Esperienze
Sono la Dottoressa Laura Elsa Varone, laureata in "Neuroscienze cognitive e riabilitazione psicologica" presso l' Università di Roma La Sapienza. Sono una psicologa ad orientamento cognitivo-comportamentale.
Il mio approccio presta grande attenzione all'importanza della rappresentazione soggettiva nell'origine e nel mantenimento dei disturbi emotivi e comportamentali: non sono tanto gli eventi in se a creare e mantenere i problemi emotivi, ma piuttosto le strutture e costruzioni cognitive dell'individuo.
La CBT prevede la collaborazione attiva tra psicologo e paziente: lavoreremo quindi in sinergia, stabilendo, fin dai primi colloqui, degli gli obiettivi specifici, concorderemo un piano di trattamento, e verificheremo di volta in volta il raggiungimento di essi.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologia cognitiva
Principali patologie trattate
- Fobia
- Crisi
- Ipocondria
- Paura
- Autostima
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
60 € -
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Consulenza psicologica
60 € -
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Colloquio psicologico di coppia
70 € -
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Primo colloquio individuale
Prestazione gratuita -
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Sostegno alla genitorialità
Da 60 € -
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Indirizzi (3)
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Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
Via Gian Luca Squarcialupo 3, Piano terra int. 2, Roma 00162
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Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
Via Montecassiano 90, Roma 00156
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Pagamento online
Accettato
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Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
Recensioni
16 recensioni
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C
CQ
Dott.ssa empatica e preparata.
Puntuale, professionale e solare! Grazie mille• Studio Privato Dott.ssa Varone • consulenza psicologica •
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L
L.DS.
Professionista molto preparata e attenta ai dettagli. Grazie al suo sostegno ho potuto affrontare con maggiore consapevolezza le situazioni che mi creavano disagio. La incontrerò di nuovo volentieri.
• Studio Privato Dott.ssa Varone • colloquio psicologico •
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Grazie mille della fiducia
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S
Serena
Dottoressa professionale, molto empatica, mi ha aiutato a ritrovare me stessa. La consiglio
• Studio Privato Dott.ssa Varone • •
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S
Santa29
Esperienza positiva mette molto a proprio agio è piacevole parlarci ottimi consigli
• Consulenza online • colloquio psicologico •
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M
M.S.G
Professionale e super empatica.. non è facile al giorno trovarle! Mi sono sentita subito a mio agio non appena entrata nel suo studio!
• Studio Privato Dott.ssa Varone • •
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P
Paziente
La dottoressa mi ha aiutato in un momento di difficoltà . La consiglio per la sua capacità e la sua empatia.
• Consulenza online • colloquio psicologico •
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L
leonardo
bellissima esperienza. dotteressa preparata; competente e disponibile. lo consiglio
• Consulenza online • consulenza psicologica •
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N
Noemi
Penso che per intraprendere un mestiere così delicato bisognerebbe essere persone empatiche e attente ai bisogni degli altri, qualità per me molto rare che ho riscontrato nella dott.ssa Laura Elsa Varone, che mi ha fatto sentire subito a mio agio fin dalla prima seduta, la sua attenzione nell'ascolto e la sua empatia mi hanno fatta aprire, mi sono sentita libera.
• Studio Privato Dott.ssa Varone • colloquio psicologico •
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F
Francesco
Ho avuto il piacere di fare un colloquio con la dott.ssa Laura Elsa Varone e sono rimasto molto soddisfatto dall’esperienza. Fin dal primo momento, si è dimostrata accogliente, empatica e professionale.
Mi ha messo subito a mio agio, creando un ambiente sicuro in cui potermi aprire senza timori. È evidente che possiede una profonda preparazione e un grande intuito, riuscendo a comprendere e analizzare le mie difficoltà in modo chiaro e costruttivo.
