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Esperienze

Dottor Fabio Nenci- Psicologo Clinico, life coach e coach di coppia. Aiuto le persone che vivono la coppia in modo sempre più distante a trovare la strada del dialogo pacifico e della comprensione profonda, per ricostruire laddove è possibile o per ricominciare ad amarsi ed essere amati, salvaguardando anche il benessere dei propri figli.
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  • Sessuologia
  • Psicologia clinica

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Fabio Nenci
STUDIO F D

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  • Efficacia del trattamento
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  • R

    RC

    Dottore molto professionale, la mia esperienza è stata molto positiva,
    Mi sono sentito a mio agio in ogni seduta

     • STUDIO F D • colloquio individuale  • 

  • M

    Capace ,professionale e umano. Certo non è stato facile e non lo è tutt'ora ma lei è stato sempre lì anche quando la nebbia dei ricordi passati mi avvinghiava, mi ha aiutata ad aprire gli occhi facendomi capire che noi POSSIAMO SCEGLIERE. Grazie davvero di cuore.

     • STUDIO F D • colloquio di coppia  • 

  • G

    G.F.

    Empatico ed affidabile.
    È stato un supporto importante durante il mio percorso. Consigliatissimo!

     • STUDIO F D • Altro  • 

  • G

    G.D.

    Ottimo supporto ed ottima esperienza. Consigliato.

     • STUDIO F D • consulenza psicologica  • 

  • R

    R.G.

    Studio curato e accogliente, proprio come lui. Mi sono sentito subito a mio agio, il percorso che mi attende sarà lungo ma non potevo scegliere professionista migliore.

     • STUDIO F D • colloquio psicologico clinico  • 

  • F

    F. D.

    Bravissimo.. Attento, disponibile, garbato, competente. Ringrazio ogni giorno per aver iniziato il mio percorso proprio con lui! Consiglio vivamente.

     • STUDIO F D • colloquio psicologico  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 129 domande da parte di pazienti di MioDottore

ciao dottore, sono una studentessa fuori sede e nella mia casa ho una ragazza che soffre di disturbo

ciao dottore, sono una studentessa fuori sede e nella mia casa ho una ragazza che soffre di disturbo borderline e di depressione, ad aprile aveva tentato il suicidio con l’overdose degli psicofarmaci ma fu salvata (io ancora non c’ero in quella casa), poi sono arrivata a settembre e una delle mie coinquiline mi spiegò questa situazione, scelsi di rimanere in casa sperando non riaccadesse. In questa settimana, qualche giorno fa, ero da sola a casa con lei, piangendo va in bagno, le busso e aveva chiuso a chiave, la prego di aprire e dopo 20 min mi apre, aveva le braccia piene di sangue, a terra c’erano gocce, sulla vasca e sulla tenda della vasca da bagno. Le faccio una camomilla e le lavo le braccia, la medico. Il giorno seguente sembrava stare meglio, diceva di voler dormire, vado nella mia stanza, ero con la mia vicina in camera mia, sentiamo un rumore e delle urla venire da camera sua, andiamo a bussare e gridando mi dice di non entrare: aveva fatto overdose di nuovo, la stanza era tutta in disordine e il rumore era causato da una sua caduta mentre cercava di alzarsi, ha preso più di 30 compresse di psicofarmaci. Ho chiamato l’ambulanza, sono andata con lei in ambulanza, ho visto scene pietose, una peggio dell’altra in due giorni. Ora sono diventata nervosa, irascibile, senza pazienza, sclero per TUTTO, mi basta un ‘orologio rotto, una penna mal funzionante, un computer scarico, una porta poco agibile, sono letteralmente al limite, non ho più pazienza, dormo poco e quando dormo mi agito, mi muovo nel sonno, ho solo voglia di gridare e di prendere a pugni tutto. MI AIUTI, mi dia una spiegazione ACCURATA scientificamente, ho solo bisogno di quella, grazie

