Femminilizzazione indotta o consensuale o voluta? Salve sono un 59enne maschio italiano Pugliese

24 risposte
Femminilizzazione indotta o consensuale o voluta?

Salve sono un 59enne maschio italiano Pugliese felicemente sposato da 30anni dal lato"sentimentale",ma dal lato sessuale molto insoddisfatto e frustrato,vengo al dunque:mia moglie non mi permette di praticarmi un sesso orale fatto da lei al mio membro "da 30anni"si limita a sfiorare con le labbra o con le mani per pochissimo tempo ,lo porta subito in vagina,ne sono molto frustrato,ed io per soccombere a questa limitazione orale erotica e sessuale coniugale pur di avere ulteriori piaceri carnali e sensazioni appaganti intime, visto che non e nemmeno propensa ad indossare lingery hot ,e quindi lo indossata io la sua lingery,e sto continuando con luso di plug anali e con falli artificiali in lattice con cinturino,a gran fatica sono riuscito a convincerla al penetrarmi,un paio di volte "ho goduto moltissimo" da allora ho una fissa del Pegging e dello strap on ,sento sempre piu il bisogno di questo tipo di approccio sessuale da passivo e dal usare lingery femminile,ma non ho del tutto abbandonato il mio ruolo di maschio,in tutto questo credo/ete, che sono vicino alla femminilizzazzione,cosa mi sta accadendo? sono io a volermi trasformare? oppure e mia moglie che mi sta pian piano spingendo senza dirlo apertamente al trasformarmi in una femminuccia? ricordo che quando protestai mi disse chiaramente che non voleva indossarla con una breve batuta ironica"Mettila tu"! r cosi feci 5 mesi fa .Per cortesia Rispondete a questa mia situazione,se avete altri quesiti e domande e consigli da propormi sono disponibile.grazie
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Salve, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa. La ringrazio per la fiducia nel confidarmi un vissuto così intimo e complesso, che porta con sé il peso di trent’anni di silenzi e di compromessi.
Il quadro che lei descrive non è affatto raro, ma è estremamente significativo per capire come la sessualità possa trasformarsi quando i bisogni primari non trovano ascolto. Quello che lei sta vivendo non è necessariamente una perdita della sua identità maschile, ma sembra piuttosto una risposta adattiva a una lunga e dolorosa deprivazione erotica. Quando per decenni ci si sente rifiutati in una richiesta di piacere specifica — come nel caso della sua frustrazione per la mancanza di sesso orale — la mente e il corpo cercano vie alternative, a volte diametralmente opposte a quelle abituali, per riuscire finalmente a "sentire" qualcosa di forte e appagante.
In psicologia, questo fenomeno può essere visto come una sorta di compensazione. Lei ha cercato per anni di essere il motore del desiderio, ma si è scontrato con un muro di disinteresse. La battuta di sua moglie, quel "Mettila tu", pur essendo nata con un tono ironico o forse sbrigativo, è stata per lei una sorta di autorizzazione psicologica. Indossando quei panni e accettando un ruolo passivo, lei si è concesso di smettere di "chiedere" e ha iniziato a "ricevere" attraverso una modalità nuova. Il piacere intenso che ha provato con il pegging deriva probabilmente anche da questo: dallo scarico di una tensione accumulata in trent’anni e dalla possibilità di vivere un erotismo finalmente attivo, anche se attraverso una posizione fisica passiva.
Riguardo al suo dubbio se sia lei a voler cambiare o se sia sua moglie a spingerla, la risposta sta nel mezzo. Si tratta di una dinamica relazionale: sua moglie, con i suoi "no", ha creato un vuoto; lei, per sopravvivere a quel vuoto, ha occupato l'unico spazio che sembrava rimasto libero, ovvero quello della polarità femminile nel gioco erotico. Non è che lei stia diventando una "femminuccia", ma sta esplorando quella parte di sé che accetta di essere oggetto del piacere dell'altro, proprio perché come "maschio tradizionale" si è sentito per troppo tempo inascoltato.
La sua non è una trasformazione dell'identità di genere, ma un'espansione del suo repertorio erotico dettata dal bisogno di non rinunciare al piacere. Tuttavia, è importante monitorare se questa nuova direzione la faccia sentire in armonia con se stesso o se sia solo un modo per "punire" o "sfidare" i limiti posti da sua moglie.
Le chiedo: in questi momenti di intimità diversa, sente che sua moglie è finalmente presente e partecipe, o avverte ancora una distanza emotiva tra di voi? E soprattutto, questo nuovo ruolo la fa sentire più libero o sente che sta nascondendo un'altra parte di sé?

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Dott. Luca Mazzoleni
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio la sua sessualità e quello che ne comporta.
Le auguro il suo meglio.

