Ciao mi sono trasferito da quasi due mesi da un piccolo paesino a una grande città per amore. Prima

33 risposte
Ciao mi sono trasferito da quasi due mesi da un piccolo paesino a una grande città per amore. Prima ero vicino alla mia famiglia, a cui sono legato moltissimo. E in questo breve periodo penso di essermi annientato, non dormo, non mangio, non esco di casa, non riesco nemmeno più a fare l'amore con la mia fidanzata.
Piango ogni giorno e non so più che fare, se tornassi indietro mi sentirei un fallito e non so come andrebbe la relazione perché la amo davvero
Se invece rimango sento che starei sempre peggio
Ne ho parlato con lei, mi ha detto che è troppo poco tempo e mi devo ancora ambientare, mi propone di iscrivermi in palestra o a nuoto ma non riesco ad uscire di casa, se non per lavorare o fare 2 passi, e continua a consigliarmi di parlare con uno psicologo perché lei più di così non sa che fare
Come posso fare, sto davvero male
Grazie
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Quello che descrivi è un forte stato di sofferenza emotiva legato a un cambiamento importante della tua vita: il trasferimento, la lontananza dagli affetti familiari, l’adattamento a una nuova città e a nuovi equilibri di coppia. Tutti questi fattori insieme possono essere molto destabilizzanti, soprattutto per chi è molto legato alla propria famiglia e al contesto di origine.

I segnali che riporti – insonnia, perdita di appetito, isolamento, pianto frequente, difficoltà nella sfera sessuale – indicano che questo malessere sta diventando intenso e pervasivo. Non è “debolezza” né fallimento: è il tuo modo di reagire a una perdita di riferimenti e di sicurezza. A volte l’amore non basta da solo a reggere un cambiamento così grande, se dentro di te si attiva un forte senso di solitudine o di sradicamento.

Il consiglio della tua compagna di rivolgerti a uno psicologo è molto sensato: non perché “ci sia qualcosa che non va in te”, ma perché in questo momento stai vivendo un sovraccarico emotivo che da solo è difficile gestire. Un percorso psicologico può aiutarti a dare senso a quello che provi, distinguere tra nostalgia, tristezza, possibile stato depressivo o difficoltà di adattamento, e capire come muoverti senza sentirti intrappolato tra due scelte che oggi ti sembrano entrambe insopportabili.

Nel frattempo, senza forzarti, prova a mantenere micro-routine quotidiane (orari minimi per dormire, mangiare, uscire anche solo pochi minuti), e a non isolarti completamente: la sofferenza tende ad amplificarsi quando resta tutta dentro. Il fatto che tu ne stia parlando è già un primo passo importante.

