Salve, ho 24 anni e la mia vita dopo il liceo ha iniziato, anno dopo anno, a non avere più un senso.
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Salve, ho 24 anni e la mia vita dopo il liceo ha iniziato, anno dopo anno, a non avere più un senso. Ormai mi alzo la mattina sempre triste, demoralizzato e con poca voglia di fare qualsiasi cosa. Non ho veri amici, o meglio, li ho ma mi cercano solo quando hanno bisogno o tornano in città. Non ho mai avuto una relazione e, cosa più grave, sono molto indietro con gli esami all'università (sono all'ultimo anno di giurisprudenza e me ne mancano 17 su 30... insomma tantissimi! Sono spacciato). Purtroppo, ho capito troppo tardi che questa facoltà non faceva per me, ma non ho avuto mai il coraggio di affrontare la situazione e comunicarlo ai miei genitori, anche per paura che si potessero arrabbiare o non parlarmi più (soprattutto mia madre che, dopo il divorzio, è diventata più severa e mi tiene sotto controllo ogni santo giorno). Fin da piccolo, il mio sogno è sempre stato quello di diventare un presentatore televisivo ma sappiamo tutti che non è un sogno comune come fare il medico, l'avvocato, il poliziotto, ecc. È qualcosa di irrealizzabile ed al giorno d'oggi, se non sei raccomandato, in televisione non ci arriverai mai.
Sono stanco di questa situazione perché inizia ad essere pesante e ho paura di non farcela più da solo a sopportare questo supplizio. Odio la mia vita ed a questo vorrei non essere mai nato. Chiedo gentilmente un aiuto, grazie!
Sono stanco di questa situazione perché inizia ad essere pesante e ho paura di non farcela più da solo a sopportare questo supplizio. Odio la mia vita ed a questo vorrei non essere mai nato. Chiedo gentilmente un aiuto, grazie!
Salve le consiglio di rivolgersi ad uno sportello d'ascolto universitario così da farsi supportare in questo momento in cui si sente demoralizzato. Le potrebbe essere molto utile parlare delle sensazioni che si porta dentro e avere un supporto anche riguardo a delle alternative da poter cercare. Parlare di questa situazione con i suoi potrà essere un obiettivo da raggiungere ma che magari in questo momento per lei sembra molto difficile da affrontare anche per l'atteggiamento di sua madre. L'università può essere un mezzo per poter trovare un lavoro ma può anche trasformarsi in una gabbia che soffoca ogni ambizione e desiderio, soprattutto se viene vissuta come un obbligo al quale non poter rinunciare per non deludere le aspettative del mondo esterno e soprattutto dei genitori. Il primo passo l' ha appena fatto, ed è stato questo di scrivere per chiedere un aiuto, anche se in forma anonima già si sta direzionando verso una via d'uscita. Ora il prossimo è provare a rivolgersi o ad un professionista o ad uno sportello universitario che è anche gratuito per gli studenti. Si ricordi che la sua vita e la sua felicità valgono più di qualsiasi laurea o esame. Con il tempo e col giusto lavoro potrà sicuramente ridirezionare i suoi obiettivi e desideri. Un saluto, Dott Alex Pagano.
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Salve,
quello che scrive non va liquidato come una semplice crisi universitaria. Nel suo messaggio si sente il peso di una vita che, a poco a poco, sembra essersi ristretta attorno a tre parole: ritardo, delusione, fallimento.
Ma attenzione: essere indietro con gli esami non significa essere indietro come persona. E aver scelto una strada che oggi non sente più sua non vuol dire essere spacciato. Vuol dire che per troppo tempo ha provato a restare dentro una vita che forse non le somiglia, senza riuscire a dirlo a chi teme di deludere.
Il punto, adesso, non è decidere in un colpo solo se lasciare giurisprudenza, finire gli esami o inseguire il sogno della televisione. Sarebbe troppo. Il primo passo è molto più concreto: non restare più da solo con questo peso. Quando una persona arriva a pensare “vorrei non essere mai nato”, quel dolore va preso sul serio e condiviso subito con qualcuno di affidabile.
Se sente di poter fare del male a sé stesso, o di non riuscire a stare al sicuro, chiami subito il 112 o vada al pronto soccorso. Se invece sente il bisogno urgente di parlare con qualcuno, può contattare anche Telefono Amico Italia. Non perché lei sia “matto”, ma perché in certi momenti il dolore non va affrontato in solitudine.
Poi, con l’aiuto di un professionista, potrà fare ordine: distinguere ciò che è davvero suo da ciò che sta portando per paura, senso di colpa o bisogno di non deludere sua madre. La sua vita non va risolta tutta oggi. Va solo interrotto il silenzio che la sta facendo sembrare senza uscita.
Un piccolo primo passo potrebbe essere questo: prima ancora di parlare con i suoi genitori, scelga una persona adulta e competente con cui dire finalmente tutta la verità, senza doverla rendere bella o accettabile. A volte la svolta non nasce da una grande decisione, ma dal primo momento in cui si smette di fingere che vada tutto bene.
Se lo desidera, può continuare a scrivere o chiedere un confronto online per iniziare a mettere ordine in questa situazione.
Un caro saluto.
quello che scrive non va liquidato come una semplice crisi universitaria. Nel suo messaggio si sente il peso di una vita che, a poco a poco, sembra essersi ristretta attorno a tre parole: ritardo, delusione, fallimento.
Ma attenzione: essere indietro con gli esami non significa essere indietro come persona. E aver scelto una strada che oggi non sente più sua non vuol dire essere spacciato. Vuol dire che per troppo tempo ha provato a restare dentro una vita che forse non le somiglia, senza riuscire a dirlo a chi teme di deludere.
Il punto, adesso, non è decidere in un colpo solo se lasciare giurisprudenza, finire gli esami o inseguire il sogno della televisione. Sarebbe troppo. Il primo passo è molto più concreto: non restare più da solo con questo peso. Quando una persona arriva a pensare “vorrei non essere mai nato”, quel dolore va preso sul serio e condiviso subito con qualcuno di affidabile.
Se sente di poter fare del male a sé stesso, o di non riuscire a stare al sicuro, chiami subito il 112 o vada al pronto soccorso. Se invece sente il bisogno urgente di parlare con qualcuno, può contattare anche Telefono Amico Italia. Non perché lei sia “matto”, ma perché in certi momenti il dolore non va affrontato in solitudine.
Poi, con l’aiuto di un professionista, potrà fare ordine: distinguere ciò che è davvero suo da ciò che sta portando per paura, senso di colpa o bisogno di non deludere sua madre. La sua vita non va risolta tutta oggi. Va solo interrotto il silenzio che la sta facendo sembrare senza uscita.
Un piccolo primo passo potrebbe essere questo: prima ancora di parlare con i suoi genitori, scelga una persona adulta e competente con cui dire finalmente tutta la verità, senza doverla rendere bella o accettabile. A volte la svolta non nasce da una grande decisione, ma dal primo momento in cui si smette di fingere che vada tutto bene.
Se lo desidera, può continuare a scrivere o chiedere un confronto online per iniziare a mettere ordine in questa situazione.
Un caro saluto.
Caro ragazzo,
colgo la pesantezza che stai portando sulle spalle. Quando arrivi a scrivere frasi come «odio la mia vita ed a questo vorrei non essere mai nato», significa che il livello di sofferenza ha superato la tua soglia di sopportazione e che il peso del segreto, della solitudine e del controllo quotidiano ti sta letteralmente schiacciando.
Voglio dirti che quello che provi non è il segno che la tua vita non ha valore, ma è il grido d'aiuto disperato del tuo organismo che non riesce più a sopportare questo supplizio in solitudine.
Uscire da questa prigione si può, e se vorrai possiamo farlo insieme, un passo alla volta.
Nel tuo racconto c'è una chiave relazionale potentissima: tua madre, dopo il divorzio, è diventata severa e ti tiene sotto controllo ogni singolo giorno.
Tua madre ha probabilmente riversato su di te, l'unico figlio rimasto nel nido, la sua ansia da separazione e la paura del fallimento dopo la fine del suo matrimonio. Per non darle un altro dispiacere e per paura del suo rifiuto («ho paura che non mi parli più»), hai accettato di farti carico di un percorso, Giurisprudenza, che non ti appartiene. Ti sei sacrificato per proteggere lei. Ma il prezzo di questo sacrificio è altissimo: ti svegli triste e demoralizzato perché ogni mattina ti alzi per vivere la vita che serve a rassicurare tua madre, non la tua.
Il tuo corpo si rifiuta di studiare quei libri di legge perché l'inconscio sa che ogni esame superato ti avvicina a un futuro (fare l'avvocato o il magistrato) che tu intimamente rifiuti. La mancanza di energia, l'assenza di veri amici e la tristezza profonda sono dovute al fatto che tutta la tua "benzina" biologica è consumata dal mantenimento del segreto e dalla paura costante di essere scoperto da tua madre. Sei in un burnout emotivo da iper-controllo.
Il tuo sogno fin da piccolo è diventare un presentatore televisivo, ma la tua mente razionale lo ha già bollato come "irrealizzabile" o "da raccomandati".
Cosa fa un presentatore televisivo? Comunica, intrattiene, unisce le persone, dà voce a una storia e sta sotto i riflettori nella totale libertà di espressione. È l'esatto opposto di quello che stai vivendo tu oggi: isolato, costretto al silenzio, sotto il controllo opprimente della famiglia e schiacciato dalla rigidità dei codici di legge. Il tuo sogno ti sta dicendo di cosa hai disperatamente bisogno per guarire: hai bisogno di esprimerti, di comunicare, di essere visto per chi sei veramente e non per la maschera del "bravo studente di giurisprudenza".
Curare questo stato depressivo e riprendersi gli strumenti per riprenderti il tuo futuro deve diventare la tua priorità e per questo ti invito a fare un passo in più ed iniziare un percorso che ti aiuti a superare questo momento.
La facoltà di Giurisprudenza si può abbandonare o cambiare, l'università si può rifare, ma la tua vita è una sola ed è preziosissima. Tu vali molto più di 17 esami mancati. Meriti di splendere e di comunicare al mondo la tua unicità, proprio come il presentatore che sognavi di essere da bambino.
Un caro saluto
Vincenzo Lucifora
colgo la pesantezza che stai portando sulle spalle. Quando arrivi a scrivere frasi come «odio la mia vita ed a questo vorrei non essere mai nato», significa che il livello di sofferenza ha superato la tua soglia di sopportazione e che il peso del segreto, della solitudine e del controllo quotidiano ti sta letteralmente schiacciando.
