Salve dottore ma le conoscenze che abbiamo oggi sulla psicologia medicina possono essere stravolte c
Salve dottore ma le conoscenze che abbiamo oggi sulla psicologia medicina possono essere stravolte con il tempo? O ci sono delle cose che non cambiano mai come forse le fondamenta della psicologia e medicina? Personalmente seguo vari canali di psicologia e molte volte mi danno spunti interessanti che mi aiutano a vivere meglio , ma da qualche giorno penso se quello che apprendo un domani dovesse cambiare io come faccio a sapere essendo che non sono del settore , questa cosa mi destabilizza un po perché magari io sono convinto che una cosa è buona e poi magari non lo è
50 risposte
Affidarsi al confronto con professionisti per chiarire dubbi e quesiti è buona cosa. inoltre un percorso di consulenza e sostegno psicologico ed emotivo potrebbero aiutarla a comprendere le motivazioni profonde dei suoi dubbi e domande.
Ottieni una risposta grazie al consulto online
Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.
Fortunatamente sia la psicologia che la medicina sono in costante progresso, evolvono, permettendoci di specializzarci sempre di più e aiutare le persone in modo maggiormente mirato. Per quanto concerne i suoi pensieri e la sua destabilizzazione, sarebbe interessante approfondire il contenuto: le succede solo per questo argomento specifico o in altri ambiti? Come mai è così appassionato delle tematiche? Ha mai pensato di approfondire attraverso in lavoro su di sè? Spesso, i canali di psicologia e divulgazione possono aiutare nell'immediato ma, rimanendo sul vago, non andranno mai ad aiutare nel profondo chi li segue, lasciando magari i dubbi dei quali scrive.
Gentile utente la sua e una riflessione comprensibile e legittima. Quando ci affidiamo a nozioni scientifiche o psicologiche per migliorare la nostra vita, l'idea che tali conoscenze possano evolversi può generare incertezza. Tuttavia, è importante distinguere tra l'affinamento progressivo della scienza e l'idea che tutto possa essere improvvisamente smentito. La medicina e la psicologia sono discipline dinamiche che crescono e si affinano costantemente sulla base di nuove evidenze, ma questo non significa che le loro basi siano precarie. I principi fondamentali rimangono stabili nel tempo. In psicologia, elementi come l'importanza delle relazioni primarie nello sviluppo emotivo, l'impatto dei processi di apprendimento o l'efficacia di determinati interventi comportamentali costituiscono fondamenta solide integrate da decenni di ricerca. L'evoluzione scientifica raramente azzera ciò che funziona, ma tende piuttosto a integrarlo, a definire meglio in quali contesti si applica e a spiegarne i meccanismi con maggiore precisione. Potrebbe essere utile considerare l'impatto concreto che un'informazione ha sulla propria vita quotidiana. Se uno spunto di riflessione o una tecnica pratica di gestione del pensiero e delle emozioni ti aiutano a stare meglio oggi, quel beneficio è reale e mantiene il suo valore pratico a prescindere dalle future evoluzioni teoriche. Per tutelarsi dal punto di vista informativo, la chiave è affidarsi al consenso scientifico generale e a fonti autorevoli. La continua evoluzione della conoscenza non è un indice di inaffidabilità, ma la garanzia che la ricerca prosegue verso strumenti sempre più accurati per la tutela del benessere. Spero di esserle stata in qualche modo utile. Cordialmente dott.ssa Alessia D'Angelo
Salve, la sua domanda è molto interessante e, in realtà, tocca un aspetto importante del rapporto che abbiamo con la conoscenza scientifica: la scienza non è un insieme di verità immutabili, ma un sapere che si costruisce, si verifica e, quando necessario, si corregge. Sia la medicina sia la psicologia possono certamente modificare nel tempo alcune delle proprie conoscenze. Ciò che oggi consideriamo valido può essere precisato, ridimensionato o, in alcuni casi, abbandonato quando emergono nuove evidenze. Questo, però, non significa che “domani potrebbe essere tutto sbagliato” o che ciò che impariamo oggi sia necessariamente inaffidabile. Esistono infatti conoscenze molto solide, sostenute da decenni di studi e da risultati che sono stati replicati in numerosi contesti. Altre conoscenze, invece, sono più recenti o meno consolidate e possono essere maggiormente soggette a revisione. Il punto, quindi, non è cercare una certezza assoluta, perché nella scienza questa certezza raramente esiste. È imparare a distinguere tra ciò che è ben documentato e ciò che rappresenta ancora un'ipotesi, una teoria in evoluzione o semplicemente l'opinione di qualcuno. Anche rispetto ai canali di psicologia che segue, può essere utile mantenere una certa curiosità senza sentire il bisogno di prendere ogni informazione come una verità definitiva. Una buona domanda da porsi potrebbe essere: “Questa affermazione su quali evidenze si basa? È condivisa dalla comunità scientifica oppure è una posizione personale?”. E c'è un aspetto che forse può aiutarla a ridimensionare la sua preoccupazione: se una conoscenza scientifica viene successivamente modificata, questo non significa necessariamente che lei abbia “sbagliato” a fidarsi. Se in quel momento le evidenze disponibili sostenevano quella conclusione, era ragionevole considerarla valida. Il cambiamento della conoscenza è proprio uno dei meccanismi attraverso cui la scienza cerca di avvicinarsi progressivamente a una comprensione migliore. Forse, quindi, più che cercare di sapere con assoluta certezza se una cosa sia “buona per sempre”, può essere utile sviluppare un rapporto più flessibile con ciò che apprende: “Per le conoscenze che abbiamo oggi, questo sembra essere utile e valido; se un domani emergeranno informazioni migliori, potrò aggiornare il mio modo di pensare”. Questa capacità di aggiornarsi senza sentirsi destabilizzati dall'incertezza è, probabilmente, molto più importante del possedere certezze assolute. Le mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia
Ciao! Secondo me non siamo arrivati ancora a trovare una base solida della psicologia umana. Tentativi come quello di Wilson, e dell'attuale psicologia evoluzionistica sono attaccati ferocemente. Alla base della questione ci sono questioni filosofiche, e anzi anche sociali e persino politiche, che se non risolte ci costringeranno a limitare la psicologia alla sua superficialità di scienza che descrive il comportamento (inclusa la cognizione).
