Salve a tutti, soffro di ansia da qualche mese, ho passato mesi infernali in cui mi sentivo io stess

Salve a tutti, soffro di ansia da qualche mese, ho passato mesi infernali in cui mi sentivo io stessa in prigione nel mio corpo, ho avuto attacchi di ansia, notti in cui non riuscivo a chiudere occhio nonostante fossi stanchissima. Ma non so come, in qualche modo, sto riuscendo a ritornare alla normalità , esco, guido (anche se prima ne avevo molta paura) e la “paura di stare male fuori” sembra essere diminuita. Poi vabbè ovviamente ci sono gli alti e i bassi. Ad oggi io esco ma l’ansia mi accompagna sempre. Purtroppo non ho la possibilità di andare da uno psicologo perché mia mamma non me lo consente . Ho paura che io non riesca ad uscirne da sola vorrei solo avere la sicurezza nel sapere che posso farcela . Ma purtroppo so che è impossibile averla. Mi chiedo solo, sono nella strada giusta? Rischio di peggiorare? Qualche specialista mi potrebbe dare qualche consiglio? Grazie

34 risposte


Gentile Utente, nonostante la sofferenza intensa che ha vissuto negli ultimi mesi, sta già facendo qualcosa che spesso rappresenta un passo significativo nel percorso di superamento dell'ansia. Mi riferisco al fatto che, pur sentendo ancora paura, è tornata a uscire di casa, a guidare e a riprendere gradualmente attività che prima evitava. Comprendo desidera la certezza che tutto passerà. Tuttavia, chi affronta un disturbo d'ansia raramente può ottenere questa garanzia in anticipo. Più utile è osservare i fatti. Oggi riesce a fare cose che qualche tempo fa sembravano impossibili. Questo è un segnale che il suo sistema emotivo sta imparando, poco alla volta, che molte delle situazioni temute possono essere affrontate. È altrettanto normale che l'ansia continui ad accompagnarla. Molte persone pensano che il miglioramento significhi "non provare più ansia", ma nella pratica il cambiamento avviene spesso in modo diverso...prima si torna a vivere nonostante l'ansia, poi, con il tempo, è proprio l'ansia a perdere gradualmente forza e frequenza. Gli alti e bassi che descrive fanno parte del percorso e non indicano necessariamente una ricaduta. Una giornata più difficile non cancella i progressi fatti. Il rischio maggiore, piuttosto, è interpretare ogni momento di ansia come la prova di essere tornati al punto di partenza. In realtà il recupero è raramente lineare. Il consiglio più importante è continuare, con gradualità, a mantenere le attività che sta già riuscendo a fare, senza aspettare di sentirsi completamente tranquilla prima di affrontarle. Ogni esperienza vissuta nonostante la paura rappresenta un'opportunità per ridurre il potere che l'ansia esercita sulla sua vita. Riguardo all'impossibilità di rivolgersi a uno psicologo perché sua madre non è d'accordo, se è minorenne, potrebbe valutare la possibilità di parlarne con un altro adulto di fiducia, come un familiare, un insegnante o il medico di base, per comprendere quali risorse siano disponibili sul territorio. Se invece è maggiorenne, esistono anche servizi psicologici pubblici e consultori che possono offrire un sostegno a costi contenuti o gratuitamente. Da ciò che racconta non vedo una persona che sta peggiorando, ma una persona che, pur con molta fatica, sta già mettendo in atto comportamenti che favoriscono il recupero. Le auguro di poter proseguire questo percorso con fiducia e, quando ne avrà la possibilità, di confrontarsi con uno psicoterapeuta, perché un supporto professionale può aiutarla ad affrontare l'ansia in modo più efficace e a consolidare i risultati raggiunti. Cordialmente, AM

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Ciao, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Dal tuo racconto emerge un aspetto importante: nonostante la paura, hai continuato a fare passi che fino a poco tempo fa ti sembravano impossibili. Hai ripreso a uscire, a guidare e descrivi una riduzione della paura di stare male fuori casa. Questo non significa che l'ansia sia scomparsa, ma che tu stia già sperimentando qualcosa di molto significativo: puoi fare delle cose anche in presenza dell'ansia. È normale che il percorso non sia lineare e che ci siano giorni migliori e giorni più difficili. Più che chiederti se l'ansia ci sia o meno, può essere utile osservare se, rispetto a qualche mese fa, oggi sta occupando uno spazio diverso nella tua vita. Dal tuo racconto sembra che, poco alla volta, tu stia ricominciando a riprenderti spazi che prima l'ansia aveva limitato. Nessuno può dirti con certezza come andrà il percorso, ma il fatto che tu stia già affrontando gradualmente le situazioni che temevi è un segnale incoraggiante. Cerca di non misurare i tuoi progressi in base all'assenza dell'ansia, ma in base a ciò che riesci a fare nonostante la sua presenza. Se in futuro dovesse diventarti possibile, un percorso con uno psicologo potrebbe offrirti uno spazio in cui comprendere meglio ciò che stai vivendo e consolidare questi cambiamenti. Nel frattempo, continua a riconoscere anche i piccoli passi: spesso sono proprio quelli che, con il tempo, costruiscono i cambiamenti più importanti. Resto a disposizione, Dott.ssa Sara Vasirani


Buongiorno, da ciò che racconta emerge un aspetto molto importante: nonostante la paura, ha continuato gradualmente a fare cose che prima evitava, come uscire e guidare. Questo è un segnale positivo, perché l'ansia tende a mantenersi proprio quando si rinuncia un po' alla volta alle situazioni che temiamo. È normale che in questa fase l'ansia sia ancora presente e ciò non significa che stia peggiorando. Spesso il percorso non è lineare, ma fatto di miglioramenti, momenti di stallo e qualche ostacolo da superare. E questo non significa certo che stia tornando indietro. Capisco anche la sua preoccupazione per non poter accedere in questo momento a un percorso psicologico. Se dovesse esserle possibile, provi comunque a informarsi sui servizi di supporto presenti nella sua ASL, nei consultori o nei servizi dedicati ai giovani, che in molti casi offrono colloqui gratuiti o a costi contenuti (sportelli di ascolto, bonus psicologico, gruppi di sostegno tenuti da professionisti...). Nel frattempo continui gradualmente a fare ciò che l'ansia le farebbe evitare. Ogni piccola esperienza affrontata rappresenta un messaggio importante per la sua mente: può imparare che non tutto ciò che teme è realmente pericoloso. Il fatto che oggi si chieda se è sulla strada giusta mi fa pensare che una parte di lei abbia già iniziato a ritrovare fiducia nelle proprie risorse. Coltivi quella parte con pazienza, senza pretendere di stare bene da un giorno all'altro. Resto disponibile. Dottoressa Lucia Morello


Gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso questo momento di difficoltà. Leggendo le sue parole percepisco quanto possa essere stato faticoso il periodo che ha attraversato, ed è del tutto normale che oggi permanga una sensazione di vulnerabilità o il timore di un eventuale peggioramento. Allo stesso tempo, emerge con grande evidenza la sua capacità di reazione. Aver ripreso ad affrontare situazioni che prima sembravano paralizzanti, dimostra una notevole risorsa interiore ed una spinta concreta verso il recupero della sua quotidianità. Gli "alti e bassi" e la presenza gradale dell'ansia come sottofondo sono elementi assolutamente comuni in questi percorsi: ritrovare il proprio equilibrio non è mai un processo lineare. La certezza assoluta sul futuro è difficile da ottenere, ma i passi reali che ha già compiuto sul campo mostrano che sta già attingendo alle sue energie per riprendere in mano la sua vita. Un caro augurio per il suo cammino e, per qualsiasi necessità, resto a disposizione anche online per dei colloqui di supporto psicologico.


Quello che descrive, uscire nonostante la paura, guidare di nuovo, sentire che la "paura di stare male fuori" si sta riducendo, non è poco. Anzi, sembrano segnali concreti che qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta, anche senza un supporto formale. Il fatto che l'ansia sia ancora presente non significa che il percorso si sia fermato: gli alti e i bassi che descrive sono quasi sempre parte normale di un processo di recupero, non un segnale che si stia peggiorando. Il miglioramento raramente è lineare. La domanda "riuscirò da sola?" è comprensibile, e immagino che l'incertezza pesi. Non è possibile dare certezze, ma quello che sta già facendo, affrontare le situazioni anche quando fa paura, è solitamente una di quelle cose che aiuta l'ansia a ridursi nel tempo. Quando avrà la possibilità di accedere a un supporto professionale, potrebbe aiutarLa ad accelerare questo processo e a gestire gli alti e bassi con più strumenti. Per ora, quello che sta già facendo conta, molto più di quanto sembri a prima vista.


Buongiorno, da ciò che racconta emerge un aspetto molto importante che forse, trovandosi immersa nella situazione, rischia di non vedere con sufficiente chiarezza. Se ripensa a come stava qualche mese fa e confronta quel periodo con oggi, descrive già alcuni cambiamenti significativi. Racconta che riesce a uscire, a guidare nonostante la paura e che il timore di stare male fuori casa si è ridotto. Questo non significa che il problema sia risolto, ma suggerisce che qualcosa si stia già muovendo nella direzione che desidera. È anche comprensibile che l'ansia continui ad accompagnarla. Molte persone immaginano che il miglioramento coincida con la scomparsa completa dell'ansia, mentre nella realtà il percorso è spesso più graduale. Capita frequentemente che, inizialmente, cambi il modo di rapportarsi all'ansia prima ancora che diminuisca la sua presenza. Si continua ad avvertirla, ma si riesce lentamente a riprendere attività che prima sembravano impossibili. Da quello che descrive, sembra proprio che questo processo sia già iniziato. Mi ha colpito la frase in cui dice di avere paura di non riuscire a uscirne da sola e di desiderare la certezza di farcela. È un bisogno molto umano. Quando si attraversa un periodo così difficile si vorrebbe avere una garanzia sul futuro, qualcosa che elimini ogni dubbio. Purtroppo nessuno può offrirle una certezza di questo tipo. Quello che però si può osservare sono i segnali concreti che il presente ci restituisce, e nel suo racconto questi segnali sembrano indicare che, nonostante la fatica, lei stia continuando a fare passi avanti. Un aspetto sul quale le suggerirei di prestare attenzione è proprio il desiderio di avere continue conferme di essere sulla strada giusta. A volte la mente ansiosa tende a chiedere rassicurazioni perché spera di eliminare definitivamente il dubbio. Il problema è che il sollievo che ne deriva dura poco e, dopo un po', il bisogno di una nuova conferma torna a farsi sentire. Più si cerca la certezza assoluta, più questa sembra allontanarsi. In una prospettiva cognitivo comportamentale è spesso utile imparare a osservare il proprio funzionamento. Ad esempio, notare quali situazioni affronta nonostante la paura, quali pensieri compaiono prima di uscire, come reagisce il suo corpo e che cosa accade realmente una volta che decide di affrontare ciò che teme. Questo permette, poco alla volta, di costruire una fiducia basata sull'esperienza concreta e non soltanto sulla ricerca di rassicurazioni. Comprendo anche il dispiacere nel dire che, al momento, non le è possibile intraprendere un percorso psicologico perché sua madre non è d'accordo. Se in futuro dovesse avere questa possibilità, credo che potrebbe essere un'opportunità preziosa, soprattutto in un'ottica cognitivo comportamentale. Un percorso non servirebbe soltanto a ridurre i sintomi, ma anche a comprendere i meccanismi che hanno alimentato l'ansia, gli schemi che la mantengono e il modo in cui affrontarla con maggiore consapevolezza. Intervenire su questi aspetti può aiutare a costruire basi più solide per il futuro. Nel frattempo continui a riconoscere anche i piccoli progressi, perché spesso sono proprio quelli che, messi insieme, segnano il cambiamento più importante. È normale che ci siano giornate migliori e altre più difficili. Gli alti e bassi non significano necessariamente che stia peggiorando. Fanno parte del percorso e non cancellano i passi avanti che ha già compiuto. Il fatto che oggi riesca a fare cose che solo qualche mese fa le sembravano impossibili è un dato concreto, e vale la pena tenerlo presente ogni volta che la paura le suggerisce il contrario. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, purtroppo, anche se qualche professionista che le darà consigli son certa che lo troverà non mi sembra opportuno accettare consigli per una situazione complessa descritta brevemente in questo form. Sicuramente andrebbe approfondita e compreso cosa serve a lei. QUanto le manca alla maggiore età? Ha provato a sentire con i servizi pubblici? In alcuni comuni ci sono servizi pubblici che accettano i 16enni anche senza consenso dei genitori, per persone che vivono situazioni proprio come la sua. Complimenti che sta affrontando tutto ciò tuttavia sarebbe opportuno approfondire per evitare di portarsi dietro eventuali strascichi e sicuramente una soluzione alternativa c'è, che sia informarsi al CSM o spiegare ai suoi genitori bene la situazione per convincerli della sua necessità. In bocca al lupo per tutto!


