Buongiorno a tutti e grazie in anticipo per l'attenzione. Premetto che sono già reduce di relazion

20 risposte
Buongiorno a tutti e grazie in anticipo per l'attenzione.
Premetto che sono già reduce di relazioni "particolari" e che la mia situazione familiare (con i miei genitori) è un po' un disastro.
Convivo da sei anni, e all'inizio sembrava tutto fantastico. Ho fatto delle rinuncie piuttosto importanti per questa relazione, sin dai primi giorni, ma stavo bene e mi andava bene. Dopo pochissimo tempo abbiamo scoperto un suo problema che ci ha impedito di avere rapporti normali, come tutti gli altri, negli anni. Ad oggi, sono ormai due anni che, per essere prudenti, non abbiamo più rapporti. Nonostante fosse difficile per me (visto anche il mio passato) ho sempre tirato avanti nella speranza che un giorno le cose potessero cambiare e diventare normali. Da qualche giorno a questa parte, però, queste certezze sono crollate perché, a quanto pare, sembra proprio che dovremmo convivere con questo problema per tutta la vita, e lì sono crollata. Adesso non ci sono più appigli, non c'è più speranza ed io sono solo confusa. Da una parte il problema della sfera sessuale (purtroppo per me non indifferente) e dall'altra una lunga convivenza, l'affetto e il tempo investito. Avevo già pensato di proporgli la terapia di coppia, ma non so quanto potrebbe cambiare le cose, visto che io non sono disposta a scendere a compromessi, o a trovare un punto di incontro (anche perché non credo che esista), e non per una questione di cattiveria, ma perché sono giovane (28 anni) e vorrei poter godere della sfera sessuale come farebbe qualsiasi altra giovane della mia età. Forse se avessi avuto il doppio dei miei anni sarei riuscita ad accettare la cosa, ma avere questi problemi, così presto, mi destabilizza tanto. Non so più cosa sia giusto o sbagliato. Cosa avrebbe più senso fare? Esiste una soluzione che non ferisca nessuno? Come affronto questa situazione?
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
quello che sta vivendo è uno di quei momenti in cui non esiste una risposta semplice, proprio perché entrambe le strade che ha davanti hanno un peso emotivo importante. E il fatto che lei sia così combattuta non è confusione: è lucidità.
Da una parte c’è una relazione lunga, costruita nel tempo, fatta di affetto, presenza, scelte importanti. Dall’altra c’è un bisogno fondamentale, che non è secondario né “superficiale”: la sfera sessuale, soprattutto alla sua età, è parte integrante del benessere, dell’identità e della relazione di coppia.
Lei ha già fatto qualcosa di molto significativo: ha tenuto duro per anni, ha aspettato, ha sperato, ha provato a vedere oltre il problema. Questo racconta molto della sua capacità di investire, di legarsi, di esserci. Ma adesso è cambiato qualcosa: è venuta meno la speranza che le cose possano evolvere. E quando cade la speranza, la realtà si impone in modo molto più netto.
Il punto delicato è proprio questo: non è egoismo desiderare una vita sessuale appagante, così come non è colpa del suo compagno vivere questa difficoltà. Siete due persone dentro una condizione che, purtroppo, crea un’incompatibilità concreta su un piano importante.
Quando dice che non è disposta a scendere a compromessi, sta dicendo qualcosa di molto autentico. Il problema è che subito dopo arriva il senso di colpa, il dubbio, la paura di ferire, e tutto si blocca. È lì che nasce la sensazione di essere “incastrata”.
La terapia di coppia può essere utile, ma non nel senso di “risolvere il problema” se il problema è strutturale. Può servire però a fare chiarezza, a dirsi le cose fino in fondo, a capire se esiste uno spazio reale di incontro oppure no. Ma prima ancora della coppia, qui c’è una domanda individuale molto profonda: fino a che punto è disposta a restare in una relazione che la priva di una parte così importante della sua vita?
Non esiste una scelta che non ferisca nessuno. Questo è un passaggio difficile ma reale. Ogni direzione comporta una perdita: o rinuncia a un bisogno importante, o rinuncia alla relazione così com’è stata fino ad oggi.
Quello che però può evitare è di restare ferma troppo a lungo in questo limbo, perché è proprio lì che il disagio cresce e si amplifica.
Lei non è in ritardo, non ha sbagliato a provarci, non è “cattiva” se sente che questo per lei è troppo. Sta semplicemente arrivando a un punto di verità.
Se sente che da sola continua a girare tra senso di colpa, paura e bisogno senza riuscire a trovare una direzione, questo è esattamente il tipo di situazione in cui un percorso fatto bene può fare la differenza. Non per dirle cosa fare, ma per aiutarla a capire fino in fondo cosa è giusto per lei, senza tradirsi e senza restare bloccata.

