salve dottori, sono in una situazione in cui non capisco e non so cosa fare nel concreto..sono una r

25 risposte
salve dottori, sono in una situazione in cui non capisco e non so cosa fare nel concreto..sono una ragazza di 25 anni, mi sono lasciata con il mio fidanzato (lui più grande di 20 anni), per vari motivi, tra cui non riuscivamo a comunicare, perché lui non voleva le discussioni, vuole stare tranquillo nella relazione, quando io invece voglio avere il confronto, discutere ecc, dall'altra parte avevo riniziato a sentirmi con un amico con cui mi ero frequentata a distanza qualche anno prima, siamo sempre rimasti in buoni rapporti, ci sono semrpe stata per lui e lui mi ha sempre ascoltato e capito ecco..ci siamo rivisti in amicizia un pò di giorni fa, diciamo che ho avuto un senso di colpa nei confronti dell'ex perché comunque ci vedevamo ancora e qualcosa ancora c'è tra me e lui, però vedendo questo amico diciamo che c'è stato qualche bacio, mi sento in colpa perché il mio ex mi ha detto che se fosse successo qualcosa l'avrei perso per sempre ecc..il punto è che sto seguendo un percorso con un professionista, solo che non lo so, non trovo le risposte, mi ha fatto fare un esercizio diciamo di rappresentare la relazione con il mio ex, e comunque si è capito che non mi sento in una relazione e neanche con il mio amico, diciamo che questo mi ha un pò lasciato cosi cosi..non me lo aspettavo ecco, in più mi dice sempre di vedere me, e ciò che provo e sento io, perché parlo sempre delle due parti e dell'esterno, mai di me e di come sto io..però è difficile e quello che vorrei sono cose concrete e non so come fare, vorrei più consigli, ad esempio anche come rapportarmi con il mio ex se lui vuole ancora stare con me, ma io non lo so..se magari voglio ancora vedere questo amico e anche se succede qualcosa..cioè non so come comportarmi e cosa sento non lo so..come posso avere consigli o qualcosa di concreto in modo da capire di più?
Da ciò che racconta sembrerebbe emergere una forte indecisione su come gestire i rapporti e le situazioni che sta vivendo.
Il senso di colpa e l’incertezza la bloccherebbero più delle scelte concrete da fare.
Chiedere indicazioni precise è comprensibile, ma non sempre esiste una risposta valida dall’esterno. In realtà quasi mai.
Potrebbe essere utile, invece, soffermarsi su ciò che la fa stare meglio o peggio nelle diverse situazioni. Affrontare la questione con uno specialista potrebbe aiutarla a fare maggiore chiarezza.
cordiali saluti