Vista l’intensità dei sintomi e l’impatto sulla tua vita personale e di coppia, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa aiutarti a ritrovare un equilibrio e maggiore chiarezza su di te e sulle tue scelte.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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Dott.ssa Susanna Scainelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Albino
Buongiorno, comprendo quanto questa situazione possa essere per lei complicata da gestire. Le consiglierei, come già suggerito giustamente dalla sua compagna, di intraprendere un percorso psicologico, in modo tale da essere seguito da uno specialista in questo periodo per lei faticoso. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Dott. Andrea Rolla
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, se i legami con la sua famiglia di origine sono davvero forti separarsi da loro può essere molto difficile e portare a sentimenti di tristezza e vuoto. Parlarne con uno psicologo può essere utile a capire la situazione e cercare una soluzione
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Ciao, da quello che descrivi stai attraversando un forte stato di stress: quando il corpo va in allarme possono comparire insonnia, inappetenza, pianto, chiusura, calo del desiderio. Non è un “fallimento” è un segnale che in questo momento hai bisogno di supporto.
Visto che sono già quasi due mesi e i sintomi impattano molto la tua vita, farei due passi semplici:
1) Medico di base: una valutazione serve sia per escludere cause fisiche sia per capire se hai bisogno di un aiuto temporaneo sul sonno/ansia.
2) Psicologo: anche un percorso breve può aiutarti a sbloccare l’evitamento e a gestire l’ansia legata al cambiamento. Se uscire di casa è difficile, puoi iniziare anche online e poi passare in presenza.
Nel frattempo, evita di forzarti su palestra o “fare come prima”: punta a obiettivi minimi e realistici (mangiare qualcosa a orari regolari, uscire ogni giorno anche solo per una passeggiata di 10–15 minuti, tenere contatti con la tua famiglia, evitare gli schermi).
Sulla decisione “resto o torno”: prova a non prenderla adesso, mentre stai così male. Prima rimetti un po’ di stabilità, poi valuti con più lucidità.
Se dovessero comparire pensieri di farti del male o senti di non reggere, chiedi aiuto subito a un adulto vicino o a un servizio di emergenza.
Un caro saluto,
Gabriele
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, il cambiamento che ha affrontato è importante e può avere un impatto emotivo molto intenso, soprattutto quando comporta l’allontanamento dagli affetti e dai punti di riferimento abituali. I sintomi che descrive meritano attenzione e non andrebbero sottovalutati. Non si tratta di essere un fallito, ma di riconoscere che sta attraversando una fase delicata. Prima di prendere decisioni drastiche, potrebbe essere utile concentrarsi sul suo benessere psicologico. Rivolgersi a uno specialista può offrirle uno spazio di ascolto e aiutarla a comprendere meglio cosa sta vivendo. Chiedere aiuto in questo momento è un gesto di cura verso se stesso. Un cordiale saluto
Caro utente,
questo malessere è utile che venga indagato per poterlo capire a pieno e ritrovare di conseguenza un benessere fisico e mentale. Iniziare ad esprimere come sta alla sua compagna è importante e mi sembra di capire che per quanto possa fare lei sia presente per aiutarla: oltre a ciò, le ha dato un consiglio molto importante cioè quello di parlarne con un professionista così da avere un aiuto in più diverso e forse più mirato. Provi a prendere un primo appuntamento con uno psicologo in zona e provi ad andare per parlare di come sta.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Ciao, grazie per aver scritto con tanta sincerità. Si sente quanto questo cambiamento ti abbia scosso nel profondo. Trasferirsi per amore può essere una scelta bellissima, ma allo stesso tempo comporta una perdita reale: dei luoghi familiari, delle abitudini, della vicinanza alla propria famiglia. Quando il distacco è così forte, non è raro che il corpo e la mente reagiscano proprio come descrivi, insonnia, mancanza di appetito, ritiro, pianto frequente. Non è debolezza, è il segnale che stai attraversando qualcosa di molto intenso.
Quello che colpisce è il conflitto in cui ti trovi: da una parte l’amore per la tua compagna, dall’altra il bisogno profondo di sentirti radicato e al sicuro. Quando entrambe le cose sono importanti, sentirsi “bloccati” può diventare doloroso e far perdere fiducia in sé stessi. Ma il fatto che tu riesca a parlarne, con lei e qui, dice che una parte di te sta cercando una strada per stare meglio.
In momenti così, spesso non serve “forzarsi” subito a fare grandi cambiamenti (palestra, attività, ecc.), perché quando l’energia è bassa possono sembrare montagne. Di solito si parte da passi molto piccoli e gentili con sé stessi: dare un minimo di ritmo alle giornate (orari regolari per alzarsi, mangiare qualcosa anche se poco), mantenere un contatto frequente con le persone care, concedersi spazi per esprimere quello che senti senza giudicarti.
Un altro aspetto importante è che non devi affrontare tutto questo da solo. Avere uno spazio in cui poter raccontare senza sentirti un peso, dove qualcuno ti aiuti a mettere ordine tra emozioni, paure e scelte, spesso alleggerisce molto la sensazione di essere intrappolati e permette di capire con più chiarezza cosa ti farebbe stare meglio davvero.
Da come descrivi la situazione, il tuo malessere merita attenzione e cura, proprio come qualsiasi altra difficoltà importante della vita. Con il giusto supporto, queste fasi possono diventare più comprensibili e meno schiaccianti, e si può lavorare sia sul tuo benessere sia sull’equilibrio della relazione.
Dr. Armando Perretta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Caserta
Quello che descrive arriva con molta forza. Si sente quanto questo cambiamento la stia attraversando in modo profondo e doloroso. Trasferirsi, lasciare la propria famiglia e i propri riferimenti affettivi, soprattutto se il legame è molto stretto, non è mai un passaggio “solo logistico”: è un cambiamento identitario, emotivo, relazionale. Il fatto che stia piangendo ogni giorno, dorma poco, mangi poco e faccia fatica perfino a uscire o a vivere l’intimità con la sua compagna è un segnale che dentro di lei si sta muovendo qualcosa di importante.
Non parlerei di fallimento. Sta vivendo una sofferenza, e la sofferenza non è una colpa né una debolezza. È un segnale.
Allo stesso tempo, la domanda che pone — restare o tornare — forse arriva un po’ troppo presto rispetto a ciò che sta succedendo dentro di lei. Prima ancora di decidere cosa fare, potrebbe essere importante chiedersi davvero cosa vuole per sé, al di là della paura di deludere qualcuno o di sentirsi “sconfitto”.
La sua compagna sembra provare a sostenerla come può. È comprensibile che si senta un po’ impotente. Potrebbe essere utile provare a coinvolgerla in piccoli passi concreti e condivisi: ad esempio, uscire insieme per una breve passeggiata, iscriversi a qualcosa da fare in coppia, creare piccoli rituali che la aiutino a sentirsi meno solo in questo nuovo contesto. A volte non serve “fare grandi cose”, ma riprendere gradualmente movimento, senza forzarsi oltre ciò che ora riesce a tollerare.
Detto questo, vista l’intensità dei sintomi che descrive (insonnia, inappetenza, isolamento, pianto quotidiano), l’idea di rivolgersi a uno psicologo non è un segnale di debolezza, ma un atto di cura verso se stesso. Un percorso personale potrebbe offrirle uno spazio protetto per comprendere meglio cosa rappresenta per lei il suo luogo d’origine, il legame con la sua famiglia, cosa significa essersi spostato “per amore” e quali parti di sé oggi si sentono smarrite o spaventate. Non per convincerla a restare o a tornare, ma per aiutarla a fare una scelta più consapevole e meno guidata dall’angoscia del momento.
In questo momento sembra molto solo nel suo dolore, anche se non è realmente solo. Forse il primo passo non è decidere il futuro, ma prendersi sul serio nel presente.
Dott.ssa Chiara Aprile
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve,
grazie per aver trovato il coraggio di raccontare ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, autentica, che merita rispetto e ascolto.

Lasciare il proprio luogo d’origine, le proprie radici, la famiglia, gli affetti di sempre, è un passaggio molto delicato. Non è solo un “cambio di città”: è un cambiamento identitario, emotivo, esistenziale. Quando ci separiamo da ciò che ci ha costruiti, può accadere di sentirci smarriti, svuotati, come se avessimo perso un pezzo di noi. E questo dolore non significa essere deboli o sbagliati: significa essere umani.

I segnali che descrive – difficoltà nel dormire, nel mangiare, nel provare piacere, il pianto frequente, il ritiro – sono segnali importanti. Il suo corpo e la sua mente stanno cercando di dirle che qualcosa dentro di lei chiede attenzione, cura, ascolto.

Capisco che l’idea di rivolgersi a uno psicologo possa sembrare difficile, a volte fa paura, a volte sembra un’ammissione di fallimento. In realtà è l’opposto: chiedere aiuto è un atto di forza, di responsabilità verso se stessi. Significa scegliere di non affrontare tutto da soli.

Un percorso terapeutico può aiutarla a:

dare voce a ciò che oggi è confuso e doloroso,

comprendere cosa sta realmente vivendo,

ritrovare un contatto profondo con se stesso,

integrare l’amore per la sua compagna con l’amore per le sue radici, senza dover rinunciare a una parte di sé.

Non si tratta di scegliere tra “tornare indietro” o “resistere soffrendo”. Si tratta di ritrovare il suo centro, la sua essenza, per poter decidere con lucidità, serenità e rispetto per i suoi bisogni più profondi.

Lei non è un fallito. Sta attraversando un passaggio di vita complesso. E i passaggi complessi si affrontano meglio accompagnati.

