Buon pomeriggio cari dottori. Sono una ragazza di 31 anni che è stata lasciata dal proprio fidanzato

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Buon pomeriggio cari dottori. Sono una ragazza di 31 anni che è stata lasciata dal proprio fidanzato qualche settimana fa. La nostra relazione è andata avanti per 6 anni, con diversi tiri e molla dovuti ai nostri caratteri forti e impulsivi, a scelte di vita e lavoro che non sempre ci hanno portato a dare serenità l'uno all'altro. Siamo entrambi a Milano adesso e veniamo dalla stessa città natale, siamo cresciuti insieme in questi anni affrontando cambiamenti importanti insieme ma la nostra relazione credo che abbia preso delle dinamiche tossiche. Lui voleva andare a convivere da tempo, da quando si è trasferito qui a Milano prima di me. Io ero insicura e ho preferito non andare a vivere con lui, sia per la mentalità "retrograde" dei miei genitori, sia perchè la nostra relazione è stata fin dall'inizio non lineare, con incertezze da parte sua nei primi due anni di frequentazione. Sono stata più volte io a inseguirlo, a cercare di fargli capire quanto tenessi a lui mentre lui mostrava avere un atteggiamento evitante, dove più volte di fronte le difficoltà della relazione scappava e reagiva in modo diverso. La sua richiesta di andare a convivere in questi anni è continuata ed è stato uno dei motivi per cui si sono verificate parecchie tensioni nella relazione. Io mi sentivo impaurita nel prendere questa scelta, condividendo con lui in modo trasparente le mie incertezze, la paura di affrontare la reazione dei miei genitori e dopo l'ennesimo mio rifiuto nel prendere questa scelta, lui ha deciso di tradirmi per "vendicarsi". In quel periodo, lui viveva a casa mia a Milano e con altre due mie amiche in modo "temporaneo" per qualche mese, in modo da sperimentare la quotidianità insieme e avevo deciso di ospitarlo perchè avevano venduto la casa in cui era in affitto a Milano. Quando mi ha chiesto di lasciare insieme quella casa per andare a vivere insieme solo noi due, io ho detto di no e nel frattempo mi ha appunto tradita tramite un'app di incontri. Ho scoperto di quell'episodio per caso, perchè una mia collega di lavoro mi scrisse di averlo visto su questa app di incontri. Vivevamo ancora insieme e per me è stato un trauma, perchè non pensavo che potesse reagire cosi. Avrei preferito che chiudesse il rapporto con me piuttosto che pugnalarmi cosi alle spappe. Aggiungo che ero stata tradita anche nella mia precedente relazione con lui, quindi è stata una ferita che si è riaperta. Nel corso degli anni, ha capito di aver sbagliato e io ho provato a perdonarlo, non nascondendo la mia frustrazione per quello che era successo e di base non riuscendo a fidarmi completamente di lui. Inoltre, dal punto di vista psicologico ho accumulato rabbia, litigavamo spesso e io avevo reazioni amplificate forse da questo mio malessere interiore. A volte, non riuscivo a controllare la mia rabbia e questo ci portava a litigare in modo acceso. Nonostante tutto, la relazione è andata avanti per 6 anni perchè di base so che teniamo entrambi all'altro e abbiamo condiviso difficoltà insieme ed esperienze importanti. Come raccontavo all'inizio, non è la prima volta che mi ha lasciata in questi 6 anni, attivando in me il ciclo di rincorrerlo o inseguirlo per spiegargli effettivamente che era meglio lottare di fronte ai problemi insieme piuttosto che scappare. Dopo qualche settimana, ritornavamo insieme ma senza effettivamente risolvere in modo approfondito i problemi che ci portavamo dietro con la stessa responsabilità da entrambe le parti . Dopo l'ennesimo litigio, mi ha lasciata qualche giorno fa. Mi ha detto che non siamo compatibili, che gli fa male lasciarmi andare ma che se continuiamo a stare insieme ci facciamo del male a vicenda, rimanendo in un limbo continuo. Ha detto che ancora mi ama, ma questa volta è la scelta da prendere in modo definitivo dopo che abbiamo provate più volte a sistemare le cose. Credo che entrambi abbiamo le nostre responsabilità, anche se molte