Buongiorno, mi chiamo Paolo e ho 49 anni. Sono sposato e ho due figli che amo tantissimo, un lavoro
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Buongiorno, mi chiamo Paolo e ho 49 anni. Sono sposato e ho due figli che amo tantissimo, un lavoro stabile, non ho problemi di salute.
Eppure negli ultimi anni, seppur saltuariamente, sento il bisogno di "evadere" da tutto e ricorrere alla cocaina. E' un bisogno molto forte, che non so governare, lo definirei autodistruttivo. Gli effetti post serata sono devastanti, per me. Ansia, depressione, sensi di colpa che mi divorano dati dalla sensazione di aver deluso la mia famiglia, nonostante io mi adoperi affinché nessuno di loro si accorga mai di nulla. Detesto quella sensazione, è orribile. Ogni volta mi riprometto di non caderci mai più, e invece puntualmente il desiderio ritorna ed è più forte dei ricordi sgradevoli del down. Non lo faccio con grande frequenza, capiterà una volta al mese o anche più di rado, per questo non me ne sono mai preoccupato più di tanto. Ho sempre ritenuto, per qualche sciocca convinzione, che il termine dipendenza riguardasse chi ricorre alle droghe molto più assiduamente di così. Ma è un impulso che, per quanto saltuario, non riesco a fermare e per questo mi spaventa.
Grazie a chi vorrà consigliarmi.
Eppure negli ultimi anni, seppur saltuariamente, sento il bisogno di "evadere" da tutto e ricorrere alla cocaina. E' un bisogno molto forte, che non so governare, lo definirei autodistruttivo. Gli effetti post serata sono devastanti, per me. Ansia, depressione, sensi di colpa che mi divorano dati dalla sensazione di aver deluso la mia famiglia, nonostante io mi adoperi affinché nessuno di loro si accorga mai di nulla. Detesto quella sensazione, è orribile. Ogni volta mi riprometto di non caderci mai più, e invece puntualmente il desiderio ritorna ed è più forte dei ricordi sgradevoli del down. Non lo faccio con grande frequenza, capiterà una volta al mese o anche più di rado, per questo non me ne sono mai preoccupato più di tanto. Ho sempre ritenuto, per qualche sciocca convinzione, che il termine dipendenza riguardasse chi ricorre alle droghe molto più assiduamente di così. Ma è un impulso che, per quanto saltuario, non riesco a fermare e per questo mi spaventa.
Grazie a chi vorrà consigliarmi.
Ciao Paolo. Da come lo racconti, questa cosa ti spaventa perché non è più una scelta, è un impulso che torna anche quando sai benissimo quanto ti farà stare male dopo. E questo è già un segnale importante: la dipendenza non si misura solo dalla frequenza, ma dal perdere controllo e dal continuare nonostante le conseguenze.
La buona notizia è che sei in una finestra ideale per intervenire: è ancora “saltuario”, hai molta consapevolezza, e vuoi proteggere la tua famiglia e te stesso.
Cosa puoi fare, concretamente, senza aspettare che peggiori.
1) Togliere le occasioni, non combattere la forza di volontà.
L’impulso di solito arriva in contesti precisi (uscite, alcol, certe compagnie, notti lunghe, stress). Se riesci a individuare i 2–3 trigger principali, puoi cambiare la situazione a monte: meno alcol, rientro a un’ora stabilita, evitare specifici contesti o persone per un periodo, organizzare uscite diverse. La “forza di volontà” da sola perde quasi sempre.
2) Piano per l’urgenza (quando sale il craving).
Quando senti che “potrei farlo”, fai una cosa molto semplice: rimanda di 30 minuti e nel frattempo fai un’azione incompatibile (doccia, passeggiata veloce, chiamata a una persona fidata, guida verso casa). Il craving sale e poi scende. Se lo attraversi 2–3 volte, il cervello inizia a imparare che non devi per forza “scaricare” con la sostanza.
3) Aiuto specialistico, anche breve.
Non serve aspettare di “essere un tossico”. Un colloquio con un servizio per le dipendenze (SerD) o con uno psicoterapeuta esperto di dipendenze può aiutarti a capire cosa stai cercando in quelle serate (evasione, scarico, rabbia, vuoto, bisogno di sentirti vivo) e costruire strategie pratiche. È molto più facile fermarsi ora che tra un anno.
4) Valuta di dirlo a qualcuno che ti fa da “ancora”.
Capisco il bisogno di tenere tutto nascosto. Ma l’isolamento è benzina. Non devi per forza dirlo a tua moglie subito, se non te la senti. Però scegliere una persona affidabile (amico, terapeuta, medico) a cui rendere conto può fare una differenza enorme.
La buona notizia è che sei in una finestra ideale per intervenire: è ancora “saltuario”, hai molta consapevolezza, e vuoi proteggere la tua famiglia e te stesso.
Cosa puoi fare, concretamente, senza aspettare che peggiori.
1) Togliere le occasioni, non combattere la forza di volontà.
L’impulso di solito arriva in contesti precisi (uscite, alcol, certe compagnie, notti lunghe, stress). Se riesci a individuare i 2–3 trigger principali, puoi cambiare la situazione a monte: meno alcol, rientro a un’ora stabilita, evitare specifici contesti o persone per un periodo, organizzare uscite diverse. La “forza di volontà” da sola perde quasi sempre.
2) Piano per l’urgenza (quando sale il craving).
Quando senti che “potrei farlo”, fai una cosa molto semplice: rimanda di 30 minuti e nel frattempo fai un’azione incompatibile (doccia, passeggiata veloce, chiamata a una persona fidata, guida verso casa). Il craving sale e poi scende. Se lo attraversi 2–3 volte, il cervello inizia a imparare che non devi per forza “scaricare” con la sostanza.
3) Aiuto specialistico, anche breve.
Non serve aspettare di “essere un tossico”. Un colloquio con un servizio per le dipendenze (SerD) o con uno psicoterapeuta esperto di dipendenze può aiutarti a capire cosa stai cercando in quelle serate (evasione, scarico, rabbia, vuoto, bisogno di sentirti vivo) e costruire strategie pratiche. È molto più facile fermarsi ora che tra un anno.
4) Valuta di dirlo a qualcuno che ti fa da “ancora”.