Se lo desidera, sono disponibile per percorsi sia online che in presenza a Milano. Sarò felice di offrirle uno spazio sicuro, riservato, in cui potersi sentire accolto senza giudizio.

Non deve farcela da solo. Merita di stare meglio.
E il fatto che abbia scritto questo messaggio è già un primo, importantissimo passo.

Un caro saluto
Dott.ssa Chiara Aprile
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Non è inusuale che cambiamenti del genere portino con sé vissuti di sofferenza, specialmente se richiedono l'allontanamento dalla propria famiglia.
Il trasferimento sembra aver causato una crisi identitaria, poiché ha lasciato un sistema di appartenenze che lo definiva, senza aver ancora costruito nuovi riferimenti interni.
La sintomatologia che racconta non va giudicata ma piuttosto vista e considerata come manifestazione di una sofferenza emotiva.
Il timore di “fallire” tornando indietro parla di uno sguardo severo verso di sé, come se avesse una sola possibilità per dimostrare valore. La proposta della sua compagna di cercare un supporto psicologico appare sensata: non come segno di debolezza, ma come spazio per pensare ciò che sta vivendo. Prima di decidere se restare o partire, forse è importante prendersi cura del suo stato emotivo.
Si prenda del tempo e si concentri su di sé.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Buongiorno, il trasferimento che ha fatto non è stato solo un cambio di città, ma un cambiamento profondo del suo sistema di vita: affetti, abitudini, punti di riferimento, senso di appartenenza. In una prospettiva sistemico-relazionale, quando ci si sposta da un contesto familiare molto significativo a uno nuovo, è normale che il corpo e la mente attraversino una fase di forte destabilizzazione.
I sintomi che descrive come la difficoltà nel sonno, nell’appetito, nel desiderio sessuale, pianto frequente e ritiro, indicano uno stato di sofferenza importante che va preso sul serio. Non è segno di debolezza né di fallimento, spesso è una reazione a una perdita simbolica, in questo caso la distanza dalla famiglia e dal “mondo” che la faceva sentire al sicuro.
Il conflitto interno che vive è molto doloroso, restare e sentirsi soffocare, oppure tornare e sentirsi un fallito. Questa polarizzazione è tipica dei momenti di forte ansia e possibile umore depresso, la mente tende a proporre solo due estremi, senza vedere le soluzioni intermedie. In realtà, ambientarsi in una grande città può richiedere più di due mesi, soprattutto per chi è molto legato alle proprie radici.
Il fatto che la sua compagna le abbia suggerito un supporto psicologico è un segnale di attenzione, non di rifiuto. In una fase come questa, iniziare una psicoterapia può aiutarla a elaborare il distacco dalla famiglia, costruire nuove basi di sicurezza e distinguere tra nostalgia fisiologica e una sofferenza più strutturata. Se i sintomi dovessero intensificarsi (insonnia marcata, calo importante dell’appetito, senso di disperazione, ansia), potrebbe essere utile anche una valutazione medica o psichiatrica per un supporto integrato.
Non deve decidere ora se restare o tornare. La priorità è prendersi cura del suo benessere emotivo. Quando l’equilibrio si stabilizza, anche le scelte diventano più chiare.
Chiedere aiuto in questo momento non è un fallimento, ma un atto di responsabilità e cura verso se stesso e verso la relazione.

Un cordiale saluto.
Gentile Utente,
la ringrazio per aver trovato la forza di scrivere: dalle sue parole arriva chiaramente quanto questo cambiamento la stia attraversando in profondità, non solo come “trasloco”, ma come una vera e propria perdita emotiva.
Lei non ha semplicemente cambiato casa: ha cambiato ecosistema affettivo.
Famiglia, abitudini, luoghi familiari, odori, ritmi… sono tutte coordinate interne che danno stabilità al nostro sistema psicologico. Quando vengono meno, il corpo spesso reagisce prima della mente: insonnia, mancanza di appetito, pianto frequente, ritiro sociale, calo del desiderio sessuale.
Non sono segni di debolezza né di fallimento: sono segnali di allarme del suo sistema nervoso che sta vivendo una separazione importante.
In terapia sistemica guardiamo sempre alle relazioni:
qui non c’è solo la relazione con la sua partner, ma anche quella — molto forte — con la sua famiglia e con il suo contesto di appartenenza.
Il problema non è scegliere “amore o famiglia”: il suo mondo interno sta chiedendo di non perdere una parte di sé per costruirne un’altra.
Infatti lei è intrappolato tra due paure:
• se torna indietro → si sente un fallito e teme di perdere la relazione
• se resta → teme di perdersi
Questo crea una condizione psicologica molto potente: la mente non trova via d’uscita e il corpo “si spegne” (non mangia, non dorme, non desidera). Non è raro che il desiderio sessuale scompaia: l’intimità richiede sicurezza, e lei in questo momento è in modalità sopravvivenza.
Capisco il suggerimento della sua compagna (palestra, nuoto): è un tentativo di aiutarla, ma quando si è in questo stato non si tratta di volontà — è come chiedere a qualcuno con una febbre alta di andare a correre. Prima bisogna abbassare la febbre emotiva.
Le propongo alcune indicazioni immediate:
1. Smetta di obbligarsi a “decidere per sempre”
Il cervello sta vivendo il trasferimento come irreversibile. Invece non lo è.
Provi a ridefinirlo mentalmente come: una fase di prova.
Quando il sistema percepisce una via di ritorno possibile, l’ansia cala.
2. Mantenga un ponte concreto con casa
Non solo telefonate: ritualizzi la presenza della famiglia (giorni fissi, videochiamate con orario, visite programmate).
Non è regressione: è regolazione emotiva.
3. Riduca l’obiettivo
Non “uscire e rifarsi una vita sociale”.
Solo: 10 minuti fuori ogni giorno sempre allo stesso orario.
La mente traumatizzata tollera solo micro-passi prevedibili.
4. Non forzi la sessualità
Il suo corpo non è contro la relazione: sta dicendo “prima fammi sentire al sicuro”.
Detto questo, ciò che descrive va oltre una normale nostalgia:
sta vivendo una reazione di adattamento molto intensa, con sintomi depressivi e ansiosi significativi. Non è qualcosa che si risolve solo con il tempo, ma con uno spazio in cui poter integrare le due appartenenze della sua vita senza viverle come incompatibili.
La sua compagna, dicendole di rivolgersi a uno psicologo, non la sta allontanando: sta riconoscendo che questo dolore è troppo grande per essere gestito solo dentro la coppia — e ha ragione.
Un percorso psicologico, soprattutto sistemico, in questi casi aiuta proprio a fare questo:
non scegliere tra le persone importanti, ma trovare una posizione nuova in cui lei possa rimanere sé stesso senza dover rinunciare a qualcuno.
Non c’è nulla di fallimentare nel fermarsi a capire come stare meglio prima di decidere dove stare.
In questo momento la priorità non è la città giusta, ma uno spazio interno abitabile.
Non è solo in quello che sta vivendo — è una crisi molto umana quando amore e radici tirano in direzioni diverse. E si può attraversare senza perdere né l’uno né l’altra, ma costruendo un equilibrio nuovo.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dr. Stefano Previtali
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,

