Buongiorno, vorrei chiedere un parere professionale rispetto a una dinamica familiare che sta creand

28 risposte
Buongiorno, vorrei chiedere un parere professionale rispetto a una dinamica familiare che sta creando disagio sia a me sia alla mia compagna.

Io ho 26 anni e lavoro da circa 11 anni. Ho iniziato molto giovane nel retail, dove ho raggiunto ruoli di responsabilità in tempi relativamente rapidi (prima posizione manageriale a 23 anni), per poi intraprendere un percorso nel settore musica/spettacolo, che oggi rappresenta il mio ambito professionale principale.

Negli ultimi anni ho coinvolto la mia compagna in alcuni progetti lavorativi concreti. In particolare, ha collaborato a un festival di dimensioni importanti, svolgendo un lavoro che è stato riconosciuto e apprezzato da colleghi e professionisti del settore, con risultati tangibili e responsabilità reali. Per lei è stata un’esperienza significativa, anche dal punto di vista professionale.

La difficoltà riguarda il rapporto con i suoi genitori, che sembrano leggere tutto questo in modo molto diverso. Abbiamo spesso la percezione che il mio percorso venga ridimensionato o svalutato, ad esempio facendo intendere che i risultati ottenuti siano stati facilitati da mio padre, che io abbia avuto un percorso “facile” o che il mio lavoro non rappresenti una professione solida o reale quanto un impiego più tradizionale.

Parallelamente, ci sembra che anche l’esperienza professionale della loro figlia venga poco riconosciuta: nonostante abbia preso parte a progetti concreti e impegnativi, il messaggio implicito appare essere che ciò che fa nel mio ambito sia poco più di un “gioco”, o comunque qualcosa di non paragonabile a un lavoro “vero”.

L’aspetto che ci crea maggiore confusione è una forte percezione di contraddizione da parte loro: da un lato io vengo descritto, più o meno implicitamente, come un modello professionale poco affidabile o addirittura come una persona che potrebbe “allontanarla dalla realtà lavorativa”; dall’altro, però, il mio percorso è stato oggettivamente caratterizzato da anni di lavoro continuativo, crescita professionale e risultati concreti in più contesti (facilmente verificabili tra l'altro, considerando che la mia attività professionale è pubblicamente esposta).

Questa discrepanza ci lascia spesso disorientati e fa soffrire la mia compagna, che sente di non vedere riconosciuto ciò che sta costruendo.

A complicare il tutto c’è il fatto che nei rapporti diretti i toni sono generalmente cordiali e disponibili, mentre indirettamente emergono giudizi o narrazioni che ci fanno sentire poco compresi o svalutati.

Quale potrebbe essere una chiave di lettura di questa situazione?
Grazie
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Grazie per la sua domanda.
Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come nei momenti di particolare stress, durante problemi di salute o in occasione di cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido supporto.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile delle difficoltà. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute.
Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità.
Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp al numero 349-75.1 8.934, oppure utilizzando i recapiti indicati sulla piattaforma miodottore.it⁠.
Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri.
Cordiali saluti,
Dott. Michele Scala
Psicologo Psicoterapeuta

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno.
Possono esserci più chiavi di lettura e non è accettabile semplificare.
Questa vostra situazione spesso porta coppie a fare la scelta di un percorso psicologico, considerato anche il fatto che ogni coppia esiste sempre anche all'interno di relazioni verticali, quindi anche con le famiglie di origine.
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, dalle righe che scrive, premesso che bisognerebbe approndire, ciò che lei descrive sembra una spaccatura soprattutto culturale e di esperienza personale tra i genitori della sua compagna e voi due. Mi sembra che loro portino avanti il mito del "posto fisso" che appartneva ad una generazione precedente. In parte certe differenze son difficili da colmare e forse potrebbe esserci da parte vostra un tentativo di dialogo franco su questo, senza entrare chiaramente in una competizione su chi ne sa di più, anche per valutare la profondità delle loro convinzioni. Unoscambio il più possibile franco e sereno se possibile; in ballo c'è la fiducia nei vostri confronti. Se avete bisogno di aiuto a disposizione, anche online. Buona serata Dario Martelli
Dott.ssa Ilenia Ceravolo
Psicologo, Psicologo clinico
Locri
La situazione che descrive può essere fonte di confusione e frustrazione, soprattutto quando si ha la sensazione che i propri risultati o quelli della persona che si ama non vengano pienamente riconosciuti.
Naturalmente non è possibile comprendere dall'esterno quali siano le motivazioni dei genitori della sua compagna. Tuttavia, nelle famiglie può accadere che percorsi professionali percepiti come meno tradizionali o meno prevedibili vengano osservati con maggiore preoccupazione, indipendentemente dai risultati effettivamente raggiunti. In questi casi, i commenti svalutanti possono riflettere più le paure, le aspettative o le convinzioni di chi li esprime che una valutazione oggettiva delle competenze o dei successi ottenuti.
L'aspetto che sembra generare maggiore sofferenza, dal suo racconto, non è tanto il giudizio in sé, quanto il fatto che la sua compagna non si senta riconosciuta nel percorso che sta costruendo e che percepisca una discrepanza tra ciò che vive concretamente e il modo in cui viene raccontato all'interno della famiglia.
Più che cercare una spiegazione definitiva del comportamento dei genitori, potrebbe essere utile comprendere come questa dinamica influenzi il benessere emotivo e l'autonomia della coppia, e quali modalità possano favorire un maggiore senso di sicurezza rispetto alle proprie scelte.