Capisco il bisogno di tenere tutto nascosto. Ma l’isolamento è benzina. Non devi per forza dirlo a tua moglie subito, se non te la senti. Però scegliere una persona affidabile (amico, terapeuta, medico) a cui rendere conto può fare una differenza enorme.
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Gentile Paolo,
quello che descrive è importante e merita attenzione. Il fatto che l’uso non sia quotidiano non esclude una forma di dipendenza: ciò che conta è proprio quello che lei riporta, cioè la perdita di controllo e il forte impulso, nonostante le conseguenze negative.
Il ciclo che descrive (desiderio → uso → senso di colpa/ansia → promessa di smettere → ritorno del desiderio) è tipico dei comportamenti di dipendenza e tende a mantenersi nel tempo se non viene affrontato in modo mirato.
È molto significativo che lei provi disagio e si stia ponendo delle domande: questo è già un primo passo fondamentale.
In questi casi è importante non affrontare la situazione da solo, ma iniziare un percorso di psicoterapia, che aiuti a comprendere cosa rappresenta per lei quell’“evasione” e a costruire strategie concrete per gestire l’impulso. Può essere utile anche un consulto con uno psichiatra o un servizio per le dipendenze, per una valutazione più completa e un eventuale supporto integrato.
Intervenire ora è importante proprio perché la situazione è ancora circoscritta: è il momento migliore per riprendere il controllo.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
quello che descrive è importante e merita attenzione. Il fatto che l’uso non sia quotidiano non esclude una forma di dipendenza: ciò che conta è proprio quello che lei riporta, cioè la perdita di controllo e il forte impulso, nonostante le conseguenze negative.
Il ciclo che descrive (desiderio → uso → senso di colpa/ansia → promessa di smettere → ritorno del desiderio) è tipico dei comportamenti di dipendenza e tende a mantenersi nel tempo se non viene affrontato in modo mirato.
È molto significativo che lei provi disagio e si stia ponendo delle domande: questo è già un primo passo fondamentale.
In questi casi è importante non affrontare la situazione da solo, ma iniziare un percorso di psicoterapia, che aiuti a comprendere cosa rappresenta per lei quell’“evasione” e a costruire strategie concrete per gestire l’impulso. Può essere utile anche un consulto con uno psichiatra o un servizio per le dipendenze, per una valutazione più completa e un eventuale supporto integrato.
Intervenire ora è importante proprio perché la situazione è ancora circoscritta: è il momento migliore per riprendere il controllo.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Caro Paolo,
Questa "evasione" da una vita apparentemente perfetta potrebbe nascondere profondi vissuti di indegnità, come se lei sentisse inconsciamente di non meritare ciò che ha costruito e usasse la sostanza come forma di autopunizione. Non sottovaluti questo segnale solo perché saltuario e si rivolga con fiducia al SerD della sua zona; troverà professionisti esperti pronti ad aiutarla con la massima discrezione. Rompere il segreto è l'unico modo per disinnescare il senso di colpa e riprendere il timone della sua vita.
Un caro saluto
Questa "evasione" da una vita apparentemente perfetta potrebbe nascondere profondi vissuti di indegnità, come se lei sentisse inconsciamente di non meritare ciò che ha costruito e usasse la sostanza come forma di autopunizione. Non sottovaluti questo segnale solo perché saltuario e si rivolga con fiducia al SerD della sua zona; troverà professionisti esperti pronti ad aiutarla con la massima discrezione. Rompere il segreto è l'unico modo per disinnescare il senso di colpa e riprendere il timone della sua vita.
Un caro saluto
Buongiorno Paolo, per la frequenza con cui lei usa la sostanza è pensabile che non ci sia tanto una dipendenza in senso stretto ma che lei abbia trovato nella cocaina una risposta a degli stati interni che la portano alla necessità di mettere in atto questo comportamento. Potrebbe indagare se ha delle altre modalità di evasione, più sani, che mette in atto abitualmente e che effetto hanno su di lei, allo stesso tempo potrebbe capire se ci sono delle situazioni che portano alla comparsa di queste impellenze. Cordialmente, Roberta Marzioni
Buongiorno Paolo,
la ringrazio per aver condiviso con tanta lucidità e sincerità la sua esperienza: non è affatto semplice riconoscere e nominare questo tipo di difficoltà.
Da ciò che descrive emergono alcuni aspetti molto importanti. Innanzitutto, il fatto che l’uso sia saltuario non esclude la presenza di una forma di dipendenza. Oggi sappiamo che la dipendenza non si misura solo dalla frequenza, ma soprattutto da quanto una persona sente di non riuscire a controllare l’impulso e dal ruolo che quella sostanza assume a livello psicologico. Nel suo caso, lei stesso parla di un “bisogno molto forte” e difficile da governare: questo è già un segnale significativo.
È altrettanto rilevante il ciclo che descrive:
impulso/ricerca di evasione
uso della sostanza
“down” con ansia, depressione e sensi di colpa
promessa di smettere
ritorno del desiderio
Questo schema è tipico dei meccanismi di dipendenza, in cui il cervello tende a ricordare l’effetto immediato (l’evasione) più che le conseguenze negative successive.
Il punto centrale, però, non è solo la sostanza in sé, ma la funzione che svolge nella sua vita. Lei parla di “evasione”: questo fa pensare che, in alcuni momenti, possa esserci un bisogno di allontanarsi da tensioni, pressioni o stati emotivi difficili da gestire. Anche quando la vita appare “a posto” (famiglia, lavoro, salute), possono esserci fatiche interne meno visibili: stress accumulato, senso di responsabilità, bisogno di staccare, o parti di sé che faticano a trovare spazio.
Un altro elemento importante è il forte senso di colpa che prova dopo: questo indica chiaramente che il comportamento è in contrasto con i suoi valori e con l’immagine che ha di sé come marito e padre. Questa sofferenza merita attenzione, non minimizzazione.
Il fatto che lei oggi si ponga delle domande e si spaventi per questa perdita di controllo è un segnale molto positivo: significa che c’è una parte di lei che vuole comprendere e cambiare.
