Ciao .ho 22 anni e Penso e spero di soffrire di doc riguardante l'orientamento sessuale, premetto ch

25 risposte
Ciao .ho 22 anni e Penso e spero di soffrire di doc riguardante l'orientamento sessuale, premetto che non sono assolutamente contro, ma è una cosa che io non voglio essere. Te la faccio breve, il pensiero mi é venuto completamente a caso.
Ho parlato con persone omosessuali e mi hanno detto che l'orientamento sessuale
forma da piccini e si assesta in pubertà, io a 14 anni ho provato a fare delle effusioni con una ragazza, però non ricordo di aver provato piacere. Sto con un ragazzo da 7 anni, il mio primo è vero amore, é stato la mia prima volta in tutto e lo amo con tutto il cuore e non voglio assolutamente perderlo e perdere il sesso con lui.le persone omosessuali con cui ho parlato mi hanno detto che se provo piacere e mi lubrifico quando facciamo l’amore vuol dire che sono attratta sessualmente e mentalmente da lui.Mi hanno anche detto che me ne sarei accorta a 14 anni durante quell’esperienza. Sono seguita da una psicologa e uno psichiatra. Volevo sapere se per te è doc o no. Io so solo che non voglio esserlo e che non voglio perderlo e che anche se fossi omosessuale io non lo lascio e non lo lascerò mai perché sento di provare un sentimento per lui. Non mi sono mai innamorata di una donna, nemmeno da piccina e tuttora non sento attrazione. Però mi capita che quando guardo una bella donna dí sentire una sensazione lì sotto, e la cosa mi manda in ansia totale . Oltre a lui l’ho fatto anche con un altro uomo e ho provato piacere anche lì. Prego Dio ogni giorno e ogni notte che mi dia un segno che non lo sono e che mi dica che starò con lui per sempre. Non voglio lasciarlo per nulla al mondo. Se fossi omosessuale non avrei così tanta paura di perderlo? Anzi per me sarebbe un sollievo? Piango ogni giorno perché NON VOGLIO PERDERLO. É la mia vita. Non voglio essere omosessuale per nulla al mondo. Dovrei provare con una ragazza per porre fine a tutto questo? Non voglio.Analizzo il passato, ripeto frasi mentali, mi lavo per evitare che il pensiero diventi reale, conto, odio i numeri pari perché portano male, amo i numeri dispari, faccio determinate cose con la mano destra e altre con la sinistra, e altri rituali, la prego mi dica che é doc, ho paura anche se non ho desiderio e ho anche paura di essere/diventare transessuale/transgender pur non avendo il desiderio né di andare con le donne né di cambiare sesso, la prego secondo lei é doc? Se non lo è voglio morire. Ripeto i rituali solo in numeri dispari perché così il pensiero non diventi reale. Ho letto che questo pensiero viene alle persone eterosessuali. La prego mi aiuti io non ce la faccio più. Se non é DOC io voglio morire, amo il mio ragazzo alla follia, me lo hanno diagnosticato ma io non ci credo e ho paura che mi abbiano mentito, i medici possono mentire e dare farmaci tanto per? Con la cura che mi aveva assegnato erano passati, quindi si tratta di doc? Poi me l’aveva cambiata e i pensieri mi sono ritornati, ora mi ha messo di nuovo la cura di prima però non trovo tanti miglioramenti, è il mio corpo che si deve riabituare? Vi prego ditemi che è doc
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao,
Ti rispondo con molta chiarezza, perché in questo momento hai forse necessità di un punto fermo, non di altri dubbi.
Quello che descrivi ha tutte le caratteristiche di un disturbo ossessivo: pensieri intrusivi che arrivano “a caso”, paura fortissima che quei pensieri significhino qualcosa di reale, bisogno di avere certezza assoluta, analisi continua del passato, controllo delle sensazioni del corpo, rituali (numeri, gesti, lavaggi, ripetizioni mentali) per cercare di neutralizzare l’ansia.
E soprattutto c’è un elemento chiave: più cerchi rassicurazione (“dimmi che non lo sono”, “dammi la certezza”), più il dubbio torna. Questo è esattamente il funzionamento del DOC.
Il contenuto – in questo caso l’orientamento sessuale – non è il problema. Il DOC si attacca proprio a ciò che per te è più importante. Tu ami il tuo ragazzo, hai costruito un legame forte, e proprio lì il dubbio colpisce. Non perché sia vero, ma perché è il punto che ti fa più paura perdere.
Le sensazioni fisiche che descrivi non sono una prova di orientamento. Il corpo può reagire a stimoli, ansia, attenzione focalizzata. Più controlli, più senti. E più senti, più pensi che significhi qualcosa. È un circolo che si autoalimenta.
Provare con una ragazza non risolverebbe nulla, anzi peggiorerebbe il meccanismo. Perché il DOC non cerca la verità, cerca certezza assoluta. E la certezza assoluta non arriva mai, quindi troverebbe subito un altro dubbio.