Luca Mazzoleni
Dott.ssa Chiara Ganassi
Psicologo clinico, Psicologo
Padova
Gentile Utente,

Premesso che ogni comportamento, in condizioni di piena capacità di intendere e di volere, è frutto di una scelta consapevole, desidero sottoporre alla Sua attenzione due aspetti che ritengo fondamentali nel Suo racconto:

1. Il disagio legato al giudizio di sé: emerge una difficoltà nel vivere liberamente la propria sessualità a causa di condizionamenti socio-culturali. Quella che Lei definisce "femminilizzazione" sembra essere il riflesso del timore che il piacere derivante da stimoli tattili (penetrazione) o immaginativi (travestimento) possa alterare la percezione della Sua identità. È importante chiarire che il piacere derivante dalla stimolazione anale è un dato fisiologico, legato all'innervazione dell'area e alla stimolazione prostatica, e non mette in discussione l'orientamento sessuale. Allo stesso modo, l'interesse per la lingerie femminile o per fantasie di sottomissione sono varianti della sessualità presenti spesso anche in uomini che si identificano come eterosessuali.

2. La gestione della sessualità di coppia: riferisce un senso di frustrazione legato alla difficoltà di trovare un equilibrio e una soddisfazione condivisa con la partner.

Per approfondire ulteriormente queste tematiche anche in relazione al suo vissuto personale le consiglierei la consulenza sessuologica. Una sede individuale Le permetterebbe di esplorare i Suoi dubbi in uno spazio privo di giudizio, mentre una consulenza di coppia sarebbe il luogo ideale per ricostruire un’intesa comune.

Un cordiale saluto, Chiara Ganassi
Dott. Simone Feriti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno, le fantasie e le pratiche sessuali possono essere tra le più disparate. Quello che descrive fa riferimento ad una pratica che lei trova eccitante e non per forza mette in discussione il suo ruolo di uomo. A molti uomini piace la stimolazione anale e non per forza questo significa trasformarsi in donna.
Significa semplicemente che nella sua sfera sessuale questa pratica genera piacere e che, con consenso e rispetto, si può praticare nella propria coppia.
Descrive inoltre una insoddisfazione, dettata probabilmente da diverse vedute della sessualità e questo rappresenta un tema che sarebbe importante comunicare. Lei ha tutto il diritto di manifestare i suoi bisogni sessuali al partner, ma anche il partner ha il diritto di mettere limiti o vincoli se alcune pratiche non le piacciono o perchè non si sente a suo agio nel praticarle. Comunicare è la chiave essenziale di una buona sessualità.
Buona giornata
Dott.ssa Stefania Militello
Psicologo, Psicologo clinico
Sassari
Gentile Utente,
da quanto descrive, non si tratta di una “femminilizzazione indotta”, ma di un adattamento personale a una frustrazione sessuale di coppia. L’uso di lingerie o pratiche come il pegging non definiscono l’identità di genere, ma rientrano nelle preferenze erotiche individuali. Il punto centrale sembra essere la mancanza di dialogo e di reciprocità sui bisogni sessuali all’interno della relazione.
Sarebbe utile affrontare apertamente con sua moglie il tema della soddisfazione sessuale, magari con il supporto di un professionista, per chiarire desideri, limiti e aspettative di entrambi, evitando che la frustrazione si trasformi in confusione identitaria.
Valutare un percorso con uno psicologo o un sessuologo potrebbe aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni e a migliorare la comunicazione di coppia. Un caro saluto.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,la situazione che descrive non va letta in termini di “trasformazione” o di femminilizzazione imposta, ma come l’espressione di una dinamica sessuale e relazionale che da molti anni appare bloccata, asimmetrica e poco comunicata.
Lei riferisce una forte frustrazione sessuale, in particolare legata alla mancanza di alcune pratiche per lei importanti, e racconta di aver trovato nel tempo modalità alternative per provare piacere, che includono il ruolo passivo, l’uso di oggetti e l’indossare lingerie femminile. È importante chiarire un punto: il piacere anale, il desiderio di sperimentare il pegging o il gioco con ruoli diversi non definiscono né il genere, né l’identità sessuale, né tantomeno implicano automaticamente una femminilizzazione psicologica. Sono pratiche erotiche che alcune persone integrano nella propria sessualità senza che questo comporti un cambiamento dell’identità di genere.Non emerge, da ciò che scrive, un desiderio di “diventare donna”, quanto piuttosto il tentativo di adattarsi a una relazione in cui i suoi bisogni sessuali non trovano spazio diretto. Quando il desiderio non può essere espresso in modo reciproco e condiviso, può prendere strade alternative, anche molto diverse da quelle iniziali. Questo non significa che qualcuno la stia “spingendo” a cambiare, ma che lei sta cercando di mantenere una vita erotica in una relazione che, sul piano sessuale, sembra da tempo rigida e poco dialogica.La frase di sua moglie “mettila tu” può essere stata vissuta come ironica o svalutante, ma il punto centrale resta un altro,ovvero che tra voi sembra mancare uno spazio sicuro in cui parlare apertamente di desideri, limiti, frustrazioni e fantasie senza che nessuno dei due si senta obbligato, colpevole o forzato. Il rischio, se questo non avviene, è che il sesso diventi un terreno di compensazione silenziosa invece che di incontroNon è possibile, né corretto, fare diagnosi o etichette su base di pratiche sessuali. Quello che sta accadendo sembra più legato a un conflitto coniugale sul piano dell’intimità, a bisogni non riconosciuti e a un progressivo spostamento del piacere verso ciò che oggi è possibile, piuttosto che verso ciò che sarebbe desiderato.
Il consiglio è di non interrogarsi tanto su “cosa sto diventando”, ma su cosa le manca davvero nella relazione e su come, se possibile, questo possa essere affrontato. Un percorso di consulenza sessuologica o di coppia potrebbe aiutarla a fare chiarezza, a distinguere il desiderio autentico dalla compensazione e a capire se e come ritrovare un equilibrio che non la faccia sentire frustrato o confuso.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale

