ciao, sono un ragazzo di circa 20 anni. Questa domanda era molto più lunga ma l'app non me la fa scr

ciao, sono un ragazzo di circa 20 anni. Questa domanda era molto più lunga ma l'app non me la fa scrivere quindi la accorcio al minimo. È possibile chiedere il consenso a qualcuno di abbracciare, avere rapporti sessuali, di scriversi in chat (ad esempio ho scritto a una ragazza tramite un commento sui social e le volevo scrivere in privato) è possibile fare tutte queste cose evitando al 100% di essere molesti? Essere molesto è sempre stato un mio terrore. In passato per 7 anni di fila non ho mai abbracciato una ragazza per la paura di essere molesto ed è successo dopo 7 anni perché lei l'ha fatto per prima con me. Soprattutto quando si entra in ambiti sessuali (perché li ci sono le situazioni più delicate) o anche semplici ambiti intimi o affettuosi (tipo un abbraccio) è possibile evitare al 100% essere molesti? O anche chiedendo il permesso di rischia di esserlo? Ah, tenete conto che sono un ragazzo col disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento quindi se sono un po' strano è anche per questo. Grazie per la risposta e sappiate che vi stimo tanto, ciaooo

56 risposte


Ciao, prima di tutto vorrei dirti una cosa: dalle tue parole non emerge il desiderio di invadere l'altro, ma, al contrario, una grandissima attenzione a rispettarne i confini. Questo è un ottimo punto di partenza. Dal punto di vista psicologico, però, mi chiedo se la tua paura non sia diventata così grande da farti credere di dover avere una garanzia impossibile: quella di non risultare mai, in nessuna circostanza, molesto. Purtroppo questa certezza non esiste. Nelle relazioni umane non possiamo controllare al 100% come l'altro vivrà una nostra iniziativa. Quello che possiamo fare è comportarci in modo rispettoso. Per esempio, chiedere: "Ti va se ti abbraccio?", oppure "Posso scriverti in privato?" o verificare durante un momento intimo che anche l'altra persona sia a suo agio sono comportamenti che mostrano attenzione e rispetto. Se l'altra persona dice "no", esita o sembra a disagio, rispettare quel limite è ciò che fa davvero la differenza. Mi colpisce anche un altro aspetto. Racconti che per sette anni non hai abbracciato una ragazza per paura di essere molesto. Mi domando se, più che la paura di fare del male all'altro, tu stia portando sulle spalle una responsabilità enorme: quella di dover essere sempre perfetto, di non poter mai sbagliare. Avere un disturbo dello spettro autistico può rendere più difficile interpretare alcuni segnali sociali, ed è assolutamente legittimo preferire una comunicazione più esplicita. Anzi, molte persone apprezzano la chiarezza e il rispetto con cui vengono chiesti il consenso e i confini. Vorrei però lasciarti con una riflessione: il contrario dell'essere molesti non è non fare mai il primo passo. Il contrario dell'essere molesti è saper ascoltare la risposta dell'altro. È questo che rende un'interazione rispettosa. E, da quello che scrivi, mi sembra che tu abbia già una qualità molto importante: ti preoccupi sinceramente di come l'altra persona possa sentirsi. Forse il lavoro da fare non è imparare a rispettare di più gli altri, ma concederti il diritto di avvicinarti a qualcuno senza pretendere da te stesso una sicurezza assoluta che nessun essere umano può avere.

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Salve, la ringrazio per aver condiviso un dubbio così personale. Dalle sue parole emerge una grande attenzione verso il rispetto dell'altro, e questo è un aspetto molto importante. Mi colpisce anche quanto la paura di poter risultare molesto sembri aver influenzato il suo modo di vivere le relazioni, al punto da portarla, in passato, a rinunciare del tutto a gesti di vicinanza. Purtroppo non è possibile avere la certezza assoluta di non mettere mai qualcuno a disagio: ogni persona ha una sensibilità diversa e le relazioni comportano sempre una piccola quota di incertezza. Tuttavia, ciò che fa davvero la differenza è il modo in cui ci si avvicina all'altro. Chiedere il consenso con rispetto, accettare serenamente un eventuale rifiuto, prestare attenzione alle risposte verbali e non verbali e non insistere sono comportamenti che mostrano cura e rispetto dei confini dell'altra persona. Il fatto che lei sia così preoccupato di non invadere lo spazio altrui mi fa pensare che il tema, più che riguardare il rischio di essere molesto, possa riguardare anche la paura di sbagliare o di essere percepito negativamente. Questo timore, comprensibilmente, può essere ancora più intenso se, come racconta, convive con un disturbo dello spettro autistico e sente talvolta più difficile interpretare le dinamiche sociali. Credo possa essere utile lavorare, oltre che sulla conoscenza delle regole del consenso, anche sulla fiducia nelle proprie capacità relazionali. Una relazione rispettosa non nasce dalla perfezione o dalla certezza di non sbagliare mai, ma dalla disponibilità ad ascoltare l'altro, a rispettarne i confini e a mettersi in discussione quando necessario. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Ciao! Il timore di risultare invadente può portare a evitare gesti affettuosi o situazioni intime, soprattutto quando si ha una sensibilità elevata verso il tema del consenso. È una paura più comune di quanto pensi, e il fatto che tu te ne preoccupi così tanto è già un segnale importante di rispetto verso gli altri. In generale, chiedere il consenso in modo chiaro e rispettoso non è mai molesto. Anzi, è proprio ciò che permette alle persone di sentirsi al sicuro. Il consenso è valido quando è: • espresso liberamente (la persona può dire sì o no senza pressioni) • chiaro (capisce cosa stai chiedendo) • reciproco (entrambi lo desiderano) • revocabile (si può cambiare idea in qualsiasi momento) Per gesti affettivi come un abbraccio, puoi semplicemente chiedere: “Ti va un abbraccio?” Se la risposta è sì, non stai facendo nulla di molesto. Se è no, hai rispettato il limite. È una domanda educata e non invasiva. La persona può scegliere liberamente. Per quanto riguarda la sfera sessuale, il consenso è ancora più importante, e il fatto che tu lo metta al centro è un punto di forza. Anche qui, chiedere non è mai molesto: è ciò che garantisce sicurezza e rispetto. Il tuo vissuto e la tua condizione nello spettro autistico possono rendere più complessa la lettura delle situazioni sociali, ma non ti impediscono affatto di costruire relazioni sane. Anzi, la tua attenzione ai confini e al rispetto è un valore. Se questo tema ti crea molta ansia o ti limita nelle relazioni, parlarne con un professionista può aiutarti a trovare strategie più serene e ad acquisire sicurezza. Resto a disposizione se desideri approfondire.


Ciao, grazie per esserti raccontato e per aver esposta questa situazione. Da quello che racconti emerge una grande attenzione verso il rispetto dell'altro. Il timore di risultare molesto ti ha portato, per molti anni, a rinunciare persino a gesti semplici come un abbraccio. Questo fa pensare che il problema non sia la mancanza di rispetto, ma il timore di oltrepassare i confini dell'altro. Chiedere il consenso per un abbraccio, per scrivere un messaggio privato o per qualsiasi gesto di intimità non è, di per sé, un comportamento molesto. Al contrario, è spesso un modo maturo e rispettoso di entrare in relazione. Naturalmente, nessuno può avere la certezza assoluta di non mettere mai l'altro a disagio: le relazioni umane comportano sempre una quota di incertezza. Ciò che può fare la differenza è il modo in cui ci si relazione agli altri e come ci si comporta davanti alla risposta dell'altra persona. Il fatto che tu sia nello spettro autistico può rendere più difficile interpretare alcuni segnali sociali. Ciò non ti rende meno capace di costruire relazioni sane. Anzi, la tua disponibilità a chiedere, ascoltare e rispettare la risposta dell'altro rappresenta una risorsa importante. Nel caso volessi approfondire queste e altre tematiche relazionali, potrebbe essere utile per te inizare un percorso psicologico nel quale esplore in modo sicuro le emozioni, i pensieri, le sensazioni e i dubbi che potresti avere a proposito delle dinamiche sociali e non solo.


Salve, letto quanto descrive della situazione e di sé, se il suo timore è essere molesto, il chiedere esplicitamente "posso abbracciarti" è sicuramente una buona strategia per togliersi il dubbio; questo toglie certamente un pochino di spontaneità al rapporto ma è comunque meglio di essere male interpretati o fraintesi. Con il tempo poi sicuramente apprenderà a leggere meglio le situazioni e le relazioni e i relativi permessi o divieti che queste comportano. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

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Gentilissimo, dalla sua domanda comprendo quanto questa paura possa aver limitato per molti anni la possibilità di avvicinarsi agli altri e di vivere gesti affettuosi o intimi. Nelle relazioni non è possibile ottenere una garanzia del 100% contro ogni fraintendimento, perché l’incontro coinvolge sempre due persone, con sensibilità e vissuti differenti. Questo, però, non significa che chiedere un abbraccio, scrivere un messaggio o esprimere un interesse sia di per sé molesto. Ciò che conta è il modo in cui ci si avvicina all’altra persona. Chiedere con rispetto, lasciare una reale libertà di rispondere, prestare attenzione a eventuali esitazioni e accettare un “no” senza insistere. Un singolo messaggio rispettoso (ad esempio "potrei scriverti in privato?") non costituisce generalmente un’invasione; diventerebbe problematico continuare a scrivere o insistere quando l’altra persona non risponde, mostra disagio o esprime un rifiuto. Il fatto di appartenere allo spettro autistico può rendere meno immediata la lettura dei segnali di comunicazione impliciti, ma può anche portarla a utilizzare una comunicazione più chiara ed esplicita, che nelle relazioni è spesso una risorsa. Mi sembra però importante soffermarsi anche sull’intensità del suo timore. Rinunciare per sette anni a qualsiasi contatto affettuoso suggerisce che non si tratti soltanto di imparare alcune regole e rispettare il consenso dell'altro, ma anche di comprendere che cosa rappresenti per lei la possibilità di sbagliare, di essere frainteso o di sentirsi una persona molesta. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a distinguere il rispetto dell’altro dalla necessità, impossibile da soddisfare, di avere la certezza assoluta di non creare mai disagio. Cordialmente, Dott. Marco Squarcini


