Buongiorno a tutti,ho 46 anni e da anni soffro di ansia e attacchi di panico...il mio psicoterapeuta
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Buongiorno a tutti,ho 46 anni e da anni soffro di ansia e attacchi di panico...il mio psicoterapeuta anni fa mi ha prescritto il daparox con effetti eccezionali, purtroppo ho dovuto interrompere la cura per problemi a livello sessuale causati proprio da questo medicinale...ho provato allora con il wellbutrin che ha funzionato bene per circa un anno dopo averlo interrotto sono tornati gli attacchi,ora lo sto prendendo da quasi 2 mesi ma non vedo miglioramenti...grazie a chi mi possa dare una spiegazione
Buongiorno,
Capisco quanto possa essere frustrante affrontare l'ansia e gli attacchi di panico, specialmente quando i farmaci non sembrano avere più l'efficacia sperata o causano effetti collaterali difficili da gestire.
Il Daparox (paroxetina) è un SSRI (inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) noto per essere efficace nel trattamento dei disturbi d'ansia, ma può avere effetti collaterali sessuali piuttosto comuni. Il Wellbutrin (bupropione), invece, agisce su altri neurotrasmettitori e ha un profilo di effetti collaterali diversi, con un impatto minore sulla sfera sessuale. Tuttavia, come in molti trattamenti farmacologici, l'efficacia può variare da persona a persona e può succedere che un farmaco che inizialmente funziona bene perde gradualmente il suo effetto.
Potrebbero esserci diverse spiegazioni per la mancanza di miglioramenti attuali. Ad esempio:
Tolleranza al farmaco : Il corpo potrebbe aver sviluppato una tolleranza al principio attivo.
Dosaggio inadeguato : Potrebbe essere necessario rivedere il dosaggio con il medico curante.
Approccio combinato : A volte la terapia farmacologica da sola non è sufficiente. Integrare con una psicoterapia, come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) o l'EMDR, può dare risultati migliori e duraturi.
Cause sottostanti : L'ansia può avere radici profonde che necessitano di essere esplorate in terapia, oltre al trattamento sintomatico con farmaci.
È importante non interrompere o modificare la terapia farmacologica senza il supporto di uno specialista. Considerare un percorso di psicoterapia parallelo al trattamento farmacologico può essere un'ottima strada per lavorare sulle cause dell'ansia e imparare strategie efficaci per la gestione degli attacchi di panico.
Per approfondire e valutare l'approccio terapeutico più adatto al suo caso, il consiglio di rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Capisco quanto possa essere frustrante affrontare l'ansia e gli attacchi di panico, specialmente quando i farmaci non sembrano avere più l'efficacia sperata o causano effetti collaterali difficili da gestire.
Il Daparox (paroxetina) è un SSRI (inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) noto per essere efficace nel trattamento dei disturbi d'ansia, ma può avere effetti collaterali sessuali piuttosto comuni. Il Wellbutrin (bupropione), invece, agisce su altri neurotrasmettitori e ha un profilo di effetti collaterali diversi, con un impatto minore sulla sfera sessuale. Tuttavia, come in molti trattamenti farmacologici, l'efficacia può variare da persona a persona e può succedere che un farmaco che inizialmente funziona bene perde gradualmente il suo effetto.
Potrebbero esserci diverse spiegazioni per la mancanza di miglioramenti attuali. Ad esempio:
Tolleranza al farmaco : Il corpo potrebbe aver sviluppato una tolleranza al principio attivo.
Dosaggio inadeguato : Potrebbe essere necessario rivedere il dosaggio con il medico curante.
Approccio combinato : A volte la terapia farmacologica da sola non è sufficiente. Integrare con una psicoterapia, come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) o l'EMDR, può dare risultati migliori e duraturi.
Cause sottostanti : L'ansia può avere radici profonde che necessitano di essere esplorate in terapia, oltre al trattamento sintomatico con farmaci.
È importante non interrompere o modificare la terapia farmacologica senza il supporto di uno specialista. Considerare un percorso di psicoterapia parallelo al trattamento farmacologico può essere un'ottima strada per lavorare sulle cause dell'ansia e imparare strategie efficaci per la gestione degli attacchi di panico.