volte ho più portato io il carico emotivo di questa relazione rincorrendolo piuttosto che lasciarlo andare quando fosse giusto. In questi giorni sto parecchio male, è difficile accettare questa scelta perchè dentro di me non vorrei lascialo andare definitivamente, provo una profonda tristezza nel pensare che le nostre strade si divideranno definitivamente e vivo nel vuoto. Ha senso che lo insegua ancora una volta ? Vorrei davvero che entrambi ci impegnassimo con un supporto psicologico a crescere in primis come individui singoli e poi, da questa crescita personale, portare il meglio anche dentro la coppia per uscire da alcune dinamiche tossiche e trasformare la relazione in una fonte di serenità per entrambi. Come posso affrontare senza stare ulteriormente peggio questa situazione cosi ingarbugliata e pesante? Potrei aver sviluppato una dipendenza affettiva che mi porta ad avere una percezione diversa della relazione ?
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
Quello che sta vivendo è un dolore profondo, ma anche molto lucido. Dal modo in cui racconta la sua storia si percepisce chiaramente che ha già fatto un lavoro importante di comprensione: vede le dinamiche, riconosce le responsabilità, sente cosa non ha funzionato. E proprio per questo fa ancora più male, perché non è una rottura “senza senso”, ma una rottura che arriva dopo tanto investimento emotivo.
Le dico una cosa con molta sincerità: il punto non è se inseguirlo ancora una volta. Il punto è che questa relazione, così com’è stata fino ad oggi, si è strutturata su un ciclo molto preciso: lui si allontana, lei rincorre, ci si ritrova, ma senza risolvere davvero, e poi tutto si ripete. Questo meccanismo, nel tempo, crea un legame molto forte ma anche molto instabile, che spesso viene vissuto come amore intenso ma che in realtà è alimentato anche da paura, perdita e bisogno.
Lei stessa lo intuisce quando parla di dinamiche tossiche e di possibile dipendenza affettiva. Non è un’etichetta, ma una chiave di lettura: quando una relazione diventa il centro emotivo assoluto, anche quando fa stare male, lasciarla andare sembra impossibile, perché è come perdere un pezzo di sé.
Il tradimento, soprattutto vissuto in quel modo, è stato un evento molto forte. Non solo per il gesto in sé, ma perché è arrivato dentro una relazione già fragile, andando a colpire la fiducia e riattivando ferite precedenti. È normale che da lì in poi si sia accumulata rabbia, difficoltà a fidarsi, reazioni più intense. Non è “troppo”, è una conseguenza.
Quello che lui le ha detto ora – che si fa male a continuare e che non siete compatibili – può essere doloroso da accettare, ma è anche coerente con una dinamica che si ripete da anni. E qui arriva il punto più delicato: tornare insieme senza cambiare davvero queste dinamiche significherebbe, molto probabilmente, ritrovarsi nello stesso punto tra qualche tempo.
Lei ha un’intuizione molto sana quando dice che avrebbe senso lavorare prima su di sé e poi eventualmente sulla coppia. È esattamente così. Ma questo tipo di lavoro non può partire dall’idea di “lo facciamo per tornare insieme”, perché altrimenti si resta ancora agganciati allo stesso schema. Deve partire da lei, dal capire perché ha sentito il bisogno di rincorrere, di tenere insieme la relazione anche quando stava male, di faticare così tanto a lasciar andare.
Il dolore che sente adesso – il vuoto, la tristezza, la difficoltà ad accettare la fine – è reale, ma non è la prova che quella relazione fosse giusta. È la prova di quanto lei abbia investito, di quanto abbia amato e anche di quanto si sia legata a quel tipo di dinamica.
Inseguirlo ancora adesso rischia di riattivare lo stesso ciclo, dandole un sollievo momentaneo ma riportandola dentro qualcosa che l’ha già fatta soffrire molto.
Questa è una fase molto delicata che le attribuisce un'ottima conoscenza della situazione, perché è il momento in cui può davvero cambiare qualcosa, ma solo se smette di guardare fuori (lui, la relazione, il “noi”) e inizia a guardare dentro di sé con più profondità.

