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Leggi di più21/04/2026
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Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi. Eraclito (535-475 a.C.)
A volte ci perdiamo o non ci siamo ancora trovati. Ripartire dalle proprie emozioni è fondamentale per riprendere contatto con sé stessi. Non credo nelle terapie senza fine, sono convinto che in noi ci sia una naturale spinta alla vita che a volte è nascosta nel profondo di noi stessi, altre volte va solo un pò aiutata. Chiedere aiuto a un professionista può farci iniziare questo percorso con il piede giusto.
Sono Gabriele Lungarella, psicologo psicoterapeuta iscritto all'Albo degli Psicologi del Lazio, approccio Pluralistico Integrato. Lavoro in ambito clinico privato con singoli e coppie in età adulta. Svolgo attività di docenza e formazione in gruppo integrando aree e settori differenti. Mi alterno con passione tra le attività di psicoterapia, formazione, consulenza e fotografia nella convinzione che la comprensione della natura umana richieda flessibilità, adattabilità e conoscenza olistica.
Ricevo privatamente in studio a Roma e online. Mi sono laureato nel 2007 in Psicologia con indirizzo Clinico e di Comunità, successivamente diplomato al Master annuale di Counseling Psicologico e Tecniche di Coaching, specializzato in Psicoterapia presso l’Aspic e al Master Triennale di Fotografia della Fondazione Studio Marangoni. La mia formazione continua con la specializzazione in psicoterapia all’ASPIC. Dal 2005 lavoro in ambito sociale con cooperative e associazioni e dal 2010 nel campo della formazione.
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31 recensioni
Più menzionato dai pazienti
Ho intrapreso diversi percorsi nella mia vita, ma quello con il dottor Lungarella mi ha dato tanto: è un professionista davvero bravo, capace di ascoltare e di fornire gli strumenti giusti ad affrontare i propri irrisolti. Non avevo mai sperimentato un approccio così elastico e capace di adattarsi a quello che volta per volta porto in terapia. Lo consiglio.
Il percorso che ho intrapreso con il dott. Lungarella mi stupisce ogni volta: la sua grande capacità di ascolto è seconda solo alla attitudine umile e rispettosa con cui suggerisce letture e strategie possibili. È come parlare un vecchio e saggio amico dotato di strumenti che io non posseggo. Grazie
Ho conosciuto Gabriele circa un anno e mezzo fa, grazie a uno medico a cui mi ero rivolto per un consiglio riguardo dei problemi invalidanti tipo panico e ansia che si erano presentati a seguito di alcuni episodi luttuosi.
L'ascolto di Gabriele, senza giudizio, e le sue ipotesi di analisi, hanno restituito un senso ai fatti della vita e mi hanno aiutato a scegliere più serenamente.
Il suo studio è molto funzionale e raccolto, ed è una piccola oasi su un attico della Garbatella.
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie Marco delle tue gentili parole.
Lo studio è molto carino e accogliente. Gabriele sa ascoltare e guidare in percorsi che vanno dritti verso la risoluzione delle difficoltà e lo sa fare con delicatezza, cura, attenzione e tanta sensibilità. Grazie
Dott. Gabriele Lungarella
Parole gentili le sue, la ringrazio per la dedizione.
Puntuale, empatico e disponibile. Sa ascoltare ed è bravo nel cogliere i dettagli e analizzarli.
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie del feedback, apprezzo molto.
Ho fatto lunghi percorsi terapeutici… magari avessi conosciuto Gabriele prima!!!!
Dott. Gabriele Lungarella
È anche grazie ai suoi lunghi percorsi che ci siamo incontrati. La ringrazio tanto
Un dottore straordinario, sempre attento, disponibile e di rara dolcezza. Sa ascoltare con pazienza e rispetto, soprattutto i ragazzi, riuscendo a creare un clima di fiducia e serenità. Lavora con passione, dedizione e tanto amore. Sono davvero soddisfatta del suo lavoro: professionale, umano e impeccabile sotto ogni aspetto.
