Femminilizzazione consensuale indotta o volontaria? Salve sono un 59enne maschio italiano Puglies

24 risposte
Femminilizzazione consensuale indotta o volontaria?

Salve sono un 59enne maschio italiano Pugliese felicemente sposato da 30anni dal lato"sentimentale",ma dal lato sessuale molto insoddisfatto e frustrato,vengo al dunque:mia moglie non mi permette di praticarmi un sesso orale fatto da lei al mio membro "da 30anni"si limita a sfiorare con le labbra o con le mani per pochissimo tempo ,lo porta subito in vagina,ed io ne sono molto frustrato e per soccombere a questa limitazione orale erotica e sessuale coniugale per l'enorme rispetto nei suoi confronti pur di avere ulteriori piaceri sensazioni intime, visto che non e nemmeno propensa ad indossare lingery hot ,e quindi lo indossata io la sua lingery,e sto continuando con luso di plug anali e con falli artificiali in lattice con cinturino,a gran fatica sono riuscito a convincerla al penetrarmi,un paio di volte " ma eseguito malissimo molto violento ,ho goduto moltissimo" da allora ho una fissa del Pegging e dello strap on ,sento sempre piu il bisogno di questo tipo di approccio sessuale da passivo e dal usare lingery femminile,ma non ho del tutto abbandonato il mio ruolo di maschio,in tutto questo credo che sono vicino alla femminilizzazzione,cosa mi sta accadendo? sono io a volermi trasformare? oppure e mia moglie che mi sta pian piano spingendo senza dirlo apertamente al trasformarmi in una femminuccia? ricordo che quando protestai mi disse chiaramente che non voleva indossarla con una breve battuta "Mettila tu"! Per cortesia Rispondete a questa mia situazione,se avete altri quesiti e domande e consigli da propormi sono disponibile.grazie
Dr. Paolo Mancino
Psicologo, Terapeuta, Sessuologo
Portici
Salve. Non c'è nulla di male a fare finta di essere femmina se questo rimane un gioco erotico che piace a entrambi. Importante è non perdersi appresso a questo e spendere troppo impegno. L' intesa erotica deve avere la giusta misura.

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Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, suggerirei di approfondire questa delicata questione iniziando un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta, meglio se esperti in sessuologia, che possano aiutarla a fare chiarezza su queste tematiche.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, da quello che ho letto avete semplicemente 2 modo di approccio al sesso e quindi 2 modi di erotismo solo che dovete arrivare ad un compromesso per far godere entrambi oppure una parte lo potrebbe fare da solo e sua moglie un altra per arrivare ad un erotismo completo grazie
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con chiarezza e senza filtri le sue esperienze e i suoi pensieri. Quello che descrive tocca diversi livelli: desideri sessuali personali, dinamiche di coppia, esplorazione di ruoli e di identità sessuale e, in generale, la relazione tra piacere, fantasia e rispetto reciproco. Provo a offrirle un quadro comprensivo e empatico.

Da quanto racconta, lei non sta “subendo” nulla né sua moglie la sta “spingendo” a trasformarsi. Le esperienze che descrive – l’uso di lingerie, l’interesse per il pegging e lo strap-on, la posizione passiva durante il sesso – sono espressioni di un desiderio sessuale che lei ha scoperto e sta esplorando. È normale che in una persona matura emergano nuovi bisogni sessuali o curiosità verso pratiche che prima non avevano spazio. Il fatto che sua moglie sia stata aperta, anche se inizialmente esitante, a queste sperimentazioni non indica che lei stia “determinando” la sua trasformazione: piuttosto, le sta fornendo un contesto sicuro in cui esplorare.

Ci sono alcuni punti che vale la pena sottolineare:

1. Femminilizzazione consensuale e desiderio personale: ciò che descrive rientra in una dinamica di femminilizzazione consensuale, cioè l’espressione di piaceri e ruoli tradizionalmente femminili in un contesto di intimità. Questo non significa che lei stia diventando “una femminuccia” in senso identitario, ma che trova eccitazione e soddisfazione sessuale nell’assumere ruoli e comportamenti femminili temporaneamente, dentro la relazione. È un gioco di ruolo erotico che può coesistere con il suo ruolo maschile abituale.

2. Ruolo della moglie: la moglie, dal suo racconto, non ha imposto nulla. La frase “Mettila tu” indica solo che lei non voleva assumere il ruolo diretto di femminilizzazione, ma non ha vietato né ostacolato il suo desiderio. Il piacere che prova e le fantasie che emergono sono suoi, non creati o indotti da lei.