Ciao cara, non so quanti anni hai ma mi sembra che tu sia molto giovane considerando che hai bisogno del consenso per valutare un percorso. Sicuramente tu sei sulla strada giusta, sulla strada della consapevolezza che qualcosa non va e vorresti liberartene, sicuramente dimostri anche una grande maturità nel comprendere che da soli è sempre difficile affrontare le cose e che a volte è necessario un supporto esterno e professionale! Tanti tanti complimenti a te! ti consiglio di insistere, anche se a volte i genitori pensano di sapere cosa è meglio per i figli, tu e solo tu puoi sentire il tuo malessere e provare a risolvere. Insisti affinché sia chiaro che la tua richiesta non è un capriccio ma un modo per stare meglio.


Gentile, Da ciò che racconta emerge quanto questi mesi siano stati faticosi, ma anche un elemento molto importante: nonostante la paura, lei ha continuato gradualmente a riprendere attività che erano diventate difficili, come uscire e guidare. Questo è un passaggio significativo perché, nell’ansia, spesso non è solo la sensazione fisica a spaventare, ma anche il significato che attribuiamo a ciò che proviamo (“se mi viene ansia, non riuscirò a gestirla”, “potrei stare male e non farcela”). Questi pensieri possono alimentare il circolo dell’ansia e aumentare la percezione di pericolo, anche quando non c’è una reale minaccia. Il fatto che oggi riesca a fare cose che prima sembravano impossibili indica che sta già sviluppando maggiore fiducia nelle sue capacità. Gli alti e bassi non significano necessariamente che stia tornando indietro: possono essere parte del processo di apprendimento in cui il cervello, poco alla volta, impara che quelle situazioni possono essere affrontate. È comprensibile desiderare la certezza assoluta di essere fuori dall’ansia, ma spesso il cambiamento passa proprio dall’accettare che una quota di incertezza possa esistere e dal costruire la sicurezza di poter affrontare anche i momenti difficili. Può essere utile continuare a chiedersi non solo “come faccio a non sentire ansia?”, ma anche “cosa mi sta comunicando questa emozione e cosa posso fare per prendermi cura di me quando arriva?”. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad approfondire questi meccanismi, comprendere i pensieri che mantengono l’ansia e sviluppare strategie più personali. Nel frattempo, provi a riconoscere i passi avanti che ha già fatto. A disposizione se desidera approfondire.


I miglioramenti che descrive sono un segnale incoraggiante, anche se l'ansia può richiedere tempo e un percorso adeguato per ridursi in modo stabile. Se ne avrà la possibilità, le consiglio di confrontarsi con uno psicologo, che potrà aiutarla a consolidare i progressi e gestire gli alti e bassi. Un caro saluto


Ciao cara, ti mando un abbraccio forte. Voglio prima di tutto dirti una cosa importante: stai dimostrando una forza e una determinazione enormi. Il fatto che tu sia riuscita a ricominciare a uscire, a guidare e a superare la paura di stare male fuori casa è la prova concreta che dentro di te ci sono risorse preziose. Sì, sei assolutamente sulla strada giusta. I momenti di alti e bassi fanno parte di qualsiasi percorso di guarigione e non significano affatto che stai tornando indietro o che peggiorerai. È solo il tuo sistema nervoso che sta piano piano imparando a ritrovare il suo equilibrio. Rispetto alla tua situazione e alla possibilità di ricevere il giusto supporto, ecco alcuni consigli: e sei maggiorenne: Puoi rivolgerti in totale autonomia e gratuità (o con il pagamento di un semplice ticket) ai Consultori Familiari o al servizio di Psicologia della tua ASL/ATS di zona. Nei consultori lavorano psicologi pronti ad accoglierti senza che tu debba chiedere il consenso a nessuno e senza costi insostenibili. puoi trovare conforto e sicurezza nel quotidiano attraverso alcune pratiche trasversali: Respirazione Sub-Addominale (o diaframmatica): Quando senti l'ansia salire o quando ti corichi la sera, appoggia una mano sulla pancia. Inspira lentamente dal naso lasciando che la pancia si gonfi delicatamente, ed espira dalla bocca come se dovessi spegnere una candela, lasciando che la pancia si sgonfi. Questa respirazione segnala direttamente al cervello che sei al sicuro e disattiva la risposta di allarme del corpo. Passeggiate nella natura: Camminare a passo tranquillo aiuta a smaltire l'adrenalina accumulata e permette ai muscoli di sciogliere le tensioni. Andare a camminare ti aiuta a "radicarti" di nuovo nel mondo esterno con fiducia. Mindfulness e percorsi di consapevolezza: Valuta di seguire corsi o pratiche guidate di Mindfulness (ne trovi anche di ottime e accessibili online). La mindfulness insegna ad accogliere l'ansia quando arriva, senza spaventarsi e senza lottare contro di essa, permettendole di svanire da sola. Ce la puoi fare, e i progressi straordinari che hai già fatto da sola lo dimostrano ampiamente. Continua ad avere fiducia nei tuoi passi, sii gentile con te stessa nei giorni "no" e cerca appena possibile uno spazio d'ascolto dedicato a te in un consultorio.


Buongiorno, le consiglio di rivolgersi al Consultorio familiare della sua città, per accedere ai percorsi psicologi gratuiti e in totale riservatezza. Cordiali saluti.


Salve, certo la certezza non è possibile averla e da quello che scrive è riuscita ad attraversare il panico e la prigione che sentiva nel suo corpo. Aver ripreso a uscire e a guidare dimostra che ha una grande forza interiore e questa è una risorsa importante. Gli alti e bassi sono fisiologici e non significano che sta peggiorando; l'ansia fa meno paura quando si smette di combatterla e si impara a camminare un passo alla volta trovando certezza nel presente. Visto che non può fare un percorso privato, valuti la possibilità di rivolgersi gratuitamente al Consultorio della sua ASL o allo sportello di scuola/università. Sono spazi accessibili in autonomia che possono offrirle il giusto supporto. Continui a fidarsi delle sue risorse, non deve gestire tutto insieme. Un passo alla volta, un giorno alla volta. Un caro saluto


Buongiorno, da ciò che racconta mi sembra di cogliere un elemento molto importante: nonostante le difficoltà, lei sta già facendo qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impossibile. Questo non significa che l'ansia sia scomparsa, ma indica che dentro di lei si stanno sviluppando nuove risorse. È normale che, durante un percorso di miglioramento, possano esserci momenti di maggiore e minore serenità; questo non va necessariamente interpretato come un peggioramento. Più che cercare la certezza di non provare più ansia, può essere utile imparare a riconoscerla e a sentirsi progressivamente più capace di affrontarla. Se in futuro ne avrà la possibilità, un percorso con uno psicologo potrà aiutarla a consolidare questi cambiamenti e a comprenderne più a fondo le origini. Nel frattempo continui a valorizzare ogni piccolo passo avanti: spesso è proprio così che avvengono i cambiamenti più duraturi.


