Buongiorno Cari Dottori, vorrei chiedervi aiuto, un parere..sto sempre a pensare e piangere..non rie
Buongiorno Cari Dottori, vorrei chiedervi aiuto, un parere..sto sempre a pensare e piangere..non riesco a dimenticare un uomo con cui ci sono stati solo rapporti fisici, ma io mi ero illusa potesse provare qualcosa..nonostante ci vedessimo solo sul lavoro, mai una uscita fuori, mai chiamarmi per nome, nessun numero di telefono.. mai fatto domande sulla sua vita privata ..avevo paura di rovinare tutto..era tutto evidente ma io ci speravo ma in quei momenti mi sentivo considerata, il suo avvicinamento fisico anche se tutto di nascosto e quando poteva lui, mi faceva sentire importante, c'era complicita'. da quando ha interrotto tutto perche' ha capito il mio coinvolgimento emotivo, io ci soffro, io non riesco a star bene,ne' a parlare con altri ragazzi quando lo vedo parlare con altre ragazze, ci soffro..ad oggi tra di noi solo "ciao" , quando ci troviamo alla porta"prego, grazie" sguardi fissi, restiamo immobili l'uno di fronte all'altro per alcuni secondi..non si avvicina a salutare neanche quando parlo con un collega in comune...mi sento di aver sbagliato tutto..se fossi stata leggera, capace di tecniche di seduzione, ad oggi mi parlerebbe come tempo fa..non sarei stata depressa, triste. Grazie per il vostro tempo
1 risposta
Sì, in una risposta CBT manterrei molto il focus sulla distinzione tra ciò che lei desiderava e ciò che effettivamente l'altra persona mostrava, lavorando sul pensiero controfattuale del "se fossi stata diversa". Potrebbe essere formulata così: Buongiorno, grazie per aver condiviso così apertamente quello che sta vivendo. Mi sembra importante partire proprio dal vissuto che descrive: per lei quei momenti non erano semplicemente rapporti fisici, ma rappresentavano anche un sentirsi considerata, desiderata e importante per qualcuno. È quindi comprensibile che l'interruzione di questa relazione abbia lasciato un senso di vuoto e che oggi vederlo rapportarsi con altre persone possa riattivare sofferenza e pensieri dolorosi. Allo stesso tempo, credo possa essere utile provare a distinguere ciò che lei desiderava da ciò che concretamente questa persona sembrava disposto a offrirle. Da quello che racconta, infatti, non sembrano esserci stati segnali di un interesse orientato alla conoscenza e alla costruzione di una relazione: non vi siete frequentati al di fuori del lavoro, non c'erano telefonate o contatti personali e non c'era una curiosità verso la sua vita. Questo non significa che ciò che avete vissuto non fosse significativo per lei, ma può aiutarla a riconoscere che probabilmente i vostri bisogni erano diversi. Per questo, più che chiedersi "cosa avrei potuto fare per farlo restare?", potrebbe essere utile chiedersi "di cosa avevo bisogno io in quella relazione?". Se lei sentiva il bisogno di essere conosciuta, cercata, considerata anche al di fuori della dimensione fisica e di costruire un legame, non è detto che essere stata più "leggera", utilizzare tecniche di seduzione o nascondere maggiormente il proprio coinvolgimento avrebbe portato a ottenere ciò di cui aveva bisogno. Avrebbe forse mantenuto più a lungo quella situazione, ma non necessariamente l'avrebbe trasformata nel tipo di relazione che desiderava. Il pensiero "ho sbagliato tutto" sembra quindi essere particolarmente importante da osservare, perché rischia di trasformare una differenza di bisogni e di aspettative in una colpa personale. Il fatto che lei si sia coinvolta emotivamente non significa che abbia sbagliato: significa che quella situazione per lei aveva assunto un significato importante. E forse oggi il lavoro può essere proprio quello di imparare a riconoscere e dare valore a questi bisogni, senza doverli svalutare o nascondere per cercare di mantenere qualcuno accanto a sé. Potremmo quindi provare a spostare gradualmente la domanda da "come avrei potuto fare perché lui mi scegliesse?" a "che tipo di persona e di relazione vorrei scegliere io, perché sia coerente con quello di cui ho bisogno?". Questo potrebbe aiutarla anche a non misurare il proprio valore sulla base del comportamento o dell'interesse di questa persona.
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