3. Bisogno crescente e sessualità matura: la crescente attrazione verso il pegging, il gioco di ruolo passivo e l’uso di accessori come plug o strap-on è coerente con la scoperta di nuovi desideri in età adulta. Questo è un fenomeno normale: spesso, soprattutto in contesti di lunga relazione, i nuovi bisogni sessuali emergono quando ci si sente al sicuro, rispettati e liberi di esplorare senza giudizio.

4. Confusione tra ruolo e identità: è comprensibile domandarsi se questo desiderio implichi un cambiamento identitario. In realtà, ruolo sessuale, preferenze erotiche e identità di genere non coincidono automaticamente. Molti uomini trovano piacere nell’assumere un ruolo passivo o femminile senza che ciò influenzi la loro identità di genere maschile.

In termini pratici, alcuni consigli:
* Continuare a esplorare in sicurezza e con il consenso della moglie, definendo i limiti e rispettando il comfort di entrambi.
* Distinguere tra ciò che eccita e ciò che identifica: il piacere femminile o passivo non cancella la sua mascolinità o la sua identità di genere.
* Riflettere sui propri desideri senza giudizio: scrivere ciò che sente durante le esperienze sessuali può aiutare a chiarire meglio il confine tra fantasia e identità.
* Se sente ansia, senso di colpa o confusione, parlarne con una psicologa o un sessuologo può aiutare a elaborare le emozioni e a integrare questi desideri nel suo benessere sessuale complessivo.

In sintesi, quello che sta vivendo è una scoperta erotica e un’espansione del proprio repertorio sessuale, e non una trasformazione imposta dall’altro. È normale avere domande, curiosità e anche un po’ di confusione: il punto è esplorare in modo consapevole e rispettoso di sé e della partner. Rimango a disposizione, un saluto!
Buonasera, da ciò che racconta non emerge un cambiamento della sua identità né una “trasformazione” imposta o voluta in senso profondo. Quello che sembra centrale è una frustrazione sessuale molto lunga, vissuta in silenzio per rispetto della relazione, che nel tempo ha spinto il desiderio a cercare altre forme di espressione. Il piacere legato alla passività, all’esplorazione di ruoli diversi o a simboli femminili non definisce chi lei è, né la rende “meno uomo”: spesso rappresenta un modo per sottrarsi a un ruolo maschile vissuto come rigido, carico di doveri e privo di spazio per i propri bisogni. Per cui sua moglie non la sta spingendo a diventare altro (ricordi che nessuno la può spingere a cambiare identità); piuttosto, la mancanza di un dialogo autentico sul desiderio ha lasciato lei da solo nel gestire frustrazione e bisogno di piacere. Quando il desiderio non trova ascolto nella relazione, può prendere strade alternative che non implicano necessariamente sentimenti, identità o cambiamenti profondi
La domanda forse più utile non è cosa stia diventando, ma da quanto tempo il suo desiderio non trova spazio e riconoscimento. Dare senso a questo, anche con l’aiuto di un professionista, non serve a cambiare chi è, ma a capire meglio cosa le sta mancando e come prendersene cura senza colpa o vergogna. Ricordi, la sessualità umana non è rigida né lineare, ma ampia, fluida e personale. Può includere fantasie, ruoli ed esperienze diverse senza dover per forza definire l’identità o il valore di una persona. L’unico vero confine è il rispetto reciproco e il consenso: finché non si lede l’altro, il desiderio non è “sbagliato”, ma una forma di espressione che merita ascolto e comprensione, soprattutto all’interno di una relazione che dura nel tempo.
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile utente,
quello che descrive non va letto come una trasformazione forzata né come una femminilizzazione indotta in modo consapevole da sua moglie ma come l’esito di una lunga frustrazione sessuale non elaborata all’interno della coppia. Quando per molti anni un bisogno intimo centrale non trova spazio né riconoscimento la mente cerca vie alternative per sentire piacere connessione e vitalità. In questo senso le pratiche che ha iniziato a esplorare non parlano di un cambiamento della sua identità di genere né di un desiderio di diventare una donna ma di una riorganizzazione del piacere in una relazione dove il suo desiderio è rimasto a lungo inascoltato.
È importante distinguere tre piani diversi che spesso vengono confusi il ruolo sessuale attivo o passivo le pratiche erotiche e l’identità di genere. Il fatto che lei sperimenti piacere in una posizione passiva o attraverso accessori o indumenti femminili non significa automaticamente che voglia rinunciare al suo ruolo maschile né che stia diventando qualcosa che non riconosce. Piuttosto sembra che stia cercando una compensazione simbolica e corporea a una sensazione di rifiuto e di limitazione vissuta nel tempo.
La frase di sua moglie che lei riporta non va letta come un invito a femminilizzarsi ma come una modalità difensiva di allontanamento dal confronto sul desiderio. In molte coppie di lunga durata quando la sessualità diventa terreno di potere o di evitamento uno dei due partner finisce per adattarsi in modo silenzioso pur di non perdere il legame. Questo adattamento però può trasformarsi nel tempo in confusione interna e domande sull’identità. Il punto centrale non è cosa sta diventando ma cosa le è mancato per anni nella dimensione erotica e relazionale. Il suo disagio nasce dal fatto che il desiderio non è stato condiviso negoziato ascoltato. Finché questa dinamica non viene portata a parola il rischio è continuare a cercare risposte nel corpo anziché nella relazione. Un percorso di consulenza sessuologica o psicologica individuale o di coppia potrebbe aiutarla a chiarire se ciò che cerca è più libertà espressiva più riconoscimento più intimità oppure una ridefinizione autentica della sua sessualità.
Non c’è nulla di patologico nel provare curiosità o piacere in forme non convenzionali ma è fondamentale che non diventino l’unico modo per reggere una frustrazione emotiva profonda. Il lavoro va fatto sul significato che queste pratiche hanno assunto per lei e sul silenzio che si è creato nella coppia più che sull’idea di trasformazione.