Quello che può essere utile, in concreto, è:
non sottovalutare il problema solo perché è saltuario
iniziare a osservare quando nasce l’impulso (momenti, emozioni, contesti)
lavorare su strategie alternative di gestione dello stress e dell’“evasione”
soprattutto, approfondire il significato personale di questo comportamento
Per fare questo in modo efficace, è però fondamentale non restare da solo. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa c’è alla base di questo bisogno e a costruire strumenti concreti per gestirlo, senza ricorrere alla sostanza.
Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista, che possa accompagnarla in questo percorso in modo riservato e non giudicante.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la ringrazio per aver condiviso con tanta lucidità e sincerità la sua esperienza: non è affatto semplice riconoscere e nominare questo tipo di difficoltà.
Da ciò che descrive emergono alcuni aspetti molto importanti. Innanzitutto, il fatto che l’uso sia saltuario non esclude la presenza di una forma di dipendenza. Oggi sappiamo che la dipendenza non si misura solo dalla frequenza, ma soprattutto da quanto una persona sente di non riuscire a controllare l’impulso e dal ruolo che quella sostanza assume a livello psicologico. Nel suo caso, lei stesso parla di un “bisogno molto forte” e difficile da governare: questo è già un segnale significativo.
È altrettanto rilevante il ciclo che descrive:
impulso/ricerca di evasione
uso della sostanza
“down” con ansia, depressione e sensi di colpa
promessa di smettere
ritorno del desiderio
Questo schema è tipico dei meccanismi di dipendenza, in cui il cervello tende a ricordare l’effetto immediato (l’evasione) più che le conseguenze negative successive.
Il punto centrale, però, non è solo la sostanza in sé, ma la funzione che svolge nella sua vita. Lei parla di “evasione”: questo fa pensare che, in alcuni momenti, possa esserci un bisogno di allontanarsi da tensioni, pressioni o stati emotivi difficili da gestire. Anche quando la vita appare “a posto” (famiglia, lavoro, salute), possono esserci fatiche interne meno visibili: stress accumulato, senso di responsabilità, bisogno di staccare, o parti di sé che faticano a trovare spazio.
Un altro elemento importante è il forte senso di colpa che prova dopo: questo indica chiaramente che il comportamento è in contrasto con i suoi valori e con l’immagine che ha di sé come marito e padre. Questa sofferenza merita attenzione, non minimizzazione.
Il fatto che lei oggi si ponga delle domande e si spaventi per questa perdita di controllo è un segnale molto positivo: significa che c’è una parte di lei che vuole comprendere e cambiare.
Quello che può essere utile, in concreto, è:
non sottovalutare il problema solo perché è saltuario
iniziare a osservare quando nasce l’impulso (momenti, emozioni, contesti)
lavorare su strategie alternative di gestione dello stress e dell’“evasione”
soprattutto, approfondire il significato personale di questo comportamento
Per fare questo in modo efficace, è però fondamentale non restare da solo. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa c’è alla base di questo bisogno e a costruire strumenti concreti per gestirlo, senza ricorrere alla sostanza.
Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista, che possa accompagnarla in questo percorso in modo riservato e non giudicante.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno Paolo,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità una parte così delicata della tua esperienza. Da come ne parli, emerge chiaramente quanto tu tenga alla tua famiglia e quanto questo comportamento entri in conflitto con i tuoi valori, generando poi sofferenza, senso di colpa e fatica emotiva.
Quello che descrivi — il desiderio che ritorna con forza nonostante le conseguenze negative — è qualcosa che può accadere anche quando l’uso è saltuario. Non è la frequenza da sola a definire una difficoltà, ma proprio la sensazione di perdita di controllo e l’impatto che ha su di te. Il fatto che tu lo riconosca e ne sia preoccupato è già un passaggio importante.
Spesso questi impulsi hanno una funzione più profonda: possono essere un modo per “staccare”, alleggerire tensioni o gestire vissuti difficili. In un percorso psicologico si può lavorare proprio su questo, comprendendo cosa si attiva in quei momenti e costruendo alternative più sane e sostenibili per prenderti cura di te, senza entrare in un ciclo che poi ti fa stare peggio.
Non sei solo in questo, e soprattutto non sei “sbagliato”: stai cercando un modo per stare meglio, anche se al momento questo modo ti fa soffrire. Con il giusto supporto è possibile ritrovare maggiore controllo e serenità.
Se senti che questo tema ti spaventa o sta iniziando a pesarti, parlarne con un professionista potrebbe davvero aiutarti a fare chiarezza e a interrompere questo meccanismo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
grazie per aver condiviso con tanta sincerità una parte così delicata della tua esperienza. Da come ne parli, emerge chiaramente quanto tu tenga alla tua famiglia e quanto questo comportamento entri in conflitto con i tuoi valori, generando poi sofferenza, senso di colpa e fatica emotiva.
Quello che descrivi — il desiderio che ritorna con forza nonostante le conseguenze negative — è qualcosa che può accadere anche quando l’uso è saltuario. Non è la frequenza da sola a definire una difficoltà, ma proprio la sensazione di perdita di controllo e l’impatto che ha su di te. Il fatto che tu lo riconosca e ne sia preoccupato è già un passaggio importante.
Spesso questi impulsi hanno una funzione più profonda: possono essere un modo per “staccare”, alleggerire tensioni o gestire vissuti difficili. In un percorso psicologico si può lavorare proprio su questo, comprendendo cosa si attiva in quei momenti e costruendo alternative più sane e sostenibili per prenderti cura di te, senza entrare in un ciclo che poi ti fa stare peggio.
Non sei solo in questo, e soprattutto non sei “sbagliato”: stai cercando un modo per stare meglio, anche se al momento questo modo ti fa soffrire. Con il giusto supporto è possibile ritrovare maggiore controllo e serenità.
Se senti che questo tema ti spaventa o sta iniziando a pesarti, parlarne con un professionista potrebbe davvero aiutarti a fare chiarezza e a interrompere questo meccanismo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Gentile Paolo, al di là della frequenza, la perdita di controllo che descrive è un segnale importante, che merita attenzione specialistica.
Rivolgersi a un SerD della sua zona le permetterebbe di affrontare la situazione in modo più efficace grazie a un intervento integrato e multidisciplinare, particolarmente indicato per le problematiche legate all’uso di sostanze.