Un’altra cosa importante: il fatto che con una cura i pensieri siano diminuiti e poi siano tornati quando è stata cambiata è un segnale coerente con il DOC. Non significa che i medici mentano. Significa che il disturbo risponde a determinati equilibri e va seguito con continuità.
Ma la cosa più importante che voglio dirti è questa: non devi convincerti ogni giorno di “non essere qualcosa”. Devi uscire dal meccanismo che ti costringe a controllare, analizzare, pregare per avere un segno. È quello che ti sta facendo soffrire, non la realtà della tua vita.
In questo momento sei molto dentro al problema e da sola è difficile uscirne, anche se sei già seguita. Serve un lavoro fatto in modo molto preciso su questi meccanismi, non solo sui contenuti dei pensieri.

Se vuoi, possiamo lavorarci insieme in modo mirato in uno spazio online. Situazioni come la tua si affrontano ogni giorno, ma è fondamentale intervenire nel modo giusto, altrimenti il DOC cambia forma e continua a farti stare così. Qui non si tratta di “chi sei”, ma di liberarti da un meccanismo che ti sta togliendo serenità e respiro. Non devi affrontarlo da sola.

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott. Stefano Recchia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione.
Da quello che descrivi, il quadro è compatibile con un disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), in particolare quello che viene chiamato DOC sull’orientamento sessuale. Non te lo dico per tranquillizzarti “a caso”, ma perché ci sono tutti i segnali tipici: pensiero arrivato all’improvviso, “a caso”; forte ansia e paura legata al pensiero; bisogno di certezza assoluta (“ditemi che non lo sono”); ruminazione continua (analizzare il passato, le esperienze a 14 anni, ecc.); controllo del corpo (sensazioni genitali - “vuol dire qualcosa?”).
Inoltre presenti compulsioni mentali e comportamentali: ripetere frasi; contare numeri (pari/dispari); rituali con le mani; lavaggi “per annullare il pensiero”; richiesta di rassicurazione continua; paura che il pensiero “diventi reale”.
Questo è il DOC classico, non un dubbio “normale” sull’orientamento.
Le persone che stanno realmente scoprendo un orientamento diverso non vivono questo tipo di terrore ossessivo. Quello che descrivi tu è paura di essere qualcosa, non desiderio di esserlo e questa è una differenza enorme.
Non posso e non devo dirti al 100% che sei eterosessuale perché il DOC vuole proprio quella certezza assoluta e ogni volta che la cerchi ti senti meglio per poco ma poi il dubbio torna più forte.
Quello che stai vivendo è davvero pesante, e il fatto che tu abbia scritto: “Se non è DOC voglio morire” non va ignorato.
Non restare sola con questo peso. Parlane apertamente con la tua psicologa e il tuo psichiatra e trova con loro la terapia più corretta per te.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Dott.ssa Jane Bonanni
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno cara ragazza, confusa ma non poi tanto. Credo che l'aiuto dei colleghi sia prezioso e che potrebbe provare a fidarsi un pochino di più. Anzi, forse la prima cosa su cui riflettere è cosa la trattiene dal fidarsi un po'. Ora, per tornare alla domanda che pone e che le sta a cuore: perché mai dovrebbe lasciare un ragazzo che ama e con il quale si sente bene? L'orientamento sessuale si definisce quando si è pronti ad ascoltarlo, né prima né dopo. Con il suo fidanzato lei sta bene. Solo questo conta. Non si aggrappi a una diagnosi, che tra parentesi mi sembra più che corretta, per poter vivere la sua vita. I dubbi che le vengono e che le rendono la vita difficile fanno purtroppo parte di un disturbo di cui soffre ma che con le dovute attenzioni si può superare. Piuttosto tenga stretta la relazione con il suo ragazzo con il quale sta bene e che può darle la stabilità di cui sembra avere tanto bisogno. In bocca al lupo, cara paziente anonima, non abbia paura, viva con leggerezza, per quanto possibile.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao,
capisco molto bene quanto stai soffrendo e quanta paura ci sia dietro questi pensieri. Quello che descrivi è estremamente intenso e faticoso, e merita di essere preso sul serio.

Da ciò che racconti emergono diversi elementi tipici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC):

pensieri intrusivi, improvvisi e non desiderati (“e se fossi omosessuale?”)

forte ansia e bisogno urgente di avere certezze

tentativi di controllo (analizzare il passato, cercare conferme, pregare per avere un segno)

rituali e compulsioni (contare, numeri pari/dispari, lavaggi, gesti specifici)

evitamento o bisogno di “testare” (es. l’idea di provare con una ragazza per avere una risposta definitiva)

In particolare, esiste una forma di DOC chiamata DOC a tema orientamento sessuale (a volte chiamato HOCD), in cui il dubbio non riguarda un reale desiderio, ma il bisogno assoluto di certezza su chi si è.