Gentile utente, da quello che racconta, ci sono diversi elementi che fanno pensare che lei stia andando nella direzione giusta. Il fatto che sia tornata a uscire, a guidare e che la paura di stare male fuori casa si sia ridotta è un cambiamento importante, soprattutto considerando quanto intensi siano stati i mesi precedenti. È però comprensibile che l'ansia sia ancora presente e che questo la porti a chiedersi se possa tornare a stare male. Il recupero dall'ansia raramente è lineare: possono esserci giornate molto buone e altre più difficili, senza che questo significhi necessariamente una ricaduta. L'obiettivo non è arrivare ad avere la certezza che l'ansia non comparirà mai più, ma imparare gradualmente a non considerarla un pericolo ogni volta che si presenta. Anzi, il fatto che lei continui a uscire e guidare anche quando avverte un po' di ansia è particolarmente importante. In questo modo sta sperimentando concretamente che può provare quella sensazione senza dover necessariamente scappare, evitare o interrompere ciò che sta facendo. È proprio attraverso queste esperienze che, gradualmente, la paura può perdere intensità. Capisco anche il suo desiderio di avere la certezza che “ce la farà”. Purtroppo nessuno può darle questa garanzia, ma posso dirle che il miglioramento che descrive è un segnale incoraggiante. Non deve interpretare ogni giornata negativa come la prova che sta tornando al punto di partenza. Quando compare l'ansia, può provare a non combatterla o controllarla continuamente. Può riconoscerla semplicemente con un pensiero del tipo: “È ansia, l'ho già provata e posso continuare quello che sto facendo anche se c'è”. Cerchi inoltre di evitare di controllare continuamente il corpo o di chiedersi “e se mi sento male?”, perché questo tende a mantenere l'attenzione sul sintomo e ad alimentare il circolo dell'ansia. Detto questo, visto che ha attraversato mesi molto difficili, sarebbe comunque importante poter parlare con un professionista. Se al momento sua madre non le consente di rivolgersi privatamente a uno psicologo, potrebbe valutare, in base alla sua età e alla situazione concreta, quali servizi psicologici territoriali siano accessibili senza dover necessariamente intraprendere subito un percorso privato. E soprattutto, non consideri il fatto di avere ancora ansia come un fallimento. Lei non è tornata al punto di partenza: sta già facendo cose che qualche mese fa le sembravano impossibili. Questo è probabilmente uno degli elementi più importanti da ricordare nei momenti di difficoltà.


Salve, ciò che racconta dev’essere stato molto faticoso; il fatto che stia tornando a uscire e guidare, anche con l’ansia presente, è però un segnale importante. Sarebbe utile provare a coinvolgere sua madre, un altro familiare o una persona adulta di fiducia, affinché possa comprendere meglio ciò che sta vivendo e sostenerla nella ricerca di un aiuto. Può rivolgersi al medico di base o pediatra, al consultorio familiare, al Centro di Salute Mentale della propria ASL oppure, se presente, allo psicologo scolastico o universitario. Se è maggiorenne può richiedere autonomamente un supporto; se è minorenne, questi servizi potranno indicarle come procedere. In caso di malessere intenso o pericolo immediato, è importante contattare il 112 o recarsi al pronto soccorso. Non deve affrontare tutto questo da sola. Sono psicoterapeuta in provincia di Napoli, disponibile anche online; se desidera può contattarmi in privato.


Carissima, certo che sei sulla strada giusta. Prova a individuare i momenti nei quali ti senti in ansia e cerca di capire cosa fa in modo di mandarti in ansia. Immagina la tua ansia come un flusso rosa che esce dalle tue orecchie o dal tuo naso e scarica tutto il flusso all'esterno, vedrai un miglioramento efficace. Puoi anche concentrarti sulla respirazione rendendola più profonda e lenta e vedrai dei miglioramenti. Ti ringrazio della tua domanda Rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti Dott Gabriele Lenti Psicoterapeuta Genova


Gentile utente, mi dispiace che stia attraversando un periodo così faticoso. Leggendo le sue parole, però, mi colpisce come qualcosa sembri già essersi messo in movimento: pur continuando a convivere con l'ansia, oggi riesce a uscire, guidare e affrontare situazioni che prima evitava per la paura di stare male. Per questo mi chiedo se il cambiamento non stia già avvenendo. A volte tendiamo a pensare che stare meglio significhi non provare più ansia, mentre in alcuni momenti il primo passo è riuscire a riprendere spazi di vita anche quando l'ansia è ancora presente. Mi ha colpito anche quando scrive che vorrebbe avere la sicurezza di farcela. Immagino quanto possa essere difficile convivere con l'incertezza, ma forse il punto non è arrivare ad avere la garanzia che andrà tutto bene, quanto accorgersi, giorno dopo giorno, che riesce a muoversi e a fare esperienza di sé anche quando quella certezza manca. Da ciò che racconta non leggo una persona che sta peggiorando, ma una persona che, con molta fatica e coraggio, sta provando a riconquistare spazi che l'ansia aveva ristretto. E questo mi sembra un aspetto importante da riconoscere. Un caro saluto


Gentile Utente, leggendo le sue parole si percepisce chiaramente quanto impegno e quanta forza stia mettendo nel riprendersi i suoi spazi e la sua quotidianità. Il fatto che sia tornata a uscire e a guidare è un segnale importante delle risorse che possiede. Vorrei offrirle alcuni spunti di riflessione rispetto a ciò che condivide: La paura di "non farcela" o la domanda "rischio di peggiorare?" appartengono a quella parte di lei che tenta costantemente di proiettarsi nel futuro per prevedere l'imprevedibile. In questo momento, provi a spostare l'attenzione da ciò che potrebbe accadere domani a come si sente e a come vive il presente oggi. Quali emozioni attraversano le sue giornate? Ascoltare il momento presente è il primo passo per non farsi travolgere dall'incertezza. Il suo forte desiderio di "avere la sicurezza che ce la farà" è comprensibile, ma ci parla anche di un bisogno profondo: il bisogno di comprendersi. Più che una garanzia esterna su cosa sia "giusto" o "sbagliato", forse ciò che le serve è la possibilità di capire da sé quali siano i meccanismi che guidano i suoi stati d'animo. Solo così potrà capire se il modo in cui sta affrontando le difficoltà oggi sia ciò che le si addice di più o se possano esistere strategie alternative, diverse e parimenti funzionali. Resto inoltre molto colpita dal passaggio in cui riferisce che le viene impedito di intraprendere un percorso psicologico, ci si potrebbe chiedere se non sia possibile trovare uno spazio di dialogo per spiegarle l'importanza di questo passo, o persino ipotizzare di affrontare insieme un percorso o un primo colloquio, qualora le difficoltà riguardino dinamiche relazionali o familiari che vi coinvolgono entrambe. Ciò che sta facendo mostra già una grande spinta verso il cambiamento. Continuare a interrogarsi con curiosità e senza giudizio sulle proprie emozioni è la strada corretta, ma ricordi che chiedere aiuto (quando ne sentirà la possibilità) è uno strumento per ritrovare la sua serenità. Le auguro il meglio e le invio un cordiale saluto.


