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Esperienze

Dottor Fabio Nenci- Psicologo Clinico, life coach e coach di coppia. Aiuto le persone che vivono la coppia in modo sempre più distante a trovare la strada del dialogo pacifico e della comprensione profonda, per ricostruire laddove è possibile o per ricominciare ad amarsi ed essere amati, salvaguardando anche il benessere dei propri figli.
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  • Sessuologia
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Fabio Nenci
STUDIO F D

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  • Efficacia del trattamento
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  • M

    Capace ,professionale e umano. Certo non è stato facile e non lo è tutt'ora ma lei è stato sempre lì anche quando la nebbia dei ricordi passati mi avvinghiava, mi ha aiutata ad aprire gli occhi facendomi capire che noi POSSIAMO SCEGLIERE. Grazie davvero di cuore.

     • STUDIO F D colloquio di coppia  • 

  • G

    G.F.

    Empatico ed affidabile.
    È stato un supporto importante durante il mio percorso. Consigliatissimo!

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    G.D.

    Ottimo supporto ed ottima esperienza. Consigliato.

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    R.G.

    Studio curato e accogliente, proprio come lui. Mi sono sentito subito a mio agio, il percorso che mi attende sarà lungo ma non potevo scegliere professionista migliore.

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    F. D.

    Bravissimo.. Attento, disponibile, garbato, competente. Ringrazio ogni giorno per aver iniziato il mio percorso proprio con lui! Consiglio vivamente.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 84 domande da parte di pazienti di MioDottore

Gentili Dottori, sono una ragazza di 23 anni e vi scrivo perché vorrei far luce su alcuni aspetti de

Gentili Dottori,
sono una ragazza di 23 anni e vi scrivo perché vorrei far luce su alcuni aspetti della mia vita.
​Sono cresciuta in una famiglia dalle risorse economiche modeste, ma che non ci ha mai fatto mancare il necessario.
La mia infanzia e adolescenza sono state segnate dalla presenza di un padre con problemi di alcolismo e comportamenti aggressivi.
Dopo la separazione dai miei genitori, mio padre ha formato una nuova famiglia ed è successivamente finito in carcere per maltrattamenti in famiglia.
​Un anno e mezzo fa ho subito una grave perdita: è mancata mia nonna materna.
Lei è stata il mio grande pilastro e il mio punto di riferimento principale, e il suo ricordo rimane dentro di me come un segno indelebile.
​Per quanto riguarda me, mi descrivo come una ragazza semplice e seria. Esco poco, non fumo, non bevo e non ho mai avuto una relazione sentimentale stabile, ma solo brevi frequentazioni. Mi ritengo una persona molto curiosa, anche se nello studio ho sempre fatto un pò di fatica: sono iscritta alla facoltà di Infermieristica, ma sono rimasta indietro con gli esami.
Sto provando a recuperare, anche se vivo questo percorso con un forte senso di incertezza.
​Il motivo principale per cui vi contatto riguarda il mio desidero più grande: vorrei incontrare la persona giusta, essere amata, costruire una famiglia e diventare madre da giovane. Spesso sento che, quando le sensazioni sono quelle giuste, le scelte d'impulso possano essere quelle corrette senza dover sempre aspettare.
​C'è un verso di una canzone di Ligabue ("Per sempre") che rispecchia molto ciò che sento: "Lui che passa per caso e mi salva e mi condanna per sempre".
Mi chiedo da dove derivi questo bisogno profondo di essere "salvata" e guidata verso questo ideale di famiglia, e se questo mio modo di vivere i sentimenti sia una risposta al mio passato.
​Spero di poter approfondire queste dinamiche insieme a voi e vi ringrazio in anticipo per il tempo e la disponibilità.
​Cordiali saluti

