Buongiorno Cari Dottori, vorrei chiedervi aiuto, un parere..sto sempre a pensare e piangere..non rie

Buongiorno Cari Dottori, vorrei chiedervi aiuto, un parere..sto sempre a pensare e piangere..non riesco a dimenticare un uomo con cui ci sono stati solo rapporti fisici, ma io mi ero illusa potesse provare qualcosa..nonostante ci vedessimo solo sul lavoro, mai una uscita fuori, mai chiamarmi per nome, nessun numero di telefono.. mai fatto domande sulla sua vita privata ..avevo paura di rovinare tutto..era tutto evidente ma io ci speravo ma in quei momenti mi sentivo considerata, il suo avvicinamento fisico anche se tutto di nascosto e quando poteva lui, mi faceva sentire importante, c'era complicita'. da quando ha interrotto tutto perche' ha capito il mio coinvolgimento emotivo, io ci soffro, io non riesco a star bene,ne' a parlare con altri ragazzi quando lo vedo parlare con altre ragazze, ci soffro..ad oggi tra di noi solo "ciao" , quando ci troviamo alla porta"prego, grazie" sguardi fissi, restiamo immobili l'uno di fronte all'altro per alcuni secondi..non si avvicina a salutare neanche quando parlo con un collega in comune...mi sento di aver sbagliato tutto..se fossi stata leggera, capace di tecniche di seduzione, ad oggi mi parlerebbe come tempo fa..non sarei stata depressa, triste. Grazie per il vostro tempo

93 risposte


Ciao, mi dispiace molto leggere quanta sofferenza stai vivendo. Da quello che racconti, ho la sensazione che tu non stia solo cercando di dimenticare un uomo, ma anche il modo in cui con lui ti sentivi: vista, desiderata e importante. È comprensibile che tu ti sia affezionata, anche se la relazione era fatta solo di momenti rubati. Il cuore spesso si lega non a ciò che c'è stato davvero, ma a ciò che ha sperato potesse nascere. Vorrei dirti una cosa con delicatezza: non credo che tu abbia "sbagliato tutto" perché ti sei coinvolta. La sensibilità non è un difetto, e non esistono tecniche di seduzione che possano trasformare un coinvolgimento reciproco se l'altro non è disposto a costruirlo. Forse oggi il dolore ti sta anche raccontando un bisogno più profondo: quello di essere scelta alla luce del sole, non solo quando l'altro può o vuole. Tu meriti una relazione in cui il tuo nome venga pronunciato, in cui ci siano domande, telefonate, presenza e reciprocità. Se questo pianto va avanti da tempo e senti che sta togliendo spazio alla tua vita, non affrontarlo da sola: parlarne con uno psicologo può aiutarti a ritrovare il tuo valore, indipendentemente dallo sguardo di quell'uomo. Ti mando un abbraccio umano. Guarire non significa dimenticare in fretta, ma smettere poco a poco di misurare il proprio valore attraverso chi non ha potuto ricambiare

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Buongiorno carissima, grazie per aver raccontato con tanta sincerità quello che stai vivendo. Leggendo le tue parole, mi arriva tanta stanchezza e una grande tristezza; mi viene da pensare a quanto questa situazione abbia assunto significati importanti per te, forse anche oltre ciò che concretamente accadeva tra voi. Dici che in quei momenti ti sentivi considerata, importante, desiderata, e forse può essere interessante partire proprio da qui: che cosa succedeva dentro di te quando lui si avvicinava? E che cosa succede oggi, invece, quando lo vedi parlare o relazionarsi con altre ragazze? Mi colpisce anche una cosa che racconti: dici di non aver mai fatto domande sulla sua vita privata, di non avergli mai chiesto il numero e di aver avuto paura di “rovinare tutto”. Mi chiedo da dove nasca l’idea che tu non potessi chiedere, conoscere, esplicitare ciò che provavi o ciò che desideravi. Che cosa temevi potesse succedere se avessi fatto una domanda? Mi sembra anche significativo il modo in cui oggi descrivi i vostri incontri: pochi gesti, gli sguardi, il fermarsi l’uno davanti all’altra, quel “ciao”, “prego”, “grazie”. Sono situazioni molto brevi, ma che sembrano avere ancora un grande peso emotivo. Chissà quali significati attribuite entrambi a quei momenti e quanto questi significati possano contribuire a mantenere vivo il legame, anche nella distanza. Mi soffermerei anche su una frase che hai scritto: “se fossi stata leggera, capace di tecniche di seduzione...”. Mi chiedo se in questo momento tu stia cercando di ricostruire la storia individuando qualcosa che avresti potuto fare diversamente. È un modo comprensibile di cercare una spiegazione, soprattutto quando una relazione ci lascia con molte domande. Ma forse vale la pena considerare anche un'altra possibilità: non necessariamente c’è stato un tuo errore da correggere. Forse tu hai dato a quella situazione un significato che per te è diventato sempre più importante, mentre lui ha posto un limite quando si è accorto del tuo coinvolgimento. E allora, più che chiederci come avresti potuto comportarti per fare andare le cose diversamente, potrebbe essere interessante provare a comprendere che cosa questa relazione ha attivato nella tua storia e nelle tue relazioni: che cosa ti ha permesso di sentire, che cosa ti ha fatto sperare, che cosa invece oggi ti fa così paura di perdere. Forse non si tratta nemmeno, almeno per ora, di “dimenticarlo”. Potrebbe essere più utile capire che posto ha occupato questa persona e questo rapporto nella tua vita e che cosa racconta di te, dei tuoi bisogni e del tuo modo di stare nelle relazioni. Potrebbe essere utile esplorare tutto ciò all'interno di un percorso psicologico, se lo desideri, puoi contattarmi. Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Da ciò che racconta, mi sembra che il dolore non riguardi soltanto la perdita di quest’uomo, ma anche ciò che quella relazione le faceva sentire di essere: desiderata, considerata, importante. Per questo, anche se la relazione era prevalentemente fisica e molto limitata nella quotidianità, la sofferenza può essere intensa e reale. Non credo sia utile pensare che abbia “sbagliato” perché non è stata abbastanza leggera o perché non conosceva tecniche di seduzione. Lei si è coinvolta emotivamente, mentre probabilmente lui desiderava mantenere il rapporto su un piano diverso. Non è una colpa: è una differenza di desideri e aspettative. Gli sguardi, i piccoli gesti o il modo in cui oggi lui si comporta possono facilmente alimentare la speranza e portarla a chiedersi continuamente cosa significhino. Ma forse la domanda più importante non è “cosa prova lui?”, bensì: “Perché il sentirmi desiderata da lui è diventato così importante per il mio valore personale?” Il fatto che riferisca di pensare continuamente a questa situazione, piangere spesso, sentirsi depressa e avere difficoltà ad aprirsi ad altre persone merita attenzione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non semplicemente a “dimenticarlo”, ma a comprendere che cosa questa relazione ha toccato così profondamente dentro di lei, elaborare la perdita e recuperare un senso di valore che non dipenda dallo sguardo o dal desiderio di quest’uomo. Le auguro di riuscire, poco alla volta, a spostare la domanda da “cosa avrei dovuto fare perché lui restasse?” a “di che cosa ho bisogno io per stare bene in una relazione?”. È probabilmente da lì che può iniziare qualcosa di molto importante per lei.


Buongiorno, dalle tue parole colgo un profondo vissuto di delusione e sofferenza. Da una parte emerge la forte delusione: pur percependo, fin dall’inizio, un oggettivo sbilanciamento nella relazione, quest’uomo ti ha fatta sentire vista, pensata e importante. Sono stati momenti sufficienti a farti sentire emotivamente coinvolta e a farti riporre aspettative sul futuro di questa storia. Dall’altra parte c'è la sofferenza: non solo dovuta alla fine della relazione in sé, ma anche legata al modo in cui ti racconti questa rottura, attribuendoti l'intera responsabilità. Ti descrivi come la causa della fine del rapporto, arrivando a pensare che la rottura si sarebbe potuta evitare se solo avessi scelto la "non autenticità", ossia nascondendo i tuoi sentimenti nel tentativo di rispondere a modalità e canoni che immagini lui avrebbe potuto reputare più idonei. Questo continuo pensiero (l'idea di aver sbagliato e la convinzione che avresti potuto evitare l’allontanamento agendo diversamente) non fa che alimentare un forte malessere e un pesante senso di inadeguatezza. Credo che la complessità di questo vissuto e la sofferenza che porti meritino uno spazio più approfondito e dedicato, se e quando lo riterrai utile. Rimango a disposizione: qualora desiderassi approfondire quanto scritto, puoi trovare tutti i miei contatti direttamente sulla mia pagina profilo. Un caro saluto, -Dott.ssa Beatrice Intorcia


Salve, quello che racconta sembra essere un dolore molto profondo legato non soltanto alla persona, ma anche a ciò che quella relazione rappresentava per lei. Anche se tra voi ci sono stati soltanto rapporti fisici, per lei si è creato un coinvolgimento affettivo importante, e quando lui ha interrotto la situazione lei ha perso qualcosa che le faceva sentire di essere vista, desiderata e importante. Non credo che lei abbia sbagliato tutto e, soprattutto, non credo che la causa della sua sofferenza sia il fatto di non essere stata abbastanza “leggera” o di non aver conosciuto le giuste tecniche di seduzione. Quando ci si coinvolge emotivamente, non è possibile controllare i sentimenti attraverso delle strategie. Lei aveva iniziato a sperare che potesse nascere qualcosa di più e questo, semplicemente, è ciò che è accaduto dentro di lei. È importante però distinguere ciò che sperava da ciò che lui concretamente le offriva. Da quello che racconta, non c'erano una frequentazione al di fuori del lavoro, una vera conoscenza reciproca o una ricerca di contatto personale. Questo non significa necessariamente che per lui quei momenti non avessero alcun significato, ma indica che probabilmente non stavate vivendo la situazione nello stesso modo. Mi colpisce soprattutto quando dice che durante quei momenti si sentiva “considerata” e “importante”. Forse è proprio questa sensazione che oggi le manca maggiormente. Il dolore può quindi essere alimentato non soltanto dalla mancanza di quell'uomo, ma anche dalla perdita di quella conferma che, attraverso la sua vicinanza, riceveva. Anche il fatto che soffra quando lo vede parlare con altre ragazze è comprensibile. In quei momenti può riemergere il confronto e il pensiero che con altre donne lui possa comportarsi diversamente, portandola a chiedersi cosa abbia avuto lei in meno. Ma non deve trasformare il comportamento di quest'uomo in una misura del suo valore. Cerchi inoltre di non attribuire un significato preciso a ogni sguardo, a ogni “ciao”, al “prego” o ai secondi in cui vi trovate uno di fronte all'altra. Non possiamo sapere con certezza cosa rappresentino per lui quei momenti. Continuare a interpretarli rischia di mantenere viva una speranza e di rendere più difficile il distacco. La frase che forse merita maggior attenzione è: “Se fossi stata leggera, ad oggi mi parlerebbe come tempo fa”. È un pensiero comprensibile, ma rischia di farla sentire responsabile di tutto ciò che è accaduto. Non sappiamo se comportandosi diversamente lui sarebbe rimasto vicino a lei. Sappiamo invece che lei si è coinvolta e che, a un certo punto, lui ha scelto di interrompere la situazione. Questo può far male, ma non significa che lei abbia fallito. Non ha bisogno di imparare a essere più seduttiva per essere scelta. Ha bisogno, piuttosto, di recuperare lentamente la consapevolezza che il suo valore non dipende dall'attenzione di una persona che non ha scelto di costruire con lei una relazione. Visto che parla di pianto frequente, tristezza e di una condizione che definisce depressiva, non sottovaluterei la sua sofferenza. Se questo stato persiste o interferisce con la sua vita quotidiana, sarebbe importante concedersi uno spazio personale con uno psicologo o uno psicoterapeuta, nel quale poter comprendere meglio ciò che sta vivendo e lavorare sul distacco emotivo. Non si rimproveri per aver sperato. A volte ci affezioniamo anche quando la realtà ci mostra che l'altra persona non sta andando nella nostra stessa direzione. Questo non rende sbagliati i nostri sentimenti: significa soltanto che dobbiamo imparare, con il tempo, a rivolgerli verso qualcuno che possa ricambiarli e darci una presenza autentica. Le mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia


Buonasera, ciò che ha descritto con tanta precisione potrebbe corrispondere in parte ad un fenomeno psicologico ben caratterizzato nella letteratura, conosciuto come Limerenza: uno stato di attaccamento molto forte ed involontario verso una persona che tipicamente non ricambia in modo chiaro i sentimenti, caratterizzato da pensieri intrusivi, idealizzazione dell'altro, un'oscillazione emotiva marcata tra euforia e disperazione in base ai segnali ricevuti, e un desiderio intenso di reciprocità che non trova soddisfazione. Un elemento diagnostico particolarmente rilevante, che compare con chiarezza nel suo racconto, è che chi vive uno stato di limerenza sa spesso, a livello razionale, che i propri sentimenti non sono ricambiati nella forma desiderata, ma questa consapevolezza razionale non basta a spegnere l'intensità del vissuto emotivo, perché la limerenza non è governata dalla volontà o dal controllo cosciente della persona che la vive. Non è affatto un caso, quindi, che lei stessa, nel descrivere con tanta lucidità l'assenza totale di elementi relazionali concreti, mai un numero di telefono, mai una domanda sulla sua vita privata, mai un'uscita condivisa fuori dal contesto lavorativo, dimostri di aver visto la realtà della situazione con estrema chiarezza fin dall'inizio, pur continuando a viverla emotivamente in un modo completamente diverso e più speranzoso. Tutto ciò non è una contraddizione né un segno di scarsa intelligenza emotiva da parte sua: è esattamente il meccanismo con cui questo fenomeno tende a funzionare, dissociando la consapevolezza razionale dall'intensità del coinvolgimento emotivo effettivo. Prenda ovviamente tutto con le pinze, non si ppuò capire bene cosa le sta succedendo da qualche riga sul web, però questa ipotesi potrebbe spiegare in parte il suo stato d’animo che ci riporta. Vorrei ora offrirle un tentativo di lettura più profonda di quanto ha vissuto, poichè credo che la dinamica con quest'uomo si sia svolta quasi interamente su un solo piano, quello del corpo, escludendo sistematicamente ogni altro canale di riconoscimento reciproco tra voi due. Il corpo, in questo scambio, non ha funzionato come apertura verso l'Altro nella sua interezza, come accade in una relazione affettiva piena, ma come territorio isolato e sottratto al resto dell'esistenza condivisa, un contatto fisico che accadeva, come lei stessa scrive, di nascosto e solo quando poteva lui, quindi interamente regolato dai tempi e dalle condizioni decise da lui, mai dai suoi bisogni o dai suoi desideri. Il senso di essere considerata e importante che lei provava in quei momenti era un'esperienza emotiva del tutto reale e legittima, ma si fondava su una struttura relazionale che, fin dall'inizio, non prevedeva alcuno spazio autentico per il suo desiderio o per la sua iniziativa, restando sempre subordinata alla disponibilità e alle condizioni di lui con quindi un rapporto fortemente assimmetrico. Anche la descrizione che fa degli incontri attuali, gli sguardi fissi, l'immobilità reciproca per alcuni secondi davanti alla porta, è un dato fenomenologico di grande rilevanza che merita di essere nominato: quella sospensione condivisa, in cui nessuno dei due si muove né parla, non è affatto un'assenza totale di comunicazione tra voi, ma una forma di comunicazione silenziosa e reciproca di qualcosa che entrambi sembrate ancora riconoscere internamente, ma che nessuno dei due può o vuole nominare apertamente. Questo produce in lei una condizione particolarmente dolorosa e diversa da un'interruzione netta: non si tratta di una chiusura chiara che permetterebbe un lutto ben definito e circoscritto nel tempo, ma di un'ambiguità permanente che tiene viva l'attesa dentro di lei, impedendole di chiudere davvero e completamente quella storia anche a distanza di tempo. Vorrei infine soffermarmi con particolare attenzione sul pensiero che l'ha portata a scriverci, quello secondo cui, se fosse stata più leggera, più capace di tecniche di seduzione, oggi lui le parlerebbe ancora come tempo fa: questo pensiero merita una lettura attenta e credo, una correzione necessaria. È un tentativo comprensibile ma profondamente doloroso per lei tentare di trovare una causa precisa e riconoscibile nella propria condotta per qualcosa che con grande probabilità non dipendeva affatto dalle sue capacità di seduzione o dalla sua leggerezza, ma dalla struttura stessa del legame che lui aveva scelto e costruito fin dal principio, fondata sulla segretezza e sull'assenza deliberata di ogni reciprocità visibile. Attribuirsi la colpa, per quanto doloroso da vivere, ha paradossalmente anche una funzione psichica di protezione: restituisce l'illusione di un controllo su una situazione che in realtà con tutta probabilità non è mai stata nelle sue mani, poichè le regole di quel gioco erano state definite unilateralmente dall’altra persona fin dall'inizio, indipendentemente da come lei è stata in quei momenti. Lei stessa riporta che lui ha interrotto tutto perché ha capito il suo coinvolgimento emotivo credo sia importante restituirle una lettura alternativa da quella autopunitiva che sembra aver adottato finora: il coinvolgimento emotivo non è un errore da correggere né un difetto di leggerezza da colmare in futuro, è semplicemente l'espressione autentica di un desiderio umano del tutto legittimo, quello di essere vista e riconosciuta nella propria interezza di persona, non solo nel corpo. Il fatto che quel desiderio abbia reso impossibile continuare quella particolare dinamica con lui non dice nulla di negativo su di lei o sul suo valore, ma conferma piuttosto che quella dinamica specifica era strutturalmente incompatibile con un coinvolgimento reale e autentico e cxhe sarebbe stato da mettere a tema tra di voi in modo chiaro ad un certo punto. Le suggerirei quindi con convinzione di considerare un percorso psicoterapeutico specifico, anche di durata contenuta se preferisce iniziare con gradualità, per elaborare con calma questo vissuto complesso e doloroso, evitando che l'autosvalutazione e la tristezza persistente che descrive oggi si stabilizzino in un quadro depressivo più duraturo, tanto più che lei stessa sta già utilizzando questo termine per descrivere il proprio stato attuale, un segnale che merita di essere preso sul serio e accompagnato professionalmente, non semplicemente attraversato in solitudine nella speranza che il tempo, da solo, risolva ciò che oggi la fa soffrire così profondamente. Resto a disposizione, Dott. Marco Scaramuzzino


