dottori vorrei esporvi e chiedere a voi un pensiero o non so come definirlo meglio, disagio..sono un

25 risposte
dottori vorrei esporvi e chiedere a voi un pensiero o non so come definirlo meglio, disagio..sono una ragazza di 25 anni, non saprei come spiegarlo bene ma mi è capitato certe volte di vedere mio padre che guardasse su social tipo facebook soprattutto video o foto di donne che appaiono molto mezzo scoperte ecco, dove si intravede qualcosa, o come oggi, video che sembrava alludessero a "qualcosa", anche come battute, e nel video si sentiva una donna, penso che come tanti altri uomini che facciano queste cose, e io provo a certo senso di disgusto sinceramente e mi dispiace, perché dico perché sentono il bisogno di guardare certe cose, cosi come il mio ex fidanzato, aveva questi atteggiamenti però soprattutto per like a foto, volevo capire e chiedere, può essere che questo disagio e disgusto nei confronti di mio padre che fa queste cose si possa riflettere sulle altre persone con cui mi vado a relazionare e di conseguenza provo quelle sensazione anche con la persona con cui sto, infatti quando vedevo che il mio fidanzato metteva like mi si creava una sensazione di ansia mista a dispiacere e disagio e disgusto. Ma anche perché io penso all'altra parte, quindi mia madre, non lo so mi viene un dispiacere, anche se so che non è stato nulla di che, però provo dispiacere e disgusto davvero, un certo fastidio, so che non è legato a me, io dovrei discostarmi, ma se ci penso non vorrei averci piu a che fare anche per cose cosi piccole e mi fa cadere tante sicurezze addosso che potevo avere sulla persona che è, e poi anche il fatto che mi viene da pensare che ormai gli uomini in generale sono tutti cosi perché andranno sempre a cercare quel qualcosa che li attrarrà in quel senso..Quello che vi chiedo è questo può essere che appunto questa cosa mi riflette poi sulle altre persone con cui mi relaziono? E poi come posso non provare queste sensazioni di disgusto verso una persona comunque importante..
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, sono la dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa sessuologa.

Sì, è possibile che quello che provi nei confronti di tuo padre si rifletta anche nelle relazioni affettive. Quando un comportamento ci colpisce profondamente sul piano emotivo, soprattutto se riguarda una figura importante, può lasciare dentro di noi una traccia di disagio, sfiducia o allarme che poi si riattiva anche con il partner.
Nel tuo caso sembra esserci non solo il fastidio per quel tipo di contenuti, ma anche il significato che attribuisci a quel gesto: come se venisse messa in discussione l’immagine della persona, il rispetto verso la partner e il senso di sicurezza nella relazione. Per questo il tuo vissuto non è “esagerato”: va ascoltato, perché parla di qualcosa che per te tocca temi profondi come fiducia, valore e rispetto.
Per affrontare queste sensazioni, il primo passo non è forzarti a non provarle, ma cercare di capirle meglio. Più che giudicarti per il disgusto che senti, può esserti utile chiederti che cosa rappresenta per te quel comportamento e perché ti colpisce così tanto. Spesso, quando si dà un nome al proprio vissuto, lo si gestisce con più consapevolezza.
Il fatto che tu senta dispiacere anche pensando a tua madre fa capire che in te si attiva una forte sensibilità relazionale ed emotiva. Questo merita attenzione, perché può influenzare il modo in cui guardi gli uomini e vivi i legami, portandoti forse a generalizzare o a sentirti meno al sicuro.
Se senti che questo tema pesa molto nelle tue relazioni o ti porta a perdere serenità e fiducia, parlarne in uno spazio psicologico potrebbe aiutarti a distinguere meglio ciò che appartiene alla tua storia familiare da ciò che appartiene davvero alla relazione presente, così da vivere i legami con maggiore chiarezza e meno angoscia.