Per approfondire e valutare l'approccio terapeutico più adatto al suo caso, il consiglio di rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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Gentilissima, mi permetto una precisazione. lo psichiatra prescrive farmaci, se il suo psicoterapeuta è anche medico psichiatra è spiegato... credo possa esserle utile approfondire la natura del suo malessere con un terapeuta, proprio per capire quali aspetti attribuire effettivamente al farmaco, se o quale di questi ultimi fa al caso suo... in qualunque caso affrontare la problematica con uno specialista, che la possa accogliere e ascoltare e raccogliere le informazioni più utili per il suo piano terapeutico... talvolta in solitudine risulta complesso curarci, e "sostituire" farmaci autonomamente in genere non è la migliore delle soluzioni... chieda aiuto ad uno specialista signora!
Gentile paziente,
i farmaci aiutano i pazienti a ridurre la sintomatologia, ma ogni tanto deve rivedere e riaggiustare la cura con l'aiuto del suo psichiatra. Se vuole però puntare ad una risoluzione più efficace e autonoma del problema deve pensare ad una buona psicoterapia, in cui può aprirsi con un professionista di fiducia, scoprire meglio se stesso, le cause profonde delle proprie difficoltà e lavorare su di esse.
i farmaci aiutano i pazienti a ridurre la sintomatologia, ma ogni tanto deve rivedere e riaggiustare la cura con l'aiuto del suo psichiatra. Se vuole però puntare ad una risoluzione più efficace e autonoma del problema deve pensare ad una buona psicoterapia, in cui può aprirsi con un professionista di fiducia, scoprire meglio se stesso, le cause profonde delle proprie difficoltà e lavorare su di esse.
Caro utente, la risposta ai farmaci è soggettiva nel senso che ogni farmaco può funzionare bene per molte persone ma non per tutti. Per questo motivo è importante rivolgersi allo specialista corretto che in questo caso é un medico psichiatra. Lo psichiatra valuterà i bisogni e le condizioni fisiche/mediche generali del paziente ( eventuali altre patologie, medicine e sostanze assunte), imposterà una cura ( farmaco/dosaggi/modalità di assunzione) e monitorerà gli effetti del farmaco in modo da modificare la tipologia e/o il dosaggio delle medicine prescritte, se necessario. Ogni farmaco, infatti, apporta dei benefici ma può anche avere effetti collaterali specifici da persona a persona a seconda della sensibilità di ognuno. E' consigliabile affiancare alla cura farmacologica una psicoterapia che consenta di indagare le cause del malessere e curarlo in modo che, una volta ridotta/interrotta la cura farmacologica, ci siano minori probabilità di ricadute. Il farmaco, infatti, è una sorta di "stampella" che consente ridurre i sintomi per poter lavorare su di sé in terapia. Ulteriore attenzione va posta sulle modalità di assunzione dei farmaci. Interruzioni brusche, infatti, posso portare a volte a effetti indesiderati. Un caro saluto e Buone Feste.
Le consiglio di consultare nuovamente il
suo psicoterapeuta o un medico psichiatra per esaminare la situazione. Potrebbe essere utile fare una valutazione approfondita per capire se è necessario modificare il piano terapeutico o esplorare altre opzioni di trattamento. La sua salute
psichica è molto importante, quindi non esiti a chiedere supporto e aggiornamenti sul trattamento.
suo psicoterapeuta o un medico psichiatra per esaminare la situazione. Potrebbe essere utile fare una valutazione approfondita per capire se è necessario modificare il piano terapeutico o esplorare altre opzioni di trattamento. La sua salute
psichica è molto importante, quindi non esiti a chiedere supporto e aggiornamenti sul trattamento.
Salve,
ha provato un percorso di psicoterapia? Diversi studi dimostrano l'efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale (quando necessario insieme al trattamento farmacologico) per il trattamento dei disturbi d'ansia e attacchi di panico. Infatti, grazie alla psicoterapia, si arriva a comprendere la causa delle proprie sofferenze, mentre assumendo solo il farmaco si lavora solo sul sintomo.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Giovanna Eremitaggio, Psicologa-Psicoterapeuta
ha provato un percorso di psicoterapia? Diversi studi dimostrano l'efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale (quando necessario insieme al trattamento farmacologico) per il trattamento dei disturbi d'ansia e attacchi di panico. Infatti, grazie alla psicoterapia, si arriva a comprendere la causa delle proprie sofferenze, mentre assumendo solo il farmaco si lavora solo sul sintomo.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Giovanna Eremitaggio, Psicologa-Psicoterapeuta
Buonasera, l'utilizzo di farmaci è spesso un validissimo aiuto nella cura di patologia legate all'ansia come attacchi di panico, o disturbi di altro tipo, ma non sempre basta. Mi viene da chiedere se insieme all'assunzione del farmaco, ha fatto anche un altro tipo di lavoro terapeutico e, se non è così, consiglio di intraprendere una psicoterapia, dato che agire solamente sul sintomo non è sempre una strategia efficace sul lungo termine e che questi possono ripresentarsi (anche in altra forma). Bisognerebbe agire sulla causa del disturbo e non soltanto sulla sua manifestazione sintomatica. Ne parli col professionista che la segue, così da integrare terapia farmacologica e psicologica in parallelo.