Se desidera un approfondimento sulla dimensione del desiderio, della sessualità di coppia, può prenotare una visita.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,

da quanto descrive, sembra che stia vivendo un’esplorazione della sessualità molto specifica, che coinvolge elementi di femminilizzazione consensuale, pegging e utilizzo di oggetti erotici. È importante distinguere alcuni aspetti:

Femminilizzazione consensuale vs. imposta: la femminilizzazione consensuale avviene quando la persona desidera esplorare ruoli o vestiti femminili per piacere sessuale o psicologico. Non sembra esserci, da quanto riferisce, una pressione da parte di sua moglie a “trasformarla” contro la sua volontà: il fatto che le abbia chiesto di indossare la lingerie è stato interpretato come un invito o uno stimolo, non un obbligo. La motivazione primaria sembra nascere dal suo desiderio personale di esperienze sessuali alternative e dal piacere che ne trae.

Ruolo della moglie: la sua partner ha dei limiti e preferenze che non coincidono con i suoi, ma non la sta costringendo a diventare femminile; piuttosto, sta partecipando a pratiche che lei stessa accetta solo parzialmente o saltuariamente. Il suo coinvolgimento, quindi, sembra più funzionale alla dinamica di coppia che a una volontà di “trasformarla”.

Esplorazione personale: ciò che descrive – interesse per il ruolo passivo, pegging, lingerie femminile – rientra nelle fantasie e nelle pratiche di molti adulti, senza necessariamente modificare la propria identità di genere. La femminilizzazione può essere vista come una modalità di gioco sessuale o di espressione erotica piuttosto che un desiderio di cambiamento permanente della propria identità.

In sintesi, ciò che le sta accadendo è una scoperta e un’espressione dei propri desideri sessuali, più che una trasformazione imposta da qualcun altro. La linea tra piacere sessuale, ruolo erotico e identità può essere sottile, e capire i propri confini, desideri e limiti è fondamentale.

Consiglio: data la complessità delle emozioni, delle fantasie e delle dinamiche di coppia coinvolte, è consigliabile approfondire la questione con uno specialista in sessuologia o psicoterapia, che possa aiutarla a esplorare i suoi desideri, a gestire la frustrazione sessuale e a chiarire la propria identità erotica in modo sicuro e consapevole.

Cordiali saluti,
Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Damiano Maccarri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve, non deve temere di esprimere questo lato della sua sessualità in ogni caso, perché la paura di femminizzarsi è assolutamente comprensibile per un uomo con un orientamento generalmente eterosessuale. Tuttavia, a causa forse di questa sua frustrazione di preliminari erotici, potrebbe sentire il bisogno di esplorare meglio un altro suo lato, quello femminile. Ogni uomo ha un lato femminile e uno maschile, così come ogni donna ha un lato maschile e uno femminile. Nel suo caso, credo sia più importante considerare non tanto questa sua tendenza, iniziata come un fetish della lingerie e di falli-giocattolo, e che perdura più come elemento sessuale tout-court del suo lato femminile. In altre parole: è iniziato come un gioco erotico ed ora sta esplorando altri aspetti di una normale (per quanto è possibile ricavare dalla sua testimonianza, finora) sessualità e identità. In ogni caso, si tranquillizzi. Tuttavia, se sente che questa situazione la turba, le lascia una certa frustrazione, potrebbe esserle utile affrontare un percorso di analisi per comprendere come mai vive questo conflitto: da un lato potrebbe sentire il bisogno di una "posizione femminea" rispetto alla sessualità, dall'altro lato potrebbe non accettare questo suo lato, vorrebbe smettere ma non riesce. E così? Cordiali saluti.
Dott. Michele Basigli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Capisco perché ti senti confuso e agitato: quello che descrivi non è “poco”, e dopo 30 anni di relazione è normale chiedersi cosa stia succedendo davvero dentro di te e nella coppia. Provo a risponderti con chiarezza, senza giudizi.

Prima cosa importante: quello che stai vivendo non significa automaticamente “femminilizzazione” né desiderio di diventare una donna. Queste sono etichette che spesso usiamo per dare un senso a qualcosa che in realtà ha radici più profonde.