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Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
nel modo in cui descrive questa esperienza si coglie quanto questa situazione le susciti emozioni molto forti. Il fatto di aver visto suo padre guardare contenuti di questo tipo sembra aver attivato in lei una sensazione di disagio e di disgusto che non riguarda solo quel momento, ma che poi torna anche quando pensa alle relazioni con altri uomini.
Nel suo racconto emerge anche un altro passaggio importante: il pensiero rivolto a sua madre e la sensazione di dispiacere che nasce immaginando il punto di vista dell’altra parte della relazione. Quando si osservano comportamenti dei genitori che entrano in tensione con la propria idea di rispetto o di fedeltà, può accadere che si attivi una reazione emotiva molto intensa.
Accanto a questo, sembra esserci un movimento che riguarda anche le relazioni affettive: da una parte il desiderio di fidarsi della persona con cui sta, dall’altra il timore che certi comportamenti possano ripetersi e che “gli uomini siano tutti così”. Quando un’esperienza vissuta in famiglia tocca temi sensibili come la fiducia o la lealtà, non è raro che queste sensazioni possano riflettersi anche nei legami sentimentali.
Questo non significa necessariamente che tutte le relazioni siano destinate a riproporre lo stesso schema, ma indica piuttosto quanto certe immagini o esperienze possano attivare emozioni profonde e difficili da collocare.
Uno spazio psicologico può aiutare proprio a fermarsi su queste reazioni emotive e sul significato che stanno assumendo per lei. Comprendere meglio da dove nasce questo disgusto e come si collega alle sue esperienze relazionali può, nel tempo, favorire un modo meno doloroso di stare nei rapporti con le persone importanti della sua vita.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Susanna Scainelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Albino
Buongiorno, difficile rispondere alle sue domande senza ulteriori approfondimenti. Le suggerirei di intraprendere un percorso psicologico che possa aiutarla ad avere maggiore consapevolezza del suo funzionamento relazionale. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Dott.ssa Marianna Galli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno.
Quello che prova ha senso, e il fatto che se ne stia facendo una domanda così onesta dice molto di lei.
Sì, è molto probabile che il disagio vissuto con suo padre si rifletta nelle relazioni successive — è un meccanismo naturale. Le figure genitoriali sono il nostro primo "modello" di relazione, e quando qualcosa ci ferisce o ci delude in quel contesto, tendiamo a restare in allerta quando vediamo gli stessi segnali altrove. Non è una debolezza, è il modo in cui impariamo a proteggerci.
Il disgusto che prova non è eccessivo né sbagliato — è una risposta emotiva che porta dentro anche la preoccupazione per sua madre, il senso di tradimento di un'immagine paterna, e forse una domanda più profonda su quanto ci si possa fidare delle persone care.
Portare tutto questo in un percorso psicologico potrebbe aiutarla a sciogliere quel nodo — distinguere cosa appartiene a suo padre, cosa al suo ex, e cosa invece vuole davvero lei da una relazione, senza che il passato continui a colorare tutto con quella sensazione di allerta.
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
quello che descrive è comprensibile e merita attenzione. Le emozioni di disgusto, fastidio e dispiacere che prova non sono “esagerate”, ma parlano di qualcosa di significativo per lei.
Sì, è possibile che ciò che ha osservato in suo padre influenzi il modo in cui vive le relazioni con altri uomini. Quando una figura importante genera un certo vissuto emotivo, è facile che quel filtro si riattivi anche nelle relazioni successive, portando a generalizzazioni (ad esempio: “gli uomini sono tutti così”) e a reazioni intense anche in situazioni simili, come nel caso del suo ex fidanzato.
Inoltre, il fatto che lei si metta nei panni di sua madre indica una forte sensibilità verso il tema del rispetto e della relazione di coppia. Questo valore è importante, ma può anche rendere più difficile tollerare comportamenti che percepisce come incoerenti o poco rispettosi.
Più che cercare di “non provare” queste emozioni (che rischierebbe di reprimerle), può essere utile comprenderle meglio:
- cosa rappresentano per lei questi comportamenti?
- quali significati attribuisce al guardare certe immagini?
- cosa teme che questo dica della persona o della relazione?
Un percorso di psicoterapia può aiutarla proprio a distinguere la sua storia familiare dalle relazioni attuali, riducendo l’impatto di queste reazioni e permettendole di costruire legami più liberi da questi vissuti.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
Il punto centrale è che quello che lei prova non è solo un fastidio superficiale, ma una ferita che tocca il modo in cui percepisce il valore della donna e la fiducia verso l'altro. Quando vede suo padre o il suo ex indugiare su quelle immagini, scatta un meccanismo per cui lei smette di vederli come persone affettivamente vicine e inizia a vederli come uomini che tradiscono un patto di rispetto. Questo crea quel disgusto viscerale: è la sua integrità che protesta contro un modo di oggettivizzare il femminile che lei sente profondamente sbagliato.
Tuttavia, per non restare schiacciata da questo peso, può essere utile provare a "ristrutturare" il gesto, ovvero guardarlo da un'angolazione diversa. Spesso, per un uomo, quel tipo di curiosità sui social non nasce da una volontà di mancare di rispetto o da una carenza d'amore verso la propria compagna. È più una forma di evasione solitaria, un automatismo pigro e un po' infantile per gestire la noia o cercare una gratificazione visiva immediata. Nella testa di suo padre, probabilmente, il bene che vuole a sua madre e questi video abitano in "cassetti" separati che non si incontrano mai. Per lei, invece, i cassetti comunicano e il contenuto di uno sembra sporcare l'altro.
Vedere questo comportamento come un limite culturale o una fragilità emotiva di suo padre, ad esempio come un suo modo maldestro di stare nel mondo digitale, le permette di togliergli quel potere distruttivo. Non è un attacco ai suoi valori, ma la prova che lui è un uomo fallibile con le sue zone d'ombra. Se smette di caricare quel gesto di un significato catastrofico per il legame, il disgusto può trasformarsi in un distacco più sereno: sono "piccolezze" che appartengono a lui e non definiscono chi è lei, né cosa debba aspettarsi da tutti gli altri uomini.
Questo lavoro di separazione è fondamentale per evitare che la sua storia familiare diventi una lente deformante nelle sue future relazioni. Proprio perché si tratta di nodi che affondano le radici nei legami e nei modelli che ha appreso crescendo, il confronto con un terapeuta relazionale sistemico potrebbe esserle di immenso aiuto per capire come queste dinamiche tra suo padre e sua madre si sono "riflesse" su di lei, aiutandola a restituire simbolicamente a ciascuno le proprie responsabilità e a liberarsi dal peso di dover controllare o proteggere i suoi cari.
Quello che descrivi è molto più comprensibile di quanto pensi, e non è affatto “esagerato”.
Non riguarda solo quei video o quei “like”: tocca qualcosa di più profondo, legato a come vivi il desiderio maschile, il rispetto nella relazione e il posto che immagini per te accanto all’altro. Il fatto che tu pensi anche a tua madre dice molto: non è solo disgusto, è anche un conflitto emotivo tra affetto, valori e immagine dell’uomo.
Sì, può assolutamente succedere che ciò che provi verso tuo padre si rifletta nelle relazioni: non in modo diretto o “meccanico”, ma come una lente emotiva attraverso cui poi leggi anche i partner. E questo può trasformare piccoli segnali (come un like) in qualcosa di molto più carico, che tocca sicurezza, fiducia e valore personale.
Il punto non è forzarti a “non provare disgusto”, perché quell’emozione ha un senso. Piuttosto, capire da dove nasce davvero e cosa sta proteggendo dentro di te.
Se vuoi, possiamo lavorarci insieme: in questi casi un percorso mirato aiuta molto a sciogliere questa reazione senza spegnere la tua sensibilità, ma rendendola più libera e meno dolorosa nelle relazioni. Contattami
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, posso capire il suo disagio, anche se questa cosa che è successa con suo padre, e che le dà fastidio, potrebbe essere meglio compresa se inserita nell'ambito di un contesto più ampio che è il rapporto con suo padre. Detto questo, lei si chiede se tutti gli uomini lo facciano, ma forse, ancora più importante sarebbe capire il significato che loro stessi danno a queste azioni. Lei vede in ciò anche una mancanza di rispetto per la persona che si ha accanto (cita sua madre e se stessa in effetti), sarebbe interessante capire se anche gli uomini colgono questo aspetto. I social ci offrono tanti contenuti di vario tipo e spesso anche del tipo che lei ha evidenziato, che lei non condivide e si domanda se dipenda tutto dal fatto che sia suo padre ad utilizzarli. Questo aspetto, come accennavo all'inizio sarebbe però da comprendere anche alla luce del rapporto con suo padre. spero di esserle stata utile, un saluto dott.ssa Rachele Petrini
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Quello che descrivi è comprensibile e, soprattutto, ha molto senso dal punto di vista psicologico.