penso che ansia e attacchi di panico siano un campanello di allarme, qualcosa che nel suo profondo sta urlando e cerca di farsi sentire, oltre ai farmaci per ridurre il fastidio ritengo possa esserle utile una psicoterapia analitica per andare a conoscere i motivi profondi del suo stare mele
Buonasera, i farmaci lavorano sui sintomi ma devono essere affiancati da un percorso di psicoterapia che modifichi la percezione degli eventi che scatenano gli attacchi di panico. Le suggerisco di intraprendere, prima possibile, una psicoterapia.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buongiorno Gentile Paziente
mi sento di suggerirle di approfondire ed intensificare il lavoro in psicoterapia, anche in abbinamento ai farmaci che già prende.
In particolare le consiglio un approccio psicodinamico che sondi le paure ed i conflitti inconsci per arrivare a capire la causa dello stato ansioso e dell'acme rappresentato dall'attacco di panico.
Spesso questi sintomi hanno un elevato significato psicologico ed una grande valenza adattiva: la intrappolano in uno stato di mobilitazione e preoccupazione ma, in controluce, la distogono da altri temi che percepisce come più minacciosi e/o dolorosi.
In pratica provi a pensare che cosa farebbe nella sua vita se non ci fossero questi "attacchi", è possibile che proprio questi progetti la spaventino.
Grazie dell'attenzione ed un cordiale saluto.
Dottoressa Barbara La Bella
mi sento di suggerirle di approfondire ed intensificare il lavoro in psicoterapia, anche in abbinamento ai farmaci che già prende.
In particolare le consiglio un approccio psicodinamico che sondi le paure ed i conflitti inconsci per arrivare a capire la causa dello stato ansioso e dell'acme rappresentato dall'attacco di panico.
Spesso questi sintomi hanno un elevato significato psicologico ed una grande valenza adattiva: la intrappolano in uno stato di mobilitazione e preoccupazione ma, in controluce, la distogono da altri temi che percepisce come più minacciosi e/o dolorosi.
In pratica provi a pensare che cosa farebbe nella sua vita se non ci fossero questi "attacchi", è possibile che proprio questi progetti la spaventino.
Grazie dell'attenzione ed un cordiale saluto.
Dottoressa Barbara La Bella
Gentile utente, mi spiace molto per la sua situazione che si trascina da tempo. Quando parla di psicoterapeuta, intende forse lo psichiatra? Le chiedo questo perché non so se è in atto una psicoterapia, ma se così non fosse, le suggerirei di affiancarla ai farmaci in modo da poter andar più a fondo nella spiegazione della sua ansia e dei suoi attacchi di panico. A disposizione Dott.ssa Angela Ricucci
Per tutto ciò che riguarda i farmaci deve rivolgersi al medico. Se vuole risolvere il problema alla radice le consiglio di seguire una psicoterapia. Su internet può trovare 2 miei articoli sul trattamento degli attacchi di panico e dell'ansia che li causa
Gentile utente di mio dottore,
affianchi al trattamento farmacologico un percorso psicoterapico, vedrà che con il tempo uscirà dalla morsa dei suoi sintomi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
affianchi al trattamento farmacologico un percorso psicoterapico, vedrà che con il tempo uscirà dalla morsa dei suoi sintomi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile signora, Capisco quanto possa essere frustrante non vedere miglioramenti dopo aver ripreso il trattamento farmacologico. È importante ricordare che i farmaci come il Daparox o il Wellbutrin agiscono principalmente sui sintomi, aiutando a gestire l’ansia e gli attacchi di panico nel breve termine, ma non affrontano le cause profonde che li generano.