Ilenia Ceravolo, Psicologa
Dott.ssa Alessandra Marra
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno. Comprendo il bisogno importante di riconoscimento che sia lei che la sua compagna avete rispetto al valore della vostra professione e della competenza acquisita negli anni. Spesso nei confronti di alcune professioni ci sono dei pregiudizi e convinzioni invalidanti soprattutto da parte di familiari che guardino al mercato del lavoro con occhi "tradizionali". In realtà il mondo del lavoro nella società attuale è profondamente cambiato ed è in continuo divenire e anche i ragazzi devono imparare ad acquisire nuovi strumenti e nuove competenze in un mercato flessibile. Il fatto che lei abbia una passione, iniziata anche molto presto e costruita negli anni, merita grande ammirazione e riconoscimento. E' importante che anche la sua compagna porti avanti le sue passioni ed interessi seguendo dei propri progetti. Se la sua compagna sente di condividere lo stesso ambito lavorativo senza aver rinunciato ad altri progetti personali, è bene che lo porti avanti e rimanga centrata sui suoi obiettivi; poi il riconoscimento e la comprensione da parte dei genitori potrà avvenire in seguito. La costruzione dell'autonomia richiede che possa cambiare la relazione con i genitori imparando a prendere le distanze dai loro giudizi e dalle loro aspettative anche se fare questo comporta malessere.

