Salve dottori sono appena diventato padre da qualche giorno sono molto sereno anche se ho un dubbio
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Salve dottori sono appena diventato padre da qualche giorno sono molto sereno anche se ho un dubbio che mi assale , qualche giorno fa mi sono venuti alla mente della parole di un counseling filosofico che avevo guardato qualche video dicendo che senza un percorso di liberazione e di risveglio non saremo capaci di amare i nostri figli e che inconsapevolmente gli facciamo anche del male, io adesso non mi interessa minimamente fare un percorso del genere quindi vuol dire anche io che farò del male a mia figlia ? Quindi dovrei risvegliarmi ? Dovrei seguire il percorso del counseling? E eventualmente anche meditazione?
Salve e congratulazioni! I concetti a cui fa riferimento non hanno una base teorico scientifica riconosciuta nella capacità di influenzare la qualità della relazione genitore/figli. Nei primi mesi di vita dei figli è importante esserci, sintonizzarsi, crescere come genitore con il proprio figlio/a e condividere questa esperienza con l'eventuale partner. La nascita di un figlio è un momento unico che smuove emozioni e vissuti ed è possibile, in alcuni momenti, sentirsi sopraffatti o non saper bene come gestire la cosa e i mutamenti di questo nuovo stato. Se dovesse sperimentare sentimenti di difficoltà può chiedere il consulto di un professionista esperto, psicologo o psicoterapeuta, che la sostenga. Un caro saluto
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Buongiorno.
Farsi pubblicità sulla pelle delle persone, giocando sulle presunte angosce, instillando senso di colpa, mi sembra qualcosa almeno di discutibile.
Resta che la relazione genitori-figli è una esperienza di vita molto complessa di cui la invito, se è incuriosito, a venire in colloquio per parlarne.
Farsi pubblicità sulla pelle delle persone, giocando sulle presunte angosce, instillando senso di colpa, mi sembra qualcosa almeno di discutibile.
Resta che la relazione genitori-figli è una esperienza di vita molto complessa di cui la invito, se è incuriosito, a venire in colloquio per parlarne.
Caro neopapà,
Prima di tutto, tantissimi auguri per la nascita della tua bambina! Leggere il tuo messaggio mi ha fatto ritornare in mente quando anche io sono diventato papà. Diventare genitori è un viaggio straordinario, unico e, lasciatelo dire con cuore, è del tutto normale che in questi primi giorni l'emozione si mescoli a una dose fisiologica di vulnerabilità e di dubbi.
Rispondo subito alla tua domanda in modo schietto e sincero: NO, non significa affatto che farai del male a tua figlia se non segui quel percorso specifico, e NO, non "devi" fare assolutamente nulla che non risuoni con i tuoi bisogni reali.
Immagino che le parole che hai ascoltato in quel video hanno toccato una corda sensibile in un momento di importante cambiamento e, trasformando un concetto filosofico o psicologico in una sorta di "minaccia" o di obbligo morale. Sarebbe molto utile guardare insieme questa situazione con gli occhi del mio approccio terapeutico integrato per restituirti la serenità che meriti.
Penso sia molto utile distinguere chiaramente la trappola del "Dover Essere" e la spontaneità dell’Amore.
L'amore e il contatto non sono formule che si imparano sui libri o attraverso corsi di “risveglio” forzati. L'amore genitoriale è un'esperienza che si radica nel qui e ora, nella presenza, nello sguardo, nel calore del tuo corpo che tiene in braccio la tua bambina.
Quando una persona o nel tuo caso specifico un video ti dice che "senza un percorso non sarai capace di amare", sta creando un senso di inadeguatezza. Ti sta dicendo che ciò che sei ora non basta. Questo secondo te valorizza le tue potenzialità o ti mette dubbi e crea senso di inadeguatezza? La natura ti ha già equipaggiato di tutto il potenziale biologico necessario per accudire, proteggere e amare tua figlia. Il fatto stesso che tu ti sia posto questo dubbio, preoccupandoti del suo benessere, dimostra che sei già un padre attento, sensibile e profondamente connesso a lei.
Se in questo momento ti senti sereno e non avverti il bisogno di fare percorsi, forzare la mano non farebbe altro che allontanarti dalla tua autenticità.
Nel mio approccio Funzionale, il benessere psicofisico deriva dall'equilibrio dei nostri sistemi (emozionale, cognitivo, muscolare, neurovegetativo). In questi primi giorni di vita della tua bambina, i tuoi bisogni principali e quelli della tua compagna sono molto concreti: riposo, adattamento ai nuovi ritmi, accudimento e la creazione di un "nido" sicuro.
Se dovesse capitare che questo dubbio che ti assale diventa un piccolo "tarlo" che rischia di inquinare la tua serenità e spontaneità in un momento che dovrebbe essere di pura gioia, Ti invito calorosamente a fissare un primo appuntamento per lavorare insieme valorizzando le tue potenzialità
Iniziare un percorso con me non significa fare quel "risveglio" forzato di cui parlava il video, ma fare un lavoro personalizzato e concreto, pensato proprio per questo momento della tua vita.
E’ importante:
Disinnescare l'ansia da prestazione genitoriale: Liberarti da modelli ideali o "guru" del web, aiutandoti a trovare il tuo modo unico, spontaneo e imperfetto (ed è perfetto così!) di essere padre.
Sostenere il cambiamento: Utilizzare piccoli aiuti naturali per gestire la stanchezza fisica e lo stress dei primi mesi.
Creare uno spazio di ascolto: Uno spazio tutto tuo, senza giudizio, dove esplorare le emozioni che questa paternità inevitabilmente muoverà dentro di te nel tempo, trasformandole in risorse e non in paure.
Non hai bisogno di essere "perfetto" o "illuminato" per tua figlia; hai solo bisogno di essere te stesso, presente e sereno.
Un cordiale e caro saluto,
Vincenzo Lucifora
Prima di tutto, tantissimi auguri per la nascita della tua bambina! Leggere il tuo messaggio mi ha fatto ritornare in mente quando anche io sono diventato papà. Diventare genitori è un viaggio straordinario, unico e, lasciatelo dire con cuore, è del tutto normale che in questi primi giorni l'emozione si mescoli a una dose fisiologica di vulnerabilità e di dubbi.
Rispondo subito alla tua domanda in modo schietto e sincero: NO, non significa affatto che farai del male a tua figlia se non segui quel percorso specifico, e NO, non "devi" fare assolutamente nulla che non risuoni con i tuoi bisogni reali.
Immagino che le parole che hai ascoltato in quel video hanno toccato una corda sensibile in un momento di importante cambiamento e, trasformando un concetto filosofico o psicologico in una sorta di "minaccia" o di obbligo morale. Sarebbe molto utile guardare insieme questa situazione con gli occhi del mio approccio terapeutico integrato per restituirti la serenità che meriti.
Penso sia molto utile distinguere chiaramente la trappola del "Dover Essere" e la spontaneità dell’Amore.
L'amore e il contatto non sono formule che si imparano sui libri o attraverso corsi di “risveglio” forzati. L'amore genitoriale è un'esperienza che si radica nel qui e ora, nella presenza, nello sguardo, nel calore del tuo corpo che tiene in braccio la tua bambina.
Quando una persona o nel tuo caso specifico un video ti dice che "senza un percorso non sarai capace di amare", sta creando un senso di inadeguatezza. Ti sta dicendo che ciò che sei ora non basta. Questo secondo te valorizza le tue potenzialità o ti mette dubbi e crea senso di inadeguatezza? La natura ti ha già equipaggiato di tutto il potenziale biologico necessario per accudire, proteggere e amare tua figlia. Il fatto stesso che tu ti sia posto questo dubbio, preoccupandoti del suo benessere, dimostra che sei già un padre attento, sensibile e profondamente connesso a lei.
Se in questo momento ti senti sereno e non avverti il bisogno di fare percorsi, forzare la mano non farebbe altro che allontanarti dalla tua autenticità.
Nel mio approccio Funzionale, il benessere psicofisico deriva dall'equilibrio dei nostri sistemi (emozionale, cognitivo, muscolare, neurovegetativo). In questi primi giorni di vita della tua bambina, i tuoi bisogni principali e quelli della tua compagna sono molto concreti: riposo, adattamento ai nuovi ritmi, accudimento e la creazione di un "nido" sicuro.
Se dovesse capitare che questo dubbio che ti assale diventa un piccolo "tarlo" che rischia di inquinare la tua serenità e spontaneità in un momento che dovrebbe essere di pura gioia, Ti invito calorosamente a fissare un primo appuntamento per lavorare insieme valorizzando le tue potenzialità
Iniziare un percorso con me non significa fare quel "risveglio" forzato di cui parlava il video, ma fare un lavoro personalizzato e concreto, pensato proprio per questo momento della tua vita.
E’ importante:
Disinnescare l'ansia da prestazione genitoriale: Liberarti da modelli ideali o "guru" del web, aiutandoti a trovare il tuo modo unico, spontaneo e imperfetto (ed è perfetto così!) di essere padre.
Sostenere il cambiamento: Utilizzare piccoli aiuti naturali per gestire la stanchezza fisica e lo stress dei primi mesi.