Ciao, grazie per aver condiviso una preoccupazione così importante. Dal tuo messaggio emerge una grande attenzione al rispetto dell'altra persona, e questo è già un ottimo punto di partenza. La risposta breve è che non esiste un modo per avere la certezza assoluta al 100% di non risultare mai sgraditi, perché ogni persona ha sensibilità, confini e modalità di comunicazione diverse. Tuttavia, è assolutamente possibile ridurre moltissimo questo rischio adottando un atteggiamento rispettoso e attento ai segnali dell'altro. Chiedere il consenso, ad esempio con domande come "Ti va se ti abbraccio?", "Posso scriverti in privato?" oppure "Ti andrebbe di uscire insieme?", non è di per sé molesto. Al contrario, è un comportamento rispettoso perché lascia all'altra persona la libertà di accettare o rifiutare senza pressioni. Ciò che distingue un comportamento rispettoso da uno molesto non è tanto il fatto di fare una richiesta, ma come la si fa e come si reagisce alla risposta. Se la persona dice di no, appare a disagio, non risponde o manifesta disinteresse, è importante accettare serenamente il suo limite senza insistere. È proprio il rispetto del rifiuto e dei confini dell'altro a fare la differenza. Il fatto che tu riferisca di avere un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento può rendere più difficile interpretare alcuni segnali sociali impliciti, ma questo non significa che tu sia destinato a risultare molesto. Anzi, molte persone nello spettro trovano utile affidarsi a una comunicazione più esplicita, proprio come chiedere il consenso in modo diretto e gentile. Mi colpisce anche quanto questa paura sembri averti limitato, ad esempio evitando per anni anche un semplice abbraccio. Questo fa pensare che il timore di poter sbagliare possa essere diventato molto intenso e forse andare oltre la normale prudenza. L'obiettivo non dovrebbe essere raggiungere un'impossibile certezza del 100%, ma imparare a muoversi nelle relazioni con rispetto, accettando che una richiesta educata può essere rifiutata senza che questo significhi aver fatto qualcosa di sbagliato. Ti consiglierei di approfondire questi aspetti con uno specialista, che possa aiutarti a distinguere la sana attenzione verso gli altri da una paura eccessiva di essere inopportuno e a vivere le relazioni con maggiore serenità. Un caro saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Buongiorno, la prima cosa che mi colpisce del suo messaggio è l'attenzione e il rispetto che mostra nei confronti degli altri. Il fatto che si ponga queste domande indica che per lei il consenso e il benessere dell'altra persona sono davvero importanti, e questo rappresenta già un'ottima base per costruire relazioni sane. Detto questo, è importante sapere che non esiste un modo per avere la certezza assoluta di non mettere mai qualcuno a disagio. Le relazioni umane comportano sempre una piccola quota di incertezza. Chiedere il consenso in modo rispettoso, accettare serenamente un eventuale "no" e prestare attenzione alle risposte verbali e non verbali dell'altra persona sono comportamenti molto diversi dall'essere molesti. Anche chiedere: "Ti va se ti abbraccio?", "Posso scriverti in privato?" o verificare che l'altra persona sia realmente d'accordo prima di un contatto fisico o di un rapporto intimo è, nella maggior parte dei casi, un segno di rispetto e di attenzione, non di invadenza. Mi sembra, però, che nel suo caso il timore di essere molesto sia diventato molto più grande del rischio reale, tanto da averla portata per anni a evitare completamente alcuni gesti affettuosi. Questo fa pensare che la paura possa essere diventata un forte freno nelle relazioni. Il fatto che lei abbia un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento può rendere più complessa l'interpretazione di alcune situazioni sociali, ma non significa che non possa costruire relazioni rispettose e soddisfacenti. Anzi, il suo desiderio di comprendere i confini e di rispettarli è una risorsa importante. Se sente che questa paura continua a limitarla nelle relazioni o le impedisce di vivere con serenità la vicinanza agli altri, potrebbe essere utile approfondirla in un percorso psicologico. Se ha piacere, potremmo parlarne insieme in uno spazio dedicato, così da aiutarla a distinguere la naturale attenzione verso l'altro da una paura che rischia di limitarla più del necessario.


Buon pomeriggio, dal suo messaggio emerge quanto sia importante per lei essere rispettoso nelle relazioni, questo è già di per sé un buon punto di partenza. Il grado di tolleranza rispetto a delle manifestazioni d'affetto dell'altra persona varia da persona a persona e questo rende difficile dare una risposta univoca. Chiedere è sicuramente una strategia efficace magari con gentilezza e anche accogliendo un eventuale no, non per forza come rifiuto personale ma come una disposizione dell'altro. Le caratteristiche dello spettro autistico possono rendere più difficile interpretare alcuni segnali sociali, ma non significa che sia destinato a essere inopportuno. Anzi, molte persone trovano rassicurante chi comunica in modo chiaro e chiede il consenso quando ha un dubbio. Mi colpisce però anche l'intensità della paura che descrive. Se questa preoccupazione limita le relazioni o crea molta ansia, potrebbe essere utile affrontarla insieme a uno psicologo, così da distinguere il legittimo desiderio di rispettare gli altri da una paura eccessiva di sbagliare. Un caro saluto, PR.


Dal suo messaggio emerge una grande attenzione al rispetto dell'altra persona. Questo è un aspetto importante e diverso dall'essere molesti. Nelle relazioni non è possibile avere la certezza assoluta di non mettere mai qualcuno a disagio, perché ogni persona ha sensibilità, preferenze e modi di comunicare diversi. Ciò che è possibile fare, però, è comportarsi con rispetto: chiedere il consenso quando è opportuno, prestare attenzione alle risposte dell'altra persona e accettarle, anche quando sono diverse da ciò che si sperava. Chiedere, con gentilezza e senza insistenza, se una persona è a suo agio con un contatto fisico o con un'interazione non significa, di per sé, essere molesti. Al contrario, è spesso un modo per mostrare attenzione ai confini dell'altro. Il fatto che lei racconti di convivere con un disturbo dello spettro autistico può rendere alcune situazioni sociali più difficili da interpretare, ma non cambia il principio di fondo: una relazione rispettosa si costruisce ascoltando anche i segnali e le risposte dell'altra persona, senza pretendere di avere il controllo o la certezza assoluta che tutto vada come previsto. Ilenia Ceravolo, Psicologa


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una domanda così importante e delicata. Dal suo messaggio emerge quanto lei tenga al rispetto dell'altra persona e quanto sia attento a non oltrepassare i suoi confini. Questa attenzione, in sé, è un elemento molto positivo nelle relazioni. La risposta alla sua domanda è che non esiste un modo per avere una garanzia assoluta del "100%" in ogni situazione, perché le persone, le emozioni e i contesti sono diversi. Tuttavia, esistono comportamenti che riducono molto il rischio di essere invadenti: chiedere il consenso, osservare le reazioni dell'altra persona, rispettare un eventuale rifiuto e lasciare sempre libertà di scelta. Chiedere "posso abbracciarti?", "ti va di sentirci in privato?" oppure, in ambito sessuale, parlare apertamente di desideri, limiti e consenso, non è un comportamento molesto. Al contrario, è un modo maturo di costruire una relazione basata sul rispetto reciproco. Il consenso non è un ostacolo alla spontaneità, ma uno strumento che permette a entrambe le persone di sentirsi più tranquille. Può capitare comunque che qualcuno non sia interessato, non si senta a proprio agio o cambi idea: questo non significa automaticamente che chi ha fatto una richiesta rispettosa sia stato molesto. La differenza spesso sta nel modo in cui si reagisce alla risposta dell'altra persona. Accettare serenamente un "no" o un'incertezza è una parte fondamentale del rispetto. Nel suo racconto colpisce il fatto che per anni abbia rinunciato a gesti di affetto per paura di fare del male o mettere a disagio qualcuno. Questa paura sembra aver avuto un costo importante per lei, privandola di esperienze relazionali che desiderava. Forse il punto su cui lavorare non è eliminare completamente ogni possibilità di errore, cosa che nella vita non è possibile, ma imparare a fidarsi maggiormente delle proprie capacità di comunicare e di rispettare i confini altrui. Rispetto al disturbo dello spettro autistico, può essere utile sapere che alcune persone possono avere più difficoltà a interpretare segnali sociali impliciti, ma questo non impedisce di costruire relazioni positive. Anzi, una comunicazione chiara e diretta, come chiedere il consenso e parlare apertamente delle proprie intenzioni, può diventare una risorsa. Il fatto che lei si ponga queste domande dimostra una sensibilità verso gli altri. Le auguro di poter trovare un equilibrio tra il rispetto dei confini altrui e la possibilità di vivere con maggiore serenità i suoi desideri di vicinanza e affetto. **Dottoressa Alessia Mariosa** Ricevo anche online


