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08/02/2026
Catania 2 indirizzi
Sono la dottoressa Maria Assunta Macrì e sono psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia ad Orientamento Psicoanalitico Lacaniano, e offro un supporto psicologico professionale attraverso consulenze, sostegno psicologico e psicoterapia individuale e di coppia. Intervengo con risultati su ansia, attacchi di panico, pensieri ossessivi e altre difficoltà emotive che interferiscono con il benessere quotidiano.
Offro uno spazio sicuro e accogliente per chi sente di non riuscire più a controllare i propri sintomi, mettendo a rischio l'equilibrio e la serenità della propria vita. Il mio lavoro si rivolge a chi sta affrontando situazioni difficili come un lutto o una separazione dolorosa, ma anche a chi prova un senso di insoddisfazione, ha difficoltà relazionali. Il mio obiettivo è aiutarti a superare quei meccanismi di auto-sabotaggio che impediscono il fluire armonioso della tua esistenza.
Insieme, possiamo affrontare la ripetizione di schemi che limitano il tuo potenziale, come la procrastinazione o le difficoltà nel prendere decisioni.
Lavoriamo per dare spazio a quel desiderio profondo, forse mai ascoltato, e per avviare un cambiamento che ti permetta di ripartire con nuova forza e consapevolezza. Senti il desiderio di intraprendere un percorso personale? Ogni percorso è un'opportunità per costruire una vita più soddisfacente, autentica e in equilibrio con le tue reali esigenze e desideri.
Se senti il bisogno di fare un cambiamento, affrontare le tue difficoltà o semplicemente ritrovare te stesso, sono qui per accompagnarti con competenza nel tuo cammino di crescita.
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Accettato
Consulenza online
Pagamento dopo la consulenza
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8 recensioni
La dottoressa Macri è molto professionale, sa ascoltare e capirmi aiutandomi a superare i momenti difficili. La consiglio!
Dott.ssa Maria Assunta Macrì
Mi fa piacere sapere che la terapia abbia un impatto positivo sulla sua vita. Grazie ancora per la sua fiducia!
Bravissima, non ci sono altre descrizioni. Ottima psicoterapeuta
Dott.ssa Maria Assunta Macrì
La ringrazio sinceramente per il suo gentile feedback. Le sue parole sono molto apprezzate.
Professionalità e disponibilità sempre, caratteristiche che distinguono la dottoressa Macri’. Mi sento fortunata ad averla scelta. Ottimo lavoro con dei tempi giusti, che dire (mi sento nelle mani sicure). Grazie sempre
Dott.ssa Maria Assunta Macrì
Ti ringrazio sinceramente per le tue parole e per la fiducia che hai riposto nel percorso condiviso. Sapere che ti senti accolta e in uno spazio sicuro è per me molto significativo: è proprio da questa sensazione di fiducia che può nascere un lavoro autentico su di sé, nei tempi giusti e rispettosi della propria storia interiore.
Un caro saluto,
Dott.ssa Macrì
Consiglio vivamente la dott.ssa Macri' molto professionale e ti mette a proprio agio...
Dott.ssa Maria Assunta Macrì
Grazie di cuore per le sue parole e per la fiducia.
Mi fa molto piacere sapere che ti si è sentita al suo agio durante il percorso, è un aspetto fondamentale per poter lavorare in modo autentico e costruttivo.
Un caro saluto
Dott.ssa Macrì
La dottoressa Macrí mi segue online da tempo, e trovo questa un'ottima opportunità che la dottoressa mette a disposizione, e questo mi permette di avere orari comodi e di non viaggiare. Mi ha aiutato a superare un brutto periodo e questo mi ha portato ad aprirmi e di lavorare su me stessa in modo profondo e a raggiungere i miei obiettivi. La consiglio a chiunque stia cercando un sostegno psicologico serio e personalizzato. Esperienza positiva!