Creare uno spazio di ascolto: Uno spazio tutto tuo, senza giudizio, dove esplorare le emozioni che questa paternità inevitabilmente muoverà dentro di te nel tempo, trasformandole in risorse e non in paure.
Non hai bisogno di essere "perfetto" o "illuminato" per tua figlia; hai solo bisogno di essere te stesso, presente e sereno.
Un cordiale e caro saluto,
Vincenzo Lucifora
Salve.
Diventare padre da pochi giorni è un passaggio enorme. È molto comune che, insieme alla gioia e alla serenità, arrivino pensieri improvvisi e assoluti su “come dovrei essere” per non danneggiare mio figlio. La nascita di una figlia rende molto più sensibili alle idee sulla responsabilità, sull’amore, sugli errori.
Da una prospettiva psicoanalitica, la frase che hai sentito nel counseling è formulata in modo troppo categorico. Non esiste alcuna condizione di “risveglio spirituale” necessaria per amare un figlio in modo sano. Se fosse vero, l’umanità intera non avrebbe mai potuto crescere bambini abbastanza bene.
La psicoanalisi non parla di genitori perfetti o illuminati. Parla di genitori sufficientemente buoni. Un concetto introdotto da Donald Winnicott: il bambino non ha bisogno di un padre spiritualmente risvegliato, ma di una presenza viva, affettiva, imperfetta ma autentica. Qualcuno che provi a capire, che sappia riparare agli errori, che resti emotivamente disponibile.
Sì, inevitabilmente ogni genitore trasmette anche i propri limiti, le proprie paure, le proprie ferite inconsce. Questo non significa “fare del male” nel senso traumatico che temi. Crescere un figlio implica sempre una quota di imperfezione. Anzi, un genitore convinto di dover essere totalmente puro, consapevole o “evoluto” rischia talvolta di diventare rigido, ansioso o troppo centrato su sé stesso.
Il punto importante è un altro:
tu adesso stai già mostrando una funzione paterna sana proprio perché ti stai interrogando sul bene di tua figlia. La domanda che fai nasce dalla cura, non dalla crudeltà.
Non devi obbligarti a un percorso di counseling filosofico, né a una meditazione, né a un “risveglio” se non li desideri davvero. Le pratiche interiori possono aiutare alcune persone, ma non sono un requisito morale per essere un buon padre.
Dal punto di vista psicoanalitico, ciò che aiuta davvero un bambino è più concreto e umano:
sentirsi accolto;
avere un padre emotivamente presente;
poter vedere anche le fragilità senza esserne travolto;
ricevere affetto coerente;
avere qualcuno che ripara dopo gli errori (“scusa”, “ero stanco”, “non volevo spaventarti”).
L’amore non nasce dall’illuminazione. Nasce dalla relazione.
C’è anche un’altra cosa importante: quando diventiamo genitori, la mente può diventare molto suggestionabile rispetto a messaggi assoluti (“se non fai X rovinerai tuo figlio”). Questo accade perché il senso di responsabilità si amplifica enormemente. Ma attenzione alle ideologie che trasformano l’amore in un esame spirituale da superare.
Tua figlia non avrà bisogno di un uomo “risvegliato”.
Avrà bisogno di suo padre.
Diventare padre da pochi giorni è un passaggio enorme. È molto comune che, insieme alla gioia e alla serenità, arrivino pensieri improvvisi e assoluti su “come dovrei essere” per non danneggiare mio figlio. La nascita di una figlia rende molto più sensibili alle idee sulla responsabilità, sull’amore, sugli errori.
Da una prospettiva psicoanalitica, la frase che hai sentito nel counseling è formulata in modo troppo categorico. Non esiste alcuna condizione di “risveglio spirituale” necessaria per amare un figlio in modo sano. Se fosse vero, l’umanità intera non avrebbe mai potuto crescere bambini abbastanza bene.
La psicoanalisi non parla di genitori perfetti o illuminati. Parla di genitori sufficientemente buoni. Un concetto introdotto da Donald Winnicott: il bambino non ha bisogno di un padre spiritualmente risvegliato, ma di una presenza viva, affettiva, imperfetta ma autentica. Qualcuno che provi a capire, che sappia riparare agli errori, che resti emotivamente disponibile.
Sì, inevitabilmente ogni genitore trasmette anche i propri limiti, le proprie paure, le proprie ferite inconsce. Questo non significa “fare del male” nel senso traumatico che temi. Crescere un figlio implica sempre una quota di imperfezione. Anzi, un genitore convinto di dover essere totalmente puro, consapevole o “evoluto” rischia talvolta di diventare rigido, ansioso o troppo centrato su sé stesso.
Il punto importante è un altro:
tu adesso stai già mostrando una funzione paterna sana proprio perché ti stai interrogando sul bene di tua figlia. La domanda che fai nasce dalla cura, non dalla crudeltà.
Non devi obbligarti a un percorso di counseling filosofico, né a una meditazione, né a un “risveglio” se non li desideri davvero. Le pratiche interiori possono aiutare alcune persone, ma non sono un requisito morale per essere un buon padre.
Dal punto di vista psicoanalitico, ciò che aiuta davvero un bambino è più concreto e umano:
sentirsi accolto;
avere un padre emotivamente presente;
poter vedere anche le fragilità senza esserne travolto;
ricevere affetto coerente;
avere qualcuno che ripara dopo gli errori (“scusa”, “ero stanco”, “non volevo spaventarti”).
L’amore non nasce dall’illuminazione. Nasce dalla relazione.
C’è anche un’altra cosa importante: quando diventiamo genitori, la mente può diventare molto suggestionabile rispetto a messaggi assoluti (“se non fai X rovinerai tuo figlio”). Questo accade perché il senso di responsabilità si amplifica enormemente. Ma attenzione alle ideologie che trasformano l’amore in un esame spirituale da superare.
Tua figlia non avrà bisogno di un uomo “risvegliato”.
Avrà bisogno di suo padre.
Capisco perché questa cosa ti abbia colpito, soprattutto in un momento così delicato come quello che stai vivendo ora. Sei appena diventato padre, sei più sensibile, più aperto, e certe parole possono toccare delle corde profonde.
Ma te lo dico in modo chiaro: no, non esiste nessuna regola per cui senza un “percorso di risveglio” non si è capaci di amare un figlio.
Quello che senti, cioè la serenità, ma anche il dubbio, la preoccupazione di poter fare del male, è già qualcosa di molto importante. È il segno che sei coinvolto, che ti importa, che vuoi esserci nel modo giusto. E questo ha molto più valore di qualsiasi percorso “obbligato”.
Essere genitori non significa essere perfetti o “illuminati”. Significa essere presenti, sbagliare, accorgersene, riparare, crescere insieme a tuo figlio. L’amore non nasce da un percorso teorico o da una tecnica, ma dalla relazione concreta che costruirai giorno dopo giorno con tua figlia.
Quelle parole che hai sentito possono avere un senso in un certo contesto, ma prese così rischiano di diventare rigide e anche un po’ colpevolizzanti. E tu non hai bisogno di partire sentendoti già in difetto.
Se un giorno sentirai il desiderio di fare un percorso su di te, di meditare o di approfondire certe cose, fallo perché lo senti tuo, non perché hai paura di essere un cattivo padre.
Per ora puoi stare in quello che c’è, sei lì, sei presente, ti stai facendo delle domande e questo è già un modo molto reale di amare.
Ma te lo dico in modo chiaro: no, non esiste nessuna regola per cui senza un “percorso di risveglio” non si è capaci di amare un figlio.
Quello che senti, cioè la serenità, ma anche il dubbio, la preoccupazione di poter fare del male, è già qualcosa di molto importante. È il segno che sei coinvolto, che ti importa, che vuoi esserci nel modo giusto. E questo ha molto più valore di qualsiasi percorso “obbligato”.
Essere genitori non significa essere perfetti o “illuminati”. Significa essere presenti, sbagliare, accorgersene, riparare, crescere insieme a tuo figlio. L’amore non nasce da un percorso teorico o da una tecnica, ma dalla relazione concreta che costruirai giorno dopo giorno con tua figlia.
Quelle parole che hai sentito possono avere un senso in un certo contesto, ma prese così rischiano di diventare rigide e anche un po’ colpevolizzanti. E tu non hai bisogno di partire sentendoti già in difetto.
Se un giorno sentirai il desiderio di fare un percorso su di te, di meditare o di approfondire certe cose, fallo perché lo senti tuo, non perché hai paura di essere un cattivo padre.
Per ora puoi stare in quello che c’è, sei lì, sei presente, ti stai facendo delle domande e questo è già un modo molto reale di amare.
Salve, se questo counseling sostiene di poterle impedire di far soffrire i suoi figli mente!
In qualunque rapporto capita e capiterà sempre di far del male anche inconsapevolmente a chi amiamo; ciò però non fa noi cattive persone o cattivi genitori... semplicemente esseri umani che fanno del loro meglio!
Winnicot esaltava la "madre sufficientemente buona" come trampolino di lancio per il figlio di una crescita sana e via via più autonoma.