Un punto importante:
chi vive un cambiamento autentico dell’orientamento sessuale non lo sperimenta come un pensiero intrusivo, ripetitivo e angosciante da neutralizzare con rituali, ma come qualcosa che emerge nel tempo, senza questa lotta continua per “dimostrare” o “smentire”.

Il fatto che:

tu dica “non voglio essere così”

tu provi ansia intensa e cerchi rassicurazioni continue

tu metta in atto rituali per “annullare” il pensiero

i sintomi siano migliorati con una terapia e poi ricomparsi

è molto coerente con un funzionamento ossessivo.

Anche le sensazioni corporee che descrivi (ad esempio quelle guardando una donna) non sono una prova di orientamento: nel DOC il corpo può reagire all’ansia, all’attenzione focalizzata o al controllo, creando confusione (è un fenomeno molto comune).

Rispondo anche ad alcune tue domande dirette:

“Se fossi omosessuale avrei così tanta paura?”
In genere no in questa forma così ossessiva: la paura qui è tipica del DOC, non dell’orientamento.

“Devo provare con una ragazza?”
No, sarebbe una compulsione (cioè un tentativo di ottenere certezza), e nel DOC queste azioni mantengono il problema invece di risolverlo.

“I medici possono mentire?”
No, il loro obiettivo è aiutarti. Il fatto che i sintomi siano migliorati con una certa terapia è un’informazione clinica molto importante.

“È il corpo che si deve riabituare alla cura?”
Può succedere che i farmaci richiedano tempo per fare effetto o che vadano regolati: è qualcosa da monitorare con lo psichiatra.

Quello che però è fondamentale dirti, con molta chiarezza, è questo:
il problema principale non è “capire al 100% se sei o non sei qualcosa”, ma il bisogno compulsivo di avere una certezza assoluta, che è il cuore del DOC.

E quando scrivi “se non è DOC voglio morire”, questo indica quanto l’ansia sia diventata estrema: è un segnale importante che va condiviso subito con i professionisti che ti seguono.

Stai già facendo una cosa molto giusta: sei seguita da una psicologa e da uno psichiatra. In questi casi è fondamentale continuare il percorso, eventualmente lavorando in modo specifico sul DOC (ad esempio con tecniche cognitivo-comportamentali ed esposizione con prevenzione della risposta).

Ti incoraggio davvero a portare loro tutti questi pensieri, anche quelli più spaventosi, senza filtri.

Per quanto io possa darti un orientamento, una valutazione accurata richiede sempre un approfondimento diretto e continuo nel tempo.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Francesca Farina
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile, comprendo bene i sentimenti che prova: si percepiscono anche solo attraverso le sue parole, e questo fa intuire quanto siano intensi e dolorosi per lei. Non è sola in questo tipo di vissuto, anche se adesso può sembrarle tutto insopportabile.
Da ciò che descrive (pensieri intrusivi, paura intensa, bisogno di avere certezze, rituali, controllo, evitamento) emerge l'idea di un intenso dolore che cerca una soluzione.
Esistono diversi tipi di DOC che riguardano varie aree, tra cui proprio i dubbi sull’orientamento o sull’identità. Tuttavia, una diagnosi effettiva e completa può essere fatta solo da un professionista che la segue con attenzione nel tempo. Comprendo il bisogno di avere una risposta chiara e definitiva, ma questa conferma purtroppo non può arrivare da una domanda online: può costruirsi solo dentro un percorso terapeutico.

Per rispondere ad alcune sue domande: no, medici e psicologi non possono mentire su una diagnosi. La diagnosi è il risultato di un processo serio, fatto di osservazione e valutazione nel tempo.

Le esperienze e le reazioni sessuali non funzionano in modo “bianco o nero”. Le risposte del corpo (come lubrificazione o sensazioni fisiche) non sono una prova automatica di orientamento: il corpo può reagire anche in presenza di ansia, attenzione focalizzata o altri fattori. Ogni organismo ha un funzionamento complesso e individuale, non è solo attraverso sintomi presi singolarmente che è possibile fare una diagnosi. Per diagnosticare un disturbo è necessario capire il funzionamento nel suo complesso.
Anche l’orientamento sessuale non è una categoria rigida o immediata: è un continuum, non una risposta dicotomica.