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Fabio Nenci

Quello che descrivi è stato spaventoso: in due giorni hai visto ferite, sangue e una persona in pericolo di vita, e ti sei trovata a intervenire. L’irritabilità, l’agitazione e il sonno disturbato che racconti sono compatibili con una risposta acuta allo stress dopo eventi potenzialmente traumatici. È una spiegazione plausibile, da verificare con una valutazione, non una diagnosi a distanza.
Quando affrontiamo un’emergenza, il sistema nervoso attiva le risposte di sopravvivenza: aumenta la vigilanza, prepara il corpo all’azione e concentra l’attenzione sui segnali di pericolo. Dopo un’esperienza traumatica questa attivazione può persistere anche quando l’emergenza è terminata. Si parla di iperattivazione: possono comparire tensione, facilità a sobbalzare, irritabilità, difficoltà di concentrazione e problemi di sonno. Sono reazioni riconosciute dopo un trauma, anche in chi ha assistito direttamente al pericolo corso da un’altra persona.
Questo aiuta a comprendere perché ora una penna che non funziona o una porta che si blocca possano farti esplodere. Una possibile lettura è che tu parta già da un livello molto alto di tensione: un piccolo contrattempo aggiunge uno stimolo a un sistema già sovraccarico. Dormire poco può ulteriormente ridurre la capacità di regolare le emozioni. Non possiamo però dedurre dal tuo racconto specifiche alterazioni del cortisolo o di altre sostanze: una spiegazione scientifica deve distinguere i meccanismi generali da ciò che è stato effettivamente accertato nella singola persona.
C’è anche un elemento concreto: gli episodi sono avvenuti nella tua casa. È possibile che il luogo in cui dovresti riposare sia diventato associato all’eventualità di un’altra emergenza. Potresti quindi restare in ascolto di rumori o faticare ad abbassare la guardia, anche senza rendertene conto.
Questo non basta per concludere che tu abbia un disturbo post-traumatico. Nei primi giorni sono possibili reazioni transitorie. Il disturbo da stress acuto richiede criteri specifici, con sintomi presenti da tre giorni a un mese; il disturbo post-traumatico richiede una durata superiore a un mese e ulteriori criteri. Molte persone migliorano senza sviluppare questi disturbi.
Dato che dici di essere «al limite» e dormi poco, ti suggerisco di contattare nei prossimi giorni il medico di base o il servizio psicologico universitario, senza aspettare che trascorra un mese. Nel frattempo, stare per qualche notte con una persona fidata o in un luogo in cui ti senti tranquilla può offrirti un po’ di tregua. Non devi obbligarti a raccontare ripetutamente ogni dettaglio di ciò che hai visto. Sintomi intensi o che interferiscono con la vita quotidiana meritano aiuto anche subito dopo l’evento.
Hai fatto bene a chiamare l’ambulanza. Essere una coinquilina non ti rende responsabile della sorveglianza o della sopravvivenza dell’altra ragazza: la gestione del rischio spetta ai servizi sanitari. In caso di nuove ferite, sospetta overdose o pericolo immediato, occorre chiamare subito i soccorsi, senza aspettare che passi. Se invece senti che potresti perdere il controllo e fare male a te o a qualcuno, allontanati dalla situazione e cerca assistenza urgente.
La tua sofferenza merita attenzione anche se la persona che hai soccorso sta attraversando una crisi più visibile.
Buona serata.


Salve dottori qualche due anni fa ho perso i miei genitori , sono riuscito quasi subito a tornare di

Salve dottori qualche due anni fa ho perso i miei genitori , sono riuscito quasi subito a tornare diciamo alla quotidianità alle mie attività , diciamo che questo evento non mi ha destabilizzato, adesso però parlando con un ragazzo che ho conosciuto da poco lui essendo uno psicologo mi ha detto di affrontare bene il dolore perché un trauma importante e mi ha chiesto se l avessi sentito superato questo dolore , allora mi chiede dottore secondo voi per una questione che per me è chiusa e attualmente mi sento sereno ha senso ritornare su un evento su un dubbio? Parlo in generale non soltanto di questo fatto preciso? Io ho sempre pensato che anche nel eventualità non lo affrontato al 100 % l importante che io stia sereno anzi questa esperienza dei miei genitori mi ha dato ancora più spinta grazie per un vostro chiarimento

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Fabio Nenci

Gentile utente, il dubbio che le è venuto è comprensibile: quando qualcuno ci suggerisce che dovremmo approfondire un dolore, possiamo iniziare a chiederci se il nostro stare bene sia davvero attendibile.
Il lutto, però, non ha un percorso uguale per tutti. Tornare presto alla quotidianità non dimostra, da solo, che si sia evitato il dolore. Allo stesso modo, sentirsi sereni non significa avere amato meno le persone che abbiamo perso.
Da poche righe non possiamo sapere come abbia vissuto questa esperienza, ma non c’è motivo di presumere che dietro la sua serenità ci sia necessariamente qualcosa di irrisolto. Anche l’idea di dover affrontare il dolore “al cento per cento” rischia di trasformare un’esperienza personale in un esame da superare.
Rispetto alla sua domanda generale, tornare su un evento può essere utile quando aiuta a comprendere una difficoltà presente, quando qualcosa continua a far soffrire o quando si sente il desiderio di parlarne. Non è un obbligo che nasce semplicemente dal dubbio sollevato da un’altra persona.
Può quindi riconoscere il valore della serenità che descrive, lasciandosi anche la libertà di provare tristezza o nostalgia in futuro. Se accadesse, non significherebbe aver sbagliato qualcosa oggi. E se emergesse una sofferenza persistente che limita la sua vita, potrebbe cercare un sostegno.
Non deve dimostrare di aver sofferto abbastanza per potersi concedere di stare bene.
Buona serata


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