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Dott.ssa Serena Maugeri
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Gentile utente,
ricordo che avevi già posto una domanda in merito a questa situazione. Grazie per esserti fiduciosamente riaperta con noi di Mio Dottore.
Ciò che chiedi è un aiuto concreto; un consiglio; in altre parole, una direzione. "Cosa faccio?", "Cosa dico?", "Come mi comporto?".
Lo psicologo non può sostituirsi a te nel prendere le decisioni. Può aiutarti a diramare la confusione e a prendere scelte più consapevoli. Ma questo presuppone un percorso; non esiste una formula magica che rischiari la nebbia di colpo. Le risposte devono emergere da te; nessuno può decidere nulla per te.
Hai fatto bene a rivolgerti ad un professionista, è la cosa più saggia da fare. Affidati al percorso con fiducia; mettiti alla prova e stai in ascolto di te stessa. Ci vorrà tempo, ma alla fine saprai da te cosa fare nel concreto.
Nel frattempo, vorrei che ricordassi che non bisogna decidere tutto e subito. La fretta è cattiva consigliera! Dedicati a te e al tuo percorso adesso. Il tuo ex e il tuo amico possono aspettare fuori dalla porta.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile utente,
comprendo la confusione e la difficoltà che sta vivendo: si trova in una fase in cui sono presenti più direzioni possibili (la relazione con il suo ex, il rapporto con questo amico, e soprattutto il rapporto con se stessa), ed è naturale sentirsi disorientati e in cerca di risposte più concrete.
Da ciò che descrive, il lavoro che sta facendo con il professionista appare coerente. Il fatto che la inviti a concentrarsi su di sé non è una mancanza di indicazioni pratiche, ma un passaggio fondamentale: in questo momento sembra esserci una difficoltà nel riconoscere ciò che sente davvero, perché l’attenzione è molto rivolta all’esterno (cosa vogliono gli altri, cosa è giusto fare, cosa potrebbe accadere).
Proprio per questo motivo, ricevere consigli “concreti” su cosa fare rischierebbe di non aiutarla davvero: senza chiarezza interna, qualsiasi scelta potrebbe lasciarla comunque insoddisfatta o confusa.
Può però iniziare da alcuni punti pratici di orientamento:
Non è necessario decidere subito: se non ha ancora chiarezza, darsi tempo è una scelta utile, non un errore.
Prestare attenzione al senso di colpa: le parole del suo ex (“se succede qualcosa mi perdi”) appartengono a lui e non devono diventare un vincolo per le sue scelte.
Osservare come si sente nelle situazioni: più che analizzare cosa “dovrebbe fare”, può notare come sta quando è con il suo ex e quando è con questa persona: più serena? più tesa? più libera?
Porsi una domanda semplice ma centrale: “Se non dovessi scegliere in base agli altri, cosa sceglierei per me?”
Infine, può essere utile darsi un piccolo tempo di osservazione (ad esempio alcune settimane) in cui non prendere decisioni definitive, ma nemmeno mantenere entrambe le situazioni in modo confuso: questo può aiutarla a fare maggiore chiarezza.
Quello che sta vivendo non è incapacità di scegliere, ma un momento in cui sta imparando a riconoscere se stessa. È un processo che richiede tempo, ma è proprio da qui che nascono decisioni più solide e autentiche.
Se sente il bisogno, può portare queste riflessioni anche nel percorso che sta già facendo, così da approfondirle insieme al professionista che la segue.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia PIrrotta
Dr. Fabio Ricardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile "ragazza di 25 anni", lei ha fatto bene a rivolgersi a un professionista, ma è bene anche distinguere tra la richiesta di consigli il progetto di cambiamento.Quando lei scrive:"Cosa sento non lo so", fa capire che proprio di un cambiamento ha bisogno.Sono i suoi sentimenti ( certo, non dimenticando la riflessione) che le possono dire "come rapportarmi col mio e se vuole ancora stare con me." Come può saperlo un professionista, che, per quanto esperto, non vive la sua vita? E' semplice, ma vero, dire che tutti noi, uomini e donne, siamo dotati di questa capacità di rispondere alle situazioni della vita con le emozioini, o i sentimenti. Se non sa quello che sente, vuol dire che inconsapevolmente de lo impedisce. Però, a dire il vero, di un sentimento lei parla:il senso di colpa. Che a mio parere, e sulla base soltanto di una lettera, mi sembra un po' troppo presente e anche invadente.In conclusione: non si contenti della richiesta di consigli, ma coltivi il progetto di quella "lei stessa" che vuole essere!
Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Capisco quanto tu ti senta confusa e anche un po’ in colpa: sei in mezzo a due legami e, allo stesso tempo, stai cercando di capire davvero cosa vuoi tu.

Quello che emerge è che non sei ancora in una posizione chiara dentro nessuna delle due relazioni. E questo non è un errore, ma un segnale importante: probabilmente hai bisogno di fermarti un attimo e rimettere al centro te stessa, prima di scegliere.

Capisco il desiderio di “risposte concrete”, ma in questa fase la cosa più concreta che puoi fare è:

prenderti uno spazio senza pressioni (anche dall’ex e dall’amico)
non prendere decisioni basate sul senso di colpa o sulla paura di perdere qualcuno
iniziare a chiederti: come sto io in questa relazione? cosa mi fa stare bene e cosa no?

Il fatto che il tuo terapeuta ti riporti su di te è coerente: finché resti focalizzata su cosa vogliono o fanno gli altri, sarà difficile sentire davvero cosa vuoi tu.

Non devi avere subito tutte le risposte. In questo momento, la direzione più utile non è “scegliere”, ma capirti.