Il fatto che lei ami il suo ragazzo, desideri stare con lui e soffra all’idea di perderlo è un dato molto importante della sua esperienza emotiva.
La psicologa che la segue può aiutarla proprio a sciogliere questi nodi, anche se parlarne è difficile. È lì che può trovare lo spazio sicuro per lavorare su questi pensieri senza doverli combattere da sola.
L’obiettivo non è ottenere una risposta perfetta, ma imparare a tollerare il dubbio senza che la distrugga

Un caro saluto,
Dott.ssa Farina
Dott.ssa Eleonora Rossini
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Forlì
Buongiorno Non è possibile fare una diagnosi in un messaggio, ma da quello che descrivi emergono elementi compatibili con un disturbo ossessivo-compulsivo: pensieri intrusivi che non senti tuoi, forte bisogno di certezza, controlli mentali, richieste di rassicurazione e rituali. In questi casi il tema (come l’orientamento sessuale) non è il problema in sé, ma il meccanismo ossessivo che si alimenta proprio cercando conferme e certezze.
Provare con una ragazza, analizzare il passato o controllare le sensazioni corporee non ti aiuterà a risolvere il dubbio, anzi rischia di mantenerlo. Il fatto che i sintomi siano migliorati con una cura e poi tornati quando è stata cambiata è qualcosa da rivedere con lo psichiatra.
Hai già fatto la cosa giusta rivolgendoti a psicologa e psichiatra. Parlane apertamente con loro, soprattutto del bisogno di rassicurazioni, dei rituali e della sofferenza molto intensa che stai vivendo. Se senti che il pensiero “non ce la faccio più” diventa troppo forte, è importante chiedere aiuto subito, anche tramite i servizi di emergenza o una linea di ascolto.
In sintesi, il quadro sembra coerente con un funzionamento ossessivo, ma la conferma e la cura spettano ai professionisti che ti seguono.
Saluti
Eleonora Rossini
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, non è possibile fare una diagnosi tramite messaggio. Le consiglio di rivolgersi allo psichiatra che già la segue e che quindi la conosce. Cordiali saluti.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso con così tanta sincerità quello che sta vivendo. Si sente tutta la sua sofferenza, la paura di perdere qualcosa di molto importante per lei e il senso di urgenza che accompagna questi pensieri. Quando la mente entra in questo tipo di spirale, tutto diventa più intenso, più confuso e anche più spaventoso. Quello che descrive ha alcune caratteristiche molto riconoscibili. Non tanto per il contenuto specifico dei pensieri, ma per il modo in cui si presentano e per l’effetto che hanno su di lei. Parla di pensieri che arrivano all’improvviso, che non sente come coerenti con ciò che desidera davvero, che le provocano ansia molto forte e che la portano a mettere in atto comportamenti per cercare di neutralizzarli o controllarli. Il bisogno di avere certezze, di ricevere conferme, di analizzare il passato, di ripetere frasi, di fare rituali o evitare certe cose per sentirsi al sicuro sono tutti segnali di quanto la sua mente stia cercando disperatamente di ridurre l’ansia. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, quando un pensiero viene vissuto come pericoloso o inaccettabile, la mente prova a controllarlo, a scacciarlo o a verificarlo. Il problema è che più si tenta di controllare un pensiero, più quel pensiero tende a tornare con forza. È un meccanismo paradossale, ma molto comune. Non è il contenuto del pensiero a mantenerlo, ma il modo in cui si reagisce a quel pensiero. Capisco molto bene il bisogno che lei ha in questo momento di sentirsi dire con certezza cosa sia e cosa non sia. È umano cercare una risposta definitiva che tolga ogni dubbio. Allo stesso tempo, proprio questa ricerca continua di certezza rischia di alimentare il circolo che la fa stare male. Più si cerca la conferma assoluta, più il dubbio si ripresenta, magari sotto una forma leggermente diversa. Un punto molto importante riguarda anche il fatto che lei senta con chiarezza ciò che desidera. Il legame con il suo ragazzo, l’amore che prova, il fatto che non voglia perderlo sono elementi molto significativi. La sofferenza che sta vivendo non nasce da un desiderio di cambiare qualcosa nella sua vita affettiva, ma dalla paura che questo possa accadere contro la sua volontà. Questo è un aspetto centrale da considerare. Le sensazioni fisiche che descrive, come quelle che prova guardando una persona, possono essere molto fuorvianti quando si è in uno stato di iperattenzione. Il corpo può reagire in modi automatici e non sempre allineati con ciò che si desidera o si pensa. Quando si è molto concentrati su certe sensazioni, è più facile notarle e interpretarle in modo allarmante, anche se di per sé non hanno il significato che si teme. Anche i rituali che descrive, come contare, usare numeri specifici, lavarsi o fare azioni in un certo modo, sembrano avere la funzione di ridurre l’ansia e di prevenire che accada