Quando viviamo alcune esperienze emotivamente forti all’interno della famiglia – in questo caso il disagio e il disgusto nel vedere tuo padre avere certi comportamenti – è possibile che queste sensazioni vengano “generalizzate” anche ad altre relazioni, in particolare a quelle affettive. Questo non succede perché “sbagli qualcosa”, ma perché il nostro cervello cerca coerenza: tende a creare collegamenti tra esperienze simili per proteggerci o anticipare eventuali ferite.

Nel tuo caso possono esserci diversi elementi in gioco:

Il conflitto emotivo verso tuo padre: da una parte è una figura importante, dall’altra alcuni suoi comportamenti attivano in te disgusto e dispiacere (anche pensando a tua madre). Questo crea una tensione interna difficile da gestire.

Il significato che attribuisci a quei comportamenti: per te non sono “cose da poco”, ma possono essere vissute come una mancanza di rispetto, una delusione o una minaccia al valore della relazione.

La generalizzazione: è possibile che tu abbia iniziato a collegare quel comportamento all’idea di “gli uomini sono così”, e questo può portarti a provare ansia, sfiducia o disgusto anche con il partner.

Quindi sì, è assolutamente possibile che ciò che provi verso tuo padre si rifletta anche nelle relazioni sentimentali. Non è raro che le esperienze familiari influenzino aspettative, paure e reazioni nelle relazioni adulte.

Per quanto riguarda il disgusto che provi, è importante non forzarti a “non sentirlo”. Le emozioni non si eliminano a comando, ma si possono comprendere e trasformare. Alcuni spunti utili:

Prova a distinguere la persona dal comportamento: tuo padre resta una figura importante, ma alcuni suoi comportamenti non ti piacciono e questo è legittimo.