Se vuole, possiamo lavorarci insieme. Perché da come scrive, qui non c’è solo una decisione da prendere: c’è una parte importante della sua vita che merita di essere ascoltata ed esplorata davvero, senza più rimandare.

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno. Quello che stai vivendo è un lutto vero: non solo per il sesso, ma per l’idea di futuro che ti eri costruita “tenendo duro” nella speranza che prima o poi sarebbe cambiato. Quando cade la speranza, è normale crollare.
Una cosa importante: il desiderio di una vita sessuale piena non è superficialità. È un bisogno relazionale e identitario, soprattutto a 28 anni. E il fatto che tu dica “non sono disposta a scendere a compromessi” non ti rende cattiva: significa che stai riconoscendo un limite per te fondamentale.
Detto questo, ci sono due livelli diversi:
la questione medica/sessuale, che magari può avere comunque margini (ma non lo so e non posso valutarlo qui);
la questione di coppia, cioè come vi parlate, come vi sostenete, come prendete decisioni, come gestite dolore, frustrazione, distanza.
Una terapia di coppia non “guarisce” il problema fisico, ma può fare tre cose molto utili: chiarire se esistono alternative di intimità accettabili per entrambi, mettere sul tavolo i bisogni senza colpa, e soprattutto aiutarvi a decidere senza farvi a pezzi. Anche quando si decide di lasciarsi, farlo con un accompagnamento riduce tantissimo ferite e rimorsi.
La domanda “esiste una soluzione che non ferisca nessuno?” purtroppo no. Qualunque scelta avrà un costo: restare potrebbe ferire te (frustrazione, rinuncia, risentimento), andare via ferirebbe lui e anche te (lutto, senso di colpa, paura). L’obiettivo realistico è: fare la scelta che ferisce meno e che ti permette di restare integra nel tempo.
Un criterio semplice che spesso aiuta: se immagini di restare così per altri 5 anni, ti vedi ancora serena e affettuosa, oppure ti vedi spenta e piena di risentimento? Se ti vedi spenta, quella è già una risposta.
Cosa puoi fare adesso, in pratica:
parla con lui in modo molto chiaro e gentile: “Io ti voglio bene, ma per me la sessualità è fondamentale. Se questa condizione è permanente, io rischio di spegnermi. Ho bisogno che affrontiamo la cosa seriamente e che decidiamo cosa fare”.
se non l’avete già fatto, fate almeno una valutazione sessuologica/medica specialistica e una consulenza di coppia, anche breve. Non per “miracoli”, ma per capire se esistono opzioni reali o se siete davvero davanti a un bivio.
datti un tempo: per esempio 2–3 mesi di lavoro mirato (medico + coppia). Alla fine di quel tempo, scegli. Senza tirarla avanti altri anni “in sospeso”.
Se il tuo bisogno è non negoziabile, è legittimo anche scegliere di chiudere. Non perché lui “ha colpa”, ma perché siete incompatibili su un aspetto centrale. E l’incompatibilità non rende nessuno cattivo.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro con crisi di coppia, incompatibilità sessuale e decisioni difficili, e puoi valutare un colloquio.
Dott.ssa Susanna Scainelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Albino