Buongiorno, comprendo quanto una delusione relazionale possa farla soffrire, sicuramente un percorso psicologico la aiuterebbe, oltre che a ridurre/eliminare i sintomi depressivi, anche a comprendere il suo funzionamento e perchè si è trovata in questa situazione relazionale. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli


Forse desideri dimenticare e passare avanti, forse invece potere risolvere la situazione e ottenere quello che vuoi così com'è. Entrambe sono motivazioni valide, e direi anche non esclusive. Chiaramente è stato importante per te. Sarebbe altrettanto importante capire che significati gli davi, e soprattutto, a cosa di lui in particolare. Una volta capito questo, ne saresti più libera, perchè forse vedresti che quello che vuoi non è esclusivo in lui. In questo senso potremmo aggiungere che c'è sempre una parte di noi che amplifica i nostri desideri e ci fa volere qualcosa (o qualcuno) con tanta intensità anche se quello non riflette perfettamente ciò di cui abbiamo bisogno. Questa consapevolezza potrebbe essere liberatoria. E dopo saresti più libera di scegliere di fare qualcosa per riuscire a tornare più vicino a lui. Perchè bisogna anche non diminuire l'importanza degli aspetti più pratici, come il modo in cui comunichiamo e interagiamo, e quelli si possono sempre tanto migliorare. Buon fortuna


Buonasera, il suo racconto ispira partecipazione. E' come se lei si fosse accontentata di queste briciole di coinvolgimento e si senta anche in colpa quasi di avere disturbato appunto con il suo coinvolgimento emotivo. Il fatto che questo l'abbia fatta sentire importante mi fa molto pensare rispetto alla sua autostima. Io le consiglierei un percorso psicologico di approndimento su di sè per irrobustire la sua identità e dare dignità al suo essere persona e donna. Se ritiene io sono disponibile per il percorso, anche online. Saluti Dario Martelli

Dott. Dario Martelli

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psicologo clinico

Torino

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Gentile utente, quanto descrive suggerisce ruminazione e pensieri automatici negativi che rinforzano tristezza e autosvalutazione. In ottica cognitivo-comportamentale, sarebbe utile lavorare sull'identificazione dei pensieri disfunzionali, come 'se fossi stata diversa', e sulla loro ristrutturazione, integrando strategie di defusione tipiche dell'ACT. Consiglio un percorso con un professionista, per elaborare l'esperienza, ridurre l'evitamento emotivo e recuperare il senso di valore personale. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo


Buongiorno, da quello che racconta sembra che la sofferenza non dipenda soltanto dalla perdita di quest’uomo, ma anche da ciò che quella relazione riusciva a farle sentire. Scrive infatti che, quando lui si avvicinava fisicamente, si sentiva considerata e importante. Questo è un passaggio molto significativo. Da una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe utile distinguere ciò che concretamente esisteva tra voi da ciò che lei sperava potesse diventare. Ci sono stati rapporti fisici, complicità e attrazione, ma contemporaneamente descrive l’assenza di una frequentazione fuori dal lavoro, di telefonate, di un interesse esplicito per le rispettive vite e persino di alcuni elementi molto semplici di conoscenza personale. La speranza che potesse nascere altro era comprensibile, ma sembra che una parte importante della relazione sia stata costruita anche attraverso ciò che lei immaginava potesse accadere. Adesso il dolore può essere alimentato da pensieri come “ho rovinato tutto”, “se fossi stata più leggera sarebbe ancora vicino a me” oppure “se avessi saputo sedurlo meglio non sarebbe finita così”. Il problema di questi pensieri è che la portano ad attribuire la conclusione della relazione a un suo errore personale, quando dai fatti emerge anche un’altra possibilità: lei desiderava progressivamente qualcosa che lui non sembrava intenzionato a costruire. Essersi coinvolta emotivamente non è stata una strategia sbagliata. È successo che i suoi bisogni sono diventati diversi rispetto alla forma che quel rapporto aveva. Essere stata più “leggera” forse avrebbe potuto prolungare gli incontri fisici, ma non significa che avrebbe ottenuto la relazione che desiderava. Anzi, avrebbe potuto trovarsi a nascondere sempre di più ciò che provava pur di non perderlo. E questo probabilmente avrebbe avuto un costo emotivo ancora maggiore. Anche ciò che succede oggi sul lavoro sembra mantenere aperta la ferita. Gli sguardi, il modo in cui vi incrociate, il fatto che lui non si avvicini quando parla con altri colleghi possono diventare materiale che la mente analizza continuamente alla ricerca di un significato: “mi guarda perché prova ancora qualcosa?”, “mi evita perché è coinvolto?”, “perché con quella ragazza parla e con me no?”. Più cerca risposte attraverso questi piccoli segnali, più rimane emotivamente legata alla situazione. Il fatto che soffra quando lo vede parlare con altre donne è comprensibile, ma non significa che debba capire cosa rappresentino quelle conversazioni. In questo momento potrebbe essere più utile riportare l’attenzione su ciò che accade dentro di lei, piuttosto che cercare di decifrare continuamente lui. Quando lo vede, probabilmente si attiva rapidamente una sequenza: nota lui o un’altra ragazza, pensa a ciò che avrebbe potuto essere, si attribuisce la responsabilità della perdita, aumenta la tristezza e successivamente continua a ripensarci. Questo mantiene la sua mente all’interno della relazione anche quando tra voi, concretamente, oggi ci sono soltanto contatti formali. Un passaggio importante potrebbe essere smettere gradualmente di chiedersi come avrebbe dovuto comportarsi per riuscire a trattenerlo e iniziare invece a domandarsi: “quel tipo di rapporto era davvero sufficiente per me?”. Perché se per continuare avrebbe dovuto non fare domande, non mostrare coinvolgimento, non chiedere spazio nella sua vita e fingere di desiderare soltanto incontri fisici, forse il prezzo richiesto sarebbe stato rinunciare a una parte importante di sé. Questo non significa che debba riuscire a dimenticarlo immediatamente. La fine di una relazione può fare male anche quando è stata breve, nascosta o prevalentemente fisica. La sofferenza non si misura sulla durata ufficiale di un rapporto, ma sul significato che quella persona aveva assunto. Sarebbe però utile evitare di trasformare il dolore nella prova che “era lui quello giusto” oppure che “ho perso la mia occasione”. A volte soffriamo molto anche per ciò che avevamo sperato di poter vivere e che non si è mai realmente concretizzato. Il fatto che oggi faccia fatica persino a parlare con altri ragazzi suggerisce inoltre che questa esperienza stia occupando uno spazio importante nella sua vita. Non sarebbe necessario costringersi subito a conoscere qualcuno di nuovo. Prima potrebbe essere più utile recuperare una maggiore distanza emotiva e soprattutto capire perché l’essere desiderata da quest’uomo abbia avuto un effetto così forte sul suo sentirsi importante. Proprio questo potrebbe essere un buon punto da approfondire in un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non per convincerla semplicemente a “dimenticarlo”, ma per comprendere quali schemi la portino a collegare così intensamente il proprio valore al sentirsi cercata, quali pensieri mantengano oggi il legame e perché la perdita di quella forma di attenzione abbia lasciato un vuoto così grande. Forse il passaggio più importante non consiste nell’imparare tecniche di seduzione per non perdere più qualcuno, ma nel costruire relazioni nelle quali non debba diventare diversa, più distante o meno coinvolta per meritare di essere scelta. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Gentile utente, da ciò che racconta sembra che quella relazione, pur essendo rimasta sul piano fisico, per lei abbia assunto un significato affettivo importante: in quei momenti si sentiva vista, considerata e speciale. È comprensibile quindi che la sua interruzione abbia lasciato un vuoto e che incontrarlo ancora sul lavoro riattivi emozioni dolorose. Non credo però che abbia “sbagliato tutto” né che avrebbe dovuto essere più seduttiva o fingere maggiore leggerezza. I sentimenti non sono una tecnica da imparare per ottenere l'interesse dell'altro. Forse può essere più utile chiedersi cosa quella relazione rappresentasse per lei e di cosa oggi sente maggiormente la mancanza. Se questa sofferenza persiste e condiziona il suo umore e le sue relazioni, parlarne con uno psicoterapeuta potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a ritrovare gradualmente il proprio equilibrio. Un caro saluto.


Buongiorno, dal suo racconto emerge quanto questa relazione, pur essendo stata prevalentemente fisica, abbia assunto per lei un significato affettivo importante. Probabilmente non è soltanto quell’uomo a mancarle, ma anche il modo in cui lei si sentiva in quei momenti: desiderata, considerata e importante. Vorrei però soffermarmi su un pensiero che sembra farle particolarmente male: “Se fossi stata più leggera o più seduttiva, oggi sarebbe diverso.” Cercare una responsabilità esclusivamente in sé può dare l’illusione che, modificando il proprio comportamento, si sarebbe potuto ottenere un risultato diverso. In realtà, il suo coinvolgimento emotivo non è stato un errore e una relazione autentica non dovrebbe dipendere dalla capacità di utilizzare determinate strategie di seduzione. Potrebbe essere più utile chiedersi che cosa quella relazione rappresentasse per lei e perché sentirsi desiderata da quell’uomo fosse diventato così importante per il suo senso di valore personale. Non credo, quindi, che lei abbia “rovinato tutto”. Si è coinvolta emotivamente e questo può raccontare qualcosa di importante dei suoi bisogni. Comprenderlo, anziché colpevolizzarsi, potrebbe aiutarla gradualmente a costruire un senso di sé meno dipendente dallo sguardo e dalla scelta dell’altro. Un cordiale saluto. Dott.ssa Emiliani Federica


Mi dispiace per la sofferenza che sta vivendo. Da ciò che racconta, non sembra che lei abbia “sbagliato tutto” o che le siano mancate tecniche di seduzione: sembra piuttosto che si sia legata emotivamente a una situazione poco chiara, in cui il contatto fisico le dava momentaneamente la sensazione di essere vista, scelta e importante. Quando poi l’altra persona si allontana, può restare un vuoto molto doloroso, insieme al rimpianto e al pensiero che “se fossi stata diversa sarebbe andata diversamente”. In realtà, un rapporto vissuto solo di nascosto, senza reale conoscenza, senza parole chiare e senza reciprocità, difficilmente poteva darle la sicurezza affettiva di cui aveva bisogno. Iniziare un supporto psicologico online o in presenza può aiutarla concretamente a elaborare questa ferita, ridurre il rimuginio e comprendere perché quel legame abbia assunto un peso così forte, così da recuperare valore personale senza dipendere dagli sguardi o dalle attenzioni di quest’uomo. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


Buongiorno, comprendo la sofferenza che descrive e il peso che questa esperienza sembra avere assunto per lei. Il coinvolgimento emotivo può diventare molto intenso anche quando una relazione nasce prevalentemente sul piano fisico, soprattutto quando quei momenti vengono vissuti come conferma di essere desiderata e importante per l'altra persona. Il pensiero di aver “sbagliato tutto” o di non essere stata abbastanza capace di sedurre sembra invece alimentare ulteriormente il senso di colpa, ma non è possibile attribuire in questo modo la conclusione del rapporto a una sua presunta incapacità. Considerata la situazione che riferisce nel distaccarsi da questa esperienza, sarebbe opportuno approfondire il vissuto all'interno di un percorso psicologico con un professionista. Cordialmente, Dott.ssa Elisa Fiora


Gentile signora, non c'è niente di più potente dell'incompiuto; quando una persona in realtà non è disponibile e si sfila con queste modalità ci porta a pensare che se fossimo stati più bravi, più belli, più leggeri, meno "pesanti", più capaci "di tecniche di seduzione" allora... la verità è che non possiamo rispondere per l'altro. Nel suo scritto lo sento il suo dolore e la posizione in cui è stata messa. Credo possa aiutarla parlarne con un professionista perchè sono ferite d'amore (di disamore) che meritano un giusto tempo di ascolto e di cura. Dott. Francesco Centoni


La tristezza che sta provando in questo momento è del tutto naturale, e legittima, direi. La tristezza, se sana, è l’emozione che proviamo quando ci separiamo da qualcosa, o da qualcuno, o da un’idea, molto spesso un’idea che avevamo di noi stessi. Lei, in questo momento, sperimenta tristezza sana per essersi separata da una persona e per essersi separata dall’idea che lui avrebbe potuto “provare qualcosa”. A mio parere lei, decidendo di non avere più rapporti fisici con l’uomo di cui parla, ha compiuto una scelta molto rispettosa verso se stessa e di questo deve esserne molto fiera. Una frequentazione basata solo su rapporti fisici può essere gratificante, ma occorre essere in due a volerlo, mentre lei sperava che lui provasse qualcosa. Oltretutto, questi incontri fra voi, solo quando poteva lui, senza chiamarsi per nome, senza possibilità di sentirvi al di fuori del lavoro, sembrano coperti da una livrea di clandestinità e appaiono francamente mortificanti. Questa esperienza che lei ha vissuto non è, a mio parere, del tutto negativa, nel senso che ha reso evidente che a lei una relazione basata solo su rapporti fisici non può bastare e che non affronta con leggerezza le relazioni; inoltre, io non mi esprimerei in termini di tecniche di seduzione di cui, a suo dire, lei non è capace, mentre direi, piuttosto, che voi due volevate cose differenti, nettamente differenti. Fuori c’è un mondo pieno di persone che desiderano rapporti proprio come lei li desidera. Definisca dentro di se i suoi criteri di scelta, e vada a cercare una persona che li soddisfi. Lei vale.


Buongiorno, è chiara la sua sofferenza in questo momento. Ci sono tuttavia dei pensieri che la sostengono come "ho sbagliato tutto" "se fossi stata leggera, capace di tecniche di seduzione, ad oggi mi parlerebbe come tempo fa?". Le è già capitato in passato di avere pensieri di questo tipo? Quale è la percezione che ha di se stessa? Come si è costruita nel tempo? Sarebbe infatti interessante comprendere come la sofferenza attuale si lega al suo funzionamento, e in quest'ottica, un'ipotesi di lavoro terapeutico potrebbe essere quello di focalizzarsi in un primo momento sulla sintomatologia attuale e poi su aspetti legati al funzionamento. Qualora senta di far difficoltà a superare questo momento in autonomia e avverta la necessità di affrontare la sua sofferenza con una professionista, sono disponibile ad essere contattata. Ricevo a Milano e online, Dott.ssa Ilaria De Mola.


