senso, l’attenzione resta focalizzata su di lui e sui suoi comportamenti, mentre il suo spazio interno rischia di passare in secondo piano. Un altro aspetto importante riguarda il ruolo che lei sente di avere in questa situazione. Il fatto che lui le racconti certe cose può attivare un senso di responsabilità o di coinvolgimento, come se fosse necessario capire, monitorare o in qualche modo gestire ciò che sta accadendo. Questo è un passaggio delicato, perché rischia di tenerla dentro una dinamica che può diventare molto faticosa e poco protettiva per lei. Al di là della veridicità di ciò che lui dice, che purtroppo non è sempre possibile verificare con certezza, può essere utile chiedersi cosa le fa stare meglio e cosa la espone invece a maggiore sofferenza. Fidarsi ciecamente o diffidare completamente sono due estremi che spesso non risolvono il problema. Piuttosto, può essere più utile costruire una posizione interna che tenga conto dei fatti, ma anche dei suoi bisogni di tutela, serenità e stabilità. In queste situazioni, lavorare su di sé diventa fondamentale. Comprendere come mai si resta così coinvolti, quali pensieri e quali emozioni si attivano, e quali sono i limiti che si desidera porre nelle relazioni può fare una grande differenza. Un percorso di supporto può aiutarla a mettere ordine in tutto questo, a ridurre la confusione e a ritrovare un senso di direzione più chiaro. In particolare, un approccio cognitivo comportamentale può aiutarla a riconoscere i meccanismi che la tengono agganciata a questo dubbio continuo e a sviluppare modalità più funzionali per gestire la situazione. Il suo bisogno di capire è legittimo, ma è altrettanto importante che non diventi qualcosa che la consuma o che la allontana da se stessa. Ritrovare un equilibrio interno, anche in presenza di incertezze esterne, è un obiettivo possibile e importante. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
La situazione che descrive è comprensibilmente difficile e confusa. Dal punto di vista clinico, la cessazione brusca di un consumo elevato è possibile, ma raramente stabile senza un supporto strutturato. Con un uso così intenso (8-10 grammi settimanali), il rischio di ricaduta è significativo, specialmente in presenza di un lutto non elaborato come la perdita della madre, che può aver funzionato da potente trigger per l'escalation.
In ottica cognitivo-comportamentale, la dipendenza è spesso mantenuta da credenze disfunzionali ("uso per gestire il dolore") e da strategie di evitamento emotivo. Senza lavorare su questi meccanismi sottostanti, una sospensione improvvisata lascia irrisolte le cause profonde.
La sua difficoltà a credere alle parole del suo ex è comprensibile: la dipendenza compromette spesso la comunicazione autentica. Non si tratta necessariamente di cattiveria, ma di una difesa psicologica. Le consiglio di incoraggiarlo a rivolgersi a un SerD o a uno psicoterapeuta specializzato in dipendenze, dove possa ricevere un supporto mirato sia per la cessazione che per l'elaborazione del lutto.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
In ottica cognitivo-comportamentale, la dipendenza è spesso mantenuta da credenze disfunzionali ("uso per gestire il dolore") e da strategie di evitamento emotivo. Senza lavorare su questi meccanismi sottostanti, una sospensione improvvisata lascia irrisolte le cause profonde.
La sua difficoltà a credere alle parole del suo ex è comprensibile: la dipendenza compromette spesso la comunicazione autentica. Non si tratta necessariamente di cattiveria, ma di una difesa psicologica. Le consiglio di incoraggiarlo a rivolgersi a un SerD o a uno psicoterapeuta specializzato in dipendenze, dove possa ricevere un supporto mirato sia per la cessazione che per l'elaborazione del lutto.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buonasera,
quello che descrive è purtroppo una situazione che può verificarsi: quando il consumo di sostanze aumenta rapidamente, spesso è legato a un tentativo di gestire un dolore emotivo importante, come un lutto.
Rispetto alla sua domanda: sì, è possibile che una persona smetta improvvisamente, soprattutto se spinta da paura, crisi o desiderio di cambiamento. Tuttavia, con quantità così elevate, è anche frequente che ci siano difficoltà a mantenere l’astinenza senza un supporto adeguato. Per questo può essere comprensibile che lei si senta dubbiosa e confusa.
Più che concentrarsi solo sul “credergli o meno”, può essere utile osservare nel tempo la coerenza dei suoi comportamenti e, soprattutto, proteggere il suo benessere emotivo in questa fase.
Se sente il bisogno di orientarsi meglio in questa situazione complessa, può essere utile un confronto professionale per capire come muoversi e quali segnali osservare.
Resto disponibile anche per una consulenza online.
Un caro saluto.
quello che descrive è purtroppo una situazione che può verificarsi: quando il consumo di sostanze aumenta rapidamente, spesso è legato a un tentativo di gestire un dolore emotivo importante, come un lutto.
Rispetto alla sua domanda: sì, è possibile che una persona smetta improvvisamente, soprattutto se spinta da paura, crisi o desiderio di cambiamento. Tuttavia, con quantità così elevate, è anche frequente che ci siano difficoltà a mantenere l’astinenza senza un supporto adeguato. Per questo può essere comprensibile che lei si senta dubbiosa e confusa.
Più che concentrarsi solo sul “credergli o meno”, può essere utile osservare nel tempo la coerenza dei suoi comportamenti e, soprattutto, proteggere il suo benessere emotivo in questa fase.
Se sente il bisogno di orientarsi meglio in questa situazione complessa, può essere utile un confronto professionale per capire come muoversi e quali segnali osservare.
Resto disponibile anche per una consulenza online.
Un caro saluto.
Buongiorno, quello che porta è un dubbio molto comprensibile, perché si trova nel punto in cui si intrecciano due piani diversi: da una parte il bisogno di credere e di dare fiducia, dall’altra i segnali che nel tempo hanno incrinato quella fiducia.
Se restiamo sul piano “tecnico”, un passaggio da un uso saltuario a quantità così elevate (8–10 grammi a settimana) indica un rapporto con la sostanza che difficilmente è occasionale. In questi casi non si parla solo di abitudine, ma spesso di una forma di dipendenza o comunque di uso problematico strutturato. Dentro questa cornice, smettere “di colpo” è possibile, ma è poco frequente che avvenga in modo stabile e soprattutto senza un contesto di supporto (terapeutico, medico, comunitario). Più spesso si osservano fasi: interruzioni temporanee, ricadute, tentativi, promesse sincere ma difficili da mantenere.
C’è poi un altro aspetto che lei stessa intuisce: quando una persona è dentro una relazione con una sostanza, la gestione della verità diventa complessa. Non necessariamente per cattiveria o manipolazione deliberata, ma perché entrano in gioco vergogna, negazione, paura di perdere il legame. Questo può portare a minimizzare, a raccontare versioni parziali, o a dire ciò che in quel momento si vorrebbe fosse vero.