Il fatto che stia gradualmente riprendendo attività quotidiane come uscire e guidare è un segnale prezioso, in ottica cognitivo-comportamentale rappresenta un'esposizione naturale che indebolisce il circolo dell'ansia. Convivere con qualche oscillazione è normale, non significa peggiorare. Le suggerisco di annotare pensieri e situazioni ansiogene per riconoscerne gli schemi ricorrenti, e di valutare, quando possibile, un percorso con uno psicoterapeuta, anche tramite consultori pubblici gratuiti. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo


Ciao, grazie per aver raccontato con tanta sincerità quello che stai vivendo. Da quello che descrivi, c’è una cosa importante che vorrei farti notare, non sei ferma al punto in cui eri qualche mese fa. Guidare nonostante la paura, uscire, tornare a fare attività che prima evitavi e accorgerti che la “paura di stare male fuori” si è ridotta sono tutti segnali di cambiamento. Questo non significa che l’ansia sia già sparita, ma che stai imparando a vivere anche in sua presenza, e questo è molto diverso dal lasciarle decidere cosa puoi o non puoi fare. È comprensibile però che, dopo mesi così difficili, tu abbia ancora paura di tornare indietro. E qui vorrei soffermarmi sulla tua domanda: “Sono sulla strada giusta? Rischio di peggiorare?” Forse, più che chiederti “Come faccio ad avere la certezza che non peggiorerò?”, potresti iniziare a porti una domanda diversa: “Come posso imparare a fidarmi di me anche quando non ho la certezza di come mi sentirò?”


Salve, da ciò che racconta, sembra che qualche passo avanti ci sia già stato: sta tornando a uscire, guidare e affrontare situazioni che prima le facevano paura. Questo è un segnale importante, anche se l’ansia è ancora presente. Non è necessario aspettare di sentirsi completamente tranquilla per considerarsi sulla strada giusta. Spesso il miglioramento consiste proprio nel riprendere gradualmente le proprie attività, imparando che l’ansia può esserci senza impedirci di vivere. Le ricadute o le giornate più difficili non significano necessariamente che stia tornando indietro. Non possiamo però sapere a distanza come evolverà la situazione. Se l’ansia dovesse aumentare nuovamente o limitare in modo significativo la sua vita, sarebbe importante cercare un supporto professionale. Nel frattempo, provi a non combattere continuamente le sensazioni che prova e a non interpretarle come un segnale di pericolo: più impara a tollerarle, meno spazio tenderanno ad occupare. E soprattutto, non sottovaluti ciò che è già riuscita a fare: è una dimostrazione concreta del fatto che può stare meglio. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Buongiorno, da ciò che racconta mi sembra che ci siano già segnali importanti di cambiamento: è tornata a uscire, a guidare e ad affrontare situazioni che in precedenza le provocavano molta paura. Il fatto che l’ansia sia ancora presente non significa che questi progressi non siano reali. Spesso il miglioramento non coincide con il momento in cui l’ansia scompare completamente, ma con quello in cui ricominciamo progressivamente a fare ciò che per noi è importante anche se una parte di ansia è ancora presente. Cercare la certezza di “potercela fare” prima di uscire da sola rischierebbe, paradossalmente, di farla aspettare una sicurezza che difficilmente possiamo avere in anticipo. Potrebbe procedere gradualmente, scegliendo situazioni inizialmente sostenibili e aumentando passo dopo passo l’autonomia, senza interpretare eventuali giornate più difficili come un ritorno al punto di partenza. Dal momento che desidera un supporto ma sua madre non è favorevole, se è maggiorenne può comunque rivolgersi autonomamente a uno psicologo, anche attraverso i servizi territoriali, per valutare insieme il percorso più adatto. Un caro saluto.

Dott.ssa Alessia Bertolotti

Dott.ssa Alessia Bertolotti

psicologo clinico

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Quello che racconta sembra mostrare già un cambiamento importante: nonostante l’ansia sia ancora presente, sta progressivamente tornando a fare cose che prima evitava, come uscire e guidare. In una prospettiva cognitivo-costruttivista, questo è un aspetto significativo: non si tratta necessariamente di aspettare che la paura scompaia per tornare a vivere, ma di fare esperienza del fatto che può sentirla e, allo stesso tempo, continuare ad andare avanti. Anche gli alti e bassi non significano necessariamente un peggioramento: il percorso può essere oscillante e l’ansia può continuare a presentarsi, soprattutto nei momenti di maggiore vulnerabilità. Forse l’obiettivo non è ottenere la certezza assoluta di non stare male, che comprensibilmente desidera, ma costruire gradualmente una maggiore fiducia nella propria capacità di affrontare ciò che accade. Il fatto che oggi riesca a fare cose che qualche mese fa sembravano impossibili è già un’esperienza concreta di questa capacità. Se ne avesse la possibilità, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio il significato che l’ansia ha assunto per lei e a consolidare questi cambiamenti. Ma ciò che sta facendo oggi non è affatto da sottovalutare: sta già sperimentando che la paura può esserci senza necessariamente impedirle di vivere. Quanti anni ha? dove vive c'è un consultorio giovani? Sua madre non ha pssibilità o ci sono altri motivi per cui non la potrebbe sostenere per un percorso psicologico?