Un passo alla volta.
Dott.ssa Antonella Abate
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
grazie per aver condiviso tutto questo, si sente quanto sei confusa e stanca.
La cosa che mi colpisce di più è questa: non sai cosa provi per l'uno, non sai cosa provi per l'altro. E cerchi risposte guardando fuori, invece di guardare dentro di te.
Capisco che tu voglia consigli concreti — è umano. Ma nessun "fai così" esterno ti darà la pace che cerchi. La vera domanda non è "come mi comporto con lui?", ma "cosa voglio io, davvero?"
Il tuo terapeuta ti sta già indicando la strada giusta. Se senti che il percorso attuale non ti basta, parlane con lui apertamente o valuta un professionista con cui senti più sintonia.
Gentile ragazza di 25 anni, un percorso terapeutico richiede un tempo perchè si possano sciogliere dei nodi emotivi. La sua giovane età vorrebbe correre verso la soluzione. La prima soluzione è di avere un sentimento di stima e di fiducia verso il professionista che la segue. Se si crea una buona relazione terapeutica certamente si ottengono dei risultati.
Inoltre l'indicazione di vedere se stessa e non fuori è assolutamente risolutiva per qualsiasi problema relazionale.
Le auguro di affidarsi al suo terapeuta se sente che è un valido professionista.
Tanti auguri per tutto e di Buona Pasqua
Gentile utente, potrebbe iniziare ad esporre al suo professionista ciò che ha percepito durante le sedute per poter trovare la giusta comprensione e comunicazione di ciò che sente durante questi esercizi o se li trova anche utile, oppure di modificare qualcosa per poter entrare più nel suo mondo interiore. Inoltre non decida subito: se non ha chiarezza, prenda del tempo. Metti confini con l’ex: evita situazioni ambigue e concediti spazio. Ridimensioni il senso di colpa: nasce più dalla paura di perderlo che da un errore reale. Vada con calma con il suo amico: si chieda se è interesse vero o bisogno di sentirsi capita.
Dott.ssa Valentina Mestici
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Caro utente, capisco quanto tu ti senta confusa e sotto pressione: sei in mezzo a due legami importanti, con emozioni ancora vive, e il senso di colpa che provi è umano perché una parte di te è ancora legata al tuo ex mentre un’altra cerca qualcosa di diverso, forse più ascolto e connessione. Quello che ti è stato detto nel percorso che stai facendo è una chiave importante: tendi a guardare molto agli altri e a cosa succede fuori, ma poco a come stai tu, e questo rende difficile capire cosa vuoi davvero. Prova a partire da qualcosa di concreto: quando pensi al tuo ex chiediti come ti senti nella relazione (libera, ascoltata o trattenuta?), e quando pensi al tuo amico chiediti se desideri lui o il modo in cui ti fa sentire; nel frattempo può essere utile rallentare entrambi i rapporti, non come scelta definitiva ma come spazio per non aumentare confusione e senso di colpa. Ricorda anche che una relazione dovrebbe permettere confronto e non metterti sotto pressione con condizioni. È normale non avere ancora risposte: stai attraversando un passaggio e serve tempo per ascoltarti davvero. Rimango a disposizione per dubbi e domande un caro saluto. Dott.ssa Valentina Mestici
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
quello che sta vivendo è un momento di grande confusione interna, ma anche di passaggio molto importante, e il fatto che lei senta di “non sapere cosa fare” in realtà è coerente con ciò che sta emergendo: non è tanto una mancanza di risposte, quanto il fatto che le risposte non possono più arrivare dall’esterno come forse accadeva prima.

Lei è abituata, comprensibilmente, a orientarsi molto in base all’altro: a cosa pensa il suo ex, a cosa prova il suo amico, a cosa potrebbe succedere nelle relazioni. Il suo terapeuta, quando le riporta su di sé, non lo fa per lasciarla senza indicazioni, ma perché ha colto un punto centrale: finché lei resta focalizzata sugli altri, continuerà a sentirsi bloccata e in colpa, perché le sue scelte non partono davvero da lei.