Buongiorno, difficile rispondere alle sue domande senza approfondimenti. Sicuramente le suggerirei di intraprendere un percorso psicologico che possa accompagnarla e supportarla in questo periodo delicato. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Dott.ssa Marianna Galli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno.
Quello che prova ha tutto il senso: ha investito molto, ha aspettato con speranza, e ora si trova di fronte a una realtà che non ha scelto e che non può cambiare. Non è egoismo voler vivere pienamente la propria sessualità a 28 anni — è un bisogno legittimo e profondo.
La domanda "esiste una soluzione che non ferisca nessuno?" è bellissima e dice molto di lei — ma purtroppo in certi momenti della vita non esiste. Qualunque scelta comporta una perdita, per lei o per lui o per entrambi. E questo fa male, ma è reale.
La terapia di coppia, in questo caso, potrebbe non cambiare il problema concreto — ma potrebbe aiutarvi entrambi ad affrontare la situazione con più chiarezza e rispetto reciproco, qualunque sia la decisione finale.
Uno spazio solo suo, invece — un percorso individuale — potrebbe aiutarla a distinguere cosa sente davvero, al di là della colpa e della confusione, e a trovare una direzione che sia autentica per lei.
Dott.ssa Iside Cianci
Psicologo, Psicoterapeuta
Maglie
Gentilissima, mi dispiace per la situazione delicata e al tempo stesso complessa che sta vivendo. Credo purtroppo che non ci sia scelta o decisione che non ferisca, è inevitabile purtroppo. Mi sembra di capire che forse è proprio questa la sua difficoltà al momento: provare a sbilanciarsi verso una direzione poichè inevitabilmente la esporrà ad una perdita. Potrebbe pensare di iniziare una terapia in cui affrontare la questione, dal momento che non credo sia possibile una soluzione immediata!
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, dal suo racconto si percepisce molto disagio e frustrazione ma anche una importante consapevolezza su quelle che sono le cose importanti per lei (la sfera sessuale, per esempio). Riguardo alle ultime tre domande, l'unica a cui mi sento di poter rispondere è quella di mezzo: se lei sta cercando una soluzione che non ferisca nessuno, che faccia essere felici tutti, credo che non la troverà e questa ricerca potrebbe solo portarle ulteriore frustrazione. Le altre due domande sono invece molto difficili e richiederebbero un ulteriore approfondimento. Lei chiede cosa avrebbe senso fare, in che modo affrontare la situazione, ma credo che non si possa rispondere senza mettere in comunicazione le diverse parti della sua personalità in gioco. Mi sembra infatti che lei in questo momento sia combattuta tra due diverse parti, una che sente il richiamo e l'importanza della sfera sessuale, di poter vivere le situazioni intime. Questa è una parte emotiva e "irrazionale" che in analisi transazionale (l'approccio che io seguo) viene chiamato "stato dell'Io Bambino". C'è però un'altra parte, molto più che viene invece chiamata "stato dell'Io Genitore" che le ricorda il tempo, le energie e aspettative investite in questa relazione, mettendole davanti forse il divieto di aver "sprecato tempo", secondo la quale lei ormai ha fatto una scelta e deve andare avanti così. Ambedue queste parti hanno le loro ragioni, ma è importante che dialoghino tra loro per poter prendere la decisione che sia più giusta e sana per lei.