Buongiorno, la sua domanda è molto interessante perché tocca un aspetto inevitabile della conoscenza scientifica: ciò che sappiamo oggi può essere rivisto, precisato o corretto nel tempo. Questo però non significa che tutto ciò che conosciamo sia provvisorio nello stesso modo o che da un giorno all’altro possa diventare improvvisamente falso. In psicologia e in medicina esistono conoscenze molto solide, sostenute da molti anni di ricerca, e altre più recenti o ancora oggetto di discussione. La scienza funziona proprio così: non promette verità immutabili, ma cerca spiegazioni sempre più affidabili sulla base delle evidenze disponibili. Quando una teoria viene aggiornata, inoltre, spesso non significa che ciò che si sapeva prima fosse completamente sbagliato. Può significare che era incompleto, troppo semplice o valido soltanto in alcune condizioni. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, però, mi sembra interessante soprattutto osservare ciò che questa possibilità provoca in lei. Il pensiero sembra essere qualcosa come: “se quello che oggi considero utile un domani venisse messo in discussione, come faccio a sapere se sto facendo la cosa giusta?”. Da qui può nascere il bisogno di trovare informazioni che siano definitivamente sicure, così da poterle applicare senza il rischio di sbagliare. Il problema è che una certezza assoluta di questo tipo è molto difficile da ottenere, non soltanto in psicologia o medicina, ma in moltissimi ambiti della vita. Se una determinata informazione le sembra ragionevole, proviene da fonti affidabili e soprattutto la aiuta a vivere meglio senza arrecarle danno, non è necessario sapere se quella conoscenza rimarrà identica nei prossimi cinquant’anni per poterla utilizzare oggi. Per esempio, può apprendere che dormire con regolarità, mantenere relazioni significative, riconoscere i propri pensieri senza considerarli automaticamente fatti, oppure evitare di organizzare tutta la propria vita intorno alla paura possono essere indicazioni utili. In futuro potremmo comprenderne meglio i meccanismi, ma questo non rende necessariamente inutili le conoscenze attuali. Il rischio, invece, è che il dubbio sul futuro della scienza trasformi ogni informazione in qualcosa da verificare continuamente. Potrebbe iniziare a chiedersi: “questa cosa è ancora valida?”, “e se tra dieci anni dicessero il contrario?”, “posso fidarmi davvero?”. In questo modo la ricerca di conoscenza, che inizialmente le dava strumenti utili, potrebbe diventare una ricerca di certezza. Ed è una differenza importante. Anche seguire molti canali di psicologia può essere interessante, ma può creare confusione se fonti diverse presentano idee differenti o molto semplificate. Potrebbe essere utile selezionare pochi contenuti affidabili e considerarli come spunti, non come regole assolute con cui interpretare ogni pensiero, emozione o comportamento. La psicologia divulgativa può aiutare a comprendere alcune cose di sé, ma non sostituisce una comprensione personale del proprio funzionamento. Due persone possono leggere lo stesso concetto e viverlo in modi completamente diversi. Per questo, se nota che la paura di apprendere qualcosa di “sbagliato” la destabilizza molto o la porta a verificare ripetutamente informazioni, potrebbe essere utile approfondire proprio questo bisogno di sicurezza. Un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, potrebbe aiutarla a capire perché l’incertezza rispetto alle conoscenze future sia diventata così difficile da tollerare e quali pensieri mantengano questa preoccupazione. L’obiettivo non sarebbe darle un insieme di verità da considerare definitive, ma aiutarla a costruire un modo più flessibile di rapportarsi alle informazioni: utilizzare ciò che oggi è ragionevolmente fondato e utile, rimanendo aperti alla possibilità che nel tempo alcune conoscenze vengano perfezionate. Non serve sapere oggi tutto ciò che sapremo domani per poter vivere bene nel presente. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente, è vero: le conoscenze scientifiche possono cambiare nel tempo, perché la scienza procede mettendo continuamente alla prova ciò che già conosce. Questo vale sia per la medicina sia per la psicologia. Non significa però che ciò che sappiamo oggi sia necessariamente “sbagliato”: significa che alcune conoscenze possono essere affinate, integrate o, più raramente, superate. Esistono principi e conoscenze molto consolidate, mentre altre sono ancora oggetto di studio e confronto. Da non addetto ai lavori, può essere utile non cercare certezze assolute, ma affidarsi a fonti attendibili e a professionisti qualificati, distinguendo la divulgazione scientifica dalle opinioni personali. E forse può essere utile anche accettare una piccola quota di incertezza: sapere che una conoscenza potrebbe essere aggiornata domani non la rende inutile oggi. Se un'idea la aiuta a comprendere meglio sé stesso e a vivere con maggiore equilibrio, può considerarla uno strumento, non una verità immutabile a cui dover aderire per sempre. Un caro saluto.
Salve, da medico e psicoterapeuta mi sento di dirle che il settore sanitario è sempre in continua evoluzione in quanto vi sono scoperte sempre nuove e il settore della ricerca non si ferma mai. E' chiaro che vi sono alcune certezze, le fondamenta scientifiche sulle quali la psicologia e la medicina si basano, ma a prescindere da questo mi verrebbe da chiederle quanto la sua persona faccia affidamento sulla conoscenza per trovare certezze, perché nel leggere questo messaggio mi giunge quasi un bisogno estremo di cercare qualcosa di stabile che vada oltre la semplice conoscenza o razionalità. Sentirsi radicati in sé stessi e nel proprio sentire offre una serenità che vada ben oltre qualunque cambiamento circostante, quindi quello che mi preme dirle è che far affidamento solo a video o letture scientifiche dà sicuramente un grosso aiuto nel quotidiano ma non bastano assolutamente a creare quella serenità e certezza che solo un percorso valido di psicoterapia le darebbe. La saluto affettuosamente.
Ciò che mi colpisce è che nonostante lei non sia del settore fa di tutto per capire cosa sia buono o meno. Cercando forse le fondamenta del suo benessere. Risposte. Il problema è che la vita è in continuo movimenti e cambiamento. Crede di essere in grado di affrontare l'incertezza?