Allo stesso tempo, però, fermarsi solo sulla domanda “è possibile o no?” rischia di spostarla in una posizione di controllo che, di fatto, non le darà mai una certezza piena. La questione forse più centrale diventa: su quali elementi lei può oggi basarsi per fidarsi? Non tanto le parole, ma i comportamenti nel tempo: continuità, assunzione di responsabilità (anche rispetto ai debiti), disponibilità a farsi aiutare, trasparenza non solo dichiarata ma praticata.
Tutto ciò non toglie che lei abbia il diritto di proteggersi da una situazione che può diventare confusiva e logorante.
In altre parole, più che chiederle se credergli o meno in senso assoluto, potrebbe esserle utile chiedersi: cosa mi serve vedere concretamente perché questa fiducia possa essere riaperta? E quali sono i miei limiti, oltre i quali non me la sento di andare?
Questo sposta il focus da lui (che in questo momento è poco prevedibile) a lei, che invece può provare a mantenere una posizione più chiara e tutelante.
Se restiamo sul piano “tecnico”, un passaggio da un uso saltuario a quantità così elevate (8–10 grammi a settimana) indica un rapporto con la sostanza che difficilmente è occasionale. In questi casi non si parla solo di abitudine, ma spesso di una forma di dipendenza o comunque di uso problematico strutturato. Dentro questa cornice, smettere “di colpo” è possibile, ma è poco frequente che avvenga in modo stabile e soprattutto senza un contesto di supporto (terapeutico, medico, comunitario). Più spesso si osservano fasi: interruzioni temporanee, ricadute, tentativi, promesse sincere ma difficili da mantenere.
C’è poi un altro aspetto che lei stessa intuisce: quando una persona è dentro una relazione con una sostanza, la gestione della verità diventa complessa. Non necessariamente per cattiveria o manipolazione deliberata, ma perché entrano in gioco vergogna, negazione, paura di perdere il legame. Questo può portare a minimizzare, a raccontare versioni parziali, o a dire ciò che in quel momento si vorrebbe fosse vero.
Allo stesso tempo, però, fermarsi solo sulla domanda “è possibile o no?” rischia di spostarla in una posizione di controllo che, di fatto, non le darà mai una certezza piena. La questione forse più centrale diventa: su quali elementi lei può oggi basarsi per fidarsi? Non tanto le parole, ma i comportamenti nel tempo: continuità, assunzione di responsabilità (anche rispetto ai debiti), disponibilità a farsi aiutare, trasparenza non solo dichiarata ma praticata.
Tutto ciò non toglie che lei abbia il diritto di proteggersi da una situazione che può diventare confusiva e logorante.
In altre parole, più che chiederle se credergli o meno in senso assoluto, potrebbe esserle utile chiedersi: cosa mi serve vedere concretamente perché questa fiducia possa essere riaperta? E quali sono i miei limiti, oltre i quali non me la sento di andare?
Questo sposta il focus da lui (che in questo momento è poco prevedibile) a lei, che invece può provare a mantenere una posizione più chiara e tutelante.
Capisco quanto questa situazione la stia mettendo in difficoltà, perché si trova in una posizione davvero delicata: da una parte il desiderio di credere a una persona con cui ha condiviso tanto, dall’altra il timore di essere nuovamente ferita o ingannata.
Più che darle una risposta netta sul “crederci o no”, può essere utile fermarsi su alcuni aspetti che possono aiutarla a orientarsi meglio.
Quando lui le dice di aver smesso, su cosa si basa questa informazione? Glielo comunica soltanto a parole oppure ha dato anche segnali concreti di cambiamento, come ad esempio rivolgersi a un supporto, modificare le sue abitudini, affrontare la questione dei debiti?
Lei, dentro di sé, cosa sente quando lo ascolta? È più una sensazione di fiducia, oppure avverte una parte di sé che resta in allerta, dubbiosa, magari già ferita da esperienze passate con lui?
Un altro punto importante riguarda la sua posizione: cosa cambierebbe per lei credere completamente a quello che dice? E cosa cambierebbe invece mantenere una certa cautela? Questa domanda è utile perché a volte il bisogno di “sapere la verità” si intreccia con il bisogno emotivo di sentirsi rassicurati.
Rispetto all’uso che descrive, è vero che interrompere improvvisamente è possibile, ma quando c’è stato un aumento significativo e soprattutto quando ci sono elementi come lutto, debiti e difficoltà emotive, spesso il cambiamento stabile richiede tempo e supporto. Più che le parole, nel tempo diventano fondamentali la coerenza e la continuità dei comportamenti.
C’è anche un altro aspetto molto importante: quanto questa situazione sta incidendo su di lei oggi? Si sente coinvolta, in attesa, in ansia, oppure sta cercando di proteggersi e prendere distanza?
Infine, può essere utile chiedersi quale sarebbe per lei un segnale sufficiente per sentirsi più tranquilla: cosa dovrebbe vedere, concretamente, perché la fiducia possa ricostruirsi?
Non si tratta tanto di stabilire subito se lui stia dicendo la verità, ma di capire come lei può tutelarsi emotivamente in una situazione in cui, comprensibilmente, la fiducia è stata messa alla prova. Se vuole, possiamo anche approfondire insieme come riconoscere segnali più affidabili di cambiamento nel tempo.
Più che darle una risposta netta sul “crederci o no”, può essere utile fermarsi su alcuni aspetti che possono aiutarla a orientarsi meglio.
Quando lui le dice di aver smesso, su cosa si basa questa informazione? Glielo comunica soltanto a parole oppure ha dato anche segnali concreti di cambiamento, come ad esempio rivolgersi a un supporto, modificare le sue abitudini, affrontare la questione dei debiti?
Lei, dentro di sé, cosa sente quando lo ascolta? È più una sensazione di fiducia, oppure avverte una parte di sé che resta in allerta, dubbiosa, magari già ferita da esperienze passate con lui?
Un altro punto importante riguarda la sua posizione: cosa cambierebbe per lei credere completamente a quello che dice? E cosa cambierebbe invece mantenere una certa cautela? Questa domanda è utile perché a volte il bisogno di “sapere la verità” si intreccia con il bisogno emotivo di sentirsi rassicurati.
Rispetto all’uso che descrive, è vero che interrompere improvvisamente è possibile, ma quando c’è stato un aumento significativo e soprattutto quando ci sono elementi come lutto, debiti e difficoltà emotive, spesso il cambiamento stabile richiede tempo e supporto. Più che le parole, nel tempo diventano fondamentali la coerenza e la continuità dei comportamenti.
C’è anche un altro aspetto molto importante: quanto questa situazione sta incidendo su di lei oggi? Si sente coinvolta, in attesa, in ansia, oppure sta cercando di proteggersi e prendere distanza?
Infine, può essere utile chiedersi quale sarebbe per lei un segnale sufficiente per sentirsi più tranquilla: cosa dovrebbe vedere, concretamente, perché la fiducia possa ricostruirsi?