Dott.ssa Alessandra Marra
 Mariafrancesca Zaffaro
Psicologo clinico, Psicologo
Volla
Salve, avendo letto tutto cio' descritto la prima domanda che mi verrebbe da farle e': la seguente: quanto e' importante l'opinione di questi familiari nella continuazione della sua carriera e dei suoi obiettivi? Quanto pesa e perche' dovrebbe pesare cosi tanto il feedback fornito da tali persone? Abbiamo davvero bisogno di un loro feedback positivo? Puo' essere tale feedback determinante per il conseguimento delle nostre attivita' e delle nostre scelte? Per quale motivo dovremmo rincorrere necessariamente una risposta positiva da loro? Non possiamo controllare il pensiero degli altri ma possiamo sicuramente cambiare il modo in cui noi reagiamo ad esso, continuando per la nostra strada senza permettere al giudizio altrui di influenzarci. Colui che deve credere nei nostri obiettivi siamo sempre noi stessi , non abbiamo bisogno delle conferme altrui anche perche' cio' significherebbe che le nostre decisioni dipenderanno sempre dall'altro. Forse sarebbe utile proteggersi e selezionare gli argomenti da trattare con tali persone, mantenendo ugualmente un rapporto pacifico. Oltre a questo potrebbe essere insito un bisogno inconscio di sentirsi visti, ma bisognerebbe parlarne in terapia. :)
Dott.ssa Elena Izard
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
le rispondo volentieri in quanto alcuni anni fa ho avuto l’occasione di osservare da vicino nella famiglia allargata una situazione simile a quella da lei descritta, questa volta dal punto di vista del genitore della ragazza.
Posso dirle che verosimilmente gioca un ruolo importante il timore di “perdere” l’amore della figlia e la diffidenza verso un mondo lavorativo diverso da quello più conosciuto.
Ciò non è in contraddizione con l’affetto e la simpatia che un genitore può provare verso il partner del proprio figlio o figlia, anzi sentimenti ambivalenti spesso coesistono.
Credo che il tempo e la costanza potranno dimostrare la solidità dei vostri progetti.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la situazione che descrive è molto comprensibile e tocca un tema frequente nelle relazioni di coppia giovani: il confronto tra il proprio progetto di vita e le aspettative, esplicite o implicite, della famiglia d’origine. Dal suo racconto emerge con chiarezza che non state vivendo solo un disaccordo “sul lavoro”, ma qualcosa di più profondo: il bisogno di sentirvi riconosciuti come adulti, competenti e capaci di costruire una strada autonoma. Quando questo riconoscimento non arriva, soprattutto da figure genitoriali importanti, può nascere un senso di frustrazione e di disorientamento molto intenso. Una possibile chiave di lettura, in ottica cognitivo comportamentale, è che i genitori della sua compagna stiano interpretando la realtà attraverso schemi mentali molto diversi dai vostri. Per molte persone della loro generazione, il concetto di “lavoro stabile e affidabile” è legato a percorsi tradizionali, lineari e facilmente classificabili: contratto fisso, carriera prevedibile, settori considerati socialmente sicuri. Ambiti come musica, spettacolo, eventi o professioni creative vengono talvolta percepiti come instabili o poco concreti, anche quando nei fatti richiedono competenze elevate, responsabilità e continuità lavorativa. Questo non significa che abbiano ragione, ma aiuta a capire perché possano minimizzare risultati che per voi sono oggettivamente importanti. Spesso non si tratta di una valutazione accurata delle competenze reali, bensì di una lettura filtrata da convinzioni preesistenti su cosa sia un “vero lavoro”. Nel suo caso, inoltre, sembra attivarsi un’altra dinamica: quando una persona giovane ottiene risultati significativi in tempi rapidi, alcune persone tendono a cercare spiegazioni esterne (“ha avuto aiuti”, “è stato facilitato”, “ha avuto fortuna”) perché questo rende più compatibile il successo con le proprie aspettative sul mondo. È un meccanismo umano abbastanza comune: attribuire i successi altrui a fattori esterni può essere un modo, spesso inconsapevole, per proteggere le proprie convinzioni o ridurre il senso di distanza rispetto a percorsi percepiti come insoliti. Per la sua compagna la situazione può essere ancora più delicata, perché si trova nel mezzo tra due appartenenze emotive importanti: la coppia e la famiglia d’origine. Quando i genitori svalutano, anche indirettamente, ciò che una figlia sta costruendo, il messaggio che può arrivare è: “non ti vediamo davvero come adulta capace di scegliere”. Questo può generare tristezza, rabbia, senso di colpa e il desiderio continuo di ottenere un’approvazione che forse non arriva mai in modo pieno. Mi sembra significativo anche il dettaglio che sottolinea: nei rapporti diretti i toni sono cordiali, mentre i giudizi emergono indirettamente. Questo tipo di comunicazione ambivalente crea spesso molta confusione, perché da un lato si riceve disponibilità e gentilezza, dall’altro si percepisce una narrazione svalutante. Il risultato è che si finisce per dubitare continuamente della propria percezione: “stiamo esagerando noi oppure c’è davvero un giudizio sotto traccia?”. Probabilmente entrambe le cose possono coesistere: da un lato è possibile che i genitori abbiano realmente delle riserve o delle paure sul vostro percorso; dall’altro, quando ci si sente poco riconosciuti, si tende anche a diventare molto sensibili ai segnali di svalutazione. Per questo è utile distinguere i fatti concreti dalle interpretazioni automatiche che la mente produce. Un altro aspetto importante è che il riconoscimento da parte dei genitori, per quanto desiderabile, non sempre arriva nella forma che vorremmo. A volte continuare a cercare di convincerli del valore del proprio percorso porta solo a un’escalation di spiegazioni, difese e frustrazione. Può diventare un terreno in cui ci si sente costantemente “sotto esame”. In questi casi, il lavoro più utile spesso non è cambiare la visione dei genitori, ma rafforzare la vostra posizione interna come coppia: avere chiarezza sul valore del vostro percorso, sui risultati ottenuti e sulle scelte che state facendo. Quando questa base è solida, il giudizio esterno può continuare a dare fastidio, ma tende ad avere meno potere destabilizzante. Questo non significa chiudere i rapporti o entrare in conflitto aperto. Anzi, mantenere toni rispettosi e relazioni civili è spesso la strada più funzionale. Ma può essere utile smettere gradualmente di cercare una validazione piena da chi, per storia personale o visione del mondo, potrebbe non essere in grado di offrirla completamente. Allo stesso tempo, se questa dinamica sta diventando fonte di sofferenza ricorrente, soprattutto per la sua compagna, potrebbe essere prezioso uno spazio di confronto psicologico. Un percorso può aiutare a comprendere meglio come i giudizi familiari influenzino l’autostima, il senso di legittimità nelle proprie scelte e le dinamiche di coppia. In ottica cognitivo comportamentale, lavorare su questi schemi relazionali permette spesso di ridurre il peso emotivo delle critiche implicite e di costruire confini più sani tra la coppia e le aspettative familiari. In sintesi, la chiave di lettura che vedo è questa: probabilmente non siete di fronte a una valutazione oggettiva del vostro valore professionale, ma all’incontro tra il vostro progetto di vita e un sistema di convinzioni familiari più tradizionale, che fatica a riconoscere percorsi percepiti come non convenzionali. La sfida non è tanto dimostrare continuamente che il vostro lavoro è “vero”, quanto costruire una sicurezza interna che non dipenda esclusivamente dall’approvazione esterna. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Salve, la situazione che descrive evidenzia una discrepanza tra messaggi diretti e indiretti, fonte di confusione affettiva e cognitiva. In ottica TCC è utile distinguere i fatti, il suo percorso oggettivo e verificabile, dalle interpretazioni altrui, spesso filtrate da credenze familiari. Lavorare sui pensieri automatici di svalutazione, allenando una comunicazione assertiva, può ridurre il vissuto di invalidazione. Un percorso con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale può aiutare entrambi a costruire risposte funzionali.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
da quanto descrive, è possibile che i genitori della sua compagna osservino il vostro percorso attraverso criteri di stabilità e successo diversi dai vostri. Non è raro che professioni creative o meno tradizionali vengano percepite con maggiore diffidenza, indipendentemente dai risultati effettivamente raggiunti.
La sofferenza che emerge dal suo racconto sembra riguardare soprattutto il mancato riconoscimento: la sua compagna sente che l'impegno e le competenze sviluppate non vengono pienamente visti e valorizzati dalla propria famiglia.
Talvolta, dietro a giudizi che appaiono svalutanti, possono esserci preoccupazioni, aspettative o difficoltà ad accettare percorsi diversi da quelli immaginati, più che una reale messa in discussione del valore della persona.
Può essere utile chiedersi quanto il vostro benessere dipenda dal riconoscimento dei genitori e quanto sia possibile costruire una maggiore fiducia nel valore delle scelte che state portando avanti.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
La situazione che descrive evidenzia una dinamica presente nei passaggi generazionali, dove i modelli di stabilità tradizionali faticano a comprendere le nuove professioni creative. La svalutazione che percepite dai genitori della sua compagna sembrano nascere da una loro ansia protettiva che si esprime attraverso il disconoscimento dei vostri reali traguardi. Ciò che non rientra in schemi familiari rigidi viene etichettato come "gioco" o "fortuna" per gestire la paura dell'incertezza.
Anche se il disagio che provate è legittimo, la solidità del suo percorso e la concretezza dei risultati di sua moglie sono dati di realtà che non necessitano della approvazione esterna per esistere. Suggerirei di spostarsi dal "cercare di fare capire loro" al "proteggere lo spazio di coppia", rinforzando i vostri confini e la stima reciproca indipendentemente dallo sguardo esterno.
Buongiorno, da ciò che racconta emerge una dinamica delicata, perché non riguarda solo il lavoro, ma il bisogno di sentirsi riconosciuti da figure familiari importanti.