Capisco bene il dubbio. In realtà, il fatto che le conoscenze psicologiche e mediche possano cambiare non significa che ciò che impariamo oggi sia destinato a diventare falso domani. La scienza funziona più spesso per correzioni, precisazioni e ampliamenti che per continui stravolgimenti. Alcune idee vengono effettivamente abbandonate, soprattutto quando nuove ricerche mostrano che erano troppo semplicistiche o sbagliate. Altre invece rimangono valide per decenni, anche se vengono comprese sempre meglio. In medicina, per esempio, difficilmente scopriremo domani che dormire adeguatamente, fare attività fisica o non fumare erano cattive idee. Potremo capire sempre meglio quanto, come e per chi determinate indicazioni funzionano. In psicologia accade qualcosa di simile. Probabilmente continueremo a modificare teorie e modelli, ma ci sono conoscenze piuttosto solide: le esperienze influenzano il nostro modo di interpretare ciò che accade; emozioni, pensieri e comportamenti si influenzano reciprocamente; evitare sistematicamente ciò che ci spaventa può mantenere alcune forme di ansia; le relazioni significative hanno un'importanza enorme per il benessere psicologico; il modo in cui regoliamo le emozioni può essere appreso e modificato. Non sono verità immutabili nel senso filosofico del termine, ma sono fenomeni sostenuti da una grande quantità di osservazioni e ricerche. C'è però un'altra cosa che mi sembra importante in quello che scrive. Lei dice: «Come faccio a sapere, non essendo del settore, se quello che sto imparando un giorno cambierà?». La risposta più corretta è: non può saperlo con certezza. Ma, in fondo, non deve saperlo. Può utilizzare ciò che apprende come uno strumento, non come una verità definitiva. Se ascolta uno psicologo che dice qualcosa che la aiuta a comprendere meglio una sua reazione, può pensare: «Questa idea mi aiuta a leggere quello che mi succede», anziché «Adesso ho finalmente scoperto come funziona la mente e devo essere certo che sia vero per sempre». Anzi, farei attenzione proprio a questo passaggio, perché mi sembra che il problema che la sta destabilizzando possa essere diventato leggermente diverso dalla domanda iniziale. Non è più soltanto «la psicologia cambierà?», ma sembra esserci anche: «Posso fidarmi di qualcosa se non ho la garanzia che rimarrà vero?». E questa è una domanda psicologicamente molto interessante. Se per sentirsi tranquillo avesse bisogno di arrivare alla certezza che quello che sta imparando sia definitivamente vero, rischierebbe di entrare in un meccanismo senza soluzione: guarda un video → trova qualcosa di utile → sta meglio → nasce il dubbio «e se questa teoria fosse sbagliata?» → cerca un altro video per verificarla → trova opinioni differenti → aumenta il dubbio → cerca ancora. A quel punto ciò che inizialmente la aiutava a vivere meglio potrebbe trasformarsi paradossalmente in una ricerca di rassicurazioni. Per questo continuerei tranquillamente a seguire i contenuti che trova interessanti, con tre piccoli criteri: privilegiare professionisti qualificati, diffidare delle affermazioni assolute del tipo «se una persona fa X significa sicuramente Y» e, soprattutto, non sentirsi obbligato a verificare continuamente che ogni concetto sia certamente corretto. Una frase che potrebbe esserle utile quando arriva questo pensiero è: «Non ho bisogno che questa idea sia vera per sempre. Mi basta sapere se, alla luce delle conoscenze attuali, è ragionevole e mi aiuta senza farmi male.» E aggiungerei una cosa: il fatto che questo dubbio sia comparso da qualche giorno e che la stia destabilizzando mi interesserebbe forse più della risposta epistemologica sulla psicologia. Perché potremmo domandarci: che cosa teme concretamente possa succedere se un giorno scoprisse che una cosa nella quale aveva creduto non era del tutto corretta? È lì che probabilmente c'è la parte più interessante della sua domanda. Mi auguro di essere stato per lei esaustivo.
Buongiorno, capisco che questa domanda la destabilizzi. La conoscenza scientifica è in continuo aggiornamento (sia quella medica che psicologica) ma le basi non vengono cancellate ma approfondite o ampliate. Consideri che se un'informazione di psicologia ti aiuta a vivere meglio oggi, quell'utilità è reale. Anche se un domani la scienza dovesse scoprire una sfumatura diversa o un metodo ancora più preciso, il beneficio che hai tratto nel presente non svanisce. Non hai vissuto "nell'errore", hai semplicemente usato lo strumento migliore disponibile in quel momento.
Buongiorno, la sua è una domanda molto interessante. Sì, psicologia e medicina evolvono continuamente: nuove ricerche possono modificare, precisare o talvolta anche mettere in discussione ciò che in passato ritenevamo corretto. Questo, però, non significa che tutto quello che sappiamo oggi possa improvvisamente diventare falso. La conoscenza scientifica funziona piuttosto per progressivi aggiustamenti. Alcune teorie vengono abbandonate, altre corrette, mentre molte conoscenze fondamentali rimangono valide e vengono semplicemente approfondite. Pensiamo alla medicina: le terapie cambiano, ma questo non significa che ogni pochi anni dobbiamo ricominciare da zero. In psicologia accade qualcosa di simile. Esistono diversi modelli per comprendere la mente e il comportamento umano e, soprattutto sui social, può capitare che un'ipotesi o un concetto psicologico vengano presentati come una verità assoluta. È quindi utile considerare ciò che ascolta nei vari canali come uno strumento di riflessione, non come una legge su se stesso o sugli altri. Mi soffermerei però anche su un altro aspetto della sua domanda. Lei dice che da qualche giorno questo pensiero la “destabilizza”: “Come faccio a essere sicuro che ciò che oggi considero giusto non si riveli sbagliato domani?” Forse qui non stiamo più parlando soltanto di psicologia, ma anche del nostro rapporto con l'incertezza. Nella vita raramente possiamo raggiungere una certezza del 100%, e cercarla continuamente rischia paradossalmente di aumentare l'ansia. Può quindi continuare tranquillamente a leggere e informarsi, privilegiando professionisti qualificati e fonti scientificamente affidabili. Ma non ha bisogno di verificare continuamente che ogni cosa appresa sia definitivamente vera. Una buona domanda potrebbe essere: “Questa idea mi aiuta a comprendermi meglio e a vivere in maniera più equilibrata, senza farmi del male o limitarmi?” E se si accorgesse che il bisogno di essere certo, controllare le informazioni o cercare continuamente conferme sta diventando ricorrente e fonte di ansia, allora proprio questo potrebbe essere un aspetto interessante da approfondire con uno psicologo.