Resto a disposizione

Dott. Federico Bartoli
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno,
la sua è una scelta difficile e non esiste una soluzione senza dolore.
Un punto però è chiaro: il bisogno sessuale è importante e, se per lei non è negoziabile, ignorarlo nel tempo rischia di farla stare sempre peggio.
La terapia di coppia può aiutarla a chiarire i limiti reali della situazione, più che a cambiarla.
La domanda centrale è: questa relazione, così com’è oggi, è una vita che sente sua?
Se la risposta è no, riconoscerlo è già un passo importante, non un atto di egoismo. Dr. Giuseppe Mirabella
Quando emergono bisogni profondi che sembrano inconciliabili, restare (ignorando una parte così importante di sé), nel tempo, potrebbe portare a frustrazione o risentimento. La terapia di coppia può essere uno spazio utile per confrontarvi in modo guidato, chiarire bisogni, limiti e possibilità, e prendere una decisione più consapevole, insieme o anche individualmente. Provi a chiedersi cosa desidera per la sua vita, che tipo di vita o di relazione desidera davvero per sé, oggi. Qualunque scelta farà, non riguarda giusto o sbagliato, ma ciò che è sostenibile e coerente con il suo benessere.
Dott.ssa Serena Locritani
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. Immagino che sia una situazione molto complessa, frustrante e dolorosa. Non conosco i dettagli della problematica del suo compagno, ma mi chiedo se ci sia un modo per giungere comunque a piacere, intimità e soddisfazione. L'idea della terapia di coppia potrebbe essere buona, non per "scendere a compromessi" ma per trovare un modo di stare (o di non stare) che possa essere il modo giusto per entrambi.
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno e grazie per aver condiviso qualcosa di così personale.
Percepisco quanto tu possa essere combattuta: da una parte l’affetto, la storia costruita insieme e tutto quello che hai investito; dall’altra un bisogno, la sessualità, che per te è importante e che non ti senti di mettere da parte. Non è egoismo né superficialità, è una dimensione fondamentale della vita di coppia e del benessere personale.
Il momento che stai vivendo è particolarmente difficile perché è venuta meno la speranza che le cose possano cambiare poichè finché c’era quella possibilità riuscivi a tollerare la situazione, ora sembra tu ti trovi davanti a una realtà un pò più definita che ti porta a chiederti: "cosa voglio davvero per il mio futuro?".
Purtroppo non esiste una scelta che non faccia soffrire nessuno. Restare potrebbe significare rinunciare a una parte importante di te, mentre andare via comporterebbe la perdita della relazione. La domanda che può aiutarti è se riesci a immaginarti, nel tempo, dentro questa relazione così com’è oggi, senza cambiamenti su questo tema.
Rispetto al tema della terapia di coppia, quest'ultima può essere uno spazio utile per parlarne fino in fondo e capire insieme cosa è sostenibile per entrambi.
È una scelta complessa e non facile ma ascoltarti fino in fondo è il punto da si potrebbe pensare di partire. Non devi decidere tutto subito però è importante prestare attenzione a ciò che senti per te come persona, individuo e per te all'interno di una relazione di coppia.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni Psicologa
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
il suo messaggio restituisce una situazione emotivamente molto complessa. Nel modo in cui descrive la relazione si percepisce quanto questo legame sia importante per lei e quante rinunce e investimenti affettivi abbia fatto nel corso degli anni.
Nel suo racconto emerge anche il peso di una difficoltà che riguarda la sfera sessuale e che, con il tempo, sembra aver assunto un significato sempre più centrale nella relazione. Per molto tempo lei ha continuato a sperare che la situazione potesse cambiare, trovando in quella speranza una possibilità di andare avanti nonostante la fatica.
Da una parte appare l’affetto costruito in sei anni di convivenza, la storia condivisa e il legame che vi unisce; dall’altra il bisogno legittimo di vivere la propria dimensione affettiva e sessuale in modo pieno, in una fase della vita in cui sente di desiderarlo profondamente. Quando queste due dimensioni entrano in tensione, è comprensibile che emergano confusione e smarrimento.
Nel suo racconto sembra esserci anche un passaggio importante: il momento in cui la prospettiva di un cambiamento si è ridimensionata, questo ha fatto vacillare l’equilibrio che per anni aveva sostenuto la relazione. Quando una speranza che ha accompagnato a lungo un legame cambia forma, possono emergere smarrimento, dubbi e domande molto profonde sul futuro del legame.
Uno percorso psicologico, individuale o eventualmente di coppia se entrambi foste disponibili, può offrire un luogo in cui fermarsi su questi vissuti e sul significato che questo momento sta assumendo per lei e per la vostra coppia. Comprendere i movimenti interiori e relazionali può gradualmente aiutarla a orientarsi con maggiore consapevolezza nelle decisioni che riguardano il suo futuro affettivo.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata e complessa.

Quello che sta vivendo è profondamente comprensibile: si trova “nel mezzo” tra due bisogni importanti e legittimi. Da una parte l’affetto, la storia costruita, l’investimento emotivo di anni; dall’altra un bisogno fondamentale come quello della sfera intima e sessuale, che non è affatto secondario, soprattutto alla sua età e considerando il suo vissuto relazionale precedente.