Naturalmente, da fuori non possiamo sapere con certezza cosa pensino i genitori della sua compagna. Però una possibile chiave di lettura è che stiano usando una loro idea di “lavoro sicuro” e “percorso affidabile” per leggere una realtà che forse conoscono poco. Quando un ambito professionale è meno tradizionale, più esposto, creativo o non lineare, può essere facilmente svalutato da chi associa stabilità solo a forme di lavoro più convenzionali.

Il punto, però, è che più voi cercate di dimostrare che il vostro percorso è reale, più rischiate di entrare nel loro tribunale: portare prove, risultati, conferme, riconoscimenti, sperando che prima o poi arrivi la sentenza giusta. Ma se il loro metro di valutazione è diverso, ogni prova può non bastare mai.

Forse il passaggio più utile è spostarsi da “dobbiamo farci riconoscere” a “dobbiamo costruire una posizione adulta e coerente”. La sua compagna può soffrire per il mancato riconoscimento, ma può anche iniziare a non consegnare ai genitori il potere di stabilire se ciò che sta facendo sia vero o no.

Concretamente, eviterei discussioni lunghe per convincerli. Meglio poche frasi ferme e tranquille: “Capisco che possiate vederla diversamente, ma per me questa esperienza è stata reale, utile e importante”. Non per vincere il confronto, ma per segnare un confine.

Se questa dinamica continua a creare sofferenza nella coppia, può essere utile approfondirla in uno spazio psicologico, anche online, per capire come proteggere il vostro progetto senza trasformare ogni giudizio familiare in una prova da superare.

Un caro saluto.
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Da ciò che descrive, la mia riflessione non riguarda tanto la veridicità o meno dei risultati professionali raggiunti, quanto il significato che questi assumono all’interno del vostro sistema familiare.
In molte famiglie, soprattutto quando sono presenti valori legati alla stabilità, alla sicurezza economica o a modelli professionali più tradizionali, percorsi lavorativi innovativi o "meno convenzionali" possono essere osservati con diffidenza, indipendentemente dai risultati ottenuti e dall'impegno della persona. In questi casi il giudizio espresso non parla necessariamente della qualità del lavoro svolto ma delle rappresentazioni e delle preoccupazioni che la famiglia associa a quel tipo di scelta e di percorso...
Potrebbe quindi accadere che i genitori della sua compagna fatichino a riconoscere pienamente sia il suo percorso sia quello della figlia non tanto perché manchino evidenze concrete dei risultati raggiunti ma perché tali esperienze si collocano al di fuori dei loro riferimenti abituali su cosa significhi avere un lavoro “sicuro”, “serio” o “affidabile”. Le direi anche che non è raro che quando un figlio adulto costruisce una propria identità (che sia professionale e/o affettiva, etc...) autonoma emergano tensioni legate al processo di differenziazione dalla famiglia d’origine.
La contraddizione da lei percepita potrebbe indicare proprio una difficoltà a esprimere apertamente dubbi, paure o disaccordi, che finiscono quindi per manifestarsi in forme più implicite. Naturalmente queste sono soltanto ipotesi e sarebbe necessario conoscere più approfonditamente la vostra storia familiare, le modalità comunicative e le dinamiche relazionali coinvolte. Tuttavia, più che concentrarsi sul dimostrare il valore del vostro percorso professionale, potrebbe essere utile interrogarsi su quale funzione abbiano questi messaggi all’interno delle relazioni familiari e su come la coppia possa mantenere una posizione solida e autonoma senza entrare continuamente in modalità giustificative o ricerca di approvazione.

Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Dott.ssa Laura Buttacavoli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, dare una chiave di lettura di tale situazione da lei narrata sarebbe riduttivo in un simile contesto, ma quello che sento di dirle è che bisogna considerare la rete di rimandi dei genitori della sua compagna. Da ciò che racconta emerge un forte pregiudizio nei confronti di mestieri relativi agli ambiti artistici, pregiudizio non raro tra le persone che appartengono a una certa generazione. Ciò non giustifica chiaramente il loro atteggiamento svalutante o il modo in cui voi vi sentiate in merito al non riconoscimento del vostro lavoro e dei vostri successi. Se posso permettermi di dare un consiglio, provocando in lei e, da quel che scrive, soprattutto nella sua compagna un certo grado di sofferenza, potrebbe essere utile una consulenza con uno/a specialista della salute mentale, di modo da individuare in modo preciso la richiesta d’aiuto e mettere a punto un piano terapeutico strategico.
Resto a disposizione per ulteriori richieste o informazioni.
Cordialmente,
Dott.ssa Laura Buttacavoli
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, la situazione che descrive è molto interessante perché, al di là dei contenuti apparenti (il lavoro, i risultati, il settore), sembra muoversi su un piano più profondo, che riguarda riconoscimento, controllo e rappresentazioni familiari.

Provo a restituirLe una chiave di lettura chiara.

Quando dei genitori svalutano, anche in modo indiretto, il percorso del partner della propria figlia, spesso non stanno realmente valutando quel percorso in modo oggettivo. Stanno reagendo a ciò che quel percorso rappresenta per loro. Nel Suo caso, il mondo della musica/spettacolo, la crescita autonoma e anche il coinvolgimento della loro figlia possono essere percepiti come qualcosa di meno prevedibile, meno controllabile e quindi, per loro, meno “sicuro”.