Buongiorno, non si può controllare il coinvolgimento emotivo. Non avrebbe potuto fare diversamente probabilmente. Ci vorrà un pò di tempo per la sua delusione. Questo collega non l'ha illusa, avrà il tempo e le energie per trovare qualcuno che la faccia sentire desiderata e amata.


Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, ma non credo che abbia “sbagliato tutto”. Probabilmente si è affezionata non solo a quest'uomo, ma soprattutto a come si sentiva quando riceveva da lui attenzione e vicinanza. Anche se i segnali di un coinvolgimento affettivo reciproco erano limitati, la speranza può aver alimentato un legame molto intenso. Non è stata la mancanza di tecniche di seduzione a determinare questa situazione: non possiamo convincere qualcuno a provare sentimenti attraverso strategie. Essere “leggera” non avrebbe necessariamente cambiato ciò che lui desiderava o poteva offrire. Ora il confronto quotidiano sul lavoro e l'osservazione dei suoi comportamenti rendono più difficile elaborare il distacco. Gli sguardi e i piccoli gesti possono inoltre mantenere viva la speranza e alimentare continuamente i pensieri. Forse il lavoro più importante è spostare gradualmente l'attenzione da ciò che lui prova a ciò di cui lei ha bisogno in una relazione. Si conceda di vivere questa delusione senza colpevolizzarsi, chiedendosi però perché una relazione così limitata abbia assunto un significato tanto importante. Se tristezza, pianto e pensieri persistenti stanno compromettendo la sua quotidianità, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare il legame e ritrovare benessere. Spero di essere stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott. Stefano Recchia


Buongiorno, capisco quanto possa essere doloroso il senso di abbandono che lei sta provando, perché per lei, questa relazione, aveva assunto un importante significato emotivo. Vorrei però invitarla a pensare che lei non ha sbagliato, perché le emozioni che si provano non sono né giuste né sbagliate, ma sono risposte, reazioni a ciò che viviamo e a ciò che pensiamo o ricordiamo. Piuttosto credo che sia importante capire cosa rappresentava per lei questa relazione e i motivi che le provocano tale sofferenza ora che è terminata. E' su questo che possiamo lavorare, senza trasformare la sua esperienza in un giudizio sul suo valore e sulla sua persona. Un cordiale saluto. Claudia.


Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Da ciò che racconta, sembra che la sofferenza non riguardi solo la fine dei rapporti con questa persona, ma anche ciò che quella relazione rappresentava per lei e come la facesse sentire, quindi considerata e importante per qualcuno. Vorrei però invitarla a non leggere ciò che è accaduto come un suo “errore” o come la conseguenza del fatto di non essere stata abbastanza leggera o di non aver utilizzato le giuste tecniche di seduzione. Quando ci relazioniamo, non possiamo sempre decidere a priori ciò che proveremo, né possiamo controllare i sentimenti o le scelte dell'altra persona. Mi sembra invece importante soffermarsi su ciò che questa esperienza ha significato per lei, su ciò che pensa di se stessa e sul perché oggi il comportamento di quest'uomo e il suo modo di relazionarsi con altre donne, abbiano ancora un effetto doloroso su di lei. Le vorrei far luce sulla possibilità di intraprendere un percorso psicologico, potrebbe essere uno spazio per comprendere meglio quello che sta vivendo. Le auguro di trovare la sua serenità. Resto a sua disposizione e le mando un caro saluto.


Buongiorno l'unico consiglio è quello di lavorare con uno/a psicoterapeuta su questa incapacità di lasciare andare una relazione che non era reciproca in quanto, da quanto lei scrive, non avevate le stesse attese e gli stessi bisogni. E' inutile pensare al "avrei potuto essere diversa" vale la pena non essere se stessi e i propri bisogni per compiacere un'altra persona o vale la pena cercare una persona che desideri ciò che lei desidera e cioè sentimenti e non solo emozioni? Si rivolga al più presto ad un professionista cogliendo l'opportunità di trasformare questo dolore in una nuova forza e un primo passo per trovare la persona che può starle davvero accanto, come lei vuole. Un caro saluto.


Buongiorno, credo che la sua sia stata più che altro una infatuazione e una proiezione di quanto credeva/immaginava sarebbe stato possibile tra voi. Sorgono molte domande: perchè non ha provato ad un avvicinamento? Perchè non si è buttata? Come sono state le sue precedenti storie? Le consiglio di provare ad affrontare queste tematiche magari anche con l'aiuto di un professionista. In caso di necessità non esiti a contattarmi; un saluto. Dott.ssa Cristina Costanzi

Dott.ssa Cristina Costanzi

Dott.ssa Cristina Costanzi

psicologo

Lavena Ponte Tresa

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Tu sei stata te stessa, spontanea, entusiasta, passionale, autentica. Non hai sbagliato, è andata così... non ti colpevolizzare. Molte volte le relazioni nascono da un puro coinvolgimento fisico che poi può evolvere... Leggendo ciò che hai scritto: "sguardi fissi, restiamo immobili l'uno di fronte all'altro per alcuni secondi" viene da pensare che lui in effetti provi qualcosa ma che si imponga di fare il duro e di apparire un estraneo. Forse un giorno lui capirà quanto vali e tornerà. O forse non tornerà mai e non avrai perso nulla perché mi pare che non meriti la tua sensibilità. Molte volte nella vita, la sofferenza è un passaggio inevitabile. Cerca di lasciarla defluire pian piano, pensa che questa storia ti ha reso più forte. Invece lui, se non cambierà, passerà da una storia all'altra sentendosi il grande seduttore, ma alla lunga proverà soltanto un grandissimo senso di vuoto.


Buongiorno, da ciò che racconta sembra che la sofferenza non riguardi soltanto la fine di questa relazione, ma anche ciò che quei momenti rappresentavano per lei: sentirsi considerata, importante e desiderata. Non credo sia utile colpevolizzarsi pensando che avrebbe dovuto essere più “leggera” o utilizzare tecniche di seduzione: il coinvolgimento emotivo non è un errore. Il fatto che oggi il pensiero di questa persona occupi così tanto spazio e sia accompagnato da pianto e forte tristezza merita però attenzione. Potrebbe essere importante comprendere perché questa relazione, pur essendo stata limitata prevalentemente alla dimensione fisica, abbia assunto per lei un significato emotivo così intenso e cosa renda così difficile accettarne la conclusione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non semplicemente a “dimenticarlo”, ma a comprendere ciò che sta vivendo e a ritrovare gradualmente uno spazio emotivo che non sia più organizzato intorno alla presenza o ai comportamenti di quest’uomo.


Buongiorno, grazie per aver raccontato quello che sta vivendo con tanta sincerità, mi arriva tutta la sua sofferenza. Credo sia importante non sminuire quello che ha descritto pensando che, trattandosi principalmente di rapporti fisici, non avrebbe dovuto coinvolgersi emotivamente; al contrario, può accadere che anche un legame non definito assuma un significato affettivo molto importante, soprattutto quando in quei momenti ci si sente visti, desiderati, considerati e importanti per l'altra persona. Allo stesso tempo, mi sembra interessante soffermarsi su un altro aspetto del suo racconto: forse, accanto a ciò che realmente c'era tra voi, può essersi costruita nel tempo anche una componente di idealizzazione e di aspettativa rispetto a ciò che quella relazione avrebbe potuto diventare. Questo non significa che i suoi sentimenti fossero “falsi”, ma potrebbe essere utile comprendere che cosa abbia reso così importante per lei quella possibilità e che cosa rappresentasse. Mi colpisce anche il forte senso di colpa che emerge quando dice di aver “sbagliato tutto”, di non essere stata abbastanza leggera o di non aver saputo utilizzare delle tecniche di seduzione. Come se il fatto che lui si sia allontanato potesse essere spiegato da qualcosa che lei avrebbe fatto o non fatto nel modo giusto. Ma una relazione non dipende dalla capacità di essere abbastanza seducenti, distaccati o “leggeri”: il coinvolgimento emotivo non è un errore e non dovrebbe diventare una colpa. Forse, più che chiedersi come avrebbe potuto comportarsi per fare in modo che lui restasse, potrebbe essere utile chiedersi che cosa cercava lei in quella relazione, che cosa le permetteva di sentirsi importante e perché oggi il suo modo di considerarla sembra essere così legato a come lui si comporta con lei o con altre donne. Anche la difficoltà a vederlo parlare con altre ragazze e il continuare a cercare significati nei vostri sguardi e nei vostri brevi incontri possono mantenere vivo questo legame emotivo. Comprendere questi meccanismi, senza giudicarsi, potrebbe aiutarla progressivamente a separare ciò che realmente è accaduto da ciò che aveva sperato potesse accadere e, soprattutto, a ritrovare un senso di valore personale che non dipenda dalla sua attenzione. Se questa sofferenza è molto intensa e persiste nel tempo, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per comprendere più profondamente questi vissuti e il significato che questa relazione ha assunto per lei. Si prenda cura. Un caro saluto, Dott.ssa Federica Mazzilli


Buon pomeriggio. Immagino che la situazione che si trova a vivere sia parecchio dolorosa, soprattutto per il fatto che condividiate il luogo di lavoro. Sarebbe interessante capire quale sia il punto centrale dal quale si origina tutta la tristezza che ha descritto, oltre che approfondire il modo in cui lei stia reagendo alla situazione che ha descritto, ma sarebbe necessario dedicare il giusto tempo ad esplorare la vicenda, dagli inizi sino agli sviluppi più recenti. Tuttavia, mi pare che i sentimenti da lei provati nei confronti del suo collega non possano essere una colpa e, dunque, che non ci sia nulla di sbagliato nell'averli mostrati. Certo, questo può aver allontanato l'altra persona, ma non significa in alcun modo che lei abbia qualcosa che non va. Se desidera approfondire la questione, sono disponibile per un colloquio.

Dott. Alessandro D'Addazio

Dott. Alessandro D'Addazio

psicologo

San Benedetto del Tronto

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Buonasera, innanzitutto grazie per aver trovato il coraggio di raccontare qualcosa di così personale. E, se per te va bene, permettimi di darti del tu. Leggendo le tue parole, ho la sensazione che tu non stia soffrendo semplicemente perché un uomo non ha ricambiato quello che provavi. Mi sembra che attraverso questa persona tu abbia vissuto qualcosa che per te aveva un significato molto più grande: in quei momenti ti sentivi vista, desiderata, cercata, importante. E quando una persona riesce a farci sentire così, è comprensibile che poi la sua assenza possa lasciare un vuoto molto difficile da gestire. Per questo vorrei provare a toglierti, almeno in parte, un peso che sento molto presente nelle tue parole: non credo che tu abbia sbagliato tutto. Capisco perché oggi tu possa pensare “se fossi stata più leggera, se avessi fatto diversamente, se avessi saputo sedurlo meglio, forse sarebbe ancora vicino a me”. Ma non possiamo sapere se sarebbe andata davvero così. E soprattutto, quando ci affezioniamo e ci coinvolgiamo, non possiamo sempre controllare quello che sentiamo per paura di perdere l'altra persona. Il fatto che oggi uno sguardo, un incontro casuale alla porta o semplicemente vederlo parlare con un'altra ragazza possano farti stare così male mi fa pensare che questa storia, dentro di te, sia ancora molto aperta. Forse allora la domanda da cui partire non è tanto “cosa avrei dovuto fare per non perderlo?”, ma piuttosto “che cosa ha rappresentato per me questa persona, e perché oggi faccio così fatica a stare bene senza quelle sensazioni che provavo con lui?” E credo che sia proprio questo il punto su cui potrebbe essere importante fermarsi un po'. Non per giudicarti, non per dirti semplicemente di dimenticarlo e nemmeno per convincerti che “non ne valeva la pena”. Ma per comprendere davvero cosa ti è successo e aiutarti a ritrovare quella sensazione di valore e di importanza che oggi sembra dipendere ancora molto da quello che lui fa, dice o sceglie. Non devi necessariamente dimenticarlo in fretta. L'obiettivo può essere molto più semplicemente quello di tornare a stare bene tu, anche quando lo incontri, anche quando lo vedi parlare con qualcun'altra, anche quando riaffiorano i ricordi. E se senti che da sola stai facendo fatica a uscire da questo pensiero continuo, pianto e senso di blocco, puoi concederti uno spazio in cui non devi dimostrare niente e non devi vergognarti di quello che provi. Rimango volentieri a disposizione.


Buongiorno, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale. Dalle sue parole emerge quanto questa situazione l’abbia coinvolta emotivamente e quanto oggi la perdita di quel rapporto rappresenti per lei qualcosa di molto più profondo della semplice interruzione di una relazione fisica. A volte ci si può affezionare non tanto a ciò che una persona ci ha realmente offerto, quanto a ciò che abbiamo sperato potesse diventare. In quei momenti di vicinanza lei si sentiva considerata, importante e in qualche modo scelta, e questo può spiegare perché oggi sia così difficile lasciar andare. Non significa che abbia sbagliato o che sia stata “troppo coinvolta”: significa che per lei quel legame aveva assunto un significato emotivo importante. Mi colpisce anche il modo in cui oggi tende a rileggere la situazione, pensando che, se fosse stata più leggera o avesse conosciuto delle “tecniche di seduzione”, le cose sarebbero andate diversamente. Vorrei però invitarla a non trasformare questa esperienza in una colpa personale. Il fatto che lei abbia sviluppato dei sentimenti non è un errore da correggere e non è qualcosa che avrebbe dovuto nascondere per riuscire a mantenere il rapporto. In questo momento, forse, la questione più importante non è capire come fare a riconquistare la sua attenzione, ma comprendere perché questo legame sia diventato così centrale per il suo senso di valore e perché la sua distanza continui a farle così male. Anche il confronto con le altre ragazze e il bisogno di interpretare i suoi sguardi o i suoi comportamenti possono mantenere vivo un legame che, di fatto, oggi non le permette di stare bene. Non deve necessariamente dimenticarlo “forzandosi”. Può invece iniziare un percorso per recuperare progressivamente spazio emotivo per sé, comprendere i propri bisogni affettivi e lavorare su quella parte di lei che oggi sembra associare l’essere desiderata da quest’uomo al sentirsi importante. Il fatto che lei dica di sentirsi triste, di piangere spesso e di non riuscire a stare bene merita attenzione e ascolto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a uscire da questo circolo di pensieri e sofferenza, senza giudicare ciò che è accaduto e senza partire dall’idea che lei abbia “sbagliato tutto”. A volte, più che imparare a essere più seduttivi per trattenere qualcuno, abbiamo bisogno di capire come costruire relazioni nelle quali non sia necessario rinunciare ai nostri bisogni emotivi per sentirci scelti. E questo è qualcosa che si può imparare, con il giusto spazio e con il giusto supporto.


Gentile utente, grazie per la sua condivisione. Da ciò che scrive si percepisce quanto, al di là di quello che concretamente c'è stato o meno tra voi, per lei quel rapporto abbia finito per rappresentare molto: sentirsi cercata, desiderata, importante, complice con qualcuno, ed è comprensibile che perderlo abbia lasciato un vuoto. Forse una parte della sua sofferenza nasce anche dal fatto che insieme a quella relazione sente di aver perso una possibilità, e quando questa rimane aperta dentro di noi è molto difficile accettare che per l'altra persona possa non aver avuto lo stesso significato. Vorrei però soffermarmi su una cosa che scrive: "Se fossi stata leggera, capace di tecniche di seduzione, ad oggi mi parlerebbe come tempo fa". Attenzione a non trasformare il suo dolore in una colpa. In questo momento, più che cercare di dimenticarlo a tutti i costi, potrebbe essere importante comprendere cosa le dava quel rapporto e cosa ha significato per lei sentirsi importante attraverso di lui, perché è proprio lì che possiamo iniziare a lavorare affinché il suo valore non dipenda più dagli sguardi, dalle attenzioni o dalle scelte di una persona. Il fatto che oggi soffra quando lo vede con altre ragazze non significa che sia ancora destinata a stare così, ma che quella ferita è ancora aperta e merita di essere ascoltata, senza giudicarsi per questo.