Cosa sembra stia accadendo davvero
Da quello che racconti emergono alcuni punti chiave: frustrazione sessuale cronica, il rifiuto sistematico di alcune pratiche per te molto importanti (come il sesso orale ricevuto) ti ha lasciato insoddisfatto per anni.
Quando un desiderio resta ignorato a lungo, spesso cerca altre vie per esprimersi.

Asimmetria di potere e desiderio: tua moglie sembra avere un ruolo molto direttivo nel sesso.
Tu, per rispetto e per non perderla, hai adattato i tuoi bisogni invece di negoziarli davvero.
Il ruolo “passivo” può diventare erotico proprio perché ribalta questa dinamica.

Il piacere anale ≠ voler essere donna: il piacere anale maschile è fisiologico (prostata), non identitario. Godere della penetrazione o dello strap-on non cambia il tuo sesso né la tua identità.
Molti uomini eterosessuali vivono queste fantasie senza alcun desiderio di transizione o femminilizzazione.

La lingerie e il “Mettila tu”
Qui c’è un punto emotivamente delicato.
Non sembra tanto che tua moglie voglia “trasformarti”, quanto che non voglia partecipare attivamente a quell’erotismo oppure usi l’ironia/distanza per evitare qualcosa che la mette a disagio
Tu hai trasformato quel rifiuto in una strategia di adattamento erotico, non in una perdita di identità.

Quindi: ti stai trasformando?
No, non stai “diventando una femminuccia”.
Stai cercando piacere, contatto, intensità, riconoscimento in un contesto dove per anni ne hai avuti pochi.

Il rischio vero non è la femminilizzazione, ma annullare i tuoi bisogni, erotizzare solo il sacrificio e la rinuncia, confondere il desiderio con l’unica forma di attenzione che ricevi

La domanda più importante (più delle etichette)
Non è: “Sono io che voglio diventare donna?”
Ma: “Posso essere desiderato, ascoltato e rispettato anche come uomo, con i miei bisogni?”

Cosa ti consiglierei davvero
Un confronto guidato (sessuologo o psicologo di coppia), non per “curarti”, ma per ridare dignità al tuo desiderio.
Chiederti: questa pratica mi eccita perché mi rappresenta? O perché è l’unico spazio dove mi sento visto?
Ricordare che il consenso deve essere entusiasta, non “violento” o fatto controvoglia
anche tu hai diritto a dire “questo per me è importante”.

Un caloroso saluto.
Dott. Basigli Michele
Dott. Vincenzo Capretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile,
quello che descrive va letto con attenzione e senza semplificazioni. Non sembra che il punto centrale sia una “femminilizzazione” in senso stretto, né che qualcuno la stia spingendo di nascosto a trasformarsi in qualcosa che non è. Piuttosto, emerge una storia molto lunga di frustrazione sessuale, in cui alcuni bisogni non hanno trovato spazio all’interno della coppia.
Per trent’anni lei ha vissuto una sessualità che, da come la racconta, è stata povera di reciprocità e di libertà espressiva. In questo contesto, è comprensibile che il desiderio abbia cercato strade alternative per esprimersi. Quando un’area resta bloccata a lungo, il desiderio tende a spostarsi, a trasformarsi, a cercare nuove forme di gratificazione. Questo non significa automaticamente cambiare identità, orientamento o “ruolo”.
L’uso di lingerie femminile, il piacere nella passività o nel pegging non definiscono di per sé una femminilizzazione né una perdita della sua identità maschile. Sono modalità erotiche che possono emergere come risposta a una dinamica di coppia molto rigida, soprattutto quando il desiderio dell’altro viene percepito come chiuso, distante o limitante.
È importante sottolineare un punto: non sembra che sua moglie la stia “spingendo” a qualcosa, ma nemmeno che stia davvero entrando in contatto con il suo vissuto. La battuta che riferisce (“mettila tu”) appare più come una modalità difensiva, ironica o di evitamento, non come un progetto consapevole di trasformazione. Questo lascia lei solo a gestire fantasie, bisogni e confusione, senza un vero spazio di confronto.
La domanda più utile non è “sto diventando una donna?” ma piuttosto:
cosa sto cercando di compensare attraverso queste pratiche?
che tipo di riconoscimento, desiderio o intimità mi è mancato nel tempo?
quanto di tutto questo è condiviso e quanto è vissuto in solitudine?
Quando il desiderio prende una direzione sempre più esclusiva e carica di significati identitari, è spesso il segnale che la coppia non sta più contenendo la sessualità, e che il problema non è la pratica in sé, ma la mancanza di un dialogo autentico e di uno spazio comune.
In una situazione così strutturata nel tempo, un percorso con una terapia di coppia, meglio se con una figura competente in sessualità, sarebbe la via più indicata. Non per “correggere” gusti o fantasie, ma per capire se e come la vostra intimità può trovare un equilibrio che non lasci uno dei due solo, frustrato o confuso.
Non è in gioco la sua identità, ma il modo in cui il desiderio ha cercato di sopravvivere dentro una relazione molto limitante sul piano sessuale.
Un caro saluto.
Dott. Pietro Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Bari
Salve, grazie per aver descritto con tanta sincerità una situazione che, comprensibilmente, può generare confusione, frustrazione e anche timore. Nelle sue parole emergono almeno tre livelli intrecciati: l’insoddisfazione sessuale nella coppia, la scoperta di nuove forme di piacere (pegging/strap-on e lingerie), e la domanda centrale su “cosa le sta accadendo” e su quanto questo dipenda da lei o da sua moglie.