Detto ciò, più siamo consapevoli di come "funzioniamo", dei vissuti emotivi di cui facciamo esperienza e di come ci poniamo nelle relazioni, più riduciamo le probabilità e le occasioni di ferire gli altri senza volerlo; tale rischio però nenssun percorso di alcun tipo può ridurlo a zero.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
In qualunque rapporto capita e capiterà sempre di far del male anche inconsapevolmente a chi amiamo; ciò però non fa noi cattive persone o cattivi genitori... semplicemente esseri umani che fanno del loro meglio!
Winnicot esaltava la "madre sufficientemente buona" come trampolino di lancio per il figlio di una crescita sana e via via più autonoma.
Detto ciò, più siamo consapevoli di come "funzioniamo", dei vissuti emotivi di cui facciamo esperienza e di come ci poniamo nelle relazioni, più riduciamo le probabilità e le occasioni di ferire gli altri senza volerlo; tale rischio però nenssun percorso di alcun tipo può ridurlo a zero.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Salve, una consulenza psicologica può aiutarla a dare il giusto peso a questo pensiero, soprattutto in un momento delicato e nuovo come la nascita di sua figlia. Diventare padre può rendere più sensibili a frasi, video o contenuti che parlano di responsabilità, amore e paura di sbagliare. L’idea che senza un certo “percorso di risveglio” non si possa amare davvero un figlio è una frase molto forte e, se presa alla lettera, rischia solo di generare ansia e senso di colpa. Non serve essere genitori perfetti o “illuminati” per amare un figlio: serve presenza, cura, disponibilità a imparare, capacità di chiedere scusa e di crescere nel tempo. Meditazione o percorsi personali possono essere utili se scelti liberamente, non se vissuti come obbligo per non fare danni. Un percorso di sostegno psicologico, online o in presenza, può aiutarla se questo dubbio diventa ricorrente o ansioso, così da vivere la paternità con più fiducia e meno paura di sbagliare.
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Buonasera, le faccio i miei auguri per l'arrivo di questa bambina, l'attesa e l'arrivo di un nuovo membro nella famiglia (che è completamente dipendente da noi, dalle nostre cure, dal nostro accudimento) genera tantissime gioie ma anche tante paure e preoccupazioni. Io penso che questo "counselor" abbia toccato proprio questa sua vulnerabilità, la paura (legittima) di non fare abbastanza, di fare danni, o magari di commettere gli stessi "errori", se così li vogliamo chiamare, che sono stati commessi con lei.
Le vorrei però comunicare una cosa, nessuno è pronto per fare il genitore, nessuno sarà mai abbastanza "risvegliato" da essere il genitore perfetto, ma è davvero questo che serve ad un figlio? Ognuno di noi porta dentro di sé parti sofferenti, aspetti su cui è importante lavorare, ma questo per raggiungere equilibrio e benessere con sé stessi, perché la pretesa di essere un genitore che non ferirà mai la figlia non è possibile né funzionale, e inoltre, come diceva lo psicoanalista Donald Winnicott, al bambino non serve la madre perfetta né trascurante, serve la "madre sufficientemente buona", in questo caso parliamo di padre sufficientemente buono.
Le vorrei però comunicare una cosa, nessuno è pronto per fare il genitore, nessuno sarà mai abbastanza "risvegliato" da essere il genitore perfetto, ma è davvero questo che serve ad un figlio? Ognuno di noi porta dentro di sé parti sofferenti, aspetti su cui è importante lavorare, ma questo per raggiungere equilibrio e benessere con sé stessi, perché la pretesa di essere un genitore che non ferirà mai la figlia non è possibile né funzionale, e inoltre, come diceva lo psicoanalista Donald Winnicott, al bambino non serve la madre perfetta né trascurante, serve la "madre sufficientemente buona", in questo caso parliamo di padre sufficientemente buono.
Salve, mi sembra che lei stia provando un forte senso di preoccupazione e di responsabilità per l'impatto che il suo ruolo di genitore potrebbe avere su sua figlia.
Avere questi pensieri, come genitore, è del tutto normale e la sua voglia di affrontarli è un forte indicatore di impegno e di amore nei confronti di sua figlia.
La terapia, in particolare quella a orientamento cognitivo comportamentale, può essere uno strumento utile per lavorare su se stesso e migliorare/creare la sua relazione con sua figlia, ma è importante scegliere un percorso adatto e che aiuti a raggiungere gli obiettivi desiderati.
Per qualsiasi cosa resto a disposizione
Avere questi pensieri, come genitore, è del tutto normale e la sua voglia di affrontarli è un forte indicatore di impegno e di amore nei confronti di sua figlia.
La terapia, in particolare quella a orientamento cognitivo comportamentale, può essere uno strumento utile per lavorare su se stesso e migliorare/creare la sua relazione con sua figlia, ma è importante scegliere un percorso adatto e che aiuti a raggiungere gli obiettivi desiderati.
Per qualsiasi cosa resto a disposizione
Il fatto che tu ti stia ponendo queste domande e ti stia interrogando su come prenderti cura di tua figlia dice già molto della tua attenzione e sensibilità come padre.
Alcuni contenuti legati alla spiritualità o alla crescita personale possono offrire spunti interessanti, ma a volte rischiano anche di trasmettere messaggi molto assoluti, facendo nascere paure o sensi di colpa non necessariamente realistici.
Non esiste un unico percorso obbligatorio per poter amare bene un figlio. La capacità di essere presenti, mettersi in discussione, riconoscere i propri limiti e cercare di comprendere sé stessi sono già aspetti molto importanti nella relazione con un bambino.
Se in futuro sentirai il desiderio autentico di approfondire aspetti interiori attraverso un percorso personale, la meditazione o altre esperienze, potrà essere una scelta tua e non qualcosa da fare per paura di “non essere abbastanza”.
Il fatto che tu ti stia facendo queste domande nel momento in cui sei appena diventato padre parla già di un forte desiderio di esserci davvero per tua figlia.
E questo, nella relazione con un bambino, ha spesso molto più valore della ricerca di una perfezione impossibile.
Ti auguro di poter vivere questa nuova esperienza con maggiore serenità e senza sentirti schiacciato dalla paura di sbagliare.
Alcuni contenuti legati alla spiritualità o alla crescita personale possono offrire spunti interessanti, ma a volte rischiano anche di trasmettere messaggi molto assoluti, facendo nascere paure o sensi di colpa non necessariamente realistici.
Non esiste un unico percorso obbligatorio per poter amare bene un figlio. La capacità di essere presenti, mettersi in discussione, riconoscere i propri limiti e cercare di comprendere sé stessi sono già aspetti molto importanti nella relazione con un bambino.
Se in futuro sentirai il desiderio autentico di approfondire aspetti interiori attraverso un percorso personale, la meditazione o altre esperienze, potrà essere una scelta tua e non qualcosa da fare per paura di “non essere abbastanza”.
Il fatto che tu ti stia facendo queste domande nel momento in cui sei appena diventato padre parla già di un forte desiderio di esserci davvero per tua figlia.
E questo, nella relazione con un bambino, ha spesso molto più valore della ricerca di una perfezione impossibile.
Ti auguro di poter vivere questa nuova esperienza con maggiore serenità e senza sentirti schiacciato dalla paura di sbagliare.
