Esperienze
Sono la Dott.ssa Laila Gamberi e mi occupo di supporto psicologico con un approccio integrato che considera la persona nella sua globalità e unicità, valorizzando la profonda connessione tra mente, corpo ed emozioni.
Offro consulenze ad adulti, adolescenti, coppie e famiglie occupandomi in particolare di stress, ansia, depressione, disturbi psicosomatici, difficoltà relazionali e disagio adolescenziale.
Nel corso della mia formazione ho approfondito lo studio della psicosomatica, della Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), della mindfulness, della bioenergetica, dell'arteterapia e della naturopatia, integrando competenze che mi consentono di leggere il sintomo non soltanto come un problema da eliminare, ma come un segnale da comprendere all'interno della storia e dell'esperienza della persona.
Credo profondamente nel valore della collaborazione interdisciplinare e lavoro in rete con medici, nutrizionisti, osteopati e altri professionisti della salute, affinché ogni persona possa ricevere un intervento realmente personalizzato e integrato.
L'obiettivo del percorso non è soltanto alleviare la sofferenza, ma promuovere un cambiamento autentico e duraturo, aiutando la persona a ritrovare fiducia nelle proprie risorse, migliorare il rapporto con sé stessa e con gli altri e vivere con maggiore serenità e consapevolezza.
Attualmente sto completando la formazione in Psicoterapia Umanistica e Bioenergetica Integrata, ampliando ulteriormente le mie competenze nell'ambito del lavoro psico-corporeo e della regolazione emotiva.
Ho inoltre maturato una specifica esperienza nel lavoro con adolescenti, giovani adulti e genitori, offrendo percorsi di sostegno alla genitorialità e parent training.
Ogni percorso viene costruito sulle caratteristiche, sui bisogni e sugli obiettivi della persona, in un contesto di ascolto, accoglienza e rispetto, affinché il cambiamento non si limiti alla riduzione del sintomo, ma favorisca un benessere autentico e duraturo.
Prenotare un primo colloquio può essere il primo passo per ricominciare a stare meglio.
Aree di competenza principali:
- Psicodiagnostica
- Psicologia dell'età evolutiva
- Psiconeuroimmunologia
- Psicosomatica
Principali patologie trattate
- Depressione
- Difficoltà relazionali
- Ansia
- Attacco di panico
- Disturbi alimentari
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Prestazioni e prezzi
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Consulenza online
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Analisi dello stress
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Colloquio di coppia
Da 70 € -
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Colloquio psicologico di coppia
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Colloquio psicologico individuale
Da 70 € -
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Via Renato Fucini, 26, Piano Terra, Orbetello 58015
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Recensioni
8 recensioni
Più menzionato dai pazienti
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
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M
M.M.
È stata molto in linea con le mie aspettative, ha inquadrato bene le mia situazione, ho scelto di iniziare un percorso con lei seguendo le sue indicazioni.
• Consulenza privata • analisi dello stress •
Dott.ssa Laila Gamberi
Sono molto contenta e fiduciosa che insieme potremo lavorare per farti raggiungere un maggiore benessere. Un saluto
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M
Ms
Sedute settimanali da qualche mese, mi trovo bene.
• Studio Privato • consulenza psicologica •
Dott.ssa Laila Gamberi
Grazie, ne sono molto contenta.
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G
G.m.
Come primo appuntamento mi sono trovata subito a mio agio.ho sentito empatia e sono convinta che mi aiuterà
• Studio Privato • colloquio psicologico individuale •
Dott.ssa Laila Gamberi
Grazie della tua bella recensione. Sono molto contenta che ti sia trovata bene e di iniziare con te questo percorso.
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L
L.F.
Seguo un percorso con la dottoressa da poco più di un anno. Fin dal primo incontro è stata capace di farmi sentire a mio agio e ho trovato una persona estremamente competente, empatica e capace di creare uno spazio sicuro e senza giudizio. Apprezzo particolarmente il suo approccio integrato, che unisce la conversazione a tecniche corporee e di mindfulness molto efficaci, e alla naturopatia, in cui personalmente ho trovato beneficio. La sua guida mi sta aiutando moltissimo nel mio percorso di crescita personale. Consigliatissima.
• Studio Privato • colloquio psicologico individuale •
Dott.ssa Laila Gamberi
Grazie davvero!
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M
magi martina
Mi sono trovata fin da subito a mio agio con la Dottoressa Laila Gamberi. È estremamente empatica, preparata e attenta. Consiglio assolutamente di rivolgersi a lei
• Studio Psicologico • consulenza psicologica •
Dott.ssa Laila Gamberi
Grazie Martina, grazie davvero
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R
R.C
Molto attenta alle parole del paziente e chiare spiegazioni per la terapia
• Consulenza privata • •
Dott.ssa Laila Gamberi
Grazie!!