Voglio dirti che quello che provi non è il segno che la tua vita non ha valore, ma è il grido d'aiuto disperato del tuo organismo che non riesce più a sopportare questo supplizio in solitudine.
Uscire da questa prigione si può, e se vorrai possiamo farlo insieme, un passo alla volta.
Nel tuo racconto c'è una chiave relazionale potentissima: tua madre, dopo il divorzio, è diventata severa e ti tiene sotto controllo ogni singolo giorno.
Tua madre ha probabilmente riversato su di te, l'unico figlio rimasto nel nido, la sua ansia da separazione e la paura del fallimento dopo la fine del suo matrimonio. Per non darle un altro dispiacere e per paura del suo rifiuto («ho paura che non mi parli più»), hai accettato di farti carico di un percorso, Giurisprudenza, che non ti appartiene. Ti sei sacrificato per proteggere lei. Ma il prezzo di questo sacrificio è altissimo: ti svegli triste e demoralizzato perché ogni mattina ti alzi per vivere la vita che serve a rassicurare tua madre, non la tua.
Il tuo corpo si rifiuta di studiare quei libri di legge perché l'inconscio sa che ogni esame superato ti avvicina a un futuro (fare l'avvocato o il magistrato) che tu intimamente rifiuti. La mancanza di energia, l'assenza di veri amici e la tristezza profonda sono dovute al fatto che tutta la tua "benzina" biologica è consumata dal mantenimento del segreto e dalla paura costante di essere scoperto da tua madre. Sei in un burnout emotivo da iper-controllo.
Il tuo sogno fin da piccolo è diventare un presentatore televisivo, ma la tua mente razionale lo ha già bollato come "irrealizzabile" o "da raccomandati".
Cosa fa un presentatore televisivo? Comunica, intrattiene, unisce le persone, dà voce a una storia e sta sotto i riflettori nella totale libertà di espressione. È l'esatto opposto di quello che stai vivendo tu oggi: isolato, costretto al silenzio, sotto il controllo opprimente della famiglia e schiacciato dalla rigidità dei codici di legge. Il tuo sogno ti sta dicendo di cosa hai disperatamente bisogno per guarire: hai bisogno di esprimerti, di comunicare, di essere visto per chi sei veramente e non per la maschera del "bravo studente di giurisprudenza".
Curare questo stato depressivo e riprendersi gli strumenti per riprenderti il tuo futuro deve diventare la tua priorità e per questo ti invito a fare un passo in più ed iniziare un percorso che ti aiuti a superare questo momento.
La facoltà di Giurisprudenza si può abbandonare o cambiare, l'università si può rifare, ma la tua vita è una sola ed è preziosissima. Tu vali molto più di 17 esami mancati. Meriti di splendere e di comunicare al mondo la tua unicità, proprio come il presentatore che sognavi di essere da bambino.
Un caro saluto
Vincenzo Lucifora
Salve, dal suo racconto si comprende che sono diversi i punti che la mettono in difficoltà. Per non esprimere idee senza conoscere in fondo tutta la sua storia, le consiglio di affidarsi a qualcuno con il quale intraprendere un percorso volto a comprendersi e a far spazio a quello che sarà per lei prioritario.
Cordialità
Cordialità
Ciao, dalle tue parole emerge una sofferenza che sembra pesante da sostenere. Ti ringrazio per aver trovato il coraggio di raccontare ciò che stai vivendo: non è semplice condividere queste esperienze. Leggendo il tuo messaggio, mi colpisce come diverse difficoltà si siano intrecciate tra loro e quando tante aree della vita sembrano bloccate contemporaneamente, è comprensibile arrivare a percepire il futuro come privo di significato.
Vorrei però soffermarmi su un aspetto importante: quando scrivi di odiare la tua vita e di desiderare di non essere mai nato, stai esprimendo un livello di sofferenza che merita attenzione e supporto. Per questo motivo, oltre che leggere ed accogliere il tuo commento, ti incoraggio a rivolgerti quanto prima a uno psicologo o a un servizio di salute mentale del tuo territorio, così da non dover affrontare tutto questo da solo. Chiedere aiuto non significa essere deboli, ma riconoscere che il peso che stai portando è diventato troppo grande per essere sostenuto in solitudine.
Spesso, quando ci sentiamo intrappolati, tendiamo a vedere la situazione come un'unica grande montagna impossibile da scalare. In realtà, può essere utile iniziare a distinguere i diversi problemi e affrontarli uno alla volta, senza pretendere di risolvere tutto immediatamente.
Vorrei farti notare il fatto che tu abbia riconosciuto che il percorso universitario potrebbe non essere quello giusto per te, ad esempio, è già una consapevolezza importante, anche se al momento ti spaventa comunicarla. E' in punto da cui ripartire.
Quindi, prima di pensare a come risolvere l'intera situazione, potrebbe essere più semplice chiederti da dove desideri iniziare. Un passo alla volta è comunque un modo per andare avanti, con il tuo tempo.
Vorrei però soffermarmi su un aspetto importante: quando scrivi di odiare la tua vita e di desiderare di non essere mai nato, stai esprimendo un livello di sofferenza che merita attenzione e supporto. Per questo motivo, oltre che leggere ed accogliere il tuo commento, ti incoraggio a rivolgerti quanto prima a uno psicologo o a un servizio di salute mentale del tuo territorio, così da non dover affrontare tutto questo da solo. Chiedere aiuto non significa essere deboli, ma riconoscere che il peso che stai portando è diventato troppo grande per essere sostenuto in solitudine.
Spesso, quando ci sentiamo intrappolati, tendiamo a vedere la situazione come un'unica grande montagna impossibile da scalare. In realtà, può essere utile iniziare a distinguere i diversi problemi e affrontarli uno alla volta, senza pretendere di risolvere tutto immediatamente.
Vorrei farti notare il fatto che tu abbia riconosciuto che il percorso universitario potrebbe non essere quello giusto per te, ad esempio, è già una consapevolezza importante, anche se al momento ti spaventa comunicarla. E' in punto da cui ripartire.
Quindi, prima di pensare a come risolvere l'intera situazione, potrebbe essere più semplice chiederti da dove desideri iniziare. Un passo alla volta è comunque un modo per andare avanti, con il tuo tempo.
Salve,
la fase della vita che stai attraversando è particolarmente delicata, perché si colloca in un passaggio tra l'adolescenza e l'età adulta. È un periodo in cui può capitare di sentirsi confusi, smarriti o privi di punti di riferimento stabili, e in cui può risultare difficile trovare stimoli che aiutino a guardare al futuro con fiducia.
Quello che stai provando in questo momento è comprensibile e ha un significato. Spesso, a questa età, si percepisce la pressione di dover sapere già chi si è, quale strada seguire o di dover aver raggiunto determinati obiettivi personali, relazionali o professionali. In realtà, ogni persona ha tempi e percorsi diversi, e non esiste un unico modo di diventare adulti.
Può essere utile provare a osservare ciò che stai vivendo da una prospettiva diversa: non come una condizione definitiva, ma come una fase di cambiamento e di ricerca. Anche nei momenti di incertezza è possibile scoprire nuove risorse, ridefinire i propri obiettivi e costruire significati diversi rispetto a quelli che fino a oggi hanno guidato il proprio percorso.
Nulla è immutabile, e proprio per questo hai la possibilità, gradualmente, di avvicinarti a ciò che ti fa stare meglio e di allontanarti da ciò che non senti più adatto a te. I sentimenti che stai vivendo meritano ascolto e accoglienza; poterli condividere all'interno di uno spazio sicuro può aiutarti a comprenderli meglio e a trovare nuove chiavi di lettura, favorendo una maggiore consapevolezza di te stesso e del tuo ruolo come protagonista della tua vita.
la fase della vita che stai attraversando è particolarmente delicata, perché si colloca in un passaggio tra l'adolescenza e l'età adulta. È un periodo in cui può capitare di sentirsi confusi, smarriti o privi di punti di riferimento stabili, e in cui può risultare difficile trovare stimoli che aiutino a guardare al futuro con fiducia.
Quello che stai provando in questo momento è comprensibile e ha un significato. Spesso, a questa età, si percepisce la pressione di dover sapere già chi si è, quale strada seguire o di dover aver raggiunto determinati obiettivi personali, relazionali o professionali. In realtà, ogni persona ha tempi e percorsi diversi, e non esiste un unico modo di diventare adulti.
Può essere utile provare a osservare ciò che stai vivendo da una prospettiva diversa: non come una condizione definitiva, ma come una fase di cambiamento e di ricerca. Anche nei momenti di incertezza è possibile scoprire nuove risorse, ridefinire i propri obiettivi e costruire significati diversi rispetto a quelli che fino a oggi hanno guidato il proprio percorso.
Nulla è immutabile, e proprio per questo hai la possibilità, gradualmente, di avvicinarti a ciò che ti fa stare meglio e di allontanarti da ciò che non senti più adatto a te. I sentimenti che stai vivendo meritano ascolto e accoglienza; poterli condividere all'interno di uno spazio sicuro può aiutarti a comprenderli meglio e a trovare nuove chiavi di lettura, favorendo una maggiore consapevolezza di te stesso e del tuo ruolo come protagonista della tua vita.
Buongiorno gentile utente,
Grazie per aver raccontato questo suo momento difficile con onestà e fiducia verso noi professionisti. Spero di esserle di aiuto e di poterle essere vicino provando a risponderle. Lei è molto giovane e in questo momento della sua vita sente molta pressione e ansia perché si trova a fare i conti con le aspettative altrui, con le tempistiche standard di un percorso universitario ed anche con una società che impone di avere una fidanzata o di inseguire tappe prestabilite secondo l'età. In questo mondo che manda sempre più segnali confusi, imput frenetici e che ci stacca sempre di piú dalle nostre emozioni e dal nostro desiderio ricordandoci solo di avere obiettivi chiari e mirare a raggiungerli, lei deve cercare se stesso, recuperare la sua voce, la sua identità e il suo volere. Si chieda solo cosa le piace e cerchi di riprendersi il suo tempo, di ritrovare la sua autenticità provando a dire ad alta voce ciò che desidera.Non esiste davvero un tempo esatto per raggiungere una meta e non per forza la dobbiamo raggiungere. In questo momento potrebbe esserle utile parlare con qualcuno che possa sintonizzarsi soltanto su di lei e non sugli obiettivi o sugli ideali che ha scelto fino a qui.