Questo spiega anche la contraddizione che Lei nota: da una parte ci sono dati concreti, verificabili, solidi; dall’altra una narrazione che li ridimensiona. Non è una contraddizione logica, è una coerenza emotiva. Stanno mantenendo una loro idea interna di “lavoro valido” e “percorso giusto”, e tutto ciò che esce da quella cornice tende a essere svalutato per essere riportato dentro qualcosa di più rassicurante per loro.

C’è poi un secondo livello, ancora più delicato: la posizione della loro figlia. Se lei cresce, si afferma in un contesto che non controllano e costruisce qualcosa insieme a Lei, questo può essere vissuto (anche inconsciamente) come una perdita di influenza o come un allontanamento. In questi casi la svalutazione non è solo verso di Lei, ma anche verso il percorso della figlia, proprio perché quel percorso rappresenta autonomia.

Il fatto che nei rapporti diretti i toni siano cordiali ma che emergano messaggi indiretti svalutanti è tipico di dinamiche in cui il conflitto non viene espresso apertamente ma agito in modo più sottile. Questo aumenta il senso di confusione, perché manca un piano esplicito su cui confrontarsi.

La parte più importante, però, è un’altra: il rischio non è tanto quello che pensano loro, ma l’effetto che questo ha su di voi, in particolare sulla Sua compagna. Se lei inizia a interiorizzare questa svalutazione, può crearsi una frattura tra ciò che vive e ciò che sente di “dover dimostrare”.

In questi casi non è utile cercare di convincere i genitori o dimostrare ulteriormente il valore del proprio percorso. Più si entra in quella logica, più si resta dentro il loro sistema di valutazione.

Il lavoro più efficace si fa su due piani: da una parte aiutare la Sua compagna a consolidare una percezione autonoma del proprio percorso, non dipendente dal riconoscimento dei genitori; dall’altra costruire insieme dei confini chiari, anche comunicativi, rispetto a ciò che è accettabile e ciò che non lo è.

Questa situazione, per come la descrive, non è solo un “fastidio relazionale”, ma un punto in cui si intrecciano identità, autonomia e dinamiche familiari profonde. Lavorarci in modo mirato può fare molta differenza, sia per il benessere individuale sia per la stabilità della coppia.

Se vuole, può scrivermi in privato. Possiamo lavorare insieme su questa dinamica, aiutando Lei e la Sua compagna a leggere in modo più chiaro ciò che sta accadendo e a costruire una posizione più solida e protetta rispetto a queste interferenze familiari.
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno,

da ciò che racconta, il punto non sembra essere il valore reale del suo lavoro o delle competenze della sua compagna, ma la difficoltà dei suoi genitori a riconoscere come "sicuro" e "affidabile" un percorso diverso da quello che avrebbero immaginato per lei.

Per questo possono apparire contraddittori: cordiali nei rapporti diretti, ma critici o svalutanti quando parlano delle vostre scelte. Spesso non è una valutazione oggettiva delle capacità, quanto la fatica ad accettare l'autonomia dei figli e percorsi che non comprendono fino in fondo.

Il rischio è che la vostra serenità dipenda dal loro riconoscimento. Più si cerca di convincere qualcuno del proprio valore, più si rischia di sentirsi giudicati.

Come ricorda Giorgio Nardone: "Ciò che ci fa soffrire non è la realtà, ma il modo in cui tentiamo di cambiarla."

Se questa situazione continua a generare disagio, può essere utile approfondire le dinamiche relazionali che si sono create e trovare modalità più efficaci per viverle con maggiore serenità.