Salve, grazie per aver condiviso qui con noi. Il modo in cui parli a te stessa, dice tanto, quando dici ho “sbagliato tutto” perché non sei stata abbastanza leggera o perché ti sono mancate delle tecniche di seduzione. Credo che ci sia una cosa molto importante da separare: quello che è successo tra voi e quello che tu hai sperato potesse diventare. Lui cercava un rapporto fisico e circoscritto al lavoro, senza costruire una relazione al di fuori di quei momenti. Tu, invece, lentamente ti sei coinvolta. E non c'è niente di sbagliato in questo. Non hai deciso a tavolino di innamorarti o di affezionarti. E capisco anche perché sia così difficile lasciarlo andare. Non ti manca soltanto “un uomo”. Ti manca come ti sentivi quando lui ti cercava: desiderata, scelta, importante, complice. Quei momenti probabilmente riempivano un bisogno emotivo molto profondo. Per questo adesso il vuoto può essere enorme, anche se razionalmente sai che tra voi non c'era una vera relazione. Non trasformare il suo comportamento in un giudizio sul tuo valore. “Se fossi stata più seducente...”“Se fossi stata più leggera...”“Se non avessi fatto capire quello che provavo...” “Se avessi fatto diversamente...” . Sono pensieri comprensibili, ma ti tengono intrappolata in una versione alternativa della storia in cui, con la tecnica giusta, avresti potuto farlo innamorare. Non abbiamo motivo per pensare che sia così. Anzi, c'è un dettaglio molto significativo in quello che hai scritto: quando lui ha capito il tuo coinvolgimento emotivo, ha interrotto il rapporto. Iniziare un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può aiutare sin da subito ad avere un sostegno e una maggiore consapevolezza. Resto a disposizione.


Buongiorno, da quello che racconta mi sembra importante non soffermarsi tanto su ciò che avrebbe potuto fare diversamente con quest’uomo o sulle “tecniche di seduzione”. Il punto centrale potrebbe essere comprendere perché quei momenti di vicinanza e di attenzione la facessero sentire così importante e considerata e perché oggi la loro perdita abbia un impatto così forte sul suo benessere. Più che cercare cosa ha “sbagliato”, potrebbe esserle utile intraprendere un percorso di autoconsapevolezza e di rafforzamento dell’autostima, per comprendere meglio i suoi bisogni affettivi, il modo in cui vive le relazioni e imparare a riconoscere il proprio valore senza farlo dipendere dall’interesse o dalla vicinanza di un’altra persona. Il fatto che oggi riferisca di pensare continuamente a questa situazione, di piangere e di sentirsi molto triste merita attenzione e uno spazio in cui poter essere approfondito. Se desidera intraprendere questo tipo di percorso, può contattarmi per un primo colloquio.

Dott.ssa Sabrina Lucini

Dott.ssa Sabrina Lucini

psicologo

Cernusco Lombardone

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Gentilissima, grazie per questa sua condivisione. Immagino sia stato un momento molto difficile l'interruzione del vostro rapporto. Lei descrive la presenza di soli aspetti fisici, ma, come sottolinea, questi hanno poi avuto un impatto su di lei anche da un punto di vista emotivo. Lasciare andare una relazione a cui ci stavamo affezzionando in modo sempre maggiore è un evento delicato e profondamente destabilizzante, per cui è assolutamente comprensibile che lei, ad oggi, si senta così. Cercherei di provare a mettere da parte la possiblità che lei avrebbe potuto comportarsi in modo diverso così da non perderlo; questo perché lei ha risposto, come ha potuto, ad una relazione che non le stava più rimanendo indifferente o meramente fisica, e nel farlo presente ha protettto anche sé stessa. Per quanto comprenda il suo dolore attuale, sento che continuare a vivere in una relazione in cui lei non si sarebbe sentita pienamente legittimata a condividere i suoi aspetti emotivi non sarebbe stato meno doloroso. Dovesse continuare a provare queste emozioni, però, le consiglio di prendere in considerazione la possibilità di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, così da poter portare questi vissuti all'interno di uno spazio sicuro e non giudicante. Sta affrontando un momento delicato, si dia il tempo per prendersi cura di sé stessa. Le auguro il meglio, Dott. Alessandro Rigutti


Buongiorno, ciò che racconta sembra averle lasciato una sofferenza molto intensa, nonostante il rapporto, nei fatti, sia rimasto circoscritto e non abbia assunto la forma di una relazione condivisa. Questo non rende però meno autentico il suo coinvolgimento: a volte non soffriamo soltanto per ciò che una relazione è stata, ma anche per ciò che abbiamo sperato potesse diventare e per il modo in cui, dentro quella relazione, ci siamo sentiti. Lei scrive che quei momenti la facevano sentire considerata e importante. Credo sia un passaggio significativo. Forse oggi non le manca soltanto quell’uomo, ma anche ciò che il suo avvicinamento riusciva ad attivare in lei: il sentirsi desiderata, scelta, riconosciuta. È anche per questo che la perdita può risultare così difficile da elaborare. Cercherei invece di non trasformare quanto accaduto in un giudizio su di sé: “se fossi stata più leggera”, “se avessi saputo sedurlo meglio”. La reciprocità affettiva non si costruisce attraverso una tecnica e il fatto di essersi coinvolta non rappresenta, di per sé, un errore. I limiti che lei stessa descrive - incontri circoscritti al lavoro, assenza di una frequentazione al di fuori di quel contesto, interruzione del rapporto di fronte al suo coinvolgimento - sono elementi della relazione che meritano di essere riconosciuti, senza che debbano diventare una misura del suo valore personale. Forse, più che continuare a interrogarsi sui suoi sguardi o sui suoi comportamenti, potrebbe essere utile spostare gradualmente la domanda: che cosa ha rappresentato per me questo legame, quali bisogni ha incontrato e perché oggi separarmene è così doloroso? Se i pensieri ricorrenti e la tristezza continuano a occupare molto spazio nella sua quotidianità, un percorso psicologico potrebbe aiutarla non semplicemente a “dimenticare”, ma a comprendere più a fondo ciò che questa esperienza ha mobilitato in lei e, gradualmente, a riappropriarsi di quanto aveva investito in quel legame. Una parte di ciò che lo ha reso così significativo appartiene infatti anche a lei: alla sua capacità di sentire, desiderare, coinvolgersi e attribuire valore a quell’incontro. Riconoscerlo può aiutarla, nel tempo, a maturare una maggiore consapevolezza di sé, dei suoi bisogni e di ciò che desidera da una relazione, perché questa esperienza possa conservare un significato anche oltre il dolore della sua conclusione e diventare un punto da cui ripartire verso legami più reciproci e più coerenti con ciò che sente importante per sé Un caro saluto.


Buona sera, capisco quanto possa far male: per Lei quei momenti avevano assunto un significato affettivo, mentre probabilmente per lui la relazione aveva confini diversi. Non direi che ha sbagliato perché non conosceva “tecniche di seduzione”: si è semplicemente coinvolta. Ora il punto non è riconquistare la sua attenzione, ma comprendere perché sentirsi desiderata da lui fosse diventato così importante per sentirsi considerata. Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a partire da questo.


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Da quello che racconta, sembra che la sofferenza non riguardi soltanto la fine di una relazione fisica, ma soprattutto ciò che quella relazione aveva rappresentato per lei: sentirsi vista, desiderata, importante e in qualche modo scelta. Quando un legame assume questo significato, interromperlo può lasciare un vuoto molto più profondo di quanto ci si aspetterebbe dalla natura della relazione. Mi colpisce anche il modo in cui oggi sta rileggendo la vicenda, attribuendosi la responsabilità: “se fossi stata più leggera”, “se avessi saputo sedurre”, “se non mi fossi coinvolta”. In un'ottica relazionale, sarebbe interessante comprendere insieme che cosa è accaduto tra voi, ma anche che cosa questo legame ha attivato nella sua storia personale e nel modo in cui vive vicinanza, distanza, desiderio e riconoscimento da parte dell'altro. Non credo sia utile ridurre tutto a tecniche di seduzione o alla capacità di essere “leggera”. Il coinvolgimento emotivo non è un errore da correggere. Può invece diventare un'occasione per comprendere meglio i propri bisogni affettivi e i significati che attribuiamo alle relazioni. Il fatto che oggi la sua mente torni continuamente a lui e che vederlo interagire con altre persone riattivi così intensamente la sofferenza merita uno spazio di ascolto, senza giudizio. In un percorso psicologico può lavorare proprio su questi aspetti, aiutandola a recuperare gradualmente un senso di sé che non dipenda dallo sguardo o dalla disponibilità di quella persona.


Buongiorno, grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo. È comprensibile soffrire quando un legame a cui abbiamo attribuito un significato importante viene interrotto, soprattutto quando rimangono speranze, domande e sentimenti irrisolti. In questo momento può essere importante concedersi il tempo necessario per elaborare questa esperienza e ritrovare gradualmente il proprio equilibrio.


Salve, immagino quanto possa essere doloroso trovarsi legata emotivamente a una persona con cui, concretamente, c'è stato molto poco al di fuori dell'intimità. A volte proprio l'incertezza e ciò che avremmo desiderato potesse diventare la relazione rendono il distacco ancora più difficile. Da quello che racconta, però, non sembra che lei abbia “sbagliato tutto” perché non è stata abbastanza leggera o perché le sono mancate tecniche di seduzione. Il suo coinvolgimento emotivo non è una colpa e non avrebbe potuto garantirsi la presenza di quest'uomo comportandosi diversamente. Forse può essere utile spostare la domanda da “come avrei potuto fare per tenerlo?” a “che cosa stavo cercando di ricevere da lui e che cosa, invece, mi stava realmente offrendo?”. Lei descrive momenti in cui il suo avvicinamento la faceva sentire importante e considerata, ma anche un rapporto mantenuto esclusivamente alle sue condizioni e senza una reale conoscenza reciproca. Il fatto che oggi lei soffra quando lo vede con altre donne non significa che abbia perso l'occasione della sua vita. Significa che è ancora coinvolta e che ha bisogno di elaborare una perdita, anche se quella relazione non ha mai avuto la forma che desiderava. Cerchi soprattutto di non trasformare questa sofferenza in un giudizio su di sé: non deve diventare più “brava” a sedurre per meritare l'interesse di qualcuno. Merita una relazione in cui possa sentirsi scelta, conosciuta e cercata anche al di fuori dei momenti di intimità. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo: è comprensibile sentirsi ferita, confusa e ancora legata a qualcuno che ti ha fatto sentire vista, e le tue emozioni sono reali e meritano ascolto. Spesso il dolore resta vivo quando un legame, anche se prevalentemente fisico, ha acceso speranze e bisogno di riconoscimento; non significa che tu abbia sbagliato, ma che c’è qualcosa dentro di te che chiede attenzione. Se lo desideri, offro uno spazio di colloquio conoscitivo (in studio o online) per ascoltare la tua storia, chiarire cosa ti pesa ora e costruire insieme passi concreti per stare meglio: scrivimi in privato per fissare un appuntamento e valutare il percorso più adatto a te.


Buongiorno, non esser ricambiati in una relazione d'amore è una cosa molto dolorosa; a volte dover accettare che una persona non voglia star con noi può esser un lavoro lungo che in certi casi è possibile fare da soli, mentre altre volte è necessario l'aiuto di un professionista. Se le sensazioni di malessere da cui è accompagnata dovessero perdurare nel tempo non esiti a contattare un professionista. La aiuterà nella elaborazione di tale perdita. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Cara utente, mi addolora sentire che imputa la colpa di ciò che sta vivendo alla sua incapacità di sedurre, di essere leggera, come se fosse dipeso interamente da lei. Come se tutto fosse un suo sbaglio. Credo anche che la responsabilità che sta dando a questa persona dipenda dall'idea che se ci fosse, lei non sarebbe depressa e triste. Crede che prima di incontrarlo lo era? Potrebbe essere possibile considerare questi incontri che ha avuto come un "antidepressivo"? Mi auguro che troverà la forza di vedere che la sua uscita dalla depressione non dipende dalla presenza di nessuno se non di se stessa presente e disponibile ad ascoltare ciò che il suo dolore le sta dicendo. Resto a disposizione Un caro saluto


Buongiorno, da ciò che racconta sembra che la sofferenza non riguardi soltanto la fine di questa frequentazione, ma anche ciò che quel rapporto rappresentava per lei: sentirsi considerata, desiderata e importante per qualcuno. Per questo, anche se la relazione era prevalentemente fisica, il suo coinvolgimento emotivo e il dolore che prova oggi sono reali. Non credo sia utile colpevolizzarsi pensando che, se fosse stata più leggera o avesse utilizzato delle tecniche di seduzione, le cose sarebbero andate diversamente. Il suo desiderio era diventato diverso da quello dell’altra persona e questo non rappresenta un errore. Il fatto che continui a incontrarlo sul posto di lavoro può certamente rendere più difficile prendere distanza e alimentare pensieri, speranze e interpretazioni di ogni suo comportamento. Visto che racconta di pensare continuamente a questa situazione, piangere spesso e non riuscire a ritrovare serenità, le consiglierei di iniziare un percorso psicologico. Potrebbe aiutarla non soltanto a elaborare la fine di questo legame, ma soprattutto a comprendere perché sentirsi scelta e considerata da quest’uomo sia diventato così importante per il suo benessere e a recuperare uno spazio personale che oggi sembra essere occupato quasi interamente da lui. Un caro saluto


Buongiorno, nelle relazioni è normale e tollerabile commettere degli errori. In quello che però Lei scrive mi soffermerei su un punto, cioè a cosa rappresentava l’attenzione di questo uomo per Lei. In psicologia si può vedere l’innamoramento sotto una prospettiva differente e cioè che spesso non ci innamoriamo della persona reale, fisica ma di come l’altro/a ci fa sentire. Trattare questa prospettiva in un ambiente protetto con un professionista è importante per ritrovare il proprio equilibrio. Penso sia anche utile poter lavorare su altri valori personali per fornirLe nuova consapevolezza e gestire al meglio questo periodo di vita in cui si trova. Qualora fosse interessata, rimango a disposizione per maggiori informazioni e per eventualmente procedere con un incontro conoscitivo.


Buongiorno, dalle sue parole emerge quanto questo legame continui ad avere per lei una forte presenza emotiva. Talvolta ciò che rende difficile separarsi da una persona non è soltanto la persona in sé, ma anche ciò che quella relazione ha rappresentato per noi: il sentirsi viste, desiderate, importanti, riconosciute. Forse oggi la sofferenza potrebbe essere anche legata alla perdita di quelle sensazioni e al vuoto che la fine di questo rapporto ha lasciato. Più che soffermarsi sul giudizio di aver “sbagliato tutto”, potrebbe essere importante interrogarsi sul significato che questo legame ha avuto nella sua storia e sui bisogni affettivi che sembrava soddisfare. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad esplorare questi aspetti e a comprendere più profondamente perché, nonostante il tempo trascorso, questa separazione continui a farla soffrire


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Da ciò che racconta, questa esperienza sembra aver avuto per lei un significato emotivo molto profondo, al di là della dimensione fisica della relazione, e oggi la sua interruzione le sta causando una sofferenza importante. Potrebbe essere utile comprendere insieme che cosa questa relazione e quei momenti di vicinanza rappresentassero per lei, che cosa la faceva sentire così considerata e importante e perché oggi, anche solo vederlo con altre persone, riattiva una sofferenza così intensa. In questo senso, il lavoro psicologico può aiutarla a dare un significato a ciò che sta vivendo, a comprendere meglio i propri bisogni affettivi e relazionali e a ritrovare maggiore serenità, senza giudicarsi per quello che ha provato. Non è necessario pensare di aver “sbagliato tutto” o di essere stata poco capace di gestire la situazione: possiamo piuttosto partire da ciò che è accaduto e da come lei lo ha vissuto. Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto “Messaggio” sul mio profilo. Resto a disposizione per consulenze in presenza e online. Un caro saluto, Dott.ssa Natacha Charlotte Dudit


Buongiorno. È assolutamente comprensibile il dolore che sta provando: anche quando un legame nasce e resta entro confini solo fisici, le emozioni, le speranze e il bisogno di sentirsi visti e desiderati sono del tutto reali. Non ha "sbagliato tutto", né si tratta di una mancanza di "tecniche di seduzione". L'avvicinamento fisico e la complicità nei momenti condivisi attivano neurotrasmettitori legati al legame e al benessere (come l'ossitocina). Anche in assenza di una relazione sentimentale formale, il corpo e la mente percepiscono quel contatto come una validazione personale ("in quel momento mi sentivo considerata e importante"). È naturale che la fine improvvisa di questi momenti generi una reazione simile a un vero e proprio lutto emotivo. Il pensiero che "se fossi stata diversa/più leggera, oggi ci parleremmo ancora" è una difesa della mente per cercare di riprendere il controllo su qualcosa che non ne ha. Attribuire la colpa a sé stessa dà l'illusione che l'esito dipendesse da lei, ma la realtà è che le relazioni (anche quelle informali) si fanno in due. L'altra persona ha scelto di interrompere non perché lei abbia fatto un errore, ma perché ha riconosciuto una disallineamento nelle aspettative che non desiderava o non era in grado di gestire. Provare desideri ed emozioni non è un errore di valutazione strategica. Non si tratta di "tecniche di seduzione mancate", ma di un bisogno profondo di connessione che in quel contesto ha trovato una risposta parziale e illusoria. Se lo stato di tristezza, il pianto frequente e il senso di blocco relazionale persistono e compromettono le sue giornate, intraprendere un percorso di consultazione psicologica può aiutarla a elaborare questa ferita, a ricostruire l'autostima e a comprendere i motivi per cui si è legata a una situazione emotivamente rischiosa. Buona vita.