Rivolgersi a un SerD della sua zona le permetterebbe di affrontare la situazione in modo più efficace grazie a un intervento integrato e multidisciplinare, particolarmente indicato per le problematiche legate all’uso di sostanze.
Buongiorno Paolo, per la letteratura scientifica è possibile parlare di dipendenza quando si ricorre al consumo, anche dilatato nel tempo, in modo continuativo e ripetuto. Il bisogno di 'evasione da tutto' si associa al craving, ossia al desiderio molto forte e incontrollabile di assumere la sostanza. Credo che questo sia il punto centrale: per quanto gli effetti negativi successivi abbiano un impatto intenso su pensieri e umore, il meccanismo sul quale concentrarsi è proprio quell'impulso, che genera il bisogno. Ciò che la spaventa di più, giustamente. Le suggerirei di concentrarsi sulla fase appena antecedente il craving, per capire quali siano i fattori scatenanti, che visto l'uso continuativo penso non abbiano a che fare con eventi estemporanei, ma col modo con cui gestisce lavoro, famiglia, la sua vita insomma. Per mia esperienza, il ricorrere alla sostanza, per quanto problematico e dannoso, è 'solo' una strategia disfunzionale per provare a gestire altro. Inizierei parlandone con qualcuno di cui si fidi, meglio se al di fuori di coloro con cui magari consuma. Dopo di che, lei scrive a un forum di professionisti: la stessa condivisione fa pensare che possa essere il momento per intraprendere un percorso di supporto psicologico mirato. Grazie per la sua condivisione.
Salve, potrebbe valutare di iniziare un percorso cognitivo-comportamentale cosi da avere un controllo sull'impulso ad usare la sostanza. In poche sedute possiamo lavorare sul creare una maggiore serenità e una maggiore capacità nel capire tutte quelle situazioni che la inducono a iniziare a creare l'iter che la porterà a usare cocaina. Saluti
Buongiorno Paolo,
la ringrazio per aver condiviso con sincerità quello che sta vivendo. Non è facile parlarne, soprattutto quando si accompagnano ansia, depressione e sensi di colpa verso la famiglia.
Da quello che descrive, il problema non è tanto la frequenza dell’uso, ma il fatto che l’impulso le risulti difficile da governare e le causi grande disagio. Questo è un segnale importante da non sottovalutare.
Molti vivono momenti simili: il bisogno di “evadere” seguito da una fase di forte malessere. Il punto non è giudicarsi, ma iniziare a osservare cosa accade prima dell’impulso: quali emozioni, pensieri o situazioni lo precedono, e cosa sta cercando di gestire o allontanare.
Il fatto che lei ne sia consapevole e che questo le faccia paura è già un primo passo fondamentale. Non è necessario aspettare che la situazione peggiori: rivolgersi a un professionista esperto le permetterebbe di esplorare questi aspetti in sicurezza e trovare strategie efficaci per gestire gli impulsi, riducendo sofferenza e rischi.
Non è mai troppo tardi per intervenire, e cercare supporto è un segnale di forza e consapevolezza, non di debolezza.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
la ringrazio per aver condiviso con sincerità quello che sta vivendo. Non è facile parlarne, soprattutto quando si accompagnano ansia, depressione e sensi di colpa verso la famiglia.
Da quello che descrive, il problema non è tanto la frequenza dell’uso, ma il fatto che l’impulso le risulti difficile da governare e le causi grande disagio. Questo è un segnale importante da non sottovalutare.
Molti vivono momenti simili: il bisogno di “evadere” seguito da una fase di forte malessere. Il punto non è giudicarsi, ma iniziare a osservare cosa accade prima dell’impulso: quali emozioni, pensieri o situazioni lo precedono, e cosa sta cercando di gestire o allontanare.
Il fatto che lei ne sia consapevole e che questo le faccia paura è già un primo passo fondamentale. Non è necessario aspettare che la situazione peggiori: rivolgersi a un professionista esperto le permetterebbe di esplorare questi aspetti in sicurezza e trovare strategie efficaci per gestire gli impulsi, riducendo sofferenza e rischi.
Non è mai troppo tardi per intervenire, e cercare supporto è un segnale di forza e consapevolezza, non di debolezza.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Forse dovrebbe iniziare a pensare di avere una dipendenza . Provi a contattare qualche centro nella sua zona che possa aiutarla, e ,se se la sente, ne parli con la sua compagna (se ritiene che sia in grado di comprenderla). In due si affrontano le sfide con più motivazione
Quello che descrive è già una dipendenza psicologica, anche se l’uso non è quotidiano. Il segnale chiave non è la frequenza, ma la perdita di controllo e il craving. Il fatto che dopo stia male ma non riesca a fermarsi lo conferma.
La cosa più efficace è rivolgersi a un Ser.D: non serve aspettare di stare peggio. Intervenire ora è molto più semplice.
La cosa più efficace è rivolgersi a un Ser.D: non serve aspettare di stare peggio. Intervenire ora è molto più semplice.
Gentile Paolo,
Forse potrebbe essere utile, insieme a un professionista, esplorare cosa rappresenta per lei quel momento di “evasione”: cosa le permette di sentire o di non sentire, in quali situazioni o stati emotivi emerge più facilmente e quali bisogni, magari non espressi, stanno cercando spazio.
Non si tratta solo di “togliere” un comportamento, ma di comprendere cosa c’è dietro e trovare modalità alternative, più sostenibili, per prendersi cura di sé.
Forse potrebbe essere utile, insieme a un professionista, esplorare cosa rappresenta per lei quel momento di “evasione”: cosa le permette di sentire o di non sentire, in quali situazioni o stati emotivi emerge più facilmente e quali bisogni, magari non espressi, stanno cercando spazio.
Non si tratta solo di “togliere” un comportamento, ma di comprendere cosa c’è dietro e trovare modalità alternative, più sostenibili, per prendersi cura di sé.
Buon pomeriggio Paolo, spesso alcune nostre azioni, reazioni o nostri comportamenti sembrano non avere un'origine ed una motivazione, ma non è così. Quello che dobbiamo fare è imparare ad ascoltare ciò che succede in noi, capita di non ritenere importante ciò che ci accade ma dentro di noi si crea una ferita o più di una e con il passare del tempo si manifesta in comportamenti per noi inspiegabili. Non dobbiamo mai dimenticare che noi siamo il nostro vissuto ed è da lì che bisogna partire per comprendere cosa ci accade oggi.