Il senso di colpa che prova è molto significativo. Non nasce tanto dal fatto di aver fatto qualcosa di “sbagliato”, ma dal legame ancora attivo con il suo ex e dal peso che le sue parole hanno su di lei. Quando lui le dice che la perderebbe per sempre, sta mettendo una condizione che la tiene emotivamente agganciata, e lei si muove ancora come se dovesse rispondere a quella condizione, anche se la relazione è finita.

Allo stesso tempo, con questo amico emerge una possibilità diversa, ma lei non riesce a viverla liberamente proprio perché è ancora “dentro” qualcosa con il suo ex. E quindi resta in mezzo: non davvero con uno, non davvero con l’altro. È esattamente quello che è venuto fuori anche nell’esercizio che ha fatto.

Capisco che lei cerchi qualcosa di concreto, delle indicazioni chiare su cosa fare, ma il rischio di avere consigli troppo direttivi in questo momento è che lei li segua senza sentirli davvero suoi, e poi torni punto e a capo. Quello che può iniziare a fare, però, è qualcosa di molto pratico, anche se diverso da ciò che si aspetta: fermarsi ogni volta che deve prendere una decisione e chiedersi “se l’altro non esistesse, cosa sceglierei io?”. Non cosa è giusto, non cosa fa soffrire meno qualcuno, ma cosa sente lei, anche se all’inizio è confuso o scomodo.

Un altro passaggio concreto è questo: per poter capire cosa prova davvero, ha bisogno di ridurre l’ambiguità. Continuare a vedere il suo ex mantenendo un legame emotivo e allo stesso tempo aprirsi a un’altra persona rende impossibile qualsiasi chiarezza interna. Non è una questione morale, ma proprio di funzionamento emotivo: due piani sovrapposti creano solo più confusione.

Il fatto che lei dica “non so cosa sento” è molto importante. Non significa che non prova nulla, ma che probabilmente non è abituata ad ascoltarsi senza filtri esterni. E questo richiede tempo, non una risposta immediata.

Lei non è “in ritardo” né sta sbagliando percorso. Sta iniziando a spostarsi da un modo di vivere le relazioni centrato sull’altro a uno più centrato su di sé, e questo passaggio è sempre destabilizzante all’inizio.

Se vuole qualcosa di concreto, può partire da qui: si dia il permesso di non decidere subito tra due persone, ma inizi a scegliere se stessa, anche solo nelle piccole cose, e osservi cosa succede dentro di lei quando smette, anche per un momento, di dover rispondere alle aspettative degli altri. È da lì che inizieranno ad arrivare risposte più autentiche, e soprattutto più stabili.
Dott.ssa Clarissa Machi
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Ciao cara, capisco bene il tuo senso di smarrimento. Ti trovi in un "incastro" emotivo dove da una parte c'è un uomo molto più grande che impone regole rigide ("se succede qualcosa mi perdi", "niente discussioni") e dall'altra un amico che rappresenta un porto sicuro, ma forse ancora indefinito.
In ottica sistemica, sembra che tu stia cercando di bilanciare i bisogni di tutti tranne i tuoi. Quando il tuo terapeuta ti dice che "non ti senti in una relazione", descrive una verità interna: sei in una terra di mezzo dove il passato (l'ex) non ti lascia andare e il presente (l'amico) non è ancora una scelta.
Per passare dal piano dei "perché" a quello del concreto, ecco alcuni spunti per iniziare a muoverti:
Riconosci il "Contratto Emotivo" con l'ex: Lui vuole stare "tranquillo" e non discutere. In una relazione sana, il conflitto è crescita. Se lui rifiuta il confronto, ti sta chiedendo di annullare una parte di te per la sua comodità. Chiediti: “Posso davvero stare con qualcuno a cui devo nascondere i miei pensieri per non disturbarlo?”
Il senso di colpa come catena: Il fatto che lui ti abbia detto "se succede qualcosa mi perdi" è una forma di controllo che scarica su di te tutta la responsabilità della fine del rapporto. Ma tu sei libera. Se vi siete lasciati, non gli devi fedeltà. Il senso di colpa ti tiene legata a lui come se fossi ancora "sua", impedendoti di capire cosa provi per l'amico.
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, da ciò che descrive sembra che in questo momento la difficoltà principale non sia tanto scegliere tra il Suo ex e questo amico, quanto capire che cosa sente davvero Lei, al di là del senso di colpa, della paura di perdere qualcuno o del bisogno di avere subito una risposta concreta. Il fatto che nel percorso stia emergendo una fatica a stare in contatto con i Suoi vissuti non significa che la terapia non stia funzionando: al contrario, può essere proprio un nodo importante su cui lavorare. La psicoterapia, infatti, può aiutare a comprendere meglio emozioni, pensieri e comportamenti che stanno creando sofferenza. Più che cercare subito la decisione “giusta”, potrebbe esserLe utile continuare a portare nel percorso proprio questa richiesta di concretezza, perché spesso il punto non è ricevere una regola su come comportarsi, ma arrivare gradualmente a una posizione più chiara e autentica verso sé stessa. Nelle relazioni sane, infatti, hanno un ruolo importante il rispetto, il sostegno reciproco e la possibilità di parlare apertamente di ciò che si prova. Se oggi Lei sente di non essere davvero in nessuna delle due relazioni, questo è già un elemento significativo da ascoltare.
Le auguro una buona giornata.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da quello che racconti si percepisce quanto tu sia in un momento di grande confusione emotiva. Stai cercando di orientarti tra sentimenti diversi, il legame con il tuo ex, il rapporto con questo amico e, soprattutto, il bisogno di capire cosa desideri davvero tu. È comprensibile che in una situazione così complessa possa emergere anche il senso di colpa o la sensazione di non sapere quale direzione prendere.

