Buongiorno, mi chiamo Paolo e ho 49 anni. Sono sposato e ho due figli che amo tantissimo, un lavoro

5 risposte
Buongiorno, mi chiamo Paolo e ho 49 anni. Sono sposato e ho due figli che amo tantissimo, un lavoro stabile, non ho problemi di salute.
Eppure negli ultimi anni, seppur saltuariamente, sento il bisogno di "evadere" da tutto e ricorrere alla cocaina. E' un bisogno molto forte, che non so governare, lo definirei autodistruttivo. Gli effetti post serata sono devastanti, per me. Ansia, depressione, sensi di colpa che mi divorano dati dalla sensazione di aver deluso la mia famiglia, nonostante io mi adoperi affinché nessuno di loro si accorga mai di nulla. Detesto quella sensazione, è orribile. Ogni volta mi riprometto di non caderci mai più, e invece puntualmente il desiderio ritorna ed è più forte dei ricordi sgradevoli del down. Non lo faccio con grande frequenza, capiterà una volta al mese o anche più di rado, per questo non me ne sono mai preoccupato più di tanto. Ho sempre ritenuto, per qualche sciocca convinzione, che il termine dipendenza riguardasse chi ricorre alle droghe molto più assiduamente di così. Ma è un impulso che, per quanto saltuario, non riesco a fermare e per questo mi spaventa.
Grazie a chi vorrà consigliarmi.
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Ciao Paolo. Da come lo racconti, questa cosa ti spaventa perché non è più una scelta, è un impulso che torna anche quando sai benissimo quanto ti farà stare male dopo. E questo è già un segnale importante: la dipendenza non si misura solo dalla frequenza, ma dal perdere controllo e dal continuare nonostante le conseguenze.
La buona notizia è che sei in una finestra ideale per intervenire: è ancora “saltuario”, hai molta consapevolezza, e vuoi proteggere la tua famiglia e te stesso.
Cosa puoi fare, concretamente, senza aspettare che peggiori.
1) Togliere le occasioni, non combattere la forza di volontà.
L’impulso di solito arriva in contesti precisi (uscite, alcol, certe compagnie, notti lunghe, stress). Se riesci a individuare i 2–3 trigger principali, puoi cambiare la situazione a monte: meno alcol, rientro a un’ora stabilita, evitare specifici contesti o persone per un periodo, organizzare uscite diverse. La “forza di volontà” da sola perde quasi sempre.
2) Piano per l’urgenza (quando sale il craving).
Quando senti che “potrei farlo”, fai una cosa molto semplice: rimanda di 30 minuti e nel frattempo fai un’azione incompatibile (doccia, passeggiata veloce, chiamata a una persona fidata, guida verso casa). Il craving sale e poi scende. Se lo attraversi 2–3 volte, il cervello inizia a imparare che non devi per forza “scaricare” con la sostanza.
3) Aiuto specialistico, anche breve.
Non serve aspettare di “essere un tossico”. Un colloquio con un servizio per le dipendenze (SerD) o con uno psicoterapeuta esperto di dipendenze può aiutarti a capire cosa stai cercando in quelle serate (evasione, scarico, rabbia, vuoto, bisogno di sentirti vivo) e costruire strategie pratiche. È molto più facile fermarsi ora che tra un anno.
4) Valuta di dirlo a qualcuno che ti fa da “ancora”.
Capisco il bisogno di tenere tutto nascosto. Ma l’isolamento è benzina. Non devi per forza dirlo a tua moglie subito, se non te la senti. Però scegliere una persona affidabile (amico, terapeuta, medico) a cui rendere conto può fare una differenza enorme.

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Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile Paolo,

quello che descrive è importante e merita attenzione. Il fatto che l’uso non sia quotidiano non esclude una forma di dipendenza: ciò che conta è proprio quello che lei riporta, cioè la perdita di controllo e il forte impulso, nonostante le conseguenze negative.

Il ciclo che descrive (desiderio → uso → senso di colpa/ansia → promessa di smettere → ritorno del desiderio) è tipico dei comportamenti di dipendenza e tende a mantenersi nel tempo se non viene affrontato in modo mirato.

È molto significativo che lei provi disagio e si stia ponendo delle domande: questo è già un primo passo fondamentale.