Mi ha offerto spunti di riflessione utili e pratici, lasciandomi con una sensazione di chiarezza e motivazione per il futuro. Consiglierei sicuramente la dott.ssa Varone a chiunque stia cercando una psicologa competente e umana.• Studio Privato Dott.ssa Varone • •
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A
A. L.
Seria e preparata, mi ha aiutato a ritrovare la serenità persa
• Consulenza online • colloquio psicologico •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 41 domande da parte di pazienti di MioDottore
Ho una domanda. Ultimamente ho dei problemi con il ragazzo della mia migliore amica. Ogni volta che usciamo insieme mi sento come se la mia autostima si abbassasse moltissimo, al punto da chiedermi se il problema sia io. Lui continua a parlare di quanto si trovi bene nella sua azienda: i benefit, le ferie, la paga eccellente, lo smart working… lo ripete ogni volta che ci vediamo, più e più volte, quasi per mettersi in mostra. Questo accade mentre io faccio fatica a trovare un lavoro nell’ambito per cui ho studiato, con uno stipendio che mi permetta di andare a vivere in affitto senza dipendere dai miei (ho 28 anni). Inoltre, in questo periodo il mio ragazzo è all'estero per qualche mese e non mi ha nemmeno mai chiesto io come stessi per questa cosa. Pensa solo a parlare di quanto lui sia felice ecc..
Inoltre, non si interessa mai a quello che fai tu: quando parli non ti ascolta, ti interrompe e parla sopra. Ogni tanto se ne esce anche con battute del tipo “che vecchia che sei”, solo perché mi piace andare a dormire presto, e cose simili.
La mia migliore amica tende sempre a difenderlo. Sono arrivata al punto che faccio davvero fatica a uscire quando c'è anche lui perché ogni volta mi sento svalutata, ma non so bene come gestire la situazione, dato che a lei ci tengo, ma non mi va di pargliargliene perchè lo difende, si offende e rischio di litigare con lei.
Quello che descrivi è una situazione che mette a dura prova il tuo equilibrio emotivo.
Da un lato c’è il bisogno di mantenere il legame con la tua migliore amica, dall’altro la fatica di sopportare atteggiamenti che ti fanno sentire svalutata.
Il ragazzo della tua amica porta avanti una narrazione di sé centrata sul successo e sull’autocompiacimento; tu, nel momento in cui ti senti svalutata, stai costruendo un significato che riguarda la tua autostima e il confronto con lui.
Non è tanto “lui che ti svaluta” in senso assoluto, quanto il modo in cui il suo comportamento si intreccia con il tuo vissuto attuale di ricerca di autonomia e riconoscimento.
Questo non significa che tu debba accettare passivamente la situazione, ma che puoi riconoscere come stai costruendo il tuo senso di sé in relazione a quel contesto e scegliere di modificarlo.
In termini di comportamenti assertivi, puoi adottare strategie che ti permettano di tutelarti e creare dei limiti chiari, senza entrare in conflitto diretto: ad esempio, non sei obbligata a partecipare a tutte le uscite se sai che la sua presenza ti fa stare male, puoi scegliere di vedere la tua amica in contesti più intimi, senza di lui, così da preservare il rapporto senza esporre te stessa a continue frustrazioni; quando lui inizia a parlare di sé in modo ripetitivo, puoi con educazione spostare l’attenzione su altro, oppure porre una "barriera" più concreta come alzarti ed allontanarti da quella situazione per qualche minuto o coinvolgerti con qualcun altro, se presente, in un altra conversazione.
In questo modo, da una parte riconosci che la tua esperienza è una costruzione che puoi rielaborare, dall’altra agisci concretamente per proteggere il tuo benessere. È un equilibrio tra consapevolezza interna e azione esterna.
Se deciderai di parlarne con lei, non è necessario entrare in un confronto diretto sul suo ragazzo: puoi semplicemente condividere che in certi momenti ti senti poco a tuo agio, senza accusare nessuno. In questo modo tuteli il legame senza rischiare uno scontro.