Nel percorso che stai facendo, probabilmente il professionista ti invita a riportare l’attenzione su di te non per lasciarti senza risposte concrete, ma perché spesso le decisioni diventano più chiare proprio quando riusciamo a riconoscere meglio ciò che sentiamo, i nostri bisogni e i nostri limiti. Quando si è molto concentrati sulle aspettative o sulle reazioni degli altri, questo ascolto interno può risultare più difficile.

Il “concreto” in terapia, a volte, non è tanto ricevere indicazioni su cosa fare, ma costruire gradualmente una maggiore chiarezza interiore che ti permetta poi di scegliere con più libertà e meno senso di colpa. Potrebbe essere utile condividere apertamente con il tuo terapeuta proprio questo tuo bisogno di maggiore concretezza: parlarne fa parte del lavoro terapeutico e può aiutare a trovare insieme modalità che ti facciano sentire più accompagnata nel percorso.

Datti tempo: a 25 anni è naturale attraversare momenti di esplorazione nelle relazioni e nei sentimenti. Non è necessario avere subito tutte le risposte; spesso emergono passo dopo passo, quando riusciamo a fermarci e ascoltarci con un po’ più di gentilezza verso noi stessi.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buona sera, posso capire l'intento del collega: come fa a decidere cosa fare, se e chi vedere, e in che modo, come comportarsi, se non sa cosa prova e sente verso l'uno e l'altro? (E chiunque altro)? In tutto ciò sembra continuare a voler scappare da se stessa, ma se si ritroverà, allora capirà cosa fare e non fare con l'uno e l'altro in base ai suoi sentimenti e non a astrusi e formali parametri di cosa dovrebbe essere giusto fare in un caso o nell'altro... se mi scriverà le risponderó con piacere.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, il suo o la sua psicoterapeuta non può darle consigli, l'obiettivo è proprio quello che richiede lei: sapere cosa vuole e quindi cosa fare. Nessuno, a parte lei stessa può saperlo. Il percorso di psicoterapia è di conoscenza e chiarezza di sé. Continui con fiducia e pensi a ciò che ostacola l'ascolto con se stessa.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, comprendo molto bene la confusione e il senso di smarrimento che descrive, sono emozioni che spesso emergono quando ci si trova in una fase di transizione importante nelle relazioni affettive. Quello che racconta mostra quanto sia intensa la sua attenzione verso gli altri e le loro reazioni, e quanto questo possa rendere difficile ascoltare davvero se stessa e comprendere i propri bisogni e desideri. In momenti come questo è molto naturale sentirsi sospesi tra ciò che ci lega al passato, cioè al suo ex, e ciò che potrebbe emergere in nuove connessioni, come con il suo amico. Il peso del senso di colpa e delle paure di “perdere” qualcuno contribuisce a rendere ancora più confusa la situazione. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, una parte centrale del lavoro consiste proprio nel tornare a esplorare le proprie emozioni e sensazioni senza giudicarle, osservando cosa accade dentro di lei quando pensa a ciascuna persona o situazione. Spesso il senso di confusione nasce dal fatto che la mente tende a concentrarsi molto sulle conseguenze e sul comportamento degli altri, mentre le emozioni autentiche e spontanee vengono trascurate. Prendersi del tempo per ascoltare realmente ciò che sente in relazione a se stessa, senza immediatamente valutare cosa sarebbe giusto fare per gli altri o per non ferire qualcuno, può fornire chiarezza. Un approccio utile può essere iniziare a sperimentare piccole “prove pratiche” di auto-osservazione: quando è con il suo ex o con il suo amico, osservare le sensazioni fisiche ed emotive che emergono, annotarle mentalmente o su un diario, senza cercare di cambiarle subito, solo per capire se ciò che sente le dà benessere, disagio, curiosità o altro. Questo permette di distinguere ciò che davvero le appartiene da ciò che è frutto di aspettative esterne o timori. In parallelo, esplorare le decisioni concrete