Salve gentile utente. È una riflessione molto comprensibile, soprattutto quando ci si confronta con tante informazioni diverse. La psicologia e la medicina sono discipline in continua evoluzione: alcune conoscenze possono essere approfondite, corrette o anche superate nel tempo. Questo, però, non significa che ciò che sappiamo oggi sia privo di valore: le conoscenze scientifiche si costruiscono proprio attraverso la ricerca e vengono progressivamente aggiornate. Esistono principi e conoscenze molto solide, ma è normale che alcuni aspetti cambino. Per questo può essere utile non cercare la certezza assoluta, ma affidarsi a fonti attendibili e ricordare che cambiare idea alla luce di nuove evidenze non significa che prima si fosse necessariamente “sbagliati”. La conoscenza scientifica è un percorso, non una verità immutabile. Cordialmente, dott.ssa Camilla Centanni
Buongiorno, la trovo una domanda molto interessante. Personalmente credo che di immobile e definitivo ci sia poco, in linea generale, e in qualsiasi argomento o disciplina. Parlando della psicologia nello specifico, però, non essendo di solito prescrittiva, il punto a mio avviso non è tanto quanto salde siano le conoscenze teoriche che apprendiamo, quanto piuttosto in che modo siano applicabili a me stess* per esempio, quanto siano vere per me, cosa significano per me e nella mia vita. In altre parole, credo che quello che conti sia aumentare la nostra consapevolezza di come noi funzioniamo, del perché facciamo ciò che facciamo e siamo ciò che siamo; di cosa significhi essere noi, del perché mettiamo in atto certe dinamiche, e così via. Quindi a questo punto, cambiasse anche la teoria, comunque rimarrebbero le verità che abbiamo scoperto su di noi, che nessuna teoria può veramente enunciare, proprio perché sono verità strettamente personali e particolari. Ciò che la psicologia può fare per noi, eventualmente anche nella figura di un professionista che ci accompagni lungo la strada, è darci qualche dritta, qualche direzione da cui partire per intraprendere l'affascinantissimo percorso di conoscenza di noi stessi. Siamo unici e irripetibili, e (a mio avviso per fortuna!) non esiste teoria che possa saturare tutto lo spazio di scoperta di noi.
Buon pomeriggio. Purtroppo, in questa vita non possiamo essere certi al 100% di nulla, il modo migliore che abbiamo per andare avanti è accettare la presenza di un certo grado di incertezza. Per tale ragione, potrebbe essere interessante valutare le nozioni che apprende non tanto lungo il continuum "buono/cattivo", ma lungo l'asse "utile/non utile". Quello che apprende la aiuta a raggiungere più facilmente i propri obiettivi? Le azioni che compie la avvicinano ai risultati che vuole raggiungere nel lungo periodo?
Buongiorno, cercherò di risponderle in modo preciso e approfondito, ma è importante che tenga presente che in poche righe sul web non si può dare un parere esaustivo su un tema così vasto come l'epistemologia della psicologia e della medicina, e mancano per forza di cose molti elementi di contesto che meriterebbero un confronto più diretto. Detto ciò, la sua domanda tocca un punto reale e ben documentato nella scienza contemporanea, non è affatto una preoccupazione infondata. Provo a separare alcuni dei fili di questa trama. In prima battuta, c’è da dire che sì, le conoscenze psicologiche cambiano ed evolvono nel tempo, ed è la scienza stessa a dirlo apertamente. Per fare un esempio molto importante, a partire dal 2015 la psicologia ha vissuto quella che viene chiamata "crisi della replicazione": un grande progetto ha tentato di ripetere 100 studi pubblicati su riviste importanti, e solo tra il 36 e il 39 per cento ha confermato lo stesso risultato dell'originale, spesso con effetti dimezzati rispetto a quanto inizialmente riportato. Questo non significa che la psicologia sia una disciplina inaffidabile, significa che, come ogni scienza seria, avanza correggendo se stessa. Negli ultimi dieci anni questo ha portato a cambiamenti positivi concreti, più trasparenza nei dati, più incentivi alla verifica, non a un crollo di credibilità. Ci sono moltissimi esempi di procedere critico del pensiero in psicologia e medicina, un bell’esempio è per dire il libro “Science and Pseudoscience in Clinical Psychology” forse un po pesante ma molto interessante. Il secondo filo della matassa, riguarda cosa resta stabile e cosa invece cambia più facilmente. Le fondamenta della psicologia clinica, l'importanza della relazione terapeutica, i meccanismi di base di come si forma e si modifica un'emozione, restano solidi perché verificati in decine di contesti diversi nel tempo. Sono invece le applicazioni più specifiche, le tecniche divulgative, le spiegazioni semplificate di singoli fenomeni, quelle più esposte a essere corrette o superate con nuovi studi. Deve tenere poi conto che la psicologia e la medicina solo solo una sfaccettatura della società e delle persone che la abitano nel suo complesso. Se si legge qualcosa di Freud, per quanto può essere illuminante ed utile, parla e racconta di un mondo profondamente diverso da quello di oggi. Il terzo ed ultimo punto, forse il più importante per la sua inquietudine specifica, riguarda i canali che lei segue. Una ricerca recente ha rilevato che la grande maggioranza dei contenuti sulla salute mentale pubblicati su piattaforme come TikTok o Instagram non è scientificamente affidabile, e che solo una piccola percentuale di chi dà consigli psicologici online ha una qualifica professionale verificabile. Questo fenomeno ha anche un nome in letteratura, "pop psychology", contenuti che semplificano concetti reali della psicologia estraendoli dal loro contesto clinico, rendendoli fuorvianti anche quando partono da basi vere. Questo provoca