Non si tratta tanto di stabilire subito se lui stia dicendo la verità, ma di capire come lei può tutelarsi emotivamente in una situazione in cui, comprensibilmente, la fiducia è stata messa alla prova. Se vuole, possiamo anche approfondire insieme come riconoscere segnali più affidabili di cambiamento nel tempo.
Buongiorno,
le tossicodipendenze sono un argomento molto delicato e smettere non è qualcosa che si fa all'improvviso, anche per rischi medici correlati (questo dipende molto anche dalla sostanza a cui ci riferiamo). 8/10 gr è un'assunzione elevata e se avesse smesso all'improvviso i segni dell'astinenza sarebbero evidenti.
Spero di aver risposto alla sua domanda.
Buona giornata,
Alice Missiroli.
le tossicodipendenze sono un argomento molto delicato e smettere non è qualcosa che si fa all'improvviso, anche per rischi medici correlati (questo dipende molto anche dalla sostanza a cui ci riferiamo). 8/10 gr è un'assunzione elevata e se avesse smesso all'improvviso i segni dell'astinenza sarebbero evidenti.
Spero di aver risposto alla sua domanda.
Buona giornata,
Alice Missiroli.
Salve, la situazione che descrive è comprensibilmente carica di dubbi, preoccupazione e anche di una certa fatica emotiva. Quando si entra in contatto con un uso di sostanze così rilevante, soprattutto all’interno di una relazione affettiva, è naturale oscillare tra il desiderio di credere a un cambiamento e il timore di essere nuovamente esposti a comportamenti poco affidabili.
Partendo dalla sua domanda più diretta: un’interruzione improvvisa dopo un uso così elevato è tecnicamente possibile, ma nella pratica è spesso complessa e poco lineare. Quantità come quelle che riporta fanno pensare a un uso significativo, verosimilmente associato non solo a una componente fisica, ma anche psicologica e relazionale. In questi casi, smettere “di colpo” senza un supporto strutturato è difficile e, quando accade, tende a essere accompagnato da fasi altalenanti, più che da un cambiamento stabile e immediatamente consolidato.
Un elemento importante che lei stessa coglie è il tema della credibilità e della fiducia. Nelle situazioni di dipendenza, può capitare che la persona utilizzi la negazione o la minimizzazione, non tanto per una volontà deliberata di ingannare, ma come parte del funzionamento stesso della dipendenza, che spesso protegge il comportamento dall’essere messo in discussione. Questo non significa che ogni affermazione sia necessariamente falsa, ma che il piano delle parole e quello dei comportamenti, nel tempo, possono non essere sempre coerenti.
Allo stesso tempo, nel suo racconto emerge un passaggio significativo: l’aumento dell’uso sembra collocarsi dopo un evento emotivamente molto impattante, come la perdita della madre e l’uso di sostanze, in queste circostanze, può assumere la funzione di regolazione di stati interni molto intensi, come dolore, vuoto o disorganizzazione emotiva. Questo aiuta a comprendere il senso del comportamento, ma non lo giustifica né lo rende meno problematico sul piano concreto e relazionale.
Il punto centrale, forse, non è tanto stabilire con certezza se lui stia dicendo la verità in questo momento, quanto riconoscere che lei si trova in una posizione in cui la fiducia è stata messa alla prova e in cui ha bisogno di riferimenti più solidi e osservabili. In queste situazioni, spesso è più utile orientarsi su ciò che è verificabile nel tempo — coerenza, continuità, assunzione di responsabilità, eventuale richiesta di aiuto — piuttosto che su dichiarazioni puntuali, che da sole possono lasciare spazio a molta incertezza.
Infine, è importante considerare anche la sua posizione: vivere accanto a una persona con un uso problematico di sostanze può portare a una progressiva perdita di sicurezza interna, fatta di dubbi continui, tentativi di controllo e bisogno di capire cosa sia vero e cosa no. Anche questo merita attenzione. Più che cercare una risposta definitiva su di lui, può essere utile chiedersi quali condizioni le permettono di sentirsi tutelata, lucida e meno esposta a una dinamica che rischia di diventare destabilizzante per lei. In questo senso, il fatto che lui sia uscito di casa rappresenta già un cambiamento che può offrirle uno spazio per ri-orientarsi e ridefinire i propri confini.
Partendo dalla sua domanda più diretta: un’interruzione improvvisa dopo un uso così elevato è tecnicamente possibile, ma nella pratica è spesso complessa e poco lineare. Quantità come quelle che riporta fanno pensare a un uso significativo, verosimilmente associato non solo a una componente fisica, ma anche psicologica e relazionale. In questi casi, smettere “di colpo” senza un supporto strutturato è difficile e, quando accade, tende a essere accompagnato da fasi altalenanti, più che da un cambiamento stabile e immediatamente consolidato.
Un elemento importante che lei stessa coglie è il tema della credibilità e della fiducia. Nelle situazioni di dipendenza, può capitare che la persona utilizzi la negazione o la minimizzazione, non tanto per una volontà deliberata di ingannare, ma come parte del funzionamento stesso della dipendenza, che spesso protegge il comportamento dall’essere messo in discussione. Questo non significa che ogni affermazione sia necessariamente falsa, ma che il piano delle parole e quello dei comportamenti, nel tempo, possono non essere sempre coerenti.
Allo stesso tempo, nel suo racconto emerge un passaggio significativo: l’aumento dell’uso sembra collocarsi dopo un evento emotivamente molto impattante, come la perdita della madre e l’uso di sostanze, in queste circostanze, può assumere la funzione di regolazione di stati interni molto intensi, come dolore, vuoto o disorganizzazione emotiva. Questo aiuta a comprendere il senso del comportamento, ma non lo giustifica né lo rende meno problematico sul piano concreto e relazionale.
Il punto centrale, forse, non è tanto stabilire con certezza se lui stia dicendo la verità in questo momento, quanto riconoscere che lei si trova in una posizione in cui la fiducia è stata messa alla prova e in cui ha bisogno di riferimenti più solidi e osservabili. In queste situazioni, spesso è più utile orientarsi su ciò che è verificabile nel tempo — coerenza, continuità, assunzione di responsabilità, eventuale richiesta di aiuto — piuttosto che su dichiarazioni puntuali, che da sole possono lasciare spazio a molta incertezza.
Infine, è importante considerare anche la sua posizione: vivere accanto a una persona con un uso problematico di sostanze può portare a una progressiva perdita di sicurezza interna, fatta di dubbi continui, tentativi di controllo e bisogno di capire cosa sia vero e cosa no. Anche questo merita attenzione. Più che cercare una risposta definitiva su di lui, può essere utile chiedersi quali condizioni le permettono di sentirsi tutelata, lucida e meno esposta a una dinamica che rischia di diventare destabilizzante per lei. In questo senso, il fatto che lui sia uscito di casa rappresenta già un cambiamento che può offrirle uno spazio per ri-orientarsi e ridefinire i propri confini.