gradualmente, ad esempio su quanto e come interagire con ciascuno, può ridurre la sensazione di caos e dare piccoli punti di riferimento concreti per orientarsi. Un percorso mirato, soprattutto in chiave cognitivo-comportamentale, può aiutare a trasformare questa confusione in strumenti pratici per chiarire i propri desideri, imparare a gestire i sensi di colpa e sviluppare strategie di comportamento coerenti con i propri bisogni. Non si tratta di avere subito risposte definitive, ma di costruire un metodo per conoscere meglio se stessa, comprendere i motivi alla base dei suoi sentimenti e dei suoi schemi di funzionamento nelle relazioni, e da lì poter prendere decisioni più consapevoli e meno guidate dall’ansia o dal senso di dover compiacere gli altri. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Mirea Micciché
Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Salve, grazie per aver condiviso i tuoi pensieri e sentimenti con tanta sincerità. Quello che descrivi è molto comprensibile: chiudere una relazione importante, gestire il senso di colpa e, allo stesso tempo, esplorare un legame con un’altra persona può creare molta confusione e incertezza.
Dal tuo racconto emerge che ti trovi tra ciò che senti verso il tuo ex, ciò che provi con il tuo amico e il desiderio di capire meglio te stessa. Questo senso di “non sapere cosa sento” è normale: spesso i sentimenti non sono immediatamente chiari, e a volte solo osservarli con attenzione, senza giudicarli, può aiutare a far emergere quello che davvero conta per te.
Un punto importante che emerge è il bisogno di vedere e ascoltare te stessa, al di là delle aspettative degli altri. Questo significa concederti spazio per capire quali emozioni provi davvero, cosa desideri per te in una relazione, e quali valori o limiti sono importanti per te. Non si tratta di prendere subito decisioni concrete, ma di comprendere le tue motivazioni, i tuoi bisogni e i tuoi desideri.
Riguardo ai tuoi rapporti: può essere utile mantenere dialoghi chiari e rispettosi con le persone coinvolte, senza sentirsi obbligata a fare subito scelte definitive, ma prendendo tempo per riflettere su come vuoi relazionarti con ciascuno di loro.
Infine, il percorso che stai seguendo con il professionista è uno spazio prezioso per esplorare queste dinamiche: a volte gli esercizi come quello che ti ha proposto servono proprio a far emergere che non siamo ancora pronti a risposte immediate, e questo è parte del processo di conoscenza di sé. Può essere utile portare proprio questa tua difficoltà al terapeuta, così da ricevere supporto nel tradurre le emozioni in passi concreti, senza sentirti sopraffatta.
Ricorda: non c’è fretta di trovare risposte definitive. Prendersi cura di sé e dei propri sentimenti, anche solo osservandoli e nominandoli, è già un passo significativo.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con il suo compagno essendo una persona che continua a vedere e frequentare, potrebbe essere una occasione evolutiva per entrambi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, si rivolga alla professionista che già la segue e che quindi la conosce. Cordiali saluti.
Dott.ssa Chiara Aprile
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
dalle sue parole emerge un momento di grande confusione interiore, che spesso accompagna le fasi di passaggio nelle relazioni. Quando un legame importante cambia forma o si interrompe, è normale che dentro di noi convivano emozioni diverse: affetto, senso di colpa, desiderio, bisogno di libertà, paura di perdere qualcuno. Non sempre queste parti sono subito chiare o ordinate.
Nel suo racconto colpisce un aspetto che anche il professionista che la segue sembra averle restituito: la sua attenzione è molto orientata verso ciò che pensano, vogliono o potrebbero perdere gli altri (il suo ex partner, il suo amico), mentre è ancora difficile entrare in contatto con ciò che sente davvero lei. Questo non significa che stia sbagliando qualcosa: spesso è un processo graduale imparare ad ascoltarsi.