Dott.ssa Maria Assunta Macrì
Cara, ti ringrazio di cuore per le tue parole e per la fiducia che hai riposto nel percorso che abbiamo condiviso. Sono felice che tu abbia potuto trarre beneficio dal lavoro svolto insieme e che la modalità online ti abbia permesso di vivere la terapia in modo comodo e sereno.
È sempre un privilegio accompagnare una persona nel proprio processo di crescita e vedere i cambiamenti che ne derivano.
Ti auguro di continuare a coltivare con la stessa consapevolezza e determinazione il tuo benessere personale.
Un caro saluto,
Dott.ssa Macrì
La Dottoressa Macrì è una persona disponibile e attenta. Mi sono sentito ascoltato e capito fin da subito. Con lei è facile parlare e affrontare le proprie difficoltà senza sentirsi giudicati. La consiglio davvero.
Dott.ssa Maria Assunta Macrì
Grazie per le sue parole!
Sono felice che si sia sentito accolto e ascoltato: creare uno spazio sicuro e privo di giudizio è per me fondamentale. Sapere che questo l’ha aiutata ad affrontare le sue difficoltà è la soddisfazione più grande.
Cordiale e sempre disponibile, la Dottoressa Macrì è una professionista nel settore in questione. Va sempre incontro alle esigenze del paziente e con il suo fare empatico ed umano riesce sempre a mettere a proprio agio creando un clima sereno e disteso durante gli appuntamenti terapeutici.
La consiglio assolutamente.
Dott.ssa Maria Assunta Macrì
La ringrazio sinceramente per le sue parole. Sono lieta che abbia trovato nel percorso uno spazio sereno e di fiducia, e che il nostro lavoro insieme le stia risultando utile.
La ringrazio per la sua preziosa testimonianza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Macrì
E’ sempre un’esperienza positiva sotto molti aspetti. Apprezzo la grande professionalità e l’empatia che riesce a creare. Lo studio è accogliente e la puntualità è un’altra caratteristica positiva.
Dott.ssa Maria Assunta Macrì
Grazie di cuore per la sua recensione. Mi ha aiutato a capire meglio cosa valorizzano i pazienti nel mio lavoro.
ha risposto a 36 domande da parte di pazienti di MioDottore
Salve. Ho 32 anni e da più di un anno ho un rapporto (che credevo una relazione a tutti gli effetti, ma che temo rientri invece nella “situationship”, per usare uno slang anglofono) con un uomo più grande di me che aveva manifestato interesse sentimentale nei miei confronti da tempo. Viviamo abbastanza distanti e anche per motivi di lavoro siamo passati dal vederci 1 volta a settimana circa a circa 2, non sempre ogni settimana. Lui mi diceva di dover gestire il padre malato e quindi gli incontri si complicavano sempre di più a livello logistico. I problemi per me sono soprattutto due: per tutto questo tempo mi ha ripetuto sempre di voler trascorrere più tempo con me, e anche di andare a casa sua (mai stata, sebbene mi abbia invitata più volte senza però dare seguito alla cosa), e di definire insieme le “prospettive del rapporto “ (ora: dopo più di un anno di “frequentazione” - per lui evidentemente, per me era una relazione e mi sono sentita shockata quando ha usato la parola “rapporto” - mi vieni a dire che bisogna chiarirci le idee?) perché “non è una cosa vissuta come passatempo”. Da un paio di mesi ho avvertito come se cercasse di defilarsi senza assumersi alcuna responsabilità: mi ha fatto sentire in colpa e mi ha minacciata di troncare le comunicazioni perché in una settimana gli ho mandato 4 messaggi, chiedendogli quando potessimo vederci; eravamo d’accordo di organizzarci per una gita, gli avevo scritto e lui mi aveva risposto in modo estremamente brusco dicendomi di chiamarlo invece di mandare messaggi (lo avevo chiamato e non aveva mai