Chiediti cosa rappresentano per te quei comportamenti (mancanza di rispetto? paura del tradimento? senso di ingiustizia verso tua madre?).

Lavora sull’idea generalizzata che “tutti gli uomini sono così”: è una convinzione comprensibile, ma rischia di farti vivere le relazioni con ansia e sfiducia.

Nelle relazioni di coppia, può essere utile imparare a comunicare cosa ti fa stare male, senza giudicare ma esprimendo il tuo vissuto emotivo.

Il fatto che tu ti ponga queste domande è già un segnale importante di consapevolezza. Tuttavia, dato che queste emozioni sembrano avere un impatto significativo sulle tue relazioni e sul tuo benessere, potrebbe essere molto utile approfondire questi vissuti in uno spazio protetto.

Un percorso psicologico può aiutarti a comprendere meglio l’origine di queste reazioni, a dare loro un senso e a costruire modalità più serene di vivere le relazioni.

Ti consiglio quindi di approfondire con uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, si può capitare questo, perchè è appunto un suo riferimento e aver visto lui l'ha scombussolata, le consiglio di parlargli oppure può intram
prendere un percorso psicologico
grazie
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso un vissuto così delicato e anche difficile da esprimere. Si sente chiaramente quanto questa situazione la metta in una posizione scomoda, perché da una parte c’è il legame con una figura importante come suo padre, dall’altra le emozioni che emergono, come disgusto, fastidio e anche una sorta di dispiacere che sembra toccare qualcosa di più profondo. Quello che descrive è comprensibile e ha un senso psicologico preciso. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, le esperienze che viviamo nelle relazioni significative, soprattutto familiari, contribuiscono a costruire delle rappresentazioni interne su come funzionano le relazioni e su cosa aspettarci dagli altri. Non è qualcosa di volontario, ma un processo naturale della mente. Quando osserva certi comportamenti in suo padre, è possibile che si attivino pensieri e interpretazioni che vanno oltre il singolo episodio e toccano temi più ampi, come il rispetto, la fiducia o il valore della relazione. Questo può spiegare perché la stessa reazione si ripresenti anche nelle relazioni sentimentali. Non è tanto il comportamento in sé a generare l’intensità dell’emozione, quanto il significato che quel comportamento assume per lei. Se dentro di lei si attiva, anche in modo implicito, l’idea che quel tipo di atteggiamento possa essere una forma di mancanza di rispetto o un segnale di qualcosa che mina la relazione, è comprensibile che emergano ansia, disagio e disgusto. Un altro aspetto importante è il fatto che lei si metta anche nei panni di sua madre. Questo indica una forte sensibilità verso l’altro e verso le dinamiche relazionali, ma allo stesso tempo può amplificare il carico emotivo, perché non sta vivendo solo la sua reazione personale, ma anche una sorta di risonanza emotiva rispetto a ciò che immagina possa provare un’altra persona. Il pensiero che “gli uomini sono tutti così” è un esempio di come la mente, nel tentativo di dare un senso e proteggersi, tenda a generalizzare a partire da alcune esperienze. Questo tipo di pensiero può aumentare la sfiducia e rendere più difficile vivere le relazioni con serenità, perché ogni segnale viene interpretato alla luce di questa convinzione. La domanda che si pone è molto centrata. Sì, è possibile che ciò che prova verso suo padre influenzi il modo in cui vive le relazioni con gli altri. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché la mente costruisce collegamenti e schemi che poi si riattivano in situazioni simili. Il punto non è eliminare queste emozioni, ma comprenderle e dare loro un significato più preciso, in modo che non prendano il sopravvento. Per quanto riguarda il disgusto verso una persona importante, è comprensibile che questo la faccia stare male. Le emozioni non sempre sono in linea con l’immagine che vorremmo avere delle persone a cui vogliamo bene. Lavorare su questo significa imparare a distinguere tra il comportamento che non le piace e il valore complessivo della persona, e allo stesso tempo comprendere cosa quel comportamento tocca dentro di lei. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla molto in questo, perché le permetterebbe di esplorare questi schemi, capire da dove nascono e trovare un modo più equilibrato per stare nelle relazioni senza sentirsi travolta da queste reazioni. Non si tratta di cambiare ciò che sente, ma di renderlo più comprensibile e gestibile, così da non compromettere la serenità nei rapporti che per lei sono importanti. Il fatto che lei stia riflettendo su questi aspetti con questa lucidità è già un passo significativo. Da qui può iniziare un lavoro di maggiore consapevolezza che nel tempo può aiutarla a vivere le relazioni in modo più sereno e meno condizionato da questi vissuti. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Maria Ilaria Di Donato
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Canosa di Puglia
Buongiorno, sicuramente il suo disgusto in merito a questi episodi potrebbe dipendere dall'educazione che ha ricevuto. Certo non è semplice accettare che Suo padre possa vedere questi video perchè sicuramente il suo pensiero va immediatamente a sua madre. Molto probabilmente questa percezione viene generalizzata a tutti gli uomini. Potrebbe essere necessario per Lei comprendere meglio il suo vissuto.
Dott.ssa Di Donato Maria Ilaria
Buongiorno, capisco il tipo di disagio che sta descrivendo, ed è molto più profondo di quanto possa sembrare a prima vista. Non si tratta semplicemente di “video sui social” o di like, ma di qualcosa che tocca il Suo modo di vivere le relazioni, la fiducia e anche il rispetto.