È importante dirle con chiarezza che non esiste una scelta giusta in assoluto, ma esiste una scelta che sia più coerente con i suoi bisogni, valori e limiti personali. E da quello che emerge, lei sta iniziando a riconoscere un punto fondamentale: non è disposta a rinunciare alla dimensione sessuale della relazione. Questo non è egoismo né superficialità, ma consapevolezza di sé.

Il momento di “crollo” che descrive è spesso quello in cui cade una speranza: finché esiste la possibilità che le cose cambino, si riesce a tollerare anche una grande fatica; quando invece si prospetta una condizione stabile e definitiva, è naturale che emergano confusione, tristezza e anche senso di perdita.

Rispetto alle sue domande:

Esiste una soluzione che non ferisca nessuno?
Purtroppo, nelle scelte importanti e profonde, è molto difficile (se non impossibile) evitare del tutto la sofferenza. Qualunque direzione prenderà, probabilmente comporterà un dolore: per lei, per il partner, o per entrambi. L’obiettivo realistico diventa allora non evitare il dolore, ma scegliere quello che nel lungo termine è più sostenibile e autentico per lei.

La terapia di coppia può servire?
Può essere utile, ma non tanto per “risolvere” il problema fisico in sé, quanto per:

creare uno spazio di dialogo autentico e guidato;

esplorare insieme bisogni, limiti e possibilità (anche alternative nella sfera dell’intimità, se entrambi lo desiderano);

accompagnarvi, eventualmente, anche in una scelta difficile, qualunque essa sia.
Detto questo, se lei sente già con chiarezza di non poter accettare compromessi su questo piano, è importante essere onesta prima di tutto con se stessa.

Come affrontare questa situazione?
Potrebbe aiutarla provare a riflettere su alcuni punti:

Che significato ha per lei la sessualità dentro una relazione?

Quanto questo bisogno è negoziabile (se lo è)?

Se immagina la sua vita tra 5 o 10 anni in questa stessa condizione, come si sente?

Quanto sta restando per amore e quanto per paura di perdere ciò che ha costruito?

Non è una decisione semplice, e il fatto che lei sia così combattuta indica quanto tenga alla relazione. Allo stesso tempo, restare in una situazione che sente come profondamente limitante potrebbe, nel tempo, generare frustrazione, distanza emotiva o risentimento.

In sintesi, non si tratta di scegliere tra “giusto” e “sbagliato”, ma tra ciò che è più in linea con la persona che è oggi e con la vita che desidera costruire.

Vista la complessità emotiva e relazionale della situazione, le consiglio vivamente di approfondire questi aspetti con uno specialista, anche individualmente, per avere uno spazio protetto in cui chiarire i suoi bisogni e orientare la scelta.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Paola Mazzoni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Quello che descrive è una situazione complessa e dolorosa ,che coinvolge sia la sfera affettiva che sessuale , e mette in conflitto bisogni profondi e legittimi. Da una parte c'è la storia costruita insieme, la stabilità della convivenza e l'affetto reciproco: dall'altra c'è un suo problema che dura da anni e che non si prevede risolvibile, mentre per lei la sessualità è un aspetto fondamentale della relazione.
E' comprensibile che si senta dilaniata : per molto tempo ha sperato in un cambiamento, cercando di adattarsi e di dare tempo alla situazione. Ora si confronta con l'idea che questa difficoltà sarà permanente e questo impedisce di guardare al futuro della relazione con serenità. In questi casi è importante essere onesti con sé stessi: continuare a vivere in una relazione in cui i bisogni fondamentali non sono soddisfatti rischia di provocare frustrazione e sofferenza nel lungo tempo. Prendersi di cura di sé, riflettere su ciò che è davvero importante, e cercare supporto professionale per chiarire le proprie scelte non significa egoismo ma tutela del proprio benessere emotivo e fisico.
Saluti
Buongiorno,
la sua non è una scelta “giusta o sbagliata” in senso assoluto, ma un conflitto tra bisogni profondi: da una parte l’affetto e la storia costruita, dall’altra una dimensione, quella sessuale, che per lei è significativa e oggi frustrata.