Salve, prima di tutto mi viene da dire che dalle sue parole emerge una cosa molto importante: il fatto stesso che lei si stia ponendo queste domande racconta già attenzione, sensibilità e desiderio di fare del bene a sua figlia. E questo è molto diverso dall’essere un genitore disinteressato o inconsapevole. Diventare padre è un passaggio enorme della vita. Anche quando ci si sente sereni, come lei scrive, è normalissimo che la mente inizi improvvisamente a interrogarsi su ciò che significa davvero “essere un buon genitore”. In quei momenti si è anche molto più vulnerabili a certi messaggi forti, assoluti o radicali che si trovano online, soprattutto quando parlano di amore, consapevolezza, spiritualità o crescita personale. Il problema è che alcuni contenuti rischiano di trasmettere implicitamente l’idea che esista una sorta di “livello superiore” da raggiungere per poter amare davvero qualcuno, quasi come se senza un particolare percorso interiore si fosse destinati inevitabilmente a fare del male ai propri figli. E questo può generare molta ansia. Dal punto di vista psicologico, però, la realtà umana è molto più complessa e anche molto più concreta. Nessun genitore è perfetto, nessun essere umano è totalmente libero dalle proprie fragilità, paure o limiti. Crescere un figlio non significa diventare una persona illuminata o “risvegliata”, ma piuttosto cercare, nel tempo, di costruire una relazione sufficientemente sicura, affettuosa, stabile e autentica. I figli non hanno bisogno di genitori perfetti o spiritualmente elevati. Hanno bisogno di figure presenti, capaci di mettersi in discussione, di riparare agli errori quando accadono, di offrire affetto, contenimento e ascolto. È importante anche fare attenzione ad un meccanismo mentale molto frequente: quando sentiamo una frase forte detta con sicurezza da qualcuno percepito come “saggio” o “profondo”, la mente tende a trasformarla in una verità assoluta. Da lì può nascere un dubbio del tipo: “E se allora io stessi sbagliando tutto senza accorgermene?”. Questo però non significa che quel pensiero sia necessariamente realistico o utile. Lei scrive una frase significativa: “Io adesso non mi interessa minimamente fare un percorso del genere”. Ecco, questo è un punto importante. La meditazione, la spiritualità o percorsi filosofici possono essere strumenti interessanti per alcune persone, ma non rappresentano un obbligo morale né una condizione necessaria per amare bene un figlio. Ci sono persone profondamente spirituali che faticano nelle relazioni affettive e persone che non hanno alcun interesse per quei percorsi ma sono genitori presenti, amorevoli e responsabili. Da un punto di vista cognitivo comportamentale, conta molto osservare non tanto le etichette o le ideologie, ma ciò che concretamente accade nella relazione. Come si comunica, come si gestiscono le emozioni, quanto spazio si dà ai bisogni dell’altro, come si affrontano gli errori, la frustrazione, la fatica. È lì che si costruisce il legame. Inoltre, quando nasce un figlio, spesso emergono anche paure profonde legate alla responsabilità. Alcune persone iniziano a domandarsi continuamente: “E se sbagliassi?”, “E se la facessi soffrire senza volerlo?”, “E se non fossi abbastanza?”. Sono pensieri molto umani, soprattutto nei primi tempi, quando la mente sta cercando di adattarsi a un cambiamento enorme. Il rischio però è che queste domande diventino una ricerca continua di certezze assolute impossibili da ottenere. Forse la domanda più utile non è “devo risvegliarmi spiritualmente?”, ma “come posso essere un padre sufficientemente presente, consapevole e capace di crescere insieme a mia figlia?”. E questa è una domanda molto più concreta, umana e realistica. Se un domani sentirà curiosità verso meditazione o percorsi interiori potrà certamente esplorarli, ma dovrebbe essere una scelta autentica e personale, non guidata dalla paura di diventare un cattivo padre. Le decisioni prese per paura raramente portano benessere duraturo. Credo che possa essere utile, nel tempo, concedersi anche uno spazio di riflessione personale su ciò che significa per lei essere padre, su quali modelli relazionali ha vissuto, su quali valori desidera trasmettere e su come gestisce emozioni e responsabilità. Un eventuale percorso psicologico può essere prezioso proprio per questo: non per trasformare una persona in qualcuno di “illuminato”, ma per comprendere meglio il proprio modo di funzionare, le proprie paure, i propri automatismi e le proprie risorse. Per ora, però, mi sembra importante che non perda di vista una cosa semplice ma fondamentale: il fatto che lei sia lì, presente, coinvolto emotivamente e desideroso di fare bene per sua figlia, è già qualcosa di molto significativo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve, il fatto che sia appena diventato padre e che senta il peso di questa responsabilità è comprensibile. La nascita di un figlio apre una zona molto sensibile: insieme alla gioia può comparire anche la paura di non essere all’altezza o di fare involontariamente del male.
Da ciò che scrive, però, non emerge il problema di un padre incapace di amare. Emerge piuttosto un dubbio nato da una frase molto assoluta, sentita in un video, che ha trasformato l’amore per sua figlia in una specie di esame: “se non faccio quel percorso, allora non amerò bene”.
Nessun percorso di risveglio, counseling o meditazione può garantire a un genitore di non sbagliare mai. E, allo stesso tempo, non serve essere “perfettamente risolti” per amare un figlio. Un figlio non ha bisogno di un padre illuminato, ma di un padre presente, sufficientemente attento, capace di ascoltare, di correggersi e, quando serve, anche di riparare.
Il rischio, in questo momento, è iniziare a misurare l’amore con il metro della paura. Più cerca la certezza assoluta di non fare mai male a sua figlia, più può finire per trasformare un legame vivo in un controllo continuo su di sé: “sto amando bene?”, “sono abbastanza risvegliato?”, “devo fare qualcosa per essere degno?”.
Può fare un piccolo movimento diverso: invece di chiedersi se deve seguire quel percorso per non fare danni, provi a tornare alla relazione reale con sua figlia. La guardi, la tenga in braccio, si conceda di imparare giorno dopo giorno. La paternità non è una condizione perfetta da raggiungere prima, ma un’esperienza che si costruisce mentre la si vive.
Se un giorno sentirà il desiderio autentico di fare meditazione, counseling o un percorso personale, potrà certamente valutarlo. Ma farlo per paura di essere un cattivo padre rischierebbe solo di alimentare il dubbio. Se invece questo pensiero dovesse diventare insistente, angosciante o difficile da interrompere, allora può essere utile parlarne con un professionista, anche online, per rimettere il dubbio al suo posto e proteggere questo momento così importante.
Un caro saluto.
Da ciò che scrive, però, non emerge il problema di un padre incapace di amare. Emerge piuttosto un dubbio nato da una frase molto assoluta, sentita in un video, che ha trasformato l’amore per sua figlia in una specie di esame: “se non faccio quel percorso, allora non amerò bene”.
Nessun percorso di risveglio, counseling o meditazione può garantire a un genitore di non sbagliare mai. E, allo stesso tempo, non serve essere “perfettamente risolti” per amare un figlio. Un figlio non ha bisogno di un padre illuminato, ma di un padre presente, sufficientemente attento, capace di ascoltare, di correggersi e, quando serve, anche di riparare.
Il rischio, in questo momento, è iniziare a misurare l’amore con il metro della paura. Più cerca la certezza assoluta di non fare mai male a sua figlia, più può finire per trasformare un legame vivo in un controllo continuo su di sé: “sto amando bene?”, “sono abbastanza risvegliato?”, “devo fare qualcosa per essere degno?”.
Può fare un piccolo movimento diverso: invece di chiedersi se deve seguire quel percorso per non fare danni, provi a tornare alla relazione reale con sua figlia. La guardi, la tenga in braccio, si conceda di imparare giorno dopo giorno. La paternità non è una condizione perfetta da raggiungere prima, ma un’esperienza che si costruisce mentre la si vive.
Se un giorno sentirà il desiderio autentico di fare meditazione, counseling o un percorso personale, potrà certamente valutarlo. Ma farlo per paura di essere un cattivo padre rischierebbe solo di alimentare il dubbio. Se invece questo pensiero dovesse diventare insistente, angosciante o difficile da interrompere, allora può essere utile parlarne con un professionista, anche online, per rimettere il dubbio al suo posto e proteggere questo momento così importante.
Un caro saluto.
Buongiorno gentile utente. Non so chi lei abbia sentito ma, spero sia laureato , specializzato e iscritto all'ordine degli psicologi / psicoterapeuti con un numero che lei possa verificare. Detto questo, se lei sente di fare un percorso , capisca dentro di sé le motivazioni e gli obiettivi. Il counselor non può fare una terapia se non ha i requisiti descritti sopra , e la meditazione non serve a capire e risolvere i disagi interiori. Sono disponibile a ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti. Dott.ssa Moretti
Buongiorno,
la nascita di un figlio è un evento molto intenso che può attivare, nei neo-genitori, emozioni profonde e anche momenti di ansia genitoriale, dubbi e pensieri ricorrenti legati al proprio ruolo.
È comprensibile che possano emergere pensieri intrusivi e rimuginio mentale, soprattutto rispetto alla paura di non essere un buon genitore o di poter fare involontariamente del male al proprio bambino.
Da ciò che racconta, però, non emerge una mancanza di amore verso sua figlia, quanto piuttosto una forte preoccupazione e senso di responsabilità, che spesso si attivano nelle fasi di neo-genitorialità.
A volte, in questi momenti, contenuti legati a crescita personale, meditazione o “risveglio” possono aumentare l’ansia e generare ulteriori dubbi su sé stessi, facendo sentire come se esistesse un modo “giusto” di essere genitori.
In realtà non esiste un unico percorso necessario per essere un buon padre. La capacità di costruire una relazione sana con un figlio passa anche attraverso l’imperfezione, la presenza emotiva e la possibilità di riconoscere e gestire i propri dubbi.
Quando i pensieri diventano molto insistenti o generano forte ansia, può essere utile confrontarsi con un professionista per comprendere meglio cosa si sta attivando a livello emotivo, senza giudizio.
Le auguro di potersi vivere questo momento con maggiore serenità e fiducia nelle sue capacità genitoriali.
Un caro saluto,
Dott.ssa Veronica De Iuliis
la nascita di un figlio è un evento molto intenso che può attivare, nei neo-genitori, emozioni profonde e anche momenti di ansia genitoriale, dubbi e pensieri ricorrenti legati al proprio ruolo.
È comprensibile che possano emergere pensieri intrusivi e rimuginio mentale, soprattutto rispetto alla paura di non essere un buon genitore o di poter fare involontariamente del male al proprio bambino.
Da ciò che racconta, però, non emerge una mancanza di amore verso sua figlia, quanto piuttosto una forte preoccupazione e senso di responsabilità, che spesso si attivano nelle fasi di neo-genitorialità.
A volte, in questi momenti, contenuti legati a crescita personale, meditazione o “risveglio” possono aumentare l’ansia e generare ulteriori dubbi su sé stessi, facendo sentire come se esistesse un modo “giusto” di essere genitori.