Un saluto
Grazie per aver raccontato questo suo momento difficile con onestà e fiducia verso noi professionisti. Spero di esserle di aiuto e di poterle essere vicino provando a risponderle. Lei è molto giovane e in questo momento della sua vita sente molta pressione e ansia perché si trova a fare i conti con le aspettative altrui, con le tempistiche standard di un percorso universitario ed anche con una società che impone di avere una fidanzata o di inseguire tappe prestabilite secondo l'età. In questo mondo che manda sempre più segnali confusi, imput frenetici e che ci stacca sempre di piú dalle nostre emozioni e dal nostro desiderio ricordandoci solo di avere obiettivi chiari e mirare a raggiungerli, lei deve cercare se stesso, recuperare la sua voce, la sua identità e il suo volere. Si chieda solo cosa le piace e cerchi di riprendersi il suo tempo, di ritrovare la sua autenticità provando a dire ad alta voce ciò che desidera.Non esiste davvero un tempo esatto per raggiungere una meta e non per forza la dobbiamo raggiungere. In questo momento potrebbe esserle utile parlare con qualcuno che possa sintonizzarsi soltanto su di lei e non sugli obiettivi o sugli ideali che ha scelto fino a qui.
Un saluto
Gentile Utente,
dalle tue parole emerge una sofferenza profonda che sembra accompagnarti da diversi anni e che, col tempo, ha finito per coinvolgere molti aspetti della tua vita: lo studio, le relazioni, il rapporto con la tua famiglia, la fiducia nel futuro e persino il modo in cui guardi te stesso. È comprensibile che, vivendo tutto questo da così tanto tempo, oggi tu ti senta stanco, demoralizzato e senza energie. La prima cosa che vorrei dirti è che non sei "spacciato". Essere in ritardo con gli esami o esserti accorto tardi che Giurisprudenza non era la strada giusta per te non significa aver fallito. Molte persone arrivano a comprendere i propri interessi e le proprie inclinazioni dopo aver investito anni in un percorso che sentivano di dover seguire più per aspettative esterne che per una reale convinzione personale. Questo può provocare un forte senso di colpa e di fallimento, ma spesso rappresenta anche un momento importante di consapevolezza.
Nel tuo racconto colpisce molto la paura di deludere i tuoi genitori, soprattutto tua madre. Quando si teme di perdere l'approvazione di una persona importante, può diventare molto difficile esprimere ciò che si prova davvero e prendere decisioni coerenti con i propri bisogni. Vorrei soffermarmi anche su un altro aspetto che considero particolarmente importante. Quando scrivi che odi la tua vita e che vorresti non essere mai nato, stai esprimendo un livello di sofferenza che merita attenzione e che non dovrebbe essere affrontato da solo. Non perché ci sia qualcosa che non va in te, ma perché da quello che racconti sembra che da troppo tempo tu stia cercando di sostenere da solo un carico emotivo molto pesante. Per quanto riguarda il tuo sogno di diventare presentatore televisivo, ti inviterei a non archiviarlo come qualcosa di impossibile. Forse oggi ti appare irrealizzabile perché lo stai guardando già dal punto di arrivo. Potrebbe essere più utile chiederti quali piccoli passi concreti potrebbero avvicinarti a quel mondo. Non è detto che il sogno debba realizzarsi esattamente come lo avevi immaginato per avere comunque un posto nella tua vita. In questo momento, però, la priorità non mi sembra decidere cosa farai nei prossimi dieci anni, ma prenderti cura della sofferenza che stai vivendo oggi. Non devi risolvere tutto insieme: l'università, il rapporto con tua madre, la solitudine, il lavoro e il futuro. Un problema alla volta. Quando si è molto scoraggiati si tende a guardare tutta la montagna; spesso, invece, è più utile concentrarsi sul prossimo passo.
Ti ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere quello che stai vivendo. Chiedere aiuto, come hai fatto scrivendo qui, è già un primo passo importante.
dalle tue parole emerge una sofferenza profonda che sembra accompagnarti da diversi anni e che, col tempo, ha finito per coinvolgere molti aspetti della tua vita: lo studio, le relazioni, il rapporto con la tua famiglia, la fiducia nel futuro e persino il modo in cui guardi te stesso. È comprensibile che, vivendo tutto questo da così tanto tempo, oggi tu ti senta stanco, demoralizzato e senza energie. La prima cosa che vorrei dirti è che non sei "spacciato". Essere in ritardo con gli esami o esserti accorto tardi che Giurisprudenza non era la strada giusta per te non significa aver fallito. Molte persone arrivano a comprendere i propri interessi e le proprie inclinazioni dopo aver investito anni in un percorso che sentivano di dover seguire più per aspettative esterne che per una reale convinzione personale. Questo può provocare un forte senso di colpa e di fallimento, ma spesso rappresenta anche un momento importante di consapevolezza.
Nel tuo racconto colpisce molto la paura di deludere i tuoi genitori, soprattutto tua madre. Quando si teme di perdere l'approvazione di una persona importante, può diventare molto difficile esprimere ciò che si prova davvero e prendere decisioni coerenti con i propri bisogni. Vorrei soffermarmi anche su un altro aspetto che considero particolarmente importante. Quando scrivi che odi la tua vita e che vorresti non essere mai nato, stai esprimendo un livello di sofferenza che merita attenzione e che non dovrebbe essere affrontato da solo. Non perché ci sia qualcosa che non va in te, ma perché da quello che racconti sembra che da troppo tempo tu stia cercando di sostenere da solo un carico emotivo molto pesante. Per quanto riguarda il tuo sogno di diventare presentatore televisivo, ti inviterei a non archiviarlo come qualcosa di impossibile. Forse oggi ti appare irrealizzabile perché lo stai guardando già dal punto di arrivo. Potrebbe essere più utile chiederti quali piccoli passi concreti potrebbero avvicinarti a quel mondo. Non è detto che il sogno debba realizzarsi esattamente come lo avevi immaginato per avere comunque un posto nella tua vita. In questo momento, però, la priorità non mi sembra decidere cosa farai nei prossimi dieci anni, ma prenderti cura della sofferenza che stai vivendo oggi. Non devi risolvere tutto insieme: l'università, il rapporto con tua madre, la solitudine, il lavoro e il futuro. Un problema alla volta. Quando si è molto scoraggiati si tende a guardare tutta la montagna; spesso, invece, è più utile concentrarsi sul prossimo passo.
Ti ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere quello che stai vivendo. Chiedere aiuto, come hai fatto scrivendo qui, è già un primo passo importante.
Hai avuto tanto coraggio a chiedere aiuto qui. Ti assicuro che questo malessere può andare via! Ci vuole del tempo, tanta pazienza con te stesso e tanto tanto amore, che potrai trovare anche nelle figure professionali che incontrerai. Questo ti consiglio, di cavalcare quest'onda e chiedere aiuto se non ai tuoi genitori, direttamente a uno psicologo. Cercalo pure qui o per conoscenza, come credi tu. Puoi farcela, non devi farcela da solo
Leggendo le sue parole, non ho avuto la sensazione di una persona che non abbia voglia di fare nulla. Ho avuto piuttosto la sensazione di qualcuno che da molto tempo sta investendo energie in una direzione che sente sempre meno propria.
A volte la stanchezza, la demotivazione e la tristezza non nascono soltanto dalle difficoltà che incontriamo, ma anche dalla distanza crescente tra la vita che stiamo vivendo e quella che avremmo desiderato costruire.
Mi sembra che oggi lei stia guardando la sua situazione attraverso una lente molto severa: gli esami mancanti, la paura di deludere i suoi genitori, gli anni trascorsi, le occasioni che sente di aver perso. Quando siamo immersi nella sofferenza, però, rischiamo di convincerci che esista una sola lettura possibile della nostra storia.
Eppure il fatto che una strada si sia rivelata diversa da come l’avevamo immaginata non significa necessariamente che tutte le altre siano chiuse. Le possibilità non scompaiono perché un progetto è entrato in crisi. A volte smettiamo semplicemente di vederle.
Mi colpisce che lei parli ancora del suo sogno, nonostante tutta la sfiducia che sente oggi. Questo mi fa pensare che una parte di lei non abbia smesso di desiderare, progettare e immaginare un futuro diverso.
Forse in questo momento non ha bisogno di decidere tutta la sua vita, ma di recuperare gradualmente fiducia nella propria capacità di affrontare una scelta alla volta. L’autoefficacia nasce spesso così: non dalla certezza di riuscire, ma dall’esperienza concreta di poter fare un passo, poi un altro, e scoprire che non siamo bloccati come pensavamo.
Proprio perché la sofferenza che descrive è intensa e perché parla di pensieri molto dolorosi nei confronti della propria esistenza, credo sia importante non affrontare tutto questo da solo e continuare a cercare un supporto adeguato.
A volte la stanchezza, la demotivazione e la tristezza non nascono soltanto dalle difficoltà che incontriamo, ma anche dalla distanza crescente tra la vita che stiamo vivendo e quella che avremmo desiderato costruire.
Mi sembra che oggi lei stia guardando la sua situazione attraverso una lente molto severa: gli esami mancanti, la paura di deludere i suoi genitori, gli anni trascorsi, le occasioni che sente di aver perso. Quando siamo immersi nella sofferenza, però, rischiamo di convincerci che esista una sola lettura possibile della nostra storia.
Eppure il fatto che una strada si sia rivelata diversa da come l’avevamo immaginata non significa necessariamente che tutte le altre siano chiuse. Le possibilità non scompaiono perché un progetto è entrato in crisi. A volte smettiamo semplicemente di vederle.
Mi colpisce che lei parli ancora del suo sogno, nonostante tutta la sfiducia che sente oggi. Questo mi fa pensare che una parte di lei non abbia smesso di desiderare, progettare e immaginare un futuro diverso.
Forse in questo momento non ha bisogno di decidere tutta la sua vita, ma di recuperare gradualmente fiducia nella propria capacità di affrontare una scelta alla volta. L’autoefficacia nasce spesso così: non dalla certezza di riuscire, ma dall’esperienza concreta di poter fare un passo, poi un altro, e scoprire che non siamo bloccati come pensavamo.
Proprio perché la sofferenza che descrive è intensa e perché parla di pensieri molto dolorosi nei confronti della propria esistenza, credo sia importante non affrontare tutto questo da solo e continuare a cercare un supporto adeguato.
Caro, innanzitutto ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità i tuoi pensieri e le tue difficoltà. È un gesto importante e coraggioso, che merita rispetto. Quello che stai vivendo non è semplice e la sofferenza che descrivi è reale: sentirsi demoralizzati, soli e senza motivazione può far sembrare tutto più difficile, ma non significa che sia impossibile trovare una via d’uscita.