grazie per avere condiviso le difficoltà che sta attraversando in questo momento.
Ogni cambiamento di vita ci pone davanti a delle difficoltà, ci impone non solo di riorganizzarci a livello pratico ma anche, a un livello più profondo, di ridefinire la nostra identità... e il trasferimento dalla provincia alla metropoli è sicuramente un evento significativo. È naturale che cambiamenti di questa portata si accompagnino ad un senso di sradicamento, come si fossero perse le proprie “coordinate”: non c’è più quel senso di appartenenza che ci veniva assicurato non solo dalle persone familiari (amici, famiglia, parenti) ma anche dai luoghi e dalle piccole routine.

Quindi, se una certa dose di nostalgia è tipica delle prima fasi di ambientamento in un nuovo contesto di vita, i sintomi che lei riporta sono invece indice di un forte stress in quanto vanno ad influenzare non solo la sua vita emotiva ma anche il suo funzionamento quotidiano. In questo senso la ricerca di un aiuto da parte di un professionista può essere la strategia più opportuna per affrontare e superare questo momento.

Due cose per concludere. Un rischio che mi sembra emergere dal suo racconto è quello che lei rimanga intrappolato tra due poli: quello del “fallito” nel caso in cui decidesse di tornare a casa – cosa che comunque, da quanto ho colto, non la farebbe stare meglio proprio perché sarebbe vissuta come una sconfitta, e quello del “combattente” che resta in una situazione anche se ciò lo fa stare male. In questa dinamica potrebbe avere un peso anche il forte investimento emotivo di cui è stato caricato questo trasferimento, essendo stato fatto “per amore”.

Cordialmente,
dott. Previtali
Dott.ssa Jessica Furlan
Psicologo, Psicologo clinico
Fiumicino aeroporto
Buongiorno, le consiglio di seguire i consigli della sua fidanzata sia di iniziare l'attività fisica sia di coltivare qualche interesse personale, inizialmente a casa e poi piano piano anche fuori, appena riuscirà ad uscire e si sentirà in grado di farlo. Poi è fondamentale a mio parere, crearsi uno spazio in cui analizzare, elaborare un suo "spazio" dove può confrontarsi e farsi aiutare da un professionista specializzato che la aiuti a fortificare sé stesso e trovare le possibili soluzioni che può adottare, facendo emergere le sue risorse da mettere in pratica in modo costruttivo e ritrovare il benessere psicologico che sta cercando.
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
Sono d'accordo con la sua fidanzata sulla necessità di un percorso psicologico.
La situazione che lei descrive va indagata non tanto con la palestra, ma con un aiuto professionale. Quello che lei illustra ha a che fare con il suo modello di attaccamento e bisognerebbe comprendere cosa della separazione dalla sua famiglia le fa così male. Inoltre, lei parla di fallimento e anche questo elemento fa pensare a un modello del mondo performativo, dove ci sono delle regole prestabilite a cui bisogna attenersi.
Può riflettere da solo su questi spunti, ma se vuole stare meglio davvero e scoprire cosa la muove e cosa la fa stare male, a mio avviso è importante seguire un percorso di comprensione su di sé.
Con fiducia,
MPV
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
trasferirsi in una nuova città e allontanarsi dalla famiglia può essere molto faticoso. È normale sentirsi sopraffatti: difficoltà a dormire, mangiare, uscire o problemi nell’intimità possono comparire in questo periodo di adattamento.

Può essere utile procedere con piccoli passi concreti: uscire anche solo per pochi minuti, dedicarsi a un’attività fisica leggera, o creare piccole routine quotidiane che diano struttura alla giornata. Parlare con un professionista può aiutare a gestire le emozioni e trovare strategie pratiche per affrontare il cambiamento.

Continuare a comunicare apertamente con la partner è importante, senza aspettarsi che lei risolva tutto da sola. Prendersi cura di sé è fondamentale e non diminuisce l’amore per la relazione.