Salve. Da un punto di vista di psicologia clinica, quello che descrive contiene diversi elementi incoraggianti. Naturalmente, attraverso un messaggio non è possibile fare una diagnosi, ma possiamo ragionare sul funzionamento dell’ansia. La prima cosa che vorrei sottolineare è che non deve aspettare di sentirsi completamente tranquilla per considerarsi in miglioramento. Il fatto che oggi riesca a uscire, guidare e affrontare situazioni che qualche mese fa evitava è un cambiamento molto significativo. L'ansia può essere ancora presente e, contemporaneamente, lei può stare migliorando. Anzi, clinicamente presterei molta attenzione proprio a questa frase: “Esco ma l'ansia mi accompagna sempre.” Non la leggerei necessariamente come una sconfitta. Se lei esce nonostante l'ansia, sta facendo qualcosa di molto importante: sta insegnando gradualmente al suo cervello che la presenza dell'ansia non significa necessariamente pericolo e che non è obbligatorio scappare o evitare. Nella terapia cognitivo-comportamentale, infatti, il lavoro sull'evitamento e sull'affrontare gradualmente le situazioni temute è centrale nel trattamento del panico e dell'agorafobia. La paura di “non farcela” Capisco molto bene il bisogno di avere una certezza: “Vorrei sapere che posso farcela.” Il problema è che l'ansia tende proprio a pretendere certezza assoluta. Vorrebbe sapere in anticipo che non avrà un attacco, che non starà male, che non perderà il controllo. Ma cercare continuamente questa certezza può diventare parte del problema. L'obiettivo terapeutico, quindi, non è arrivare a pensare: Sono sicura al 100% che non starò male.” È arrivare progressivamente a: “Non posso sapere esattamente come mi sentirò, ma so che posso affrontare anche un momento di ansia.” Questa è una sicurezza diversa: non la sicurezza che non succederà nulla, ma la sicurezza di potersi fidare delle proprie capacità di affrontare ciò che succede. E gli alti e bassi? Sono assolutamente compatibili con un percorso di miglioramento. Una giornata in cui l'ansia aumenta non cancella i progressi precedenti. Un errore frequente è misurare la guarigione chiedendosi: “Oggi quanta ansia ho avuto?” Sarebbe più utile chiedersi: “Oggi quanto ho permesso all'ansia di decidere per me?” Se qualche mese fa non guidava per paura e oggi guida anche con una certa ansia, il dato clinicamente importante è che il comportamento è cambiato. “Posso uscirne da sola?” Non necessariamente deve scegliere tra “farcela completamente da sola” e “non riuscire a farcela”. Esistono anche forme di auto-aiuto basate sui principi della terapia cognitivo-comportamentale, che vengono considerate tra gli interventi possibili nei quadri d'ansia e di panico, soprattutto quando i sintomi sono lievi o moderati. Detto questo, se l'ansia dovesse tornare a limitare fortemente la sua vita, sarebbe importante cercare un aiuto professionale. Non perché significherebbe essere peggiorata o essere incapace di farcela, ma perché non è necessario affrontare tutto da soli. Nel frattempo, cercherei di evitare due estremi: da una parte forzarsi continuamente a stare bene, dall'altra evitare le situazioni ogni volta che compare l'ansia. Può provare a fare qualcosa di molto più semplice: “L'ansia c'è. Non devo eliminarla. Posso continuare quello che stavo facendo e lasciare che faccia il suo corso.” E soprattutto, non perda di vista ciò che ha già ottenuto. La ragazza che oggi guida ed esce nonostante la paura è la stessa persona che qualche mese fa si sentiva prigioniera nel proprio corpo. Questo è già un cambiamento importante. Non posso prometterle che non avrà più momenti difficili. Posso però dirle che la presenza dell'ansia oggi non è una prova che non guarirà domani. Il percorso può avere oscillazioni, e imparare a non organizzare la propria vita intorno alla paura è una parte fondamentale del cambiamento. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Gentile utente, quello che racconta sembra indicare che, nonostante la presenza ancora di ansia, ci siano già alcuni segnali importanti di miglioramento: è tornata a uscire, a guidare e soprattutto sta progressivamente affrontando situazioni che in passato evitava per paura di stare male. Questo è un elemento significativo, perché nell’ansia spesso il problema non è tanto la presenza della paura, quanto il modo in cui si reagisce ad essa: evitare sistematicamente le situazioni temute può mantenere e rafforzare il disturbo, mentre affrontarle gradualmente permette di sperimentare che l’ansia può essere tollerata e che le conseguenze temute non necessariamente si verificano. È quindi possibile che lei sia effettivamente sulla strada giusta, anche se questo non significa che il percorso sarà sempre lineare: possono esserci giornate migliori e altre più difficili, senza che queste ultime rappresentino necessariamente una ricaduta. Un aspetto su cui lavorare è proprio l’idea che per poter uscire o guidare debba prima sentirsi completamente tranquilla. L’obiettivo non dovrebbe essere “devo eliminare l’ansia prima di vivere”, ma piuttosto “posso vivere anche quando l’ansia c’è”. Quando compare, provi quindi a non controllare continuamente le sensazioni corporee, a non interpretarle come segnali di pericolo e a non modificare immediatamente quello che sta facendo per cercare sollievo. Anche il fatto che lei dica “ho paura di non riuscire a farcela” è comprensibile, ma cerchi di non trasformare questa paura in una nuova fonte di controllo: non è necessario avere la certezza assoluta di stare bene per continuare a fare passi avanti. Detto questo, visto che ha attraversato mesi molto pesanti, con attacchi d’ansia e importanti difficoltà nel sonno, sarebbe consigliabile, quando possibile, avere il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta, soprattutto se l’ansia dovesse tornare ad aumentare, portarla nuovamente a evitare le attività o interferire significativamente con la sua quotidianità. Nel frattempo, il fatto che oggi riesca a fare cose che qualche mese fa sembravano impossibili è già una prova concreta che qualcosa è cambiato: non aspetti di sentirsi completamente “guarita” per riconoscere i suoi progressi.