Cordialmente,
Dottoressa Gloria Giacomin
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,

da quanto descrive, sembra che stia vivendo un’esplorazione della sessualità molto specifica, che coinvolge elementi di femminilizzazione consensuale, pegging e utilizzo di oggetti erotici. È importante distinguere alcuni aspetti:

Femminilizzazione consensuale vs. imposta: la femminilizzazione consensuale avviene quando la persona desidera esplorare ruoli o vestiti femminili per piacere sessuale o psicologico. Non sembra esserci, da quanto riferisce, una pressione da parte di sua moglie a “trasformarla” contro la sua volontà: il fatto che le abbia chiesto di indossare la lingerie è stato interpretato come un invito o uno stimolo, non un obbligo. La motivazione primaria sembra nascere dal suo desiderio personale di esperienze sessuali alternative e dal piacere che ne trae.

Ruolo della moglie: la sua partner ha dei limiti e preferenze che non coincidono con i suoi, ma non la sta costringendo a diventare femminile; piuttosto, sta partecipando a pratiche che lei stessa accetta solo parzialmente o saltuariamente. Il suo coinvolgimento, quindi, sembra più funzionale alla dinamica di coppia che a una volontà di “trasformarla”.

Esplorazione personale: ciò che descrive – interesse per il ruolo passivo, pegging, lingerie femminile – rientra nelle fantasie e nelle pratiche di molti adulti, senza necessariamente modificare la propria identità di genere. La femminilizzazione può essere vista come una modalità di gioco sessuale o di espressione erotica piuttosto che un desiderio di cambiamento permanente della propria identità.

In sintesi, ciò che le sta accadendo è una scoperta e un’espressione dei propri desideri sessuali, più che una trasformazione imposta da qualcun altro. La linea tra piacere sessuale, ruolo erotico e identità può essere sottile, e capire i propri confini, desideri e limiti è fondamentale.

Consiglio: data la complessità delle emozioni, delle fantasie e delle dinamiche di coppia coinvolte, è consigliabile approfondire la questione con uno specialista in sessuologia o psicoterapia, che possa aiutarla a esplorare i suoi desideri, a gestire la frustrazione sessuale e a chiarire la propria identità erotica in modo sicuro e consapevole.