Gentile utente, Comprendo il dolore e la frustrazione che sta vivendo, ma guardando la situazione da un punto di vista strategico, il punto cruciale è la trappola mentale in cui si trova intrappolata. L'illusione del controllo e della seduzione: Pensare che usando "tecniche di seduzione" o mostrandosi "leggera" l'esito sarebbe stato diverso è un inganno. Questo problema nasce dalla palese indisponibilità dell'altro, non da una Sua mancanza di abilità. Il paradosso della svalutazione: L'assenza di un nome, di un numero o di un'uscita dimostra che non c'era spazio per un coinvolgimento reale. Cedere al bisogno di briciole di attenzione La porta a confondere il semplice contatto fisico con l'essere considerata importante. La tentazione che alimenta la sofferenza: Continuare a fissarlo, a cercare sguardi o a colpevolizzarsi non fa altro che riaprire una ferita che cerca di rimarginarsi, mantenendo vivo il fantasma di ciò che ha sperato fosse. L'unico vero errore sarebbe continuare a desiderare chi ha scelto di non esserci. saluti


Gentile utente, La ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e fonte di forte sofferenza. Il dolore e il senso di colpa che sta vivendo sono reazioni comprensibili di fronte a un rifiuto e alla fine di un legame che, seppur parziale, le donava un forte senso di considerazione e vicinanza. Tuttavia, l'idea di aver "sbagliato tutto" per non aver usato tecniche di seduzione o per non essere stata "leggera" rischia di colpevolizzarla ingiustamente: il coinvolgimento emotivo e il bisogno di affettività sono risposte umane naturali, non difetti da nascondere. Nelle dinamiche prevalentemente fisiche o segnate da forte distanza (come l'assenza di contatti fuori dal lavoro o la mancanza del numero di telefono), è frequente che si inneschi il desiderio di colmare quei vuoti, sperando che la vicinanza fisica si trasformi in qualcosa di più profondo. La sofferenza e la tristezza persistenti che descrive meritano di essere ascoltate in un contesto protetto: un percorso di consultazione psicologica individuale potrebbe aiutarla a elaborare questa chiusura, a ritrovare la sua serenità e a ricostruire il suo valore personale indipendentemente dagli sguardi o dai segnali dell'altra persona. Resto a disposizione


Gentilissima, grazie per aver raccontato con tanta sincerità quello che sta vivendo. Da ciò che scrive sembra che la sofferenza non riguardi soltanto la fine di una relazione fisica, ma soprattutto la perdita di ciò che quella relazione rappresentava per lei: sentirsi cercata, desiderata, importante e in qualche modo speciale per quella persona. È comprensibile quindi che interrompere quei momenti abbia lasciato un vuoto e che oggi anche il semplice incontrarlo sul lavoro possa riattivare emozioni molto intense. Il fatto che lei continui a pensarci e che faccia fatica a tollerare di vederlo parlare con altre donne non significa che abbia “sbagliato tutto”: indica piuttosto quanto si sia coinvolta e quanto sia difficile, per lei, separarsi dall'aspettativa e dal significato che aveva attribuito a quella relazione. Mi colpisce in particolare quando scrive: “se fossi stata leggera, capace di tecniche di seduzione...”. Forse possiamo fermarci proprio su questo punto. Non credo che il problema sia stato non essere stata abbastanza seduttiva o abbastanza “leggera”. Lei si è coinvolta emotivamente e, a un certo punto, questo coinvolgimento è diventato evidente. Non possiamo sapere come sarebbero andate le cose se si fosse comportata diversamente, mentre possiamo osservare ciò che effettivamente c'è stato tra voi e ciò che oggi questa esperienza sta suscitando in lei. Anche il fatto che lui abbia interrotto il rapporto dopo aver percepito il suo coinvolgimento è un elemento importante da considerare, così come il fatto che, per quanto lei desiderasse qualcosa di più, nella realtà non ci siano stati alcuni segnali di una conoscenza reciproca più profonda: non vi siete frequentati al di fuori del lavoro, non c'era un vero scambio sulla vostra vita personale e il rapporto è rimasto circoscritto a determinati momenti. Questo non rende meno autentico ciò che lei ha provato. Significa però che possiamo provare, con il tempo, a distinguere la persona reale da ciò che lei ha sperato che quella relazione potesse diventare. In questo momento forse l'obiettivo non è riuscire a “dimenticarlo” rapidamente, né obbligarsi a frequentare altri uomini. Potrebbe essere più utile comprendere cosa le manca davvero di quella relazione e, soprattutto, cosa accade dentro di lei quando non si sente scelta, desiderata o considerata. Da lì possiamo lavorare per recuperare quel senso di valore e di importanza senza che debba necessariamente dipendere dallo sguardo di quella persona. Un caro saluto, Dott.ssa Grandi Chiara


Buongiorno, grazie per aver raccontato con tanta sincerità quello che sta vivendo. Quando una relazione, anche se non definita, ci fa sentire importanti e considerati, è comprensibile soffrire quando improvvisamente viene a mancare. Da quello che racconta, sembra che oggi non sia soltanto la fine di questa relazione a farla stare male, ma anche il significato che aveva assunto per lei e il modo in cui si sentiva quando era con lui. Non credo che il problema sia stato il fatto di non essere stata abbastanza “leggera” o di non aver usato le giuste tecniche di seduzione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questo legame, il bisogno che c'era dietro e a ritrovare gradualmente il proprio equilibrio, senza che il suo benessere dipenda più dal comportamento di questa persona. Se sente di voler approfondire, parlarne con uno psicologo potrebbe essere un primo passo importante. Dott.ssa Noemi Anguilano


Buongiorno, nelle sue parole sento molta sofferenza, ma anche un forte rimprovero verso se stessa: sembra pensare che, se fosse riuscita a essere più “leggera” o avesse conosciuto qualche tecnica di seduzione, oggi il rapporto sarebbe diverso. Proverei però a guardare ciò che è accaduto da un'altra prospettiva. Lei racconta una relazione nella quale c'erano attrazione, complicità e momenti di vicinanza fisica, ma contemporaneamente non c'erano uscite insieme, telefonate, conoscenza reciproca della vita privata e neppure alcuni elementi molto semplici di quotidianità. Lei, però, progressivamente ha iniziato a desiderare qualcosa di più. Questo non significa avere “sbagliato tutto”. Significa che, dentro quello stesso incontro, probabilmente le vostre intenzionalità hanno preso direzioni differenti: per lei la vicinanza fisica ha acquisito anche un significato emotivo, mentre lui, da ciò che racconta, quando ha percepito il suo coinvolgimento ha scelto di interrompere. Mi sembra importante anche ciò che dice: “in quei momenti mi sentivo considerata”, “mi faceva sentire importante”. Forse è proprio questo uno degli aspetti da ascoltare maggiormente. Non sta perdendo soltanto gli incontri con quest'uomo, ma anche il modo in cui si sentiva lei quando riceveva la sua attenzione. E questo può spiegare perché un rapporto apparentemente limitato sul piano concreto possa lasciare una mancanza così intensa. Le tecniche di seduzione avrebbero forse potuto modificare qualche dinamica, ma non avrebbero potuto garantirle ciò che desiderava realmente: essere scelta da una persona disponibile a incontrarla anche sul piano affettivo. Nascondere il proprio coinvolgimento avrebbe potuto prolungare gli incontri fisici, ma al prezzo di nascondere una parte importante di ciò che lei stava realmente vivendo. Anche quegli sguardi che oggi continuano a esserci possono riaccendere speranza e domande, ma uno sguardo non ci permette di conoscere l'intenzionalità dell'altro. È importante considerare anche ciò che concretamente quella persona sceglie di fare nella relazione. Visto che racconta di pensare e piangere continuamente e di non riuscire più a stare bene, credo possa esserle utile uno spazio psicologico nel quale comprendere non soltanto come “dimenticarlo”, ma che cosa questo rapporto e il sentirsi importante per lui hanno rappresentato per lei. Da lì può iniziare un distacco che non passi attraverso l'idea di essere stata sbagliata o “poco seduttiva”. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Scirè Psicologa e Mediatrice Familiare


Capisco quanto possa fare male, perché per te quei momenti non erano “solo fisici”: ti facevano sentire vista, desiderata e importante. Quando dall’altra parte non c’è lo stesso coinvolgimento, però, il distacco può essere vissuto come un vero rifiuto. Non credo che tu abbia “sbagliato tutto” perché non sei stata abbastanza leggera o seduttiva. Probabilmente desideravate due cose diverse, e continuare a essere diversa da ciò che sentivi non avrebbe garantito che lui si legasse a te. Forse oggi stai soffrendo non solo per lui, ma anche per quello che avevi sperato potesse diventare. Cerca di non leggere ogni sguardo o gesto sul lavoro come un possibile segnale: rischia di tenerti ancora agganciata. Se piangi spesso, ti senti molto triste e questa situazione sta occupando gran parte delle tue giornate, prenditi cura di te anche chiedendo un supporto psicologico. Non per dimenticarlo “in fretta”, ma per capire perché questo legame ha toccato così profondamente il tuo bisogno di sentirti importante per qualcuno.


Buongiorno, io trovo in primis importante che lei abbia scritto in questa piattaforma per chiedere aiuto, questo è già un passo difficile e doloroso ma molto significativo, esprimere il proprio dramma in scrittura e che lei sia riuscita a tirarlo fuori é molto importante ,ha consapevolezza e vuole uscire da questo momento buio. Io mi soffermerei a riflettere sul suo sentirsi poco “seduttiva“, il suo sentirsi inadeguata che sicuramente non lo é ma il viversi come incapace forse inquina e falsa le sue relazioni. Ognuno di noi ha il diritto di essere amata nella sua interezza e rispondere ad un bisogno d ‘amore, capita spesso che la bambina che si é sentita sbagliata o amata con riserve sia una donna che non si sente adeguata. Io ripartirei da quella bambina che ha bisogno d amore.Se vorrà sarò lieta di conoscere la sua storia ed accompagnarla in questo viaggio di crescita e scoperta delle sue bellezze


Buongiorno, credo che in questo momento di grossa fragilità possa essere utile per lei intraprendere un percorso psicologico che la aiuti a mettere insieme i pezzi e a guardare la sua sofferenza. Penso che sia importante partire proprio dal fatto che pensa di aver sbagliato tutto: cosa pensa di aver sbagliato? Essere se stessa o provare emozioni e sentimenti che la rendono umana? Le auguro di intraprendere un percorso che la aiuti a dare legittimità a se stessa e alle sue emozioni anche e soprattutto quando non vengono convalidate dall’esterno


Buongiorno gentile utente, la ringrazio per la sua condivisione. Capisco la sua sofferenza, poiché lei si trova in una situazione in cui prova dei sentimenti per una persona che invece non li ricambia. Purtroppo questo tipo di situazioni in cui tutto inizia solo da un rapporto fisico può diventare una trappola, poiché si coltiva o l'illusione di poter avere solo un rapporto fisico senza coinvolgere i sentimenti, o l'illusione che l'altra persona cambi e che possa un giorno provare qualcosa. Lei non ha bisogno di conoscere più tecniche di seduzione o di essere più leggera, ma di domandarsi se è questo ciò che lei vuole per sé. Potrebbe essere utile chiedersi come mai ha accettato questo tipo di situazione, e se davvero vorrebbe stare con una persona che l'ha trattata in questo modo. A volte dietro queste scelte ci possono essere delle paure, come la paura di non trovare la persona giusta, o di non piacere, oppure dinamiche più profonde derivanti dai propri conflitti interni. Ciò che le scrivo è ovviamente molto generico e potrebbe adattarsi alla sua situazione oppure no. Rimango a disposizione per domande o chiarimenti. Cordialmente, dott.ssa Chiara Tumminello.

Dott.ssa Chiara Tumminello

Dott.ssa Chiara Tumminello

psicologo

San Martino Buon Albergo

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Buongiorno, capisco quanto questa esperienza la stia facendo soffrire. Quando una relazione, anche solo fisica, viene vissuta come uno spazio in cui ci si sente visti, desiderati o “importanti”, è naturale che l’interruzione improvvisa riattivi dolore, senso di perdita e pensieri autocritici. Quello che descrive non parla di “errori” o mancanza di seduzione, ma di un coinvolgimento emotivo che si è sviluppato in un contesto poco chiaro e non reciproco. Il fatto che oggi provi tristezza, rimugini, si senta bloccata o si confronti con altre ragazze è comprensibile: sta cercando di dare un senso a qualcosa che non ha mai avuto una forma definita. Lavorare su questo in terapia può aiutarla a comprendere cosa l’ha fatta legare così intensamente, quali bisogni emotivi erano in gioco e come ritrovare un senso di valore che non dipenda dallo sguardo di questa persona. Non è un fallimento: è un vissuto che merita ascolto e cura.


Posso azzardare l'idea che se lei sente il bisogno di raccontare la sua storia, e non di nasconderla, forse non è il caso di parlare di sbagli o di vergogna. Le mie disponibilità sono in agenda; la aspetto per un colloquio


Buongiorno, grazie per aver raccontato con tanta sincerità quello che sta vivendo. Da ciò che scrive, sembra che la sofferenza non derivi soltanto dalla fine dei rapporti con quest’uomo, ma anche da ciò che quella relazione rappresentava per lei: in quei momenti si sentiva considerata, desiderata, importante. Per questo oggi non è così semplice “dimenticarlo” o convincersi che, visto che non c'era una relazione vera e propria, non dovrebbe starci male. C'è però un passaggio che mi sembra importante: lei oggi si sta raccontando che avrebbe potuto evitare tutto questo se fosse stata più leggera, se avesse saputo sedurlo meglio o se non avesse mostrato il suo coinvolgimento. È una spiegazione comprensibile, ma rischia di tenerla agganciata alla domanda “cosa avrei dovuto fare diversamente?” invece di aiutarla a comprendere cosa è accaduto e, soprattutto, cosa sta mantenendo oggi questa sofferenza. Anche gli sguardi, i silenzi e il modo in cui lui si comporta quando vi incontrate possono diventare, inevitabilmente, qualcosa da interpretare e controllare continuamente. E più si cerca un significato in quei segnali, più diventa difficile prendere distanza. Non credo quindi che il problema sia trovare la tecnica giusta per tornare a essere quella di prima. Potrebbe essere molto più utile capire perché questa esperienza ha avuto un impatto così forte sulla sua autostima e sul suo modo di sentirsi importante agli occhi dell'altro. Se questa sofferenza è diventata così intensa da interferire con il suo benessere e con la possibilità di vivere serenamente altre relazioni, parlarne in un percorso psicologico potrebbe aiutarla a interrompere questo circolo e a ritrovare uno spazio di scelta, senza dover cancellare quello che ha provato. Un caro saluto.