Quello che Lei prova non è affatto strano. Quando una figlia osserva un comportamento del padre che entra in contrasto con l’immagine che ha di lui – soprattutto come figura affettiva e anche come partner della madre – può nascere un senso di fastidio, di delusione, a volte proprio di disgusto. Non tanto per l’atto in sé, ma per ciò che rappresenta: come se improvvisamente emergesse un lato più “sessualizzato”, meno controllato, che fatica a integrare con il ruolo di padre.

E infatti Lei stessa dice una cosa molto significativa: pensa a Sua madre. Questo è importante, perché il Suo disagio non è solo legato all’atto di guardare quelle immagini, ma al significato relazionale che gli attribuisce. È come se dentro di Lei si attivasse una sorta di empatia o protezione verso la figura materna, e allo stesso tempo una delusione verso quella paterna.

Questa esperienza, vissuta nel tempo, può assolutamente riflettersi sulle relazioni sentimentali. Non in modo “automatico”, ma come una lente attraverso cui Lei guarda certi comportamenti. Quando il Suo ex metteva like a certe foto, non era solo un gesto isolato: dentro di Lei probabilmente si riattivava quella stessa sensazione di “mancanza di rispetto”, di perdita di valore del legame, di qualcosa che incrina la sicurezza. Ed è per questo che la reazione era così intensa, con ansia, dispiacere e disgusto.

C’è anche un altro passaggio importante che Lei fa: “mi viene da pensare che gli uomini sono tutti così”. Questo è comprensibile, ma è una generalizzazione che nasce proprio da esperienze emotivamente forti. Quando qualcosa ci ferisce o ci destabilizza, la mente tende a creare regole generali per proteggerci, ma così facendo rischia di farci perdere sfumature e possibilità.

Il punto centrale non è tanto eliminare il disgusto “forzatamente”, ma capire cosa rappresenta per Lei. Quel disgusto parla di valori: probabilmente per Lei la relazione è qualcosa di esclusivo, rispettoso, dove lo sguardo verso l’esterno ha un certo limite. E quando percepisce che questo limite viene superato, sente che qualcosa si rompe.

Allo stesso tempo, però, c’è un rischio: che questo vissuto diventi così rigido da farLe perdere sicurezza in ogni relazione, o da farLe reagire in modo molto intenso anche a comportamenti che, per altre persone, hanno significati diversi.

Rispetto a Suo padre, è normale che Lei faccia fatica a integrare queste immagini con il ruolo che ha nella Sua vita. Non è necessario “forzarsi” a non provare nulla, ma può aiutarLa pensare che sta vedendo una parte adulta e separata da quella genitoriale, che spesso i figli non sono abituati a considerare.