Vorrei rassicurarti: non sei "spacciato" e non sei solo. Molte persone attraversano momenti di smarrimento, soprattutto quando ci si trova a confrontarsi con scelte di vita che non rispecchiano i propri desideri o quando il peso delle aspettative familiari diventa opprimente. È normale sentirsi bloccati o scoraggiati, ma ogni percorso può essere rivisto e riadattato in base alle tue esigenze e ai tuoi sogni.
Riguardo al tuo sogno di diventare presentatore televisivo, non è affatto irrealizzabile. La strada può essere lunga e complessa, ma la passione e la determinazione spesso portano a risultati sorprendenti. Non lasciarti scoraggiare dai pregiudizi o dalle paure: ogni sogno merita di essere coltivato, anche se non segue i percorsi più comuni.
Infine, se senti che la sofferenza diventa troppo pesante e pensi di non farcela da solo, non esitare a chiedere aiuto. Se vuoi puoi scrivermi in privato per parlarme. Sarei felice di supportarti
Vorrei rassicurarti: non sei "spacciato" e non sei solo. Molte persone attraversano momenti di smarrimento, soprattutto quando ci si trova a confrontarsi con scelte di vita che non rispecchiano i propri desideri o quando il peso delle aspettative familiari diventa opprimente. È normale sentirsi bloccati o scoraggiati, ma ogni percorso può essere rivisto e riadattato in base alle tue esigenze e ai tuoi sogni.
Riguardo al tuo sogno di diventare presentatore televisivo, non è affatto irrealizzabile. La strada può essere lunga e complessa, ma la passione e la determinazione spesso portano a risultati sorprendenti. Non lasciarti scoraggiare dai pregiudizi o dalle paure: ogni sogno merita di essere coltivato, anche se non segue i percorsi più comuni.
Infine, se senti che la sofferenza diventa troppo pesante e pensi di non farcela da solo, non esitare a chiedere aiuto. Se vuoi puoi scrivermi in privato per parlarme. Sarei felice di supportarti
Caro Paziente, in primo luogo mi sento di dirle che mettersi in discussione può essere sana materia quotidiana per una mente pronta ad accoglierla e non per forza indice di malessere. Dunque mi sento primariamente di consigliarle di prendere questo vuoto di senso e di cercare di dargli voce, senza porvi lapidari giudizi. Un lavoro di questo tipo può richiedere una presa in carico terapeutica lunga ma sicuramente ricca, che possa aiutarla a riposizionarsi in merito a temi come le relazioni amicali e affettive ma anche rispetto al suo sogno di lavorare nello spettacolo. Il giudizio è nemico dell'esplorazione e dell'esperienza. Si conceda dello spazio per osservare tutto questo.
In secondo luogo, in merito alla specifica questione del percorso universitario, purtroppo è un dato poco noto ma quasi uno studente su quattro cambia idea o realizza che la scelta fatta a 19 anni non sia più corretta per la persona che sente di essere mediamente tre anni dopo, ossia verso la fine del percorso di studio. Le riporto questo al fine di normalizzare ciò che sta vivendo, rispetto alla narrativa maggiore del percorso universitario come monolitico e unidirezionale. Non vi è alcun fallimento in questo, ma ciò è un segnale intimo che le chiede di seguire una strada differente, più sua e più complessa da tracciare rispetto al tragitto già fin qui fatto. Si dia tempo per trovare il coraggio che serve e che, sono certo, alberga già in lei e dentro questa fatica di cui scrive.
Tuttavia comprendo che ciò, in commistione con le pressioni genitoriali, sia un punto di sofferenza per lei e che può star mettendo in crisi la sua identità. Mi sento di rassicurarla proprio in merito a questo: un sogno d'infanzia può dire molto più di lei degli esami che le restano alla laurea, non dia modo a questo momento di difficoltà di definirla e ricordi che ogni suo tentativo di assecondare aspettative altrui la allontana da sé stesso.
Nella speranza che possa trovare una suggestione positiva in queste righe, la saluto.
In secondo luogo, in merito alla specifica questione del percorso universitario, purtroppo è un dato poco noto ma quasi uno studente su quattro cambia idea o realizza che la scelta fatta a 19 anni non sia più corretta per la persona che sente di essere mediamente tre anni dopo, ossia verso la fine del percorso di studio. Le riporto questo al fine di normalizzare ciò che sta vivendo, rispetto alla narrativa maggiore del percorso universitario come monolitico e unidirezionale. Non vi è alcun fallimento in questo, ma ciò è un segnale intimo che le chiede di seguire una strada differente, più sua e più complessa da tracciare rispetto al tragitto già fin qui fatto. Si dia tempo per trovare il coraggio che serve e che, sono certo, alberga già in lei e dentro questa fatica di cui scrive.
Tuttavia comprendo che ciò, in commistione con le pressioni genitoriali, sia un punto di sofferenza per lei e che può star mettendo in crisi la sua identità. Mi sento di rassicurarla proprio in merito a questo: un sogno d'infanzia può dire molto più di lei degli esami che le restano alla laurea, non dia modo a questo momento di difficoltà di definirla e ricordi che ogni suo tentativo di assecondare aspettative altrui la allontana da sé stesso.
Nella speranza che possa trovare una suggestione positiva in queste righe, la saluto.
Cominciare una psicoterapia è il primo passo. Tutto il resto si farà insieme.
Buonasera,
grazie per avere condiviso la sofferenza e le difficoltà che sta vivendo in questo periodo, la cui urgenza si avverte in modo chiaro attraverso il suo racconto.
Dalle sue parole emerge una profonda stanchezza emotiva che sembra essersi costruita nel tempo, alimentata da più fattori contemporaneamente: il senso di solitudine, la percezione di non essere sostenuto nelle relazioni, la difficoltà nel percorso universitario e il peso di aspettative familiari che forse sente di non poter deludere. In queste condizioni è comprensibile che ogni giornata possa apparire priva di significato e che anche le scelte future sembrino bloccate.
La prima età adulta è una fase difficile, di passaggio, in cui la propria identità è ancora in costruzione ma in cui al tempo stesso si inizia già ad avvertire il peso delle scelte e le conseguenti responsabilità. Per questo motivo avere dubbi, ripensamenti e insicurezze rispetto al proprio “progetto di vita”, in cui la scelta della facoltà universitaria risulta avere un forte potere di condizionamento e indirizzo, è piuttosto comune e diffuso.
Una considerazione rispetto all’influenza che stanno avendo nella sua vita le aspettative. Sia le sue proprie sia quelle della sua famiglia. Quello che sembra emergere è che in un senso o nell’altro entrambe lo blocchino: da un lato la paura di deludere e di possibili conflitti con sua madre e dall’altro lato il dare quasi già per irrealizzabile il suo sogno (cosa che forse non la spinge, o non a sufficienza, a provare a cambiare).
Credo che in questo momento non debba affrontare tutto da solo: uno spazio psicologico potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo le radici di questa sofferenza, a recuperare fiducia nelle proprie risorse e a imparare a riconoscere cosa possa contribuire a costruire una vita autentica, gratificante e fonte di significato per lei.
Cordialmente,
dr Stefano Previtali
grazie per avere condiviso la sofferenza e le difficoltà che sta vivendo in questo periodo, la cui urgenza si avverte in modo chiaro attraverso il suo racconto.
Dalle sue parole emerge una profonda stanchezza emotiva che sembra essersi costruita nel tempo, alimentata da più fattori contemporaneamente: il senso di solitudine, la percezione di non essere sostenuto nelle relazioni, la difficoltà nel percorso universitario e il peso di aspettative familiari che forse sente di non poter deludere. In queste condizioni è comprensibile che ogni giornata possa apparire priva di significato e che anche le scelte future sembrino bloccate.
La prima età adulta è una fase difficile, di passaggio, in cui la propria identità è ancora in costruzione ma in cui al tempo stesso si inizia già ad avvertire il peso delle scelte e le conseguenti responsabilità. Per questo motivo avere dubbi, ripensamenti e insicurezze rispetto al proprio “progetto di vita”, in cui la scelta della facoltà universitaria risulta avere un forte potere di condizionamento e indirizzo, è piuttosto comune e diffuso.
Una considerazione rispetto all’influenza che stanno avendo nella sua vita le aspettative. Sia le sue proprie sia quelle della sua famiglia. Quello che sembra emergere è che in un senso o nell’altro entrambe lo blocchino: da un lato la paura di deludere e di possibili conflitti con sua madre e dall’altro lato il dare quasi già per irrealizzabile il suo sogno (cosa che forse non la spinge, o non a sufficienza, a provare a cambiare).
Credo che in questo momento non debba affrontare tutto da solo: uno spazio psicologico potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo le radici di questa sofferenza, a recuperare fiducia nelle proprie risorse e a imparare a riconoscere cosa possa contribuire a costruire una vita autentica, gratificante e fonte di significato per lei.
Cordialmente,
dr Stefano Previtali
Gentilissimo, grazie per la condivisione. Dalle sue parole emerge una sofferenza che sembra accompagnarla da diversi anni e che oggi appare particolarmente intensa. La tristezza costante, la demotivazione, il senso di solitudine, la difficoltà nel percorso universitario e la sensazione di vivere una vita che non sente sua stanno probabilmente contribuendo ad alimentare un forte senso di blocco e di sfiducia verso il futuro.
Mi colpisce come, accanto alla fatica legata agli studi, emerga anche un conflitto importante tra ciò che sente di desiderare per sé e ciò che teme possa essere accettato dalle persone a lei più vicine. A volte, quando si rimane a lungo in una direzione che non si percepisce come propria, può diventare difficile riconoscere risorse, possibilità e alternative.
Vorrei però soffermarmi anche su un altro aspetto: quando scrive di odiare la sua vita e di desiderare di non essere mai nato, sta esprimendo un livello di sofferenza che merita attenzione e che non dovrebbe affrontare da solo. Per questo motivo le suggerisco di rivolgersi quanto prima a uno psicologo o a uno psicoterapeuta della sua zona, in modo da avere uno spazio protetto in cui comprendere meglio ciò che sta vivendo e trovare un sostegno concreto.
Se questi pensieri dovessero diventare più frequenti, intensi o accompagnarsi all’idea di farsi del male, è importante contattare immediatamente i servizi di emergenza o una persona di fiducia e non rimanere solo con questo peso.
Oggi probabilmente non è necessario decidere tutto il suo futuro ma iniziare a dare voce a ciò che sente e chiedere aiuto rappresenta già un passo importante. Il fatto che abbia scritto questo messaggio mostra che una parte di lei sta ancora cercando una strada diversa da quella della rinuncia.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Mi colpisce come, accanto alla fatica legata agli studi, emerga anche un conflitto importante tra ciò che sente di desiderare per sé e ciò che teme possa essere accettato dalle persone a lei più vicine. A volte, quando si rimane a lungo in una direzione che non si percepisce come propria, può diventare difficile riconoscere risorse, possibilità e alternative.