Da una prospettiva più profonda, le relazioni possono essere viste anche come uno “specchio” che ci aiuta a comprendere parti di noi. In questo momento potrebbe essere meno importante trovare subito la decisione giusta tra due persone, e più utile fermarsi a osservare cosa accade dentro di lei quando è con ciascuno di loro: come si sente nel corpo e nelle emozioni? Si percepisce più libera o più in tensione? Sente di poter essere se stessa oppure di dover corrispondere a delle aspettative?

Rispetto al desiderio di qualcosa di più “concreto”, a volte piccoli passi di consapevolezza possono aiutare: ad esempio prendersi momenti di scrittura personale, stare qualche giorno senza prendere decisioni relazionali importanti, o osservare come cambia il suo stato emotivo quando non è in contatto con nessuno dei due. Queste pratiche non danno risposte immediate, ma aiutano a far emergere ciò che è autentico per lei.

Per quanto riguarda il suo ex partner, può essere utile ricordare che una scelta relazionale dovrebbe nascere dal desiderio e dalla chiarezza, non dalla paura di perdere qualcuno o dal senso di colpa. Prendersi del tempo per capire se stessa non è necessariamente un allontanamento dagli altri, ma un modo per costruire relazioni più consapevoli.
Il fatto che lei abbia iniziato un percorso di supporto è già un passo importante. A volte le risposte non arrivano subito perché stanno maturando dentro di noi. Continuare a portare questi dubbi e queste emozioni nello spazio terapeutico può aiutarla gradualmente a ritrovare il suo centro e, da lì, anche le scelte concrete diventano più chiare.

Un caro saluto.
Quello che porta è molto comprensibile, e ha senso che lei si senta così confusa. Ha descritto una condizione in cui si intrecciano più livelli: la chiusura (non del tutto conclusa) di una relazione significativa, il riemergere di un legame che la fa sentire vista e capita, e allo stesso tempo un lavoro interiore che le sta chiedendo qualcosa di nuovo — cioè spostare l’attenzione da “cosa succede tra me e gli altri” a “cosa succede dentro di me”. Questa transizione spesso è destabilizzante. Quando per tanto tempo ci si è orientati molto sugli altri — sui loro bisogni, sulle loro reazioni, su ciò che è giusto o sbagliato fare nelle relazioni — iniziare a guardarsi dentro può dare una sensazione di vuoto, o di mancanza di appigli. Non è perché dentro non ci sia nulla, ma perché è un terreno meno allenato. Le consiglio di affidarsi ad un professionista esperto in dinamiche relazionali, per aiutarla a capire come funzionano le sue relazioni e che posto occupa al loro interno, così che le sue future decisioni possano nascere da una maggiore chiarezza e non solo dalla pressione emotiva del momento.
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Grazie per aver scritto con tanta onestà.
Una cosa prima di tutto: hai già un percorso terapeutico in corso — questo è il contesto giusto per quello che stai vivendo. Quello che posso offrirti qui è necessariamente limitato rispetto a quello.
Sul senso di confusione che descrivi: non sapere cosa senti, non riuscire a rispondere alla domanda "cosa voglio io?" non è un difetto — è spesso il risultato di relazioni in cui ci si è abituati a regolarsi sull'altro piuttosto che su se stessi. Il tuo terapeuta ti sta chiedendo esattamente questo, e la difficoltà che provi a rispondere è già un'informazione clinica importante.
Una cosa concreta: quando ti chiedi "cosa faccio con l'ex, cosa faccio con l'amico" stai cercando una risposta comportamentale a una domanda che è ancora emotivamente aperta. Le risposte concrete arrivano dopo che si chiarisce cosa si sente — non prima. Forzare una decisione adesso, senza quella chiarezza, porta quasi sempre a ripetere gli stessi pattern.
Sul volere "cose concrete" dalla terapia: è legittimo dirlo apertamente al tuo terapeuta nella prossima seduta — esattamente come lo hai scritto qui. Digli che ti senti persa, che fatichi con gli esercizi esplorativi e che hai bisogno di strumenti più pratici. Un buon terapeuta può adattare l'approccio.
Quella conversazione vale più di qualsiasi consiglio esterno.
Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Dott.ssa Alejandra Meconcelli
Psicologo
Campodarsego
Salve, quello che descrive è una situazione comprensibilmente confusa e carica emotivamente. Dopo una relazione significativa è normale sentirsi divisi tra ciò che si prova, il senso di colpa e il bisogno di chiarezza.