Con attenzione a piccoli gesti quotidiani, è possibile ritrovare equilibrio e serenità anche in un periodo difficile.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Cristiana Punzi
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
Penso che il consiglio della sua compagna possa essere una buona idea. E' un momento di grande cambiamento per lei e credo che un supporto psicologico possa aiutarlo anche a capire altri aspetti legati alla sua decisione e al suo malessere.
Dott.ssa Chiara Avelli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, quello che descrive è un vissuto di forte sofferenza che merita attenzione e rispetto. Un trasferimento, soprattutto quando comporta il distacco dalla famiglia e dal proprio ambiente di riferimento, rappresenta un cambiamento importante e può attivare una vera e propria fase di disorientamento emotivo. Il fatto che lei pianga ogni giorno, dorma poco, mangi poco, si isoli e abbia perso anche il desiderio sessuale sono segnali che il suo organismo e la sua mente stanno vivendo un sovraccarico significativo. Non è un fallimento: è una reazione umana a una separazione affettiva e a una perdita di punti di riferimento. In questo momento sembra che stia vivendo una condizione che può assomigliare a una depressione reattiva o a un forte stress da adattamento. Restare o tornare non è una decisione che andrebbe presa mentre si è in uno stato di tale sofferenza, perché quando si sta molto male la mente tende a vedere solo scenari estremi. Prima di decidere cosa fare della relazione o della città, sarebbe importante occuparsi del suo benessere psicologico. Il suggerimento della sua compagna di rivolgersi a uno psicologo è sensato: non perché lei “non ce la faccia”, ma perché in questa fase ha bisogno di uno spazio neutro dove elaborare il distacco, le paure e il conflitto interno senza sentirsi giudicato. Parallelamente può provare a darsi obiettivi molto piccoli e realistici: non “iscrivermi in palestra”, ma ad esempio uscire dieci minuti in più, creare una routine minima, mantenere contatti regolari con la famiglia senza che diventino l’unico appiglio. L’adattamento richiede tempo, ma quando compaiono sintomi così intensi è importante non affrontarli da soli. Se il sonno e l’appetito restano compromessi, può essere utile anche un confronto con il medico di base per valutare un eventuale supporto temporaneo. Si dia il permesso di stare male senza etichettarsi come debole: sta attraversando un cambiamento profondo e ha bisogno di sostegno, non di giudizio. Dott.ssa Chiara Avelli
Dott.ssa Arianna Magnani
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Gambettola
Gentile utente, mi dispiace per questo periodo di difficoltà che sta attraversando. La invito a pensare che sia temporaneo, ma che sicuramente in questo momento può essere significativo chiedere aiuto ad uno psicologo, perchè uno spazio terapeutico le sarebbe utile per chiarire le idee, rasserenarsi ed attivare le risorse personali per gestire al meglio questa situazione. Oltre alla psicoterapia in presenza, se le è più semplice può prendere in considerazione anche la psicoterapia online. Rimango a disposizione, un caro saluto. Dott. Arianna Magnani
Dott.ssa Cecilia Petteni
Psicologo, Psicologo clinico
Lido di Camaiore
Il malessere che descrive merita attenzione e non va letto come semplice nostalgia o difficoltà di adattamento. Un trasferimento importante, soprattutto quando comporta la distanza da legami familiari molto significativi, può attivare una vera e propria reazione emotiva intensa: perdita di riferimenti, senso di estraneità, riduzione delle energie vitali. Il fatto che riferisca insonnia, mancanza di appetito, ritiro dalle attività quotidiane, pianto frequente e calo del desiderio indica che non si tratta solo di “abituarsi”, ma di uno stato psicologico che sta incidendo sul suo "funzionamento" generale.
Il conflitto che vive è comprensibile: tornare indietro fa temere di fallire e di perdere la relazione, restare fa sentire progressivamente peggio. Quando entrambe le opzioni appaiono insostenibili, spesso significa che il problema non è la scelta immediata tra le due, ma la condizione emotiva in cui si trova ora, che rende ogni decisione percepita come definitiva e irreversibile. In questo stato è difficile valutare con lucidità ciò che davvero desidera. I suggerimenti pratici che ti vengono dati (uscire, fare sport) sono utili solo quando la persona ha ancora una sufficiente energia psichica; nel suo caso sembrano troppo avanzati rispetto alle sue possibilità attuali, ed è per questo che non riesce a metterli in atto. Non è mancanza di volontà, ma un segnale che sta attraversando una fase di sofferenza significativa.
Prima di decidere sul futuro della relazione o sul luogo in cui vivere, diventi prioritario, si prenda cura della sua condizione psicologica. Un supporto professionale può aiutarla a comprendere cosa sta vivendo, se si tratta di una reazione al distacco, di un adattamento complesso o di un episodio depressivo, e soprattutto a recuperare progressivamente sonno, appetito e capacità di stare nella quotidianità. Solo dopo aver ridotto l’intensità del malessere le scelte affettive e di vita potranno essere fatte in modo più libero e meno guidato dalla sofferenza del momento.
Il fatto che la sua compagna le abbia suggerito di parlarne con uno psicologo va letto non come un allontanamento, ma come un riconoscimento del limite oltre cui il sostegno affettivo non basta più. In una situazione come la sua chiedere aiuto non è una resa né un fallimento: è il passaggio necessario per tornare a stare sufficientemente bene da poter capire quale direzione sia davvero sua.
Grazie della sua condivisione. Resto a disposizione.
Gent.mo utente buongiorno.
Grazie per la condivisione dei suoi pensieri e del suo stato d'animo, certamente non facile.
Cambiare radicalmente luogo di abitazione, abitudini e stile di vita, può essere molto stressante e influire notevolmente sull'umore e sull'atteggiamento generale. Anche la presenza di emozioni molto intense e incontrollate (come sfogarsi con il pianto) sono sintomo di una sindrome da stress, la vivida sensazione di non avere risorse a disposizione per far migliorare le cose. Anzi, si percepiscono sono le negatività amplificando pessimismo e sconforto.
Costringersi a pensare positivo, fare attività per distrarsi dai pensieri intrusivi e pensare che il tempo sistemerà tutto, sono strategie che possono rivelarsi deboli se non sono supportate dalla costruzione di pensieri più funzionali e correlati alla realtà. Anche le attività che si svolgono devono essere realmente coinvolgenti e produrre emozioni positive durature, non solo una generica distrazione al malessere.