Cordiali saluti,
Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno, non sta diventando una donna e non è sua moglie a “femminilizzarla”. Quello che vive è soprattutto il risultato di anni di frustrazione sessuale e di desideri non condivisi né riconosciuti nella coppia.
Il piacere nel ruolo passivo, nell’uso di lingerie o nella stimolazione anale riguarda le pratiche erotiche, non l’identità di genere. Il problema centrale non è il pegging, ma l’assenza di un vero dialogo erotico e di reciprocità.
Un confronto con uno psicologo, educatore sessuale può aiutarla a distinguere desiderio, adattamento e identità, e a capire se e come questa relazione può ritrovare uno spazio sessuale condiviso. Dr. Giuseppe Mirabella
Dott. Michele Basigli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Capisco perché ti senti confuso e agitato: quello che descrivi non è “poco”, e dopo 30 anni di relazione è normale chiedersi cosa stia succedendo davvero dentro di te e nella coppia. Provo a risponderti con chiarezza, senza giudizi.

Prima cosa importante
Quello che stai vivendo non significa automaticamente “femminilizzazione” né desiderio di diventare una donna. Queste sono etichette che spesso usiamo per dare un senso a qualcosa che in realtà ha radici più profonde.
Cosa sembra stia accadendo davvero
Da quello che racconti emergono alcuni punti chiave: frustrazione sessuale cronica, il rifiuto sistematico di alcune pratiche per te molto importanti (come il sesso orale ricevuto) ti ha lasciato insoddisfatto per anni.
Quando un desiderio resta ignorato a lungo, spesso cerca altre vie per esprimersi.

Asimmetria di potere e desiderio: tua moglie sembra avere un ruolo molto direttivo nel sesso.
Tu, per rispetto e per non perderla, hai adattato i tuoi bisogni invece di negoziarli davvero.
Il ruolo “passivo” può diventare erotico **proprio perché ribalta questa dinamica**.

3. Il piacere anale ≠ voler essere donna
Il piacere anale maschile è fisiologico (prostata), non identitario. Godere della penetrazione o dello strap-on non cambia il tuo sesso né la tua identità.
Molti uomini eterosessuali vivono queste fantasie senza alcun desiderio di transizione o femminilizzazione.

La lingerie e il “Mettila tu”: qui c’è un punto emotivamente delicato. Non sembra tanto che tua moglie voglia “trasformarti”, quanto che non voglia partecipare attivamente a quell’erotismo, oppure usi l’ironia/distanza per evitare qualcosa che la mette a disagio
Tu hai trasformato quel rifiuto in una strategia di adattamento erotico, non in una perdita di identità.

Quindi: ti stai trasformando? No, non stai “diventando una femminuccia”. Stai cercando piacere, contatto, intensità, riconoscimento in un contesto dove per anni ne hai avuti pochi.
Il rischio vero non è la femminilizzazione, ma annullare i tuoi bisogni, erotizzare solo il sacrificio e la rinuncia, confondere il desiderio con l’unica forma di attenzione che ricevi

La domanda più importante (più delle etichette)
Non è: “Sono io che voglio diventare donna?” Ma: posso essere desiderato, ascoltato e rispettato anche come uomo, con i miei bisogni?”

Cosa ti consiglierei davvero
Un confronto guidato (sessuologo o psicologo di coppia), non per “curarti”, ma per ridare dignità al tuo desiderio
Chiederti: questa pratica mi eccita perché mi rappresenta? O perché è l’unico spazio dove mi sento visto?
Ricordare che il consenso deve essere entusiasta, non “violento” o fatto controvoglia
anche tu hai diritto a dire “questo per me è importante”