Gentilissima, intende uso di cocaina? E' piuttosto improbabile che ci sia stata una interruzione spontanea e qualora fosse anche vero è ad altissimo rischio di ricaduta. Il percorso per superare le dipendenze è lungo e necessita di un supporto professionale adeguato e anche in questo caso presenta spesso delle ricadute. Nella relazione con un partner con dipendenza da cocaina spesso c'è minimizzazione, negazione, manipolazione della realtà, presenza di debiti tenuti nascosti e dall'altra parte si vivono momenti di speranza/delusione che nel tempo portano a dubitare della veridicità di ciò che viene detto. Il suo sospetto è fondato e pertinente con la situazione. Resto a disposizione. Un saluto.
Buongiorno,
dalle sue parole si coglie quanto questa situazione sia carica di preoccupazione, dubbi e anche di fatica nel capire a cosa dare fiducia.
Nel suo racconto emerge un cambiamento importante nell’uso di sostanze del suo ex compagno, soprattutto dopo un evento significativo come la perdita della madre, e questo può rendere tutto ancora più complesso da leggere. Allo stesso tempo, il fatto che lui si sia allontanato e riferisca di aver smesso da alcune settimane può generare in lei una forte oscillazione tra il voler credere a ciò che dice e il timore di essere nuovamente delusa.
Può accadere che, anche dopo un uso intenso, una persona riesca a interrompere, soprattutto se avviene un cambiamento nelle condizioni di vita o una motivazione forte. Allo stesso tempo, nei percorsi di dipendenza sono frequenti momenti di difficoltà, possibili ricadute e talvolta anche una comunicazione poco trasparente legata proprio alla relazione con la sostanza.
In questo senso, più che cercare una certezza immediata su ciò che lui sta facendo, potrebbe essere importante riportare l’attenzione su ciò che questa situazione sta muovendo in lei: il bisogno di chiarezza, di fiducia, ma anche di protezione rispetto a una relazione che sembra aver attraversato momenti complessi. Da una parte può esserci il desiderio che lui stia davvero meglio, dall’altra il bisogno di non esporsi nuovamente a qualcosa che potrebbe farla stare male.
Uno spazio psicologico potrebbe aiutarla a orientarsi tra dubbi e bisogni e a trovare un equilibrio che tenga conto anche del suo benessere.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
dalle sue parole si coglie quanto questa situazione sia carica di preoccupazione, dubbi e anche di fatica nel capire a cosa dare fiducia.
Nel suo racconto emerge un cambiamento importante nell’uso di sostanze del suo ex compagno, soprattutto dopo un evento significativo come la perdita della madre, e questo può rendere tutto ancora più complesso da leggere. Allo stesso tempo, il fatto che lui si sia allontanato e riferisca di aver smesso da alcune settimane può generare in lei una forte oscillazione tra il voler credere a ciò che dice e il timore di essere nuovamente delusa.
Può accadere che, anche dopo un uso intenso, una persona riesca a interrompere, soprattutto se avviene un cambiamento nelle condizioni di vita o una motivazione forte. Allo stesso tempo, nei percorsi di dipendenza sono frequenti momenti di difficoltà, possibili ricadute e talvolta anche una comunicazione poco trasparente legata proprio alla relazione con la sostanza.
In questo senso, più che cercare una certezza immediata su ciò che lui sta facendo, potrebbe essere importante riportare l’attenzione su ciò che questa situazione sta muovendo in lei: il bisogno di chiarezza, di fiducia, ma anche di protezione rispetto a una relazione che sembra aver attraversato momenti complessi. Da una parte può esserci il desiderio che lui stia davvero meglio, dall’altra il bisogno di non esporsi nuovamente a qualcosa che potrebbe farla stare male.
Uno spazio psicologico potrebbe aiutarla a orientarsi tra dubbi e bisogni e a trovare un equilibrio che tenga conto anche del suo benessere.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buonasera, capisco bene il suo dubbio, perché in situazioni come questa è molto difficile capire quanto fidarsi delle parole e quanto, invece, restare prudenti.
Sì, in teoria una persona può anche interrompere l’uso improvvisamente. Questo però, da solo, non basta a dire che il problema sia davvero risolto. Dopo quattro settimane, senza un aiuto concreto e senza segnali verificabili di cambiamento, è comprensibile che lei faccia fatica a crederci.
C’è però un passaggio del suo messaggio che considero molto importante: quando lui dice che “lo stare male lo porta a fare uso”, sta dicendo qualcosa che va preso sul serio. Non tanto come giustificazione, ma come indicazione del funzionamento del problema. Se una persona usa la sostanza per gestire dolore, vuoto, tensione o sofferenza, il punto non è solo se abbia smesso oggi, ma come affronti quel malessere senza ricadere nello stesso meccanismo.
In altre parole, il problema non è solo la sostanza in sé, ma il legame che si è creato tra sofferenza emotiva e uso. Finché quel legame non viene affrontato in modo serio, il rischio di ricaduta resta presente, anche se per un periodo l’uso si interrompe.
Per questo, più che chiedersi se credere o non credere alle sue parole, forse è più utile osservare i fatti: sta cercando un aiuto reale? si sta facendo seguire? sta affrontando con responsabilità anche il tema dei debiti, delle relazioni e delle conseguenze del suo comportamento? Sono questi i segnali che nel tempo aiutano a capire se c’è un cambiamento concreto.
Il cambiamento è possibile, ma di solito non passa solo dalle promesse. Passa da un percorso, da scelte coerenti e da una presa in carico reale del problema. Nel frattempo, per lei può essere importante mantenere lucidità, confini chiari e non sentirsi obbligata a sostenere da sola un peso così grande.
Un caro saluto.
Sì, in teoria una persona può anche interrompere l’uso improvvisamente. Questo però, da solo, non basta a dire che il problema sia davvero risolto. Dopo quattro settimane, senza un aiuto concreto e senza segnali verificabili di cambiamento, è comprensibile che lei faccia fatica a crederci.
C’è però un passaggio del suo messaggio che considero molto importante: quando lui dice che “lo stare male lo porta a fare uso”, sta dicendo qualcosa che va preso sul serio. Non tanto come giustificazione, ma come indicazione del funzionamento del problema. Se una persona usa la sostanza per gestire dolore, vuoto, tensione o sofferenza, il punto non è solo se abbia smesso oggi, ma come affronti quel malessere senza ricadere nello stesso meccanismo.
In altre parole, il problema non è solo la sostanza in sé, ma il legame che si è creato tra sofferenza emotiva e uso. Finché quel legame non viene affrontato in modo serio, il rischio di ricaduta resta presente, anche se per un periodo l’uso si interrompe.
Per questo, più che chiedersi se credere o non credere alle sue parole, forse è più utile osservare i fatti: sta cercando un aiuto reale? si sta facendo seguire? sta affrontando con responsabilità anche il tema dei debiti, delle relazioni e delle conseguenze del suo comportamento? Sono questi i segnali che nel tempo aiutano a capire se c’è un cambiamento concreto.
Il cambiamento è possibile, ma di solito non passa solo dalle promesse. Passa da un percorso, da scelte coerenti e da una presa in carico reale del problema. Nel frattempo, per lei può essere importante mantenere lucidità, confini chiari e non sentirsi obbligata a sostenere da sola un peso così grande.