qualcosa di temuto. Nell’immediato possono dare sollievo, ma nel tempo mantengono il problema perché rafforzano l’idea che senza quei comportamenti il pensiero possa diventare reale. Il fatto che in passato ci sia stato un miglioramento e che ora i pensieri siano tornati può essere molto destabilizzante, ma non significa che non sia possibile stare meglio. Spesso questi meccanismi hanno un andamento fatto di fasi, e quando si riattivano possono far sembrare che tutto sia tornato come prima, anche se non è così. In una situazione come questa, più che trovare una risposta definitiva al dubbio, può essere molto utile lavorare su come la sua mente si rapporta a questi pensieri. Un percorso di supporto psicologico può aiutarla proprio a interrompere questo circolo, a ridurre il bisogno di controllo e a cambiare il modo in cui reagisce ai pensieri, permettendole gradualmente di recuperarne meno peso e meno potere. Il fatto che lei stia già cercando aiuto è un passo molto importante. Non è sola in quello che sta vivendo e, anche se ora sembra tutto molto confuso e intenso, esistono modi per uscire da questa spirale e ritrovare maggiore serenità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Glenda Frassi
Psicologo, Psicologo clinico
Peschiera Borromeo
Gentilissima, sì da quello che descrive sembrerebbe proprio una diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo che a volte può sfociare anche in pensieri ossessivi riguardanti la sessualità. Proceda con le cure che le hanno indicato i colleghi e parli pure con loro se ha dei dubbi. Cordialmente.
Dott. Riccardo Fiorilli
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
Credo che, a prescindere dal fatto che si tratti di un DOC o meno, lei stia soffrendo davvero tanto. Le consiglio sinceramente di parlare di tutto questo con uno psicoterapeuta. Quale che sia la causa, non dovrebbe soffrire così.
Le auguro di ritrovare una maggior serenità,
con sincero interessamento,
Riccardo Fiorilli
Dott.ssa Linda Malatesta
Psicologo, Psicologo clinico
La Spezia
Ciao,
si sente le tua difficoltà… e quanto sei spaventata all’idea di perdere quello che per te è importante. Non è solo un dubbio, è qualcosa che ti prende tutta, ogni giorno, fino a farti piangere e cercare risposte ovunque pur di stare un po’ meglio.
Da come lo racconti, quello che colpisce non è tanto il contenuto del pensiero, ma il modo in cui ti arriva e quello che ti fa fare. È un pensiero che non vuoi, che ti spaventa, che senti “estraneo”, e che più cerchi di controllare o di risolvere… più torna. E allora inizi ad analizzare, a chiedere conferme, a fare rituali, a pregare per avere un segno. Tutto questo non perché lo desideri, ma proprio perché vuoi stare tranquilla e non perdere ciò che ami.
E questa è una cosa importante:
quando un pensiero ti porta a questo livello di ansia, di controllo, di bisogno di certezza assoluta… siamo dentro una dinamica ossessiva, al di là del tema specifico.
Capisco anche il bisogno fortissimo che hai di sentirti dire “stai tranquilla, non è così”. È umano. Ma il punto è che il tuo cervello in questo momento non si calma con una risposta, perché continua a cercarne un’altra, poi un’altra ancora. È come se non riuscisse mai a sentirsi davvero sicuro.
Il fatto che tu sia seguita, che ci sia già stata una diagnosi e che con una cura tu abbia avuto sollievo… sono tutti elementi che vanno nella stessa direzione. Ma soprattutto, quello che conta è che non sei sola e non sei “impazzita”: stai vivendo qualcosa che ha un funzionamento preciso, anche se adesso ti sembra ingestibile.
Una cosa che vorrei lasciarti, senza entrare in etichette rigide, è questa:
la paura che senti non è un segnale di verità, è un segnale di quanto questa cosa ti tocca e di quanto il tuo sistema in questo momento sia in allarme.
E il fatto che tu dica “non voglio perderlo” con questa intensità… racconta già molto di te e di quello che senti.
Non devi risolvere tutto adesso, né trovare una risposta definitiva subito.
Adesso il passo più importante è continuare a farti aiutare, così come stai già facendo, e non affrontare tutto questo da sola.
Se ti va, possiamo anche lavorare insieme su come gestire questi momenti quando arrivano, senza entrare nel loop che ti sta consumando. Un caro saluto
Buongiorno, da quello che racconta, ciò che emerge con più forza non è un cambiamento reale del Suo orientamento, ma il modo in cui questo dubbio è entrato nella Sua mente e ha iniziato a prendere spazio fino a diventare soffocante. Lei descrive un pensiero comparso all’improvviso, senza una storia precedente di attrazione verso le donne, accompagnato da paura, urgenza di capire, bisogno di avere certezze assolute e una serie di comportamenti ripetitivi per cercare di “neutralizzare” il dubbio. Questo è proprio il modo in cui il disturbo ossessivo-compulsivo si manifesta: non porta un desiderio, ma un dubbio che non si riesce a lasciare andare.