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A
Alessandro
Professionista formato e competente grande sensibilità e capacità di ascolto
• Studio Privato • colloquio psicologico individuale •
Dott.ssa Laila Gamberi
Grazie Alessandro!
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B
Barbara
Professionale, schietta e molto competente. Ti mette subito a tuo agio grazie alla sua capacità di ascolto e alla comunicazione chiara e sincera. Affronta ogni percorso con grande attenzione, umanità e preparazione, adattando il lavoro alle esigenze della persona. Un punto di riferimento che consiglio con piena fiducia.
• Studio Privato • colloquio psicologico individuale •
Dott.ssa Laila Gamberi
Grazie del tuo feedback Barbara, mi è stato davvero prezioso. In particolare sono contenta che la mia schiettezza sia percepita per l' intento di sincerità e onestà che è!
Risposte ai pazienti
ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore
Durante una giornata ho moltissimi pensieri, ma alcuni li ripeto più volte o ci torno sopra. Nei gio
Durante una giornata ho moltissimi pensieri, ma alcuni li ripeto più volte o ci torno sopra. Nei giorni successivi, quando penso a cosa avevo pensato in un determinato giorno, questi pensieri mi emergono molto facilmente e mi fanno quasi da ‘cronologia’ della giornata. Il punto che non riesco a capire, però, è che a volte non mi limito a ricordarli spontaneamente: sono proprio io che vado intenzionalmente a cercarli. Per esempio, penso a giovedì e mi chiedo cosa avevo pensato quel giorno, e la mia mente va a cercare proprio quei pensieri che avevo ripetuto o sui quali avevo riflettuto di più. So che durante quella giornata ho pensato anche ad altre cose, alcune persino più importanti, e alcune di queste riesco anche a ricordarle. Però, quando cerco di ricostruire mentalmente quella giornata, tendo a ricercare soprattutto quei pensieri che avevo ripetuto più volte. Se non riesco a recuperarli, posso avere quasi la sensazione che mi manchi un pezzo della giornata o che quel giorno non avessi pensato a niente di particolare, anche se razionalmente so che non è così. La mia domanda quindi non è semplicemente ‘perché ricordo meglio i pensieri ripetuti?’, ma: perché quando successivamente cerco volontariamente di ricostruire ciò che ho pensato in quel giorno, vado a cercare proprio quei pensieri e non altri? E perché sento che quei pensieri rappresentano maggiormente la giornata, anche se so di aver avuto molti altri pensieri?”
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, la ruminazione ha la funzione di distrarci o di cercare una soluzione a qualche conflitto. Ci impedisce però di essere presenti nelle nostre attività col rischio di non avere sufficiente attenzione e soprattutto di perderci le nostre giornate che da quello che descrivi sembrano più pensate che visuute. Noto una componente di controllo come se ripassare mentalmente ipensieri ti desse la certezza che quella giornata sia esistita e abbia avuto un senso forse? A questa risposta puoi arrivarci solo tu. Cercare di capire quale sia la funzione di questi pensieri può aiutarti a comprendere il perchè di questa attività. Mi sento di suggerirti di iniziare un percorso terapeutico e la mindfulness potrebbe aiutarti molto. Intanto potresti decidere di dedicare 10 minuti al giorno in un momento specifico della giornata per dare "il via libera" a questi pensieri e magari scriverli rimandando a questo momento i pensieri che compaiono durante la giornata. Un saluto
Mi sento molto sola vorrei parlare con qualcuno
Mi sento molto sola vorrei parlare con qualcuno. Che fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, la solitudine è una sensazione molto spiacevole e può dipendere da tantissimi motivi. Chiedere di poterne parlare con un professionista è sicuramente una cosa per esplorare meglio le ragioni di questa tua solitudine e trovare un modo per uscirne e ritrovare la serenità.
Provo a copiare qui una riflessione scritta da me sperando che ti sia utile.
La solitudine: condanna moderna o occasione di conoscenza di sé?
In una società iperconnessa, nella quale possiamo raggiungere chiunque con un semplice messaggio, la solitudine continua a rappresentare una delle esperienze umane più diffuse e, paradossalmente, più incomprese. Spesso viene considerata un problema da risolvere, una mancanza da colmare o un segnale di fallimento relazionale. La psicologia, tuttavia, ci offre una prospettiva molto più articolata, mostrando come la solitudine possa assumere significati profondamente diversi a seconda del modo in cui viene vissuta.