Il consiglio della sua partner di parlare con uno psicologo potrebbe risultare vantaggioso per lei. Il supporto psicologico può aiutarla a essere più focalizzato sul presente e meno in balia di pensieri intrusivi e forti emozioni, difficili da gestire. Avrebbe a disposizione strumenti e strategie valide per controllare gli effetti dello stress e mettere in atto comportamenti compensatori realmente efficaci per la percezione di benessere. L'adattamento a nuove condizioni di vita può essere più o meno lungo, ma è fondamentale avere consapevolezza dei propri bisogni e delle priorità per vivere la transizione nel modo più equilibrato e sereno possibile.
Rimango a disposizione per ulteriori informazioni e un eventuale percorso, anche online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
quello che descrivi sembra una reazione di adattamento molto intensa: in due mesi hai cambiato città, abitudini, reti sociali e soprattutto la distanza dalla tua famiglia (che per te è una base affettiva importante). In questi passaggi può succedere di “crollare” più che ambientarsi: insonnia, fame che cala, chiusura in casa, pianto quotidiano, perdita del desiderio e difficoltà a fare l’amore sono segnali che il tuo sistema è in forte sofferenza, non semplicemente “un po’ di nostalgia”.
Non è un fallimento né una prova che non ami la tua fidanzata. Spesso quando ci si sposta “per amore” si porta anche un peso implicito: la sensazione di dover reggere, essere grati, non deludere, dimostrare che la scelta è giusta. Questa pressione, unita alla lontananza dai tuoi, può trasformare la nuova città in un luogo che il corpo vive come estraneo e minaccioso, e allora la mente fa quello che può: si ritira, si spegne, perde appetito e desiderio. Anche la sessualità, in questi stati, tende a bloccarsi perché non c’è spazio interno: non è un problema di “volontà”, è il segnale di un sovraccarico emotivo.
La cosa importante è non restare solo dentro l’alternativa “o torno indietro e sono un fallito” / “o resto e peggioro”. Ci sono molte vie intermedie. Prima di tutto, prendere sul serio i sintomi: quando non dormi e non mangi da settimane e piangi ogni giorno, è utile che tu abbia un supporto professionale, come ti ha suggerito anche lei. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato in te, ma perché hai bisogno di un contenitore per attraversare questo passaggio senza consumarti. In parallelo, può essere utile coinvolgere anche il medico di base, perché sonno e appetito così compromessi meritano attenzione.
Quanto ai consigli pratici tipo palestra o nuoto: sono sensati, ma quando sei così giù possono suonare impossibili. In questi momenti di solito funziona di più pensare a “micro-passaggi” e non a cambiamenti grandi: l’obiettivo iniziale non è diventare subito sociale o sportivo, ma ridare al corpo un minimo di ritmo e di sicurezza, senza pretendere prestazioni.
E nella coppia, parlare con lei è già una cosa importante. Può aiutare anche nominare che questa crisi non è contro di lei, ma dentro di te; e che ti serve tempo e aiuto per costruire una vita lì, senza che tu debba scegliere tra la relazione e la tua famiglia. A volte integrare i legami (sentirti autorizzato a vedere i tuoi, a mantenere contatti frequenti, a programmare rientri) riduce molto l’angoscia, perché non vivi la scelta come “taglio” definitivo.
In sintesi: stai male sul serio, ma quello che descrivi è affrontabile e non dice che hai sbagliato tutto. Dice che questo trasferimento ha toccato un punto molto profondo per te e che ora serve sostegno, cura e un modo più graduale di abitare la nuova vita, senza trasformare la tua sofferenza in un giudizio su di te.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, la sensazione è che in effetti questo spostamento dalla sua famiglia a cui dice di essere legatissimo è veramente drammatico. E' essenziale sentire aquesto punto quanto è importante la sua fidanzata per lei, i rapporti con la famiglia evolvono, noi possiamo continuare a rimanere legati ma nello stesso tempo cominciare a costruire uno spazio nostro individuale, autonomo, dove magari cominciare apensare di costruire noi una famiglia. E' un passaggio verso la nostra autonomia. Se ritiene di aiutare io sono disponibile, anche online. Buona serata. Dario Martelli
Dott.ssa Erika Messinese
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentilissimo, accolgo con molta delicatezza il suo sfogo e la profonda sofferenza che traspare dalle sue parole. Il sentirsi "annientato" dopo un trasferimento avvenuto per amore, passando dalla rassicurante vicinanza della sua famiglia in un piccolo paese alla complessità di una grande città, è un’esperienza che tocca le radici più profonde della propria identità. Il fatto che lei non riesca più a dormire, a mangiare con regolarità o a vivere l’intimità con la sua compagna, testimonia quanto questo cambiamento stia mettendo alla prova il suo equilibrio interno, manifestandosi attraverso segnali fisici ed emotivi che non possono essere ignorati.
In ambito psicologico, questo vissuto può essere letto come una difficoltà di adattamento legata a una forma di rigidità nel percepire se stessi: l’idea che un eventuale ritorno possa sancire un “fallimento” crea una pressione interna insostenibile.
Invece di forzarsi a compiere passi che al momento sente eccessivi, come l'iscrizione in palestra o a nuoto che la sua compagna le suggerisce con affetto, sarebbe prezioso permettersi di stare in questo dolore senza giudicarlo immediatamente. La soluzione non risiede nel forzare un adattamento esteriore attraverso attività pratiche, ma nel lavorare sulla propria flessibilità emotiva e sulla gestione di quel senso di vuoto che la spaventa. Un percorso di ascolto professionale potrebbe aiutarla a guardare a questa crisi non come a una sconfitta, ma come a un momento di necessaria rinegoziazione dei suoi spazi interni ed esterni.
Sperando di aver dato qualche spunto utile, sono disponibile per un ulteriore ascolto. Un caro saluto, Dott.ssa Erika Messinese
Dott.ssa Iside Cianci
Psicologo, Psicoterapeuta
Maglie
Gentilissimo, mi sembra che la sua fidanzata le abbia dato un valido consiglio: lavorare sul suo stato di disagio potrebbe fare la differenza. In effetti, il modo con cui ha reagito a tale cambiamento mi sembra estremamente rilevante e denso di possibili significati che però può conoscere solo attraverso un percorso psicoterapico. Risolvere questa tensione interna, potrebbe sicuramente aiutarla. Ci pensi! Dr.ssa Cianci
Dott.ssa Costanza Tavian