In questi casi è importante non affrontare la situazione da solo, ma iniziare un percorso di psicoterapia, che aiuti a comprendere cosa rappresenta per lei quell’“evasione” e a costruire strategie concrete per gestire l’impulso. Può essere utile anche un consulto con uno psichiatra o un servizio per le dipendenze, per una valutazione più completa e un eventuale supporto integrato.

Intervenire ora è importante proprio perché la situazione è ancora circoscritta: è il momento migliore per riprendere il controllo.

Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Carolina Conti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Caro Paolo,
Questa "evasione" da una vita apparentemente perfetta potrebbe nascondere profondi vissuti di indegnità, come se lei sentisse inconsciamente di non meritare ciò che ha costruito e usasse la sostanza come forma di autopunizione. Non sottovaluti questo segnale solo perché saltuario e si rivolga con fiducia al SerD della sua zona; troverà professionisti esperti pronti ad aiutarla con la massima discrezione. Rompere il segreto è l'unico modo per disinnescare il senso di colpa e riprendere il timone della sua vita.
Un caro saluto
Dott.ssa Roberta Marzioni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Falconara Marittima
Buongiorno Paolo, per la frequenza con cui lei usa la sostanza è pensabile che non ci sia tanto una dipendenza in senso stretto ma che lei abbia trovato nella cocaina una risposta a degli stati interni che la portano alla necessità di mettere in atto questo comportamento. Potrebbe indagare se ha delle altre modalità di evasione, più sani, che mette in atto abitualmente e che effetto hanno su di lei, allo stesso tempo potrebbe capire se ci sono delle situazioni che portano alla comparsa di queste impellenze. Cordialmente, Roberta Marzioni
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno Paolo,
la ringrazio per aver condiviso con tanta lucidità e sincerità la sua esperienza: non è affatto semplice riconoscere e nominare questo tipo di difficoltà.

Da ciò che descrive emergono alcuni aspetti molto importanti. Innanzitutto, il fatto che l’uso sia saltuario non esclude la presenza di una forma di dipendenza. Oggi sappiamo che la dipendenza non si misura solo dalla frequenza, ma soprattutto da quanto una persona sente di non riuscire a controllare l’impulso e dal ruolo che quella sostanza assume a livello psicologico. Nel suo caso, lei stesso parla di un “bisogno molto forte” e difficile da governare: questo è già un segnale significativo.

È altrettanto rilevante il ciclo che descrive:

impulso/ricerca di evasione

uso della sostanza

“down” con ansia, depressione e sensi di colpa

promessa di smettere

ritorno del desiderio

Questo schema è tipico dei meccanismi di dipendenza, in cui il cervello tende a ricordare l’effetto immediato (l’evasione) più che le conseguenze negative successive.

Il punto centrale, però, non è solo la sostanza in sé, ma la funzione che svolge nella sua vita. Lei parla di “evasione”: questo fa pensare che, in alcuni momenti, possa esserci un bisogno di allontanarsi da tensioni, pressioni o stati emotivi difficili da gestire. Anche quando la vita appare “a posto” (famiglia, lavoro, salute), possono esserci fatiche interne meno visibili: stress accumulato, senso di responsabilità, bisogno di staccare, o parti di sé che faticano a trovare spazio.

Un altro elemento importante è il forte senso di colpa che prova dopo: questo indica chiaramente che il comportamento è in contrasto con i suoi valori e con l’immagine che ha di sé come marito e padre. Questa sofferenza merita attenzione, non minimizzazione.

Il fatto che lei oggi si ponga delle domande e si spaventi per questa perdita di controllo è un segnale molto positivo: significa che c’è una parte di lei che vuole comprendere e cambiare.

Quello che può essere utile, in concreto, è:

non sottovalutare il problema solo perché è saltuario

iniziare a osservare quando nasce l’impulso (momenti, emozioni, contesti)

lavorare su strategie alternative di gestione dello stress e dell’“evasione”

soprattutto, approfondire il significato personale di questo comportamento

Per fare questo in modo efficace, è però fondamentale non restare da solo. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa c’è alla base di questo bisogno e a costruire strumenti concreti per gestirlo, senza ricorrere alla sostanza.

Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista, che possa accompagnarla in questo percorso in modo riservato e non giudicante.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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Giuliano Procida

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Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico

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Maria Antonietta Aloisio

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Medico di medicina generale, Internista

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