Il dolore che sta provando è profondo e merita il massimo rispetto: ci tengo a dirle subito che lei non ha sbagliato nulla, ha semplicemente investito i suoi sentimenti in una relazione che purtroppo non poteva ricambiarli. È del tutto naturale stare male, piangere e sentirsi bloccati quando si interrompe un legame in cui, anche se confinato nel segreto e nel solo contatto fisico, lei aveva riposto speranze genuine e il desiderio profondo di sentirsi importante. Quando guardo alla sua situazione, non posso fare a meno di pensare a come noi esseri umani tendiamo a muoverci all'interno delle relazioni. Spesso, quando il bisogno di essere visti, considerati e valorizzati è molto forte, attiviamo una sorta di "filtro": ci aggrappiamo ai rari momenti di complicità fisica per sentirci speciali, arrivando ad accettare condizioni molto penalizzanti, come il non avere un numero di telefono, il non uscire mai insieme o il non essere nemmeno chiamati per nome. Non si tratta di una sua colpa o di una mancanza di "tecniche di seduzione", ma di un compromesso doloroso che la sua parte emotiva ha accettato pur di ricevere quelle attenzioni. Pensare "se fossi stata più leggera oggi mi parlerebbe ancora" è una trappola in cui la nostra mente cade per cercare di mantenere un controllo sugli eventi. Ma la verità è che forzarsi a essere "leggera" avrebbe significato rinnegare la sua natura e i suoi reali bisogni. Lei non è una persona superficiale; lei è una persona che desidera una complicità autentica. Rimanere in quel legame fingendo una leggerezza che non le apparteneva l'avrebbe logorata ancora di più. L'ambiente di lavoro purtroppo non aiuta. Quei secondi di immobilità sulla porta, gli sguardi fissi e i saluti formali creano una tensione continua che alimenta il pensiero e non permette di voltare pagina. Questo silenzio pesante può sembrare un "sospeso" emotivo, ma in realtà mostra l'incapacità di quest'uomo di gestire il suo coinvolgimento, spingendolo a mettere una distanza rigida per tutelare se stesso, senza riuscire a curarsi della sofferenza che le sta causando. Questo stato di profonda tristezza e la difficoltà a guardarsi intorno indicano che questa esperienza ha toccato una corda scoperta, legata al suo valore personale e alla sua autostima. Un percorso terapeutico potrebbe essere uno spazio prezioso per lei, non per cancellare magicamente i ricordi, ma per comprendere come mai abbia accettato una relazione così parziale e per aiutarla a rimettere al centro della sua vita il proprio valore, imparando a desiderare una storia in cui essere scelta alla luce del sole. Non si colpevolizzi per aver provato dei sentimenti puliti. Se sente il bisogno di un supporto per superare questo momento di stallo, si conceda la possibilità di fare un primo colloquio con un professionista. Le mando un caro e caloroso augurio di ritrovata serenità.

Dott. Edoardo Bonsignori

Dott. Edoardo Bonsignori

psicologo

Santa Croce sull'Arno

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Buongiorno, da ciò che racconta, mi sembra che il punto centrale non sia tanto riuscire a «dimenticare quest’uomo», quanto comprendere **che cosa questa relazione abbia rappresentato per lei**. Descrive infatti un rapporto nel quale, sul piano concreto, gli elementi erano piuttosto chiari: incontri prevalentemente fisici e nascosti, nessuna frequentazione fuori dal lavoro, nessuno scambio telefonico, pochissimo accesso reciproco alle rispettive vite. Eppure, proprio dentro quei momenti, lei scrive qualcosa di molto importante: **«mi faceva sentire importante»**. Partirei da qui. A volte soffriamo moltissimo per la perdita di una relazione che, apparentemente, è stata limitata proprio perché non perdiamo soltanto una persona. Perdiamo **come ci sentivamo quando quella persona ci desiderava**: viste, desiderabili, importanti, speciali. E quando il rapporto termina può emergere un vuoto che appartiene solo in parte all'altro. Per questo eviterei di colpevolizzarsi pensando che, se fosse stata «più leggera» o avesse conosciuto migliori «tecniche di seduzione», oggi le cose sarebbero diverse. Il suo coinvolgimento emotivo non è stato un errore strategico. È stato qualcosa che è accaduto dentro di lei e che merita di essere compreso, non giudicato. Anche gli sguardi, i silenzi o quei secondi nei quali rimanete immobili uno davanti all'altra possono facilmente alimentare speranze e interpretazioni. Ma cercherei di distinguere **ciò che realmente accade da ciò che desideriamo possa significare**. Il dato più concreto, al momento, sembra essere che quest'uomo abbia interrotto il rapporto quando ha percepito il suo coinvolgimento. La domanda terapeuticamente più interessante potrebbe allora diventare: *perché una relazione nella quale ricevevo così poco è riuscita a farmi sentire così importante? E perché perderla mi fa sentire oggi così poco importante?* Potrebbe esserci qui qualcosa che riguarda il suo modo di vivere l'autostima, il desiderio, l'abbandono e la disponibilità affettiva dell'altro. Non è possibile stabilirlo attraverso poche righe, ma sarebbe certamente interessante esplorarlo. Cercherei inoltre di non trasformare l'obiettivo in «devo smettere di pensarci». Più tenta di controllare o eliminare quei pensieri, più rischia di rimanerne prigioniera. Può invece imparare a riconoscere la tristezza, la gelosia e il desiderio senza dover necessariamente seguirli, tornando gradualmente a investire nella **propria vita, nelle proprie relazioni e in ciò che per lei ha valore**. Infine, lei usa la parola «depressa». Se non è soltanto un modo per descrivere la tristezza, ma da tempo piange frequentemente, ha perso interesse per le cose, dorme o mangia diversamente, fatica a lavorare o sente che la sofferenza sta occupando gran parte delle sue giornate, le suggerirei di parlarne direttamente con uno psicologo o psicoterapeuta. Forse il lavoro da fare non consiste nel diventare abbastanza seducente perché quest'uomo torni a guardarla come prima. Consiste nel riuscire, poco alla volta, a **non avere più bisogno del suo sguardo per sentirsi importante**. Un caro saluto.


Buongiorno, uscire dalle illusioni è il primo passo per uscire dal disincanto e fare quel che gli psicoanalisti chiamano l'esame di realtà, ma c'è molto altro da comprendere delle relazioni e di come lei le sta vivendo. Ha mai pensato d'inziare un percorso di psicoterapia? Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini


Buonasera, mi dispiace molto percepire la sua sofferenza. Talvolta le avventure sentimentali nascono per essere poco coinvolgenti ma poi si orientano inaspettatamente ad altro perché emergono i nostri bisogni più profondi. Un caro saluto


Gentilissima, da ciò che racconta emerge una sofferenza emotiva importante legata alla conclusione di questo rapporto, ma anche qualcosa di più profondo che potrebbe essere utile comprendere. Mi sembra significativo che, in quei momenti, il sentirsi desiderata e considerata da quest'uomo la facesse sentire importante e che oggi, venuto meno quel legame, lei arrivi a mettere in discussione persino il proprio valore, chiedendosi cosa avrebbe potuto fare diversamente. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi vissuti, lavorando sull'autostima, sull'insicurezza e sulla tendenza ad attribuirsi la responsabilità di ciò che è accaduto. Sarebbe inoltre importante esplorare la sua storia affettiva e familiare e comprendere eventuali schemi relazionali che possono contribuire al modo in cui vive i legami e la separazione. L'obiettivo non sarebbe semplicemente “dimenticare” questa persona, ma comprendere perché questo legame abbia assunto per lei un significato così importante e aiutarla a ritrovare un senso del proprio valore che non dipenda dall'essere scelta o desiderata da qualcun altro. Se sente che questa sofferenza sta interferendo significativamente con il suo benessere, intraprendere un percorso potrebbe essere un passo importante.


Capisco quanto possa essere doloroso: non stai soffrendo soltanto per la fine di una relazione, ma anche per la perdita di ciò che avevi immaginato che potesse diventare. Però, rileggendo ciò che racconti, sembra che molti segnali indicassero già che per lui quel rapporto aveva un significato diverso dal tuo. Questo non rende sciocche le tue speranze, ma può aiutarti a non attribuire la fine al fatto di non essere stata abbastanza “leggera” o seduttiva. Non hai sbagliato perché ti sei coinvolta: semplicemente avete vissuto quella situazione con aspettative differenti. E forse la parte su cui puoi lavorare ora è proprio questa: **non cercare nella seduzione una tecnica per ottenere da qualcuno un coinvolgimento che non ha scelto di avere.** Il fatto che lui oggi parli con altre donne può riattivare il dolore, ma non dice nulla sul tuo valore né significa che con un comportamento diverso avresti avuto un esito diverso. Puoi ancora desiderarlo e, contemporaneamente, iniziare a scegliere di non alimentare più una situazione che ti fa stare male. Se sentissi il bisogno di parlarne ulteriormente puoi contattarmi quando vuoi, ricevo anche online e ti accoglierei volentieri Con affetto Dott.ssa Bacchi


Ciao, si percepisce quanto questa situazione ti abbia coinvolta e quanto, attraverso quei momenti di vicinanza, tu abbia sentito di essere importante per qualcuno. Forse, più che la perdita di una relazione, stai vivendo la perdita di una possibilità che avevi immaginato. Non credo però che tu abbia sbagliato tutto, né che avresti dovuto essere più seduttiva o più leggera. Quando ci coinvolgiamo affettivamente non esistono tecniche capaci di garantire il sentimento dell’altro. Prova a chiederti che cosa ti teneva così legata a una relazione nella quale, fuori da quei momenti, lui sembrava non cercare una vera vicinanza. Forse il passo più importante ora è smettere di chiederti cosa avresti potuto fare diversamente e iniziare ad ascoltare ciò di cui tu hai realmente bisogno in una relazione. Spero tu possa trovare qualcuno in grado di farti sentire importante anche alla luce del sole


Buongiorno, È profondamente comprensibile il dolore e il senso di vuoto che sta provando, intrappolata tra il rimpianto di non essere stata abbastanza leggera e la ferita di un'illusione che in quel contesto così freddo e nascosto rappresentava l'unico rifugio in cui si è sentita vista e importante. Quel legame così asimmetrico, in cui lei si è dovuta acquietare e accontentare per paura di rompere un equilibrio precario, sembra aver riattivato un bisogno antico di riconoscimento e di affetto, spingendola a colmare con la fantasia ciò che la realtà non poteva offrirle. Il fatto che oggi continuiate a cercarvi con gli sguardi, restando immobili in quel silenzio carico di tensione, racconta di un legame non elaborato che continua a parlarvi, mentre la colpa che si infligge pensando che bastasse essere diversa o più seduttiva serve paradossalmente a proteggerla dal dolore ben più grande di accettare che quell'uomo non poteva darle l'amore e la cura che invece lei merita profondamente. Se lo desidera, potrebbe provare a esplorare -con il supporto di un professionista- che cosa nutrisse davvero quel bisogno di accontentarsi delle briciole, per restituire valore a quella sua parte sofferente e imparare a cercarsi altrove lo spazio e il rispetto che oggi sente di aver perduto. Resto a disposizione, con i miei saluti migliori. Dott.ssa Michelle Borrelli


Buongiorno, comprendo quanto questa situazione possa essere dolorosa per lei. Da ciò che racconta, sembra che la sofferenza non derivi soltanto dalla fine dei rapporti fisici, ma soprattutto dalla speranza e dal significato affettivo che lei aveva attribuito a quella relazione. Non credo che abbia “sbagliato tutto”, né che il problema sia stato il non essere abbastanza leggera o il non conoscere adeguate tecniche di seduzione. Quando ci coinvolgiamo emotivamente, non possiamo semplicemente scegliere di non provare sentimenti. Il fatto che quei momenti la facessero sentire importante e considerata può aver creato un legame molto forte, anche se dall'altra parte non vi erano gli stessi presupposti. È comprensibile, inoltre, che vederlo parlare con altre donne riattivi la sofferenza e il confronto con ciò che avrebbe potuto essere. Tuttavia, cercare continuamente nei suoi sguardi, nei saluti o nei comportamenti attuali dei segnali sul suo interesse rischia di mantenere vivo il legame e di impedirle di elaborare la perdita. La cosa importante ora non è capire quale comportamento avrebbe potuto adottare per farlo restare, ma comprendere perché questa esperienza abbia avuto un impatto così profondo sulla sua autostima e sul suo benessere. Il fatto che lei riferisca di stare sempre a pensare, piangere e di sentirsi depressa merita attenzione e non dovrebbe essere affrontato da sola. Le suggerirei un percorso con uno psicologo/psicoterapeuta, che possa aiutarla a elaborare questo coinvolgimento, interrompere gradualmente il circolo dei pensieri e recuperare una percezione di sé che non dipenda dall'attenzione di quest'uomo. Se la tristezza è molto intensa, persiste nel tempo o sente di non riuscire più a gestire la quotidianità, le consiglio di rivolgersi quanto prima a un professionista. Un caro saluto