Dott. Gabriele Lungarella
La ringrazio molto Mchiara delle sue parole, alimentano l’amore per il mio lavoro.
Ascolto attivo, accogliente e orientato alla costruzione di soluzioni
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie del suo feedback
Ho iniziato da poco ma sembra essere la persona giusta
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie della fiducia Adriano
Professionista competente, empatico e sempre disponibile. Necessario per me e per il mio miglioramente
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie Veronica
ha risposto a 85 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera, scrivo su questo forum perché ho bisogno di capire cosa sta passando per la testa di questo ragazzo con cui mi frequento da 7 mesi ma non c'è mai stata un'etichetta ufficiale.
Lui è una persona difficile, è adhd, ha sofferto di depressione, carenze affettive dalla mamma e nella sua ultima relazione (6 mesi) è stato tradito, e quanto mi dice quella relazione per lui è stata pesante sia a livello psicologico che fisico.
Noi ci siamo conosciuti a novembre, poco dopo che lui si era lasciato, accordandoci con una scopamicizia. I primi mesi scorrono molto lineari ma da febbraio in poi le cose iniziano a farsi più pesanti. Si sentiva che entrambi ci stavamo legando in modo non indifferente, gite fuori porta insieme, appuntamenti, tutto bene, ma l'etichetta non arrivava mai. Quando lui è via per il weekend (siamo studenti fuorisede ma lui vive vicino) mi scrive poco, tante volte sono io che comincio la conversazione. Quando siamo insieme invece va tutto bene, come se fossimo fidanzati. A marzo siamo ufficialmente diventati esclusivi ma comunque senza dire "fidanzati", nonostante chiunque attorno a noi ci vede come fidanzati. I mesi successivi li passiamo nel migliore dei modi, si sta benissimo insieme. Qualche litigio qua e là ma che nella sostanza non conta nulla, anzi credo che le discussioni ogni tanto facciano bene alla coppia perché entrambi mettono impegno nel risolvere e quindi non si è indifferenti all'altro. Nell'effettivo continuiamo a comportarci come una coppia, buon sesso, baci, carezze, effort ecc.
Nell'ultima settimana è cambiato tutto. Eravamo a casa di una nostra amica che, parlando al telefono con una sua amica a sua volta, menziona questo ragazzo come il mio fidanzato, senza nemmeno pensarci perché appunto tutti ormai lo danno per scontato. Quella sera prosegue in modo normale e anche i giorni successivi, fino a ieri che, dopo avermi invitato dove abita lui (io non c'ero mai stata quindi è un evento non da poco) mi dice "ma noi siamo fidanzati?" io lo guardo e ovviamente gli dico di no, ma perché appunto nell'effettivo non lo siamo, lui come se tirasse un sospiro di sollievo e gli dico "ti farebbe così schifo l'idea?" lui mi dice di no, ma che secondo lui non ci potrà mai essere nulla perché secondo lui siamo incompatibili, nel mentre mi diceva che non aveva mai voluto così bene ad una persona come che a me. Io chiedo spiegazioni su questa "incompatibilità" e mi risponde in modo vago "eh perché a me delle cose di te non piacciono, come viceversa", che a me come spiegazione non regge granché perché in 7 mesi le volte che abbiamo discusso si contano sulle dita di una mano e quindi raramente ci siamo trovati in situazioni difficili per la coppia. Io martedì andrò comunque da lui, ma non so come iniziare a prendere questa cosa, perché dopo mesi e mesi che va avanti sto iniziando ad avere bisogno di più chiarezza. Io non credo alla sua favoletta dell'essere incompatibili, quando fino a qualche giorno fa mi diceva che siamo una coppia bilanciata. La sera poi è tutto tornato alla normalità e lui si è comportato come suo solito, ovvero come una persona che vedendola pensi "questa ragazza gli piace".