Buongiorno, grazie per il suo messaggio e per la fiducia con cui ha deciso di condividere questa preoccupazione. Mi ha colpito molto una frase: "Essere molesto è sempre stato un mio terrore". Credo che questa frase aiuti a comprendere il cuore del problema. Più che il desiderio di abbracciare una ragazza, di scriverle o di instaurare una relazione, sembra esserci una paura molto intensa di poter fare del male o mettere a disagio qualcuno senza volerlo. Innanzitutto vorrei dirle che il fatto stesso che lei si ponga queste domande dimostra una grande attenzione verso il rispetto dell'altra persona. Chi teme di essere invadente e si interroga continuamente sul consenso, in genere attribuisce molta importanza ai confini e al benessere dell'altro. Questo è un punto di partenza molto positivo. La risposta, però, richiede una precisazione importante. Nelle relazioni umane non è possibile avere una certezza assoluta del 100% su come ogni gesto verrà percepito. Questo vale per tutti, indipendentemente dall'età o dalle caratteristiche personali. Nessuno può controllare completamente le reazioni dell'altro o eliminare ogni possibilità di un fraintendimento. Cercare questa certezza assoluta rischia di diventare un obiettivo impossibile da raggiungere. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, a volte la mente ci convince che, finché non avremo una garanzia totale, sia meglio non fare nulla. È una strategia che inizialmente sembra proteggerci dall'errore, ma che spesso finisce per limitare molto la nostra vita. Lei stesso racconta di non aver abbracciato una ragazza per sette anni, non perché non ne avesse il desiderio, ma perché la paura di essere molesto era diventata più forte della possibilità di vivere quella relazione con spontaneità. Per quanto riguarda gli esempi che porta, chiedere il consenso rappresenta generalmente una modalità rispettosa di avvicinarsi all'altra persona. Chiedere se un abbraccio è gradito, verificare se l'altra persona è d'accordo o accogliere serenamente un eventuale rifiuto sono comportamenti che mostrano attenzione e rispetto. Naturalmente anche il modo, il momento e il contesto hanno la loro importanza, ma il principio di fondo rimane quello di lasciare sempre all'altra persona la libertà di scegliere. Lo stesso vale per scrivere un messaggio privato. Inviare un messaggio educato e rispettoso non equivale automaticamente a essere molesti. La differenza, molto spesso, non sta nel primo contatto, ma nel modo in cui si reagisce alla risposta dell'altra persona. Se una persona non risponde, dice di non essere interessata oppure chiede di interrompere il contatto, rispettare quella scelta è ciò che permette di mantenere un'interazione rispettosa. Mi sembra importante anche ciò che racconta riguardo al disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento. Alcune persone nello spettro possono vivere maggiore incertezza nell'interpretare le regole sociali o i segnali non verbali. Questo può portare a cercare regole molto precise che eliminino ogni dubbio. Purtroppo, però, le relazioni umane raramente funzionano con regole assolute. Più che imparare una formula che garantisca di non sbagliare mai, spesso è più utile sviluppare la capacità di osservare le reazioni dell'altra persona, comunicare apertamente e accettare che una piccola quota di incertezza faccia parte di qualsiasi relazione. Vorrei sottolineare anche un altro aspetto. Dal suo messaggio sembra emergere che questa paura occupi uno spazio molto ampio nella sua vita. Se il timore di essere molesto le impedisce di avvicinarsi alle persone, di esprimere affetto o di iniziare una conoscenza, forse il problema non è tanto il rischio reale di oltrepassare un limite, quanto l'intensità della paura stessa. Per questo motivo, credo che potrebbe esserle molto utile un percorso psicologico. Un approccio cognitivo comportamentale può aiutarla a comprendere come nasce questa paura, quali pensieri la alimentano e come imparare gradualmente a tollerare quella normale quota di incertezza che accompagna tutte le relazioni. L'obiettivo non sarebbe farle perdere il rispetto verso gli altri, che rappresenta una sua risorsa, ma evitare che il bisogno di essere sicuro al cento per cento finisca per impedirle di vivere esperienze importanti. Le lascio un'ultima riflessione. Nelle relazioni sane non è richiesta la perfezione. È richiesto il rispetto. Una persona rispettosa non è quella che non sbaglia mai, ma quella che ascolta, comunica, chiede quando ha un dubbio e accetta serenamente un "no" quando arriva. Da ciò che scrive, mi sembra che questa sensibilità lei la possieda già. Il passo successivo potrebbe essere imparare ad avere un po' più di fiducia anche nelle sue capacità relazionali, senza pretendere da se stesso una certezza assoluta che nessun essere umano può avere. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Gentilissimo, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità questa sua preoccupazione. Da quello che scrive emerge chiaramente quanto per lei sia importante rispettare gli altri e non oltrepassare mai i loro confini. Questo è già un elemento molto significativo. La risposta breve è che non è possibile avere la certezza assoluta di non risultare mai sgraditi a qualcuno. Nelle relazioni umane una garanzia del 100% non esiste, perché ogni persona può vivere le stesse situazioni in modo diverso. Tuttavia, è assolutamente possibile comportarsi in modo rispettoso e ridurre molto il rischio di essere molesti. Chiedere il consenso, osservare la risposta dell'altra persona e rispettare un eventuale rifiuto sono comportamenti sani e rispettosi. Vale sia per un abbraccio, sia per un contatto più intimo, sia anche per l'inizio di una conversazione privata. Ad esempio, scrivere un messaggio educato a una persona non è di per sé un comportamento molesto; ciò che fa la differenza è il modo in cui ci si comporta dopo. Se l'altra persona non risponde, dice di no o mostra di non essere interessata, rispettare quel limite è l'aspetto più importante. Capisco anche che il fatto di essere una persona nello spettro autistico possa rendere più difficile interpretare alcuni segnali sociali e aumentare il timore di sbagliare. È una difficoltà che molte persone nello spettro descrivono, e non significa che lei sia destinato a essere molesto. Anzi, dal suo messaggio traspare una grande attenzione verso il benessere dell'altro. Le suggerirei anche di osservare quanto questa ricerca del "100%" possa essere collegata all'ansia. A volte il desiderio di avere una certezza assoluta può portare a evitare esperienze che, se vissute con rispetto e gradualità, possono invece essere positive. Le faccio i miei complimenti per la sensibilità con cui affronta questi temi e la incoraggio a continuare a parlarne, anche in un percorso psicologico, se ne ha la possibilità. È un argomento importante e merita di essere affrontato con serenità, senza che la paura di sbagliare le impedisca di costruire relazioni significative. Un cordiale saluto.

Dott.ssa Giulia Ardita

Dott.ssa Giulia Ardita

psicologo clinico

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Gentile ragazzo, quello che descrive rispecchia un bisogno di certezza assoluta, comune sia nell'ansia sia in alcuni tratti dello spettro. In ottica cognitivo-comportamentale, la sicurezza al 100% non esiste, tuttavia si può ridurre il rischio con consenso esplicito, ascolto attivo e verifica graduale. L'evitamento, però, mantiene la paura. Suggerirei un percorso CBT con un professionista, per lavorare su pensieri catastrofici, esposizione graduale e abilità sociali. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo


Gentile Utente, innanzitutto vorrei farle i complimenti per la profondità della sua riflessione. Il fatto che si ponga queste domande non fa pensare a una persona molesta, ma a una persona molto attenta al rispetto dell'altro. La risposta breve è che non esiste un modo per avere la certezza assoluta al 100% di non risultare mai sgraditi, perché ogni interazione umana comporta una piccola quota di incertezza. Tuttavia, c'è una grande differenza tra essere molesti e fare una proposta rispettosa. Chiedere: "Ti va se ti abbraccio?", "Posso scriverti in privato?" oppure verificare che ci sia un consenso chiaro e reciproco in ambito affettivo o sessuale è generalmente un comportamento rispettoso, non molesto. Ciò che fa la differenza è soprattutto la capacità di accogliere serenamente un eventuale "no" senza insistere o mettere pressione. Mi colpisce il fatto che per anni abbia evitato gli abbracci per paura di sbagliare. A volte il timore di fare del male agli altri può diventare così forte da limitare anche esperienze sane e naturali. Per questo mi chiedo se la sua sofferenza oggi non riguardi tanto il rischio reale di essere molesto, quanto la difficoltà di tollerare il dubbio di poterlo essere. Il fatto di essere nello spettro autistico può rendere più complessa la lettura di alcuni segnali sociali impliciti, ma non la rende meno capace di costruire relazioni rispettose. Anzi, spesso una comunicazione chiara e diretta, come chiedere il consenso, è un punto di forza. Se questa paura occupa molto spazio nella sua vita, le consiglierei di approfondirla in un percorso di psicoterapia, per comprendere se dietro vi sia soltanto una legittima attenzione verso gli altri o anche una componente ansiosa che la porta a sentirsi responsabile oltre misura. Le relazioni umane non richiedono la perfezione, ma rispetto, ascolto e reciprocità. E dalle sue parole queste qualità sembrano già presenti. Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Dott.ssa Veronica Savio