Un caloroso saluto
Dott. Michele Basigli
Dott.ssa Ilaria Francomano
Psicologo, Psicologo clinico
Caselle di Sommacampagna
Gentilissimo, innanzitutto grazie per la sua condivisione, non è scontato mettersi in gioco su temi così delicati e intimi.
Più che darle una risposta, vorrei affidarle delle domande che spero possano aiutarla a fare chiarezza in questa sua confusione.
Se lei trova eccitante questa pratica sessuale e non crea alcuno scompenso nella coppia, come mai lo vive come un problema?
La sfera sessuale è talmente intima che è estremamente varia, a discapito di quello che si crede. Ed è bello così! L'importante è stare bene, senza etichette. Come mai pensa che si sta trasformando? Cosa significa "femminuccia"?
Più che sul "giusto" o "sbagliato" della situazione, io cercherei di chiarire quali sono i significati che per lei ha tutto questo.
Un caro saluto, dott.ssa Francomano Ilaria
Dott.ssa Alisea Lomonaco
Psicologo, Psicologo clinico
Enna
Gentile utente, da quello che racconta, non sembra tanto che lei si stia “trasformando” in qualcuno di diverso, ma piuttosto che stia cercando un modo per sentirsi vivo, desiderato e coinvolto nella sua sessualità dentro una relazione che, da molti anni, sul piano erotico la lascia insoddisfatto. Quando bisogni importanti come il contatto, l’erotismo e il sentirsi voluti non trovano spazio, spesso la persona cerca altre strade per provarne almeno una parte. Nel suo caso, l’uso della lingerie, il peggging e il ruolo più passivo sembrano essere diventati un modo per accedere a piacere, intimità e sensazioni che altrimenti non riesce a vivere. Questo però non significa automaticamente che lei voglia diventare una donna o che sua moglie la stia spingendo in quella direzione. Più probabilmente, sta cercando una forma di sessualità che le permetta di sentirsi accolto, visto e gratificato.
Il punto centrale non è tanto l’etichetta da dare a questi comportamenti, ma capire qual è la loro funzione e quindi che cosa stanno cercando di soddisfare, se il bisogno di piacere, di connessione o di sentirsi desiderato, ad esempio. Forse la sua sensazione di essere “spinto" da sua moglie nasce dal fatto che, non trovando spazio per i suoi desideri più diretti, ha finito per adattarsi a quello che è possibile, pur di non rinunciare del tutto alla dimensione sessuale.
Domande utili da porsi potrebbero essere: che cosa sto cercando davvero in queste esperienze? Quello che sto facendo mi avvicina o mi allontana dal tipo di relazione e di vita che vorrei? Riflettere su questo, magari con l’aiuto di un professionista, potrebbe aiutarla a fare più chiarezza senza giudicarsi.
Le faccio un grande in bocca al lupo!
Salve, è un tema molto articolato e complesso, una risposta univoca e risolutiva non può essere data senza un approfondimento. Consiglio un approfondimento sia lei singolarmente che con sua moglie in coppia per delineare il quadro nella sua integrità.
Dott. Pietro Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Bari
Salve, grazie per aver descritto con tanta sincerità una situazione che, comprensibilmente, può generare confusione, frustrazione e anche timore. Nelle sue parole emergono almeno tre livelli intrecciati: l’insoddisfazione sessuale nella coppia, la scoperta di nuove forme di piacere (pegging/strap-on e lingerie), e la domanda centrale su “cosa le sta accadendo” e su quanto questo dipenda da lei o da sua moglie.

Lei riferisce una frustrazione che dura da molti anni, soprattutto rispetto al sesso orale e ad alcuni aspetti di erotismo/gioco (ad esempio l’utilizzo di lingerie da parte di sua moglie). Quando un bisogno sessuale rimane a lungo non ascoltato o non praticabile, è frequente che si accumulino sentimenti di rifiuto, vergogna, rabbia, tristezza o senso di privazione. Questo non significa che sua moglie “sbagli”: significa che, nella vostra storia, si è creato un punto di distanza tra desideri, limiti e disponibilità.

Lei racconta che, nel tempo, ha trovato piacere in pratiche come l’uso di plug, il pegging e l’abbigliamento femminile, fino a sentirne un bisogno crescente. Questa esperienza, in sé, non è automaticamente indice di “trasformazione” di identità. Molte persone, pur identificandosi pienamente come uomini e vivendo una relazione eterosessuale, possono provare piacere in pratiche di tipo recettivo/anale o in giochi erotici legati alla femminilizzazione, senza che ciò implichi necessariamente un cambiamento di genere.
In altre parole, è utile tenere separati (anche concettualmente) almeno tre piani:
-Identità di genere: come mi sento e mi riconosco (uomo, donna, altro).
-Fantasie erotiche: cosa mi eccita, quale dinamica mi attiva sessualmente (dominanza/sottomissione, inversione di ruolo, pegging, ecc.).
-Pratiche sessuali: ciò che concretamente faccio e mi piace fare.
Questi piani possono intrecciarsi, ma non coincidono necessariamente.


