Esperienze
Sono uno Psicologo Clinico abilitato, laureato in Psicologia Clinica e della Salute nel Ciclo di Vita. Ho maturato esperienza nel lavoro con persone in condizioni di fragilità, collaborando con comunità terapeutiche e realtà del terzo settore dedicate alle dipendenze e al reinserimento sociale.
Il mio approccio clinico integra competenze di ascolto, valutazione e intervento psicologico con una forte attenzione agli aspetti relazionali ed etici del lavoro di cura. Parallelamente, coltivo un interesse per la ricerca e la formazione avanzata in psicosessuologia ed etica, ambiti che considero fondamentali per ampliare la comprensione della persona e dei suoi bisogni lungo il ciclo di vita.
Attualmente esercito come libero professionista in studio privato, con l’obiettivo di offrire uno spazio di accoglienza e supporto psicologico che favorisca il benessere, la consapevolezza e il cambiamento.
Mi contraddistinguono empatia, rigore scientifico e la capacità di costruire percorsi personalizzati, calibrati sulle necessità uniche di ciascun individuo. Sono aperto a collaborazioni interdisciplinari e a progetti di ricerca e intervento che mettano in dialogo clinica, formazione e innovazione.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Sessuologia
Principali patologie trattate
- Sindrome da deficit di attenzione e iperattività
- Dolore
- Dispareunia
- Disfunzione erettile
- Crisi
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
50 € -
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Primo colloquio adolescente
50 € -
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Training autogeno
50 € -
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Test psicologici
50 € -
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Test di personalità
50 € -
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Indirizzi (2)
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Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
Via Alfredo Cappellini 14, Messina 98121
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Recensioni
10 recensioni
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P
PB
Mi sono trovato veramente bene con lui, mi ha subito compreso nelle mie problematiche, e mi ha aiutato a superarle
• Studio di Psicologia • Altro •
Dott. Vito Scavone
Ti ringrazio PB, lo apprezzo
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A
AG
Mi sono trovata veramente bene. Il dott. Scavone ti mette a tuo agio ed è molto empatico.
• Studio di consulenza online • consulenza online •
Dott. Vito Scavone
Ti ringrazio per aver condiviso la tua opinione AG.
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E
Elena
Estremamente professionale, empatico e attento! Grazie!
• Studio di Psicologia • colloquio psicologico •
Dott. Vito Scavone
Grazie Elena
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F
FF
Il Dott. Scavone è stato molto professionale, attento ai miei bisogni, lo sceglierei nuovamente
• Studio di Psicologia • colloquio psicologico •
Dott. Vito Scavone
Grazie per la recenzione FF, sono contento che ti sei stat bene
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M
M.S.
Dottore molto professionale e disponibile, sin da subito ho capito che avevo a che fare con la persona giusta. Lo consiglio perché devo dire che l’onestà e la professionalità non sono scontate e con il dottore ho trovato tutto questo.
• Studio di Psicologia • •
Dott. Vito Scavone
Grazie per il feedback M.S, sono contento di quello che abbiamo costruito e dei risultati raggiunti.
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E
Enza
Quando ho deciso di affidarmi ad una persona per farmi aiutare a seguito di un problema che ho avuto, ero titubante. Invece dopo aver parlato ed essermi confrontata con il dottor Scavone mi sono sentita sollevata. La cosa più bella che ho riscontrato nell'affidarmi a lui è stata la completa fiducia e capacità di farmi sentire a mio agio. Un grande professionista.
• Studio di Psicologia • colloquio psicologico individuale •
Dott. Vito Scavone
Grazie per quanto detto, mi fa piacere che ti sei trovata a tuo agio, e sono molto contento che hai trovato la tua strada
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G
G. G.
Mi sono trovato molto bene con il dott. Scavone. È una persona accogliente, attenta e capace di mettere subito a proprio agio. Durante i nostri incontri ho sentito di poter parlare liberamente, senza giudizio, e questo mi ha aiutato a comprendere meglio alcune difficoltà personali. Lo consiglio a chi cerca un professionista serio ma allo stesso tempo umano.