Buongiorno Paolo,
Grazie per la domanda.
Sarebbe interessante capire da dove proviene questo bisogno di evadere che la porta a consumare saltuariamente la cocaina. C'è qualcosa da cui intende liberarsi o prendersi una pausa temporanea?
Afferma di avere una buona situazione lavorativa e di mantenere rapporti costruttivi con la sua famiglia; c'è qualcosa al di fuori di questo che non la soddisfa?
Essendo un impulso, questo agito è qualcosa di immediato e difficile da prevenire. Perciò, è comprensibile lo spavento associato al comportamento. Riporta come dopo aver assunto la sostanza ne senta gli effetti negativi oltre a vivere sensi di colpa e provare ansia e depressione. Ebbene, sarebbe utile capire se questi sintomi psicologici siano presenti anche in altre situazioni e se li ha già provati in passato o se li lega solo al consumo della cocaina. Inoltre, quali sono gli effetti positivi di assumere la sostanza? Come si sente nel pre e nel durante?
Le suggerisco di rivolgersi a uno psicoterapeuta per trattare il problema riportato.
In terapia, potrà approfondire la questione e andare alle cause del comportamento che ritiene disfunzionale oltre a trovare degli strumenti efficaci per affrontare la situazione. Il professionista la accoglierà in modo empatico e aperto, ascoltandola senza giudizio.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande nell'eventualità di un colloquio psicologico di approfondimento. Cordiali saluti
Grazie per la domanda.
Sarebbe interessante capire da dove proviene questo bisogno di evadere che la porta a consumare saltuariamente la cocaina. C'è qualcosa da cui intende liberarsi o prendersi una pausa temporanea?
Afferma di avere una buona situazione lavorativa e di mantenere rapporti costruttivi con la sua famiglia; c'è qualcosa al di fuori di questo che non la soddisfa?
Essendo un impulso, questo agito è qualcosa di immediato e difficile da prevenire. Perciò, è comprensibile lo spavento associato al comportamento. Riporta come dopo aver assunto la sostanza ne senta gli effetti negativi oltre a vivere sensi di colpa e provare ansia e depressione. Ebbene, sarebbe utile capire se questi sintomi psicologici siano presenti anche in altre situazioni e se li ha già provati in passato o se li lega solo al consumo della cocaina. Inoltre, quali sono gli effetti positivi di assumere la sostanza? Come si sente nel pre e nel durante?
Le suggerisco di rivolgersi a uno psicoterapeuta per trattare il problema riportato.
In terapia, potrà approfondire la questione e andare alle cause del comportamento che ritiene disfunzionale oltre a trovare degli strumenti efficaci per affrontare la situazione. Il professionista la accoglierà in modo empatico e aperto, ascoltandola senza giudizio.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande nell'eventualità di un colloquio psicologico di approfondimento. Cordiali saluti
Salve Paolo,
non è la frequenza a definire la dipendenza, ma il fatto che “non riesci a fermarti”. Lo dici chiaramente: c’è qualcosa che ritorna, al di là della tua volontà e dei buoni propositi. Questo indica che non sei semplicemente di fronte a un’abitudine, ma a un rapporto con il godimento (jouissance) che ti sfugge. La coazione a ripetere è evidente:
promessa -caduta- colpa-promessa.
Il dispiacere non basta a fermare il ciclo, perché ciò che è in gioco non è il piacere, ma qualcosa di più opaco e insistente.La cocaina, in questo senso, non è “il problema” in sé: è una soluzione che hai trovato, una risposta a qualcosa che riguarda il tuo posto, il tuo desiderio, forse proprio in una vita che appare “a posto” (famiglia, lavoro ,responsabilità). È una fuga, sì, ma soprattutto è un modo per toccare un punto dove le regole saltano. Il senso di colpa che segue indica quanto tu sia preso tra due poli: l’uomo responsabile, padre, marito e un’altra spinta, che non si lascia integrare
Cosa farne?
Non si tratta solo di “resistere di più”.
Si tratta di mettere in parola ciò che precede l’atto: quando nasce l’impulso?in quali momenti?cosa stai evitando o cercando lì?
E soprattutto: non tenerlo nel segreto.
Il fatto che tu “faccia in modo che nessuno se ne accorga” mantiene intatto il circuito.
Una psicoterapia (o analisi) qui non è accessoria: è il luogo dove interrogare perché proprio questa soluzione, per te.
non sei debole, né incoerente. Sei preso in qualcosa che insiste.
E questo qualcosa può essere lavorato solo se smette di restare nascosto e senza parola.
non è la frequenza a definire la dipendenza, ma il fatto che “non riesci a fermarti”. Lo dici chiaramente: c’è qualcosa che ritorna, al di là della tua volontà e dei buoni propositi. Questo indica che non sei semplicemente di fronte a un’abitudine, ma a un rapporto con il godimento (jouissance) che ti sfugge. La coazione a ripetere è evidente:
promessa -caduta- colpa-promessa.
Il dispiacere non basta a fermare il ciclo, perché ciò che è in gioco non è il piacere, ma qualcosa di più opaco e insistente.La cocaina, in questo senso, non è “il problema” in sé: è una soluzione che hai trovato, una risposta a qualcosa che riguarda il tuo posto, il tuo desiderio, forse proprio in una vita che appare “a posto” (famiglia, lavoro ,responsabilità). È una fuga, sì, ma soprattutto è un modo per toccare un punto dove le regole saltano. Il senso di colpa che segue indica quanto tu sia preso tra due poli: l’uomo responsabile, padre, marito e un’altra spinta, che non si lascia integrare
Cosa farne?
Non si tratta solo di “resistere di più”.
Si tratta di mettere in parola ciò che precede l’atto: quando nasce l’impulso?in quali momenti?cosa stai evitando o cercando lì?
E soprattutto: non tenerlo nel segreto.
Il fatto che tu “faccia in modo che nessuno se ne accorga” mantiene intatto il circuito.
Una psicoterapia (o analisi) qui non è accessoria: è il luogo dove interrogare perché proprio questa soluzione, per te.
non sei debole, né incoerente. Sei preso in qualcosa che insiste.