Vorrei però soffermarmi anche su un altro aspetto: quando scrive di odiare la sua vita e di desiderare di non essere mai nato, sta esprimendo un livello di sofferenza che merita attenzione e che non dovrebbe affrontare da solo. Per questo motivo le suggerisco di rivolgersi quanto prima a uno psicologo o a uno psicoterapeuta della sua zona, in modo da avere uno spazio protetto in cui comprendere meglio ciò che sta vivendo e trovare un sostegno concreto.
Se questi pensieri dovessero diventare più frequenti, intensi o accompagnarsi all’idea di farsi del male, è importante contattare immediatamente i servizi di emergenza o una persona di fiducia e non rimanere solo con questo peso.
Oggi probabilmente non è necessario decidere tutto il suo futuro ma iniziare a dare voce a ciò che sente e chiedere aiuto rappresenta già un passo importante. Il fatto che abbia scritto questo messaggio mostra che una parte di lei sta ancora cercando una strada diversa da quella della rinuncia.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Ciao, da quello che racconti emerge una sofferenza importante che va avanti da anni: tristezza quasi quotidiana, demoralizzazione, perdita di motivazione, senso di fallimento e pensieri come “vorrei non essere mai nato”. Questi segnali meritano attenzione e non andrebbero affrontati da solo.
La prima cosa da fare è parlarne con uno psicologo.
Buona ricerca!
La prima cosa da fare è parlarne con uno psicologo.
Buona ricerca!
Quello che descrivi non sembra solo una fase di scoraggiamento legata all'università. Nel tuo messaggio emergono diversi elementi che meritano attenzione: tristezza quasi quotidiana, perdita di motivazione, senso di fallimento, isolamento sociale, paura del futuro e, soprattutto, la frase "vorrei non essere mai nato".
Vorrei soffermarmi proprio su quest'ultimo punto. Quando dici così, intendi che a volte desideri di non esistere o di scomparire, oppure hai anche pensieri di farti del male o di toglierti la vita? È una distinzione importante. Se hai pensieri concreti di suicidio, senti il rischio di poter agire o non ti senti al sicuro con te stesso, è importante contattare immediatamente qualcuno di fiducia, il tuo medico, il servizio di emergenza (112 in Italia) o recarti al pronto soccorso.
Detto questo, leggendo il resto del tuo racconto, vedo una persona che da anni sta portando un peso enorme da sola.
A 24 anni, essere indietro con gli esami non significa essere "spacciato". Significa che probabilmente sei rimasto bloccato in un percorso che senti poco tuo e che hai continuato a seguire per paura delle conseguenze. Dici che hai capito che giurisprudenza non faceva per te, ma che non hai trovato il coraggio di parlarne con i tuoi genitori. Questo può creare una situazione molto logorante: ogni esame non dato diventa la prova di un conflitto che non viene affrontato apertamente.
Inoltre, noto che il tuo sogno di diventare presentatore televisivo viene liquidato da te stesso come impossibile. Spesso, quando una persona attraversa un periodo depressivo o di forte demoralizzazione, non perde soltanto la fiducia nelle proprie capacità: perde anche la capacità di immaginare possibilità realistiche tra il "successo assoluto" e il "fallimento totale". Esistono molte strade intermedie legate alla comunicazione, ai media, alla radio, ai contenuti digitali, agli eventi, alla conduzione. Non è detto che il tuo futuro debba essere necessariamente "avvocato" oppure "star della televisione".
La sensazione che mi arriva è che tu stia vivendo da anni una vita che senti poco tua, cercando contemporaneamente di non deludere gli altri. Questo, alla lunga, può portare proprio a quel senso di vuoto e di assenza di significato che descrivi.
Per questo credo che il punto più urgente non sia decidere subito cosa fare dell'università, ma occuparti del tuo stato psicologico attuale. La tristezza persistente, la perdita di interesse, la sfiducia verso il futuro e i pensieri sulla non-esistenza sono segnali che meritano un confronto professionale. Un colloquio con uno psicologo o uno psicoterapeuta potrebbe aiutarti a capire se stai attraversando una fase depressiva e, soprattutto, a non affrontare tutto questo da solo.
Ti faccio una domanda diretta: quando scrivi "ho paura di non farcela più da solo" e "vorrei non essere mai nato", stai parlando di una stanchezza emotiva molto forte oppure negli ultimi tempi hai avuto pensieri di suicidio o di farti del male?
Rimango a completa disposizione e ti mando un caloroso saluto
Dott. Michele Basigli
Vorrei soffermarmi proprio su quest'ultimo punto. Quando dici così, intendi che a volte desideri di non esistere o di scomparire, oppure hai anche pensieri di farti del male o di toglierti la vita? È una distinzione importante. Se hai pensieri concreti di suicidio, senti il rischio di poter agire o non ti senti al sicuro con te stesso, è importante contattare immediatamente qualcuno di fiducia, il tuo medico, il servizio di emergenza (112 in Italia) o recarti al pronto soccorso.
Detto questo, leggendo il resto del tuo racconto, vedo una persona che da anni sta portando un peso enorme da sola.
A 24 anni, essere indietro con gli esami non significa essere "spacciato". Significa che probabilmente sei rimasto bloccato in un percorso che senti poco tuo e che hai continuato a seguire per paura delle conseguenze. Dici che hai capito che giurisprudenza non faceva per te, ma che non hai trovato il coraggio di parlarne con i tuoi genitori. Questo può creare una situazione molto logorante: ogni esame non dato diventa la prova di un conflitto che non viene affrontato apertamente.
Inoltre, noto che il tuo sogno di diventare presentatore televisivo viene liquidato da te stesso come impossibile. Spesso, quando una persona attraversa un periodo depressivo o di forte demoralizzazione, non perde soltanto la fiducia nelle proprie capacità: perde anche la capacità di immaginare possibilità realistiche tra il "successo assoluto" e il "fallimento totale". Esistono molte strade intermedie legate alla comunicazione, ai media, alla radio, ai contenuti digitali, agli eventi, alla conduzione. Non è detto che il tuo futuro debba essere necessariamente "avvocato" oppure "star della televisione".
La sensazione che mi arriva è che tu stia vivendo da anni una vita che senti poco tua, cercando contemporaneamente di non deludere gli altri. Questo, alla lunga, può portare proprio a quel senso di vuoto e di assenza di significato che descrivi.
Per questo credo che il punto più urgente non sia decidere subito cosa fare dell'università, ma occuparti del tuo stato psicologico attuale. La tristezza persistente, la perdita di interesse, la sfiducia verso il futuro e i pensieri sulla non-esistenza sono segnali che meritano un confronto professionale. Un colloquio con uno psicologo o uno psicoterapeuta potrebbe aiutarti a capire se stai attraversando una fase depressiva e, soprattutto, a non affrontare tutto questo da solo.
Ti faccio una domanda diretta: quando scrivi "ho paura di non farcela più da solo" e "vorrei non essere mai nato", stai parlando di una stanchezza emotiva molto forte oppure negli ultimi tempi hai avuto pensieri di suicidio o di farti del male?
Rimango a completa disposizione e ti mando un caloroso saluto
Dott. Michele Basigli
Caro utente, innanzitutto voglio dirle che immagino non sia semplice condividere questi vissuti con qualcuno che ancora non si conosce, ma nonostante ciò ha deciso di aprirsi e chiedere aiuto e questo è un passo importante, che comunica che non tutto è perduto come può sembrare e che un barlume di speranza ancora c'è. Ed è proprio da qui che si potrà ripartire. Avverto la solitudine e la fatica di una vita che sembra vincolata ad un traguardo che non si desidera veramente raggiungere e che è diventato, come giustamente ha detto lei stesso, un supplizio. Si dia la possibilità di pensare ad altre strade percorribili, di dedicare uno spazio di ascolto e comprensione autentico a quello sconforto che la pervade. Se lo ritiene, sarò lieta di aiutarla.
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa che sembra accompagnarla da diversi anni. Mi colpisce però un aspetto importante: nonostante la fatica, la solitudine, la delusione per il percorso universitario e la paura del giudizio dei suoi genitori, è riuscito a fermarsi e a chiedere aiuto. Questo è già un segnale di grande forza, coraggio e consapevolezza.
Quando ci si trova per molto tempo in situazioni che non sentiamo nostre, può accadere di perdere progressivamente il senso della direzione e della speranza. Tuttavia, il fatto che oggi riesca a riconoscere ciò che non la fa stare bene e a dare voce ai suoi desideri rappresenta un punto di partenza importante.
Le suggerirei di non affrontare tutto questo da solo. Il carico emotivo è tanto.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che sta vivendo, esplorare le sue paure e iniziare a costruire un progetto di vita più vicino ai suoi bisogni e alle sue aspirazioni.
Le auguro di concedersi la possibilità di essere ascoltato e sostenuto in questo momento così delicato.
Rimango a dispozione,
un caro saluto
Dott.ssa Margherita Marino
dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa che sembra accompagnarla da diversi anni. Mi colpisce però un aspetto importante: nonostante la fatica, la solitudine, la delusione per il percorso universitario e la paura del giudizio dei suoi genitori, è riuscito a fermarsi e a chiedere aiuto. Questo è già un segnale di grande forza, coraggio e consapevolezza.
Quando ci si trova per molto tempo in situazioni che non sentiamo nostre, può accadere di perdere progressivamente il senso della direzione e della speranza. Tuttavia, il fatto che oggi riesca a riconoscere ciò che non la fa stare bene e a dare voce ai suoi desideri rappresenta un punto di partenza importante.
Le suggerirei di non affrontare tutto questo da solo. Il carico emotivo è tanto.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che sta vivendo, esplorare le sue paure e iniziare a costruire un progetto di vita più vicino ai suoi bisogni e alle sue aspirazioni.
Le auguro di concedersi la possibilità di essere ascoltato e sostenuto in questo momento così delicato.
Rimango a dispozione,
un caro saluto
Dott.ssa Margherita Marino
Capisco perfettamente il senso di smarrimento che descrivi: quando le aspettative e la stanchezza si accumulano, è umano sentirsi come in un vicolo cieco. Il tuo "blocco" non è un segno di incapacità, ma il segnale che la tua mente sta cercando di proteggerti da un carico che senti superiore alle tue forze. Non sei affatto "spacciato": il fatto stesso che tu abbia trovato le parole per chiedere aiuto e condividere il tuo sogno dimostra che in te c’è ancora una grande forza creativa che aspetta solo di essere ascoltata. Non devi dare tutti i 17 esami oggi, datti il permesso di respirare e di non essere perfetto. Qualora ne sentissi il bisogno, sono disponibile a parlarne insieme con calma e senza giudizio, sia online che di persona, per aiutarti a ritrovare la tua serenità.