• Studio di Psicologia • colloquio psicologico •
Dott. Vito Scavone
Grazie per le parole spese, per me è importante dare libero spazio a tutti i tipi di esigenze
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F
F.C.
Persona davvero qualificata e professionale, disponibile all' ascolto e particolarmente puntuale e chiara nelle spiegazioni. Caldamente consigliato
• Studio di Psicologia • test psicologici •
Dott. Vito Scavone
Ti ringrazio per le parole spese F.C. mi riempi il cuore di gioia
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E
Elisa
Estremamente empatico e comprensivo, attento ma professionale allo stesso tempo
• Altro • Altro •
Dott. Vito Scavone
La ringrazio sinceramente per le sue parole. Sono felice che abbia percepito attenzione ed empatia, aspetti per me fondamentali nel mio lavoro.
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G
GC
Cercavo da tempo una soluzione legata ad una problematica sessuale che soffrivo da tempo ed il dottor Scavone ha saputo trovare sia la chiave per parlare del problema molto molto delicato sia la risoluzione definitiva al problema. Non gliene sarò mai grata abbastanza. Inoltre è super professionale, empatico e rispettoso perciò davvero consigliatissimo!
• Studio di Psicologia • •
Dott. Vito Scavone
Ti ringrazio di cuore per queste parole. Sapere di aver contribuito al tuo benessere e di averti accompagnata in un percorso così delicato per me è motivo di grande soddisfazione. È stato un piacere lavorare insieme con fiducia e rispetto reciproco. Ti auguro di proseguire con serenità il tuo percorso.
Risposte ai pazienti
ha risposto a 13 domande da parte di pazienti di MioDottore
Salve, sono una donna di 25 anni in una relazione stabile (la prima) da due anni. Prima di questa rel non ho mai avuto rapporti sessuali o esperienze di alcun tipo se non una frequentazione tossica che mi ha lasciato un po' di traumi e mi ha reso difficile approcciarmi con serenità a questa nuova relazione inizialmente. Ad oggi sto bene con il mio fidanzato, lo amo e darei la vita per lui però il sesso è un tasto dolente perché inizialmente per me non è stato facile, ero molto tesa e provavo forte dolore tanto che ci sono voluti molti tentativi per arrivare ad una penetrazione completa. Da lì in poi però non è comunque aumentata la frequenza dei rapporti anzi è diminuita perché io non provo tutto questo interesse, si ogni tanto ci faccio il pensiero ma passa subito e anche durante l'atto in sé raggiungo subito in picco di eccitazione altissimo che dura pochi istanti e poi è come se mi spegnessi e non volessi più essere toccata in nessun modo. In realtà penso che questo disinteresse sia cosa vecchia e che si stia manifestando come problema solo ora che ho una relazione perché sin da adolescente sentendo i discorsi dei miei coetanei capivo che per me il sesso non era una cosa importante e a volte mi schifava proprio il pensiero. Chiaramente non mi schifa farlo con il mio fidanzato adesso però rimane per me una cosa davvero davvero secondaria e non capisco se si possa trattare di qualche patologia psicologica o di asessualità, sono davvero confusa e dispiaciuta perché vedo che il mio fidanzato ne soffre e vorrebbe una vita sessuale più attiva soprattutto perché per motivi di studio/lavoro viviamo lontani e riusciamo a vederci solo una volta al mese per periodi non sempre lunghissimi e nonostante ciò quando siamo insieme non è il mio primo istinto cercare un rapporto. Quando penso al sesso in generale penso che quella volta ogni tanto che me lo concedo sia proprio perché è lui e ho questa forte connessione emotiva e si tratta sempre di una cosa molto standard perché provo forte imbarazzo/poca voglia anche di approcciarmi a lui e in generale a qualcosa che so possa fargli piacere. Sono consapevole che avrei bisogno di parlare personalmente con dei terapisti ma purtroppo le mie attuali condizioni economiche non me lo permettono quindi chiedo un consiglio qui perché non voglio perdere la mia relazione, lui mi assicura che non mi lascerebbe mai per questo ma io ho paura e psicologicamente vivo questa cosa molto male perché sento di avere qualcosa che non va rispetto alle persone della mia età che conducono una vita sessuale attivissima
Le risponderei che dal suo racconto non emerge necessariamente una patologia, ma un modo personale e coerente di vivere la sessualità, che oggi entra in conflitto con le aspettative di coppia e con il confronto sociale.