spesso delle attribuzioni diagnostiche errate e amche la tendenza a sovrarappresentare un disturbo più del necessario o a ricondurre, in maniera spesso inautentica e non veritiera tutti gli eventi che capitano ad una data persona come causalmente “dovuto” a quel dato disturbo: “se fai questo è perchè sei borderline” oppure “10 segnali per capire che sei traumatizzato o ADHD”. Tenga inoltre presente che l'incertezza che lei sta sperimentando in questi giorni non è un difetto da correggere, ma qualcosa che appartiene alla natura stessa della conoscenza: nessun sapere, per quanto autorevole, può garantirle una certezza definitiva, e imparare a convivere con questo margine di provvisorietà, senza che diventi un motivo di destabilizzazione, è di per sé un lavoro psicologico utile, non un problema da risolvere una volta per tutte. In ultima analisi, le suggerirei sempre di verificare sempre chi parla, se ha una qualifica reale verificabile, di diffidare di chi promette soluzioni rapide e valide per tutti, e di prestare attenzione a chi cita fonti e studi rispetto a chi parla solo per slogan. Consideri ogni contenuto come uno spunto da valutare criticamente, non come una verità da applicare a se stessi senza mediazione, e se un contenuto la destabilizza fino a spingerla a cambiare comportamenti importanti, ne parli con un professionista prima di agire, proprio come sta facendo ora con me. Il fatto che lei si stia già facendo questa domanda, chiedendosi se ciò che apprende potrebbe essere superato, è già un buon anticorpo contro l'affidarsi ciecamente a un singolo contenuto. È un segno di lucidità, non una fonte di instabilità da correggere. Resto a disposizione, Dott. Scaramuzzino
Salve, quello che riporta è un tema che viene spesso sottovalutato. Non è che cambia la psicologia, ma sicuramente la società, le relazioni, le sofferenze stesse si trasformano a seconda dei tempi che viviamo e quindi anche la psicologia ha bisogno di rinnovarsi e guardare degli aspetti che magari fin qui non sono stati così predominanti. Pertanto anche la psicologia, nell'osservazione e nel metodo, risente del cambiamento di società e del tempo, bisogna tenerne conto. Francesca Stanca
Buonasera, come prima risposta le direi: il funzionamento è ciò che è. Comprendere i meccanismi fisiologici (ad esempio il sistema nervoso simpatico e parasimpatico) ed i legami con gli aspetti emotivi (origine, excursus delle emozioni) è un primo passo per costruire una base del proprio "Chi sono Io?". Sapere che le nostre reazioni cognitive ed emotive hanno un assetto fisiologico, si permette di rimanere nel qui ed ora, un pochino di più. Ciò che può cambiare nel tempo è l'aspetto statistico e l'approccio metodologico usato sul campo, ma la base teorica è sempre la medesima: il nostro funzionamento fisiologico. Comprenda come funziona e avrà fatto un grande passo in avanti. A lei la scelta su quale approccio ritiene essere più funzionale per lei stesso: Psico-dinamico? Sistemico? Funzionale? Olistico? Nella speranza di essere stato comprensibile, la ringrazio dello spunto riflessivo! Un augurio di buon proseguo.
Salve, è comprensibile che questo pensiero possa destabilizzarla. La psicologia e la medicina non sono conoscenze immutabili: con la ricerca alcune teorie vengono confermate, altre modificate o superate. Questo, però, non significa che ciò che oggi sappiamo sia “sbagliato”, ma che la conoscenza scientifica si costruisce e si aggiorna nel tempo. Anche per questo è importante distinguere tra informazioni divulgative e conoscenze basate su evidenze scientifiche. Non è necessario, però, che lei possa avere la certezza assoluta che ogni informazione rimarrà valida per sempre: può essere sufficiente affidarsi, nel presente, alle conoscenze più solide e condivise disponibili. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buongiorno, penso che nessun sapere sia assoluto. Sicuramente ci sono conoscenze che molto difficilmente cambieranno nel corso del tempo e altre che lo faranno o che comunque, con molta probabilità si arrichiranno di dettagli. Cosa le accade, quale emozione prova, di fronte all'incertezza del suo sapere?
Gentile utente, la sua domanda è molto interessante. La scienza si evolve, integrando nuove evidenze, ma alcuni principi restano stabili nel tempo. In ottica cognitivo-comportamentale, il disagio che descrive sembra collegato all'intolleranza all'incertezza, un pattern cognitivo su cui è possibile lavorare. Le suggerisco di privilegiare fonti affidabili, come articoli scientifici e società professionali, e di rivolgersi a uno psicologo per approfondire il tema della gestione del dubbio. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, il sapere umano tutto è in continua evoluzione; questo non significa che certe cose della conoscenza non funzionino sempre, ma più che altro che determinate idee saranno affiancate da ulteriori ipotesi e possibili sviluppi teorici. Nella speranza di aver soddisfatto la sua curiosità. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara
Caro utente, la invito più che altro a riflettere come mai per lei è così importante sapere e di conseguenza anche essere aggiornato in tempo quasi reale come un professionista del settore. Cosa c'è dietro a questo bisogno di informazione così specifico e dettagliato? Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella
Salve. Capisco quella che potrebbe essere la sua preoccupazione. Ciò che posso dirle è che sicuramente con il tempo, con gli studi scientifici necessari, le teorie si andranno ad evolvere e a migliorarsi. Tuttavia, ciò non significherà mai che ciò che si è appreso precedentemente non sia giusto o non "serva" più; anzi, saranno proprio queste cose le basi per rivoluzionare il proprio sapere.