Se sente che da sola fa fatica a reggere tutto questo e a mettere ordine tra amore, dolore, attaccamento e paura di perdere, è esattamente il momento giusto per parlare con qualcuno in modo serio, ma assolutamente tranquillo. Non per “dimenticarlo”, ma per capire davvero cosa è successo dentro questa relazione e cosa la tiene ancora così legata.

Se vuole, possiamo lavorarci insieme in uno spazio online dedicato, in assoluta serenità. Situazioni come la sua, se affrontate bene, possono diventare un punto di svolta molto importante: non solo per superare questa rottura, ma per cambiare davvero il modo di vivere le relazioni e non ritrovarsi più in dinamiche che fanno stare così male. Qui c’è molto di più di una storia finita: c’è qualcosa di profondo che merita di essere compreso e trasformato.

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Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Buon pomeriggio,
grazie di cuore per aver condiviso con tanta sincerità la tua storia. Da quello che racconti si percepisce quanto tu abbia investito emotivamente in questa relazione, quanto ci tenessi e quanto dolore stia provocando la sua fine. È normale sentirsi tristi, confusi e persino spaventati di fronte a un cambiamento così importante, soprattutto dopo sei anni di legame intenso e condiviso.
Quello che stai vivendo non è facile: ci sono state dinamiche ripetitive, ferite legate alla fiducia e momenti in cui ti sei sentita in bilico tra il voler inseguire la relazione e la necessità di proteggerti. Tutto questo può generare molta confusione e stanchezza emotiva. È naturale chiedersi se stiamo facendo la cosa giusta, se possiamo “aggiustare” le cose, o se sia il momento di imparare a lasciar andare.
Un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro in cui elaborare queste emozioni, comprendere i tuoi bisogni e riflettere sul tipo di relazioni che ti fanno stare bene, senza sentirsi giudicati. Non si tratta di “forzare” nulla, ma di prendersi cura di sé, passo dopo passo, e trovare modi per sentirsi più centrati e sereni.
Se ti va, possiamo iniziare questo percorso insieme, rispettando i tuoi tempi e i tuoi bisogni, in un ambiente protetto dove puoi parlare liberamente di ciò che senti e provi.
Ti mando un caro saluto e un incoraggiamento a prenderti cura di te stessa in questi giorni così delicati.
Dott.ssa Ionela Zaratti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Grottaferrata
Buongiorno,
la situazione che descrive può essere compresa se osservata da una prospettiva sistemico-relazionale, cioè considerando non solo i vissuti individuali, ma le modalità con cui la relazione si è costruita e mantenuta nel tempo.
La “dipendenza affettiva” può essere letta come l’esito di una dinamica di coppia co-costruita. Nel suo racconto emerge un pattern ricorrente:
- da un lato una posizione più orientata al mantenimento del legame e al riavvicinamento
- dall’altro una tendenza al ritiro e alla presa di distanza
Queste due modalità tendono a “incastrarsi e ad alimentarsi reciprocamente”, creando un equilibrio che, pur essendo fonte di sofferenza, diventa nel tempo stabile e familiare.
In questo senso, la domanda “ho sviluppato una dipendenza affettiva?” può essere riformulata come:
Quale funzione ha avuto per lei il mantenere questa relazione, anche nei momenti di maggiore difficoltà?
Gli elementi che descrive — rotture e riavvicinamenti ripetuti, difficoltà nella gestione del conflitto, tradimento come risposta alla frustrazione — sono coerenti con una relazione entrata in un ciclo interattivo rigido.
Il desiderio di intraprendere un percorso psicologico, anche di coppia, è comprensibile. Tuttavia, seguendo l’analisi della domanda di Carli, è importante soffermarsi su un punto centrale:
Questa richiesta nasce dal desiderio di comprendere sé stessa o dal bisogno di evitare la perdita della relazione?
Un percorso terapeutico risulta maggiormente efficace quando è orientato a sé, alla possibilità di esplorare i propri vissuti, bisogni e modalità relazionali, piuttosto che come tentativo di mantenere il legame a tutti i costi.
In una lettura sistemica, la rottura attuale può essere considerata non solo come una perdita, ma anche come un' interruzione di un ciclo relazionale ripetitivo.
Questo momento può rappresentare un’occasione per interrogarsi su:
- la posizione che Lei ha assunto all’interno della relazione
- i bisogni che sono stati messi in secondo piano
- le modalità con cui ha cercato di mantenere il legame

Qualora il partner dovesse riavvicinarsi, la questione centrale non è tanto la presenza del sentimento, quanto la possibilità di una trasformazione reale del funzionamento relazionale.
Senza un cambiamento condiviso e profondo, il rischio è quello di riproporre le stesse dinamiche già sperimentate.
Più che chiedersi se abbia senso inseguire ancora questa relazione, può essere utile introdurre una domanda diversa:
Cosa significherebbe, per lei, iniziare a non inseguire?
È proprio in questo passaggio che si apre uno spazio terapeutico significativo: non centrato sulla riparazione del legame in sé, ma sulla costruzione di una posizione più consapevole e libera all’interno delle relazioni.
In sintesi, ciò che descrive è compatibile con una dinamica di forte investimento affettivo e difficoltà di separazione, che può essere utilmente esplorata in un percorso personale. Questo lavoro può aiutarla non solo ad affrontare la sofferenza attuale, ma anche a trasformare in modo più ampio il suo modo di stare nelle relazioni.
Dott. Vito Scavone
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Messina
Buongiorno. Dalla sua descrizione emerge una relazione molto intensa ma anche caratterizzata da dinamiche ripetitive: rotture, inseguimenti, ritorni senza una reale risoluzione dei problemi. In questi casi, più che la singola rottura, è il ciclo che si è creato nel tempo a diventare centrale.

La sua difficoltà a lasciarlo andare è comprensibile: sei anni di relazione, esperienze condivise e il ruolo che lei ha avuto nel “tenere insieme” il legame rendono la separazione molto dolorosa. Allo stesso tempo, ciò che lui le ha comunicato appare coerente con la storia che racconta: il riconoscimento di un legame affettivo, ma anche della difficoltà a stare insieme senza farsi male.

La domanda non è tanto se abbia senso inseguirlo ancora, ma cosa accade ogni volta che lo fa: la relazione riparte senza che le dinamiche cambino realmente. Questo può far pensare a una modalità relazionale in cui il distacco attiva una forte spinta a recuperare il legame, anche quando questo è fonte di sofferenza. In questo senso, il dubbio che lei porta sulla possibile dipendenza affettiva è un tema pertinente da esplorare.