In realtà non esiste un unico percorso necessario per essere un buon padre. La capacità di costruire una relazione sana con un figlio passa anche attraverso l’imperfezione, la presenza emotiva e la possibilità di riconoscere e gestire i propri dubbi.
Quando i pensieri diventano molto insistenti o generano forte ansia, può essere utile confrontarsi con un professionista per comprendere meglio cosa si sta attivando a livello emotivo, senza giudizio.
Le auguro di potersi vivere questo momento con maggiore serenità e fiducia nelle sue capacità genitoriali.
Un caro saluto,
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Buongiorno,
diventare padre è un cambiamento molto importante e spesso porta con sé anche dubbi, riflessioni e paure sul “saper fare bene” il proprio ruolo. Quello che descrive non significa affatto che farà del male a sua figlia.
Messaggi molto assoluti come “senza un percorso di risveglio non si può amare davvero un figlio” rischiano di creare ansia e senso di inadeguatezza, soprattutto in momenti delicati come quello che sta vivendo ora. La capacità di amare un figlio non dipende dall’aderire a uno specifico percorso filosofico o spirituale.
Essere un buon genitore non significa essere perfetti o “illuminati”, ma essere presenti, disponibili a mettersi in discussione, accogliere i propri limiti e cercare di costruire una relazione affettiva sufficientemente sicura e autentica.
Se in futuro sentirà interesse personale verso strumenti come meditazione, counseling o percorsi di crescita, potrà certamente esplorarli, ma non perché sia obbligato a “risvegliarsi” per poter amare sua figlia.
Dal tono del suo messaggio emerge anzi molta attenzione e sensibilità verso il benessere di sua figlia, e questo è già un elemento importante nella costruzione del legame genitore-figlio.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
diventare padre è un cambiamento molto importante e spesso porta con sé anche dubbi, riflessioni e paure sul “saper fare bene” il proprio ruolo. Quello che descrive non significa affatto che farà del male a sua figlia.
Messaggi molto assoluti come “senza un percorso di risveglio non si può amare davvero un figlio” rischiano di creare ansia e senso di inadeguatezza, soprattutto in momenti delicati come quello che sta vivendo ora. La capacità di amare un figlio non dipende dall’aderire a uno specifico percorso filosofico o spirituale.
Essere un buon genitore non significa essere perfetti o “illuminati”, ma essere presenti, disponibili a mettersi in discussione, accogliere i propri limiti e cercare di costruire una relazione affettiva sufficientemente sicura e autentica.
Se in futuro sentirà interesse personale verso strumenti come meditazione, counseling o percorsi di crescita, potrà certamente esplorarli, ma non perché sia obbligato a “risvegliarsi” per poter amare sua figlia.
Dal tono del suo messaggio emerge anzi molta attenzione e sensibilità verso il benessere di sua figlia, e questo è già un elemento importante nella costruzione del legame genitore-figlio.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Salve, intanto congratulazioni per la nascita di sua figlia. Da ciò che scrive mi colpisce un aspetto: descrive di vivere questo momento con serenità, ma allo stesso tempo nota come alcune frasi ascoltate abbiano iniziato a generare un dubbio molto forte.
La nascita di un figlio spesso porta con sé una maggiore sensibilità e una maggiore attenzione alle proprie responsabilità come genitore. È frequente che emergano domande del tipo: 'Sarò un buon padre?', 'Farò la cosa giusta?', 'Potrei fare involontariamente del male a mio figlio?'.
L’idea che esista un unico percorso necessario – di risveglio, consapevolezza o altro – senza il quale una persona non possa amare i propri figli non rappresenta una verità assoluta. L’amore genitoriale e la capacità di costruire una relazione affettiva si sviluppano attraverso molti aspetti: presenza, cura, ascolto, disponibilità a mettersi in discussione e capacità di imparare nel tempo.
Il fatto stesso che lei si stia ponendo queste domande e si stia interrogando sul benessere di sua figlia sembra mostrare attenzione e coinvolgimento come padre. Questo non significa che un percorso personale, una psicoterapia o pratiche come la meditazione non possano essere utili per alcune persone; possono essere strumenti di crescita se scelti per un desiderio personale, non perché mossi dalla paura che senza di essi si diventi automaticamente un cattivo genitore.
Se nota che questo dubbio tende a diventare molto insistente o a togliere serenità a un momento importante della sua vita, potrebbe essere utile approfondire anche il modo in cui questa preoccupazione si sta presentando.
Cordiali saluti
Dott.ssa M. ELisa Murru
La nascita di un figlio spesso porta con sé una maggiore sensibilità e una maggiore attenzione alle proprie responsabilità come genitore. È frequente che emergano domande del tipo: 'Sarò un buon padre?', 'Farò la cosa giusta?', 'Potrei fare involontariamente del male a mio figlio?'.
L’idea che esista un unico percorso necessario – di risveglio, consapevolezza o altro – senza il quale una persona non possa amare i propri figli non rappresenta una verità assoluta. L’amore genitoriale e la capacità di costruire una relazione affettiva si sviluppano attraverso molti aspetti: presenza, cura, ascolto, disponibilità a mettersi in discussione e capacità di imparare nel tempo.
Il fatto stesso che lei si stia ponendo queste domande e si stia interrogando sul benessere di sua figlia sembra mostrare attenzione e coinvolgimento come padre. Questo non significa che un percorso personale, una psicoterapia o pratiche come la meditazione non possano essere utili per alcune persone; possono essere strumenti di crescita se scelti per un desiderio personale, non perché mossi dalla paura che senza di essi si diventi automaticamente un cattivo genitore.
Se nota che questo dubbio tende a diventare molto insistente o a togliere serenità a un momento importante della sua vita, potrebbe essere utile approfondire anche il modo in cui questa preoccupazione si sta presentando.
Cordiali saluti
Dott.ssa M. ELisa Murru
Gentile utente,
prima di tutto congratulazioni per la nascita di sua figlia. È molto comune, soprattutto nei primi giorni da genitore, vivere dubbi, domande profonde e timori rispetto al proprio ruolo. Il fatto stesso che lei si stia interrogando su come essere un buon padre è già un segnale di attenzione, sensibilità e desiderio di fare del bene a sua figlia.
Le frasi che ha ascoltato nei video di counseling filosofico vanno considerate con cautela. Alcuni approcci utilizzano concetti come “risveglio”, “liberazione” o “consapevolezza” in modo molto assoluto, ma nella realtà psicologica non esiste l’idea che una persona debba necessariamente intraprendere un percorso spirituale o meditativo per poter amare bene i propri figli.
L’amore genitoriale non richiede perfezione né uno “stato evoluto” particolare. I bambini crescono bene soprattutto in presenza di figure affettive sufficientemente presenti, capaci di cura, ascolto, protezione e riparazione degli errori. Tutti i genitori, inevitabilmente, commettono errori o hanno momenti di difficoltà: questo non significa “fare del male” ai propri figli in senso inevitabile o irreparabile.
La meditazione, il counseling o altri percorsi di crescita personale possono essere strumenti utili per alcune persone, se sentiti come un desiderio autentico e non come un obbligo o una paura. Se lei non sente il bisogno di intraprendere quel tipo di percorso, questo non significa affatto che sarà un cattivo padre.
Mi sembra invece importante osservare un altro aspetto: il fatto che queste parole le abbiano generato così tanta preoccupazione potrebbe indicare una fase di forte sensibilità emotiva, molto frequente dopo la nascita di un figlio. In questo periodo è normale sentirsi più vulnerabili, avere pensieri ricorrenti o il timore di non essere “abbastanza”.
Cerchi quindi di non trasformare un messaggio ascoltato online in una verità assoluta sulla sua capacità di amare. Essere un buon genitore non significa essere perfetti o “illuminati”, ma essere umani, presenti e disponibili a crescere insieme a proprio figlio.
Se questi dubbi dovessero continuare a crearle ansia o senso di colpa, può essere utile approfondire con uno specialista, per comprendere meglio le sue paure e vivere con maggiore serenità questa nuova fase della vita.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
prima di tutto congratulazioni per la nascita di sua figlia. È molto comune, soprattutto nei primi giorni da genitore, vivere dubbi, domande profonde e timori rispetto al proprio ruolo. Il fatto stesso che lei si stia interrogando su come essere un buon padre è già un segnale di attenzione, sensibilità e desiderio di fare del bene a sua figlia.
Le frasi che ha ascoltato nei video di counseling filosofico vanno considerate con cautela. Alcuni approcci utilizzano concetti come “risveglio”, “liberazione” o “consapevolezza” in modo molto assoluto, ma nella realtà psicologica non esiste l’idea che una persona debba necessariamente intraprendere un percorso spirituale o meditativo per poter amare bene i propri figli.
L’amore genitoriale non richiede perfezione né uno “stato evoluto” particolare. I bambini crescono bene soprattutto in presenza di figure affettive sufficientemente presenti, capaci di cura, ascolto, protezione e riparazione degli errori. Tutti i genitori, inevitabilmente, commettono errori o hanno momenti di difficoltà: questo non significa “fare del male” ai propri figli in senso inevitabile o irreparabile.