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Mi dispiace molto per il momento intenso di sofferenza che stai vivendo, ma posso comprenderlo e spero di aiutarti in questa fase di totale disorientamento e di costruzione di un nuovo Te. Il cambiamento di vita che stai affrontando è un passaggio che ha travolto e disperso tutti i tuoi punti di riferimento, affettivi, sociali, spaziali, di abitudine. E con essi sono andati perduti il tuo senso di normalità, l'amore e la serenità da sempre vissuti e che da sempre ti nutrono e ti rassicurano.
Non hai più la tua rete di persone accanto, il sostegno e il clima vissuto nella tua famiglia d'origine. Tutto ciò in cui ti sei sempre rispecchiato, e che ti ha orientato nel sentire chi sei e chi sono gli altri, all’improvviso ora non c’è più, lasciando un vuoto interno, mancanza di rappresentazioni, incoerenza nell’identità in trasformazione.
Dallo strappo dall’ambiente delle origini è emersa solitudine, senso di inadeguatezza, incomprensibilità e senso di instabilità per la complessità in cui ti trovi.
Per riassegnare a te stesso, alle tue emozioni, alle tue scelte e all’ambiente anche lavorativo un nuovo senso, e trovare nuove guide in cui poterti rasserenare e sentirti in un movimento creativo, ascolta profondamente le tue sensazioni, le emozioni di tristezza, da loro lo spazio e fai riemergere te stesso nel tuo nuovo presente. E’ la stasi nel non-senso che lentamente scivola nella depressione.
Goditi i piccoli momenti della tua relazione affettiva, perché è il nuovo luogo relazionale in cui ti stai aprendo e sviluppi tua affettività, progetti, nuove sfide.
Le emozioni di dolore e di isolamento che stai provando sono parti sofferenti di te, tra il lutto della separazione e i significati di una nuova evoluzione: un nuovo Te, arricchito e trasformato da ciò che puoi far entrare dentro te, se fai attenzione ad ogni frammento in cui riconosci vitalità nel quotidiano.
Respira e resta a contatto con il momento presente, ricontatta i tuoi affetti più antichi quando sei in crisi, resta col cuore aperto verso la tua relazione d’amore e col significato evolutivo che ti sta portando.
E’ importante che tu condivida le tue difficoltà, senza colpa e giudizio, col conforto per chi ha perso un po’ di sé per ritrovarsi nel momento più duro, fatto di senso di perdita e di minaccia, e angoscia grande che disturba anche il sonno. I sintomi difficili che hai sono un bisogno di attenzione e di elaborazione, in bilico tra il bisogno di autonomia nel presente e quello delle sicurezze del passato, tra la serenità di ciò che era conosciuto e l’imprevedibilità di un posto estraneo, tra la dipendenza dalla semplicità e il timore di un presente privo delle risorse che nutrivano.
Tutto questo necessita di ascolto e di una nuova riorganizzazione, di una gestione emotiva nuova dell’angoscia per la separazione, della tristezza, della solitudine, del senso di colpa per il passo intrapreso.
Per un confronto su ciò che più richiama la tua attenzione in questo momento difficile, io sono a tua disposizione. Un augurio di serenità. Dott.ssa Costanza Tavian
Dott.ssa Veronica Perini
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Brescia
Quello che descrive non è semplice “nostalgia” o difficoltà di adattamento: i sintomi che riporta – insonnia, mancanza di appetito, isolamento, pianto quotidiano, calo del desiderio – indicano una sofferenza emotiva importante che merita attenzione.
Un trasferimento in una grande città, lontano dagli affetti di riferimento, può rappresentare una vera e propria frattura interna, soprattutto quando il legame con la famiglia è molto significativo. Non significa essere deboli o “falliti”: significa che sta vivendo un cambiamento profondo che il suo sistema emotivo sta faticando a reggere.
La sua compagna non ha torto nel suggerirle un supporto psicologico: in questo momento potrebbe essere un aiuto concreto e non un segno di sconfitta. Anzi, chiedere aiuto è un atto di responsabilità verso se stesso e verso la relazione.
Non deve decidere ora se restare o tornare. Prima è importante occuparsi del suo stato emotivo e ritrovare un minimo di stabilità. Con un sostegno adeguato sarà più lucido nel capire cosa è giusto per lei.
Non rimanga solo con questo peso. Un primo colloquio può essere un passo molto importante.
Dott.ssa Giulia Petracchi
Psicologo, Psicologo clinico
Livorno
Buonasera, posso solo immaginare quanto questo cambiamento di vita stia pesando su di lei in questo momento. I sintomi che descrive come insonnia, perdita di appetito, tristezza e difficoltà nelle relazioni indicano che sta attraversando un momento di grande fatica emotiva. Iniziare un percorso di supporto psicologico può aiutarla a elaborare questo periodo e a ritrovare gradualmente equilibrio e benessere.
Spero che possa iniziare a prendersi cura di sè trovando uno spazio di terapia in cui si senta a suo agio. Arrivederci, dott.ssa Giulia Petracchi
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa e profonda, e il fatto che abbia trovato il coraggio di raccontarla è già un segnale importante di quanto stia cercando una via per stare meglio. Un cambiamento come quello che ha affrontato, ovvero lasciare un ambiente familiare, affettivo e conosciuto per trasferirsi in un contesto nuovo, anche se motivato dall’amore, può rappresentare uno scossone emotivo molto forte. Quando si compie una scelta così significativa si tende spesso a concentrarsi sull’obiettivo e sulle speranze legate alla relazione, mentre l’impatto della perdita delle abitudini, delle persone care e dei punti di riferimento può manifestarsi con più forza solo dopo, quando la novità lascia spazio alla quotidianità. Quello che descrive sembra essere un momento in cui si sente diviso tra due paure molto dolorose. Da una parte la sensazione che tornare indietro possa farla sentire sconfitto o mettere a rischio la relazione, dall’altra la percezione che restare in questa situazione possa farla stare sempre peggio. Quando ci si trova in questa posizione è facile che la mente inizi a presentare le scelte come rigide e definitive, quasi come se esistessero solo due strade opposte e irreversibili. Spesso però il benessere psicologico nasce proprio dal concedersi la possibilità di vivere le situazioni come processi, fatti di piccoli passi e aggiustamenti graduali, senza sentirsi obbligati a prendere decisioni drastiche mentre si è in una fase di grande fragilità emotiva. Il fatto che stia sperimentando difficoltà nel sonno, nell’appetito, nella voglia di uscire e anche nell’intimità con la sua compagna racconta quanto questo cambiamento stia coinvolgendo il suo equilibrio interno. Quando si vive una sensazione di perdita o di disorientamento, il