Buongiorno, innanzitutto vorrei sottolineare una cosa che emerge chiaramente dalle sue parole: nonostante i mesi molto difficili che ha attraversato, oggi riesce nuovamente a uscire, a guidare e a fare alcune delle cose che prima sembravano impossibili. Questo è un elemento importante, perché indica che la situazione non è ferma e che la sua ansia può modificarsi, anche se al momento è ancora presente. È comprensibile, però, che dopo aver sperimentato attacchi di ansia e una forte paura di stare male fuori casa, ogni volta che l’ansia si presenta possa comparire il timore di tornare indietro. In questo modo si rischia di iniziare a osservare continuamente le proprie sensazioni e a chiedersi: “E se peggiorassi? E se non riuscissi più a uscire?”. Paradossalmente, proprio questa necessità di sentirsi completamente al sicuro può mantenere l’ansia. L’obiettivo, quindi, non è arrivare a uscire senza provare mai più ansia, ma imparare gradualmente a riconoscere quelle sensazioni senza interpretarle automaticamente come un pericolo e senza lasciare che siano loro a decidere cosa può o non può fare. La sicurezza, infatti, non deve necessariamente derivare dalla certezza che “non succederà nulla”, ma dalla consapevolezza di poter affrontare anche un momento di disagio qualora si presentasse. Il fatto che sua madre non le consenta, al momento, di intraprendere un percorso psicologico non significa che quello che sta vivendo non meriti attenzione. Se ne avrà la possibilità, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprendere meglio il meccanismo dell’ansia e a consolidare i progressi che ha già fatto. Non è detto che questa sia la sua nuova normalità. Da ciò che racconta, ci sono già segnali di cambiamento: vale la pena partire proprio da quelli, invece di leggere ogni momento di ansia come una possibile ricaduta. Se al momento non ha la possibilità di recarsi fisicamente da uno psicologo, potrebbe eventualmente valutare anche un percorso psicologico online: la modalità a distanza può essere una possibilità concreta per iniziare un lavoro sulla gestione dell’ansia, soprattutto quando gli spostamenti o altri ostacoli rendono difficile accedere a un professionista. Non deve necessariamente aspettare di stare completamente bene per chiedere aiuto: il percorso può partire proprio da ciò che oggi riesce già a fare, lavorando gradualmente sulla paura che l’ansia possa tornare a prendere il sopravvento.


Salve, grazie per la condivisione. Non sei ferma nello stesso punto in cui eri qualche mese fa. Hai attraversato un periodo in cui l'ansia ti aveva portata a evitare, avevi paura di stare male fuori e persino guidare era diventato difficile. Adesso esci, guidi e la paura di stare male fuori si è ridotta. Questo è un cambiamento concreto, anche se non significa che l'ansia sia sparita. E soprattutto: avere ancora ansia non significa che stai tornando indietro. Il recupero dall'ansia spesso non è lineare: possono esserci giornate buone, giornate pessime e periodi in cui sembra di fare due passi avanti e uno indietro. Anche le fonti cliniche sottolineano che possono esserci ricadute o battute d'arresto e che è importante riconoscere i progressi, anche piccoli. Iniziare un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può aiutare sin da subito a d avere più consapevolezza. Resto a disposizione.


Il fatto che oggi riesca di nuovo a uscire, guidare e tollerare maggiormente la paura di stare male fuori è un segnale positivo: significa che qualcosa si sta già muovendo nella direzione giusta. Allo stesso tempo, se l’ansia continua ad accompagnarla quasi sempre, con alti e bassi, insonnia e paura di peggiorare, non credo sia utile affidarsi soltanto alla speranza che passi da sola. Non è possibile prevedere da qui come evolverà, ma sappiamo che l’evitamento tende a rinforzare l’ansia, mentre riprendere gradualmente attività e situazioni temute può aiutare a ridurne il peso. Detto questo, un supporto psicologico sarebbe molto indicato, anche per evitare che lei debba affrontare tutto da sola. Se sua madre non è favorevole, può provare comunque a parlarne con il medico di base, il consultorio o altri servizi territoriali che possono orientarla. Se vuole approfondire la situazione, può anche contattarmi per capire meglio quali possibilità ha e quale tipo di supporto potrebbe esserle più utile. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


Buongiorno, da quello che racconti mi sembra che qualcosa stia già cambiando: hai ripreso a uscire, a guidare e ad affrontare situazioni che prima evitavi. Questo non significa che l’ansia sia scomparsa, ma che stai imparando a muoverti anche quando è presente. In questo senso, sì, sembra che tu stia andando verso una maggiore libertà. Gli alti e bassi sono possibili e non significano necessariamente che tu stia peggiorando. Più che cercare la certezza di “guarire”, poverei a osservare cosa succede quando l’ansia arriva: dove la senti nel corpo, quali pensieri compaiono e cosa fai per proteggerti. Continuare gradualmente a fare le cose importanti per te, senza lasciare che sia sempre la paura a decidere, può essere molto utile. Mi dispiace che al momento tu non possa accedere facilmente a uno psicologo. Se possibile, potresti comunque parlarne con il medico di base, con un consultorio o con eventuali servizi psicologici scolastici o universitari. Non devi per forza aspettare di stare peggio per chiedere sostegno.


Grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da quello che racconta, ci sono già alcuni segnali incoraggianti: nonostante i mesi molto difficili, sta gradualmente tornando a uscire, guidare e affrontare situazioni che prima evitava. Questo non significa che l’ansia sia completamente risolta, ma indica che qualcosa si sta già modificando. È però comprensibile che la presenza dell’ansia continui a preoccuparla e che cerchi la sicurezza di sapere con certezza che “ce la farà”. Purtroppo questa certezza non possiamo averla, e proprio il tentativo di ottenerla può finire per mantenere l’attenzione concentrata sulla possibilità che l’ansia ritorni o peggiori. Può essere più utile osservare ciò che sta concretamente facendo: uscire e guidare nonostante la paura sono già esperienze attraverso le quali sta imparando che può affrontare quelle situazioni anche in presenza di ansia. Non è quindi necessario aspettare di sentirsi completamente tranquilla prima di considerarsi sulla strada giusta. L’obiettivo non è necessariamente eliminare ogni sensazione ansiosa, ma recuperare progressivamente la propria libertà di movimento e smettere di organizzare la propria vita in funzione della paura. Visto però che riferisce di aver attraversato un periodo molto intenso, credo sarebbe importante non rimanere sola nella gestione di questa difficoltà. Se al momento non ha la possibilità di rivolgersi privatamente a uno psicologo, può informarsi presso un Consultorio Familiare: sono servizi territoriali che offrono anche sostegno psicologico e l’accesso ai consultori pubblici in Lombardia è diretto. ([Regione Lombardia][1]) Può quindi rappresentare una possibilità concreta per ricevere un primo supporto senza dover necessariamente sostenere il costo di un percorso privato. Riguardo alla paura di peggiorare, nessuno può garantirle che l’ansia non tornerà mai, ma un eventuale momento di maggiore difficoltà non cancellerebbe i progressi che ha già fatto. Il fatto di avere ancora qualche alto e basso non significa essere tornata al punto di partenza. Rimango a disposizione qualora avesse bisogno di ulteriori chiarimenti.


Buongiorno, il fatto che abbia ripreso a uscire, guidare e affrontare situazioni che prima evitava è certamente un segnale positivo. Cerchi di continuare gradualmente a fare ciò che per lei è importante, senza aspettare che l’ansia scompaia del tutto. Se possibile, potrebbe anche rivolgersi ai servizi psicologici pubblici o privati del suo territorio, senza rinunciare all’idea di ricevere un sostegno.