Il fatto che Lei ami il Suo ragazzo, che stia con lui da tanti anni, che abbia vissuto il desiderio e il piacere nella relazione, non viene cancellato da un pensiero. Il DOC però è molto convincente: La porta a mettere in discussione anche le cose più solide, a dubitare dei ricordi, delle emozioni, persino delle sensazioni corporee. Quando mi dice che guardando una donna a volte sente qualcosa “lì sotto”, è importante capire che il corpo, soprattutto quando è sotto ansia e ipercontrollo, può reagire in modo automatico e non legato a un reale desiderio. Più si osserva, più si cerca una risposta nel corpo, più il corpo risponde, e questo crea un circolo che alimenta la paura.

Lei stessa, in fondo, sta dicendo qualcosa di molto importante: non ha mai provato innamoramento per una donna, non desidera avere rapporti con una donna, non sente questa direzione come Sua. Eppure la mente continua a dire “e se…?”, “e se stessi sbagliando tutto?”. Questo “e se” è il cuore del DOC, non dell’orientamento.

Capisco anche quanto sia forte la paura di perdere il Suo ragazzo. Non è solo paura di una scoperta, è paura di perdere qualcosa di profondamente significativo, di perdere una parte della Sua vita e della Sua identità. Questa intensità emotiva non indica che Lei sia “in negazione”, ma quanto per Lei quella relazione sia importante e quanto il pensiero ossessivo stia minacciando qualcosa di prezioso.

Rispetto alla domanda se “provare con una ragazza” possa risolvere tutto, Le rispondo con sincerità: no, non funzionerebbe. Non perché ci sia qualcosa da temere, ma perché il DOC non si calma con le prove. Anche se facesse un’esperienza e non provasse nulla, la mente troverebbe un nuovo dubbio: “e se non era la persona giusta?”, “e se non ero nel momento giusto?”, “e se non ho capito bene?”. È un meccanismo che non si chiude con la verifica, ma si alimenta.

Per quanto riguarda i medici che La seguono, comprendo la difficoltà a fidarsi quando l’ansia è così forte. Il DOC spesso porta anche a dubitare delle diagnosi e delle cure. Però il fatto che con una terapia precedente i pensieri siano diminuiti è un segnale molto importante: indica che non si tratta di una verità nascosta che emerge, ma di un sintomo che può aumentare o diminuire in base al trattamento. Quando una terapia viene modificata, può volerci del tempo perché il corpo si riadatti, e nel frattempo è possibile che i pensieri tornino più forti.

C’è una cosa però che voglio dirLe con molta delicatezza ma anche con chiarezza: quando arriva a dire “se non è DOC voglio morire”, lì non sta parlando la Sua identità profonda, ma la parte di Lei completamente sopraffatta dall’ansia. È una frase che racconta quanto sta male, non una soluzione reale. E proprio per questo è importante che non resti sola dentro questa sofferenza, ma continui a farsi aiutare da chi La sta seguendo.

Lei non è quello che il DOC Le dice. Sta vivendo un disturbo che colpisce proprio le cose più importanti per una persona, per questo fa così male. Il lavoro non sarà trovare una risposta definitiva che zittisca il dubbio, ma imparare, passo dopo passo, a non rispondere più a quel dubbio nel modo in cui il DOC pretende. Rimango a disposizione, un saluto!
Dott.ssa Isotta Cornaggia
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Capisco quanto sia spaventata e quanto tenga alla sua relazione, la preoccupazione è palpabile nelle sue parole. La sofferenza che descrive è molto intensa e non posso che accoglierla.

È importante essere chiari: non è possibile fare una diagnosi a distanza, senza una conoscenza diretta e approfondita della persona. Farlo sarebbe poco corretto. Mi affido ai colleghi che la vedono e la seguono.

Posso dirle che i meccanismi che descrive (pensieri intrusivi, bisogno di certezza, rituali, controlli) sono compatibili con un funzionamento ossessivo. Inoltre, il fatto che una terapia abbia già ridotto i sintomi in passato è un elemento significativamente positivo.

Il punto centrale è questo: lei è già seguita da professionisti. Il dubbio che possano averle mentito può essere parte del problema stesso. In questo momento, la cosa più utile è affidarsi a loro e condividere apertamente tutti questi pensieri. Non è necessario fare prove o test per avere certezze.

Fondamentale ora proseguire il lavoro clinico con chi la conosce direttamente, condividere con loro il più possibile e vedrà che il percorso insieme porterà i suoi frutti.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico. in questo modo, potrà provare a dare risposta alle sue domande.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott. Luca Mazzoleni
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista per indagare meglio la sua sessualità e le relazioni.
Le auguro il suo meglio.

LM
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo: si sente quanto questa situazione le provochi paura, confusione e una grande sofferenza.