Lei riferisce una frustrazione che dura da molti anni, soprattutto rispetto al sesso orale e ad alcuni aspetti di erotismo/gioco (ad esempio l’utilizzo di lingerie da parte di sua moglie). Quando un bisogno sessuale rimane a lungo non ascoltato o non praticabile, è frequente che si accumulino sentimenti di rifiuto, vergogna, rabbia, tristezza o senso di privazione. Questo non significa che sua moglie “sbagli”: significa che, nella vostra storia, si è creato un punto di distanza tra desideri, limiti e disponibilità.

Lei racconta che, nel tempo, ha trovato piacere in pratiche come l’uso di plug, il pegging e l’abbigliamento femminile, fino a sentirne un bisogno crescente. Questa esperienza, in sé, non è automaticamente indice di “trasformazione” di identità. Molte persone, pur identificandosi pienamente come uomini e vivendo una relazione eterosessuale, possono provare piacere in pratiche di tipo recettivo/anale o in giochi erotici legati alla femminilizzazione, senza che ciò implichi necessariamente un cambiamento di genere.
In altre parole, è utile tenere separati (anche concettualmente) almeno tre piani:
-Identità di genere: come mi sento e mi riconosco (uomo, donna, altro).
-Fantasie erotiche: cosa mi eccita, quale dinamica mi attiva sessualmente (dominanza/sottomissione, inversione di ruolo, pegging, ecc.).
-Pratiche sessuali: ciò che concretamente faccio e mi piace fare.
Questi piani possono intrecciarsi, ma non coincidono necessariamente.


Rispetto alla domanda “Sono io a volermi trasformare? oppure è mia moglie che mi sta pian piano spingendo senza dirlo apertamente?”. Dai dettagli che riporta, l’ipotesi che sua moglie stia “spingendo” verso una sua femminilizzazione non appare la lettura più lineare. Lei stesso descrive infatti che: queste pratiche sono state soprattutto proposte da lei, sua moglie ha mostrato delle resistenze (lei parla di “gran fatica” nel convincerla), eppure, quando sono avvenute, lei ha sperimentato un piacere intenso, con un desiderio che poi è aumentato.
Il commento ironico di sua moglie (“Mettila tu”) può avere vari significati: una modalità di difesa, imbarazzo, distanza, provocazione, oppure un modo per sottrarsi senza entrare nel merito. Ma da solo non dimostra necessariamente un’intenzione di “trasformarla”. Piuttosto, sembra indicare che tra voi c’è un’area erotica che non viene affrontata con chiarezza e che rischia di diventare un terreno di equivoci e tensioni.


La questione centrale, a mio avviso, non è tanto stabilire se lei “sta diventando una femminuccia” (formula che comprendo nel suo significato emotivo, ma che rischia di farla sentire in allarme), quanto capire:
-Che cosa rappresenta per lei il pegging? E’ solo piacere fisico? Ha un significato relativo a vissuti di abbandono o di fiducia? E’ trasgressione? E’ una forma di riparazione per una mancanza?
-Che emozioni si attivano prima, durante e dopo queste pratiche: prova eccitazione, senso di colpa/rimorso, vergogna, paura di essere giudicato, sollievo?
-Che cosa cambia nella relazione quando sua moglie assume quel ruolo: si sente desiderato? visto? “finalmente appagato”? si sente umiliato/controllato?
-Perché questa accelerazione negli ultimi mesi: c’è stato un cambiamento nella sua vita, nel corpo, nella relazione, nella qualità dell’intimità, o nel suo modo di percepire il tempo e i desideri?
Questo tipo di esplorazione è spesso ciò che permette di trasformare questi aspetti inspiegabili in una comprensione più profonda di sé.

Aggiungo che in una coppia, nessuno dovrebbe sentirsi costretto a pratiche che non desidera, così come nessuno dovrebbe sentirsi invisibile nei propri bisogni. Per questo è fondamentale creare un dialogo non accusatorio, centrato su desideri e limiti (“mi piacerebbe…”, “mi manca…”, “mi ferisce quando…”, “per me è un confine…”), negoziare alternative realistiche (anche graduali) che rispettino entrambi e chiarire se la vostra sessualità sta diventando un campo in cui uno dei due “subisce” o “acconsente controvoglia”. Questo punto è cruciale per la tenuta della relazione.