La meditazione, il counseling o altri percorsi di crescita personale possono essere strumenti utili per alcune persone, se sentiti come un desiderio autentico e non come un obbligo o una paura. Se lei non sente il bisogno di intraprendere quel tipo di percorso, questo non significa affatto che sarà un cattivo padre.
Mi sembra invece importante osservare un altro aspetto: il fatto che queste parole le abbiano generato così tanta preoccupazione potrebbe indicare una fase di forte sensibilità emotiva, molto frequente dopo la nascita di un figlio. In questo periodo è normale sentirsi più vulnerabili, avere pensieri ricorrenti o il timore di non essere “abbastanza”.
Cerchi quindi di non trasformare un messaggio ascoltato online in una verità assoluta sulla sua capacità di amare. Essere un buon genitore non significa essere perfetti o “illuminati”, ma essere umani, presenti e disponibili a crescere insieme a proprio figlio.
Se questi dubbi dovessero continuare a crearle ansia o senso di colpa, può essere utile approfondire con uno specialista, per comprendere meglio le sue paure e vivere con maggiore serenità questa nuova fase della vita.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Non è semplice rispondere senza vedere il contesto semantico da cui lei estrapola la frase.
Ci provo ugualmente, tuttavia.
Verosimilmente penso che il counselor si riferisca ad una maturazione nietzschiana (nell'accezione buona del termine), ovvero una maturazione libera dagli schemi piccoli borghesi che possa vedere oltre, in una visione più ampia e che sappia accogliere, senza giudicare, le istanze del suo bambino/adolescente/giovane adulto.
Era un consiglio in senso lato, non un giudizio, per essere un padre migliore. Ma questo non significa che lei sia un cattivo genitore. Non assolutizzi il consiglio del counselor.
Ci provo ugualmente, tuttavia.
Verosimilmente penso che il counselor si riferisca ad una maturazione nietzschiana (nell'accezione buona del termine), ovvero una maturazione libera dagli schemi piccoli borghesi che possa vedere oltre, in una visione più ampia e che sappia accogliere, senza giudicare, le istanze del suo bambino/adolescente/giovane adulto.
Era un consiglio in senso lato, non un giudizio, per essere un padre migliore. Ma questo non significa che lei sia un cattivo genitore. Non assolutizzi il consiglio del counselor.
Gentile papà,
intanto congratulazioni per la nascita della sua bambina. Mi sento di rassicurarla sul fatto che diventare genitori oltre ad essere un evento bellissimo può risvegliare dubbi e paure. Da psicologa specializzanda in psicoterapia familiare, ad approccio sistemico-relazionale mi sento di dirle che no, non serve un percorso di counseling filosofico o un ‘risveglio’ per essere un buon padre. Diventare genitori smuove tante emozioni e video che dichiarano tali cose marciano sull’incertezza che questo periodo porta con sé. La genitorialità non è un qualcosa che si determina da un ‘risveglio’ spirituale o seguendo regole dettate da un corso filosofico online. La genitorialità si costruisce piuttosto nella relazione quotidiana che costruisce con sua figlia. Fatto di gesti, presenza, insegnamenti. Questa relazione si basa sulla sintonizzazione con i bisogni della sua bambina e il suo rispondere ad essi, è una relazione fatta di cura e amore. Il solo fatto che lei si stia ponendo il problema di proteggerla mostra già il suo grande amore e sensibilità rispetto all’educazione e desiderio di voler essere un buon genitore. A mio parere, già un qualcosa di fondamentale che pone le basi per fondare una solida relazione padre-figlia. Sul web circolano molti messaggi, e alcuni di questi toccano delle parti di noi che in alcuni momenti risuonano di più. Si dia del tempo per abituarsi a questo nuovo ruolo, si permetta di scoprirlo anche imparando nella relazione con sua figlia. Se dovesse sentire la necessità di approfondire ulteriormente questi dubbi, uno spazio psicologico, o di sostegno genitoriale, può essere un ottimo spazio per dar voce a questi suoi dubbi. Le lascio la mia disponibilità, per affrontare insieme questo nuovo inizio della sua vita.
Le auguro di vivere questo momento con maggiore sicurezza e di avere fiducia nelle sue capacità genitoriali.
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
intanto congratulazioni per la nascita della sua bambina. Mi sento di rassicurarla sul fatto che diventare genitori oltre ad essere un evento bellissimo può risvegliare dubbi e paure. Da psicologa specializzanda in psicoterapia familiare, ad approccio sistemico-relazionale mi sento di dirle che no, non serve un percorso di counseling filosofico o un ‘risveglio’ per essere un buon padre. Diventare genitori smuove tante emozioni e video che dichiarano tali cose marciano sull’incertezza che questo periodo porta con sé. La genitorialità non è un qualcosa che si determina da un ‘risveglio’ spirituale o seguendo regole dettate da un corso filosofico online. La genitorialità si costruisce piuttosto nella relazione quotidiana che costruisce con sua figlia. Fatto di gesti, presenza, insegnamenti. Questa relazione si basa sulla sintonizzazione con i bisogni della sua bambina e il suo rispondere ad essi, è una relazione fatta di cura e amore. Il solo fatto che lei si stia ponendo il problema di proteggerla mostra già il suo grande amore e sensibilità rispetto all’educazione e desiderio di voler essere un buon genitore. A mio parere, già un qualcosa di fondamentale che pone le basi per fondare una solida relazione padre-figlia. Sul web circolano molti messaggi, e alcuni di questi toccano delle parti di noi che in alcuni momenti risuonano di più. Si dia del tempo per abituarsi a questo nuovo ruolo, si permetta di scoprirlo anche imparando nella relazione con sua figlia. Se dovesse sentire la necessità di approfondire ulteriormente questi dubbi, uno spazio psicologico, o di sostegno genitoriale, può essere un ottimo spazio per dar voce a questi suoi dubbi. Le lascio la mia disponibilità, per affrontare insieme questo nuovo inizio della sua vita.
Le auguro di vivere questo momento con maggiore sicurezza e di avere fiducia nelle sue capacità genitoriali.
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Gentile utente, prima di tutto Auguri per la nascita di suo figli*, credo che preoccuparsi di poter in qualche modo trasmettere pezzi di noi disfunzionali hai figli sia un timore normale, comune e naturale. Nessun genitore vorrebbe consapevolmente fare male ad un figlio. Sei le credi di avere degli irrisolti nella sua vita, un percorso potrebbe essere utili prima a lei e in futuro al rapporto che lei costruirà con cui figli*. Detto questo immagino che le parole della persona che ha tenuto il corso, fossero in termini generali ma non specifici, ne vere in assoluto. Porsi delle domande in anticipo su che genitore vorremmo essere o potremmo essere è già di per sè un fattore protettivo. Nulla toglie tuttavia che lei possa esplorare delle parti di sè. Rimango a sua disposizione Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Salve,
prima di tutto le faccio davvero i miei auguri: diventare padre è un passaggio enorme, e il fatto che lei si definisca sereno, ma allo stesso tempo si ponga queste domande, dice già moltissimo della qualità della persona e del genitore che è.
Quello che le è successo è molto più comune di quanto immagini. In momenti così importanti della vita, soprattutto quando nasce un figlio, la mente diventa più sensibile, più aperta… e anche più vulnerabile a certi messaggi “forti”, soprattutto se presentati come verità assolute. Quelle frasi che ha sentito non sono verità, sono visioni, spesso estremizzate, che rischiano di creare più ansia che consapevolezza.
L’idea che senza un “risveglio” o un percorso specifico una persona non sia in grado di amare il proprio figlio è, mi permetta, profondamente fuorviante e anche dannosa. L’amore genitoriale non nasce da un percorso filosofico o spirituale obbligato, nasce dalla relazione, dalla presenza, dall’imperfezione quotidiana, dagli errori e dalle riparazioni.
Lei non farà del male a sua figlia perché non segue un percorso di “risveglio”. Questo pensiero nasce dalla paura di non essere abbastanza, che è una paura molto frequente nei neogenitori, soprattutto in chi tiene davvero a fare bene.
Non esistono genitori perfetti, esistono genitori sufficientemente presenti, che a volte sbagliano, a volte si arrabbiano, a volte non capiscono subito… ma che restano, che si mettono in discussione, che cercano di fare del loro meglio. Ed è esattamente quello che lei sta già facendo.
Il punto non è “devo risvegliarmi?” o “devo seguire quel percorso?”, ma capire cosa sta succedendo dentro di lei adesso. Perché proprio ora questa idea le si è agganciata con così tanta forza? Che timore tocca? Che tipo di padre ha paura di essere?
Non è necessario intraprendere percorsi che non sente suoi, né forzarsi verso pratiche come la meditazione solo perché qualcuno le ha presentate come indispensabili. Quello che invece può fare davvero la differenza è avere uno spazio in cui poter elaborare questi pensieri, ridimensionarli e comprendere meglio le sue emozioni in questo momento così delicato.