Lei descrive un desiderio generalmente basso già dall’adolescenza, una scarsa centralità del sesso nella sua vita e una forte componente emotiva come condizione quasi necessaria per concedersi l’intimità. Questo rientra nella variabilità normale dell’esperienza sessuale. Non tutte le persone vivono il sesso come prioritario o frequente, anche se culturalmente passa spesso questo messaggio.
Le difficoltà iniziali con dolore e tensione possono inoltre aver contribuito a mantenere una certa allerta corporea, rendendo la sessualità meno spontanea. Il fatto che raggiunga rapidamente un picco di eccitazione e poi si “spenga” può indicare una difficoltà a restare nella fase di coinvolgimento prolungato, più che un’assenza di risposta.
L’asessualità non è una diagnosi clinica ma una modalità identitaria; per comprenderla servirebbe un’esplorazione più approfondita e non può essere definita solo sulla base della frequenza dei rapporti.
La sofferenza che emerge sembra legata soprattutto al timore di non essere “normale” e alla paura di perdere la relazione. È questo conflitto, più che il desiderio in sé, che oggi la fa stare male.
Vorrei chiedere un parere su una situazione lavorativa che mi a profondamente turbata e non riesco a capire come mi devo comportare.
Ho iniziato a lavorare in questa azienda, tramite agenzia interinale, da solo 15 giorni.
La mia postazione e insieme a una collega che a iniziato sempre lo stesso giorno e proveniente della mia estesa agenzia.
Dobbiamo lavorare in squadra, e per i primi giorni tutto è andato bene. Già dai primi giorni ho capito che era una persona che voleva distaccare, prendeva l'iniziativa su tutto, decideva cosa si doveva fare e come farla e non contava per niente con la mia opinione.
Per il quieto vivere e perché e da pochissimo che lavoriamo in questa azienda, ho evitato entrare in discussioni e conflitti , notando che se li facevo presente una mia opinione diversa della sua per cose anche banali, subito si innervosiva e rispondeva aggressivamente. Quando questo succedeva io lasciavo perdere per porre fine alla discussione, perché non si poteva ragionare con lei, e il giorno seguente con calma intentava farli capire che potevamo pensarla diversamente ma che ognuna di noi doveva rispettare l'opinione dell'altra. Al momento sembrava che capiva ma quando si ripeteva di nuovo una situazione con opinioni diverse l'attitudine era sempre la stessa.
Mentre continuavano le risposte sgarbate i denigranti anche davanti a qualche collega.
Fino a qualche giorno fa quando davanti a un diverbio li ho detto "cavolo, ma perché ti innervosisci cosi?" lei si è avvicinata e a bassa voce mi a detto "il cavolo te lo metti fino in fondo, dove tu sai" ,ho rimasto senza parole, perché davanti a un commento del tutto normale e per niente offensivo da parte mia non capivo il senso di una risposta tanto offensiva. Le ho detto che era maleducata e che non capivo il perché di un frase cosi.
Non ho riportato niente al supervisore, perché ho avuto il timore di creare problemi dopo solo 15 giorni di lavoro.
Ma la tensione si notava e soprattutto il responsabile si è reso conto che non c'era comunicazione, perché io sono andato a chiederli delle direttive su un lavoro che dovevamo effettuare, e queste informazioni erano state date a lei (senza io saperlo) ,che doveva riportarle anche a me.
Il responsabile e venuto a chiederli come mai non mi aveva informato delle direttive, e l'ha rimproverata dicendoli che quando dava delle informazioni a una o al altra si dovevano compartire perché lavoravamo in squadra tutte e due.