Salve, leggendo le sue parole si percepisce una sofferenza profonda che sembra essersi accumulata nel tempo. Non descrive semplicemente una difficoltà universitaria o qualche delusione relazionale, ma una sensazione molto più ampia di smarrimento, come se negli ultimi anni avesse progressivamente perso il contatto con una direzione che sentiva sua. Vorrei innanzitutto soffermarmi su un aspetto importante. Quando una persona vive per lungo tempo in una situazione che percepisce come bloccata, può arrivare a guardare sé stessa, il presente e il futuro attraverso una lente molto severa. È comprensibile che oggi lei si senta scoraggiato, ma questo non significa che la fotografia che sta vedendo sia necessariamente completa. Quando si soffre intensamente, la mente tende a concentrarsi soprattutto sugli insuccessi, sulle occasioni perse e su ciò che manca, lasciando in secondo piano le possibilità che ancora esistono. Dal suo racconto emerge un tema che meriterebbe attenzione: la difficoltà di esprimere apertamente i propri bisogni e le proprie scelte per paura delle reazioni degli altri. Lei racconta di aver capito da tempo che il percorso universitario non la rappresentava, ma di non essere riuscito a comunicarlo ai suoi genitori. Questo fa pensare a una situazione nella quale il timore del giudizio, del conflitto o della delusione altrui possa aver avuto un peso molto importante nelle sue decisioni. In una prospettiva cognitivo comportamentale, spesso non è soltanto la situazione oggettiva a generare sofferenza, ma anche il modo in cui interpretiamo noi stessi all'interno di quella situazione. Ad esempio, lei scrive di essere "spacciato" a causa degli esami mancanti. Comprendo perfettamente il senso di sconforto che sta provando, ma definire la sua condizione in termini così assoluti rischia di aumentare ulteriormente il peso emotivo che già sta portando. Essere in ritardo non equivale automaticamente ad aver fallito. Significa trovarsi in una condizione problematica che richiede una riflessione e delle scelte, ma non determina il valore della sua persona. Anche il sogno di diventare presentatore televisivo merita una considerazione. Colpisce il fatto che lei sembri averlo già archiviato come impossibile. Naturalmente esistono professioni molto competitive e non esistono garanzie di successo, ma tra il realizzare esattamente un sogno e rinunciarvi completamente esistono molte sfumature. A volte la questione non è capire immediatamente se un obiettivo sia raggiungibile al cento per cento, ma comprendere quali bisogni, passioni e valori rappresenti per noi. Forse dietro quel sogno ci sono aspetti importanti della sua identità che negli ultimi anni sono rimasti inascoltati. Mi sembra inoltre che la solitudine stia contribuendo ad alimentare il suo malessere. Quando ci si sente poco considerati dagli amici, quando manca una relazione affettiva significativa e quando si vive una situazione universitaria difficile, è facile arrivare a pensare di essere soli contro tutto e tutti. Tuttavia il fatto stesso che abbia scritto questo messaggio mostra che una parte di lei sta ancora cercando aiuto, comprensione e una strada diversa da quella che sta percorrendo adesso. Vorrei soffermarmi anche su una frase che merita attenzione, quando scrive che a volte arriva a pensare che avrebbe preferito non essere mai nato. Quando il dolore emotivo diventa così intenso da far emergere pensieri di questo tipo, è importante non affrontarlo da soli. Non significa necessariamente che non ci sia una via d'uscita, ma significa che la sofferenza ha raggiunto un livello che merita ascolto, accoglienza e supporto concreto. Per questo motivo credo che sarebbe davvero utile concedersi uno spazio personale attraverso un percorso psicologico. Non perché esista una soluzione semplice o immediata, ma perché potrebbe aiutarla a comprendere meglio i meccanismi che oggi la tengono bloccata, il rapporto con le aspettative familiari, il significato che attribuisce ai propri insuccessi e il modo in cui sta guardando sé stesso e il suo futuro. Un percorso cognitivo comportamentale, in particolare, potrebbe aiutarla a riconoscere quei pensieri che alimentano la sensazione di essere senza possibilità e a costruire gradualmente modalità più funzionali per affrontare le difficoltà. Se questi pensieri di disperazione dovessero diventare più frequenti, più intensi o accompagnarsi alla sensazione di non riuscire a gestirli, le suggerisco di parlarne tempestivamente con un professionista di fiducia o con una persona vicina, senza restare da solo con questo peso. In questo momento probabilmente vede soltanto il fallimento, la delusione e il tempo che pensa di aver perso. Tuttavia il suo messaggio racconta anche altro: racconta una persona che sta iniziando a riconoscere ciò che non funziona più nella propria vita e che, nonostante tutto, sta ancora cercando una possibilità di cambiamento. Ed è proprio da questa consapevolezza che spesso iniziano i percorsi più importanti. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che la sostenga in questo difficile momento della sua vita. Cordiali saluti.
Buongiorno, si percepisce, purtroppo, la tua sofferenza, dovresti chiedere aiuto. In questo momento, da quello che scrivi, sembri sfiduciato e senza speranze, il rischio è quello di sperare in un aiuto esterno che tenderà a non arrivare. Non perché il mondo è cattivo ma perché siamo noi a doverci responsabilizzare per le nostre azioni, rischi di vivere passivamente non scegliendo per poi lamentarti di quello che (non) capita. Diventa parte attiva, e, soprattutto, cambia facoltà, non è mai troppo tardi e ammettere di avere sbagliato (agli altri o a se stessi?) è il primo passo per cambiare. Se non lo fai tu non lo farà nessun altro al tuo posto. Altre cose, penso alla questione del presentatore, si possono coltivare come hobby e poi chissà...
Salve, una consulenza psicologica in questo momento non sarebbe solo utile, ma importante, perché da ciò che racconta non c’è soltanto una difficoltà universitaria: ci sono tristezza quotidiana, isolamento, paura del futuro, senso di fallimento e pensieri molto pesanti su di sé. Quando si arriva a dire “odio la mia vita” o “vorrei non essere mai nato”, il dolore va preso sul serio e non affrontato da soli. La facoltà, gli esami arretrati e la paura di parlarne ai suoi genitori sono problemi reali, ma non definiscono il suo valore né chi sarà in futuro. Prima di decidere se continuare giurisprudenza, cambiare strada o riprendere un desiderio più creativo come quello della televisione, serve recuperare lucidità e protezione emotiva. Le consiglierei di chiedere aiuto quanto prima a uno psicologo e di parlarne con una persona fidata; se dovesse sentire di poter fare del male a se stesso o di non riuscire a reggere, si rivolga subito al pronto soccorso o ai servizi di emergenza. Un percorso di sostegno psicologico, online o in presenza, può aiutarla a uscire dal senso di colpa, affrontare il confronto con i suoi genitori e costruire una direzione meno schiacciata dalla paura di aver sbagliato tutto.
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Quello che scrivi ha un peso enorme, e si sente tutto. Non è solo “essere indietro con gli esami” o “non avere una relazione”: è come se negli anni si fosse accumulata una sensazione di vita bloccata, non tua, portata avanti più per paura che per scelta.
E quando dici “odio la mia vita” o “vorrei non essere mai nato”, quello non è un capriccio o una frase detta così: è il segnale che stai arrivando a un limite, e che da solo stai facendo davvero fatica a reggere tutto questo.
Parto da una cosa molto importante: non sei spacciato. Ti sembra così perché sei dentro alla situazione, ma quello che descrivi è un incastro, non una condanna.
Se guardiamo bene, ci sono almeno tre nodi forti:
il percorso universitario che non senti tuo,
la paura molto intensa del giudizio (soprattutto di tua madre),
e una vita relazionale che non ti nutre, anzi ti fa sentire ancora più solo.
In mezzo a tutto questo, c’è una parte di te che invece è molto chiara: il desiderio di fare qualcosa di completamente diverso, come il presentatore. E tu stesso lo hai già “spento” definendolo irrealizzabile.
Ti faccio una domanda diretta: quante delle scelte che stai portando avanti oggi nascono da quello che vuoi davvero… e quante dal tentativo di non deludere qualcuno o non creare problemi?
Perché da come scrivi, sembra che tu stia vivendo più per evitare conseguenze che per costruire qualcosa che ti rappresenti.
Il problema è che questo, nel tempo, svuota completamente il senso delle giornate. Ed è esattamente quello che stai sentendo.
Un altro punto delicato è il rapporto con tua madre. La paura che “possa non parlarti più” è molto forte, e probabilmente ti tiene bloccato più di quanto immagini. Ma ti chiedo: continuare così, in silenzio, quanto ti sta costando ogni giorno?
Perché stai pagando già un prezzo altissimo, solo che lo stai pagando tu da solo.
Queste situazioni non si sbloccano con la forza di volontà o con il “dai, mi metto sotto e recupero”. Qui c’è da rimettere ordine, capire cosa vuoi davvero, lavorare sulla paura del giudizio e trovare un modo per affrontare questa realtà senza distruggerti nel farlo.
E questo è molto difficile farlo da soli, soprattutto quando ci si sente già così giù e senza energie.
Te lo dico anche per esperienza diretta: lavoro da anni su situazioni come la tua, e mi sono formato proprio con master e percorsi specifici su blocchi decisionali, senso di fallimento e difficoltà nei giovani adulti. Quando si crea questo tipo di “stallo”, avere uno spazio in cui poter parlare liberamente, senza paura di essere giudicati o di deludere qualcuno, cambia davvero il modo in cui si iniziano a vedere le cose.
Anche perché non si tratta solo di “sfogarsi”, ma di iniziare a costruire dei passaggi concreti per uscire da questo punto, rispettando i tuoi tempi e la tua realtà.
Se senti che da solo sta diventando troppo pesante, potresti valutare di concederti uno spazio di questo tipo, anche online, dove iniziare a mettere ordine con qualcuno che ti segua passo passo. A volte basta iniziare da lì per sentire che non sei più completamente incastrato.
Intanto però ti lascio con una cosa molto chiara: il fatto che tu stia chiedendo aiuto, così, è già un segnale che una parte di te non ha affatto mollato. Ed è da lì che si può ripartire.