Dott.ssa Alessandra Motta, Psicologa Strategica
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Grazie per aver descritto in modo così chiaro e articolato la situazione.
Da ciò che racconta, la difficoltà principale non sembra riguardare tanto i fatti concreti del vostro percorso professionale, quanto il significato che viene attribuito a questi stessi fatti all’interno della dinamica familiare.
In molte situazioni simili può accadere che i genitori facciano fatica a riconoscere come “legittimi” percorsi lavorativi che si discostano dal modello più tradizionale e conosciuto (lavoro stabile, strutturato, con ruoli chiaramente definiti). Questo non necessariamente per mancanza di affetto o di buona fede, ma perché ciò che non rientra nelle categorie familiari di riferimento può essere letto con maggiore diffidenza o sottovalutazione.
Un altro elemento rilevante è la possibile presenza di una dinamica ambivalente: da un lato un atteggiamento relazionale apparentemente cordiale e collaborativo, dall’altro messaggi indiretti di svalutazione o dubbio. Questa discrepanza può generare, come state sperimentando, confusione e un senso di mancato riconoscimento, soprattutto per la sua compagna.
In questi casi, il punto centrale spesso non è “dimostrare” ulteriormente il valore del proprio lavoro (che nel vostro caso sembra essere concreto e riconosciuto nel contesto professionale), ma lavorare sulla differenziazione dei piani: il piano professionale e il piano familiare non sempre seguono gli stessi criteri di valutazione.
Può essere utile chiedersi anche quale funzione abbia, per il sistema familiare, mantenere una certa lettura del vostro percorso: talvolta si tratta di modalità consolidate di interpretazione, aspettative non esplicitate o timori legati all’autonomia della figlia e ai suoi percorsi di vita.
Un ulteriore aspetto importante riguarda la posizione della sua compagna, che si trova in una zona delicata tra appartenenza familiare e costruzione di una propria identità adulta. In queste situazioni, il disagio spesso nasce proprio dal sentirsi non pienamente “riconosciuti” nelle proprie scelte.
Un possibile primo passo non è tanto cercare di convincere o correggere la percezione dei genitori, quanto aiutare la coppia a definire confini più chiari: cosa è necessario condividere, cosa può restare fuori dal confronto, e come tutelare la qualità del vostro legame rispetto a letture esterne svalutanti.
Se la situazione dovesse continuare a generare sofferenza, potrebbe essere utile uno spazio di confronto psicologico, anche breve, per chiarire meglio le dinamiche emotive coinvolte e individuare modalità comunicative più funzionali.
Resto a disposizione.
Filomena Guida
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologo clinico, Psicologo
Assemini
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso una dinamica che, come lei stesso nota, genera una profonda confusione e sofferenza, anche nella sua compagna. Sentirsi "sotto esame" o vedere i propri sacrifici e risultati tangibili descritti come un "gioco" immagino sia un'esperienza emotivamente molto faticosa, soprattutto quando proviene da tali figure. Molto spesso, le famiglie d'origine faticano a riorganizzarsi di fronte alla crescita e all'autonomia dei figli, specialmente quando questa autonomia si esprime attraverso strade percepite come non convenzionali o tradizionali. Nella mente dei genitori della sua compagna esiste probabilmente un copione rigido su cosa sia un "lavoro". Il suo percorso nel mondo dello spettacolo, per quanto solido, precoce e di successo, si muove su coordinate diverse che sfuggono al loro controllo e ai loro parametri di sicurezza. La svalutazione che voi percepite (l'idea del percorso facilitato da suo padre o del lavoro come "gioco") può essere letta come un meccanismo di difesa del sistema familiare: ridimensionare i vostri risultati permette ai genitori di proteggere la propria visione del mondo. La paura che lei possa "allontanare la figlia dalla realtà" descrive proprio il timore del sistema che la figlia si differenzi troppo dalle aspettative familiari. A questo si aggiunge la dinamica della comunicazione ambivalente. I genitori potranno anche non essere pronti a validare questo tipo di carriera, ma questo non toglie valore ai risultati che lei e la sua compagna state costruendo. Ridimensionare queste narrazioni familiari e proteggere la propria coppia e la propria autostima lavorativa è fondamentale. Vi auguro di continuare a investire nei vostri progetti con passione e di ritrovare serenità.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Nei rapporti familiari è buona regola che ognuno risolva i problemi senza interferenza alcuna cioè, nel suo caso, la sua compagna con i suoi genitori senza la sua interferenza. Come all'interno della vostra coppia non dovrebbero "entrare" i rispettivi genitori. Tutto questo in generale, però le situazioni andrebbero indagate ed approfondite in seduta per poter essere maggiormente esaustivi ed efficaci. Mi contatti. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)
Dott.ssa Paola Grasso
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
comprendo anzitutto che questa situazione comporti per lei una serie di fatiche sul piano emotivo. Una possibile chiave di lettura rispetto a ciò che racconta, è che i genitori della Sua compagna stiano valutando il percorso di entrambi attraverso schemi e valori legati alla loro idea di sicurezza, stabilità e riconoscimento sociale del lavoro. La svalutazione che percepite e che ne consegue non necessariamente riguarda le persone o i risultati ottenuti, ma potrebbe piuttosto riguardare ciò che quei percorsi rappresentano ai loro occhi.
La contraddizione che descrive (cordialità nei rapporti diretti e giudizi indiretti ) può indicare una difficoltà ad accettare pienamente l'autonomia adulta della figlia e le scelte che sta costruendo insieme a Lei.
Più che cercare conferme oggettive del valore del Vostro percorso, potrebbe essere utile interrogarsi su quanto il bisogno di essere riconosciuti da loro stia influenzando il benessere della coppia. In alcune situazioni, il passaggio evolutivo consiste proprio nel riuscire a dare valore alle proprie scelte anche quando la famiglia d'origine fatica a legittimarle.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento circa la mia risposta, un saluto - dott.ssa Grasso Paola
Gentile utente, da ciò che racconta emerge una situazione che genera molta sofferenza, non tanto per ciò che viene detto apertamente, ma per quanto viene comunicato in modo implicito. Quando le persone a noi vicine sembrano non riconoscere il valore del nostro percorso, è normale sentirsi frustrati, disorientati e feriti. Tuttavia, quando qualcuno continua a mettere in dubbio o minimizzare evidenze che appaiono piuttosto chiare, non siamo più nel campo della valutazione oggettiva, ma in quello delle rappresentazioni personali, delle aspettative e dei sistemi di valori. Può accadere che molti genitori abbiano un'idea ben definita di cosa significhi avere un "vero lavoro", di cosa dia sicurezza o prestigio, e che facciano fatica ad integrare dei modelli professionali diversi da quelli che conoscono. Spesso, in questi casi, il giudizio riflette in realtà le loro convinzioni e/o paure, piuttosto che il reale valore osservato. Immagino che per la sua compagna la questione sia ancora più delicata, poiché spesso giudizi negativi e critiche possono essere motivo di sensazioni più profonde, come il non sentirsi compresa o sostenuta nelle proprie scelte. In queste occasioni è bene tenere a mente che, il fatto che una persona non riconosca il valore di un percorso, non implica che quel valore non esista, e se il riconoscimento esterno diventa l'unico metro di misura, si rischia di restare intrappolati in una continua ricerca di approvazione. Vi auguro perciò di continuare a sostenervi reciprocamente e di non perdere di vista ciò che avete concretamente costruito; a volte il riconoscimento più importante nasce dalla consapevolezza del proprio percorso, anche quando chi ci è vicino fatica a comprenderlo.
Grazie per aver condiviso questa situazione con tanta cura. Si percepisce quanto entrambi stiate cercando di capire qualcosa che vi pesa davvero.