È un passaggio importante della sua vita, e merita di essere vissuto con più tranquillità e meno pressione interna. Se sente che questo dubbio continua a tornare o a disturbarla, il modo più utile per affrontarlo non è inseguire risposte generiche o percorsi imposti dall’esterno, ma lavorarci in modo serio, mirato e personale.
È esattamente il tipo di situazione su cui lavoro quotidianamente: aiutare le persone a distinguere tra paure indotte e bisogni reali, e a costruire una sicurezza interna più solida, soprattutto nei momenti di cambiamento come questo.
Non perché lei “debba” cambiare o migliorarsi per essere un buon padre, ma perché può stare più sereno dentro ciò che sta già vivendo, senza che pensieri come questi le tolgano il piacere e la pienezza di questo momento.
prima di tutto le faccio davvero i miei auguri: diventare padre è un passaggio enorme, e il fatto che lei si definisca sereno, ma allo stesso tempo si ponga queste domande, dice già moltissimo della qualità della persona e del genitore che è.
Quello che le è successo è molto più comune di quanto immagini. In momenti così importanti della vita, soprattutto quando nasce un figlio, la mente diventa più sensibile, più aperta… e anche più vulnerabile a certi messaggi “forti”, soprattutto se presentati come verità assolute. Quelle frasi che ha sentito non sono verità, sono visioni, spesso estremizzate, che rischiano di creare più ansia che consapevolezza.
L’idea che senza un “risveglio” o un percorso specifico una persona non sia in grado di amare il proprio figlio è, mi permetta, profondamente fuorviante e anche dannosa. L’amore genitoriale non nasce da un percorso filosofico o spirituale obbligato, nasce dalla relazione, dalla presenza, dall’imperfezione quotidiana, dagli errori e dalle riparazioni.
Lei non farà del male a sua figlia perché non segue un percorso di “risveglio”. Questo pensiero nasce dalla paura di non essere abbastanza, che è una paura molto frequente nei neogenitori, soprattutto in chi tiene davvero a fare bene.
Non esistono genitori perfetti, esistono genitori sufficientemente presenti, che a volte sbagliano, a volte si arrabbiano, a volte non capiscono subito… ma che restano, che si mettono in discussione, che cercano di fare del loro meglio. Ed è esattamente quello che lei sta già facendo.
Il punto non è “devo risvegliarmi?” o “devo seguire quel percorso?”, ma capire cosa sta succedendo dentro di lei adesso. Perché proprio ora questa idea le si è agganciata con così tanta forza? Che timore tocca? Che tipo di padre ha paura di essere?
Non è necessario intraprendere percorsi che non sente suoi, né forzarsi verso pratiche come la meditazione solo perché qualcuno le ha presentate come indispensabili. Quello che invece può fare davvero la differenza è avere uno spazio in cui poter elaborare questi pensieri, ridimensionarli e comprendere meglio le sue emozioni in questo momento così delicato.
È un passaggio importante della sua vita, e merita di essere vissuto con più tranquillità e meno pressione interna. Se sente che questo dubbio continua a tornare o a disturbarla, il modo più utile per affrontarlo non è inseguire risposte generiche o percorsi imposti dall’esterno, ma lavorarci in modo serio, mirato e personale.
È esattamente il tipo di situazione su cui lavoro quotidianamente: aiutare le persone a distinguere tra paure indotte e bisogni reali, e a costruire una sicurezza interna più solida, soprattutto nei momenti di cambiamento come questo.
Non perché lei “debba” cambiare o migliorarsi per essere un buon padre, ma perché può stare più sereno dentro ciò che sta già vivendo, senza che pensieri come questi le tolgano il piacere e la pienezza di questo momento.
Buongiorno gentile utente, no non penso farà del male a sua figlia a prescindere dal corso di counseling. Nessuno nasce genitore, alcuni errori si possono commettere e riparare e questo non distruggerà un bambino.
Attenzione con quello che legge o vede online, molti "counselor" non hanno fatto un percorso di studi adeguati per la genitorialità, non sono psicologi e potrebbero dare dei consigli ingenui, facendo più danno che beneficio.
Non so cosa intenda per risvegliarsi, ma se volesse fare un percorso sulla genitorialità, si rivolga ad un/a professionista psicologo/a. Per eventuali dubbi, resto a disposizione.
Grazie per la sua domanda, buona giornata
Attenzione con quello che legge o vede online, molti "counselor" non hanno fatto un percorso di studi adeguati per la genitorialità, non sono psicologi e potrebbero dare dei consigli ingenui, facendo più danno che beneficio.
Non so cosa intenda per risvegliarsi, ma se volesse fare un percorso sulla genitorialità, si rivolga ad un/a professionista psicologo/a. Per eventuali dubbi, resto a disposizione.
Grazie per la sua domanda, buona giornata
Capisco il dubbio che queste affermazioni possano averle acceso, soprattutto in un momento così delicato e importante come i primi giorni da padre. Tuttavia, è importante distinguere tra messaggi filosofici o spirituali e la realtà delle relazioni affettive.
Non esiste alcuna evidenza secondo cui una persona debba necessariamente intraprendere un “percorso di risveglio”, counseling filosofico o meditazione per poter amare bene un figlio. La capacità di essere un buon genitore non dipende dal raggiungimento di uno stato di illuminazione personale, ma dalla presenza emotiva, dalla cura, dalla disponibilità ad ascoltare, a mettersi in discussione e a crescere insieme al proprio bambino. Ogni genitore, inevitabilmente, commetterà piccoli errori ma fa parte della relazione umana e non significa “fare del male” a un figlio nel senso che lei teme. I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di figure sufficientemente presenti, affettuose e affidabili.
La meditazione o un percorso personale possono certamente essere strumenti utili di benessere e consapevolezza ma dovrebbero nascere da un desiderio personale, non dalla paura di diventare un cattivo padre. Dal tono del suo messaggio emerge invece molta attenzione, sensibilità e desiderio di fare il meglio per sua figlia: questi sono già segnali importanti di cura e responsabilità. Si conceda anche la possibilità di vivere questa nuova esperienza con maggiore fiducia in sé stesso, senza sentirsi obbligato ad aderire a visioni assolute o catastrofiche sulla genitorialità.
Non esiste alcuna evidenza secondo cui una persona debba necessariamente intraprendere un “percorso di risveglio”, counseling filosofico o meditazione per poter amare bene un figlio. La capacità di essere un buon genitore non dipende dal raggiungimento di uno stato di illuminazione personale, ma dalla presenza emotiva, dalla cura, dalla disponibilità ad ascoltare, a mettersi in discussione e a crescere insieme al proprio bambino. Ogni genitore, inevitabilmente, commetterà piccoli errori ma fa parte della relazione umana e non significa “fare del male” a un figlio nel senso che lei teme. I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di figure sufficientemente presenti, affettuose e affidabili.
La meditazione o un percorso personale possono certamente essere strumenti utili di benessere e consapevolezza ma dovrebbero nascere da un desiderio personale, non dalla paura di diventare un cattivo padre. Dal tono del suo messaggio emerge invece molta attenzione, sensibilità e desiderio di fare il meglio per sua figlia: questi sono già segnali importanti di cura e responsabilità. Si conceda anche la possibilità di vivere questa nuova esperienza con maggiore fiducia in sé stesso, senza sentirsi obbligato ad aderire a visioni assolute o catastrofiche sulla genitorialità.
Gentile utente, innanzitutto congratulazioni per la nascita di sua figlia.
Diventare genitori è un viaggio incredibile, ed è assolutamente normale che, in un momento di così grande cambiamento insieme alla gioia, compaia anche qualche dubbio o un po' di "ansia da prestazione".
Ci tengo subito a rassicurarla: non esiste alcun automatismo per cui, senza un "percorso di risveglio" o di counseling, lei farà del male a sua figlia. L'amore genitoriale si costruisce giorno per giorno nella concretezza della relazione, non formule filosofiche predefinite.
Il concetto a cui probabilmente facevano riferimento quei video riguarda quella che in psicologia chiamiamo trasmissione intergenerazionale dei traumi. In parole semplici, significa che ognuno di noi porta con sé il bagaglio di come è stato cresciuto, con i relativi punti di forza, le inevitabili ferite o modi rigidi di vedere le cose. Se non siamo consapevoli di questo bagaglio, o se un genitore ha subìto traumi o forti carenze affettive e non le ha mai elaborate, il rischio è di passare ai nostri figli le nostre vecchie paure o reazioni automatiche e, spesso in modo del tutto inconsapevole, di replicare quegli stessi schemi con i propri figli.
Tuttavia, esserne consapevoli non significa dover fare percorsi spirituali o meditativi forzati, specialmente se in questo momento non ne sente il bisogno o il desiderio.
La genitorialità non richiede la perfezione. Tra le chiavi fondamentali per costruire un ottimo rapporto con sua figlia ci sono:
-L'ascolto e l'accoglienza: essere presente per lei, accogliere le sue emozioni e imparare a conoscerla giorno per giorno.
-La capacità di mettersi in discussione: essere disposti a rivedere le proprie idee, i propri automatismi e i propri errori lungo il cammino, nonché la flessibilità di dire "forse su questo sto sbagliando" e la voglia di correggere il tiro. I genitori perfetti non esistono, esistono i genitori reali che imparano strada facendo.