Rispetto alla domanda “Sono io a volermi trasformare? oppure è mia moglie che mi sta pian piano spingendo senza dirlo apertamente?”. Dai dettagli che riporta, l’ipotesi che sua moglie stia “spingendo” verso una sua femminilizzazione non appare la lettura più lineare. Lei stesso descrive infatti che: queste pratiche sono state soprattutto proposte da lei, sua moglie ha mostrato delle resistenze (lei parla di “gran fatica” nel convincerla), eppure, quando sono avvenute, lei ha sperimentato un piacere intenso, con un desiderio che poi è aumentato.
Il commento ironico di sua moglie (“Mettila tu”) può avere vari significati: una modalità di difesa, imbarazzo, distanza, provocazione, oppure un modo per sottrarsi senza entrare nel merito. Ma da solo non dimostra necessariamente un’intenzione di “trasformarla”. Piuttosto, sembra indicare che tra voi c’è un’area erotica che non viene affrontata con chiarezza e che rischia di diventare un terreno di equivoci e tensioni.


La questione centrale, a mio avviso, non è tanto stabilire se lei “sta diventando una femminuccia” (formula che comprendo nel suo significato emotivo, ma che rischia di farla sentire in allarme), quanto capire:
-Che cosa rappresenta per lei il pegging? E’ solo piacere fisico? Ha un significato relativo a vissuti di abbandono o di fiducia? E’ trasgressione? E’ una forma di riparazione per una mancanza?
-Che emozioni si attivano prima, durante e dopo queste pratiche: prova eccitazione, senso di colpa/rimorso, vergogna, paura di essere giudicato, sollievo?
-Che cosa cambia nella relazione quando sua moglie assume quel ruolo: si sente desiderato? visto? “finalmente appagato”? si sente umiliato/controllato?
-Perché questa accelerazione negli ultimi mesi: c’è stato un cambiamento nella sua vita, nel corpo, nella relazione, nella qualità dell’intimità, o nel suo modo di percepire il tempo e i desideri?
Questo tipo di esplorazione è spesso ciò che permette di trasformare questi aspetti inspiegabili in una comprensione più profonda di sé.

Aggiungo che in una coppia, nessuno dovrebbe sentirsi costretto a pratiche che non desidera, così come nessuno dovrebbe sentirsi invisibile nei propri bisogni. Per questo è fondamentale creare un dialogo non accusatorio, centrato su desideri e limiti (“mi piacerebbe…”, “mi manca…”, “mi ferisce quando…”, “per me è un confine…”), negoziare alternative realistiche (anche graduali) che rispettino entrambi e chiarire se la vostra sessualità sta diventando un campo in cui uno dei due “subisce” o “acconsente controvoglia”. Questo punto è cruciale per la tenuta della relazione.

Data la complessità del quadro (frustrazione di lunga durata, nuove pratiche, timori identitari, dinamiche di coppia), un percorso con uno psicologo con competenze sessuologiche potrebbe aiutarla a: mettere ordine tra desideri, fantasie, identità e colpa, comprendere il significato personale e relazionale di queste pratiche, e migliorare la comunicazione erotica con sua moglie.
In parallelo, se sua moglie fosse disponibile, una consulenza di coppia centrata sulla sessualità può essere molto efficace: non per “convincere” l’altro, ma per costruire un terreno comune, rispettoso e praticabile, in cui entrambi possiate sentirvi al sicuro e riconosciuti.
Gentile Signore,
la situazione che descrive riguarda dinamiche intime e relazionali complesse, che non indicano necessariamente una “trasformazione”, ma richiedono ascolto e approfondimento. Un percorso individuale o di coppia con un professionista può aiutarla a comprenderle meglio.