Un caro saluto.
Ciao! L'uso delle droghe è una strategia che alcune persone possono mettere in atto quando si trovano in particolari condizioni di fragilità. Queste condizioni vanno dallo stress quotidiano alle crisi o come nel tuo caso per i lutti. Ci sono persone che riescono a ridurre gradualmente l'uso delle droghe con grande stupore di tutti i suoi affetti più cari ma la strategia di compensazione che utilizzano purtroppo permane se non trattata con la psicoterapia. Ti consiglio di stargli vicino come puoi ma di evitare di calcare troppo la mano, perchè l'astinenza può modificare le reazioni di una persona tanto da sembrare spropositate rispetto al solito. Dovrebbe occuparsene uno specialista. Un saluto!
Buonasera,
quello che descrive è purtroppo una situazione abbastanza frequente nei disturbi legati all’uso di sostanze, soprattutto quando c’è stato un evento emotivamente molto forte come un lutto.
Un aumento così significativo dei consumi (da un uso sporadico a quantità elevate e frequenti) indica verosimilmente lo sviluppo di una dipendenza, o quantomeno di un uso problematico importante. In questi casi, smettere “di colpo” è possibile, ma non è la situazione più comune, soprattutto senza un supporto strutturato (medico, psicologico o comunitario). Le ricadute sono frequenti e il percorso di uscita tende ad essere graduale, non lineare.
È anche vero che alcune persone, di fronte a una crisi importante (come la separazione o la paura di perdere tutto), possono fare un tentativo di interruzione improvvisa. Tuttavia, senza un cambiamento stabile del contesto e senza aiuto, mantenere l’astinenza nel tempo è difficile.
Rispetto al tema della sincerità: chi ha una dipendenza può arrivare a minimizzare, negare o mentire, non tanto per cattiva volontà, ma perché la sostanza diventa centrale e altera il modo di pensare e di gestire la realtà. Questo però non significa che stia necessariamente mentendo: significa che è importante mantenere uno sguardo realistico e prudente, basato più sui comportamenti concreti nel tempo che sulle sole parole.
Un altro elemento importante che lei cita sono i debiti: spesso accompagnano le situazioni di abuso e rappresentano un ulteriore fattore di rischio e di stress.
In questo momento, più che cercare di capire se credergli o meno, può essere utile chiedersi:
ci sono segnali concreti di cambiamento stabile nel tempo?
si è rivolto a qualcuno per farsi aiutare?
io come posso tutelare me stessa emotivamente e praticamente?
Sono aspetti fondamentali per non rimanere intrappolata in una dinamica di incertezza e preoccupazione continua.
Data la complessità della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista, sia per lui (nell’ottica di un eventuale trattamento per la dipendenza) sia per lei, per avere uno spazio di supporto e orientamento.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è purtroppo una situazione abbastanza frequente nei disturbi legati all’uso di sostanze, soprattutto quando c’è stato un evento emotivamente molto forte come un lutto.
Un aumento così significativo dei consumi (da un uso sporadico a quantità elevate e frequenti) indica verosimilmente lo sviluppo di una dipendenza, o quantomeno di un uso problematico importante. In questi casi, smettere “di colpo” è possibile, ma non è la situazione più comune, soprattutto senza un supporto strutturato (medico, psicologico o comunitario). Le ricadute sono frequenti e il percorso di uscita tende ad essere graduale, non lineare.
È anche vero che alcune persone, di fronte a una crisi importante (come la separazione o la paura di perdere tutto), possono fare un tentativo di interruzione improvvisa. Tuttavia, senza un cambiamento stabile del contesto e senza aiuto, mantenere l’astinenza nel tempo è difficile.
Rispetto al tema della sincerità: chi ha una dipendenza può arrivare a minimizzare, negare o mentire, non tanto per cattiva volontà, ma perché la sostanza diventa centrale e altera il modo di pensare e di gestire la realtà. Questo però non significa che stia necessariamente mentendo: significa che è importante mantenere uno sguardo realistico e prudente, basato più sui comportamenti concreti nel tempo che sulle sole parole.
Un altro elemento importante che lei cita sono i debiti: spesso accompagnano le situazioni di abuso e rappresentano un ulteriore fattore di rischio e di stress.
In questo momento, più che cercare di capire se credergli o meno, può essere utile chiedersi:
ci sono segnali concreti di cambiamento stabile nel tempo?
si è rivolto a qualcuno per farsi aiutare?
io come posso tutelare me stessa emotivamente e praticamente?
Sono aspetti fondamentali per non rimanere intrappolata in una dinamica di incertezza e preoccupazione continua.
Data la complessità della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista, sia per lui (nell’ottica di un eventuale trattamento per la dipendenza) sia per lei, per avere uno spazio di supporto e orientamento.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente la ringrazio per la condivisione la situazione non è facile quando si tratta di dipendenza e per un famigliare non affatto facile fidarsi sicuramente il suo ex deve rivolgersi a un serd e credo che anche lei abbia bisogno di un supporto per metabolizzare la fine della relazione e il perchè. Credo che non serve a lei in questo momento capire se possibile smettere cosi di botto ne possibile fare noi una valutazione e poterle dare una risposta. Le auguro di trovare la serenità un saluto dott.ssa Valeria Sicari
Buongiorno,
provo a risponderle restando molto aderente alla sua domanda, ma anche a ciò che si muove tra le righe del suo racconto.
Sì, in senso stretto è possibile che una persona smetta anche dopo un uso molto elevato. Alcune persone riescono a interrompere bruscamente, soprattutto quando cambiano contesto o si allontanano da situazioni che alimentavano l’uso. Però questo non coincide automaticamente con “essere usciti” dalla dipendenza. Quando si arriva a quantità importanti, la relazione con la sostanza è già strutturata e tende a ripresentarsi nel tempo, anche se per qualche settimana non si usa.
Quindi il punto non è tanto se può aver smesso per quattro settimane — questo è possibile — ma quanto questa sospensione sia solida, stabile e sostenibile senza un lavoro più profondo.
Lei coglie anche un altro aspetto molto importante che è la difficoltà a fidarsi. Nelle situazioni di dipendenza spesso non è tanto una “cattiveria” o una bugia intenzionale, ma una modalità che si costruisce nel tempo, fatta di minimizzazioni, omissioni, versioni parziali della realtà. Questo succede perché la persona, in qualche modo, protegge sia se stessa sia il legame con la sostanza.
Però vorrei spostare leggermente lo sguardo: il punto forse non è stabilire se lui sta dicendo la verità oggi. Il punto è che lei si trova in una posizione in cui deve continuamente chiedersi “ci credo o no?”. E questa è una posizione molto faticosa, perché la mette in un ruolo di controllo che non le spetta fino in fondo.
In una prospettiva relazionale, quando entra una dipendenza nella coppia, spesso la relazione si riorganizza in uno promette o rassicura e l’altro che verifica, dubita, controlla. E piano piano il centro non è più il rapporto, ma la sostanza.