Non è una questione di egoismo: riconoscere che un bisogno è importante per sé è un atto di consapevolezza. Allo stesso tempo, restare in una relazione sperando di “adattarsi” a qualcosa che sente come non negoziabile rischia, nel tempo, di trasformarsi in frustrazione o risentimento.
La terapia di coppia può essere utile non tanto per “risolvere” il problema fisico, ma per chiarire insieme cosa è possibile e cosa no, e capire se esiste uno spazio condiviso oppure no.

Non esiste una soluzione che non ferisca nessuno, ma esiste una scelta più autentica: quella che tiene conto anche di lei. A volte prendersi la responsabilità di ciò che si sente è il primo passo per uscire dalla confusione.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, da quello che racconta emerge una situazione emotivamente molto complessa e comprensibilmente faticosa da sostenere. Si sente chiaramente quanto lei sia divisa tra due spinte interne molto forti: da una parte il legame costruito nel tempo, l’affetto, gli investimenti fatti e il desiderio di non ferire l’altra persona; dall’altra un bisogno altrettanto importante, quello di vivere pienamente la relazione anche sul piano dell’intimità, che per lei ha un valore significativo e non trascurabile. Quando ci si trova dentro a questo tipo di conflitto, è frequente sperimentare una grande confusione. Non perché manchi la capacità di decidere, ma perché entrambe le direzioni possibili comportano una perdita. Restare può significare rinunciare a una parte importante di sé, mentre allontanarsi può attivare dolore, senso di colpa e paura delle conseguenze. Questo crea una sorta di stallo, in cui ogni pensiero sembra portare a un vicolo cieco. Se osserviamo la situazione da un punto di vista cognitivo comportamentale, è utile notare come alcuni pensieri possano contribuire ad aumentare il senso di blocco. Idee come il dover trovare una soluzione perfetta, il timore di fare la scelta sbagliata o la convinzione di dover sopportare per il bene della relazione possono, senza accorgersene, irrigidire ulteriormente il vissuto. Questi pensieri non sono sbagliati in sé, ma possono diventare molto pesanti se presi come verità assolute, perché riducono la possibilità di vedere alternative più flessibili. Un aspetto molto importante che emerge è la chiarezza che lei ha rispetto ai propri bisogni. Il fatto che senta difficile accettare un compromesso su questo piano è un segnale significativo, perché indica che questa dimensione per lei è parte integrante del benessere relazionale. Nel tempo, mettere da parte un bisogno così centrale può portare a frustrazione e distanza emotiva, anche se oggi il legame affettivo è ancora presente. Allo stesso tempo si percepisce una grande attenzione verso l’altro, il desiderio di non far male e di trovare una soluzione che possa tutelare entrambi. Questa è una qualità importante, ma può diventare faticosa se la porta a trascurare sistematicamente ciò che sente lei. In alcune situazioni, prendersi cura dell’altro e prendersi cura di sé sembrano andare in direzioni opposte, ed è proprio questo che rende la scelta così difficile. In momenti come questo può essere utile spostare temporaneamente il focus dalla decisione finale alla comprensione di ciò che sta accadendo dentro di lei. Comprendere quali sono i pensieri che si attivano, quali paure entrano in gioco, quali bisogni sente più forti e quali invece sono influenzati dal senso di responsabilità o dal timore di ferire. Questo tipo di lavoro permette, nel tempo, di rendere le scelte più consapevoli e meno guidate dalla pressione emotiva del momento. Un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirle proprio questo spazio di chiarezza. Non per dirle cosa sia giusto fare, ma per aiutarla a conoscere meglio il suo modo di funzionare nelle situazioni complesse, a dare un senso a ciò che prova e a costruire una decisione che sia davvero coerente con se stessa. Spesso, quando si riesce a fare ordine dentro, anche le scelte più difficili diventano più sostenibili. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Filomena Anna Ascente
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Padova
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata.