Se sente che questo tema Le crea molto disagio anche nelle relazioni, potrebbe essere davvero utile esplorarlo in uno spazio terapeutico, perché lì si può lavorare proprio su queste associazioni emotive profonde, senza giudizio. Rimango a disposizione, un saluto!
È possibile si. Per quanto riguarda l'emozione che prova probabilmente non è verso suo padre ma verso il suo comportamento, quindi si può succedere anche con le persone a cui vogliamo bene
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, ogni cosa che ci "tocca" corde sensibili ha un effetto su di noi, quindi anche sul nostro modo di relazionarci alle altre persone.
Suggerirei di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a fare chiarezza su ciò che sente, le motivazioni/cause profonde da cui scaturiscono queste sensazioni e rielaborarne i pensieri che a mano a mano sta associando ad esse.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
Certo, comprendo il disagio, il sesso è ancora un tabu', ed è anche giusto avere pudore soprattutto nei confronti dei genitori. Non è facile affrontare l'argomento in poche righe, l'unica risposta che posso pensare ora è che la sessualità non volgare sia sana, quella facile ed usa e getta non lo sia. Se se la sente potrebbe affrontare l'argomento direttamente con suo padre. Non rovini e non si allontani da lui solo perché non comprende certi atteggiamenti. Se è stato un buon padre fino ad ora, cerchi di capire perché senta la necessità di appagare "la vista" con certe immagini. Le donne non sono oggetti esistenti per la libido maschile, ma persone!! Gli faccia capire che questo la ferisce come donna.
Dott. Andrea Rolla
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, certamente le esperienze che facciamo con i nostri genitori influenzano le nostre relazioni sociali esterne alla famiglia. Il suo disagio però mi sembra riferito più che altro alla situazione e all'idea che gli uomini possano cercare contenuti sessuali in rete; potrebbe esplorare la sua relazione alla sessualità con l'aiuto di un professionista
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno,
Capisco il tipo di disagio che sta provando, e il fatto che lo descriva come “disgusto” e “dispiacere” fa pensare a qualcosa che la tocca non solo sul piano razionale, ma anche molto profondamente sul piano emotivo e relazionale.
Quello che racconta ha molto senso se lo guardiamo in una prospettiva più ampia, in cui non riguarda solo il comportamento in sé di suo padre o del suo ex, ma il significato che quel comportamento assume per lei dentro le relazioni. Quando vede suo padre guardare certi contenuti, non è solo “un uomo che guarda video”, ma diventa anche “un uomo in relazione a sua madre”, e quindi qualcosa che può farle sentire una sorta di rottura, di mancanza di rispetto, o di disallineamento rispetto a come lei immagina un legame affettivo.
In questo senso, è comprensibile che le venga spontaneo pensare a sua madre e provare dispiacere per lei. È come se si attivasse uno sguardo relazionale, dove non vede solo l’individuo, ma il sistema, la coppia, e il possibile impatto di quel comportamento sull’altro.
Rispetto alla sua domanda, sì, è possibile che questo tipo di vissuto si “trasferisca” anche nelle relazioni sentimentali. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato in lei, ma perché le prime relazioni significative, come quella con i genitori, spesso diventano una sorta di lente attraverso cui leggiamo anche le relazioni successive. Quindi quando il suo ex metteva like a certe foto, non era solo quel gesto in sé, ma tutto ciò che quel gesto rappresentava per lei, tipo una possibile mancanza, un confronto, una minaccia al valore del legame.
Mi sembra importante anche un altro punto, quando lei dice “so che non è legato a me”, ma allo stesso tempo le “crollano delle sicurezze”. Questo indica che, anche se razionalmente distingue, emotivamente quel comportamento tocca qualcosa di più profondo, forse legato al bisogno di sentirsi scelta, rispettata, o al sicuro nella relazione.
Le farei una domanda: secondo lei, nella sua idea di relazione, cosa rappresenta quel tipo di comportamento? È più legato al tema del rispetto, della fedeltà, del confronto con altre donne, o a qualcos’altro?
E ancora, mi chiedo: nella relazione tra i suoi genitori, al di là di questo episodio, che immagine ha del loro legame? Questo può aiutarci a capire perché proprio questo comportamento attiva in lei una reazione così intensa.
Per quanto riguarda il “come non provare disgusto”, più che cercare di eliminarlo, potrebbe essere utile provare a comprenderlo. Il disgusto spesso è un’emozione che segnala un confine, qualcosa che per lei non è accettabile o è in contrasto con i suoi valori. Non è necessariamente un’emozione “sbagliata”, ma può diventare rigida se si generalizza (“gli uomini sono tutti così”) o se porta a chiudere completamente la possibilità di relazione.
L’obiettivo, più che smettere di provare, potrebbe essere quello di riuscire a distinguere tra suo padre e gli altri uomini, tra comportamenti diversi, tra ciò che per lei è negoziabile e ciò che non lo è. In questo modo può mantenere i suoi valori senza che diventino una fonte di sofferenza così intensa o di generalizzazione.
Quello che sta facendo ora, cioè interrogarsi su questi collegamenti, è già un passo importante. Non è “esagerata”, anzi sta cercando di dare senso a qualcosa che per lei ha un significato relazionale profondo.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Buon pomeriggio, grazie per aver condiviso un tema molto delicato come questo. Sarebbe importante affrontare la domanda in un percorso che possa aiutarla a scindere le diverse persone, e a riuscire a comprendere la situazione affinché questo non la faccia stare male e non impatti in modo disfunzionale nella sua vita.
Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Gentile Utente,
quello che descrivi è un vissuto molto comprensibile, anche se per te è faticoso e confusivo. Non si tratta solo di “video” o “like”, ma del significato che queste cose assumono dentro di te.

Da una parte c’è il rapporto con tuo padre in quanto vedere certi comportamenti può entrare in contrasto con l’immagine che hai di lui e con i valori legati alla coppia, alla fedeltà, al rispetto. È come se qualcosa “stonasse” rispetto a come vorresti che fosse, e questo può generare disgusto, dispiacere e anche una certa delusione.

Dall’altra parte, come intuisci tu stessa, queste emozioni non restano isolate ma tendono a “spostarsi” anche nelle relazioni sentimentali. Non tanto perché le situazioni siano identiche, ma perché toccano uno stesso punto sensibile: il timore di non essere abbastanza, di essere sostituibile, o che l’altro possa rivolgere altrove il proprio desiderio. In questo senso sì, è possibile che ciò che provi verso tuo padre influenzi anche il modo in cui vivi il partner e i suoi comportamenti.