Il fatto che in terapia emerga la difficoltà a concentrarsi su di sé è già un elemento importante: prima di capire “cosa fare”, può essere utile fermarsi su “cosa sente davvero”, senza farsi guidare solo dalle aspettative o reazioni degli altri.

I “consigli concreti” in questi casi non sono scelte giuste o sbagliate, ma piccoli passi: prendersi un tempo senza coinvolgimenti ambigui, osservare le proprie emozioni e chiarire i propri bisogni prima di decidere come rapportarsi con l’ex o con l’amico.

Continuare il percorso può aiutarla proprio a costruire questa maggiore consapevolezza e autonomia nelle scelte.

Se sente il bisogno di approfondire, resto disponibile per un colloquio.
Dott.ssa Alejandra Meconcelli, psicologa
Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, è difficile consigliare come si debba comportare con l'amico e con il suo ex, non conoscendo bene tutta la situazione.
Mi viene però spontaneo dirle di affidarsi al suo professionista e di non temere di confrontarsi con lui. Esponga tranquillamente ciò che sta portando qui e cosa vorrebbe.
Le dica la sua necessità di avere delle risposte più concrete nella messa in atto.
Ne parli con serenità, è lì per aiutarla.
Un saluto
Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologa clinica
Dr. Stefano Previtali
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Gentile utente,

dal suo racconto emerge come la situazione che stia vivendo la faccia sentire confusa su cosa fare; al tempo stesso traspare un forte senso di responsabilità verso gli altri, come se il rischio di ferire qualcuno avesse la precedenza su quello che sente. Dinamiche di questo tipo possono inserirsi in situazioni come quella che sta attraversando lei in cui il rapporto di coppia attuale si sta raffreddando e al tempo stesso si è riattivato un legame che ci fa sentire capiti e accolti.

Forse il “punto” non è tanto decidere cosa fare, ma iniziare a riconoscere cosa si prova davvero, ciò che ci fa stare meglio e che viene più naturale e spontaneo. Il fatto che tu non ti senta pienamente in nessuna delle due relazioni può essere un segnale da ascoltare, più che da risolvere subito. Il senso di colpa sembra dire che si sta andando contro qualcosa, ma non è detto che quel qualcosa sia davvero nostro.

Rispetto ai suggerimenti e alle indicazioni del suo terapeuta, probabilmente quello che il collega sta cercando di fare è di “riportarla su di sé”, di aiutarla a costruire una base alla cui luce compiere le sue scelte e che sia radicata nei suoi vissuti, nelle sue aspettative e desideri. In questo senso, quello che le suggerirei anche io è di mettersi in ascolto di quello che sente naturale piuttosto che su ciò che sente giusto fare.

Cordialmente,
dr. Stefano Previtali

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