Gentile utente, Per affrontare questo dubbio, è utile dividere la questione in due aspetti fondamentali: Le fondamenta rimangono stabili: I bisogni umani primari in psicologia (il bisogno di attaccamento, di protezione, di appartenenza e di autorealizzazione) e i principi biologici di base in medicina (la struttura anatomica, il funzionamento cellulare elementare, la necessità di riposo e nutrizione) non cambiano. Sono le fondamenta solide su cui poggi e su cui la scienza continua a costruire. Le strategie e le teorie si evolvono: Ciò che cambia nel tempo non è il "cosa" siamo, ma il "come" spieghiamo e trattiamo determinati fenomeni. La scienza è per definizione un processo in divenire: ciò che oggi viene affinato o correttivo non annulla l'utilità di ciò che ha funzionato finora, ma lo rende semplicemente più preciso. Puo' essere utile focalizzarsi sull'efficacia pragmatica: Piuttosto che chiedersi se una nozione di psicologia sia una "verità assoluta e immortale", si chieda: "Questa strategia mi aiuta a stare meglio oggi? Migliora la qualità della mia vita e delle mie relazioni nel presente?" Se la risposta è sì, quell'insegnamento ha valore per Lei ora, a prescindere da come la teoria verrà ri-etichettata tra vent'anni. La scienza che cambia non è una minaccia, ma una garanzia che stiamo continuando a imparare. Può continuare a usare ciò che Le fa bene oggi con fiducia: ciò che aiuta a vivere meglio non perde il suo valore solo perché la conoscenza umana continua a crescere. saluti
Buongiorno, sì, le conoscenze scientifiche possono cambiare nel tempo, e questo vale sia per la medicina sia per la psicologia. Nuove ricerche possono confermare ciò che già sappiamo, renderlo più preciso oppure portarci a rivedere alcune convinzioni. Questo non rappresenta una debolezza della scienza, ma uno dei suoi punti di forza: la possibilità di correggersi alla luce di nuove evidenze. Esistono conoscenze molto consolidate, sostenute da molti anni di ricerca, mentre altre sono più recenti, discusse o ancora in evoluzione. Per chi non è del settore può naturalmente essere difficile distinguere le une dalle altre, soprattutto seguendo contenuti divulgativi sui social. Nel suo messaggio, però, mi colpisce soprattutto un altro aspetto: dice che la possibilità che qualcosa possa cambiare in futuro la “destabilizza”. Sembra quindi che non stia cercando soltanto informazioni affidabili, ma anche la sicurezza di poter sapere oggi qualcosa che rimarrà certamente vero domani. Forse può esserle utile distinguere queste due esigenze. Informarsi attraverso professionisti e fonti attendibili è certamente importante; pretendere da se stessi la certezza assoluta che ciò che apprendiamo non verrà mai modificato rischia invece di diventare molto faticoso. Possiamo utilizzare ciò che oggi sappiamo e che ci è utile, mantenendo contemporaneamente la disponibilità a rivederlo quando incontriamo informazioni nuove e più solide. Cambiare idea davanti a nuove conoscenze non significa che prima abbiamo vissuto o scelto “male”: significa poter aggiornare il nostro modo di comprendere le cose. Se nota che questa necessità di essere certo non riguarda soltanto ciò che apprende sulla psicologia, ma ritorna frequentemente anche in altri ambiti e le crea disagio, potrebbe essere interessante osservare proprio quanto spazio riesce a concedere all'incertezza senza sentire immediatamente il bisogno di risolverla. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Scirè Psicologa e Mediatrice Familiare
Capisco la sua preoccupazione. In psicologia e medicina le conoscenze possono evolvere: alcune idee vengono confermate, altre corrette, altre superate alla luce di nuove ricerche. Questo però non significa che tutto possa essere stravolto continuamente o che ciò che oggi è utile domani diventi automaticamente dannoso. Esistono principi abbastanza stabili, come l’importanza della relazione, della regolazione emotiva, della cura del corpo, del sonno, dei legami, della prevenzione e dell’ascolto della sofferenza. Il problema sembra essere meno “la scienza cambia?” e più il bisogno di avere certezze assolute per sentirsi al sicuro. Quando questo dubbio diventa destabilizzante e ricorrente, è importante non restarci dentro da soli. Iniziare un supporto psicologico online o in presenza può aiutarla concretamente a gestire l’ansia legata all’incertezza, distinguere fonti affidabili da contenuti generici e costruire un modo più sereno di usare ciò che apprende, senza sentirsi continuamente minacciato dal possibile cambiamento. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli
Buongiorno, grazie al progresso tecnologico e alla ricerca scientifica le scoperte sulla medicina e sulla psicologia (come su tantissime altre aree) sono in continua evoluzione e nessuno può avere la certezza che le competenze e conoscenze che ha in questo momento siano immutabili. questo non rappresenta un problema, però, in quanto, ogni specialista nel suo settore è in continua formazione, quindi Lei avrà sempre qualcuno a cui rivolgersi in caso di necessità. nessuno può essere preparato su tutte le materie nella propria vita! Porterei invece l'attenzione sul fatto che c'è questa preoccupazione diffusa nella Sua vita che potrebbe approfondire con uno specialista.
Salve, la psicologia e la medicina sono due scienze continuamente in via di sviluppo: sia fa ricerca, si studia per proseguire con l'evoluzione, per trovare risposte che ancora non ci sono. Ciò che abbiamo oggi, a cui siamo arrivati, deriva da anni di studio e di ricerca, di tentativi e di sperimentazione. Sicuramente questi due ambiti continueranno ad evolvere col tempo, chissà dove arriveremo con gli studi!. quello che è certo è che ciò che abbiamo oggi non sono solo teorie "campate in aria", ci sono dei fondamenti che rimangono tali, per quanto (magari) soggetti a diverse modifiche, in corrispondenza anche del tempo culturale e sociale che viviamo (sicuramente la mentalità dei primi del 900 è diversa ad oggi, come sicuramente lo è già anche quella dei primi anni 2000). Ciò che invece sono le sue convinzioni, i suoi valori, ideali, è importante che vengano portati avanti: ciò in cui crede è legittimo. Nulla toglie al fatto che, se un giorno dovessero modificarsi le sue convinzioni, perchè probabilmente crede che sono cambiate e non rispecchiano più la persona che è oggi, cosa le fa credere che lei non possa mutare direzione delle sue idee? Il cambiamento non è uno sbaglio, è maturità intellettuale, coraggio, fiducia in sè. L'interrogativo che si pone è un passo in avanti perchè presuppone mettere in discussione qualcosa che si ha dentro per il bene altrui, ma anche il proprio. La medicina e la psicologia sono sicuramente due ambiti in evoluzione, che portano a un continuo studio delle persone che ne fanno parte.
Tutto ciò che è scientifico può cambiare con il tempo. Il concetto stesso della scienza è di mettere costantemente in dubbio ciò che sappiamo, perché è il modo migliore per migliorarsi sempre di più. Capisco benissimo il dubbio, l'unica cosa da fare è fidarsi di chi la scienza la studia (in base al settore). Avere paura o sentirsi destabilizzati è normale, ma suggerisco di ricordare che la scienza non è fede: ci sono studi che mettono continuamente alla prova ciò che sappiamo per essere sicuri che quantomeno funzioni. Poi magari si troveranno modi per migliorarlo, ma quello che sappiamo oggi (e così via giorno dopo giorno) non è dato da credenze ma da qualcosa che si è potuto testare, provare e che è stato messo in pratica migliaia e migliaia di volte. Non fosse così, non sarebbe scienza.
Sì, psicologia e medicina evolvono nel tempo, ma raramente tutto viene “stravolto” da un giorno all’altro. Più spesso le conoscenze vengono raffinate, corrette o rese più precise alla luce di nuove evidenze. Ci sono principi molto solidi che restano stabili, mentre altri aspetti cambiano di più. Per questo non serve vivere nell’ansia di dover sapere sempre “l’ultima verità”. Se un contenuto psicologico ti aiuta, puoi chiederti: mi rende più consapevole e flessibile, oppure mi fa sentire che devo seguire una regola rigida? Nel dubbio, meglio affidarsi a fonti serie, professionisti qualificati e indicazioni condivise dalla comunità scientifica, più che a un singolo canale. Non devi conoscere tutto per orientarti bene: anche nella scienza, imparare significa aggiornarsi senza buttare via tutto ciò che già funziona.