Cordiali saluti
Dott.ssa Janett Aruta - Psicologa
Ricevo su MioDottore e in Studio a Palermo
Dott. Fabio Nenci
Psicologo clinico, Psicologo
San Maurizio Canavese
Buonasera,
la risposta richiederebbe molto tempo e un ulteriore approfondimento . Quello che però le chiederei se fosse mio paziente e come si sente lei, se questa pratica la fa sentire a disagio con la sua immagine di maschio.
Dal punto di vista psicoeducativo non ci sono pratiche sessuali disfunzionali quando nella coppia sono ben accette , qualsiasi siano. Il piacere anale maschile è del tutto normale e per certi aspetti se praticato correttamente anche terapeutico per la prostata. L'ano e il perineo maschile sono delle zone ricche di recettori e quindi assai sensibile al piacere , molti assimilano la prostata al punto G femminile. (ma su questo ancora ci sono pareri discordanti)
In alcuni casi la sola stimolazione prostatica può produrre una eiaculazione anche senza la masturbazione del pene.
Dott.ssa Valentina Mestici
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Caro utente la situazione che descrive mi sembra complessa. Quello che sta succedendo da un lato riguarda sicuramente un importante insoddisfazione libidica e sessuale da parte sua, ora bisogna comprendere meglio perchè sta avvenendo questo cambio di ruoli. Finche si tratta di non volontà del partner di condividere alcuni atti sessuali bisogna essere comprensivi in parte e parlarne apertamente poichè la cosa migliore sarebbe trovare un punto di incontro, ciò anche attraverso il supporto di una terapia di coppia o con un sessuologo. La parte in cui invece è lei ad indossare abiti femminili e questa trasformazione di cui parla potrebbe dipendere da diverse cose, una repressione sessuale importante, piuttosto che una manipolazione, insomma sarebbero necessarie ulteriori informazioni per avere un quadro più chiaro della situazione
Buongiorno,
quanto racconta sembra una risposta a una frustrazione sessuale prolungata. Quando alcuni bisogni non trovano spazio nel dialogo di coppia, possono esprimersi in modalità diverse, senza che questo significhi perdere la propria identità o voler “trasformarsi”.
Le pratiche che descrive non definiscono chi è, ma come sta cercando piacere, contatto e riconoscimento. Il nodo centrale sembra essere la difficoltà di comunicare desideri, limiti e vissuti all’interno della relazione.
Un confronto guidato, magari attraverso una consulenza sessuologica o di coppia, potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni e a capire come ritrovare un equilibrio più soddisfacente per entrambi.
Dott.ssa Mariapaola Anania
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno grazie per la condivisione sul nostro blog. Avete mai provato a fare una terapia di coppia? Ha mai pensato di intraprendere un percorso psicologico individuale? Le consiglierei di non darsi etichette, non servono e spesso possono essere molto controproducenti. La sessualità ha diverse sfaccettature e ciascuno di noi la vive in modo diverso e personale. Lo stesso vale per i gusti sessuali. Resto a sua disposizione per eventuali informazioni e le ricordo che è possibile prenotare dal mio profilo, una videoconsulenza gratuita di 20 minuti . In bocca al lupo.
Dott.ssa Mariapaola Anania, psicologa e psicosessuologa clinica e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Caro utente,

Da quanto racconti, sembra che tu stia esplorando aspetti della tua sessualità e del tuo desiderio che finora erano rimasti inespresso. È normale, a qualsiasi età, sentire curiosità o attrazione verso pratiche nuove o ruoli diversi, e questo non significa necessariamente un cambiamento della tua identità di genere. Provare piacere nel ruolo passivo, nel pegging, nell’uso di lingerie o di falli artificiali non implica automaticamente voler diventare donna; molte persone sperimentano fantasie o pratiche erotiche che includono elementi “femminili” o di sottomissione senza modificare il proprio senso di sé come maschio.

La dinamica con tua moglie sembra aver creato nuove possibilità di esplorazione, ma questo non vuol dire che lei stia “trasformandoti”. Piuttosto, si è aperto uno spazio condiviso di sperimentazione che prima non esisteva. Può essere utile fermarti a riflettere su quanto di queste pratiche ti attrae davvero per te stesso e quanto invece è legato alla dinamica con tua moglie. Tenere un diario delle emozioni e delle fantasie può aiutare a chiarire cosa desideri personalmente e cosa ti dà piacere condiviso.

Parlare apertamente con tua moglie di ciò che ti fa stare bene e di cosa vorresti provare può ridurre ansia, sensi di colpa o incomprensioni, rispettando sempre i limiti di entrambi. Se senti confusione o disagio rispetto alla tua sessualità o al desiderio di esplorazione, un percorso con uno psicologo o un sessuologo può aiutarti a distinguere tra fantasia, desiderio sessuale e identità di genere, e a gestire eventuali sensi di colpa o frustrazione.

In sintesi, quello che descrivi rientra nell’ambito della variazione della sessualità adulta e delle fantasie erotiche. Non implica automaticamente una trasformazione di genere né che tua moglie stia spingendo in un senso o nell’altro. L’importante è capire cosa vuoi tu, comunicarlo, e vivere il piacere senza colpe.