Il desiderio di “aggiustare” la relazione attraverso un percorso comune è comprensibile, ma richiede una disponibilità reciproca che al momento non sembra esserci. Il lavoro più utile, ora, riguarda soprattutto la possibilità di stare nel distacco senza riattivare automaticamente il ciclo dell’inseguimento, e comprendere più a fondo cosa questa relazione ha rappresentato per lei e perché è così difficile lasciarla andare.
Gentilissima, grazie per il messaggio.
Quello che mi sembra si possa evincere da quanto scrive, è che quello che sta vivendo non è solo la fine di una storia, ma la fine di un modo di stare in relazione in cui spesso è stata Lei a correre, a spiegare, a trattenere. È comprensibile che una parte di Lei voglia ancora inseguirlo, ma ogni volta che lo ha fatto ha messo da parte sé stessa e il suo bisogno di sentirsi al sicuro.
Oggi, mi permetto di suggerire che, più che chiedersi se “vale la pena riprovarci”, occorrerebbe domandarsi come può proteggersi, come può attraversare questo dolore senza ripetere lo stesso copione. Il vuoto che sente non è un segnale che deve tornare da lui, ma che ha bisogno di spazio per sé.
Mi pare plausibile, al di là dell'etichetta diagnostica, che il bisogno di essere scelta abbia avuto un ruolo importante nel restare in una relazione così faticosa. Ed è proprio per questo che fermarsi, respirare e cercare sostegno potrebbe essere il primo passo per ritrovare sé stessa, non per rincorrere ancora una volta chi si allontana.
La domanda che forse può accompagnarla ora non è “come lo recupero”, ma “come posso prendermi cura di me mentre tutto questo si muove dentro di me”. Resto a disposizione. Un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli
Dott.ssa Barbara Basile
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera,
sicuramente intraprendere un persorso di sostegno psicologico può aiutarla soprattutto in una fase come quella che sta attraversando. Se palra di "dipendenza affettiva" significa che in qualche modo è già consapevole di avere probabilmente una difficoltà da risolvere, non tanto nell'ottica di recuperare questo rapporto, quanto come aiuto in una futura relazione affinché determinate dinamiche non si ripetano.
Non le consiglio di pensare se ricercarlo o meno, ma le consiglio di concentrarsi su se stessa per capire questo rapporto, da lei più volte definito tossico e malato, ha soddisfatto comunque dei suoi bisogni in questi anni o si è innescato su un probabile problema di autostima sul quale dovrebbe lavorare magari.
Spero di averle dato uno spunto di riflessione
Dott.ssa Barbara Basile
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, sono la dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa sessuologa.
Da quello che racconti, il tuo dolore è molto profondo ed è comprensibile: non stai vivendo solo una separazione, ma anche il peso di anni segnati da rotture, rincorse, sfiducia, ferite e dinamiche relazionali molto faticose. Per questo oggi fai così fatica a lasciar andare: non c’è solo l’amore, ma anche un forte legame emotivo costruito dentro un’alternanza continua di vicinanza e distanza.
La domanda più importante, però, non è solo se tu lo ami ancora, ma se questa relazione, così com’è stata vissuta, ti abbia davvero fatto stare bene. Da quello che descrivi emergono aspetti che possono far pensare a una dinamica affettiva molto dolorosa, in cui tu hai spesso portato il peso del tenere insieme il rapporto, rincorrendo, riparando e sperando. In questi casi può esserci anche una componente di dipendenza affettiva, cioè una difficoltà a separarsi nonostante la relazione faccia soffrire.
Per questo, inseguirlo ancora adesso rischierebbe di riattivare lo stesso ciclo, senza portare una vera soluzione. Il desiderio di sistemare tutto è umano, ma spesso quando una relazione si è strutturata in modo così instabile è necessario fermarsi e riportare l’attenzione su di sé, prima ancora che sulla coppia.
In questo momento può esserti utile accogliere il dolore senza trasformarlo subito in azione. Non devi decidere tutto adesso, ma puoi iniziare a chiederti che cosa ti ha trattenuta così a lungo in una relazione che ti ha dato anche tanta sofferenza. Questo è un passaggio molto importante, e farlo con un supporto psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio i tuoi bisogni affettivi, i tuoi punti fragili e il motivo per cui lasciar andare ti sembri così difficile.
Più che cercare ancora lui, oggi sarebbe importante ritrovare te stessa. Da lì si può iniziare davvero un percorso di crescita e di maggiore serenità.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da quanto racconti, stai vivendo una situazione emotivamente complessa e dolorosa, caratterizzata da dinamiche ripetitive di conflitto, fuga e riconciliazione. È naturale provare tristezza, vuoto e confusione dopo la fine di una relazione così lunga e intensa, soprattutto quando ci sono stati tradimenti e cicli di inseguimento emotivo.

Le tue riflessioni indicano una consapevolezza importante: riconosci pattern ricorrenti, come la difficoltà a gestire la rabbia, la tendenza a rincorrere il partner e il peso emotivo che hai spesso portato tu. Questi elementi possono generare un senso di dipendenza affettiva, ovvero una difficoltà a staccarsi nonostante la relazione risulti dolorosa. La dipendenza affettiva non è una colpa, ma un segnale che il legame emotivo ha assunto modalità disfunzionali, che meritano attenzione e lavoro personale.

Per quanto riguarda la tua domanda sul “rincorrere” il partner: in relazioni con dinamiche tossiche o cicli di conflitto, insistere a restare insieme senza un reale cambiamento da entrambe le parti rischia di riprodurre gli stessi schemi dolorosi. La scelta più sicura per te in questo momento è quella di concentrarti sul tuo benessere, sul riconoscimento e sulla gestione delle tue emozioni, piuttosto che sulla riconciliazione immediata.

Percorsi di supporto psicologico, individuale e/o di coppia, possono aiutarti a:

elaborare la separazione e le emozioni legate al tradimento;

comprendere meglio eventuali forme di dipendenza affettiva;

sviluppare strategie per gestire rabbia, insicurezze e comunicazione nelle relazioni future;

capire se una eventuale ripresa della relazione possa essere possibile in modo sano o se sia più opportuno chiudere definitivamente il ciclo.