Ciao, grazie davvero per come ti sei raccontato, si sente tanta attenzione e rispetto verso gli altri e questa è già una base molto importante Ti rispondo in modo diretto ma rassicurante, non esiste un modo per avere la certezza assoluta al 100 per cento di non risultare mai molesti, perché ogni persona è diversa e può reagire in modo diverso a seconda del momento, però esiste qualcosa di molto più importante della certezza matematica, cioè un modo di relazionarsi rispettoso, chiaro e attento, che rende molto difficile essere molesti Da quello che scrivi sei già molto orientato in questa direzione Ti dico anche una cosa che vedo spesso, chi ha questa paura tende a bloccarsi completamente perché vuole essere sicuro al 100 per cento, ma nelle relazioni umane questo 100 per cento non esiste e aspettarlo rischia di farti perdere esperienze che potrebbero essere belle e sane Il punto chiave è questo, non è molesto chi chiede con rispetto e accetta la risposta dell’altro, diventa molesto quando si insiste dopo un no, quando si ignora il disagio dell’altra persona o quando si mette pressione Se tu dici frasi semplici come ti va se ti abbraccio, posso scriverti in privato oppure ti va di uscire insieme e sei davvero disposto ad accettare anche un no senza insistere e senza far sentire l’altra persona in colpa, allora sei già dentro un comportamento sano Anche chiedere il consenso in modo diretto spesso viene percepito come qualcosa di positivo Capisco anche quello che dici rispetto allo spettro autistico, quando è più difficile leggere i segnali impliciti è normale cercare modi più chiari per comunicare e chiedere apertamente è una strategia molto utile perché riduce le ambiguità Forse la domanda più utile non è come evitare al 100 per cento di essere molesto, ma sto agendo con rispetto ascolto e disponibilità a fermarmi se l’altro non è a suo agio Se la risposta è sì sei già nella direzione giusta Un’ultima cosa importante, il tuo timore sembra molto forte al punto da averti fatto evitare il contatto per anni e questo non riguarda solo il rispetto degli altri ma anche lo spazio che ti dai per vivere relazioni e affetto, forse merita attenzione perché rischia di limitarti più del necessario


Buongiorno, il consenso nelle relazioni e soprattutto negli scambi affettivi e intimi è molto importante e capisco la difficoltà di stabilire quale sia il modo e il momento giusto per avvicinarsi ad un’altra persona. Le interazioni intime sono spesso ricche di sfumature non sempre immediate da leggere, e questo può aumentare l’incertezza, soprattutto quando c’è il timore di oltrepassare i confini dell’altro. Il fatto che lei si ponga questa domanda è già un elemento significativo: mostra attenzione, rispetto e sensibilità verso l’altra persona. Nelle relazioni non è possibile eliminare completamente l’incertezza o garantire al 100% di non creare mai disagio all’altro, perché ogni incontro tra persone implica anche la possibilità di fraintendere o di non essere ricambiati. Tuttavia, è possibile costruire modalità rispettose di avvicinarsi. Chiedere il consenso, comunicare il proprio interesse con gentilezza e soprattutto essere disponibili ad accogliere la risposta dell’altro (anche quando è un rifiuto) sono aspetti fondamentali. Anche il modo e il momento in cui viene fatta una richiesta possono essere importanti. Può essere comprensibile che alcune sfumature delle interazioni sociali risultino meno immediate e che sia necessario costruire maggiormente alcune “mappe” per orientarsi nelle relazioni. Spesso può essere utile trovare modalità comunicative chiare e coerenti con il proprio modo di essere. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i segnali dell’altro, a sentirsi più sicuro nell’esprimere i propri bisogni affettivi e relazionali e ad esplorare il timore di poter risultare molesto, comprendendone il significato e l’origine. Le auguro di trovare un modo autentico e rispettoso, in linea con il suo modo di essere, per costruire la vicinanza e le relazioni che desidera con gli altri. Un caro saluto


Gentile utente, la tua domanda ha una risposta semplice e rassicurante: è assolutamente possibile fare tutto ciò che hai elencato senza essere molesto. Il fatto stesso che tu ti ponga questa domanda ti mette al riparo dal rischio di risultare molesto. Ti consiglio di farti guidare da un esperto per poter scoprire e assaporare la bellezza del contatto senza paure. In bocca al lupo. Dr.ssa Daniela Sapio, psicologa e psicoterapeuta


Salve, la sua paura mostra una forte attenzione a non invadere l’altra persona, ma il problema è che sta cercando una garanzia impossibile: nelle relazioni umane non esiste il 100% di certezza di non risultare mai inopportuni. È però possibile ridurre molto il rischio comportandosi in modo chiaro, rispettoso e disposto ad accettare qualsiasi risposta. Chiedere “ti va un abbraccio?” non è molesto di per sé. Diventa problematico se si insiste dopo un no, se si mette pressione, se si fa sentire l’altra persona in colpa o se si prosegue senza una risposta chiara. Lo stesso vale per una chat privata: può scrivere un solo messaggio educato, poi lasciare piena libertà di rispondere o non rispondere, senza rincorrere la persona con altri messaggi. Nell’ambito sessuale il consenso deve essere libero, specifico, chiaro e revocabile in qualunque momento. Un sì a un bacio non significa automaticamente sì ad altro. È corretto fermarsi e chiedere: “Ti va?”, “Posso continuare?”, “Sei a tuo agio?”. Se la risposta è incerta, l’altra persona è bloccata, alterata o non riesce a scegliere liberamente, ci si ferma. Essere nello spettro autistico può rendere più difficile interpretare segnali impliciti; proprio per questo, chiedere in modo diretto può essere una risorsa, non qualcosa di “strano”. Il punto su cui riflettere è che la paura di essere molesto l’ha portata per anni a evitare anche gesti affettuosi consensuali. Potrebbe iniziare da situazioni semplici e poco ambigue, chiedendo una volta sola e allenandosi ad accettare serenamente sia il sì sia il no. Quando qualcuno le dà un consenso chiaro, riesce a fidarsi oppure continua a temere di aver sbagliato? Le capita di ripensare a lungo alle interazioni e cercare conferme? Questo aiuterebbe a capire se il problema principale sia il comportamento o il bisogno di certezza assoluta. Un caro saluto.

Dott. Roberto Barbieri

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psicologo

Montecchio Precalcino

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Il timore di essere molesto anche nelle situazioni più semplici, come un abbraccio, è qualcosa di comprensibile che capita più spesso di quanto si pensi. Il fatto che si trovi a riflettere su questa tematica con tanta attenzione sembra indicare che in Lei ci sia una consapevolezza reale di voler fare le cose nel modo giusto. Chiedere il consenso, come fa o vorrebbe fare, è generalmente un segnale positivo e rispettoso, non un elemento di rischio. Non esiste una garanzia assoluta al cento per cento in nessuna interazione umana, ma l'intenzione genuina di rispettare l'altro, unita alla disponibilità a fermarsi se l'altro non è a suo agio, è già la base di un approccio sano. Portarsi dietro per anni un timore così costante è faticoso. Forse lavorare su questo con un professionista potrebbe aiutarLa a trovare un equilibrio più sereno, senza che il timore di sbagliare porti a rinunciare a qualsiasi forma di vicinanza.


Nella domanda c'è già la risposta. A volte spiegare agli altri come siamo fatti aiuta a capire chi abbiamo davanti. E' bello essere diversi e ciascuno originale.


Gentile Amico, che domanda interessante. Le rispondo semplicemente: no, non può essere sicuro al 100% di non essere molesto, nessuno può -uomo o donna che sia. Semplicemente ci assumiamo il rischio e ascoltiamo l'altro: se dice no, in qualsiasi momento, semplicemente smettiamo. Spero di esserle stato utile. con i migliori auguri, dr. Ventura


La sua domanda è molto importante e mostra attenzione verso il rispetto dell’altra persona. Evitare “al 100%” ogni possibilità di risultare invadenti non è realistico, perché nelle relazioni esiste sempre una quota di interpretazione reciproca; però si può ridurre moltissimo il rischio attraverso consenso, gradualità e ascolto dei segnali dell’altro. Chiedere “posso abbracciarti?”, “ti va se ti scrivo in privato?” o, nei contesti più intimi, verificare con chiarezza se l’altra persona desidera davvero proseguire, non è molesto se fatto con rispetto e se si accetta serenamente un eventuale no. Il punto centrale non è solo chiedere, ma non insistere, non fare pressione e lasciare all’altro la libertà di cambiare idea. Nel suo caso, la paura di essere molesto sembra però molto intensa, tanto da averla bloccata per anni. Un sostegno psicologico, online o in presenza, potrebbe aiutarla a distinguere prudenza, rispetto e paura, così da vivere i rapporti con maggiore serenità senza rinunciare al contatto umano. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


Gentile Utente, Innanzitutto la ringrazio per le sue belle parole e le assicuro che questa sua grande attenzione non è affatto una stranezza, ma dimostra un profondo e prezioso rispetto per gli spazi altrui e una grande sensibilità. Rispondo in modo diretto alla sua domanda: chiedere il consenso in modo gentile, lasciando all'altra persona la libertà di dire di no, è il metodo più sicuro in assoluto per non risultare mai molesti. Nelle relazioni umane non esiste la prevedibilità matematica al 100% su come l'altro reagirà emotivamente alla domanda, ma usare frasi chiare le garantisce di agire sempre in modo corretto, inattaccabile e rispettoso. Chiedere il permesso elimina le ambiguità, abbassa l'ansia ed è un gesto enormemente apprezzato. Può usare formule semplici che non creano alcuna pressione, come "Ti fa piacere se ti scrivo in privato?" oppure "Posso darti un abbraccio?". Se la risposta è sì, può procedere serenamente. Se la risposta è no, o se nota dell'esitazione o un silenzio, le basterà rispondere con un tranquillo "Nessun problema!" e cambiare argomento. Saper fare un passo indietro senza insistere è esattamente ciò che le garantisce di non risultare mai inappropriato. Un caro saluto.