Saluti,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buonasera.
Tranquillo, non stai “impazzendo” né vieni trasformato da tua moglie. Quello che vivi è una adattazione erotica a una forte frustrazione sessuale: hai cercato piacere e riconoscimento dove era possibile. Femminilizzazione, pegging e uso di lingerie non definiscono il tuo genere, ma modalità di eccitazione e di compensazione.
Il punto centrale non è cosa sei, ma: un bisogno sessuale non ascoltato da anni e
una dinamica di coppia sbilanciata, con poca comunicazione autentica.
Non sembra una spinta volontaria a “diventare donna”, ma una ricerca di piacere, controllo e intimità.
Ti consiglio un percorso con un terapeuta per capire i tuoi bisogni e se questa relazione può includerli senza farti sentire frustrato o confuso.
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Quello che descrive non va letto come una “trasformazione” o una femminilizzazione in senso identitario, ma come l’evoluzione di una dinamica sessuale fortemente asimmetrica e frustrante, protratta per molti anni. Quando un bisogno intimo fondamentale viene sistematicamente negato o ridotto, la persona può cercare strade alternative per provare piacere, contatto e riconoscimento, anche spostandosi su ruoli o pratiche che inizialmente non facevano parte della propria identità. In questi casi non è il desiderio di “diventare altro”, ma il tentativo di non rinunciare del tutto alla propria vita sessuale.
La domanda centrale non è se lei stia cambiando o se sua moglie la stia spingendo inconsapevolmente, ma come si è strutturata nel tempo una relazione in cui i suoi bisogni erotici non trovano spazio né ascolto. Senza un confronto autentico o un aiuto esterno, il rischio è che la sessualità diventi l’unico luogo in cui si esprime una frustrazione più profonda. Un percorso di supporto, individuale o di coppia, può aiutare a fare chiarezza su desideri, confini e possibilità reali, evitando che il disagio venga interpretato come un problema di identità anziché come una sofferenza relazionale.
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve,
la situazione che descrive riguarda desideri e fantasie sessuali che stanno emergendo nel contesto della vostra vita di coppia. Ciò che sta vivendo non significa necessariamente che voglia “trasformarsi” in femmina, ma può indicare un’esplorazione del piacere, dei ruoli e della sessualità in modo diverso dal solito.
Le dinamiche che racconta, come il pegging o l’uso di lingerie, sono spesso espressioni di una parte della sessualità che può essere curiosa, fantasiosa e flessibile, senza modificare l’identità di genere.
È importante distinguere tra ciò che desidera per il piacere e ciò che è imposto o spinto dall’altro: da quanto scrive, le scelte che sta facendo sono sue, anche se motivate dal contesto della relazione.
Se lo desidera, può contattarmi e posso aiutarla a trovare un professionista qualificato nella zona in cui vive, che possa accompagnarla nell’esplorazione di questi aspetti in modo sicuro e sereno.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Denise Moretti
Psicologo, Psicologo clinico
Palazzolo sull'Oglio
Buongiorno, la tematica che porta è molto importante e delicata. La sessualità non ha un punto di arrivo, è in continuo mutamento per tutta la vita e non è affatto facile definirla. I momenti di confusione o difficoltà sono normali in ogni momento, così come le domande che ne possono derivare. Chiaramente anche il rapporto di coppia porta in sé delle complessità nella sfera sessuale che devono avere le giuste sedi per essere affrontate.
Il consiglio è di individuare una figura professionale che aiuti lei e sua moglie a conoscersi maggiormente da questo punto di vista (anche individualmente) e affrontare quanto sta accadendo.
Dott.ssa Serena Caroppo
Psicologo, Psicologo clinico
Martina Franca
Salve, da quello che racconta sembrerebbe che non si tratti di un cambiamento di orientamento sessuale né di identità di genere. Potrebbe piuttosto essere una risposta adattiva a una frustrazione sessuale molto prolungata all’interno della relazione. In situazioni simili può accadere che il desiderio trovi canali alternativi (ruolo più passivo, inversione dei ruoli, uso di indumenti), senza che questo significhi voler “diventare” qualcosa di diverso.

Potrebbe essere quindi più corretto parlare di modalità erotiche e di bisogni non condivisi nella coppia, piuttosto che di femminilizzazione vera e propria. Anche l’atteggiamento di sua moglie potrebbe non essere una spinta intenzionale, ma una difficoltà sua nel vivere alcune dimensioni della sessualità.

Per fare chiarezza sarebbe utile approfondire cosa desidera davvero lei e se e come questo possa trovare spazio in modo consensuale e rispettoso.
Se lo desidera, possiamo approfondire con un colloquio online oppure, visto che sono pugliese, può anche venire in studio.

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