Il suo dubbio allora ha un valore, le sta dicendo che la fiducia è stata incrinata, e che non basta una dichiarazione per ricostruirla.
Più che cercare di “capire subito” se è vero o no, può essere più utile osservare nel tempo coerenza tra parole e comportamenti, responsabilità sui debiti, continuità nelle scelte, eventuale richiesta di aiuto. È questo che costruisce credibilità.
E insieme a questo, le lascerei una domanda importante: lei, dentro questa situazione, cosa sente di poter sostenere e cosa no? Perché il rischio è che tutta l’attenzione vada su di lui, mentre i suoi limiti e i suoi bisogni restano sullo sfondo.
Le suggerisco di lavorare con un professionista proprio su questo, al fine di capire come stare in questa relazione senza che il dubbio la consumi.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata
provo a risponderle restando molto aderente alla sua domanda, ma anche a ciò che si muove tra le righe del suo racconto.
Sì, in senso stretto è possibile che una persona smetta anche dopo un uso molto elevato. Alcune persone riescono a interrompere bruscamente, soprattutto quando cambiano contesto o si allontanano da situazioni che alimentavano l’uso. Però questo non coincide automaticamente con “essere usciti” dalla dipendenza. Quando si arriva a quantità importanti, la relazione con la sostanza è già strutturata e tende a ripresentarsi nel tempo, anche se per qualche settimana non si usa.
Quindi il punto non è tanto se può aver smesso per quattro settimane — questo è possibile — ma quanto questa sospensione sia solida, stabile e sostenibile senza un lavoro più profondo.
Lei coglie anche un altro aspetto molto importante che è la difficoltà a fidarsi. Nelle situazioni di dipendenza spesso non è tanto una “cattiveria” o una bugia intenzionale, ma una modalità che si costruisce nel tempo, fatta di minimizzazioni, omissioni, versioni parziali della realtà. Questo succede perché la persona, in qualche modo, protegge sia se stessa sia il legame con la sostanza.
Però vorrei spostare leggermente lo sguardo: il punto forse non è stabilire se lui sta dicendo la verità oggi. Il punto è che lei si trova in una posizione in cui deve continuamente chiedersi “ci credo o no?”. E questa è una posizione molto faticosa, perché la mette in un ruolo di controllo che non le spetta fino in fondo.
In una prospettiva relazionale, quando entra una dipendenza nella coppia, spesso la relazione si riorganizza in uno promette o rassicura e l’altro che verifica, dubita, controlla. E piano piano il centro non è più il rapporto, ma la sostanza.
Il suo dubbio allora ha un valore, le sta dicendo che la fiducia è stata incrinata, e che non basta una dichiarazione per ricostruirla.
Più che cercare di “capire subito” se è vero o no, può essere più utile osservare nel tempo coerenza tra parole e comportamenti, responsabilità sui debiti, continuità nelle scelte, eventuale richiesta di aiuto. È questo che costruisce credibilità.
E insieme a questo, le lascerei una domanda importante: lei, dentro questa situazione, cosa sente di poter sostenere e cosa no? Perché il rischio è che tutta l’attenzione vada su di lui, mentre i suoi limiti e i suoi bisogni restano sullo sfondo.
Le suggerisco di lavorare con un professionista proprio su questo, al fine di capire come stare in questa relazione senza che il dubbio la consumi.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata
Buonasera,
da ciò che descrive si tratta di una situazione complessa, in cui si intrecciano l’uso di sostanze, una perdita importante e la vostra relazione. È comprensibile che lei si senta confusa e faccia fatica a capire a cosa credere.
Smettere è possibile, ma quando l’uso è diventato così significativo spesso non è semplice farlo da soli e, soprattutto nelle prime fasi, possono esserci ricadute o difficoltà nel mantenere l’astinenza. Per questo, più che basarsi solo su ciò che viene detto, può essere utile osservare nel tempo la coerenza tra parole e comportamenti.
Allo stesso tempo, è importante che lei tenga al centro anche il proprio benessere e i propri limiti, senza sentirsi responsabile del suo percorso.
Se sente il bisogno di maggiore chiarezza e supporto nel gestire questa situazione, potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
da ciò che descrive si tratta di una situazione complessa, in cui si intrecciano l’uso di sostanze, una perdita importante e la vostra relazione. È comprensibile che lei si senta confusa e faccia fatica a capire a cosa credere.
Smettere è possibile, ma quando l’uso è diventato così significativo spesso non è semplice farlo da soli e, soprattutto nelle prime fasi, possono esserci ricadute o difficoltà nel mantenere l’astinenza. Per questo, più che basarsi solo su ciò che viene detto, può essere utile osservare nel tempo la coerenza tra parole e comportamenti.
Allo stesso tempo, è importante che lei tenga al centro anche il proprio benessere e i propri limiti, senza sentirsi responsabile del suo percorso.
Se sente il bisogno di maggiore chiarezza e supporto nel gestire questa situazione, potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Buongiorno,
La cura dalle dipendenze (da sostanze, alcol, gioco d'azzardo o comportamenti) è un processo complesso, multidisciplinare che integra supporto psicologico, interventi riabilitativi e, quando necessario, terapia farmacologica. Solitamente i percorsi mirano a interrompere la compulsione, gestire l'astinenza e reinserire la persona nel contesto.
Il suo ex compagno deve contattare un serT.
Il SerT (Servizio per le Tossicodipendenze), spesso ora denominato SerD (Servizio per le Dipendenze), è una struttura pubblica del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) italiana. Offre consulenza, diagnosi, cura e riabilitazione per persone con problemi di dipendenza da sostanze (droga, alcol, tabacco) o comportamenti compulsivi, come il gioco d'azzardo.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
La cura dalle dipendenze (da sostanze, alcol, gioco d'azzardo o comportamenti) è un processo complesso, multidisciplinare che integra supporto psicologico, interventi riabilitativi e, quando necessario, terapia farmacologica. Solitamente i percorsi mirano a interrompere la compulsione, gestire l'astinenza e reinserire la persona nel contesto.
Il suo ex compagno deve contattare un serT.
Il SerT (Servizio per le Tossicodipendenze), spesso ora denominato SerD (Servizio per le Dipendenze), è una struttura pubblica del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) italiana. Offre consulenza, diagnosi, cura e riabilitazione per persone con problemi di dipendenza da sostanze (droga, alcol, tabacco) o comportamenti compulsivi, come il gioco d'azzardo.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Carissima,
comprendo la sua preoccupazione per una persona a cui è indubbiamente legata. Al contempo, mi chiedo insieme a lei quale sia il significato della sua richiesta. Il problema di uso di sostanze che lei riporta riguarda quello che ormai, come lei dice, è il suo ex-compagno. Cosa la spinge ad essere ancora così coinvolta nella vita di quest'uomo?
Su di lui possiamo soltanto fare delle speculazioni, potremmo fidarci o meno; il punto principale mi sembra sia che lei non si fidi di quello che lui le ha detto.