In sintesi, la tua situazione richiede ascolto, elaborazione e supporto professionale: parlarne con uno specialista ti permetterà di fare chiarezza sui tuoi bisogni emotivi e sulle scelte migliori per la tua serenità.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buon pomeriggio, grazie per aver condiviso una storia così ricca e complessa. Dalle sue parole emerge chiaramente quanto questa relazione sia stata significativa per lei e quanto oggi il dolore della separazione sia profondo. Non sta solo perdendo una persona, ma anche un progetto, delle abitudini, una parte importante della sua vita costruita negli anni. È comprensibile che si senta vuota, confusa e con il desiderio di “fare qualcosa” per non perdere tutto questo. Nel suo racconto si intravede una dinamica che si è ripetuta nel tempo. Da una parte il suo bisogno di vicinanza, di costruzione, di dare continuità alla relazione, dall’altra una modalità più sfuggente da parte del suo ex compagno, con allontanamenti e ritorni. Quando queste due modalità si incontrano, spesso si crea un ciclo in cui uno rincorre e l’altro si ritrae, e ogni rottura riattiva il bisogno di riavvicinarsi senza che però i nodi vengano davvero sciolti. Questo tipo di andamento, nel tempo, può diventare molto logorante e portare a un accumulo di rabbia, frustrazione e insicurezza, proprio come descrive. L’episodio del tradimento sembra aver avuto un impatto molto forte su di lei, anche perché si è collegato a una ferita già presente. Quando la fiducia viene colpita in questo modo, spesso qualcosa dentro resta in allerta, anche se si decide di andare avanti. Questo può rendere più intense le reazioni emotive, più frequenti i conflitti e più difficile sentirsi al sicuro nella relazione. Non è una questione di giusto o sbagliato, ma di come certe esperienze lasciano tracce che poi influenzano il modo di stare insieme. In questo momento la sua mente sembra oscillare tra due spinte molto forti. Da una parte il desiderio di non perderlo e la tentazione di rincorrerlo ancora una volta, dall’altra la consapevolezza che la relazione, così com’è stata, ha fatto soffrire entrambi e si è incastrata in dinamiche che si ripetono. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, quando ci troviamo in queste situazioni è molto comune che la mente si concentri soprattutto su ciò che si perde, amplificando il dolore e il senso di urgenza di “riparare”. Questo può portare a mettere in secondo piano un’analisi più completa di come la relazione funzionava davvero nel quotidiano. La domanda che si pone, cioè se inseguirlo ancora, è molto comprensibile. Allo stesso tempo, può essere utile chiedersi non solo cosa desidera nel breve termine per alleviare il dolore, ma anche cosa è stato realmente sostenibile per lei nel tempo. Le relazioni non si definiscono solo dall’intensità del sentimento, ma anche dalla qualità delle dinamiche che si creano tra le persone. Il pensiero di intraprendere un percorso di crescita, anche eventualmente di coppia, è un’idea molto significativa e matura. Indica che non sta cercando solo di “tornare insieme”, ma di capire e trasformare ciò che non ha funzionato. Tuttavia, questo tipo di percorso può funzionare solo se c’è una disponibilità reciproca e una motivazione condivisa. In assenza di questo, il rischio è di ritrovarsi nuovamente nello stesso ciclo di inseguimento e distanza. Per quanto riguarda il dubbio sulla dipendenza affettiva, il fatto che lei si riconosca nel ruolo di chi rincorre, che fatichi a lasciare andare nonostante la sofferenza e che senta un forte vuoto senza l’altro, sono elementi che meritano attenzione. Non come etichetta, ma come chiave di lettura per comprendere meglio i suoi bisogni emotivi e il modo in cui si attiva nelle relazioni. In questo momento potrebbe essere molto utile spostare il focus da lui a lei. Non nel senso di dimenticare la relazione, ma di iniziare a comprendere più a fondo cosa la porta a restare in certe dinamiche, cosa la fa sentire così legata anche quando sta male, e quali sono i suoi bisogni più profondi nelle relazioni. Questo tipo di lavoro può aiutarla non solo ad affrontare meglio questa separazione, ma anche a costruire in futuro relazioni più stabili e soddisfacenti. Un percorso di supporto psicologico può offrirle proprio questo spazio, aiutandola a mettere ordine tra emozioni, pensieri e comportamenti, e a uscire da schemi che tendono a ripetersi. In un momento così delicato, avere un luogo in cui poter elaborare tutto questo può fare una grande differenza nel modo in cui attraversa il dolore e nelle scelte che farà. Il fatto che lei si stia facendo queste domande, anche se nel dolore, è già un segnale importante di consapevolezza e di desiderio di cambiamento. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
da quello che racconti emerge una relazione intensa, significativa, ma anche faticosa e segnata da dinamiche ripetitive che nel tempo ti hanno ferita profondamente. È comprensibile che oggi tu ti senta nel vuoto, con tristezza, confusione e il desiderio di “non lasciar andare”: stai elaborando una perdita importante.

Rispetto alla tua domanda, inseguirlo ancora una volta rischia di riattivare un ciclo che conosci bene: distanza, rincorsa, riavvicinamento, senza un reale cambiamento. A volte, fermarsi — per quanto doloroso — è ciò che permette di interrompere dinamiche che fanno soffrire entrambi e di creare uno spazio per capire davvero cosa è stato e cosa desideri per te.

Il desiderio che esprimi di lavorare su di te (e, idealmente, sulla coppia) è molto prezioso. Tuttavia, perché un percorso di coppia sia utile, è necessario che ci sia una disponibilità autentica da entrambe le parti. In questo momento, può essere più protettivo per te orientarti su uno spazio individuale, in cui poter elaborare il tradimento, la rabbia, la fatica accumulata e anche comprendere meglio alcuni tuoi bisogni affettivi.

Quando parli di possibile “dipendenza affettiva”, non è tanto una questione di etichette, quanto di osservare alcuni segnali: il sentirti responsabile nel tenere in piedi la relazione, la difficoltà a lasciare andare nonostante la sofferenza, il bisogno di rincorrere l’altro per non perderlo. Sono aspetti che meritano attenzione e cura, senza giudizio.