Comprendo il suo bisogno di avere una risposta certa e definitiva, ma darle una conferma “è o non è DOC” rischierebbe, anche se momentaneamente rassicurante, di alimentare proprio quel meccanismo di dubbio e ricerca di certezza che la sta facendo stare così male. Più che l’etichetta, è importante osservare come funzionano questi pensieri: arrivano in modo improvviso, sono vissuti come estranei, generano forte ansia e la portano a mettere in atto rituali e controlli per sentirsi meglio. Questo è già un elemento importante su cui lavorare nel percorso che ha iniziato.

Quello che emerge è anche quanto per lei siano centrali il legame con il suo ragazzo e il timore di perderlo: la paura sembra più legata alla perdita e alla destabilizzazione del suo mondo affettivo che a un reale desiderio diverso.

Il fatto che stia già seguendo una psicologa e uno psichiatra è molto importante: la invito a condividere con loro anche questi dubbi sulla terapia e sulla fiducia, perché fanno parte del percorso. I cambiamenti nella cura possono richiedere tempo per stabilizzarsi, ed è comprensibile che questo la faccia sentire insicura.

Rispetto alla domanda se “provare con una ragazza” possa risolvere, spesso queste strategie di verifica non portano sollievo duraturo, ma rischiano di mantenere il circolo dell’ansia e del dubbio.

Infine, voglio soffermarmi su ciò che dice quando afferma di voler morire se non trova una risposta: questo è un segnale importante di quanto stia soffrendo. Non deve affrontarlo da sola. La invito a parlarne apertamente con i suoi curanti o, se il disagio diventa troppo intenso, a rivolgersi anche a un servizio di emergenza.

C’è una parte di lei molto chiara: quella che ama, che desidera proteggere la relazione e che chiede aiuto. È da lì che si può ripartire, passo dopo passo.

Resto a disposizione se desidera continuare a parlarne.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott.ssa Antonella Abate
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Cara paziente, parla con la tua psicologa e il tuo psichiatra di quello che hai scritto qui, parola per parola. Incluso il "voglio morire." Loro ti conoscono, ti seguono, e possono aiutarti ad aggiustare il percorso terapeutico se qualcosa non sta funzionando bene in questo momento.
Non sei sola. Stai lottando tanto, e si vede. Ma la strada è continuare con chi ti segue, non cercare la certezza ,perché quella, purtroppo, il DOC non te la lascerà mai trovare da sola.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

essendo già seguita da altri colleghi sarebbe opportuno portasse i suoi dubbi all'interno dei prossimi consulti. Potrebbero essere un interessante spunto di riflessione su cui soffermarsi e da cui ripartire.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Salve, quello che porti non è tanto una “verità” sul tuo orientamento, ma un rapporto con il dubbio che non si chiude mai.
Tu chiedi: “sono o non sono?”
Il punto è che il DOC si attacca proprio lì, dove vuoi una risposta assoluta. E più la cerchi, più il dubbio ritorna.
Dici: “non voglio esserlo”.
Questo “non voglio” è già una presa di posizione del tuo desiderio. Ma il pensiero ossessivo lo prende e lo rovescia, trasformandolo in minaccia.
Le sensazioni del corpo che controlli, i rituali, i numeri: sono tentativi di tenere a bada qualcosa che sfugge. Non parlano di chi sei, ma del bisogno di certezza.
E questa frase è centrale: “se non è DOC voglio morire”.
Qui si vede quanto il pensiero ha preso tutto lo spazio: come se esistesse solo una risposta giusta che deve salvarti.
Ma non funziona così.
Non c’è una prova definitiva che chiuda la questione una volta per tutte.
La questione non è dimostrare cosa sei, ma non lasciarti comandare da questo bisogno di sapere assoluto.
Tu ami il tuo ragazzo, dici che non vuoi perderlo: questo è ciò che, nella tua esperienza, fa segno. Il resto è rumore che insiste.
E su una cosa non devi restare sola:
quando il pensiero arriva fino al “voglio morire”, è importante parlarne subito con qualcuno reale — la tua terapeuta o in ospedale.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, da ciò che scrive non trovo elementi che possano fare dubitare del suo orientamento sessuale. Sarebbe opportuno che lei ne parli con chi la segue per capire da dove nascano questi dubbi. Inoltre potrebbero essere manifestazioni di un quadro difensivo: è un tentativo di autosabotaggio alla sua relazione attuale? I rituali sono una manifestazione del DOC. Perché non credere a ciò che le hanno detto i professionisti? Contatti anche lo psichiatra che le ha prescritto la cura in modo da valutare come procedere e stabilizzarla emotivamente.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Salve, sono una psicologa. Ho avuto il piacere di leggerti e di captare la tua preoccupazione riguardo il tuo vissuto, la tua relazione e te stessa. Ciò che hai portato è ricco di contenuti a cui, a volte, non si può dare nell'immediato una risposta, o una diagnosi di un disturbo. Leggo anche una preoccupazione legata al bisogno di sapere se hai un DOC, legato alla paura di poter perdere la tua amata relazione. La nostra identità può attraversare periodi di transizione molto intensi durante l'arco della vita, e ciò che emerge da queste crisi a volte è difficile coglierlo. Leggo che sei gia seguito da dei professionisti, ma con cui non ti senti propriamente a tuo agio. il mio consiglio è cercare di trovare uno spazio sicuro in cui poter parlare liberamente del tuo vissuto, della tua relazione e delle tue difficoltà, paure o qualsiasi cosa che tu senta di voler condividere.
Gentile utente, buonasera.