Vorrebbe riporre nuovamente la sua fiducia in questa persona? Desidererebbe ristabilire un contatto con lui? State valutando di tornare insieme? Ci sono molti interrogativi che possiamo aprire.
Insieme a queste riflessioni voglio dirle anche che avere una relazione con una persona con dipendenza da sostanze (se di questo si tratta) può essere molto faticoso. La invito a continuare ad aprirsi, anche con un professionista che possa supportarla qualunque sia la sua decisione in merito alla sua relazione.
Cordialmente
Dott.ssa Alice Tesi
Psicologa Clinica
Online e Pistoia
comprendo la sua preoccupazione per una persona a cui è indubbiamente legata. Al contempo, mi chiedo insieme a lei quale sia il significato della sua richiesta. Il problema di uso di sostanze che lei riporta riguarda quello che ormai, come lei dice, è il suo ex-compagno. Cosa la spinge ad essere ancora così coinvolta nella vita di quest'uomo?
Su di lui possiamo soltanto fare delle speculazioni, potremmo fidarci o meno; il punto principale mi sembra sia che lei non si fidi di quello che lui le ha detto.
Vorrebbe riporre nuovamente la sua fiducia in questa persona? Desidererebbe ristabilire un contatto con lui? State valutando di tornare insieme? Ci sono molti interrogativi che possiamo aprire.
Insieme a queste riflessioni voglio dirle anche che avere una relazione con una persona con dipendenza da sostanze (se di questo si tratta) può essere molto faticoso. La invito a continuare ad aprirsi, anche con un professionista che possa supportarla qualunque sia la sua decisione in merito alla sua relazione.
Cordialmente
Dott.ssa Alice Tesi
Psicologa Clinica
Online e Pistoia
Buongiorno, innanzitutto, uso di cosa? E' importante per comprendere gli effetti della dipendenza.
Buonasera,
la dipendenza è una condizione complessa e delicata, che difficilmente si affronta da soli: è importante, quando possibile, che ci sia un supporto specialistico.
Considerando le quantità che descrive, un’interruzione improvvisa è possibile, ma poco probabile che si mantenga stabile senza un supporto strutturato; più spesso si osservano tentativi con ricadute o riduzioni nel tempo.
Comprendo comunque il suo dubbio: nelle dipendenze il tema della veridicità è frequente, ed è naturale chiedersi quanto fidarsi.
Allo stesso tempo, forse può essere utile anche per lei avere uno spazio in cui parlare di come tutta questa situazione la fa sentire: sostenere tutto questo non è semplice e merita attenzione tanto quanto la situazione del suo ex compagno.
la dipendenza è una condizione complessa e delicata, che difficilmente si affronta da soli: è importante, quando possibile, che ci sia un supporto specialistico.
Considerando le quantità che descrive, un’interruzione improvvisa è possibile, ma poco probabile che si mantenga stabile senza un supporto strutturato; più spesso si osservano tentativi con ricadute o riduzioni nel tempo.
Comprendo comunque il suo dubbio: nelle dipendenze il tema della veridicità è frequente, ed è naturale chiedersi quanto fidarsi.
Allo stesso tempo, forse può essere utile anche per lei avere uno spazio in cui parlare di come tutta questa situazione la fa sentire: sostenere tutto questo non è semplice e merita attenzione tanto quanto la situazione del suo ex compagno.
Buongiorno, fare uso di cosa?
E' possibile che vengano prese decisioni su due piedi e vengano portate avanti, questo non significa che la causa dell'assunzione di sostanze stupefacenti fosse dovuta alla sua presenza nella sua vita. Le consiglio di affrontare il tema in una stanza di terapia.
Buonasera, mi dispiace molto per il periodo che sta passando, e comprendo la sua preoccupazione in merito al suo ex compagno.
Quando si fa un uso prolungato di sostanze vengono attivati diversi circuiti; è difficile per chi sta accanto alla persona decretare dove inizia e finisce la verità raccontata.
In questi casi, potrebbe non avere mai una risposta definitiva alle sue domande.
La invito a riflettere su quanto questo argomento influenzi il suo benessere, cercando di pensare a se stessa.
Rimango a disposizione nel caso in cui senta il bisogno di approfondire il discorso.
Un cordiale saluto
Quando si fa un uso prolungato di sostanze vengono attivati diversi circuiti; è difficile per chi sta accanto alla persona decretare dove inizia e finisce la verità raccontata.
In questi casi, potrebbe non avere mai una risposta definitiva alle sue domande.
La invito a riflettere su quanto questo argomento influenzi il suo benessere, cercando di pensare a se stessa.
Rimango a disposizione nel caso in cui senta il bisogno di approfondire il discorso.
Un cordiale saluto
Salve, la ringrazio per aver condiviso quanto sta attraversando. Comprendo quanto questa situazione possa essere complessa e come possa farla sentire.
Allo stesso tempo, le rimando che sì, è possibile che lui abbia interrotto l’uso, ma quando si parla di dipendenza può essere difficile mantenere l’astinenza senza un supporto adeguato. In questo senso, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di supporto presso centri specializzati nelle dipendenze, come Villa Maraini a Roma, che offre interventi integrati sia medici che psicologici.
Inoltre potrebbe essere importante anche per lei prendersi uno spazio di sostegno, che la aiuti ad occuparsi di sé, dei suoi vissuti e dei suoi bisogni.
Spero che queste parole possano esserle di aiuto.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Emanuela Franchina
Allo stesso tempo, le rimando che sì, è possibile che lui abbia interrotto l’uso, ma quando si parla di dipendenza può essere difficile mantenere l’astinenza senza un supporto adeguato. In questo senso, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di supporto presso centri specializzati nelle dipendenze, come Villa Maraini a Roma, che offre interventi integrati sia medici che psicologici.
Inoltre potrebbe essere importante anche per lei prendersi uno spazio di sostegno, che la aiuti ad occuparsi di sé, dei suoi vissuti e dei suoi bisogni.
Spero che queste parole possano esserle di aiuto.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Emanuela Franchina
Buonasera Anonimus,
capisco quanto possa essere difficile trovarsi tra il desiderio di credere a una persona che è stata importante e il dubbio legato alla sua storia. Nel caso delle dipendenze, è vero che possono esserci ricadute e anche difficoltà nel dire la verità, ma è anche possibile che una persona provi a smettere.
Detto questo, nessuno dall’esterno può darle una certezza rispetto alla sua situazione attuale. Forse può essere utile spostare l’attenzione su di sé: cosa cambierebbe per lei sapere con certezza se ha smesso oppure no? Questa risposta influenzerebbe una sua eventuale decisione di riavvicinarsi?
A volte, più che cercare una conferma oggettiva difficile da ottenere, può essere importante comprendere quali sono i propri bisogni, limiti e scelte rispetto a questa relazione.