In questo momento, più che chiederti “come fare per non stare male”, può essere utile chiederti “come posso prendermi cura di me mentre sto male”. Dare spazio a ciò che provi, senza forzarti a stare meglio subito, è già un primo passo importante.

Se senti che da sola è difficile orientarti in questo momento così complesso, un percorso psicologico può offrirti uno spazio sicuro in cui ritrovare chiarezza, stabilità e fiducia nelle tue scelte.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Linda Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno,
quello che descrivi è comprensibilmente molto doloroso, soprattutto dopo una relazione così lunga e intensa.
Dalle tue parole emerge una dinamica che si è ripetuta nel tempo: momenti di rottura, rincorsa e riavvicinamento, senza però risolvere davvero le difficoltà di fondo. In questi casi, continuare a inseguire l’altro rischia di riattivare lo stesso schema che fa soffrire.
Il tradimento e la fatica a fidarti di nuovo sono ferite importanti, che possono aver alimentato rabbia e insicurezza nel tempo.
Più che chiederti se rincorrerlo ancora, potrebbe essere utile chiederti: questa relazione mi faceva stare davvero bene? mi sentivo al sicuro?
Alcuni aspetti che descrivi possono ricordare una forma di dipendenza affettiva, ma è qualcosa che vale la pena comprendere meglio con calma.
In questo momento, prendersi cura di sé e dare spazio al proprio vissuto può essere il primo passo per stare meglio e costruire relazioni più sane in futuro.
Se senti che è difficile affrontarlo da sola, un supporto psicologico può aiutarti a fare chiarezza, hai bisogno di uno spazio dedicato completamente a te.
Resto a disposizione e ti lascio un caro saluto,
dott.ssa Linda Fusco
Dott. Giacomo Muci
Psicologo, Psicoterapeuta
Nardò
Buongiorno.
Ciò che descrive è molto doloroso, ma anche molto lucido. E questa lucidità pare un punto di forza importante da cui partire.
La sua storia di coppia sembra essersi strutturata nel tempo attorno a una dinamica abbastanza chiara: da una parte lei che tende a tenere insieme (rincorrendo, investendo sul legame), dall’altra lui che, nei momenti critici, si sottrae e/o prende decisioni drastiche. Questo tipo di incastro è molto frequent (ma anche molto logorante) perché tende a riattivarsi ciclicamente senza portare a una reale risoluzione delle problematiche.
Veniamo alla domanda principale: ha senso "inseguirlo" ancora?
Per come descrive la relazione, inseguirlo rischierebbe di riattivare esattamente lo stesso schema che si è ripetuto per anni. Non è tanto una questione di volontà o di sentimenti, ma di funzionamento della relazione. E quel funzionamento, fino ad ora, non ha portato benessere. Il vero snodo potrebbe essere lavorare sulla domanda "sente di volerlo rincorrerlo ancora? Se si, perché? Perché lo ha fatto fino ad ora? Cosa, tutto ciò, ci può dire di lei?" Un adeguato spazio terapeutico potrebbe far emergere il perché si trova dentro questa dinamica.
L’idea di lavorare su se stessi è molto valida e potrebbe aiutarla su più fronti.
In questi casi può emergere qualcosa che assomiglia alla dipendenza affettiva, non tanto perché non si può stare senza l’altro in senso assoluto, ma perché l’altro diventa il principale regolatore delle proprie emozioni. Anche questo dovrebbe essere tema da trattare in un contesto terapeutico.
Dott.ssa Giulia Renzi
Psicologo, Psicologo clinico
Mentana
Quello che stai vivendo è sicuramente il dolore della fine di una relazione importante, ma anche qualcosa che si ripete da tempo tra voi due. Da come descrivi la vostra storia, sembra esserci stata spesso la stessa dinamica: lui si allontana, tu lo rincorri, poi tornate insieme, ma senza riuscire davvero a risolvere quello che vi fa stare male. Questo crea un legame molto forte, ma anche molto faticoso, perché resta sempre in equilibrio precario.
Quando ti chiedi se ha senso inseguirlo ancora, in realtà stai toccando un punto centrale del tuo modo di stare nella relazione. Inseguirlo è qualcosa che conosci, che hai già fatto, e che in qualche modo ti dà la sensazione di poter sistemare le cose. Però, se guardi indietro, questo movimento non vi ha mai portati a una stabilità vera.
Il tradimento è stato una ferita importante, non solo per il gesto in sé ma per come è avvenuto. Tu hai provato a perdonare, ma la fiducia non si è mai ricostruita davvero, e la rabbia che senti negli anni successivi parla anche di questo. È come se una parte di te non si fosse mai sentita davvero riparata.
Quando lui oggi dice che vi fate male, è una frase dura ma che, da quello che racconti, contiene una parte di verità. Questo non toglie l’amore che c’è stato, né quello che forse c’è ancora, ma mette in evidenza che il modo in cui state insieme non vi fa stare bene.
Il punto delicato è che tu senti ancora il bisogno di provarci, di non lasciarlo andare, e questo è umano. Però vale la pena chiederti con sincerità cosa ti aspetti che cambi questa volta, se finora le cose sono sempre tornate nello stesso schema.
Forse la vera sfida, oggi, non è riconquistarlo ma fermarti, non inseguire. Restare nel dolore, nel vuoto che senti adesso, senza riempirlo subito cercando lui. È una posizione scomoda, ma anche quella che può farti vedere più chiaramente cosa hai vissuto e cosa vuoi davvero per te.
Rispetto alla tua domanda sulla dipendenza affettiva, non è tanto una questione di etichette. Sembra che in questa relazione tu abbia messo molto di te, a volte anche a costo di restare in una situazione che ti faceva soffrire, come se avessi indossato un vestito che non era della tua taglia, che ti stava scomodo. Questo è qualcosa che può valere la pena esplorare, magari con un supporto tuo, indipendentemente da lui.
Forse oggi non sei chiamata a lottare per tenere in piedi la relazione, ma a stare dalla tua parte, anche se questo significa lasciarlo andare. Fa male, è inevitabile. Ma può anche essere l’inizio di qualcosa di più sano per te.
Quando ci si trova in relazioni molto intense e altalenanti, può emergere una forma di attaccamento che rende difficile prendere decisioni chiare e proteggere il proprio benessere emotivo. In questo momento, la priorità è prenderti cura di te: concederti tempo per elaborare la perdita, capire i tuoi bisogni e stabilire limiti chiari, senza dover forzare la situazione o rincorrere ancora. Il supporto di uno/a psicologo/a può essere molto utile, sia per aiutarti a elaborare la fine della relazione, sia per riflettere sul tuo stile di attaccamento e su come prenderti cura di te stessa nelle relazioni future. Non c’è fretta di decidere ora cosa fare; ma ascoltarsi, capire le proprie emozioni e mettere al centro il proprio benessere è il passo più importante.
Dott.ssa Filomena Anna Ascente
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Padova
Buongiorno, grazie per aver condiviso la tua storia.