Spesso, dietro l’ansia, può celarsi una depressione sottostante o conflitti irrisolti che richiedono un lavoro più approfondito. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a comprendere meglio le origini di questi sintomi, esplorando i fattori emotivi, relazionali o esperienziali che li alimentano. Questo approccio permette di andare oltre il sollievo sintomatico, lavorando per rimuovere alla radice il problema e rendendo il farmaco, con il tempo, non più necessario.
Le consiglio di parlarne con il suo psicoterapeuta o con uno specialista per valutare insieme la situazione e costruire un percorso che tenga conto di tutti gli aspetti, sia farmacologici che psicologici. Resto a disposizione per eventuali dubbi o confronti. Dott.ssa S. L.
Spesso, dietro l’ansia, può celarsi una depressione sottostante o conflitti irrisolti che richiedono un lavoro più approfondito. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a comprendere meglio le origini di questi sintomi, esplorando i fattori emotivi, relazionali o esperienziali che li alimentano. Questo approccio permette di andare oltre il sollievo sintomatico, lavorando per rimuovere alla radice il problema e rendendo il farmaco, con il tempo, non più necessario.
Le consiglio di parlarne con il suo psicoterapeuta o con uno specialista per valutare insieme la situazione e costruire un percorso che tenga conto di tutti gli aspetti, sia farmacologici che psicologici. Resto a disposizione per eventuali dubbi o confronti. Dott.ssa S. L.
Buongiorno, è comprensibile che tu stia cercando risposte sui tuoi disturbi e il trattamento farmacologico. Ogni persona reagisce in modo diverso ai farmaci, quindi anche se il Wellbutrin ha funzionato inizialmente, i suoi effetti possono variare nel tempo. Potrebbe essere che il tuo organismo stia vivendo una risposta diversa a questo medicinale in questo momento. Gli attacchi di panico e l’ansia possono essere complessi e multifattoriali, quindi oltre ai farmaci, è importante anche lavorare su altre strategie terapeutiche, come la psicoterapia. Può essere utile discutere con il tuo psicoterapeuta per valutare se sia necessario un aggiustamento del trattamento farmacologico o esplorare altre modalità terapeutiche, come la psicoterapia breve strategica, che potrebbe essere un complemento utile nel trattamento di ansia e panico.
buongiorno, credo sia giusto che lei ne parli con il suo psicoterapeuta e, qual'ora la terapia non sia ancora bastevole per stare meglio, consulti uno psichiatra per la prescrizione di un farmaco adeguato e lo metta in contatto con il suo terapeuta. Un buon lavoro d'equipe è sempre proficuo.
Buongiorno,
per qualsiasi dubbio e domande, è sempre bene rivolgersi a chi ha prescritto la terapia farmacologica, tuttavia si può sempre chiedere un parere terzo da un altro psichiatra. Rispetto agli attacchi di panico, bisogna immaginare il farmaco come se fosse una stampella per un problema alla gamba e la psicoterapia come una riabilitazione: la terapia da sola non può fare miracoli (e la stessa terapia può risultare non più efficace), ma c'è bisogno soprattutto di un lavoro insieme al suo psicoterapeuta.
Cordialmente.
per qualsiasi dubbio e domande, è sempre bene rivolgersi a chi ha prescritto la terapia farmacologica, tuttavia si può sempre chiedere un parere terzo da un altro psichiatra. Rispetto agli attacchi di panico, bisogna immaginare il farmaco come se fosse una stampella per un problema alla gamba e la psicoterapia come una riabilitazione: la terapia da sola non può fare miracoli (e la stessa terapia può risultare non più efficace), ma c'è bisogno soprattutto di un lavoro insieme al suo psicoterapeuta.
Cordialmente.
Buongiorno, la terapia farmacologica porta a risultati duraturi se accompagnata da un percorso di psicoterapia. Le consiglio di parlare con il suo terapeuta esplicitando le sue perplessità in merito al farmaco che sta attualmente assumendo.