Le auguro un buon percorso.
capisco quanto possa essere difficile trovarsi tra il desiderio di credere a una persona che è stata importante e il dubbio legato alla sua storia. Nel caso delle dipendenze, è vero che possono esserci ricadute e anche difficoltà nel dire la verità, ma è anche possibile che una persona provi a smettere.
Detto questo, nessuno dall’esterno può darle una certezza rispetto alla sua situazione attuale. Forse può essere utile spostare l’attenzione su di sé: cosa cambierebbe per lei sapere con certezza se ha smesso oppure no? Questa risposta influenzerebbe una sua eventuale decisione di riavvicinarsi?
A volte, più che cercare una conferma oggettiva difficile da ottenere, può essere importante comprendere quali sono i propri bisogni, limiti e scelte rispetto a questa relazione.
Le auguro un buon percorso.
Buonasera. Comprendo perfettamente il suo senso di smarrimento e il dubbio che la tormenta: quando si convive con la dipendenza di una persona cara, la fiducia è la prima cosa a venire meno, spesso sostituita da un muro di bugie.
Il passaggio a un consumo così elevato (8/10 gr a settimana) dopo un lutto grave suggerisce un tentativo disperato di 'anestetizzare' un dolore insopportabile. Riguardo alla sua domanda: è possibile smettere da soli e così repentinamente?
Il dato clinico: Con dosaggi così alti, interrompere bruscamente senza un supporto medico o una struttura specializzata (come un SerD o una comunità) è estremamente difficile e talvolta rischioso per il fisico e la mente.
La dinamica della dipendenza: Purtroppo, come lei ha intuito, la negazione e la manipolazione fanno spesso parte della patologia. Dire di aver 'risolto tutto' può essere un modo per allentare la pressione esterna o per autoconvincersi di avere ancora il controllo.
In questo momento, però, la domanda più importante non è solo se lui stia dicendo la verità, ma come sta lei. Vivere accanto a chi soffre di dipendenza logora profondamente e porta a trascurare i propri bisogni per diventare 'controllori' dell'altro.
Se sente il bisogno di fare chiarezza, di gestire l'ansia legata a questa situazione o di capire come tutelarsi emotivamente, possiamo fissare un colloquio, in studio o online. Prendersi uno spazio per sé è il primo passo per non restare schiacciati dal caos che la dipendenza porta con sé.
Un caro saluto
Dott.ssa Valeria C. Paradiso
Il passaggio a un consumo così elevato (8/10 gr a settimana) dopo un lutto grave suggerisce un tentativo disperato di 'anestetizzare' un dolore insopportabile. Riguardo alla sua domanda: è possibile smettere da soli e così repentinamente?
Il dato clinico: Con dosaggi così alti, interrompere bruscamente senza un supporto medico o una struttura specializzata (come un SerD o una comunità) è estremamente difficile e talvolta rischioso per il fisico e la mente.
La dinamica della dipendenza: Purtroppo, come lei ha intuito, la negazione e la manipolazione fanno spesso parte della patologia. Dire di aver 'risolto tutto' può essere un modo per allentare la pressione esterna o per autoconvincersi di avere ancora il controllo.
In questo momento, però, la domanda più importante non è solo se lui stia dicendo la verità, ma come sta lei. Vivere accanto a chi soffre di dipendenza logora profondamente e porta a trascurare i propri bisogni per diventare 'controllori' dell'altro.
Se sente il bisogno di fare chiarezza, di gestire l'ansia legata a questa situazione o di capire come tutelarsi emotivamente, possiamo fissare un colloquio, in studio o online. Prendersi uno spazio per sé è il primo passo per non restare schiacciati dal caos che la dipendenza porta con sé.
Un caro saluto
Dott.ssa Valeria C. Paradiso
Buongiorno, è stata Lei a chiedergli se ha smesso? O è lui che ha contattato Lei di sua spontanea volontà per dirle questo?
Difficilmente l'individuo con dipendenza smette così all'improvviso..
Se necessitasse di un consulto rimango a disposizione.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Colle
Difficilmente l'individuo con dipendenza smette così all'improvviso..
Se necessitasse di un consulto rimango a disposizione.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Colle
Esperti
Domande correlate
- Come si fa ad uscire da una tossicodipendenza da eroina ed oppioidi vari dopo un abuso di 30 anni?? E dopo aver fatto comunità terapeutica,colloqui con psichiatri e psicologi(anni di colloqui)? È un uomo sposato(penso ancora per poco),due figli,lavora da sempre. Ho sentito del day hospital al…
- Buongiorno, mi chiamo Paolo e ho 49 anni. Sono sposato e ho due figli che amo tantissimo, un lavoro stabile, non ho problemi di salute. Eppure negli ultimi anni, seppur saltuariamente, sento il bisogno di "evadere" da tutto e ricorrere alla cocaina. E' un bisogno molto forte, che non so governare,…
- Ho due domande: 1 Come mai sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte nella problematica di uso sostanze dei figli? 2 C'è chi riesce ad uscirne e non ricadere? Quale percorso devono fare??
- Salve, ho 30 anni fumo crack praticamente tutti i giorni da 9 mesi. Ho sempre usato sostanze ma non cosi a lungo senza mai stoppare e assiduamente. Dopo circa 4 mesi iniziai a sentire fastidio e solletico sulla pelle. Feci qualche ricerca e pensai si trattasse di parassitosi delirante. Ma non…
- Salve mio padre dopo aver speso quasi 10.000 euro in sedute TMS è ricaduto nella dipendenza di cocaina ma aggravato dal fatto che lui sostiene di non provare più emozioni non sappiamo come aiutarlo ha una famiglia da portare avanti Accetto tutti i consigli possibili Grazie
- È possibile che un ex tossico dipendente ricada nelle vecchie abitudini dopo soli pochi giorni dalla disintossicazione? Grazie
- Salve mi chiamo Alessia io la scrivo più sulla dipendenza a da quando avevo 13 anni che ho iniziato a fare uso di cocaina poi verso i 17 anni ho smesso per due anni ha 19 ho riniziato e ora che ho 23 anni ho smesso da due mesi.. Ma mi sento nervosa con sbalzi d umore mi sento impazzire e la testa…
- Salve mio figlio un anno dipendenza cocaina curato cn terapia TMS. Autonomo anni 30 già manager banca tutto ok come risultati. Mi sembrava un sogno ma nemmeno ha finito ha ripreso sono disperata cosa posso fare?
- Buongiorno, vi scrivo nel tentativo di capire una situazione. È possibile che una overdose scateni anche una crisi epilettica? Lo chiedo perché ho visto e soccorso in vari episodi persone in overdose... Ma non mi era mai capitato che ciò accadesse a distanza di circa 4/5 ore dall'assunzione…
- Buonasera, mi rivolgo a voi per provare a comprendere una situazione complessa. Come si potrebbe spiegare l'insorgere della tossicodipendenza nel figlio di un narcisista contro-dipendente che pure si dice e appare piuttosto presente e coinvolto nei tentativi di guarigione del figlio? Per…
Vuoi inviare una domanda?
I nostri esperti hanno risposto a 11 domande su Tossicodipendenza
Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.