Dopo che il capo riparto è andato via, lei si è messo a urlarmi contro, dicendomi "domani sera io e te parliamo fuori" "tu non mi fotti il lavoro" con attitudine moooolto aggressiva. Io le ho detto che non mi minacciasse e lei continuava. Sono arrivata al limite e ho detto basta, cosi non si poteva andare avanti, e soprattutto dopo le offese subite non tollererò le minacce.
Ho chiamato il capo riparto, dicendo che mi stava minacciando e che non riuscivo più a tollerare determinati comportamenti.
Sono venuti il capo reparto e il responsabile, io ero mortificata della situazione, ma non sapevo più cosa fare...
Dopo tutto il discorso che ci hanno fatto di collaborare e comunicare , hanno chiesto il perché non riuscivamo a comunicare, e lei a detto che parlava lei e che io mi lamentava sempre, quando io ho voluto ribattere, davanti a tutti mi a detto "stai zitta". Era un spettacolo lamentabile... e la conclusione e stata che se non riuscivamo a comunicare, rimaniamo tutte e 2 a casa.
Più tardi ho parlato con il capo reparto da sola, esplicandoli le offese, le maniere aggressive che lei aveva , i tentativi che ho fatto per potere avere un rapporto civile. Ha detto che li dovevo aver detto lo de la frase offensiva e che si mi diceva qualche altra cosa lo dovevo riportare subito, di stare tranquilla, perché io ero mortificata per tutta la situazione, che loro hanno capito il carattere di tutte e 2, che lei aveva un carattere più conflittuale e io era più calma e tranquilla, ma che dovevamo trovare una soluzione per comunicare
Il giorno dopo continuava tutto uguale, i toni più sommessi ma sempre sprezzanti, e se io facevo referenza a che dovevamo comunicare, i suoi toni si alzavano.
Il capo reparto mi a chiesto come andava e io gli ho detto che avevo provato tutto ma non sapevo come fare perché la comunicazione non c'era , e lui a detto che ci dovrà dividere, e che a me mi sposterà in un altro riparto. Ho rimasto malissimo perché adesso già ho imparato questo lavoro, conosco i colleghi e mi trovo benissimo con loro. Io le ho detto che non voglio essere spostata, ho chiesto perché delle due devo essere io a essere spostata , a me va bene collaborare e che ho provato di tutto per potere instaurare una comunicazione con l'altra persona, ma se dall'altra parte non si vuole, io no posso farci niente. Lui a detto che se mi sposta a me come ho un carattere più tranquillo e so collaborare non avrà problemi se mi inserisce in questo nuovo gruppo, invece lei con il carattere che ha può destabilizzare il gruppo.
Si no voglio essere spostata e continuammo uguale, ci dovranno lasciare a casa a tutte e 2.
Non so cosa fare. Sono arrabbiata e delusa, perché il conflitto non l'ho provocato io, non posso risolvere la situazione perché dall'altra parte non si vuole risolvere, sono stata minacciata e offesa e devo essere io a cambiare reparto come si fosse la colpevole di tutto quanto.
Quello che descrive è oggettivamente una situazione conflittuale e capisco che si senta arrabbiata e ingiustamente trattata. Dal suo racconto emerge che ha provato a mantenere un atteggiamento collaborativo e che le offese e le minacce ricevute l’hanno portata a chiedere aiuto. È comprensibile che ora viva lo spostamento come una sorta di “punizione”.
Ora la domanda centrale è: cosa tutela di più lei? Restare in un clima teso per principio, o accettare un cambiamento che potrebbe offrirle un ambiente più sereno e preservare il posto di lavoro? Accettare lo spostamento non significa ammettere colpa, ma fare una scelta pragmatica.
Se decidesse di restare, sarà importante segnalare subito qualsiasi altro comportamento offensivo. In ogni caso, la priorità è proteggere il suo equilibrio e la sua posizione professionale.
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