Ti trovi in un conflitto molto profondo tra due bisogni legittimi: da una parte l’affetto, la storia costruita e il legame, dall’altra un bisogno importante legato alla sfera sessuale, che per te non è secondario. Non c’è nulla di sbagliato in questo, né egoismo: è un bisogno autentico che chiede spazio.

Se leggiamo la situazione con l’analisi transazionale, sembra che tu sia stata a lungo nel Bambino Adattato, facendo rinunce e cercando di tenere insieme la relazione nella speranza che le cose cambiassero. Questa speranza potrebbe aver funzionato come una sorta di copione, permettendoti di andare avanti anche in una condizione che però non ti soddisfaceva davvero. Ora che la realtà è diventata più chiara, entra in gioco una parte più adulta che vede il limite e non riesce più a sostenere quel compromesso.

La tua difficoltà potrebbe proprio dal passaggio tra questi due stati: da una parte il bisogno di non ferire, di essere leale, di non “abbandonare”, dall’altra la consapevolezza che restare così significherebbe rinunciare a una parte importante di te. Questo potrebbe creare un dialogo interno molto forte, dove possono emergere anche spinte come “sii forte” o “compiaci”, che ti hanno portata a resistere nel tempo.

È importante dirlo con chiarezza: non sempre esiste una soluzione che non ferisca nessuno. A volte crescere significa uscire da un gioco psicologico in cui si resta per non far soffrire l’altro, ma si finisce per stare male dentro. Restare senza desiderio o con frustrazione rischia, nel tempo, di trasformarsi in rabbia, distanza o carezze negative che logorano il legame.

La terapia di coppia può essere utile non tanto per “risolvere” il problema in sé, se questo è strutturale, ma per portare la relazione su un piano di Adulto-Adulto, dove poter parlare in modo chiaro, rispettoso e realistico dei bisogni di entrambi e delle possibilità concrete. Ma da quello che scrivi, sembra che tu senta già dentro di te una posizione abbastanza definita: non sei disposta a rinunciare a quella parte della tua vita.

Questo non significa non amare o non aver amato. Significa riconoscere che, per come sei oggi, questa relazione potrebbe non essere più sostenibile senza che tu perda qualcosa di importante di te stessa.

Affrontare questa situazione vuol dire tollerare il dolore della scelta, non evitarlo. Qualunque direzione prenderai, ci sarà una quota di sofferenza, ma la differenza sta nel fatto che una scelta adulta ti permette di restare integra nel lungo periodo, mentre una scelta basata solo sull’adattamento rischia di farti stare male sempre di più.

Darti il permesso di ascoltare il tuo bisogno non è ferire l’altro, è uscire da un copione e iniziare a costruire una relazione più autentica, prima di tutto con te stessa.

Un caro saluto
Buongiorno a Lei. Quello che sta vivendo è un conflitto molto delicato, perché tocca due bisogni profondi e legittimi: da una parte il legame affettivo costruito in sei anni, dall’altra la Sua dimensione corporea, sessuale e vitale, che sente importante e che oggi si trova frustrata.

La cosa più importante che vorrei restituirLe è questa: **non c’è nulla di sbagliato in ciò che prova**. Il fatto che la sessualità per Lei sia rilevante non La rende superficiale, egoista o “meno capace di amare”. La sessualità è una parte fondamentale dell’identità e della relazione di coppia, soprattutto alla Sua età e nella fase di vita in cui si trova.

Per molto tempo Lei ha retto una situazione difficile, probabilmente sostenuta dalla speranza che fosse temporanea. La speranza, in questi casi, è ciò che permette di adattarsi e di resistere. Ora però quella speranza sembra venire meno, e questo cambia completamente il quadro: non si tratta più di “resistere finché passa”, ma di chiedersi se quella condizione è compatibile con la vita che desidera.

Ed è qui che nasce la Sua crisi.

Da una parte c’è l’affetto, la storia, le rinunce fatte, tutto ciò che avete costruito insieme. Dall’altra c’è una parte di Lei che non si sente più rappresentata in questa relazione, perché manca un aspetto per Lei essenziale. Quando dice “non sono disposta a scendere a compromessi”, non lo leggo come rigidità, ma come un tentativo di essere onesta con se stessa, di non tradire un bisogno profondo.