corpo e la mente possono reagire riducendo l’energia e la motivazione, come se fossero impegnati a cercare di adattarsi a una realtà nuova e percepita come poco sicura. Non è raro che, in questi momenti, anche attività che prima erano spontanee e piacevoli diventino difficili o cariche di pressione. Il fatto che la sua compagna la incoraggi a cercare nuovi spazi, come attività sportive o il supporto di un professionista, può essere visto come un tentativo di aiutarla a costruire una rete personale nella nuova città, non come una richiesta di risolvere tutto velocemente. Quando si cambia ambiente è importante che la relazione non diventi l’unico punto di riferimento affettivo, perché questo può generare una pressione molto forte su entrambi e aumentare il senso di solitudine se qualcosa non funziona come si sperava. In questo momento potrebbe essere utile provare a ridurre il peso delle aspettative su sé stesso. Non è necessario sentirsi subito integrato o felice in un contesto nuovo, e il tempo di adattamento può essere diverso per ogni persona. A volte il primo obiettivo può essere semplicemente quello di tollerare la situazione e concedersi piccoli spazi di respiro, anche minimi, senza pretendere di stare bene subito. Anche il fatto che riesca ad uscire per lavorare o per fare una breve passeggiata rappresenta già una forma di movimento verso l’esterno e non un fallimento. Rivolgersi a uno psicologo può essere uno spazio in cui comprendere meglio cosa sta succedendo dentro di sé, dare un significato a questa sofferenza e trovare strategie per affrontarla passo dopo passo. Chiedere aiuto non significa non essere in grado di gestire la situazione, ma riconoscere che sta attraversando un passaggio delicato che merita attenzione e cura. Il dolore che sta vivendo non definisce il valore delle sue scelte né della relazione che sta costruendo. Sta affrontando una fase di transizione molto intensa e il fatto che senta tutto questo con tanta profondità racconta quanto siano importanti per lei sia l’amore sia i legami familiari. Con il giusto supporto e con il tempo, queste due parti della sua vita possono trovare un equilibrio che oggi può sembrare lontano ma non necessariamente irraggiungibile. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissimo, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Un trasferimento importante, soprattutto quando comporta il distacco da legami familiari molto profondi, può provocare un forte senso di smarrimento, solitudine e perdita di punti di riferimento. I disturbi del sonno, dell’appetito, la difficoltà a uscire di casa e il calo del desiderio sono reazioni frequenti quando il corpo e la mente sono sottoposti a uno stress emotivo così intenso.
Questo non significa essersi “annientati” o essere deboli: sta attraversando una fase di lutto psicologico e di adattamento. Anche se la scelta è stata motivata dall’amore, lasciare il proprio mondo richiede tempo.
Comprendo il conflitto che descrive tra il timore di sentirsi un fallito tornando indietro e la paura di stare sempre peggio restando. In questo momento, però, non è necessario prendere decisioni definitive, la priorità è prendersi cura del suo stato emotivo.
Può aiutarla procedere con piccoli passi, senza forzarsi, mantenere contatti regolari con la famiglia, concedersi brevi uscite, non giudicare ciò che sta provando e continuare a condividere con la sua compagna le sue paure.
Il suggerimento di rivolgersi a uno psicologo è prezioso: avere uno spazio protetto in cui comprendere ciò che sta vivendo può aiutarla a ritrovare equilibrio e orientamento. Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Un cambiamento così grande, fatto “di colpo” e per amore, può smuovere molto più di quanto ci si aspetti. Non è solo un trasloco: è separarsi dai propri punti di riferimento, dalle abitudini, dai luoghi familiari e anche da una parte della propria identità. Quello che descrive, insonnia, perdita di appetito, pianto frequente, blocco anche nella sessualità, non parla di debolezza né di fallimento, ma di un forte stato di sofferenza e di sradicamento. Il fatto che la mente si sia irrigidita sul “o torno indietro e fallisco, o resto e sto male” è tipico quando l’angoscia è alta: sembra non esistano vie di mezzo. In realtà, prima ancora di decidere cosa fare della relazione o della città, è importante occuparsi di come sta lei. In questo momento il suo sistema emotivo è in allarme, e quando siamo così attivati non riusciamo ad adattarci né a capire davvero cosa vogliamo. La proposta della sua compagna di parlare con uno psicologo non è un modo per “scaricarla”, ma un aiuto concreto: un trasferimento può attivare una vera e propria reazione depressiva o ansiosa da adattamento, e affrontarla presto permette di ritrovare energia e lucidità. Non deve aspettare di ambientarsi da solo né forzarsi a uscire subito: prima serve uno spazio in cui elaborare la distanza, la nostalgia e la paura di aver perso qualcosa.
Si dia il permesso di non dover decidere tutto adesso. Tornare non la renderebbe un fallito, restare non la obbliga a soffrire: oggi la priorità è stare un po’ meglio, passo dopo passo, con un supporto adeguato. Quando l’angoscia si abbassa, anche le scelte diventano più chiare.
Ciao, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo.

Da ciò che descrivi, sembra che il trasferimento abbia attivato una forte sofferenza legata al distacco dalla tua famiglia e al cambiamento improvviso di abitudini e riferimenti. In questi casi è frequente sperimentare insonnia, calo dell’appetito, isolamento, ansia e anche una riduzione del desiderio sessuale: non significa che non ami la tua fidanzata, ma che in questo momento il tuo sistema emotivo è in sovraccarico.

Il punto importante è che stai davvero male e i sintomi stanno compromettendo la tua qualità di vita: per questo, più che “forzarti” a fare palestra o attività, potrebbe essere utile iniziare un percorso psicologico per capire cosa sta succedendo dentro di te e trovare strategie concrete per gestire il distacco, l’adattamento e l’ansia.

Non sarebbe un fallimento tornare indietro, ma prima di prendere decisioni drastiche è fondamentale prendersi cura del tuo benessere e lavorare su ciò che stai vivendo, così da scegliere con maggiore lucidità.

Resto a disposizione.
Dott.ssa Valeria Baldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Lei sente il desiderio di iniziare un percorso psicologico aldila di quello che gli dice la sua compagna?
Ora che si è trasferito una parte di lei sente forse di star tradendo la sua famiglia d'origine, o se stesso?

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