Buongiorno. Mi sento di risponderLe che certe conoscenze relative ai meccanismi di funzionamento generale umano non cambieranno mai in quanto sono conoscenze che provengono dalla nostra stroria evolutiva (es: perché tendiamo a pensare in negativo, la funzione delle emozioni, ma anche i meccanismi che stanno alla base delle psicopatologie). Allo stesso tempo penso che responsabilità individuale sia quella di comprendere il proprio funzionamento personale, e non delle "leggi" di funzionamento collettivo. Quello si, può cambiare e per questa ragione è importante la consapevolezza dei propri stati interiori e dei comportamenti messi in atto. Le auguro una buona giornata. Dott. Giuseppe Salciarini
Diceva Popper che la scienza prosegue per falsificazioni: paradossalmente sono più attendibili le scoperte che vanno a disconfermare le conoscenze pregresse, piuttosto che dei paradigmi che restano sempre uguali a se stessi. Le fondamenta delle diverse discipline restano tali come la nascita di un organismo; è il modo in cui si evolve che sancisce la scientificità di una scoperta. Se il suo appello è rivolto più all'insicurezza e alla destabilizzazione, la aspetto per un colloquio e per ascoltarla al meglio
Gentile Utente, psicologia e medicina sono discipline scientifiche e, proprio per questo, **le loro conoscenze possono cambiare**. Nuove ricerche possono correggere, approfondire o talvolta mettere in discussione ciò che in precedenza ritenevamo valido. Questo non rappresenta una debolezza della scienza, ma uno dei suoi punti di forza. Naturalmente alcune conoscenze sono molto più consolidate di altre, ma difficilmente la scienza può offrirci la garanzia che qualcosa “non cambierà mai”. Mi soffermerei però su un altro aspetto della sua domanda. Lei racconta che alcuni contenuti psicologici le offrono spunti utili per vivere meglio, ma ora sembra comparsa la necessità di sapere: *“E se un giorno scoprissi che quello che ho imparato non era giusto?”* Forse il disagio non riguarda soltanto l'affidabilità della psicologia, ma **la difficoltà di convivere con una quota inevitabile di incertezza**. Può certamente scegliere fonti qualificate, verificare che chi divulga abbia una formazione professionale e distinguere un semplice contenuto sui social da indicazioni costruite sulla sua situazione personale. Ma non potrà raggiungere una certezza assoluta su tutto ciò che apprende. Potrebbe allora chiedersi: **“Ho bisogno che questa informazione sia vera per sempre, oppure posso utilizzarla finché mi aiuta a comprendermi e rimane coerente con le conoscenze disponibili?”** Cambiare idea davanti a nuove informazioni non significa essere stati ingenui o aver sbagliato tutto. Significa permettere anche al proprio pensiero di evolvere. E forse una mente libera non è quella che possiede finalmente tutte le risposte certe, ma quella che riesce a modificare le proprie convinzioni senza sentirsi destabilizzata ogni volta che incontra qualcosa di nuovo. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa
Salve, sì, le conoscenze scientifiche possono essere stravolte col tempo, perché nuove ricerche possono correggere o approfondire ciò che sappiamo oggi. Questo però non significa che tutto sia incerto o che ciò che sappiamo oggi sia poco affidabile. Alcune conoscenze sono sostenute da moltissime evidenze e quindi sono molto solide, mentre altre sono più provvisorie. Se lei si affida alle informazioni che oggi hanno buone evidenze scientifiche, non deve preoccuparsi del fatto che in futuro qualcosa possa essere modificato: è proprio così che funziona la scienza. Torni ad aver fiducia in quello che sta imparando. Dott.ssa Stefania Tosi
Buongiorno a lei, La psicologia evolve e si perfeziona nel tempo. Tuttavia, i bisogni profondi dell'essere umano e l'importanza della cura restano immutati. Ciò che oggi fa stare bene e dà consapevolezza ha un valore reale nel tuo presente. La divulgazione online offre spunti utili, ma resta generale e non sostituisce un percorso personale Se questa insicurezza le pesa, esplorarla in uno spazio dedicato può darle un momento di confronto con uno specialista che potrà accogliere le sue domande. Spero di esserle stata d'aiuto e buon proseguimento, Psicologa Giada Martorelli
Buongiorno, consiglio di verificare sempre la provenienza di questi contenuti quindi cercando nell'ordine degli psicologi il professionista. Con il passare del tempo ci sarà una maggior consapevolezza e un aumento dei fenomeni studiati. Ad oggi invece, tutto ciò che viene riportato dagli specialisti si basa su materiale scientifico e comprovato.
Buongiorno, sebbene la scienza si evolva continuamente, le fondamenta del nostro funzionamento umano restano solide. Prenda gli spunti che la fanno stare bene oggi come strumenti pratici per il suo benessere e non come dogmi assoluti; se in futuro la psicologia offrirà nuove prospettive, avrà semplicemente a disposizione strumenti migliori. Un caro saluto. Dott.ssa Siria Dal Santo
È una domanda che tocca un punto reale: la psicologia, come ogni disciplina scientifica, evolve nel tempo sulla base di nuove ricerche ed evidenze, quindi alcune indicazioni pratiche possono essere riviste o affinate. Questo però non significa che tutto sia arbitrario o instabile: i principi di fondo che sostengono il benessere psicologico, come l'ascolto di sé, la cura delle relazioni e la gestione consapevole delle emozioni, restano piuttosto stabili nel tempo, cambia semmai il modo in cui vengono spiegati o applicati. Il fatto che Lei si senta destabilizzato da nuovi contenuti può anche essere un'occasione per sviluppare uno sguardo più critico su ciò che legge, piuttosto che affidarsi a una sola fonte.