Buongiorno, quello che racconta mi sembra molto doloroso, soprattutto perché non sta soffrendo soltanto per la fine di una relazione che, di fatto, non è mai diventata una relazione nel senso pieno del termine. Sta soffrendo anche per la perdita di una possibilità, di un'aspettativa, di qualcosa che lei aveva iniziato a immaginare e che, proprio perché non è mai stato davvero definito, forse è rimasto ancora più difficile da lasciare andare. Nel suo racconto c'è una frase che mi sembra particolarmente importante: “in quei momenti mi sentivo considerata”. Forse è proprio da lì che partirei. Perché potrebbe darsi che il legame che oggi le manca non sia soltanto quello con quell'uomo, ma soprattutto quello stato emotivo che provava quando lui si avvicinava, quando c'era complicità, quando percepiva di essere desiderata e, per qualche momento, importante per qualcuno. E quando una persona ci fa sentire così, soprattutto se dentro di noi esiste un bisogno particolarmente forte di sentirci scelti e riconosciuti, è possibile che il significato che attribuiamo a quei momenti diventi molto più grande dei momenti stessi. Lei, in realtà, racconta di aver visto molti segnali molto chiari. Non vi siete mai frequentati al di fuori del lavoro, non aveva il suo numero, non le faceva domande sulla sua vita privata, non la chiamava nemmeno per nome. Eppure una parte di lei continuava a sperare. Questo non significa che sia stata ingenua o incapace di capire. Significa che, accanto a ciò che razionalmente vedeva, c'era qualcosa di emotivamente molto potente che le diceva di aspettare, di non chiedere troppo, di non rischiare di rovinare quel poco che c'era. E qui c'è forse una domanda molto più interessante di “come avrei potuto sedurlo meglio?”. Che cosa aveva paura di perdere se avesse chiesto qualcosa in più? Che cosa sarebbe successo se avesse detto apertamente: “Io mi sto affezionando, tu che cosa provi per me?” Avrebbe forse rischiato di scoprire che lui non desiderava la stessa cosa. E allora potrebbe essere che mantenere l'ambiguità fosse, paradossalmente, anche un modo per proteggere la speranza. Mi colpisce molto anche il fatto che oggi lei interpreti tutto ciò come un proprio errore: “se fossi stata leggera”, “se avessi conosciuto le tecniche di seduzione”, “se avessi fatto diversamente, oggi mi parlerebbe ancora”. Ma siamo sicuri che sia davvero questa la spiegazione? Non possiamo sapere che cosa sarebbe accaduto se lei avesse agito diversamente. Possiamo però osservare ciò che è accaduto realmente: lei si è coinvolta, lui se n'è accorto e ha interrotto il rapporto fisico. Questo non dimostra che lei abbia sbagliato strategia. Dimostra semplicemente che, a un certo punto, i vostri livelli di coinvolgimento non coincidevano. E forse è proprio questo che oggi fa così male: non soltanto il fatto che lui si sia allontanato, ma l'idea che, per poterlo avere vicino, lei avrebbe dovuto essere diversa da quella che era. Più leggera, meno coinvolta, più seduttiva, meno bisognosa, più capace di controllarsi. Ma che tipo di relazione sarebbe stata quella nella quale per essere desiderata avrebbe dovuto continuamente nascondere ciò che provava? C'è poi un altro elemento sul quale mi soffermerei molto. Lei dice di non riuscire a parlare con altri ragazzi quando lo vede parlare con altre ragazze e di stare male osservandolo. Questo fa pensare che una parte significativa della sua attenzione sia ancora organizzata intorno a lui: dove guarda, con chi parla, se si avvicina, se saluta, come la guarda, quanto rimane immobile davanti a lei. Anche quegli incontri alla porta, quei pochi secondi di sguardi, sembrano essere diventati molto carichi di significato. E qui bisogna fare attenzione, perché quando siamo emotivamente coinvolti possiamo trasformare ogni piccolo comportamento dell'altra persona in un'informazione da decifrare: “Perché mi guarda così?”, “Perché non saluta?”, “Perché non si avvicina?”, “Che cosa avrà pensato?”. Il problema è che questo tipo di ricerca raramente porta sollievo. Al contrario, mantiene il legame psicologicamente attivo. Forse la domanda da porsi non è più soltanto “lui prova ancora qualcosa?”, ma “che cosa succede dentro di me ogni volta che cerco di capire che cosa prova lui?”. Perché potrebbe essere proprio questo il meccanismo che oggi le impedisce di prendere distanza. E vorrei dirle anche qualcosa rispetto alla parola “depressione”, perché quando si sta molto male dopo una delusione affettiva è comprensibile descriversi come depressi, ma sarebbe importante non dare per scontato che il suo stato emotivo abbia necessariamente una diagnosi precisa senza una valutazione. Quello che invece è evidente dal suo racconto è che sta soffrendo molto, che sta piangendo, che fatica a stare bene e che questa esperienza sta condizionando la sua possibilità di guardare verso altre persone. Questo, indipendentemente dall'etichetta, merita attenzione. Un percorso psicologico potrebbe essere molto utile proprio perché permetterebbe di andare oltre la domanda apparentemente più immediata, cioè “come faccio a dimenticarlo?”. Potremmo chiederci perché questa persona abbia assunto un'importanza così grande, che cosa rappresentasse per lei quella sensazione di essere desiderata, perché abbia avuto così paura di chiedere reciprocità e che cosa la porti oggi a cercare continuamente segnali nel suo comportamento. A volte il distacco non avviene semplicemente decidendo di non pensarci più: bisogna comprendere il significato che quella persona ha finito per assumere dentro di noi. E forse c'è una domanda che potrebbe aiutarla a iniziare a guardare la situazione da un'altra prospettiva: se fosse certa, senza alcun dubbio, che quell'uomo non potrà mai offrirle la relazione che desidera, che cosa sarebbe più difficile perdere davvero? Lui, oppure la sensazione che provava quando lui la desiderava? Perché sono due perdite diverse. E capire quale delle due la sta facendo soffrire potrebbe essere un passaggio fondamentale per cominciare a stare meglio. Non credo che lei debba imparare a essere più “leggera” per essere amata. Credo piuttosto che potrebbe essere importante imparare a riconoscere prima quando sta entrando in una situazione nella quale desidera molto più di quanto l'altra persona sia realmente disponibile a offrire. E soprattutto imparare a non considerare il proprio coinvolgimento emotivo come un errore da correggere. Se sente che questa storia continua a occupare così tanto spazio nella sua mente e nelle sue giornate, io non cercherei necessariamente un'altra tecnica per conquistarlo o per tornare a essere quella di prima. Cercherei di capire che cosa questa esperienza ha toccato dentro di lei. Perché è possibile che proprio lì, in quel punto che oggi fa così male, ci sia qualcosa di importante da comprendere su di sé e sul modo in cui vive il bisogno di essere scelta, desiderata e riconosciuta. E le lascerei una domanda su cui riflettere con calma: quando dice “mi faceva sentire importante”, che cosa significava esattamente, per lei, sentirsi importante agli occhi di quell'uomo? Che cosa cambiava dentro di lei in quei momenti rispetto a quando non riceveva la sua attenzione? Per qualsiasi cosa mi chiami quando vuole


Buongiorno e grazie di aver condiviso la sua sofferenza. E' comprensibile ciò che sta attraversando, la delusione di un'aspettativa genera tristezza oltre che rabbia. Non è sempre facile riuscire a distaccarsi emotivamente. Pensare a "se fossi stata leggera..." non l'aiuterà a trovare una soluzione ma finirà per farla sentire colpevole e responsabile della situazione. Se dovesse accorgersi che questa tristezza tende a cronicizzarsi provi a chieder aiuto per riuscire a superare questo momento di sofferenza nel migliore dei modi. Saluti. Dott.ssa Nike Valentini


Gentile Utente, mi colpisce una frase in particolare: *“in quei momenti mi sentivo considerata, il suo avvicinamento fisico mi faceva sentire importante”*. Credo che una parte della sua sofferenza si trovi proprio qui. Forse oggi non le manca soltanto quest'uomo, ma anche **come si sentiva lei quando percepiva di essere desiderata da lui**. Quando quella relazione si è interrotta, insieme alla persona può essere venuta meno anche quella sensazione di essere vista, scelta e importante. Non credo invece sia utile pensare che, se fosse stata più “leggera” o avesse conosciuto migliori tecniche di seduzione, le cose sarebbero andate diversamente. Lei si è coinvolta emotivamente: non è un errore né qualcosa che avrebbe dovuto imparare a nascondere meglio per riuscire a mantenerlo vicino. Lui, da quanto racconta, desiderava una relazione prevalentemente fisica e si è allontanato quando ha compreso che per lei stava assumendo un significato differente. **Eravate probabilmente in due posizioni emotive diverse.** Anche quegli sguardi, i silenzi e i piccoli incontri quotidiani possono mantenere aperta la domanda *“e se ci fosse ancora qualcosa?”*. Ma farei attenzione a non trasformarli continuamente in indizi da decifrare: rischierebbe di rimanere legata all'attesa di un significato che soltanto lui potrebbe chiarire. Mi chiederei invece: **perché essere desiderata proprio da una persona così poco disponibile è diventato così importante per il mio senso di valore?** E perché la perdita della sua attenzione sembra aver portato con sé anche una parte della stima che aveva di sé? Il lavoro, forse, non consiste nel diventare abbastanza seducente da recuperare ciò che c'era, ma nel riuscire progressivamente a separare il suo valore personale dallo sguardo di quest'uomo. Se piange frequentemente, rimugina continuamente e sente che questa situazione sta compromettendo significativamente le sue giornate, prenderei seriamente in considerazione un percorso psicologico. Non per “dimenticarlo” a comando, ma per comprendere **che cosa questa relazione ha toccato di così profondo dentro di lei**. A volte soffriamo moltissimo anche per relazioni che sono state brevi o prevalentemente fisiche, perché la misura del dolore non corrisponde necessariamente alla durata del rapporto, ma al significato che quel rapporto ha assunto per noi. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa


Gentile utente, buongiorno, da ciò che racconta sembra che questa esperienza abbia assunto per lei un significato emotivo molto importante, ben oltre la dimensione fisica del rapporto. Il fatto che oggi continui a pensarci, a piangere e a soffrire quando lo vede con altre persone indica quanto questa situazione la stia ancora coinvolgendo e quanto possa essere difficile riuscire a elaborarla da sola. Vorrei però rassicurarla su un punto: non credo sia utile pensare di aver “sbagliato tutto” o di non essere stata abbastanza leggera o seduttiva. Quando ci coinvolgiamo affettivamente non possiamo semplicemente scegliere di non provare sentimenti, né esistono tecniche che garantiscano l'interesse o l'amore dell'altra persona. Forse, più che chiedersi cosa avrebbe potuto fare diversamente per mantenere quel rapporto, potrebbe essere importante comprendere che cosa quel rapporto le faceva sentire: considerata, desiderata, importante, scelta. A volte la sofferenza dopo la fine di una relazione non riguarda soltanto la persona che abbiamo perso, ma anche il modo in cui ci sentivamo quando eravamo con lei. Il fatto di continuare a incontrarlo sul lavoro può inoltre rendere più difficile prendere le distanze emotivamente e favorire il continuo riattivarsi delle aspettative, dei confronti e della sofferenza. Le consiglierei di valutare un percorso con uno psicologo, in uno spazio tutto suo, nel quale poter comprendere meglio questo legame, elaborare la perdita e lavorare sulla propria autostima e sul bisogno di sentirsi riconosciuta attraverso lo sguardo dell'altro. Non per “dimenticarlo” a forza, ma per arrivare gradualmente a stare meglio anche senza aver bisogno di ciò che quella relazione rappresentava. Se il pianto, la tristezza o il senso di malessere sono molto intensi o persistenti e stanno compromettendo significativamente la sua vita quotidiana, sarebbe particolarmente importante chiedere un aiuto professionale. Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi


Gentile utente, le sue parole trasmettono un dolore profondo e un senso di solitudine che meritano prima di tutto di essere accolti senza alcun giudizio. Quando ci si trova immersi in un pianto continuo e in un pensiero fisso, è comprensibile sentirsi sopraffatti. La cosa che colpisce di più dal suo racconto è il peso enorme del senso di colpa che si sta addossando. Si sta colpevolizzando per non essere stata "leggera" o per non aver usato delle "tecniche", come se il finale di questa storia dipendesse da un suo errore. Ma la verità è che non esiste alcuna tecnica capace di costringere qualcuno ad aprirsi emotivamente se non ha intenzione di farlo. In questo incontro lei non cercava un semplice gioco di seduzione, cercava il bisogno autentico di sentirsi vista, considerata e importante per qualcuno e quando ci sentiamo soli, anche un contatto nascosto o uno sguardo possono diventare un'illusione fortissima a cui aggrapparsi per sentire di esistere. Cosa prova nel rendersi conto che non è stata la sua "mancanza di leggerezza" a rovinare le cose, ma la sua legittima necessità di essere amata per quello che è? Oggi quegli sguardi fissi e il silenzio tra di voi fanno male perché le ricordano la distanza tra ciò che sperava e la realtà ma continuare a guardare a lui e a paragonarsi alle altre la tiene incastrata in un passato che non c'è più. Ora per lei è arrivato il momento di fare un passaggio fondamentale: perdonare. Perdonare non significa giustificare chi l'ha ferita o fingere che non sia successo nulla. Significa liberarsi dal peso del passato, per evitare che quello che è accaduto ieri continui a condizionare il suo presente facendole credere che "tutti gli uomini siano così" e che lei sia sbagliata. È il momento di smettere di colpevolizzarsi per aver mostrato dei sentimenti e iniziare a darsi valore. Aver aperto il cuore non è stato uno sbaglio, ma un atto di sincerità. Da oggi può iniziare a scegliere con cura a chi dedicare le sue attenzioni, allenando i suoi occhi a guardare verso chi sceglie di mostrare prima il cuore rispetto a tutto il resto. Le auguro di ritrovare la forza di darsi quell'attenzione e quel rispetto che merita di vivere finalmente alla luce del sole.


Da quello che racconti, capisco quanto possa essere doloroso: non stai soffrendo soltanto per la fine dei rapporti fisici, ma anche per la perdita di quel momento in cui ti sentivi vista, desiderata e importante. E proprio per questo è facile oggi ripercorrere tutto cercando il punto in cui pensi di aver “sbagliato”. Ma c’è un aspetto importante nei fatti che racconti: anche prima che tu mostrassi il tuo coinvolgimento, lui non aveva costruito con te una relazione al di fuori di quei momenti. Questo non significa che non ci fosse complicità o attrazione, ma sono elementi diversi dal desiderio di costruire una relazione. Forse quindi la tua mente sta cercando di trasformare una situazione dolorosa in qualcosa che avresti potuto controllare: “Se fossi stata più leggera, se avessi usato le tecniche giuste, oggi sarebbe diverso”. Ma è davvero possibile sapere che sarebbe andata così? Oppure questa spiegazione ti permette di pensare che, cambiando qualcosa di te, avresti potuto evitare questa sofferenza? Anche il fatto che oggi tu lo osservi parlare con altre donne e che ogni sguardo, ogni distanza o mancato saluto diventi qualcosa da interpretare può mantenere molto vivo il legame. Più cerchi segnali per capire cosa pensa o cosa prova lui, più la tua attenzione rimane agganciata a lui. Non hai bisogno di dimostrare di essere stata abbastanza seducente per meritare di essere scelta. Può darsi che tu abbia attribuito a quei momenti un significato molto più grande di quello che lui era disposto a dargli, e accettarlo può fare male. Ma questo non significa che tu abbia “rovinato tutto”: significa che desideravate, probabilmente, cose diverse. Forse la domanda da cui ripartire non è “come avrei dovuto comportarmi per farlo restare?”, ma “perché sto ancora cercando di convincermi che avrei potuto ottenere da lui qualcosa che, nei fatti, non mi aveva mai offerto?” Sono disponibile per un colloquio online, saluti.


Buongiorno, dal suo racconto appare evidente che il suo coinvolgimento emotivo è ancora molto alto. Quindi, lo stato d'animo che lei rappresenta di forte tristezza, a me appare una logica conseguenza. Innanzitutto, se mi posso permettere, lei non dovrebbe giudicarsi e criticarsi perché: 1) non servirebbe a nulla; 2) non è detto, come ipotizza lei, che se fosse stata capace di tecniche di seduzione, lui oggi sarebbe ancora con lei. In queste situazioni bisognerebbe essere consapevoli del fatto che con il senno di poi sembrano tutte risolvibili, ma non è così. Allora cosa fare da oggi in poi? Anche se immagino le difficoltà del momento, il suggerimento che mi sento di darle è quello di amarsi un po' di più, aprendosi a nuove amicizie ed altri contesti. Solitamente, quando ci leghiamo molto a qualcuno è perché non ci amiamo a sufficienza. Si dedichi ad attività che la fanno sentire bene e pensi un po' di più a sé stessa. In conclusione, ci tengo comunque a sottolineare che la comprendo sinceramente e che i miei suggerimenti, forniti in un contesto estremamente limitato come questo, non intendono dare un riduttiva importanza alla problematica da lei esposta. Buona vita.


Buongiorno, la ringrazio per aver raccontato con tanta sincerità quello che sta vivendo. Da ciò che scrive sembra che questa situazione abbia avuto un impatto molto forte sul suo benessere e che oggi faccia fatica a trovare un modo per lasciarla andare. Forse una parte della sofferenza potrebbe essere legata non solo alla fine del rapporto, ma anche a ciò che quel legame rappresentava per lei. Per questo è comprensibile che la sua assenza oggi possa lasciare un vuoto così importante. Mi ha colpito anche il modo in cui tende a rileggere ciò che è successo, pensando che se fosse stata diversa, più “leggera” le cose sarebbero andate diversamente. È possibile però che non sia una questione di aver sbagliato qualcosa, ma che questa esperienza le stia mostrando quanto sia importante per lei sentirsi scelta e riconosciuta all'interno di una relazione. Forse potrebbe essere utile chiedersi che cosa abbia significato davvero per lei questa persona e che cosa, attraverso di lui, sentiva di poter trovare. Comprendere questo potrebbe aiutarla non solo a elaborare quello che è successo, ma anche a vivere con maggiore serenità le relazioni future. Spero di esserle stata utile, rimango a sua disposizione qualora ne avesse bisogno. Dottoressa Giorgia Santonastaso


Buongiorno, da ciò che racconta sembra che questa relazione, pur non essendo mai diventata un rapporto definito, abbia avuto per lei un significato emotivo molto importante. In quei momenti si sentiva considerata e importante e, con l’interruzione, sembra essere venuto meno anche quel senso di riconoscimento. Non credo sia utile colpevolizzarsi pensando che avrebbe dovuto essere più “leggera” o conoscere tecniche di seduzione: il suo coinvolgimento emotivo non è un errore. Piuttosto, potrebbe essere importante comprendere perché questo legame abbia assunto un peso così forte e cosa renda oggi così difficile lasciarlo andare. Se il pensiero è diventato così persistente da farla piangere frequentemente e condizionare la possibilità di stare bene e di aprirsi ad altre relazioni, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare su questa sofferenza, sull'autostima e sul modo in cui vive i legami affettivi. Resto a disposizione.