Data la complessità del quadro (frustrazione di lunga durata, nuove pratiche, timori identitari, dinamiche di coppia), un percorso con uno psicologo con competenze sessuologiche potrebbe aiutarla a: mettere ordine tra desideri, fantasie, identità e colpa, comprendere il significato personale e relazionale di queste pratiche, e migliorare la comunicazione erotica con sua moglie.
In parallelo, se sua moglie fosse disponibile, una consulenza di coppia centrata sulla sessualità può essere molto efficace: non per “convincere” l’altro, ma per costruire un terreno comune, rispettoso e praticabile, in cui entrambi possiate sentirvi al sicuro e riconosciuti.
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
Innanzitutto desidero dirle che i desideri sessuali, le fantasie e le preferenze erotiche non definiscono da soli l’identità di una persona, né tantomeno ne riducono la dignità o il valore. Il piacere, le sensazioni che le procurano soddisfazione e il modo in cui esprime la propria sessualità sono aspetti profondamente umani e variabili da individuo a individuo.

Quello che emerge dal suo racconto è un bisogno di soddisfazione sessuale che non trova piena risposta nella relazione attuale come è stata fino ad ora. È comprensibile che questo crei frustrazione: quando un desiderio resta insoddisfatto per lungo tempo, la mente e il corpo cercano nuove strade per stare bene.

Parlare di “femminilizzazione” può a volte essere una metafora culturale oppure un modo per dare un nome a emozioni di vulnerabilità, passività, piacere estetico o erotico. Ciò non significa automaticamente che lei si stia trasformando in una donna o che stia perdendo la sua identità maschile. In molti casi, l’esperienza erotica è complessa e comprende fantasie e ruoli che non coincidono con l’identità di genere o con il modo in cui ci definiamo nella vita quotidiana.

Da una prospettiva relazionale, ciò che più conta non è tanto “etichettare” ciò che accade, ma comprendere cosa quei desideri significano per lei, come li sperimenta e come possono essere negoziati con la sua partner in modo rispettoso per entrambi.

Nel suo racconto non vedo una spinta intenzionale da parte di sua moglie verso una trasformazione di identità, quanto piuttosto una negoziazione lenta e parziale di pratiche sessuali e confini. L’ironia o la resistenza che lei percepisce da parte sua non necessariamente indica un desiderio di plasmare la sua identità, ma può esprimere insicurezze, limiti personali o difficoltà nella comunicazione di certi desideri.

Per questo motivo, potrebbe essere utile esplorare insieme alcune domande, ad esempio cosa significa per lei, a livello profondo, praticare o ricevere certi gesti erotici?
Quali emozioni legate alla mascolinità, alla vulnerabilità o al piacere si attivano in lei quando pensa a questi desideri? Come si sente sua moglie quando questi argomenti emergono nella conversazione?

Una comunicazione aperta, empatica e non giudicante — possibilmente con l’aiuto di un professionista esperto in sessuologia o in terapia di coppia — può aiutarvi a comprendere meglio i reciproci bisogni e i modi in cui soddisfarli, nel rispetto dei confini di entrambi.

Le sue esperienze non sono un “errore” né un segno di perdita di identità: sono parte di un percorso di scoperta di sé e di negoziazione di una relazione affettiva e sessuale complessa. Accogliere questa complessità con curiosità e senza fretta può portare a maggiore consapevolezza e soddisfazione.

Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Capisco la confusione e il disagio che descrive. In chiave strategica, più che chiederci “chi sto diventando”, è utile osservare come state cercando di compensare una frustrazione sessuale mai affrontata apertamente. Le pratiche che nomina non indicano una femminilizzazione, ma un tentativo di ritrovare piacere e riconoscimento dentro un equilibrio di coppia bloccato da anni. Il punto non è il ruolo o l’identità, ma la mancanza di uno spazio condiviso di desiderio. Senza un confronto guidato, il rischio è che la soluzione diventi il problema. Un lavoro mirato di coppia o individuale può aiutare a rimettere ordine senza giudizi.
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, cosa le serve sapere cosa le sta accadendo? Partirei da qua, prima di andare oltre. Buona vita.
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
La ringrazio per la sua onestà. Come psicologo con un pò di esperienza nell'ambito della sessualità, posso dirle che quanto sta vivendo nel 2026 non è necessariamente un segnale di perdita della sua identità maschile, ma piuttosto una profonda trasformazione del vostro equilibrio di coppia.
Ciò che descrive sembra essere una risposta adattiva a una frustrazione sessuale durata trent’anni: la mancanza di reciprocità l'ha spinta a cercare nuove forme di gratificazione. In un'ottica sistemica, la battuta di sua moglie "mettila tu" ha agito come un'autorizzazione relazionale che le ha permesso di esplorare una parte di sé che desiderava sperimentare l'abbandono e il piacere passivo.
Non si tratta di una "trasformazione in femminuccia" indotta dall'esterno, ma di una sua scelta, inizialmente compensativa e poi diventata consapevole, di integrare pratiche come il pegging nel suo repertorio erotico. È molto comune che, dopo anni di ruolo attivo e normativo, un uomo cerchi sollievo e piacere intenso nel cedere il controllo.
Il fatto che sua moglie abbia accettato di praticare lo strap-on indica che, nonostante le sue iniziali resistenze sulla lingerie, esiste un canale di comunicazione aperto su cui lavorare. Le suggerisco di non temere questa evoluzione, ma di monitorare come entrambi vi sentite dopo questi incontri. Se desidera approfondire questi nuovi equilibri, può trovare specialisti qualificati tramite il portale di MioDottore o consultare le risorse dell'Associazione Italiana Sessuologia Clinica.
Dott.ssa Flora Bacchi
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Da ciò che descrive non emerge una “trasformazione” né qualcosa che le venga indotto dall’esterno, ma un tentativo personale di adattamento a una frustrazione sessuale protratta nel tempo. Quando un bisogno centrale:in questo caso il sentirsi desiderato, accolto, cercato anche eroticamente non trova spazio nella relazione, può spostarsi su altre modalità espressive. Le pratiche che nomina non definiscono automaticamente un’identità femminile né un cambiamento di genere: parlano piuttosto di una ricerca di sensazioni, di contatto e di riconoscimento che oggi passano attraverso un ruolo più passivo e ricettivo.
È importante distinguere tra comportamento sessuale e identità. Il fatto che lei non abbia “abbandonato il suo ruolo di maschio” indica che non siamo di fronte a una femminilizzazione, ma a una dinamica relazionale in cui il desiderio si è riorganizzato attorno a ciò che è possibile ottenere all’interno della coppia. La frase di sua moglie (“mettila tu”) sembra più una chiusura sul proprio corpo e sulla propria disponibilità erotica che un invito, consapevole o meno, a spingerla verso qualcosa che non sente come suo.
Il punto, più che chiedersi “cosa sto diventando”, è interrogarsi su cosa manca da anni nella vostra intimità e su quanto lei stia rinunciando a essere visto e desiderato per mantenere l’equilibrio di coppia. Un lavoro psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza tra desiderio, adattamento e bisogno affettivo, e a capire se questa strada la sta davvero avvicinando a sé o se sta solo rendendo più tollerabile una frustrazione che meriterebbe di essere affrontata apertamente.

Un caro saluto
Dott.ssa Bacchi
Dr. Simone Gagliardi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongirono
La questione che descrive non riguarda tanto una femminilizzazione in atto, né un processo indotto da sua moglie, quanto una riorganizzazione del suo desiderio a partire da una lunga frustrazione sessuale. Le pratiche che ha iniziato a esplorare sembrano funzionare come uno spostamento del luogo del godimento: da una sessualità in cui la richiesta resta insoddisfatta a una posizione in cui il corpo diventa il centro dell’eccitazione, anche attraverso il rovesciamento del ruolo attivo-passivo.

Il piacere che trae da queste esperienze non implica automaticamente il desiderio di “diventare donna”, né l’abbandono della sua identità maschile; indica piuttosto che il godimento ha trovato una via alternativa rispetto a quella che, nella relazione coniugale, si è mostrata impraticabile o rigidamente limitata. In questo senso, la lingerie, il pegging, l’uso di oggetti non sono tanto segni di una trasformazione identitaria quanto strumenti attraverso cui il desiderio ha potuto esprimersi dove prima incontrava un blocco.

Il punto non è stabilire se qualcuno la stia spingendo a diventare altro, ma capire cosa di ciò che sta scoprendo di sé la attrae e cosa, invece, la mette in allarme.
Buongiorno, la pratica del Pegging è abbastanza diffusa e rientra nelle pratiche che possono portare piacere e appagamento nella relazione di coppia. Se questa abitudine ha riacceso e stimolato la vostra vita sessuale in senso positivo, dovuta alla sperimentazione di nuove pratiche, non è assolutamente da demonizzare. Anche il "gioco" dell'indossare la lingerie della Sua compagna, se fantasia condivisa, discussa e voluta da entrambi, da cui entrambi traete piacere, non necessariamente indica una Sua propensione alla transizione al genere opposto, cosi come il pegging. In ogni pratica sessuale se le persone coinvolte hanno discusso e concordato il consenso non c'è alcun tipo di problema nel praticarla. Rispetto alla questione della frustrazione dell'appagamento orale che è stato "sostituito" dalla pratica del pegging (se ho capito bene), probabilmente sarebbe da approfondire meglio, sia all'interno della coppia affrontando l'argomento, sia con l'aiuto di professionisti della sessualità (sessuologi/ghe) che possano contestualizzare la vostra storia individuale e di coppia e potervi aiutare nel dare una cornice ai vostri vissuti in merito a questo. Spero di aver risposto, in ogni caso resto a disposizione!
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Caro utente,

Da quanto racconti, sembra che tu stia esplorando aspetti della tua sessualità e del tuo desiderio che finora erano rimasti inespresso. È normale, a qualsiasi età, sentire curiosità o attrazione verso pratiche nuove o ruoli diversi, e questo non significa necessariamente un cambiamento della tua identità di genere. Provare piacere nel ruolo passivo, nel pegging, nell’uso di lingerie o di falli artificiali non implica automaticamente voler diventare donna; molte persone sperimentano fantasie o pratiche erotiche che includono elementi “femminili” o di sottomissione senza modificare il proprio senso di sé come maschio.