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

psicologo clinico

Reggio Emilia

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Buonasera! La ringrazio per aver condiviso questa Sua esperienza, perché ha sollecitato nella mia mente tanti pensieri. Considerati i limiti del contesto, proverò ad offrire un piccolo contributo. Mi sono ritrovato a pensare all’etimologia di “molesto”: molestus, in origine, non indicava un fastidio o un'intrusione, ma qualcosa di gravoso, opprimente, difficile da sopportare (qualcosa o qualcuno che grava col suo peso). Mi sono sentito molto triste. Ho pensato a quel “essere molesto è sempre stato un mio terrore”, come se avesse vissuto nel timore di essere un peso. Ho pensato a “l'app non me la fa scrivere” e che l’ha costretta ad accorciare, tagliare, alleggerire, come se potesse essere un disturbo, una preoccupazione, una presenza molesta. Ho pensato alla ragazza che Le ha donato quell’abbraccio, per prima, come a dirLe: sei sempre stato benvenuto, non sei mai stato un intruso, non sei mai stato molesto. Avvicinarsi all’altro, impegnarsi nella relazione, accettare anche un pochino di sana dipendenza fa sentire esposti, fragili, spaventati. Non esiste un modo per “evitarlo al 100%”. Ho avuto la sensazione che nelle sue parole risuonasse una domanda antica e dolorosa: mi amerai anche se “sono un po’ strano?”. Quello che racconta non è stranezza, non è un guasto da riparare o un peso da tollerare, ma un modo unico e personale di fare esperienza di sé, degli altri e del mondo. Considerando invece la Sua domanda in modo più concreto, potremmo immaginare una sequenza in cui: chiede con sincerità ciò che desidera; osserva la risposta, facendo la giusta attenzione anche a quella non verbale; accetta la risposta qualunque essa sia e senza insistere. In questo modo mostrerà rispetto del confine tra Lei e gli altri. Spero di averle dato l'occasione per pensare a quanto le sta accadendo da un punto di vista diverso, più intimo. Lei è giovane, merita una vita piena e serena. Un caro saluto


Gentile utente, grazie per aver condiviso una preoccupazione così personale, rispondo a questa domanda dicendoti innanzitutto che ho compreso quanto sia importante per te rispettare i confini e il consenso dell’altra persona e di per sè questo è un elemento molto positivo. Purtroppo però nella vita è difficile avere una certezza del 100%, in qualsiasi relazione umana e cercare una garanzia assoluta, soprattutto se l’idea di poter mettere a disagio qualcuno ti spaventa molto, è una certezza che nessuno può avere. Chiedere il consenso con rispetto, accettare serenamente un eventuale “no” e prestare attenzione alle risposte verbali e non verbali sono comportamenti che riducono enormemente il rischio di risultare invadenti. Chiedere il permesso di per sé non è un comportamento molesto, anzi, al contrario, questo è un segno di rispetto. Mi chiedo, però se il problema principale non sia tanto il rischio reale di essere molesto, quanto la paura di poterlo essere. A volte, quando un timore è molto intenso la nostra mente tende a ricercare una sicurezza assoluta (devo essere certo al 100% di non sbagliare) ma questa ricerca può portare a evitare situazioni importanti come è successo a te con gli abbracci. Il fatto che tu sia nello spettro autistico può rendere più complessa l’interpretazione di alcune dinamiche sociali ma non significa che tu non possa costruire relazioni sane e rispettose. Se questa paura limita la tua vita o ti porta a rinunciare a esperienze che desidereresti vivere, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarti a distinguere il rischio reale dai timori alimentati dall’ansia e di conseguenza può aiutarti anche a sentirti più libero nelle relazioni. Ti auguro di continuare ad avvicinarti agli altri con la stessa attenzione e sensibilità che emergono dalle tue parole, senza lasciare però che la paura ti impedisca di vivere ciò che desideri.

Dott.ssa Velia Morati

Dott.ssa Velia Morati

psicologo

Nocera Inferiore

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Caro ragazzo, il tuo timore è sicuramente eccessivo. Sul piano prettamente psicologico, penso che pecchi di empatia. L'empatia è la capacità di sentire e esprimere le proprie e altrui emozioni. Dovresti sviluppare questa capacità, per capire lo stato mentale della persona che hai di fronte. Sondare la sua disponibilità, attraverso parole e azioni. Partendo da piccoli gesti e allusioni. Magari esprimendo il tuo grande desiderio di affetto. Tutto questo è socialmente permesso. Non avere timore. Mostra il tuo potenziale amoroso, vedrai che qualcuna lo accoglierà. Un caro saluto, e buona fortuna. Dott. Francesco Romano


Gentile utente, dal suo messaggio emerge una grande attenzione al rispetto dell'altra persona, ed è una base importante nelle relazioni. Chiedere il consenso, con gentilezza e accettando serenamente un eventuale rifiuto, è generalmente un comportamento rispettoso, non molesto. È comprensibile che, soprattutto se teme di non cogliere alcuni segnali sociali, possa cercare maggiore certezza. Tuttavia, nelle relazioni umane non è possibile avere la garanzia del 100% che ogni iniziativa venga accolta come sperato. Ciò che fa la differenza è il modo in cui ci si pone: chiedere senza insistere, lasciare all'altro la libertà di dire "no" e rispettare la risposta. Anche un semplice messaggio privato o una richiesta di un abbraccio, se formulati con rispetto e senza pressione, rientrano normalmente nelle modalità con cui le persone si conoscono e costruiscono relazioni. Il suo desiderio di non invadere lo spazio dell'altro è comprensibile, ma è importante che questa attenzione non diventi un ostacolo che le impedisce di vivere esperienze significative. Se questa paura è molto intensa e limita la sua spontaneità, potrebbe essere utile approfondirla in uno spazio psicologico, così da trovare un equilibrio tra il rispetto dell'altro e la possibilità di esprimersi con serenità. Un caro saluto.


La consapevolezza del tuo disturbo può essere una marcia in più verso la soluzione. Immagino che tu sappia che il disturbo dello spettro autistico, anche se lieve e ad alto funzionamento, comporta naturalmente qualche resistenza o vissuto problematico alla comunicazione soprattutto fisica. Non aver timore di essere molesto, se abbracci un'amica con cui sei in confidenza non fai nulla di male, se lei non vuole te lo dice direttamente o ti stacca da sé. Però è fondamentale che tu affronti queste tematiche con un buon terapeuta che ti aiuti a elaborare questi tuoi vissuti e ti aiuti a trovare modalità di comunicazione corporea ed emotiva soddisfacenti


Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione. È comprensibile che questo tema le provochi molta ansia, soprattutto se teme di oltrepassare i confini dell'altro. Chiedere il consenso con rispetto e accettare serenamente un eventuale rifiuto è, nella maggior parte dei casi, un comportamento appropriato e responsabile, non molesto. Purtroppo, nella vita non è possibile avere la certezza assoluta al 100% di come l'altro percepirà ogni interazione. Ciò che fa la differenza è il modo in cui ci si pone: con gentilezza, senza insistere e rispettando sempre la risposta ricevuta. Il fatto che lei si ponga queste domande mostra una forte attenzione verso il benessere degli altri. Tuttavia, il bisogno di eliminare ogni minimo rischio potrebbe essere alimentato dall'ansia più che da un pericolo reale. Considerando anche il disturbo dello spettro autistico, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a distinguere meglio i timori dalle situazioni concrete e a vivere le relazioni con maggiore serenità e fiducia nelle sue capacità. Spero di esserle stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott. Stefano Recchia


Ciao! Stai cercando di schematizzare le relazioni sociali; non è una cosa sbagliata di per sé ma va per forza presa con le pinze, poiché le relazioni sociali si fanno in due e puoi avere il controllo solo di ciò che fai tu, non quello della reazione dell'altro. Se sei molesto o meno è soggettivo per l'altra persona, vuol dire che non puoi sapere al 100% se una tua azione risulta molesta perché non vivi nella mente di quell'altra persona. Ci saranno situazioni in cui l'altro può acconsentire a ricevere un messaggio o un abbraccio ed essere comunque infastidito, oppure può essere infastidito dalla richiesta stessa. Traduco il mio consiglio in termini di percentuali: Accontentati stare tranquillo all'80% invece che al 100% e sii disposto a fare serenamente un passo indietro se ti accorgi o se ti viene detto che stai invadendo, e sottolineo il serenamente: non c'è da impanicarsi. Usi il termine molestia che ha senso, ma stiamo parlando di lievi fastidi, non stai aggredendo fisicamente o sessualmente nessuno, quindi se pure risultassi un pelino fastidioso pazienza, fa parte dei rapporti. In bocca al lupo!


Gentile ragazzo, La ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità un timore così profondo e invalidante. Quello che descrive, questo terrore costante di "essere molesto", lo ha costretto per anni a camminare sulle uova, bloccando il suo naturale bisogno di vicinanza e affetto. Prima di tutto, voglio rassicurarla su un punto fondamentale: il desiderio di essere rispettosi e di non violare mai i confini dell'altra persona non la rende una minaccia; la rende una persona profondamente attenta e consapevole. Tuttavia, c'è un nodo importante da sciogliere: la ricerca della certezza assoluta (il "100% sicuro"). Nella vita relazionale e affettiva, questo 100% non esiste, ed è proprio l'esigenza di trovare coordinate rigide in un territorio che per sua natura è sfumato che sta alimentando la sua ansia e il suo blocco. Per chi elabora la realtà e i codici sociali attraverso una lente diversa e più analitica, la spontaneità relazionale non è un dato acquisito, ma un sistema complesso di regole non scritte che genera inevitabilmente fatica e il timore costante di compiere un passo falso. Questo forse spiega perché abbia cercato rifugio nel congelamento per anni: quando decodificare l'altro richiede uno sforzo immane, la paura di sbagliare diventa paralizzante. Vengiamo subito alla sua domanda: chiedere il consenso è molesto? No, assolutamente. Al contrario, chiedere apertamente (ad esempio: "Posso scriverti in privato?" oppure "Ti andrebbe un abbraccio?") è la massima espressione di rispetto per i confini dell'altra persona. Certo, la risposta potrebbe anche essere un "no", ma un rifiuto non è un fallimento e non fa di lei una persona molesta: è semplicemente un confine legittimo dell'altrui spazio che va accolto. Affrontare questo terrore e imparare a muoversi nello spazio dell'intimità, che si tratti di un messaggio, di un abbraccio o della sfera sessuale, senza il peso di un giudizio catastrofico su di sé è un percorso che merita di essere curato. Le consiglio di rivolgersi a un professionista: uno spazio di ascolto dedicato potrà aiutarla a decodificare le dinamiche relazionali, a costruire una sua "mappa" personale per orientarsi nell'affettività e a riscoprire il piacere di entrare in contatto con gli altri in modo più sereno per lei. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Micheli


Se si chiede il consenso è impossibile essere molesti. Credo che la chiarezza verbale in questo caso possa fugare ogni tuo dubbio. Fai fatica a porre la domanda? Perché qui mi sembra più questa la questione. C'è un vissuto di vergogna rispetto al desiderio di intimità? Sicuramente sarebbe un buon tema da affrontare in terapia.