È importante però distinguere due piani:
- quello dei comportamenti (guardare contenuti, mettere like), che in molte persone non ha necessariamente un significato relazionale profondo;
- e quello del tuo vissuto emotivo, che invece è molto intenso e merita attenzione, perché parla di te, dei tuoi bisogni e della tua sensibilità.

Il punto quindi non è tanto “eliminare” il disgusto o convincerti che non dovresti provarlo, ma iniziare a chiederti "cosa rappresenta per me tutto questo? cosa tocca dentro di me? cosa temo davvero quando vedo queste situazioni?".

Col tempo, lavorando su questo, può diventare possibile differenziare di più le figure (tuo padre, il partner, “gli uomini in generale”) e non sentire che tutto si sovrappone nello stesso modo.

Se senti che questo tema è ricorrente e impatta sulle tue relazioni e sul tuo benessere, potrebbe esserti utile, con i tuoi tempi, uno spazio di ascolto psicologico in cui esplorarlo con più calma e profondità. Non perché ci sia “qualcosa che non va”, ma perché merita di essere compreso meglio e alleggerito.
Resto disponibile.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)
Dott.ssa Mariapaola Anania
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno grazie per la condivisione. Sarebbe utile approfondire queste tematiche all’interno di uno spazio psicologico. Uno spazio di riflessione e che permette di acquisire maggiore consapevolezza sulle proprie emozioni. Resto a sua disposizione per eventuali informazioni. Le ricordo che è possibile prenotare dal mio profilo una videoconsulenza gratuita di 20 minuti. In bocca al lupo.
Dott.ssa Mariapaola Anania, psicologa e psicosessuologa clinica e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
Dott.ssa Chiara Piacentini
Psicologo, Psicologo clinico
Carugate
Quello che descrivi è comprensibile e non è affatto raro.
Sì, può succedere che un certo tipo di reazione, nata all’interno della relazione con un genitore, si riattivi poi anche nelle relazioni affettive. Non tanto per il comportamento in sé, ma per come lo vivi e che significato assume per te.
Nel tuo caso sembra che queste situazioni attivino emozioni forti (disgusto, dispiacere, ansia) e pensieri come “gli uomini sono tutti così”, che rischiano di influenzare il modo in cui ti avvicini alle relazioni.
Più che eliminare queste emozioni, può essere utile iniziare a osservarle e chiederti cosa toccano di importante per te e che idea di relazione portano con sé. A volte queste reazioni diventano modalità che si riattivano automaticamente anche con persone diverse.
Se senti che questo disagio tende a ripresentarsi o a influenzare le tue relazioni, può essere utile approfondirlo in uno spazio dedicato, per comprenderlo meglio e gestirlo in modo più libero.
Resto a disposizione se senti il bisogno di approfondire.
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno, quello che descrive è molto più comprensibile di quanto possa sembrare, e ha un senso che va oltre il “semplice disgusto”.
Quando lei vede suo padre guardare certi contenuti, non sta reagendo solo a un comportamento in sé, ma a ciò che quel comportamento rappresenta nella relazione: l’idea di una mancanza di rispetto, il pensiero di sua madre, forse un’immagine dell’uomo che entra in conflitto con i suoi valori. In questo senso, il disagio non nasce tanto da “quelle immagini”, ma dal significato che assumono dentro la sua storia affettiva.
È proprio qui che si collega la sua domanda: sì, può succedere che ciò che proviamo nella relazione con un genitore si riattivi nelle relazioni sentimentali. Non come una copia identica, ma come una sensibilità particolare. Quando il suo ex metteva “like”, non era solo quel gesto: probabilmente toccava lo stesso punto interno (una miscela di delusione, sfiducia, fastidio) che aveva già iniziato a costruirsi nel rapporto con suo padre.
Probabilmente non è funzionale dire “gli uomini sono tutti così”, ma magari: "questa è una lente che si è formata dentro di me, a partire da esperienze emotive significative". E quando quella lente si attiva, il rischio è che renda tutto più rigido e generalizzato, facendole perdere sicurezza anche in persone che magari sono diverse.
Sul disgusto: è un’emozione forte, spesso legata al bisogno di prendere distanza da qualcosa che sentiamo in contrasto con noi. Il punto non è eliminarlo a tutti i costi, ma capire cosa sta proteggendo.
Allo stesso tempo, però, se questa emozione diventa così intensa da farle “crollare” l’immagine dell’altro o portarla a voler chiudere il rapporto per aspetti che lei stessa riconosce come piccoli, allora vale la pena fermarsi a esplorarla più a fondo. Non per negarla, ma per renderla meno automatica.
Inoltre il dispiacere che prova per lei sembra molto vivo. A volte ci si trova, quasi senza accorgersene, in una posizione di “protezione” verso un genitore, e questo può intensificare certe reazioni. La domanda è quanto questo sentimento le "consumi energie", perché questa in particolare è una dinamica che riguarda i suoi genitori, non lei.
Non c’è nulla di “sbagliato” in quello che prova. Piuttosto, sembra esserci un nodo emotivo importante tra valori, immagini delle relazioni e vissuti familiari che merita uno spazio per essere compreso meglio, magari anche in un percorso psicologico.
La ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato e personale. Quello che descrive è tutt’altro che banale: le emozioni di disagio, disgusto e anche tristezza che prova sono comprensibili e meritano di essere accolte senza giudizio. Da ciò che racconta emerge non solo una reazione a dei comportamenti specifici, ma anche un’attenzione profonda ai valori relazionali, al rispetto e all’empatia.
È assolutamente possibile che le esperienze vissute all’interno delle relazioni familiari, soprattutto con figure significative come i genitori, influenzino il modo in cui percepiamo e viviamo le relazioni nel presente. In psicologia sappiamo che ciò che osserviamo, sentiamo e interiorizziamo nel tempo contribuisce a costruire aspettative, sensibilità e anche “campanelli d’allarme” nelle relazioni future. Quindi sì, è plausibile che quello che prova nei confronti di suo padre si attivi, almeno in parte, anche nelle relazioni sentimentali, come è accaduto con il suo ex fidanzato.
Nel suo caso sembra esserci anche un conflitto interno: da un lato riconosce razionalmente che si tratta di comportamenti diffusi e che non sono direttamente legati a lei, dall’altro però emotivamente prova un forte fastidio, che arriva fino a mettere in discussione l’immagine della persona e la sicurezza nella relazione. Questo tipo di scollamento tra “ciò che penso” e “ciò che sento” è molto comune quando ci sono vissuti più profondi coinvolti.
Inoltre, il fatto che lei colleghi spontaneamente questi comportamenti al possibile dispiacere di sua madre suggerisce una forte sensibilità relazionale e un’attenzione ai legami, che però può anche portarla a vivere con maggiore intensità certe situazioni.
Per quanto riguarda la sua domanda su come non provare queste sensazioni, è importante dirle che le emozioni non si possono semplicemente “spegnere” o eliminare. Piuttosto, si può lavorare per comprenderle meglio: da dove nascono, cosa rappresentano per lei, quali significati attribuisce a quei comportamenti. È proprio attraverso questa comprensione che, nel tempo, le reazioni emotive possono diventare più modulabili e meno pervasive.
In questo senso, potrebbe esserle molto utile intraprendere un percorso psicologico individuale che la aiuti a esplorare più a fondo questi vissuti, a distinguere ciò che appartiene alla sua storia da ciò che riguarda la relazione presente, e a costruire modalità più serene e consapevoli di stare in relazione con l’altro.
Non c’è nulla di sbagliato in ciò che prova: è una reazione che ha una sua storia e un suo significato. Darsi lo spazio per capirla può aiutarla a non sentirsi più in balia di queste emozioni.
Resto a disposizione se desidera approfondire ulteriormente.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, capisco il suo disagio e il fatto che lo descriva con così tanta chiarezza è già un passo importante.