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Fabio Nenci

A una prima lettura, mi soffermerei soprattutto sulla formulazione «vorrei incontrare la persona giusta, essere amata, costruire una famiglia e diventare madre da giovane», ma ancora di più sul riferimento all'essere «salvata». Non darei per scontato che il desiderio di famiglia sia semplicemente una compensazione dell'infanzia difficile. Potrebbe esserlo in parte, ma potrebbe anche rappresentare un autentico progetto personale. Clinicamente diventa interessante capire che cosa significhi per lei essere salvata, da cosa dovrebbe essere salvata e che caratteristiche dovrebbe avere colui che la salva.
C'è poi un contrasto che esplorerei con attenzione: si descrive come «semplice e seria», conduce una vita apparentemente molto controllata, non beve, non fuma, esce poco, non ha avuto relazioni importanti; contemporaneamente, sul piano affettivo introduce l'idea che «quando le sensazioni sono quelle giuste, le scelte d'impulso possano essere quelle corrette». Potrebbe esserci una polarità tra una parte prudente, controllata e responsabile e una parte che desidera affidarsi completamente a un sentimento capace di interrompere l'attesa e l'incertezza.
Anche la storia paterna merita molta cautela. È cresciuta con una figura maschile segnata dall'alcol e dall'aggressività, poi allontanatasi e successivamente incarcerata per maltrattamenti. Sarebbe prematuro concludere che cerchi oggi un uomo che ripari il padre o che rischi necessariamente di riprodurre quel modello. Però esplorerei quale rappresentazione dell'uomo, della coppia, della sicurezza e dell'amore abbia costruito osservando i genitori. Il desiderio di un uomo che la «salvi» potrebbe contenere tanto la ricerca di protezione quanto il bisogno di consegnare a qualcun altro una parte della propria direzione.
La nonna sembra invece una figura di attaccamento centrale. La definizione di «grande pilastro» e «punto di riferimento principale», insieme alla perdita relativamente recente, fa pensare che il lutto vada esplorato non soltanto come evento doloroso ma chiedendosi quale funzione svolgesse la nonna nella sua organizzazione emotiva. Se era la persona che rassicurava, orientava, proteggeva o dava stabilità, la ricerca attuale di qualcuno che la guidi potrebbe assumere un significato ancora più complesso.
Nel primo colloquio eviterei quindi di partire da «lei cerca un uomo perché le è mancato suo padre». Cercherei piuttosto di far emergere la sua costruzione soggettiva. Potresti utilizzare domande come:
«Quando scrive che vorrebbe essere salvata, che cosa significa esattamente per lei questa parola? Da che cosa immagina che qualcuno dovrebbe salvarla?»
«Come immagina concretamente la persona giusta? Che cosa dovrebbe farle sentire?»
«Se incontrasse domani questa persona, che cosa pensa cambierebbe nella sua vita oltre al fatto di non essere più sola?»
«Lei parla anche del desiderio di essere guidata. In quali momenti sente maggiormente il bisogno che qualcuno le indichi una direzione?»
«Mi ha colpito che si descriva come una ragazza seria e prudente, ma quando parla dell'amore dice che certe scelte d'impulso possono essere giuste. Come convivono queste due parti di lei?»
«Che cosa significherebbe per lei diventare madre da giovane? C'è qualcosa che sente di dover raggiungere entro un certo tempo?»
«Quando immagina la famiglia che vorrebbe costruire, quanto assomiglia e quanto è diversa dalla famiglia nella quale è cresciuta?»
«Che cosa ha imparato sull'amore guardando il rapporto tra sua madre e suo padre? E che cosa invece si è promessa che nella sua relazione non dovrà mai accadere?»
«Sua nonna era il suo pilastro. In che modo lo era? Quando aveva paura o non sapeva cosa fare, che cosa faceva sua nonna per lei?»
«Dopo la morte di sua nonna, chi è diventato il suo punto di riferimento?»
«Mi parla molto chiaramente della famiglia che desidera. Se per un momento togliessimo marito, figli e maternità, che cosa desidererebbe per lei?»
«Quando pensa al futuro senza avere ancora incontrato questa persona, che emozione compare: solitudine, paura, vuoto, impazienza, tristezza, altro?»
Quest'ultima area per me potrebbe diventare particolarmente produttiva. Lei racconta con precisione chi vorrebbe incontrare e quale famiglia vorrebbe avere, mentre appare molto più incerta quando parla della propria traiettoria individuale: Infermieristica, esami arretrati, difficoltà nello studio, incertezza sul percorso. Non significa necessariamente che stia sostituendo un progetto personale con un progetto familiare, ma vale la pena verificare se l'ideale della famiglia rappresenti anche una risposta all'incertezza identitaria e progettuale.
Terrei infine distinta una questione importante: desiderare intensamente una famiglia non è di per sé un problema clinico. L'area da comprendere è quanto il suo benessere, il senso di valore personale o la possibilità di immaginare il futuro dipendano dall'arrivo di qualcuno. La differenza clinicamente significativa potrebbe essere tra «desidero incontrare qualcuno con cui costruire la mia vita» e «ho bisogno che arrivi qualcuno perché la mia vita possa finalmente cominciare».
Spero di poter essere stato d'aiuto.
Buona vita.