La tua domanda è molto importante e dimostra una grande attenzione verso il rispetto dell'altro. Nelle relazioni non è possibile avere una certezza del 100% su come l'altra persona vivrà un'interazione. Chiedere il consenso, rispettare un eventuale rifiuto e prestare attenzione alle risposte verbali e non verbali riduce enormemente il rischio di risultare invadenti. Al contrario, evitare qualsiasi iniziativa per il timore di poter essere molesti rischia di diventare una limitazione importante per la tua vita relazionale. Il fatto che tu sia nello spettro autistico può rendere più difficile interpretare alcuni segnali sociali, ma questo non significa che tu non possa costruire relazioni sane e rispettose. Anzi, il tuo desiderio di rispettare i confini altrui è già un'ottima base. Questa paura potrebbe portarti a rinunciare ad esperienze che desidereresti vivere, è quindi utile imparare a distinguere il rispetto dei confini dall'eccesso di controllo dettato dall'ansia. Resto a disposizione qualora desiderassi approfondire questi aspetti attraverso un colloquio psicologico online. Un caro saluto.


Ciao quando ti senti di dare un abbraccio ad una persona che non sembra interessata, chiedi se le puoi donare un abbraccio e che a te fa molto piacere sia darlo che riceverlo. Quando una persona è interessata ad avere un contatto con te sia in termini di tenerezza sia in termini di intimità e tu ti vuoi sentire più sicuro del tuo atteggiamento verso un'altra persona, puoi aprire un dialogo dove, con la conversazione chiedi, esplicitamente, se potrebbe far piacere ricevere attenzioni di questo tipo, in modo da eliminare ogni fraintendimento proteggendo così la tua serenità


Ciao! Si, è possibile non essere molesti mettendo in pratica questi comportamenti. Bisogna però fare attenzione al consenso altrui ed ai confini che ci sono nelle varie relazioni della nostra vita. Quando si crea un legame amoroso o d'amicizia, è molto frequente ricercare il contatto, anche fisico. Se entrambe le persone acconsentono, non c'è nulla di male nel darsi un abbraccio, non si tratta in questo caso di essere molesti! Spero di averti aiutato, Dott.ssa Maryviol De Bernardi


Ciao ragazzo, dato che questa paura sembra influenzare molto la tua vita, e considerando anche il tuo disturbo dello spettro autistico, potrebbe esserti davvero utile parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta: può aiutarti a distinguere le normali incertezze sociali da una paura eccessiva e darti strumenti pratici. Un saluto!


Si diventa molesti solo se si insiste in comportamenti che l'altra persona non gradisce. Capisco che nel tuo caso hai bisogno di estrema chiarezza nei rapporti interpersonali per cui ti consiglio di essere sempre te stesso manifestando all'altro i tuoi desideri. Ti consiglio di evitare rapporti troppo stretti sui social e di circondarti di amici che ti conoscono e ti vogliono bene con cui ti puoi confidare e chiedere consiglio anche su come interagire con gli altri, specialmente con chi non conosci. Allenati a sviluppare il linguaggio non verbale che ci dà l'essenza delle emozioni e la verità delle intenzioni.


Caro, piacere di leggere la sua domanda e di entrare in contatto con lei. E grazie della stima che ci dimostra come categoria. E' bello sentirci riconosciuti. Mi sembra porre molta attenzione a non rivelarsi invadente e a non intrudere nello spazio dell'altra persona. Al non essere percepito come molesto. Per ciò che riguarda i rapporti in genere, condividere dei momenti con gli altri nell'ambito delle relazioni - amicali e sentimentali/sensuali - è un aspetto fondamentale della nostra esperienza. E questi rapporti si accompagnano di comportamenti e manifestazioni che decorano e forniscono un valore aggiunto alle emozioni reciprocamente provate. Mi riferisco a sorrisi, sguardi, pacche sulle spalle, abbracci, carezze, baci, sussurri. Che siano questi segni di una forte amicizia, di un'attrazione, di sentimenti amorosi. Gesti che dalla prima infanzia ci accompagnano, arricchendosi con la maturità adulta di tutte le sfumature affettive e relazionali che colorano i nostri rapporti. Questi momenti sono parte delle esperienze che ognuno di noi fa nei rapporti e ci tengo a sottolinearlo con l'intento di provare a stemperare, almeno in parte, il suo sentire il desiderio di vicinanza come "un qualcosa di troppo" o di molesto. Soprattutto qualora lei si mostri delicato e sensibile nel palesare all'altro il desiderio di avvicinarsi. Spero di aver contribuito alla sua riflessione importante. Che, come saprà, potrà sempre essere approfondita in uno spazio di analisi dedicato ad essa e con la compagnia attenta di un terapeuta. Un caro saluto da parte mia.


Gentile Utente, dalle sue parole emerge una grande attenzione verso il rispetto dell'altro. Questo è un aspetto molto prezioso e rappresenta già un buon punto di partenza. La risposta breve è questa: **chiedere il consenso non è, di per sé, un comportamento molesto**. Anzi, nella maggior parte dei casi è un modo rispettoso di entrare in relazione con qualcuno. Naturalmente, non esiste un modo per avere la certezza assoluta di non mettere mai nessuno a disagio. Nelle relazioni umane il rischio di un piccolo imbarazzo o di un rifiuto esiste sempre. Ma essere molesti è qualcosa di diverso: significa ignorare i confini dell'altra persona, insistere dopo un rifiuto, non rispettare un "no" o continuare un comportamento non desiderato. Se lei chiede, ascolta sinceramente la risposta e accetta serenamente anche un eventuale rifiuto, sta già mostrando rispetto per i confini dell'altro. Mi colpisce però un altro aspetto del suo racconto: scrive che per sette anni non ha abbracciato una ragazza per paura di risultare molesto. Questo mi fa pensare che la sua sofferenza non riguardi tanto il rispetto degli altri, quanto il timore di poter fare involontariamente qualcosa di sbagliato. È una paura comprensibile, soprattutto considerando che ci racconta di avere un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, condizione che può rendere meno immediata l'interpretazione di alcuni segnali sociali. Proprio per questo, può esserle utile ricordare che il consenso non è qualcosa che si ottiene una volta per tutte, ma è un dialogo continuo. Può essere espresso con le parole, ma anche attraverso il linguaggio del corpo e la disponibilità reciproca. E quando qualcosa non è chiaro, chiedere con semplicità è spesso la scelta più rispettosa. Le auguro, nel tempo, di riuscire a sostituire una domanda molto severa come **"Come faccio a non essere mai molesto?"** con una più realistica: **"Sto facendo del mio meglio per rispettare l'altra persona?"**. Da quello che scrive, mi sembra che questa attenzione lei ce l'abbia già. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa

Dott.ssa Marica Romano

Dott.ssa Marica Romano

psicologo

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Buongiorno, intanto ti ringrazio per aver condiviso una preoccupazione così intime personale. Da quello che scrivi, mi colpisce quanto tu tenga al rispetto dell'altra persona: il fatto che tu ti ponga queste domande dice che per te il consenso e il benessere dell'altro sono davvero importanti. Ti rispondo dicendoti che nessuno può avere la certezza assoluta al 100% di non essere mai percepito come molesto, perché ogni interazione umana coinvolge due persone, ciascuna con la propria sensibilità, la propria storia e il proprio modo di interpretare le situazioni. Tuttavia, si può fare moltissimo per ridurre questo rischio e, come tu hai già correttamente esposto, il consenso è uno degli strumenti principali. Chiedere con rispetto se una persona desidera un abbraccio, se è interessata a conoscersi meglio, di per sé non è un comportamento molesto. Al contrario, è spesso un modo di dimostrare attenzione ai confini dell'altro, dimostrando quanto si tenga al benessere della persona con cui ci rapportiamo. Ciò che fa la differenza è spesso la modalità, come si chiede qualcosa e, soprattutto, come si accoglie la risposta ricevuta. Se la risposta è un "no", oppure è incerta o poco convinta, rispettarla senza insistere è fondamentale. Allo stesso modo, se scrivi un messaggio a una ragazza in modo educato e, nel caso non risponda o non sembri interessata, ti fermi senza continuare a contattarla, stai rispettando lei, la sua risposta e i suoi confini. È anche importante sottolineare un altro aspetto: da quello che racconti, la tua paura di risultare molesto sembra molto intensa, tanto da averti portato per anni a evitare perfino un abbraccio. Questo mi fa pensare che la sofferenza principale possa non essere tanto il rischio reale di esserlo, quanto il timore di poter fare involontariamente del male o mettere a disagio qualcuno. Hai mai pensato che spesso la nostra percezione dei pensieri altrui ci impedisce di vivere e agire serenamente? Il fatto che tu abbia una diagnosi di disturbo dello spettro autistico può certamente rendere più difficile interpretare alcuni segnali sociali, ma non significa assolutamente che tu sia destinato a essere inappropriato. Anzi, il fatto che tu dia così tanta importanza al consenso è una risorsa, una risorsa poco scontata di questi tempi. Se questa paura dovesse limitare molto la tua vita o impedirti di vivere serenamente le relazioni, potrebbe essere utile parlarne con professionisti che possano aiutarti a distinguere i rischi reali dalle paure che tendono a ingigantirli. Ti auguro di riuscire, con il tempo, a fidarti sempre di più del fatto che una relazione sana si costruisce proprio attraverso comunicazione, rispetto reciproco e ascolto dei confini dell'altro senza mai dimenticarti che la felicità è un diritto!