Come dovrei gestirla? Grazie in anticipo.
Gentile utente,
da quello che racconta, il punto non sembra tanto capire se lei gli piaccia oppure no. Dai comportamenti che descrive, il legame c’è ed è anche significativo. Il nodo sembra piuttosto un altro: lui riesce a stare nella relazione finché resta “vissuta”, meno quando va nominata. Quando il rapporto viene implicitamente definito come “fidanzamento”, lì sembra attivarsi qualcosa in lui: timore, resistenza, bisogno di prendere distanza, forse anche paura di un vincolo più chiaro.
La spiegazione dell’“incompatibilità”, così vaga e improvvisa come la descrive, ha il sapore di una razionalizzazione: un modo per mettere una barriera senza entrare davvero nel merito di ciò che lo spaventa. Il fatto che subito dopo sia tornato a comportarsi come sempre va nella stessa direzione: non sembra un rifiuto netto di lei, quanto piuttosto una difficoltà a tollerare ciò che la relazione rappresenta quando diventa più definita.
Questo non significa che lei debba “curare” le sue paure o aspettare indefinitamente che si chiarisca. Dopo sette mesi è comprensibile che lei senta il bisogno di capire dove si trova. Più che cercare di smontare la sua teoria dell’incompatibilità, può essere utile riportare la questione su un piano semplice e concreto: “Io ho bisogno di capire se per te questa relazione può avere una forma chiara, oppure no.” Non tanto per ottenere un’etichetta a tutti i costi, quanto per capire se i suoi comportamenti e le sue intenzioni stanno nella stessa direzione.
In sintesi, più che chiedersi “cosa gli passa per la testa”, forse ora è il momento di chiedersi quanto questa ambiguità è sostenibile per lei.
Un caro saluto.
Gabriele
Ho 29 anni e ho iniziato a lavorare a 21. Ho sempre fatto quel che capitava ho lavorato in una società sportiva, ho fatto la commessa ecc. per due anni circa (2024/2025) non ho lavorato. Non perché non volessi ma perché non trovavo niente. È stato davvero deprimente. Ora ho trovato un lavoro in un ufficio io posto non è male e mi trovo anche bene ma a trent’anni sono in stage… 800€… all’inizio ho accettato entusiasta perché venivo da un periodo di niente ma ora che sono passati un paio di mesi mi rendo conto che è una miseria. Il prossimo passo dovrebbe essere un apprendistato ma onestamente ora, riflettendoci, farmi almeno 6 mesi se non anni a prendere 1000/1100€ a trent’anni chi me lo fa fare. Mi dispiace perché non sono mai durata tanto in un posto, sempre per problemi di soldi ma in precedenza ero più giovane e per assurdo non in stage ma con contratti part-time. Io non so che fare. Alcune amiche, più grandi di me, mi avevano suggerito di specializzarmi in qualcosa ma onestamente non so in cosa. Io non mi aspetto di fare carriera.
Chiarisco: non sono una stronza. A lavoro dove sono adesso per esempio mi impegno e ho imparato molto in fretta ma sento che non è il mio posto, nonostante, per assurdo io non mi trovi nemmeno male.
Preferirei un lavoro tranquillo, con una paga decente se il part time (30/36 ore a settimana) mi permettesse di guadagnare bene non ci penserei due volte. Non mi aspetto di prendere 3000€ al mese sia chiaro, ma 800/1200€ massimo sono una miseria. 1200€ li prendevo lavorando in negozio e facendo straordinari.
Sono disperata perché non so cosa fare. Da una parte vorrei guardarmi intorno dall’altra sento di dover tenere stretto questo posto dato il mondo del lavoro oggi d’altro canto mi sento in colpa, in questa azienda mi hanno dato una possibilità e lasciarli mi dispiacerebbe ma vorrei prendere qualcosa di più e trovare un posto più equilibrato tra vita privata e lavoro. Qua mi chiedono anche sacrifici (vieni mezz’ora prima, eh ma andare via alle 18 precise, eh ma qualche sabato…) mi dispiacerebbe davvero anche perché faccio la figura di quella che non ha voglia di lavorare.. ma io non voglio “morire” (solo spiritualmente si intende) a lavoro.