Salve Caro Utente
Non mi pronuncio rispetto al tema farmacologico in quanto psicóloga psicoterapeuta quindi non di mia pertinenza
Quello che posso dirle con certezza è che il sintomo “panico” è portatore di un messaggio chiaro che vuole dire che qualcosa nella sua vita non sta andando come dovrebbe e ciò avrebbe bisogno di essere approfondito Se non sta già facendo una psicoterapia in concomitanza alla cura farmacologica difficilmente il sintomo non tornerà
Ci rifletta
Le auguro buone cose
Non mi pronuncio rispetto al tema farmacologico in quanto psicóloga psicoterapeuta quindi non di mia pertinenza
Quello che posso dirle con certezza è che il sintomo “panico” è portatore di un messaggio chiaro che vuole dire che qualcosa nella sua vita non sta andando come dovrebbe e ciò avrebbe bisogno di essere approfondito Se non sta già facendo una psicoterapia in concomitanza alla cura farmacologica difficilmente il sintomo non tornerà
Ci rifletta
Le auguro buone cose
Gentile utente, per la situazione che descrive Le suggerisco, qualora non lo abbia già fatto, di consultare il proprio medico curante e/o lo psichiatra di riferimento, ed esporre loro il quesito qui riportato, così da poter gestire e monitorare la terapia farmacologica che ha descritto tenendo in considerazione gli effetti collaterali riportati. Generalmente, la terapia farmacologica richiede del tempo prima di produrre gli effetti benefici e attesi, una costanza nell'assunzione, e un continuo monitoraggio con lo specialista di riferimento. Inoltre, per la gestione degli attacchi di panico, Le suggerisco di seguire anche un percorso di psicoterapia, qualora non sia già in atto. I farmaci possono essere un valido aiuto ma agiscono sul livello della sintomatologia che, appunto, può tornare o modificarsi non appena varia la terapia farmacologica. Un percorso di psicoterapia abbinato potrebbe aiutarLa a meglio comprendere la funzione e il significato della sintomatologia ansiosa. Le porgo un caro saluto, rinnovandoLe l'invito a consultare il proprio medico.
Buongiorno, ha mai pensato di iniziare un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale? I farmaci posso essere d'aiuto per i problemi d'ansia ma come vede hanno anche delle controindicazioni. La psicoterapia potrebbe aiutarla magari inizialmente in associazione ai farmaci per poi poterli abbandonare definitivamente.
Buongiorno gentile utente e grazie per aver condiviso la sua esperienza. Certamente su un piano farmacologico le consiglio di richiedere una consulenza medica. Attenendomi all'ambito psicologico, la invito a riflettere sulla possibilità di iniziare una psicoterapia per lavorare sulla sintomatologia ansiosa e di panico, vedendone più da vicino le dinamiche che possano influire su di essere. Resto a disposizione per ulteriori riflessioni, anche online. dott.ssa Amelia Capezio
Buongiorno,
La terapia farmacologica può essere un valido alleato per la riduzione della sintomatologia, tuttavia se il problema non viene trattato anche a livello psicologico i sintomi possono permanere e in alcuni casi subire un peggioramento. Un percorso di terapia cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla a sviluppare tecniche e strategie per una corretta gestione della patologia.
Resto a disposizione
La terapia farmacologica può essere un valido alleato per la riduzione della sintomatologia, tuttavia se il problema non viene trattato anche a livello psicologico i sintomi possono permanere e in alcuni casi subire un peggioramento. Un percorso di terapia cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla a sviluppare tecniche e strategie per una corretta gestione della patologia.
Resto a disposizione
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Comprendere e affrontare l’ansia e gli attacchi di panico è un percorso tutt’altro che semplice. È comprensibile che, dopo aver trovato inizialmente beneficio da alcuni farmaci, l’insorgere di effetti collaterali o la perdita di efficacia possa generare frustrazione e senso di smarrimento. Ogni organismo reagisce in modo diverso, e talvolta trovare il trattamento più adatto richiede tempo e una certa pazienza, cosa non facile quando si è provati da sintomi che incidono fortemente sulla qualità della vita. Ciò che vorrei suggerirle è di affiancare alla cura farmacologica anche un percorso di psicoterapia individuale strutturato e continuativo, se in questo momento non lo sta già seguendo. I farmaci, come il Daparox o il Wellbutrin, possono senz’altro aiutare nel contenere i sintomi, ma è spesso il lavoro psicoterapeutico a offrire strumenti più profondi e duraturi per comprendere, affrontare e gestire le radici dell’ansia e del panico. Inoltre, per ogni dubbio, effetto indesiderato o valutazione sull’efficacia del trattamento farmacologico, è sempre fondamentale rivolgersi al medico o allo specialista che ha prescritto la terapia. Solo un professionista che conosce la sua storia clinica potrà valutare in modo adeguato se sia il caso di proseguire, modificare o eventualmente cambiare approccio.