E quando dici “odio la mia vita” o “vorrei non essere mai nato”, quello non è un capriccio o una frase detta così: è il segnale che stai arrivando a un limite, e che da solo stai facendo davvero fatica a reggere tutto questo.
Parto da una cosa molto importante: non sei spacciato. Ti sembra così perché sei dentro alla situazione, ma quello che descrivi è un incastro, non una condanna.
Se guardiamo bene, ci sono almeno tre nodi forti:
il percorso universitario che non senti tuo,
la paura molto intensa del giudizio (soprattutto di tua madre),
e una vita relazionale che non ti nutre, anzi ti fa sentire ancora più solo.
In mezzo a tutto questo, c’è una parte di te che invece è molto chiara: il desiderio di fare qualcosa di completamente diverso, come il presentatore. E tu stesso lo hai già “spento” definendolo irrealizzabile.
Ti faccio una domanda diretta: quante delle scelte che stai portando avanti oggi nascono da quello che vuoi davvero… e quante dal tentativo di non deludere qualcuno o non creare problemi?
Perché da come scrivi, sembra che tu stia vivendo più per evitare conseguenze che per costruire qualcosa che ti rappresenti.
Il problema è che questo, nel tempo, svuota completamente il senso delle giornate. Ed è esattamente quello che stai sentendo.
Un altro punto delicato è il rapporto con tua madre. La paura che “possa non parlarti più” è molto forte, e probabilmente ti tiene bloccato più di quanto immagini. Ma ti chiedo: continuare così, in silenzio, quanto ti sta costando ogni giorno?
Perché stai pagando già un prezzo altissimo, solo che lo stai pagando tu da solo.
Queste situazioni non si sbloccano con la forza di volontà o con il “dai, mi metto sotto e recupero”. Qui c’è da rimettere ordine, capire cosa vuoi davvero, lavorare sulla paura del giudizio e trovare un modo per affrontare questa realtà senza distruggerti nel farlo.
E questo è molto difficile farlo da soli, soprattutto quando ci si sente già così giù e senza energie.
Te lo dico anche per esperienza diretta: lavoro da anni su situazioni come la tua, e mi sono formato proprio con master e percorsi specifici su blocchi decisionali, senso di fallimento e difficoltà nei giovani adulti. Quando si crea questo tipo di “stallo”, avere uno spazio in cui poter parlare liberamente, senza paura di essere giudicati o di deludere qualcuno, cambia davvero il modo in cui si iniziano a vedere le cose.
Anche perché non si tratta solo di “sfogarsi”, ma di iniziare a costruire dei passaggi concreti per uscire da questo punto, rispettando i tuoi tempi e la tua realtà.
Se senti che da solo sta diventando troppo pesante, potresti valutare di concederti uno spazio di questo tipo, anche online, dove iniziare a mettere ordine con qualcuno che ti segua passo passo. A volte basta iniziare da lì per sentire che non sei più completamente incastrato.
Intanto però ti lascio con una cosa molto chiara: il fatto che tu stia chiedendo aiuto, così, è già un segnale che una parte di te non ha affatto mollato. Ed è da lì che si può ripartire.
Caro ragazzo, dalle tue parole emerge una sofferenza profonda che sembra accompagnarti da diverso tempo. Ti ringrazio per aver trovato la forza di raccontarla, perché condividere ciò che si prova quando ci si sente così scoraggiati non è affatto semplice. Mi colpisce come tu stia affrontando contemporaneamente molte difficoltà: il senso di insoddisfazione rispetto al percorso universitario, la paura di deludere i tuoi genitori, la solitudine nelle relazioni, la mancanza di una relazione affettiva e la sensazione di aver perso il contatto con i tuoi desideri più autentici. Quando tanti aspetti della vita diventano fonte di frustrazione e dolore, è comprensibile arrivare a sentirsi demoralizzati e senza energie. Vorrei però soffermarmi su un punto importante: il fatto che oggi ti manchino ancora molti esami non definisce il tuo valore come persona, né determina il tuo futuro. Allo stesso modo, aver scoperto che la facoltà scelta non rispecchia davvero i tuoi interessi non significa aver fallito; può rappresentare invece una consapevolezza importante, anche se arrivata in un momento che tu percepisci come tardivo. Leggendo il tuo messaggio, ho l'impressione che da tempo tu stia cercando di sostenere da solo un peso molto grande. Per questo credo che il passo più importante, in questo momento, sia non rimanere isolato con questa sofferenza. Un percorso psicologico potrebbe offrirti uno spazio protetto in cui comprendere meglio ciò che stai vivendo, dare voce alle tue paure e individuare nuove possibilità per il tuo futuro, senza sentirti costretto a soddisfare aspettative che non senti più tue. Mi preme anche dirti che la frase "vorrei non essere mai nato" merita particolare attenzione. Se questo pensiero dovesse diventare più frequente o intenso, ti invito a chiedere aiuto a una persona di fiducia o a uno psicologo. Non affrontare da solo un dolore così intenso. Anche se oggi ti sembra impossibile immaginarlo, il momento che stai vivendo non coincide con tutta la tua vita. Dietro le tue parole leggo molta sofferenza, ma anche una parte di te che non si è arresa e che sta cercando un modo diverso di stare al mondo. È da quella parte che vale la pena ripartire. Ti auguro di poterti concedere l'aiuto e l'ascolto che meriti.
Un caro saluto, Dott.ssa Donatella De Marco
Un caro saluto, Dott.ssa Donatella De Marco
Salve,
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda che sembra accompagnarla da diversi anni e che riguarda più aspetti della sua vita: il percorso universitario, il rapporto con i suoi genitori, la solitudine, la mancanza di relazioni affettive e la sensazione di aver rinunciato ai suoi desideri più autentici. Quando tante difficoltà si accumulano nel tempo, è comprensibile arrivare a sentirsi scoraggiati, bloccati e senza prospettive.
Vorrei innanzitutto soffermarmi su una frase molto importante: "a questo punto vorrei non essere mai nato". Quando una persona arriva a pensare che la propria vita non abbia più senso o desidera di non esistere, è fondamentale non sottovalutare questi vissuti. Non significa necessariamente che vi sia un'intenzione di farsi del male, ma indica certamente un livello di sofferenza emotiva che merita attenzione e supporto professionale.
Leggendo il suo racconto, colpisce come lei si definisca "spacciato" rispetto all'università. In realtà, il ritardo negli studi non definisce il suo valore come persona né il suo futuro. Molti studenti scoprono nel tempo di aver scelto un percorso poco adatto alle proprie inclinazioni e spesso la difficoltà non è tanto accademica quanto emotiva: ammettere a se stessi e agli altri che quella scelta non corrisponde ai propri desideri può generare paura, senso di colpa e vergogna.
Mi sembra che da anni lei stia portando avanti un percorso che sente distante da ciò che realmente desidera, cercando al tempo stesso di rispondere alle aspettative familiari. Questo può creare un forte conflitto interiore: da una parte il bisogno di essere accettato e non deludere i propri genitori, dall'altra il bisogno di costruire una vita che senta veramente sua.
Anche il tema delle relazioni merita attenzione. Sentirsi cercati solo quando fa comodo agli altri e non aver mai sperimentato una relazione sentimentale può alimentare sentimenti di esclusione, solitudine e bassa autostima. Tuttavia, spesso quando si attraversa un periodo depressivo o di forte sfiducia in se stessi, diventa più difficile riconoscere le proprie risorse e costruire legami soddisfacenti.
Il sogno di diventare presentatore televisivo, inoltre, non dovrebbe essere liquidato come qualcosa di "irrealizzabile". Forse non esiste la certezza di raggiungere quel traguardo, come non esiste per qualsiasi altra professione, ma i sogni possono anche rappresentare aspetti importanti della nostra identità, interessi e talenti che meritano di essere esplorati anziché accantonati completamente.
In questo momento, più che decidere immediatamente cosa fare dell'università o del suo futuro lavorativo, credo sia importante occuparsi del suo benessere psicologico. La tristezza costante, la perdita di motivazione, il senso di vuoto, la sfiducia verso il futuro e i pensieri legati al non voler essere nato sono segnali che suggeriscono la necessità di un aiuto concreto.
Per questo motivo le consiglio di rivolgersi quanto prima ad uno psicologo o psicoterapeuta, così da poter approfondire questi vissuti, comprendere meglio l'origine della sua sofferenza e costruire insieme strategie per affrontare questa fase delicata della sua vita. Se i pensieri di morte dovessero diventare più frequenti o intensi, è importante chiedere supporto immediato a familiari, professionisti sanitari o ai servizi di emergenza del suo territorio.
Un percorso specialistico potrebbe aiutarla a ritrovare una direzione, distinguendo ciò che desidera davvero da ciò che sente di dover fare per gli altri.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda che sembra accompagnarla da diversi anni e che riguarda più aspetti della sua vita: il percorso universitario, il rapporto con i suoi genitori, la solitudine, la mancanza di relazioni affettive e la sensazione di aver rinunciato ai suoi desideri più autentici. Quando tante difficoltà si accumulano nel tempo, è comprensibile arrivare a sentirsi scoraggiati, bloccati e senza prospettive.
Vorrei innanzitutto soffermarmi su una frase molto importante: "a questo punto vorrei non essere mai nato". Quando una persona arriva a pensare che la propria vita non abbia più senso o desidera di non esistere, è fondamentale non sottovalutare questi vissuti. Non significa necessariamente che vi sia un'intenzione di farsi del male, ma indica certamente un livello di sofferenza emotiva che merita attenzione e supporto professionale.
Leggendo il suo racconto, colpisce come lei si definisca "spacciato" rispetto all'università. In realtà, il ritardo negli studi non definisce il suo valore come persona né il suo futuro. Molti studenti scoprono nel tempo di aver scelto un percorso poco adatto alle proprie inclinazioni e spesso la difficoltà non è tanto accademica quanto emotiva: ammettere a se stessi e agli altri che quella scelta non corrisponde ai propri desideri può generare paura, senso di colpa e vergogna.
Mi sembra che da anni lei stia portando avanti un percorso che sente distante da ciò che realmente desidera, cercando al tempo stesso di rispondere alle aspettative familiari. Questo può creare un forte conflitto interiore: da una parte il bisogno di essere accettato e non deludere i propri genitori, dall'altra il bisogno di costruire una vita che senta veramente sua.
Anche il tema delle relazioni merita attenzione. Sentirsi cercati solo quando fa comodo agli altri e non aver mai sperimentato una relazione sentimentale può alimentare sentimenti di esclusione, solitudine e bassa autostima. Tuttavia, spesso quando si attraversa un periodo depressivo o di forte sfiducia in se stessi, diventa più difficile riconoscere le proprie risorse e costruire legami soddisfacenti.