La ringrazio per la dettagliata descrizione delle sue difficoltà.

Con l'intento di esserle d'aiuto, le riassumo quello che tutti i miei colleghi hanno scritto, per adesso (ne conto 28): tutt* confermano il suo DOC e la invitano a esporre le sue perplessità e dubbi ai suoi medici. Il dubbio fa parte del percorso di psicoterapia; per questo è importante che lei lo possa manifestare ai medici che la seguono. Non importa quante volte lei percepisce questa incertezza: la manifesti e così si potrà occupare delle sue difficoltà, prendersi cura di sé e delle persone che più ama. Anche lo scrivere così minuziosamente in questo blog è sicuramente un segno che lei ci tiene a migliorare e a continuare a coltivare i suoi rapporti, ma continuare a non esprimere i suoi dubbi ai medici che la seguono è deleterio per il suo percorso di cura.

Le auguro il meglio nel suo percorso.
doc sta per disturbo ossessivo compulsivo, una realtà psicodiagnostica, che però non può coprire tutto il portato emotivo e di relazione che intercorre fra voi. forse si potrebbe analizzare la situazione con il tuo ragazzo a partire da emozioni affetti e cura del campo relazionale?
Dott.ssa Serena Maugeri
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Ciao cara utente. Sembra che qui ci sia un bel garbuglio! Dal tuo messaggio traspare molta agitazione e confusione; e quando la mente non è tranquilla i pensieri si accavallano, e si rischia di sentirsi come in un labirinto: senza uscita, solo svolte e ancora svolte che non conducono mai a nulla.
Il DOC è proprio così: un labirinto in cui ad ogni svolta si aprono sempre nuove strade, sempre nuovi bivi; e il senso dell'orientamento si perde.
Hai scritto che sei in cura da uno psicologo e da uno psichiatra. Questa è un'ottima notizia, perché dal DOC si può venir fuori.
Quella che stai chiedendo qui è una rassicurazione; una via d'uscita dai pensieri che ti stanno martellando in testa. Questo è un tipico meccanismo del DOC: per placare le ossessioni, cerco rassicurazioni esterne (chiedendo a qualcuno o cercando su Internet). Anche il pensiero di andare con le donne è una compulsione: stai cercando di testarti internamente per vedere cosa provi rispetto alla possibilità di un'esperienza omosessuale.
E adesso? Contatta gli specialisti in cui sei in cura. Spiega loro cosa sta succedendo. Loro sono tuoi alleati in questa battaglia; non temere di richiedere il loro supporto.
Ultima cosa: cercare rassicurazioni nell'immediato può sembrare una strategia vincente. Se qualcuno fuori da me, con un occhio più oggettivo, mi dice che è tutto ok non c'è da preoccuparsi, giusto? Il problema è che le rassicurazioni ottenute presto o tardi diventano il nuovo terreno fertile per le ossessioni.
Quando senti questo bisogno pressante di avere risposte, di avere rassicurazioni, di sapere con certezza assoluta... fermati. Non cercare su Internet, non chiedere ad altri, non gettarti nell'agito comportamentale, non seguire i pensieri (sono dei gran traditori, sai?). Prendi un taccuino, un'agenda, un quaderno; e appunta ciò che ti passa per la mente. Sarà materiale prezioso per i professionisti che sono con te.
Coraggio.
Dott.ssa Serena Maugeri
Dott.ssa Gioia Zanatta
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Cara 22enne credo proprio che il tuo problema sia proprio un disturbo ossessivo compulsivo con uno stato di forte ansia che si sta manifestando sotto forma di questo terrore di poter essere omosessuale di perdere il suo amato. In adolescenza è abbastanza comune avere delle esperienze con lo stesso sesso, dettate più che altro dalla curiosità di sperimentare ed è anche sano farsi domande e non dare per scontato l'orientamento sessuale che la società ci impone ma questo non ti trasforma in omosessuale. Come ti hanno spiegato miei colleghi e tuoi amici dovresti avere una forte attrazione e sentimenti intensi verso lo stesso sesso, i medesimi che provi ora per il tuo fidanzato. Riprendere il percorso per il DOC credo sia la soluzione per te più adatta. Sperando che questa risposta ti possa rasserenare, ti faccio un in bocca al lupo.

Domande correlate

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.

Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.