Quello che descrivi è il dolore reale di una relazione importante, ma anche un copione che si è ripetuto nel tempo: rottura, distanza, tuo inseguimento, riavvicinamento senza un cambiamento profondo. In termini di analisi transazionale, sembra che tu sia spesso entrata nel Bambino Adattato, spinta dalla paura di perdere il legame, mentre lui tendeva a evitare. Lo spazio dell’Adulto, quello più lucido e responsabile, è rimasto fragile.

Anche il tradimento e il rincorrersi possono essere letti come un gioco psicologico che, pur facendo soffrire, mantiene il legame attraverso carezze negative. È per questo che oggi, anche se fa molto male, inseguirlo ancora rischia di riattivare lo stesso schema.

Il dubbio sulla dipendenza affettiva è comprensibile: più che un’etichetta, indica una difficoltà a lasciare andare nonostante la sofferenza e un forte bisogno di essere scelta e rassicurata.

In questo momento, la cosa più sana è provare a interrompere il copione, restando in una posizione più adulta e prendendoti cura di te. Il supporto psicologico può aiutarti a dare senso a ciò che è successo e a costruire relazioni future più serene.

Un caro saluto
Buon pomeriggio a Lei. Quello che porta è un dolore molto profondo, e si sente quanto questa relazione sia stata importante, non solo per la durata, ma per tutto ciò che avete condiviso e costruito insieme nel tempo. Quando un legame così lungo e intenso si interrompe, non si perde solo una persona, ma anche un progetto, un’abitudine, una parte della propria identità.

Vorrei partire da un punto centrale: ciò che Lei descrive non è una relazione “semplicemente finita”, ma una relazione che negli anni ha assunto delle dinamiche ripetitive e faticose, dove si alternavano avvicinamenti e allontanamenti, inseguimenti e ritiri, momenti di forte connessione e altri di rottura. Questo tipo di andamento, spesso, crea un legame molto potente proprio perché instabile: tiene emotivamente agganciati, alimenta speranza, ma allo stesso tempo logora.

Lei ha colto un aspetto molto importante quando parla di “dinamiche tossiche”. Non è un’etichetta da usare con leggerezza, ma nel Suo racconto emergono elementi chiari: difficoltà a fidarsi dopo un tradimento, rabbia accumulata, litigi accesi, il sentirsi spesso nella posizione di dover rincorrere, e dall’altra parte una tendenza di lui a ritirarsi o a chiudere nei momenti critici. È una danza relazionale in cui entrambi, con modalità diverse, avete contribuito a mantenere il ciclo.

Il tradimento, in particolare, è stato un evento molto impattante. Non solo per l’atto in sé, ma per il significato: è avvenuto in un momento delicato, come risposta a un Suo rifiuto, e questo può aver incrinato profondamente il senso di sicurezza. Anche se ha provato a perdonare, è comprensibile che dentro di Lei sia rimasta una ferita attiva, che poi si è espressa anche attraverso rabbia e difficoltà a fidarsi.

Arrivo alla domanda che sente più urgente: ha senso inseguirlo ancora una volta?

Le rispondo con molta sincerità, ma anche con rispetto per il Suo sentimento: inseguirlo significherebbe rientrare nello stesso schema che si è ripetuto per anni. Uno schema in cui lui si allontana, Lei rincorre, vi ritrovate… ma senza che le basi cambino davvero. E questo, nel tempo, non ha portato a una stabilità, ma a una continua riapertura delle stesse ferite.

Il desiderio che Lei esprime – lavorare su di sé, fare un percorso anche di coppia, trasformare la relazione – è molto maturo e sano. Il punto, però, è che questo può accadere solo se è una volontà condivisa, non se nasce da un inseguimento. In questo momento lui sembra aver preso una posizione di chiusura, dicendo che continuare significherebbe farvi del male. Questo, per quanto doloroso, è un dato di realtà con cui confrontarsi.