È una domanda molto comprensibile, soprattutto oggi che abbiamo accesso a moltissime informazioni sulla psicologia e sulla medicina. La conoscenza scientifica può cambiare nel tempo: alcune idee vengono confermate, altre vengono corrette o approfondite quando emergono nuove ricerche. Questo non significa però che non possiamo fidarci di ciò che sappiamo oggi. Significa che la scienza funziona proprio attraverso questo continuo confronto con nuove evidenze. Non esistono quindi molte “certezze assolute” in psicologia o in medicina, ma esistono conoscenze che, in un determinato momento, sono sostenute da molte ricerche e vengono considerate più affidabili di altre. Per questo è utile prestare attenzione alla qualità delle fonti, soprattutto quando si prendono informazioni dai social o da internet. Forse può essere utile anche cambiare leggermente prospettiva: non è necessario sapere se una cosa resterà vera per sempre per poterla considerare utile oggi. Possiamo usare le conoscenze migliori che abbiamo a disposizione, mantenendo allo stesso tempo la disponibilità a correggerle quando avremo informazioni migliori. Questa apertura al cambiamento non è un limite della scienza, ma uno dei suoi punti di forza. Ilenia Ceravolo, Psicologa
Salve! Le domande e le risposte che ci da il web su temi di medicina e/o psicologia o qualunque situazione che riguarda noi esseri umani, va vista e valutata nel suo contesto. Il che significa costruire una risposta (o un intervento clinico) ad hoc proprio per quella persona che sta riscontrando quel bisogno in quel momento. Banalmente, la vista offuscata può riferirsi sia a una momentanea pressione bassa che a una situazione di affaticamento o a diottrie. Se ha dubbi o domande le suggerirei di rivolgersi a dei professionisti, che sono obbligati a seguire corsi di aggiornamento e investono tempo nella costruzione di percorsi personalizzati, di qualunque tipo.
Buongiorno, la ricerca scientifica prosegue e si scoprono sempre cose nuove! Ai vari specialisti che lavorano nell’ambito è richiesta una continua informazione e formazione annua, per cui si affidi a chi la segue!
Buongiorno, credo che la cosa importante sia comprendere se lo spunto che trova sui canali di divulgazione psicologica funzionano per lei e se sente che la aiutano a trovare risorse e spunti utili va bene così. Al di là del profilo che lei segue la cosa importante è che lei senta che lo spunto a cui attinge tocca una parte di sé autentica e va a risvegliare una risorsa che lei ha già e non sia un mero assorbimento passivo di informazioni che quello risulterebbe nel tempo poco efficace o fuorviante rispetto ai suoi reali bisogni. Se comunque dovesse sentire la necessità di maggiore fiducia nella psicologia e nella medicina può essere importante instaurare un rapporto vero di fiducia con un professionista che conoscendo la sua storia, le sue risorse, i suoi bisogni ed eventuali difficoltà possa guidarla in momenti specifici, tenendo sempre a mente l'importanza dell'ascolto di sé. Un caro saluto. Dott.ssa Chiara Cagnoli
Buongiorno, capisco come questo pensiero possa generarle insicurezza, soprattutto quando alcune conoscenze le sono state utili per stare meglio. Psicologia e medicina evolvono, ma questo non significa che ciò che apprendiamo oggi perda improvvisamente valore. Forse la difficoltà maggiore è proprio convivere con l’idea che non possiamo avere certezze assolute. Se questo dubbio diventa ricorrente e destabilizzante, potrebbe essere utile comprenderne meglio l’origine, anziché cercare continuamente nuove conferme.
Buongiorno a te. Poni un tema interessante. Ti faccio alcune domande : Cosa stai cercando ? E perché? Quale parte di te non ti piace e vorresti migliorare? La medicina e la psicologia, come dici tu, sono in continua evoluzione. Quindi continuerai a leggere informazioni diverse. La vita è sempre in evoluzione, ciò che ci circonda si modifica nel tempo. Costruiamo noi stessi partendo da noi e non da ciò che gli altri pensano o dicono. Altrimenti ci troveremo al tuo bivio: se ho seguito un consiglio definito "buono" e poi gli studi dimostrano che non è buono , ma allora cosa è giusto fare? Ti racconto una cosa: mia madre e mio padre , quando io sono nata, da persone colte e desiderose di imparare, si erano ben istruiti sulla "moda" del momento, ossia l'allattamento a orari fissi, stabiliti , con il buon consiglio dei pediatri del tempo ( non so nemmeno se ci fossero i pediatri, ma dei medici che davano consigli alle giovani coppie si). Quando ho avuto i miei tre figli , si parlava invece dell'allattamento a richiesta, ossia era il bambino che richiedeva di essere allattato, quando aveva fame e anche non. Il latte materno è molto più digeribile di quello in polvere, quindi ho aderito a questa visione più interattiva madre-figlio, nonostante mia madre continuasse a dire che non dovevo fare così, che erano solo mode del momento. Invece dati scientifici avevano portato a capire che l'allattamento su richiesta è più sano, anche più comodo per il bambino e soprattutto crea una relazione di attaccamento madre-figlio migliore. Io ho seguito la mia testa e il mio cuore ed ho proseguito così nella vita. Insomma, è bene conoscere, formarsi ed informarsi, non si smette mai di studiare ed apprendere ma noi siamo il centro del nostro mondo e non bandiere al vento che si girano ad ogni nuova idea. Per non destabilizzarsi, bisogna centrarsi su di sé. La mindfulness può essere di aiuto . Scrivimi o contattami per un incontro, se vuoi approfondire. Un caro saluto.
La scienza non si basa su verità immutabili, ma su evidenze, fonti verificabili e soprattutto sulla replicabilità dei risultati: se domani emergono dati migliori, le conoscenze vengono aggiornate. Inoltre, l'atteggiamento da mantenere è quello di verificare sempre la fonte delle informazioni ricercate. Insomma, fa un po' tutto parte del gioco, saluti!
E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo
Salve seguire canali di psicologia può essere utile per avere delle conoscenze di base della materia ma è cosa diversa intraprendere un percorso psicologico con un professionista
Mi chiedo se la sua preoccupazione riguardi tanto il fatto che le conoscenze possano cambiare quanto la necessità di avere la certezza che ciò che sta imparando rimanga sempre valido. Quando incontra un’informazione che le sembra utile, tende più a metterla in pratica oppure a cercare ulteriori conferme che sia corretta e che non verrà smentita? E se il tentativo di raggiungere questa certezza la portasse a dubitare anche di conoscenze oggi sufficientemente supportate dalle evidenze? In psicologia e medicina l’incertezza fa parte della conoscenza scientifica: ciò che conta è affidarsi alle evidenze migliori disponibili e accettare che possano essere aggiornate. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti o approfondimenti. Dott.ssa Francesca Gottofredi
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
