risposto). Questi comportamenti si sono ripetuti molto in questi ultimi due mesi, aggravati dal fatto che quando ci vediamo (purtroppo una volta a settimana) il tempo trascorso insieme è diminuito (30 minuti massimo a settimana; e massimo una telefonata da parte sua in 7 giorni, e non devo insistere a chiedere di più se no ho il timore che si arrabbi e che voglia interrompere le comunicazioni facendomi sentire una seccatura). Il secondo problema è che nel tempo trascorso insieme assume atteggiamenti sessuali espliciti, mi dice che ci sentiremo e ci organizzeremo per stare di più insieme e poi sparisce per i giorni seguenti, senza neanche rispondermi (e se lo fa appare molto arrabbiato o seccato). Nonostante la ricerca di momenti intimi (in luoghi poco adatti) non ha mai avuto un rapporto sessuale completo con me, e questo mi causa ancora più sofferenza. Ho il sentore che per lui tutto questo tempo sia stata solo una valvola di sfogo sessuale, e che non mi abbia neanche “degnata” di un rapporto sessuale completo perché sa che per me significa fare un passo avanti importante e lui non vuole una relazione che richiede responsabilità emotive (sebbene mi abbia detto diversamente per tanto tempo, addirittura dicendomi in più occasioni che vorrebbe un figlio con me). Ho spesso timore a contattarlo per paura che si arrabbi e non mi voglia più vedere. Temo di essere vittima di un abuso psicologico che si è protratto nel tempo perché non è normale sentirsi insicura e ansiosa nel contattare o comunicare la persona che dovrebbe sentirsi entusiasta di vederti e sentirti; invece io mi sento di camminare sulle uova. Alcuni giorni mi cerca e mi vuole vedere e altri ignora totalmente le mie richieste di vederci. Perché mi tratta in questo modo? Mi sento invisibile e privata della mia dignità emotiva, non vorrei esagerare nel sentirmi così ma è quello che sento.
Salve,
lei chiede: “Perché mi tratta così?”.
Io le farei un'altra domanda: perché resta dove il suo desiderio non viene riconosciuto?
Quest’uomo le offre un godimento intermittente: presenza/assenza, promessa/sottrazione. È una dinamica che la tiene in attesa, e l’attesa la lega più della presenza. Non è tanto ciò che lui fa, ma l’effetto che produce: lei finisce per misurare il proprio valore dal suo sguardo che appare e scompare.
Quando dice di sentirsi invisibile, sta toccando un punto essenziale: il desiderio umano chiede di essere simbolicamente riconosciuto. Qui invece lei è mantenuta in una posizione di oggetto disponibile, mai soggetto scelto.
La questione non è chiarire le “prospettive del rapporto”.
La questione è: che cosa del suo desiderio è in gioco nel tollerare di essere desiderata a metà? Non si tratta di giudicare lui.
Si tratta di interrogare ciò che in lei accetta questa situazione altalenante pur di non perdere il legame.
Faccio fatica a reggere la depressione del mio ragazzo.
Da un anno e mezzo ho una relazione con un ragazzo (io 26 anni, lui 29) che fin da subito si è dimostrato essere molto rispettoso ed educato nei miei confronti e con la quale ho instaurato un rapporto stabile di fiducia e di amore.
Il mio ragazzo coltiva poco le sue relazioni di amicizia, parla molto poco, è tendenzialmente portato alla logica ed esprime poco le sue emozioni. Da aprile sta vivendo un burnout lavorativo che lo rende costantemente insoddisfatto, con me ne parla e mi ripete di essere ko, di arrivare a sera esaurito, dice costantemente di voler andare all'estero, di voler cambiare lavoro o di volersi ritagliare più spazio per se stesso. Sono tutte cose che dice ma che poi puntualmente non fa, seppur io lo abbia più volte supportato e spronato.