Uno dei primi studiosi a distinguere le diverse forme della solitudine fu Robert S. Weiss. Secondo la sua analisi, esiste una solitudine emotiva, che nasce dall'assenza di una figura significativa con cui condividere la propria intimità, ed esiste una solitudine sociale, legata invece alla mancanza di appartenenza a una rete di relazioni. Questa distinzione aiuta a comprendere un fenomeno oggi molto diffuso: sentirsi soli anche in mezzo agli altri. Non è infatti il numero delle persone che ci circondano a determinare il nostro benessere, ma la qualità del legame che siamo in grado di costruire con esse.
Su questa linea si collocano anche gli studi di Daniel Perlman e Letitia Anne Peplau, secondo i quali la solitudine emerge dalla distanza tra le relazioni che desideriamo e quelle che percepiamo di avere realmente. In questa prospettiva la solitudine non è un fatto oggettivo, ma una valutazione soggettiva della propria esperienza relazionale. Due individui con una vita sociale apparentemente simile possono sperimentare livelli di solitudine completamente diversi.
Una dimensione ancora più profonda è stata esplorata dalla teoria dell'attaccamento di John Bowlby. Per l'autore, il bisogno di connessione è inscritto nella natura umana e trova le sue radici nelle prime relazioni della vita. Le esperienze infantili contribuiscono a costruire quei modelli interiori che influenzano il modo in cui vivremo la vicinanza, la separazione e il timore dell'abbandono. In quest'ottica, la solitudine non è soltanto assenza di compagnia, ma può assumere il significato di una minaccia alla propria sicurezza emotiva.
Accanto a queste interpretazioni psicologiche, la corrente esistenziale ha proposto una riflessione ancora più radicale. Autori come Rollo May e Irvin D. Yalom sostengono che esista una forma di solitudine che nessuna relazione potrà mai eliminare completamente. Ogni individuo, per quanto amato e compreso, resta in ultima analisi solo di fronte alle grandi domande dell'esistenza. La consapevolezza della propria irriducibile unicità non viene interpretata come una condanna, ma come una caratteristica fondamentale della condizione umana.
Questa visione trova un interessante punto di incontro con il pensiero di Carl Gustav Jung. Per Jung, la solitudine rappresenta spesso una tappa necessaria del processo di individuazione, ovvero quel percorso attraverso cui l'essere umano diventa autenticamente sé stesso. Vi sono momenti della vita nei quali il distacco dalle aspettative collettive e dalle definizioni imposte dall'esterno diventa indispensabile per ascoltare la propria voce interiore. In questo senso, la solitudine può trasformarsi in uno spazio di scoperta e di maturazione.
Una delle intuizioni più feconde della psicoanalisi appartiene a Donald Winnicott, che considerava la capacità di stare soli come un indicatore di salute psicologica. Non si tratta di isolamento o chiusura verso il mondo, ma della possibilità di abitare la propria interiorità senza sentirsi costantemente minacciati dal silenzio o dal vuoto. Solo chi ha interiorizzato relazioni sufficientemente sicure può vivere la solitudine come una presenza e non come un'assenza.
Anche la psicologia umanistica di Abraham Maslow sottolinea come le persone maggiormente realizzate siano spesso capaci di trascorrere periodi significativi da sole senza viverli come una privazione. La solitudine, in questi casi, diventa il terreno sul quale coltivare riflessione, creatività e autonomia.
Più recentemente, gli studi neuroscientifici di John T. Cacioppo hanno evidenziato come la solitudine possa essere interpretata anche come un segnale biologico. Così come la fame ci informa di un bisogno fisico, la solitudine ci segnala la necessità di ristabilire connessioni significative con gli altri. Essa non sarebbe dunque un'anomalia da eliminare, ma una funzione adattiva che ha contribuito all'evoluzione della nostra specie.
Da questo ampio panorama emerge una conclusione tanto semplice quanto profonda: la solitudine non è un fenomeno univoco. Può essere sofferenza, mancanza e disconnessione, ma può anche diventare introspezione, libertà e crescita. La differenza risiede nel significato che le attribuiamo e nelle risorse interiori che possediamo per attraversarla.
Forse il vero interrogativo non è come eliminare la solitudine dalla nostra vita, ma come imparare ad abitarla. Perché, come suggeriscono molti dei grandi autori della psicologia, esiste una forma di solitudine che ci impoverisce e una forma che, al contrario, ci permette di incontrare più profondamente noi stessi. In un'epoca che teme il silenzio e riempie ogni vuoto di stimoli, recuperare questa distinzione potrebbe rappresentare una delle più importanti sfide culturali e psicologiche del nostro tempo.
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