Una prima cosa che mi sembra utile nominare è la contraddizione che descrivete: toni cordiali nei rapporti diretti, e messaggi molto diversi che arrivano in modo indiretto. Una chiave di lettura che potrebbe risultare utile — pur con tutta la cautela che merita una lettura a distanza — riguarda quello che in psicologia della comunicazione viene definito "doppio legame", questo descrive una situazione in cui coesistono messaggi su livelli diversi che si contraddicono tra loro. Significa che non c'è un conflitto chiaro a cui rispondere, ed è proprio questo a rendere la situazione particolarmente difficile da gestire emotivamente (lasciando di solito, una sensazione di disorientamento e di impotenza).
Sul piano familiare, mi chiedo se parte di quei messaggi indiretti svalutanti non nasca da una preoccupazione genuina da parte dei genitori di lei, espressa però in una forma poco funzionale. Chi è esterno a settori come la musica o lo spettacolo tende spesso a leggerli attraverso l'idea di instabilità, indipendentemente dai risultati reali di chi ci lavora. Non è una lettura giusta, ma può essere utile a non leggere automaticamente quei messaggi come un giudizio personale su di voi, ma come riflesso di un modo diverso di intendere la sicurezza e il lavoro.
Questo non significa che il vostro vissuto sia sbagliato o esagerato, tutt'altro. Il fatto che la vostra compagna non si senta riconosciuta in quello che sta costruendo è qualcosa di reale, e merita attenzione.
Esplorare e approfondire queste dinamiche spesso aiuta a non lasciare che l'opinione degli altri eroda la fiducia in sé stessi, trovando modi di vivere determinate situazioni con maggiore leggerezza.
Vi auguro il meglio e spero di aver dato spunti di riflessione.
Cordialmente,

Dott.ssa Frigerio Rebecca
Dott.ssa Aurora Virga
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Caro "paziente anonimo",
sembrerebbe proprio che i genitori della sua compagna vedano il lavoro nel vostro settore come fortemente "precario" e, preoccupati come qualsiasi genitore possa esserlo per le sorti dei propri figli, cercano di far "aprire gli occhi" sia a lei che alla sua compagna e orientarvi nella scelta di un altro lavoro, a discapito di quelli che possono essere i risultati lavorativi ottenuti da entrambi.
Le ragioni di questo loro comportamento non possiamo saperle con certezza, probabilmente esse sono dettate da una scarsa conoscenza del vostro ambito lavorativo che si potrebbe accompagnare a pregiudizi e falsi miti.
Comprendo anche bene il senso - mi permetto di dire - di frustrazione che potrebbe derivare da una tale dinamica, accompagnata da giudizi o situazioni che vi fanno sentire incompresi e svalutati...
Resto comunque a sua disposizione per ulteriori chiarimenti.

Dottoressa Virga Aurora

Dott.ssa Chiara Micheli
Psicologo, Psicologo clinico
Foligno

Buon pomeriggio, comprendo quanto questa situazione possa risultare faticosa sia per lei che per la vostra relazione. Quando il proprio percorso professionale viene sistematicamente ridimensionato o messo in dubbio, soprattutto da figure significative per il partner, è naturale sentirsi disorientati e toccati nella propria identità.

Dal punto di vista psicologico, una possibile chiave di lettura riguarda il funzionamento del sistema familiare della sua compagna. Ogni famiglia costruisce nel tempo proprie rappresentazioni su cosa sia “un lavoro affidabile”, su quali percorsi siano considerati legittimi e su come si definisce il valore personale. Quando qualcuno, come lei, porta un’esperienza diversa da quella prevista da queste rappresentazioni, può accadere che il sistema reagisca con resistenza, minimizzazione o giudizio. Non sempre si tratta di un giudizio reale sulla persona, ma di una difficoltà a integrare qualcosa di nuovo rispetto ai propri schemi interni.

Un altro elemento importante riguarda la posizione della sua compagna all’interno della sua famiglia. Se anche il suo percorso professionale viene poco riconosciuto, è possibile che esista una dinamica più ampia in cui i genitori faticano a vedere i figli come adulti autonomi, continuando a esercitare un ruolo valutativo o svalutante. In questi casi, la coppia può trovarsi “in mezzo” tra il proprio progetto di vita e le aspettative della famiglia d’origine.

In un’ottica gruppoanalitica, la relazione diventa il luogo in cui queste tensioni emergono e possono essere comprese: ciò che accade fuori dalla coppia spesso risuona dentro la coppia, generando confusione o sofferenza. Dare un nome a queste dinamiche, riconoscerne l’impatto emotivo e costruire insieme un confine più chiaro può essere un primo passo per ritrovare equilibrio.

Se sente che questa situazione sta diventando pesante o sta influenzando il vostro benessere, un percorso di supporto psicologico può aiutarla a comprendere meglio cosa le sta accadendo, a rafforzare le sue risorse e a trovare modalità più funzionali per proteggere la relazione e la sua identità professionale.

Resto a disposizione se desidera approfondire.

Dott.ssa Chiara Micheli
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, da ciò che descrive sembra emergere una dinamica familiare in cui il tema centrale non sia tanto il valore “oggettivo” del suo percorso professionale, quanto il significato che quel percorso assume all’interno degli equilibri familiari della sua compagna.