Salve dottore ma le conoscenze che abbiamo oggi sulla psicologia medicina possono essere stravolte c

Salve dottore ma le conoscenze che abbiamo oggi sulla psicologia medicina possono essere stravolte con il tempo? O ci sono delle cose che non cambiano mai come forse le fondamenta della psicologia e medicina? Personalmente seguo vari canali di psicologia e molte volte mi danno spunti interessanti che mi aiutano a vivere meglio , ma da qualche giorno penso se quello che apprendo un domani dovesse cambiare io come faccio a sapere essendo che non sono del settore , questa cosa mi destabilizza un po perché magari io sono convinto che una cosa è buona e poi magari non lo è

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Fabio Nenci

Capisco bene il dubbio. In realtà, il fatto che le conoscenze psicologiche e mediche possano cambiare non significa che ciò che impariamo oggi sia destinato a diventare falso domani.
La scienza funziona più spesso per correzioni, precisazioni e ampliamenti che per continui stravolgimenti. Alcune idee vengono effettivamente abbandonate, soprattutto quando nuove ricerche mostrano che erano troppo semplicistiche o sbagliate. Altre invece rimangono valide per decenni, anche se vengono comprese sempre meglio. In medicina, per esempio, difficilmente scopriremo domani che dormire adeguatamente, fare attività fisica o non fumare erano cattive idee. Potremo capire sempre meglio quanto, come e per chi determinate indicazioni funzionano.
In psicologia accade qualcosa di simile. Probabilmente continueremo a modificare teorie e modelli, ma ci sono conoscenze piuttosto solide: le esperienze influenzano il nostro modo di interpretare ciò che accade; emozioni, pensieri e comportamenti si influenzano reciprocamente; evitare sistematicamente ciò che ci spaventa può mantenere alcune forme di ansia; le relazioni significative hanno un'importanza enorme per il benessere psicologico; il modo in cui regoliamo le emozioni può essere appreso e modificato. Non sono verità immutabili nel senso filosofico del termine, ma sono fenomeni sostenuti da una grande quantità di osservazioni e ricerche.
C'è però un'altra cosa che mi sembra importante in quello che scrive. Lei dice: «Come faccio a sapere, non essendo del settore, se quello che sto imparando un giorno cambierà?». La risposta più corretta è: non può saperlo con certezza. Ma, in fondo, non deve saperlo.
Può utilizzare ciò che apprende come uno strumento, non come una verità definitiva. Se ascolta uno psicologo che dice qualcosa che la aiuta a comprendere meglio una sua reazione, può pensare: «Questa idea mi aiuta a leggere quello che mi succede», anziché «Adesso ho finalmente scoperto come funziona la mente e devo essere certo che sia vero per sempre».
Anzi, farei attenzione proprio a questo passaggio, perché mi sembra che il problema che la sta destabilizzando possa essere diventato leggermente diverso dalla domanda iniziale. Non è più soltanto «la psicologia cambierà?», ma sembra esserci anche: «Posso fidarmi di qualcosa se non ho la garanzia che rimarrà vero?».
E questa è una domanda psicologicamente molto interessante.
Se per sentirsi tranquillo avesse bisogno di arrivare alla certezza che quello che sta imparando sia definitivamente vero, rischierebbe di entrare in un meccanismo senza soluzione: guarda un video → trova qualcosa di utile → sta meglio → nasce il dubbio «e se questa teoria fosse sbagliata?» → cerca un altro video per verificarla → trova opinioni differenti → aumenta il dubbio → cerca ancora. A quel punto ciò che inizialmente la aiutava a vivere meglio potrebbe trasformarsi paradossalmente in una ricerca di rassicurazioni.
Per questo continuerei tranquillamente a seguire i contenuti che trova interessanti, con tre piccoli criteri: privilegiare professionisti qualificati, diffidare delle affermazioni assolute del tipo «se una persona fa X significa sicuramente Y» e, soprattutto, non sentirsi obbligato a verificare continuamente che ogni concetto sia certamente corretto.
Una frase che potrebbe esserle utile quando arriva questo pensiero è:
«Non ho bisogno che questa idea sia vera per sempre. Mi basta sapere se, alla luce delle conoscenze attuali, è ragionevole e mi aiuta senza farmi male.»
E aggiungerei una cosa: il fatto che questo dubbio sia comparso da qualche giorno e che la stia destabilizzando mi interesserebbe forse più della risposta epistemologica sulla psicologia. Perché potremmo domandarci: che cosa teme concretamente possa succedere se un giorno scoprisse che una cosa nella quale aveva creduto non era del tutto corretta? È lì che probabilmente c'è la parte più interessante della sua domanda.
Mi auguro di essere stato per lei esaustivo.


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