Il sogno di diventare presentatore televisivo, inoltre, non dovrebbe essere liquidato come qualcosa di "irrealizzabile". Forse non esiste la certezza di raggiungere quel traguardo, come non esiste per qualsiasi altra professione, ma i sogni possono anche rappresentare aspetti importanti della nostra identità, interessi e talenti che meritano di essere esplorati anziché accantonati completamente.
In questo momento, più che decidere immediatamente cosa fare dell'università o del suo futuro lavorativo, credo sia importante occuparsi del suo benessere psicologico. La tristezza costante, la perdita di motivazione, il senso di vuoto, la sfiducia verso il futuro e i pensieri legati al non voler essere nato sono segnali che suggeriscono la necessità di un aiuto concreto.
Per questo motivo le consiglio di rivolgersi quanto prima ad uno psicologo o psicoterapeuta, così da poter approfondire questi vissuti, comprendere meglio l'origine della sua sofferenza e costruire insieme strategie per affrontare questa fase delicata della sua vita. Se i pensieri di morte dovessero diventare più frequenti o intensi, è importante chiedere supporto immediato a familiari, professionisti sanitari o ai servizi di emergenza del suo territorio.
Un percorso specialistico potrebbe aiutarla a ritrovare una direzione, distinguendo ciò che desidera davvero da ciò che sente di dover fare per gli altri.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
mi dispiace molto per la sua situazione, e per il supplizio che sta provando. Ha timore che i suoi la disapprovino, e quindi porta avanti il silenzio rispetto alla situazione universitaria, che però non va migliorando nel tempo. Se fosse una questione di migliore organizzazione di studio, potrebbe trovare un supporto per l'orientamento e su migliori strategie di gestione.
Se ha capito che la facoltà non fa per lei, la decisione migliore è lasciare e riprogettare la vita e il lavoro sulla base delle competenze comunque finora acquisite e alle attitudini. Può chiedere un supporto per un orientamento in questo senso. Per la comunicazione ai suoi genitori, più avanti la fa, migliore è il risultato, o il contrario? Pare che anche il dover comunicare ai genitori possa essere un deterrente per non prendere la decisione. Per i suoi vissuti emotivi difficili, per il supporto nelle decisioni e nell'orientamento, per riscoprire una nuova progettualità in cui si senta più parte attiva e trovi delle soddisfazioni, si avvalga ad un esperto. "Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando togli gli occhi dalla meta", diceva Henry Ford. Lavori sul calibrare nuove mete, e sulle migliori strategie per seguirle, per superare al meglio gli ostacoli che si potranno occasionalmente presentare.
Conosco persone che lavorano a tempo pieno in un campo, e nel tempo libero da sempre si divertono (e impegnano) a fare i cantanti, a suonare in una band, a fare teatro, a presentare eventi. Così anche la passione per il presentare non deve essere per forza tutto o niente, ma portata avanti con divertimento nel tempo libero extra-lavorativo, se lo vorrà.
Le faccio tanti auguri. Dott. Giovanni Iacoviello
mi dispiace molto per la sua situazione, e per il supplizio che sta provando. Ha timore che i suoi la disapprovino, e quindi porta avanti il silenzio rispetto alla situazione universitaria, che però non va migliorando nel tempo. Se fosse una questione di migliore organizzazione di studio, potrebbe trovare un supporto per l'orientamento e su migliori strategie di gestione.
Se ha capito che la facoltà non fa per lei, la decisione migliore è lasciare e riprogettare la vita e il lavoro sulla base delle competenze comunque finora acquisite e alle attitudini. Può chiedere un supporto per un orientamento in questo senso. Per la comunicazione ai suoi genitori, più avanti la fa, migliore è il risultato, o il contrario? Pare che anche il dover comunicare ai genitori possa essere un deterrente per non prendere la decisione. Per i suoi vissuti emotivi difficili, per il supporto nelle decisioni e nell'orientamento, per riscoprire una nuova progettualità in cui si senta più parte attiva e trovi delle soddisfazioni, si avvalga ad un esperto. "Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando togli gli occhi dalla meta", diceva Henry Ford. Lavori sul calibrare nuove mete, e sulle migliori strategie per seguirle, per superare al meglio gli ostacoli che si potranno occasionalmente presentare.
Conosco persone che lavorano a tempo pieno in un campo, e nel tempo libero da sempre si divertono (e impegnano) a fare i cantanti, a suonare in una band, a fare teatro, a presentare eventi. Così anche la passione per il presentare non deve essere per forza tutto o niente, ma portata avanti con divertimento nel tempo libero extra-lavorativo, se lo vorrà.
Le faccio tanti auguri. Dott. Giovanni Iacoviello
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una situazione che le pesa molto e che sembra trascinarsi da diverso tempo.
Tuttavia, leggendo il suo messaggio, ho l'impressione che stia mettendo insieme problemi diversi e che finisca per considerarli come la prova di un unico fallimento: gli esami accumulati, l'assenza di una relazione, le amicizie che la deludono, il rapporto con sua madre e il timore di aver scelto un percorso universitario che non sente suo.
Questo però non significa necessariamente che la sua vita sia senza senso o che sia "spacciato". Ad esempio, scrive di essere all'ultimo anno di giurisprudenza pur avendo accumulato molti esami. È certamente una situazione che può generare preoccupazione, ma è diversa dall'aver interrotto completamente gli studi. Allo stesso modo, il fatto di non aver ancora avuto una relazione a 24 anni può essere fonte di sofferenza, ma non rappresenta una condanna per il futuro.
Mi sembra che uno dei nodi più importanti del suo racconto riguardi la difficoltà di confrontarsi con ciò che desidera realmente e con la paura delle possibili reazioni dei suoi genitori. Lei dice di aver capito da tempo che questo percorso universitario potrebbe non essere quello giusto per lei, ma di non essere riuscito a parlarne apertamente.
Quando per anni si rimanda una scelta o una comunicazione difficile, spesso il peso della situazione aumenta e si aggiungono senso di colpa, sfiducia e scoraggiamento.
Credo che sarebbe importante non affrontare tutto questo da solo. Le suggerirei di valutare un confronto con uno psicologo/psicoterapeuta, soprattutto perché scrive di sentirsi molto triste da tempo e arriva a dire che avrebbe preferito non essere mai nato. Sono frasi che meritano attenzione e ascolto, non di essere tenute solo per sé.
Chiedere aiuto, come ha fatto scrivendo qui, può essere un primo passo per iniziare a fare chiarezza.
Un saluto, Dott.ssa Ginevra Pardi
dalle sue parole emerge una situazione che le pesa molto e che sembra trascinarsi da diverso tempo.
Tuttavia, leggendo il suo messaggio, ho l'impressione che stia mettendo insieme problemi diversi e che finisca per considerarli come la prova di un unico fallimento: gli esami accumulati, l'assenza di una relazione, le amicizie che la deludono, il rapporto con sua madre e il timore di aver scelto un percorso universitario che non sente suo.
Questo però non significa necessariamente che la sua vita sia senza senso o che sia "spacciato". Ad esempio, scrive di essere all'ultimo anno di giurisprudenza pur avendo accumulato molti esami. È certamente una situazione che può generare preoccupazione, ma è diversa dall'aver interrotto completamente gli studi. Allo stesso modo, il fatto di non aver ancora avuto una relazione a 24 anni può essere fonte di sofferenza, ma non rappresenta una condanna per il futuro.
Mi sembra che uno dei nodi più importanti del suo racconto riguardi la difficoltà di confrontarsi con ciò che desidera realmente e con la paura delle possibili reazioni dei suoi genitori. Lei dice di aver capito da tempo che questo percorso universitario potrebbe non essere quello giusto per lei, ma di non essere riuscito a parlarne apertamente.
Quando per anni si rimanda una scelta o una comunicazione difficile, spesso il peso della situazione aumenta e si aggiungono senso di colpa, sfiducia e scoraggiamento.
Credo che sarebbe importante non affrontare tutto questo da solo. Le suggerirei di valutare un confronto con uno psicologo/psicoterapeuta, soprattutto perché scrive di sentirsi molto triste da tempo e arriva a dire che avrebbe preferito non essere mai nato. Sono frasi che meritano attenzione e ascolto, non di essere tenute solo per sé.
Chiedere aiuto, come ha fatto scrivendo qui, può essere un primo passo per iniziare a fare chiarezza.
Un saluto, Dott.ssa Ginevra Pardi
Salve dalle sue parole emerge una sofferenza che dura da tempo e che coinvolge diversi aspetti della sua vita: l'università, le relazioni, il rapporto con i suoi genitori e il futuro. Quando si accumulano così tante difficoltà, è facile arrivare a pensare che non ci sia una via d'uscita, ma questo non significa che la sua situazione sia davvero senza soluzione.
Mi colpisce il fatto che abbia riconosciuto che giurisprudenza non rispecchia i suoi interessi. Forse una parte del suo malessere nasce proprio dal sentirsi bloccato in un percorso che non sente suo. Affrontare questo tema, anche con i suoi genitori, potrebbe essere difficile ma importante.
Le consiglio inoltre di non affrontare da solo una sofferenza così intensa. Le frasi in cui dice di odiare la sua vita e di desiderare di non essere mai nato meritano attenzione e un confronto con uno psicologo.
Chiedere aiuto, come ha fatto scrivendo questo messaggio, è già un passo importante.
Se sente il bisogno di iniziare un percorso mi contatti. Un caro saluto
Mi colpisce il fatto che abbia riconosciuto che giurisprudenza non rispecchia i suoi interessi. Forse una parte del suo malessere nasce proprio dal sentirsi bloccato in un percorso che non sente suo. Affrontare questo tema, anche con i suoi genitori, potrebbe essere difficile ma importante.
Le consiglio inoltre di non affrontare da solo una sofferenza così intensa. Le frasi in cui dice di odiare la sua vita e di desiderare di non essere mai nato meritano attenzione e un confronto con uno psicologo.
Chiedere aiuto, come ha fatto scrivendo questo messaggio, è già un passo importante.
Se sente il bisogno di iniziare un percorso mi contatti. Un caro saluto
Gentile utente di mio dottore,
lei qui porta tantissimi temi molto importanti che potrebbero meglio esser sviscerati all'interno di un percorso di psicoterapia. Si affidi ad uno specialista, vedrà che potrà ritrovare la sua serenità.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
lei qui porta tantissimi temi molto importanti che potrebbero meglio esser sviscerati all'interno di un percorso di psicoterapia. Si affidi ad uno specialista, vedrà che potrà ritrovare la sua serenità.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
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