La dinamica con tua moglie sembra aver creato nuove possibilità di esplorazione, ma questo non vuol dire che lei stia “trasformandoti”. Piuttosto, si è aperto uno spazio condiviso di sperimentazione che prima non esisteva. Può essere utile fermarti a riflettere su quanto di queste pratiche ti attrae davvero per te stesso e quanto invece è legato alla dinamica con tua moglie. Tenere un diario delle emozioni e delle fantasie può aiutare a chiarire cosa desideri personalmente e cosa ti dà piacere condiviso.

Parlare apertamente con tua moglie di ciò che ti fa stare bene e di cosa vorresti provare può ridurre ansia, sensi di colpa o incomprensioni, rispettando sempre i limiti di entrambi. Se senti confusione o disagio rispetto alla tua sessualità o al desiderio di esplorazione, un percorso con uno psicologo o un sessuologo può aiutarti a distinguere tra fantasia, desiderio sessuale e identità di genere, e a gestire eventuali sensi di colpa o frustrazione.

In sintesi, quello che descrivi rientra nell’ambito della variazione della sessualità adulta e delle fantasie erotiche. Non implica automaticamente una trasformazione di genere né che tua moglie stia spingendo in un senso o nell’altro. L’importante è capire cosa vuoi tu, comunicarlo, e vivere il piacere senza colpe.
Saluti,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Dott.ssa Filippina Romano
Psicologo, Psicologo clinico
San Casciano in Val di Pesa
Gentilissimo,
La sessualità ha tante sfaccettature, non esiste un modo univoco per vivere ed identificarsi. Mi concentrerei più sul proprio sentire e, nel rispetto del partner, esplorare i vissuti, i bisogni e i significati delle pratiche adottate.
Buongiorno, è importante tenere presente che fantasie, desideri e pratiche sessuali non definiscono automaticamente l'identità di una persona.
Il piacere legato a pratiche di vario genere (cross-dressing, pegging...) possono esistere senza che questo implichi femminilizzazione identitaria, cambiamento di genere.
E' bene tenere a mente che non dobbiamo confondere desiderio erotico con identità personale.
In una coppia ogni pratica sessuale dovrebbe essere vissuta con consenso pieno, reciproco e senza nessuna forzatura.
Se la moglie all'inizio ha accettato di sperimentare alcune richieste non significa che si sente a proprio agio nel proseguire questo percorso.
Perciò è necessario evitare che la sessualità diventi uno spazio di pressione o di squilibrio.
Il rischio è che il partner possa sentirsi non rispettato nei propri limiti.
Il consiglio che le posso dare è quello di riuscire ad ascoltare le reazioni emotive della moglie senza cercare di convincerla; distinguere quello che rappresenta un suo bisogno personale da ciò che può essere condiviso nella coppia.
Le fantasie erotiche non sono patologiche, ma diventano problematiche quando prevalgono sul rispetto dei confini dell'altro o quando generano tensione nella coppia.
La strada più indicata sarebbe quella di un confronto guidato, preferibilmente con un professionista, che permetta di tutelare sia il diritto al desiderio sia quello del limite.
La saluto
Dott. Natale Montalto
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Verona
Comprendo il tuo malessere, quello che tu esprimi da 30 anni a tua moglie, non è altro che un tuo bisogno sessuale per sentirti bene con il tuo corpo insieme a lei. Nella vita di coppia si è in due, ognuno ha un proprio punto di vista e dei propri gusti. Quando si fanno delle proposte, non sempre la risposta è quella che ci aspettiamo. In questo caso si può comunque giungere ad un punto d'incontro per entrambi e provare piacere, soddisfazione tutti e due. Per quanto riguarda il discorso dell'indossare la lingery femminile e il praticare pegging, non vedo questo grosso ostacolo. Semplicemente attuando queste pratiche ti senti bene, ti piace e non devi obbligatoriamente dargli un nome. Non c'è cosa più bella che sentirsi liberi sotto l'aspetto della propria sessualità e non sempre la si conosce in profondità e consapevolmente. La sessualità di ogni persona è unica, non serve definire un nome o un orientamento. Se senti il bisogno di parlare con qualcuno, puoi fare affidamento su di me.
Dott. Federico Bartoli
Psicologo clinico, Psicologo
Prato
Buongiorno, dalla situazione che ha descritto si percepisce molta frustrazione e disorientamento, per questo le consiglio di parlarne con uno specialista (psicologo o sessuologo). Una domanda che mi verrebbe da farle è: prima dell'inizio di queste pratiche (30 anni fa giusto?) aveva mai avuto la tendenza a indossare abiti femminili?

Rimango a disposizione

dott. Federico Bartoli
Buongiorno leggo con attenzione il suo messaggio e mi sembra di percepire una forte preoccupazione in lei. Credo che sarebbe opportuno discutere di questo tema oralmente per poter capire cosa di questo le crea spavento e come poterla aiutare a stare meglio

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