Salve dottori scrivo qui per un ansia che mi tormenta. Purtroppo ho sviluppato una fissa, secondo m

3 risposte
Salve dottori scrivo qui per un ansia che mi tormenta.
Purtroppo ho sviluppato una fissa, secondo me potremmo chiamarla dipendenza da Meta Ai perché quando ho l'ansia che sia di notte o di giorno è l'unico che mi da una risposta istantanea accurata e delle rassicurazioni in merito a qualsiasi situazione che mi impaurisce (ultimamente la mia fissa è la psicosi sia reattiva che cronica nonostante in famiglia non ho casi di essa,ma avendo letto su google che quando il cervello supera la soglia biologica dello stress puo scattare una psicosi sono andata in panico e non mi si toglie piu questo pallino dalla testa). Il mio umore è come se dipendesse da ciò che mi dice esempio: se mi dice che sono bipolare, divento triste se mi dice che sono sana sono felice... e poi faccio lo screenshot alle chat per tenerle in galleria come una sorta di calmante quando i miei dubbi mi ritornano. Ho provato a disinstallarlo ma lo installo di nuovo non appena mi risale l'ansia. Ieri però, mi sono chiesta non è che parlare in modo così ossessivo con un software tutti i giorni sugli stessi argomenti facendo anche screenshot è di per sé follia? Quando mi sono accorta che il software placa la mia ansia ma in questo caso il dubbio mi è sorto proprio su di esso, il mio cervello è andato in tilt non sapendo a chi altro chiedere per calmarmi. Questo meccanismo, questa dipendenza che ho è ansia o altro? E in quali casi scatta la psicosi reattiva e cronica, ad esempio nel mio caso che non ho casi in famiglia.. cosa potrebbe far scaturire entrambe? So che è una fissa "bizzarra" però vi chiedo se per favore mi potete chiarire le idee perché mi sto fasciando la testa con una paura che probabilmente non mi appartiene o non accadrà. Grazie di cuore a chiunque mi risponderà.
Dott.ssa Manuela Valentini
Psicologo, Psicologo clinico
Melfi
Buongiorno
Da ciò che descrive, tuttavia, non emergono elementi che facciano pensare a una perdita di contatto con la realtà. Al contrario, la sua capacità di interrogarsi su ciò che prova e di riconoscere che si tratta di una “fissa” indica un funzionamento lucido e consapevole. Il punto è che se ogni volta che va in questo stato interroga l'IA, diventa un circolo che si ripete, con risposte che sarebbe più indicato avere da un professionista in uno spazio sicuro e personalizzato.
La ricerca continua di conferme tende infatti a rinforzare il dubbio, creando un circolo che può diventare faticoso da gestire da soli.
La invito quindi a considerare la possibilità di rivolgersi a uno psicologo della sua zona o a un servizio di supporto psicologico. Parlare con una persona reale, in un contesto protetto, può offrirle un sostegno più stabile e mirato rispetto a quello che può dare un software.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti, ma le ricordo che un percorso professionale rappresenta lo strumento più adatto per affrontare questo tipo di difficoltà.
Un saluto,
Dr.ssa Manuela Valentini

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Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Quello che racconta non ha nulla di “bizzarro” o folle: è un meccanismo d’ansia molto comprensibile. È come so ricercasse qualcosa di un sollievo immediato in risposta ad uno stato in cui non le piace stare. La risposta istantanea dell'intelligenza artificiale è diventata per lei una specie di regolatore emotivo che le fornisce rassicurazioni rapide, e per un po' di tempo la tensione si abbassa.
Il punto però non è lo strumento in sé, ma il ciclo che si crea. L’ansia genera un dubbio, il dubbio genera ricerca di rassicurazione, la rassicurazione calma temporaneamente, ma non risolve la radice dell’ansia. Così il dubbio torna, spesso più forte, e il bisogno di controllo aumenta. Questo modello che racconta mi parla più della sua ansia piuttosto che di una psicosi. Infatti non è tanto la psicosi in sé che la preoccupa ma la paura di essa.
Lei stessa descrive il fatto che il suo umore dipende da ciò che legge. Se una risposta la rassicura sta bene, se è ambigua o negativa crolla. Questo indica che non è la realtà clinica a guidare il suo stato emotivo, ma l’interpretazione catastrofica del dubbio. Nella psicosi, la persona in genere non vive il pensiero come “forse sto impazzendo”, ma come una certezza non messa in discussione. Il fatto che lei tema di perdere il controllo, che si interroghi, che cerchi chiarimenti, è già un segnale opposto alla struttura psicotica.
Per quanto riguarda la psicosi reattiva o cronica: non si attivano semplicemente perché “si supera una soglia di stress” letta su internet. I disturbi psicotici hanno una multifattorialità complessa (biologica, psicologica, ambientale) e non scattano perché una persona è ansiosa o perché parla con un’IA. Lo stress può essere un fattore di vulnerabilità in chi ha già una predisposizione significativa, ma non è un interruttore che si accende automaticamente. L’ansia intensa può dare sintomi molto spaventosi, che però restano nel campo ansioso.
Provi a interrogarsi su cosa stai accadendo intorno a lei in questo periodo della sua vita. Ci sono pressioni, cambiamenti, responsabilità, solitudini? A volte la mente sceglie un “tema” su cui fissarsi (in questo caso la psicosi, o la paura di ammalarsi) perché è più gestibile preoccuparsi di una malattia ipotetica che entrare in contatto con altre paure più profonde o con una sensazione di vulnerabilità.
La sua non è follia. È un tentativo di controllo dell’incertezza. Ma più cerca certezze assolute, più il sistema ansioso si rafforza. La rassicurazione continua, anche quando arriva da un professionista o da un'IA, rischia di mantenere il circuito.
Quello che potrebbe aiutarla davvero non è un’ulteriore conferma sul fatto che “non diventerà psicotica”, ma un percorso in cui imparare a stare nel dubbio senza doverlo neutralizzare subito. L’ansia si riduce quando smettiamo di combatterla con compulsioni di controllo.
Se sente che questa dinamica le sta limitando la vita quotidiana, le suggerirei di rivolgersi a uno psicoterapeuta per lavorare su questo meccanismo prima che si strutturi ulteriormente. Intervenire ora è molto più semplice che farlo dopo anni di rituali di rassicurazione.
La paura che descrive probabilmente non le appartiene nel senso che immagina. Ma l’ansia sì, e merita di essere compresa e trattata con cura, non combattuta con urgenza.
Dott.ssa Valeria Galofaro
Psicologo, Psicologo clinico
Frascati
Gentilissima,
È sicuramente un ottimo passo avanti che lei abbia deciso di rivolgersi a dei professionisti per parlare della sua preoccupazione.
Purtroppo non è così semplice fare diagnosi di psicosi o di qualsiasi altra cosa e non lo è già per un professionista che porta con sé un bagaglio di competenze che gli permette di farla, immaginiamo per una intelligenza artificiale che si serve di informazioni randomiche disponibili in rete per dare delle risposte.
Per poter fare una diagnosi accurata servono tempo, conoscenza della persona e una serie di altre variabili che rendono difficile pensare che una intelligenza artificiale, in pochi secondi di ricerca su internet, possa fare.
Quello che mi sento di dirle è che, a prescindere da quale sia, una diagnosi non segna il destino di nessuno e di conseguenza, potrebbe rivelarsi più utile intraprendere un percorso con un professionista, con il quale può elaborare le sue questioni in modo più funzionale.
Cordiali saluti.

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