Se in futuro dovesse avvertire momenti di forte incertezza, dubbio o specifiche difficoltà educative, non sarà necessario intraprendere lunghi percorsi: si ricordi che può sempre chiedere un confronto a un professionista (psicologo o psicoterapeuta) anche solo per una o due sedute saltuarie. Non deve essere per forza una terapia lunga; a volte basta una consulenza mirata per ritrovare la bussola.
Si goda questo momento di serenità con la sua bambina. La sua stessa preoccupazione di essere un buon padre è già il primo indicatore della sua cura verso di lei.
Un grande augurio a lei e alla tua famiglia!
Diventare genitori è un viaggio incredibile, ed è assolutamente normale che, in un momento di così grande cambiamento insieme alla gioia, compaia anche qualche dubbio o un po' di "ansia da prestazione".
Ci tengo subito a rassicurarla: non esiste alcun automatismo per cui, senza un "percorso di risveglio" o di counseling, lei farà del male a sua figlia. L'amore genitoriale si costruisce giorno per giorno nella concretezza della relazione, non formule filosofiche predefinite.
Il concetto a cui probabilmente facevano riferimento quei video riguarda quella che in psicologia chiamiamo trasmissione intergenerazionale dei traumi. In parole semplici, significa che ognuno di noi porta con sé il bagaglio di come è stato cresciuto, con i relativi punti di forza, le inevitabili ferite o modi rigidi di vedere le cose. Se non siamo consapevoli di questo bagaglio, o se un genitore ha subìto traumi o forti carenze affettive e non le ha mai elaborate, il rischio è di passare ai nostri figli le nostre vecchie paure o reazioni automatiche e, spesso in modo del tutto inconsapevole, di replicare quegli stessi schemi con i propri figli.
Tuttavia, esserne consapevoli non significa dover fare percorsi spirituali o meditativi forzati, specialmente se in questo momento non ne sente il bisogno o il desiderio.
La genitorialità non richiede la perfezione. Tra le chiavi fondamentali per costruire un ottimo rapporto con sua figlia ci sono:
-L'ascolto e l'accoglienza: essere presente per lei, accogliere le sue emozioni e imparare a conoscerla giorno per giorno.
-La capacità di mettersi in discussione: essere disposti a rivedere le proprie idee, i propri automatismi e i propri errori lungo il cammino, nonché la flessibilità di dire "forse su questo sto sbagliando" e la voglia di correggere il tiro. I genitori perfetti non esistono, esistono i genitori reali che imparano strada facendo.
Se in futuro dovesse avvertire momenti di forte incertezza, dubbio o specifiche difficoltà educative, non sarà necessario intraprendere lunghi percorsi: si ricordi che può sempre chiedere un confronto a un professionista (psicologo o psicoterapeuta) anche solo per una o due sedute saltuarie. Non deve essere per forza una terapia lunga; a volte basta una consulenza mirata per ritrovare la bussola.
Si goda questo momento di serenità con la sua bambina. La sua stessa preoccupazione di essere un buon padre è già il primo indicatore della sua cura verso di lei.
Un grande augurio a lei e alla tua famiglia!
Innanzitutto, auguri vivissimi per la sua paternità.
Diventare padre è qualcosa di meraviglioso, quando i figli sono voluti e amati. Lei, deve fare solo questo: amare suo figlio in modo incondizionato, e lo deve imparare a conoscere giorno per giorno, per quello che diventerà, e sopratutto per quello che sarà nella sua interezza, diverso da lei e dalla mamma. Per il resto, si legga "il complesso di telemaco" di Recalcati, come pura conoscenza e si goda questo periodo.
Diventare padre è qualcosa di meraviglioso, quando i figli sono voluti e amati. Lei, deve fare solo questo: amare suo figlio in modo incondizionato, e lo deve imparare a conoscere giorno per giorno, per quello che diventerà, e sopratutto per quello che sarà nella sua interezza, diverso da lei e dalla mamma. Per il resto, si legga "il complesso di telemaco" di Recalcati, come pura conoscenza e si goda questo periodo.
Gentile anonimo, auguri per il bellissimo momento che sta vivendo.
Diventare padre, genitore è un passaggio di vita che porta cambiamento all'interno del sistema famiglia, da diade familiare (coppia) si passa ad una triade familiare dove ognuno di voi riadatterà il proprio "ruolo" in funzione dei bisogni della bambina appena arrivata e la bambina sperimenterà il mondo offerto dal sistema famiglia e si adatterà a voi a sua volta. E' un equilibrio magico dove amore, cuore e sinergia della coppia porteranno all'evoluzione della Famiglia.
Non entro in merito di dove abbia sentito questa cosa da lei riportata.
Le consiglio di affidarsi sempre a professionisti esperti della salute mentale e ci tenevo a sottolineare che il counseling è un atto tipico degli Psicologi iscritti al proprio Albo.
Le auguro buone cose.
Saluti!
Dott.ssa Sonia Marini
Diventare padre, genitore è un passaggio di vita che porta cambiamento all'interno del sistema famiglia, da diade familiare (coppia) si passa ad una triade familiare dove ognuno di voi riadatterà il proprio "ruolo" in funzione dei bisogni della bambina appena arrivata e la bambina sperimenterà il mondo offerto dal sistema famiglia e si adatterà a voi a sua volta. E' un equilibrio magico dove amore, cuore e sinergia della coppia porteranno all'evoluzione della Famiglia.
Non entro in merito di dove abbia sentito questa cosa da lei riportata.
Le consiglio di affidarsi sempre a professionisti esperti della salute mentale e ci tenevo a sottolineare che il counseling è un atto tipico degli Psicologi iscritti al proprio Albo.
Le auguro buone cose.
Saluti!
Dott.ssa Sonia Marini
Salve, innanzitutto auguri per la nascita di sua figlia.
Quello che descrive sembra più un pensiero che l’ha colpita e che, in un momento emotivamente molto intenso come la nascita di un figlio, ha assunto un significato minaccioso: “se non faccio quel percorso, allora farò del male a mia figlia”. È importante distinguere un’affermazione ascoltata in un video da una verità assoluta.
Essere genitori non richiede di essere perfetti. Nessun genitore è esente da errori, stanchezza, paure o momenti di difficoltà. Ciò che conta davvero è la disponibilità a essere presenti, affettuosi, attenti ai bisogni del bambino e capaci, nel tempo, di mettersi in discussione quando serve.
Un percorso personale, la meditazione o altre pratiche possono essere utili se sentite come qualcosa di autenticamente scelto, non se vissute come un obbligo dettato dalla paura. Non fare quel tipo di percorso non significa automaticamente danneggiare sua figlia.
Le suggerirei piuttosto di osservare questo dubbio per ciò che potrebbe essere: un pensiero ansioso legato alla grande responsabilità della paternità. Se dovesse diventare ricorrente, invadente o fonte di forte angoscia, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo per comprendere meglio il meccanismo e ritrovare serenità.
Il fatto che lei si ponga questa domanda mostra già attenzione, sensibilità e desiderio di essere un buon padre. Questo è un punto di partenza molto importante. Cordiali saluti
Quello che descrive sembra più un pensiero che l’ha colpita e che, in un momento emotivamente molto intenso come la nascita di un figlio, ha assunto un significato minaccioso: “se non faccio quel percorso, allora farò del male a mia figlia”. È importante distinguere un’affermazione ascoltata in un video da una verità assoluta.
Essere genitori non richiede di essere perfetti. Nessun genitore è esente da errori, stanchezza, paure o momenti di difficoltà. Ciò che conta davvero è la disponibilità a essere presenti, affettuosi, attenti ai bisogni del bambino e capaci, nel tempo, di mettersi in discussione quando serve.
Un percorso personale, la meditazione o altre pratiche possono essere utili se sentite come qualcosa di autenticamente scelto, non se vissute come un obbligo dettato dalla paura. Non fare quel tipo di percorso non significa automaticamente danneggiare sua figlia.
Le suggerirei piuttosto di osservare questo dubbio per ciò che potrebbe essere: un pensiero ansioso legato alla grande responsabilità della paternità. Se dovesse diventare ricorrente, invadente o fonte di forte angoscia, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo per comprendere meglio il meccanismo e ritrovare serenità.
Il fatto che lei si ponga questa domanda mostra già attenzione, sensibilità e desiderio di essere un buon padre. Questo è un punto di partenza molto importante. Cordiali saluti
Gentile utente di mio dottore,
non si distragga, e si goda il presente, ossia la nascita del bambino ed il suo momento di serenità. Troverà la sua strada di genitore attraverso i vissuti e l'esperienza. I percorsi di natura psicologica vanno intrapresi quando emerge una specifica problematica e non apriori. In genere, gli essere umani camminano con le proprie gambe, autonomamente.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
non si distragga, e si goda il presente, ossia la nascita del bambino ed il suo momento di serenità. Troverà la sua strada di genitore attraverso i vissuti e l'esperienza. I percorsi di natura psicologica vanno intrapresi quando emerge una specifica problematica e non apriori. In genere, gli essere umani camminano con le proprie gambe, autonomamente.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
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