Resto a disposizione anche per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Brescia
Resto a disposizione anche per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Brescia
Buongiorno, capisco quanto sia frustrante affrontare gli attacchi di panico e l'ansia persistente, soprattutto dopo aver provato diverse terapie senza ottenere risultati duraturi. La tua esperienza con il Daparox e il Wellbutrin mostra quanto possano variare gli effetti dei farmaci, non solo per l'efficacia nel trattare i sintomi, ma anche per gli effetti collaterali.
Dal punto di vista psicodinamico, i disturbi d'ansia e gli attacchi di panico spesso riflettono conflitti emotivi e psicologici non risolti, che possono emergere in maniera acuta in periodi di stress o quando certe dinamiche interiori non vengono affrontate. I farmaci, purtroppo, trattano i sintomi ma non sempre risolvono le cause profonde del malessere.
Se non vedi miglioramenti con il Wellbutrin, potrebbe esserci bisogno di un altro approccio terapeutico, sia medico che psicoterapico. Un lavoro più profondo sulla comprensione delle tue emozioni e dei tuoi conflitti interni potrebbe offrirti delle risposte. Potresti anche valutare l'idea di integrare il farmaco con una psicoterapia più intensiva, che ti aiuti a esplorare le radici del tuo disagio.
Dal punto di vista psicodinamico, i disturbi d'ansia e gli attacchi di panico spesso riflettono conflitti emotivi e psicologici non risolti, che possono emergere in maniera acuta in periodi di stress o quando certe dinamiche interiori non vengono affrontate. I farmaci, purtroppo, trattano i sintomi ma non sempre risolvono le cause profonde del malessere.
Se non vedi miglioramenti con il Wellbutrin, potrebbe esserci bisogno di un altro approccio terapeutico, sia medico che psicoterapico. Un lavoro più profondo sulla comprensione delle tue emozioni e dei tuoi conflitti interni potrebbe offrirti delle risposte. Potresti anche valutare l'idea di integrare il farmaco con una psicoterapia più intensiva, che ti aiuti a esplorare le radici del tuo disagio.
Da quanto descrive, la situazione che sta vivendo è piuttosto frequente nei disturbi d’ansia trattati con terapia farmacologica e psicoterapia. Dopo un periodo di buona risposta, può accadere che un farmaco, anche se già utilizzato con efficacia in passato, non produca più gli stessi effetti. Questo non significa necessariamente che il medicinale “non funzioni più”, ma che l’organismo e il sistema nervoso hanno modificato il modo di rispondere.
Il cervello, infatti, si adatta nel tempo ai trattamenti farmacologici e agli stati emotivi prolungati. I sistemi neurochimici coinvolti nell’ansia e nel panico — in particolare quelli legati alla regolazione serotonergica e dopaminergica — possono subire variazioni di sensibilità e sincronizzazione, influenzando l’efficacia della terapia. A ciò si aggiunge il ruolo dell’asse dello stress (ipotalamo–ipofisi–surrene) e dell’infiammazione cronica di basso grado, che condizionano la risposta psicofisica e il tono dell’umore.
È importante considerare anche la dimensione psicologica: dopo esperienze ripetute di ansia, il cervello tende a creare un’aspettativa negativa o un condizionamento emotivo che può amplificare la percezione di inefficacia.
In questi casi, è consigliabile rivalutare la terapia con il proprio psichiatra di riferimento per individuare eventuali aggiustamenti farmacologici o approcci combinati. Sul piano psicologico, è utile un percorso mirato alla regolazione del sistema nervoso autonomo — attraverso tecniche di respirazione, consapevolezza corporea e ristrutturazione cognitiva — che agisca sulla componente somatica dell’ansia.
Un’integrazione sul versante neuroimmunomodulatore, basata su sonno regolare, corretta alimentazione, attività fisica e gestione dello stress, può favorire il recupero dell’equilibrio fisiologico e migliorare la risposta complessiva al trattamento.
In sintesi, ciò che sta vivendo non è un fallimento terapeutico, ma una fase di adattamento neurobiologico che richiede una ricalibrazione mirata, da effettuare insieme al suo specialista di fiducia.
Il cervello, infatti, si adatta nel tempo ai trattamenti farmacologici e agli stati emotivi prolungati. I sistemi neurochimici coinvolti nell’ansia e nel panico — in particolare quelli legati alla regolazione serotonergica e dopaminergica — possono subire variazioni di sensibilità e sincronizzazione, influenzando l’efficacia della terapia. A ciò si aggiunge il ruolo dell’asse dello stress (ipotalamo–ipofisi–surrene) e dell’infiammazione cronica di basso grado, che condizionano la risposta psicofisica e il tono dell’umore.