Sono davvero triste perché non so come comportarmi. Sono pentita perché avrei dovuto cercare qualcosa di più concreto in passato. Lavorare per qualche anno e poi cambiare. Non avrei nemmeno dovuto fare l’università per prendere una laurea inutile, che non ho conseguito ancora per problemi personali.
Credevo che ritrovare un lavoro dopo anni di disoccupazione mi avrebbe resa davvero felice e lontana dal mostro della depressione invece…
Per esempio mi piaceva fare al commessa ma almeno la domenica vorrei starmene a casa con amici o parenti. Non sono più disposta a sacrificare il mio tempo per quattro spicci.
Esiste qualcuno in Italia che paga bene e mi permette di non impazzire? Ho paura sia solo un miraggio. Alla mia età tutti sanno “cosa vogliono fare da grandi” io no… non voglio fare pena su questo social poi in tanti sono cattivi hahaha ma
Mi sento di aver sbagliato tutto, mi sento una fallita. Quella a cui le persone guardano per consolarsi… mi sento in crisi mi sembra di non sapere più chi sono e cosa voglia. Anche le persone da cui sono circondata da sempre metto in dubbio. Non ho tanta voglia di vederle o frequentarle. Mi sembra di essere diversa non capisco cosa mi accade. Non mi sembra di aver bisogno di terapia, anche perché economicamente sarebbe un problema, e nessun psicologo potrebbe dirmi "devi fare questo o quello". non capisco se sono in crisi o è pigrizia o.... grazie a chi risponderà
Gentile utente,
da quello che scrive non emerge pigrizia quanto piuttosto una fatica profonda nel tenere insieme dignità, realtà economica e bisogno di non sacrificare tutta la vita al lavoro. È una crisi molto contemporanea e molto più diffusa di quanto sembri. Il fatto che lei abbia ritrovato un impiego dopo un lungo periodo di disoccupazione e non si senta comunque sollevata non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei: significa che il lavoro, da solo, non basta se viene vissuto come precario, poco remunerato e potenzialmente invasivo.
Lei sta vedendo con lucidità un punto importante: non le pesa lavorare, le pesa l’idea di consumarsi per una prospettiva che sente povera, poco sostenibile e poco sua. E questo è diverso dal “non aver voglia”, è una domanda di senso, di equilibrio, di possibilità concreta di vivere.
In questo momento forse la cosa più utile non è decidere subito se restare o mollare ma fare un passaggio intermedio: tenere questo lavoro come base temporanea, senza viverlo come una scelta definitiva e intanto iniziare a guardarsi intorno con più metodo. Non per trovare “il lavoro della vita” ma per capire quali condizioni per lei sono davvero non negoziabili: orari, stabilità, stipendio minimo, contatto col pubblico o no, contesto più tranquillo o più dinamico. A volte la confusione si riduce quando si smette di chiedersi “chi voglio essere?” e si inizia da “in che condizioni riesco a stare bene abbastanza?”.
Il senso di fallimento che sente è molto pesante e rischia di farle leggere tutto in negativo, anche ciò che negativo non è. A 29 anni, con una storia lavorativa frammentata, non è affatto tardi per orientarsi meglio. È un’età in cui molte persone stanno ancora cercando una forma possibile, solo che spesso lo fanno in silenzio.
Non serve avere subito una vocazione, può essere utile trovare un passo successivo più vivibile del presente, e da come scrive, lei le risorse per osservare, capire e scegliere le ha. Adesso ha bisogno di usarle non contro di sé ma a suo favore.
Un caro saluto.
Gabriele
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