Capisco anche il Suo desiderio di “non ferire nessuno”. È umano. Ma qui è importante essere molto chiari, con delicatezza:
**non esistono soluzioni completamente indolori in situazioni come questa**. Qualunque strada comporterà una perdita, per Lei o per entrambi.

Rimanere, ignorando o comprimendo il Suo bisogno, rischia nel tempo di trasformarsi in frustrazione, distanza emotiva, forse risentimento. Andarsene significherebbe invece attraversare un dolore diverso: quello della separazione, del senso di colpa, del lasciare qualcuno a cui vuole bene.

La terapia di coppia può essere uno spazio utile, ma non tanto per “risolvere” il problema medico in sé, quanto per aiutarvi a parlarne davvero fino in fondo, senza evitamenti. A volte può aprire strade che ora non vede, altre volte può aiutare a prendere una decisione più consapevole e condivisa.

C’è una domanda che può aiutarLa orientarsi, anche se è difficile:
**riesco a immaginarmi, tra 5 o 10 anni, dentro questa relazione così com’è oggi, senza che questo mi tolga vitalità?**

Non si tratta di decidere subito, ma di ascoltare la risposta emotiva che emerge.

Un altro aspetto importante è che Lei parla di un passato relazionale e familiare complicato. A volte, senza accorgercene, possiamo essere portati a restare in situazioni difficili più a lungo del necessario, per abitudine, per paura di ferire, per senso di responsabilità. Questo non significa che sia il Suo caso in modo automatico, ma è qualcosa che vale la pena esplorare con attenzione.

Lei non è “cattiva” se riconosce che questa situazione non è sostenibile per sé. E allo stesso tempo non è “debole” se fatica a lasciare, perché c’è affetto e storia.

Sta cercando di tenere insieme due verità: ama questa persona, ma questa relazione così com’è non La soddisfa pienamente. È una tensione dolorosa, ma anche molto autentica. Rimango a disposizione, un saluto!
Ciao, ti consiglio di valutare quali sono le tue priorità rispetto alla coppia, facendo anche simbolicamente una lista di cose che per te sono indispensabili, secondo la tua visione di coppia, sicuramente tutto avrà valore rispetto al sentimento che provi verso questa persona.
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, sono la dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa sessuologa.
Ti trovi davanti a un conflitto profondo: da una parte c’è un legame importante costruito negli anni, dall’altra c’è un bisogno per te fondamentale, quello di vivere una sessualità piena e soddisfacente. Riconoscere questo bisogno non ti rende superficiale né egoista, ma semplicemente autentica rispetto a ciò che senti.
Restare a lungo in una situazione sperando di riuscire, prima o poi, ad accettarla può far soffrire ancora di più. Se oggi senti che per te questo limite non è sostenibile, è importante ascoltarti con sincerità. Non tutte le relazioni, anche se significative, riescono a rispondere ai bisogni profondi di entrambi.
La terapia di coppia potrebbe essere utile non per convincerti a tollerare qualcosa che non senti tuo, ma per aiutarvi a capire con maggiore lucidità se esiste ancora uno spazio reale per stare insieme oppure se è più sano lasciarsi. A volte non esiste una scelta che non faccia male a nessuno, ma può esistere una scelta più vera e più rispettosa nel lungo periodo. Più che chiederti cosa sia giusto in assoluto, prova a chiederti quale vita senti davvero compatibile con il tuo benessere, con la tua età e con i tuoi bisogni più profondi. Da lì può emergere una chiarezza più sincera.

Un caro saluto,
dottoressa Maria Cristina Giuliani.
Gentile utente, comprendo la sua confusione: sei divisa tra affetto e un bisogno importante. È legittimo riconoscere che la sfera sessuale, alla sua età e per la sua storia, sia un elemento fondamentale. La terapia di coppia può aiutare a chiarire le varie problematiche riportate con chiarezza e introspezione. Purtroppo non esistono scelte che non facciano soffrire nessuno: l’obiettivo diventa scegliere ciò che è più rispettoso della sua vita e nei suoi desideri.

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.