Gentile ragazza, leggendo le tue parole si percepisce una grandissima forza d'animo, una notevole risorse di resilienza e, al tempo stesso, la sensazione di solitudine di chi si trova ad affrontare un peso emotivo importante senza l'appoggio fondamentale della famiglia. Avere vissuto "mesi infernali" caratterizzati da attacchi d'ansia, insonnia e senso di intrappolamento nel proprio corpo è un'esperienza dolorosa e spaventosa, ma voglio dirti subito una cosa con molta chiarezza: quello che sei riuscita a fare da sola in questi mesi è straordinario. Rispondo subito alla tua domanda principale: sì, sei assolutamente sulla strada giusta. Il fatto che tu abbia ripreso a uscire, a guidare e a sfidare la paura di stare male fuori dimostra che dentro di te ci sono già tantissime risorse e una grande spinta di vita. Le offro alcuni punti di riflessione e consigli pratici per comprendere meglio la tua situazione e per continuare questo percorso di recupero. Il valore delle esposizioni graduali che hai fatto: La paura dell'ansia spesso ci spinge a evitare i luoghi e le situazioni temute, alimentando un circolo vizioso in cui il nostro mondo diventa sempre più piccolo. Tu hai fatto spontaneamente la cosa più terapeutica che si possa fare: ti sei riaperta al mondo, passo dopo passo, nonostante la paura. Questo dimostra al tuo cervello che i luoghi esterni non sono pericolosi e che tu sei in grado di gestire la tensione. La presenza dell'ansia come "strascico" transitorio: Il fatto che l'ansia ti "accompagni sempre" anche se ora riesci a uscire non significa che tu stia peggiorando o che sia bloccata. Il sistema nervoso, dopo mesi di iper-attivazione e paura, impiega del tempo per ricalibrarsi e tornare a uno stato di riposo. L'ansia residua è come l'eco di un grande rumore: va sfumando gradualmente man mano che accumuli esperienze positive di sicurezza. L'ostacolo del mancato supporto familiare e l'autonomia a 18+ anni: Trovarsi di fronte al rifiuto o alla mancata comprensione di un genitore riguardo alla salute mentale è una fonte di grande solitudine. Se sei maggiorenne, è importante che tu sappia che hai la piena autonomia legale e personale per consultare un professionista, e che esistono anche canali gratuiti o a bassa soglia sul territorio (come i Consultori Familiari o i Centri di Salute Mentale della tua ASL) a cui puoi rivolgerti in totale riservatezza, anche senza il consenso dei tuoi genitori. Indicazioni pratiche per proseguire lungo la strada giusta: Cambiare l'atteggiamento verso l'ansia residua: Quando avverti l'ansia mentre sei fuori, prova a non lottare contro di essa e a non spaventarti del fatto che sia presente. Dille idealmente: "So che ci sei, sei solo una sensazione di allarme del mio corpo, ma io posso continuare a fare ciò che sto facendo". Meno combatti la presenza dell'ansia, più velocemente essa perderà forza. Normalizzare gli "alti e bassi": La guarigione e il recupero psicologico non sono mai una linea retta verso l'alto. Ci saranno giorni in cui ti sentirai più stanca o fragile e l'ansia tornerà a farsi sentire con maggiore intensità. Non interpretare queste giornate come una "ricaduta" o un fallimento, ma semplicemente come momenti in cui il tuo corpo ti chiede riposo e decompressione. Sperimentare tecniche di regolazione corporea da sola: Per gestire l'ansia quotidiana e favorire il sonno, puoi utilizzare in autonomia piccoli strumenti di auto-aiuto molto efficaci: : La respirazione diaframmatica o "a rettangolo": Inspirare lentamente dal naso ed espirare dalla bocca prolungando l'espirazione permette di attivare il sistema nervoso parasimpatico e ridurre il battito cardiaco. : Pratiche di radicamento (Grounding): Quando senti salire la paura fuori casa, concentrati sui tuoi cinque sensi nominando 5 cose che vedi intorno a te, 4 cose che puoi toccare, 3 suoni che senti, 2 odori e 1 sensazione corporea. Questo riporta la mente al presente e stacca l'attenzione dai pensieri ansiosi. Nessuno può darti la certezza matematica del futuro, ma i fatti parlano chiaro: hai già dimostrato a te stessa che puoi farcela e che sei capace di trasformare la paura in azione. Se in futuro desiderassi consolidare questi traguardi, imparare a gestire gli strascichi di ansia e ritrovare una piena e duratura fiducia in te stessa, un percorso psicologico potrà darti quella spinta in più. Sarei felice di offrirti la mia disponibilità per un primo colloquio conoscitivo, all'interno del quale creare uno spazio protetto, sicuro e del tutto riservato in cui accogliere la tua storia, valorizzare i tuoi successi e accompagnarti verso una completa serenità. Un caro saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci Psicologa

Dott.ssa Antonella Guiducci

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Gentile Utente, nelle sue parole, accanto alla paura, leggo anche qualcosa di importante: sta tornando a fare esperienze che fino a poco tempo fa le sembravano impossibili. Esce, guida, riprende gradualmente a vivere la sua quotidianità, anche se l'ansia non è ancora scomparsa. Credo sia importante riconoscere questi passi, senza sminuirli soltanto perché continua ad avere momenti difficili. **Stare meglio non significa necessariamente non provare più ansia, ma scoprire che possiamo continuare a vivere anche quando la sentiamo.** Comprendo il desiderio di avere la certezza che tutto passerà e che non tornerà a stare male. Forse, però, proprio questa esperienza le sta mostrando che può affrontare situazioni che prima la spaventavano, anche senza sapere in anticipo come si sentirà. Non possiamo prevedere se ci saranno altre difficoltà, ma un momento di maggiore ansia non significa necessariamente essere tornati al punto di partenza. Mi dispiace che sua madre non le permetta di rivolgersi a uno psicologo. Non conosco la sua età né le ragioni di questa difficoltà, ma potrebbe informarsi presso il consultorio o il medico di base sulle possibilità di ricevere un sostegno psicologico attraverso i servizi pubblici. Nel frattempo, la incoraggerei a continuare a rispettare i suoi tempi, senza rinunciare gradualmente alle esperienze che desidera vivere. **Forse la fiducia che sta cercando non arriverà dalla certezza di non stare più male, ma dalla scoperta di poter attraversare anche i momenti difficili senza perdere se stessa.** Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa

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