E questo qualcosa può essere lavorato solo se smette di restare nascosto e senza parola.
Buonasera, mi sembra importante che lei sia giunto alla consapevolezza necessaria a farle chiedere aiuto. Che si usi o meno il termine dipendenza il punto è che lei sta male. Riconosce la presenza di un impulso che non è gestibile, anche se vorrebbe fermarlo. Credo sia utile per lei fare i conto con quello che pare essere un conflitto tra due parti: quella che ogni tanto ha bisogno della cocaina e quella che si sente in colpa nei confronti della sua famiglia. Ognuna ha di sicuro delle buone ragioni ...
Potrebbe inizialmente rivolgersi al Servizio per le Dipendenze del suo territorio e verificare con loro se possono offrirle strumenti utili.
Ricordi che chiedere aiuto a chi è esperto nel campo è davvero un buon inizio verso la soluzione del suo dilemma. Le auguro un buon percorso. Dott.ssa Franca Vocaturi
Potrebbe inizialmente rivolgersi al Servizio per le Dipendenze del suo territorio e verificare con loro se possono offrirle strumenti utili.
Ricordi che chiedere aiuto a chi è esperto nel campo è davvero un buon inizio verso la soluzione del suo dilemma. Le auguro un buon percorso. Dott.ssa Franca Vocaturi
Buongiorno
penso vi siano problematiche di dipendenza legate alla Sua personalità che Lei cerca di tamponare con la droga, ma questa è solo la punta di un iceberg. Sarebbe utile iniziare una psicoterapia se se la sente. Sono disponibile se vuole, cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
penso vi siano problematiche di dipendenza legate alla Sua personalità che Lei cerca di tamponare con la droga, ma questa è solo la punta di un iceberg. Sarebbe utile iniziare una psicoterapia se se la sente. Sono disponibile se vuole, cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buon pomeriggio Paolo, volevo subito rimandarle che il fatto stesso di riconoscere con sincerità questo impulso come problematico è già un primo passo molto importante. Il punto centrale non è tanto la frequenza con cui ricorre alla sostanza ma il rapporto che si è instaurato con essa. Come riporta lei stesso, c'è un desiderio che fa capolino ad un certo punto ed è molto difficile da governare in seguito al quale, dopo avervi ceduto, si concretizza un grande malessere emotivo, con sensi di colpa e autosvalutazione. La sostanza spesso non risponde solo ad una ricerca di piacere ma diventa una modalità di evasione, anestesia e scarico rispetto a tensioni interne. In questa ottica un percorso psicoterapeutico può essere fondamentale per aiutarla a comprendere i fattori che attivano questo desiderio e costruire strumenti efficaci per interrompere questo circolo vizioso. Anche un uso saltuario merita attenzione anzi intervenire in una fase più precoce, dove il problema è ancora circoscritto, può essere una scelta molto preziosa. Dalle sue parole si evince che c'è già una parte interna motivata a prendersi cura di sè ed è proprio da qui che può partire.
Salve! La psicoterapia sicuramente la aiuterebbe tantissimo in particolare la CBT o la DBT. Sarebbe inoltre utile prendere contatto con il SERD del suo territorio. Resto a disposizione. Cordialità!
Gentilissimo, la ringrazio per la condivisione. Leggo nelle sue parole un conflitto profondo: il dolore di sentire minacciato ciò che ha di più caro da un impulso che percepisce come estraneo e autodistruttivo.
Il fatto che accada raramente non deve rassicurarla, anzi: è proprio la natura ingovernabile di questo bisogno a dirci che la cocaina è diventata una risposta sintomatica a qualcosa che preme da dentro. Spesso l'evasione è il tentativo maldestro della mente di "staccare" da responsabilità o pesi emotivi che, per quanto gratificanti (come la famiglia o il lavoro), possono diventare saturanti.
Il senso di colpa e l'ansia che prova dopo sono segnali preziosi: le dicono che questa dinamica non le appartiene. Tuttavia, la sola forza di volontà raramente basta contro questi blocchi, perché il desiderio agisce su un piano non razionale.
Le suggerisco di intraprendere un percorso psicoterapeutico per:
• Comprendere i suoi "movimenti interni": cosa accade nel suo mondo emotivo poco prima dell'impulso? Quale bisogno inespresso sta cercando di soddisfare?
• Disinnescare il meccanismo dell'evasione: trovare modi sani per rigenerarsi senza dover ricorrere a una sostanza che la logora.
• Rimuovere i blocchi: liberarsi dal peso del segreto e della vergogna per tornare a vivere la sua vita con piena consapevolezza e libertà.
Riconoscere che questo impulso la spaventa è il primo passo per riprenderne il controllo. Si conceda lo spazio per capire cosa le sta comunicando questo disagio.
Resto a sua disposizione.
Dott.ssa Eleonora Mozzani
Il fatto che accada raramente non deve rassicurarla, anzi: è proprio la natura ingovernabile di questo bisogno a dirci che la cocaina è diventata una risposta sintomatica a qualcosa che preme da dentro. Spesso l'evasione è il tentativo maldestro della mente di "staccare" da responsabilità o pesi emotivi che, per quanto gratificanti (come la famiglia o il lavoro), possono diventare saturanti.
Il senso di colpa e l'ansia che prova dopo sono segnali preziosi: le dicono che questa dinamica non le appartiene. Tuttavia, la sola forza di volontà raramente basta contro questi blocchi, perché il desiderio agisce su un piano non razionale.
Le suggerisco di intraprendere un percorso psicoterapeutico per:
• Comprendere i suoi "movimenti interni": cosa accade nel suo mondo emotivo poco prima dell'impulso? Quale bisogno inespresso sta cercando di soddisfare?
• Disinnescare il meccanismo dell'evasione: trovare modi sani per rigenerarsi senza dover ricorrere a una sostanza che la logora.
• Rimuovere i blocchi: liberarsi dal peso del segreto e della vergogna per tornare a vivere la sua vita con piena consapevolezza e libertà.
Riconoscere che questo impulso la spaventa è il primo passo per riprenderne il controllo. Si conceda lo spazio per capire cosa le sta comunicando questo disagio.
Resto a sua disposizione.