Sì, può accadere che ciò che osserviamo nelle relazioni familiari – soprattutto con figure significative come un genitore – influenzi il modo in cui viviamo le relazioni successive. Non in modo automatico o “determinato”, ma come una lente emotiva: quello che ha provato vedendo suo padre (disgusto, dispiacere, forse anche una forma di protezione verso sua madre) può riattivarsi in situazioni simili con il partner, come nel caso dei “like” o dei contenuti sui social.

Più che eliminare queste emozioni, può essere utile provare a comprenderle: il disgusto spesso segnala un confine interno, qualcosa che per lei ha un significato importante (ad esempio il rispetto, l’intimità, l’esclusività nella relazione). Allo stesso tempo, però, quando questa reazione diventa molto intensa o generalizzata (“gli uomini sono tutti così”), rischia di farle vivere le relazioni con ansia e sfiducia.

Potrebbe aiutarla distinguere due piani: da una parte ciò che riguarda suo padre (che appartiene alla relazione tra lui e sua madre, e non a lei), dall’altra ciò che desidera e considera accettabile nelle sue relazioni. Dare un nome ai suoi valori e comunicarli in modo chiaro nei rapporti affettivi può restituirle un senso di maggiore stabilità.

Se sente che queste emozioni sono molto forti o ricorrenti, uno spazio di riflessione personale (anche in un percorso terapeutico) potrebbe aiutarla a “sciogliere” questo legame tra le esperienze vissute e le reazioni attuali, permettendole di vivere le relazioni in modo più libero e meno carico di disagio.

Resto qui se vuole approfondire qualche aspetto.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.

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