Ciao sono la dottoressa Ilenia Ferlito, anche se più corto il tuo intervento è stato molto esaustivo. Capisco la tua paura e posso assicurarti che chiedere con gentilezza e in modo educato non ti farà risultare molesto. Quindi chiedi pure un abbraccio o scrivi in chat a quella ragazza


Riguardo il consenso, il discorso è un po' delicato e andrebbe interpretato caso per caso. Mi contatti e ne parleremo. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)


Ciao :) Per non essere molesto per prima cosa devi valutare il contesto: in questo luogo e con questa persona è opportuno che io chieda di abbracciare (o essere abbracciato)? Se la risposta è si, si può fare, chiedi il consenso e in questo modo non puoi essere molesto. Lo diventi se non accetti il no come risposta. Quindi, ricapitolando, se il contesto lo consente, se chiedi il permesso e ti adegui alla risposta, vai tranquillo, non sei molesto. Se funzioni nello spettro non sei strano, ma potresti sembrare strano alle persone neurotipiche: se ti va, puoi spiegare alle persone con cui vuoi relazionarti, le tue tipicità, per condividere un codice per comprendersi meglio e vedrai che sarà più facile sapere come comportarsi gli uni con gli altri, senza la paura di essere molesti o invadenti o che le altre persone lo siano con te. Ciao ciao


Buongiorno, innanzitutto desidero dirle che ho apprezzato molto il modo in cui ha posto la sua domanda. Dal suo messaggio emerge una grande attenzione al rispetto dell'altra persona, e questo è già un punto di partenza importante. Mi ha colpito molto il desiderio di raggiungere un 100% ... cioè mi chiedo se sia proprio questa ricerca di una certezza assoluta a farla sentire così in difficoltà. Nelle relazioni non possiamo avere la garanzia di non sbagliare mai. Possiamo però fare qualcosa di molto importante: comunicare con rispetto, chiedere il consenso quando necessario, osservare la risposta dell'altra persona e accogliere serenamente un eventuale "no". Chiedere, di per sé, non equivale a essere molesti. Ciò che fa la differenza è anche il modo in cui si accoglie la risposta. Se una persona non desidera un abbraccio, una conversazione o un contatto più intimo, rispettare quel limite è già una forma di cura verso l'altro. Leggendo il suo messaggio mi domando anche se, oltre alla paura di risultare molesto, non ci sia il timore di fare qualcosa di sbagliato. Sono due aspetti diversi: il primo riguarda il rispetto dell'altro, il secondo spesso riguarda il peso che attribuiamo ai nostri errori. Il fatto che lei si ponga queste domande dimostra sensibilità e desiderio di costruire relazioni rispettose. Se questa paura dovesse limitarla molto, al punto da impedirle di vivere con serenità la vicinanza agli altri, potrebbe essere utile approfondirla insieme a uno psicologo. Comprendere da dove nasce questo timore può aiutarla a vivere le relazioni con maggiore tranquillità e fiducia, senza dover cercare una certezza assoluta prima di ogni passo. Le auguro di continuare a coltivare questa attenzione verso gli altri, senza dimenticare di riservare la stessa gentilezza anche a sé stesso.


ciao, parto con qualche domanda: quanto ti dà fastidio il contatto fisico? Come ti sei sentito quando quella ragazza ti ha abbracciato? Parli di molestia ma perchè sotto sotto hai paura del rifiuto? Hai amici e amiche o vorresti cominciare una relazione? Quello che descrivi è un timore legittimo e al giorno d'oggi c'è molta più consapevolezza sull'argomento per fortuna. Il fatto che tu ti ponga questo dubbio è sicuramente una cosa sana e positiva, ma allo stesso tempo, non devi permettere che questo pensiero diventi un chiodo fisso, perchè altrimenti rischi di "fonderti" con esso e a di bloccarti. Al di là dell'attrazione fisica, una relazione si costruisce attraverso dialogo e fiducia. Se queste due ci sono, allora tutto il resto viene naturale. Probabilmente l'hai già visto, ma c'è una serie tv su prime video che si chiama Off Campus dove questa tematica sulla fiducia e il consenso viene trattata in modo sorprendentemente corretto e delicato. Se vuoi fare due chiacchiere e approfondire la cosa sono qui.


Ciao, chiedere in maniera gentile e rispettosa non è mai molesto. Per esempio puoi scrivere in privato alla ragazza chiedendole se le può far piacere parlare un pò. Anche sui contatti fisici chiedere esclude la possibilità di essere molesto. La risposta può esseere anche negativa ma tu hai fatto la tua parte e soprattutto ti sposti da questa immobilità che immagino sia molto spiacevole e fai l'esperienza di poter contatatre le persone e di quanto il tuo atteggiamento non sia molesto affatto come tu temi. Un saluto e un augurio!


Buongiorno,mi ha colpito una frase del suo messaggio. "Essere molesto è sempre stato un mio terrore."Leggendo quello che scrive, ho l'impressione che la sua preoccupazione non sia quella di oltrepassare i confini dell'altro, ma quasi il contrario. Ha così paura di fare del male o mettere a disagio qualcuno che finisce per bloccare anche gesti molto semplici, come un abbraccio o l'inizio di una conversazione.Chiedere il consenso, rispettare un "no" e fermarsi se si percepisce che l'altra persona non è a suo agio sono comportamenti rispettosi, non molesti. Certo, nessuno può avere la certezza assoluta di non essere mai frainteso, ma una relazione non si costruisce sulla certezza. Si costruisce sull'ascolto reciproco. Mi ha fatto piacere anche che abbia raccontato del disturbo dello spettro autistico. Lo considero un'informazione importante perché alcune situazioni sociali possono risultare più difficili da interpretare, ma questo non significa che lei sia destinato a sbagliare o a mettere a disagio gli altri. Mi chiedo se, più che la paura di essere molesto, ci sia una paura ancora più profonda. E se il timore fosse quello di sentirsi una "brutta persona" solo per aver espresso un interesse? Se questa paura la porta a rinunciare a vivere relazioni che desidera, credo che valga la pena approfondirla in un percorso psicologico. Potrebbe aiutarla a distinguere ciò che è davvero rispetto dei confini da ciò che, invece, è un'eccessiva responsabilità verso le emozioni degli altri. Un caro saluto Dott.ssa A.Mustatea


Ciao, il rispetto dello spazio personale è un argomento complesso perché ognuno di noi ha una percezione diversa dei propri confini e si relaziona con gli altri in maniera diversa a seconda della sua storia personale, familiare ecc. Il fatto che tu abbia l'obiettivo di "non essere molesto" è già un indicatore della tua sensibilità in proposito. Purtroppo non si possono dare consigli unici e diretti su questi argomenti ma è possibile comprendere meglio la propria modalità di relazionarsi con gli altri e trovare il modo di farlo in maniera sana attraverso un percorso psicologico.


Buongiorno. Mi incuriosirebbe capire quali sono i significati che lei attribuisce all' "essere molesti" e alla tematica del consenso. Parla di terrore, quindi mi sembra di capire che ci sia un'importante attivazione su questi aspetti interpersonali che probabilmente è necessario esplorare in terapia. Non tanto per evitare al 100% di risultare molesto, di questo non potrà mai avere certezza perchè rimanda all'esperienza soggettiva dell'altro. Piuttosto è necessario esplorare come mai questi temi le danno malessere impattando sulle relazioni interpersonali. Essere mosso da tutti questi pensieri e dal terrore deduco che non la facciano muovere in modo sereno nell'incontro con l'altro. Inoltre, essere persone nello spettro non significa "essere strani" o meglio, se si ha questa percezione di sè è importante affrontarlo in terapia. Significa funzionare in modo neurodivergente, e la consapevolezza del proprio funzionamento, di risorse e difficoltà aiuta la persona dello spettro a lavorare su di esse e avere una qualità di vita soddisfacente. Rimango a sua disposizione, anche online. Un caro saluto. Dott.ssa Martina Orzi


Ciao, grazie per la fiducia con cui hai condiviso questa domanda. Mi ha colpito una cosa: la tua preoccupazione non è "come ottenere ciò che voglio", ma "come fare in modo che l'altra persona si senta sempre rispettata". Questo dice molto dell'attenzione che hai nei confronti degli altri. La risposta breve è questa: non esiste un modo per avere la certezza assoluta al 100% di non risultare mai sgraditi, perché ogni persona vive il contatto, le richieste e le interazioni in modo diverso. Tuttavia, esiste un modo per ridurre moltissimo il rischio di essere molesti, ed è proprio quello che stai già pensando: chiedere il consenso, rispettare la risposta dell'altra persona e accettare serenamente un eventuale rifiuto. Ad esempio, chiedere: "Ti va se ti abbraccio?", "Posso scriverti in privato?" oppure verificare durante un momento intimo se l'altra persona si sente a suo agio sono comportamenti rispettosi, non molesti. Se poi la risposta è "no", oppure è incerta o poco convinta, fermarsi e rispettarla è la cosa più importante. Mi sembra importante dirti anche un'altra cosa. Racconti che, per il timore di essere molesto, per sette anni hai evitato di abbracciare una ragazza finché non è stata lei a prendere l'iniziativa. Questo mi fa pensare che la paura di sbagliare possa essere diventata molto grande, al punto da limitare la tua spontaneità e le tue relazioni. Il fatto di essere una persona nello spettro autistico può rendere più difficile interpretare alcuni segnali sociali, ma non significa che tu sia destinato a essere molesto. Anzi, il fatto che tu ti ponga queste domande e voglia rispettare i confini degli altri rappresenta una risorsa importante.Ti lascio con un pensiero: una persona molesta, nella maggior parte dei casi, ignora o non rispetta i "no" dell'altro. Tu, invece, stai cercando continuamente modi per rispettarli. Questo non significa che non potrai mai commettere una gaffe o trovarti in un momento imbarazzante – può capitare a chiunque – ma è molto diverso dall'essere molesti. Ti auguro di concederti, poco alla volta, il diritto di costruire relazioni senza pretendere la perfezione. Nelle relazioni non serve la certezza assoluta: serve rispetto, ascolto e disponibilità a fermarsi quando l'altro non è a proprio agio. Queste sono qualità che, dalle tue parole, sembrano già molto presenti.