Dott.ssa Eleonora Mozzani
Buongiorno Paolo, il beneficio del tuo "modo per evadere" appare maggiore rispetto agli effetti negativi. Credo che sia utile per te indagare e approfondire il significato attribuito alla cocaina e il bisogno sottostante di evadere. Potrebbe essere prezioso essere supportato da un professionista in questo percorso così delicato.
Gentile Paolo, la ringrazio per aver condiviso con così tanta onestà e lucidità il suo vissuto. È comprensibile che si senta spaventato: quello che descrive è il classico meccanismo della dipendenza psicologica, che non si misura sulla frequenza del consumo, ma sulla perdita di controllo e sul potere dell'impulso.
Ecco alcuni punti su cui riflettere e come potremmo impostare una risposta:
- Il mito della frequenza: La convinzione che la dipendenza sia legata all'uso quotidiano è un errore comune. Anche se capita una volta al mese, l'incapacità di dire di no a quell'impulso "autodistruttivo" indica che la sostanza ha preso il comando sulla sua volontà.
- L'evasione come segnale: Quel bisogno di "evadere" suggerisce che, nonostante la vita stabile e gli affetti, c'è una parte di lei che forse si sente compressa, eccessivamente responsabilizzata o semplicemente vuota. La cocaina diventa un "interruttore" rapido per spegnere il peso della realtà.
- Il ciclo della vergogna: Il "down" devastante, i sensi di colpa e il segreto alimentano paradossalmente il desiderio successivo. Più si sente in colpa, più cercherà sollievo (evasione) in futuro, creando un circolo vizioso che è difficile spezzare da soli.
- Il valore del segreto: Tenere la famiglia all'oscuro è un carico emotivo enorme che aumenta l'ansia. Riconoscere il problema è il primo passo per smettere di vivere questa "doppia vita" che la sta logorando.
Cosa fare concretamente?
Non aspetti che la frequenza aumenti. Il fatto che lei provi paura è un segnale positivo: è la sua parte sana che chiede aiuto. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a capire cosa sta cercando davvero in quell'evasione e a costruire strategie di gestione dell'impulso (craving) prima che diventi ingestibile.
Esistono anche servizi pubblici del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) come il Ser.D. (ex Ser.T.) che offre spesso spazi di ascolto e colloqui (ogni percorso è tutelato dal segreto professionale e dalla massima privacy). Lei ha già fatto un primo passo scrivendo in questo portale, faccia anche il prossimo piccolo passo. Non è solo in questo percorso.
Ecco alcuni punti su cui riflettere e come potremmo impostare una risposta:
- Il mito della frequenza: La convinzione che la dipendenza sia legata all'uso quotidiano è un errore comune. Anche se capita una volta al mese, l'incapacità di dire di no a quell'impulso "autodistruttivo" indica che la sostanza ha preso il comando sulla sua volontà.
- L'evasione come segnale: Quel bisogno di "evadere" suggerisce che, nonostante la vita stabile e gli affetti, c'è una parte di lei che forse si sente compressa, eccessivamente responsabilizzata o semplicemente vuota. La cocaina diventa un "interruttore" rapido per spegnere il peso della realtà.
- Il ciclo della vergogna: Il "down" devastante, i sensi di colpa e il segreto alimentano paradossalmente il desiderio successivo. Più si sente in colpa, più cercherà sollievo (evasione) in futuro, creando un circolo vizioso che è difficile spezzare da soli.
- Il valore del segreto: Tenere la famiglia all'oscuro è un carico emotivo enorme che aumenta l'ansia. Riconoscere il problema è il primo passo per smettere di vivere questa "doppia vita" che la sta logorando.
Cosa fare concretamente?
Non aspetti che la frequenza aumenti. Il fatto che lei provi paura è un segnale positivo: è la sua parte sana che chiede aiuto. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a capire cosa sta cercando davvero in quell'evasione e a costruire strategie di gestione dell'impulso (craving) prima che diventi ingestibile.
Esistono anche servizi pubblici del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) come il Ser.D. (ex Ser.T.) che offre spesso spazi di ascolto e colloqui (ogni percorso è tutelato dal segreto professionale e dalla massima privacy). Lei ha già fatto un primo passo scrivendo in questo portale, faccia anche il prossimo piccolo passo. Non è solo in questo percorso.
Gentile Paolo, quello che descrive merita attenzione e rispetto, al di là della frequenza con cui accade. Non è tanto quanto spesso, ma il fatto che senta un impulso che fatica a governare e che poi le lascia sofferenza.
Questi movimenti possono essere letti anche come il segnale di una tensione interna: da una parte la sua vita strutturata, responsabile, dall’altra un bisogno di “evasione” che sembra prendere forma in modo improvviso e intenso. È come se una parte di sé, meno riconosciuta, cercasse uno spazio, ma lo facesse in una modalità che poi la danneggia.
Questo non giustifica il comportamento, ma aiuta a comprenderlo: ciò che non trova espressione nella coscienza, a volte ritorna in modo impulsivo. Il lavoro non è solo resistere, ma iniziare a chiedersi: da cosa ho bisogno di evadere? cosa sto trattenendo nella mia vita quotidiana?
Il fatto che lei non riesca a fermarsi quando emerge il desiderio indica una perdita di controllo che merita un aiuto concreto. Un percorso terapeutico, eventualmente integrato, può aiutarla sia a comprendere il significato profondo di questo impulso, sia a costruire strumenti più efficaci per gestirlo.
Non è una questione di debolezza, ma di ascolto e di intervento. E il fatto che lei ne parli è già un primo passo importante verso un cambiamento possibile.
Questi movimenti possono essere letti anche come il segnale di una tensione interna: da una parte la sua vita strutturata, responsabile, dall’altra un bisogno di “evasione” che sembra prendere forma in modo improvviso e intenso. È come se una parte di sé, meno riconosciuta, cercasse uno spazio, ma lo facesse in una modalità che poi la danneggia.
Questo non giustifica il comportamento, ma aiuta a comprenderlo: ciò che non trova espressione nella coscienza, a volte ritorna in modo impulsivo. Il lavoro non è solo resistere, ma iniziare a chiedersi: da cosa ho bisogno di evadere? cosa sto trattenendo nella mia vita quotidiana?