Gentile utente, le sue parole trasmettono una sofferenza molto profonda e palpabile. La prima cosa che sento di dirle, con grande fermezza, è di smettere di colpevolizzarsi. Lei scrive che se fosse stata 'più leggera' o capace di strategie di seduzione, oggi lui le parlerebbe ancora. Ma provi a chiedersi: a quale prezzo? Il prezzo sarebbe stato quello di reprimere i suoi veri sentimenti e i suoi bisogni, fingendo di essere un'altra persona pur di elemosinare attenzioni da un uomo che le offriva solo briciole. Il fatto che lei si sia coinvolta emotivamente non è uno sbaglio, è semplicemente la dimostrazione che lei è umana e che ha bisogno di una connessione autentica, non di un legame a metà in cui deve avere 'paura di rovinare tutto'. Quello che la tiene così ancorata a questa situazione, e che le causa questo dolore quasi ossessivo, molto probabilmente non è la perdita di quest'uomo in sé. Si tratta di un uomo che, di fatto, le ha imposto condizioni rigidissime e svalutanti (niente telefono, niente uscite, nemmeno chiamarla per nome). Ciò che le manca davvero è quello che lui le ha fatto provare per un breve istante: la sensazione di essere vista, scelta e 'importante'. Quando dentro di noi c'è un forte bisogno di conferme o un'autostima fragile, si rischia di aggrapparsi anche a chi ci dà pochissimo, scambiando un avvicinamento puramente fisico per cura e complicità. Il fatto che lui si sia allontanato non appena ha percepito i suoi sentimenti parla dei limiti di quest'uomo, non del suo valore come donna. In un percorso psicologico, il lavoro non sarebbe quello di aiutarla a 'dimenticare' con la forza, ma di esplorare da dove nasce questa sua profonda fame d'amore, che la porta ad accontentarsi di relazioni in cui deve mettersi da parte per non disturbare l'altro. L'obiettivo è ricostruire il suo valore interno, affinché in futuro sia lei la prima a non accettare più un legame in cui non le è permesso esistere appieno. Resto a sua completa disposizione qualora desiderasse affrontare queste dinamiche insieme e ritrovare la sua serenità, prenotando un primo colloquio conoscitivo nel mio studio o anche online. Un caro saluto, Dott.ssa Lara Zinzilli.

Dott.ssa Lara Zinzilli

Dott.ssa Lara Zinzilli

psicologo

Cisterna di Latina

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Salve quando si intraprendono relazioni fondate sulla leggerezza bisogna fare attenzione a quello che noi cerchiamo, perchè molte volte capita che le relazioni sessuali poi per uno dei due diventano romantiche o addirittura amorose. La gestione in questi casi risulta fondamentale, anche perchè lui non ha mai mostrato dinamiche diverse ed è sempre rimasto fuori da tante situazioni proprio per trasferirti questo messaggio. Non hai sbagliato nulla questa esperienza ti servirà per i prossimi approcci che se si fondano sulla relazione romantica puoi affidarti all'unione ed alla costruzione del rapporto d'amore al contrario se si fondano solo sulla leggerezza deve restare tale da entrambe le parti buonagiornata


Credo che in questo momento sia essenziale prendersi cura di se stessi, questa storia che racconta e che la coinvolgeva emotivamente è terminata e questo la fa soffrire, è normale. Senza contare che il vederlo al lavoro sarà per lei sicuramente complicato. Ma è necessario prendersi del tempo per ripartire da se stessi, concentrarsi sulle sue necessità e sui suoi sentimenti. Io le consiglierei di iniziare un percorso per analizzare ciò che prova, tirare fuori tutto per poi ripartire, così da accettare la fine di questo rapporto e prepararsi per ciò che la aspetta in futuro.


buongiorno, mi verrebbe da dire di non sentirsi lei sbagliata ed essere così severa con sè stessa. Assolutamente.Se vuole mi può contattare e potremmo parlarne.


Buongiorno, dalle sue parole si percepisce un senso di colpa che immagino la faccia soffrire molto. La invito a riflettere sulla possibilità di contattare un professionista in privato per poter elaborare la difficile situazione che sta vivendo. Le auguro una buona giornata, Dr. Pamato.


"In quei momenti mi sentivo considerata." Il punto è qui, più che in lui. Quello che descrive non è una storia finita male. È un legame in cui il poco che arrivava pesava moltissimo, perché arrivava di rado e sempre quando decideva lui. Non era un caso: era il ritmo del rapporto. Un'attesa così tiene legati più di una presenza stabile. Poi conclude di aver sbagliato tutto, e si dà una colpa precisa: non essere stata abbastanza leggera. È il modo più rapido per tenere aperta una porta che si è chiusa. La domanda non è cosa avrebbe dovuto fare. È un'altra: da quando, nella sua vita, sentirsi importante dipende da quanto poco le viene dato? La dipendenza affettiva non riguarda quanto si ama. Riguarda quanto si dipende da un riconoscimento che arriva a intermittenza. Da un racconto solo, e per iscritto, non si valuta: serve un percorso psicologico e serve tempo. Se vuole parlarne, sul mio profilo trova un primo colloquio conoscitivo di 20 minuti, gratuito, che si prenota direttamente in agenda. Ricevo online. Dott.ssa Alessia Cipriano, psicologa clinica


Salve, la sofferenza e il senso di vuoto che descrive sono dinamiche dolorose ma molto frequenti quando un legame, seppur vissuto in modo limitato e nascosto, viene investito di un forte bisogno di attenzione e di vicinanza emotiva. Ci tengo a dirle subito che lei non ha sbagliato nulla e non deve colpevolizzarsi. Pensare che con una maggiore "leggerezza" o usando strategie di seduzione l'esito sarebbe stato diverso è una trappola della mente. Le premesse dell'altra persona erano chiare fin dall'inizio (l'assenza di uscite o del numero di telefono); il suo coinvolgimento è stato un moto spontaneo, non un errore di calcolo. Inoltre, condividere lo stesso ambiente di lavoro rende tutto più complesso: quegli sguardi e i silenzi prolungati alla porta riaprono continuamente la ferita, ostacolando il naturale distacco. Per superare questo stato di tristezza e ridefinire il proprio valore indipendente da questa storia, la ricerca clinica offre diversi orientamenti efficaci: - La Psicoterapia (ad esempio ad orientamento Cognitivo-Comportamentale o Dinamico): per elaborare l'esperienza del rifiuto, comprendere i bisogni relazionali profondi e ricostruire l'autostima; - Tecniche di Regolazione Emotiva e Somatica: utili per gestire l'attivazione fisiologica dello stress, l'ansia o il "magone" che possono attivarsi improvvisamente nei momenti di condivisione forzata degli spazi lavorativi; - Gruppi di supporto o percorsi di Self-Compassion: per imparare a sospendere l'autocritica e trattarsi con maggiore gentilezza in un momento di fragilità. Il distacco attuale descrive una transizione dolorosa, non un fallimento personale. Guardare a questa situazione con maggiore oggettività e senza colpevolizzarsi è il primo passo per riprendere in mano la propria quotidianità con serenità un caro saluto Dott. Diego Pelliccia


Buongiorno a lei, le dinamiche emotivamente complesse che sta affrontando sono una conseguenza frequente delle relazioni prive di un impegno formale, ed è fondamentale che sappia di non essere sola in questo momento di difficoltà. Quando si intraprende una frequentazione informale, è cruciale procedere con cautela: il rischio che uno dei due partner sviluppi un coinvolgimento sentimentale non corrisposto è elevato, ed è per questo che tali contesti richiedono una costante verifica delle reciproche intenzioni. Per tutelare il proprio benessere emotivo è opportuno evitare di condividere gli aspetti più profondi di sé o momenti d'intimità particolarmente intensi con chi non manifesta un reale interesse verso la sua persona. Imparare a dare il giusto valore alla propria vulnerabilità permette di comprendere quando si ha di fronte qualcuno in grado di accoglierla, mentre attribuire al partner un ruolo o una disponibilità emotiva che non possiede rappresenta la via più rapida verso la sofferenza. La condivisione quotidiana dell'ambiente di lavoro rappresenta indubbiamente un ostacolo complesso, ma esistono strategie psicologiche efficaci per favorire il distacco e superare questa fase. A tal proposito, focalizzarsi sui difetti dell'altro può rivelarsi controproducente: dal punto di vista psicologico, sono spesso proprio le piccole peculiarità o le imperfezioni ad aver alimentato l'attrattiva iniziale, e ricordarle rischia di accentuare l'attaccamento emotivo anziché ridurlo. È invece ben più funzionale concentrarsi su tutto ciò che non sarebbe stato possibile costruire insieme, prendendo atto dell'assenza di elementi essenziali per una relazione appagante come una reale reciprocità nell'affetto, una progettualità condivisa o un'intimità emotiva autentica. La invito ad avviare un lavoro di introspezione incentrato sulle reali incompatibilità strutturali che vi avrebbero impedito di funzionare come coppia; questo processo di rielaborazione cognitiva la aiuterà progressivamente a sciogliere i vincoli emotivi attuali e a ritrovare la sua serenità. Spero con questa risposta di esserle stata di siuto e le mando un caloroso abbraccio


Salve, da quanto descrive, mi permetterei di suggerirle un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni e desideri attuali così da poter orientare le sue scelte relazionali e di vita in modo più congruo a chi è e allo stato di serenità ed equilibrio a cui giustamente ambisce. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

Dr. Francesco Rossi

psicologo

Ozzano dell'Emilia

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Capisco quanto possa far male perdere una relazione che, pur essendo rimasta sul piano fisico, per lei aveva assunto un significato affettivo importante. Non credo però che il problema sia stato non essere stata abbastanza “leggera” o non aver utilizzato le giuste tecniche di seduzione. Da ciò che racconta, lei aveva sviluppato un coinvolgimento emotivo mentre lui sembrava mantenere il rapporto entro limiti diversi. Questo non significa che abbia sbagliato: significa semplicemente che i vostri bisogni erano differenti. Continuare a interrogarsi su cosa avrebbe potuto fare per farlo restare rischia di mantenerla legata a una possibilità più che alla relazione reale che avete avuto. Il lavoro più importante ora è comprendere perché quel rapporto le faceva sentire così tanto di essere considerata e importante, e costruire quella stessa sensazione senza dover dipendere dalla presenza o dall'attenzione di quest'uomo. Dott.ssa Janett Aruta Ricevo online su MioDottore e in studio a Palermo


Buongiorno, non credo che lei abbia sbagliato perché non è riuscita a essere più “leggera” o a utilizzare particolari tecniche di seduzione. Si è coinvolta emotivamente in una relazione che, pur rimanendo prevalentemente fisica e nascosta, la faceva sentire vista e importante. La sua sofferenza riguarda quindi non soltanto la perdita di quest’uomo, ma anche la perdita di ciò che quei momenti rappresentavano per lei. Continuare a interpretare gli sguardi o immaginare come avrebbe potuto comportarsi rischia però di mantenerla legata a una possibilità che lui ha scelto di interrompere. Poiché riferisce di piangere spesso e di sentirsi depressa, le consiglierei di chiedere un aiuto psicologico: potrebbe sostenerla nell’attraversare questa separazione e nel comprendere perché il sentirsi considerata sia divenuto così profondamente legato alla disponibilità di quest’uomo.


Buongiorno, sono la Dott.ssa Morena, psicologa. Da quello che racconta, forse non sta soffrendo soltanto per la fine di quei rapporti, ma anche per ciò che quei momenti rappresentavano per lei: sentirsi desiderata, considerata e importante per qualcuno. E capisco perché oggi sia così difficile vederlo con altre persone. Però vorrei soffermarmi su un pensiero che sembra farle molto male: “se fossi stata più leggera, se avessi saputo sedurlo meglio, oggi sarebbe diverso”. Non possiamo sapere come sarebbe andata, ma il suo coinvolgimento emotivo non è stato un errore e non significa che abbia sbagliato qualcosa nel modo di essere. Forse ora il lavoro non è trovare il modo di farlo tornare a parlarle come prima, ma comprendere perché quella relazione, pur così limitata, sia diventata così importante per il suo senso di valore. Se sente che non riesce a uscirne da sola, può scrivermi. Possiamo provare a capire insieme cosa la tiene ancora così legat


Cara comprendo perfettamente cosa sta provando e mi colpisce come si colpevolizzi per la situazione che ha tutte le caratteristiche di una relazione con una persona emotivamente non disponibile, non so i motivi ma è così. Se lui era stato chiaro su ciò che cercava (solo rapporti fisici), ma anche se non lo fosse stato e lei avesse però letto bene i segnali, qualsiasi cosa avesse fatto, la situazione non sarebbe cambiata. Ma ciò che mi sento di consigliarle più di ogni altra cosa è di interrogarsi sul perché pensa di doversi accontentare di una situazione ambigua e non soddisfacente, perché pensa di non meritare una storia vera e un amore sano tutto suo? Se rivolgesse a se stessa un po' delle attenzioni che dedica alla persona non disponibile sono certa che scoprirebbe una persona meravigliosa da amare: lei stessa, meritevole di donarsi e ricevere in modo equilibrato. Sposti il focus, guardi dentro di sé e inizi a volersi bene. Saluti!


Buongiorno, mi ha colpito quando scrive “se fossi stata leggera, capace di tecniche di seduzione, ad oggi mi parlerebbe come tempo fa”. È come se stesse trasformando la fine di questa frequentazione in una sua mancanza, qualcosa che avrebbe potuto evitare comportandosi diversamente. Eppure lei racconta una relazione che aveva confini piuttosto chiari. Vi vedevate soltanto sul lavoro, di nascosto, non avevate neppure i numeri di telefono e lui ha interrotto quando ha percepito il suo coinvolgimento emotivo. Forse il dolore nasce anche dalla distanza tra ciò che quella relazione era realmente e ciò che lei sperava potesse diventare. Mi fermerei soprattutto su una frase, “in quei momenti mi sentivo importante”. Perché forse è proprio questo che oggi le manca così tanto. Non soltanto lui, ma la sensazione di essere desiderata, vista, scelta. Le tecniche di seduzione probabilmente non avrebbero trasformato quella relazione in ciò che desiderava. Forse l'avrebbero soltanto fatta durare più a lungo mantenendola nella stessa posizione. La domanda che proverei a farmi è quindi “perché essere desiderata da quest'uomo era diventato così importante per sentirmi importante io?”. Visto che racconta di piangere spesso, stare male e non riuscire ad aprirsi ad altre persone, credo che un percorso psicologico possa aiutarla a elaborare questa separazione e soprattutto a capire perché questo legame, pur essendo stato così limitato, abbia assunto per lei un significato tanto profondo. Un caro saluto, Dott.ssa Alina Mustatea Psicologa Clinica, Psicologa Giuridica e Psicodiagnosta


Mi chiedo se oggi stia soffrendo tanto per ciò che è accaduto oppure per il tentativo di trovare cosa avrebbe dovuto fare diversamente per non perderlo. Quando pensa che, se fosse stata più leggera o avesse usato determinate tecniche, lui sarebbe rimasto vicino, cosa tende a fare: ripercorrere continuamente il passato oppure osservare ogni suo comportamento per capire se c’è ancora interesse? E se proprio questo tentativo di trovare la strategia giusta mantenesse vivo il legame e la speranza che possa tornare come prima? Potrebbe essere utile chiedersi cosa accadrebbe se smettesse di cercare ciò che avrebbe potuto fare e iniziasse a confrontarsi con ciò che concretamente quella relazione le offriva. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti o approfondimenti. Dott.ssa Francesca Gottofredi


Buongiorno, essersi coinvolta emotivamente in un rapporto sessuale non è un errore, né dimostra che avrebbe dovuto essere più brava a sedurre. Da ciò che racconta, lei sperava in una relazione che andasse oltre quegli incontri; non sappiamo cosa provasse lui, ma ciò che le offriva non corrispondeva a quello che desiderava. Continuare a interpretare gli sguardi rischia di tenerla in attesa di un cambiamento che, al momento, non c’è. Sul lavoro può aiutarla mantenere contatti cortesi e limitati alle necessità professionali, concedendosi fuori da lì spazi e persone che non ruotino intorno a lui. Non deve obbligarsi a conoscere subito altri uomini. Se il pianto e i pensieri occupano gran parte delle giornate, un sostegno psicologico può aiutarla a elaborare questa perdita e a comprendere perché, pur desiderando di più, sentiva di non poterlo chiedere.

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