In alcune famiglie, soprattutto quando i figli intraprendono strade percepite come meno tradizionali o più autonome rispetto alle aspettative familiari, può attivarsi una certa difficoltà a riconoscere pienamente il cambiamento. Talvolta questo porta a minimizzare, razionalizzare o svalutare ciò che non rientra nei propri riferimenti di stabilità e sicurezza. Il lavoro nel mondo artistico o dello spettacolo, ad esempio, può essere letto da alcune generazioni come meno prevedibile o meno “garantito”, indipendentemente dai risultati concreti raggiunti.

È possibile anche che, a livello relazionale, il suo ruolo venga inconsciamente associato al cambiamento della loro figlia: più lei cresce professionalmente e investe in un percorso condiviso con lei, più i genitori possono percepire una perdita di controllo o un allontanamento dai modelli familiari conosciuti. In questi casi la svalutazione indiretta può diventare un modo, spesso non consapevole, per ristabilire un senso di sicurezza o mantenere una posizione di riferimento.

Il fatto che nei rapporti diretti prevalga la cordialità mentre i messaggi svalutanti emergano in modo indiretto fa pensare a una comunicazione poco esplicita del conflitto emotivo sottostante. Questo può generare molta confusione, perché da un lato vi sentite accolti, dall’altro percepite narrazioni che invalidano ciò che state costruendo.

Credo sia importante che la vostra coppia continui a mantenere uno spazio di confronto interno saldo e realistico, distinguendo il riconoscimento esterno dal valore concreto delle esperienze che state vivendo. Il rischio, altrimenti, è che il bisogno di essere legittimati dalla famiglia finisca per pesare più della consapevolezza dei risultati effettivamente raggiunti.

Se desidera approfondire l'argomento, mi rendo disponibile.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa e Psicologa Familiare sistemico-relazionale.
Dott.ssa Francesca Musoni
Psicologo, Psicologo clinico
Mantova
Salve, comprendo la sofferenza che vi può dare questa situazione, il giudizio, soprattutto quando arriva da familiari stretti non è mai facile da gestire.
A volte è più utile focalizzarsi semplicemente sulla propria vita, osservare i dati concreti che vi circondano senza troppe influenze esterne. Se entrambi siete felici e soddisfatti e riuscite a mantenervi economicamente, anche con delle buone prospettive nel futuro non dovete preoccuparvi di altro. Il tempo dimostrerà i risultati del vostro impegno. I genitori, soprattutto se hanno avuto esperienze molto diverse, magari lavori più concreti o manuali, con contratti da dipendente, spesso fanno fatica a concepire come una modalità diversa possa essere una scelta "sicura". Spesso la lettura di questo giudizio, seppur capisco quanto possa essere difficile da realizzare, è probabilmente più quella di protezione, il voler cercare qualcosa che a loro stessi dia un rimando di sicurezza e stabilità.
Resto disponibile per un ulteriore confronto nel caso in cui la mia risposta abbia lasciato dubbi in sospeso. In bocca al lupo per la vostra carriera professionale.
Dott.ssa Giuseppina Carotenuto
Psicologo, Psicologo clinico
Boscoreale
Da quanto descrive, una possibile chiave di lettura è che i genitori della sua compagna fatichino a riconoscere come "stabile" o "affidabile" un percorso professionale diverso da quello che hanno interiorizzato come tradizionale. In questi casi può accadere che i risultati ottenuti vengano inconsapevolmente ridimensionati o attribuiti a fattori esterni, non necessariamente per malizia, ma perché faticano a inserirli nei propri schemi di riferimento.
Inoltre, alcuni genitori possono vivere con preoccupazione i percorsi meno convenzionali intrapresi dai figli, esprimendo tale ansia attraverso critiche, svalutazioni o riconoscimenti parziali.
Più che cercare continuamente una conferma del proprio valore, può essere utile interrogarsi su quanto peso attribuire a questi giudizi. Il riconoscimento familiare è importante, ma non sempre coincide con una valutazione oggettiva delle capacità e dei risultati raggiunti.
Dott.ssa Ginevra Pardi
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Milano
Buongiorno,
dalle sue parole emerge molta sofferenza, soprattutto da parte della sua compagna, che sembra sentirsi poco riconosciuta e compresa dai propri genitori rispetto alle scelte e ai percorsi che sta costruendo.
Comprendo anche il vostro disorientamento nel ricevere messaggi che percepite come contraddittori: da una parte rapporti apparentemente sereni e cordiali, dall'altra la sensazione che il vostro impegno, i risultati raggiunti e le esperienze professionali vissute vengano ridimensionati o svalutati.
Credo però che sia difficile comprendere con certezza quali siano le motivazioni dei genitori. Talvolta possono entrare in gioco preoccupazioni, aspettative o idee diverse rispetto a ciò che viene considerato un lavoro stabile e soddisfacente, ma da qui è difficile andare oltre.
Mi sembra più importante soffermarsi sull'effetto che questa situazione sta avendo sulla vostra coppia e sulla sua compagna. Quando il bisogno di essere riconosciuti dalle persone a cui siamo legati si scontra ripetutamente con la sensazione di non essere visti o compresi, può nascere una sofferenza significativa.
Se questa dinamica sta diventando fonte di disagio costante, potrebbe essere utile parlarne con una psicologa o uno psicologo. Non tanto per cambiare il punto di vista dei genitori, quanto per aiutarvi a comprendere meglio come questa situazione vi stia toccando emotivamente e trovare modalità più funzionali per affrontarla senza che finisca per influenzare il vostro benessere personale e di coppia.
Un saluto, Dott.ssa Ginevra Pardi

Domande correlate

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.

Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.