Buongiorno, dalle sue parole non emerge il rischio di essere molesto, ma la paura di poterlo diventare. È una differenza fondamentale. Nessuno può avere la certezza assoluta di non mettere mai a disagio qualcuno. Ciò che distingue un comportamento rispettoso da uno molesto non è il semplice chiedere un contatto o scrivere un messaggio, ma il modo in cui si accoglie la risposta dell'altra persona. Se chiede con rispetto e sa fermarsi davanti a un "no", non sta molestando nessuno. Il fatto che lei sia nello spettro autistico può rendere più complessa la lettura dei segnali sociali, ma non la rende una persona molesta. Piuttosto, mi colpisce quanto la ricerca del "100% di certezza" sembri condizionare la sua vita. È proprio su questo che potrebbe essere utile lavorare, perché nelle relazioni il rispetto è possibile, la certezza assoluta no. Dr. Giuseppe Mirabella


Buonasera, prima di tutto grazie per aver condiviso una domanda così personale e delicata. Si percepisce quanto per te sia importante rispettare l’altra persona e quanto, allo stesso tempo, la paura di poter essere molesto ti abbia portato negli anni a rinunciare persino a gesti semplici come un abbraccio. Capisco quindi perché tu senta il bisogno di avere delle certezze. In generale, chiedere il consenso in modo rispettoso è proprio uno degli strumenti più importanti per prendersi cura dei confini dell’altra persona: vale per un abbraccio, per un messaggio privato, per un bacio o per un rapporto sessuale. Il consenso, però, non è una formula che permette di avere la certezza matematica di non essere mai percepiti come invadenti: è piuttosto un dialogo, nel quale si osserva anche come l’altra persona risponde, si lascia spazio alla possibilità che dica di no e si accetta serenamente quel limite. È quindi possibile avvicinarsi agli altri con rispetto senza dover eliminare completamente ogni possibilità di errore o di imbarazzo. Un “posso abbracciarti?”, ad esempio, non è di per sé un comportamento molesto: è una modalità rispettosa per verificare se quel contatto è desiderato. E se l’altra persona dice di no, quel “no” può semplicemente essere accolto, senza che questo significhi che tu abbia fatto qualcosa di sbagliato. Anche negli aspetti sessuali e affettivi il principio è lo stesso, con un'attenzione ancora maggiore al consenso, che deve essere libero, chiaro, specifico e sempre revocabile. Il fatto che tu sia nello spettro autistico può inoltre rendere alcune situazioni sociali meno intuitive o più difficili da interpretare, ma non significa affatto che tu sia “strano” o destinato a essere molesto. Alcune di queste competenze possono anche essere apprese e allenate, così da sentirti progressivamente più sicuro nelle relazioni. Forse, più che cercare di raggiungere la certezza di essere “molesto zero”, potrebbe essere utile lavorare sulla possibilità di stare nelle relazioni accettando che non tutto può essere previsto o controllato al 100%. E, soprattutto, sul fatto che il desiderio di avvicinarti a qualcuno non è qualcosa di cui devi avere paura: può essere espresso con rispetto, ascoltando l’altra persona e anche ascoltando te stesso. Un caro saluto, Dott. Fabio Mallardo Psicologo-Psicoterapeuta Ricevo anche on-line


Nel momenti in cui lei chiede il consenso a qualcuno di fare qualcosa, come un abbraccio, e l'altra persona glielo dà non vedo perchè debba avere paura di essere stato molesto.

Dott. Ivan Avella

Dott. Ivan Avella

psicologo

Cava de' Tirreni

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Ciao, la tua domanda è molto importante e, da quello che racconti, mi sembra che dietro ci sia soprattutto una grande paura di fare del male o di oltrepassare i confini degli altri. Questa attenzione è positiva, ma nel tuo caso sembra essere diventata così forte da impedirti persino di vivere normali esperienze di affetto e socialità. La prima cosa da chiarire è che chiedere il consenso non è essere molesti. Chiedere a una persona se puoi abbracciarla, se puoi scriverle in privato o se desidera avere un contatto sessuale è, al contrario, un modo rispettoso di considerare i suoi confini. Naturalmente non esiste un modo per ottenere una garanzia matematica del “100%”. Le relazioni umane non funzionano così. Puoi comportarti in maniera rispettosa e, nonostante questo, l'altra persona può sentirsi a disagio, cambiare idea o semplicemente non desiderare quel tipo di rapporto. Questo non significa automaticamente che tu sia stato molesto. La differenza fondamentale sta nel rispetto della risposta dell'altra persona. Per esempio, se vuoi abbracciare qualcuno puoi chiedere: “Posso abbracciarti?”. Se la persona dice sì, puoi farlo. Se dice no, ti fermi senza insistere. Se esita o appare a disagio, puoi lasciarle spazio. Se invece continua a rifiutare e tu insisti, allora il problema non è aver fatto la domanda iniziale, ma non aver rispettato il suo confine. Lo stesso vale per scrivere a una ragazza sui social. Un singolo messaggio educato e non invadente non equivale a molestare qualcuno. Se non risponde, non è interessata o ti chiede di non scriverle, il comportamento rispettoso consiste nel fermarsi. Non è necessario evitare ogni contatto per paura di poter risultare molesto. Sul piano sessuale il principio è ancora più importante: il consenso deve essere libero, chiaro e reciproco, e può essere ritirato in qualsiasi momento. Non basta che una persona non dica “no”: è importante che partecipi volontariamente e che tu presti attenzione anche a eventuali segnali di disagio. In caso di dubbio, fermarsi e chiedere è sempre una buona scelta. Però vorrei soffermarmi sulla parte che mi sembra più importante del tuo messaggio. Dici che per sette anni non hai mai abbracciato una ragazza perché avevi paura di essere molesto. Questo mi fa pensare che il problema non sia soltanto come comportarti correttamente con gli altri, ma quanto sia diventata grande la tua paura di sbagliare. Potrebbe esserci un meccanismo del tipo: “E se fossi molesto? E se la mettessi a disagio? E se facessi qualcosa di sbagliato?”. A quel punto cerchi una garanzia assoluta prima di agire. Ma poiché una garanzia del 100% non può esistere nelle relazioni umane, la tua mente potrebbe continuare a chiederti ulteriori rassicurazioni e tu finisci per evitare completamente la situazione. Questo può diventare molto limitante. Il fatto di essere nello spettro autistico può inoltre rendere alcune sfumature sociali più difficili da interpretare, ma non significa affatto che tu sia destinato a essere inappropriato. Puoi imparare strategie concrete: chiedere, osservare la risposta, rispettare un rifiuto, non insistere e lasciare spazio all'altra persona. Ti suggerirei quindi di sostituire l'obiettivo “non devo mai essere molesto” con un obiettivo più realistico: “Voglio comportarmi in modo rispettoso e, se l'altra persona mi comunica un limite, voglio essere capace di rispettarlo.” Questa seconda regola è molto più sana perché non pretende da te l'impossibile. E c'è anche qualcosa che forse dovresti concederti: il diritto di fare esperienze. Puoi chiedere un abbraccio. Puoi scrivere a una ragazza. Puoi mostrare interesse. Puoi chiedere un appuntamento. Puoi esprimere attrazione. Il desiderio non è una molestia. Diventa problematico quando non viene rispettata la libertà dell'altra persona di accettare o rifiutare. Se questa paura continua a impedirti di avere relazioni e ti porta a chiedere continuamente conferme sul fatto di non essere molesto, ti consiglierei di parlarne con uno psicologo, possibilmente qualcuno che abbia familiarità con l'autismo in età adulta. Potrebbe aiutarti non soltanto a comprendere meglio i confini nelle relazioni, ma anche a ridurre questa necessità di avere una certezza assoluta prima di poter vivere una situazione affettiva. Non devi diventare perfetto per poter stare vicino agli altri. Devi imparare a chiedere, ascoltare e rispettare. E da quello che scrivi, la tua grande preoccupazione di non oltrepassare i confini degli altri dimostra già che questa attenzione per te è importante. Un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia


Grazie per la stima, apprezzo davvero molto questa domanda. Credo che il primo passo per evitare di risultare molesti sia proprio chiedersi quale sia il limite da non oltrepassare. Il consenso, infatti, è una forma di comunicazione continua e, proprio per questo, sì: può esistere un consenso pieno, quando ci si è assicurati che la risposta dell’altra persona sia libera, chiara e positiva. P.S. Se vuoi approfondire la questione, possiamo anche permetterci di essere un po’ strani in seduta. Un saluto Dott.ssa Virdieri

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