Il fatto che lei non riesca a fermarsi quando emerge il desiderio indica una perdita di controllo che merita un aiuto concreto. Un percorso terapeutico, eventualmente integrato, può aiutarla sia a comprendere il significato profondo di questo impulso, sia a costruire strumenti più efficaci per gestirlo.
Non è una questione di debolezza, ma di ascolto e di intervento. E il fatto che lei ne parli è già un primo passo importante verso un cambiamento possibile.
Buonasera Paolo,
quello che descrive è molto più serio di quanto la frequenza apparentemente “bassa” possa far pensare. La dipendenza non si misura solo su quanto spesso si usa una sostanza, ma su quanto quella sostanza diventa difficile da fermare quando il desiderio arriva. E nel suo racconto c’è un elemento centrale: lei sente di non avere il controllo nel momento in cui si attiva quell’impulso.
Non è un dettaglio secondario, è il cuore del problema.
Lei parla di “evasione”, ed è una parola molto importante. Perché la cocaina, in questi casi, raramente è solo piacere o ricerca di sballo: è una via d’uscita temporanea da uno stato interno. Può essere stanchezza, pressione, senso di responsabilità, bisogno di sentirsi diverso da come si sente nella quotidianità. In quel momento la sostanza funziona: la alleggerisce, la libera, le fa sentire qualcosa che nella vita ordinaria fatica a trovare.
Il punto è che dopo arriva il prezzo. E nel suo caso è molto chiaro: ansia, depressione, senso di colpa, e soprattutto quella sensazione di aver tradito un’immagine di sé a cui tiene molto—quella di uomo presente, padre, marito affidabile. È come se ci fossero due parti: una che tiene tutto sotto controllo e si prende cura degli altri, e un’altra che, a un certo punto, rompe e cerca uno spazio di fuga, anche in modo autodistruttivo.
Il fatto che accada “una volta al mese” non lo rende meno significativo. Anzi, spesso queste forme intermittenti sono proprio quelle che ingannano di più, perché permettono di raccontarsi che “in fondo va tutto bene”. Ma intanto l’impulso resta, ritorna, e ogni volta è più forte della promessa che si era fatto.
C’è un altro passaggio importante nel suo messaggio: lei non teme solo la sostanza, teme sé stesso in quei momenti. Il fatto di non riuscire a fermarsi. Ed è questo che va preso sul serio.
Non si tratta semplicemente di “smettere”. Se fosse solo una questione di volontà, lo avrebbe già fatto. Qui si tratta di capire cosa la sostanza le sta permettendo di fare o di non sentire. Perché finché quella funzione resta scoperta, il desiderio continuerà a tornare, anche se razionalmente sa quanto male le fa.
Il lavoro, se decide di affrontarlo davvero, è proprio qui: non tanto combattere la cocaina, ma comprendere cosa succede prima. In quali momenti emerge quel bisogno, che stato emotivo lo precede, che tipo di “via di fuga” rappresenta per lei.
E questo è un lavoro che difficilmente si riesce a fare da soli, perché proprio nei momenti in cui servirebbe lucidità, entra in gioco l’impulso.
Il fatto che lei ne parli con questa chiarezza è già un passaggio importante. Significa che una parte di lei non vuole più minimizzare e sta iniziando a vedere il problema per quello che è.
Non aspetti che aumenti la frequenza per prenderlo sul serio. Non è necessario “toccare il fondo” per intervenire.
quello che descrive è molto più serio di quanto la frequenza apparentemente “bassa” possa far pensare. La dipendenza non si misura solo su quanto spesso si usa una sostanza, ma su quanto quella sostanza diventa difficile da fermare quando il desiderio arriva. E nel suo racconto c’è un elemento centrale: lei sente di non avere il controllo nel momento in cui si attiva quell’impulso.
Non è un dettaglio secondario, è il cuore del problema.
Lei parla di “evasione”, ed è una parola molto importante. Perché la cocaina, in questi casi, raramente è solo piacere o ricerca di sballo: è una via d’uscita temporanea da uno stato interno. Può essere stanchezza, pressione, senso di responsabilità, bisogno di sentirsi diverso da come si sente nella quotidianità. In quel momento la sostanza funziona: la alleggerisce, la libera, le fa sentire qualcosa che nella vita ordinaria fatica a trovare.
Il punto è che dopo arriva il prezzo. E nel suo caso è molto chiaro: ansia, depressione, senso di colpa, e soprattutto quella sensazione di aver tradito un’immagine di sé a cui tiene molto—quella di uomo presente, padre, marito affidabile. È come se ci fossero due parti: una che tiene tutto sotto controllo e si prende cura degli altri, e un’altra che, a un certo punto, rompe e cerca uno spazio di fuga, anche in modo autodistruttivo.
Il fatto che accada “una volta al mese” non lo rende meno significativo. Anzi, spesso queste forme intermittenti sono proprio quelle che ingannano di più, perché permettono di raccontarsi che “in fondo va tutto bene”. Ma intanto l’impulso resta, ritorna, e ogni volta è più forte della promessa che si era fatto.
C’è un altro passaggio importante nel suo messaggio: lei non teme solo la sostanza, teme sé stesso in quei momenti. Il fatto di non riuscire a fermarsi. Ed è questo che va preso sul serio.
Non si tratta semplicemente di “smettere”. Se fosse solo una questione di volontà, lo avrebbe già fatto. Qui si tratta di capire cosa la sostanza le sta permettendo di fare o di non sentire. Perché finché quella funzione resta scoperta, il desiderio continuerà a tornare, anche se razionalmente sa quanto male le fa.
Il lavoro, se decide di affrontarlo davvero, è proprio qui: non tanto combattere la cocaina, ma comprendere cosa succede prima. In quali momenti emerge quel bisogno, che stato emotivo lo precede, che tipo di “via di fuga” rappresenta per lei.
E questo è un lavoro che difficilmente si riesce a fare da soli, perché proprio nei momenti in cui servirebbe lucidità, entra in gioco l’impulso.
Il fatto che lei ne parli con questa chiarezza è già un passaggio importante. Significa che una parte di lei non vuole più minimizzare e sta iniziando a vedere il problema per quello che è.
Non aspetti che aumenti la frequenza per prenderlo sul serio. Non è necessario “toccare il fondo” per intervenire.
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