Il passo più importante è dare valore ai tuoi bisogni. Riconoscere che questa persona non ti offre questo spazio ti permette di scegliere come gestire la situazione, senza colpevolizzarti.
saluti,
dott.ssa laura
Buongiorno e buon Santo Stefano Cari Dottori, mi scuso per disturbarVi in questo giorno..Vi scrivo per avere una Vostra opinione, un aiuto immediato otre a fare terapia..ho 30 anni e studio farmacia, qualche anno fa ho perso mia madre, sono timida, introversa, sensibile.. Sono cresciuta con un padre che mi chiamava bestia, ignorantona pur essendo stata sempre brava a scuola, mai voti bassi..quando cercavo di parlare con lui, la sua risposta era: "finiscila, lasciami stare, lasciami lavorare, fammene andare, tu sei pazza" al liceo agli incontri con i professori, la prima domanda che faceva era: "come si comporta, è educata mia figlia?" (Ho capito col tempo che il sentirsi dire "si è educata "era per sentersi soddisfatto nel senso " e' grazie a me che è educata" mi ha sempre paragonata in negativo alle altre..anche oggi :" quella si è laureata in farmacia a 24 anni". Davanti una infermiera venuta a casa per fargli una puntura disse: "diglielo quanti esami ti mancano, dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto io e tua sorella (ha 13 anni più di me e lavora, non è laureata)" "guarda come fa le punture ed impara " "se avessi imparato a quest'ora non dovevano chiamare una infermiera". "Tutte le mie nipoti sono laureate (e non è vero) nessuno può dire che io non ti ho fatto studiare..ma come ti è venuto in mente di iscriverti in farmacia".."nessun ragazzo ti può volere, capiscono pure che sei pazza, non puoi fare neanche la badante, né lavorare in campagna, non hai il fisico" . Ad oggi pure mia sorella è come lui..mia sorella mi ha detto addirittura: " la figlia del mio capo a 24 anni si è laureata in medicina e fa la specializzazione e fa pure le notti" "i voti dell' università,i 30 tieniteli per la gloria, ormai sei fuori dal giro dell'università " quando mia madre stava male, fece leggere le analisi a questa ragazza e mia sorella disse" solo una studentessa di medicina è riuscita a capire, ci vuole un medico in famiglia" .Anche una amica di mia sorella mi disse: "i corsi li hai seguiti, almeno quello!" Mia sorella presente non ha detto niente in mia difesa..Mia madre non si è mai ribellata, non ha mai risposto in mia difesa. Ora con la morte di madre si aggiungono altre domande: " a casa aiuti, cucini?". Tutto questo invece di darmi forza, rabbia per andarmene, mi indebolisce nonostante alcuni docenti mi abbiano detto "brava" , mi sento apprezzata da loro. Vorrei un consiglio, aiuto oltre la terapia . Vi ringrazio e Vi chiedo scusa.
Buongiorno. La sofferenza che descrive è l'esito diretto di una crescita in un ambiente familiare profondamente svalutante. Le etichette verbali che ha subito fin dall'infanzia non sono descrizioni della sua persona, ma proiezioni dei limiti emotivi e delle insicurezze di suo padre e sua sorella. Quando un figlio viene insultato o sminuito nonostante i suoi successi, si genera un fenomeno chiamato "impotenza appresa": il sistema emotivo smette di reagire con la rabbia, come lei stessa dice, e scivola nella debolezza perché impara che, qualunque cosa faccia, non otterrà mai il riconoscimento e la protezione che merita.
Il paragone costante con gli altri viene usato dai suoi familiari come uno strumento di controllo per gestire le proprie frustrazioni, non per stimolare la sua crescita. Il fatto che lei riceva apprezzamenti dai docenti universitari è un dato di realtà oggettivo fondamentale: è la prova che le sue capacità sono reali e che la narrazione familiare è, di fatto, falsa e distorta. In questo momento, la sua sensibilità viene schiacciata da queste dinamiche, ma è proprio quella risorsa che le permetterà di essere una professionista empatica una volta terminati gli studi.
Oltre alla terapia, è essenziale iniziare a praticare un distanziamento emotivo dai commenti dei suoi familiari, trattandoli come rumore di fondo privo di verità oggettiva. È doloroso, ma non è più funzionale cercare difesa o approvazione in chi non ha gli strumenti emotivi per dargliela. Cerchi invece di nutrire i legami con chi, come i suoi professori, le restituisce un'immagine corretta di sé stessa. Ogni esame superato in una facoltà complessa come Farmacia è un atto di libertà e un passo concreto verso l'indipendenza economica, che sarà la sua vera e definitiva protezione.
Le auguro buon inizio anno nuovo, e resto a disposizione,
Saluti
Dott. ssa LEV
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