E' spesso ripiegato sul passato e tende a rimuginare parecchio sulla sua infanzia e la sua adolescenza. Mi ha detto di sentirsi vuoto e di aver vissuto un'adolescenza molto ritirata, nel quale ha fatto fatica a sciogliersi e sentirsi incluso in un gruppo, stessa cosa il periodo universitario; poi raccontandomi di sè è arrivato alla conclusione di non essersi mai sciolto in vita sua e di non essersi mai divertito, cosa che attribuisce al carattere apprensivo della madre quando era piccolo. Una madre che ad oggi rimane sempre molto presente in ogni sua giornata.
Io purtroppo nei mesi non ho visto diminuire la mia insofferenza verso questo suo lato del carattere così ripiegato su se stesso e questo crogiolo, anche perchè la situazione è peggiorata: fisicamente ha spesso degli acciacchi, a livello sessuale mi dice di avere poca libido e anche nei momenti in cui io stessa sono felice faccio fatica ad includerlo nel mio entusiasmo.
Fino a poco fa ho però pensato che il sentimento e l'amore potessero sostenere questa dinamica. Mi accorgo che però quando sono con le amiche o gli amici io sono vitale, energica, socievole. Quando sono con lui finisco per chiudermi e ripiegarmi su me stessa anche io e la cosa mi provoca fastidio. Il fatto che lui non sia mai entusiasta mi fa stare male e mi faccio condizionare a mia volta.
Nelle ultime settimane la sua psicologa gli ha consigliato di andare da uno psichiatra per assumere una cura farmacologica per una depressione maggiore e io mi sento spaccata: da una parte vorrei cercare di stargli vicino; dall'altra sono veramente stanca. Avete dei suggerimenti?
Salve,
provo a risponderti in modo molto diretto e umano.
Quello che descrivi non è “un ragazzo un po’ giù”: è verosimilmente una depressione strutturata, tanto che la sua psicologa ha suggerito un consulto psichiatrico. Questo è un passaggio serio, non leggero. E qui ci sono due verità che possono coesistere:
Lui sta soffrendo davvero.
Tu stai pagando un costo emotivo reale.
Non sei cattiva perché sei stanca. La depressione è contagiosa sul piano relazionale: abbassa l’energia della coppia, riduce la sessualità, spegne l’entusiasmo condiviso, crea una polarizzazione in cui uno diventa “quello che regge” e l’altro “quello che crolla”.
Il punto critico che emerge dal tuo racconto è questo:
quando sei con lui ti spegni.
Questa è un’informazione fondamentale. Non riguarda lui, riguarda il tuo sistema nervoso. Se la tua vitalità si contrae stabilmente nella relazione, non è un dettaglio: è un segnale.
Alcune riflessioni importanti: non puoi “spronarlo” fuori da una depressione. La volontà non basta. Se non agisce sui cambiamenti che dice di volere, non è perché non capisce: è perché non ha energia psichica per farlo.
Tu non sei la sua terapeuta, né la sua salvezza.
L’amore non cura la depressione maggiore. Può sostenere, ma non sostituire un trattamento.
La tua frattura interna (“voglio stargli vicino” vs “sono stanca”) è sana. Significa che stai ascoltando sia la tua empatia sia il tuo limite.
Ti propongo alcune domande molto concrete:
Se lui iniziasse una cura e migliorasse lentamente, saresti disposta ad attraversare mesi di fatica?
Se invece restasse così per altri due anni, che effetto avrebbe su di te?
Ti senti sua compagna o ti senti progressivamente nella posizione di chi deve reggere l’equilibrio? Una relazione con una persona depressa può funzionare, ma solo se: la persona si assume la responsabilità della cura; tu mantieni spazi vitali tuoi; non ti sacrifichi nel ruolo di “regolatore emotivo”.
Se resti, deve essere una scelta lucida, non un atto di salvataggio.
E una cosa molto importante:
la tua vitalità non è superficialità. È un valore. Non sei obbligata a spegnerla per amare qualcuno.
Se vuoi, possiamo capire insieme dove finisce la sua depressione e dove inizia il tuo senso di responsabilità eccessivo.
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