Lei mi chiede anche se potrebbe esserci una dipendenza affettiva. Non userei questa definizione in modo rigido, ma ci sono alcuni segnali che meritano attenzione: il sentirsi responsabile del mantenere in vita la relazione, la difficoltà a lasciar andare nonostante la sofferenza, il bisogno di “recuperare” a tutti i costi, il vuoto molto intenso quando l’altro si allontana. Più che etichettarla, lo vedrei come un legame in cui si è investito moltissimo, forse anche oltre ciò che la relazione riusciva a restituire in modo equilibrato.

Come affrontare tutto questo senza stare ancora peggio? Non esiste una strada indolore, e questo è importante dirlo con onestà. Il dolore che sente ora è anche parte del processo di separazione. Tuttavia, può evitare di amplificarlo tornando dentro una dinamica che, finora, non ha funzionato.

Può essere utile, invece, spostare gradualmente il focus da “come recuperare lui” a “come recuperare se stessa”. Questo significa dare spazio al lutto della relazione, ma anche iniziare a guardare con lucidità ciò che questa relazione Le ha dato e ciò che Le ha tolto. Non per svalutarla, ma per integrarla.

Il vuoto che sente ora non è solo assenza di lui, ma anche lo spazio che si crea quando un legame così totalizzante si interrompe. È uno spazio difficile, ma anche l’unico da cui può nascere qualcosa di diverso.

Se sente che da sola è troppo faticoso, un supporto psicologico può davvero aiutarLa a elaborare questa relazione e a comprendere più a fondo i Suoi bisogni affettivi, senza giudizio. Rimango a disposizione, un saluto!
Dott. Umberto Perrone
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buon pomeriggio,

La ringrazio per aver condiviso con tanta profondità la sua esperienza: dalle sue parole emerge quanto questo legame sia stato significativo, ma anche quanto le abbia richiesto energie emotive importanti, tra tentativi di tenere insieme la relazione e momenti di forte sofferenza. È comprensibile che oggi si senta divisa tra il desiderio di non perdere ciò che c’è stato e la fatica di accettare una chiusura che appare molto dolorosa.
In situazioni come questa può essere utile fermarsi non tanto su “inseguirlo o meno”, ma su ciò che questa relazione ha rappresentato per Lei, sui suoi bisogni affettivi e su eventuali dinamiche che si sono ripetute nel tempo. Un percorso psicologico può aiutarla a dare senso a ciò che sta vivendo, a comprendere meglio anche i vissuti di attaccamento e a ritrovare una direzione più centrata su di sé.

Spero di averla aiutata,

Dott. Umberto Perrone
Dott. Andrea Rolla
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, le relazioni sentimentali sono sempre complicate e implicano per forza una quota di "dipendenza" affettiva da un'altra persona che è importante per noi. Mi sembra che da entrambi i lati ci siano forti sentimenti ma anche una difficoltà a esaminare con calma ciò che accade, un supporto psicologico di coppia potrebbe essere una buona idea per esaminare insieme le dinamiche che si sviluppano e vi fanno soffrire
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una relazione intensa ma anche caratterizzata da dinamiche ripetitive di allontanamento, inseguimento, sfiducia e conflitto che nel tempo sembrano aver generato molta sofferenza per entrambi. È comprensibile che oggi lei si senta smarrita, triste e faccia fatica ad accettare la chiusura.
Rispetto alla sua domanda, inseguirlo ancora rischierebbe di riattivare lo stesso ciclo già vissuto più volte, senza garantire un reale cambiamento. Piuttosto, questo momento potrebbe diventare uno spazio importante per fermarsi e riportare l’attenzione su di sé, sui propri bisogni e su ciò che desidera davvero da una relazione.
Il desiderio di lavorare su di sé, anche con un supporto psicologico, è molto prezioso: può aiutarla a comprendere meglio le dinamiche vissute, inclusa una possibile difficoltà a lasciare andare il legame nonostante la sofferenza, e a costruire modalità relazionali più serene e soddisfacenti.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Buonasera,
quello che descrive è una relazione molto intensa segnata da dinamiche ripetitive come inseguimenti, rotture, ritorni, difficoltà a fidarsi e conflitti mai davvero risolti.
Capisco quanto sia doloroso per lei tutto questo, soprattutto dopo tanti anni insieme. Tuttavia, non è la prima volta che vi lasciate e tornate e questo fa pensare che il problema non sia solo “il momento”, ma il funzionamento stesso della relazione. Il tradimento, così come la difficoltà a fidarsi, la sua paura di fare passi importanti e il suo modo di reagire scappando sono tutti elementi che, messi insieme, potrebbero aver contribuito significativamente alla instabilità della relazione.
La sua domanda se abbia senso inseguirlo ancora è centrale e merita un approfondimento per comprendere a fondo quali meccanismi la portano a riattivare lo stesso ciclo che già conosce. Aggiungo che il desiderio di lavorare su di sé e sulla coppia è molto positivo ma funziona se entrambi lo vogliono davvero. Quello che può fare adesso è fermarsi e portare l'attenzione su di sé per comprendere meglio cosa la tenga legata a una relazione che la fa stare male e cosa desidera davvero per il suo futuro. Infine, se vi è una forma di dipendenza affettiva, questa andrebbe comunque approfondita con calma in un percorso personale.
Cordialmente

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