È importante considerare anche la dimensione psicologica: dopo esperienze ripetute di ansia, il cervello tende a creare un’aspettativa negativa o un condizionamento emotivo che può amplificare la percezione di inefficacia.
In questi casi, è consigliabile rivalutare la terapia con il proprio psichiatra di riferimento per individuare eventuali aggiustamenti farmacologici o approcci combinati. Sul piano psicologico, è utile un percorso mirato alla regolazione del sistema nervoso autonomo — attraverso tecniche di respirazione, consapevolezza corporea e ristrutturazione cognitiva — che agisca sulla componente somatica dell’ansia.
Un’integrazione sul versante neuroimmunomodulatore, basata su sonno regolare, corretta alimentazione, attività fisica e gestione dello stress, può favorire il recupero dell’equilibrio fisiologico e migliorare la risposta complessiva al trattamento.
In sintesi, ciò che sta vivendo non è un fallimento terapeutico, ma una fase di adattamento neurobiologico che richiede una ricalibrazione mirata, da effettuare insieme al suo specialista di fiducia.
Gentile Utente,
come prima cosa mi chiedo se si sia già confrontato con i professionisti che conoscono la situazione e cosa sia possibile fare in merito.
In secondo, qualora fossero terapia essenziali per il Suo benessere, se abbia considerato un supporto rispetto agli effetti collaterali che sta vivendo e come possa meglio conviverci.
Un saluto
come prima cosa mi chiedo se si sia già confrontato con i professionisti che conoscono la situazione e cosa sia possibile fare in merito.
In secondo, qualora fossero terapia essenziali per il Suo benessere, se abbia considerato un supporto rispetto agli effetti collaterali che sta vivendo e come possa meglio conviverci.
Un saluto
Buongiorno, capisco la sua delusione e anche un po’ di scoraggiamento: quando si è trovato un farmaco che ha funzionato molto bene e lo si è dovuto lasciare per effetti collaterali importanti, è naturale sperare che un’alternativa dia lo stesso sollievo. Il fatto che il Wellbutrin abbia aiutato in passato e ora, ripreso, sembri non fare effetto può confondere e far nascere il dubbio che “non funzioni più”.
In realtà succede più spesso di quanto si pensi che una terapia, ripresa dopo una sospensione, non dia gli stessi risultati o impieghi più tempo, soprattutto quando nel frattempo l’ansia e il panico si sono riorganizzati in modo diverso. Il Wellbutrin, inoltre, non è sempre altrettanto efficace sui sintomi ansiosi e sugli attacchi di panico, e questo potrebbe spiegare perché, dopo quasi due mesi, lei non avverta ancora un cambiamento significativo.
È importante non leggere questo momento come un fallimento personale o come qualcosa di irreversibile. Continuare il confronto con chi la segue, integrando il lavoro farmacologico con lo spazio psicoterapeutico che già conosce, può aiutare a capire se serve più tempo, un aggiustamento o una strada diversa. A volte un colloquio fatto proprio nel pieno di questa incertezza permette di rimettere insieme i pezzi e di trovare un equilibrio che tenga conto sia dell’ansia sia della qualità della vita, compresa la sfera sessuale.
In realtà succede più spesso di quanto si pensi che una terapia, ripresa dopo una sospensione, non dia gli stessi risultati o impieghi più tempo, soprattutto quando nel frattempo l’ansia e il panico si sono riorganizzati in modo diverso. Il Wellbutrin, inoltre, non è sempre altrettanto efficace sui sintomi ansiosi e sugli attacchi di panico, e questo potrebbe spiegare perché, dopo quasi due mesi, lei non avverta ancora un cambiamento significativo.
È importante non leggere questo momento come un fallimento personale o come qualcosa di irreversibile. Continuare il confronto con chi la segue, integrando il lavoro farmacologico con lo spazio psicoterapeutico che già conosce, può aiutare a capire se serve più tempo, un aggiustamento o una strada diversa. A volte un colloquio fatto proprio nel pieno di questa incertezza permette di rimettere insieme i pezzi e di trovare un equilibrio che tenga conto sia dell’ansia sia della qualità della vita, compresa la sfera sessuale.
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